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Città più green d’Italia 2026: Mantova al primo posto, Napoli è ultima. La classifica

26 October 2026 at 15:14

Mantova è la città più sostenibile d’Italia nel 2026, mentre Napoli chiude la classifica. È quanto emerge dai nuovi dati di Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale di Legambiente e Ambiente Italia, che fotografa le performance ambientali di 106 città capoluogo di provincia d’Italia dove vive quasi un terzo della popolazione della Penisola.

Il rapporto prende in esame diversi aspetti della vita urbana, dalla qualità dell’aria alla gestione dell’acqua e dei rifiuti, passando per mobilità, ambiente urbano ed energia. L’obiettivo è valutare quanto le città siano in grado di garantire servizi efficienti e condizioni ambientali migliori per i cittadini.

Il risultato è un quadro fatto di progressi e ritardi. L’indice medio di performance sostenibile raggiunge il 55,72%, in aumento rispetto al 53,84% della precedente edizione, ma il miglioramento resta contenuto. Smog, consumo di suolo, e auto circolanti, restano le maggiori criticità urbane da affrontare. Buone notizie arrivano, invece, dalla raccolta differenziata e dall’utilizzo dei mezzi pubblici.

La classifica delle città più sostenibili: Mantova precede Trento e Bolzano

A guidare la graduatoria 2026 è Mantova, con un indice di performance ambientale dell’81,29%. Il capoluogo lombardo conquista così il primo posto, davanti a Trento, seconda con il 76,53%, e Bolzano, terza con il 75,47%. Sono le uniche tre città a superare la soglia del 75%.
Alle loro spalle si collocano Cremona, quarta con il 74,77%, Reggio Emilia, quinta con il 72,40%, Bergamo, sesta con il 71,45%, Parma, settima con il 71,03%, e Pordenone, ottava con il 70,79%.
La nona posizione è occupata da Cosenza, prima città del Mezzogiorno a entrare nella top ten, con un punteggio del 70,62%. Chiude le prime dieci Rimini, al 70,26%.
La graduatoria conferma il buon posizionamento di diversi centri di medie e piccole dimensioni, soprattutto nel Nord-Est, dove le politiche ambientali e l’organizzazione dei servizi urbani contribuiscono a risultati complessivamente migliori.

Napoli ultima, il divario tra Nord e Sud

All’estremo opposto della graduatoria si trova Napoli, che occupa il 106° posto con un indice di performance ambientale del 30,80%. Tra le città che precedono il capoluogo campano nelle ultime posizioni figurano Crotone, al 101° posto con il 39,09%, Caserta, Catania, Palermo e Reggio Calabria.

Il divario territoriale è uno degli elementi più evidenti del rapporto: molte città settentrionali occupano le prime posizioni, mentre numerosi capoluoghi del Mezzogiorno si concentrano nella parte bassa della classifica. Non mancano, tuttavia, eccezioni significative, come Cosenza, che entra nella top ten e guadagna sette posizioni rispetto all’edizione precedente.

Per Napoli, le criticità riguardano diversi ambiti: dalla raccolta differenziata, ancora lontana dagli obiettivi auspicati, alla mobilità ciclabile, fino alle politiche sulle energie rinnovabili. Il risultato finale evidenzia come i miglioramenti registrati in singoli settori non siano sufficienti, da soli, a compensare le debolezze strutturali degli altri servizi urbani.

Tra le grandi città Bologna è la più sostenibile, Milano recupera

Tra i principali centri urbani italiani, Bologna si conferma la città più sostenibile, pur scendendo dal nono al dodicesimo posto, con un indice del 69,71%.
Seguono realtà che mostrano andamenti differenti. Firenze sale al 17° posto, migliorando rispetto alla 21ª posizione del 2025. Venezia registra una delle risalite più significative tra le grandi città, passando dal 47° al 31° posto. Anche Milano recupera terreno e raggiunge la 50ª posizione, rispetto alla 57ª dell’anno precedente. Migliora Padova, che passa dal 39° al 33° posto, mentre Bari sale dal 76° al 71°.
Non tutte le città, però, seguono la stessa direzione. Roma si colloca al 67° posto, perdendo una posizione, mentre Genova arretra di 14 posizioni e scende dal 40° al 54° posto.

I segnali positivi: raccolta differenziata e trasporto pubblico

Nonostante le criticità, Ecosistema Urbano 2026 individua alcuni progressi nella gestione dei rifiuti, nella mobilità e nelle infrastrutture idriche. Nei 106 capoluoghi esaminati, la raccolta differenziata raggiunge una media del 66,15%, in aumento rispetto al 65,14% della precedente edizione.
Migliora anche l’utilizzo del trasporto pubblico locale: i viaggi annuali in autobus per abitante salgono a 103, contro gli 86 rilevati nell’edizione precedente. Un segnale incoraggiante, anche se il dato medio nasconde differenze significative tra i territori.
Si registrano progressi anche nella gestione delle risorse idriche: la quota media di acqua dispersa nelle reti scende al 34,7%, rispetto al 36,1% del 2024. Le perdite restano tuttavia elevate e rappresentano una delle principali criticità per l’efficienza delle infrastrutture urbane.

Smog, troppe auto e rifiuti: le grandi città restano indietro

Nonostante alcuni miglioramenti, le grandi città italiane continuano a mostrare ritardi significativi sul fronte della sostenibilità ambientale. L‘inquinamento atmosferico resta un problema per centri come Bologna, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia, mentre il numero di automobili circolanti continua a crescere in città come Roma, Torino e Catania.

La situazione è critica anche sul fronte dei rifiuti. A fronte di una raccolta differenziata in costante crescita a livello nazionale, alcuni grandi capoluoghi faticano ancora a tenere il passo, rimanendo molto al di sotto della media: è il caso di Bari, Roma, Napoli e Catania. Palermo, in particolare, supera di poco il 20% di raccolta differenziata, risultando ultima tra i capoluoghi per cui è disponibile il dato.

Un altro nodo riguarda la gestione dell’acqua potabile. Napoli, Bari, Genova, Venezia, Catania, Palermo e Messina continuano a disperdere oltre un terzo dell’acqua immessa nelle reti idriche, evidenziando la necessità di investimenti per ammodernare le infrastrutture e ridurre gli sprechi.

Restano inoltre aperte altre sfide: Venezia fatica a contenere il consumo di nuovo suolo, mentre Genova dedica ancora poco spazio ai pedoni. Sul fronte della mobilità ciclabile, le maggiori criticità interessano Napoli, Genova, Messina, Catania, Roma e Palermo. Infine, la diffusione delle energie rinnovabili procede ancora a rilento in diverse grandi città, tra cui Palermo, Napoli, Torino, Roma, Venezia e Firenze.

“È ora di invertire la rotta”

Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente,

“in gran parte dei capoluoghi italiani l’adattamento alla crisi climatica così come la transizione ecologica hanno ancora un andamento troppo lento. Il risultato è che abbiamo troppe città che rincorrono le emergenze croniche e gli effetti della crisi climatica come le ondate di calore e gli eventi meteo estremi. Non ci siamo neanche sulla riduzione del rischio idrogeologico e sulle iniziative per concretizzare l’idea della città spugna, utile a fronteggiare gli eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi in ambito urbano. Per questo è fondamentale accelerare il passo e che governo e Parlamento diano il loro contributo. Altrimenti continueremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, ad apprezzare solo alcuni segnali di cambiamento, frutto della capacità e del coraggio di pochi sindaci del Belpaese. È ora di invertire rotta con politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone”.

 

Milano, dopo le violenze Mazzali (FI) rilancia sui giovani: “Il futuro non si governa con gli slogan, serve una legge”

27 October 2026 at 08:00

Le violenze nelle piazze vanno condannate senza ambiguità, ma la risposta della politica non può fermarsi all’ordine pubblico. È questa la posizione di Barbara Mazzali, consigliera regionale della Lombardia di Forza Italia, che interviene dopo i disordini del 17 e 18 ottobre a Milano e le nuove mobilitazioni dello scorso fine settimana. Al centro della sua proposta c’è il progetto di legge n. 174 sulla Valutazione di Impatto Generazionale (VIG), già avviato all’esame della Commissione regionale, con l’obiettivo di misurare le conseguenze delle decisioni politiche sul futuro dei giovani. “Il futuro non si governa con gli slogan”, sostiene Mazzali, che punta a introdurre uno strumento concreto per valutare gli effetti delle politiche pubbliche sulle nuove generazioni, dall’occupazione all’accesso alla casa, fino alla formazione e alla sostenibilità economica.

Mazzali: “Le violenze sono inaccettabili, ma fermarsi all’ordine pubblico sarebbe un errore”

La consigliera azzurra parte dagli episodi che hanno segnato le ultime settimane a Milano e in altre città italiane. Devastazioni, aggressioni alle forze dell’ordine e violenze non possono trovare giustificazione nel disagio sociale, ribadisce, sottolineando la necessità di rispettare le regole della convivenza civile. Ma limitarsi alla condanna, secondo Mazzali, significherebbe ignorare una questione più profonda. “Sarebbe un errore fermare tutta la nostra analisi alla sola questione dell’ordine pubblico”, osserva. Al di là di chi sceglie deliberatamente la violenza, infatti, esiste un disagio generazionale che le istituzioni hanno il dovere di affrontare.

Lavoro precario, stipendi insufficienti, difficoltà nell’accesso alla casa e impossibilità di raggiungere una reale autonomia economica sono alcuni dei problemi che, secondo la consigliera, alimentano l’incertezza delle nuove generazioni. Questioni che richiedono risposte strutturali e non soltanto interventi legati alle emergenze.

Milano rappresenta un paradosso: capitale economica, ma inaccessibile ai giovani

È proprio Milano, secondo Mazzali, a rappresentare uno dei paradossi più evidenti. Una città capace di attrarre investimenti internazionali, grandi imprese, università e capitali, ma nella quale anche un giovane lavoratore può trovarsi nell’impossibilità di sostenere il costo di un’abitazione. “Che valore ha una crescita economica se una parte delle nuove generazioni rischia di restarne esclusa?”, si domanda la consigliera regionale.

Il problema, sottolinea, non riguarda soltanto le condizioni sociali dei giovani, ma anche la competitività economica della Lombardia. Ritardare l’indipendenza economica, l’acquisto di una casa e la formazione di una famiglia significa incidere sui consumi, sulla natalità e sulla capacità del territorio di trattenere i talenti. Per questo, secondo Mazzali, le politiche regionali devono essere valutate non soltanto per i risultati immediati, ma anche per le conseguenze che produrranno nei prossimi dieci o vent’anni.

La proposta di Mazzali: un Osservatorio per misurare il futuro dei giovani

La risposta della consigliera di Forza Italia passa dal progetto di legge n. 174 sulla Valutazione di Impatto Generazionale, con cui la Lombardia punta a diventare la prima Regione italiana a istituire un Osservatorio dedicato agli effetti delle politiche pubbliche sulle nuove generazioni. Il provvedimento prevede indicatori oggettivi, una Scheda VIG per valutare preventivamente l’impatto delle principali decisioni regionali e un sistema di monitoraggio per verificarne successivamente i risultati.

Le analisi riguarderebbero diversi ambiti: occupazione, accesso all’abitazione, natalità, mobilità sociale, formazione, servizi e sostenibilità economica e ambientale. L’obiettivo è comprendere in anticipo come una scelta urbanistica, un investimento infrastrutturale o una politica industriale possano influenzare le opportunità delle generazioni future. Previsto anche il coinvolgimento di università, associazioni giovanili, enti territoriali e mondo produttivo, chiamati a contribuire alla costruzione delle politiche rivolte ai giovani. “Non un nuovo apparato burocratico”, precisa Mazzali, ma uno strumento per migliorare la qualità delle decisioni pubbliche, utilizzando competenze e risorse già disponibili.

Mazzali chiede tempi rapidi: “La questione generazionale non diventi uno scontro ideologico”

La consigliera auspica ora un’accelerazione dell’iter legislativo e un confronto tra le diverse forze politiche. La questione generazionale, sostiene, non dovrebbe diventare terreno di contrapposizione ideologica, perché riguarda direttamente la tenuta economica e sociale della Lombardia. Mazzali riconosce che una legge non potrà risolvere da sola le difficoltà di un’intera generazione, ma ritiene che possa modificare il modo in cui le istituzioni valutano e assumono la responsabilità delle proprie scelte.

“La sicurezza è un dovere dello Stato. Creare le condizioni perché i giovani possano costruirsi un futuro è una responsabilità della politica”, sottolinea, ribadendo la necessità di affiancare alla tutela dell’ordine pubblico interventi capaci di offrire prospettive concrete. Il punto, conclude la consigliera, è non giudicare le decisioni politiche soltanto per i risultati ottenuti durante una legislatura, ma soprattutto per le opportunità che lasceranno alle generazioni successive. “Non possiamo continuare a chiedere ai giovani di avere fiducia nel futuro senza preoccuparci di misurare quale futuro stiamo effettivamente costruendo per loro”.

L'articolo Milano, dopo le violenze Mazzali (FI) rilancia sui giovani: “Il futuro non si governa con gli slogan, serve una legge” proviene da Affaritaliani.it.

Lega, Salvini rieletto con il 76%, chi sostiene Matteo e chi chiedeva un cambiamento

26 October 2026 at 11:05

Matteo Salvini resta alla guida della Lega. Il congresso straordinario che si è concluso ieri a Milano lo ha riconfermato segretario con 465 voti contro pari al 76,1% e i 146 di Massimo Garavaglia pari al 23,9% sui 611 voti validi. Per Salvini è il quarto mandato, fino al 2030. Inaspettatamente, il riconfermato segretario Salvini ha raccolto intorno a sé la maggioranza della Lega, mentre Garavaglia raccoglie quasi una preferenza su quattro fra i delegati.

Come si sono divisi i delegati della Lega tra le diverse posizioni e correnti?

I sostenitori di Salvini fra Governo, Parlamento ed Europa

La maggioranza comprende ministri, parlamentari e amministratori. Sul piano politico e programmatico, Sardone, Ceccardi e Cisint hanno presentato una proposta congressuale su immigrazione e sicurezza.

La linea salviniana mette al centro sicurezza, restrizioni sull’immigrazione e opposizione alle politiche europee del Green Deal, di cui il segretario chiede il superamento integrale. Sul piano internazionale, Salvini annuncia di voler portare in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere l’invio di denaro e armi all’Ucraina. Ribadisce inoltre il no a ius scholae e ius soli. È una proposta che punta a rendere riconoscibile la Lega rispetto agli alleati di governo, mantenendo la collocazione europea nei Patrioti.

Garavaglia e i dirigenti che chiedono un cambiamento

Attorno a Massimo Garavaglia, Presidente della commissione finanze, si sono raccolti esponenti con incarichi nazionali e territoriali.

Garavaglia propone una Lega liberale in economia, attenta alle politiche sociali e meno identificata con la destra radicale. Indica nella linea di Giorgetti il proprio riferimento economico e chiede maggiore ascolto delle rivendicazioni dei giovani sui diritti. Sul piano organizzativo propone un partito federale articolato in Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud. Alla selezione di personalità esterne contrappone la valorizzazione degli amministratori cresciuti nel movimento, accompagnata da maggiori deleghe e responsabilità. La sicurezza rimane una priorità condivisa con Salvini; cambiano la collocazione politica e il metodo di gestione del partito.

La richiesta di maggiore collegialità e centralità del Nord si sovrappone alla candidatura Garavaglia senza coincidere interamente con essa. Romeo e Attilio Fontana lo sostengono; Fedriga e Fugatti chiedono più attenzione ai territori senza sottoscrivere una candidatura. È una differenza decisiva per capire quanto il dissenso possa agire unitariamente.

Per Romeo e Attilio Fontana, il recupero dell’identità autonomista deve accompagnarsi a una guida che coinvolga stabilmente i governatori, riducendo la concentrazione delle decisioni attorno al segretario. La critica riguarda anche lo spostamento a destra, considerato un ostacolo al recupero dell’elettorato tradizionale. Fugatti ha insistito sulla necessità di riconquistare i cittadini del Nord passati a Fratelli d’Italia. Queste richieste convergono nella mozione settentrionale, pur senza un vero e proprio sostegno a Garavaglia nonostante il punto comune sia far pesare maggiormente amministratori e territori nelle scelte nazionali.

Chi cerca una mediazione e cosa cambia dopo il congresso

La mozione settentrionale promossa da Molinari offre un terreno comune a sostenitori e critici del segretario. La sua trasversalità suggerisce che chiedere più Nord non significa automaticamente schierarsi contro Salvini. Zaia e Giorgetti, senza sottoscrivere candidature, conservano uno spazio distinto dalla contrapposizione fra i due concorrenti.

Il terreno programmatico della mediazione è la mozione promossa da Molinari. Chiede attuazione dell’autonomia differenziata e del federalismo fiscale, ritorno alle Province elettive e un Senato delle Regioni. Sul versante economico propone Zone economiche speciali nelle aree di confine e nei distretti produttivi settentrionali; per gli amministratori locali, l’eliminazione dei limiti di mandato. Sono richieste condivise anche da sostenitori di Salvini, che permettono di discutere il ruolo del Nord senza mettere necessariamente in discussione il segretario. Il documento costituisce una piattaforma trasversale, non il programma di una corrente autonoma.

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