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Dirigente de Francia insumisa arremete contra racismo en su país

26 October 2026 at 22:53

París, 26 oct (Prensa Latina) El máximo dirigente de La Francia Insumisa (LFI), Jean-Luc Mélenchon, llamó hoy a nunca perdonar ni mirar para el lado con el racismo, al intervenir en un acto en el barrio de Courneuve, en Saint-Denis.

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Haifa, la rabbia e i dubbi degli israelo-palestinesi: “In massa a votare contro Netanyahu, ma nella nuova Knesset nessuno sarà davvero la nostra voce”

26 October 2026 at 16:59

Sul gradino della frutteria tra via Wadi e via Hadad, Ahmad fuma seduto. Clienti non se ne vedono, di domenica mattina nel centro storico di Haifa: nella parte più antica della città, quella dove nel ’48 quello che rimaneva della comunità palestinese fu relegata dopo la Nakba, è questo il giorno in cui i negozi sono chiusi e la gente resta a riposo. Non il sabato ebraico, non il venerdì musulmano, o non solo. Fuori è estate, dentro il negozio saranno 17 gradi, l’aria condizionata si sente anche all’esterno, fino alla prima fila di cassette di arance. Dietro le spalle compare Oren, deve comprare una cassa d’acqua: su al primo piano del palazzo di fronte, nella sede del partito comunista e della Joint List i militanti sono rimasti a secco. La loro domenica prima delle elezioni è fatta di fogli Excel con liste di persone, numeri e indirizzi, volantini e adesivi da piegare prima di uscire per l’ultimo volantinaggio che la legge che regola la campagna elettorale permetter di fare. “C’è molto da lavorare, questa volta l’affluenza sarà altissima, dobbiamo indirizzare il nostro messaggio il più possibile”, spiega Reem, responsabile della sezione. Ha gli occhi azzurri, quarant’anni l’accento americano, si riconosce come palestinese: “Il nostro è sempre stato un partito arabo-ebraico per definizione, siamo internazionalisti”.

Alle pareti ci sono foto di Lenin e Marx. C’è anche una bandiera della Palestina, che a un certo punto qualcuno scosta per far risaltare nelle foto lo stemma storico del partito con la falce e martello. Passare il messaggio, significa, per questi militanti, anche capitalizzare la rabbia di una comunità araba. “C’è molta frustrazione per le politiche del governo estremista e fascista guidato da Benjamin Netanyahu. Ma non parliamo solo a loro, abbiamo il sostegno di tanti ebrei che vogliono la pace e la fine dell’occupazione della Palestina. Guerra e occupazione sono il motore delle disuguaglianze sociali, dal costo della vita alla demolizione delle case palestinesi la battaglia è una sola”, continua Reem. Ha fretta, deve dare le consegne a Gaja e Saar, ventenni al primo voto nazionale, un computer e molto entusiasmo.

Ad Haifa la sinistra israeliano-palestinese va piuttosto bene: alle ultime elezioni le varie sigle della sinistra hanno preso quasi il 60% in totale, soprattutto qui nel quartiere di Wadi Nisnas, e le sigle che oggi corrono nella Lista Unita hanno superato il 10%. Ma di solito l’affluenza nella comunità araba non superava il 55%, mentre il 27 ottobre tutti si aspettano che raggiunga al 70%, forse più. Come la Joint List, anche Ra’am, la lista islamica conservatrice dell’imam Mansour Abbas punta a raccogliere questi voti, soprattutto nelle comunità rurali.

“La comunità andrà a votare in massa, anche se non è convinta dei programmi e dei partiti. E a differenza del passato, voteranno meno i partiti ebraici della sinistra e più quelli che si identificano con la comunità palestinese. Gli elettori vogliono farla finita con Netanyahu, ma ancor di più vogliono cacciare Itamar Ben-Gvir dal ministero della polizia, viste le violenze che ha fomentato”, valuta Mustafa Shalaata, giornalista di Radio Al Shams, la voce di riferimento dei palestinesi in Israele. “I temi principali da queste parti sono tre: la criminalità organizzata, che il governo ha lasciato proliferare per razzismo, la guerra a Gaza e l’occupazione e infine la discriminazione sociale, il diritto all’abitare che viene negato e le case palestinesi demolite”. I palestinesi con diritto di voto in Israele sono 1,2 milioni, su una popolazione che ne conta due, una minoranza consistente, tra un terzo e un quarto del Paese, che finora è rimasto escluso dai governi. Alla fermata arriva un autobus con un cartellone elettorale di Ben-Gvir sul retro. Il successivo porta la foto di Gadi Eisenkot.
Haifa non è Nazareth e Uma el Fahem (dove la Joint List è fortissima): la comunità palestinese è storica e salda, ma oggi è una città mista a maggioranza ebraica, ma è anche da molti considerata un modello della convivenza. Il filosofo Omri Bohem ha perfino proposto in un saggio recente di ribattezzare così lo Stato federale binazionale che tanti, a sinistra, vorrebbero sostituire a Israele e anche alla teoria stantia dei due Stati: “Repubblica di Haifa”. Reem è scettica: “Forse è un modello di tolleranza, sicuramente la città è rimasta coesa anche dopo il 7 ottobre, ma la discriminazione non è sparita”. Non è d’accordo neanche Osama, da dietro il bancone di una gelateria di Silkin Street, la via degli hipster a 20 minuti a piedi in salita dalla vecchia Haifa, vicino all’altrettanto storico Talpiot market. “Voterò per la Joint List, ma solo perché non abbiamo alternativa”. Viene dal villaggio cristiano Eliabun, laureato in medicina a trent’anni è finito a lavorare come gelataio da “Boza”, una catena fondata nel kibbutz progressista di Sasa, al confine col Libano, e gestita da un ceo ebreo e uno palestinese che promuove la convivenza attraverso il gelato. “Mio cugino era deputato nella Joint List”, Hanna Swaid, continua aprendo Instagram. Ha appena servito una vaschetta di caffè al cardamomo, pistacchio e yogurt all’olio d’oliva e zatar, a un cliente poco incline alla conversazione. “Voglio fare un post critico sotto questo discorso di mio cugino: non va bene che continuino a dire ‘non potremo fare molto nella nuova Knesset’. Ci serve più della loro buona volontà”. Giorni fa, Osama si è ritrovato Bezalel Smotrich davanti. “È entrato nella sinagoga qui a fianco, quando è uscito gli abbiamo fischiato. Netanyahu non è mai venuto”. Forse non a Silkin street, ma la destra estrema non manca neanche ad Haifa. Come l’indifferenza “Fuck the elections, adesso ho problemi a casa”, dice un commerciante di telefonia, una stella di David vistosa al collo. “Cosa farò? Soldi, prima della crisi economica che scoppierà il 28 ottobre”, dice il gestore del negozio vicino.

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Japanese prosecutors charge US marine suspected of robbing and killing woman

Devin Jacob Ballard, 20, denies charges that he fatally strangled Anna Yagi, 39, in a hotel on the island of Okinawa

Prosecutors in Japan have filed formal charges against a US marine suspected of murdering and robbing a woman while stationed on the country’s island of Okinawa, according to Japanese media.

Devin Jacob Ballard, a 20-year-old lance corporal assigned to Marine Corps Air Station Futenma in Okinawa, is charged with fatally strangling Anna Yagi, 39, at a hotel in the city and stealing from her a backpack containing a wallet, the public broadcaster NHK reported.

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© Photograph: KYODO/Reuters

© Photograph: KYODO/Reuters

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“Il padre di Meghan Markle accusato di pedofilia, la polizia britannica lo sapeva ma ha detto nulla. Anche la duchessa aveva saputo tutto poco dopo le nozze con il principe Harry”

26 October 2026 at 10:32

La polizia britannica era a conoscenza delle accuse di pedofilia mosse contro il padre di Meghan Markle, ma “non ha passato l’informazione alle autorità estere”.
La duchessa del Sussex si sarebbe detta “turbata e frustrata” dopo che la Metropolitan Police ha ammesso di non aver dato seguito alle parole contenute nella lettera scritta dalla prima moglie di suo padre, Roslyn Loveless, che lo accusava di pedofilia e abusi sessuali, già nel 2019.
A rivelarlo è il Telegraph, che scrive di aver letto la missiva che la madre di Thomas Jr e Samatha Markle, aveva condiviso con la Metropolitan Police di Londra e della quale anche Meghan ha confessato di essere a conoscenza.

Thomas Markle senior sposò Roslyn nel 1964 e si separò da lei nel 1975 per poi sposare la madre della duchessa del Sussex, quattro anni dopo. Nella lettera datata 2019, la donna aveva raccontato che l’uomo si era trasferito nelle Filippine e in Thailandia, lasciando gli Stati Uniti, “perché lì i dodicenni sono legali”.
Il diretto interessato ha dichiarato di non aver mai avuto rapporti sessuali con persone di età inferiore ai 18 anni. Venerdì 23 ottobre, a riaprire la vicenda, è stato invece il fratellastro della duchessa, Thomas Jr, che ha denunciato il padre di essere in possesso di materiale pedopornografico nascosto dentro a diverse scatole piene di foto e ricordi di famiglia. Alla notizia delle indagini condotte dalla polizia delle Filippine che si era detta pronta a sequestrare computer e ogni elemento di prova disponibile nella casa di Cebu, Meghan aveva immediatamente reagito scrivendo un comunicato nel quale si diceva “molto angosciata” e rivolgeva i suoi pensieri “ad ogni bambino offeso”.

Ma al di là del dolore come figlia e come madre di due bambini, (che il nonno non lo hanno mai conosciuto), la moglie del principe Harry aggiungeva anche un dettaglio che sta gettando le forze dell’ordine britanniche nel caos. “Una lettera mandata alla Metropolitan Police, ai reali e alla loro Protezione Speciale, venne girata anche a me”. “C’erano accuse preoccupanti e inquietanti contro mio padre ed ero stata rassicurata che queste sarebbero state investigate”. Secondo il Sun, la lettera sarebbe stata inviata anche ad un’unità della polizia metropolitana (Met Police) incaricata di occuparsi di individui che rappresentano una minaccia per i membri della famiglia reale e i politici: il Fixated Threat Assessment Centre.

Chi l’aveva visionata era stata anche Scotland Yard che, ora, ammette di aver ricevuto una lettera “contenente una serie di affermazioni su presunti illeciti” commessi al di fuori della propria giurisdizione britannica, ma di non averla condivisa con alcuna autorità estera. Il risultato è che oggi, le forze dell’ordine stanno valutando se segnalarsi all’autorità di vigilanza in merito alla gestione della missiva, che all’epoca fu condivisa con il duca e la duchessa del Sussex. Va poi aggiunto che, a confusione si aggiunge confusione, dal momento in cui, come riportato per la prima volta dal New York Post, la lettera fu spedita nel 2019 e non nel 2018 come invece dichiarato da Meghan, che ha poi mandato avanti il suo staff per spiegare di non avere nota delle date esatte. “La duchessa sta facendo del suo meglio per ricordare la tempistica precisa di eventi che non erano stati annotati in un diario” hanno specificato i suoi Pr, aggiungendo che “qualsiasi discrepanza di alcuni mesi è una conseguenza comprensibile del trascorrere del tempo”. Ciò non toglie però, che le accuse erano arrivate al suo orecchio e a quello della famiglia reale subito dopo il matrimonio con il principe Harry.

Il diretto interessato ha sempre negato ogni addebito sebbene la prima moglie, in una intervista rilasciata subito dopo la nascita del principe Archie, definiva il suo ex marito “un padre terribile” e un nonno al quale doveva “essere vietato di vedere suo nipote”. “Non avrei mai potuto fare ciò di cui vengo accusato – si è difeso Markle – è la peggiore accusa che mi si possa fare. È una str.. sono solo un mucchio di bugie. È una cosa disgustosa”.

Secondo quanto riportato dalla Bbc, la duchessa del Sussex ha interrotto i contatti con suo padre l’anno scorso, quando dal letto di ospedale dove gli era stata amputata una gamba, lui continua a chiedere di poter vedere i suoi nipoti. Meghan gli aveva comunicato che lei e le autorità erano a conoscenza del fatto che avesse abusato di minori. Thomas Markle senior non ha mai conosciuto il principe Harry nè ha mai visto Archie e Lilibet.

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The Island That Gave Copper Its Name Had a 3,600-Year-Old Port City that Received Goods From Sardinia, the Baltic and India During the Bronze Age

26 October 2026 at 10:25
Beside the airport of Larnaca, on the south-east coast of Cyprus, there is a salt lake. About 3,500 years ago it was a sheltered bay, and on its shore stood a port city of up to 50 hectares (124 acres). That is roughly 90 American football fields, or a square you could walk across in […]

Descubren que la ciudad de Chipre que recibía mercancías de Cerdeña, la India y el Báltico en plena Edad del Bronce tiene más de 3600 años

Muy cerca del aeropuerto de Larnaca, en la costa sureste de Chipre, hay hoy un lago salado. Hace unos 3.500 años era una bahía protegida del mar Mediterráneo, y en su orilla se levantaba una ciudad de hasta 50 hectáreas. Es medio kilómetro cuadrado, el equivalente a un cuadrado de unos 700 metros de lado […]

The opposition returns to the streets in Venezuela after María Corina Machado’s return: ‘She’s coming to step on the accelerator’

26 October 2026 at 08:59

It was a long and emotional day for thousands of Venezuelans who could not believe it when they heard on Sunday morning that the opposition leader María Corina Machado had returned to Venezuela. When her message started circulating on cellphones — “I am here. With you.” — thousands of supporters of Machado and opponents of Chavismo began pouring into the streets to follow her slow march to the capital, Caracas, in an epic demonstration of Venezuelans shedding the fear of repression that had been holding them back for so long.

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© Pedro Mattey (AP Photo/Pedro Mattey)

Supporters of María Corina Machado in Valencia, Venezuela.

La rabia de las revueltas francesas por acabar con el malestar social

25 October 2026 at 04:30

Viendo lo que está ocurriendo en Francia, me viene a la memoria la célebre frase “Un fantasma recorre Europa” con la que se inicia el preámbulo del Manifiesto Comunista escrito por Karl Marx y Friedrich Engels, publicado por primera vez el 21 de febrero de 1848, en vísperas de las revoluciones liberales y obreras que se produjeron ese año en Francia y otros países europeos. Marx y Engels utilizaron la metáfora del fantasma para describir el miedo y la inquietud que sentían las clases e instituciones conservadoras de la época ante la incipiente lucha de clases entre trabajadores y empresarios dentro del naciente capitalismo.

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© DIEGO MIR (EL PAÍS)

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