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Ser político é ser maior…

29 October 2026 at 16:09

VTM

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O presidente conseguiu transmitir uma imagem de pessoa bondosa, amável, educada e íntegra. Mas será mesmo assim?

Assembleia Municipal (AM)

Na AM de 28/9, foi questionado sobre se assumiria o lugar de psicólogo, caso ficasse em primeiro lugar no concurso do Conservatório de Vila Real, ou se continuaria como presidente da Câmara. Respondeu de imediato, agradecendo ao deputado a “preocupação com a sua vida pessoal”. Uma resposta demagógica e descontextualizada, pois estava a ser questionado no exercício das suas funções públicas. Acrescentou que a lei não o impedia de concorrer e que, no momento certo, a sua consciência ditaria a decisão. Será que Rui Santos irá pesar na consciência ou decisão…?

De facto, não existe uma proibição que impeça um presidente de câmara, por ser psicólogo, de concorrer a uma vaga numa escola do concelho que dirige. A questão, porém, não é apenas legal, é também de ética e conduta.

No final da AM, disse à Rádio Universidade que a sua candidatura o colocava nas mesmas condições da vereadora do PSD e do chefe de gabinete do Ministério da Agricultura. Mas as situações são incomparáveis. A vereadora tem vínculo laboral ao Ministério da Educação (ME) e foi, posteriormente, nomeada diretora interina do IEFP. O chefe de gabinete terá rescindido com a sua anterior entidade patronal, concorreu ao ensino e ficou colocado numa escola da Grande Lisboa, não sei se chegou a tomar posse….

Nataniel e Alina não têm nenhuma responsabilidade no funcionamento das escolas onde foram colocados. Já Favaios, enquanto presidente da CMVR, tem responsabilidades autárquicas na área da educação, com impacto no funcionamento das escolas – DL 21/2019. A questão central mantém-se, para além da legalidade, que decisão considera mais compatível com a ética, a transparência e as responsabilidades inerentes ao cargo que exerce?

Concurso

Favaios terá afirmado que ficou em primeiro num concurso nacional do ME. É meia verdade, na prova de conhecimentos (PC), realizada por sete candidatos, teve a melhor nota, os restantes 20, por razões da lei, não fizeram PC e em substituição, tiveram a nota da sua avaliação curricular. Houve cinco candidata(o)s com avaliação superior à do edil nº1.

Na entrevista, mas com um júri local, única prova comum aos 31, onde quatro faltaram, apesar de ter havido 8 vintes, sendo um deles o de Favaios, quis o destino que nenhum dos outros cinco tivesse nota para ficar em 1º lugar. Duas avaliações quantitativas, onde a entrevista contribuiu com 30% para o resultado.

O júri que assinou a ata de 8 de outubro era composto por: Presidente e vice: duas psicólogas das escolas Diogo Cão e Morgado de Mateus. Vogais: nº dois e três da direção do Conservatório de Vila Real, sendo a última, candidata independente a vereadora nas listas do PS, liderada por Favaios, nas autárquicas de 2025.

Nos dias de hoje, poderá tudo isto ser considerado normal?

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Intelligenza artificiale, la nuova miniera d’oro sono i cavi elettrici

29 October 2026 at 14:55

L’intelligenza artificiale corre, ma l’elettricità necessaria per alimentarla deve ancora trovare la propria strada. Dietro i grandi investimenti nei data center, i nuovi impianti industriali e le infrastrutture digitali si nasconde un problema molto concreto: servono cavi elettrici, connessioni e reti capaci di trasportare quantità crescenti di energia. Costruirli richiede molto più tempo di quanto ne occorra per acquistare nuovi server.

È qui che sta emergendo un cambiamento negli equilibri economici. Chi produce i collegamenti indispensabili al funzionamento delle infrastrutture acquista un potere contrattuale crescente. Chi deve utilizzarli, invece, rischia di sostenere costi maggiori, attendere più a lungo o rinviare investimenti già programmati.

Il caso della francese Nexans e la crescita dell’italiana Prysmian raccontano una trasformazione che riguarda l’intera economia: la disponibilità di elettricità non dipende soltanto da quanta energia viene prodotta, ma anche dalla possibilità di trasportarla dove serve.

Nexans lancia il segnale: produrre nuovi cavi richiede anni

In occasione della pubblicazione dei risultati dei primi nove mesi dell’anno, Nexans ha confermato la forte domanda nei settori legati all’elettrificazione. Le attività del comparto hanno registrato una crescita organica del 5,3% nei primi nove mesi, accelerata al 7,1% nel terzo trimestre. Il portafoglio ordini rettificato della divisione Transmission ha raggiunto 7,8 miliardi di euro a fine settembre.

Il dato più interessante, tuttavia, riguarda la capacità produttiva. Il direttore finanziario Vincent Piquet ha spiegato, in una intervista, che realizzare una nuova linea per produrre cavi con isolamento in polietilene reticolato, indicato dalla sigla XLPE, può richiedere circa tre anni. Questo significa che la produzione non può aumentare immediatamente per rispondere a un improvviso incremento della domanda. La capacità disponibile diventa così una risorsa preziosa.

Un esempio arriva dalla Francia: secondo quanto riferito da Piquet, il gestore della rete di distribuzione Enedis è passato da accordi annuali di approvvigionamento a contratti della durata di sei o sette anni, per garantirsi le forniture. È un segnale importante. In un mercato dove ottenere i materiali può diventare difficile, assicurarsi oggi le consegne di domani assume un valore economico autonomo.

Il vero collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale

Quando pensiamo a un data center immaginiamo server, processori e sistemi di raffreddamento, ma ogni struttura deve anche essere collegata alla rete elettrica, distribuire energia al proprio interno e garantire continuità di alimentazione. L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) prevede che i consumi elettrici mondiali dei data center passino da circa 485 terawattora nel 2025 a 950 nel 2030. Nello stesso periodo, quelli delle strutture specificamente dedicate all’intelligenza artificiale potrebbero triplicare.

L’aumento della domanda, tuttavia, non riguarda soltanto il settore tecnologico. Veicoli elettrici, pompe di calore, industrie e impianti rinnovabili richiedono nuove connessioni.
Secondo il rapporto Electricity 2026 dell’IEA, nel mondo rimangono bloccati nelle code di connessione progetti per oltre 2.500 gigawatt, comprendenti produzione rinnovabile, sistemi di accumulo e grandi utilizzatori di energia. Non tutti questi ritardi dipendono dalla carenza di cavi: pesano anche autorizzazioni, capacità delle reti e disponibilità di altre apparecchiature. Il risultato, però, è lo stesso: un investimento può essere completato senza poter entrare pienamente in funzione.

Chi guadagna dalla scarsità dei collegamenti elettrici

Il vantaggio economico riguarda, innanzitutto, i produttori capaci di fornire cavi complessi, certificati e disponibili nei tempi richiesti. Quando la capacità produttiva è limitata, le imprese possono selezionare con maggiore attenzione le commesse, negoziare contratti pluriennali e ottenere condizioni commerciali più favorevoli. Questo non significa che tutti i prezzi aumentino automaticamente. Il costo dei metalli, soprattutto rame e alluminio, incide sulle quotazioni, mentre la concorrenza e le clausole contrattuali limitano la libertà di determinare i prezzi.
La scarsità può, comunque, migliorare la redditività dei produttori meglio posizionati, specialmente nei segmenti tecnologicamente più complessi.

Protagonista Opportunità o rischio economico
Produttori di cavi Maggiore domanda, contratti lunghi e migliore selezione delle commesse
Gestori delle reti Investimenti necessari, ma anche maggiori costi e vincoli regolatori
Data center Rischio di ritardi, immobilizzazione dei capitali e costi aggiuntivi
Imprese industriali Possibili attese per nuovi allacciamenti o ampliamenti
Consumatori Eventuale pressione sulle tariffe, secondo le regole di finanziamento delle reti

Il vantaggio dei produttori, dunque, non è privo di rischi. Aumentare la capacità industriale comporta investimenti rilevanti, spesso effettuati anni prima di incassare i ricavi previsti. Se la domanda rallentasse, una parte delle nuove linee potrebbe risultare sottoutilizzata.

Prysmian, il ruolo dell’Italia nella nuova economia elettrica

L’Italia partecipa a questa trasformazione attraverso Prysmian, gruppo con sede a Milano e protagonista internazionale dei sistemi in cavo per energia e telecomunicazioni. I risultati del secondo trimestre 2026 mostrano la dimensione delle opportunità: ricavi pari a 6,02 miliardi di euro, crescita organica del 9,4% e margine del segmento Transmission salito al 21,2%, rispetto al 17,1% dello stesso periodo dell’anno precedente.

La domanda nordamericana dei data center ha contribuito alla crescita della divisione Industrial & Construction, mentre Power Grid e Transmission hanno beneficiato degli investimenti nelle infrastrutture elettriche. Prysmian sta, inoltre, rafforzando il proprio ruolo nei collegamenti digitali. A luglio ha annunciato un accordo fino a 5,5 miliardi di euro con Molex, della durata massima di dieci anni, per forniture di cavi ottici destinati agli interni dei data center.

Il gruppo prevede investimenti per 1,25 miliardi di euro entro il 2031, finalizzati all’espansione della capacità produttiva di fibre e cavi ottici. È importante distinguere i due mercati: i cavi elettrici trasportano energia, quelli ottici trasmettono dati. La crescita dell’AI sostiene entrambi, ma attraverso esigenze differenti. Per l’Italia il valore strategico riguarda anche competenze industriali, progettazione e stabilimenti specializzati, tra cui quello di Arco Felice, a Pozzuoli, coinvolto nella produzione di cavi sottomarini.

Un impianto fermo può costare più del cavo

Per comprendere il valore delle connessioni basta immaginare un’impresa che investe milioni di euro in un nuovo stabilimento. I macchinari arrivano, i lavoratori vengono selezionati e i contratti commerciali sono pronti, ma l’allacciamento elettrico necessario non è ancora disponibile. L’azienda continua a sostenere costi finanziari e organizzativi senza poter utilizzare pienamente il capitale investito.

Per questo il costo del cavo non coincide con il suo prezzo di acquisto. Conta anche il tempo necessario per ottenerlo e installarlo. Un ritardo può modificare la redditività complessiva di un progetto, soprattutto quando gli investimenti sono elevati e il mercato cambia rapidamente. Il fenomeno riguarda i data center, ma anche fabbriche, infrastrutture ferroviarie e nuovi impianti energetici.

Chi pagherà il potenziamento delle reti?

La questione più delicata riguarda la distribuzione dei costi. Le reti elettriche sono infrastrutture regolamentate. Una parte degli investimenti può essere recuperata attraverso le tariffe, secondo regole che variano tra Paesi e sistemi elettrici. Il punto è stabilire quanto debbano contribuire i grandi utilizzatori che richiedono nuove connessioni e quanto, invece, debba essere distribuito sulla collettività.

L’IEA stima che gli investimenti mondiali annui nelle reti debbano aumentare di circa il 50% entro il 2030 rispetto agli attuali 400 miliardi di dollari per sostenere la domanda prevista. È una spesa necessaria, ma richiede attenzione: costruire infrastrutture insufficienti rallenta l’economia; realizzarne troppe o nei luoghi sbagliati rischia di generare costi difficili da recuperare. Per famiglie e imprese, quindi, la partita non riguarda soltanto la produzione di elettricità a prezzi competitivi.
Riguarda anche chi finanzia la rete, chi ottiene priorità nelle connessioni e come vengono ripartiti i benefici degli investimenti.

La nuova corsa all’elettricità sta cambiando il significato stesso della scarsità. Non manca necessariamente l’energia: può mancare la possibilità di farla arrivare al momento giusto. Ed è proprio in questo spazio, tra domanda crescente e infrastrutture lente da realizzare, che i produttori di cavi stanno acquisendo un ruolo economico sempre più importante.

La domanda decisiva non è soltanto chi produrrà l’elettricità del futuro, ma chi sarà in grado di collegarla al mondo che vuole utilizzarla.

O asteroide que exterminou os dinossauros pode ter ajudado as formigas a conquistar o mundo

By: ZAP
29 October 2026 at 11:00
Há cerca de 66 milhões de anos, um asteroide colidiu com a Terra e pôs fim à era dos dinossauros. A extinção em massa que se seguiu criou oportunidades para que inúmeros outros animais evoluíssem e se espalhassem. As formigas estavam entre os grupos que acabaram por se tornar notavelmente bem-sucedidos, e os cientistas identificaram um fator genético que pode ter ajudado a impulsionar a sua ascensão. Atualmente, as formigas constituem a maior família de insetos sociais, com mais de 15 mil espécies encontradas em todo o mundo. Um novo estudo, publicado o mês passado na Science Advances, sugere que

“Indosso la sciarpa perché sono pieno di lividi, sono ancora un po’ gonfio. Ho fatto il laser per levare la pappagorgia ma solo per asciugare, non avevo un gozzo da pellicano”: parla Pino Insegno

29 October 2026 at 10:54

Non una scelta stilistica e nemmeno un nuovo look. Pino Insegno, 67 anni, si è presentato a “La Volta Buona“, il programma pomeridiano condotto da Caterina Balivo, con il collo ben coperto e una sciarpa per coprire i lividi. “Indosso la sciarpa perché sono pieno di lividi, sono ancora un po’ gonfio”, ha spiegato il conduttore di “Reazione a Catena“.

Insegno si è sottoposto a un piccolo intervento di medicina estetica per eliminare la pappagorgia: “Non volevo andare sotto i ferri e fare l’operazione, ma ho fatto quello che ti dicevo già l’anno scorso”, ha detto rivolgendosi alla padrona di casa che aveva immaginato che l’utilizzo della sciarpa fosse legato al freddo. “Il laser per levare la pappagorgia, l’ho fatto tre giorni fa. Non mi piaceva, ma non mi sono rifatto. È solo per asciugare un po’, mica avevo il gozzo come il pellicano”, ha aggiunto il presentatore romano.

L’intervento medico a cui si è sottoposto Insegno viene chiamato Endofit. Un trattamento ambulatoriale che si svolge con l’utilizzo di un laser di ultima generazione, procedura utile per bruciare il grasso nella zona della mandibola e del collo per migliorare l’elasticità della pelle e rimodellare i volumi. Produce nuovo collagene e riduce gli accumuli di grasso localizzato, senza cicatrici e con vantaggi estetici. Un lifting non invasivo che tonifica la zona e che richiede tempi di recupero molto brevi ma può favorire nella prima fase gonfiori ed ecchimosi, come accaduto proprio a Insegno.

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Il conto della guerra: per il commissario Ue all’energia oltre 50 milioni di europei non saranno in grado di scaldare casa. “L’inverno sarà duro”

29 October 2026 at 09:45

Il prossimo inverno sarà “duro” per i cittadini europei. Oltre 50 milioni di persone potrebbero non essere in grado di “riscaldare adeguatamente” le proprie abitazioni, a causa degli elevati prezzi dell’energia causati dalla guerra in Medio Oriente. È l’allarme lanciato dal commissario europeo all’Energia, Dan Jorgensen, a Lussemburgo, a margine del Consiglio Ue Energia che discuterà una proposta di regolamento per adeguare alle esigenze future la componente delle bollette destinata a remunerare i costi delle reti. Ieri il prezzo del gas sul Ttf di Amsterdam, piazza di riferimento per l’Europa, ha sfondato la soglia dei 100 euro a megawattora tornando sui livelli del 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. “In un anno qualunque, purtroppo, quasi cinquanta milioni di europei non riescono a riscaldare adeguatamente le proprie abitazioni a causa degli elevati prezzi dell’energia in Europa”. Secondo Eurostat, nel 2025 la quota di popolazione Ue che non riusciva a mantenere la propria abitazione adeguatamente calda è scesa all’8,8%, a circa 40 milioni di persone. “Quest’anno, probabilmente, il numero sarà ancora più alto. Dobbiamo quindi fare tutto il possibile per alleviare queste difficoltà”, ha dichiarato.

“L’Ue è in una posizione migliore per affrontare questa crisi” rispetto al 2022, quando la guerra in Ucraina e il taglio delle forniture russe avevano provocato una crisi dei prezzi, ha spiegato Jorgensen, “perché abbiamo ridotto il nostro consumo di gas ma questa crisi è anche più grave, perché riguarda anche il petrolio e i prodotti petroliferi”. Per il momento, ha precisato il commissario, l’Unione non prevede una crisi di approvvigionamento dei carburanti. Ma la distinzione vale poco per chi non riesce a sostenere i costi. “Per i cittadini che non possono permettersi di acquistare la benzina per la propria auto o per riscaldare le case” la situazione non è diversa da una crisi di approvvigionamento, ha sottolineato Jorgensen, chiedendo di “discutere ulteriori misure su ciò che si può effettivamente fare per alleviare questa grave situazione”.

La linea di Bruxelles è duplice: da un lato, aiutare nell’immediato le famiglie più esposte ai rincari. Dall’altro, accelerare la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Gli Stati membri, ha ribadito il commissario, dovrebbero adottare misure “mirate e temporanee” per sostenere gli utenti più vulnerabili. Ma il messaggio politico rivolto ai governi guarda soprattutto alla transizione energetica. “Fate tutto ciò che è in vostro potere per abbandonare i combustibili fossili il più rapidamente possibile”, ha detto Jorgensen. Questo significa, ha aggiunto, puntare maggiormente sulle energie rinnovabili e sull’efficienza energetica, favorire l’elettrificazione, sostituire le caldaie a gas o a olio combustibile con pompe di calore elettriche e passare dai veicoli con motore a combustione a quelli elettrici. “Sono tutte misure che possono essere sostenute e che, già nel breve periodo, sono in grado di fare una differenza concreta”, ha concluso.

La presidenza irlandese: “Né l’Ue né gli Stati hanno la bacchetta magica per far sparire gli aumenti”

Il problema è come affrontare la fase di transizione mentre famiglie e imprese continuano a fare i conti con bollette e carburanti costosi. A riconoscerlo è anche il ministro dell’Energia irlandese Darragh O’Brien, il cui Paese ha la presidenza di turno dell’Unione. “È bene essere chiari: né l’Ue né gli Stati membri hanno la bacchetta magica per far sparire gli aumenti dei prezzi”, ha affermato a margine del Consiglio. I governi sono già intervenuti sul fronte fiscale e con misure di sostegno di breve periodo, ha ricordato O’Brien, citando la riduzione delle accise su diesel e benzina e gli aiuti a settori come quello dell’autotrasporto. Ma vanno individuate soluzioni più strutturali. “L’obiettivo di oggi è capire come superare queste misure, puntando a soluzioni più sostenibili. È per questo che le reti e i relativi oneri di rete rivestono un’importanza cruciale, ed è per questo che vogliamo promuoverne lo sviluppo durante la nostra presidenza”.

Il nodo è anche quello dei costi delle infrastrutture elettriche, indispensabili per sostenere l’aumento della domanda legato alla diffusione delle auto elettriche, delle pompe di calore e delle altre tecnologie alimentate dall’elettricità. “Non c’è tempo da perdere: stiamo attraversando una crisi energetica molto grave che minaccia la competitività dell’Unione e richiede un intervento adeguato”, ha detto il ministro irlandese. “Dobbiamo fare tutto il possibile per intervenire sugli oneri di rete, sulle infrastrutture e sull’accelerazione dell’elettrificazione, per garantire il nostro futuro”.

In salita la discussione sulla proposta per ridurre le bollette

Sul tavolo del Consiglio ci sono i principi per definire le tariffe e la tassazione dell’elettricità riducendo gli oneri di rete e il costo delle bollette, ma anche gli obiettivi di efficienza energetica, resilienza, interconnessioni ed elettrificazione da integrare nel quadro successivo al 2030, in vista dell’obiettivo climatico europeo per il 2040 e della neutralità climatica entro il 2050. Le discussioni, finora mantenute a livello tecnico, iniziano in salita, con quasi una decina di Paesi che hanno sollevato preoccupazioni sull’intervento per garantire all’elettricità un regime fiscale più favorevole rispetto al gas. La misura era stata proposta dalla Commissione lo scorso luglio nel quadro del pacchetto di revisione delle tariffe di rete per ridurre i costi dell’energia. Diverse capitali – tra cui Svezia, Finlandia, Polonia, Lettonia e Repubblica Ceca – spingono per eliminare l’intervento, contestando la base giuridica scelta da Bruxelles, che consentirebbe di adottare la disposizione a maggioranza qualificata in quanto misura accessoria alla revisione delle tariffe di rete, evitando l’unanimità normalmente richiesta per le decisioni in materia fiscale.
I servizi giuridici del Consiglio Ue hanno definito la proposta di Bruxelles ‘legale’ dal punto di vista procedurale. Ma resta il nodo politico, che potrebbe spingere Palazzo Berlaymont a ritirare la misura nel caso in cui l’opposizione tra i Paesi dovesse allargarsi ancora.

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Vendono casa per vivere in crociera “per sempre”: dopo 8 ore di preavviso li sbarcano tutti in Cambogia. I passeggeri hanno speso fino a 440mila dollari per una cabina a vita

29 October 2026 at 08:07

Doveva essere la vita dei sogni: niente affitto, niente bollette, solo il mare e il giro del mondo in crociera. Per i residenti della Villa Vie Odyssey, invece, la sveglia di martedì 27 ottobre è stata brutale. Alle 6 del mattino è arrivata la comunicazione dell’amministratore delegato: tutti giù dalla nave entro le 14. Lo riporta Business Insider.

La società che gestisce la “crociera infinita”, la Villa Vie Residences, ha sospeso le operazioni in Cambogia. Il motivo è il carburante. Il costo mensile per cabina, che di solito si aggirava sui 1.800 dollari, in alcune zone dell’Asia è salito fino al 344%, arrivando a una stima di 6.000-8.000 dollari. A far impennare i prezzi dell’energia è stata la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, iniziata a febbraio, seguita dalla chiusura iraniana dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il petrolio mondiale.

L’azienda sostiene di aver provato a correre ai ripari, rallentando l’itinerario e trascorrendo più tempo in porto, ma non è bastato a compensare le perdite. Scaricare l’aumento sui residenti, ha spiegato, “non è una soluzione realistica”. Ora è in corso un tentativo di ristrutturazione e ricapitalizzazione da completare nei prossimi 60 giorni, senza alcuna garanzia di successo: nessun finanziamento o accordo è stato ancora definito. Intanto la società dice di lavorare con i residenti per organizzare lo sbarco e trovare sistemazioni temporanee.

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Repsol multiplica por cuatro su beneficio neto, hasta 5.006 millones, por los precios del crudo

29 October 2026 at 07:39

Repsol ha obtenido un beneficio neto de 5.006 millones de euros en los primeros nueve meses del año, lo que supone un 325% más que en igual periodo de 2025, en que registró 1.177 millones. Ello ha sido posible gracias a la revalorización de los stocks (en 943 millones de euros), derivada del aumento de los precios del crudo sobre el valor contable de las existencias almacenadas, según ha comunicado la compañía a la Comisión Nacional del Mercado de Valores (CNMV). El resultado bruto de explotación (ebitda) ajustado de Repsol se situó en 10.834 millones de euros, con un incremento del 175%. El resultado neto ajustado del grupo hasta septiembre, que mide específicamente la marcha de los negocios, ha alcanzado los 5.419 millones de euros, un 184% más.

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© Kevin Lamarque (REUTERS)

Josu Jon Imaz, consejero delegado de Repsol.
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