Quatro em cada 10 das maiores empresas da zona euro preveem que o aumento da inflação provocará, ou corre o risco de provocar, pedidos de maiores aumentos salariais, contra 20% na pesquisa anterior do BCE.
Esta é uma das principais conclusões da pesquisa que o BCE (Banco Central Europeu) realizou recentemente com representantes de 64 grandes empresas não financeiras da zona euro, publicados esta sexta-feira, 30 de outubro.
A pesquisa ocorreu, na sua maior parte, entre 28 de setembro e 7 de outubro de 2026.
O BCE diz que as expectativas de uma desaceleração no crescimento salarial moderaram-se ligeiramente.
O crescimento dos salários desacelerará, passando de 3,2% em 2025 para 3,0% em 2026 e para 2,9% em 2027, segundo dados fornecidos pela pesquisa.
“Trata-se de uma desaceleração mais leve do que a observada em inquéritos anteriores”, acrescenta o BCE.
No entanto, a maioria das empresas não prevê um impacto significativo no crescimento dos salários, devido à fraqueza das condições económicas e às perspetivas de emprego.
As empresas consideram que a transferência para os preços finais dos aumentos de custos derivados do conflito no Médio Oriente é “cada vez mais complexa”, segundo o BCE.
A transferência para os preços do aumento dos custos revelou-se especialmente difícil nos setores orientados para o consumidor devido à fraqueza da procura e às pressões competitivas.
Por isso, as empresas preveem que “o crescimento dos preços de venda se moderará um pouco nos próximos meses”, segundo o BCE.
Muitas empresas preveem que continuarão a sentir a pressão dos custos até 2027.
Aveva un cerotto sulla guancia e uno sul naso, Christine Lagarde, nel video sui social con cui ha annunciato le sue dimissioni anticipate da presidente della Bce. Gli utenti si sono scatenati, facendo ipotesi sul suo stato di salute. La numero uno dell’Eurotower non ha voluto lasciare spazio a teorie fantasiose e ha chiarito tutto: “Per evitare speculazioni sui social, i cerotti sul viso sono dovuti a un piccolo intervento chirurgico a cui mi sono sottoposta all’inizio della settimana”, ha scritto su X. Nel messaggio, condiviso dal suo staff, la presidente della Bce ha colto l’occasione per invitare alla prevenzione: “Seguite le prescrizioni del medico e fate controllare regolarmente la pelle“.
La sua uscita di scena da Francoforte sarà il 7 febbraio 2027. Fino ad allora presiederà altre due riunioni del consiglio direttivo, quella di dicembre e l’ultima il 4 febbraio.
La presidenta del Banco Central Europeo (BCE), Christine Lagarde, confirmó este jueves lo que era un secreto a voces: su marcha anticipada de la institución el próximo mes de febrero, en vez de octubre de 2027, como estaba previsto. Lo que ha precipitado la decisión ha sido la complicada situación política que atraviesa su país, Francia, en vísperas de unas elecciones presidenciales la próxima primavera que pueden llevar por primera vez a la extrema derecha al Elíseo. Lagarde asegura “no poder permanecer neutral” en esta campaña, como le exigiría su cargo, aunque ha dado a entender que ella no es candidata. La salida de Lagarde activa una remodelación de la cúpula del BCE. Y permite que las capitales pacten los nombramientos de la principal institución financiera de la eurozona al inicio de un ciclo electoral que marcará el rumbo del continente.
In una giornata cruciale per le sorti monetarie del continente, a seguito delle dimissioni ufficiali di Lagarde, il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deliberato di mantenere i tassi d’interesse invariati.
Il tasso sui depositi resta dunque fermo al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principale al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. Una pausa attesa dagli analisti dopo il ritocco all’insù di settembre.
Inflazione in salita e l’ipotesi di un nuovo rialzo a dicembre
Durante la conferenza stampa di giovedì 29 ottobre alle 14:45, dopo aver confermato le dimissioni per il 7 febbraio, Christine Lagarde ha espresso preoccupazione per l’andamento dei prezzi nei prossimi mesi. A pesare sul costo della vita continuano a essere:
i rischi geopolitici legati ai conflitti in Medio Oriente e in Ucraina;
le quotazioni delle materie prime energetiche.
La decisione di frenare sui tassi e congelare il costo dei finanziamenti, lasciando quindi invariate le rate dei mutui e i costi dei prestiti senza introdurre nuovi aumenti, riflette un quadro di forte incertezza economica, segnato dalla ripresa delle tensioni sull’energia e da un’inflazione risalita al 3,8% a settembre, ancora lontana dall’obiettivo del 2%.
Sebbene il board della Bce abbia valutato la possibilità di un rialzo dei tassi già nella seduta odierna, ha infine prevalso all’unanimità la linea della cautela. Tuttavia, non si esclude la possibilità di un nuovo aumento nella riunione di dicembre, nel caso in cui i dati sul costo della vita mostrassero un peggioramento nei consumi.
Cosa cambia per chi ha già acceso un mutuo o chiesto un prestito
Il congelamento dei tassi rappresenta una tregua per le famiglie, ma l’impatto effettivo cambia in base alla tipologia di contratto stilato con la banca:
chi ha un contratto ancorato all’Euribor, a tasso variabile, evita un ennesimo rincaro immediato della rata mensile, che resta però su livelli significativamente più alti in media del 40% rispetto a due anni fa;
nessuna variazione per chi ha già sottoscritto un finanziamento a tasso fisso negli anni scorsi, con la rata che rimane bloccata per l’intera durata del piano di ammortamento;
per chi intende stipulare un nuovo finanziamento, i tassi viaggiano attorno al 2,60%-2,80% e, aggiungendo lo spread applicato dagli istituti di credito, collocano i nuovi mutui fissi su un Taeg medio compreso tra il 3,30% e il 3,70%;
sui nuovi finanziamenti per auto o liquidità i tassi medi (Tan) restano attestati tra il 7,5% e l’8,5%, mentre i contratti in corso a tasso fisso non subiscono alcuna modifica.
Tensioni sui bond francesi
Sulla decisione di Francoforte pesa l’instabilità della Francia, dove i rendimenti dei titoli di Stato sono schizzati ai massimi dal 2002 a causa delle incertezze politiche sull’approvazione del bilancio 2027, che hanno portato a lunghe e decise agitazioni di piazza.
In merito al rischio di speculazioni sui titoli di Stato dei Paesi ad alto debito pubblico (Italia, Spagna, Grecia e Francia, nds), Lagarde ha rassicurato i mercati, confermando che l’istituto possiede tutti gli strumenti per fermare scossoni finanziari ingiustificati, precisando però che non esistono corsie preferenziali o accordi riservati a sostegno di singoli Stati.
La mossa della Fed americana
La linea d’attesa della Bce trova riscontro anche al di là dell’Atlantico. La Federal Reserve americana ha infatti confermato i tassi d’interesse nella forchetta compresa tra il 3,75% e il 4,00%, congelando il costo del denaro a ridosso delle elezioni di midterm negli Stati Uniti per monitorare l’evoluzione della crescita e della dinamica salariale.
A Christine Lagarde (París, 70 años, de soltera Christine Madeleine Odette Lallouette) le gusta enviar mensajes con su atuendo. Elige cuidadosamente sus pañuelos (hay quien cree adivinar en ellos sus intenciones) y, en momentos especialmente delicados, comparece en la rueda de prensa del BCE con un broche característico: un búho. En un mundo, el de la política monetaria, habitualmente dividido entre halcones, banqueros con poca tolerancia por la inflación y gatillo fácil a la hora de subir tipos, y palomas, más sensibles al efecto del dinero caro sobre la economía, Lagarde se desmarcaba con esta otra ave.
Christine Lagarde ha elegido un momento especialmente complejo para abandonar el Banco Central Europeo. La presidenta de la institución pone fin a meses de especulaciones sobre sus planes políticos y abre la carrera para sucederla al frente de una de las instituciones más poderosas de Europa. Su decisión llega en una coyuntura especialmente delicada para la eurozona, con la inflación impactada por la guerra en Oriente Próximo, los mercados de deuda bajo presión por el deterioro de las cuentas públicas de algunas grandes economías europeas, con Francia en el centro de las preocupaciones, y el creciente desafío de financiar el aumento del gasto en defensa e infraestructuras.
La sede del Banco Central Europeo está en Fráncfort, a orillas del río Meno. Un emplazamiento nada casual. El Tratado de Maastricht sentó las bases de la creación de la Unión Europea, la moneda única y el Sistema Europeo de Bancos Centrales y, con la instalación del BCE en la ciudad alemana, este heredó la credibilidad monetaria del Bundesbank (a apenas cuatro kilómetros de distancia), uno de los bancos centrales más influyentes del mundo gracias a su independencia política y a una férrea orientación hacia la estabilidad de precios. Una herencia que sirvió como aval para que muchos países se sumaran al proyecto europeo y que, a día de hoy, sigue siendo el principal objetivo del BCE.