
L'articolo Il programma de Linkiesta Festival 2026 proviene da Linkiesta.it.

L'articolo Il programma de Linkiesta Festival 2026 proviene da Linkiesta.it.

Il gruppo Crédit Agricole ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 1,526 miliardi di euro in Italia, confermando il nostro Paese come il suo secondo mercato domestico dopo la Francia. I ricavi delle attività italiane hanno raggiunto i 4 miliardi di euro, in crescita del 4,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i finanziamenti a famiglie e imprese sono aumentati del 3,9 per cento, arrivando a 105 miliardi di euro. I risultati, diffusi il 30 ottobre, riguardano tutte le società del gruppo francese presenti sul mercato italiano, dalla banca commerciale al credito al consumo, fino alla gestione del risparmio, alle assicurazioni e ai servizi finanziari per le imprese. Dei 1,526 miliardi di utile netto complessivo, 1,266 miliardi sono di pertinenza del gruppo. La raccolta totale si è mantenuta stabile a 348 miliardi di euro.
Crédit Agricole conta oggi in Italia oltre 6 milioni di clienti e circa 16 mila dipendenti. Le attività nel Paese sono coordinate da Hugues Brasseur, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia e Senior Country Officer del gruppo. Per quanto riguarda la sola Crédit Agricole Italia, la banca commerciale ha registrato un utile netto consolidato di 708 milioni di euro, in aumento del 2,1 per cento su base annua. Il risultato è stato raggiunto nonostante il maggiore carico fiscale derivante dall’ultima legge di Bilancio, che ha comportato un incremento delle imposte sul reddito del 18,7 per cento rispetto ai primi nove mesi del 2025.
I proventi della banca sono saliti a 2,4 miliardi di euro, con un aumento del 3,6 per cento. A sostenere la crescita sono state soprattutto le commissioni nette, aumentate del 6,1 per cento, grazie in particolare ai servizi di gestione del risparmio, intermediazione e consulenza. Anche il margine di interesse, cioè la differenza tra gli interessi incassati sui prestiti e quelli corrisposti sulla raccolta, è cresciuto del 2,7 per cento.
Sul fronte dei costi, gli oneri operativi sono aumentati dell’1,4 per cento, attestandosi a 1,2 miliardi di euro. La banca ha proseguito gli investimenti in tecnologia, innovazione e sicurezza informatica previsti dal piano industriale ACT 2028, compensandone parzialmente l’impatto con una riduzione delle spese per il personale e dei costi immobiliari. Il rapporto tra costi operativi e ricavi si è attestato al 48,8 per cento.
Una parte significativa della crescita è arrivata dall’attività creditizia. A fine settembre i finanziamenti alla clientela di Crédit Agricole Italia ammontavano a 68 miliardi di euro, il 2,8 per cento in più rispetto a un anno prima. I prestiti alle imprese sono cresciuti del 9,6 per cento, mentre quelli destinati all’acquisto di abitazioni hanno registrato un incremento del 4,3 per cento.
Nei primi nove mesi dell’anno la banca ha erogato nuovi mutui residenziali per 3,1 miliardi di euro, con un aumento del 4,2 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2025. Secondo quanto comunicato dall’istituto, il risultato è stato ottenuto in un mercato complessivamente in contrazione. Circa il 30 per cento delle operazioni ha riguardato l’acquisto di immobili appartenenti alle classi energetiche A e B.
È aumentata anche la concessione di nuovi finanziamenti a medio e lungo termine alle imprese, che hanno raggiunto i 4,8 miliardi di euro, il 23 per cento in più su base annua. Di questi, circa 1,35 miliardi sono stati destinati a investimenti sostenibili, anche attraverso il supporto del Desk Energy, la struttura specializzata nei progetti legati alla trasformazione energetica delle aziende.

Nel settore agroalimentare, uno degli ambiti di attività della banca, i volumi dei finanziamenti sono cresciuti del 4,5 per cento. La quota di mercato del comparto si attestava al 7,6 per cento a giugno 2026. La crescita commerciale si è riflessa anche nell’ampliamento della clientela. Nei primi nove mesi dell’anno Crédit Agricole Italia ha acquisito 152 mila nuovi clienti, portando l’incremento della base clienti al 3 per cento rispetto all’anno precedente. Il 38 per cento delle nuove acquisizioni è avvenuto attraverso i canali digitali. Tra i conti aperti online, il 55 per cento riguarda persone con meno di 35 anni.
È proseguita inoltre l’espansione delle attività legate alla gestione del patrimonio. I collocamenti di prodotti di Wealth Management hanno raggiunto i 10,4 miliardi di euro, mentre il risparmio gestito ha superato i 59 miliardi, con una crescita del 5,1 per cento. La raccolta diretta della banca si è attestata a 80 miliardi di euro, in aumento del 2,7 per cento. Nel comparto assicurativo, i premi delle polizze danni sono cresciuti del 9 per cento.
Gli indicatori sulla qualità del credito mostrano un miglioramento rispetto alla fine del 2025. Il rapporto lordo tra crediti deteriorati e totale dei finanziamenti è sceso dal 2,6 al 2,4 per cento, mentre quello netto è passato dall’1,1 allo 0,9 per cento. La copertura dei crediti deteriorati è salita al 62,6 per cento. Anche i coefficienti patrimoniali rimangono superiori ai requisiti minimi stabiliti dalla Banca centrale europea. Il Common Equity Tier 1, uno dei principali indicatori della solidità patrimoniale di una banca, si attesta al 13,3 per cento, mentre il Total Capital Ratio raggiunge il 18,1 per cento.
Accanto ai risultati finanziari, il gruppo ha comunicato alcune novità riguardanti il personale. Nei primi nove mesi del 2026 sono state effettuate oltre 370 assunzioni, circa il 70 per cento delle quali ha coinvolto persone fino a 35 anni. Le ore di formazione erogate hanno superato quota 435 mila.
Un nuovo accordo raggiunto con le organizzazioni sindacali ha inoltre fissato a 2.200 euro il premio aziendale relativo al 2026, che sarà corrisposto nel 2027. L’intesa prevede anche un aumento del valore dei buoni pasto, che passeranno a 8 euro dal primo luglio 2027 e a 9 euro dal primo luglio 2028.
Sul versante dell’innovazione, Crédit Agricole continua a sviluppare la propria rete di incubatori e acceleratori d’impresa attraverso i Village by CA, presenti a Milano, Parma, Padova, Sondrio e Catania. Le cinque strutture sostengono complessivamente oltre 200 startup e collaborano con circa 120 aziende partner. Il gruppo ha anche partecipato a un aumento di capitale della società fintech italiana Tundr Tech, nell’ambito di un’operazione da 11,6 milioni di euro.
Tra le iniziative sociali avviate nel corso dell’anno figurano collaborazioni con Fondazione Libellula, per offrire sostegno psicologico agli studenti di alcuni istituti scolastici, e con Fondazione Una Nessuna Centomila, per favorire l’autonomia economica delle donne seguite dai centri antiviolenza.
Con l’inizio dell’anno scolastico 2026/2027 è stato inoltre avviato, insieme alla Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio, il progetto CambiaMenti Sostenibili, dedicato all’educazione finanziaria, al consumo consapevole e alla sostenibilità ambientale nelle scuole di diverse città italiane.
I risultati delle attività italiane si inseriscono in quelli dell’intero gruppo Crédit Agricole, che nei primi nove mesi del 2026 ha registrato un utile netto di 8,302 miliardi di euro e ricavi per 31,378 miliardi. L’Italia si conferma così uno dei principali mercati del gruppo, mentre il piano industriale ACT 2028 costituisce il riferimento per i prossimi interventi di sviluppo tecnologico, organizzativo e commerciale.
L'articolo Crédit Agricole ha registrato 1,5 miliardi di utili in Italia nei primi nove mesi del 2026 proviene da Linkiesta.it.

L’attore britannico Patrick Stewart, conosciuto soprattutto per aver interpretato il capitano Jean-Luc Picard nella serie Star Trek e il professor Charles Xavier nei film degli X Men, è morto mercoledì 28 ottobre nella sua abitazione di Los Angeles. Aveva 86 anni. La notizia è stata comunicata giovedì dalla famiglia attraverso i suoi profili social. Stewart soffriva di Alzheimer e di demenza a corpi di Lewy, due malattie neurodegenerative le cui diagnosi non erano state rese pubbliche in precedenza.
Secondo il comunicato diffuso dalla sua portavoce, Kelly Bush Novak, l’attore è morto accanto alla terza moglie, la cantante americana Sunny Ozell, dopo un periodo relativamente breve di malattia. Negli ultimi giorni era stato assistito dai familiari e dagli amici più stretti. La famiglia lo ha ricordato per una carriera durata oltre sessant’anni, durante la quale era passato dal teatro shakespeariano britannico ad alcune delle produzioni televisive e cinematografiche più conosciute al mondo.
Stewart era nato il 13 luglio 1940 a Mirfield, una cittadina dello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, ed era cresciuto in una famiglia operaia con difficoltà economiche. Sua madre lavorava nell’industria tessile, mentre il padre era stato sottufficiale dell’esercito britannico. Dopo la Seconda guerra mondiale, il padre aveva sviluppato problemi legati all’alcol e, secondo quanto raccontato successivamente dall’attore, soffriva di disturbo da stress post traumatico. Stewart aveva più volte ricordato gli episodi di violenza domestica a cui aveva assistito durante l’infanzia, quando cercava di proteggere la madre dalle aggressioni del padre.
Fu proprio durante gli anni della scuola che cominciò a interessarsi alla recitazione. A dodici anni un insegnante gli fece conoscere Shakespeare, incoraggiandolo a partecipare alle rappresentazioni teatrali. Stewart avrebbe raccontato molti anni dopo di aver trovato nel palcoscenico un luogo in cui poteva temporaneamente allontanarsi dalle difficoltà della vita familiare. Dopo le prime esperienze nelle compagnie amatoriali dello Yorkshire, ottenne una borsa di studio per frequentare la Bristol Old Vic Theatre School, una delle principali scuole di recitazione britanniche.
Nel 1966 entrò nella Royal Shakespeare Company, dove trascorse una parte fondamentale della sua formazione e interpretò numerosi personaggi del repertorio classico. Lavorò in oltre sessanta produzioni teatrali, affrontando opere come Amleto, Macbeth, Antonio e Cleopatra e Il mercante di Venezia. Negli anni successivi si esibì anche nel West End londinese e a Broadway, ottenendo riconoscimenti importanti, tra cui tre Laurence Olivier Awards e una candidatura ai Tony Awards per la sua interpretazione di Macbeth.
La notorietà internazionale arrivò però relativamente tardi, quando Stewart aveva già 47 anni. Nel 1987 gli venne offerto il ruolo del capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation, la nuova serie televisiva ambientata nell’universo fantascientifico creato da Gene Roddenberry. Fino ad allora Stewart era conosciuto soprattutto per il teatro e per alcune partecipazioni cinematografiche e televisive. Accettare un ruolo da protagonista in una produzione americana di fantascienza rappresentava quindi un cambiamento significativo rispetto alla carriera costruita nei decenni precedenti.
Inizialmente Stewart aveva avuto alcune perplessità. Anche Ian McKellen, suo amico e collega, gli aveva consigliato di non accettare, temendo che una lunga esperienza televisiva potesse compromettere il suo percorso teatrale. Stewart decise invece di partecipare alla serie, che sarebbe diventata uno dei maggiori successi della sua carriera. Il successo della serie lo rese uno degli attori britannici più riconoscibili a livello internazionale. Stewart continuò a interpretare Picard in quattro film cinematografici e, molti anni dopo, tornò nello stesso ruolo nella serie Star Trek: Picard, distribuita tra il 2020 e il 2023.
Un secondo ruolo di grande successo arrivò nel 2000, quando interpretò Charles Xavier, conosciuto come Professor X, nel primo film della saga cinematografica degli X Men, tratta dai fumetti Marvel. Xavier era il fondatore di una scuola per giovani mutanti e il principale sostenitore della convivenza pacifica tra esseri umani e persone dotate di capacità straordinarie. Nei film Stewart recitò nuovamente accanto a Ian McKellen, che interpretava Magneto, il suo principale antagonista.
Nel corso della carriera Stewart ricevette numerosi riconoscimenti. Vinse un Grammy per la registrazione di Pierino e il lupo di Sergej Prokofiev e ottenne diverse candidature agli Emmy Awards per le sue interpretazioni televisive. Nel 1996 gli fu assegnata una stella sulla Hollywood Walk of Fame e nel 2010 la regina Elisabetta II lo nominò cavaliere per il contributo dato alle arti drammatiche.
L'articolo È morto Patrick Stewart proviene da Linkiesta.it.

È in corso oggi, venerdì 30 ottobre, uno sciopero generale nazionale proclamato dall’Unione Sindacale di Base (Usb) contro il carovita, la perdita di potere d’acquisto dei salari e delle pensioni e l’aumento delle spese militari. La mobilitazione coinvolge lavoratori del settore pubblico e privato, con possibili disagi nelle scuole, nella sanità e negli uffici pubblici. I trasporti, inizialmente compresi nella protesta, dovrebbero invece funzionare regolarmente dopo l’intervento del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che ha disposto il rinvio dello sciopero nel settore.
Le rivendicazioni dell’Usb riguardano soprattutto il peggioramento delle condizioni economiche di lavoratori e pensionati. Il sindacato chiede aumenti delle retribuzioni, il recupero del potere d’acquisto e il ripristino della scala mobile, il meccanismo che adeguava automaticamente i salari all’inflazione. Tra le richieste figurano anche interventi per ridurre il costo dell’energia, degli affitti, dei mutui e dei beni di prima necessità, insieme a una diminuzione dell’Iva sui prodotti essenziali.
«È il momento di abbassare i prezzi, le tariffe energetiche, gli affitti e i mutui, di alzare i salari e di dire basta con la guerra», ha dichiarato l’organizzazione sindacale. La protesta contesta inoltre la destinazione di risorse pubbliche al riarmo, chiedendo che una quota maggiore della spesa venga indirizzata alla sanità, all’istruzione, alle pensioni e ai servizi sociali. L’Usb critica anche i provvedimenti in materia di sicurezza e ordine pubblico che considera restrittivi del diritto di manifestare.
La giornata prevede manifestazioni e presidi in oltre cinquanta città italiane, con i principali cortei a Roma e Milano. Alle proteste partecipano anche studenti, pensionati, lavoratori precari e movimenti sociali. Le autorità hanno predisposto misure di sicurezza rafforzate, soprattutto nella capitale e nel capoluogo lombardo, dopo gli scontri avvenuti durante alcune manifestazioni delle scorse settimane.
Lo sciopero riguarda tutte le categorie pubbliche e private che hanno aderito alla mobilitazione, anche se le modalità di astensione dal lavoro possono cambiare a seconda del comparto. Nella pubblica amministrazione, negli istituti scolastici e nelle strutture sanitarie potrebbero verificarsi interruzioni o riduzioni delle attività, mentre nei servizi pubblici essenziali rimangono in vigore gli obblighi di legge che garantiscono le prestazioni indispensabili. Alla protesta partecipano anche i lavoratori portuali, nell’ambito di una mobilitazione internazionale contro il traffico di armi e la militarizzazione degli scali. Secondo l’Usb, l’iniziativa coinvolge più di cento porti in diciassette paesi e collega le rivendicazioni sul lavoro alla contestazione delle politiche di riarmo.
Il principale elemento di novità rispetto al programma iniziale riguarda i trasporti. Con un’ordinanza firmata il 27 ottobre, il ministro Matteo Salvini ha disposto il differimento dello sciopero nei comparti ferroviario, aereo, marittimo e del trasporto pubblico locale, oltre che in altri servizi collegati alla mobilità. Il provvedimento è arrivato dopo una segnalazione della Commissione di Garanzia sugli scioperi, che aveva rilevato il mancato rispetto del periodo di franchigia previsto dal 30 ottobre al 5 novembre, in concomitanza con le giornate dedicate alla commemorazione dei defunti. Durante questo intervallo la normativa limita la possibilità di organizzare scioperi nei servizi di trasporto.
Salvini ha difeso la decisione sostenendo che il ministero abbia il dovere di garantire gli spostamenti dei cittadini e che la protesta fosse stata convocata senza rispettare i requisiti previsti dalla legge. Di segno opposto la posizione dell’Usb, che considera illegittima l’ordinanza e ha confermato la mobilitazione anche nei settori interessati dal provvedimento. Il sindacato ha dichiarato di essere disposto ad affrontare le eventuali sanzioni e ha avvertito i lavoratori delle possibili conseguenze individuali dell’adesione allo sciopero.
Nonostante il contrasto tra il sindacato e il governo, le aziende di trasporto hanno annunciato il mantenimento dei servizi ordinari. Trenitalia, Italo e Trenord hanno comunicato che i collegamenti ferroviari seguiranno gli orari abituali, senza le cancellazioni precedentemente previste. Anche a Roma, Atac e Cotral hanno confermato il regolare svolgimento del servizio, mentre a Milano autobus, tram e metropolitane di Atm circoleranno secondo la programmazione consueta. Non sono comunque esclusi disagi legati a eventuali adesioni individuali alla protesta o alle modifiche della viabilità necessarie per lo svolgimento dei cortei.
A Roma, dove sono attesi circa ventimila partecipanti, il corteo principale ha come punto di riferimento piazza dei Cinquecento, davanti alla stazione Termini, e un percorso che attraversa il centro fino all’area dei Fori Imperiali. Alla mobilitazione partecipano anche studenti e movimenti sociali, con punti di ritrovo in diverse zone della città, tra cui piazzale Aldo Moro, davanti all’università La Sapienza, e piazzale Ostiense. La manifestazione può comportare chiusure stradali e deviazioni del traffico lungo il percorso.
A Milano la mobilitazione comprende due cortei, uno sindacale e uno studentesco, con una partecipazione complessiva stimata intorno alle diecimila persone. Il percorso della manifestazione dell’Usb parte da piazza Duca d’Aosta, davanti alla stazione Centrale, e prosegue attraverso corso Buenos Aires e piazzale Loreto, in direzione dei quartieri settentrionali della città. Il corteo studentesco ha invece come punto di partenza piazza Leonardo da Vinci, davanti al Politecnico, e si ricongiunge alla manifestazione sindacale in piazzale Loreto. Gli itinerari annunciati escludono le aree centrali interessate dagli scontri del 17 e 18 ottobre.
Il ministero dell’Interno ha predisposto un rafforzamento dei controlli nelle altre città interessate dalle manifestazioni, tra cui Torino, Bologna, Firenze, Napoli e Palermo, con l’obiettivo dichiarato di prevenire nuovi episodi di violenza. Il ministro Matteo Piantedosi ha richiamato l’attenzione sulla necessità di gestire anche eventuali situazioni impreviste, affidando a prefetti, questori e forze di polizia il coordinamento delle misure di sicurezza.
L'articolo Lo sciopero generale ferma scuole e uffici pubblici, ma non i trasporti proviene da Linkiesta.it.

Quattro militari italiani sono morti e altri undici sono rimasti feriti nello schianto di un elicottero dell’Esercito italiano avvenuto giovedì 29 ottobre nel nord della Bosnia ed Erzegovina. Il velivolo, un CH 47 Chinook impiegato nella missione dell’Unione europea Eufor Althea, è precipitato nei pressi del villaggio di Gorice, nel distretto di Brčko, durante un’attività di routine. A bordo c’erano quindici persone. Il ministero della Difesa ha confermato che nessuno dei feriti è attualmente in pericolo di vita, mentre sono in corso le indagini per stabilire le cause dell’incidente.
Le quattro vittime sono il sergente Simone Ruggia e il sergente Claudio Marchesi, entrambi appartenenti all’Aviazione dell’Esercito, e il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Ruggia e Marchesi prestavano servizio al Comando Aviazione dell’Esercito di Viterbo, nel primo reggimento Antares, che si occupa della formazione dei piloti e degli specialisti aeronautici. Zecchillo e Procacci erano invece impegnati nelle attività sanitarie della missione, rispettivamente come medico e infermiera.
Gli undici feriti sono stati trasferiti negli ospedali di Brčko e Tuzla, dove stanno ricevendo assistenza medica. Il governo ha disposto l’invio di personale sanitario militare italiano per seguirne le condizioni e collaborare con le strutture locali. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato che oggi raggiungerà la Bosnia insieme al capo di Stato maggiore della Difesa, Luciano Portolano, e ad altri medici militari specialisti, per incontrare i feriti e il personale italiano impegnato nella missione.
In seguito all’incidente, il ministero della Difesa ha inoltre modificato il programma delle iniziative organizzate a Roma in vista della Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate del 4 novembre. È stata annullata la cerimonia inaugurale del Villaggio Difesa al Circo Massimo, la cui apertura al pubblico, prevista per oggi, sarà dedicata alla commemorazione delle quattro vittime.
La dinamica dello schianto non è ancora stata chiarita. Secondo le prime informazioni raccolte sul posto, l’elicottero stava volando a bassa quota quando ha cominciato a perdere stabilità, effettuando alcune rotazioni su sé stesso prima di precipitare. Le immagini riprese da terra mostrano il Chinook perdere rapidamente quota mentre i rotori continuano a girare. L’impatto ha provocato la rottura della fusoliera in più parti.
L’ambasciatrice italiana a Sarajevo, Sarah Castellani, arrivata nella zona dell’incidente, ha riferito che il velivolo sarebbe precipitato durante la fase di decollo dall’aeroporto di Brčko. Si tratta tuttavia di una ricostruzione preliminare, che dovrà essere verificata attraverso gli accertamenti tecnici. Al momento non ci sono elementi sufficienti per stabilire che cosa abbia provocato la perdita di controllo dell’elicottero.
Il velivolo è caduto in un’area disabitata, non lontano dalle prime abitazioni del villaggio. Secondo quanto comunicato dal comando di Eufor, non ci sono stati feriti tra i civili né danni a edifici o infrastrutture. Sul luogo dello schianto sono intervenuti i vigili del fuoco, la protezione civile, le squadre sanitarie locali e il personale della missione europea. Le operazioni di soccorso e recupero sono state rese complesse dalle condizioni del relitto e dalla presenza di carburante fuoriuscito dopo l’impatto.
Il comando di Eufor ha confermato che l’incidente è avvenuto durante una normale attività operativa e ha annunciato un’indagine per ricostruire le circostanze dell’accaduto. Anche il ministero della Difesa italiano ha avviato gli accertamenti necessari. Non sono state diffuse conclusioni sulle possibili responsabilità o su eventuali problemi tecnici del velivolo.
L’elicottero coinvolto nell’incidente era un CH 47 Chinook, un mezzo da trasporto militare progettato dalla Boeing e utilizzato da numerose forze armate. La sua caratteristica principale è la presenza di due grandi rotori, uno anteriore e uno posteriore, che gli consentono di trasportare personale, attrezzature e carichi pesanti. La versione impiegata dall’Esercito italiano viene utilizzata anche per operazioni di soccorso ed evacuazione medica.
Il Chinook operava nell’ambito di Eufor Althea, la missione militare dell’Unione europea presente in Bosnia ed Erzegovina dal dicembre del 2004. L’operazione, autorizzata dalle Nazioni Unite, subentrò alla precedente missione della NATO, avviata dopo la guerra che tra il 1992 e il 1995 devastò il Paese. Il suo compito è contribuire al mantenimento di condizioni di sicurezza e stabilità e sostenere le autorità bosniache nello sviluppo delle capacità delle proprie forze armate.
Negli anni il mandato della missione è stato rinnovato più volte, mentre le attività si sono progressivamente concentrate sull’addestramento, sulla cooperazione militare e sul monitoraggio della sicurezza. La presenza internazionale conserva un ruolo importante in un Paese caratterizzato da un sistema istituzionale complesso e da tensioni politiche ricorrenti tra le sue diverse componenti nazionali.
Dal gennaio del 2026 Eufor Althea è comandata dal generale di divisione italiano Maurizio Fronda. L’Italia fornisce uno dei principali contingenti della missione, oltre a mezzi aerei destinati al trasporto, al supporto operativo e alle evacuazioni sanitarie. Sempre da gennaio è presente in Bosnia un distaccamento del quarto reggimento dell’Aviazione dell’Esercito Altair, che utilizza elicotteri AB 205 e CH 47F.
L'articolo Quattro militari italiani sono morti nello schianto di un elicottero in Bosnia proviene da Linkiesta.it.

Una multa pari a quasi sei stipendi mensili per chi scende in piazza: è la linea scelta dal governo albanese per rispondere a mesi di proteste sempre più accese contro l’esecutivo di Edi Rama. Le nuove norme prevedono sanzioni fino a 5.500 euro anche per chi non ha commesso direttamente atti violenti, ma rimane in una manifestazione in cui si verificano scontri o saccheggi.
Il provvedimento, approvato mercoledì dal governo, modifica la legge che regola le assemblee pubbliche. La sanzione massima, pari a cinquecentomila lek, si applica anche a chi cerca di nascondere la propria identità. Le autorità locali potranno inoltre vietare temporaneamente gli assembramenti nelle aree considerate a rischio, comprese quelle vicine a scuole, strutture sanitarie ed edifici pubblici. Sono previste anche sanzioni per chi incita alla violenza online e misure di risarcimento per le attività commerciali danneggiate durante i disordini. Le disposizioni entrano in vigore immediatamente, ma dovranno essere approvate dal Parlamento entro quarantacinque giorni per restare valide.
La nuova misura, scrive il Guardian, arriva dopo mesi di mobilitazioni inizialmente pacifiche. Le prime proteste, cominciate a maggio, contestavano il progetto di un hotel di lusso all’interno di una riserva naturale, sostenuto da Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. A metà ottobre la mobilitazione si è allargata, con un ruolo centrale degli studenti, e ha coinvolto temi più ampi: la corruzione, le carenze del sistema sanitario e la mancanza di prospettive per i giovani in un Paese di 2,3 milioni di abitanti. Nelle ultime settimane, a Tirana, alcune manifestazioni sono degenerate in scontri con le forze dell’ordine.
Rama, al potere dal 2013, ha accusato attori stranieri di alimentare le proteste e ha indicato Russia e Iran come responsabili di campagne di disinformazione online. Il premier ha anche chiesto un dialogo con i manifestanti, mentre il governo cerca di contenere una contestazione che ormai riguarda la sua stessa permanenza al potere. Due settimane fa, durante gli scontri, oltre mille persone erano state fermate e circa quattrocento incriminate, secondo i dati riportati dalla stampa albanese.
Il premier ha spiegato di essersi ispirato anche a un’iniziativa francese, approvata mercoledì dal Senato, che prevede di chiamare i manifestanti a rispondere economicamente dei danni provocati durante i cortei. La scelta albanese, tuttavia, va oltre il risarcimento per i danni materiali: la multa può colpire anche chi si trova in una folla in cui vengono commessi atti violenti, senza averli compiuti direttamente. È questo il punto più controverso della riforma, che lega la responsabilità non soltanto alle azioni individuali, ma anche alla permanenza in un assembramento degenerato.
L'articolo In Albania la protesta può costare 5.500 euro, anche per chi non commette violenze proviene da Linkiesta.it.

Almeno sessantotto morti e circa cento feriti. È il bilancio dello scontro tra due treni ad alta velocità avvenuto ieri nei pressi di Urda, nella provincia spagnola di Toledo, sulla linea Madrid-Siviglia. Nell’incidente sono deragliate diverse carrozze, alcune delle quali sono finite in una scarpata.
Tra le persone coinvolte ci sono anche cittadini italiani: una delle tre donne inizialmente considerate disperse ha contattato il consolato italiano a Madrid, comunicando di stare bene. Restano però due italiane disperse. Altri sei italiani erano già stati rintracciati: cinque in condizioni stabili e uno ricoverato in un ospedale di Toledo.
Mentre proseguono le operazioni di soccorso e identificazione delle vittime, l’attenzione si concentra sulle possibili cause dell’incidente. Tre registrazioni audio, diffuse dai media spagnoli El País e Tve, documenterebbero una serie di errori nelle comunicazioni tra i macchinisti e il centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid. La ricostruzione fa emergere il possibile ruolo di un guasto al sistema di sicurezza e di una gestione errata delle autorizzazioni alla circolazione. Le cause restano comunque da accertare.
Secondo le registrazioni, alle 8.36 il treno ad alta velocità Ave, gestito dalla compagnia pubblica Renfe, si trovava circa venticinque chilometri dietro un convoglio Iryo, fermo sullo stesso binario in direzione sud. Un problema al sistema automatico di controllo Lzb aveva provocato l’arresto dei treni. Il centro di controllo avrebbe però autorizzato l’Ave a ripartire a velocità normale, anziché procedere «a vista», con un limite massimo di quaranta chilometri orari previsto dai protocolli di sicurezza.
Alle 8.41 la macchinista dell’Iryo aveva segnalato problemi di connessione con il sistema automatico. Sette minuti dopo aveva comunicato nuovamente di non riuscire a ripartire: «Il treno non mi permette di avviare il sistema Lzb. Per questo sono ancora ferma davanti al segnale d’ingresso a Urda». La risposta del controllore sarebbe stata: «Va bene, appena può. E se ha problemi, ci chiami». Nel frattempo, l’Ave aveva ripreso la marcia, raggiungendo i duecento chilometri orari. Dalle comunicazioni diffuse non risulta che sia stato impartito al suo macchinista un ordine di frenata nonostante la presenza dell’altro convoglio sulla linea.
Se questa ricostruzione venisse confermata, gli errori nella gestione del traffico ferroviario avrebbero avuto un ruolo decisivo nella tragedia. Le autorità spagnole hanno avviato le verifiche, mentre la Farnesina segue la situazione dei connazionali coinvolti. Una delle tre donne disperse è originaria di Pistoia, ma vive stabilmente in Spagna. Gli altri italiani messi in salvo provengono dalle province di Sassari, Bergamo, Roma e Cosenza.
Intanto, la tragedia ha provocato anche una reazione politica. Mercoledì sera, a Madrid, centinaia di persone hanno manifestato davanti al ministero dei Trasporti chiedendo le dimissioni del ministro Óscar Puente. La protesta, convocata da organizzazioni dell’estrema destra, è degenerata dopo il lancio di bengala e l’intervento della polizia, che ha disperso alcuni gruppi di manifestanti. Il governo è ora chiamato a chiarire le responsabilità dell’incidente, mentre il Paese attende risposte sulle cause di una delle più gravi tragedie ferroviarie degli ultimi anni.
L'articolo È stata ritrovata una delle italiane disperse dopo l’incidente ferroviario in Spagna proviene da Linkiesta.it.

Lo sciopero generale di venerdì 30 ottobre si apre con uno scontro tra sindacati e governo. L’Usb conferma la mobilitazione nazionale nonostante la precettazione firmata dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini, annunciando che non rispetterà l’ordinanza e si assumerà il rischio di sanzioni. Al centro della protesta ci sono il caro vita, i salari erosi dall’inflazione e le risorse destinate al riarmo, mentre sanità e istruzione restano, secondo il sindacato, sottofinanziate. Sui trasporti, però, lo sciopero potrebbe avere effetti più limitati del previsto.
Tra le richieste del sindacato ci sono l’adeguamento degli stipendi all’inflazione, anche attraverso il ripristino della scala mobile, la riduzione dei prezzi dei beni essenziali, delle bollette e degli affitti e un taglio dell’Iva sui prodotti di prima necessità. L’Usb contesta inoltre la scelta del governo di destinare risorse al riarmo mentre, secondo il sindacato, sanità, istruzione e servizi pubblici restano sottofinanziati. La protesta si inserisce anche in una giornata di mobilitazione internazionale dei lavoratori portuali contro il traffico di armi, le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti.
L’ordinanza di Salvini, scrive Repubblica, riguarda il trasporto aereo, ferroviario, pubblico locale e marittimo, i taxi, gli appalti ferroviari e alcuni servizi legati alla circolazione stradale. Il ministro ha chiesto di rinviare lo sciopero per la concomitanza con il periodo di franchigia previsto in occasione della commemorazione dei defunti. L’Usb ha respinto il provvedimento, definendolo «sbagliato e illegittimo», e ha confermato la mobilitazione nei comparti interessati.
Sul fronte dei trasporti, tuttavia, l’impatto potrebbe essere più limitato rispetto alle attese iniziali. In Lombardia, per esempio, Trenord ha comunicato che, a seguito della precettazione, i treni circoleranno secondo l’orario ufficiale. Anche per i servizi di Trenitalia, Atac e Cotral si prevede una partecipazione contenuta. Le modalità restano comunque diverse a seconda del settore e del territorio: lo sciopero ferroviario era stato inizialmente proclamato dalle 21 di giovedì 29 ottobre alle 20.59 di venerdì, mentre per il trasporto pubblico locale gli orari dipendono dalle singole città.
La protesta non riguarda soltanto i trasporti. Sono previste mobilitazioni anche nella scuola e negli altri comparti pubblici e privati. Gli studenti torneranno in piazza nelle principali città italiane e a Roma l’Usb ha annunciato un presidio in piazza dei Cinquecento. Alla giornata aderiscono anche altri sindacati di base, tra cui Cobas, Adl, Clap e Sial, che hanno proclamato uno sciopero generale con l’esclusione dei trasporti.
È prevista inoltre una mobilitazione internazionale dei lavoratori portuali contro il traffico di armi e il riarmo. Secondo gli organizzatori, hanno aderito lavoratori di oltre cento porti in diciassette Paesi e quattro continenti. In Italia sono previste iniziative, tra gli altri, a Genova, Livorno, Trieste, Civitavecchia, Ancona, Ravenna e Gioia Tauro.
La giornata si svolge dunque su due piani: da una parte la protesta sociale contro il carovita e le priorità di spesa del governo, dall’altra il braccio di ferro sul diritto di sciopero nei trasporti. La precettazione riduce l’impatto previsto su una parte dei servizi, ma non ferma la mobilitazione generale.
L'articolo La precettazione di Salvini non ferma lo sciopero generale di venerdì proviene da Linkiesta.it.

L'articolo Vince Netanyahu ma è stallo per il governo proviene da Linkiesta.it.

A spiegarlo è un procione. Simpatico, curioso, con un’idea precisa: il cibo che finisce nella spazzatura si può salvare, e per farlo bastano soluzioni creative alla portata di tutti. È lui il protagonista di Food reboot. Disegna una nuova vita per il cibo, il fumetto che Mani Tese presenta al Lucca Comics & Games, nella sezione Lucca Junior, per tutti i giorni della fiera.
Per l’organizzazione non governativa, attiva dal 1964 sui temi della giustizia sociale, economica e ambientale, il fumetto è un modo diverso di parlare di cibo. Dietro le tavole ci sono due autori che allo stand incontreranno il pubblico: Simona Cordero, illustratrice e tatuatrice, già firma di diversi albi illustrati per l’infanzia, e Piergiorgio Idà Lojercio, sceneggiatore, fumettista e concept designer. Accanto alla presentazione, Mani Tese organizza laboratori per le scuole e porta a Lucca una versione in miniatura del Cirque du Soil, uno strumento interattivo che usa l’immaginario del circo per raccontare le fragilità del sistema alimentare globale e l’importanza del suolo e della sua biodiversità. Lo stand si trova all’interno del padiglione Real Collegio.
La scelta di rivolgersi ai più giovani non è casuale, perché i numeri dello spreco in Italia restano pesanti. Ogni giorno ciascuno di noi getta in media poco più di settantanove grammi di cibo. Lungo l’intera filiera, dai campi alle tavole, si arriva a cinque milioni di tonnellate di alimenti buttati ogni anno, per un valore di oltre 13,5 miliardi di euro. E più della metà di questo spreco avviene in casa, tra frigoriferi troppo pieni e dispense dimenticate.
A sorprendere è soprattutto il dato generazionale. Secondo l’Osservatorio Waste Watcher International, la Generazione Z, nata tra il 1997 e il 2012, è quella che spreca di più: 799 grammi di cibo a settimana a testa. La causa principale non è la mancanza di sensibilità, ma una cattiva organizzazione: una spesa fatta senza programmare, porzioni sbagliate, scadenze che sfuggono. È proprio su queste abitudini quotidiane che un racconto per bambini può incidere, prima che diventino comportamenti radicati.
Il fumetto è parte di un lavoro più ampio. Con il progetto Rebooting the food system, Mani Tese porta avanti attività di sensibilizzazione che invitano a riflettere su come produciamo, distribuiamo e consumiamo il cibo, e su quali conseguenze queste scelte abbiano sulle comunità e sull’ambiente. È lo stesso filo che lega il lavoro dell’organizzazione in Africa, Asia e America Latina, dove promuove sovranità alimentare e agroecologia, alle attività di educazione alla cittadinanza globale che svolge nelle scuole italiane.
A Lucca, tra cosplayer e anteprime editoriali, l’obiettivo è semplice e ambizioso insieme: far capire ai più piccoli che ciò che finisce nel loro piatto – o nel bidone – è legato alle grandi sfide del pianeta. E che cambiare strada è possibile, a partire da casa propria.
L'articolo Il fumetto che insegna ai più piccoli il valore del cibo proviene da Linkiesta.it.

Una cucina a induzione nello chalet, la dispensa predisposta prima dell’arrivo e la possibilità di scegliere ogni sera un ristorante diverso. A Breuil-Cervinia, il debutto della Valtur Chalet Collection porta dentro l’ospitalità di fascia alta una questione concreta: quanta autonomia desidera chi affitta una residenza privata, e quanti servizi vuole avere a disposizione appena oltre la porta.
Il progetto, annunciato da Valtur, comprende sette chalet a Cielo Alto, a duemila metri di altitudine, integrati con il Cervinia Cristallo Ski Resort e con The Sky Club 2550 a Plan Maison. È l’ingresso dell’azienda nel segmento del lusso internazionale con una formula che affianca alla riservatezza della casa l’organizzazione alberghiera, dalla gestione delle prenotazioni al benessere, fino all’attrezzatura da sci.
La ristorazione occupa una posizione centrale in questa architettura. A guidarla è l’executive chef Antonio Blasi, con esperienze professionali accanto a Heinz Beck e tra Dubai, Giappone e Spagna, secondo la biografia diffusa dal gruppo. Il programma, presentato come un nuovo Food Manifesto, mette insieme riferimenti lontani e ingredienti della valle, distribuendoli fra locali con funzioni e occasioni di consumo differenti.
All’Azur, Tequila & Ceviche Sushi Bar, il repertorio comprende ceviche, sushi e sashimi di ricciola hamachi. È una scelta che porta in montagna un immaginario gastronomico internazionale, adatto a una clientela abituata a ritrovare alcuni codici riconoscibili anche quando cambia destinazione. Sul versante valdostano, il progetto prevede un lavoro su formaggi d’alpeggio, piccole produzioni ortofrutticole e carni da pascolo.
Interessante anche il rapporto fra cucina e manifattura. Il programma prevede di affiancare agli ingredienti coltelli forgiati a mano, ceramiche per il Gou e oggetti in ferro battuto commissionati a laboratori artigiani. Un’impostazione che può dare consistenza al legame con il luogo anche attraverso ciò che si impugna e si usa a tavola.
La proposta ristorativa del resort si articola su registri diversi, mettendo a disposizione degli ospiti otto proposte fra Cielo Alto e Plan Maison. Il Gou lavora come bistrot a pranzo e ristorante alla carta a cena; Gargantua è il ristorante principale a buffet; Il Peperoncino presidia la pizza. A questi si aggiunge la gelateria Caramello, annunciata fra le novità. In quota, The Sky Club 2550 completa il sistema con un’area dedicata al cibo di strada, il ristorante Sky 2550, con una cucina ispirata al fuoco e alla condivisione, e l’Oyster Bar 2550.
La varietà dell’offerta gastronomica permette agli ospiti degli chalet di scegliere come organizzare la giornata fra casa, resort e piste.
La stessa libertà di scelta si ritrova negli spazi degli chalet. Le due tipologie, Paradì e Arbèa, misurano rispettivamente 250 e 220 metri quadrati e dispongono di cucina, cantinetta termoregolata e zona giorno con camino. Le terrazze ospitano minipiscine riscaldate; nella tipologia Paradì è prevista anche una sauna privata. La gestione del soggiorno passa attraverso un Lifestyle Premium Advisor, contattabile in chat dalle 7 alle 23, che coordina richieste e servizi già prima dell’arrivo.
Il vero valore commerciale sta anche nel tempo risparmiato nell’organizzazione: trovare la dispensa pronta, prenotare un tavolo, predisporre lezioni e attrezzatura da sci. La personalizzazione diventa così un lavoro operativo, da misurare sulla capacità di rispondere alle abitudini degli ospiti.
Completano il tutto le Altitude Sessions, appuntamenti con protagonisti della gastronomia e della miscelazione. Per la cucina sarà un ulteriore banco di prova, perché tenere insieme ceviche e formaggi d’alpeggio richiede una regia riconoscibile, capace di dare spazio alle produzioni locali dentro una proposta rivolta al mercato internazionale. A Cervinia, una parte del nuovo posizionamento passerà proprio da come verrà costruita questa relazione, piatto dopo piatto.
L'articolo A Cervinia il lusso passa dalla tavola proviene da Linkiesta.it.

Flávio Bolsonaro ha lasciato il Brasile ed è partito per gli Stati Uniti dopo la sconfitta elettorale contro Luiz Inácio Lula da Silva. A confermarlo a Reuters è stato martedì un alleato del senatore. Due fonti avevano in precedenza riferito all’agenzia che Bolsonaro non ha rispettato la scadenza imposta dalla Corte suprema per consegnare i passaporti alla polizia federale. I documenti sono stati successivamente cancellati.
La partenza arriva mentre il senatore è sotto indagine per riciclaggio di denaro e a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, prevista per il 31 gennaio prossimo. Il dipartimento di Stato americano ha annunciato che concederà i visti a lui e alla sua famiglia, consentendo loro di entrare negli Stati Uniti. L’uomo sarebbe già in Florida e avrebbe già incontrato il fratello Eduardo Bolsonaro, che vive in Texas e aveva pubblicamente invitato Flávio a lasciare il Brasile in caso di sconfitta. A giugno Eduardo era stato condannato in contumacia a quattro anni di carcere per avere esercitato pressioni illegali sull’amministrazione Trump. Il presidente americano, che non aveva formalmente sostenuto Flávio durante il ballottaggio, ha dichiarato mercoledì che approverebbe il suo ingresso negli Stati Uniti, definendo lui e la sua famiglia «brave persone». Trump ha anche contestato il risultato elettorale brasiliano, senza presentare prove a sostegno delle sue affermazioni.
La sconfitta di Flávio Bolsonaro si inserisce in una fase difficile per la famiglia. Il padre Jair Bolsonaro, ex presidente brasiliano, sta scontando agli arresti domiciliari una condanna a 27 anni di carcere per il tentativo di colpo di Stato seguito alla sconfitta elettorale del 2022 contro Lula. Flávio aveva ricevuto l’ordine di consegnare i passaporti lunedì, dopo che la decisione della Corte suprema gli era stata notificata davanti all’abitazione del padre.
Il senatore ha respinto le accuse a suo carico e ha definito il provvedimento sui passaporti un tentativo di intimidazione. Aveva inoltre contestato il risultato elettorale, chiedendo alla giustizia brasiliana di indagare su presunte frodi e di annullare le candidature di Lula e del vicepresidente Geraldo Alckmin.
Lula ha ottenuto oltre 64 milioni di voti, contro meno di 60 milioni per Bolsonaro, con uno scarto di circa 4,4 milioni di preferenze. Per ribaltare il risultato, il senatore dovrebbe dimostrare l’esistenza di irregolarità capaci di incidere sul margine e convincere il tribunale elettorale prima della certificazione dei risultati, prevista per il 18 dicembre.
La partenza dagli Stati Uniti potrebbe inoltre avere conseguenze sul futuro politico del senatore: con la fine del mandato perderà la giurisdizione speciale davanti alla Corte suprema. Bolsonaro è accusato anche in un secondo procedimento di aver ricevuto milioni di dollari da un banchiere coinvolto in uno scandalo. Ha negato ogni illecito.
L'articolo Flávio Bolsonaro fugge negli Stati Uniti dopo la sconfitta contro Lula proviene da Linkiesta.it.

Le elezioni israeliane non consegnano ancora una maggioranza a Benjamin Netanyahu, ma i primi risultati dello scrutinio ridimensionano le speranze dell’opposizione. A scrutinio delle urne ultimato, sono 53 i seggi al blocco del premier e 48 a quello anti Netanyahu. Per governare servono 61 seggi nella Knesset, il parlamento israeliano. Il quadro resta provvisorio: devono ancora essere conteggiati, tra gli altri, i voti in doppia busta, compresi quelli dei militari, che potrebbero modificare gli equilibri.
La notte elettorale ha visto entrambi i principali contendenti rivendicare la possibilità di guidare il prossimo governo. Il premier uscente, alla guida del Likud, ha aspettato oltre cinque ore dalla chiusura dei seggi prima di parlare ai sostenitori a Gerusalemme. «Stiamo ancora aspettando i risultati veri», ha detto, rivendicando però che il suo partito è il più grande del Paese. Netanyahu ha sostenuto che la destra dispone di una maggioranza «chiara e decisiva» tra gli elettori ebrei e sionisti, chiedendo la formazione di un governo «di destra, nazionalista e forte».
Il nodo è il possibile ruolo dei partiti arabi. Netanyahu ha definito una vergogna che altri schieramenti siano disposti a collaborare con loro, accusandoli di attaccare i soldati israeliani. Le formazioni arabe hanno ottenuto risultati significativi e potrebbero risultare decisive nella costruzione di una maggioranza, ma diversi leader dell’opposizione hanno escluso accordi con loro. L’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, alla guida di Yashar, ha promesso una «nuova era» e sostenuto che gli israeliani abbiano votato per il cambiamento. Anche l’ex premier Naftali Bennett ha dichiarato che Netanyahu ha perso, annunciando l’avvio delle trattative per formare un governo sionista.
A rivendicare un ruolo nella rimonta del premier è stato Donald Trump. Il presidente americano ha scritto su Truth Social che la sua endorsement avrebbe cambiato l’andamento della corsa, trasformando una possibile sconfitta in una situazione di stallo o persino in una vittoria. Ai giornalisti aveva già detto di ritenere che il suo sostegno avesse aiutato Netanyahu, precisando di non averlo ancora sentito dopo il voto.
Netanyahu ha legato la partita politica alla guerra con l’Iran, definendo quella attuale un’occasione storica da cogliere insieme a Trump per eliminare definitivamente la minaccia iraniana. Ma lo stallo può anche aprire spazi di compromesso. Secondo Thomas Warrick dell’Atlantic Council, la necessità di costruire una coalizione potrebbe rendere possibili interlocuzioni finora politicamente impraticabili e favorire progressi su questioni come la violenza dei coloni in Cisgiordania e la ricostruzione di Gaza.
La formazione del governo richiederà probabilmente settimane. Resta da capire se la trattativa produrrà un’apertura politica o se le esclusioni reciproche impediranno a entrambi i blocchi di raggiungere la maggioranza.
L'articolo Netanyahu rimonta, ma Israele rimane senza una maggioranza proviene da Linkiesta.it.

C’è stato un tempo in cui a Sorrento si arrivava, si guardava il golfo e si ripartiva. I viaggiatori europei erano attratti dalla costa, dalla luce, dai luoghi legati a Torquato Tasso, ma la città restava una tappa, non una meta. Poi tutto è cambiato. Lo racconta la docente di Storia del turismo all’Università Federico II di Napoli Annunziata Berrino in Alle origini del turismo. Il Grand Hôtel Vittoria a Sorrento dei Rispoli Fiorentino, in libreria dal 6 novembre per il Mulino.
Tutto comincia con Aniello Rispoli, tra i primi a capire che Sorrento poteva essere un luogo in cui fermarsi, e non soltanto da visitare. La sua intuizione fu quella di dare al panorama un ruolo nuovo. L’albergo venne pensato per i viaggiatori e costruito in rapporto con il mare: posizione, luce, affacci e giardino facevano parte del progetto fin dall’inizio. Oggi scegliere una camera per la vista sembra scontato; mentre allora era una scelta lungimirante, che secondo Berrino anticipava persino la vicina Napoli, già ben inserita negli itinerari del viaggio europeo.
La stessa cura si estendeva a tutto ciò che accadeva fuori dalla camera. Gli ospiti potevano affidarsi all’albergo per organizzare carrozze, barche ed escursioni, accompagnati da persone conosciute e fidate. Cucina, servizio e cura degli spazi completavano un soggiorno pensato per vivere il territorio con agio e sicurezza. Era, in sostanza, un’ospitalità che andava già oltre il semplice pernottamento.
Attingendo a documenti d’archivio e pubblicazioni dell’epoca, Berrino segue poi il passaggio di quella visione alla famiglia Fiorentino, che ne raccolse l’eredità e ha guidato l’albergo attraverso le generazioni. Oggi, alla sesta, la famiglia continua a gestirlo, e l’Excelsior Vittoria resta uno dei rari grandi alberghi storici italiani rimasti nelle mani della stessa famiglia dal 1834.
Chi ci entra oggi trova un cinque stelle lusso, membro di The Leading Hotels of the World, arroccato sulla scogliera davanti al Golfo di Napoli e al Vesuvio. La tradizione vuole che sotto la proprietà si trovino i resti di una villa dell’imperatore Augusto, e il passato si mostra ovunque: nelle colonne settecentesche, nei soffitti affrescati, negli arredi d’epoca. Le ottanta camere, di cui quarantanove suite, si dividono tra tre edifici, La Vittoria, La Favorita e La Rivale, immersi in un parco di due ettari tra agrumi e ulivi. Un ascensore porta gli ospiti direttamente dal porto all’albergo, comodità che i viaggiatori dell’Ottocento non avrebbero potuto immaginare.

Eppure molti di loro sono passati di qui. Tra gli ospiti illustri ci sono stati Richard Wagner e Oscar Wilde, ma la storia più celebre è quella di Enrico Caruso, che vi soggiornò nel 1921, pochi mesi prima di morire. La sua suite è rimasta com’era, con il pianoforte, la lavagna, le lettere e le fotografie del tenore. Nel 1986 proprio in quella stanza dormì Lucio Dalla, che lì compose Caruso, una delle canzoni italiane più conosciute al mondo. Oggi anche il cantautore ha una suite a lui intitolata, e la Terrazza Vittoria, con il tramonto davanti al Vesuvio, è diventata il luogo simbolo di quella canzone.
L’attenzione all’accoglienza descritta nel libro si ritrova anche nel presente. La cucina è affidata all’Executive Chef Antonino Montefusco, che guida il ristorante stellato Terrazza Bosquet, l’Orangerie nell’aranceto accanto alla piscina e la Terrazza Vittoria, con ingredienti della Penisola Sorrentina e dell’orto dell’albergo. Nella serra ottocentesca è nata la spa La Serra, mentre lo champagne bar La Pergola si apre sulla piazza e sul mare sotto un glicine secolare.
E il legame con la storia del turismo non è soltanto un racconto: l’hotel ospita infatti una sala del Museo del Turismo e sostiene il FAI come Corporate Golden Donor. Il libro di Berrino restituisce la sua profondità, mostrando come l’attenzione al panorama, al servizio e al territorio fosse già scritta nel progetto originario, quando Sorrento stava ancora imparando a diventare una destinazione turistica.
L'articolo L’albergo che insegnò a Sorrento a guardare il mare proviene da Linkiesta.it.

L'articolo Come ripulire lo spazio proviene da Linkiesta.it.

Israele vota oggi in una delle elezioni più importanti della sua storia. È il primo voto nazionale dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 e arriva dopo due anni di guerre, crisi interne e crescente isolamento internazionale. La sfida è tra il premier Benjamin Netanyahu e un blocco di opposizione guidato dall’ex generale Gadi Eisenkot. Ma il risultato potrebbe non consegnare una maggioranza a nessuno dei due schieramenti. Secondo i sondaggi citati dal Financial Times, le forze di Eisenkot sono attese intorno a cinquantaquattro seggi, quelle di Netanyahu a cinquanta, su un totale di centoventi. Per governare ne servono sessantuno.
La posta in gioco va oltre la permanenza al potere di Netanyahu, che ha guidato il Paese per complessivi diciannove anni. «Non si tratta di un singolo insediamento, di una politica economica o di una questione specifica», ha detto al Financial Times l’analista Shmuel Rosner. «È in gioco l’identità stessa di questo luogo». La coalizione di Netanyahu, la più a destra nella storia israeliana, comprende forze che propongono di espellere i palestinesi da Gaza, annettere la Cisgiordania occupata e rilanciare la controversa riforma della giustizia che nel 2023 aveva portato centinaia di migliaia di persone in piazza.
L’opposizione promette invece di cancellare le parti della riforma già approvate, istituire una commissione d’inchiesta indipendente sulle responsabilità per il fallimento della sicurezza il 7 ottobre e porre fine all’esenzione dal servizio militare per gli ebrei ultraortodossi. Netanyahu e i suoi alleati hanno finora resistito alla richiesta di un’inchiesta statale e rinviato più volte la legge sulla leva degli ultraortodossi, un tema sempre più divisivo in una società in cui molti riservisti sono chiamati a prestare servizio per lunghi periodi.
In un reportage del New York Times, Roger Cohen racconta questa frattura attraverso due figure agli antipodi. Da una parte Simcha Rothman, esponente della destra religiosa e uno dei principali promotori della riforma giudiziaria. Vive in un insediamento in Cisgiordania e rivendica il controllo israeliano sulla terra: «No a uno Stato palestinese, mai». Dall’altra c’è Yoav Segalovitz, ex alto ufficiale di polizia, che ha scelto di candidarsi nella lista del partito arabo Raam. Il suo obiettivo è costruire un’alleanza tra cittadini ebrei e arabi e difendere l’idea di Israele come Stato democratico e pluralista.
Il contrasto non riguarda soltanto il futuro dei territori occupati. Segalovitz teme che la visione della destra finisca per creare uno Stato che governa un altro popolo senza riconoscergli pari diritti. «Israele è molto più forte di qualsiasi leader», sostiene, in opposizione a un sistema politico sempre più identificato con Netanyahu. Cohen osserva che la campagna elettorale si concentra soprattutto sulla permanenza o sulla rimozione del premier, mentre la condotta della guerra a Gaza, che secondo le autorità sanitarie locali ha causato oltre 74mila morti palestinesi, è rimasta ai margini del dibattito.
Netanyahu ha puntato sulla sicurezza. Negli ultimi giorni di campagna ha rilanciato la minaccia iraniana e promesso di riprendere la guerra contro Teheran. I suoi avversari lo accusano invece di usare i pericoli esterni per evitare di rispondere del disastro del 7 ottobre. «La sicurezza di Israele non è una merce di scambio politico», ha scritto Eisenkot, ricordando che il governo era in carica quando Hamas ha att
L'articolo Le elezioni che possono cambiare il volto di Israele proviene da Linkiesta.it.

Il centrosinistra deve allargarsi, evitare una sfida a due alle primarie e soprattutto non perdere di vista l’obiettivo di battere Giorgia Meloni. Goffredo Bettini, tra i fondatori del Partito democratico, torna a difendere l’alleanza con il Movimento 5 Stelle in un’intervista a Repubblica. Ma quando si arriva all’Ucraina, il suo invito al pragmatismo si trasforma in una ricostruzione della guerra che lascia fuori un pezzo fondamentale della storia: l’aggressione russa e il prezzo pagato da chi l’ha subita.
Sulle primarie, Bettini invita a non trasformare la scelta del candidato in una resa dei conti tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. «Francamente penso sia importante evitare il confronto a due», dice, perché ridurrebbe lo spazio per un’area di «democratici, liberali, socialisti e civici che non votano i partiti esistenti». Anche Matteo Renzi, secondo lui, deve stare nella coalizione: «Perché abbiamo bisogno di tutti e nessuno può assumersi la responsabilità di dire no, di fronte a una prova così decisiva come la costruzione dell’alternativa alla destra». La priorità, insiste, è non «rafforzare la propria mattonella» a scapito del progetto comune.
Poi arriva l’Ucraina, il tema che secondo Bettini rischia di far saltare l’alleanza. «Abbiamo fatto benissimo ad aiutare Kyjiv dopo l’aggressione criminale di Putin», premette. Ma subito dopo accusa le «classi dirigenti di Bruxelles» di aver parlato di «vittoria finale sulla Russia, persino mettendo in conto un conflitto atomico». È un’accusa pesante, formulata senza citare dichiarazioni o responsabilità precise. E soprattutto rovescia il punto di partenza: sostenere militarmente un Paese invaso non equivale a perseguire una guerra senza fine, né significa necessariamente puntare alla sconfitta totale della Russia.
Bettini riassume così la sua posizione: «Io dico sosteniamo la difesa dell’Ucraina, però no alle armi per una guerra infinita». Ma è quando passa alle condizioni di pace che la sua ricostruzione diventa più problematica. «Il problema è che i cinque stelle dicono, come Vannacci e Salvini, stop alle armi», osserva. Poi aggiunge che, finché l’Europa mantiene l’attuale linea, «mandare armi significa alimentare una guerra che cresce su se stessa». L’obiettivo finale, per lui, dovrebbe essere «una Ucraina neutrale, che la Russia non senta come una minaccia esistenziale. Dunque fuori dalla Nato e dentro l’Ue».
Il problema è che la presunta neutralità richiesta a Kyjiv coincide con una delle principali rivendicazioni strategiche di Mosca. E mentre Bettini parla di guerra che si alimenta da sola, la guerra continua a produrre vittime civili. Secondo la missione Onu per i diritti umani in Ucraina, solo a settembre di quest’anno gli attacchi hanno ucciso almeno 328 civili e ne hanno feriti 2.105, con un bilancio complessivo dell’ottantacinque per cento più alto rispetto allo stesso mese del 2025. Le Nazioni Unite segnalano anche l’intensificarsi degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche.
È legittimo discutere di negoziati, garanzie di sicurezza e perfino di un futuro assetto europeo. Ma una pace duratura non può essere costruita trattando l’aggressione come un dettaglio e la sicurezza dell’aggredito come una concessione da strappare. La stessa Unione europea ha ribadito che il percorso verso la pace non può essere deciso senza l’Ucraina e che i confini non devono essere modificati con la forza.
L'articolo Il campo largo che vuole Bettini rischia di passare sopra la sovranità ucraina proviene da Linkiesta.it.

Microsoft offre incentivi all’uscita volontaria a un massimo di sessantamila dipendenti, circa il ventisette per cento della sua forza lavoro globale. Il gruppo sta pensando dunque di assottigliare il numero di dipendenti, ma intanto investe centinaia di miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture necessarie a sostenerla. L’Associated Press scrive che il programma di tagli riguarda i dipendenti residenti in Stati Uniti, Canada, Regno Unito e India, fino al livello di vicepresidente.
Tra le divisioni coinvolte ci sono Xbox, Windows e Copilot, l’assistente di intelligenza artificiale integrato nei prodotti Microsoft. Restano esclusi, tra gli altri, i dipendenti che lavorano nelle vendite, nel marketing, nella cybersicurezza, nel quantum computing, nei data center e in alcuni gruppi di ingegneria. «Questa offerta dà ai dipendenti idonei che stanno valutando un futuro fuori dall’azienda una nuova possibilità di fare ora questo passaggio con il nostro sostegno», ha scritto Amy Coleman, responsabile delle risorse umane, in una comunicazione interna riportata dal Financial Times.
Il gruppo di Redmond, nello Stato di Washington, aveva circa 223mila dipendenti a fine giugno. La nuova iniziativa segue il programma di pensionamento volontario avviato a luglio per i lavoratori più anziani e con maggiore anzianità di servizio: oltre il trenta per cento degli 8.750 dipendenti interessati aveva accettato l’offerta. Questa volta, però, la partecipazione potrebbe essere inferiore, perché il programma non prevede incentivi aggiuntivi rispetto alle normali indennità di uscita.
Come detto, la scelta si inserisce in una fase di forte aumento degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Microsoft sviluppa modelli propri e costruisce o prende in affitto nuovi data center per rispondere alla domanda crescente di capacità di calcolo. A luglio ha confermato una previsione di spesa in conto capitale di centosettantacinque miliardi di dollari per l’anno fiscale e ha comunicato di aver firmato contratti di locazione per centotrenta miliardi di dollari di data center nel solo quarto trimestre fiscale.
Questi investimenti stanno però mettendo sotto pressione i conti. Secondo il Financial Times, il flusso di cassa libero è diminuito del ventitré per cento su base annua nell’ultimo trimestre, a 19,6 miliardi di dollari. L’azienda deve quindi trovare un equilibrio tra l’espansione delle infrastrutture e la gestione delle risorse.
Microsoft precisa che il programma di uscite non nasce specificamente per compensare i costi degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Riflette invece, secondo una fonte citata dal quotidiano britannico, la rapidità con cui sta cambiando il lavoro e la volontà dei vertici di favorire nuove forme di organizzazione. L’azienda continua infatti ad assumere in aree strategiche e a fare controfferte per trattenere i talenti contesi dai concorrenti. La riduzione volontaria del personale e la corsa all’intelligenza artificiale procedono dunque insieme, mentre Microsoft cerca di adattare la propria struttura a un settore sempre più costoso e competitivo.
L'articolo Microsoft vuole risparmiare sulla forza lavoro per investire sull’intelligenza artificiale proviene da Linkiesta.it.