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Antonelli sbaglia marcia e va a sbattere contro una recinzione: Russell non resiste e scoppia a ridere – Video

Piccolo incidente e tante risate durante le riprese di un video promozionale per Mercedes. Kimi Antonelli, al volante di una vettura stradale della casa tedesca, ha urtato una recinzione mentre procedeva in retromarcia. Una scena divertente, condivisa sui social ufficiali del team, che ha subito attirato l’attenzione dei tifosi. Ad assistere alla scena c’era anche George Russell, compagno di squadra del giovane pilota italiano, seduto su un’altra automobile. Di fronte all’imprevisto, il britannico non è riuscito a trattenere le risate.

L’impatto è stato lieve e non ha provocato ovviamente alcuna conseguenza fisica per Antonelli, che ha vinto ad Austin, avvicinandosi al sogno Mondiale. Nessun problema, dunque, per il pilota Mercedes, protagonista di un simpatico fuori programma lontano dalle sfide in pista.

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Formula 1, Antonelli campione del mondo in Messico se: tutte le combinazioni

Un altro piccolo passo. Piccolissimo, minuscolo. Poi un pilota italiano tornerà a vincere un mondiale di Formula 1 a distanza di 73 anni dall’ultima volta, quando trionfò Alberto Ascari nel 1953. Per Andrea Kimi Antonelli non è più una questione di “se“, ma di “quando“. Con cinque gare alla fine (tenendo sempre i gran premi di Qatar e Abu Dhabi, ancora in forse) e 125 punti a disposizione, Antonelli ha 123 punti di vantaggio sul compagno di scuderia George Russell e 124 sul ferrarista Lewis Hamilton. Con la vittoria di Austin ha messo un altro grande tassello per il successo finale, ma non è bastato per l’aritmetica, considerando il quarto posto di Hamilton e l’ottavo di Russell, che tengono – seppur servirebbe un autentico miracolo – ancora aritmeticamente in corsa i due per il titolo Mondiale.

Ma cosa serve quindi ad Andrea Kimi Antonelli per laurearsi campione del mondo in Messico? Due punti. Ad Antonelli basterà arrivare nono in Messico, sempre considerando che Russell vinca la gara. Se invece dovesse vincerla Hamilton, ad Antonelli basterebbe un decimo posto, quindi un solo punto. Se Russell ed Hamilton non dovessero vincere, Andrea Kimi Antonelli sarebbe aritmeticamente campione del mondo a prescindere dal proprio risultato. Insomma, se ad Austin le probabilità erano decisamente più basse, in Messico la percentuale di vedere Andrea Kimi Antonelli campione del mondo è decisamente molto alta. La Mercedes si prepara e lo fa anche l’Italia: da 73 anni un pilota azzurro non si laurea campione in Formula 1.

Formula 1, ad Antonelli basta un piccolo passo per diventare campione: la classifica aggiornata

1 Kimi Antonelli (Italia, Mercedes) 365
2 George Russell (Regno Unito, Mercedes) 242
3 Lewis Hamilton (Regno Unito, Ferrari) 241
4 Max Verstappen (Paesi Bassi, Red Bull) 236
5 Charles Leclerc (Monaco, Ferrari) 233
6 Lando Norris (Regno Unito, McLaren) 211
7 Oscar Piastri (Australia, McLaren) 144
8 Isack Hadjar (Francia, Red Bull) 105
9 Liam Lawson (Nuova Zelanda, Racing Bulls) 77
10 Pierre Gasly (Francia, Alpine) 42
11 Arvid Lindblad (Regno Unito, Racing Bulls) 38
12 Franco Colapinto (Argentina, Alpine) 27
13 Oliver Bearman (Regno Unito, Haas) 23
14 Nico Hulkenberg (Germania, Audi) 13
15 Gabriel Bortoleto (Brasile, Audi) 10
16 Carlos Sainz Jr. (Spagna, Williams) 7
17 Esteban Ocon (Francia, Haas) 7
18 Fernando Alonso (Spagna, Aston Martin) 7
19 Alexander Albon (Thailandia, Williams) 5
20 Yuki Tsunoda (Giappone, Racing Bulls) 1
21 Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0
22 Valtteri Bottas (Finlandia, Cadillac) 0
23 Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0
24 Lance Stroll (Canada, Aston Martin) 0

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Formula 1, Antonelli vince ad Austin ma non basta: per la festa Mondiale serve un altro piccolo passo | Ordine d’arrivo e nuova classifica

Preciso, pulito, senza sbavature e senza tremare, nonostante fosse forse la gara più importante della sua carriera fin qui. Andrea Kimi Antonelli vince anche il Gp degli Usa, ad Austin, davanti alla Ferrari di Charles Leclerc e fa un altro enorme passo verso uno storico titolo mondiale, che riporterà al successo un italiano dopo 73 anni.

Il pilota Mercedes non è infatti aritmeticamente campione del mondo perché il compagno di squadra George Russell, con i quattro punti conquistati grazie all’ottavo posto, è a 123 punti di distacco da Antonelli con 125 ancora disponibili, sempre considerando Qatar e Abu Dhabi. Ancora virtualmente in corsa – anche se per un solo punto – anche Lewis Hamilton, che con il quarto posto sale a 241 punti, a 124 dal leader del Mondiale. Ad Antonelli serviranno solo 2 punti nel prossimo Gp del Messico per diventare campione. Sempre considerando che George Russell o Lewis Hamilton vincano.

Formula 1 Usa, Antonelli domina ad Austin: l’ordine d’arrivo

1 Kimi Antonelli (Mercedes) Leader
2 Charles Leclerc (Ferrari) +13.078
3 Max Verstappen (Red Bull Racing) +17.485
4 Lewis Hamilton (Ferrari) +18.515
5 Lando Norris (McLaren) +30.521
6 Isack Hadjar (Red Bull Racing) +34.373
7 Oscar Piastri (McLaren) +52.674
8 George Russell (Mercedes) +54.303
9 Liam Lawson (Racing Bulls) +79.653
10 Pierre Gasly (Alpine) +87.714
11 Nico Hulkenberg (Audi) +95.855
12 Arvid Lindblad (Racing Bulls) 1 L
13 Gabriel Bortoleto (Audi) 1 L
14 Esteban Ocon (Haas) 1 L
15 Lance Stroll (Aston Martin) 1 L
16 Fernando Alonso (Aston Martin) 1 L
17 Alexander Albon (Williams) 1 L
18 Carlos Sainz (Williams) 1 L
19 Sergio Perez (Cadillac) 1 L

Formula 1, ad Antonelli basta un piccolo passo per diventare campione: la classifica aggiornata

1 Kimi Antonelli (Italia, Mercedes) 365
2 George Russell (Regno Unito, Mercedes) 242
3 Lewis Hamilton (Regno Unito, Ferrari) 241
4 Max Verstappen (Paesi Bassi, Red Bull) 236
5 Charles Leclerc (Monaco, Ferrari) 233
6 Lando Norris (Regno Unito, McLaren) 211
7 Oscar Piastri (Australia, McLaren) 144
8 Isack Hadjar (Francia, Red Bull) 105
9 Liam Lawson (Nuova Zelanda, Racing Bulls) 77
10 Pierre Gasly (Francia, Alpine) 42
11 Arvid Lindblad (Regno Unito, Racing Bulls) 38
12 Franco Colapinto (Argentina, Alpine) 27
13 Oliver Bearman (Regno Unito, Haas) 23
14 Nico Hulkenberg (Germania, Audi) 13
15 Gabriel Bortoleto (Brasile, Audi) 10
16 Carlos Sainz Jr. (Spagna, Williams) 7
17 Esteban Ocon (Francia, Haas) 7
18 Fernando Alonso (Spagna, Aston Martin) 7
19 Alexander Albon (Thailandia, Williams) 5
20 Yuki Tsunoda (Giappone, Racing Bulls) 1
21 Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0
22 Valtteri Bottas (Finlandia, Cadillac) 0
23 Sergio Perez (Messico, Cadillac) 0
24 Lance Stroll (Canada, Aston Martin) 0

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Musk definisce «pezzi di merda» quelli che sostengono la prosecuzione del conflitto in Ucraina

L’oligarca statunitense Elon Musk si è scagliato contro coloro che sostengono la prosecuzione del conflitto in Ucraina, definendoli la "feccia" della società.

«Sì, questo idiota è così fottutamente ottuso da non rendersi conto che le nostre politiche sono a favore del popolo ucraino. Pezzi di merda come lui vogliono che la guerra continui finché non sarà morto anche l'ultimo uomo in Ucraina, in un fosso», ha scritto su X, in risposta a un post del commentatore di Fox Josh Kraushaar, il quale sosteneva che «nessuna somma di denaro da parte di Musk può cambiare la realtà fondamentale dell'opinione pubblica statunitense».

«Sono la feccia assoluta della Terra», ha aggiunto l'imprenditore. Il commento dell’oligarca giungeva in risposta a un post dell'analista politico John Hawkins, che lo aveva difeso osservando come «l'intera idea che lui sia una sorta di mostro - semplicemente perché non vuole che decine di migliaia di persone muoiano senza motivo - sia una follia alimentata da soggetti in malafede».


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I “bambini farfalla” e le sanzioni USA: la sfida giudiziaria di Teheran

L’Iran ha ottenuto un risultato senza precedenti in una causa contro gli Stati Uniti legata alle conseguenze delle sanzioni occidentali sulla salute dei cittadini. Il tribunale per le relazioni internazionali di Teheran ha condannato il governo statunitense e alcuni suoi funzionari a versare 6,785 miliardi di dollari di risarcimento materiale, morale e punitivo alle famiglie dei pazienti affetti da epidermolisi bollosa, una rara e grave malattia genetica nota come “pelle di farfalla”.

Secondo Hamid Hashemi Golpayegani, direttore dell’organizzazione Casa EB che assiste i malati, si tratta del primo risultato finanziario ottenuto dalla Repubblica Islamica in una procedura di questo tipo contro Washington nei suoi 48 anni di storia. Al centro della vicenda ci sono le sanzioni reintrodotte dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dall’accordo sul nucleare iraniano nel 2018. Le restrizioni e l’interruzione dei rapporti commerciali da parte di diverse aziende straniere avrebbero compromesso l’approvvigionamento di medicinali, materiali sanitari e dispositivi indispensabili. Tra i prodotti diventati difficili da reperire figurao le medicazioni specializzate utilizzate per trattare le lesioni dei pazienti, realizzate dall’azienda svedese Mölnlycke, indicata dalla fonte come unico produttore mondiale di quel tipo di materiale. Nonostante le dichiarate esenzioni umanitarie per farmaci e forniture mediche, gli ostacoli finanziari e commerciali avrebbero avuto conseguenze drammatiche sui malati iraniani.

La sentenza riguarda 771 ricorrenti, ai quali le autorità iraniane hanno riconosciuto la priorità nell’assegnazione dei fondi. Teheran ha disposto che una parte delle risorse ricavate dalla vendita di un carico di petrolio statunitense confiscato nel 2023 venga destinata ai risarcimenti. Secondo quanto riferito da Fars, è già stato ordinato il trasferimento delle somme ai beneficiari. La vicenda riporta al centro una questione spesso marginalizzata nel dibattito sulle sanzioni internazionali: il loro impatto concreto sulla popolazione civile, anche quando i beni umanitari risultano formalmente esclusi dalle restrizioni. Per i pazienti affetti da malattie rare, l’impossibilità di accedere a medicazioni e trattamenti adeguati può aggravare condizioni già estremamente difficili. Il caso iraniano assume quindi anche un significato politico e giuridico: Teheran evidenzia come la sentenza sia un riconoscimento dei danni provocati dalle misure statunitensi e un precedente nella sua lunga controversia con Washington.

Il procedimento iraniano riporta sotto i riflettori il costo umano delle politiche illegali e coercitive imposte dagli Stati Uniti ai paesi che non si allineano ai diktat di Washington.


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Leonardo Maria Del Vecchio vuole comprare Il Fatto. Gli azionisti fondatori: “Non siamo interessati a cedere le nostre quote”

Leonardo Maria Del Vecchio tenta di comprare Il Fatto ma gli azionisti fondatori declinano l’offerta. Il cda di Lmdv Media, la società di investimento dedicata all’editoria che fa capo al family office Lmdv Capital, ha deliberato di autorizzare un’attività di due diligence su informazioni relative alla società editrice Seif per promuovere un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria finalizzata al delisting. In caso di esito positivo della due diligence, l’offerta sarebbe promossa al prezzo di 0,286 euro per azione per un controvalore di 7.152.860 euro. Il corrispettivo incorporerebbe un premio pari a circa il 30% rispetto al prezzo ufficiale delle azioni Seif al 23 ottobre. L’offerta, che arriva a distanza di alcuni mesi dall’acquisizione della partecipazione di maggioranza pari all’80% di En, Editoriale Nazionale che controlla i quotidiani Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e la testata nazionale Qn, sarebbe subordinata al raggiungimento di una partecipazione complessiva almeno pari o superiore all’82,9% del capitale votante nell’assemblea ordinaria.

Il comunicato di Seif

La Società ha ricevuto in data odierna una comunicazione da parte dei soci fondatori Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Francesco Aliberti, Peter Gomez, Marco Travaglio, Marco Lillo e Luca d’Aprile, rappresentativi di una quota pari alla maggioranza del capitale sociale della Società, con la quale gli stessi hanno manifestato la propria intenzione di non essere interessati a cedere la propria quota e dunque di non voler aderire a una eventuale offerta pubblica di acquisto che fosse promossa da LMDV Media all’esito della due diligence annunciata nel richiamato comunicato del 25 ottobre 2026. Si rammenta che, come indicato nel comunicato LMDV Media del 25 ottobre 2026, la promozione dell’eventuale offerta sarebbe subordinata, tra l’altro, al raggiungimento di una partecipazione complessiva nell’Emittente almeno pari o superiore all’82,9% del capitale votante nell’assemblea ordinaria, in modo da rendere inoperante il limite statutario che non consente di possedere azioni SEIF in misura superiore al 17% del capitale sociale.
Il Consiglio di Amministrazione di SEIF si riunirà nei prossimi giorni per esaminare il contenuto del comunicato LMDV Media e della comunicazione ricevuta dai soci fondatori.

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Serbia, Vucic riconosce la sconfitta: “Abbiamo perso le elezioni”. Agli Studenti il 52% dei voti. A Belgrado e in altre città è festa per strada

Svolta per le elezioni politiche in Serbia: Aleksandar Vucic ha riconosciuto la sconfitta, dichiarando in diretta tv che il suo partito Serbia Unita “ha perso le elezioni” e riconoscendo la vittoria della Lista degli Studenti. Vucic, che ha governato con poteri pressoché assoluti per 14 anni, ha detto che ora “continuerà la lotta dall’opposizione” e che dimostrerà che gli studenti hanno fatto una campagna “scorretta e piena di menzogne” e che non farà nessuno sconto dall’opposizione. Belgrado e altre città della Serbia sono scese in piazza per festeggiare con fuochi d’artificio e a colpi di clacson. “Gli studenti hanno vinto!”, intonano migliaia di persone per le strade della capitale dopo due anni di proteste antigovernative e contro la corruzione dilagante, che hanno portato Vucic a indire elezioni anticipate. Alcune delle persone dicono che “sembra di vivere in un sogno” e di “non riuscire a credere che sia successo davvero”. Altri alla felicità aggiungono il “timore che sarà come dopo il 5 ottobre”, evocando la resistenza a cedere il potere quando l’allora presidente Slobodan Milosevic perse nel 2000.

Secondo le prime proiezioni diffuse dall’emittente pubblica Rts, la Studentsksa Lista ha ottenuto il 52% dei voti, percentuale che dovrebbe fruttare 138 seggi sui 250 di cui è composto il Parlamento, oltre la soglia della maggioranza, contro il 39,3% di Serbia Unita, che avrebbe così 104 seggi. Nessun’altra coalizione minore ha passato la soglia di sbarramento del 3%, a esclusione di partitini delle minoranze etniche che ne sono esenti.

Diversi importanti partiti di opposizione hanno scelto di non candidarsi esortando i propri sostenitori a dare il loro appoggio agli studenti. Il voto anticipato è arrivato al culmine di quasi due anni di proteste studentesche scatenate dal crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024 che causò la morte di 16 persone. Una tragedia attribuita alla corruzione diffusa in Serbia e che portò alle più grandi proteste nazionali dalla caduta di Milosevic.

La maggior parte dei 250 candidati della lista studentesca provengono dall’università e dal mondo delle arti, con scarsa esperienza politica. Il movimento ha un ampio programma, incentrato sull’impegno a combattere la corruzione. In campagna elettorale Vucic si è invece proposto come uno statista indispensabile, in bilico tra l’Unione Europea e la Russia. Sotto crescente pressione, ha indetto le elezioni anticipate citando “forti turbolenze sulla scena politica interna“.

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