
Una multa pari a quasi sei stipendi mensili per chi scende in piazza: è la linea scelta dal governo albanese per rispondere a mesi di proteste sempre più accese contro l’esecutivo di Edi Rama. Le nuove norme prevedono sanzioni fino a 5.500 euro anche per chi non ha commesso direttamente atti violenti, ma rimane in una manifestazione in cui si verificano scontri o saccheggi.
Il provvedimento, approvato mercoledì dal governo, modifica la legge che regola le assemblee pubbliche. La sanzione massima, pari a cinquecentomila lek, si applica anche a chi cerca di nascondere la propria identità. Le autorità locali potranno inoltre vietare temporaneamente gli assembramenti nelle aree considerate a rischio, comprese quelle vicine a scuole, strutture sanitarie ed edifici pubblici. Sono previste anche sanzioni per chi incita alla violenza online e misure di risarcimento per le attività commerciali danneggiate durante i disordini. Le disposizioni entrano in vigore immediatamente, ma dovranno essere approvate dal Parlamento entro quarantacinque giorni per restare valide.
La nuova misura, scrive il Guardian, arriva dopo mesi di mobilitazioni inizialmente pacifiche. Le prime proteste, cominciate a maggio, contestavano il progetto di un hotel di lusso all’interno di una riserva naturale, sostenuto da Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. A metà ottobre la mobilitazione si è allargata, con un ruolo centrale degli studenti, e ha coinvolto temi più ampi: la corruzione, le carenze del sistema sanitario e la mancanza di prospettive per i giovani in un Paese di 2,3 milioni di abitanti. Nelle ultime settimane, a Tirana, alcune manifestazioni sono degenerate in scontri con le forze dell’ordine.
Rama, al potere dal 2013, ha accusato attori stranieri di alimentare le proteste e ha indicato Russia e Iran come responsabili di campagne di disinformazione online. Il premier ha anche chiesto un dialogo con i manifestanti, mentre il governo cerca di contenere una contestazione che ormai riguarda la sua stessa permanenza al potere. Due settimane fa, durante gli scontri, oltre mille persone erano state fermate e circa quattrocento incriminate, secondo i dati riportati dalla stampa albanese.
Il premier ha spiegato di essersi ispirato anche a un’iniziativa francese, approvata mercoledì dal Senato, che prevede di chiamare i manifestanti a rispondere economicamente dei danni provocati durante i cortei. La scelta albanese, tuttavia, va oltre il risarcimento per i danni materiali: la multa può colpire anche chi si trova in una folla in cui vengono commessi atti violenti, senza averli compiuti direttamente. È questo il punto più controverso della riforma, che lega la responsabilità non soltanto alle azioni individuali, ma anche alla permanenza in un assembramento degenerato.
L'articolo In Albania la protesta può costare 5.500 euro, anche per chi non commette violenze proviene da Linkiesta.it.


