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La historia tras 'Mente de bolboreta', la canción que explica cómo vivir con ELA

La esclerosis lateral amiotrófica (ELA) es una enfermedad neurodegenerativa que provoca la muerte de las motoneuronas. Poco a poco, las células del sistema nervioso dejan de funcionar, por lo que el cerebro no puede enviar órdenes a los músculos y se produce una parálisis. Esta afección es irreversible, por lo que, cuando a Andrés Hermosilla le diagnosticaron, decidió explicar al mundo cómo era su día a día.

Así, su idea fue componer una canción que pudiera llegar a todo el mundo. Sin embargo, no podía lograrlo solo. Así, Samuel, su vecino, le pidió ayuda a Daniel González, un cantautor de Vigo. Juntos, crearon Mente de bolboreta (que se traduciría al castellano como Mente de mariposa), en al que narraron cómo es vivir con ELA.

Lanzar la canción no fue sencillo. Los tres hombres comenzaron a trabajar a través de videollamada. "Cuando Andrés escuchó la canción, se emocionó mucho. No pensaba que pudiera sacar el proyecto adelante, pero llegó un momento en el que Andrés me conmovió tanto y me caló tan hondo que no pude no hacerlo", explicó el intérprete a Informativos Telecinco.

El tema saldrá en plataformas el próximo 20 de noviembre, aunque, como así explicó el cantante, hubiera preferido esperar un tiempo. "Está un poco verde, pero Andrés tiene muchas ganas de verla ya publicada", confesó. De hecho, el tema se creó en menos de dos semanas.

Como así confesó, él mismo no conocía la enfermedad hasta que conoció a Andrés. De hecho, el tema nace de un poema suyo, por lo que a pesar de que el músico creó la melodía, las palabras son de su compañero. "Le he hecho coautor para que él pueda hablar del tema y sea suyo. Al fin y al cabo, yo no haría la canción si no fuese por Andrés", recalcó.

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“Politici, media e social ci dividono, io canto ciò che ci unisce. Da ex soldato dico che se non capisci l’altro, finisci allo scontro. Il caso Ed Sheeran? Se non si sente di esporsi, va rispettato”: parla James Blunt

“Airplane Mode”, in uscita il 6 novembre, è il disco con cui James Blunt dice di essersi ritrovato dopo essersi perso. Scritto tra Ibiza e la Svizzera e registrato ai Pig Music Studios di Banbury con la sua band di sempre, nasce come un dialogo con se stesso più che con il pubblico o le radio. Blunt ripercorre il successo di “Back to Bedlam”, il contraccolpo della fama e gli anni passati a scrivere “per piacere agli altri”.

Racconta poi i brani più personali, da “Circles” a “Weight Of It All”, il “tocco umano” contro la musica generata al computer e il legame con l’Italia, le lezioni di canto lirico alla collaborazione con Laura Pausini. Da ex soldato riflette sulla guerra, che definisce una scelta dei politici pagata dai giovani. Poi l’annuncio di un tour europeo che toccherà Milano 27 febbraio 2027 all’Unipol Forum e Firenze il 28 febbraio al Nelson Mandela.

Abbiamo incontrato il cantautore, che si trova in questi giorni a Ibiza: “Passo metà dell’anno a Ibiza e metà in Svizzera, a Verbier: in montagna d’inverno, al sole d’estate”.

“Parte di questo album nasce dal fatto che ho smesso di tornare in studio a Londra, trattando la musica come un lavoro. – ha dichiarato – Ho detto alla mia etichetta: sarò a Ibiza o in Svizzera, e chi vuole lavorare con me verrà lì. Abbiamo allestito uno studio nella mia camera da letto e uno studio qui. Mi è sembrato di scrivere canzoni come da ragazzo, ma parlando del mondo reale, della mia vita e delle mie esperienze, invece di scrivere su commissione. Per questo l’album è forse diverso dai precedenti”.

Qual è la differenza con la prima fase della tua carriera?
Il mio primo album l’ho fatto da giovane con un sogno, e quel sogno si è realizzato in tutto il mondo, con un enorme successo commerciale.

E dopo il successo cos’è accaduto?
Sono arrivate le difficoltà: l’essere una figura pubblica, i media, il contraccolpo. Sono scappato a Ibiza e ho scritto un album molto solitario, pieno di anime perdute (All the Lost Souls, ndr): si capisce dal titolo che non è un disco felice, è quello di qualcuno che lotta.

Qual è stata la conseguenza di tutto questo?
Mi sono ritrovato dentro il music business: un album ogni due anni, canzoni scritte per finire in radio, pensando al pubblico, all’etichetta, ai desideri delle radio. Ma se uno vuole il nero e un altro il bianco, il risultato è solo grigio. Alcune mie canzoni sono buone, ma non so se il mio cuore fosse in ogni brano o in ogni disco.

Stato d’animo attuale?
Oggi sono più grande, in un posto diverso e non devo più dimostrare niente alla casa discografica. Il mio greatest hits è uscito un paio di anni fa, e il greatest hits lo pubblichi quando muori. Se sono morto per il music business, non devo più preoccuparmi del lato commerciale e posso pensare solo alla musica.

E qui arriva “Airplane Mode”. Che approccio hai avuto?
Ho detto alla mia famiglia: non abbiate paura, non preoccupatevi, farò un album un po’ più introverso e scuro. Non una conversazione con il pubblico, ma con me stesso, la persona con cui parliamo di più al mondo, la voce che sentiamo nella testa.

Qual è il rovescio della medaglia?
Scrivere canzoni oneste con se stessi è la cosa più spaventosa, perché la gente le ascolterà e conoscerà i tuoi pensieri più oscuri, le tue debolezze. Ed è questo che ho catturato qui, per questo l’album mi è particolarmente caro.

Cos’hai scoperto di te stesso?
Oggi ho responsabilità diverse. Da giovani si pensa di essere il centro del mondo e che tutto giri intorno a noi. Poi, qualunque lavoro si faccia, si hanno responsabilità verso la famiglia e verso chi lavora con noi, stress e paure. Costruiamo un castello di carte intorno, con il rischio che crolli in qualsiasi momento.

A proposito di crolli, il mondo ha a che fare con una fase durissimi di conflitto e guerre. Sei un ex soldato che idea ti sei fatto?
Sono un musicista, non un modello da seguire: la mia opinione non conta granché. Ma la mia esperienza di guerra mi dice che sono i politici a volerla, per espandere il proprio potere, per avidità o per lasciare un’eredità. E lo fanno a spese delle persone che dovrebbero stare loro più a cuore. Mandano giovani uomini e donne a fare queste cose, e quei giovani perdono la vita. È tremendamente triste.

Qual è il problema di fondo?
Abbiamo politici che sottolineano di continuo le differenze, media che fanno lo stesso e social network basati su algoritmi che premiano commenti e litigi più della compassione e del dialogo. Tutte e tre le cose ci dividono e ci impediscono di vedere la prospettiva dell’altro. Se non capisci il punto di vista di qualcun altro, non puoi coesistere e finisci in guerra.

Esiste una prospettiva migliore?
Viviamo un momento molto triste, in cui sottolineiamo le differenze invece delle somiglianze. Suono in tutto il mondo e canto emozioni umane e in Italia, Germania, Cina, America la gente ama le canzoni perché si riconosce nelle stesse emozioni. Non importa il colore della pelle, la razza, la religione, il sesso o l’orientamento sessuale. Sono fortunato a lavorare in un settore che unisce le persone, mentre i politici no. Siamo arrivati al punto in cui bisognerebbe cominciare a votare in modo diverso.

Che idea ti sei fatto del “caso Ed Sheeran” e l’esclusione di Macklemore dal tour per il sostegno della Palestina?
Non credo che i musicisti siano per forza dei modelli. Non potete farmi domande come se fossi un politico: posso dare la mia opinione, ma sono solo un musicista e la mia competenza è limitata. Se un artista sente di non avere gli strumenti per esprimere un’opinione forte su qualcosa, va rispettato. E quando hai la pressione di un tour intorno, per chi sta fuori è difficile capire cosa sta vivendo quella persona.

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Un año con Alcalá Norte: un grupo disfuncional ante el reto de su segundo disco

Hoy no parece un buen día para quedar con Alcalá Norte. Carlos Elías, el guitarrista, pasó una noche regular, aquejado de una incómoda infección de garganta. Álvaro Rivas, cantante, apenas pegó ojo y vomitó ocasionalmente. “Algo me debió sentar mal”, aduce. De Jaime Barbosa (batería) y Pablo Prieto (bajista) poco se sabe, y no asomarán la cabeza en toda la mañana. La única que se presenta despejada es Laura de Diego, la teclista. Pero se le tuerce el gesto a los pocos minutos de entrar en el estudio madrileño donde se graba el nuevo disco del grupo. Rivas habla sobre el pudor que le da escribir canciones con estribillos proclives a que la audiencia desate sus gargantas, como si eso fuera algo sencillo. “El otro día me comentó Jota [líder de Los Planetas] que siempre seremos un grupo de nicho, y creo que tiene razón”, apunta el cantante, quizá para reforzar la idea de huir de las composiciones facilonas. Laura interviene, con tono severo: “Harías mejor en no hacerle mucho caso a Jota”. Estamos en noviembre de 2025, un año antes de la publicación del segundo álbum de Alcalá Norte. Y no va a ser un camino sencillo.

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© FRANCIS TSANG (EL PAÍS)

De izquierda a derecha, Carlos Elías (guitarra), Laura de Diego (teclados), Álvaro Rivas (voz), Jaime Barbosa (batería) y Pablo Prieto (bajo), en el Taller de Ideas (Madrid), el pasado mes de junio.
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Brasil, ‘tem que lutar’

Ganó Luiz Inácio Lula da Silva en la segunda vuelta de las elecciones de Brasil cuando nadie lo esperaba, y la remontada tuvo tintes épicos. Consiguió lo más difícil, movilizar a los más perezosos y convencer a los indecisos para que le dieran su voto. En esa batalla tuvo una gran importancia la campaña por redes sociales, destinada a llegar a los más jóvenes y que estuvo en manos de un también joven “general”, tal como lo llamó Lula el domingo al valorar su victoria: André Janones, diputado y antiguo cobrador de autobús. Se dedicó a dirigir un ejército de colaboradores para inundar la esfera digital con un torrente de mensajes a favor de Lula hasta el punto de romper la burbuja de la izquierda y llegar a otra gente. También, y un poco a la vieja manera, colaboraron para que Lula ganara unos cuantos músicos. Caetano Veloso, Gilberto Gil, Chico Buarque y Geraldo Azevedo grabaron una canción que defendía las políticas sociales y ambientales del legendario político y que contenía el eslogan Bora, Lula. Con ese vamos, Lula, dale, Lula, respondían haciendo un juego de palabras al Fora Lula que abanderó su adversario, Flávio Bolsonaro. Y, por lo que se ve, fueron más convincentes.

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© Amanda Perobelli (REUTERS)

El presidente de Brasil, Luiz Inácio Lula da Silva (a la derecha), celebra con el diputado André Janones su victoria, este domingo.
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Teenage Fanclub, las melodías hermosas no necesitan del algoritmo: “No podemos devolverle a la gente la juventud perdida”

Norman Blake (izquierda) y Raymond McGinley, miembros de Teenage Fanclub, posan el pasado 15 de octubre antes de su concierto en la sala Lab/Wagon, Madrid.

Nunca han querido estar de moda. Dicen los escoceses Norman Blake y Raymond McGinley, a sus 60 y 62 años, que ni siquiera cuando crearon Teenage Fanclub en Glasgow en 1989 les interesaba figurar en una escena. “Parte de lo que hacemos, y de lo que hacíamos entonces, consiste en ignorar un poco todo lo demás y seguir nuestro propio camino, al margen de las tendencias”, reflexiona McGinley, “cuando empezamos estaban los Happy Mondays, los Stone Roses, aquella escena baggy [del Manchester de finales de los ochenta]. En el Reino Unido no había muchas bandas que sonaran como nosotros. Hacíamos lo nuestro”. La fórmula —basada en melodías de guitarra y armonías vocales, pero sin miedo a la distorsión— les ha funcionado: llevan juntos 37 años (40 si se tiene en cuenta su primera formación, The Boy Hairdressers), acaban de publicar su decimotercer álbum de estudio, Do Not Dare to Dream (no son supersticiosos, su cuarto disco se tituló Thirteen), y están inmersos en una gira europea que ha sumado 12 fechas en España.

Teenage Fanclub se formó en Glasgow en 1989. En la imagen, los dos cabecillas posan en Madrid el 15 de octubre de 2026.

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Blake y McGinley visitaron con Teenage Fanclub por primera vez España en 1992 como teloneros de Nirvana.
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Una ‘rave’ entre turbinas o una fiesta argentina de disfraces: cómo celebrar la ‘castanyada’ en Barcelona

Imagen de una fiesta Bresh.

Si uno tiene ganas de disfrazarse y quemar los panellets y las castañas, la oferta para salir a bailar es infinita. La sala Razzmatazz une sus dos fiestas más exitosas (Mandanga y el Dirty) para organizar su Razzlloween; en Apolo pinchará el histórico DJ de techno Óscar Mulero y en La Paloma se podrá bailar funk, soul y música disco con el DJ británico Kirollus. Pero este fin de semana la oferta se extiende a la tarde y a espacios poco habituales, como una rave techno en las Tres Xemeneies de Sant Adrià del Besòs o ediciones especiales y más multitudinarias de fiestas icónicas de la ciudad como la queer Churros con Chocolate o la argentina Bresh.

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Los Zigarros: «La humanidad siempre ha sido estúpida: las redes sociales solo lo corroboran»

Lo primero, fue una intuición, o más bien la constatación de una realidad. El mundo, la sociedad, les estaba expulsando, les agredía en todos los sentidos. «En realidad, es que no sabemos hacer nada premeditado, solo nos dejamos llevar por lo que nos gusta y por lo que nos sucede», dice Ovidi Tormo, vocalista de Los Zigarros. «Y así es como salieron las canciones en un fin de semana... ¡y nos sobró el domingo para dar una vuelta!», ríe su hermano Álvaro sobre el contenido del nuevo disco de la banda, «Carne con patatas», un trabajo –que se publica mañana– movido como reacción ante la creciente hostilidad de un entorno cada vez menos vivible. La gira de presentación, que arranca en enero, les lleva a La Riviera el 6 de febrero (Inverfest, entradas agotadas).

Más que un disco, es un manifiesto, pero sin dar la turra.

Ovidi Tormo: Totalmente. Porque sentimos un profundo hartazgo del ser humano. Pero también hay esperanza y amor.

Álvaro Tormo: Es así, pero no un manifiesto en sentido político, sino vital. No queremos decirle a nadie lo que debe pensar sino cómo vemos el mundo y nos preguntamos: ‘‘¿Qué está pasando’’?.

Cualquiera puede suscribir: «Las redes sociales nos han convertido en unos anormales».

O. T.: Es que eso te lo dicen hasta los que trabajan en ellas, que son los primeros que saben que envenenan. Por eso creo que es un disco humanista, que no tiene color político sino que tiene que ver con lo más básico que nos parece terrible de nuestra sociedad.

Sí, pero como dicen «Jay y Bob el silencioso», una cosa es saber las normas y otra vivir de acuerdo con ellas

Á. T.: Nosotros no tenemos redes. Ninguna. Tenemos la suerte de que los perfiles del grupo los llevan fuera, aunque nosotros damos el visto bueno. Pero inevitablemente tienes contacto con ellas porque antes podías vivir en una cueva pero ahora ni siquiera se puede eso: no tocamos mucho el móvil, pero es inevitable hacerlo.

En «Yo no soy tu enemigo» hablan de la clave: nos quieren divididos y enfrentados.

O. T.: Se habla poco de la violencia general que existe en nuestra sociedad. Ese es el verdadero causante del mal de la humanidad. Y por eso la política no se hace desde la cabeza, se expresa desde las tripas.

Á. T.: Cuando en realidad, lo único que queremos todos es querer y que nos quieran. Y que valga la pena vivir. Joder, tranquilicémonos un poco.

Ustedes proponen el silencio.

O. T.: Yo creo que nos haría mejores. Esa canción sale de tener que escuchar a tanta gente opinando de todo, todo el rato. Qué coñazo, de verdad. Del tertuliano, del «influencer», del «youtuber»... todos pidiendo casito. Es insoportable. Además, cuando escuchas su «contenido», es desolador: la humanidad siempre ha sido muy estúpida: las redes sociales solo lo corroboran.

Á. T.: A mí me cuesta explicarme qué mueve a alguien a vertir su mala onda en un comentario. ¿Por qué alguie cree que tioene que dar su opinión de una manera tan horrible?

Yo veo una conexión de ese comportamiento con una masculinidad mal entendida. No digo que sea solo el caso.

O. T.: Absolutamente. El querer imponer tu opinión, ser el controlador, el líder, tener más poder, más seguidores, más y más...

Á. T.: Creo que la cosa está cambiando, pero es muy importante que haya una mejor educación a los niños varones, que se les enseñe mejor que a nosotros, que nos decían: «No llores, pórtate como un hombre». Y claro, no te enseñan a querer, a ser sensible, a estar mal, a abrirte a temas emocionales y expresar tus sentimientos. A mí nunca me dijeron «te quiero» mis padres.

Otro de los clichés es la madurez en el rock, que era inconcebible.

O. T.: Es que nadie pensaba que el rock fuera a durar más de tres años. Por eso solo hablaba de la adolescencia y del institnto animal, que está muy bien.Pero ahora descubrimos que puedes hablar de otras cosas y con el mismo filo.

Á. T.: Un día le preguntaron a Neil Young por la frase que dejó escrita Kurt Cobain en su nota de suicidio, que era suya: «Es mejor quemarse que apagarse lentamente». «¿Todavía piensa eso?», le preguntaron. Y él dijo que por supuesto que no, que le había encantado tener hijos y relaciones. Que quería una vida larga.

© La Razón

Ovidi y Álvaro Tormo, Los Zigarros
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Música: A harmonia ucraniana das Yagódy

As Yagódy, fundadas em Lviv, em 2016, por Zoryana Dybovska, cantam numa fantástica harmonia a quatro vozes. “So Much Sky — Yet We Long For More” não se limita a congelar no passado “as canções que as avós cantavam”; liberta-as e deixa-as viver livres no presente

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O CD está de volta — porque há quem esteja farto dos algoritmos

As pesquisas por leitores de CD subiram 96% desde julho, e um relatório aponta um crescimento de 16% nas vendas. O The Guardian ouviu fãs que preferem posse, escolha limitada e apoio direto a músicos à reprodução automática das plataformas. O CD parece estar a ressurgir. Segundo a retalhista britânica John Lewis, as pesquisas por leitores de CD subiram 96% desde julho, e outro relatório sobre as tendências na música e no cinema este ano concluiu que as vendas de CD subiram 16%. O The Guardian foi perguntar a amantes da música porque preferem estes discos “legacy” aos outros formatos.

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Djavan comemora 50 anos de carreira com show no Classic Hall: "Minha ligação com Pernambuco é fortíssima"

Com um repertório que atravessa cinco décadas da música brasileira, Djavan chega a Pernambuco neste sábado (31) com a turnê “Djavanear 50 anos. Só Sucessos”.

O cantor e compositor se apresenta no Classic Hall, em Olinda, às 21h, em um espetáculo que celebra sua trajetória e representatividade na cultura do país. Os ingressos estão disponíveis pelo site da Ticketmaster e na bilheteria do Classic Hall, a partir de R$ 190.

“Djavanear 50 anos. Só Sucessos” é uma festa de comemoração à voz e aos ritmos do violão e da guitarra de Djavan. Na turnê, djavanear é um convite para o público viver como a música do alagoano: com afeto, leveza e poesia.

A apresentação marca o retorno do artista ao estado após mais de dois anos. Além da relação construída com o público pernambucano ao longo da carreira, Djavan tem uma ligação pessoal com a capital: aos 16 anos, ele morou no bairro de Casa Amarela, na Zona Norte do Recife.

“Morei em Recife, em Casa Amarela, no início da minha vida, quando tinha 16 anos. Então, a minha ligação com Pernambuco, e principalmente com Recife, é fortíssima”, afirmou, em entrevista ao JC.

A experiência também deixou marcas em sua história. “Eu sempre adorei a cidade e, depois que vivi aí por cerca de um ano e meio, passei praticamente a fazer parte dela e a trazer Recife para a minha vida, para a minha história”, destacou.

A suavidade vocal e a versatilidade musical de Djavan atravessam gerações e aproximam diferentes épocas, temas e ritmos.

Em sua obra, o artista articula elementos da música brasileira, como o samba, a bossa nova e os sons regionais nordestinos, a gêneros como jazz, soul, funk norte-americano e blues. Dessa combinação, surgem canções que exploram sentimentos, espiritualidade, identidade e a passagem do tempo.

Viagem musical

MAR VIN/DIVULGAÇÃO
Show de Djavan é uma viagem por cinco décadas de história da música popular brasileira - MAR VIN/DIVULGAÇÃO

A apresentação deste sábado integra a turnê nacional que comemora os 50 anos de trajetória do alagoano, iniciada em 1976 com o lançamento do álbum “A Voz, o Violão, a Música de Djavan”.

“Você não concorda que é uma data realmente muito simbólica, muito significativa? A gente trabalha durante todos esses anos, sem interrupção, e isso tem que ser comemorado”, refletiu.

Para o projeto, Djavan preparou um repertório com pelo menos 25 músicas, reunindo alguns dos maiores sucessos de sua discografia. Entre as canções que integram o espetáculo estão “Sina”, “Oceano”, “Um Amor Puro”, “Se…”, “Eu Te Devoro”, “Azul”, “Samurai” e “Flor de Lis”.

A proposta é proporcionar ao público uma viagem musical pelas diferentes fases de sua carreira.

Com direção artística de Gringo Cardia, o espetáculo reúne uma produção especial de iluminação e cenografia, além de uma banda formada por músicos que acompanham o artista. No palco, Djavan é acompanhado por Felipe Alves, Marcelo Mariano, Torcuato Mariano, Paulo Calasans, Renato Fonseca, Jessé Sadoc, Marcelo Martins e Rafael Rocha.

A turnê “Djavanear 50 anos. Só Sucessos” já passou pelas cidades de São Paulo, Salvador, Fortaleza, Curitiba, Brasília, Belo Horizonte, Rio de Janeiro, Florianópolis, Belém e Maceió.

Serviço

Djavan – Turnê “Djavanear 50 anos. Só Sucessos”
Data: 31 de outubro
Horário: 21h
Local: Classic Hall – Av. Gov. Agamenon Magalhães, S/N, Salgadinho, Olinda
Ingressos: a partir de R$ 190, no Ticket Master e nas bilheterias oficiais do evento

© DIVULGAÇÃO

Djavan apresenta turnê "Djavanear 50 anos. Só Sucessos" no Classic Hall neste sábado (31)
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U2 celebra sus 50 años con 'Carnaval de Luz': "Nuestra forma de componer nunca sigue una fórmula"

U2 celebra las cinco décadas de la formación de la banda con Carnaval de Luz, su próximo álbum que verá la luz el próximo 13 de noviembre. Bono, The Edge, Adam Clayton y Larry Mullen Jr. han repasado su historia y hablado sobre su nueva etapa durante una entrevista con Zane Lowe para Apple Music, realizada en el Mount Temple Comprehensive School de Dublín, el instituto donde se conocieron y dieron forma al grupo.

Uno de los momentos más destacados de la conversación ha sido el regreso de Larry Mullen Jr. a los escenarios junto a la banda, después de varios años alejado de la actividad en directo. El batería, que no tocaba con ellos desde 2019, ha explicado que volver a sentarse detrás de la batería supuso un momento especialmente complejo.

"Llevaba tanto tiempo sin tocar que realmente no había tocado. Entré en la sala y tuve que sentarme detrás de una batería. Pensé: '¿Y ahora qué voy a hacer? ¿Cómo voy a hacerlo?", ha reconocido. Sin embargo, finalmente decidió "lanzarse de lleno" y tocar de la manera que le salía de forma natural.

Entre otros asuntos a tratar, han salido también algunas de las historias que hay detrás de Carnaval de Luz. Entre ellas destaca The Mirror Maker (Rosalía), una canción inspirada en la cantante catalana. Bono ha explicado que el tema nace de su admiración por aquellos artistas capaces de "atravesar el espejo" y mirar más allá de lo evidente. "Se inspiró en Rosalía, porque ella es una de esas artistas", ha señalado, que ha situado a la catalana junto a figuras como Patti Smith por su "capacidad para trascender lo puramente físico y adentrarse en una dimensión más metafísica".

Otro de los temas abordados ha sido la colaboración con Dolly Parton, que falleció el pasado mes de agosto. "Ella dijo que había empezado una canción llamada Torn y que yo podía llevarla por otro camino, que le gustaría ver hasta dónde podía llevarla", ha explicado Bono. Asimismo, ha destacado especialmente la implicación de ella, que se encontraba enferma cuando grabó su parte. "Se levantó de la cama para cantar esta canción. En aquel momento, sabiendo que estaba enferma, significó muchísimo para nosotros que siquiera se planteara hacer algo", ha asegurado.

Por su parte, The Edge ha querido profundizar en la particular identidad musical del grupo y en el proceso de creación del nuevo álbum. El guitarrista considera que no encajan realmente en un género concreto y ha puesto como ejemplo sus experimentos recientes con herramientas de inteligencia artificial: "Intentaba comprobar si podían crear una canción de U2. No pudieron. Nuestra forma de componer nunca sigue una fórmula. No sabemos cómo hacerlo".

Confirmación de la gira europea

Esta entrevista llega en un momento especialmente esperado por sus seguidores españoles: U2 ha confirmado que su próxima gira europea pasará por España, concretamente por Barcelona y Sevilla, aunque todavía no se han anunciado las fechas concretas de los conciertos.

The Greatest Show On Earth Tour arrancará el próximo febrero de 2027 en el Estadio GNP Seguros de Ciudad de México, donde actuarán los días 23 y 27 del citado mes. Esta será su primera parada de los tres países latinoamericanos que visitará, pues pasarán por Brasil (el 10 y 12 de marzo en el Estadio MorumBIS, en Sao Paulo) y Argentina (el 23 y 25 de marzo en el Estadio River Plate de Buenos Aires).

En cuanto a la etapa europea, han confirmado que dará comienzo en abril, concretamente el día 26 en el Strawberry Arena de Estocolmo (Suecia). La banda pasará por ciudades como Ámsterdam, París, Lisboa, Londres o Milán, entre otras, donde concluirá el ciclo el 6 de julio en el estadio italiano de San Siro.

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Dua Lipa posta foto em estúdio e fãs teorizam retorno aos palcos; veja

Após meses longe dos palcos, a cantora Dua Lipa, 31, pode estar programando seu retorno às apresentações musicais. Ao abrir um novo álbum de fotos com uma foto em um estúdio de gravações, a britânica reacendeu as teorias de que um possível novo lançamento esteja a caminho.

No clique, embora não apareça em frente à câmera, Dua registrou sua visão atrás de um microfone em um estúdio panorâmico com instrumentos musicais ao seu redor.

“DL4 em breve, Dua?”, “Boa tarde, você está produzindo um novo álbum?”, “Mal posso esperar pelo DL4”, “Foto em estúdio? DL4 está a caminho!”, teorizaram alguns usuários nos comentários do post.

Apesar da expectativa, a cantora não mencionou a possibilidade de estar voltando ao trabalho. O último show da diva pop aconteceu em dezembro de 2025, na Cidade do México, no México. A apresentação marcou o encerramento oficial da turnê mundial “Radical Optimism Tour”.

Cerca de um mês antes do grande final, em novembro de 2025, Dua passou pelo Brasil e se apresentou em São Paulo e no Rio de Janeiro, reunindo milhares de fãs em todos os shows. Antes disso, o terceiro álbum solo da artista foi apresentado ao público em maio de 2024. A produção reúne hits como “Houdini”, “Training Season” e “Illusion”.

Além do registro que gerou comoção entre os fãs, a artista também adicionou outros registros de sua vida pessoal, incluindo vários jantares, provas de figurinos para eventos e nos bastidores de seu novo projeto, Service95. “Também não sei em que fuso horário estou”, escreveu ela na legenda.

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Dua Lipa se casou com Callum Turner

Fora do universo musical, Dua aproveitou o último ano para curtir ao lado do ator Calum Turner, 36, com quem se casou em maio deste ano, em Londres, na Inglaterra. Os dois trocaram alianças pela primeira vez em uma cerimônia reservada, com a presença da família e amigos.

Alguns dias depois, no início de junho, as celebridades fizeram uma festa luxuosa em um castelo em Palermo, na Itália, para celebrar a união com mais convidados. A comemoração, porém, foi alvo de críticas da população local pelo aumento de paparazzi na região.

Juntos desde meados de janeiro de 2024, as celebridades assumiram o namoro publicamente em julho do mesmo ano, por meio de um post conjunto nas redes sociais. Um ano depois, a artista confirmou o noivado depois de meses de especulação, que começaram quando ela foi flagrada usando um anel brilhante.

*Sob supervisão de Ana Beatriz Dias, da CNN Brasil

Dua Lipa manda recado em português e recria meme de Juliette

 

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Luz Casal: "Macarra para mí es la actitud del que dice las cosas sin intentar ponerle parches"

La cantante Luz Casal, galardonada este jueves con el premio Aupa! por toda su trayectoria en el congreso musical BIME, presume aún hoy de ser una "macarra" en el sentido de hablar con claridad "y sin parches", lo que no hay que confundir con el verbo facilón y apresurado en estos tiempos de "ruido".

"Mi madre siempre me decía que hay que hablar con permiso de la cabeza. Sobre todo cuando lo que tú dices tiene una exposición, no puedes hablar a la ligera. A mí no se me ocurre hablar de cosas de las que no tengo ni idea, solo porque he leído un titular", ha dicho, segura en cualquier caso de que, frente al desvarío, "los que tenemos cierta tendencia a reflexionar antes de hablar seremos los vencedores".

En el tema que da título a su más reciente álbum, Me voy a permitir (2025), distinguido con un Premio de la Academia de la Música de España, ya cantaba "me voy a permitir abrir la boca, decirle al idiota lo que pienso de él", y también "Me voy a permitir ser mediocre, macarra, prepotente, chabacana y vulgar".

"Macarra para mí es la actitud del que dice las cosas sin intentar ponerle parches, o sea, siempre respetando al prójimo, pero cuando el prójimo no se merece el respeto, pues se lo dices", explica la artista gallega, que conserva esa vena roquera de sus inicios.

Aún así, sus hechos hablan muchas veces más que sus palabras (conocido es su apoyo a numerosas causas de todo tipo) y prefiere mantener la cautela respecto a pronunciamientos políticos, ahora que muchas estrellas de la música empiezan a tomar partido de manera más decidida.

"No hay que exigirle a la gente que haga cosas que por sí misma no quiere hacer. A mí me parece más interesante por mi carácter ayudar o, aunque tampoco es algo que me gusta mucho, aconsejar al que tengo al lado y que sé que tiene un problema, porque conozco el problema en un porcentaje altísimo y sé cómo hacerlo. Resolver un conflicto en Kenia se me queda lejos, pero creo mucho en la fuerza de los pequeños detalles que luego se convierten en una gran cosa", señala.

En el contexto actual tan polarizado, considera que "sería más sano que hubiera más presencia del arte en general, de la música, de la literatura, del cine, y menos de de los conflictos". "Los conflictos hay que resolverlos, pero cuando parece que están atascados son un peso constante en la vida cotidiana. No es sano", dice.

Casal, que ha sido distinguida hasta como marquesa de la Luz y Paz por el rey Felipe VI, además de ser nombrada comendadora de la Orden de las Artes y las Letras en Francia o Premio Nacional de Músicas Actuales, dice agradecer cualquier galardón.

"Todo premio es como un aplauso concentrado, pues siempre piensas que podrían dárselo a otras o a otros; si te lo dan a ti, no puedes no sentirte agradecida", argumenta tras recibir el premio Aupa!, que para ella tiene "una consideración especial" al otorgárselo un jurado integrado por profesionales de la música.

Siempre con la libertad por bandera en sus más de 40 años de oficio, desde que arrancara en los años 80 como corista de perfiles tan distintos como Juan Pardo o Leño y luego conociera el éxito personal con temas como 'Rufino', afirmaba en una pasada entrevista con EFE que con el tiempo había aprendido a "no subestimarse".

"No creo tanto que me haya subestimado, si no que he aprendido a conocerme en realidad, a tener claro que tienes una tesitura determinada y un bagaje emocional determinado, que es el que luego sale de manera natural en vete tú a saber qué canciones y que también sirve para comportarte en el mundo", rectifica.

Por eso dice celebrar cada triunfo personal, ya sea hacer todos los días sus ejercicios de voz o la sensación de salir de un concierto plenamente satisfecha ("Eso no pasa todos los días", reconoce entre risas). Y, con todo, recela mucho de sentirse una persona pagada de sí misma.

"Me siento una persona libre, una mujer con bastante suerte y querida, por eso creo que tengo que compensar y es lo que hago desde muy pequeña, darme cuenta de que soy una privilegiada. En este trabajo, de tanto estar contigo misma muchas te olvidas que hay gente que no lo es", concluye.

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Shakira volta ao Brasil e fará show no verão de Salvador; veja datas

Shakira já tem data para voltar ao Brasil e Salvador está na rota da cantora colombiana. Após reunir uma multidão de admiradores na Praia de Copacabana, no Rio de Janeiro, em maio deste ano, a artista se prepara para reencontrar os fãs brasileiros.De acordo com a coluna Fábia Oliveira, a artista assinou um contrato para realizar uma turnê no país e já tem três apresentações marcadas entre o fim de 2026 e o início de 2027.Em Salvador, a colombiana tem apresentação prevista para o dia 6 de janeiro. Além da capital baiana, a turnê contará com outras duas apresentações, previstas para as seguintes regiões e datas:Réveillon de Balneário Camboriú, em Santa Catarina, no dia 31 de dezembro.Fortaleza, no Ceará, no dia 9 de janeiro.Todo Mundo no RioA última passagem de Shakira pelo Brasil aconteceu em maio deste ano, no Todo Mundo no Rio, na Praia de Copacabana. O evento reuniu cerca de 2 milhões de pessoas, além dos artistas Caetano Veloso, Maria Bethânia, Ivete Sangalo e Anitta.

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Indonésia: Bocelli atua apesar de críticas por apoiar Israel

O apoio ao Estado de Israel pelo famoso tenor italiano originou a contestação da mais alta autoridade religiosa muçulmana da Indonésia. Mas o Governo decidiu em sentido contrário.

© PAULO NOVAIS/EPA

Andrea Bocelli deu, em 2022, um concerto em Tel Aviv e participou numa campanha de angariação de fundos para as Forças de Defesa de Israel, em 2010
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Consternación en el mundo de la música por la desaparición de la compositora Marisa Manchado en el accidente ferroviario de Urda

La compositora Marisa Manchado (Madrid, 70 años) figura entre las personas desaparecidas tras el choque de dos trenes de alta velocidad ocurrido el miércoles por la mañana entre Los Yébenes y Urda (Toledo), en la línea Madrid-Andalucía. Así lo ha comunicado la Asociación Mujeres en la Música, de la que es miembro histórica, y lo confirman fuentes cercanas a la compositora, que viajaba en el coche 6 del AVE 2080, salido de Atocha a las ocho de la mañana y que, poco antes de las nueve, colisionó con un convoy de Iryo.

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© EFE/Ministerio de Cultura

La compositora Marisa Manchado, en 2024 tras haber ganado el Premio Nacional de Música por ‘La Regenta’.
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Terras sem Sombra apresenta em o ‘Pulsar do Universo’ em Castelo de Vide

Um quarteto de solistas de algumas das principais orquestras sinfónicas polacas leva a Castelo de Vide o concerto ‘Sentir o Pulsar do Universo: Música para Quatro Trompas’. O Hornet Quartet apresenta-se a 7 de novembro (21h30), na igreja do convento de São Francisco. Todas as atividades são de acesso livre e gratuito.

Castelo de Vide ocupa uma posição muito especial na vertente norte da Serra de São Mamede, um espaço de fronteira onde a história deixou marcas densas ao nível da arquitetura, das práticas devocionais e da própria organização da paisagem.

É neste quadro que o Terras sem Sombra (TSS) regressa a Castelo de Vide a 7 e 8 de novembro, colocando a música no centro de uma programação que entretece criação artística, património e natureza.

O momento crucial da passagem pelo concelho alentejano materializa-se no concerto ‘Sentir o Pulsar do Universo: Música para Quatro Trompas’, na igreja do convento de São Francisco. O concerto oferece ao polaco Hornet Quartet a oportunidade de explorar a amplitude expressiva de uma formação pouco habitual, com incidência na música dos séculos XX e XXI. O Festival propõe ainda uma leitura da religiosidade inscrita no tecido urbano e uma aproximação à diversidade ecológica da Serra de São Mamede.

Um concerto assente numa notável tradição europeia

A trompa nasceu como instrumento de sinal e de chamamento, concebido para projetar o som a grande distância, muito antes de conquistar lugar próprio na orquestra e na música de câmara. Dessa origem conserva ainda uma vocação expansiva, que a tradição europeia transformou numa linguagem de notável riqueza tímbrica e expressiva, capaz de oscilar entre a solenidade e a delicadeza, entre a projeção sonora e uma quase intimidade vocal. É nessa plasticidade sonora que se estrutura o concerto «Sentir o Pulsar do Universo: Música para Quatro Trompas», apresentado a 7 de novembro (21h30), na igreja do convento de São Francisco, em Castelo de Vide.

Hornet Quartet

Fundado em 2012, o Hornet Quartet reúne Gabriel Czopka, Michał Szczerba, Łukasz Łacny e Piotr Kowalski, solistas de algumas das mais importantes orquestras sinfónicas polacas da atualidade. A formação tem desenvolvido um trabalho continuado em torno das possibilidades expressivas da trompa, com particular atenção à música contemporânea e à criação de novo repertório para o instrumento. Em Castelo de Vide, o programa concede lugar de destaque à música polaca, com obras de Włodzimierz Kotoński, Jan Stokłosa, Feliks Rybicki e Witold Lutosławski. A este núcleo juntam-se as Fripperies, de Lowell E. Shaw, e as Trois Chansons, de Claude Debussy, aqui transpostas para quatro trompas.

A igreja do convento de São Francisco acrescenta ao concerto uma expressiva dimensão histórica, além de excelentes condições acústicas. Fundado em 1585, o antigo convento de Nossa Senhora da Conceição dos Frades Recoletos de São Francisco conserva a memória de sucessivas campanhas arquitetónicas, entre as quais avulta a renovação barroca do século XVIII.

Uma geografia da devoção

Na tarde de sábado, 7 de novembro (15h00), o Jardim Grande – Parque João José da Luz constitui o ponto de partida para ‘Património que Protege: Oratórios, Nichos e Capelas’. A atividade é orientada por Rosário Salema de Carvalho, historiadora de arte e diretora do Museu Nacional do Azulejo, e por Carolino Tapadejo, profundo conhecedor e divulgador da história local.

O percurso propõe uma alteração deliberada da escala com que habitualmente se observa o património, ao privilegiar um olhar de minúcia sobre as formas através das quais a devoção se inscreveu no quotidiano: um nicho aconchegado numa fachada, uma imagem destinada a proteger uma rua ou uma casa, um pequeno oratório, uma capela. De acordo com José António Falcão, diretor-geral do TSS, «a sua leitura permite recuperar não apenas uma história artística, mas também gestos, crenças e práticas sociais que moldaram a experiência da vila».

A Serra de São Mamede, um mosaico de diversidade

A Serra de São Mamede introduz uma particularidade na paisagem do Alto Alentejo. A altitude, o relevo e o clima permitem que, numa região dominada pela influência mediterrânica, sobrevivam comunidades vegetais de características distintas das planícies envolventes. O Parque Natural regista cerca de 800 espécies de plantas e constitui o limite meridional da distribuição do carvalho-negral em formações boscosas e de montado.

Castelo de Vide

É a esta diversidade que se dedica o itinerário «Do Bosque ao Montado: Os Carvalhos da Serra de São Mamede», na manhã de domingo, 8 de novembro (09h30), com partida da Praça D. Pedro V. A visita é orientada por Carlos Vila-Viçosa, biólogo e investigador do CIBIO – Centro de Investigação em Biodiversidade e Recursos Genéticos, cujo trabalho se tem centrado na biodiversidade, ecologia e evolução do género Quercus, nas florestas mediterrânicas e no restauro de habitats.

Aqui coexistem carvalhais de carvalho-negral (Quercus pyrenaica) e montados de sobreiro (Quercus suber) e azinheira (Quercus rotundifolia). Entre o bosque e o montado revela-se, assim, mais do que uma diferença de fisionomia vegetal: tornam-se legíveis modos distintos de relação com a terra.

Na distribuição das espécies inscrevem-se clima, geologia e evolução; no montado, séculos de trabalho humano e adaptação; na sua regeneração, joga-se parte do futuro destes ecossistemas. É esta leitura, simultaneamente ecológica e histórica, que a atividade propõe aprofundar no terreno.

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Na sua passagem por Castelo de Vide, o Terras sem Sombra conta com a parceria do Município de Castelo de Vide, da Embaixada da República da Polónia, do Ministério da Cultura da Polónia, do PCMA e da Fundação Nossa Senhora da Esperança. Mantêm-se igualmente os apoios institucionais da Direção-Geral das Artes, do BPI-Fundação «la Caixa» e da CCDR Alentejo. O Festival decorre sob o Alto Patrocínio da Presidência da República. A programação do Terras sem Sombra prossegue a 21 e 22 de novembro, em Beja.

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Após reunir 11 mil pessoas, Ivete volta a Salvador com novo show

Ivete Sangalo volta a Salvador no dia 14 de novembro de 2026 com a turnê “Ivete Clareou”, projeto dedicado às raízes da cantora no samba.O espetáculo será realizado no WET Salvador, a partir das 14h, com palco 360º, repertório que reúne clássicos do gênero e sucessos da carreira, além de participações especiais. Os ingressos estão à venda pela Ingresse.Entre os artistas confirmados para dividir o palco com a cantora estão Diggo e Uel. A apresentação integra a nova passagem do projeto pela capital baiana, após uma primeira edição que reuniu 11 mil pessoas no WET, em novembro de 2025. Leia Também: DODECAFONISTA SERTANEJO De Irará para o mundo: Tom Zé celebra 90 anos de uma trajetória surpreendente DAS CATACUMBAS PARA A RIBALTA The Dead Billies: banda que marcou os anos 90 na Bahia aposta em novos projetos MÚSICA Ex-BBB Lucas Pizane é anunciado como novo vocalista da Duas Medidas Ivete Clareou retorna a Salvador após show para 11 mil pessoasA primeira passagem do “Ivete Clareou” por Salvador aconteceu em novembro de 2025, durante a etapa inicial do projeto. Agora, o retorno reforça a conexão da artista com a cidade e com o samba, gênero presente em sua trajetória desde a infância.Antes de voltar à capital baiana, a turnê passou por seis cidades brasileiras e teve sua primeira data internacional, em Portugal, ampliando o alcance do projeto dedicado a uma das principais referências musicais do país.Palco 360º transforma show em experiência imersivaIdealizado pela IESSI e pela Super Sounds, o “Ivete Clareou” nasceu da relação de Ivete Sangalo com o samba. No espetáculo, a cantora revisita diferentes momentos do samba e do pagode, combinando referências dos gêneros com sua própria história musical.A experiência conta com palco 360º e elementos visuais que homenageiam grandes nomes do samba, como Clara Nunes, Demônios da Garoa e Alcione.A proposta é aproximar o público da apresentação, com uma estrutura que coloca o espetáculo no centro da experiência e destaca as influências musicais que acompanham a artista desde a infância.Show terá convidados e estrutura de acolhimentoAlém das participações de Diggo e Uel, o espetáculo mantém a proposta de receber convidados especiais, assim como ocorreu na edição anterior e em outras cidades da turnê.A estrutura do evento contará com praça de alimentação, pontos de hidratação e tendas de acolhimento com profissionais capacitados, incluindo advogados, psicólogos e intérprete de Libras, com foco no bem-estar e na segurança do público.Ingressos para Ivete Clareou em SalvadorAs entradas para o show estão disponíveis pela plataforma Ingresse, com opções de setores Open Bar e Arena.Ivete Clareou em SalvadorData: 14 de novembro de 2026Horário: 14hLocal: WET Eventos, SalvadorSetores: Open Bar e ArenaIngressos: Ingresse

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