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Arci Milano rischia il default per le bollette del Carroponte. Battaglia legale contro il Comune di Sesto San Giovanni

Il rischio è il default di Arci Milano. A pesare sono 379.934,41 euro dovuti al Comune di Sesto San Giovanni per le bollette del Carroponte, lo spazio che ospita concerti ed eventi alle porte di Milano. Un debito che l’associazione vuole saldare chiedendo tempi sostenibili: “Non chiediamo privilegi: chiediamo che venga valutata una soluzione ragionevole, nell’interesse di tutti”, dice il presidente Maso Notarianni. Dall’altra parte sembra esserci un muro: “Le regole valgono per tutti”, ha dichiarato il sindaco leghista di Sesto, Roberto Di Stefano, dopo la recente pronuncia della Cassazione che ha respinto il ricorso dell’associazione, confermando la condanna a pagare la somma con tanto di interessi e spese.

La controversia nasce dai consumi elettrici della precedente gestione dell’arena Carroponte e da un accordo del 2018 sui criteri per quantificarli, poi contestati da Arci. Dopo la Corte di Cassazione, ora la questione è come ripianare i conti. L’associazione chiede il pagamento a rate, ma non riesce a ottenere la garanzia di una banca o di un’assicurazione. E senza la fideiussione, il Comune non concede il pagamento a rate. Per superare lo stallo, Arci spiega di aver proposto un piano decennale, con interessi e decadenza immediata se saltasse anche una sola rata. Secondo la ricostruzione dell’associazione, però, l’8 ottobre gli uffici del Comune hanno risposto che non ci sono margini per derogare alla garanzia.

È proprio questo che Arci contesta, come ha spiegato in un comunicato stampa: il regolamento consentirebbe una valutazione della Giunta, che invece non sarebbe stata coinvolta. Per questo l’annuncio di un ricorso al Tar Lombardia e una segnalazione alla Corte dei conti. “L’obiettivo è ottenere la riapertura dell’istruttoria comunale con una nuova valutazione della richiesta di dilazione da parte della Giunta Comunale di Sesto”, afferma l’avvocato di Arci, Pietro Massarotto. Spiega che procedere all’esecuzione sarebbe meno efficace: altri creditori privilegiati, tra cui Agenzia delle Entrate e lavoratori dipendenti di Arci, ridurrebbero drasticamente le possibilità del Comune di recuperare le somme.

Il sindaco Di Stefano ha invece rivendicato una linea di fermezza. Ancora il 18 ottobre, commentando la pronuncia della Cassazione, ha detto che “il Comune ha difeso le proprie ragioni e la Corte ha respinto le contestazioni di Arci”. Ancora: “Siamo stufi di chi pretende di dare lezioni di moralità, giustizia e correttezza, salvo poi trascinare per anni le controversie davanti ai tribunali quando si tratta di rispettare accordi e obblighi economici”. La linea è chiara: “Non fare sconti a nessuno quando sono in gioco le risorse pubbliche”. Perché “la legalità non può essere un megafono da usare soltanto quando fa comodo. Deve valere per tutti, senza doppie misure e senza privilegi”.

“Non chiediamo trattamenti di favore”, osserva Notarianni nel comunicato. “Trattamento che invece è stato riservato a debiti ben più grossi nei confronti dell’erario e che sono stati spalmati su moltissimi anni, come sicuramente ricorda il sindaco della Lega”, aggiunge con un riferimento implicito alla note vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che la vecchia Lega Nord deve restituire allo Stato, con rate che potrebbero raggiungere la fine del secolo. Notarianni domanda: “Perché un’amministrazione dovrebbe scegliere una strada che può far fallire chi vuole pagare, mettendo a rischio anche i soldi dei cittadini?”. Ma sul punto, denuncia anche il presidente nazionale Arci, Walter Massa, il confronto non sarebbe mai partito: “Da quasi 4 anni l’Arci di Milano tenta inutilmente di sedersi attorno a un tavolo con il Comune”. E accusa: “Per tutta risposta il Comune si nega, si è sempre negato e alla fine ci ha rimbalzato a una società di recupero crediti”. L’invito è a mettere da parte la campagna elettorale e recuperare il necessario pragmatismo.

Notarianni insiste: “Nessuno mette in dubbio l’esistenza di un debito verso il comune di Sesto San Giovanni. Noi vogliamo pagare”. La richiesta è di poterlo fare senza compromettere la continuità delle attività. A suo giudizio, le conseguenze supererebbero i confini dell’associazione: “Quando si mette in difficoltà un’associazione come Arci Milano, non si colpisce soltanto un’organizzazione: si indebolisce una rete di solidarietà, partecipazione e democrazia”. Sono in gioco circoli, iniziative culturali e sociali, spazi di incontro e sostegno per migliaia di persone. Per difenderli, Arci ha avviato una raccolta fondi rivolta a cittadini, associazioni e mondo della cultura. Tra le voci mobilitate c’è Fabio Fazio, intervenuto con un videomessaggio durante la conferenza stampa di Arci: “Ogni spazio che chiude è una possibilità in meno di ascolto e confronto. Credo che invece proprio il presente gridi e imponga il buon senso e la ragionevolezza, che speriamo prevalgano”.

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Sesto San Giovanni, il bosco nel cuore delle ex Falck rischia di essere abbattuto per fare spazio a nuove costruzioni: Legambiente: “Salviamolo”

A Sesto San Giovanni, il Comune più popoloso della città metropolitana, dopo Milano, esiste un bosco. All’interno di uno dei settori occupati fino al 1995 dagli stabilimenti siderurgici della Falck. Un bosco che rischia di essere raso al suolo per lasciare spazio a nuove costruzioni. Per questo il Circolo sestese di Legambiente si è mobilitato.

“Nel complesso del Vittoria B, tra viale Italia e via General Cantore, c’è un’area pari a 40mila metri quadrati con piante d’alto fusto e arbusti, presenti da più di settant’anni”, scrive l’associazione ambientalista sui propri profili social, specificando che “per la legge regionale del 2008 è definibile bosco e come tale da proteggere ai sensi del decreto legislativo del 2004”.

Insomma, non potrebbe essere abbattuto. Anche se potrebbe accadere. Dal momento che si trova all’interno delle aree Falck, sito che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ha inserito nel 2001 nell’elenco degli interventi di bonifica di interesse nazionale (SIN). Un sito interessato dal “progetto di riqualificazione più grande d’Europa”, gestito da Milanosesto spa, con la trasformazione di circa 1,4 milioni di mq in un nuovo polo residenziale, direzionale e sanitario. Oltre che in un parco urbano di 175mila mq, che “sarà elemento essenziale e principale della rigenerazione urbana dell’area”, per il sindaco leghista Roberto Di Stefano.

Il Piano Integrato di Intervento è stato definitivamente approvato dal Consiglio comunale ad aprile 2012, con la stipula della convenzione urbanistica a gennaio 2013. In un’area di circa 83mila mq, tra quella occupata dai due stabilimenti Vittoria, uno per la produzione del filo d’acciaio, l’altro specializzato nella trafilatura a freddo, e appunto il bosco, verrà realizzata edilizia residenziale, oltre a spazi “a verde”.

Il bosco è di oltre 4 ettari, con alberi, di altezza fino a 22 metri, di olmo campestre, robinia, pioppo sia nero che bianco, tiglio e platano. Ai quali si aggiungono cespugli di olmo, alloro, sambuco, lauro ceraso, ligustro e ailanto. Un habitat naturale nel quale si segnala la presenza, tra gli altri, di fagiani e di piccoli rapaci. “L’area boscata è documentata da riprese aeree, almeno dagli anni Cinquanta del Novecento”, spiega a ilfattoquotidiano.it Alessio De Biasi, presidente del Circolo Legambiente Chico Mendes di Sesto San Giovanni, aggiungendo la descrizione delle azioni intraprese dall’associazione.

A partire, a novembre 2025, dalla richiesta al Comune, ma anche alla Città metropolitana di Milano, di valutazione dell’effettiva possibilità di definire bosco quell’area di circa 40mila mq e quindi di apporvi un vincolo. Una richiesta supportata da una perizia realizzata da botanici e agronomi. “La risposta del Comune è stata che, trattandosi di un Sito di Interesse Nazionale, e dunque dovendo presumibilmente anche l’area essere interessata dalle necessarie opere di bonifica, la presenza o meno del bosco non appariva rilevante”, racconta De Biasi, che si dice in disaccordo con l’interpretazione dell’amministrazione comunale, sostenendo che “anche se l’area fosse inquinata, si tratta in ogni caso di un bosco, a tutti gli effetti. E quindi andrebbe salvaguardato”.

Per molti motivi. Un bosco all’interno di un centro urbano abbassa la temperatura dell’aria circostante, assorbe gli inquinanti e garantisce la permeabilità del suolo. Salvaguardare il bosco nell’area ex Falck contribuirebbe a far respirare un Comune che, secondo i dati del Rapporto ISPRA sul consumo di suolo, è uno dei più cementificati d’Italia e tra i primi in Lombardia.

Il Circolo di Sesto San Giovanni ha avviato una raccolta firme per salvare l’area boschiva, per informare almeno la popolazione locale che proprio al centro della città esiste quello spazio. “Vorrei essere libero come un uomo … che ha di fronte solamente la natura, che cammina dentro un bosco”, cantava Giorgio Gaber. Già, salvaguardare quel bosco sarebbe anche un atto di libertà.

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