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Dalle piazze alle minacce esterne. La tempesta perfetta sull’Europa raccontata dall’amb. Mattiolo

Dalla Francia all’Italia, fermo restando che il diritto di manifestare è assolutamente sacrosanto nelle democrazie liberali, la dimensione di queste manifestazioni ormai coinvolge studenti, famiglie, lavoratori dei settori più diversi colpiti dal caro energia, dalla globalizzazione e da tutta una serie di fattori: sono il sintomo di un disagio sociale che nell’Europa esiste perché l’Europa non vive più una crescita economica. Vede attaccate le fondamenta, ovvero la sua capacità manifatturiera, la sua capacità di innovazione tecnologica, e la sua competitività è messa a rischio. Tutto questo degenera in forme di violenza che sembrano avere l’unico scopo di destabilizzare le democrazie occidentali che noi rappresentiamo. È legittimo quindi interrogarsi su chi stia soffiando sul fuoco. Lo dice a Formiche.net l’ambasciatore Luigi Mattiolo, presidente italiano di Villa Vigoni, Centro italo-tedesco per il dialogo europeo, già Primo Consigliere alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Onu, ambasciatore a Tel Aviv, ad Ankara, a Berlino oltre che Consigliere Diplomatico del governo del Presidente del Consiglio italiano Mario Draghi.

Caro energia, black bloc, non solo a Parigi, ma purtroppo anche a Milano, ed elezioni alle porte in mezza Europa: è la tempesta perfetta? E come potrà difendersi l’Unione europea?

Innanzitutto concordo con questa definizione di tempesta perfetta, perché effettivamente siamo in una fase in cui ci sono tre fattori esogeni che colpiscono in pieno l’Europa. Il primo, ovviamente, è l’atteggiamento dell’attuale amministrazione americana con riguardo alla difesa euro-atlantica e agli evidenti tentativi di trovare un accordo sull’Ucraina con la Russia, sulla testa dell’Ucraina e sulla testa dell’Europa. Il secondo è la minaccia russa sia che sia ibrida, sia che sia inafferrabile, o anche retorica, ma comunque è sicuramente una minaccia, ed è sicuramente un fattore profondo di destabilizzazione in Europa, visto che ha portato un conflitto che non intende interrompere, evidentemente, nel cuore del continente. Il terzo è la Cina che comunque continua ad agire abbastanza spudoratamente sulle catene di valore di materiali critici e mette in difficoltà profonda l’industria e la capacità manifatturiera europea, con una esportazione direi massiccia se non selvaggia e di beni di consumo a prezzi assolutamente stracciati.

Su tutto questo poi impatta la crisi ucraina…

L’intervento di Zelensky al Consiglio europeo è stato particolarmente preoccupante, non solo perché ha coinciso con una fase in cui l’Ucraina è colpita al cuore nelle sue infrastrutture energetiche e nei suoi obiettivi, che ormai di militare non hanno nulla, ma sono semplicemente legati all’evidente disegno di scoraggiare e demoralizzare e terrorizzare la popolazione civile. Bensì c’è un’Ucraina che lamenta un appoggio strategico americano a dir poco a intermittenza, malgrado i 90 miliardi stanziati l’anno scorso dall’Unione Europea, che ormai, è bene ricordarlo, è l’unica che si fa carico dei costi della difesa ucraina in questa fase. Per cui Zelensky ha denunciato un buco l’anno prossimo di 30-35 miliardi: al momento non si vede dove l’Unione europea potrebbe andare a prendere quel denaro, a meno di non mettere mano alle riserve valutarie russe.

Con quali inconvenienti?

Si aprirebbe un autentico vaso di Pandora e personalmente capisco le perplessità del Belgio che, attraverso il meccanismo di Euroclear, finisce per essere quello giuridicamente responsabile in prima battuta della gestione e della protezione di quelle riserve. Ci sarebbe inoltre un discorso di credibilità dell’Europa come rifugio e detentore di riserve valutarie di qualunque Paese al mondo: ciò potrebbe avere delle ripercussioni gravissime e sarebbe per certi versi senza precedenti. In passato le riserve valutarie di un Paese sono state utilizzate molto spesso, ma si trattava di Paesi sconfitti, dopo un accordo di pace inevitabilmente penalizzante nei loro confronti. Ma non è questo ancora lo scenario, come sappiamo. E in più poi mi ha anche colpito questa annotazione che non voglio chiamare minaccia, perché non lo è, ma diciamo una pesante annotazione di Zelensky che ha detto chiaramente che in caso di sconfitta l’Unione europea dovrebbe far fronte a un’ondata migratoria di profughi. Francamente non penso che sarebbe altrimenti, perché dopo quattro anni di guerra e di martirio non so quanto i cittadini ucraini siano così pronti a cadere sotto il giogo della Russia vincitrice: quindi è chiaro che questo fenomeno andrebbe affrontato.

Come arriva l’Europa?

Nello scorso Consiglio europeo non sono stati fatti grossi passi avanti. Ha affrontato innanzitutto una situazione polarizzata, basta guardare alle violenze che hanno caratterizzato purtroppo le manifestazioni. Dalla Francia all’Italia, fermo restando che il diritto di manifestare è assolutamente sacrosanto nelle democrazie liberali, la dimensione di queste manifestazioni ormai coinvolge studenti, famiglie, lavoratori dei settori più diversi colpiti dal caro energia, dalla globalizzazione e da tutta una serie di fattori: sono il sintomo di un disagio sociale che nell’Europa esiste perché l’Europa non vive più una crescita economica. Vede attaccate le fondamenta, ovvero la sua capacità manifatturiera, la sua capacità di innovazione tecnologica, e la sua competitività è messa a rischio. Tutto questo degenera in forme di violenza che sembrano avere l’unico scopo di destabilizzare le democrazie occidentali che noi rappresentiamo. È legittimo quindi interrogarsi su chi stia soffiando sul fuoco. Ma non è tutto.

Ovvero?

Se non si risolverà il terzo fattore di crisi, il bilancio dei prossimi sette anni, sarà credo sempre peggio. A seconda di quanto si troverà un compromesso tra questi grandi Paesi, potrebbe essere ancor più difficile trovare un compromesso, fare delle rinunce, “vendere” alle proprie opinioni pubbliche l’accordo trovato. Se ci fossero dei cambi di coalizione di governo in grandi Paesi europei come Francia e Spagna potrebbero trovarsi al potere delle forze politiche che viceversa hanno tutto l’interesse a mortificare ulteriormente il bilancio comunitario, mettendo assolutamente a repentaglio tutti quelli che sono gli obiettivi di cui parliamo da anni, come l’innovazione, la transizione e la difesa e quant’altro.

Ritiene che proprio in un momento simile, caratterizzato dalle policrisi, così come le ha definite l’altro giorno la Presidente del Consiglio, ci sia l’opportunità per l’Ue di crescere, magari sanando le proprie deficienze. E in che modo visto che si trova con le spalle al muro?

Questa volta sì, l’Ue è proprio messa con le spalle al muro. Ma essere messi con le spalle al muro può significare soccombere oppure tirarsi fuori dall’angolo e quindi fare scelte che solo fino a un momento prima sembravano impensabili. Come? Penso al caro energia, che pesa di più ed è quello che è alla base del disagio sociale che, al di là delle violenze terribili e delle strumentalizzazioni nelle piazze, è un dato di fatto. Io mi auguro, leggendo le conclusioni del Consiglio europeo, che si prenda di petto la questione calmierando i prezzi, tornando su quello che è un cavallo di battaglia dell’Italia da molti anni cioè il disaccoppiamento del prezzo dell’energia elettrica dal prezzo del gas. Perché in questa fase il primo kilowatt di energia elettrica prodotto con le rinnovabili, nel nostro caso con l’idroelettrico, con l’eolico e soprattutto con il solare, lo paghiamo al prezzo dell’ultimo kilowatt prodotto con il gas: nelle conclusioni del Consiglio europeo si insiste perché la Commissione proponga delle soluzioni su questo fronte. In realtà non è che la Commissione le soluzioni non ce le abbia, è che manca la volontà politica di tutti gli Stati membri perché non tutti sono nelle medesime condizioni. Alcuni hanno una quota di rinnovabili molto maggiore della nostra e quindi non hanno poi questo grande interesse al disaccoppiamento, ma è arrivato il momento di studiare dei meccanismi comuni: uno potrebbe essere quello di restituire al bilanci nazionali gli extraprofitti fatti sui primi kilowatt, visto che sono stati venduti tutti al prezzo dell’ultimo kilowatt. Però è necessario anche lavorare sulla domanda, cioè fare una domanda aggregata fra Stati membri, come l’Unione europea è stata capace di fare nel caso dei vaccini per la pandemia che rimangono un esempio unico, devo dire finora anche non ripetuto, ma sicuramente replicabile sul fronte dell’energia. Infine non va dimenticata la capacità di accumulo.

Come procedere?

Attraverso batterie dieci o venti volte superiori a quelle che esistono sul continente europeo, saremmo finalmente in grado di immagazzinare l’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili in surplus e utilizzarla banalmente nelle fasce orarie in cui viceversa produciamo energia elettrica con il gas.

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L’Italia scotta, la politica resta fredda su clima ed energia

Dopo l’estate 2026 che cosa deve ancora succedere perché il cambiamento climatico diventi una priorità della politica? In Italia ci sono vari piani relativi a energia e clima, ma non sono finanziati. E anche l’Europa ha smesso di dare il buon esempio.

L'articolo L’Italia scotta, la politica resta fredda su clima ed energia proviene da Lavoce.info.

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Dietro gli applausi a Meloni le convergenze geopolitiche che servono all’Italia

Convergenze parallele e, per certi versi, anche fisiologiche. Ieri in Senato si è assistito ad un fenomeno che, in quattro anni, non si era quasi mai visto. Ovvero gli applausi a Meloni di Calenda e mezzo Pd. Come se la geopolitica, prima che politica, avesse avuto il sopravvento su contrapposizioni, insulti, contestazioni. Come se il clima pre-elettorale fosse stato messo da parte sull’altare delle cose giuste da fare e da rivendicare a Bruxelles. Il paniere di temi in questione è noto e riguarda il futuro non solo dell’Italia, ma anche della stessa Europa.

Quando la presidente del Consiglio ha spiegato che alcune dinamiche non hanno molto a che fare con la tutela dell’ambiente, ovvero il prezzo degli Ets che sale e che quindi fa salire anche il costo di produzione per l’acciaieria, la cartiera, il cementificio, la ceramica, ha posto un tema su cui nessuna parte sana può non essere d’accordo, perché riguarda la salvaguardia delle imprese.

Che non hanno colore politico, ma rispondono a logiche semplicissime: se regole sbagliate le strozzano, allora rischiano la chiusura, con conseguente perdita di posti di lavoro.

Quando Meloni ha chiesto una sospensione temporanea di alcuni obblighi sul Regolamento europeo del metano ha posto un altro tema nevralgico: ovvero che se una norma, nel passaggio dalla teoria alla pratica, produce danni o mancati benefici, semplicemente va corretta.

Infine quando ha avvertito che non è più possibile per l’Europa importare cobalto, grafite, terre rare imprescindibili per transizione energetica, transizione digitale e difesa, non fa solo una diagnosi arci nota (su cui però dei “bravi” nessuno ha dato un’accelerata fino ad oggi) ma indica la cura, proponendo Porto Marghera come uno dei primi siti europei di stoccaggio strategico di queste materie, iniziativa che potrebbe diventare un progetto pilota europeo.

“Il filo che lega tutte queste iniziative, insomma, è semplice: l’Europa deve tornare a mettere la capacità di produrre al centro delle proprie scelte”, ha detto la premier. In quel momento gli applausi di democratici e calendiani sono stati la spia che l’interesse nazionale è sentito dalle cosiddette forze responsabili presenti in Parlamento, dove l’epiteto responsabili non è il titolo di una squadra buono per un discorso carico di demagogia.

Ma la pragmatica conseguenza di scelte strutturali e lungimiranti che devono essere fatte per il bene futuro (e presente) della collettività. Che si fanno solo in un modo.

L’Europa forte che ha bisogno di Nazioni forti, parafrasando Meloni in chiusura, fa il paio con l’esigenza di un’Europa più solida e credibile all’interno di un metodo di amministrare il paese che difenda l’interesse italiano (come fanno anche tutti gli altri paesi membri).

Solo una parte delle opposizioni lo ha ben compreso.

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Gas in forte rialzo e ai massimi degli ultimi 30 giorni: PSV a 105,43 €/MWh, tutela a 0,843182 €/Smc il 30 Ottobre 2026

Quanto costa oggi un metro cubo di gas? Il prezzo all’ingrosso è in forte aumento: il PSV del 29 Ottobre 2026 ha raggiunto 105,43 €/MWh, il valore più alto degli ultimi 30 giorni. Per la bolletta, però, questo dato non coincide direttamente con il costo di uno Smc: incidono anche il contratto scelto e le altre componenti tariffarie.

Nel mercato tutelato, il prezzo della sola materia prima gas disponibile per oggi, 30 Ottobre 2026, è quello fissato da ARERA per Settembre 2026: 0,843182 €/Smc. Il dato più recente è aumentato del 22,8% rispetto ad Agosto 2026. A questo importo si aggiungono trasporto, oneri e imposte, che variano in base alle condizioni applicabili. Nel mercato libero, invece, la materia gas è stabilita dal singolo fornitore.

Prezzo della materia prima in €/Smc
Tutelato: prezzo definito mensilmente da ARERA.
Libero: varia da fornitore a fornitore; può essere legato al PSV oppure bloccato per 12 o 24 mesi.

Il costo del gas per i clienti del servizio di tutela della vulnerabilità

L’ultimo prezzo ARERA disponibile per la materia prima del servizio di tutela della vulnerabilità è 0,843182 €/Smc, riferito a Settembre 2026. È un valore mensile, non una quotazione aggiornata ogni giorno: alla data del 30 Ottobre 2026 non è indicato un prezzo ARERA per Ottobre. Il rincaro del 22,8% rispetto al mese precedente segnala un aumento della componente di approvvigionamento.

Il PSV, invece, è un riferimento del mercato all’ingrosso e può cambiare quotidianamente. Il 29 Ottobre 2026 ha segnato 105,43 €/MWh, in aumento del 5,7% rispetto al giorno precedente e dell’8,8% rispetto alla media degli ultimi sette giorni. Il confronto tra €/MWh e €/Smc richiede una conversione e non rappresenta, da solo, il prezzo finale in bolletta.

Il costo del gas nel mercato libero

Nel mercato libero il prezzo della materia prima può essere fisso, e restare invariato per il periodo previsto dal contratto, spesso 12 o 24 mesi, oppure indicizzato, seguendo un parametro come il PSV secondo le condizioni dell’offerta. In quest’ultimo caso, un rialzo del mercato all’ingrosso può riflettersi sul prezzo applicato, con modalità e tempi stabiliti dal contratto.

Le offerte cambiano da un operatore all’altro e possono includere sconti, bonus o servizi aggiuntivi. Per confrontarle è utile controllare il prezzo della materia gas, gli eventuali corrispettivi fissi, la durata delle condizioni economiche e le regole di aggiornamento.

Come si compone il prezzo in bolletta

La bolletta comprende la materia prima, il trasporto e la gestione del contatore, gli oneri di sistema e le imposte. Queste voci concorrono alla spesa complessiva, quindi il prezzo della materia gas non coincide con il totale pagato per ogni Smc.

Nel servizio di tutela della vulnerabilità le componenti sono regolate secondo le disposizioni applicabili. Nel mercato libero trasporto, oneri e imposte restano regolati, mentre il prezzo della materia gas è definito dal fornitore in base all’offerta sottoscritta.

Quanto spenderai in bolletta

La tabella seguente mostra una simulazione della sola componente materia prima, usando il prezzo ARERA disponibile di 0,843182 €/Smc. Per rendere confrontabili i nuclei familiari, si ipotizzano consumi annui indicativi di 700 Smc per due persone, 1.000 Smc per tre persone e 1.400 Smc per quattro persone. I consumi reali possono variare sensibilmente in base a riscaldamento, acqua calda, zona climatica e abitudini.

Nucleo familiare Consumo annuo ipotizzato Tutelato: materia prima Mercato libero: esempio indicativo
2 persone 700 Smc 590,23 € Variabile in base all’offerta
3 persone 1.000 Smc 843,18 € Variabile in base all’offerta
4 persone 1.400 Smc 1.180,45 € Variabile in base all’offerta

Gli importi del tutelato sono calcolati moltiplicando i consumi ipotizzati per il prezzo della materia prima e non comprendono trasporto, oneri di sistema, imposte né eventuali quote fisse. Nel mercato libero la spesa dipende dal prezzo e dalle altre condizioni dell’offerta attiva: i valori non sono quindi direttamente ricavabili dal PSV e vanno verificati nel contratto e nella bolletta.

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Energia elettrica in calo ma vicina ai massimi: PUN a 0,274 €/kWh il 30 Ottobre 2026

PUN (Prezzo Unico Nazionale): prezzo base all’ingrosso

Il 30 Ottobre 2026 il PUN si attesta a 0,274 €/kWh, pari a 274,04 €/MWh. Il valore è in calo dell’1,6% rispetto al giorno precedente, ma resta elevato: supera dell’8,7% la media degli ultimi sette giorni, pari a 0,252 €/kWh, e del 19,2% quella degli ultimi trenta giorni, pari a 0,230 €/kWh. Inoltre, è vicino al massimo mensile di 0,278 €/kWh.

Arera – Tariffa tutelata: monoraria e bioraria (F1 / F2–F3)

I valori Arera disponibili si riferiscono a Settembre 2026. La tariffa monoraria F0 è di 0,205 €/kWh. Per la bioraria, i valori sono 0,242 €/kWh in F1 e 0,174 €/kWh in F2–F3. Sono prezzi dell’energia espressi in €/kWh, non il costo finale in bolletta.

Fascia o tariffa Prezzo
Monoraria F0 0,205 €/kWh
Bioraria F1 0,242 €/kWh
Bioraria F2–F3 0,174 €/kWh

Costo energia elettrica nel mercato libero

Nel mercato libero il PUN è un riferimento all’ingrosso, non il prezzo che ogni cliente paga in modo automatico. Le offerte indicizzate possono applicare al PUN uno spread e prevedere ulteriori componenti; le offerte a prezzo fisso seguono invece le condizioni stabilite dal contratto. Per confrontare le proposte occorre verificare il prezzo della componente energia e le altre voci indicate in bolletta.

Cosa significa per le famiglie

In sintesi: il dato disponibile indica un PUN di 0,274 €/kWh, ma non consente di ricavare un costo completo e universale comprensivo di imposte e oneri. Il totale dipende dal contratto, dai corrispettivi di rete, dagli oneri di sistema, dalle imposte e dai consumi; non è quindi possibile indicare un prezzo finale unico per tutte le famiglie.

A titolo puramente indicativo, una famiglia che consuma 2.700 kWh l’anno, circa 225 kWh al mese, avrebbe una spesa della sola componente energia di circa 61,66 € al mese applicando il PUN del 30 Ottobre 2026 a tutti i consumi. La stima non include spread, imposte, oneri o costi di rete e non rappresenta l’importo complessivo della bolletta.

Riepilogo rapido Valore
PUN del 30 Ottobre 2026 0,274 €/kWh
Consumo mensile ipotizzato 225 kWh
Stima mensile della sola energia al PUN Circa 61,66 €
Totale completo in bolletta Dipende da contratto, imposte e oneri

Andamento storico dei prezzi dell’energia

La serie fornita mostra un aumento progressivo nel corso del 2026: il PUN era pari a circa 0,124 €/kWh il 1 Gennaio e ha raggiunto 0,274 €/kWh il 30 Ottobre. Negli ultimi trenta giorni il prezzo è oscillato tra 0,181 e 0,278 €/kWh, con una media di 0,230 €/kWh. Nell’ultima giornata disponibile ha registrato una flessione rispetto a ieri, ma rimane vicino al massimo degli ultimi trenta giorni e nettamente sopra le medie settimanali e mensili.

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L’andamento del PUN energia elettrica – Prezzo aggiornato al 30 Ottobre 2026

Il PUN medio del 30 Ottobre 2026 è pari a 0,274044 €/kWh. Nel corso della giornata il prezzo orario è oscillato tra un minimo di 0,234786 €/kWh alle ore 13 e un massimo di 0,342175 €/kWh alle ore 8. L’ora più conveniente è stata quindi la 13, mentre l’ora più costosa è stata la 8.

Andamento giornaliero del PUN

Giorno Valore medio nel giorno (€/kWh) Variazione rispetto al giorno precedente
30/10/2026 0,274044 -1,59%
29/10/2026 0,278468 +3,76%
28/10/2026 0,268378 +8,80%
27/10/2026 0,246672 +2,13%
26/10/2026 0,241538 +7,72%
25/10/2026 0,224224 -3,30%
24/10/2026 0,231871 -3,56%
23/10/2026 0,240440 +6,69%
22/10/2026 0,225366 -10,71%
21/10/2026 0,252400 -2,51%
20/10/2026 0,258892 -1,42%
19/10/2026 0,262630 +16,69%
18/10/2026 0,225071 -3,15%
17/10/2026 0,232398 -1,10%
16/10/2026 0,234977 +2,43%
15/10/2026 0,229399 +8,80%
14/10/2026 0,210850 -0,28%
13/10/2026 0,211438 -8,99%
12/10/2026 0,232343 +27,44%
11/10/2026 0,182310 -16,80%
10/10/2026 0,219274 -5,89%
09/10/2026 0,232991 +6,46%
08/10/2026 0,218835 -0,65%
07/10/2026 0,220273 +5,90%
06/10/2026 0,233267 +11,03%
05/10/2026 0,210091 +9,46%
04/10/2026 0,191943 -5,65%
03/10/2026 0,181097 +19,36%
02/10/2026 0,216173 +2,96%
01/10/2026 0,209949 +3,96%

Andamento mensile del PUN

Mese Valore medio nel mese (€/kWh)
Ottobre 2026 0,229912
Settembre 2026 0,207542
Agosto 2026 0,179999
Luglio 2026 0,157038
Giugno 2026 0,132505
Maggio 2026 0,119351
Aprile 2026 0,119466
Marzo 2026 0,143400
Febbraio 2026 0,114405
Gennaio 2026 0,132665
Dicembre 2025 0,115490
Novembre 2025 0,117085
Ottobre 2025 0,120853

Andamento del PUN

Nel breve periodo il prezzo giornaliero mostra oscillazioni marcate: dopo il rialzo del 19 Ottobre, il valore è sceso nei giorni successivi, per poi recuperare fino al picco di 0,278468 €/kWh del 29 Ottobre. Il dato del 30 Ottobre segna una flessione contenuta, pari all’1,59% rispetto al giorno precedente. Anche nell’arco della singola giornata la variabilità è stata significativa, con una differenza di oltre 0,107 €/kWh tra il minimo e il massimo orario.

Su un orizzonte più lungo emerge una crescita progressiva dei valori mensili: dopo i livelli intorno a 0,115–0,133 €/kWh registrati tra Ottobre 2025 e Febbraio 2026, il PUN ha raggiunto 0,143400 €/kWh a Marzo e ha ripreso a salire dall’estate. Ottobre 2026, con una media di 0,229912 €/kWh, è il mese più caro della serie fornita e supera Settembre di circa il 10,8%. Il dato mensile è una media del mese, mentre il valore giornaliero e quelli orari descrivono periodi più brevi e possono discostarsi sensibilmente.

Cos’è il PUN

Il PUN, o Prezzo Unico Nazionale, è il riferimento del mercato all’ingrosso dell’energia elettrica in Italia. Rappresenta il prezzo di acquisto dell’energia sul mercato e varia in base, tra gli altri fattori, all’equilibrio tra domanda e offerta, alla disponibilità delle fonti di produzione e alle condizioni del sistema elettrico. I valori riportati in questo articolo sono espressi in euro per kilowattora e si riferiscono ai dati forniti.

Impatto su offerte indicizzate. Nelle offerte a prezzo variabile la componente energia può seguire il PUN, secondo le modalità e gli eventuali margini previsti dal contratto. Di conseguenza, un aumento del prezzo all’ingrosso può riflettersi sulla spesa, mentre le variazioni orarie possono incidere diversamente sulle forniture con misurazione e tariffazione per fasce o per ora. Il PUN non coincide con il costo complessivo in bolletta: imposte, trasporto, oneri e altre componenti si aggiungono secondo le condizioni applicabili.

Implicazioni per la gestione della domanda. Per chi ha una tariffa indicizzata e dispone di consumi flessibili, concentrare parte dell’utilizzo nelle ore meno costose può contribuire a contenere la componente energia, compatibilmente con le fasce previste dal contratto e con le proprie esigenze. Nel giorno osservato, per esempio, il minimo si è verificato alle ore 13 e il massimo alle ore 8. È utile verificare i prezzi effettivamente applicati dal proprio fornitore, perché possono differire dal valore di mercato per effetto delle condizioni contrattuali e degli altri costi in bolletta.

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