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La Rally Dakar 2027 non si correrà in Arabia Saudita: le tensioni a Riad cambiano i piani. Possibile ritorno in Africa dopo 20 anni

Il Rally Dakar, una delle gare fuoristrada più dure e note al mondo, il prossimo anno non si terrà in Arabia Saudita, a causa di quelli che gli organizzatori definiscono “recenti sviluppi nella regione”. Il rally, inizialmente previsto per gennaio, si svolgerà ora “in un altro territorio” – che verrà annunciato in seguito – per poi fare ritorno in Arabia Saudita nel 2028, come dichiarato dagli organizzatori, Amaury Sport Organisation e Saudi Motorsport Company. Si tratta dell’ultimo di una serie di eventi sportivi che quest’anno sono stati trasferiti altrove, lontano dall’Arabia Saudita, a causa del conflitto che coinvolge l’Iran e dei sanguinosi attacchi dei ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran.

L’Arabia Saudita ospita la Dakar dal 2020. Secondo alcune indiscrezioni, si starebbe valutando il trasferimento in Marocco, con partenza dalla Spagna. Qualora ciò avvenisse, sarebbe la prima volta che la Dakar si tiene in Africa dal 2007. La competizione nacque originariamente come un percorso da Parigi a Dakar, capitale del Senegal; nel 2008 fu annullata all’ultimo momento per motivi di sicurezza nel Nord Africa. Da allora, si è svolta prima in Sud America e successivamente in Arabia Saudita. Negli ultimi mesi diversi appuntamenti motoristici previsti in Medio Oriente sono stati rinviati o cancellati sempre per le tensioni che hanno interessato la regione, tra cui il WEC, che ha scelto di rinunciare al Gran Premio in Qatar rimodulando la fase conclusiva del calendario.

Formula 1 e MotoGp, al momento, hanno confermato i propri appuntamenti nella regione: per quanto riguarda la MotoGp, il gran premio del Qatar è ancora regolarmente programmato per l’8 novembre, mentre in Formula 1 gli ultimi due appuntamenti previsti sono quelli sempre in Qatar il 29 novembre e quello di Abu Dhabi del 6 dicembre. Più delicata è la posizione dell’Arabia Saudita, soprattutto dopo i recenti attacchi rivendicati dagli Houthi contro diverse infrastrutture del Paese, tra cui anche l’aeroporto a Riyadh. Una situazione che ha portato anche il tennis a rivedere i propri programmi, con il Six Kings Slam – inizialmente previsto per il 21-24 ottobre – che è stato rinviato a fine dicembre in attesa di ulteriori sviluppi.

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Caregiver familiari, sì della Camera al contributo fino a 400 euro al mese: requisiti e a chi spetta

La Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge Locatelli sulla riforma dei vantaggi garantiti ai cosiddetti caregiver, cioè alle persone che si prendono cura di familiari con disabilità o non autosufficienti. La legge prevede un allargamento dei diritti di queste persone e un bonus da 400 euro al mese.

Le risorse però sono limitate e soltanto poche decine di migliaia dei milioni di caregiver italiani potranno accedere ai fondi. La legge non è inoltre ancora ufficialmente in vigore. Dovrà prima essere approvata al Senato e, se ci saranno modifiche, superare un ulteriore passaggio alla Camera.

La nuova legge sui caregiver è stata approvata alla Camera

Sono diversi anni che il Parlamento tenta di riformare i vantaggi che la legge offre ai caregiver. Tra il 2013 e il 2025 sono state presentate una trentina di proposte di legge sull’argomento, tutte finite nel nulla.

La riforma è necessaria perché la Legge 104, che regola buona parte dei benefici delle persone che assistono i propri familiari con disabilità, risale al 1992 e sta mostrando alcune inadeguatezze. Oggi le persone che richiedono assistenza sono moltissime e si calcola che i loro caregiver siano tra i 7 e gli 8,5 milioni.

Chi sono i caregiver secondo la nuova legge

La definizione base di caregiver rimane quella della legge di bilancio per il 2018: una persona che assiste un familiare con disabilità o non autosufficiente in maniera gratuita e non professionale. Il familiare in questione deve essere titolare:

  • o dei benefici della legge 104;
  • o dell’indennità di accompagnamento.

La nuova legge introduce però anche le cosiddette tutele differenziate. Un modo per allargare la platea dei caregiver, riconoscendo il loro ruolo in base alle ore di assistenza. Oltre a coloro che assistono un familiare per più di 91 ore a settimana, già considerati caregiver, saranno inclusi anche:

  • coloro che assistono un familiare tra 30 e 90 ore alla settimana;
  • coloro che assistono un familiare tra 10 e 29 ore alla settimana;
  • i caregiver non conviventi, con almeno 30 ore alla settimana di assistenza.

Verranno introdotti inoltre nuovi vantaggi per queste categorie:

  • i permessi solidali per i dipendenti;
  • l’esonero dalle tasse universitarie per gli studenti caregiver;
  • i permessi per i giovani che svolgono il servizio civile.

Chi potrà avere bonus da 400 euro al mese

La misura centrale della nuova legge è un bonus da 400 euro al mese esentasse che l’Inps elargirà ad alcuni caregiver. Le rate saranno trimestrali, quindi ogni tre mesi il caregiver riceverà 1.200 euro. Ci son operò requisiti molto stringenti per accedere a questo bonus:

  • Isee di massimo 25.000 euro;
  • almeno 91 ore di assistenza settimanali da parte del caregiver;
  • un reddito non superiore a 3.000 euro l’anno.

I fondi stanziati per questo bonus sono di circa 260 milioni di euro all’anno. La misura partirà dal 2027.

Le critiche alla nuova legge sui caregiver

Le opposizioni hanno votato contro al testo, criticando soprattutto la platea molto ristretta del bonus da 400 euro, che fondamentalmente potrà essere ottenuto da chi vive della pensione di invalidità del familiare assistito. “Misure povere per chi è già povero” le ha definite Alleanza Verdi Sinistra, sottolineando che i 400 euro arriveranno a circa 52mila persone degli almeno 7 milioni di caregiver italiani.

Le associazioni che si occupano dei caregiver sottolineano la mancanza di garanzie sui contributi figurativi per la pensione, che è tra le principali richieste della categoria.

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Mondadori assume nei negozi e in redazione: profili accessibili a diplomati e laureati

Il Gruppo Mondadori, punto di riferimento del panorama editoriale italiano, apre le porte a nuovi inserimenti lavorativi rivolti sia a diplomati sia a laureati. La ricerca di personale copre diverse città distribuite tra il Centro e il Nord Italia.

L’azienda intende intercettare sia professionisti con un background già consolidato sia giovani ai primi passi nei settori della cultura, dei media e del commercio librario. Una prospettiva stimolante per chi desidera trasformare la passione per la lettura e l’editoria in una professione concreta.

Quali sono i profili ricercati

Le selezioni in corso spaziano dalla conduzione dei punti vendita alle attività legate al settore museale e artistico, passando per i percorsi d’ingresso in azienda destinati agli stagisti nelle redazioni:

  • store manager responsabili della conduzione economica dei negozi, della guida della squadra di vendita e dell’organizzazione delle attività quotidiane del punto vendita;
  • addetti alle vendite per i bookshop museali, incaricati di accogliere i visitatori e gestire il punto vendita all’interno di sedi espositive di prestigio;
  • digital commerce e content manager per seguire l’evoluzione delle vendite sul web e curare la pianificazione dei contenuti digitali;
  • stagisti da inserire nella segreteria di redazione, nel coordinamento editoriale, nella divisione contratti e diritti (Rights Department) e all’interno dei team scientifici o di varia (Varia e Rizzoli Libri).

Dove avverranno gli inserimenti

I posti di lavoro e i tirocini attualmente disponibili sono dislocati nelle seguenti sedi:

Sede di lavoro Profili ricercati Ambito operativo Contratto
Milano Store Manager, Digital Commerce e Content Manager Retail ed E-commerce Tempo indeterminato
Milano Stage Segreteria di Redazione, Stage Rights Assistant, Stage Editor Varia, Stage Executive Assistant Rizzoli Libri, Stage Redazione Scientifica Rizzoli Education Editoria, Redazione e Didattica Stage
Bergamo Store Manager Retail Tempo indeterminato
Torino Store Manager Retail Tempo indeterminato
Bologna Store Manager Retail Tempo indeterminato
Firenze Addette/i vendita Bookshop Uffizi (Electa) Retail Museale e Beni Culturali Tempo determinato
Roma Addette/i vendita Bookshop Mostra Pontormo c/o Scuderie del Quirinale Retail Museale ed Eventi Culturali Tempo determinato

Come presentare la candidatura online

Chi desidera proporre la propria candidatura per le posizioni aperte nel Gruppo Mondadori può consultare i dettagli di ciascun annuncio direttamente sul portale dedicato alle carriere, all’interno della sezione Lavora con noi. Dalla piattaforma è possibile impostare i filtri per città o mansione, accedere alla scheda dell’offerta prescelta e inoltrare il modulo di risposta allegando il proprio Curriculum Vitae aggiornato.

Se non si individuano posizioni in linea con il proprio percorso, resta valida l’opzione di registrare una candidatura spontanea nel sistema di reclutamento, da cui gli addetti alla selezione attingono per le prossime esigenze di organico.

Altri annunci e selezioni nel settore dei servizi e retail

Il piano di reclutamento Mondadori viaggia in parallelo con diverse altre offerte d’impiego. Tra queste spiccano i posti offerti da Mango per figure di vendita e responsabilità nei negozi di moda, la campagna di assunzioni curata da Poste Italiane per postini e operatori agli sportelli e gli inserimenti annunciati da Fincantieri per profili specialistici e di staff.

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Trump Advisers Give Fees Earned for Aiding Srpska to His Library

The donations from James Blair and Chris LaCivita were revealed after the president expressed pique over their consulting work for Republika Srpska.

© Haiyun Jiang/The New York Times

James Blair, a political operative, donated the fees he earned for advising a pro-Russian Balkan government to President Trump’s library fund.
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Flávio Bolsonaro está nu como o rei da fábula

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O mais bonito foi ver as manifestações nas ruas, algumas com centenas de milhares de pessoas, como a que tomou doze quarteirões da Av. Paulista e coloriu Copacabana de ponta a ponta. Foi a nossa vez de vestir o verde amarelo (com ou sem estrelinhas) e sair em defesa do nosso país, ameaçado por uma extrema direita com uma tentativa golpista no currículo e agora fortalecida pelo apoio subalterno dos Bolsonaro aos planos expansionistas de Donald Trump.

A presença maciça da juventude — da UNE aos fandoms — nos atos que se repetiram em pelo menos 80 cidades brasileiras nesse 2º turno, trouxe um sopro de renovação política quase inesperado em uma campanha pelo quarto mandato de um presidente de 80 anos de idade. Energia que se transformou em eficiência inédita da centro-esquerda nas redes sociais, apesar das evidências concretas de jogo sujo por parte das Big Techs e do TSE de Nunes Marques e André Mendonça para prejudicar a campanha de Lula.

Isso sem falar no episódio lamentável do governo Tarcísio de Freitas, com a PM repetindo um artifício usado na véspera do 2º turno da primeira eleição presidencial direta depois da ditadura — se em 1989, vestiu os sequestradores de Abílio Diniz com as camisetas do PT para exibir para a imprensa dias antes do pleito; agora faz o mesmo com suspeitos de tráfico de drogas detidos e fotografados ostentando camisetas novas com dizeres da campanha de Lula e a sigla da associação dos professores. 

Mas, ao contrário das milícias digitais da extrema direita, a campanha da centro-esquerda nas redes, privilegiou a empatia – foram muitos os posts autocríticos sobre a arrogância ou falta de compreensão na comunicação com a direita – e se apoiou em fatos reais para apontar o risco da candidatura de extrema direita à soberania, à democracia, aos direitos constitucionais e às conquistas sociais, a mais recente delas, o fim da jornada 6×1. Tanto que o “dá um google” se tornou argumento para a campanha de Lula.

Mas essas pautas passaram longe ou foram deturpadas em manchetes de jornais e escaladas da TV durante todo o 1º turno, quando as empresas jornalísticas se ocuparam de vazamentos seletivos de processos que estavam com o ministro André Mendonça, engajado na campanha de Flávio, e de críticas ao governo Lula até em relação a medidas de óbvio interesse público, como a proibição das bets (essa prejudicial aos seus negócios).

Enquanto isso, o jornalismo independente se unia na investigação da interferência de Trump e das Big Techs promovida pelo lobby bolsonarista, dissecava as relações movidas a dinheiro e favores de Flávio e seu entorno político com Daniel Vorcaro, revelava o impacto da influência nefasta de Flávio nos hospitais federais do Rio durante a pandemia, apontava bens, favores e recursos sem origem clara e alertava para o risco de eleger envolvidos com a recente tentativa de golpe, agora impulsionados pelo “amigo” americano.

Piauí, Intercept, ICL, Repórter Brasil e tantos outros veículos independentes, como a própria Agência Pública, produziram conteúdos decisivos para entender o que realmente está em jogo nestas eleições. Iniciativas como o Revelando, uniram artistas e jornalistas e deram sentido aos fatos levantados pelos jornalistas, e denúncias embasadas foram transformadas em munição por líderes digitais para desnudar a real personagem por trás da fala escorregadia de Flávio Bolsonaro. Celebridades, influencers, personalidades de todos os campos do conhecimento se uniram ao movimento contra a extrema direita, engrossando o caldo anti-fascista e resgatando nossa identidade política e cultural.

Se as empresas de jornalismo perderam o rumo na tentativa de equiparar bananas com donuts, os eleitores engajados e informados pela imprensa independente fizeram questão de mostrar as diferenças fundamentais entre os candidatos. Do Dark Horse às regalias de Eduardo Bolsonaro e Paulo Figueiredo nos Estados Unidos, dos lucros astronômicos do escritório de advocacia de Flávio enquanto ele exercia o mandato como senador às ligações perigosas com o advogado Willer Tomaz, jogos online e com o careca do INSS. 

Revelações de arrepiar até quem toma Flávio pelo valor de face, como homem de família e evangélico, caso de mulheres e religiosos conservadores. O que estarão dizendo agora diante da mais recente revelação da Piauí, que coloca Flávio em uma lancha no lago Paranoá em um churrasco com garotas de programa e lobistas de farmacêuticas indianas em plena pandemia? Aposto que Michelle tem usado muito o WhatsApp.

Também vieram notícias de balançar os corações endurecidos de medo que acreditam na extrema direita de Flávio para combater o crime. Logo ele, o homem das milícias — a ponto de enviar uma emenda parlamentar para um miliciano envolvido no assassinato de Marielle Franco —, além das relações perigosas de seus aliados políticos com o CV e o PCC.

Sem falar no caso da menina Ana Clara, assassinada há 6 anos por um PM, que se mantém livre até hoje pela atuação de Flávio como advogado. Quem pode acreditar no candidato diante da falta de compaixão com o sofrimento da família da criança?

Medos e anseios compreendidos principalmente pela juventude na campanha de Lula e explicados com clareza notável se converteram nas redes em defesa firme da democracia, da liberdade, do ensino público, do SUS, do Bolsa Família, do reajuste do salário mínimo, dos direitos indígenas, das mulheres, da Amazônia e do futuro das novas gerações, com apoio das informações trazidas pelo jornalismo que não se deixou cegar pela “imparcialidade”.

E a sociedade agora pressiona a própria imprensa, caso da exigência de checagem no debate da Globo, que acabou sendo aceita a contragosto pela emissora (vamos ver como vai ser porque também há pegadinhas nesse caminho; a Lupa, Aos Fatos e o ICL, entre outros, também farão checagem).

Como tantos vêm dizendo e não posso deixar de falar, descobrimos em nós mesmos uma energia e uma inteligência para resistir que será importante se Lula vencer, e crucial se uma derrota nos colocar na mira da extrema direita e dos Estados Unidos. Por enquanto celebro a beleza da união entre jornalismo a serviço do interesse público e a população que valoriza o diálogo e as conquistas sociais, frutos de uma história tão sofrida que não pode ser esquecida. Boa votação no domingo!

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Truffa sui Gratta e Vinci: maxi sequestro da 25 milioni di euro a 5 ex dipendenti

Server informatici manipolati per conoscere in anticipo l’itinerario dei tagliandi milionari, acquistati a colpo sicuro da parenti e conoscenti: così si è consumata la truffa dei Gratta e Vinci scoperta dalla Guardia di Finanza di Roma, che ha portato all’esecuzione di un sequestro di beni per un valore superiore a 25 milioni di euro nei confronti di cinque ex dipendenti di una società concessionaria del gioco, risultata estranea ai fatti.

Il provvedimento cautelare è stato disposto su delega della Procura Regionale della Corte dei conti per il Lazio per garantire il risarcimento del danno erariale causato all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Come funzionava la truffa e la violazione dei server

Il sistema del Gratta e Vinci si fonda sulla rigida gestione del concessionario e su meccanismi di distribuzione che dovrebbero garantire la totale casualità delle vincite. Gli ex dipendenti hanno tuttavia sfruttato le proprie credenziali di accesso per violare i sistemi informatici e manipolare i server aziendali.

Attraverso questo accesso riservato, la banda riusciva a tracciare in anticipo la posizione esatta di quattro biglietti vincenti dal valore complessivo di 24 milioni di euro:

  • due tagliandi che garantivano un premio da 7 milioni di euro ciascuno.
  • due tagliandi da 5 milioni di euro ciascuno.

Una volta individuata la ricevitoria sul territorio nazionale a cui la concessionaria aveva spedito i biglietti, i truffatori inviavano parenti e amici ad acquistarli a colpo sicuro. Un meccanismo che ha alterato la casualità del gioco e sottratto premi che, in condizioni ordinarie, avrebbero potuto anche non essere riscossi e rimanere allo Stato.

Il maxi sequestro da 25 milioni di euro

L’inchiesta contabile e finanziaria ha portato al blocco di un ingente patrimonio immobiliare e finanziario riconducibile agli indagati. I sigilli della Guardia di Finanza sono scattati su 25 immobili (tra cui villini, appartamenti, garage e cantine) situati nelle province di Roma, Viterbo, Treviso, Taranto, Grosseto e Reggio Calabria.

Oltre alle proprietà immobiliari, sono stati sottoposti a sequestro auto e moto di grande cilindrata e diversi conti correnti. Ora spetterà al giudice contabile stabilire se confermare, modificare o revocare il provvedimento a tutela delle casse pubbliche.

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Farmaci di automedicazione, valgono un risparmio di quasi tre miliardi l’anno

Automedicazione responsabile. Si può tradurre in moltissimi modi questo termine, ma comunque esprime il valore della conoscenza per scegliere assieme al farmacista i farmaci per i piccoli disturbi di ogni giorno, dai fastidi di stomaco ed intestino fino ai malanni virali, alla circolazione, al mal di testa passeggero, a qualche linea di febbre. Come si coniuga questa disposizione con i costi della sanità, ovviamente in chiave di riduzione di questi? Una risposta viene da una ricerca dal titolo “Il valore dell’automedicazione. Un pilastro per la salute pubblica e l’economia del Paese”, realizzata da TEHA Group per Federchimica Assosalute.

Secondo lo studio, l’automedicazione libera tempo per i medici di famiglia equivalente a circa 91 milioni di visite l’anno. Un ricorso appropriato potrebbe inoltre evitare quasi un milione di accessi al Pronto Soccorso per disturbi a bassa complessità. Il tutto, con un beneficio per il comparto. Si parla di 1,35 miliardi di euro di valore aggiunto complessivo, considerando gli effetti diretti, indiretti e indotti lungo la filiera.

Insomma: I risultati sono chiari: ogni euro di valore aggiunto generato dalle imprese del settore ne attiva quasi altri tre nel resto dell’economia, mentre un ricorso appropriato ai farmaci di automedicazione libera capacità assistenziale per i professionisti e contribuisce a vivere in buona salute più a lungo.

L’impatto su Servizio Sanitario Nazionale, cittadini e filiera

In un contesto in cui i medici di medicina generale sono passati da 44.270 a 36.812 tra il 2016 e il 2024 (-16,8%) e gli accessi al Pronto Soccorso sono tornati a sfiorare i 19 milioni nel 2024, l’automedicazione responsabile, complementare e non alternativa all’assistenza professionale, contribuisce a orientare ogni bisogno di salute verso il livello di risposta più appropriato.

Secondo lo studio, i farmaci di automedicazione – pari al 13,5% dei volumi della farmaceutica territoriale – liberano tempo per il medico per un valore stimato in circa 1,9 miliardi di euro, tempo che può essere dedicato ai pazienti cronici, fragili e con bisogni più complessi; a questo si aggiungono circa 600 milioni di euro di tempo restituito ai cittadini. Sul fronte dell’emergenza-urgenza, un ricorso appropriato all’automedicazione potrebbe evitare quasi 1 milione di accessi l’anno per disturbi a bassa complessità, con un costo associato di circa 306 milioni di euro, di cui 281 a carico del SSN.

Nel complesso, i benefici economici e organizzativi generati dall’automedicazione sono stimati in quasi 3 miliardi di euro l’anno. Si tratta di stime di capacità assistenziale e di tempo liberati. Sul piano della salute, l’automedicazione interviene sul 10,7% del carico di cattiva salute degli italiani, legato a disturbi lievi e molto diffusi: senza di essa, secondo le stime, nell’arco della vita si trascorrerebbero in media 4,8 mesi in meno in buona salute.

Le aziende associate ad Assosalute, che rappresentano oltre il 70% del mercato, hanno generato nel 2025 ricavi per 1.383 milioni di euro (+1,3%) e un valore della produzione di 1.270 milioni. Il valore aggiunto diretto è di circa 350 milioni di euro; considerando gli effetti indiretti e indotti lungo l’intera filiera, il contributo complessivo sale a 1,35 miliardi di euro, con un moltiplicatore economico di 3,9 (contro il 3,2 della manifattura). Il valore aggiunto per addetto, circa 156.000 euro, è quasi il doppio di quello della manifattura (82.000 euro).

Il peso della conoscenza

Va detto tuttavia che il potenziale del settore dei farmaci di automedicazione resta in parte inespresso. In Italia la spesa pro capite per medicinali da banco è di 54,3 euro l’anno, tra le più basse tra i principali Paesi europei, e meno di 1 italiano su 5 dichiara di averne fatto uso nelle due settimane precedenti l’indagine contro il 37% della Germania e il 70% della Finlandia. Incide soprattutto l’ampiezza dell’offerta: tra il 2015 e il 2025 l’Italia ha registrato 6 switch, cioè riclassificazioni da farmaco con obbligo di ricetta a farmaco senza obbligo di prescrizione, contro i 15della Germania e i 26 del Regno Unito.
A questo si aggiunge un tema culturale: sebbene l’Italia parta da una base più solida sull’automedicazione, con medici e farmacisti che restano i primi riferimenti per quanto riguarda i disturbi più comuni, l’obiettivo resta rafforzare l’alfabetizzazione sanitaria generale (il 58% degli adulti ha con competenze sanitarie inadeguate o problematiche contro il 46% della media europea).

L’obiettivo è reso ancora più rilevante da uno scenario in cui l’informazione sanitaria passa sempre più da internet, social e intelligenza artificiale. Medico di famiglia e farmacista restano, nel modello italiano di automedicazione, i principali riferimenti per i disturbi lievi (48,2% e 47,9%), ma cresce il peso delle fonti digitali. Per questo è fondamentale, secondo lo studio, saper riconoscere i disturbi gestibili con l’automedicazione, verificare le fonti e sapere quando rivolgersi al medico o al farmacista. Lo studio segnala inoltre l’opportunità di modernizzare le regole sulla comunicazione al pubblico dei farmaci senza obbligo di prescrizione, definite prima della diffusione di social e intelligenza artificiale.

“Questo studio evidenzia che l’automedicazione rappresenta un asset strategico per il Paese: restituisce tempo ai medici di famiglia, aiuta a dare a ogni bisogno di salute la risposta più appropriata e sostiene una filiera ad alta produttività, con benefici stimati in quasi 3 miliardi di euro l’anno”

segnala Michele Albero, Presidente di Federchimica Assosalute .

“L’automedicazione responsabile non significa lasciare solo il cittadino, al contrario, vuol dire metterlo nelle condizioni di fare bene ciò che può fare, sapendo quando e a chi rivolgersi. Per esprimerne a pieno il potenziale servono due passi concreti: più Health Literacy, con campagne di alfabetizzazione sanitaria, educazione alla corretta automedicazione e un dialogo più stretto tra farmacisti e medici – anche grazie alla piena operatività del dossier farmaceutico del Fascicolo Sanitario – e un’offerta più ampia, con procedure di switch più snelle. Ci auguriamo che questo lavoro sia il punto di partenza per costruire una alleanza stabile con Istituzioni, professionisti sanitari e cittadini per valorizzare il ruolo del comparto nella governance farmaceutica nazionale”.

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Lista attesa sanità in miglioramento, più prenotazioni: le regioni migliori e peggiori

Agenas, l’ente che si occupa anche di monitorare le liste d’attesa, ha pubblicato il bollettino trimestrale. Nei primi nove mesi del 2026 si registra un miglioramento rispetto al 2025. Continuano a esserci “margini di miglioramento”, si legge, ma soprattutto sono elevate le differenze territoriali.

Dal monitoraggio è possibile scoprire quali sono le visite più difficili da prenotare, gli esami che hanno liste d’attesa più lunghe e le regioni peggiori sui tempi.

Liste d’attesa in miglioramento

Dal bollettino periodico sull’andamento delle liste d’attesa emerge un generale miglioramento. Oltre 2 milioni le prenotazioni in più nei primi nove mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo del 2025 e un miglioramento si è visto proprio sui tempi massimi di attesa per le visite specialistiche e gli esami diagnostici.

Il bollettino evidenzia quindi una tendenza positiva già riscontrata nel primo semestre dell’anno. Secondo il monitoraggio, aggiornato al 30 settembre 2026, nei primi nove mesi del 2026 le prenotazioni complessive sono passate da 19,7 milioni del 2025 a 21,8 milioni (+10%).

Crescono soprattutto:

  • le prime visite specialistiche, da 11,3 a 12,3 milioni;
  • gli esami diagnostici, da 8,4 a 9,5 milioni.

In termini assoluti le prime visite prenotate entro i tempi previsti passano da 8,7 a 9,6 milioni, con circa 935.000 prestazioni in più, mentre gli esami diagnostici aumentano da 7 a 8,1 milioni, pari a circa 1,1 milioni di accertamenti aggiuntivi nei tempi di garanzia.

Le visite più facili da prenotare

Il bollettino segnala le visite e prestazioni più facili da prenotare. Tra queste risultano le visite urgenti, quelle garantite entro tre giorni, che rispettano i tempi nell’81,7% dei casi, mentre le visite in classe breve, quelle da effettuare entro 10 giorni, aumentano dal 78,2 all’80,6%.

Si registra un miglioramento anche negli esami diagnostici, dove le prestazioni urgenti garantite entro tre giorni passano al 77,3%, mentre quelle in classe breve aumentano al 78,2%.

Nel quadro di miglioramento diffuso, le prestazioni che recuperano di più sono:

  • prime visite oncologiche;
  • visita fisiatrica;
  • visita gastroenterologica;
  • visita pneumologica;
  • visita dermatologica (che resta tra le prestazioni con maggiori criticità).

Tra gli esami diagnostici in miglioramento troviamo:

  • colonscopia;
  • gastroscopia;
  • ecografia della mammella;
  • ecografia dell’addome.

Le regioni peggiori

Dal bollettino inoltre è possibile scoprire quali sono le differenze tra le regioni. L’andamento generale è positivo, ma ci sono delle differenze da sottolineare. Alcune regioni viaggiano sopra il 90%, mentre altre scendono sotto il 70% sia per quanto riguarda le prime visite, sia per quanto riguarda gli esami diagnostici.

Tra le migliori in entrambi i campi di analisi ci sono:

  • Basilicata;
  • Lazio;
  • Marche;
  • Veneto.

Tra le peggiori, quindi con performance sotto il 70%, troviamo sotto entrambi i dati:

  • Puglia;
  • Umbria.

Queste due regioni in particolare sono caratterizzate da difficoltà in entrambe le tipologie di prestazioni, anche se si sono segnalati progressi rispetto ai dati precedenti. Una regione invece da tenere sotto controllo, proprio per il peggioramento rispetto ai dati precedenti, è la Sardegna.

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Studenti svantaggiati a scuola di resilienza

Gli studenti “resilienti” sono quelli che partendo da situazioni di svantaggio raggiungono buoni livelli di competenze. Contano le risorse personali, ma anche ambienti scolastici capaci di valorizzarle. Una politica di inclusione efficace lavora su entrambi.

L'articolo Studenti svantaggiati a scuola di resilienza proviene da Lavoce.info.

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Influenza in Italia, i numeri della nuova ondata: bambini i più colpiti e incidenza ancora alta

Influenza in Italia, andamento e casi settimanali per regione e età

Nella settimana dal 29 dicembre 2025 al 4 gennaio 2026, l’incidenza delle infezioni respiratorie acute (ARI) in Italia è pari a 14,07 casi per 1.000 assistiti, in diminuzione rispetto ai 14,85 della settimana precedente. I bambini fino a quattro anni continuano a registrare i valori più elevati. Le ARI comprendono infezioni causate da diversi virus respiratori e non coincidono con i soli casi di influenza.

Riassunto della settimana: casi totali

I casi di infezione respiratoria acuta stimati nella popolazione italiana sono 802.879 nella settimana, rispetto agli 840.005 della precedente. Dall’inizio della stagione, il totale stimato raggiunge 7.556.424 casi.
La diminuzione va interpretata con cautela: durante le festività natalizie si sono ridotti sia le visite sia i dati trasmessi dai medici sentinella. Anche la chiusura delle scuole contribuisce a limitare la trasmissione nelle fasce d’età con maggiore circolazione virale. Questi fattori non consentono di considerare il calo come una conferma del superamento del picco stagionale.
Nella settimana hanno trasmesso dati 1.009 medici sentinella, con una popolazione osservata di 1.354.048 assistiti e 19.058 casi di ARI rilevati. Questi casi osservati sono distinti dalle stime riferite all’intera popolazione italiana.
Per l’influenza, la positività dei campioni è del 17% nella comunità e del 40,5% nel flusso ospedaliero. Considerando insieme i diversi flussi della sorveglianza virologica, sono stati identificati 1.357 campioni positivi all’influenza su 3.472 campioni segnalati, pari al 39,1%, tutti di tipo A. Le percentuali si riferiscono ai campioni analizzati e non alla popolazione generale.

Distribuzione per fascia d’età

La fascia 0-4 anni presenta l’incidenza più elevata, con 36,85 casi per 1.000 assistiti, rispetto ai 39,37 della settimana precedente. La distribuzione delle ARI per età è la seguente:

  • 0-4 anni: 2.612 casi osservati, incidenza di 36,85 per 1.000 assistiti.
  • 5-14 anni: 2.573 casi osservati, incidenza di 14,82 per 1.000.
  • 15-24 anni: 2.011 casi osservati, incidenza di 16,10 per 1.000.
  • 25-44 anni: 4.072 casi osservati, incidenza di 14,84 per 1.000.
  • 45-64 anni: 4.696 casi osservati, incidenza di 12,22 per 1.000.
  • 65 anni e oltre: 3.094 casi osservati, incidenza di 9,49 per 1.000.

Rispetto alla settimana precedente, l’incidenza diminuisce nelle fasce sotto i 45 anni, mentre aumenta tra i 45-64 anni, da 12,00 a 12,22, e tra le persone di almeno 65 anni, da 8,93 a 9,49. I confronti risentono della partecipazione variabile dei medici durante le festività.

Influenza: casi per regione

I dati regionali descrivono le infezioni respiratorie acute complessive, non esclusivamente l’influenza. Tra le regioni con dati disponibili, le incidenze più elevate si registrano in Campania, con 20,53 casi per 1.000 assistiti, Sicilia, con 19,41, e Marche, con 18,52. Seguono Abruzzo con 17,37 e Puglia con 17,26.
I valori più contenuti si osservano in Valle d’Aosta, con 8,90 casi per 1.000 assistiti, Friuli-Venezia Giulia, con 9,20, e Liguria, con 9,77. Per Calabria e Molise non sono disponibili dati settimanali: l’assenza di rilevazioni non indica assenza di infezioni.
In termini di casi osservati dai medici sentinella, i numeri maggiori riguardano Lombardia, con 3.477 casi, Lazio, con 3.453, e Puglia, con 2.561. Questi conteggi dipendono anche dalla popolazione coperta dalla sorveglianza e non rappresentano stime del totale dei casi regionali. Le differenze nella copertura richiedono cautela anche nel confronto delle incidenze, soprattutto dove partecipano pochi medici.

Confronto con gli anni precedenti

Il confronto diretto con le stagioni precedenti è limitato dal passaggio dalla sorveglianza delle sindromi simil-influenzali (ILI) a quella delle infezioni respiratorie acute (ARI). Anche le soglie di intensità, calcolate sui dati storici delle ILI, devono essere interpretate tenendo conto di questo cambiamento.
All’interno della stagione in corso, l’incidenza è salita da 7,15 casi per 1.000 assistiti nella settimana 42 del 2025 a 17,45 nella settimana 51, per poi scendere a 14,85 nella settimana 52 e a 14,07 nella prima settimana del 2026. Le rilevazioni successive alle festività saranno importanti per valutare l’evoluzione della circolazione virale.
Per gli accessi al pronto soccorso, i dati disponibili fino alla settimana 52 del 2025 nelle nove regioni monitorate indicano un numero di accessi per sindromi respiratorie inferiore alla stessa settimana della stagione precedente. Le forme gravi e complicate di influenza risultano invece numericamente simili; il sottotipo più frequente tra queste è A(H1N1)pdm09 e la maggior parte dei casi riguarda persone non vaccinate.
Nel complesso della stagione, tra i virus influenzali A sottotipizzati prevale A(H3N2), con il 65,8%, mentre A(H1N1)pdm09 rappresenta il 34,2%. Tra i ceppi A(H3N2) sequenziati prevale il subclade K.

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Sciopero tir, stop ai blocchi in Sicilia e Calabria: decreto in Cdm e linea dura del Viminale

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.

Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.

Sicilia e Calabria sospendono la protesta

La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.

Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:

Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.

Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.

Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:

  • contributi straordinari sul gasolio;
  • sospensione dei versamenti contributivi;
  • finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
  • maggiori tutele per i piccoli trasportatori.

Sciopero tir

In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:

Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.

L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.

Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.

Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto

Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.

Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.

Tra gli interventi già individuati figurano:

  • ristori per il caro gasolio;
  • sospensione dei canoni di leasing;
  • digitalizzazione della lettera di vettura.

In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.

A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.

Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.

Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.

Linea dura sui blocchi

Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.

Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.

Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.

Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.

Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.

Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.

Supermercati, carburante e prezzi: che succede

Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.

Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.

Supermercato vuoto

Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.

Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.

Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione

La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:

  • Crotone;
  • Reggio Calabria;
  • Napoli;
  • Catania.

Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.

Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:

  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Campania;
  • Puglia.

A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.

A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.

I danni ad agricoltura e industria

Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:

  • si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
  • nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
  • in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
  • in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.

Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.

Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.

Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.

Cosa succede ora

Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.

Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.

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Sciopero generale 30 ottobre 2026: treni, scuola, sanità e uffici pubblici si fermano

Si preannuncia un venerdì nero quello del prossimo 30 ottobre 2026, con lo sciopero generale nazionale proclamato da USB, l’Unione Sindacale di Base, che coinvolge i lavoratori delle categorie pubbliche e private. Alla mobilitazione si affianca quella indetta da USI-CIT, con l’adesione di USI Educazione e USIS e modalità differenti per alcuni settori. La giornata di protesta porterà al centro del dibattito temi come il potere d’acquisto dei salari, l’aumento del costo della vita e le condizioni di lavoro, ma potrebbe avere conseguenze anche sull’organizzazione dei servizi pubblici e sugli spostamenti.

Tra i comparti interessati figurano scuola, sanità e trasporto ferroviario, mentre per gli altri servizi occorre distinguere le singole proclamazioni e verificare le disposizioni applicabili. Non è infatti detto che tutti i lavoratori di un settore aderiscano allo sciopero né che le attività vengano sospese integralmente.

Sciopero 30 ottobre 2026, le differenze tra USB e USI-CIT

La mobilitazione di USB è proclamata per l’intera giornata di venerdì 30 ottobre e riguarda, secondo le modalità previste per ciascun comparto, il personale delle categorie pubbliche e private. All’iniziativa si aggiunge quella di USI-CIT, alla quale aderiscono USI Educazione e USIS, anch’essa prevista per l’intera giornata lavorativa.

La distinzione tra le due iniziative è importante soprattutto per comprendere quali servizi potrebbero essere coinvolti. La proclamazione USI-CIT esclude il trasporto pubblico locale, quello ferroviario, aereo e marittimo. Lo sciopero USB, invece, interessa anche il comparto ferroviario, con una fascia oraria che comincia la sera precedente. Le due mobilitazioni devono quindi essere considerate separatamente, senza estendere automaticamente le esclusioni previste da una proclamazione all’altra. Per conoscere le conseguenze concrete occorrerà fare riferimento agli avvisi delle singole amministrazioni e aziende, oltre che alle comunicazioni delle autorità competenti.

Perché si sciopera: salari, inflazione e povertà

Al centro delle rivendicazioni di USB c’è la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori. Nel comunicato diffuso in vista della mobilitazione, il sindacato denuncia un progressivo impoverimento delle famiglie, legato alla crescita dei prezzi e alla difficoltà delle retribuzioni di tenere il passo con il costo della vita.

Tra le spese che pesano maggiormente sui bilanci familiari figurano energia, carburanti, alimentari e affitti. Quando queste voci aumentano più rapidamente degli stipendi, diminuisce la quota di reddito disponibile per risparmiare, affrontare spese impreviste o sostenere altri consumi.

USB richiama i dati sulla povertà assoluta, indicando 5,4 milioni di persone in questa condizione e sottolineando la particolare esposizione delle famiglie con un operaio come persona di riferimento. Nel messaggio sindacale viene citata anche una perdita del 9,4% del potere d’acquisto delle retribuzioni reali dal 2021. Secondo il sindacato, questi numeri mostrano come avere un’occupazione non sia sempre sufficiente a garantire condizioni economiche adeguate. La questione riguarda non soltanto i lavoratori con redditi più bassi, ma anche chi dispone di un impiego stabile e deve destinare una quota crescente dello stipendio alle spese essenziali.

Per USB, la protesta del 30 ottobre serve a riportare al centro del confronto pubblico la distribuzione della ricchezza e il valore economico e sociale del lavoro. Il sindacato critica inoltre le priorità della spesa pubblica, chiedendo di destinare maggiori risorse al recupero dei salari e al miglioramento delle condizioni di vita.

Le richieste di USB: aumenti salariali e riduzione del costo della vita

Tra le principali rivendicazioni della mobilitazione figurano aumenti salariali, ripristino della scala mobile, blocco dei prezzi dei beni essenziali e riduzione dell’Iva sui consumi fondamentali. La scala mobile era un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni all’inflazione, progressivamente superato attraverso gli interventi degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta. La richiesta di ripristinarla riapre il confronto sugli strumenti con cui proteggere i salari dalla perdita di potere d’acquisto.

Le altre proposte puntano a intervenire sia sulle entrate sia sulle spese delle famiglie. Da una parte, aumentare le retribuzioni dovrebbe rafforzare il reddito disponibile; dall’altra, contenere il prezzo dei beni essenziali e ridurre l’Iva potrebbe alleggerire il costo dei consumi quotidiani. L’eventuale applicazione di queste misure richiederebbe comunque valutazioni sugli effetti per i conti pubblici, le imprese e i prezzi. Si tratta di proposte avanzate dal sindacato nell’ambito di un confronto più ampio sulle politiche salariali e sulla distribuzione del reddito.

Sciopero treni 29 e 30 ottobre, gli orari e i collegamenti a rischio

Una delle principali conseguenze pratiche della mobilitazione riguarda il trasporto ferroviario. Nell’ambito dello sciopero USB, l’astensione del personale è programmata dalle 21:00 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 di venerdì 30 ottobre 2026.

La fascia comprende i collegamenti notturni e gran parte dei servizi del venerdì. In caso di adesione, potrebbero verificarsi cancellazioni, ritardi e variazioni alla circolazione, con conseguenze per pendolari e viaggiatori a media e lunga percorrenza.

Per il trasporto ferroviario regionale, nei giorni feriali sono previste fasce di garanzia generalmente comprese tra le 6:00 e le 9:00 e tra le 18:00 e le 21:00. La presenza di queste finestre, tuttavia, non significa che tutti i treni programmati debbano necessariamente circolare: i collegamenti effettivamente garantiti sono individuati dalle imprese ferroviarie secondo la normativa applicabile.

Per i servizi a lunga percorrenza valgono inoltre specifiche disposizioni sui collegamenti da assicurare. Prima di partire sarà quindi opportuno controllare gli aggiornamenti di Trenitalia, Italo e degli altri operatori interessati, verificando il numero del treno e l’eventuale presenza negli elenchi ufficiali dei servizi garantiti.

Autobus, metropolitane e voli: attenzione alle singole proclamazioni

Per il trasporto pubblico locale non è possibile indicare un unico orario valido su tutto il territorio nazionale. Le fasce di garanzia di autobus, tram e metropolitane dipendono dalle disposizioni applicabili alle singole aziende e dai rispettivi accordi territoriali.

Inoltre, l’esclusione del trasporto pubblico locale prevista dalla proclamazione USI-CIT non può essere automaticamente estesa allo sciopero USB. Per sapere se i mezzi urbani saranno interessati occorre quindi consultare le comunicazioni delle aziende locali e verificare eventuali aggiornamenti. Anche per il trasporto aereo è necessario distinguere tra le diverse iniziative sindacali. La presenza di una proclamazione relativa a una categoria aeroportuale non implica necessariamente una sospensione generalizzata dei voli. L’operatività dei collegamenti dipenderà dalle regole applicabili, dalle eventuali franchigie previste e dalle comunicazioni di ENAC e delle compagnie aeree.

Per le autostrade, la proclamazione USB indica l’inizio dell’astensione alle 22:00 del 29 ottobre. Anche in questo comparto devono essere rispettate le disposizioni previste per garantire le attività indispensabili.

Scuola e sanità, quali disagi aspettarsi

Il comparto dell’istruzione rientra tra quelli interessati dalla mobilitazione. L’eventuale adesione di insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario potrebbe comportare cambiamenti nell’organizzazione delle lezioni, nell’accoglienza degli alunni e nello svolgimento delle attività scolastiche. Non è prevista automaticamente la chiusura di tutte le scuole italiane. Le conseguenze dipenderanno dal numero di adesioni e dalla possibilità di garantire i servizi necessari. Le famiglie dovranno quindi fare riferimento agli avvisi pubblicati dai singoli istituti.

Anche la sanità pubblica è coinvolta. La protesta potrebbe incidere sulle prestazioni programmate, sugli ambulatori e su alcune attività non urgenti. Restano comunque in vigore le disposizioni che tutelano i servizi essenziali, comprese le prestazioni di emergenza e urgenza. Per gli appuntamenti già fissati, il consiglio è verificare eventuali comunicazioni dell’azienda sanitaria o della struttura ospedaliera di riferimento prima di recarsi sul posto.

Uffici pubblici, Comuni e Vigili del Fuoco

Lo sciopero potrebbe interessare anche le amministrazioni pubbliche e gli enti locali, con possibili rallentamenti negli sportelli e nelle attività amministrative. Non è tuttavia possibile prevedere una chiusura generalizzata degli uffici: l’impatto dipenderà dalle adesioni e dalle disposizioni applicabili ai servizi essenziali.

Per i Vigili del Fuoco, le modalità indicate nelle diverse proclamazioni non coincidono necessariamente. Prima della pubblicazione delle indicazioni operative definitive è quindi importante verificare la scheda ufficiale relativa alla specifica iniziativa sindacale. Chi ha appuntamenti presso uffici pubblici o deve usufruire di servizi amministrativi dovrebbe consultare gli avvisi dell’ente interessato, così da conoscere eventuali variazioni di orario o modalità di accesso.

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Goiânia fica entre as 10 cidades com mais aprovados na 1ª fase do ITA

Goiânia está entre as 10 cidades com mais estudantes aprovados na primeira fase do vestibular do Instituto Tecnológico de Aeronáutica (ITA), um dos mais difíceis do Brasil. A capital goiana teve 21 candidatos classificados para a segunda etapa, posicionando-a em oitavo lugar entre as 25 cidades onde a prova foi aplicada, nesta quarta-feira (21/10). O número se refere àqueles que fizeram o vestibular na cidade, não significando que sejam moradores dela.

No total, o vestibular do ITA teve 9.531 inscritos. Desse total, 1.119 não compareceram. Dos 8.412 que fizeram a prova na primeira fase, apenas 792 se classificaram para a segunda. O ranking das cidades com as maiores quantidades de aprovados foi: Fortaleza (281), São José dos Campos (150), São Paulo (84), Rio de Janeiro (58), Brasília (56), Recife (27), Belo Horizonte (23), Goiânia (21), Curitiba (15) e Salvador (12).

Sobre o desempenho regional, no Centro-Oeste o número de aprovados de Goiânia ficou abaixo apenas do de Brasília, embora o número de inscritos na capital federal tenha sido 47% maior. Nenhum dos 108 estudantes que se inscreveram para fazer o exame em Campo Grande e dos 75 de Cuiabá foram classificados para a segunda fase. Em relação à quantidade de inscritos, Goiânia foi a 12ª cidade com o maior número, com 284 candidatos.

A prova da primeira fase foi realizada no dia 27 de setembro e incluiu questões de múltipla escolha de Matemática, Física, Química e Inglês. A segunda fase está sendo aplicada desde terça-feira (20/10) até a próxima sexta-feira (23/10), abrangendo questões dissertativas de matemática, química, física e português, cada uma avaliada em um dia.

O ITA oferece vários cursos de Engenharia. Segundo o instituto, neste ano os mais pesquisados pelos estudantes, como primeira opção, foram: Engenharia Aeroespacial (33,6%), Engenharia de Computação (26,3%), Engenharia Aeronáutica (18,5%), Engenharia Mecânica-Aeronáutica (9,9%), Engenharia Eletrônica (5,7%), Engenharia Civil-Aeronáutica (3,3%), Engenharia de Energia (2,5%) e Engenharia de Sistemas (2,2%).

De acordo com o ITA, 70% dos candidatos são oriundos de colégios particulares; 19% de estaduais; 11% de estaduais e 1% de municipais. De todos os inscritos, 35% fizeram cursos preparatórios para o exame.

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Que a injustiça não te entristeça, que te radicalize

Cerca de 500 mil pessoas foram às ruas em protestos na França nos últimos dias, em atos que começaram pedindo reformas no sistema educacional e evoluíram para reivindicações sociais mais amplas, que já influenciam outros países da Europa.

Os protestos começaram em setembro, quando estudantes bloquearam o acesso a uma escola na região de Paris para exigir mais recursos para a educação. Rapidamente, alunos de outras escolas aderiram, e as manifestações se espalharam pelo país, reivindicando mais professores, mais recursos e a melhora da estrutura dos prédios. A demanda escalou, e se transformou na manifestação de uma insatisfação generalizada com o alto custo de vida, a queda na qualidade dos serviços públicos e com o governo.

O governo tem falado em atos de violência, depredação de patrimônio e incêndios. As autoridades francesas detiveram mais de 6,8 mil pessoas – mais de 5 mil menores de idade.

As manifestações inspiraram levantes na Itália, Albânia e Portugal.

Na Grécia, os estudantes reclamam do custo de vida e do aumento de mensalidades e taxas. Na Espanha, professores exigem melhores salários. Na Albânia, estudantes protestam contra as condições nas universidades, os custos do ensino superior e a falta de apoio financeiro. Em Portugal, a demanda é também por custos mais baixos de taxas nas universidades. 

Na Argentina, milhares de estudantes e professores foram às ruas na última quinta-feira, 15 de outubro, em protesto contra o governo de Javier Milei.

Essa onda de protestos também tem sua contrapartida no Brasil. “Estamos na rua contra a extrema direita e, sobretudo, contra o que ela representa de retrocesso no nosso país” me disse em entrevista no último Pauta Pública o vice-presidente da União Nacional dos Estudantes, Gutemberg Rodrigues, sobre os atos e assembleias que têm sido organizados de forma espontânea por todo o país desde o dia 5 de outubro, sobretudo em apoio à reeleição de Lula, e que têm levado milhares de pessoas às ruas.

É sempre muito bonito ver os estudantes ocuparem os espaços públicos, e o Brasil tem momentos históricos importantes nesse sentido – seja na época da ditadura militar, com a Passeata dos Cem Mil em 1968, o movimento pelo Passe Livre em 2013, ou quando os secundaristas ocuparam as escolas de São Paulo em 2015.

Neste momento, em que tanto está em jogo no futuro do país dependendo do resultado das eleições que acontecem em poucos dias, e que ouvimos apenas que a juventude tem se radicalizado à direita, que há uma apatia na GenZ, que o elo de rebeldia com a esquerda se desfez e que não há mais pensamento crítico ou pautas coletivas, esse levante jovem no mundo é um alívio para nossos corações cansados.

Que esse levante dos estudantes, no Brasil e pelo mundo, nos sirva de inspiração  e nos dê energia nestes poucos dias que faltam para o segundo turno, em que nossas cabeças estão cheias, nossos corações estão pesados e parece que a energia vai acabar a qualquer momento. 

Mas que nos inspire também para além destas eleições, porque a luta não acaba com a apuração de votos, seja qual for o resultado.

Tem aquela frase bonita que o artista mexicano Enrique Cedillo criou para o Partido Comunista Mexicano e que eu gosto de lembrar sempre: “Que a injustiça não te entristeça, que te radicalize”.

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Sciopero tir al Sud, Urso: “Il Viminale sta identificando i camionisti per rimuovere i presidi”

Il governo punta a far rimuovere i presidi degli autotrasportatori che stanno rallentando il trasporto delle merci nel Mezzogiorno. A ribadirlo è stato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un question time alla Camera, annunciando che il Viminale sta procedendo all’identificazione dei camionisti coinvolti nei blocchi.

Secondo Urso, impedire il passaggio dei soli camion, consentendo invece alle automobili di circolare, può configurare un blocco stradale con conseguenze penali, comprese quelle detentive. Il ministro ha inoltre riferito che le stesse associazioni degli autotrasportatori hanno chiesto al governo di intervenire per rimuovere i presidi.

Nel frattempo, si moltiplicano le segnalazioni di episodi di intimidazione. Alcuni camionisti denunciano pneumatici tagliati e copertoni collocati al centro della carreggiata per costringere i mezzi a fermarsi. Altri sostengono di essere stati obbligati a interrompere i viaggi.

Organizzazioni autotrasportatori chiedono la rimozione dei blocchi

Urso ha spiegato che le misure annunciate il giorno precedente sono state accolte positivamente dalle associazioni di categoria, che hanno dichiarato sospese le proteste. Restano tuttavia alcuni presidi e blocchi sporadici. Le stesse organizzazioni degli autotrasportatori, attraverso un comunicato congiunto, hanno chiesto di rimuoverli, sostenendo che non sia più giustificato paralizzare il Paese dopo la ripresa del dialogo con il governo, giudicata positiva. Alla richiesta di ripristinare la circolazione si sono unite anche le associazioni industriali del Mezzogiorno e quelle dei consumatori.

Salvini: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”

Le proteste continuano nonostante le risorse annunciate dall’esecutivo per sostenere il settore, colpito dall’aumento dei costi del carburante. Il viceministro ai Trasporti Edoardo Rixi ha spiegato che i primi pagamenti degli aiuti sono partiti il 21 ottobre, mentre ulteriori interventi saranno inseriti in un decreto legge. Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha parlato di oltre un miliardo di euro di risorse complessive, destinate sia a compensare i maggiori costi del gasolio sia a incentivare il rinnovo dei veicoli. “Abbiamo sbloccato un miliardo di euro di risorse e da oggi partono i pagamenti per duemila aziende al giorno: soldi veri, veloci”, ha dichiarato, aggiungendo che il governo è disponibile a discutere anche l’introduzione di un tetto al prezzo del gasolio.

Salvini ha però escluso qualsiasi tolleranza nei confronti di eventuali comportamenti criminali: “Non siamo disponibili a tollerare la criminalità”.

Disagi negli aeroporti e scaffali vuoi nei supermercati

Le conseguenze della protesta degli autotrasportatori si fanno sentire al Sud, dove le difficoltà nei trasporti stanno coinvolgendo sia il settore aereo sia la distribuzione dei beni di prima necessità.

Negli scali di Crotone e Reggio Calabria le scorte di carburante per gli aerei risultano esaurite, mentre l’aeroporto di Lamezia Terme non segnala criticità e continua a garantire la normale operatività. La situazione è stata comunicata da Enav tramite un Notam, l’avviso rivolto a piloti e personale aeronautico, che raccomanda agli equipaggi di fare rifornimento nello scalo di partenza.

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Federico II, lezioni a distanza da giovedì per la crisi dei carburanti: cosa cambia per esami e lauree

L’Università Federico II di Napoli passa alle lezioni a distanza da giovedì 22 ottobre 2026 e fino a nuova comunicazione. La decisione è legata alle agitazioni in corso e alle difficoltà di approvvigionamento del carburante, che rischiano di compromettere gli spostamenti di studenti e personale universitario.

Le lezioni e le attività formative ordinarie proseguiranno online, rispettando gli orari già stabiliti dai calendari accademici. L’obiettivo è garantire la continuità della didattica e limitare i disagi provocati dalla situazione, senza interrompere il regolare svolgimento dell’anno universitario.

Esami e lauree, cosa cambia

Il passaggio alla modalità online non riguarda necessariamente tutte le attività universitarie. Gli esami di profitto già programmati potranno infatti svolgersi in presenza, compatibilmente con le condizioni organizzative e con la disponibilità dei docenti.

Per gli studenti che non riusciranno a raggiungere le sedi universitarie saranno predisposte sedute straordinarie di recupero. Le date e le modalità saranno comunicate successivamente dall’Ateneo, così da consentire agli interessati di sostenere gli esami senza essere penalizzati dalle difficoltà negli spostamenti.

Le sedute di laurea già inserite in calendario, invece, si svolgeranno regolarmente in presenza. Una scelta che permette di mantenere gli appuntamenti già fissati, nonostante le misure straordinarie adottate per le lezioni ordinarie.

Laboratori e tirocini, le regole per le attività in presenza

Una disciplina specifica è prevista per le attività formative che non possono essere svolte interamente online. È il caso dei laboratori, dei tirocini e delle esercitazioni pratiche, per i quali la presenza fisica può risultare indispensabile. In queste situazioni saranno i presidenti delle Scuole universitarie a definire le modalità di svolgimento, tenendo conto delle caratteristiche dei singoli corsi di studio e delle esigenze organizzative. Le indicazioni potranno quindi variare in base al tipo di attività e alle necessità formative degli studenti.

Nel bel mezzo degli scioperi generali, la misura adottata dalla Federico II rappresenta una risposta temporanea alle difficoltà legate alle agitazioni e alla disponibilità di carburante. L’Università continuerà a monitorare l’evoluzione della situazione e comunicherà eventuali aggiornamenti sulle modalità di svolgimento delle attività accademiche.

Per studenti e docenti sarà quindi importante consultare gli avvisi ufficiali dell’Ateneo, soprattutto per verificare eventuali cambiamenti relativi agli esami, alle attività pratiche e agli appuntamenti già programmati. Al momento, il provvedimento resterà in vigore fino a nuove disposizioni. La ripresa delle lezioni in presenza dipenderà dall’evoluzione delle condizioni che hanno reso necessario il ricorso alla didattica a distanza.

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Mario Draghi: “C’è un problema comune sotto le proteste: Europa offre poche possibilità”

Mario Draghi richiama l’attenzione sulle difficoltà economiche dei giovani europei, collegando le proteste degli ultimi giorni alla mancanza di crescita e alle disuguaglianze tra generazioni. L’ex presidente della Banca centrale europea ed ex presidente del Consiglio italiano è intervenuto durante una conferenza di Citadel Securities, rispondendo alle domande della giornalista di Bloomberg Lisa Abramowicz. Secondo Mario Draghi, alla base delle proteste che hanno interessato diverse città europee c’è una difficoltà strutturale legata alle prospettive economiche delle nuove generazioni.

Draghi sulle proteste dei giovani: “Aspettative bloccate”

L’ex premier ha parlato di “aspettative bloccate”, spiegando che molti giovani “hanno la sensazione che nessuno li ascolti”. Il problema riguarda soprattutto la possibilità di trovare un’occupazione stabile, migliorare la propria condizione economica e affrontare i cambiamenti del mercato del lavoro.

“La maggior parte delle persone vuole crescita e giustizia sociale, o crescita con giustizia sociale. Per i giovani, la giustizia sociale significa giustizia fra generazioni. E quando non c’è crescita, diventa molto difficile mantenerla”, ha dichiarato Draghi. L’ex presidente della Bce ha sottolineato che i giovani “faticano a trovare un impiego” e devono confrontarsi con “una società in rapidissima trasformazione tecnologica”. La mancanza di prospettive economiche, secondo Draghi, “genera ansia” e contribuisce ad alimentare il malcontento sociale.

La stagnazione economica in Europa

Nel corso dell’intervista Mario Draghi ha individuato nella stagnazione economica uno dei principali problemi strutturali dell’Unione europea. “Tutta l’Europa ha avuto e ha un problema di crescita, di crescita che manca”, ha affermato. Nonostante alcune revisioni al rialzo delle previsioni economiche, l’ex premier ritiene che il continente continui a confrontarsi con le difficoltà di “una società ricca, certamente, anziana e che non cresce”.

La crescita insufficiente rischia di accentuare le differenze tra chi occupa già una posizione lavorativa consolidata e chi cerca di entrare nel mercato del lavoro. “Quando non c’è crescita, a comandare sono quelli che occupano già le posizioni, gli anziani”, ha spiegato Draghi.

Riferendosi alle manifestazioni e agli scontri registrati a Parigi e Milano, l’ex premier ha precisato che la violenza “va condannata in ogni circostanza”. Le dinamiche politiche e gli episodi di disordine rappresentano, nella sua analisi, fattori che amplificano un problema economico e sociale già presente.

Le due condizioni necessarie per un intervento della Bce

Nell’analisi di Mario Draghi sono due gli elementi principali che potrebbero rendere necessario un intervento della Banca centrale europea. Il primo riguarda il contagio finanziario, ossia la diffusione della crisi di un Paese agli altri Stati dell’area euro. “Francamente, non vediamo un contagio sostanziale in Europa”, ha dichiarato, precisando che l’aumento dei rendimenti registrato in diversi mercati è diverso dalla situazione osservata durante le precedenti crisi finanziarie.

Il secondo elemento riguarda il funzionamento del credito e la capacità delle decisioni della Bce di raggiungere famiglie e imprese attraverso il sistema bancario. Un intervento potrebbe diventare necessario in presenza di difficoltà nei mercati del credito o di problemi nella trasmissione della politica monetaria. Secondo Mario Draghi, questi segnali attualmente non emergono. Anzi, “gli ultimi dati mostrano che i prestiti bancari sono aumentati”.

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Meloni moltiplica i reati, ma la sicurezza non si costruisce a colpi di decreti

Giorgia Meloni

Dopo gli scontri di Milano, il governo ha approvato un altro decreto sicurezza. Il provvedimento introduce il reato di partecipazione violenta alle manifestazioni, estende alcune misure preventive ai minorenni e prevede sanzioni per i genitori dei ragazzi coinvolti nelle violenze. È il sesto decreto sicurezza dell’esecutivo Meloni. La risposta è ancora una volta affidata al diritto penale, con nuove fattispecie e pene più severe, mentre restano da chiarire le cause delle violenze e le falle nella gestione dell’ordine pubblico.

Tra le novità c’è un nuovo reato per chi partecipa a manifestazioni violente in gruppo, con pene fino a cinque anni di carcere e multe fino a ventimila euro. Per chi organizza o promuove gruppi con l’obiettivo di compiere violenze, anche attraverso strumenti informatici, la pena può arrivare a dodici anni. Il decreto estende inoltre l’arresto in flagranza differita e introduce aggravanti per danneggiamenti e saccheggi. Per i genitori dei minorenni responsabili di violenze sono previste multe da cinquecento a mille euro, raddoppiabili in caso di recidiva.

La miusra riguarda direttamente anche gli under-18. Il fermo preventivo viene esteso ai luoghi caratterizzati da un consistente afflusso di persone e può applicarsi ai ragazzi che abbiano compiuto 16 anni. Per i minori sopra i 14 anni viene inoltre introdotta una presunzione di capacità di intendere e di volere, che consente di procedere penalmente senza doverla accertare caso per caso. Sono misure che rendono più semplice l’intervento repressivo, ma aprono interrogativi sulla proporzionalità delle risposte e sulle conseguenze per la giustizia minorile.

La linea della premier è quella del «chi rompe paga». «Nessuna idea politica o disagio sociale» può giustificare le devastazioni, ha dichiarato Giorgia Meloni, chiedendo alle forze politiche di stare «dalla parte della legalità». Ma il punto è proprio distinguere tra la responsabilità individuale di chi commette reati e le ragioni di un disagio sociale che non si esaurisce negli episodi di violenza. Punire i responsabili è necessario; considerare l’inasprimento delle pene una risposta sufficiente è un’altra cosa.

Il decreto, intanto, interviene anche sulla presenza dei militari a Milano. Arriveranno cinquecento soldati in più, con una spesa di 4,7 milioni di euro fino al 31 dicembre, ma non potranno esercitare funzioni di polizia giudiziaria né arrestare direttamente i sospetti. Su questo punto, come riferisce Repubblica, il governo ha rinunciato alla previsione iniziale dopo le osservazioni del Quirinale e le divergenze interne alla maggioranza. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha contestato i limiti del loro impiego; il titolare dell’Interno Matteo Piantedosi ha ribadito che i militari devono agire in funzione complementare rispetto alle forze di polizia.

Resta infine da capire che cosa abbia prodotto gli scontri. Crosetto ha evocato una possibile «guerra ibrida», mentre Matteo Salvini ha respinto l’ipotesi di una regia russa. Piantedosi ha parlato di una dinamica che merita approfondimenti, pur riferendo che i primi accertamenti escluderebbero legami strutturati con gruppi antagonisti. L’indagine è ancora in corso.

È qui che il populismo penale mostra il suo limite. Il diritto penale è uno strumento indispensabile, ma dovrebbe essere una risorsa da usare con precisione, non la risposta automatica a ogni emergenza. Moltiplicare i reati e aumentare le pene può offrire un segnale politico immediato. Non sostituisce però il lavoro sulle cause del disagio, la prevenzione delle violenze e la capacità delle istituzioni di gestire le manifestazioni. Né risolve, da solo, le carenze che hanno permesso agli scontri di degenerare.

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Ciclo de Passeios Interpretativos «Do Litoral à Serra»leva à descoberta de Alte

No próximo dia 24 de outubro, a Almargem convida a descobrir o barrocal do concelho de Loulé, num passeio interpretativo pela pitoresca aldeia de Alte, onde a natureza e a história se cruzam para revelar a identidade deste território.

Ao longo do percurso, acompanhados pelos guias Sónia Silva e Hélder Pereira, iremos explorar o património cultural de Alte e os vestígios que testemunham a história, os modos de vida e a relação das comunidades com o território. A visita permitirá também observar a diversidade geológica e geomorfológica da paisagem, compreendendo de que forma as rochas, as formas do relevo e a água contribuíram para a sua construção e transformação ao longo do tempo.

Mais do que um passeio, esta será uma oportunidade para conhecer melhor o património que nos rodeia, valorizar a identidade local e refletir sobre a importância da sua salvaguarda.

Informações e inscrições

  • Data: 24 de outubro
  • Horário: 09h00–13h00
  • Local: Alte, concelho de Loulé
  • Guias: Sónia Silva e Hélder Pereira
  • Participação: Gratuita, mediante inscrição obrigatória.

Esta iniciativa integra o Programa de Apoio ao Movimento Associativo Cultural e Recreativo, financiado pela Câmara Municipal de Loulé.

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