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A Savona cinque chilometri di vestitini per ricordare i bambini uccisi a Gaza

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Cinque chilometri di vestitini. Così a Savona 80 realtà del territorio, tra associazioni, sindacati, organizzazioni religiose, scout e partiti, hanno voluto ricordare le migliaia di bambini e adolescenti uccisi da Israele nella Striscia di Gaza negli ultimi tre anni. La lunga linea di vestiti ha attraversato le spiagge e i quartieri della città, in modo da restituire a tutti, compresi i passanti distratti, l’orrore delle morti. “Cinque chilometri di vestiti di bambini, per rendere visibili le vite spezzate, per dare forma e corpo al genocidio ancora in corso” si legge nel comunicato dell’iniziativa. “Ogni completino ha rappresentato simbolicamente una giovane vittima innocente, per denunciare questo clima di disumanizzazione delle morti, declassate dai militari israeliani a meri obiettivi di pianificazione tramite algoritmi e AI, a semplici danni collaterali. Per cercare di restituire alla percezione e al sentire comune l’orrore della tragedia di Gazain corso ormai da tre anni”.

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Sabato di proteste, 5 arresti a Milano. 5mila identificati in tutto. Interviene Putin: “Accuse alla Russia? Evidenziano la debolezza dell’Europa”

Il giorno dopo le proteste che hanno portato migliaia di persone in piazza in tutta Italia contro il governo e il carovita, con scontri e tensioni ma nessun saccheggio, scende l’allerta nelle grandi città. Anche se restano comunque presidiati alcuni punti, in particolare a Milano dove alle 15 è prevista una seconda mobilitazione. Il conto delle questure diffuse al termine di ieri segnala quasi 5000 persone identificate in totale, 9 arrestate e 87 denunciati. Intanto sui disordini nelle piazze europee è intervenuto anche il Cremlino replicando a chi ha paventato la regia di Mosca dietro le manifestazioni più violente. “Le accuse alla Russia evidenziano la debolezza e l’incapacità di alcuni leader nei Paesi europei di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo” ha detto Vladimir Putin, in una dichiarazione pubblicata oggi sul sito web di Vesti.

A Milano ieri sono state circa 15mila le persone che si sono unite al corteo spontaneo che ha attraversato la città, tra cori contro il governo Meloni e richieste di dimissioni. Oltre al 30enne Youssef Siher, presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre fermato dalla polizia prima delle proteste, la questura ha fatto sapere di aver arrestato 5 persone e denunciato altre 44. In tutto nel capoluogo lombardo sono state identificate quasi 3mila persone.

A Bologna, dove si sono verificati gli scontri più duri e dove alcuni manifestanti sono rimasti feriti, il corteo ha visto la partecipazione di oltre 3mila persone, radunate inizialmente in piazza Nettuno. Tre le persone arrestate durante gli scontri e le tensioni durate in tutto circa 4 ore. I tre manifestanti arrestati sono accusati di violenza organizzata, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e travisamento nel corso di manifestazione pubblica. Nel corso dell’intera giornata, fa sapere ancora la questura, sono stati identificate circa 700 persone. Inoltre, 30 manifestanti sono stati accompagnati negli uffici della Questura e della polizia ferroviaria per accertamenti, mentre 8 sono stati denunciati. Gli approfondimenti degli investigatori hanno poi consentito di emettere 4 fogli di via obbligatori e 2 Dacur (Divieto di accesso alle aree urbane).

A Roma, come a Bologna, la polizia ha usato anche gli idranti contro i manifestanti. Nella capitale la protesta si è svolta in modo pacifico durante l’intera giornata, in cui c’è stato anche blitz al Colosseo finito nel giro di poco. Solo a sera si è alzata la tensione, quando i manifestanti hanno provato a spostarsi verso i palazzi istituzionali e sono partite le cariche della polizia. In tutto sono state 11 le persone denunciate, 96 quelle portate negli uffici di polizia, di cui 6 minorenni e 28 fermi preventivi.

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Bologna, manifestante immobilizzato a terra dalla polizia si sente male: portato via in ambulanza. Cori contro gli agenti

Un giovane è stato immobilizzato dalla polizia, si è sentito male ed è stato portato via dall’ambulanza durante la manifestazione di ieri a Bologna. Ha 22 anni e ieri sera, durante gli scontri, ha avuto un malore mentre era stato bloccato a terra dalle forze dell’ordine. L’episodio si è verificato nella serata di ieri, in via Marconi, in un momento di particolari disordini. Il giovane manifestante, insieme ad altri, stava inveendo contro la polizia quando è stato raggiunto da un gruppo di agenti: uno dei poliziotti lo ha preso per il cappuccio della felpa e poi buttato a terra. A questo punto il ragazzo è stato bloccato con un ginocchio sulla schiena. Il giovane si è sentito male e quindi è stato circondato da un gruppo di manifestanti che chiedeva di liberarlo. Poco dopo il 22enne è stato messo su un fianco ed è stato curato da un medico in attesa dell’arrivo dell’ambulanza del 118, mentre i manifestanti protestavano contro il fermo.

Per fare passare il mezzo del 118 alcuni manifestanti hanno rimosso due cassonetti, tavoli sedie e alcune bici a noleggio poste a barricata a metà della strada all’altezza di Largo Caduti del lavoro. I manifestanti, infatti, hanno organizzato barricate utilizzando le biciclette del servizio di bike sharing Mobike, mentre decine di persone si sono sedute a terra con le mani alzate. L’ambulanza ha poi caricato il giovane, mentre i manifestanti hanno cominciato a gridare “vergogna vergogna” e nel frattempo è arrivata anche un’automedica. Durante queste fasi anche l’ambulanza è stata colpita con l’idrante. Il giovane sarà poi portato in codice due all’ospedale Maggiore di Bologna e dopo le cure dimesso nella notte.

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Accoltellato minore a Sassari: arrestato l’aggressore, è un 19enne con un precedente simile

Alessio Tonzanu, 19 anni, è stato arrestato dalla polizia con l’accusa di aver accoltellato un 17enne seguito di una rissa. È successo nella notte a Sassari, nei pressi del locale notturno “Le Iene”, in via Palmaera. Il minorenne è stato soccorso dal 118 e portato immediatamente all’ospedale Santissima Annunziata, dove un delicato intervento chirurgico è riuscito a salvargli la vita; secondo L’Unione Sarda si trova adesso ricoverato nel reparto rianimazione del medesimo istituto sanitario.

Il presunto aggressore, invece, è trattenuto in questura con l’accusa di tentato omicidio. Il ragazzo, tra l’altro, ha un precedente: nell’estate del 2025 era stato arrestato per un episodio simile a quello avvenuto la scorsa notte, ovvero il tentato omicidio di Francesco Sircana, accoltellato con dieci fendenti a Sennori durante i festeggiamenti per San Giovanni Battista.

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Trovati i corpi di madre e figlio in una casa in provincia di Campobasso: ipotesi omicidio-suicidio

I corpi di una donna e un uomo sono stati trovati in un’abitazione di via Marina a Ururi, Campobasso. Si tratta di un 60enne e di sua madre, un’anziana di 92 anni. I vicini di casa, insospettiti dal fatto di non aver sentito rumori né visto movimenti attorno alla casa per giorni, hanno deciso di chiamare i soccorsi: intorno alle 10 di questa mattina i vigili del fuoco hanno forzato la porta e hanno trovato i cadaveri di madre e figlio.

Il corpo della donna è stato ritrovato disteso sul letto, mentre l’uomo è stato rinvenuto impiccato in salotto. Secondo una prima ricostruzione, ancora in attesa di conferma, il 60enne avrebbe strangolato l’anziana e poi si sarebbe tolto la vita; tuttavia, gli accertamenti iniziali sul corpo della 92enne non avrebbe mostrato segni di violenza. Accanto all’ipotesi omicidio-suicidio, dunque, prende forma quella della morte della donna per cause naturali a cui è seguita la scelta del figlio di togliersi la vita.

Secondo le testimonianze raccolte in paese, la famiglia faceva una vita molto riservata; il figlio, inoltre, era rientrato dalla città in cui studiava all’università per vivere con i genitori, e dopo la morte del padre si occupava della madre anziana.

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Milano, indagata anche la moglie del presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre

E’ indagata per istigazione a delinquere anche la moglie di Youssef Siher, il trentenne fermato nella notte dopo un lungo interrogatorio nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano sulle manifestazioni organizzate dal Movimento 17 ottobre e accusato di essere la “mente” dietro agli scontri che hanno funestato il centro del capoluogo lombardo.

La donna, 32 anni, di origini libanesi, è indagata in concorso con il marito. Secondo gli inquirenti, entrambi sarebbero amministratori delle pagine Instagram e Telegram del movimento che ha organizzato le proteste di piazza, pagina nata però dopo le manifestazioni del 17. Sarebbe stato proprio grazie al cellulare della donna che gli investigatori, sabato mattina, sono riusciti a rintracciare Siher, che aveva invece il telefono spento e non risultava localizzabile.

La 32enne, mediatrice interculturale, è nata e cresciuta a Como, dove risulta residente. Sui social si definisce “libanese, palestinese e araba di appartenenza”. La coppia si sarebbe sposata lo scorso settembre e vivrebbe in provincia di Milano, nonostante le residenze anagrafiche differenti: lui a Mazzano, nel Bresciano, lei a Como.

Ricercatore dei movimenti politici islamici, 30 anni, italiano di seconda generazione, da ieri sera Siher si trova in carcere a San Vittore, indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità del terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. Ora le indagini si concentrano sull’analisi dei suoi dispositivi: il sequestro di cellulari e computer potrebbero restituire contatti, comunicazioni e modalità organizzative della presunta rete di chi avrebbe provato a fomentare le proteste che hanno visto giovani e giovanissimi invadere le città. Il pm di Milano Francesca Crupi chiederà lunedì la convalida del fermo. Solo dopo aver ricevuto gli atti, il giudice per le indagini preliminari fisserà una data per l’udienza.

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Travaglio sul Nove: “Una regia russa dietro gli scontri di Milano? Con le panzane su Putin riabilitiamo la sua propaganda”

“Come sempre avviene in questi casi, quando finiscono di parlare i chiacchieroni, cioè i politici, parlano quelli che sanno. L’altro giorno il Copasir ha audito uno che sa, il capo dei servizi segreti, Valensise, il quale ha detto che non esistono evidenze di influenze”. Così Marco Travaglio ad Accordi & Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi il sabato sera sul Nove, commenta le ipotesi di una regia russa dietro gli scontri di Milano, avanzate da alcuni esponenti del governo, a partire dal ministro della Difesa Guido Crosetto.

“Io credo che così stiano facendo un regalo a Putin gigantesco. Intanto perché chi non ci crede dice: ‘Vabbè, ma questo è la vittima di una campagna diffamatoria, perché non è possibile che qualunque cosa succeda…’. Ora manca che sui pedali di Garlasco trovino il Dna di Putin”.

“È una cosa talmente ridicola che sta trasformando la propaganda occidentale in qualcosa di molto meno credibile della propaganda russa”, ha continuato il direttore del Fatto Quotidiano. “Per cui noi stiamo, con le panzane che raccontiamo continuamente, riabilitando la propaganda russa”. E conclude: “Anche se trovassero un episodio provato di guerra ibrida russa, non ci crederebbe più nessuno, perché è come ‘al lupo al lupo’, qui è ‘al russo al russo’. A un certo punto la gente non crederà più nemmeno alle cose vere”.

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Nelle ultime 36 ore sbarcati a Lampedusa 315 migranti partiti dalla Libia

Ammontano a 315 i migranti sbarcati nelle ultime 36 ore a Lampedusa. Gli ultimi approdi riguardano 78 persone, di cui 4 minorenni e 17 donne, giunti sull’isola in località Le Acque a bordo di un barcone. Le provenienze sono varie: Bangladesh, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq e Siria. Tutti riferiscono di essere partiti da Garabulli (Libia). Un uomo e due donne del gruppo erano inizialmente riusciti a fuggire, ma sono subito stati ritrovati da militari della guardia di finanza e poliziotti.

Poche ore prima, un gruppo di 62 persone di nazionalità bengalese ed egiziana era sbarcato a Cala Galera; l’imbarcazione su cui si trovavano non è stata ritrovata. Una motovedetta della capitaneria di porto, poi, aveva rintracciato 44 migranti tra eritrei, etiopi, somali e sudanesi che viaggiavano su un natante salpato da Abu Kammash (Libia); una donna del gruppo è stata portata al poliambulatorio. In questo momento, all’hotspot per migranti di contrada Imbriacola ci sono 448 ospiti.

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Protesta a Castel Volturno contro la costruzione di un nuovo Cpr: “Siamo in 20mila”. L’arcivescovo di Napoli: “Chi governa si fermi”

“Siamo in 20mila, un risultato inatteso”. A Castel Volturno, nel Casertano, la protesta contro la costruzione di un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) si trasforma in una mobilitazione di massa. Migliaia di persone hanno attraversato la città per dire no alla struttura destinata a trattenere i migranti. Quando la marcia è partita dal Centro Fernandes, la Questura ha parlato di circa 10mila partecipanti, ma altri manifestanti si sono aggiunti lungo il percorso verso il Comune. In piazza associazioni, cittadini, esponenti della Chiesa e rappresentanti delle istituzioni, uniti dall’opposizione a un progetto che, denunciano, rischia di aggravare le fragilità di un territorio già segnato da degrado ambientale, sfruttamento e presenza della criminalità organizzata. “Questa struttura il territorio non la vuole, e lo sta dimostrando. I migranti sono angosciati”, ha detto Mimma D’Amico, responsabile del Centro sociale ex Canapificio.

La protesta ha raccolto anche l’adesione dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, e del vescovo di Caserta e Capua, Pietro Lagnese. Battaglia ha chiesto “a chi governa di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto”. Perché “nei Cpr il trattenimento comporta una privazione della libertà legata alle procedure di rimpatrio. Non è l’esecuzione di una condanna penale”, ha ricordato. “Per questo dobbiamo domandarci: quale idea di convivenza stiamo costruendo, se affidiamo a una porta chiusa la risposta a una questione umana tanto complessa?”. Il cardinale ha richiamato anche il contributo degli stranieri alla vita quotidiana: “Ci sono persone delle quali accettiamo la fatica, le braccia, le notti di lavoro. Persone che raccolgono ciò che arriva sulle nostre tavole, assistono i nostri anziani, tengono in piedi pezzi delle nostre giornate”.

“Quella dei Cpr è una falsa sicurezza, perché la vera sicurezza si costruisce con l’integrazione e l’amicizia”, ha detto Lagnese, concludendo davanti al Comune di Castel Volturno il corteo. “Quella di oggi è una festa dell’amicizia tra i popoli, bisogna custodire questo tesoro. Abbiamo dimostrato che si può manifestare senza violenza e atteggiamenti provocatori. I Cpr ledono la dignità delle persone, e fanno vedere i migranti come un problema, ma non sono loro il problema”.

Alla manifestazione ha partecipato anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha annunciato battaglia contro la realizzazione del centro. “Costruire il Cpr a Castel Volturno vuol dire non conoscere il territorio, è un danno incredibile. Ricorreremo in tutti i modi, rivolgendoci al giudice civile o amministrativo, e anche facendo resistenza passiva e pacifica tutti insieme. Da qui non ci muoveremo”, ha dichiarato. La Regione, ha aggiunto, è contraria alla realizzazione di Cpr sia a Castel Volturno sia in altre località. “Qui ci vogliono investimenti nei servizi, e noi vogliamo farli”. Ma, poco prima che partisse la manifestazione, è arrivata la notizia dell’aggiudicazione da parte di Invitalia dell’appalto per la costruzione del Cpr. Il contratto è stato assegnato a una cordata di imprese, tra cui alcune campane, con un ribasso del 25%. Il costo complessivo dell’intervento supera i 31 milioni di euro e la struttura dovrebbe essere pronta entro la fine del 2028.

Per l’assessore regionale Andrea Morniroli, presente alla marcia, l’aggiudicazione conferma la volontà del governo di procedere nonostante l’opposizione del territorio. L’area individuata, in località La Piana, è stata inserita dal governo tra i siti di interesse strategico nazionale, una decisione che consente di superare i vincoli ambientali che la Regione aveva cercato di rafforzare inserendo la zona nella Rete Natura 2000. L’avvocatura regionale valuterà la possibilità di un ricorso.

Libera ha portato in corteo sagome che ricordano le vittime della strage di San Gennaro del 18 settembre 2008, quando furono uccisi sette cittadini ghanesi, accostandole a quelle delle persone morte nei Cpr. “Sono tutti vittime di un’unica matrice, quella razzista“, ha affermato Mariano Di Palma, coordinatore di Libera Campania. In un territorio “martoriato dalla camorra e dal degrado ambientale“, ha aggiunto, il centro “non serve, perché non farebbe altro che creare un altro ghetto”.

La deputata del Pd Rachele Scarpa, presente al corteo, ha denunciato le condizioni di trattenimento riscontrate durante le visite ispettive nei Cpr: “Ho visto con i miei occhi la violenza e la disfunzionalità di un sistema che il governo vuole estendere a tutte le regioni. Una quantità di sofferenza inimmaginabile, prodotta solo per propaganda, per ostentare il pugno duro su rimpatri che, in larga parte, non vengono nemmeno eseguiti attraverso quei centri. È fallimentare un’idea di sicurezza fondata sulla privazione prolungata della libertà per ragioni amministrative, su condizioni di trattenimento disumane, sulla sedazione collettiva e sull’abuso di psicofarmaci“.

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Milano, il presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre indagato per istigazione a delinquere aggravata

Youssef Siher, ricercatore 30enne di origini marocchine e giornalista freelance, è indagato per istigazione a delinquere aggravata. È accusato di essere l’organizzatore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre“, nata dopo le proteste della scorsa settimana. Laureato all‘università Statale di Milano e attivista Pro Pal, formalmente residente in provincia di Brescia, è stato portato nella questura del capoluogo lombardo per essere interrogato.

Il primo ad annunciare il fermo è stato lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sostenendo che avrebbe “contatti con gli ambienti antagonisti”: “La sua individuazione riafferma un messaggio chiaro e inequivocabile: non saranno possibili zone franche e la risposta dello Stato sarà immediata”. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto sulla vicenda, complimentandosi con Piantedosi e con la Polizia di Stato: “Non un emarginato, ma una persona molto introdotta e che aveva avuto molte più occasioni di lavoro e collaborazioni di gran parte dei suoi coetanei”, ha scritto Crosetto, sostenendo che Siher è una persona che avrebbe frequentato “il gotha dell’intellighenzia italiana”. E “si sono visti i risultati”, ha detto.

Nei comunicati diffusi e pubblicata dalla pagina Instagram, nelle scorse ore il Movimento 17 ottobre rivendicava il rifiuto di ogni forma di rappresentanza politica tradizionale: “Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli”, si legge nel primo manifesto. “Siamo giovani che hanno scelto di smettere di aspettare”, scrivono gli autori, dichiarando di non fidarsi “delle istituzioni e di questo governo” né “delle strutture politiche classiche”. E aggiungono: “Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso”. A proposito delle prossime manifestazioni si legge ancora: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”. E ancora: “Non rinunciamo a scendere in strada”; “Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati”.

Siher ha fatto uno stage all’Ispi nel 2024 e, ha fatto sapere in una nota l’Istituto per gli studi di politica internazionale, “da allora non ha più collaborato con l’Istituto”. Nel 2022 ha fatto uno stage a ilfattoquotidiano.it e successivamente ha collaborato saltuariamente fino al 2025, anno in cui ha firmato due pezzi sulle rivolte in Tunisia. “I suoi interessi di ricerca – si legge sul suo profilo pubblicato sul sito dell’Ispi – si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano“.

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Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli

Ci si aspettava l’annuncio delle piazze alle 14:30 sulla pagina Instagram @movimento17ottobre e invece non è accaduto. Al momento dai profili social del Movimento 17 ottobre, il cui presunto ideatore Youssef Siher è stato fermato dalla polizia, non sono state pubblicate informazioni sui ritrovi dei cortei improvvisati che erano stati annunciati nella giornata di ieri. A Milano non solo piazza Duomo è fortemente presidiata dalle forze dell’ordine e dall’esercito, ma anche altri luoghi che sono considerati sensibili dalle forze dell’ordine e da dove potrebbero partire azioni improvvisate, dopo i disordini dello scorso fine settimana.

Si tratta della stazione di Cadorna, piazza Castello e via Dante, la stazione di Garibaldi e la zona di piazza Oberdan e corso Buenos Aires. In piazza Castello – dove la settimana scorsa è stato assaltato il negozio Dechatlon – è comunque massiccia la presenza delle forze dell’ordine, così come negli altri luoghi. La polizia sta facendo controlli random sui passanti e soprattutto su ragazzi giovanissimi. In piazza Gae Aulenti ci sono una volante e agenti in borghese. Davanti alla Stazione di Garibaldi agenti della guardia di finanza chiedono i documenti ai ragazzi. Anche i binari sono presidiati da numerosi militari e agenti di polizia. In corso Buenos Aires una delle vie dello shopping milanese tutti i negozi sono aperti, un presidio delle forze dell’ordine in piazza Lima controlla i passanti. Intanto un corteo spontaneo si è mosso dalla zona di Cairoli a Milano: sono un centinaio i manifestanti pacifici, giovanissimi e studenti, che si muovono intonando cori contro il governo o ripetendo ‘siamo tutti antifascisti’.

Ieri infatti, la pagina “Movimento 17 ottobre”, dopo avere convocato i ritrovi una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, aveva annullato tutto. Ma non la mobilitazione. “Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si leggeva nel post social. Solo alle 14.30 di sabato, sui social, sarebbero dovuti esser noti tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato), ma non è stato pubblicato nulla dopo che Youssef Siher, presunto ideatore della pagina, è stato fermato e perquisito in questura. Dopo un’ora (alle 15.30), sarebbe dovuto essere comunicato un altro luogo, una grande piazza, da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiudeva il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua). Fin qui, però, non è successo nulla.

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Accoltellamento al Parco Dora di Torino: ucciso un ragazzo, caccia all’aggressore

Un ragazzo ventenne è stato accoltellato a Parco Dora, nella periferia di Torino: trasportato in ospedale in condizioni gravi, è morto poco dopo a causa delle lesioni. Secondo quanto riferito da La Stampa, la vittima è stata ritrovata venerdì intorno alle 18.30 vicino ad un monopattino elettrico e con l’addome gravemente ferito. L’allarme è stato dato da un residente della zona che ha visto un’altra persona allontanarsi di corsa. Il colpevole non è ancora stato individuato e non si conosce il movente dell’atto: sulla vicenda indaga la squadra mobile della questura di Torino.

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Incidenti sul lavoro, a Baveno un uomo muore schiacciato tra un muro e un camion

Sabato mattina a Baveno, in provincia del Verbanio-Cusio-Ossola, in Piemonte, un uomo di 48 anni ha perso la vita rimanendo schiacciato tra un muro e un camion. Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente mortale: secondo le prime ricostruzioni, un autospurgo si sarebbe messo in moto autonomamente. L’allarme nel piccolo comune sul Lago Maggiore è scattato questa mattina alle 8: sul posto, in via Due Riviere si sono recati immediatamente polizia e soccorritori, oltre ai vigili del fuoco che hanno impiegato oltre 20 minuti nelle operazioni di estrazione del corpo.

Appena quattro giorni fa, nel bresciano, un’altra morte sul lavoro con dinamica simile: un operaio è rimasto schiacciato in un cestello elevatore nello stabilimento di Acciaierie Venete a Sarezzo, nel Bresciano.

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Agguato mafioso in Calabria: uccisa Silvana Sibarelli, la moglie del boss Damiano Pepe. Lui è ferito gravemente

È stata uccisa nella notte Silvia Sibarelli, 60 anni, moglie del boss ‘ndranghetista Damiano Pepe, 64 anni, ritenuto dagli inquirenti uno dei vertici della criminalità organizzata della Sibaritide. I due sono stati vittima di un agguato, avvenuto intorno alla mezzanotte, in contrada Lattughelle, a Cassano allo Jonio (Cosenza): la coppia è stata colpita alle spalle da dei proiettili esplosi quasi sicuramente da un’arma lunga. Secondo chi indaga, all’agguato hanno partecipato almeno due persone. Sui fatti indagano i carabinieri della Compagnia di Cassano allo Ionio.

Il boss mafioso è adesso ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale Annunziata di Cosenza: è in gravi condizioni ma, secondo Il Corriere della Calabria, non sarebbe in pericolo di vita. Nel 2019 Damiano Pepe è uscito dal carcere dopo 26 anni di detenzione per un omicidio, mentre il fratello, Eduardo, fu ucciso nel 2002 in una guerra tra clan.

“Giù le mani dalla città”, commenta Gianpaolo Iacobini, sindaco di Cassano allo Jonio. “Davanti a una scìa di sangue che si allunga restano indispensabili e fondamentali la prevenzione, la formazione e lo sviluppo socio-economico. Tuttavia, altrettanto importante, e sicuramente urgente, diventa una risposta fatta di ancor più intenso controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, di un’azione giudiziaria sempre più rapida e incisiva, di un impegno civile maggiormente visibile ed efficace”. Il primo cittadino annuncia che, già nelle prossime ore, chiederà formalmente al prefetto “la convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, per l’adozione di ogni misura utile e opportuna”, mentre “lunedì pomeriggio, insieme al vescovo, monsignor Francesco Savino, promuoveremo un’assemblea pubblica per discutere di quanto accaduto e, soprattutto, delle iniziative da assumere”.

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Operazione contro gioco illegale e scommesse clandestine a Prato: individuate sei bische e sequestrati oltre 33mila euro

Sei bische clandestine individuate in tre settimane, oltre 33mila euro in contanti sequestrati nelle diverse operazioni insieme a tutto il materiale utilizzato per il gioco d’azzardo. È il bilancio di una serie di controlli effettuati a Prato il 2, 9, 13 e 23 ottobre per contrastare la diffusione delle attività di gioco illegale e delle scommesse clandestine. Le verifiche hanno riguardato appartamenti, associazioni ricreative e culturali, immobili adibiti a uffici e locali commerciali, compresa una struttura destinata al pronto moda. Secondo la Procura di Prato, diretta dal procuratore Luca Tescaroli, gli ambienti individuati erano nella disponibilità di cittadini cinesi e risultavano frequentati anche da italiani, alcuni dei quali con precedenti.

Il quadro emerso dagli accertamenti restituisce una realtà articolata, con locali attrezzati per il gioco tradizionale, soprattutto il mahjong, e strutture dotate di computer utilizzati per accedere a piattaforme online non autorizzate. In alcuni casi, le sale erano organizzate in modo da limitare l’accesso dall’esterno e controllare l’identità delle persone in ingresso.

Venerdì 2 ottobre, gli operatori dell’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, insieme alla polizia locale di Prato, hanno effettuato un accesso in un locale di via Castagnoli 39/41, sede dell’associazione culturale ‘Game’. All’interno è stata individuata una bisca abusiva con 27 postazioni dotate di monitor, tastiere e cuffie, oltre a due personal computer. In un’area della struttura erano presenti tre tavoli da gioco ricoperti di panno verde, sui quali si trovavano tessere e dadi utilizzati per diversi giochi, tra cui il mahjong. Al momento del controllo, gli investigatori hanno trovato trenta persone impegnate a giocare.

Nel locale venivano inoltre distribuite bevande senza autorizzazioni. Tra il materiale sequestrato 3.344 euro in contanti, custoditi in un cassetto nella disponibilità del gestore, tre libri mastri e l’immobile. I registri contenevano annotazioni relative alle prenotazioni delle prestazioni e alle ricariche effettuate, elementi che potranno contribuire alla ricostruzione delle modalità di funzionamento dell’attività. La presenza di tante postazioni informatiche, accanto ai tavoli predisposti per i giochi tradizionali, è uno degli elementi che caratterizzano il quadro complessivo delineato dagli investigatori: le strutture individuate non erano infatti tutte organizzate nello stesso modo, ma comprendevano anche strumenti potenzialmente destinati al gioco attraverso internet.

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Napoli, tensione al corteo di Potere al Popolo contro il carovita: scontri tra manifestanti e polizia

Momenti di tensione questa sera a Napoli, quando il presidio indetto da Potere al Popolo in piazza Dante contro il carovita si è trasformato in un corteo non annunciato. I manifestanti si sono mossi verso il Comune, e in piazza Municipio sono entrati in contatto con la Polizia che controllava l’ingresso di Palazzo San Giacomo e che li ha fermati. I militanti di Potere al Popolo e le forze dell’ordine si sono fronteggiati per qualche minuto, poi il corteo si è sciolto; nelle fasi concitate in cui i due gruppi sono entrati in contatto è stato coinvolto un cronista, di cui non si conoscono le generalità, che è rimasto contuso. Le sue condizioni, a quanto si apprende, non destano preoccupazione.

Credit video: Instagram @exopgjesopazzo

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Caldo record in Europa, 50mila morti nell’estate 2026: due su tre per colpa del cambiamento climatico. Napoli è la città più colpita

Il caldo della scorsa estate ha causato un numero di decessi record: 50mila persone nelle città europee sono morte e per gli scienziati la responsabilità di due terzi di questi decessi – pari a 32mila – è attribuibile al cambiamento climatico. A rivelarlo è un nuovo studio del Grantham Institute sui cambiamenti climatici e l’ambiente, secondo cui da giugno ad agosto i decessi sono avvenuti a causa del caldo torrido provocato dall’inquinamento che sta surriscaldando il pianeta. La città più colpita del continente europeo è Napoli, dove 815 persone su un milione sono morte a causa del caldo. Mario Guarino, medico del pronto soccorso dell’Ospedale Cto nella zona nord della città, ha affermato di aver assistito a un aumento del 15% degli accessi al pronto soccorso durante le settimane più calde.

I problemi di salute già esistenti sono stati aggravati dal caldo, ma anche dalla solitudine e dalla povertà, ha aggiunto Guarino. Lo studio ha rilevato che le persone di età superiore agli 85 anni rappresentano quasi la metà delle vittime, sebbene anche i più giovani non ne siano immuni: si stima infatti che 833 persone di età compresa tra i 20 e i 44 anni siano morte a causa del caldo. Le giornate con temperature costantemente alte hanno spinto gli organismi più vulnerabili a uno stato di iperattività, mentre le notti calde ne hanno impedito il recupero. Il bilancio delle vittime “sconvolgente” è stato il peggiore mai registrato e ha coinvolto 854 città. Per Malcolm Mistry, scienziato del clima e della salute della London School of Hygiene & Tropical Medicine, il numero di decessi è impressionante, “ma forse ciò che è ancora più allarmante è la percentuale di questi decessi che attribuiamo ai cambiamenti climatici di origine antropica”.

Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito hanno registrato il numero assoluto di decessi, ma dato che sui certificati di morte raramente vengono inseriti anche i fattori che hanno contribuito al decesso – come le temperature pericolose che spingono oltre i limiti una persona colpita da ictus o un malato di cancro ai polmoni – le famiglie raramente sanno che il caldo, causato dalle attività inquinanti dell’uomo, ha accelerato la morte dei loro cari.

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Da Milano a Roma, sabato città blindate | La mappa. E nelle chat si organizzano le piazze: “Mezz’ora prima vi diremo dove andare. Be water”

Un mix di attesa, tensione e preoccupazione accompagna la vigilia dell’annunciata mobilitazione nelle piazze italiane. E con una sorpresa. Il profilo social del “Movimento 17 ottobre” annuncia un cambio di strategia. Dopo avere annunciato una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, annulla tutto. Ma non la mobilitazione.

“Le piazze annunciate sono annullate“. “Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si legge nel comunicato. In pratica sabato alle 14.30, sui social, verranno comunicati tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato). Dopo un’ora (alle 15.30), verrà comunicato un altro luogo, una grande piazza, da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiude il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua).

Un cambio di strategia che rischia di complicare – e non poco – la gestione dell’ordine pubblico nelle città coinvolte. Una “mobilitazione permanente contro il governo dei padroni”, viene definita. Da Nord a Sud sono tante le città coinvolte tra manifestazioni e cortei autorizzati o iniziative solamente convocate sui social. Le scene di guerriglia urbana dello scorso weekend a Milano, con protagonisti giovanissimi e minori incappucciati, hanno alzato in livello di allerta. E mentre la Digos ha effettuato perquisizioni in 18 città italiane e a Bari la procura dei minori ha interrogato un gruppo di minori che “preparava saccheggi a negozi”, ecco quali sono le città coinvolte tra manifestazioni ufficiali e le piazze inizialmente annunciate sui social.

Milano

Sabato il capoluogo lombardo sarà blindato e presidiato dalla stazione fino al centro, anche dai 500 militari in più inviati dal governo. Il sindaco Giuseppe Sala da inizio settimana va ripetendo che “c’è preoccupazione“, anche se al momento non sono stati annunciati cortei e manifestazioni, che in ogni caso difficilmente sarebbero stati autorizzati in centro città, dopo le scene di guerriglia del weekend scorso. L’appuntamento noto, quello degli anarchici in Conciliazione, è stato annullato. Ciò però non significa che i gruppi, provenienti da Milano, ma anche da altre città del Nord Italia, non saranno in piazza. La scelta di annullare il corteo, infatti, “non è un passo indietro”, ma è stata al contrario motivata con l’obiettivo di “non frammentare le piazze“, data la concomitanza con il probabile raduno di giovani e giovanissimi a partire dalle 15. Sono invece due i presidi autorizzati dalla Questura. In piazza Cavour, la mattina ci sarà un sit-in dei sindacati di base contro il carovita. Un altro presidio autorizzato è quello Pro-Palestina che siterrà in piazza Leonardo Da Vinci, nei pressi del Politecnico, dove è prevista la partecipazione di circa 300 persone. In mattinata, in piazza XXV aprile, sarà monitorato un presidio di esponenti di studenti di estrema destra, questo non preannunciato alla Questura. La preoccupazione principale, però, riguarda quanto potrà accadere nel pomeriggio dopo l’appello lanciato dal “Movimento 17 ottobre”: inizialmente il luogo di raduno comunicato era stato piazza Duomo e dintorni, teatro di devastazioni lo scorso fine settimane. Adesso, però, i nuovi luoghi di raduno si conosceranno sabato. Intanto i controlli saranno tanti: un primo filtraggio ci sarà nelle stazioni ferroviarie di tutta la Lombardia. Sarà controllato dalle forze dell’ordine chi non ha un biglietto e sarà verificato se ha precedenti, oppure che non abbia oggetti impropri come petardi o coltellini. Chi sarà in queste condizioni non sarà fatto partire.

Roma

Anche nella Capitale l’allerta è alta. Sui social era stata annunciata una manifestazione al Circo Massimo. Nello stesso luogo, tra l’altro, è presente il Villaggio della Difesa per la festa dell’Esercito che inizierà il 30 ottobre. L’attenzione delle forze dell’ordine è concentrata in particolare su piazza Venezia, piazza del Popolo e, appunto, il Circo Massimo. Sempre domani si svolgerà la manifestazione nazionale per la pace “Fuori l’Italia dalla guerra“, a cui sono attesi circa 10mila partecipanti, con appuntamento alle 14 in piazza della Repubblica. Alle 15 il corteo dell’Asse Imperialista si dirigerà ai Fori Imperiali. Le associazioni di destra, Azione Universitaria e Gioventù Nazionale, ha organizzato invece il corteo “Sblocchiamo tutto”, che partirà alle ore 10.30 da piazza della Libertà con arrivo in piazza Risorgimento. Manifestazioni ufficiale che si sommano a quelle annunciate sui social, ma non preavvisate, con appuntamento che verranno comunicati sui social domani.

Torino

A Torino diverse realtà – studenti, collettivi e movimento per il diritto alla casa – parteciperanno alla manifestazione organizzata dal coordinamento ‘Torino è contro il riarmo“, che vede gli autonomi del centro sociale Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre scorso, tra i principali promotori. L’appuntamento è alle 15 in piazza Castello. Stesso luogo e orario inizialmente annunciato dal “Movimento 17 ottobre”. Gli studenti delle scuole superiori si ritroveranno alle 14 in piazza Arbarello per raggiungere successivamente piazza Castello. Da Palazzo Nuovo partiranno invece gli universitari e i collettivi. A quanto si apprende, l’intenzione è quella di far convergere tutti i gruppi nella piazza, da dove dovrebbe partire il corteo, per poi tornare nello stesso luogo al termine della manifestazione.

Bologna

A Bologna l’appuntamento del “Movimento 17 ottobre” era in piazza Nettuno. “Insieme alla Questura e il prefetto stiamo lavorando affinché sabato il centro storico sia protetto e stiamo dialogando anche con i commercianti per organizzarci al meglio. Però occorre fare anche la parte che ritengo sia più importante: dialogare con i ragazzi, ascoltare le loro istanze”, ha dichiarato il sindaco Matteo Lepore.

Genova

Nel capoluogo ligure c’è massima attenzione, ma nessun allarme in vista della manifestazione annunciata per sabato. È quanto emerso dal comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica riunito in prefettura. All’incontro ha partecipato anche il presidente di Confcommercio Genova, Alessandro Cavo. “Ci è stato detto di stare aperti e vigili nel caso succedesse qualcosa. Ovviamente saremo pronti a chiudere nel caso la situazione dovesse degenerare, ma ci è stato assicurato che il dispositivo messo in piedi sarà adeguato a quello che potrebbe accadere”, ha riferito. Il primo appuntamento a Genova era stato dato in piazza De Ferrari.

Firenze

Cresce l’attenzione anche a Firenze dove erano state annunciate sui social due manifestazioni in piazza della Signoria e piazza Santa Maria Novella. Gli appelli, diffusi su Telegram e Instagram da gruppi “Movimento 17 ottobre” e “Noi il popolo”, anche in questo caso, non risultano preannunciati alla Questura.

Padova

Sono due le manifestazioni studentesche preavvisate a Padova sabato, una al mattino e una al pomeriggio, organizzata dalla sigla “Federazione Italiani Liberi”. Mentre sui social l’appuntamento era stato dato in piazza Mazzini. Perquisizioni della Digos e Daspo urbani sono stati effettuati e notificati dalla Questura nei confronti di 11 giovani, otto dei quali minorenni, che avrebbero pianificato via chat saccheggi in vista dei cortei. La Procura dei Minorenni di Venezia procede per istigazione alla disobbedienza alle leggi di ordine pubblico e all’odio tra le classi sociali. In particolare, gli agenti hanno intercettato su Instagram una chat in cui si programmavano danneggiamenti e razzie contro pubblici esercizi del centro storico.

Bari

Anche in Puglia ci sono state perquisizioni e interrogatori di giovanissimi. Secondo l’ipotesi investigativa “un folto gruppo di giovani e giovanissimi era pronto a colpire e saccheggiare, sull’onda di quanto accaduto lo scorso fine settimana a Milano, diversi negozi” del centro di Bari. Qui sono due le mobilitazioni lanciate sui social: quella convocata dal “Movimento 17 ottobre”, in un primo momento in piazza Umberto alle ore 15, e l’appuntamento lanciato su Tik Tok da “Noi siamo il popolo”, allo stesso orario ma in piazza del Ferrarese. “Cosa vogliamo? – scrivono gli organizzatori della mobilitazione nazionale -. Presente e un futuro migliore”.

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Uccide la fidanzata a coltellate nel Varesotto e scappa in Abruzzo: si costituisce ai carabinieri

Un uomo di 53 anni si è costituito per aver aver ucciso la compagna giovedì mattina a Vergiate, in provincia di Varese. Le numerose coltellate con cui Marco Panichi ha confessato di aver colpito la donna di 36 anni originaria della Colombia, ne hanno causato il decesso.

I due erano in viaggio nel Varesotto e, dopo l’omicidio, Panichi è rientrato in Abruzzo e si è costituito spontaneamente alla caserma dei carabinieri di via Genserico Fontana. Secondo il difensore, l’avvocato Leonardo Casciere, l’uomo sarebbe inizialmente fuggito per paura e avrebbe raggiunto il padre prima di consegnarsi.

Dopo aver aperto la porta dell’abitazione con l’intervento dei Vigili del Fuoco, i carabinieri di Gallarate sono entrati nell’appartamento che i due avevano preso in affitto e hanno trovato il corpo della donna sul pavimento della camera da letto, con diversi fendenti al corpo e al collo.

Accanto alla donna è stato trovato un coltello da cucina, indicato dagli investigatori come l’arma utilizzata. Il fermo del 53enne, originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, è stato disposto dall’autorità giudiziaria di Avezzano, in accordo con la magistratura lombarda. La salma è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia. La Procura di Busto Arsizio ha avviato ulteriori accertamenti per ricostruire la dinamica dell’omicidio.

Secondo quanto riferito dall’avvocato Casciere all’Ansa, l’aggressione non sarebbe partita da lui ma dalla donna, per motivi di gelosia. A sostegno della sua tesi, il legale ha menzionato anche le lesioni sul braccio di Panichi, ma sarà la documentazione sanitaria ad accertare il numero esatto delle lesioni, la loro gravità ed eventualmente la compatibilità delle ferite con un tentativo di autodifesa da parte della vittima. A breve prevista la convalida del provvedimento da parte del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Avezzano.

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