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Holanda anuncia US$ 500 milhões em fundo florestal criado pelo Brasil

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O governo dos Países Baixos (Holanda) anunciou nesta segunda-feira (26) que pretende investir US$500 milhões no Fundo Florestas Tropicais para Sempre (TFFF, na sigla em inglês). O mecanismo internacional de financiamento foi idealizado pelo Brasil e lançado durante a 30ª Conferência das Nações Unidas sobre Mudanças Climáticas (COP30), realizada em Belém, em 2025.

O aporte não será feito todo de uma vez, mas dividido ao longo de um período de 10 anos. Segundo o anúncio do governo, o investimento reforça a ambição do país em relação às metas climáticas internacionais e à biodiversidade.

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O ministro do Comércio Exterior e Cooperação para o Desenvolvimento, Sjoerd Sjoerdsma, disse que preservar as florestas é fundamental para enfrentar as mudanças climáticas, que ameaçam segurança, prosperidade e liberdades.

“Isso reduz as emissões e é essencial para a resiliência dos ecossistemas, da biodiversidade e do abastecimento alimentar global. Por meio deste compromisso, oferecemos aos países um incentivo sólido e previsível para proteger e conservar suas florestas tropicais”, disse Sjoerdsma.

Com o anúncio, os Países Baixos passam a integrar uma coalizão internacional que já anunciou intenção de contribuir com o investimento. Entre os países estão Brasil, Noruega, Luxemburgo,  Indonésia, Alemanha, França, Portugal e Reino Unido.

Os investidores que comprarem os títulos emitidos pelo TFFF receberão juros fixos e estáveis. Já os países que conseguirem recuperar e manter suas florestas de pé serão recompensados financeiramente por esse esforço. Eles só receberão os valores após verificação por imagens de satélite que confirmem níveis de desmatamento abaixo de limites pré-definidos.

O fundo também prevê um protagonismo das populações indígenas e povos e comunidades tradicionais, que desempenham papel direto na proteção das florestas. O mecanismo propõe destinar pelo menos 20% dos pagamentos nacionais a essas populações. 

Os idealizadores do TFFF estimam que ele poderá proteger mais de 1 bilhão de hectares de florestas em mais de 70 países. O objetivo é arrecadar, pelo menos, US$ 125 bilhões. Desse montante, US$ 100 bilhões deverão vir do setor privado, enquanto os outros US$ 25 bilhões são esperados de governos pelo mundo.

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Perché al festival della Scienza di Genova 2026 c’è così poco su ecologia e mare?

Lo scorso anno ho tenuto una lectio magistralis al Festival della Scienza di Genova. Quest’anno non potevo essere invitato, per la politica di turnazione degli ospiti. Lo preciso subito: trovo giusto che si eviti che parlino sempre gli stessi. Vorrei invece riflettere su quali scienze trovino spazio in una manifestazione che si propone di raccontare il mondo attraverso la scienza.

Ho esaminato con attenzione titoli e relatori del programma 2026. Fisica, chimica, matematica, tecnologia, biologia strutturale, intelligenza artificiale e medicina sono ben rappresentate. Ho trovato poco nel campo dell’ecologia e delle scienze del mare. Qualcosa compare in mostre, laboratori e iniziative collaterali, ma nelle conferenze non compaiono il funzionamento degli ecosistemi e l’Oceano.
Eppure Genova deve tutto al mare. E le giovani generazioni hanno molto a cuore la crisi ambientale e le prospettive verso cui stiamo andando. Se l’interesse non manca, forse manca la capacità di trasformarlo in curiosità scientifica, di passare dalla denuncia alla comprensione.

L’ecologia non è una sensibilità ambientalista né un’ideologia. È la scienza che studia le interazioni tra gli organismi che costituiscono la biodiversità, i loro rapporti con l’ambiente e il loro contributo al funzionamento degli ecosistemi. L’Oceano copre il 71% della superficie terrestre, il suo volume contiene la maggior parte dello spazio abitabile dalla vita, regola il clima e alimenta il ciclo dell’acqua, senza il quale le terre emerse sarebbero deserte. Come si può raccontare il pianeta lasciando ai margini ciò che lo fa funzionare?

Forse i motivi sono culturali. L’ecologia ha una rappresentanza minima nel consiglio scientifico del Festival., e questo orienta le domande poste dai bandi e la scelta delle proposte di chi ad essi risponde.
Nel 2019, quando il Festival era dedicato agli “Elementi”, il bando proponeva una visione della scienza fondata sul riduzionismo: per comprendere un sistema complesso bisogna ricondurlo alle leggi che governano i suoi componenti elementari. Arrivava a parlare di “tesi anti-scientifiche” fondate su “idee olistiche obsolete”, che la scienza moderna avrebbe dimostrato sbagliate. Un’affermazione sorprendente.

Uno dei principi fondamentali dell’ecologia è proprio che “il tutto è più della somma delle sue parti”: conoscere gli elementi non significa necessariamente comprendere le loro interazioni e le proprietà che ne derivano. La storia della vita non si ricava dalle leggi della fisica e della chimica. La biologia non è una fisica incompleta. Risposi a quella call sfidando questa concezione della scienza, ma la sfida non fu raccolta. Peccato, mi sarei divertito molto.

A parte quell’edizione, ho comunque partecipato molte volte al Festival, sempre con soddisfazione. Non ho quindi motivi di lamentela personale. Non intendo contrapporre le discipline: fisica, matematica e tecnologia sono indispensabili. Ma non è corretto che il loro modo di interrogare il mondo occupi quasi tutta la scena.

Magari per l’ecologia non sono arrivate proposte valide, magari noi ecologi e studiosi del mare non siamo bravi a rendere visibili le nostre discipline. La nostra reputazione è ciò che gli altri dicono di noi. Ma se non ci conoscono, che cosa possono dire? Non è colpa dei fisici e dei tecnologi se i loro approcci sono ben rappresentati e attirano il pubblico. Forse siamo noi a non saper bucare il muro dell’indifferenza, a non presentare proposte abbastanza convincenti, a non far emergere personalità capaci di parlare oltre i confini degli specialisti. Ma non sempre basta farsi avanti: bisogna anche trovare interlocutori disposti a confrontarsi con visioni differenti della scienza.

Troppo spesso chi si occupa di natura si limita a celebrarne la bellezza o lascia ad altri il compito di raccontare le scoperte, talvolta rivestendo di apparente profondità concetti che per la biologia sono acquisizioni consolidate: la sublimazione dell’ovvio.

Eppure le domande non mancano. Perché la biodiversità è importante? Che cosa tiene in funzione un ecosistema? Come reagisce il mare al riscaldamento? Non sono interrogativi meno affascinanti di quelli sulle particelle elementari o sull’intelligenza artificiale: sono domande dalle quali dipende il nostro futuro.
Non chiedo meno fisica, ma più ecologia e più mare. Non per rivendicare quote disciplinari, ma per offrire al pubblico un’immagine meno parziale della scienza. La sensibilità ambientale dei giovani è una grande occasione, ma la preoccupazione non basta. Deve diventare conoscenza. E chi studia la natura ha il dovere di renderla accessibile, senza banalizzarla.

Il Festival è cresciuto e continuerà a crescere. Tocca anche a noi farci avanti, con idee, contenuti e capacità di comunicare. Non possiamo lamentarci che altri non raccontino il nostro mondo, se non siamo noi per primi a saperlo raccontare. Vedremo l’anno prossimo.

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Exposição na Fortaleza de Sagres dá a conhecer a camarinha e a sua conservação

A exposição bilingue «Camarinha de Sagres — Património vivo e histórico a descobrir e proteger» está na Sala Multiusos da Fortaleza de Sagres. A mostra aborda a planta, os habitats costeiros e as ações de conservação do projeto Emc2.

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Tunnel del Brennero: il tratto della Germania slitta al 2043, ben 37 anni dopo l’inizio dei lavori. Intanto i costi salgono di altri 1,2 miliardi

Trentasei anni. Tanto rischia di trascorrere dal primo mattone del tunnel del Brennero al giorno in cui sarà a pieno servizio. Insomma, quando la talpa è entrata nella montagna a guidare gli Usa c’era George W. Bush e il papa era Benedetto XVI. Quando uscirà gli uomini forse si sposteranno con le astronavi.
Senza dire dei costi. L’ultimo annuncio è appena arrivato: siamo saliti a 11,7 miliardi, rispetto all’ultima stima di 10,5, mentre la scadenza prevista per il 2032 è slittata ancora una volta. Ora si parla del 2034. Ma ormai nessuno quasi ci fa più caso.
Ma dietro alla costruzione del tunnel, sottoterra come la talpa, cova uno scontro tra Italia e Austria sul lievitare dei costi. Sorpresa: questa volta sono gli italiani quelli che accusano i colleghi di Vienna di aver fatto esplodere i conti. Con ormai oltre 3 miliardi di extracosti.
Il punto è che questa grande opera sarà finanziata da Unione Europea, più, appunto, Austria e Italia. In soldoni: l’Ue ci mette la metà, mentre il restante va diviso tra i due paesi confinanti che ospitano l’opera. E qui vengono le note dolenti. “Le spese folli dell’Austria – racconta una fonte interna – ci ricadranno sul groppone. Come se due amici vanno a cena, uno prende caviale e l’altro insalata, ma poi si paga alla romana, metà ciascuno”.
Ma facciamo qualche passo indietro: l’idea di una linea che collega in galleria Innsbruck a Fortezza (Bolzano) nasce poco dopo il 1990. Sarà una meraviglia della tecnologia , si dice, con 64 km tra opere accessorie tunnel di 58 km.
L’avvio dei lavori arriva nel 2007. E qui merita fare un piccolo excursus sul balletto degli annunci sull’ultimazione dei lavori: prima si ipotizza addirittura il 2016, poi si parla del 2026, quindi si rinvia al 2032. Adesso si ammette che si dovrà attendere almeno il 2034 e se qualche ingegnere a denti stretti dice che forse è una scadenza ottimistica. Il paradosso è che la galleria dove dovrebbero transitare i treni è già quasi scavata per intero. Ma, anche confrontandosi con le esperienze del San Gottardo appena costruito in Svizzera, ci si è resi conto che si doveva trasformare il cunicolo esplorativo (accanto alla canna principale) in un tunnel di servizio. Un lavoro enorme. Risultato: la progettazione va avanti da anni e siamo ancora in alto mare. Da qui l’ennesimo ritardo. Appuntamento quindi al 2034. E sarebbero comunque già 27 anni dopo l’inizio dei lavori.
Ma l’amara sorpresa è un’altra: il tunnel del Brennero ha senso perché, appena superati i rilievi, si riunisce con la nuova linea che arriverà in Germania. È il famoso corridoio Verona-Monaco di Baviera. Peccato che, come hanno riportato giornali tedeschi e austriaci, il governo tedesco sia intenzionato a togliere il collegamento da Monaco dalle priorità da finanziare. Risultato: ammesso che l’opera sia inserita di nuovo tra i progetti su cui la Germania vuole investire, prima che sia ultimata la progettazione si dovrà attendere il 2034 per vedere partire i lavori. E saranno ultimati, si dice a Berlino, non prima del 2043. Quindi la nuova linea nel suo complesso rischia di essere inaugurata la bellezza di 37 anni dopo il suo avvio. Perché senza il tratto tedesco il tunnel del Brennero è quasi inutile.
C’è poi, si diceva il balletto dei costi: si era cominciato parlando di 4 miliardi, rapidamente diventati più di 5. Ma appena le ruspe avevano cominciato a scavare più realisticamente erano diventati oltre 8. Fino a una settimana fa l’ultima stima era 10,5. Adesso si ammette che saranno almeno 11,7, ma è lecito immaginare che da qui al completamento dei lavori ci saranno altri consistenti ritocchi.
E qui la disputa da ingegneristica diventa politica. Qualche anno fa si rischiò un incidente diplomatico quando Raffaele Zurlo, l’ingegnere che si occupava dell’Opera sul versante italiano, accusò apertamente i colleghi austriaci di aver fatto esplodere i costi. Il solo tratto vicino a Tulfes, dicono fonti interne, sarebbe passato da 377 milioni a quasi un miliardo. Le accuse molto circostanziate di Zurlo diedero vita anche a un’inchiesta della Procura di Bolzano che alla fine decise di passare il fascicolo, per competenza, all’Europa e infine all’Austria. La questione si chiuse con un non luogo a procedere che lasciò l’amaro in bocca al di qua del tunnel.
I manager italiani e austriaci furono sostituiti. Ma non è solo una questione di ruspe ma anche di politica. La figura chiave sul versante austriaco e altoatesino è stato a lungo Konrad Bergmeister. Parliamo di un noto e stimato ingegnere bolzanino molto vicino alla Svp, la Sudtiroler Volkspartei, il partito che da decenni domina la politica e il potere altoatesini. Bergmeister era stato indicato in passato come è possibile guida della Svp. Di sicuro a Bolzano ha occupato poltrone di ogni genere: oltre, appunto, ad aver diretto uno studio ingegneristico responsabile di decine di progetti in Alto, è stato presidente della fondazione della Cassa di risparmio di Bolzano, presidente della Libera Università di Bolzano, presidente del Consiglio di amministrazione del conservatorio cittadino, e ha ricoperto importanti incarichi nella società dell’autostrada del Brennero, nonché, si è detto, è stato alla guida della parte austriaca della Bbt fino al 2019. Dalla musica alle autostrade passando per le ferrovie e le banche. Tutto insomma. Si era addirittura guadagnato una canzone rap dell’artista Markus Dorfmann che metteva in musica i suoi mille incarichi.
Ma Bergmeister oggi pare essere molto considerato anche dalla Lega del ministro delle infrastrutture Matteo Salvini, tant’è che dal 2023 siede nella struttura potentissima struttura tecnica di missione del Ministero che si pronuncia appunto sulle grandi opere. Non solo: nel 2020 la Regione Veneto (Lega) gli aveva affidato un incarico di consulenza per la Pedemontana Veneta (per quella Lombarda il suo studio aveva partecipato come progettista di una delle opere)
Così la talpa continua a scavare sotto il Brennero. Quando uscirà finalmente dal tunnel troverà un mondo completamente diverso da quello che esisteva all’inizio dei cantieri. L’unica cosa che non cambia mai è Bergmeister.

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Città più green d’Italia 2026: Mantova al primo posto, Napoli è ultima. La classifica

Mantova è la città più sostenibile d’Italia nel 2026, mentre Napoli chiude la classifica. È quanto emerge dai nuovi dati di Ecosistema Urbano 2026, il rapporto annuale di Legambiente e Ambiente Italia, che fotografa le performance ambientali di 106 città capoluogo di provincia d’Italia dove vive quasi un terzo della popolazione della Penisola.

Il rapporto prende in esame diversi aspetti della vita urbana, dalla qualità dell’aria alla gestione dell’acqua e dei rifiuti, passando per mobilità, ambiente urbano ed energia. L’obiettivo è valutare quanto le città siano in grado di garantire servizi efficienti e condizioni ambientali migliori per i cittadini.

Il risultato è un quadro fatto di progressi e ritardi. L’indice medio di performance sostenibile raggiunge il 55,72%, in aumento rispetto al 53,84% della precedente edizione, ma il miglioramento resta contenuto. Smog, consumo di suolo, e auto circolanti, restano le maggiori criticità urbane da affrontare. Buone notizie arrivano, invece, dalla raccolta differenziata e dall’utilizzo dei mezzi pubblici.

La classifica delle città più sostenibili: Mantova precede Trento e Bolzano

A guidare la graduatoria 2026 è Mantova, con un indice di performance ambientale dell’81,29%. Il capoluogo lombardo conquista così il primo posto, davanti a Trento, seconda con il 76,53%, e Bolzano, terza con il 75,47%. Sono le uniche tre città a superare la soglia del 75%.
Alle loro spalle si collocano Cremona, quarta con il 74,77%, Reggio Emilia, quinta con il 72,40%, Bergamo, sesta con il 71,45%, Parma, settima con il 71,03%, e Pordenone, ottava con il 70,79%.
La nona posizione è occupata da Cosenza, prima città del Mezzogiorno a entrare nella top ten, con un punteggio del 70,62%. Chiude le prime dieci Rimini, al 70,26%.
La graduatoria conferma il buon posizionamento di diversi centri di medie e piccole dimensioni, soprattutto nel Nord-Est, dove le politiche ambientali e l’organizzazione dei servizi urbani contribuiscono a risultati complessivamente migliori.

Napoli ultima, il divario tra Nord e Sud

All’estremo opposto della graduatoria si trova Napoli, che occupa il 106° posto con un indice di performance ambientale del 30,80%. Tra le città che precedono il capoluogo campano nelle ultime posizioni figurano Crotone, al 101° posto con il 39,09%, Caserta, Catania, Palermo e Reggio Calabria.

Il divario territoriale è uno degli elementi più evidenti del rapporto: molte città settentrionali occupano le prime posizioni, mentre numerosi capoluoghi del Mezzogiorno si concentrano nella parte bassa della classifica. Non mancano, tuttavia, eccezioni significative, come Cosenza, che entra nella top ten e guadagna sette posizioni rispetto all’edizione precedente.

Per Napoli, le criticità riguardano diversi ambiti: dalla raccolta differenziata, ancora lontana dagli obiettivi auspicati, alla mobilità ciclabile, fino alle politiche sulle energie rinnovabili. Il risultato finale evidenzia come i miglioramenti registrati in singoli settori non siano sufficienti, da soli, a compensare le debolezze strutturali degli altri servizi urbani.

Tra le grandi città Bologna è la più sostenibile, Milano recupera

Tra i principali centri urbani italiani, Bologna si conferma la città più sostenibile, pur scendendo dal nono al dodicesimo posto, con un indice del 69,71%.
Seguono realtà che mostrano andamenti differenti. Firenze sale al 17° posto, migliorando rispetto alla 21ª posizione del 2025. Venezia registra una delle risalite più significative tra le grandi città, passando dal 47° al 31° posto. Anche Milano recupera terreno e raggiunge la 50ª posizione, rispetto alla 57ª dell’anno precedente. Migliora Padova, che passa dal 39° al 33° posto, mentre Bari sale dal 76° al 71°.
Non tutte le città, però, seguono la stessa direzione. Roma si colloca al 67° posto, perdendo una posizione, mentre Genova arretra di 14 posizioni e scende dal 40° al 54° posto.

I segnali positivi: raccolta differenziata e trasporto pubblico

Nonostante le criticità, Ecosistema Urbano 2026 individua alcuni progressi nella gestione dei rifiuti, nella mobilità e nelle infrastrutture idriche. Nei 106 capoluoghi esaminati, la raccolta differenziata raggiunge una media del 66,15%, in aumento rispetto al 65,14% della precedente edizione.
Migliora anche l’utilizzo del trasporto pubblico locale: i viaggi annuali in autobus per abitante salgono a 103, contro gli 86 rilevati nell’edizione precedente. Un segnale incoraggiante, anche se il dato medio nasconde differenze significative tra i territori.
Si registrano progressi anche nella gestione delle risorse idriche: la quota media di acqua dispersa nelle reti scende al 34,7%, rispetto al 36,1% del 2024. Le perdite restano tuttavia elevate e rappresentano una delle principali criticità per l’efficienza delle infrastrutture urbane.

Smog, troppe auto e rifiuti: le grandi città restano indietro

Nonostante alcuni miglioramenti, le grandi città italiane continuano a mostrare ritardi significativi sul fronte della sostenibilità ambientale. L‘inquinamento atmosferico resta un problema per centri come Bologna, Genova, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino e Venezia, mentre il numero di automobili circolanti continua a crescere in città come Roma, Torino e Catania.

La situazione è critica anche sul fronte dei rifiuti. A fronte di una raccolta differenziata in costante crescita a livello nazionale, alcuni grandi capoluoghi faticano ancora a tenere il passo, rimanendo molto al di sotto della media: è il caso di Bari, Roma, Napoli e Catania. Palermo, in particolare, supera di poco il 20% di raccolta differenziata, risultando ultima tra i capoluoghi per cui è disponibile il dato.

Un altro nodo riguarda la gestione dell’acqua potabile. Napoli, Bari, Genova, Venezia, Catania, Palermo e Messina continuano a disperdere oltre un terzo dell’acqua immessa nelle reti idriche, evidenziando la necessità di investimenti per ammodernare le infrastrutture e ridurre gli sprechi.

Restano inoltre aperte altre sfide: Venezia fatica a contenere il consumo di nuovo suolo, mentre Genova dedica ancora poco spazio ai pedoni. Sul fronte della mobilità ciclabile, le maggiori criticità interessano Napoli, Genova, Messina, Catania, Roma e Palermo. Infine, la diffusione delle energie rinnovabili procede ancora a rilento in diverse grandi città, tra cui Palermo, Napoli, Torino, Roma, Venezia e Firenze.

“È ora di invertire la rotta”

Per Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente,

“in gran parte dei capoluoghi italiani l’adattamento alla crisi climatica così come la transizione ecologica hanno ancora un andamento troppo lento. Il risultato è che abbiamo troppe città che rincorrono le emergenze croniche e gli effetti della crisi climatica come le ondate di calore e gli eventi meteo estremi. Non ci siamo neanche sulla riduzione del rischio idrogeologico e sulle iniziative per concretizzare l’idea della città spugna, utile a fronteggiare gli eventi estremi sempre più frequenti e distruttivi in ambito urbano. Per questo è fondamentale accelerare il passo e che governo e Parlamento diano il loro contributo. Altrimenti continueremo, come abbiamo fatto fino ad oggi, ad apprezzare solo alcuni segnali di cambiamento, frutto della capacità e del coraggio di pochi sindaci del Belpaese. È ora di invertire rotta con politiche ambientali strutturali e di lungo periodo e non con misure tampone”.

 

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Novo canal de umidade leva chuvas ao Norte, Centro-Oeste e Nordeste

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O avanço de uma frente fria pela costa brasileira e a formação de um novo canal de umidade favorecem, nesta segunda-feira (26), o retorno das chuvas a áreas do Norte, Centro-Oeste e Nordeste, informa o Instituto Nacional de Meteorologia (Inmet).

Um aviso amarelo de perigo potencial para tempestade vigora para uma área que se estende do oeste do Amazonas, passando por grande parte do Centro-Oeste do país, até o litoral entre o centro-sul baiano e o norte do Paraná.

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Na Região Norte, chove com trovoadas no Acre, no norte de Rondônia, no Amazonas, em Roraima e no centro-sul do Pará e do Tocantins. A temperatura mínima, nas capitais, será de 21°C, em Rio Branco, e a máxima chega a 38°C, em Palmas.

No Nordeste, pancadas de chuva chegam com trovoadas isoladas no sul do Maranhão e do Piauí e no oeste, centro e sul da Bahia, incluindo a capital Salvador. Os termômetros marcam temperatura mínima, entre as capitais, de 22°C, em João Pessoa, e máxima de 39°C, em Teresina.

No Centro-Oeste do país, ocorrem pancadas de chuva com trovoadas isoladas no norte e leste de Mato Grosso, em Goiás e no Distrito Federal. A temperatura fica amena em Campo Grande, que registra a mínima de 18°C entre as capitais. A máxima será de 32°C em Goiânia.

Na Região Sudeste, chove com trovoadas isoladas em Minas Gerais, no Espírito Santo, no Rio de Janeiro e no norte e leste de São Paulo. Nas capitais da região, os termômetros variam entre a mínima de 11°C, em São Paulo, e a máxima de 27°C, em Belo Horizonte.

No Sul do país, há possibilidade de chuvas isoladas apenas no leste do Paraná e de Santa Catarina e na Serra Gaúcha.  Uma massa de ar seco e frio que chega à região derruba as temperaturas, que nas capitais varia entre a mínima de 8°C, em Curitiba, e a máxima de 19°C, em Porto Alegre.

 

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Il Perito Moreno è in arretramento: quello argentino era uno dei pochi ghiacciai in condizioni “stabili”

Il Perito Moreno, ghiacciaio della Patagonia argentina, è arretrato di 910 metri in soli 100 giorni tra febbraio e giugno. Lo riporta RaiNews che cita il rilevamento effettuato dal centro di interpretazione dei ghiacciai Glaciarium assieme al Parco Nazionale Los Glaciares. L’allarme è giustificato non solo dalla perdita di terreno della massa ghiacciata, ma anche dal fatto che il Perito Moreno era uno dei pochi ghiacciaci al mondo ancora in condizioni “stabili” o “di equilibrio“: riusciva a rigenerare nella stagione invernale la massa persa durante il periodo estivo-autunnale.

Il Perito Moreno è parte del Parco nazionale Los Glaciares, Patrimonio dell’Unesco dal 1981, ed è da anni meta turistica in quanto unico ghiacciaio orizzontale al mondo, con 30 km di lunghezza e una superficie di 250 kmq: famosa la sua spettacolare diga di ghiaccio che lo caratterizza. Secondo gli esperti l’accelerazione del suo degrado deriva “dall’assottigliamento e dall’arretramento della dorsale subglaciale che fungeva da punto di ancoraggio stabilizzandone il fronte”; il processo di distaccamento di grandi blocchi rischia di essere irreversibile. La soglia di arretramento supera quella di 750 metri registrata nel 1899 misurata dal geologo tedesco Rudolf Hauthal.

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WWF abre votação de propostas de alunos de Loulé para melhorar mobilidade e ambiente

A votação começa hoje e decorre durante 30 dias. As propostas incluem bicicletas partilhadas, melhores transportes públicos, hortas comunitárias e espaços verdes.

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Ecofuturo tv, la terza puntata è dedicata all’economia di scala e al suo ruolo nella transizione ecologica

Quanto può cambiare il costo dell’energia quando un’innovazione passa dalla piccola scala alla produzione industriale? È da questa domanda che prende il via la terza puntata di Ecofuturo TV, intitolata “Dalla piccola scala all’industria”, dedicata alle tecnologie e alle esperienze che dimostrano come sostenibilità, efficienza e convenienza economica possano procedere insieme.

A introdurre il tema è Valerio Rossi Albertini, fisico e divulgatore scientifico, che accompagna il pubblico alla scoperta di un principio decisivo per la transizione ecologica: aumentare la scala delle soluzioni può ridurre i costi e renderle accessibili a un numero sempre maggiore di persone e imprese.

Nel corso della puntata, Elena e Michele guidano un viaggio tra innovazione industriale e tutela dell’ambiente. Si parla delle pompe di calore ad alta temperatura di TEON, capaci di sostituire i combustibili fossili in alcuni processi produttivi, e del fotovoltaico flottante di X-Green, che permette di produrre energia solare sfruttando le superfici d’acqua. Spazio anche alla gestione dei rifiuti nella discarica di Scapigliato, alle soluzioni di Mondo Verde contro il punteruolo rosso e al contributo della FAO, raccontato da Michela Morese, per comprendere le connessioni globali tra energia, agricoltura, clima e ambiente.

La puntata esplora inoltre l’Ortobioelettroattivo promosso da Holdim a Serra Lunga di Crea, in Piemonte, come esperienza di benessere aziendale, e la storia ottantennale della Cooperativa Olivicoltori di Vetralla, esempio di cooperazione e valorizzazione del territorio. Con Fabio Roggiolani, nella rubrica “Ecopresente è conveniente”, le soluzioni presentate vengono analizzate anche dal punto di vista economico.

A chiudere è il ricordo di Rachel Carson, autrice di Primavera silenziosa, il libro che ha segnato una svolta nella consapevolezza ambientale. Una puntata per scoprire perché la transizione ecologica non è soltanto una sfida, ma anche un’opportunità concreta di innovazione e sviluppo.

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Está a arrancar um julgamento climático histórico de jovens contra o governo canadiano

É a primeira vez no Canadá, e uma das primeiras no mundo, que um governo nacional enfrenta um julgamento pleno, com produção de prova, num processo movido por jovens que contestam as suas políticas climáticas. Um grupo de jovens canadianos está a levar o próprio governo a tribunal. O julgamento começa na segunda-feira, em Vancouver. Todos viveram na pele o que vão contar em tribunal. Sadie Vipond tinha poucos anos em 2013, quando as cheias históricas de Calgary obrigaram a família a fugir de casa. Hoje tem 20 anos, estuda ciências do ambiente e vai explicar como o calor, as

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Município de Moura em ação na sensibilização ambiental contra as Alterações Climáticas

O Dia Internacional contra as Alterações Climáticas, que se assinala a 24 de outubro, cuja data foi estabelecida com origem associada a diretrizes da UNFCCC (Convenção – Quadro das Nações Unidas sobre a Mudança do Clima), vai merecer especial atenção do Município de Moura, numa ação de sensibilização ambiental, que será realizada esta segunda-feira, dia 26 de outubro.

A iniciativa é dedicada aos cidadãos advertindo para a importância da adoção de comportamentos mais sustentáveis e à necessidade de combater os efeitos das alterações climáticas e pretende alertar para as principais causas e consequências deste fenómeno, impulsionado sobretudo pela atividade humana, nomeadamente através da queima de combustíveis fósseis, da desflorestação e de outras práticas que contribuem para o aumento da concentração de gases com efeito de estufa na atmosfera.

No âmbito desta ação, de acordo com a nota de imprensa emitida pela autarquia de Moura, são também divulgadas medidas que cada cidadão pode adotar no seu quotidiano para reduzir a pegada de carbono e contribuir para a mitigação das alterações climáticas.

A utilização de transportes públicos, as deslocações a pé ou de bicicleta, a poupança de água e eletricidade, a redução do desperdício alimentar, a valorização dos produtos locais e a reutilização e reciclagem de materiais são alguns dos comportamentos destacados.

Importa destacar, segundo a Câmara Municipal de Moura, que a sensibilização da população para estas questões constitui um contributo importante para a construção de uma comunidade mais consciente e responsável, reforçando a importância do envolvimento de todos na proteção do ambiente e na promoção de um modelo de desenvolvimento mais sustentável.

Esta iniciativa é financiada pelo Programa Regional Alentejo 2030, no âmbito do Plano de Desenvolvimento Local da Bioregião da Margem Esquerda do Guadiana.

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Faro regista número recorde de participantes nas atividades de educação ambiental da Bandeira Azul

Com o encerramento de mais uma época balnear, o Município de Faro faz um balanço positivo das ativida-des de educação ambiental desenvolvidas no âmbito do programa Bandeira Azul, que, em 2026, registaram um número recorde de participantes.

Através da Unidade de Gestão Costeira, o Município promoveu um conjunto diversificado de iniciativas, que mobilizaram cerca de 1500 participantes ao longo da época balnear. Os resultados alcançados refletem o crescente interesse da comunidade pelas questões ambientais e a importância do trabalho desenvolvido em parceria com diversas entidades.

A criação do Polo Ambiental Municipal, localizado no Parque Natural da Ria Formosa, constituiu também um marco importante na estratégia municipal de sustentabilidade. Para além de uma nova infraestrutura de apoio à educação ambiental, este espaço passou a funcionar como centro logístico e pedagógico de suporte às associações parceiras, contribuindo para reforçar a eficácia e o alcance das iniciativas realizadas.

A época balnear de 2026 ficou ainda marcada pela instalação de uma pérgula de apoio à acessibilidade, destinada a melhorar as condições de acolhimento das pessoas com mobilidade reduzida, contribuindo para uma praia mais inclusiva.

No âmbito das medidas de sustentabilidade, foram também reutilizadas paletes abandonadas para a construção de assentos ecológicos, equipados com escovas para a remoção da areia dos pés sem recurso à água. Estes espaços de convívio e descanso incluíam ainda o código de conduta da praia, associando a reutilização de materiais à sensibilização ambiental. Face aos resultados desta iniciativa, o Município pretende alargá-la na próxima época balnear.

O Município de Faro agradece a todos os que contribuíram para o desenvolvimento destas iniciativas, destacando o papel fundamental das entidades parceiras: Red Seagull, Almargem – Associação de Defesa do Património Cultural e Ambiental do Algarve, Clube da Agulha, Sciaena – Associação de Ciências Marinhas e Cooperação, SOMAR – Associação de Conservação Marinha e Bioacústica, AECO – Associação para o Estudo e Conservação dos Oceanos e RIAS – Centro de Recuperação e Investigação de Animais Selvagens.

O compromisso com a preservação ambiental, a sensibilização da comunidade e a promoção de práticas sustentáveis continuará a orientar a atuação do Município, contribuindo para um concelho mais sustentá-vel e para a proteção do património natural.

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Palhinhas de papel são piores para o ambiente do que as de plástico, conclui estudo

Prometiam salvar o ambiente do plástico. Afinal, ao longo de todo o ciclo de vida, poluem mais e são mais cancerígenas do que as de plástico comum. As palhinhas de papel chegaram às mesas do mundo inteiro como a alternativa amiga do ambiente. Mas um estudo encomendado pelo governo sul-coreano vem agora pôr essa ideia em causa: ao longo de todo o ciclo de vida, o papel pode fazer mais mal do que o plástico que veio substituir. O estudo foi divulgado na quarta-feira pelo deputado da oposição Kim Wi-sang, do People Power Party. Segundo o The Korea Herald, os

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Sesto San Giovanni, il bosco nel cuore delle ex Falck rischia di essere abbattuto per fare spazio a nuove costruzioni: Legambiente: “Salviamolo”

A Sesto San Giovanni, il Comune più popoloso della città metropolitana, dopo Milano, esiste un bosco. All’interno di uno dei settori occupati fino al 1995 dagli stabilimenti siderurgici della Falck. Un bosco che rischia di essere raso al suolo per lasciare spazio a nuove costruzioni. Per questo il Circolo sestese di Legambiente si è mobilitato.

“Nel complesso del Vittoria B, tra viale Italia e via General Cantore, c’è un’area pari a 40mila metri quadrati con piante d’alto fusto e arbusti, presenti da più di settant’anni”, scrive l’associazione ambientalista sui propri profili social, specificando che “per la legge regionale del 2008 è definibile bosco e come tale da proteggere ai sensi del decreto legislativo del 2004”.

Insomma, non potrebbe essere abbattuto. Anche se potrebbe accadere. Dal momento che si trova all’interno delle aree Falck, sito che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ha inserito nel 2001 nell’elenco degli interventi di bonifica di interesse nazionale (SIN). Un sito interessato dal “progetto di riqualificazione più grande d’Europa”, gestito da Milanosesto spa, con la trasformazione di circa 1,4 milioni di mq in un nuovo polo residenziale, direzionale e sanitario. Oltre che in un parco urbano di 175mila mq, che “sarà elemento essenziale e principale della rigenerazione urbana dell’area”, per il sindaco leghista Roberto Di Stefano.

Il Piano Integrato di Intervento è stato definitivamente approvato dal Consiglio comunale ad aprile 2012, con la stipula della convenzione urbanistica a gennaio 2013. In un’area di circa 83mila mq, tra quella occupata dai due stabilimenti Vittoria, uno per la produzione del filo d’acciaio, l’altro specializzato nella trafilatura a freddo, e appunto il bosco, verrà realizzata edilizia residenziale, oltre a spazi “a verde”.

Il bosco è di oltre 4 ettari, con alberi, di altezza fino a 22 metri, di olmo campestre, robinia, pioppo sia nero che bianco, tiglio e platano. Ai quali si aggiungono cespugli di olmo, alloro, sambuco, lauro ceraso, ligustro e ailanto. Un habitat naturale nel quale si segnala la presenza, tra gli altri, di fagiani e di piccoli rapaci. “L’area boscata è documentata da riprese aeree, almeno dagli anni Cinquanta del Novecento”, spiega a ilfattoquotidiano.it Alessio De Biasi, presidente del Circolo Legambiente Chico Mendes di Sesto San Giovanni, aggiungendo la descrizione delle azioni intraprese dall’associazione.

A partire, a novembre 2025, dalla richiesta al Comune, ma anche alla Città metropolitana di Milano, di valutazione dell’effettiva possibilità di definire bosco quell’area di circa 40mila mq e quindi di apporvi un vincolo. Una richiesta supportata da una perizia realizzata da botanici e agronomi. “La risposta del Comune è stata che, trattandosi di un Sito di Interesse Nazionale, e dunque dovendo presumibilmente anche l’area essere interessata dalle necessarie opere di bonifica, la presenza o meno del bosco non appariva rilevante”, racconta De Biasi, che si dice in disaccordo con l’interpretazione dell’amministrazione comunale, sostenendo che “anche se l’area fosse inquinata, si tratta in ogni caso di un bosco, a tutti gli effetti. E quindi andrebbe salvaguardato”.

Per molti motivi. Un bosco all’interno di un centro urbano abbassa la temperatura dell’aria circostante, assorbe gli inquinanti e garantisce la permeabilità del suolo. Salvaguardare il bosco nell’area ex Falck contribuirebbe a far respirare un Comune che, secondo i dati del Rapporto ISPRA sul consumo di suolo, è uno dei più cementificati d’Italia e tra i primi in Lombardia.

Il Circolo di Sesto San Giovanni ha avviato una raccolta firme per salvare l’area boschiva, per informare almeno la popolazione locale che proprio al centro della città esiste quello spazio. “Vorrei essere libero come un uomo … che ha di fronte solamente la natura, che cammina dentro un bosco”, cantava Giorgio Gaber. Già, salvaguardare quel bosco sarebbe anche un atto di libertà.

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Câmara de Faro apresenta plano contra cheias com investimento previsto de 15 milhões

A intervenção prevê uma ligação entre São Luís e a Ribeira das Lavadeiras e será dividida em duas fases. Prevê uma resiliência para os próximos 100 anos.

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Mais de 50 mil mortes: 2026 terá sido o verão mais mortífero da Europa

O aquecimento movido a combustíveis fósseis dispara as mortes por calor na Europa. Cientistas pedem aos governos que alarguem as medidas de saúde dirigidas, para proteger melhor as populações vulneráveis. As mortes por calor nas zonas urbanas da Europa ultrapassaram as 50.000 no verão de 2026, com vagas sucessivas de temperaturas recorde a varrer o continente do final de maio a agosto. Mais de 32.000 dessas mortes foram atribuídas ao aquecimento global de origem humana, causado sobretudo pela queima de combustíveis fósseis, segundo um estudo publicados na Nature Health. As zonas urbanas das maiores economias europeias, a Itália, a França,

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Caldo record in Europa, 50mila morti nell’estate 2026: due su tre per colpa del cambiamento climatico. Napoli è la città più colpita

Il caldo della scorsa estate ha causato un numero di decessi record: 50mila persone nelle città europee sono morte e per gli scienziati la responsabilità di due terzi di questi decessi – pari a 32mila – è attribuibile al cambiamento climatico. A rivelarlo è un nuovo studio del Grantham Institute sui cambiamenti climatici e l’ambiente, secondo cui da giugno ad agosto i decessi sono avvenuti a causa del caldo torrido provocato dall’inquinamento che sta surriscaldando il pianeta. La città più colpita del continente europeo è Napoli, dove 815 persone su un milione sono morte a causa del caldo. Mario Guarino, medico del pronto soccorso dell’Ospedale Cto nella zona nord della città, ha affermato di aver assistito a un aumento del 15% degli accessi al pronto soccorso durante le settimane più calde.

I problemi di salute già esistenti sono stati aggravati dal caldo, ma anche dalla solitudine e dalla povertà, ha aggiunto Guarino. Lo studio ha rilevato che le persone di età superiore agli 85 anni rappresentano quasi la metà delle vittime, sebbene anche i più giovani non ne siano immuni: si stima infatti che 833 persone di età compresa tra i 20 e i 44 anni siano morte a causa del caldo. Le giornate con temperature costantemente alte hanno spinto gli organismi più vulnerabili a uno stato di iperattività, mentre le notti calde ne hanno impedito il recupero. Il bilancio delle vittime “sconvolgente” è stato il peggiore mai registrato e ha coinvolto 854 città. Per Malcolm Mistry, scienziato del clima e della salute della London School of Hygiene & Tropical Medicine, il numero di decessi è impressionante, “ma forse ciò che è ancora più allarmante è la percentuale di questi decessi che attribuiamo ai cambiamenti climatici di origine antropica”.

Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito hanno registrato il numero assoluto di decessi, ma dato che sui certificati di morte raramente vengono inseriti anche i fattori che hanno contribuito al decesso – come le temperature pericolose che spingono oltre i limiti una persona colpita da ictus o un malato di cancro ai polmoni – le famiglie raramente sanno che il caldo, causato dalle attività inquinanti dell’uomo, ha accelerato la morte dei loro cari.

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Por crime de incêndio mais de 250 pessoas foram detidas este ano

Ano de 2026 apresenta o quinto valor mais reduzido em número de incêndios e o sexto valor mais elevado de área ardida da década.

Por suspeitas de crime de incêndio florestal, mais de 250 pessoas foram detidas este ano, estando 31 em prisão preventiva e quatro em domiciliária, foi revelado esta quinta-feira o presidente da Proteção Civil.

Na cerimónia de apresentação do balanço do Dispositivo Especial de Combate a Incêndios Rurais (DECIR) deste ano, o presidente da Autoridade Nacional de Emergência e Proteção Civil (ANEPC), José Manuel Moura, precisou que foram detidas 255 pessoas, 190 das quais pela Guarda Nacional Republicana e 65 pela Polícia Judiciária.

Dados avançados na cerimónia desta quinta-feira, segundo veicula o Correio da Manhã citando a Lusa, indicam que este ano deflagraram 8.573 fogos que consumiram 74.560 hectares, significando que a área ardida diminuiu 72% e os fogos aumentaram quase 6% em relação ao ano transato de 2025.

Assim, o presente ano de 2026 apresenta o quinto valor mais reduzido em número de incêndios e o sexto valor mais elevado de área ardida da década. No entanto, o número de incêndios aumentou este ano, o que já não acontecia desde 2022, quando deflagraram 10.368 fogos.

Segundo o ministro da Administração Interna, Luís Neves, estes resultados “mostram solidez desde o primeiro momento”, destacando a capacidade de “trabalhar em equipa” e o trabalho feito nos momentos iniciais dos incêndios.

Luís Neves considerou como “facto significativo” que 94% dos incêndios tenham este ano sido resolvidos na fase inicial de ataque, o que significa que a mobilização de meios foi mais rápida e eficaz.

No mesmo sentido, o comandante nacional da Proteção Civil, Mário Silvestre, indicou que este ano foi reduzido em 59% as ocorrências de fogo com mais de 24 horas.

Um último dado deste balanço revela que há a lamentar a morte de três bombeiros, dois dos quais no combate aos fogos.

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Conferência “Resíduos: Um Futuro Urgente” – desafios atuais e futuros para uma gestão sustentável dos resíduos

A Comissão de Coordenação e Desenvolvimento Regional do Algarve, I.P. (CCDR Algarve), em parceria com o Município de Loulé, promove,

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