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Pallone d’Oro 2026, Lautaro 22°, Vitinha 14° e Vinicius 17°: chi vincerà? Kane, Mbappè e Yamal i favoriti. La classifica LIVE

È il giorno del Pallone d’Oro 2026. A Londra, in occasione della 70ª edizione del premio organizzato da France Football, vengono svelate progressivamente le posizioni dei 30 candidati. Lautaro Martinez chiude al 22° posto, Vitinha al 14°, Vinicius Jr al 17° e Jude Bellingham all’11°. Harry Kane, Kylian Mbappé e Lamine Yamal sono tra i principali favoriti per la vittoria finale.

Pallone d’Oro 2026, la classifica ufficiale in aggiornamento: tutte le posizioni annunciate

  • 11° – Jude Bellingham (Real Madrid)
  • 12° – Pau Cubarsí (Barcellona)
  • 13° – Achraf Hakimi (Paris Saint-Germain)
  • 14° – Vitinha (Paris Saint-Germain)
  • 15° – Declan Rice (Arsenal)
  • 16° – Ferran Torres (Paris Saint-Germain)
  • 17° – Vinicius Jr (Real Madrid)
  • 18° – Marc Cucurella (Real Madrid)
  • 19° – João Neves (Paris Saint-Germain)
  • 20° – Willian Pacho (Paris Saint-Germain)
  • 21° – Gabriel Magalhães (Arsenal)
  • 22° – Lautaro Martínez (Inter)
  • 23° – Nuno Mendes (Paris Saint-Germain)
  • 24° – Luis Díaz (Bayern Monaco)
  • 25° – Marquinhos (Paris Saint-Germain)
  • 26° – Dayot Upamecano (Bayern Monaco)
  • 27° – Bruno Fernandes (Manchester United)
  • 28° – Julián Quiñones (Al-Qadsiah)
  • 29° ex aequo – William Saliba (Arsenal)
  • 29° ex aequo – Sadio Mané (Al-Nassr)

Pallone d’Oro 2026, Top 10: ecco i dieci nomi ancora in corsa

Sono dieci i calciatori che attendono di conoscere il proprio piazzamento. Harry Kane, Kylian Mbappé e Lamine Yamal figurano tra i favoriti, ma restano in corsa anche Lionel Messi, Erling Haaland e il vincitore uscente Ousmane Dembélé.

Ecco i dieci calciatori della top ten, in ordine alfabetico e non di classifica:

  • Ousmane Dembélé (Paris Saint-Germain)
  • Erling Haaland (Manchester City)
  • Harry Kane (Bayern Monaco)
  • Khvicha Kvaratskhelia (Paris Saint-Germain)
  • Kylian Mbappé (Real Madrid)
  • Lionel Messi (Inter Miami)
  • Michael Olise (Bayern Monaco)
  • Rodri (Barcellona)
  • Fabián Ruiz (Paris Saint-Germain)
  • Lamine Yamal (Barcellona)

Le posizioni dal 10° al 1° posto sono ancora da annunciare.

Classifica in aggiornamento.

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Operaio muore sul lavoro in un’azienda agricola a Brindisi schiacciato da un macchinario

Un operaio di 51 anni è morto in un’azienda agricola di Brindisi, schiacciato da un macchinario che stava trasportando. L’incidente sul lavoro è avvenuto nelle campagne tra il capoluogo adriatico e San Pietro Vernotico. Sul posto è intervenuto il personale sanitario del 118, ma i tentativi di rianimare l’uomo di Cellino San Marco sono stati vani.

La dinamica dell’incidente è ancora da chiarire e sul posto è intervenuto anche il personale del servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro (Spesal) per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza e accertare eventuali responsabilità.

La Polizia locale di Brindisi sta effettuando sul posto ulteriori accertamenti per chiarire la dinamica esatta che ha portato al decesso dell’operaio. Si tratta del quinto morto sul lavoro oggi. La notizia dell’operaio 51enne segue quella dell’incidente di stamattina nell’Agrigentino, in cui hanno perso la vita quattro operai in un incidente frontale con un tir.

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“L’animale ha seguito il suo istinto, non ne ha colpa. Qualcosa è andato storto, ma non sappiamo ancora cosa”: leopardo attacca la guardiana dello zoo, 25enne in coma con pochissime speranze di ripresa

Sabato mattina, all’interno del Safaripark Beekse Bergen nei Paesi Bassi, una guardiana cinquantenne con venticinque anni di esperienza è entrata nel recinto di due leopardi persiani maschi mentre l’area, per un errore di procedura non ancora chiarito, era accessibile anche ai felini. La violazione del rigido protocollo di sicurezza — che impone l’assoluta separazione fisica tra personale umano e predatori — si è tradotta in un attacco immediato. I colleghi, allertati dalle richieste di soccorso lanciate dalla vittima stessa via walkie-talkie, si sono precipitati nella struttura trovando la donna, cosciente ma in condizioni gravissime, con traumi critici e profondi alla testa e al collo.

La tragedia si è consumata nella mattinata di sabato. La vittima, che lavorava nella struttura da quando aveva 17 anni e operava nel settore dei grandi predatori da ormai otto anni, stava eseguendo il suo turno in solitaria nell’area che ospita due esemplari maschi di leopardo persiano. Improvvisamente, la situazione è precipitata. I colleghi inorriditi hanno udito le sue disperate grida d’aiuto risuonare attraverso i walkie-talkie in dotazione.

Precipitati sul posto, hanno trovato la donna all’interno del recinto dei felini con ferite devastanti alla testa e al collo. Immediato l’intervento dei soccorsi: la zookeeper, seppur gravemente ferita, era ancora cosciente quando è stata caricata sull’eliambulanza e trasportata d’urgenza in ospedale. “La donna è stata immediatamente operata”, ha confermato un portavoce del parco, precisando che, sebbene l’intervento sia tecnicamente riuscito e la paziente abbia superato la prima notte, le sue condizioni rimangono “preoccupanti” e le speranze di recupero ridotte al lumicino. “Siamo naturalmente e profondamente addolorati da questa notizia e stiamo facendo tutto il possibile per supportare la sua famiglia, i colleghi e le persone a lei care”.

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Pallone d’Oro 2026, oggi il vincitore: sfida tra Kane e Yamal, ma non solo. Chi sono i candidati | Orario e dove vedere la cerimonia in tv e streaming

Oggi va in scena la serata di gala più importante del mondo calcistico: si celebra infatti la 70esima edizione del Pallone d’Oro, il premio personale più ambito dai giocatori di calcio. Quest’anno la cerimonia si tiene eccezionalmente a Londra anziché a Parigi: France Football, la rivista francese che assegna il riconoscimento, ha voluto omaggiare Stanley Matthews, leggenda del calcio inglese e primo vincitore del premio nel 1956.

Come sempre l’élite del calcio si ritroverà all’interno dello stesso teatro per una serata che assegnerà il premio di miglior giocatore del 2026. Kane e Yamal sembrano partire davanti a tuti, ma nulla è scontato: è uno dei Palloni d’oro più incerti degli ultimi anni. Curiosità: contemporaneamente, alle 20:45, si giocherà la sfida tra Psg e Lione, spostata da domenica alle 20:45 a lunedì sera per motivi di ordine pubblico legati alle manifestazioni in programma a Parigi. Già l’anno scorso successe con il vincitore Ousmane Dembele, che però era infortunato e quindi partecipò alla cerimonia senza problemi.

Pallone d’oro 2026, i favoriti: Kane e Yamal davanti a tutti, poi i Psg e Messi

Ma chi sono i candidati al Pallone d’Oro? E chi tra loro è favorito? I nominati più importanti sono sicuramente Kylian Mbappé, ancora in cerca di questo prezioso riconoscimento nonostante sia da anni una delle principali stelle del calcio mondiale, Lionel Messi, che, nonostante i suoi otto Palloni d’Oro in bacheca (record di sempre), si guadagna l’ennesima candidatura a quasi 40 anni dopo aver portato l’Argentina in finale ai mondiali, Rodri, vincitore del premio nel 2024 e capitano della Spagna campione del mondo.

E poi i vari Dembelé, Fabian Ruiz, Marquinos, Vitinha, e Hakimi, stelle del Paris Saint-Germain campione d’Europa per la seconda volta di fila e reduci da ottimi risultati con le proprie nazionali ai mondiali. Per esempio Fabian Ruiz, ex Napoli, è stati anche vincitore della coppa del mondo con la Spagna da protagonista. Ma c’è un altro giocatore del Paris Saint-Germain che ha indossato anche la maglia partenopea e che potrebbe alzare l’ambitissimo premio in virtù delle grandiose prestazioni offerte durante tutto il percorso in Champions League: stiamo parlando di Khvicha Kvaratskhelia, purtroppo recentemente infortunatosi gravemente al ginocchio, tra i favoriti di questa edizione. L’unico giocatore candidato che attualmente gioca in Serie A è Lautaro Martinez, capitano dell’Inter con cui ha nettamente vinto il campionato italiano, e finalista al mondiale con l’Argentina.

Tuttavia, sono Harry Kane e Lamine Yamal quelli che, secondo i bookmakers, si contenderanno il Pallone d’Oro 2026. Il primo, leggermente favorito, è universalmente riconosciuto come uno degli attaccanti più completi attualmente in azione, e la scorsa stagione è stato protagonista sia nella vittoria delle Bundesliga con il Bayern Monaco che nella cavalcata dell’Inghilterra ai mondiali, interrotta solo da una pazza rimonta dell’Argentina in semifinale. Il secondo, invece, è senza dubbio il presente e il futuro del calcio mondiale: nonostante gli appena 19 anni è uno dei fantasisti più forti in circolazione e il suo contributo è stato determinante sia nella vittoria della Liga con il Barcellona, sia nella conquista del mondiale con la Spagna.

Capitolo Pallone d’Oro femminile. Qui la lotta è apertissima: i nomi più importanti sono quelli di Ewa Pajor (33 gol e 7 assist con il Barcellona), Caroline Graham Hansen (18 gol e 16 assist con il Barcellona), Alessia Russo (29 gol e 10 assist con l’Arsenal, arrivata terza nelle votazioni finali della scorsa edizione), e Vivianne Miedema (14 gol e 5 assist con il Manchester City, che ha condotto alla vittoria della Women’s Super League), oltre alla fuoriclasse del Barcellona e della nazionale spagnola Alexia Putellas, che forte del suo quadruple (Liga F, Supercoppa, Copa de la Reina e Champions League) è la principale candidata per vincere il suo terzo Pallone d’Oro. Tra l’altro l’ultima vincitrice dell’ambito riconoscimento è Aitana Bonmatí, anche lei calciatrice del Barcellona e della nazionale spagnola, e anche lei nel 2025 ha vinto il suo terzo Pallone d’Oro (nel suo caso, però, erano addirittura consecutivi).

Pallone d’oro 2026, orario e dove vedere in tv e streaming (anche in chiaro)

La cerimonia di premiazione del Pallone d’oro 2026 sarà trasmessa questa sera dalle 21 in diretta gratuita da Dazn, con un pre-cerimonia dalle 20 alle 21 con Alessio Di Giuseppe in collegamento dal London Palladium Theatre di Londra. A condurre la serata saranno Thierry Henry, ex attaccante francese e secondo classificato al Pallone d’Oro 2003, e Kate Scott, giornalista e conduttrice britannica.

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Concorso Carabinieri per 400 Ispettori Marescialli: quali sono i requisiti per partecipare

Al via un’opportunità d’inserimento nei ranghi dell’Arma dei Carabinieri: il Ministero della Difesa ha indetto il primo concorso straordinario per 400 Marescialli Ispettori, riservato a cittadini già in possesso di diploma di laurea. Con un apposito avviso della Direzione Generale per il Personale Militare, i termini per l’invio delle candidature sono stati prorogati fino al 9 novembre.

La selezione rappresenta un’occasione per giovani laureati e militari già in servizio che intendono accedere direttamente al ruolo degli ispettori, assumendo funzioni di responsabilità e coordinamento operativo. L’immissione avverrà previa frequenza di un corso formativo straordinario della durata non inferiore a sei mesi.

Come sono divisi i posti messi a bando

I 400 posti sono suddivisi in base alle specifiche esigenze dell’Arma e comprendono riserve per categorie tutelate:

  • 390 posti destinati ai cittadini italiani in possesso dei requisiti generali e dei titoli di studio richiesti;
  • 10 posti riservati ai candidati in possesso dell’attestato di bilinguismo (livello B2) riferito alla provincia autonoma di Bolzano.

Della totalità delle unità di personale oggetto della selezione pubblica, 98 saranno riservate ai coniugi e ai figli superstiti del personale delle Forze Armate o di Polizia deceduto in servizio, ai diplomati delle Scuole militari e agli assistiti degli Enti di assistenza per orfani dei militari.

Nell’ambito del contingente generale, 16 vincitori saranno avviati alla formazione specialistica per l’impiego nella tutela forestale, ambientale e agroalimentare.

Requisiti di partecipazione

I candidati che intendono presentare domanda devono possedere i seguenti requisiti:

  • cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici;
  • età compresa tra i 18 e i 28 anni non compiuti, limite non applicabile al personale dell’Arma con tre anni di anzianità;
  • possesso di una laurea triennale tra quelle indicate nell’allegato al bando, afferenti alle aree scientifico-tecnologica, umanistico-sociale, sanitaria e ambientale;
  • condotta incensurabile, idoneità fisica, psichica e attitudinale e assenza di condanne per delitti non colposi;
  • per i militari in servizio nell’Arma dei Carabinieri, assenza di sanzioni disciplinari gravi o giudizi negativi nell’ultimo biennio.

Nonostante la proroga del bando al 9 novembre, chi intenderà presentare istanza d’interesse dovrà possedere i requisiti entro il 30 ottobre, il primo termine di chiusura della raccolta delle adesioni.

Quali sono le prove del concorso

L’iter concorsuale si articola in diverse fasi di selezione ordinate per garantire l’accertamento delle competenze e dell’idoneità dei candidati:

  • eventuale prova preliminare consisterà in un test a risposta multipla su argomenti di cultura generale e quesiti di carattere logico-deduttivo;
  • prova scritta di conoscenza della lingua italiana (o tedesca per i posti riservati a Bolzano) basata su 60 quesiti a risposta multipla su ortografia, sintassi e comprensione del testo, superabile con un punteggio minimo di 18 su 30;
  • prova di efficienza fisica che prevede esercizi obbligatori di corsa 1.000 metri, piegamenti sulle braccia e salto in alto;
  • accertamenti psicofisici ed attitudinali per la verifica del profilo sanitario minimo e dell’idoneità motivazionale e caratteriale;
  • prova orale incentrata su argomenti estratti a sorte tra Costituzione e cittadinanza italiana, storia contemporanea e geografia;
  • valutazione dei titoli di merito posseduti ai fini del punteggio incrementale finale.

Come ed entro quando candidarsi

Le istanze di partecipazione devono essere presentate esclusivamente online tramite la sezione concorsi del sito ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, a cui si accede anche per reindirizzamento dal Portale unico del reclutamento inPA. L’autenticazione richiede il possesso di credenziali digitali Spid o Cie e di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata personale.

A seguito della proroga, la scadenza per l’invio delle domande è fissata alle ore 23:59 del 9 novembre 2026. Si ricorda che i titoli di merito, di studio e di preferenza dichiarati devono comunque essere stati conseguiti entro la data originaria del 30 ottobre 2026.

Altri concorsi attivi

Per chi è interessato alle opportunità di carriera nel settore della difesa e della sicurezza, restano aperte le candidature per diverse procedure di reclutamento nei corpi dello Stato, tra cui quella in Polizia Penitenziaria. Si consiglia di consultare regolarmente la piattaforma inPA per rimanere aggiornati sui concorsi in scadenza a ottobre e verificare le relative date delle prove d’esame.

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Concorso da 2.300 posti per volontari nell’Esercito: requisiti e scadenze

Il Ministero della Difesa ha pubblicato il bando di concorso pubblico per il reclutamento del primo blocco di 2.300 Volontari in Ferma Iniziale nell’Esercito Italiano. La presentazione delle candidature si effettua esclusivamente online ed è aperta fino all’11 novembre 2026 per i candidati nati tra l’11 novembre 2002 e l’11 novembre 2008.

La figura del Volontario in ferma iniziale ha sostituito il precedente volontario in ferma prefissata, portando la ferma iniziale a una durata minima di tre anni invece di uno. Decidere di candidarsi per l’addestramento nell’Esercito costituisce un requisito di merito valutabile per la riserva per gli altri concorsi indetti dalle Forze Armate, nelle Forze di Polizia o in generale nella Pubblica Amministrazione.

Ripartizione dei posti e specializzazioni

Il primo contingente di 2.300 posti per il primo blocco comprende un’ampia quota a incarico generico e posti specifici per profili tecnici e artigianali:

Profilo Posti Requisiti specifici
Incarico di impiego generico assegnato dalla Forza Armata 2.212 Requisiti generali previsti dal bando.
Tecnico di Aeromobili di 1° livello 25 Licenza di manutentore aeronautico cat. B1.1, B1.2, B1.3, B2 o C o attestato di superamento degli esami propedeutici.
Muratore 10 Attestato di formazione professionale di operatore edile-muratore o titolo IeFP equivalente.
Falegname 10 Diploma di maturità professionale del settore, attestato di qualifica professionale o diploma IeFP per operatore del legno.
Meccanico di mezzi e piattaforme 10 Attestato di frequenza del corso o qualifica da Meccatronico.
Esploratore equestre / Artigliere equestre 10 Autorizzazione a montare per sport olimpici rilasciata esclusivamente dalla FISE (Brevetto B, B/DR, 1° o 2° grado) in corso di validità.
Fabbro 8 Attestato di formazione professionale per operatore fabbro-ferraio (L. 845/78 o D.Lgs. 13/2013) o titolo IeFP equivalente.
Elettricista Infrastrutturato 5 Titolo di studio tecnico, laurea o attestato di formazione professionale del settore con periodo di inserimento in impresa abilitata ex D.M. 37/2008.
Idraulico Infrastrutturato 5 Titolo di studio tecnico, laurea o attestato di formazione professionale del settore con periodo di inserimento in impresa abilitata ex D.M. 37/2008.
Esploratore per fanfara a cavallo 5 Patente equestre Fise (Brevetto B, 1° o 2° grado) e diploma di Liceo Musicale/Conservatorio/Accademico per specifici strumenti musicali.

Fasi di selezione e accertamenti

L’iter selettivo dei candidati si svolgerà presso i Centri di Selezione dell’Esercito situati a Foligno, Bari, Milano, Palermo e Roma. La procedura prevede:

  • valutazione dei titoli di merito dichiarati nella domanda;
  • prove di efficienza fisica volte ad accertare la preparazione atletica del candidato;
  • accertamenti psico-fisici mediante visite mediche generali ed esami specialistici;
  • accertamenti attitudinali per la verifica dell’idoneità al servizio militare.

I vincitori del primo blocco saranno avviati ai Reggimenti Addestramento Volontari (Rav) a partire indicativamente da maggio 2027 per la formazione militare di base.

Programmazione dei blocchi e prossime scadenze

Per la copertura dei 7.000 posti complessivi stabiliti per la ferma iniziale nell’Esercito, il calendario delle candidature prevede altre due finestre temporali:

  • il secondo blocco, per i nati dal 23 febbraio 2003 al 23 febbraio 2009, per un totale di 2.300 posti, considera l’apertura delle domande dal 25 gennaio 2027 al 23 febbraio 2027;
  • si prevede l’apertura delle domande per i 2.400 posti del terzo bloccodal 14 giugno al 13 luglio 2027, finestra riservata ai nati dal 13 luglio 2003 al 13 luglio 2009.

Come ed entro quando presentare la domanda

La candidatura deve essere compilata e inviata esclusivamente per via telematica attraverso il portale concorsi del Ministero della Difesa, autenticandosi tramite identità digitale Spid o Carta d’Identità Elettronica.

Il termine perentorio per l’invio delle domande relative al primo blocco è fissato per le ore 23:59 dell’11 novembre 2026.

Altri concorsi attivi

Chi desidera valutare ulteriori opportunità di reclutamento a servizio dello Stato, può consultare il bando del Ministero della Giustizia e in generale verificare i principali concorsi in scadenza a ottobre.

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Mutui in rialzo, vendite in calo e affitti più alti: le città più care

L’aumento dei tassi di interesse sta impattando sul mercato immobiliare, cioè sulla possibilità delle persone di accedere a un mutuo e acquistare una casa. Lo scenario per la fine del 2026 e l’inizio del 2027, secondo gli esperti, è che difficilmente si potrà registrare un’inversione di tendenza. Questo si traduce in un impatto maggiore su vendite, mutui e affitti.

Idealista ha analizzato i dati di compravendite e affitti città per città e ha disegnato un quadro di previsione per il mercato immobiliare complesso.

Mercato dei mutui: tasso fisso

In questo momento i mutui più a rischio di aumento sono quelli a tasso fisso. L’Eurirs a vent’anni infatti è arrivato il 1° ottobre al 3,75%. È logico, si legge ancora nell’analisi, aspettarsi che i mutui fissi arrivino con un tasso effettivo ad almeno il 4%. Non un valore insostenibile, ma in un contesto di riduzione del potere d’acquisto appare come un ostacolo al mutuo.

Oggi a parità di rata e di reddito si ottiene un finanziamento minore. L’esempio citato nell’analisi del Corriere della Sera è il seguente:

con 1.000 euro al mese per trent’anni al 3% si finanziano 273.000 euro, mentre al 4% si scende a 210.000 euro.

Mercato dei mutui: tasso variabile

A regolare i mutui a tasso variabile è invece l’indicatore Euribor, che è leggermente sceso. Questo tipo di mutuo in Italia è meno usato rispetto al tasso fisso, perché è considerato più rischioso.

Comunque nelle prossime riunioni della BCE potrebbe tornare ad aumentare, vista l’inflazione che viaggia a un ritmo doppio rispetto al target del 2%.

L’impatto sul mercato immobiliare

L’aumento dei tassi e del costo del mutuo porta incertezza sul mercato immobiliare. Le persone chiedono meno alle banche per ottenere un mutuo, non soltanto per l’incertezza generale, ma anche perché viene concesso loro meno.

Ci saranno quindi meno mutui e, secondo quanto riportato nell’analisi, al calo delle erogazioni fa seguito dopo pochi mesi un calo analogo di vendite di prime case. Così meno acquisti significano meno vendite o più fatica a vendere. In una prima fase si chiederà di più per compensare l’inflazione, ma a un certo punto si riconosceranno le difficoltà di chi cerca di acquistare e si arriverà a scontare (o “svendere”) le proprie abitazioni.

Trend degli affitti

In assenza della possibilità di acquistare una prima casa, sono moltissimi quelli che restano in affitto. Il mercato però è saturo di richieste oltre il sostenibile, come a Milano.

Come per gli acquisti di case, nell’analisi si ipotizza che caleranno anche gli affitti.

Prezzi di compravendite e canoni di locazione: dove aumentano

Idealista ha pubblicato il consuntivo sui prezzi di compravendita e sui canoni di locazione in Italia, fotografando e mappando province e capoluoghi dove i prezzi sono saliti e scesi. Per quanto riguarda i prezzi delle vendite, il dato generale sull’intero Paese è di -1,1%, ma su base annua il dato rimane positivo.

Per quanto riguarda invece i comuni capoluogo, le variazioni sono principalmente positive rispetto al trimestre precedente, con rialzi più consistenti a:

  • Mantova con +5,4%;
  • Ragusa con +5,1%;
  • Imperia con +5%.

Incrementi inferiori nei grandi centri come Padova e Torino, ma soprattutto Roma, Napoli, Firenze e Milano. Quest’ultima resta in testa alla classifica delle città più care con 5.659 euro al metro quadro, seguita da Venezia, Bolzano e Firenze. In un confronto con Roma, il prezzo al metro quadro è pari a 3.810 euro.

Per quanto riguarda invece i canoni di locazione, sulla media nazionale l’aumento è pari a +0,5%, ma nel mercato delle principali città l’aumento maggiore è stato registrato a:

  • Genova con +7,3%;
  • Torino con +5,6%;
  • Bologna con +2,1%;
  • Roma con +1,9%;
  • Palermo con +1,3%;
  • Firenze con +1,1%.

Anche in questo caso, Milano resta la città più cara con 22,4 euro al metro quadro al mese: tradotto, sarebbero 1.800 euro al mese per 80 metri quadri. Anche in questo caso si può fare un confronto con Roma, che invece si ferma a 19,2 euro al metro quadro al mese.

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Messi Recognized with the Princess of Asturias Award

Including Messi in the Sports category reinforces Latin America’s presence in the awards.

On Friday, Argentine footballer Lionel Messi joined the list of Latin American personalities recognized with the Princess of Asturias Award, expanding a regional presence that now includes 45 prominent figures.

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Since 1981, Latin America has played a significant role in these awards, accumulating 64 prizes awarded to individuals and institutions from fifteen countries in the region.

Mexico leads the list with 21 awards, followed by Argentina, Colombia, and Brazil, with eight each. Venezuela, Peru, Guatemala, Cuba, Chile, Honduras, Costa Rica, El Salvador, Panama, Uruguay, and Puerto Rico are also represented.

Among the honored institutions are the National Museum of Anthropology of Mexico, the National Autonomous University of Mexico (UNAM), the Caro y Cuervo Institute of Colombia, the People of Puerto Rico, and the Brazilian National Football Team.

Leo Messi, Premio Princesa de Asturias de los Deportes 2026. #PremiosPrincesadeAsturias pic.twitter.com/nsL2sctvqR

— Fundación Princesa de Asturias (@fpa) October 23, 2026

The text reads, “Leo Messi, Princess of Asturias Award for Sports 2026.”

In literature, figures such as Mexican Juan Rulfo and Peruvian writer Mario Vargas Llosa stand out, while in communication and popular culture, the Argentine Quino, creator of Mafalda, was recognized.

The region’s political and social dimension has also been recognized, with figures such as Brazilian President Luiz Inacio Lula da Silva, distinguished for his contribution to international cooperation.

These personalities represent contributions to human rights, literature, journalism, science, politics, and art. Including Messi in the Sports category reinforces Latin America’s presence in the awards and adds one of the most influential footballers of all time.

#Argentina | Students and university workers held their fifth Federal University March, demanding funding and unpaid wages amid Milei's austerity cuts.
Police used tear gas and water cannons against protesters.#PublicEducation #UniversityProtests #teleSUREnglish pic.twitter.com/ZX7IAqk1XR

— teleSUR English (@telesurenglish) October 16, 2026

teleSUR: JP

Source: EFE

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Caso David Rossi, dalla presunzione di innocenza alla presunzione di colpevolezza – Il commento dell’avvocato Pensa

A proposito dei lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di David Rossi, presieduta da Gianluca Vinci (Fratelli d’Italia), riceviamo e pubblichiamo il commento dell’avvocato Jacopo Pensa, uno dei principali del foro milanese, già difensore di Giuseppe Mussari, ex presidente di Mps

Dalla presunzione di innocenza alla presunzione di colpevolezza. Questo è il principio scaturente dalla vergognosa divulgazione da parte della Commissione d’inchiesta sul caso Rossi-Monte Paschi dei due nomi ormai noti al mondo.

La violazione dei principi costituzionali e di civiltà giuridica sono già stati ben espressi dall’Unione delle camere penali. Ma al di là delle questioni giuridiche sapientemente trattate, c’è da chiedersi sul piano del ragionevolezza e del senso comune quale può essere stata la ratio e quale l’interesse a divulgare in una conferenza stampa nome e cognome del mandante e dell’organizzatore di quella turpe missione finita così tragicamente.

Mi ha colpito in particolare l’aria serafica e compiaciuta con la quale il presidente ha pronunciato quei nomi. Aggiungendo poi, paradossalmente, una nota quasi giustificativa in favore dei rei affermando che i due avevano solo lo scopo di intimidire e non già di uccidere, suggerendo così una sorta di linea difensiva: il reato commesso è più grave di quello voluto.

I due nominati hanno così modo di consolarsi. La pena potrà essere diminuita. Con un buon avvocato, si intende.

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L’economia del Brasile alla vigilia della nuova presidenza

Il Brasile torna al voto domenica per il ballottaggio tra Lula e Flávio Bolsonaro. Hanno idee molto diverse in economia. Dovranno fare i conti con una situazione che vede disoccupazione e povertà in calo, ma redditi fermi, inflazione e tensioni con gli Usa.

L'articolo L’economia del Brasile alla vigilia della nuova presidenza proviene da Lavoce.info.

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Sundar Pichai says Google is far from the ‘end state’ of self-improving AI

Google CEO Sundar Pichai
Sundar Pichai says Google's researchers are using AI to help build the next AI models.

Hardik Chhabra/ The India Today Group via Getty Images

  • Sundar Pichai said Google was still in the early phases of recursively self-improving AI.
  • Researchers are working with AI agents to build better models, he said.
  • Sergey Brin recently said Google was "starting to get onto that RSI treadmill."

Google's AI models may be helping to build their successors, but CEO Sundar Pichai says the moment of fully self-improving AI is still a while away.

Speaking on an episode of the "Big Technology Podcast" this week, Pichai said that Google researchers were using AI agents to assist them when building models, but caveated that it was still early days.

"We are pretty far from the end state of RSI," said Pichai, referring to recursive self-improvement. "The right way to describe it is, you have RSI loops along with AI researchers in various aspects of model development. I would say you almost have agents helping AI researchers, in some automated way, work together to build these models."

Pichai added that he expected that continuum to keep making progress into next year.

Earlier this month, Google cofounder Sergey Brin said the company's Flash series of models, as well as Gemini 4, were demonstrating how AI was helping to build itself, and that Google was "starting to get onto that RSI treadmill."

"And now our researchers and the model work hand in hand to make the next version of the model," he said.

Brin has been increasingly involved in Google's Gemini efforts and has leveraged his power as cofounder to shift resources to projects he deems most effective, Business Insider previously reported. This has included pushing for more focus on RSI.

A report from the firm Gladstone AI, published earlier this month, said that most researchers interviewed from companies including Anthropic and DeepMind believed RSI will start within the next three to 12 months, and possibly sooner without government intervention.

In another moment on the "Big Technology Podcast," Pichai was asked about how much AI was being used to code internally. The company said in April that 75% of new code inside Google was generated by AI.

"That number in our world today is like meaningless in the sense that every part of code we now touch is influenced by AI deeply," Pichai said. With Gemini 4 Argon, he said, people were going to tackle harder problems. He also said Google was seeing a one-third decrease in code rollbacks, where software is reverted to a previous version because of a bug or system issue.

"And so I think people are writing code more productively, and better code with it," he said of AI tools.

Pichai also uses AI to track Google's model development and internal discussions, he told the "Sources" podcast this week.

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Le tre proposte di Travaglio al Parlamento per l’editoria: “Servono riforme per la libertà di stampa”

“Secondo me ci sono delle riforme che possono essere fatte per migliorare ed ampliare la libertà di stampa che non è mai stata così ristretta come oggi. Descrivere la realtà è quello che proviamo a fare”. Il premio ricevuto è l’occasione per Marco Travaglio, direttore de Il Fatto Quotidiano dire “che il Parlamento potrebbe e dovrebbe fare molto per la nostra professione”. Per Travaglio “è incredibile che una legge sul conflitto d’interesse non sia stata ancora varata. Poi una legge che la faccia finita con la concorrenza sleale di coloro che prendono i finanziamenti pubblici dallo Stato rispetto a quei fessi, noi in particolare, che non li prendono. Noi vediamo – continua Travaglio – altri giornali che possono pagare molto meglio i collaboratori, possono assumere più firme, più feste promozionali perché ogni anno vanno a Palazzo Chigi e ricevono più assegni. A noi è stato offerto anche l’anno scorso e l’abbiamo rifiutato”.

Altra riforma dirottare “un po’ dei fondi che vengono dati a pioggia ad editori che sono già miliardari per gli edicolanti perché il problema nostro principale è il crollo delle vendite in edicola dipende dal fatto che le edicole non ci sono più”. In ultimo Travaglio indica una battaglia storica: “le querele temerarie. Non può una battuta satirica essere messa sullo stesso piano dell’attribuzione di un fatto determinato. Facciamo una legge sulle querele che intanto distingua l’opnione legittima di un giornalista e valorrizziamo il valore della rettifica e soprattutto mettiamo un freno alle richieste di risarcimento intimidatorie”.

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Ministero Giustizia, concorso da 450 posti per Viceispettori Penitenziari: requisiti e scadenze

Il Ministero della Giustizia, nella fattispecie il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, ha indetto un concorso pubblico, per esami, finalizzato al reclutamento di 450 Allievi Viceispettori da inserire a tempo pieno e indeterminato nel Corpo di Polizia Penitenziaria.

La selezione rappresenta un’occasione per diplomati universitari e laureati che desiderano accedere al ruolo degli ispettori, assumendo funzioni di carattere operativo e di coordinamento negli istituti penitenziari di tutta Italia. Per garantire una copertura più rapida dei posti in organico, la procedura concorsuale è stata semplificata attraverso l’eliminazione della prova pre-selettiva.

Riserve di posti e categorie tutelate

Della dote complessiva di 450 posti messi a bando, una quota pari a un sesto (75 posti) è riservata al personale già appartenente ai ruoli del Corpo di polizia penitenziaria con almeno tre anni di effettivo servizio, per il quale si prescinde dal limite di età anagrafica.

All’interno dei posti concorsuali sono inoltre previste le seguenti riserve di legge:

  • 22 posti in favore del coniuge, dei figli superstiti o dei parenti in linea collaterale di secondo grado del personale appartenente alle Forze di polizia o alle Forze armate deceduto in servizio e per causa di servizio;
  • 9 posti riservati agli Ufficiali che hanno completato senza demerito la ferma biennale nelle Forze armate;
  • 1 posto riservato ai candidati in possesso dell’attestato di bilinguismo per l’assegnazione agli istituti penitenziari della provincia di Bolzano.

I posti riservati che non dovessero essere coperti per assenza di vincitori saranno riassegnati agli altri candidati idonei secondo l’ordine della graduatoria finale di merito.

Quali sono i requisiti di partecipazione

Per essere ammessi al concorso per Allievi Viceispettori è necessario possedere i seguenti requisiti generali e specifici alla data di scadenza del bando:

  • cittadinanza italiana e godimento dei diritti civili e politici;
  • età non superiore ai 32 anni non compiuti, limite elevabile fino a un massimo di tre anni in relazione al servizio militare svolto;
  • possesso del diploma di laurea triennale o di livello superiore idoneo a garantire i crediti per le lauree magistrali di ambito giuridico-economico o delle scienze politiche e sociali;
  • possesso delle qualità morali e di condotta previste per l’accesso ai ruoli delle Forze di polizia;
  • idoneità fisica, psichica e attitudinale allo svolgimento delle mansioni.

Si sottolinea che il titolo di studio universitario richiesto può essere conseguito anche entro la data di svolgimento della prima prova d’esame.

Come si svolge l’iter selettivo

La procedura di selezione si articola in diverse fasi successive:

  • una prova scritta, che consisterà nella somministrazione di un questionario con quesiti a risposta multipla vertenti su elementi di diritto penale, diritto processuale penale e diritto penitenziario, che si intenderà superata con una votazione minima di 7 su 10;
  • i candidati ammessi sosterranno i test di efficienza fisica;
  • chi avrà superato la prova fisica, sarà sottoposto ad accertamenti sanitari e psico-attitudinali;
  • colloquio sulle materie della prova scritta integrato da elementi di ordinamento dell’amministrazione penitenziaria, diritto costituzionale, diritto amministrativo, diritto civile e lingua straniera.

Modalità di candidatura e scadenze

La domanda di partecipazione deve essere compilata e inviata esclusivamente online tramite il portale del reclutamento inPA oppure dal sito istituzionale del Ministero della Giustizia.

Per l’accesso alla procedura telematica è necessario disporre di un’identità digitale a scelta tra Spid, Cie o Cns e di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata intestato al candidato.

Le candidature dovranno pervenire entro e non oltre il 29 ottobre alle ore 23:59. Al termine dell’invio, la piattaforma rilascerà la ricevuta dotata di codice identificativo che il candidato dovrà stampare ed esibire il giorno della prova scritta.

Altri concorsi attivi

Nel mese di ottobre ci sono anche altre opportunità di carriera nelle Forze Armate. Sono attualmente aperte le candidature per diverse procedure di reclutamento nel comparto difesa e sicurezza. Si consiglia di consultare con regolarità la piattaforma inPA per rimanere aggiornati sui bandi in scadenza e sulle relative date delle prove.

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“Stanno distruggendo tutto” – Il proprietario di un negozio parigino sui disordini

Devastazione nel cuore di Parigi

Nel fine settimana la Francia è stata colpita dalla peggiore ondata di vandalismo e saccheggio dall’inizio della pandemia, in relazione alle proteste a livello nazionale. A Parigi, numerosi commercianti hanno assistito impotenti al grave danneggiamento dei propri negozi.

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Un’auto bruciata presso il monumento di Porte Saint-Denis a Parigi il 18 ottobre 2026, un giorno dopo le violente proteste e le diffuse distruzioni nella capitale francese.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

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Tempo di lettura : 7 minuti.


In breve:

  • Durante le violente proteste che si sono svolte in Francia nel fine settimana, numerosi negozi sono stati saccheggiati e vandalizzati .
  • A livello nazionale, entro la sera del 18 ottobre erano state arrestate 2.397 persone .
  • 997 tra agenti di polizia, gendarmi  e vigili del fuoco sono rimasti feriti.
  • Associazione di categoria: circa 1.500 aziende sono state colpite, subendo danni per diverse centinaia di milioni di euro .
  • Il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze e ha promesso sostegno agli imprenditori colpiti .

Domenica 18 ottobre, i lacrimogeni vuoti erano ancora sparsi per Place de la République a Parigi. Gli addetti alle pulizie hanno ripulito i vetri rotti intorno al monumento a Marianne, la cui base in pietra era stata danneggiata dai proiettili.
L’edizione in lingua inglese di Epoch Times ha parlato con Yoni, che ha voluto rivelare solo il suo nome di battesimo. Alcuni pezzi esposti nel suo negozio di marmo, Pierres Exclusives, erano stati distrutti.

«Ci ​​aspettavamo qualcosa di simile e abbiamo fatto tutto il possibile per proteggere il negozio. Ma qui non c’era niente da rubare, solo cose da distruggere», ha detto.

Un tavolo di marmo del valore di 25.000 euro giaceva in rovina.
“Quando siamo arrivati ​​qui stamattina, c’era ancora gente nel negozio”, ha riferito Yoni.

Farmacia saccheggiata: danni a sei cifre.

Nel terzo arrondissement, Fabien Carême si trovava tra i resti della sua farmacia.
“Non capisco perché qualcuno dovrebbe saccheggiare una farmacia. Dopotutto, è uno dei primi punti di contatto per l’assistenza medica”, ha dichiarato a Epoch Times. Carême stima che la sola merce rubata abbia causato danni per quasi 150.000 euro.

“Questo ha paralizzato la mia piccola impresa per molto tempo.”

Camille Michelin, proprietario del negozio di ottica Opti’Shop, ha stimato le sue perdite in oltre 50.000 euro. “È un’attività ben gestita. E stanno saccheggiando tutto, distruggendo tutto”, ha affermato.
Michelin e i suoi tre dipendenti erano ancora nel negozio fino alle 17:00 del 17 ottobre, quando la folla è passata.

“Abbiamo ricevuto messaggi d’odio e siamo stati minacciati con gesti che facevano pensare che ci avrebbero tagliato la gola”, ha riferito.

Il monumento in Place de la République a Parigi è stato imbrattato il 18 ottobre con slogan come "Morte ai fascisti" e "Antifa". Foto: Etienne Fauchaire / Epoch Times

Il monumento in Place de la République a Parigi è stato imbrattato il 18 ottobre con slogan come “Morte ai fascisti” e “Antifa”.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

I saccheggi sono proseguiti per tutta la notte. Nel pomeriggio del 18 ottobre, la polizia parigina aveva registrato altri tre negozi saccheggiati e arrestato 25 persone. La polizia ha dichiarato che gli arrestati erano per lo più giovani provenienti dalla periferia, che erano alla ricerca di luoghi adatti da saccheggiare.

I negozi sono stati svuotati in pochi secondi.

Un negozio in Rue Beaurepaire è stato svuotato in pochi secondi. Centinaia di manifestanti si sono poi radunati nuovamente in Place de la République.
La polizia ha utilizzato gas lacrimogeni e cannoni ad acqua e ha schierato l’unità antisommossa CRS 8. Barricate improvvisate con bidoni della spazzatura hanno preso fuoco sul Boulevard Voltaire. Biciclette a noleggio sono state date alle fiamme nelle strade adiacenti.
Alexandre Bompard, presidente dell’associazione di categoria francese FCD, ha stimato che circa 1.500 aziende siano state colpite dalle rivolte. I danni totali ammonterebbero a diverse centinaia di milioni di euro. Secondo la polizia parigina, tra le 500 e le oltre 1.000 persone hanno partecipato alle rivolte nella capitale.
Il 18 ottobre 2026, i resti delle barricate giacciono davanti a un McDonald's devastato a Parigi, il giorno dopo le violente proteste dell'estrema sinistra. Foto: Etienne Fauchaire/The Epoch Times

Il 18 ottobre 2026, i resti delle barricate giacciono davanti a un McDonald’s devastato a Parigi, un giorno dopo le violente proteste dell’estrema sinistra.

Foto: Etienne Fauchaire/Epoch Times

Al termine della manifestazione principale, piccoli gruppi vestiti di nero hanno iniziato a fare irruzione nei negozi tra Place de la République e Place de la Bastille. Altre persone si sono unite a loro per saccheggiare.
“Intere strade sono state sistematicamente devastate”, ha dichiarato ai giornalisti il ​​sindaco di Parigi Emmanuel Grégoire.

Attacco incendiario contro lo storico municipio di Limoges

Gravi disordini sono stati segnalati anche in altre parti della Francia. A Limoges, nella Francia centrale, lo storico municipio, risalente al 1883 e tutelato come edificio storico, è stato dato alle fiamme. Secondo la prefettura, al momento dell’incendio, funzionari eletti e personale si trovavano ancora all’interno dell’edificio.
Il sindaco di Limoges, Guillaume Guérin, ha dichiarato ai giornalisti il ​​18 ottobre che circa 700 attivisti di estrema sinistra, mascherati e armati, si erano infiltrati in una manifestazione a cui partecipavano 5.000 persone. La polizia non è riuscita a fermarli.

“Si è trattato di un incendio doloso. Un tentato omicidio dei rappresentanti eletti della Repubblica”, ha dichiarato Guérin.

Attacchi ai municipi e ad altri edifici amministrativi, nonché saccheggi, sono stati segnalati anche a Bordeaux, Lille e Marsiglia.

Quasi 2.400 arresti a livello nazionale.

Entro la sera del 18 ottobre, il Ministero dell’Interno francese aveva registrato 2.397 arresti a livello nazionale. Inoltre, 997 tra agenti di polizia, gendarmi e vigili del fuoco erano rimasti feriti, sette dei quali in modo grave.
Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha dichiarato che gruppi di rivoltosi si erano formati in seguito a un “chiaro appello all’azione proveniente dall’estrema sinistra”. Nel pomeriggio, saccheggiatori e altri criminali si sono uniti a loro, approfittando della situazione.

Macron condanna la violenza – scontro tra governo e opposizione

Domenica, in un discorso, il presidente Emmanuel Macron ha condannato le violenze. Allo stesso tempo, ha promesso sostegno ai commercianti colpiti e ha annunciato che i responsabili delle violenze e delle distruzioni saranno chiamati a risponderne.
Il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha criticato Jean-Luc Mélenchon, fondatore e candidato alla presidenza del partito di sinistra La France insoumise (LFI). Lecornu ha sostenuto che Mélenchon avesse giustificato la violenza.
Mélenchon ha definito l’incendio doloso del municipio di Limoges un crimine. Tuttavia, si è astenuto dal condannare esplicitamente le rivolte nel loro complesso. Ha invece attribuito la responsabilità degli eventi al governo.
La politica Marine Le Pen del Rassemblement National ha accusato direttamente il partito di Mélenchon, LFI, di essere legato ai rivoltosi.
Questo articolo è apparso originariamente su theepochtimes.com con il titolo “Macron promette che i rivoltosi ‘devono pagare’ mentre la Francia esamina i resti dei peggiori disordini degli ultimi anni “. (Adattamento in tedesco: vm)
Nota del redattore: questo articolo è stato aggiornato il 20 ottobre 2026.

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Meloni Prepares New Security Measures After Milan Riots Leave Hundreds Detained

Italian Prime Minister Giorgia Meloni has convened an emergency government meeting following two days of violent unrest in Milan and other northern cities, where demonstrators clashed with police, looted shops and damaged public property during protests over living costs and deteriorating public services.

Police brought 271 people to police headquarters following Sunday’s disturbances in Milan, including 220 minors. Of those detained, 32 were formally arrested and another 28 were reported to the judicial authorities, according to figures released on Monday, 19th October.

The violence has prompted the Italian government to consider further restrictions on those involved in violent demonstrations, potentially introducing additional powers directed at organised disorder and juvenile offenders.

Milan city centre hit by looting

The disturbances began during demonstrations on Saturday, 17th October, organised amid growing dissatisfaction over household expenses, public services and wider political grievances.

Although the protests initially included peaceful participants, groups of masked individuals subsequently confronted riot police in central Milan. Officers used tear gas and water cannon as demonstrators erected burning barricades and threw objects at security personnel.

The unrest continued on Sunday, when shops were attacked close to Piazza del Duomo, one of Milan’s principal commercial and tourist areas.

Among the premises targeted were branches of Decathlon, Arc’teryx and Vodafone. Television footage showed damaged shopfronts, overturned street furniture and burning rubbish containers.

According to police figures reported on Monday, 174 of those taken to police headquarters were subjected to preventive detention measures introduced under recent Italian security legislation.

Fourteen members of the security services were reported injured during Sunday’s disturbances, including ten police officers and four members of the municipal police.

The judicial authorities are examining the conduct of individuals suspected of taking part in attacks on businesses and confrontations with officers. Prosecutors have sought custodial measures against several adults accused of offences including devastation, looting and aggravated resistance.

The large proportion of minors among those detained has become a central issue in the political response.

Violence spreads across northern Italy

Milan was not the only city affected by disorder. Saturday’s demonstrations also produced confrontations in Turin, Bologna, Brescia and Bergamo.

Italian police reported arrests across the affected cities, while the scale and organisation of the disturbances have raised questions about whether different groups were acting independently or using demonstrations as opportunities for coordinated violence.

There is not yet sufficient publicly established evidence to attribute the disorder to a single organisation or political movement.

The clashes coincided with major protests in neighbouring France, where similar concerns over living costs and public administration have contributed to increasingly confrontational demonstrations.

Although the grievances overlap, the Italian and French movements have different political backgrounds and organisational structures.

Government considers emergency legislation

Following a meeting at Palazzo Chigi on Monday, Meloni’s government indicated that it was considering a legislative response, potentially through an emergency decree.

According to details of the government discussions, proposals under examination include additional measures against violent offences, changes to preventive policing and possible restrictions addressing road blockages.

Some measures could be drawn from security legislation already under consideration in the Italian Senate. Ministers have also discussed the need for more effective intervention against juvenile offenders.

The meeting included Deputy Prime Ministers Matteo Salvini and Antonio Tajani, Interior Minister Matteo Piantedosi, Defence Minister Guido Crosetto and senior officials from the police, Carabinieri and intelligence services.

The government has stressed that peaceful demonstrations must remain protected while arguing that violence and organised destruction require a stronger response.

No final legislative text had been adopted at the conclusion of Monday’s meeting. A decree could be considered by the Council of Ministers as early as Tuesday, although the precise content remains subject to further examination.

Dispute over responsibility for policing

The unrest has also produced a dispute between Milan’s municipal authorities and the national government.

Mayor Giuseppe Sala questioned the adequacy of the policing arrangements, arguing that the number of officers initially deployed was insufficient to control the disturbances.

Interior Minister Matteo Piantedosi rejected that criticism, while senior government figures accused local political leaders of failing to condemn the violence unequivocally.

The disagreement reflects a wider question over how responsibility for anticipating and containing serious public disorder should be divided between local administrations and national security authorities.

Italy’s opposition has also challenged the government’s handling of the disturbances. Former Prime Minister Matteo Renzi criticised Meloni and Piantedosi over their failure to prevent the violence, calling for a change in leadership at the Interior Ministry.

The political argument is likely to intensify if the government proceeds with emergency legislation. Supporters of stronger police powers argue that the existing framework is insufficient to deal with rapidly organised disturbances, while opponents will scrutinise the proportionality of new restrictions and their effect on peaceful protest.

The immediate test for the government will be whether additional legal powers can improve public-order operations without replacing effective policing, intelligence gathering and judicial enforcement.

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Cyberattack on 700 French Supermarkets Exposes Gaps in Europe’s Infrastructure Security

A cyberattack affecting approximately 700 supermarkets in France has exposed serious weaknesses in the digital systems used to control commercial refrigeration, raising concerns about the vulnerability of European food distribution networks and other essential infrastructure.

The attack began overnight on 11–12th October, when intruders gained access to remotely managed refrigeration equipment and altered operating settings, causing refrigerators and freezers to overheat.

Stores belonging to several major supermarket chains were affected, including Intermarché, Netto, Coopérative U, Carrefour and Monoprix. Some were forced to discard substantial quantities of fresh and frozen food.

French Finance Minister Roland Lescure confirmed that approximately 700 of the country’s 10,000 supermarkets had been affected, although the severity of the disruption varied between locations.

The Paris prosecutor’s office has opened an investigation into the attack, including the damage caused by destroyed merchandise and reported fires.

The incident has drawn attention to industrial control systems that are routinely connected to the internet but may receive less cybersecurity protection than corporate networks and customer databases.

Refrigeration systems remotely manipulated

Investigators have established that refrigeration equipment was targeted through vulnerabilities associated with remote monitoring and control systems.

The French cybersecurity authorities identified compromises involving products supplied by Danish manufacturer Danfoss and American company Copeland.

Some of the affected systems used older equipment that no longer received regular security updates.

According to information released by the companies and cybersecurity specialists, certain industrial controllers had been accessible through public internet connections, creating opportunities for unauthorised access.

Hackers reportedly manipulated defrost cycles and increased temperature settings, preventing equipment from maintaining the cold conditions required to preserve food.

The attack affected approximately 300 Intermarché and Netto stores, while Coopérative U reported disruption at around 80 outlets.

Several retailers managed to contain the damage, but others lost substantial quantities of stock.

The consequences extended beyond malfunctioning equipment. Businesses faced the cost of replacing spoiled food, repairing refrigeration systems and restoring normal operations.

The precise financial damage is still being assessed, although estimates from the retail sector indicate that losses across France could amount to tens of millions of euros.

Vulnerabilities in connected equipment

The incident illustrates the security problems created by the growing use of internet-connected industrial equipment.

Modern refrigeration installations allow contractors and maintenance specialists to monitor temperatures, adjust settings and diagnose faults remotely.

These arrangements can reduce operating costs and improve efficiency, but they also create additional access points that attackers may exploit.

Cybersecurity specialists have identified vulnerabilities in commercial refrigeration platforms manufactured by Danfoss and Copeland.

The manufacturers subsequently addressed identified flaws, although older or unsupported equipment remained a concern.

A critical problem for businesses is that industrial machinery often remains operational for many years after its original software has become obsolete.

Replacing entire refrigeration installations can involve substantial expense and operational disruption, encouraging operators to retain equipment that may no longer meet contemporary cybersecurity standards.

The risks are particularly difficult to manage when responsibility for maintenance, software updates and network security is divided between retailers, equipment suppliers and external contractors.

France’s delayed cybersecurity legislation

The attack has renewed scrutiny of France’s implementation of the European Union’s NIS2 Directive, which is intended to strengthen cybersecurity across sectors providing important economic and public services.

The directive establishes common requirements covering risk management, incident reporting, organisational responsibility and protection against cyber threats.

Its scope extends beyond traditional critical infrastructure such as energy, telecommunications and transport to include certain businesses involved in food production, processing and distribution.

EU member states were required to incorporate the directive into national legislation by 17 October 2024.

France was among the countries that received a formal warning from the European Commission in May 2025 over incomplete implementation.

French cybersecurity specialists have since warned that delays have complicated efforts to establish consistent obligations for organisations operating industrial and commercial systems.

However, NIS2 does not automatically cover every supermarket. Its application depends on the nature and size of an organisation and the provisions of national implementing legislation.

The incident therefore raises questions not only about the pace of legislative implementation but also about the practical protection of equipment already in use.

Wider implications for European infrastructure

The disruption demonstrates how a cyberattack can cause physical damage without directly targeting a conventional industrial facility.

Unlike breaches intended to steal customer information, the French incident interfered with machinery responsible for preserving essential products.

The distinction is important for European policymakers, who increasingly face threats to infrastructure that combines digital controls with physical operations.

The European Union’s cybersecurity agency ENISA has organised cross-border exercises to test how authorities and companies would respond to disruption affecting essential services.

The attack itself has been established, but responsibility for it has not been publicly attributed.

French authorities have said there is no immediate threat to national food supplies. Nevertheless, the destruction of merchandise and interruption of ordinary retail operations have demonstrated the potential economic consequences of weaknesses in relatively commonplace equipment.

The continuing investigation must establish how access was obtained, which systems were compromised and whether the vulnerabilities were known to operators before the attack.

For Brussels and national regulators, the case provides a practical test of whether European cybersecurity legislation can translate into effective protection for the connected equipment on which ordinary commercial activities increasingly depend.

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Giorgia fa rimpiangere Draghi

Come sapete, nel 2022 non ho votato Georgia Meloni perchè era già chiaro che fosse un bluff sostenuto dalla CIA, la Massoneria internazionale ed agenti finanziari stranieri. Quando si è seduta a Palazzo Chigi quindi ero certa che sarebbe stata una grande delusione.

Eppure, credevo che non avrebbe potuto far rimpiangere Draghi. L’avevo sopravvalutata: la sua vittoria era conseguenza della “opposizione” al governo Draghi, ma dietro le quinte Draghi governava e governa coi suoi prestanome nell’attuale esecutivo quantomeno i settori dell’economia/finanza/bilancio, della difesa, della politica estera.

  • Mi aspettavo propaganda, ho trovato propaganda senza risultati.
  • Mi aspettavo promesse mancate, ho trovato promesse mancate elevate a metodo di governo.
  • Mi aspettavo un governo distante dai problemi reali, ne ho trovato uno che trasforma ogni critica in un complotto e ogni fallimento in un alibi.
  • Se governare non significa cercare un nemico nuovo ogni giorno, ma cercare di risolvere problemi, allora l’esperienza Meloni è peggiore di quella Draghi. Dopo anni, i problemi restano, mentre aumentano slogan, propaganda e vittimismo. I problemi si chiamano aumento della disoccupazione, aumento del lavoro nero, aumento dei poveri assoluti e relativi, famiglie lasciate in preda ai prezzi incontrollati.
  • Quanto ancora dovrebbe durare questo spettacolo prima che qualcuno si assuma la responsabilità dei risultati? La realtà ha superato perfino le peggiori previsioni. La vera opposizione a questo governo non è la sinistra, è la realtà.
  • Modello del governo Meloni sono stati i 10 anni di macronismo:
    • Uno Stato in bancarotta.
    • Una Sanità abbandonata.
    • Scuole trascurate.
    • Una Gioventù tradita e malmenata.
    • Un tasso di Povertà al 15%.
    • Raddoppio dei miliardari con un’aliquota fiscale quasi pari a zero.
    • Un paese al confine dell’insurrezione coi gilet gialli che si uniscono ai proletari emarginati delle banlieues.

Se questo sembra il bilancio del governo Meloni dopo soli 4 anni, immaginate se il cdx dovesse rivincere le elezioni politiche!

Lisa Stanton

Coi decreti flussi e gli accordi con l’India il governo Meloni ha agevolato la sostituzione etnica persino più dei governi tecnici e di centro-sinistra. Il confronto tra i dati degli ingressi nel periodo anteriore 2014-2022 e nel periodo del governo Meloni (2022-2026) è impressionante, in quattro anni il governo Meloni ha fatto entrare il doppio di immigrati degli anni precedenti. Senza questa politica disastrosa, Futuro Nazionale e Vannacci non sarebbero mai nati.

Il confronto numerico e normativo tra il periodo 2014-2022 (caratterizzato da governi di centro-sinistra, coalizione e tecnici) e il periodo del governo Meloni (dal 2022) evidenzia un netto mutamento nella pianificazione delle quote d’ingresso regolari per motivi di lavoro, guidato da crescenti necessità del tessuto economico nazionale.

Il confronto dei dati sulle quote dei Decreti Flussi

La differenza principale risiede nel volume complessivo delle autorizzazioni programmatiche all’ingresso:

  • Il periodo 2014-2022: In questi nove anni, i decreti flussi hanno mantenuto quote annuali generalmente molto basse, spesso comprese tra i 15.000 e i 30.000 ingressi totali all’anno. In diverse annualità (ad esempio durante i governi Renzi e Gentiloni), la quota per il lavoro subordinato non stagionale è stata quasi azzerata, limitando gli ingressi quasi esclusivamente ai lavoratori stagionali o a conversioni di permessi di soggiorno già esistenti. Una parziale risalita è iniziata a fine 2021 con il governo Draghi, che ha innalzato la quota a quasi 70.000 ingressi a seguito del forte sblocco delle attività post-pandemia.
  • Il periodo del governo Meloni: L’attuale esecutivo ha introdotto per la prima volta una programmazione pluriennale, determinando un incremento quantitativo significativo. Il piano per il triennio 2023-2025 ha autorizzato complessivamente 452.000 ingressi regolari (ripartiti in circa 136.000 nel 2023, 151.000 nel 2024 e 165.000 nel 2025), ai quali si è aggiunto la successiva programmazione per il triennio 2026-2028 con ulteriori 497.550 ingressi autorizzati.

A livello puramente statistico, la programmazione triennale del governo Meloni stabilisce una media di circa 150.000-165.000 ingressi regolari all’anno, un valore che supera nettamente la media annua del decennio precedente.

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Sono anni che avevo predetto che la Francia sarebbe stata balcanizzata…e siamo solo all’inizio.

Primo viaggio nel 2003, e feci 2 mesi in Normandia a fare uno stage di Avvocato. Rouen era divisa in due da un ponte: i bianchi nel centro storico, e gli afroislamici dall’altra parte del ponte.

E poi sula collina le No Go Zone. Un collega mi disse:”vedi quei palazzi? La polizia la, non va”.

La mattina vedevo file lunghissime di persone marroni, davanti all’Istituto di sicurezza sociale. Pensai:”non puo’ durare a lungo”.

Ancora 3 anni, e a causa della demografia che premia gli extraeuropei, ci saranno le prime secessioni torritoriali serie.

Il discorso in Francia nasce nel 1960, con la Sinistra anticolonialista e colpevolista. Da noi nei primi anni ’80, quando il PCI strategicamente, inizio’ la propaganda antirazzista, in previsione della futura invasione, propagandando il veleno colpevolista anti europeo tramite i propri insegnanti.

L’Italia e’una Francia indietro di 15 anni

La brutta notizia e’ che non e’ risolvibile.

Perche’ lo Stato Francese per reggere,non puo’ non cercare di mediare tra le masse afroislamiche e i bianchi.

Inoltre, FFOO e Magistrature, sono ideologizzate e non arretreranno mai ne’ sposeranno mai – MAI- la narrazione identitaria pro bianchi.

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Per Von Der Layen, Macron, Elites pedo di Bruxelles, Merz, se le chiese antiche e la storia europea viene cancellata per mano delle scimmie importate, e’ un fatto neutro o anche positivo: sono li per cancellare e resettare cio’ che i Nasoni chiamano Regno di Edom: ossia l’Europa.

Per i rabbini se Edom non cade, il Massiah non viene. E poiché i nasoni vivono in funzione della venuta del Massiah, faranno di tutto per questo

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Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato»

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9 ore fail

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che i missili americani inviati all’Ucraina sotto la presidenza del suo predecessore Joe Biden sarebbero stati rivenduti sul «mercato libero». Nell’intervista andata in onda giovedì su Newsmax, Trump ha espresso dubbi sul destino di miliardi di dollari di aiuti militari e finanziari statunitensi destinati a Kiev.

Le affermazioni sono arrivate dopo che il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj aveva detto di sentirsi tradito dalla decisione improvvisa di Trump di revocare le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, misura adottata per contenere il rialzo dei prezzi dell’energia.

Interrogato dal conduttore Rob Finnerty sul fatto che Zelens’kyj non abbia assecondato la richiesta di Trump di interrompere gli attacchi agli impianti energetici russi, il presidente ha risposto: «Zelens’kyj non è una brava persona con cui trattare. Biden gli ha dato miliardi e miliardi di dollari».

Trump ha inoltre sostenuto che Zelens’kyj non fosse realmente interessato a una soluzione diplomatica del conflitto con la Russia. «Dice di voler raggiungere un accordo, ma non è vero», ha affermato.

«No, non sono un grande fan di Zelensky. Hanno distrutto quel Paese», ha aggiunto.

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Il presidente ha criticato Biden per aver consegnato all’Ucraina «enormi quantità» di missili, intercettori e aiuti finanziari senza contropartite. Ha poi paragonato Zelens’kyj a P.T. Barnum, l’impresario circense americano dell’Ottocento noto per le sue trovate pubblicitarie e le attrazioni sensazionalistiche, a cui viene attribuita la frase «nasce un ingenuo ogni minuto».

«Dove sono i soldi che abbiamo dato all’Ucraina? Dove sono tutte le attrezzature? Biden stava dando loro missili, che venivano poi venduti sul mercato libero», ha detto Trump, senza fornire ulteriori dettagli.

L’intervista è stata trasmessa poco dopo che la CNN aveva riferito dell’esaurimento dei pochi missili intercettori Patriot rimasti all’Ucraina, impiegati per contrastare gli attacchi balistici russi. Negli ultimi mesi Zelensky aveva più volte sollecitato ulteriori intercettori ai partner americani ed europei.

Parlando a Newsmax, Trump ha chiarito che gli Stati Uniti intendono dare priorità al rifornimento dei propri arsenali. «Una volta che saremo ben riforniti, inizieremo a permettere ai nostri alleati di acquistarle da noi», ha dichiarato.

Secondo numerosi media americani e un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono pubblicato il mese scorso, gli Stati Uniti avrebbero consumato gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante il conflitto con l’Iran. Trump aveva in precedenza minimizzato tale carenza, sostenendo che le riserve statunitensi fossero praticamente illimitate.

saurito le rimanenti scorte di missili intercettori Patriot di produzione statunitense impiegati per respingere gli attacchi russi. Lo riporta la CNN, che cita una fonte a conoscenza dei fatti.   La carenza segnalata si inserisce in un contrasto pubblico tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e Volodymyr Zelens’kyj sull’accordo di Trump con Mosca relativo al diesel e sugli attacchi ucraini alle raffinerie petrolifere russe.   Secondo la CNN, l’aeronautica militare ucraina avrebbe intercettato quattro missili balistici russi, apparentemente utilizzando gli ultimi intercettori Patriot a disposizione. «Quasi tutti i missili balistici dell’ultimo attacco non sono stati intercettati per mancanza di missili (intercettori)», ha dichiarato una fonte all’emittente.

Lo Zelens’kyj ha detto di sentirsi tradito dopo che Trump ha revocato all’inizio di questo mese le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo, nell’intento di ridurre i prezzi dell’energia in vista delle elezioni di medio termine statunitensi di novembre. Trump ha difeso la scelta, sostenendo che fosse vantaggiosa per i consumatori e coerente con la sua agenda «America First».   Interrogato sulle critiche di Zelens’kyj all’accordo sul diesel, Trump ha suggerito che fosse «tempo che l’Ucraina avesse un nuovo presidente». Zelens’kyj, il cui mandato presidenziale quinquennale sarebbe scaduto nel 2024, ha rifiutato di indire nuove elezioni, adducendo la legge marziale e la necessità di un cessate il fuoco di diversi mesi con la Russia. Il Cremlino ha sostenuto che l’Ucraina avrebbe sfruttato una tregua prolungata per ricostituire le proprie forze armate e ha affermato di essere disposto a sospendere gli attacchi solo il giorno delle elezioni.   All’inizio di questa settimana Zelens’kyj ha dichiarato che avrebbe ignorato le richieste di Trump di interrompere gli attacchi contro gli impianti energetici russi, che il presidente statunitense riteneva responsabili degli alti prezzi dell’energia. Zelens’kyj ha affermato che l’Ucraina avrebbe accettato una tregua energetica solo se la Russia avesse fatto altrettanto. Mosca, tuttavia, ha dichiarato di voler raggiungere un accordo di pace globale alle proprie condizioni, piuttosto che un cessate il fuoco incondizionato, che a suo dire l’Ucraina avrebbe sfruttato a proprio vantaggio.   La frattura tra Trump e Zelens’kyj si è ulteriormente accentuata questa settimana dopo che l’Ucraina ha segnalato improvvise interruzioni di Starlink e Starshield, i servizi satellitari forniti da SpaceX che Kiev utilizza per gli attacchi con i droni.   Le autorità ucraine hanno inoltre affermato di non aver ricevuto alcun preavviso dai partner occidentali riguardo agli attacchi missilistici russi su Kiev nelle due notti consecutive di lunedì e martedì.
Secondo quanto riportato dagli organi di stampa statunitensi, i funzionari americani avrebbero attribuito la mancata rilevazione dei lanci missilistici al maltempo, una spiegazione che le controparti ucraine avrebbero trovato difficile da credere.   Mercoledì lo Zelens’kyj ha rinnovato l’appello per ulteriori intercettori Patriot, esortando gli Stati Uniti e gli altri partner a «non ignorare la realtà» e a «rispondere con fermezza».   Gli Stati Uniti, tuttavia, hanno esaurito gran parte delle proprie scorte di missili intercettori durante la guerra con l’Iran, come ampiamente riferito dai giornali americani e confermato in un rapporto dell’ispettore generale del Pentagono del mese scorso.   Come riportato da Renovatio 21, Trump ha minimizzato le carenze, affermando che le scorte statunitensi erano praticamente illimitate. Il presidente in estate aveva dichiarato di poter riconvertire le case automobilistiche americane in produzioni di missili.

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Militaria

Mosca accusa: ritrovate armi USA fornite all’Ucraina nella guerra civile del Sudan

Pubblicato

10 ore fail

17 Ottobre 2026

Un diplomatico russo ha affermato che armi fornite all’Ucraina da depositi militari statunitensi sono state rinvenute in possesso delle Forze di Supporto Rapido (RSF) paramilitari sudanesi, come indicato dai contrassegni che le collegano alle consegne destinate a Kiev. Lo riporta la stampa russa.

 

Yulia Zhdanova, capo della delegazione russa ai negoziati di Vienna sulla sicurezza militare e il controllo degli armamenti, ha reso la dichiarazione mercoledì durante una riunione del Forum per la cooperazione in materia di sicurezza dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa.

 

Secondo quanto riportato da TASS, le truppe sudanesi hanno recuperato lanciagranate automatici MK19, armi anticarro M72 e lanciagranate AT4 di fabbricazione svedese nel corso di un’operazione vicino a Bara. «Un esame preliminare delle marcature ha rivelato che queste armi sono state donate alle Forze Armate ucraine nel dicembre 2024 da depositi militari statunitensi», ha affermato la Zhdanova.

 

L’esercito sudanese e le RSF sono in guerra dall’aprile 2023, costringendo milioni di persone ad abbandonare le proprie case ed esponendo i civili a bombardamenti, fame e abusi diffusi.

 

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Mosca ha ripetutamente sostenuto che le armi occidentali consegnate a Kiev finiscono nelle mani di gruppi armati in Africa attraverso il mercato nero. La portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova aveva lanciato l’allarme già nel 2022, avvertendo che missili Stinger, sistemi anticarro Javelin e lanciagranate avrebbero potuto entrare nelle reti di traffico illecito in tutto il mondo.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Cremlino ha plurime volte reiterato l’accusa secondo cui l’Ucraina addestra gruppi terroristi africani.

 

A febbraio l’inviato russo alle Nazioni Unite, Vassilij Nebenzia, ha affrontato la questione in una riunione del Consiglio di Sicurezza, dove ha anche accusato Kiev di fornire direttamente armi, compresi i droni, e di addestrare militanti nel Sahel. In precedenza Zhdanova aveva attribuito la diffusione di armi nelle mani di terroristi e gruppi criminali in Africa, America Latina e Medio Oriente alla corruzione in Ucraina e alla mancata tracciabilità delle attrezzature militari fornite dall’Occidente.

 

Nell’agosto del 2024 Mali, Niger e Burkina Faso si sono rivolti congiuntamente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, accusando l’Ucraina di sostenere il terrorismo internazionale in seguito a un’imboscata mortale contro le forze maliane vicino a Tinzaouaten. Il Mali ha interrotto le relazioni diplomatiche con Kiev dopo che il portavoce dell’intelligence militare ucraina, Andrey Yusov, ha dichiarato che i ribelli avevano ricevuto informazioni che avevano permesso l’imboscata.

 

Il mese scorso, intervenendo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri maliano Abdoulaye Diop ha rinnovato le accuse, affermando che l’Ucraina starebbe sostenendo gruppi armati che minano l’integrità territoriale del suo Paese. Ha citato gli attacchi coordinati avvenuti in Mali il 25 aprile e il 4 luglio come prova della cooperazione tra jihadisti e ribelli separatisti.

 

La scorsa settimana l’AFP ha riferito che fonti interne al Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA), una coalizione ribelle separatista guidata dai Tuareg che combatte contro il governo del Mali, hanno ammesso di aver ricevuto addestramento dagli ucraini, compreso l’utilizzo di droni.

 

Come riportato da Renovatio 21, accuse sono state recentemente lanciate sulla possibile collaborazione tra narcos messicani e le forze ucraine.

 

 

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Militaria

Francia e Germania litigano per il progetto del nuovo carro armato europeo

Pubblicato

5 giorni fail

12 Ottobre 2026

Parigi e Berlino si contraddicono sul destino di un progetto congiunto molto pubblicizzato per lo sviluppo di un carro armato principale. Il capo di Stato maggiore della difesa francese, generale Fabien Mandon, ha affermato che la Germania si è ritirata dal programma, mentre il governo tedesco sostiene il contrario.   Conosciuto come Main Ground Combat System (MGCS), il progetto è stato avviato nel 2018 con l’obiettivo di sostituire i carri armati principali francesi Leclerc e tedeschi Leopard 2. Si tratta di una collaborazione tra la KNDS, con sede ad Amsterdam e maggiore produttrice di carri armati dell’UE, il colosso tedesco della produzione di armi Rheinmetall e il gruppo industriale francese Thales. Berlino ha addirittura acquisito una quota del 40% in KNDS a giugno, mentre Parigi detiene un altro 40%, quando il progetto era ancora in fase avanzata.   Giovedì il Mandon ha comunicato ai parlamentari francesi che i piani per il progetto sono sostanzialmente falliti. «L’esito non è positivo. Speravamo di costruire un futuro carro armato in collaborazione con i tedeschi, ma purtroppo dobbiamo constatare che i tedeschi si sono ritirati dal progetto», ha dichiarato durante un’audizione sul bilancio del prossimo anno.   Secondo Le Monde, il capo di stato maggiore della difesa ha affermato che Berlino ha preso una decisione politica per interrompere la cooperazione. Avrebbe dichiarato che «i due capi di stato maggiore dell’esercito avevano firmato congiuntamente un documento che delineava le loro esigenze comuni», ma che i due Paesi vicini «non si trovavano più a dover prendere decisioni puramente militari».

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Un portavoce del Ministero della Difesa tedesco ha smentito tale affermazione, dichiarando che Berlino intende semplicemente «adeguare» il programma per includere gli «insegnamenti» del conflitto in Ucraina. «Restiamo impegnati in una partnership paritaria nell’ambito del MGCS e ci stiamo concentrando sulle tecnologie future per il combattimento corazzato», ha affermato il funzionario, secondo quanto riportato da Reuters.   Lo stesso Mandon ha dichiarato in un comunicato stampa pubblicato dopo l’udienza che una proposta industriale presentata all’inizio del 2026 «era incompatibile con la necessità di sostituire i carri armati attuali entro il 2037», spingendo Berlino a optare per un piano nazionale di sostituzione dei carri armati Leopard 2.   Il generale ha inoltre affermato che un decennio di lavoro «non è stato vano» e che il progetto MGCS non è stato abbandonato, ma piuttosto «posticipato alla fine degli anni 2040». Parigi, ha aggiunto, avvierà ora un proprio programma nazionale di sviluppo di un sostituto «provvisorio» per i suoi carri armati Leclerc.   Il progetto MGCS avrebbe dovuto diventare una piattaforma completa per la guerra terrestre, con molteplici sistemi d’arma derivati. Il progetto, travagliato, sarebbe stato afflitto da ritardi legati a controversie politiche e industriali. Si dice che Parigi puntasse a un veicolo da combattimento più leggero, adatto agli impieghi in Africa, mentre Berlino cercava una corazzatura pesante più performante, idonea a un conflitto su larga scala, anche con la Russia.   Il costo totale del progetto rimane incerto, sebbene un rapporto del Parlamento francese sul bilancio suggerisca che Parigi abbia autorizzato un totale di 212 milioni di euro per il programma nel biennio 2025-2026. Il governo tedesco non ha pubblicato cifre specifiche relative al finanziamento del progetto, ma nel 2024 ha dichiarato che i due partner avrebbero «contribuito ciascuno per il 50% dei costi».   Un altro importante programma di armamenti franco-tedesco è fallito solo pochi mesi fa. Denominato Future Combat Air System (FCAS), mirava a produrre un aereo da caccia di nuova generazione entro il 2040. L’iniziativa è fallita a giugno dopo che si stima che 3,2 miliardi di euro di costi di ricerca e sviluppo siano andati persi a causa di controversie insanabili tra i produttori di aeromobili Dassault e Airbus.

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Immagine di Harland Quarrington/MOD via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence version 1.0 (OGL v1.0)

L'articolo Trump: missili forniti all’Ucraina venduti sul «libero mercato» proviene da Blondet & Friends.

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