
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto domenica, sconfiggendo al secondo turno il candidato di destra Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Con il 100 per cento delle schede scrutinate, Lula ha ottenuto il 51,79 per cento dei voti, contro il 48,21 per cento del suo avversario, secondo i dati del Tribunale superiore elettorale. Il presidente uscente ha raccolto oltre 64,2 milioni di preferenze, circa 4,4 milioni in più rispetto a Bolsonaro, che ha però rifiutato di riconoscere il risultato e annunciato l’intenzione di chiedere l’annullamento delle elezioni.
La vittoria di Lula, che si prepara a iniziare il suo quarto mandato presidenziale, rappresenta un risultato senza precedenti nella storia democratica recente del Brasile. Dal ritorno della democrazia nel 1985, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era riuscito a vincere il ballottaggio. Il 4 ottobre Bolsonaro aveva preceduto il presidente uscente, alimentando le aspettative di una vittoria della destra. Nelle tre settimane successive una vasta mobilitazione nelle piazze e sui social network ha modificato gli equilibri della campagna elettorale, consentendo a Lula di recuperare lo svantaggio.
Il presidente, che compirà 81 anni martedì, aveva già governato il Brasile dal 2003 al 2010, prima di tornare al potere nel gennaio 2023 dopo aver sconfitto Jair Bolsonaro alle presidenziali del 2022. Con il nuovo successo diventa il primo politico brasiliano a vincere quattro elezioni presidenziali. La sua affermazione interrompe inoltre una serie di vittorie della destra in America Latina, dove negli ultimi anni diversi governi progressisti sono stati sostituiti da amministrazioni conservatrici.
Il risultato è arrivato al termine di una giornata elettorale segnata da contestazioni e difficoltà organizzative. In diverse città, tra cui Salvador e San Paolo, sono stati segnalati problemi al trasporto pubblico che hanno impedito o ritardato l’arrivo degli elettori ai seggi. Nelle regioni meridionali, invece, piogge intense, allagamenti e interruzioni dell’elettricità hanno ostacolato le operazioni di voto. Entrambe le campagne hanno chiesto alle autorità di prolungare l’apertura dei seggi, sebbene per ragioni differenti.
Il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin, già avvocato di Lula, ha quindi disposto un’estensione di due ore delle votazioni su tutto il territorio nazionale. La decisione, arrivata quando alcuni seggi avevano già terminato le operazioni, ha provocato confusione. In alcuni casi le sezioni elettorali non sono riuscite a riaprire dopo la chiusura, creando condizioni differenti per gli elettori.
È proprio su questo provvedimento che Flávio Bolsonaro ha costruito la sua contestazione. Parlando ai sostenitori riuniti a Brasília, il candidato sconfitto ha definito inspiegabile quanto accaduto e accusato Zanin di aver modificato le regole durante lo svolgimento delle elezioni, compromettendo a suo giudizio la parità di trattamento degli elettori. Ha quindi annunciato che i suoi avvocati chiederanno l’annullamento del risultato. Il margine di oltre quattro milioni di voti rende particolarmente difficile dimostrare che le irregolarità denunciate abbiano modificato l’esito delle elezioni.
Le principali autorità istituzionali brasiliane hanno intanto riconosciuto l’esito del voto. Tra queste figurano i presidenti della Corte suprema, del Tribunale superiore elettorale, del Senato e della Camera dei deputati. Kassio Nunes Marques, presidente del Tribunale superiore elettorale e giudice nominato alla Corte suprema da Jair Bolsonaro, ha confermato la vittoria di Lula, sostenendo che il prolungamento delle votazioni non abbia compromesso la regolarità dello scrutinio.
Il rifiuto di riconoscere la sconfitta richiama quanto accaduto nel 2022, quando Jair Bolsonaro contestò la vittoria di Lula. L’ex presidente è stato successivamente condannato a 27 anni di carcere per aver partecipato a un piano golpista finalizzato a impedire il trasferimento del potere. Attualmente sta scontando la pena agli arresti domiciliari. Flávio Bolsonaro, 45 anni, avvocato ed ex senatore di Rio de Janeiro, aveva raccolto l’eredità politica del padre proponendo una linea conservatrice sulla sicurezza e sulle relazioni internazionali.
La rimonta di Lula si è costruita soprattutto dopo il primo turno. La sconfitta del 4 ottobre aveva imposto una riorganizzazione della campagna del Partito dei Lavoratori, che ha intensificato la presenza nelle piazze e la mobilitazione degli elettori più giovani. Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni contro Bolsonaro nelle principali città del paese, mentre una campagna digitale coordinata dal deputato André Janones ha raggiunto milioni di utenti attraverso WhatsApp.
Il canale denominato Exército do Lula, che ha superato i dieci milioni di iscritti, è diventato uno degli strumenti principali della mobilitazione digitale, diffondendo contenuti e iniziative per incoraggiare la partecipazione al voto. La campagna ha puntato in particolare sugli elettori che si erano astenuti al primo turno e su quelli che avevano sostenuto candidati esclusi dal ballottaggio.
Durante le ultime settimane Lula ha inoltre concentrato la propria comunicazione sulla difesa dei programmi sociali, dei diritti dei lavoratori e della sovranità nazionale. Ha ricordato i risultati ottenuti dal suo governo nella riduzione della povertà, della disoccupazione e della deforestazione, accusando il rivale di voler ridimensionare la protezione sociale e avvicinare eccessivamente il Brasile agli Stati Uniti. Tra le misure promosse durante la campagna figurano un aumento del 15 per cento dei principali trasferimenti sociali, già in fase di attuazione, e una proposta per rendere gratuito il trasporto pubblico nei fine settimana, che dovrà essere sottoposta al Congresso.
Il presidente ha anche riconosciuto la necessità di governare per l’intera popolazione, compresi gli elettori che hanno scelto Bolsonaro. Il risultato mostra infatti un paese ancora profondamente diviso: quasi metà dei votanti ha sostenuto il candidato conservatore, nonostante la mobilitazione che ha permesso a Lula di ribaltare il risultato del primo turno.
La difficoltà principale per il presidente rieletto sarà però il rapporto con il Congresso. Le elezioni legislative hanno prodotto uno dei parlamenti più conservatori dalla fine della dittatura militare, e il Partito Liberale di Bolsonaro è tra le formazioni che hanno ottenuto i maggiori progressi. Secondo le proiezioni riportate da Reuters, il PL e i suoi alleati potrebbero controllare oltre 280 seggi alla Camera e fino a 50 al Senato, disponendo così di maggioranze sufficienti a ostacolare numerose iniziative del governo.
Lula dovrà quindi cercare accordi parlamentari per approvare le proprie riforme, a partire da quelle economiche e sociali. Il nuovo mandato si aprirà inoltre in una situazione finanziaria complessa. Il debito pubblico ha superato l’82 per cento del prodotto interno lordo, i tassi di interesse rimangono elevati e il governo prevede per il 2027 una crescita economica del 2,3 per cento. L’indebitamento delle famiglie rappresenta un’ulteriore preoccupazione, mentre gli investitori guardano con cautela alla prosecuzione delle politiche economiche sostenute dal presidente.
La rielezione avrà conseguenze anche sulla politica estera brasiliana. Durante la campagna Flávio Bolsonaro aveva promesso un maggiore allineamento con l’amministrazione statunitense di Donald Trump, soprattutto sui temi della sicurezza, del commercio e della lotta alla criminalità organizzata. Lula ha invece insistito sulla necessità di preservare l’autonomia diplomatica del Brasile e di mantenere relazioni economiche con partner diversi, compresa la Cina.
Il presidente ha ribadito questa posizione anche nel discorso della vittoria, ripetendo che il Brasile non intende accettare una condizione di subordinazione rispetto ad altre potenze. Il messaggio era rivolto soprattutto a Washington, che sotto Trump ha cercato di rafforzare la propria influenza politica e strategica in America Latina. Nelle prime ore successive al risultato non sono arrivati commenti ufficiali dal presidente degli Stati Uniti, mentre diversi leader latinoamericani e il primo ministro canadese Mark Carney si sono congratulati con Lula.
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