Presidente iraniano diz a Putin que Médio Oriente pode dispensar os EUA


A menopausa provoca uma grande variedade de mudanças na corpo feminimo, entre hormonais, ósseas, hepáticas, renais ou metabólicas. Essas alterações no organismo, no entanto, também podem refletir na saúde dos cabelos, exigindo mais atenção e cuidados.
Nessa fase, é possível que surja uma queda acentuada, redução do crescimento e ressecamento dos fios. Isso ocorre devido à diminuição dos níveis de estrogênio, o que contribui para mudanças no ciclo de crescimento e na espessura dos fios, que tendem a ficar mais finos e frágeis.
De acordo com Neila Oliveira, profissional da Rede Expert que atua na área de beleza há 30 anos, as mudanças podem afetar completamente a estrutura capilar. Por isso, procedimentos químicos que já faziam parte da rotina da mulher podem exigir uma avaliação mais criteriosa.
Antes do alisamento, por exemplo, as condições atuais do cabelo devem ser consideradas, especialmente quando os fios apresentam sinais de fragilidade.
Isso não significa que o procedimento seja contraindicado para todas as mulheres na menopausa, mas a avaliação profissional pode definir quais cuidados são necessários antes de realizá-lo.
Escolher os produtos adequados é uma forma importante de manutenção da sáude capilar, mas, de acordo com Neila, não existe um único tipo de cosmético indicado para todas as mulheres nessa fase.
A escolha depende das condições do couro cabeludo e das características dos fios, que podem apresentar necessidades diferentes, como hidratação ou controle da oleosidade.
“Água quente ou fria demais também é um ponto importante. A água deve estar numa temperatura mais amena, mais equilibrada. Não pode ser nem muito quente, nem muito fria.”, pontua a cabeleireira.
A rotina no salão e os cuidados em casa contribuem para a saúde dos fios, mas alterações persistentes e acentuadas na queda e na textura merecem avaliação médica.
Ondas de calor e sudorese noturna são comuns nesse período, mas a menopausa também pode estar associada a alterações no metabolismo, na composição corporal e no controle do peso.
Para a Dra. Fernanda Parra, médica formada pela UNICID (Universidade Cidade de São Paulo), com pós-graduação em Endocrinologia e Metabologia, o acompanhamento médico deve ser individualizado e considerar as particularidades de cada mulher.
“A menopausa não deve ser vista apenas como uma fase marcada pelas ondas de calor. É importante observar a mulher como um todo, considerando as mudanças hormonais, a composição corporal, o metabolismo e os sintomas que podem interferir em sua qualidade de vida”, explicou a especialista.
Diante de alterações no peso e na composição corporal, a avaliação médica ajuda a identificar os fatores envolvidos e a definir estratégias adequadas para cada paciente. A abordagem também pode incluir a análise da possibilidade de terapia hormonal, cuja indicação depende dos sintomas, do histórico clínico e da avaliação dos benefícios e riscos.
Além do acompanhamento profissional, hábitos como alimentação equilibrada, atividade física e sono adequado contribuem para a saúde metabólica e devem ser considerados de acordo com as necessidades de cada paciente.
Iran needs to show good intentions for mediation efforts to succeed, mediator Qatar said on Tuesday, after a delegation from the Gulf Arab country visited Tehran earlier this week in an effort to de-escalate regional tensions in coordination with the United States.
A spokesperson for the Qatari Foreign Ministry told a press briefing that Iran should stop threats against Arab Gulf states and open the Strait of Hormuz to show good intentions.
Qatar, along with Pakistan, has been mediating between Washington and Tehran in an effort to end the US-Israeli war on Iran that has disrupted global shipping and oil supplies, and spilled over across other parts of the Middle East.
Top officials from Saudi Arabia, Turkey and Pakistan also met Iranian officials in Tehran on Monday in an effort to de-escalate the conflict, as Yemen’s Houthis launched new attacks on Saudi Arabia and Egypt approved defence support for the Gulf kingdom.
Tensions between Washington and Tehran have sharpened recently, with President Donald Trump saying on Friday the US may strike Iran again. Iranian security officials told Reuters Tehran had drawn up detailed plans to attack Gulf undersea cables if the US and Israel attack again.

Prima era l’Occidente che imponeva, scelte e decisioni. Oggi è l’Africa a cerchiare in rosso le esigenze. Parte da questa premessa metodologoca il viceministro degli Esteri, Edmondo Cirielli, in audizione davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato, nell’ambito dell’esame della Relazione sullo stato di attuazione del Piano Mattei. Un momento di analisi sul già fatto e di decantazione di dinamiche avviate e nuove alleanze da rafforzare, nella consapevolezza che l’Italia è l’unico Paese ad aver cementato la cooperazione in Africa.
Punto di partenza del ragionamento fatto da Cirielli sono i numeri: i 270 milioni per la conversione del debito pubblico bilaterale ai Paesi africani rappresenta una scelta precisa del governo italiano, perché il peso del debito è una “delle sfide più pressanti per numerosi Paesi africani, limitandone i margini di investimento e le prospettive di sviluppo”, ha detto. La cornice del Piano Mattei ha consentito alla cooperazione internazionale di seguire la traccia indicata più volte da Giorgia Meloni di voler trasformare il debito “da vincolo che schiaccia ad opportunità, liberando risorse da destinare allo sviluppo e rafforzando la responsabilità condivisa e il partenariato con i Paesi africani”.
In questa direzione va un altro dato, quello relativo al lavoro dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) che quest’anno per la prima volta ha impiegato quasi il 100% delle risorse destinate agli interventi, utilizzando anche fondi rimasti disponibili dagli anni precedenti. Secondo Cirielli, è evidente che la cooperazione della Farnesina “rimane l’asse centrale del Piano Mattei. Siamo partiti da 120 milioni e siamo arrivati in un anno a 823 milioni”. Soldi che hanno permesso intanto di dare corpo e sostanza alle linee guida del piano e in secondo luogo di creare un clima di fiducia reciproca che ha favorito l’ampliamento della platea dei Paesi coinvolti.
“L’Italia è l’unico Paese ad essere riuscito a rafforzare il proprio impegno di cooperazione in Africa, in controtendenza rispetto alle scelte di altri partner – ha evidenziato Cirielli -. L’ultimo piano triennale della cooperazione allo sviluppo italiano ha raddoppiato i Paesi prioritari in Africa, portandoli da 12 a 23. Conseguentemente, abbiamo esteso il raggio di azione dell’Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo aprendo nuove sedi in Costa d’Avorio, in Uganda”.
Per cui emerge un elemento di prospettiva, oltre che di metodo: il Piano Mattei non vuole essere un’iniziativa autoreferenziale né esclusiva, ma è una strategia aperta, inclusiva, che punta a valorizzare collaborazioni e sinergie con i Paesi partner internazionali e con le organizzazioni multilaterali e africane per mobilitare nuove risorse. Cirielli lo ribadisce più di una volta, quando rileva che è proprio in questa prospettiva “che abbiamo avviato importanti collaborazioni con l’Unione europea e con i Paesi che condividono il nostro approccio, rafforzando il partenariato con le principali istituzioni finanziarie internazionali e africane”.
Il governo quindi punta a fare del Piano Mattei un soggetto “catalizzatore di un impegno internazionale che deve rinnovarsi, capace di aggregare iniziative, moltiplicare le opportunità di investimento e produrre risultati concreti e duraturi, in un momento in cui i principali e più grandi partner occidentali hanno ridotto i loro interventi finanziari”. La dimostrazione si ritrova nell’apporto delle aziende italiane coinvolte nel rafforzamento infrastrutturale dell’Africa, come ad esempio la gara d’appalto in Zambia per il progetto ferroviario di Lobito, vinta da un consorzio guidato da Webuild. Tutti elementi che contribuiscono a fare dell’Italia “hub” dell’Onu in loco. Senza dimenticare strutture più piccole come il Ciheam di Bari o il Centro internazionale di studi per la conservazione e il restauro dei beni culturali (Iccrom).
Infine si apprende che Africa Finance Corporation ha nominato Webuild preferred bidder per la tratta zambiana della nuova ferrovia del Corridoio di Lobito. L’impresa italiana guiderà un consorzio internazionale con la portoghese Mota-Engil e la turca İçtaş, scelto al termine di una gara internazionale.
Ricordano fonti italiane che in occasione del Vertice G7 di Borgo Egnazia nel 2024, il Governo italiano, nell’ambito del Piano Mattei, ha aderito al memorandum d’intesa che lo ha avviato, insieme ad Angola, Zambia, Unione Europea, Stati Uniti e Banca Africana di Sviluppo. “Il risultato di oggi – sottolinea una nota di Chigi – nasce dal lavoro di squadra del sistema Italia: il Governo ha lavorato insieme a CDP e SACE per sostenere la partecipazione delle imprese italiane, accanto alle principali istituzioni finanziarie africane e internazionali”.
L’aggiudicazione riguarda la tratta zambiana (517 km) di una linea di circa 830 km che collegherà lo Zambia al porto angolano di Lobito, sull’Atlantico. Comprende 22 ponti e viadotti, 8 stazioni e 3 depositi di manutenzione. Per le merci i tempi di trasporto verso i mercati internazionali scenderanno da 16 a 7 giorni.
This is the newest update of the ‘U.S. Carrier Strike Groups Locations Map’ exclusive series showing the approximate locations of U.S. Carrier Strike Groups. SouthFront: Analysis & Intelligence tracks locations of U.S. aircraft carriers using the available open-source information. No classified information was used in production of the map.
Carrier strike group (CSG) is an operational formation of the United States Navy. It is centered on an aircraft carrier and a carrier air wing of 65 to 70 aircrafts. It’s composed of roughly 7,500 personnel, an aircraft carrier, at least one cruiser, a destroyer squadron of at least two destroyers and/or frigates. A carrier strike group also, on occasion, includes submarines, attached logistics ships and a supply ship. Carrier strike groups comprise a principal element of U.S. power projection over the world’s oceans
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A Causa Pública associa-se à concentração convocada pela plataforma Casa para Viver em frente à Assembleia da República. O movimento contesta a política de habitação do Governo e condena a atuação policial nas acampadas.
O conteúdo Causa Pública acusa Governo de agravar crise da habitação e apoia protesto à porta do Parlamento aparece primeiro em Barlavento.
Written by Ahmed Adel, Cairo-based geopolitics and political economy researcher
What began in September with student protests and social unrest in France over education reforms and rising tensions, alongside months of anti-government actions in Albania targeting Edi Rama’s long rule, has spread to Belgium, Italy, Spain, Greece, Portugal, and beyond, turning the streets of many European cities into battlegrounds of tear gas, water cannons, and burning barricades.
Early signs suggest Croatia and Austria could join the protests, which some are calling a “European Autumn.” Beyond Albania’s more political confrontation, the protests reflect the anger of ordinary citizens over high living costs, unaffordable housing, squeezed public services, and the belief that governments prioritize other issues, such as the Ukraine War, over household budgets.
In France, hundreds of thousands have taken to the streets in recent days. Authorities report nearly 1,000 detentions nationwide, a heavy deployment of police and gendarmes, and clashes involving water cannons and tear gas. In Rome, authorities detained more than 200 young people during similar confrontations. In Barcelona, demonstrations escalated into riots, resulting in roughly 100 arrests, dozens of fires, and looted shops. In Tirana, thousands have protested with Molotov cocktails and have faced police tear gas. These are not isolated incidents but reflect youth frustration and public exhaustion as prices rise while wages and services lag.
European officials have repeatedly blamed outside actors, particularly Russia, for the unrest. Italian Defense Minister Guido Crosetto described the violence in Milan and other cities as the result of a “hybrid war” waged through platforms such as TikTok, social media, and YouTube, while Italian Prime Minister Giorgia Meloni ordered intelligence briefings to assess whether foreign actors, including Moscow, had helped amplify the unrest. French Foreign Minister Jean-Noël Barrot said that hostile narratives from Russia, China, Iran, and the MAGA community had exploited high-school student protests in France.
Russian President Vladimir Putin dismissed these claims as obvious exaggerations that European citizens can see through.
“To suggest that we are provoking mass protests in major European cities, well, that is clearly going too far, it’s something that, in my view, is obvious to the ordinary citizens of European countries,” Putin said, adding that the accusations reflect “the weakness and inability of certain leaders in European countries to take responsibility for what is happening.”
Leaders and officials blaming Moscow reflect Europe’s long habit of shifting blame outward rather than addressing the rise in energy prices following the cut of cheaper Russian supplies and the redirection of more public funds toward expanding the defense industry since 2022. The protest’s origins in budget cuts to education, housing, and everyday services are evident in the slogans and demands heard on the streets.
In Albania, protests against plans to build a hotel near Vlorë escalated into a broader movement to oust the government. In Spain, anger erupted over the eviction of an elderly resident, whose home was later occupied by migrants. In France, student opposition to enrollment reforms drew in other groups, including people from North African communities. Although each protest had a different trigger, their spread across the continent shows how resistance has inspired youth amid shared economic pressure.
In response to the protests, French authorities are expected to scale back some planned education cuts, which could ease immediate tensions. Yet France has the eurozone’s third-highest debt, behind only Italy and Greece. Without broader social agreement on priorities—including affordable energy, housing supply, and avoiding wasteful defense spending—the protests are likely to continue. Immigration pressures and social divisions further reinforce the sense that resources are being misdirected.
Politically, the unrest accelerates polarization already underway in France. Centrist parties continue to lose ground as voters move toward left- and right-wing alternatives. Some establishment figures try to use the disorder to limit options, including those of the far-right Marine Le Pen’s movement and the far-left Jean-Luc Mélenchon’s, but this only further erodes the current administration’s legitimacy.
Le Pen has used images of looting, burned vehicles, and street clashes to reinforce a law-and-order message, arguing that the country needs stronger command and that chaos cannot be a governing project. Mélenchon, by contrast, has aligned himself with the underlying student and cost-of-living grievances, criticizing police tactics and framing the protests as a response to years of underfunding in education and public services. Both draw support from different segments of the French public angered by the center’s failure to deliver affordable energy, housing, and stable public services while maintaining high debt and defense commitments.
Unless governments directly address energy prices, debt constraints, and migration, the so-called Autumn Wave will persist and spread across Europe, deepening polarization, as already evident in French politics. Blaming external actors, from Moscow to social media platforms, will not restore public trust or lower household costs, but will deepen the animosity already building.
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Il prezzo del gas ha toccato un nuovo picco. L’indice TTF di Amsterdam ha raggiunto quota 97,29 euro al megawattora, una quota che non si registrava dal 2022. Il Brent invece ha registrato un calo dell’1,2%, chiudendo a 115 dollari al barile, mentre il WTI ha fatto segnare una discesa del -1,85% attestandosi a 101,36 dollari al barile.
Il dato in crescita, quello del gas, si scontra quindi con diverse realtà: l’incertezza geopolitica, la ricomposizione delle scorte e la vicinanza con l’inverno. Non aiuta la situazione dei trasporti attraverso Hormuz, dove ora passa verso l’Europa e l’Asia un terzo del metano esportato a Occidente e Oriente rispetto ai volumi precedenti all’inizio del conflitto.
Lunedì 26 ottobre, il prezzo del gas all’indice TTF di Amsterdam ha raggiunto quota 97,29 euro al megawattora. Non succedeva dal 2022, dallo scoppio della crisi tra Russia e Ucraina. In serata il prezzo è poi sceso a 95,81 euro al megawattora, comunque un aumento del 2,13% rispetto al giorno precedente e quindi ancora un valore piuttosto elevato. Il superamento dei 100 dollari al megawattora potrebbe essere solo una questione di ore o giorni.
Gli analisti si domandano cosa c’è dietro l’attuale crescita delle quotazioni del gas e le motivazioni sono ormai sempre le stesse, anche se con alcune nuove incertezze. Da una parte i ritardi nella ricomposizione delle scorte, il fatto che si sta avvicinando effettivamente l’inverno e poi ci sono le motivazioni di natura geopolitica, come le incertezze rispetto a nuovi possibili attacchi sull’Iran da parte degli Stati Uniti.
Lo Stretto di Hormuz infatti continua a rappresentare una strettoia fisica e artificiale al passaggio di gas e petrolio verso l’Europa e l’Asia. Ma anche il Qatar, uno dei massimi venditori al mondo di Gnl, con la riduzione della produzione, sta aumentando le importazioni di gas naturale liquido statunitense.
Dalla guerra tra Russia e Ucraina, l’Europa ha iniziato a importare Gnl americano. Un prodotto più costoso rispetto al gas russo e che già gravava sul bilancio. Ora con la crisi in Medio Oriente, la pressione per stoccare il gas è ancora più alta.
Considerando solo gli acquisti di gas naturale liquefatto, soprattutto americano, il rincaro nelle bollette europee è di circa 12 miliardi di euro. Miliardi in più, nonostante una domanda inferiore di ben 24 milioni di tonnellate acquistate.
Perché paghiamo così tanto? Il motivo è legato alla forte esposizione al mercato spot, dove i prezzi fluttuano ogni giorno. Come spiega l’analisi del Messaggero, per comprare più Gnl dagli Stati Uniti l’Europa paga da otto mesi i prezzi del giorno segnati dal TTF europeo, quello che ha raggiunto quota 97 euro al megawattora, mentre negli Stati Uniti si paga l’equivalente di 8 euro al megawattora. Dall’inizio della guerra il gas europeo è più che triplicato (+200% nell’ultimo anno).
L’Europa è tra i continenti più esposti: compra circa il 65% del suo Gnl sul mercato spot, mentre un quarto dei suoi contratti a lungo termine sono legati agli indici dei prezzi del gas. Questo perché incompatibile con la politica green che punta alla riduzione dell’utilizzo del gas.
La situazione però è sotto controllo. Anche se i prezzi del gas naturale sono elevati, l’inverno europeo potrebbe risultare più caldo della media degli scorsi anni e questo potrebbe ridurre la necessità di acquistare ulteriore gas.
Il riempimento a livello comunitario è sotto il 75%, il minimo dal 2009, ma gli stoccaggi italiani sono quasi pieni, al 90%.
Il 29 ottobre si potrebbe parlare di misure di riduzione forzata dei consumi di gas, qualora però la situazione dovesse peggiorare. Per “peggiorare” si intendono temperature più basse rispetto alla media e che necessiterebbero di maggior riscaldamento. In quel caso l’Unione Europea potrebbe ritrovarsi ad affrontare una carenza di gas del 12-15% rispetto alla domanda. È lo scenario peggiore.
Kyiv has shown that Washington’s leverage over it is limited, at least for now. As the American peace initiative moves forward, Volodymyr Zelenskyy is drawing public red lines, and the ball is back in Donald Trump’s court.
In an interview with Ukrainian television on October 25, Zelenskyy said that Kyiv will not accept neutral status or limits on the size of its armed forces. Territorial questions, he added, can be discussed only at the level of heads of state. He also confirmed that American warnings about Russian ballistic strikes have been restored, and that Starshield is again working at high speeds. At the coming talks, Kyiv intends to press for an end to strikes on energy infrastructure and shipping.
Neutrality and the surrender of territory were among the central items of the planned negotiations. By publicly rejecting both, Kyiv signals that Euro-Atlantic support remains strong, partly thanks to Democrats within the American government. Since Trump launched the initiative, the next move belongs to him.
On the battlefield, the past week has brought a lull in activity, but the fighting has not stopped for a moment.
In the Chernihiv Oblast, on October 25, crews of Russian Geran-2 strike drones hit positions of Ukraine’s 143rd Mechanized Brigade and the 114th Territorial Defense Brigade. Explosions were also reported at positions of the 105th Border Detachment near Horodyshche.
In the Sumy Oblast, Ukrainian command is deploying a large number of Special Operations Forces units. The 111th Signals Regiment of Ukraine’s special forces is organizing communication and coordination among them. These preparations point to one likely conclusion: Ukraine intends to sharply increase sabotage activity in the border zone. Ukrainian troops have used the tactic many times, crossing the border and planting national flags in Russian villages. Such raids serve mainly online publicity. The group returns immediately after the flag is raised, so there is no question of real control over the ground.
On the Slavyansk axis, the main fighting has moved south of Druzhkivka. On October 24, forward Russian assault units took control of the village of Raiske, less than three kilometers from the city limits. A day later, neighboring Novoandriivka was fully cleared. The defenses of Ukraine’s 93rd Mechanized Brigade, 4th Heavy Mechanized Brigade, and 107th Territorial Defense Brigade, which face the Russian advance, are likely to come under assault soon.
Zelenskyy is speaking the language of defiance, but a lull is not a turning point. Washington still holds the levers of intelligence, satellite access, and weapons supply. Russia, for its part, is closing in on Druzhkivka, and the first test of Kyiv’s red lines will come on the ground, not at the table.
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Audi sceglie gli Stati Uniti per rilanciare vendite e redditività, ma il progetto di un nuovo stabilimento in Georgia scatena le proteste dei sindacati tedeschi. Al centro della polemica c’è Gernot Döllner, amministratore delegato della Casa dei quattro anelli, che il 24 ottobre ha partecipato a un comizio di Donald Trump a Perry (nella foto), in Georgia, per annunciare l’investimento da circa 4 miliardi di dollari.
Il progetto prevede la costruzione di una fabbrica capace di produrre 200.000 suv all’anno e di creare 4.500 posti di lavoro. I cantieri partiranno nel 2027, mentre l’avvio della produzione è previsto nei primi anni del prossimo decennio. Dalle linee usciranno tre modelli, Q7, Q8 e la nuova Q9, attualmente prodotti in Slovacchia, con motorizzazioni termiche e ibride plug-in. Circa metà dei volumi sarà destinata al mercato statunitense.
La scelta della Georgia è arrivata dopo tre anni di valutazioni e un’indagine che ha coinvolto 70 possibili località. A pesare sono state la disponibilità di energia, la vicinanza alla rete dei fornitori Volkswagen e le caratteristiche del sito industriale. Ma soprattutto i dazi sulle importazioni, che hanno accelerato una decisione già allo studio. Audi importa infatti dall’Europa e dal Messico tutte le vetture vendute negli Stati Uniti e nel 2025 ha sostenuto oneri doganali per 1,4 miliardi di dollari, sui 4 miliardi complessivi del Gruppo Volkswagen.
La produzione locale consentirà al marchio di recuperare competitività rispetto a Bmw e Mercedes, presenti da anni con propri stabilimenti americani, e ridurre l’esposizione alle oscillazioni valutarie. Una necessità resa ancora più urgente dal calo delle vendite: nel 2025 le consegne Audi negli Usa sono diminuite del 16%, a 164.942 unità, mentre nel terzo trimestre 2026 la flessione è stata del 15%.
A complicare i piani è però intervenuta, come spesso accade in questi casi, la polemica politica. Christiane Benner, presidente del potente sindacato IG Metall, ha definito la partecipazione di Döllner all’evento di Trump “profondamente imbarazzante” e “politicamente inaccettabile”. Ancora più esplicita Daniela Cavallo, presidente del consiglio aziendale Volkswagen, che ha accusato il manager di aver offerto un sostegno attivo alla campagna elettorale repubblicana, a pochi giorni dal voto di metà mandato del 3 novembre. Secondo Cavallo, le regole interne Audi vietano apparizioni pubbliche con candidati politici nei tre mesi precedenti le elezioni.
Döllner ha respinto le critiche, spiegando che accettare l’invito della Casa Bianca rappresentava una forma di rispetto istituzionale verso il paese nel quale Audi intende investire. Ma la controversia rischia di avere conseguenze concrete: il progetto deve ancora ottenere l’approvazione del Consiglio di Sorveglianza Volkswagen, nel quale i rappresentanti dei lavoratori occupano metà dei seggi.
Il nodo è anche industriale: mentre Audi programma miliardi di investimenti oltreoceano, Volkswagen affronta una profonda ristrutturazione in Germania, con pesanti tagli occupazionali e possibili chiusure di stabilimenti, tra cui quello Audi di Neckarsulm dopo il 2030. Döllner assicura che la Germania resterà il cuore tecnologico del marchio e che la nuova fabbrica non sottrarrà attività agli impianti tedeschi. La decisione definitiva sull’investimento americano è attesa entro la fine dell’anno.
L'articolo Audi investe 4 miliardi di dollari negli Usa, ma è scontro con i sindacati tedeschi proviene da Il Fatto Quotidiano.
A 83 anni ha deciso che la sua vita non sarebbe finita con la morte di suo marito e così oggi che ne ha 90 di anni si prepara per affrontare la sua prima gara di Hyrox. La protagonista di questa storia è Margie Hennesy, che ha deciso di raccontarla in prima persona su Women’s Health.
Il bivio di fronte a cui si è trovata a scegliere è arrivato quando è morto suo marito: “Avrei potuto cedere all’enorme dolore e lasciarmi sopraffare, oppure andare avanti e assumermi alcune delle sue responsabilità. Ho scelto la seconda opzione e, per la prima volta, ho iniziato a tagliare il prato, a trasportare pesanti sacchi di pacciame in giardino e a occuparmi delle faccende domestiche”.
La scelta di confrontarsi con l’Hyrox è arrivata, però, solo qualche mese fa, dopo che la donna aveva già compiuto 90 anni. “Mia nuora, che è un’atleta di alto livello, mi ha visto sollevare con disinvoltura un sacco di pacciame da 18 chili. Ha deciso che ero pronta per qualcosa di più impegnativo: Hyrox , una competizione di fitness che combina la corsa con esercizi funzionali come la spinta della slitta, i wall ball e gli ski erg”. Margie Hennesy non si è sottratta a questa sfida.
L'articolo “A 90 anni mi preparo per la mia prima gara di Hyrox. Dopo la morte di mio marito ho deciso che la mia vita non era finita”: la storia di Margie Hennesy proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Sebastião Bugalho, porta-voz do partido, assegurou que a resposta da PSP foi proporcional e lançou críticas a José Luis Carneiro
