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The Guardian view on the far right’s plans for Brussels: doing the work of Xi, Putin and Trump | Editorial

If ever enacted, proposals by Marine Le Pen and the AfD leader, Alice Weidel, to hollow out EU institutions would be a continental act of self-harm

Following the Brexit referendum in 2016, Marine Le Pen was in a predictably celebratory mood. Britain’s vote to leave the European Union, she told one interviewer, was the first breach in the “Brussels Wall”. Ms Le Pen’s Front National party was at that point committed to taking France down the same path, given the chance. But as the UK’s self-inflicted economic wounds became a cautionary tale for the rest of Europe, the notion of Frexit was put on ice.

Instead, Ms Le Pen now hopes to lead far-right allies in hollowing out the EU from within. This month, both she and the leader of Alternative für Deutschland, Alice Weidel, outlined their visions of a “Europe of nations” in which EU institutions would be stripped of both cash and power. Ms Weidel’s “new deal for Europe” would abolish elections to the European parliament, and seek German opt-outs in areas such as migration, defence and common borrowing. Ms Le Pen’s party, now called National Rally, proposes slashing French contributions to the EU budget by 60% over a five-year presidential term, and ending the role of Brussels in proposing common policies for the 27 member states.

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© Photograph: Christophe Petit-Tesson/EPA

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Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome

“Alla pace devi arrivarci. In questi 5 anni abbiamo assistito il popolo ucraino in ogni modo possibile, ma io penso che questo congresso mi darà, se mi risceglierete come segretario federale, il mandato di andare in Cdm e di portare la posizione chiara della Lega, non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Nel secondo giorno del Congresso della Lega a Milano, in cui si sceglie il leader, Matteo Salvini dal palco del MiCo di Milano promette che, in caso di riconferma, proporrà a palazzo Chigi di tagliare i finanziamenti a Kiev. Poi chiede ai delegati della platea chi è d’accordo per alzata di mano. Quasi tutti la alzano, e lui continua: “Ok, mozione approvata all’unanimità”. E qualche ora dopo il suo futuro come segretario della Lega viene confermato per la quarta volta, con 465 voti a favore. Resterà in carica quattro anni, fino al 2030. Lo sfidante Massimo Garavaglia si ferma a 146 voti e lo definisce “un risultato buono, circa sul 25%, molto positivo anche considerando che io non ho un’organizzazione, quindi ho fatto tutto da solo e alla luce del sole”.

Salvini è arrivato accolto dagli applausi delle prime file, mentre in fondo alla sala non mancano le contestazioni. E ha lanciato il nuovo simbolo della Lega, senza il suo nome. “Proporrò al Consiglio federale un’idea che era già nella storia della Lega. Mi sono recuperato un simbolo di Bossi del ’94. Se siamo qui, è grazie a Bossi e a Maroni che hanno cominciato quando non c’era nulla. Bossi nel ’94 presentò un simbolo” con le parole Lega Italia federale. Quello nuovo sarà “Lega Italia federale senza Salvini“. Il simbolo contiene l’Alberto da Giussano tra le parole Lega in alto e Italia federale in basso, su sfondo bianco. “L’Alberto da Giussano per me è orgoglio e identità. Via Salvini premier dal simbolo, qualcuno mi ha detto di non farlo. Magari Salvini rivince il congresso, dipende da voi, non sbircio, però se Salvini vince il congresso, magari ha una corrente e l’ha data vinta a chi fa polemica da un anno con la segreteria politica. Non mi interessa. Nazionale e non nazionalista. Il simbolo deve essere chiaro. Tenere insieme la Lega nazionale con il mio istinto e la mia pelle, perché sono convinto che il federalismo sia il passato, il presente e il futuro”, ha aggiunto.

Nel corso dell’intervento, il leader ha assicurato che “con la Lega al governo Ius Soli e Ius Scholae non saranno mai approvati” e ha fatto mea culpa per essere entrato nel governo Draghi, difendendo la scelta di fare parte del gruppo dei patrioti in Europa. “Spero che nessuno proponga mai alla Lega di entrare nei popolari per mal governare con quei socialisti in Europa, già mi pento amaramente dell’errore fatto e mi assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Partito Democratico. Mai più! Mai più! Mai più!”. Poi ha risposto a chi critica la scelta della Lega in Europa di confluire nel gruppo dei patrioti, dove siedono anche Rassemblement National, Fidesz e Vox: “Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo, è solo un enorme fardello. Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi”.

Tornando al dibattito interno al partito, si è poi speso in un accenno all’intervento di ieri di Massimiliano Romeo, che aveva detto ‘evitiamo di fare la fine del partito di Renzi’, in riferimento al calo di voti per la Lega. “Ieri l’unica roba che mi ha disturbato in un contesto sacro come questo è stato evocare il nome di un tizio da cui ci separa il mondo, Renzi, noi con lui non abbiamo niente a che fare – ha detto il vicepremier -. Noi non abbiamo la spocchia e l’arroganza di Renzi e, aggiungo con amarezza, neanche la sua dichiarazione dei redditi”, ha aggiunto, dicendosi sicuro che “Luca Zaia sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso”. Poi, spazio all’ottimismo: “Possiamo vincere le elezioni come minimo come secondo partito della coalizione. Lo dico con rispetto degli amici di Forza Italia: la sera delle politiche, Meloni sarà presidente del Consiglio e la Lega sarà secondo partito della coalizione, per il momento”. E alle promesse: “Siamo leali da quattro anni, siamo una coalizione di amici e di diversi. Abbiamo fatto dei chilometri in alcuni casi verso gli altri. E penso a come viene trattata la Lega dove siamo in maggioranza, non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B in una regione dove governa al centrodestra. I numeri sono i numeri, chiediamo rispetto”.

Salvini non ha mancato di spiegare di essere stato lui ad avere deciso di collocare i giornalisti al piano inferiore per evitare di “inquinare” il Congresso. “Se altri anni di sacrificio meritano di essere fatti lo chiedo a voi oggi qua, non sui giornali, non in piazza, non facendo sorridere quei giornalisti servi che scrivono cazzate, perché la stampa non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso. Sono qua e sono al piano di sotto, e da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. È da 40 anni che cercano di stroncarci e chiunque gli dia spazio non aiuta la Lega, non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o con il post su Facebook. Qua si aiuta la Lega“.

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Europe’s Centre-Right Sets Its Sights on 2029 as EPP Leaders Gather in Sicily to Shape the EU’s Future

The European People’s Party (EPP), the largest and arguably most influential political force in the European Parliament, is meeting in Taormina to chart an ambitious course towards 2029, promising greater competitiveness, less bureaucracy and stronger support for businesses, farmers and ordinary citizens.

Far from being merely another gathering of European politicians beneath the Mediterranean sunshine, the four-day meeting, beginning on Monday, October 12th, represents an opportunity for Europe’s centre-right to consolidate its achievements, confront the challenges ahead and establish a coherent political programme leading towards the 2029 European elections.

The gathering brings together senior figures including European Parliament President Roberta Metsola, European Commission President Ursula von der Leyen and Italian Deputy Prime Minister Antonio Tajani.

At its centre stands EPP Group Chairman Manfred Weber, whose ambition is to translate the group’s considerable parliamentary influence into practical policies that deliver tangible benefits to European citizens.

The EPP currently commands 184 seats in the European Parliament, giving it a formidable platform from which to influence legislation and shape the European Union’s political direction.

In announcing the meeting, Weber emphasised the importance of taking stock of the group’s legislative achievements while developing a credible programme for the years ahead.

The message is encouraging: Europe needs a political leadership prepared not simply to manage existing difficulties, but to anticipate tomorrow’s challenges.

Competitiveness must become Europe’s priority

Perhaps the most encouraging aspect of the Taormina agenda is its emphasis on economic competitiveness, regulatory reform and practical support for European enterprise.

For too long, businesses across the continent have complained about excessive bureaucracy, complicated regulatory requirements and the difficulties of competing against American and Chinese rivals.

Europe possesses extraordinary industrial expertise, technological capabilities and entrepreneurial talent. Yet these strengths are too frequently undermined by administrative obstacles and fragmented markets.

The EPP’s determination to address these weaknesses is therefore welcome.

Herbert Dorfmann MEP, who heads the Südtiroler Volkspartei delegation, has identified the priorities with admirable clarity: reducing bureaucracy, strengthening competitiveness and providing meaningful support for businesses, farmers and rural communities.

These are not abstract ideological ambitions. They concern employment, investment, productivity and the prosperity of millions of Europeans.

As previously examined by EU Today in its analysis of Europe’s competitiveness challenges, the recommendations of former Italian prime minister Mario Draghi have already established the urgent need for economic reform. The challenge now is implementation.

A stronger Europe in a dangerous world

Although the Taormina announcement places particular emphasis on economic and legislative priorities, the EPP’s broader political programme also reflects the increasingly difficult international environment.

Russia’s continuing aggression against Ukraine, strategic competition with China and uncertainties surrounding transatlantic relations have fundamentally altered Europe’s security calculations.

A prosperous Europe must also be a secure Europe.

The centre-right has an important opportunity to advance a coherent approach combining stronger defence capabilities, industrial resilience and continued cooperation with NATO.

Indeed, EU Today’s recent examination of Europe’s defence build-up highlighted the growing momentum behind missile defence, military procurement and European defence-industrial cooperation.

The EPP’s influence could prove particularly valuable in ensuring that such initiatives move beyond political declarations and become operational realities.

Europe’s security and economic strength are increasingly inseparable.

Political leadership beyond Brussels

The choice of Taormina also carries political significance.

As Fulvio Martusciello MEP, head of the Forza Italia delegation, observed, the EPP’s decision to return to southern Italy following its 2024 gathering in Naples demonstrates sustained engagement with the region.

That geographical emphasis is welcome.

European integration cannot succeed if its political priorities are perceived as belonging exclusively to Brussels, Paris or Berlin.

Southern Europe’s economic development, agricultural interests, infrastructure requirements and strategic importance deserve sustained attention.

The EPP‘s approach also builds upon discussions held during its June gathering in Galway, Ireland, previously examined by EU Today in its coverage of the EPP’s Summer University.

There, too, the emphasis was on maintaining Europe’s prosperity, strengthening international partnerships and developing the political confidence necessary to confront an uncertain future.

Turning political ambition into results

The real test of Taormina will not be the speeches delivered or the photographs taken, but the legislative priorities that emerge.

European voters increasingly demand evidence that their representatives understand the pressures facing households, employers and communities.

The EPP appears determined to respond with a programme rooted in economic opportunity, practical reform and political stability.

Its position as Parliament’s largest group provides considerable influence, although delivering legislation will still require cooperation with other political forces and EU institutions.

Nevertheless, there is reason for optimism.

At a time when European politics is frequently characterised by fragmentation and confrontation, the EPP is attempting to articulate a constructive, forward-looking vision.

If the commitments developed in Sicily translate into reduced bureaucracy, greater investment, stronger security and renewed economic confidence, Taormina may ultimately be remembered as something considerably more important than a pleasant Mediterranean political retreat.

This could mark another significant step towards a more competitive, resilient and confident Europe.

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