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Caparezza: “Il momento è veramente drammatico. Alcuni autotrasportatori dicono cose strazianti. E per me valgono molto di più in qualsiasi tipo di zuffa mediatica”

Da sempre attento al sociale anche Caparezza, tra i protagonisti all’ultimo Premio Tenco a Sanremo, ha voluto inserirsi nel dibattito delle proteste che stanno percorrendo l’intera Italia da Nord a Sud.

“Mi è capitato di raccontare situazioni simili in passato: quello che stiamo vedendo in realtà lo abbiamo già vissuto. – ha detto l’artista a La Repubblica – Tra le mie canzoni ce n’è una dedicata a mio padre, un operaio, che si chiama Eroe. Sono molto colpito da quello che sta succedendo dalle mie parti, cioè il blocco degli autotrasportatori. Però quando vedo queste cose non penso automaticamente a scriverci sopra una canzone. Adesso la rabbia supera la voglia di incanalarla”.

E ancora: ““Io mi sento di dire che bisogna assolutamente ascoltare le opinioni dei diretti interessati che stanno cercando disperatamente un megafono. È giusto che siano loro direttamente a esprimersi, il battibecco non deve diventare il focus. Perché altrimenti andiamo tutti fuori pista, il momento è veramente drammatico. Ho visto interviste in cui alcuni autotrasportatori dicevano delle cose strazianti. E per me valgono molto di più in qualsiasi tipo di zuffa mediatica”.

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“Vive gratis in casa mia da 38 anni. Non fa entrare gli ispettori”: Stevie Wonder trascina l’ex fidanzata Carmen Efferson in tribunale. Lei replica: “Mi sento molestata”

Quasi quarant’anni di affitto mai pagato, un’ispezione negata e una battaglia a colpi di avvocati. Stevie Wonder ha deciso di andare in tribunale per sfrattare Carmen Efferson, che da luglio 1988 occupa senza versare un euro una casa di sua proprietà a Studio City, quartiere di Los Angeles.

Il cantante, 76 anni, il cui vero nome è Stevland Morris, ha depositato giovedì una denuncia presso la Corte superiore della contea di Los Angeles. La donna, secondo il sito TMZ, sarebbe stata in passato la sua promessa sposa. I legali di Wonder non hanno commentato né chiarito la natura del loro rapporto. Efferson, contattata più volte dal Los Angeles Times, non ha risposto. Il musicista è sposato dal 2017 con Tomeeka Bracy.

Stando agli atti, nel 1988 i due avevano stretto un accordo verbale: Efferson avrebbe potuto vivere nell’immobile di Oak Glen Drive senza pagare alcun canone mensile. A rompere l’equilibrio sarebbe stata, la scorsa estate, la richiesta dei rappresentanti di Wonder di accedere alla casa “per aggiornare e mantenere la polizza assicurativa“.

Il 23 luglio un avvocato del cantante ha comunicato un’ispezione fissata per la settimana successiva. La risposta, via email il 25 luglio, è stata durissima: Efferson ha accusato il legale di un tono “razzista” e “a sangue freddo”, parlando di “privilegio maschile bianco”. “Mi sento molestata”, ha scritto, ribadendo di non dare alcun consenso all’ingresso nell’abitazione. Due giorni dopo è arrivata la replica dei legali di Wonder: l’avvocato in questione “non è né razzista, né a sangue freddo, né bianco, né uomo“.

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“Tre anni dopo Amici c’è stato un periodo in cui si è spento tutto. Avevo molti meno soldi e dovevo stare più attento. Gli amici si sono allontanati. Ero meno famoso, le canzoni facevano meno”: parla Biondo

Biondo (nome d’arte di Simone Baldasseroni) ha partecipato alla diciassettesima edizione di “Amici di Maria De Filippi”. Bello, carismatico e popolare, il cantante ha attraversato l’onda lunga del successo. Poi piano piano i riflettori si sono spenti, fino a quando la prova da attore in “Fabbricante di lacrime” nel 2024 lo ha messo al vertice della classifica globale dei film più visti su Netflix e quindi a un ritorno in pista. L’attore e cantante si è cimentato ora anche nella scrittura con il romanzo “Sette vite non bastano”, scritto con la fidanzata Anna Dvalishvili. Poi sarà la volta della seconda stagione di “The Traitors Italia”, lo show Prime Original italiano, dal 6 novembre.

“Con la mia ragazza va benissimo: ci sposiamo tra un anno, l’abbiamo deciso da poco – ha detto Biondo a Vanity Fair -. Abbiamo avuto una crisi che, però, è servita perché ci ha permesso di ripartire da zero e ridarci la spinta iniziale. Evidentemente serviva affrontare il buio per ritrovare insieme la luce”.

E ancora: “Il libro che ho scritto insieme alla mia fidanzata, che è una grande scrittrice è quasi autobiografico: anche io, quando stavo al liceo e facevo il cuoco, ho avuto uno slancio musicale grazie a una canzone, Quattro Mura, che è riuscita a spaccare. All’inizio ero molto preso in giro, un po’ bullizzato, finché la canzone è esplosa ed è diventata disco d’oro. Da lì le persone cominciavano a incrociarmi per i corridoi della scuola dicendomi: bravo, ti rispetto. Quindi sì, ho dovuto rischiare”.

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“Ho messo per anni le stesse mutande per tutte le partite dell’Inter. Bianche. Per il mio funerale vorrei registrare un messaggio audio per quelli che mi vogliono bene e rincuorarli”: così Giacomo Poretti

L’infanzia felice, la fabbrica a 13 anni, poi il lavorio ospedale fino all’incontro con il teatro. Giacomo Poretti è il protagonista della nuova puntata di “Stories”, in onda lunedì 26 ottobre alle 21 su Sky TG24, “Giacomo Poretti – Chiedimi se sono felice“.

La storia dell’attore inizia nella provincia milanese, nei cortili in cui è cresciuto con la madre, il padre e la sorella. “Era un cortile tipico della provincia milanese. I bagni non erano in casa, ce n’era uno in comune, al piano terra. Mi ricordo che d’inverno, quando nevicava, dovevi attraversare il cortile per andare in bagno la sera, avevi freddo, ti bagnavi i piedi. E allora dicevo a mia mamma: ‘Mamma, posso farla nella neve?’”.

E ancora: “D’estate si portava il tavolo fuori e, per quanto fosse sostanzialmente un monolocale, sembrava di essere in una villa. Era bellissimo il cortile”. Di sé bambino dice: “Ero ubbidiente, un po’ malinconico e riflessivo”. L’infanzia, spiega, è stata “bellissima, uno dei momenti più belli della mia vita”, ma c’è un episodio che ancora oggi racconta con il suo tipico umorismo: “I miei, nel tentativo di farmi del bene, mi hanno mandato in colonia. Siccome ero particolarmente linfatico, mi hanno mandato a marzo e aprile, due mesi di fila. Neanche la famiglia di Elon Musk può permettersi due mesi di mare tra marzo e aprile”.

Aveva appena quattro anni: “Capisci che stare lontani dalla mamma e dal papà a quattro anni… fai il comico per forza nella vita”. Dopo la terza media, comincia a lavorare. “Dopo i tredici anni bisognava andare a lavorare. Sono andato in fabbrica, facevo il saldatore, e poi sono andato a lavorare in ospedale: mi sono fermato lì undici anni”. Il teatro arriva attraverso l’oratorio e un sacerdote, don Giancarlo, “più innamorato di Pirandello che di San Pietro e Paolo”, che cerca di trasmettere al paese la passione per la recitazione.

“Usava il teatro dell’oratorio un paio di volte all’anno, prendeva tutta la popolazione del paese e gli faceva fare delle cose. Un anno aveva bisogno di tre bambini, tre personaggi, tre alieni: uno altissimo, uno grassissimo, uno bassissimo. E io, senza fare il provino, ho vinto quella parte”. Un primo incontro con la scena, mentre la strada verso la comicità passa anche attraverso l’esperienza da animatore nei villaggi turistici. Un lavoro che non amava particolarmente: “Mi vergognavo un po’ di fare l’animatore, è un po’ umiliante. Non vedevo l’ora che finisse quel tirocinio, però dava lo stipendio, miserevole, ma lo dava”.

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“Chiesi a Tomba perché dopo gli sci non facesse altro. Disse che aveva dedicato la vita allo sport e non voleva fare lo scemo in giro con cose che non gli competevano”: così Gioele Dix

Cosa resta quando i ricordi si fanno più labili? E come si fa a tenere stretti fatti e parole, quelli lontani come quelli di ieri? Se lo chiede Gioele Dix nel suo nuovo spettacolo, “Arrivato a questo punto”, in tournée nei teatri italiani. L’attore affronta con leggerezza un tema che leggero non è: la memoria e i suoi improvvisi vuoti.

Il suo personaggio prova a rimettere insieme chi è partendo dal suono: musiche, voci, persino rumori di fondo che appartengono alla sua storia personale. Il percorso è fatto di slanci e inciampi. Si va da una barzelletta rimasta a metà ai racconti del padre, scampato all’Olocausto. Nel mezzo, voci umane ed effetti sonori si intrecciano, con sinfonie delicate che convivono con ronzii fastidiosi.

Ne nasce un’indagine interiore intensa e ironica, in cui lo spettatore può riconoscersi e, forse, trarre anche un po’ di conforto. Lo spettacolo è inoltre un omaggio al teatro stesso, arte antica che sa far vedere senza ricorrere alle immagini, e senza abusarne.

“Vorrei essere meno inquieto. Ma soprattutto meno pigro: la mattina, per me, è come se dovessi scalare una montagna; il pomeriggio mi sento in piano; la sera scendo con gli sci sulla pista nera” così si presenta l”attore a Sette de Il Corriere della Sera.

Il ricordo va alla caricatura di Alberto Tomba per la Gialappa’s Band: “Curiosamente, pur essendo lui un personaggio all’apparenza molto spavaldo, è riservatissimo, e infatti dopo che smise di sciare non fece altro. Una volta gli chiesi il per- ché e lui rispose che aveva dedicato la vita allo sci e che non voleva fare lo scemo in giro con cose che non gli competevano”.

E ancora: “I Gialappi mi avevano contattato lo scorso anno per GialappaShow, ma poi non se ne è fatto nulla. Però ho preso parte al docufilm di Walter Veltroni che racconta la loro storia”.

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“Emilio Fede metteva alla frusta tutti. A me di più, perché ero sempre in diretta. Mi tirò la macchina da scrivere in testa, ma io riuscii a scansarla e colpì la segretaria. Mi voleva bene”: così Paolo Brosio

Paolo Brosio ha conosciuto la popolarità nel mondo del giornalismo televisivo italiano negli anni Novanta. Entrato nell’orbita Mediaset, è diventato famoso come inviato del TG4 diretto da Emilio Fede, per cui seguì da vicino la stagione di Mani Pulite, con le lunghe dirette davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Dopo l’esperienza da cronista, Brosio ha allargato la sua presenza a programmi di intrattenimento e reality, diventando un personaggio televisivo a tutto tondo.

Il passaggio più discusso e raccontato della sua vita è però quello spirituale: la conversione al cattolicesimo dopo un periodo di forte crisi personale e il legame con Medjugorje, che lo ha portato a parlare pubblicamente della propria fede, a scrivere libri e a dedicarsi a testimonianze e pellegrinaggio.

Il giornalista ha spiegato a La Nuova Sardegna quando tutto è iniziato, era il 1991 l’anno della Guerra del Golfo: “Stava nascendo l’informazione privata. Fede mi fece un colloquio di notte. Fui preso e fui subito mandato inviato. A risentirne fu il matrimonio: mi ero sposato da poco, ma non c’ero mai e mia moglie mi fece trovare tutto fuori di casa”.

L’anno successivo scoppia Mani Pulite e iniziano i famosi collegamenti: “Fede mi aveva mandato in Austria perché avevano ritrovato la ‘mummia del Similaun’, ovvero l’uomo ghiacciato di 5300 anni fa. Mi aveva detto: “Vai, devi portare roba esclusiva: anche l’intervista della mummia”. Morale della favola, mentre sono in Austria, a Milano arrestano Mario Chiesa e inizia Tangentopoli. Mi chiama Fede: “Torna indietro, che tanto sarai lì dietro alle cameriere”.

“Non era possibile stare davanti al tribunale, allora mi mettevo nell’isola pedonale di corso Porta Vittoria. – ha spiegato – Si vedeva tutto il palazzo di giustizia, ma passava anche il tram. E io ero sempre lì, con il mio loden o il mio Barbour anche a 50 gradi. Hanno messo anche un cartello: Qui Paolo Brosio faceva le dirette“.

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“L’ho comprato con i miei soldi, che soddisfazione”: Guendalina Canessa e l’orologio di oro bianco, diamanti e zaffiri da 130mila euro. Poi lo chiude in cassetta di sicurezza

Guendalina Canessa ha pubblicato su Instagram le immagini del suo nuovo orologio di lusso, un gioiello in oro e diamanti che, a suo dire, inseguiva da tempo. Il punto su cui l’ex concorrente del Grande Fratello ha voluto insistere è uno solo: l’ha pagato di tasca propria.

“Comprato con i miei soldi, che soddisfazione”, ha scritto sotto lo scatto, aggiungendo che il pezzo è finito subito in banca. L’imprenditrice, infatti, lo tiene in una cassetta di sicurezza: una scelta prudente, viste le dimensioni del valore e il timore di tenerlo in casa, a Milano.

Il modello, stando a quanto emerge, è in oro bianco 18 carati, con cassa e anse tempestate di diamanti e una lunetta che alterna diamanti e zaffiri blu. Sul mercato del collezionismo un esemplare simile può valere tra gli 80mila e i 130mila euro. La forbice dipende da annata, stato di conservazione, presenza della scatola originale e della garanzia ufficiale.

Il tempismo, però, è di quelli che non passano inosservati.

Il post arriva mentre in piazza si protesta contro il caro vita, e i follower si sono subito divisi. Da una parte chi legge l’immagine come una vistosa ostentazione, dall’altra chi rivendica il diritto di spendere i propri soldi come meglio crede.

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Tiramisù richiamato dal Ministero della Salute: “Possibile presenza accidentale di una piccola sfera di acciaio all’interno della vaschetta”

Scatta l’allerta per un dolce al cucchiaio molto diffuso sulle tavole italiane. Il Ministero della Salute ha disposto il richiamo precauzionale di due lotti di tiramisù, a causa del rischio che nelle confezioni sia finito per errore un corpo estraneo.

A essere coinvolto è il prodotto della Gastronomia da Jack, venduto in vaschette da 200 grammi. I lotti oggetto del provvedimento sono due: il 23OTT26, che scade il 23 ottobre 2026, e il 26OTT26, con scadenza fissata al 26 ottobre 2026. Entrambi i dati sono stampati sulla confezione e permettono ai consumatori di verificare rapidamente se il dolce acquistato rientri tra quelli ritirati.

Il tiramisù viene preparato dalla Gastronomia da Jack di Zazzali Giovanni, nello stabilimento di località Gotra Case Palazzina, ad Albareto, nel Parmense.

Il motivo del richiamo è la possibile presenza accidentale di una piccola sfera di acciaio all’interno della vaschetta, un’eventualità che potrebbe rappresentare un pericolo per chi lo consuma.

L’invito ai consumatori è dunque quello di controllare le confezioni eventualmente già acquistate. Chi avesse in casa un tiramisù appartenente ai lotti indicati dovrebbe evitare di mangiarlo e attenersi alle indicazioni contenute nell’avviso ufficiale di richiamo pubblicato dal Ministero della Salute.

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“Basta con questi rumori”: elicotteri sull’Alpe di Siusi e scatta la protesta di San Valentino. Oltre 3mila firme contro i voli turistici

Pochi minuti di volo per chi vuole ammirare le Dolomiti dall’alto, giornate scandite dal rumore per chi vive ai piedi dell’Alpe di Siusi. A San Valentino, frazione di Castelrotto, i voli panoramici in elicottero sono diventati un caso: sono più di tremila le firme raccolte per chiederne lo stop. Il Comune, però, non ha il potere di vietarli in modo diretto. Lo riporta Il Corriere della Sera.

A spiegare la situazione è Christoph Senoner, consigliere della Lista Civica. Alla base del problema c’è un prato privato: un agricoltore lo mette a disposizione per decolli e atterraggi, sfruttando una possibilità prevista dalle norme dell’Enac. “In estate il rumore era continuo“, racconta Senoner, “e quando passava un elicottero non si capiva se fosse un volo privato o un intervento di soccorso“.

La strada della tutela ambientale

Il traffico aereo è competenza dello Stato, e questo restringe lo spazio di manovra dell’amministrazione comunale. Secondo la Lista Civica, però, non lo annulla. Per questo la mozione, in discussione martedì 27 ottobre in consiglio, punta su un’altra via: usare gli strumenti di protezione della natura e del paesaggio per escludere l’area come base di partenza e arrivo dei voli turistici o privati, senza toccare la disciplina del traffico aereo.

Il primo passo sarebbe una perizia ornitologica, da commissionare entro 30 giorni, per accertare la presenza di specie protette. Nella mozione si segnalano avvistamenti di ibis eremita e upupa, che potrebbero giustificare il vincolo. Se lo studio lo confermasse, scatterebbe il procedimento di tutela paesaggistica, che dovrà comunque essere approvato dalla giunta provinciale.

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Luna di miele in Perù disastrosa: sposi milanesi viaggiano separati in volo e finiscono al gelo in hotel. Il Tirbunale condanna l’agenzia al risarcimento di 16mila euro

Doveva essere il viaggio più bello della vita, si è trasformato in una sequenza di disguidi, disagi e telefonate rimaste senza risposta. Ora, a quattro anni dalle nozze, una coppia di Milano ottiene giustizia: il Tribunale del capoluogo lombardo ha condannato l’agenzia di viaggi che aveva organizzato la luna di miele a restituire i circa 11mila euro del pacchetto e a versare ulteriori 16mila euro, tra danni e spese legali, per la cosiddetta “vacanza rovinata”. Lo riporta Il Corriere della Sera.

Nelle motivazioni, depositate nei giorni scorsi, il giudice insiste su un punto: il viaggio di nozze non è una vacanza come le altre. La gravità del pregiudizio, si legge in sostanza nella sentenza, nasce proprio dalla natura dell’occasione, carica di aspettative altissime e destinata a diventare un ricordo duraturo per gli sposi.

Un itinerario su misura, ma con problemi fin dal check-in

Il pacchetto, concordato nei dettagli con l’agenzia, prevedeva un tour tra Perù e Colombia dal 12 al 28 agosto 2022, con voli intercontinentali, soggiorni in diverse strutture e vari spostamenti interni per le escursioni. Le difficoltà sono cominciate prima ancora del decollo. Arrivati in aeroporto, i due sposi hanno scoperto che la compagnia Klm li aveva assegnati a voli diversi sulla tratta transoceanica: lei con volo diretto da Amsterdam a Lima, lui con scalo a Panama e arrivo nella capitale peruviana alcune ore dopo.

All’andata il problema è stato risolto grazie alla disponibilità del personale della compagnia, che è riuscito a farli sedere sullo stesso aereo, forse anche per la particolarità del viaggio. Al ritorno, invece, nessun miracolo: la partenza “da separati” è stata confermata.

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“Gli chef di alta cucina vorrebbero proporre piatti a 10 euro ma è impossibile, i prezzi delle materie prime sono esplosi. Nessuno però sottolinea quanto costa un concerto”: lo sfogo di Ferran Adrià

“Tutti gli chef di alta cucina vorrebbero proporre piatti a 10 euro, ma è impossibile, se si escludono i progetti solidali di Massimo Bottura o di José Andrés. Però non si sottolinea mai quanto costa una partita di Champions League o un concerto pop”. Chi parla è Ferran Adrià, celebre cuoco spagnolo spesso definito il padre della cucina d’avanguardia e molecolare. Intervistato da “Il Venerdì di Repubblica”, Adrià riflette sui prezzi spesso considerati proibitivi dei ristoranti più prestigiosi: “In un ristorante lavorano magari 70 o 100 persone, come una troupe teatrale. Ora immagini se quello show fosse per un pubblico di 50 spettatori a sera quando costerebbe il biglietto. Il personale costa tantissimo”.

“Dopo il Covid, i prezzi delle materie prime sono esplosi”

Dunque l’alta cucina è davvero insostenibile come qualcuno lamenta? “Il business della ristorazione è davvero complesso” fa sapere lo chef, la cui rivoluzione gastronomica è al centro di una serie Netflix, “Gènesi”, disponibile dal 20 novembre. “Lavori con prodotti freschissimi e se hai il ristorante vuoto, dopo tre giorni li butti. E dopo il Covid, i prezzi delle materie prime sono esplosi: quanto puoi chiedere a un cliente quando il costo di una vongola galiziana è circa 7 euro e un chilo di asparagi arriva a costare 155 euro? Se ci aggiungi tasse e costo del personale, è difficile fare margini” spiega.

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Torna l’ora solare: lancette indietro di un’ora nella notte tra sabato e domenica. Il pediatra: “Disturbi del sonno per qualche giorno, anticipare cena e nanna di 10 minuti”

Nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre si torna all’ora solare: alle 3 le lancette vanno portate indietro di sessanta minuti. In cambio di un’ora di sonno in più e di mattine più luminose, il buio arriverà prima nel pomeriggio. Il passaggio, avverte all’AdnKronos il pediatra Italo Farnetani (professore ordinario di Pediatria alla Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta), può disturbare il riposo di grandi e piccoli e richiede alcuni giorni per essere assorbito. Farnetani, da tempo favorevole all’ora legale per tutto l’anno, parla di un’ora di luce “scambiata” con un’ora di buio, trascorsa magari tra le mura di casa. A chi obietta che d’inverno svegliarsi al buio sarebbe un problema, risponde che la luce in più al pomeriggio fa bene all’organismo. Ciò che conta, per lui, è mettere fine al cambio dell’ora.

Sulla stessa linea c’è Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che insieme a Consumerismo No Profit promuove una petizione con oltre 360.000 firme verificate. L’obiettivo è una sperimentazione italiana rigorosa dell’ora legale permanente, per misurarne vantaggi e criticità nella vita quotidiana. Dopo il via libera della Camera al documento conclusivo dell’indagine conoscitiva e la recente presentazione di una risoluzione, Miani chiede al Governo di portare la questione in sede europea per rendere possibile il test in Italia.

Perché il cambio ci scombussola? Secondo Farnetani, l’alternarsi di luce e buio regola sonno, umore, appetito ed energia, e l’organismo, in particolare quello dei bambini, si è ormai abituato a sette mesi di ora legale. Da attendersi, dunque, notti agitate e risvegli anticipati, soprattutto tra i più piccoli.

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“Se avessi potuto scegliere sarei stato un poliziotto, oppure un disc jockey”: ma William è nato principe e sarà re. Se tutto va bene

L’operazione simpatia ingaggiata dalla corona grazie alla presenza dell’erede al trono William nel salotto tra i più ironici e divertenti della tv, segna un nuovo inedito. Da ieri, The Graham Norton Show si fregia di aver fatto accomodare sul suo divano rosso anche un membro della famiglia reale.

D’altro canto, ci sono troppe sfide in corso in Inghilterra, troppe falle nel sistema della monarchia, per questo è giunto il momento che la corona si giochi il tutto per tutto, includendo il rischio di mandare un esponente di punta in tv. Anche se, per stare sul sicuro, la puntata del programma satirico che ha ospitato William è stata pre registrata, perchè poi, non si sa mai.

Così nel disperato tentativo di fare dimenticare la faccia del fratello Harry che, con le sue richieste di pace, negli ultimi giorni ha monopolizzato i media britannici e sperando di darsi un tono con le sue attività caritatevoli, William si è seduto sul divano rosso della Bbc e ha mostrato tutto lo charme di cui può essere dotato.

In effetti, il premio che ha organizzato nel 2020, l’Earth shot Prize, non fa parlare molto di sé, almeno non tanto quanto il principe vorrebbe, per giustificare i soldi che la sua posizione costa al Paese e quelli che investe per una attività nella quale dovrebbe davvero mostrare di credere: ovvero il bene ed il futuro della terra. Lo scorso anno, l’evento era stato portato in Brasile, là dove si teneva Cop30 e l’allora Primo Ministro britannico, Keir Starmer si era prestato a fare capolino nel panel creato dall’erede al trono per darsi un ruolo sulla scena mondiale.

Questa edizione lo porterà in India insieme a dei testimonial d’eccezione che, guarda caso, erano seduti accanto a lui su quel divano. Cate Blanchett, Robert Irwin e Hannah Waddingham, tutti schierati a ridere delle battute del futuro re. Così, gli spettatori della rete britannica, hanno scoperto che il lavoro dei sogni del principe era un altro e che sarebbe stato “un buon poliziotto”, a suo dire, mentre ripensando alla fase in cui sognava di fare il Dj, oggi ammette che non sarebbe stato “un granché”, in quello.

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