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Dengue: 3 milhões de adolescentes estão com vacinação incompleta

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Mais de 3 milhões de adolescentes que tomaram a primeira dose da vacina contra a dengue ainda precisam voltar aos postos de saúde para completar o esquema vacinal.

Como a vacina é aplicada em duas doses, a proteção completa só é adquirida após a segunda, que deve ser tomada três meses depois da primeira. 

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Os dados foram apresentados pelo diretor do Programa Nacional de Imunizações (PNI), Eder Gatti, em uma palestra na 28ª Jornada Nacional da Sociedade Brasileira de Imunizações, realizada no Rio de Janeiro, na semana passada.

Gatti mostrou que mais de 11,8 milhões de doses já foram administradas em todo o país, sendo 7,6 milhões como primeira dose, e 4,2 milhões como segunda. 

Além disso, quase 4 milhões de doses distribuídas aos municípios ainda não foram aplicadas. O diretor do PNI lembrou que, no verão, os casos de dengue costumam subir no Brasil, o que pode ocorrer de forma mais intensa nesta temporada, por causa do El Niño.  

"Vacinar adolescente, sem eles terem percepção de risco, é muito difícil. No caso da dengue, o ideal é vacinar no período intersazonal [em que a incidência da doença é mais baixa], para que a pessoa entre na sazonalidade protegida", complementou. 

Apesar de a farmacêutica japonesa Takeda, fabricante da vacina Qdenga, ter uma capacidade de produção que não atende a toda a população brasileira, o fornecimento para o público-alvo está garantido, afirmou Gatti.

Além das vacinas entregues em 2024 e 2025, o Brasil tem um contrato vigente que prevê a entrega de 9 milhões de doses este ano, e outras 9 milhões em 2027.

Disponível em todo o país

A vacinação contra a dengue no Brasil foi iniciada nos municípios mais afetados pela doença, avançando progressivamente, e já é feita em todo o país. O público-alvo são as crianças e adolescentes de 10 a 14 anos. 

Eder explicou essa decisão durante a palestra. Quando a vacina foi incorporada pelo Sistema Único de Saúde, os dados que comprovavam sua segurança eram mais robustos para a faixa etária de 4 a 16 anos. Dentro desse universo, as chances de adoecer com gravidade são maiores entre 10 e 14 anos. 

"Olhando para o que o mundo e o Brasil produziram de conhecimento nos últimos anos, nós já temos mais dados de segurança e continuamos olhando para isso com muita atenção. A ampliação para faixas etárias mais velhas é uma possibilidade, até um desejo, mas a gente precisa ter cuidado com as questões operacionais, orçamentárias e de segurança".

Vacina do Butantan

O diretor do PNI também esclareceu que a aplicação da vacina produzida pelo Butantan continua suspensa, após a identificação de três casos de dengue grave adquiridos após a vacinação, com dois óbitos, entre mais de 500 mil vacinados.

Ainda não está confirmado que a vacina tenha causado a doença, mas a coincidência temporal foi considerada um sinal de segurança pelo Ministério da Saúde, que decidiu suspender a vacinação em junho.

"Isso não cancela a vacina, mas nós temos a necessidade de avaliar com estudos complementares se, de fato, o sinal de segurança representa algo que compromete", acrescentou Gatti.

O diretor do PNI classificou a vacina do Butantan como "uma grande esperança para o país".

"É uma tecnologia nacional, e a nossa ideia era vacinar de 40 a 60 milhões de pessoas por ano, o que significa que, em três anos, nós conseguiríamos chegar a toda a população elegível do país. Mas, antes, precisamos sanar todas as lacunas geradas a partir desse sinal de segurança", explicou o diretor do PNI.

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Despídete de las cortinas cortas en tu dormitorio: la alternativa clásica para vestir las ventanas que destaca por su elegancia y fácil instalación

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Las ventanas de los dormitorios suelen ser de un formato más pequeño que las del resto de la casa. La mayoría no llegan hasta el suelo, razón por la que hasta ahora, nos hemos decantado por cortinas cortas para vestirlas. Suelen ser de tejidos resistentes y de gran calidad, pero que no otorgan la suficiente fuerza en la decoración de la estancia. No obstante, hay una alternativa clásica que destaca por su elegancia: los paneles japoneses.

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Sanità, 12enne cresciuta senza polmone destro torna a respirare grazie a una protesi al Niguarda

Sanità, raro intervento al Niguarda di Milano: protesi nel torace per riallineare gli organi e liberare il bronco

Era cresciuta senza il polmone destro, asportato completamente nelle prime ore di vita a causa di una grave malformazione congenita, riuscendo per anni a mantenere un equilibrio e a condurre una vita vicina alla normalità. Intorno ai 12 anni, però, respirare era diventato sempre più difficile e anche salire pochi gradini senza fermarsi rappresentava ormai uno sforzo importante. Oggi, grazie a un intervento altamente complesso eseguito all’ospedale Niguarda di Milano, che ha richiesto l’inserimento di protesi e il lavoro congiunto di diversi specialisti, la ragazza ha ritrovato il respiro e una buona qualità di vita.

“E a un mese dall’operazione – racconta Francesco Macchini, direttore della Chirurgia pediatrica del Niguarda che ha seguito il suo caso – è riuscita persino ad andare al concerto della sua band americana preferita”. La storia della giovane paziente comincia proprio al Niguarda, dove nasce 12 anni fa. Le difficoltà respiratorie manifestate subito dopo il parto portano gli specialisti ad approfondire il quadro clinico, fino alla diagnosi di una grave malformazione congenita che interessava tutto il polmone destro.

Il progressivo peggioramento delle sue condizioni rende necessaria la completa asportazione del polmone, una scelta impegnativa ma indispensabile per salvaguardarne la sopravvivenza. Negli anni successivi la bambina cresce conducendo una vita compatibile con la propria condizione, fino alla comparsa di nuovi problemi respiratori. Nell’ultimo periodo comincia ad affaticarsi facilmente, presenta frequenti infezioni e incontra difficoltà anche nello svolgimento delle attività quotidiane più semplici.

Gli accertamenti permettono di individuare una rara complicanza, conosciuta come sindrome post-pneumonectomia. Dopo la rimozione di un polmone, soprattutto quello destro, gli organi presenti nel torace possono infatti spostarsi progressivamente verso lo spazio rimasto vuoto.

Nel caso della ragazza, il polmone sinistro aveva occupato parte di quello spazio, mentre cuore, trachea e bronco si erano dislocati. Questo aveva determinato una progressiva compressione e deformazione dell’unica via aerea attraverso cui l’aria raggiungeva il polmone rimasto, riducendo sempre più la capacità respiratoria e compromettendo la possibilità di svolgere una vita normale.

Per affrontare il caso, gli specialisti del Niguarda hanno seguito un percorso multidisciplinare, coinvolgendo diversi professionisti e radiologi per studiare la situazione e individuare la strategia più adatta. Un approccio reso possibile anche dall’esperienza del Kites Center dell’ospedale, dedicato allo studio delle patologie congenite dell’apparato digerente e delle vie aeree nei bambini.

Le esperienze descritte nella letteratura scientifica internazionale sono pochissime: secondo gli specialisti che hanno seguito la giovane paziente, si contano circa 50 casi in tutto il mondo. L’obiettivo dell’intervento era quello di riportare il più possibile in asse gli organi del torace, liberando il bronco e ripristinando condizioni più favorevoli alla respirazione.

Per raggiungere il risultato, nello spazio toracico rimasto libero dopo l’asportazione del polmone destro sono state inserite delle protesi adattate alle specifiche esigenze della paziente. In particolare è stata utilizzata una protesi mammaria, dal momento che non esistono dispositivi progettati appositamente per questa rara complicanza. Fondamentale, sottolineano gli specialisti, è stato il contributo del chirurgo plastico, insieme a quello dei chirurghi toracici, degli anestesisti e degli altri professionisti coinvolti nell’assistenza.

L’intervento è riuscito e la ragazza è stata dimessa dopo pochi giorni. I risultati sono comparsi rapidamente: già a un mese dall’operazione era tornata a salire le scale di casa e aveva potuto partecipare al concerto della sua band preferita. Anche i successivi controlli hanno confermato un decorso regolare e stabile.

“La soddisfazione più grande – conclude Macchini – è stata riuscire a dimetterla dopo pochi giorni e vedere che, a un mese dall’intervento, aveva ripreso a fare le scale ed era andata al concerto. I controlli stanno dando risultati positivi e vedere la felicità della ragazza e dei suoi genitori è la soddisfazione più grande per noi”.

L’esperienza maturata al Niguarda può rappresentare inoltre una risorsa per la comunità scientifica internazionale. La condivisione del percorso seguito potrebbe infatti aiutare altri specialisti chiamati ad affrontare casi analoghi, offrendo nuove prospettive terapeutiche per pazienti colpiti da una patologia rara e invalidante.

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Gli Studenti sconfiggono Vucic e sperano nella svolta europea: il sogno di un Paese con istituzioni trasparenti e democratiche

Ad Aleksandar Vucic non è bastato onorare il genocida Ratko Mladic con funerali di Stato per titillare il nazionalismo dei serbi, specialmente dei giovani che guardano all’Europa. Dopo 14 anni alla guida del Paese, il suo ultimo disperato tentativo per rimanere al potere facendosi eleggere di nuovo primo ministro dopo essersi dimesso anticipatamente dalla presidenza della Repubblica si è infranto contro il muro dell’aspirazione di oltre metà della popolazione di vivere e crescere in un Paese con istituzioni trasparenti e realmente democratiche in grado peraltro di far entrare il Paese nell’Unione europea.

La “Lista degli Studenti”, con a capo il cardiologo e docente universitario di Novi Sad Ilija Srdanović, ha costretto l’equilibrista conservatore neoliberale Vucic, da sempre vicino a Mosca e a Pechino anziché a Bruxelles, ad ammettere la sconfitta a seggi appena chiusi. L’enorme affluenza, anche tra gli espatriati, ai seggi aveva fatto comprendere a Vucic che il giochetto non gli era riuscito: se non si fosse dimesso a un anno dalla scadenza del mandato, sarebbe ancora presidente della Repubblica. Le manifestazioni di massa di questi due anni – iniziate subito dopo la tragedia dei 16 morti in seguito al crollo della pensilina appena ricostruita con fondi pubblici nella stazione ferroviaria di Novi Sad – tuttavia invece di spegnersi con l’aumento delle intimidazioni e strette sulla libertà di stampa da parte del presidente e del suo partito, l’SNS, al governo sono andate aumentando mettendolo di fatto all’angolo. I lavori di ristrutturazione della stazione erano stati appaltati anche a imprese cinesi, sollevando accuse di corruzione. Nel 2018 la cinese Zijin ha comprato il 63% della società che gestisce le miniere di rame di Bor. Vucic aceva sostenuto anche il progetto di Rio Tinto per estrarre litio nella valle di Jadar, nonostante le proteste degli abitanti che temono danni alle falde acquifere e quindi alle coltivazioni. Gli studenti hanno pertanto chiesto contratti e responsabilità. Vucic ha risposto accusandoli di essere al servizio di potenze straniere. La polizia ha arrestato e picchiato manifestanti.

Da parte sua il movimento studentesco ha presentato un programma: contratti stabili, libri scolastici gratuiti, medicinali meno cari, case accessibili, confisca dei patrimoni illeciti. La Sinistra Europea ha sostenuto ufficialmente la loro lista. Queste legislative sono state di fatto un referendum contro Vucic diventato l’emblema della corruzione di Stato e del business senza regole. Non solo il movimento studentesco ma la maggior parte dei serbi ha mostrato di esigere una scelta anche in ambito geopolitico. Ma Vucic non l’ha fatta, anzi ha cercato in ogni modo di reprimere il dissenso piuttosto che il dialogo, soprattutto con la generazione Z.

Ora la prova decisiva per capire dove andrà la Serbia con i suoi 6.5 milioni di cittadini sarà osservare tre decisioni del nuovo governo: l’indipendenza della magistratura; il rapporto con la Russia e Cina; i progressi nella normalizzazione con il Kosovo.

Se su questi fronti arriveranno cambiamenti concreti, la vittoria degli studenti potrà diventare l’inizio di una vera svolta europea.

Se invece prevarranno le difficoltà interne e la continuità geopolitica, la Serbia potrebbe cambiare governo senza avvicinarsi in modo significativo all’Unione.

La caduta del “ sistema Vucic” può aprire la porta dell’Europa, ma non significa che la Serbia l’abbia già attraversata.

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Porque envelhecemos? Há uma nova teoria

Disfunção das mitocôndrias pode estar na origem do envelhecimento e de várias doenças crónicas. Uma nova perspetiva científica sugere que doenças tão distintas como a diabetes tipo 2, a depressão e a doença de Alzheimer podem partilhar uma causa comum: alterações na produção e utilização de energia pelas células. A teoria coloca o metabolismo energético no centro da saúde humana. Segundo esta perspetiva, diversas doenças crónicas, tradicionalmente estudadas como problemas independentes de diferentes órgãos, poderão estar relacionadas com dificuldades das células em transformar os nutrientes em energia. Martin Picard, biólogo da Universidade de Columbia e um dos principais defensores desta

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Chery, dalle automobili ai robot e all’AI. La metamorfosi del colosso cinese

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Quello che Yin Tongyue, oggi Ceo del gruppo Chery che nel giro di meno di 30 anni (li festeggia nel 2027) ha commercializzato 20 milioni di veicoli, presenta all’International User Summit 2026 di Wuhu è un manifesto per il futuro.

È quello di una tech company camuffata da casa automobilistica, visto che ha già sviluppato non solo algoritmi, ma anche microprocessori e intelligenza artificiale (oltre che robot umanoidi e macchine volanti): “Non vogliamo soltanto vendere più prodotti, ma partecipare al cambiamento locale e rendere migliore la vita delle persone nei diversi paesi”, dice il manager che le autorità locali avevano designato per fondare l’impresa. “Chery deve passare dall’essere un’azienda cinese che fa affari in tutto il mondo a una globale con operazioni decentralizzate e integrate localmente”, insiste.

Già adesso oltre 20.000 dei 150.000 addetti sono impiegati all’estero e a Barcellona, assieme alla spagnola Ebro, punta alla produzione su larga scala per l’Europa, a cominciare dalla Omoda 5. “Vogliamo trasformare l’azienda in un paradiso per gli avventurieri globali, in un luogo ideale per gli imprenditori, affinché continuino a emergere nuove tecnologie”, incalza.

Yin Tongyue riassume in una frase la visione tecnologica di Chery: “Creare maggiore valore per la libertà dell’umanità, rendere la mobilità più sicura, libera e conveniente… per mettere l’intelligenza al servizio di famiglie e industrie, permettendo a ogni persona di avere più tempo, lavoro, risorse, dignità e ricchezza da gestire liberamente”, sintetizza ricordando anche come l’IA possa aumentare l’efficienza, ma “non sostituire la responsabilità delle persone, il giudizio umano e il calore umano”.

Nell’ultimo lustro, il gruppo ha investito l’equivalente di quasi 14,5 miliardi in ricerca sviluppo e innovazione: nel solo primo semestre di quest’anno sono stati circa 900 milioni, il 28% in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Il mercato sembra riconoscere lo sforzo di Chery, che in nove mesi ha commercializzato più di 2,2 milioni di auto (1,55 milioni sono finite fuori dai confini della Repubblica Popolare: 28.000 in Italia tra gennaio e agosto, quasi il doppio del totale del 2025), un risultato che le vale il nono posto a livello globale. Come Ebit percentuale (il ritorno sulle vendite prime delle imposte) è addirittura seconda, almeno stando allo studio tedesco dell’Center of Automotive Management.

Chery è praticamente un conglomerato industriale con più di 500 tra controllate e filiali. I microprocessori Ziwei, sviluppati internamente, sono uno dei fiori all’occhiello del gruppo, che immagina già una rapida adozione di batterie allo stato solido (forse in produzione già entro un paio di anni) e di architetture a 1.500 Volt e magari anche oltre. Le nuove e più efficienti tecnologie consentiranno di evitare dispersioni di energia, ma anche di circolare in maniera più sicura grazie alla capacità dei propri dispositivi di decifrare in maniera più veloce e precisa l’ambiente in cui si muovono.

La produzione è concentrata nell’entroterra cinese, ad alcune centinaia di chilometri dalla megalopoli Shanghai, alla quale è collegata anche dal fiume azzurro, lo Yangtze. Circondato da una ampia superficie verde, spalmato su 830.000 metri quadrati e servito da un convoglio monorotaia, alla periferia della città si trova uno dei siti produttivi: dalle sue linee escono veicoli a marchio Chery e Omoda, fino ad un massimo di 300.000 l’anno ai quali se ne sommano altri 200.000 destinati a venire ultimati in altre parti del mondo.

Più che una fabbrica, sembra di visitare una serie di uffici. Nel capannone riservato alla saldatura lavorano 100 addetti per turno (due da otto ore, dodici in caso di grande richiesta) con un tasso di automazione del 97% (660 robot, per lo più della giapponese Yaskawa), mentre in quello per l’assemblaggio gli occupati sono 600 e che lavorano con ritmi che appaiono tutt’altro che alienanti, paragonabili a quelli delle catene di montaggio europee per intenderci. Una visita non vuol dire molto, ma lo stesso vale per quelle nelle fabbriche del Vecchio Continente.

Impressionano di più le parole del Ceo, che richiamano principi più che volumi, anche se solo in Italia nei prossimi mesi stanno per arrivare le Omoda 4 e 5, la Chery Q, le Lepas 6 e 4, la iCaur V27. Senza contare i concept della Omoda X e di una Lepas e le nuove Chery Tiggo 7 e X7 anticipati a Wuhu.

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Cientistas podem ter descoberto porque a próstata dos homens aumenta com a idade

As células que podem estar por trás do aumento da próstata com a idade escondem-se junto à uretra, na própria zona que incha. Os homens sabem que a próstata tende a aumentar com a idade. O que ninguém percebia bem era porquê, nem porque esse aumento acontece quase sempre na mesma região da glândula. Um estudo da Universidade Johns Hopkins, recentemente publicado na revista The Journal of Pathology, aponta agora um suspeito. Este aumento benigno da próstata chama-se hiperplasia benigna da próstata (HBP). É o problema de próstata mais comum em homens com mais de 50 anos. Ocorre na zona

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