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Milano, uccide il padre malato di demenza senile: arrestata. “Lo tenevo imbavagliato al letto per evitare problemi con i vicini”

Ha ucciso il padre perché “non ne potevo più, i vicini si lamentavano delle sue urla“. Davanti al gip che la sentirà domani, Giovanna Jacob probabilmente ripeterà la sua drammatica confessione di domenica pomeriggio: “Forse ho ucciso mio padre, lo contenevo a letto perché non ne potevo più e i vicini si lamentavano delle sue urla“. 56 anni, è stata arrestata a Milano dai carabinieri con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela per la morte del padre Carlo, 87 anni, ex ingegnere elettronico e critico cinematografico affetto da una grave forma di demenza senile. Il teatro di quella che si configura come l’ennesima tragedia di padre e figlia in preda da tempo alla solitudine è stato un appartamento, alla periferia del capoluogo lombardo dove entrambi vivevano.

Il pm Guido Schininà ha già chiesto per Giovanna Jacob la convalida dell’arresto e che rimanga in carcere. La donna comparirà davanti al giudice Sonia Mancini nella giornata di domani e presumibilmente ripeterà che non era sua intenzione uccidere l’anziano padre ma che, ormai da qualche settimana, era costretta a legarlo al letto. Era sfiancata dalle cure che da sola doveva prestare quotidianamente al genitore ormai da oltre un anno. Poi erano arrivate le lamentele dei vicini per le urla e lei, non sapendo più che fare, da alcune settimane aveva cominciato a tappargli anche la bocca con dell’ovatta. Il padre Carlo si dibatteva infatti da tempo in preda alla demenza senile e urlava e lei aveva iniziato a contenerlo con ogni mezzo.

A chiamare i carabinieri del Nucleo radiomobile e della Compagnia Monforte domenica scorsa è stata proprio Giovanna Jacob, appassionata di cinema come il padre e autrice anche lei di articoli su alcune riviste: “Fate presto, venite, forse ho ucciso mio padre“. Ma quando sono arrivate le forze dell’ordine, per l’uomo non c’era più niente da fare. La donna ha ammesso davanti al suo letto di averlo imbavagliato e legato al letto “per evitare problemi con i condomini“. Domani ribadirà la sua verità e il giudice in base anche agli accertamenti tecnici e medico legali stabilirà la volontarietà del gesto o se invece sia sia trattato di una tragedia involontaria, maturata nella solitudine di un padre e di una figlia lasciati a se stessi. Senza che nessuno abbia mai segnalato problemi provenienti da quel trilocale.

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Caprarica su Youssef Siher: “Meno male che la Scuola di Francoforte è morta, sennò sarebbe stata imputata di incitamento alla rivoluzione”. Su La7

“Vorrei cogliere l’occasione per congratularmi con Marcuse, Horkheimer, Habermas e l’intera Scuola di Francoforte per essere morti prima di questa scadenza perché altrimenti, come Youssef Siher, sarebbero tutti imputati di incitamento alla rivoluzione“. Sono le parole pronunciate a L’aria che tira, su La7, dal giornalista Antonio Caprarica, che ricorre al sarcasmo per commentare il caso del 30enne fermato nell’inchiesta sui canali social del “Movimento 17 ottobre”.
L’intervento prende spunto da un cartello mostrato durante la trasmissione, nel quale vengono riepilogati i principali dubbi sull’inchiesta. A Siher non vengono contestati reati materialmente commessi durante gli scontri del 17 ottobre, le pagine social di cui è ritenuto ideatore e amministratore insieme alla moglie risultano create soltanto dopo la conclusione dei disordini del 18 ottobre, non emergono messaggi violenti scritti personalmente dal trentenne, mentre la contestazione della finalità di terrorismo si fonda anche sul “timore cagionato nella popolazione”.

Caprarica osserva: “Tra gli altri reati che vengono contestati a questo giovane c’è anche quello di incitamento alla rivoluzione, che peraltro figura in alcuni tra i principali testi della filosofia e della sociologia occidentale. Fino a prova contraria l’incitamento alla rivoluzione non rappresenta un reato, giacché, come è noto, un reato implica la commissione di un fatto atto a rovesciare le istituzioni in maniera violenta. Verrà fuori? Quando verrà fuori e se c’è questo, ne prenderemo atto”.

Lo storico corrispondente Rai poi si rivolge direttamente agli interlocutori di destra, ospiti in studio: Giovanni Sallusti, direttore di Radio Libertà, già Radio Padania, e collaboratore di Libero, e Michele Silenzi, collaboratore del Foglio, direttore editoriale e amministratore delegato della casa editrice Liberilibri.
“Questo chiude quello che è successo il 17 ottobre e dei milioni di giovani in piazza? – incalza Caprarica – Davvero i nostri ‘amici’, che in questa trasmissione rappresentano un’area culturale di destra, vogliono illudersi che si chiuda il capitolo e che il disagio sociale non esista? Padronissimi di farlo a loro rischio e pericolo. Ma convincetevi che non solo in Italia, ma anche in Francia, in Spagna e in Germania, nell’intero mondo occidentale c’è un sommovimento che nasce dalla rottura del patto sociale e generazionale. I giovani sentono il pericolo nel loro futuro”.

Sallusti scuote la testa, Silenzi protesta ad alta voce, sovrapponendosi al giornalista, che prosegue: “I giovani chiedono a noi vecchi di non scaricare interamente su di loro il costo di questo passaggio d’epoca. Vogliamo lavorare con loro o vogliamo mandarli tutti in galera come propone Nordio?“.

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“Pulito, Profumato, Pelato = Partner Perfetto”: Mastro Lindo compie 60 anni e sbarca sulle app di dating

“Pulito, Profumato, Pelato = Partner Perfetto”. Il nuovo profilo Instagram @mastrolindo_italy si apre esattamente così, tra un selfie ammiccante e le tipiche frasi a effetto di chi sta cercando l’anima gemella online. Per celebrare i sessant’anni di presenza sul mercato italiano, Procter & Gamble ha deciso di mandare in pensione la rassicurante veste tradizionale ideata negli Stati Uniti nel 1958 (e arrivata sugli schermi italiani nel 1966) per trasformare il “genio del pulito” in un utente seriale di piattaforme di incontri. Il celebre colosso calvo con l’orecchino d’oro archivia definitivamente l’epoca del Carosello in bianco e nero e approda direttamente sulle app di dating, dove fa “match“, chatta e si propone agli utenti alternando sfacciate tecniche di seduzione digitale a più pragmatici consigli su come smacchiare i pavimenti.

Ad esempio, in una delle immagini è sdraiato su un fianco, con una mano appoggiata al ginocchio, con il consueto look, pantaloni e maglietta bianchi. Sopra di lui campeggia l’annuncio: “Cerco una persona acqua e sapone”. Accanto c’è un codice QR e l’invito “Scrivimi in DM”, cioè nei messaggi privati. L’espressione acqua e sapone, con un candidato del genere, ha discrete probabilità di essere presa alla lettera. “Cerco una relazione brillante” e “Sono tornato per lasciare il segno senza lasciare macchie” sono altri testi previsti per le affissioni.

Il progetto comprende una presenza sulle app di incontri, dove, secondo quanto annunciato dall’azienda, Mastro Lindo propone abbinamenti e conversazioni che alternano battute, consigli di pulizia e richiami ai prodotti. Il programma prosegue con i video su Instagram, i contenuti realizzati dai creatori digitali coinvolti, le affissioni e le iniziative nei luoghi degli appuntamenti a Milano e Roma. I codici QR collegano i manifesti al profilo: anche un annuncio incontrato per strada può finire in un messaggio privato. Mastro Lindo può permettersi di essere molto specifico. Essere pulito e profumato rientra nelle sue competenze professionali; la calvizie diventa il terzo requisito del pacchetto.

L’operazione, partita il 19 ottobre, gioca con il linguaggio e le dinamiche delle relazioni usa e getta contemporanee per riposizionare lo storico marchio come il “Perfect partner” per la casa. Oltre all’interazione diretta tramite messaggi privati sulle app di incontri, la strategia ha invaso fisicamente le strade di Milano e Roma Le affissioni sono state posizionate strategicamente in quelli che vengono considerati i luoghi di ritrovo più frequentati per i primi appuntamenti, accompagnate da QR code da scansionare. A completare l’ecosistema digitale c’è una rete di content creator incaricata di declinare il format attraverso contenuti nativi sui social network.

Il paradosso italiano: campioni di pulizia, ma stressati

Dietro l’ironia dell’operazione di marketing si nasconde un’analisi precisa delle abitudini domestiche. Secondo i dati raccolti da P&G tra il 2023 e il 2025, gli italiani si confermano un’eccellenza mondiale nella cura della casa: il 90% esegue regolarmente pulizie approfondite, il 51% si limita a una passata quotidiana unita a una sessione intensiva nel fine settimana e il 13% pulisce a fondo ogni giorno. Questi numeri generano però un paradosso: l’ossessione per l’ordine domestico rappresenta la prima causa di stress a livello nazionale, alimentata dalla percezione che il risultato duri sempre troppo poco.

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Milano, scooter contro un taxi dopo la frenata per un’ambulanza: muore motociclista di 30 anni sul ponte Crepax

Un sorpasso, una frenata improvvisa e una collisione che si è trasformata in tragedia. Fabrizio Cesare Acerni, 30 anni, è morto nella notte tra lunedì 26 e martedì 27 ottobre all’ospedale Niguarda di Milano, dove era stato trasportato in condizioni gravissime dopo un incidente stradale avvenuto nel pomeriggio sul ponte Crepax, nella zona di San Cristoforo. Il giovane viaggiava in scooter quando, secondo una prima ricostruzione della polizia locale, è rimasto coinvolto in una sequenza di manovre che ha interessato anche un’ambulanza, un autobus e un taxi.

L’incidente si è verificato intorno alle 16.30 sul cavalcavia che attraversa il Naviglio Grande, nella periferia sud-occidentale della città. Stando agli accertamenti iniziali, un’ambulanza avrebbe effettuato il sorpasso di un autobus con sirene e lampeggianti spenti. Nella corsia opposta stava sopraggiungendo un taxi, il cui conducente avrebbe frenato bruscamente per evitare uno scontro frontale con il mezzo di soccorso. Alle sue spalle procedeva lo scooter guidato dal trentenne, che non sarebbe riuscito a evitare l’impatto con l’automobile.

La caduta sull’asfalto e l’impatto con l’ambulanza

Dopo aver tamponato il taxi, Acerni ha perso il controllo dello scooter ed è finito sull’asfalto. Proprio in quel momento, secondo la dinamica preliminare ricostruita dagli agenti, sarebbe stato colpito dall’ambulanza che aveva effettuato il sorpasso. Un secondo impatto che ha reso particolarmente gravi le conseguenze dell’incidente.

Sul posto sono intervenuti rapidamente i sanitari del 118, che hanno tentato di rianimare il motociclista prima di trasferirlo d’urgenza all’ospedale Niguarda. Le sue condizioni sono apparse da subito disperate. Nonostante i tentativi dei medici, il 30enne è deceduto durante la notte.

Gli accertamenti della polizia locale sulla dinamica dell’incidente

La polizia locale di Milano ha effettuato i rilievi per ricostruire con precisione la successione degli eventi e accertare eventuali responsabilità. Al centro delle verifiche ci sono le manovre compiute dai veicoli coinvolti, a partire dal sorpasso effettuato dall’ambulanza e dalla successiva frenata del taxi.

Un elemento rilevante della prima ricostruzione riguarda proprio il mezzo di soccorso, che avrebbe affrontato il sorpasso senza i dispositivi acustici e luminosi di emergenza attivati. Saranno gli accertamenti a chiarire le circostanze della manovra e il ruolo avuto dai diversi veicoli nella collisione.

Per Fabrizio Cesare Acerni, nonostante l’immediato intervento dei soccorritori e il ricovero d’urgenza, non c’è stato nulla da fare. L’incidente sul ponte Crepax è costato la vita al giovane motociclista, mentre proseguono le verifiche per definire l’esatta dinamica della tragedia.

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Milano, tre contro uno per strappargli una collana all’uscita della metro: arrestato un 20enne – VIDEO

Rapina a Milano, anziano seguito fuori dalla metropolitana e aggredito alle spalle: le immagini decisive per le indagini

Un uomo di 75 anni è stato aggredito da tre persone dopo essere uscito dalla fermata Loreto della metropolitana di Milano. Secondo la ricostruzione degli investigatori, i rapinatori lo hanno seguito, immobilizzato e minacciato con un oggetto appuntito, riuscendo a strappargli una collana d’oro del valore di circa 2mila euro. Il gruppo ha tentato anche di sottrargli il borsello, prima di fuggire lungo viale Monza. La rapina risale al 29 marzo, ma le indagini della Squadra Mobile hanno portato all’arresto di un 20enne, ritenuto coinvolto nell’aggressione. Video Polizia di Stato, via Tgcom24.

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Youssef Siher non risponde al gip, i legali: “Nessuna condotta istigatoria”. Attesa per la decisione sulla convalida del fermo

Si è avvalso della facoltà di non rispondere Youssef Siher, il ricercatore 30enne ritenuto l’amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre“ e fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. L’udienza di convalida si è tenuta, davanti alla gip Tiziana Landoni, nel carcere milanese di San Vittore dove Siher si trova detenuto da sabato scorso. Il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi hanno chiesto la convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere.

“Lui non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato e noi nell’udienza abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto“, hanno spiegato i legali di Siher dopo l’udienza. Gli avvocati Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar hanno chiesto alla giudice che il ricercatore torni subito libero (qui tutti i dubbi sulle accuse mosse al 30enne). “Non siamo sorpresi in termini assoluti del fermo, considerata l’aria politica che tira. Non ha fatto niente. Lui era sicuro del fatto che ha esercitato le sue libertà e i suoi diritti costituzionalmente garantiti“, ha aggiunto l’avvocata Abu Sharar.

Era a “conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone”, scrivono nella richiesta. Pm che hanno contestato come esigenze cautelari sia il pericolo di fuga che quello di reiterazione del reato. Un progetto “eversivo“, di “rivoluzione contro l’attuale governo” e di sostegno “alla rivolta”, che lui, secondo i pm, potrebbe portare ancora avanti sfruttando pure “il suo elevato background culturale ed i suoi contatti relazionali”. Da qui la richiesta di carcere, anche perché altrimenti – sempre per la procura – grazie alla sua “rete relazionale”, potrebbe fuggire “all’estero“.

La giudice per le indagini preliminari di Milano Landoni si è riservata e ha tempo fino alla tarda mattinata di mercoledì per decidere sul destino di Siher.

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Trap e violenza, parola agli esperti: “Non credo che i ragazzi che vanno a manifestare abbiano la trap come colonna sonora. Non è che la realtà fa schifo perché c’è Baby Gang, ma c’è Baby Gang perché la realtà fa schifo”

“Tengo solo una mentalité: o gli sparo o mi spara. Vivo solo di illegalité, io imparo, lui in para (…). Da bimbo il mio giocattolo preferito era una pistola giocattolo. Ora gioco ma, fra’, ogni bossolo calcolo (…). Cresciuti in fretta perché qua non c’è chi ti aspetta e ti porta con sé. Vivo la vie, fin quando mon frè-è-ère, morirò da rich, morirò in street”, rappa Baby Gang in “Mentalité”, uno dei brani più conosciuti e cantati dai giovanissimi. La traccia, se sommati i soli ascolti su Spotify e su YouTube, conta ben 416 milioni di ascoltatori. Un dato impressionante, “dopato” dal bilinguismo italo-francofono del trapper ma che, comunque, è sintomo di quanto il brano, crudo nel linguaggio, abbia fatto breccia nelle generazioni più giovani. Ed è proprio questa la tipologia di testi che vengono presi di mira quando, in Italia, succede qualcosa di grosso, che scuote e divide l’opinione pubblica.Ultimo in ordine temporale: i disordini milanesi di sabato e domenica, 17 e 18 ottobre. Il copione è sempre lo stesso. La trap e i trapper finiscono nelle agende di politici, nel caos dei dibattici algoritmici da social e nei talk show, diventando il capro espiatorio di (enormi) problemi sociali di cui, forse, non sono responsabili.

Ma facciamo qualche passo indietro. Come spiegato dal giornalista Damir Ivic, “lo spartiacque è stato il 2016 che, per convenzione, è considerato l’anno dell’avvento reale della trap in Italia”. Ai vertici della nuova ondata musicale c’erano Milano e Roma, rispettivamente con Sfera Ebbasta e il suo produttore, Charlie Charles, e la Dark Polo Gang, collettivo composto da Tony Effe, Pyrex, Side Baby, Wayne Santana e il producer Sick Luke. “La trap – come aggiunto da Claudio Cabona – è una sfumatura, un sottogenere del rap. In Italia, sbagliando, abbiamo sempre voluto semplificare il tutto, considerandoli dei pianeti a sé stanti. Ma in realtà non è così: rispetto al rap, cambiano alcune forme sonore e tematiche. La trap sicuramente è più nichilista, dark”. Nel 2017, grazie al disco d’esordio di Ghali, “Album”, c’è stato uno snodo cruciale per il genere. Il rapper italo-tunisino, infatti, è stato il primo artista di seconda generazione a raggiungere le vette più alte delle classifiche streaming aprendo, di fatto, la strada a molti altri colleghi più giovani. Basti pensare, per citarne alcuni, a Baby Gang, Simba La Rue ed Astro. “Raccoglievo le lattine al mio Paese, le rivendevo a un tizio solo per pochi centesimi (Come un barbone). Io davvero non avevo niente di niente (…). I soldi fanno la felicità e chi dice il contrario mente (…). Devo uscire dal tunnel, ma sto bene nelle tenebre (…). Ci ho provato pure a fare palestra ma mi piacciono le armi, ti piace la mia Beretta? Mi piace quando vado nel bosco e la testo. Vado matto per le armi, mi mandano fuori di testa”, dice Simba La Rue nell’intro e nel primo ritornello di “Mi piacciono le armi”, uno dei suoi brani più streammati che, solo su Spotify, conta più di 60 milioni di riproduzioni.

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