Netanyahu isn’t acting like he won the election. Here’s what that could mean






Nell’attesa dell’inizio delle consultazioni tra il presidente della repubblica Herzog e i leader dei partiti israeliani per tentare di formare una coalizione di governo, il blocco di opposizione – guidato da Gadi Eisenkot – intende sfruttare i propri voti, assieme a quelli dei partiti arabi, per nominare un nuovo presidente della Knesset, il parlamento israeliano. L’incarico è attualmente ricoperto da Amir Ohana, esponente di spicco del Likud nonchè fedelissimo del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu. Ma con un cambio alla presidenza le opposizioni potrebbero avviare il processo per l’approvazione della legge che impedisce a un candidato primo ministro sotto processo di venire rieletto, oppure far nascere la tanto ostacolata commissione parlamentare d’inchiesta sul 7 ottobre. Clausola che escluderebbe definitivamente Benjamin Netanyahu.
A sostenere che questa sia la carta nascosta degli avversari di Netanyahu per assicurarsi subito una delle figure cardine delle istituzioni è l’emittente Channel 12. Secondo quanto riportato, non sarebbe stato ancora individuato un candidato condiviso, sebbene siano stati fatti i nomi di Oded Forer, deputato del partito della destra nazionalista Yisrael Beytenu, ed Elazar Stern, della lista Yashar. Stern, neo deputato di Yashar, ovvero il partito di Eisenkot che è arrivato secondo, con 48 seggi, dopo il Likud, ha più chance perché potrebbe trovare l’appoggio anche delle due liste arabe che, assieme, hanno raggiunto per la prima volta ben 19 seggi. Sommando gli scranni raggiunti dalle opposizioni, oltrepasserebbero dunque i 61 richiesti sia per formare il governo sia per eleggere un nuovo presidente della Knesset. Si tratta di due operazioni che, va sottolineato, sono disgiunte e possono seguire tempi diversi. Se questa mossa andasse in porto, potrebbe inoltre essere il banco di prova di un appoggio esterno delle liste arabe a un governo di minoranza del blocco per il Cambiamento.
La conseguenza principale sarebbe il controllo di una posizione istituzionale strategica anche in assenza di un nuovo governo o con un futuro governo guidato ancora dal Likud, leggasi Bibi Netanyahu. Qualora i parlamentari del blocco di Eisenkot e dei partiti arabi lo individuassero e quindi eleggessero, questo potrebbe, per esempio, proporre all’assemblea parlamentare una legge che vieta a un candidato primo ministro sotto processo (come Netanyahu) di venire eletto o rieletto. In ogni caso, la condizione sine qua non per eleggere il nuovo presidente della Knesset, anche se i partiti arabi rimanessero fuori dal governo, è la capacità di riunire un numero sufficiente di deputati attorno a un candidato comune. La sua funzione è paragonabile, per certi aspetti, a quella del presidente della Camera dei Deputati italiana, ma esistono differenze importanti, soprattutto per quanto riguarda la supplenza del capo dello Stato. Tra i suoi numerosi poteri c’è la decisione su quando discutere determinate questioni. Incide pertanto attivamente sull’agenda politica. Di conseguenza, se l’opposizione volesse portare rapidamente in Parlamento una questione politicamente imbarazzante per il governo, la presidenza può influire sui tempi e sulle modalità del dibattito.
Un ruolo che dal 2022 viene esercitato dal falco del Likud Amir Ohana. È stato colui che ha promosso nel 2023 la controversa riforma della Giustizia a vantaggio dell’esecutivo contro cui si scatenarono le piazze con manifestazioni durate mesi, prima che venisse sospesa. E Ohana fu anche uno dei principali artefici dell’approvazione della Legge fondamentale del 2018 che declassò l’arabo da lingua ufficiale a lingua con uno status speciale. Anche per questo i partiti arabi israeliani – forti dei loro 19 seggi – vorrebbero sostituirlo. E questa volta contribuirebbero con i propri seggi, dirimenti, a far sì che avvenga. Se non ci fossero ancora esclusioni a priori nei loro confronti da parte di membri di Yashar, che però è il primo partito del blocco del Cambiamento e pesa. Sarebbe però un’occasione positiva per chi sperava nell’apertura di una commissione d’inchiesta per investigare sulle falle negli organismi preposti alla sicurezza che hanno portato al 7 ottobre. Il presidente del Parlamento svolge infatti un ruolo concreto nell’istituzione di una commissione d’inchiesta.
L'articolo Elezioni in Israele, ecco come le opposizioni e i partiti arabi possono già impedire a Netanyahu di rimanere premier proviene da Il Fatto Quotidiano.
A coalizão do primeiro-ministro de Israel, Benjamin Netanyahu, não conseguiu conquistar a maioria das cadeiras do Knesset, o Parlamento israelense, nas eleições gerais do país.
O bloco formado por partidos de direita e ultraortodoxos obteve 53 dos 120 assentos, oito a menos que os 61 necessários para governar.
Apesar de ter liderado a disputa individualmente, o Likud, partido de Netanyahu, conquistou 27 cadeiras e não conseguiu reunir apoio parlamentar suficiente para garantir a continuidade do governo.
Os resultados finais foram divulgados pela Comissão Central de Eleições de Israel.
O Yashar, do ex-chefe militar Gadi Eisenkot, principal adversário do premiê, ficou em segundo lugar, com 21 assentos. O Juntos, do ex-primeiro-ministro Naftali Bennett, conquistou 12 cadeiras, enquanto a Lista Conjunta, formada por partidos árabes, ficou com 11.
Os Democratas e o Ra’am terão oito representantes cada. Yisrael Beiteinu, Otzma Yehudit e Judaísmo Unido da Torá conquistaram sete cadeiras cada. Já Shas e Sionismo Religioso ficaram com seis assentos cada.
Ao todo, 11 listas de candidatos superaram a cláusula de barreira, de 3,25% dos votos, e terão representantes no Parlamento. O comparecimento às urnas foi de 77,9%, segundo a Comissão Central de Eleições.
As eleições terminaram sem que nenhum dos principais blocos conquistasse a maioria necessária para governar. Com isso, o resultado abre uma nova etapa de negociações políticas, nas quais partidos menores poderão desempenhar um papel decisivo.
Após a certificação dos resultados, o processo de formação do governo passa para o presidente de Israel, Isaac Herzog.
Herzog deve realizar uma rodada de consultas em Jerusalém, durante a qual cada partido eleito poderá recomendar um nome para o cargo de primeiro-ministro.
Com base nas recomendações, o presidente encarregará um dos candidatos de tentar formar um governo. A escolha não precisa recair necessariamente sobre o líder do partido que conquistou mais cadeiras, mas sobre aquele que, na avaliação do presidente, apresentar melhores condições de reunir apoio parlamentar suficiente.
O candidato designado terá 28 dias para negociar a formação de uma coalizão. O prazo poderá ser prorrogado por mais 14 dias.
Durante esse período, as legendas negociarão a distribuição de cargos ministeriais, prioridades orçamentárias e compromissos políticos para a composição do novo governo.
Caso o primeiro candidato não consiga formar uma coalizão, Herzog poderá encarregar outro parlamentar da tarefa. A segunda tentativa também terá um prazo de quatro semanas.
Se as negociações fracassarem novamente, o Parlamento terá um período para apresentar outro nome. Caso não consiga, Israel poderá ser convocado a realizar novas eleições.
Diante do impasse, uma das possibilidades seria a formação de um governo de união nacional, reunindo os dois maiores partidos, o Likud e o Yashar.
Herzog poderá tentar aproximar Netanyahu e Eisenkot para viabilizar um acordo entre as duas forças políticas. No entanto, a possibilidade enfrenta obstáculos.
Eisenkot já descartou integrar um governo liderado pelo atual primeiro-ministro. Além disso, Netanyahu tem um histórico de rompimentos de acordos políticos com antigos parceiros de governo, o que pode dificultar a construção de um entendimento.
Sem uma maioria definida, as negociações entre os partidos serão determinantes para estabelecer quem comandará o próximo governo israelense.
(Com informações de Tal Shalev, da CNN e Maayan Lubell, da Reuters)
Knesset, Likud: Entenda os principais termos da eleição de Israel

In today’s newsletter: Benjamin Netanyahu has been left without a majority, now it is up to the coalition to find out whether the desire for change will prove to be a defining political moment
Good morning. It was described by many Israelis as the most consequential election in their country’s history. And, as the final votes were tallied, it has delivered a result that presents Israel with a significant dilemma.
Benjamin Netanyahu’s far-right coalition has lost its mandate while the opposition has a clear majority: but only if the Jewish Israeli opposition bloc, led by retired general Gadi Eisenkot, is prepared to make a governing pact with Palestinian Israeli parties, which have secured a historic result.
UK politics | John Healey has backed away from cutting the cost of welfare this parliament, amid dire warnings his first budget could lead to brutal spending cuts because of a £28bn shortfall in public finances.
Patrick Stewart | The acclaimed British stage and screen actor renowned for both Shakespeare and sci-fi, died at his home in Los Angeles after “a brief and poignant journey with Alzheimer’s disease and Lewy body dementia”, his longtime spokesperson said.
Environment | One of the most ambitious nature recovery projects ever undertaken in England can go ahead after campaigners announced they had raised £30m to buy an estate in Northumberland.
Europe | Spain began three days of mourning on Thursday for at least 69 people who died in a high-speed rail collision, as hospitals continued to treat dozens of injured passengers and train drivers went on strike to urge more investment in railway safety.
US news | The Trump administration has opened a criminal investigation in California over claims that thousands of noncitizens are registered to vote in the state, and has begun subpoenaing election officials.
Continue reading...
© Photograph: Alexi J Rosenfeld/Getty Images

© Photograph: Alexi J Rosenfeld/Getty Images

© Photograph: Alexi J Rosenfeld/Getty Images
Benjamín Netanyahu se ha lanzado a deslegitimar el proceso electoral israelí, es decir, la democracia que él mismo lidera, con una acusación de injerencia que no solo refleja su ya conocida tendencia a cuestionar las instituciones cuando estas no le benefician, sino su desprecio hacia el 20% de la población israelí que es de origen árabe y que en esta ocasión ha votado en masa. Lo hace después de perder la mayoría parlamentaria en las elecciones celebradas el martes y ante un escenario en el que los partidos árabes israelíes, con un resultado histórico, se han convertido en el potencial árbitro político del país.

© Erik Marmor (Getty Images)

Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu’s Likud party complained on Wednesday that this week's tumultuous election was “stolen by Arab parties that support terrorism and the elimination of the Jewish state.”
The post Benjamin Netanyahu’s Party Says Israeli Election Was ‘Stolen by Arab Parties’ appeared first on Breitbart.


O Comitê Central de Eleições de Israel divulgou nesta quinta-feira (29) o resultado final da votação para o Parlamento do país. Ele ainda será certificado em 4 de novembro e está sujeito a “pequenas alterações”, segundo as autoridades.
O partido Likud, de Benjamin Netanyahu, continua sendo a maior legenda no Parlamento, tendo conquistado 27 cadeiras. O Yashar, de Gadi Eisenkot, principal rival do primeiro-ministro, ficará com 21.
O bloco do premiê conquistou um total de 53 cadeiras, mas ficou aquém de assegurar a maioria, que seria de 61 cadeiras — o Knesset tem, ao todo, 120 lugares.
Por sua vez, a oposição também falhou na tentativa de conquistar maioria: o bloco assegurou 48 assentos.
Os partidos árabes, agrupados na Lista Conjunta e no Ra’am, conseguiram um resultado expressivo, com 19 cadeiras. Assim, podem ser importantes para as alianças de formação de novo governo.
Veja como ficará a distribuição do Parlamento de Israel:
Ao todo, 5.716.665 votos foram contabilizados. Destes, 5.690.778 foram considerados válidos, enquanto 25.887 votos foram invalidados.
O comparecimento de eleitores às urnas foi o mais alto em décadas, com 77,9%.
Likud, partido de Netanyahu, lidera com 1.167.458 votos válidos (20,52%)
Yashar, partido de Gadi Eisenkot, com 913.502 votos (16,05%)
Juntos, partido liderado pelo ex-primeiro-ministro Naftali Bennett, com 531.414 votos (9,34%)
Lista Conjunta, aliança de partidos árabes, com 500.147 votos (8,79%)
Os Democratas, partido liderado por Yair Golan, com 366.352 votos (6,44%)
Otzma Yehudit, partido de Itamar Ben-Gvir, com 326.624 votos (5,74%)
Judaísmo Unido da Torá, com 312.604 votos (5,49%)
Shas, partido religioso sefardita, com 299.506 votos (5,26%)
Sionismo Religioso, de Bezalel Smotrich, e Zehut, de Moshe Feiglin, com 290.451 votos (5,10%)
Depois que os resultados forem certificados, o processo eleitoral passa para o presidente de Israel, Isaac Herzog.
Em uma série de reuniões em Jerusalém, Herzog iniciará uma rodada de consultas durante a qual cada partido eleito recomendará seu candidato ao cargo de primeiro-ministro.
Com base nessas recomendações, o presidente encarregará um dos candidatos com a tarefa de tentar formar um governo.
Depois de receber a incumbência, o candidato iniciará semanas de negociações políticas sobre cargos ministeriais, prioridades orçamentárias e compromissos de governo.
Essa pessoa designada pelo presidente terá um prazo de 28 dias — provavelmente prorrogável por mais 14 dias — para formar um governo.
Se não conseguir, o presidente israelense passará a incumbência a outro candidato, que terá mais quatro semanas.
Se essa segunda tentativa também fracassar, o Parlamento terá um curto prazo para apresentar outro candidato. Caso isso não aconteça, o país irá automaticamente a novas eleições.
A coalizão do primeiro-ministro de Israel, Benjamin Netanyahu, não conseguiu obter maioria no Knesset, o Parlamento de Israel, nas eleições gerais do país.
O bloco formado por partidos de direita e ultraortodoxos obteve 53 cadeiras, abaixo das 61 necessárias para formar a maioria.
Os resultados finais foram divulgados pela Comissão Central de Eleições de Israel, após a conclusão da contagem dos votos e a revisão dos dados.
Já Likud, partido do primeiro-ministro, liderou a disputa, conquistando 27 das 120 cadeiras do Knesset.
O partido foi o mais votado, seguido pelo Yashar, do ex-chefe militar e principal rival de Netanyahu, Gadi Eisenkot, que garantiu 21 assentos. O Juntos, do ex-premiê, Naftali Bennett, por sua vez, conquistou 12 cadeiras, enquanto a Lista Conjunta, da aliança de partidos árabes, ficou com 11.
Os Democratas e o Ra’am terão oito representantes cada. Já o Yisrael Beytenu, o Otzma Yehudit e o Judaísmo Unido da Torá conquistaram sete cadeiras cada. O Shas e o Sionismo Religioso ficaram com seis assentos cada.
Ao todo, 11 listas de candidatos conseguiram superar a cláusula de barreira (de 3,25% dos votos) e terão representantes no Parlamento israelense. As demais candidaturas não atingiram o percentual mínimo exigido para conquistar cadeiras.
Segundo a Comissão Central de Eleições, o comparecimento às urnas foi de 77,9%. Foram contabilizados 5.716.665 votos, dos quais 5.690.778 foram considerados válidos e 25.887, inválidos.
Likud, partido de Netanyahu, lidera com 1.167.458 votos válidos (20,52%)
Yashar, partido de Gadi Eisenkot, com 913.502 votos (16,05%)
Juntos, partido liderado pelo ex-primeiro-ministro Naftali Bennett, com 531.414 votos (9,34%)
Lista Conjunta, aliança de partidos árabes, com 500.147 votos (8,79%)
Os Democratas, partido liderado por Yair Golan, com 366.352 votos (6,44%)
Otzma Yehudit, partido de Itamar Ben-Gvir, com 326.624 votos (5,74%)
Judaísmo Unido da Torá, com 312.604 votos (5,49%)
Shas, partido religioso sefardita, com 299.506 votos (5,26%)
Sionismo Religioso, de Bezalel Smotrich, e Zehut, de Moshe Feiglin, com 290.451 votos (5,10%)
As autoridades israelenses têm até o dia 4 de novembro para certificar os resultados. Enquanto isso, o presidente israelense, Isaac Herzog, realizará uma rodada de consultas com todos os principais líderes partidários.
Na sequência, ele convidará os líderes que, em sua avaliação, possuem as maiores chances de formar um governo. Esse processo pode levar semanas.
O primeiro líder designado tem 28 dias para formar um governo, com a possibilidade de uma prorrogação de 14 dias caso não consiga fazê-lo.
Se o primeiro candidato não obtiver sucesso, o presidente pode transferir a incumbência para um segundo candidato, que terá 28 dias para formar um governo.
Caso a segunda tentativa também fracasse, a maioria dos membros do Knesset pode solicitar ao presidente que encarregue um terceiro candidato, que terá, então, 14 dias para montar uma coalizão.
Se tudo isso falhar, haverá uma nova eleição.
(Com informações de Kara Fox e Tal Shalev, da CNN)
Knesset, Likud: Entenda os principais termos da eleição de Israel
