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Studio Ipsos, il 71% dei giovani vuole l’educazione sessuale a scuola. E uno su tre si informa con la pornografia

29 October 2026 at 15:59

I giovani italiani hanno domande sul sesso, sul consenso, sulla contraccezione e sulle malattie sessualmente trasmissibili, ma spesso non trovano un interlocutore a cui porle. Secondo l’indagine Ipsos per Medici del Mondo, il 71% dei giovani intervistati chiede che sia la scuola a occuparsi dell’educazione sessuale e affettiva. Nell’indagine sono stati coinvolti mille giovani, tra i 16 e i 25 anni, un campione rappresentativo per genere, fascia d’età e area geografica di residenza. “Si tratta di una generazione in cui sei intervistati su dieci sono sessualmente attivi”, ha detto Barbara Toci, Senior Researcher – Public Affairs di Ipsos Doxa, che durante la conferenza stampa al palazzo della Regione Lombardia ha esposto i dati dello studio. “Tre giovani su quattro si dichiarano preoccupati per le infezioni sessualmente trasmissibili, ma non sono abbastanza informati su quali sono le malattie, come si trasmettono e come proteggersi”, ha detto Toci.

Per Elisa Visconti, direttrice di Medici del Mondo, “parlare di educazione sessuale e affettiva equivale a fare prevenzione per la salute individuale e pubblica”. Nel dibattito pubblico e politico italiano, l’educazione sessuale spesso viene trattata come “merce di scambio per voti”, ma diventa di primaria importanza quando si guarda ai dati: “In Italia le infezioni non sono diminuite o scomparse, anzi. Dal 2010 al 2024 la gonorrea si è quadruplicata, con un aumento del 12% rispetto al 2023”, ha affermato Visconti. Internet e l’intelligenza artificiale sono le principali fonti di informazione per i giovani: solo il 18% del campione si è rivolto al personale medico e il 14% a un consultorio. “Uno su tre dichiara di aver avuto come unica fonte la pornografia, pur essendo consapevoli del fatto che sia la rappresentazione di una realtà distorta”.

Per l’Oms, l’educazione sessuale e affettiva dovrebbe essere una materia obbligatoria sin dall’età di 5 anni, per diminuire l’esposizione a infezioni, violenza di genere e gravidanze indesiderate. Nell’Unione Europea sono 19 i paesi che seguono queste linee guida, mentre l’Italia, con il ddl Valditara, ha vietato l’educazione sessuo-affettiva fino alle scuole medie. “Purtroppo non possiamo più entrare nelle scuole, ma sono i giovani e spesso anche i genitori a chiederci una mano perché non sono in grado di gestire relazioni, emozioni, rispetto” ha detto Marta Galli, educatrice e consulente di Italy Needs Sex Education. Nella sua esperienza, Galli ha incontrato più volte bambini delle elementari che erano già a conoscenza di contenuti pornografici o che si sono rivolti a lei per chiedere se la forma dei loro genitali fosse normale. Alle scuole superiori, invece, molte ragazze usano la pillola del giorno dopo come metodo di contraccezione, ignorando le possibili conseguenze. “Se adesso i bambini ci fanno delle domande su queste tematiche noi dobbiamo rispondere ‘chiedi ai tuoi genitori’, perché dal punto di vista legale non possiamo occuparcene noi, anche se siamo dei professionisti”.

Le 600mila firme che sono state raccolte per il referendum “Sì educazione affettiva nelle scuole” sono un segnale della volontà popolare. “Tantissimi ragazzi hanno espresso la volontà di firmare, ma non potevano perché minorenni, altrimenti saremmo arrivati a 2 milioni”, ha affermato Andrea Grassi del Comitato promotore del Referendum, che ha ribadito l’importanza di tenere alta l’attenzione per evitare che con l’anticipo delle elezioni il referendum slitti o cada nel dimenticatoio. Sulla necessità di avere risposte da parte delle politica sono intervenuti anche Luca Paladini e Paola Bocci, consiglieri di opposizione in Regione Lombardia che da anni cercano di tenere alta l’attenzione sul tema delle malattie sessuali e sui diritti. “Lavorare su queste tematiche in Regione non è semplice; una decina di esponenti della maggioranza sono pro vita e un consigliere di Forza Italia si presenta a tutte le sedute con la spilletta per abolire la legge 194“, ha affermato Paladini. A titolo esemplificativo, il consigliere ricorda come al centro per le Malattie Trasmesse Sessualmente di Milano, ci siano stati diversi casi di ragazzi di 18 anni che erano alla terza sifilide: “Oltre alla malattia, si crea anche un problema di resistenza ai farmaci”.

Lo studio ha anche rivelato che un ragazzo su dieci non usa i preservativi per motivi economici e solo il 36% degli intervistati si protegge sempre durante i rapporti sessuali. “Non possiamo chiedere ai giovani di essere responsabili senza offrire loro gli strumenti per esserlo”, ha affermato Visconti. “Come possiamo considerare i giovani abbastanza adulti per poter rispondere delle proprie azioni, ma non abbastanza per ricevere un’educazione alla sessualità, al consenso e alle relazioni?”, si è chiesta la direttrice di Medici del Mondo, marcando ulteriormente l’importanza che l’educazione, fatta da professionisti, ha per i giovani.

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Referendum educazione affettiva nelle scuole, c’è il sì della Cassazione: “Ora mobilitazione nazionale per abrogare il ddl Valditara”

27 October 2026 at 15:16

La Cassazione ha dato il via libera al referendum contro la legge sull’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, promossa prima dal deputato Rossano Sasso, ex Lega e oggi esponente di Futuro nazionale e poi dal ministro Giuseppe Valditara. A comunicarlo è il comitato “Sì Educazione Affettiva nelle scuole”, che sui propri canali social ha annunciato l’esito positivo del primo passaggio istituzionale. Per arrivare alle urne, tuttavia, manca ancora il pronunciamento della Corte costituzionale sull’ammissibilità del quesito. “Ci avevano detto che non si poteva fare, che c’erano ostacoli burocratici impossibili da superare. Non vi annoiamo con i dettagli tecnici. Vi diciamo solo che avevamo ragione noi”, scrive il comitato, ringraziando chi ha firmato, raccolto adesioni e sostenuto la campagna. “Adesso manca l’ok della Corte costituzionale, e siamo fiduciosi”. Per i promotori, il prossimo passaggio sarà trasformare il risultato in una mobilitazione nazionale: organizzare incontri, far conoscere il quesito e coinvolgere associazioni, insegnanti, studenti, professionisti della salute e realtà del terzo settore.

La legge contestata è quella n. 104 del 2026, che introduce il consenso informato preventivo delle famiglie per la partecipazione degli studenti alle attività scolastiche che affrontano temi legati alla sessualità. Per le scuole dell’infanzia e primarie, la norma vieta le attività didattiche di questo tipo. Negli altri gradi di istruzione, gli istituti devono richiedere un’autorizzazione scritta almeno sette giorni prima, indicando finalità, contenuti e materiali didattici. In assenza del consenso, gli studenti non possono partecipare alle attività interessate. Per quelle extracurricolari è prevista l’astensione dalla frequenza; per le iniziative di ampliamento dell’offerta formativa, la scuola deve garantire un’attività alternativa. Il referendum punta ad abrogare la legge, ma il suo eventuale successo non introdurrebbe automaticamente nuove norme sull’educazione affettiva e sessuale. L’abrogazione eliminerebbe le disposizioni contestate, senza sostituirle con una disciplina che garantisca percorsi di educazione affettiva nelle scuole.

Il comitato chiede al governo di predisporre le condizioni per accorpare la consultazione al primo turno delle elezioni amministrative della primavera 2027, così da condividere, dove possibile, le operazioni organizzative ed evitare spese duplicate. La data del voto, però, dipende anche dall’eventuale calendario elettorale nazionale. In caso di scioglimento anticipato delle Camere, l’articolo 34 della legge n. 352 del 1970 prevede la sospensione dei referendum già indetti e il loro rinvio a dopo l’insediamento delle nuove Camere, con la ripresa dei termini previsti dalla legge. Se si verificassero elezioni politiche anticipate, come è probabile che sia, la consultazione potrebbe slittare, rendendo impossibile il voto nella primavera del 2027. L’ipotesi di un rinvio al 2028 dipenderebbe dalla tempistica concreta degli eventuali eventi elettorali e dall’iter referendario.

Resta da chiarire il sostegno delle forze politiche alla campagna referendaria. Il Partito democratico e il Movimento 5 stelle si sono espressi contro la legge, ma la loro adesione alla mobilitazione non è ancora definita. Superato il primo passaggio, ora la parola spetta alla Corte costituzionale, che dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito. Se il referendum arriverà alle urne, la sfida per i promotori sarà far conoscere la consultazione e mobilitare gli elettori per raggiungere il quorum necessario alla sua validità e aprire così la strada all’abrogazione della legge.

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Separatists Won Elections in Quebec

19 October 2026 at 09:19
The Parti Québécois, which advocates for the independence of the French-speaking province, has won the elections in Quebec but failed to secure a clear majority to govern alone. The party returns to power for the first time since 2014, and the outcome poses a significant political challenge for Canadian Prime Minister Mark Carney. With over […]

Was bleibt nach der Volksabstimmung von der Schweizer Neutralität?

14 October 2026 at 06:08
Ich habe einen sehr interessanten Artikel über die Volksabstimmung in der Schweiz gefunden, in der die Mehrheit es abgelehnt hat, die Neutralität der Schweiz in der Verfassung festzuschreiben. Was den Artikel so interessant macht, ist neben den vielen interessanten Fakten die Tatsache, dass er von einem slowenischen Autor geschrieben wurde, also von jemandem, der die […]

Second Village to Hold Vote on Referendum to Leave Britain

7 October 2026 at 09:00

A second village is to hold a vote on whether to have a referendum to leave the UK in protest over plans to create a camp to house 1,250 asylum seekers in a former RAF base nearby.

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