❌

Normal view

Iran agli USA: sette condizioni per la pace, nessun passo indietro

 

L’Iran non intende compiere nuovi passi verso un accordo con gli Stati Uniti finché Washington non avrà soddisfatto integralmente le sette condizioni poste da Teheran. A riferirlo è una fonte iraniana informata ad Al Mayadeen, che ha definito le richieste una «linea rossa» dalla quale la Repubblica Islamica non è disposta a retrocedere. Al centro della vicenda anche uno scambio di messaggi tra il vicepresidente statunitense JD Vance e Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale iraniano. La ricostruzione fornita dal presidente Donald Trump, secondo cui la comunicazione USA sarebbe stata una risposta a una richiesta iraniana di medicinali e attrezzature, viene respinta da Teheran come completamente falsa.

L'Iran nega inoltre che lo scambio rappresenti un segnale di cedimento o un progresso concreto nei negoziati. Secondo fonti iraniane, il ricorso alla corrispondenza diplomatica rifletterebbe piuttosto l'incapacità di Washington di raggiungere i propri obiettivi attraverso altri strumenti. L'ex ambasciatore iraniano in Libano, Mojtaba Amani, sostiene che Trump abbia bisogno di un'intesa per salvare la faccia in vista delle elezioni di metà mandato. La posizione iraniana è netta: le sette condizioni dovranno essere soddisfatte tutte contemporaneamente, senza applicazioni graduali. Fino ad allora, Teheran esclude sia la riapertura dello Stretto di Hormuz sia l'avvio di nuovi negoziati. Le richieste comprendono la cessazione delle operazioni militari e delle ostilità su tutti i fronti, incluso il Libano; lo sblocco degli asset iraniani congelati; la fine del blocco navale e petrolifero; la revoca delle sanzioni economiche e politiche; il ritiro delle forze navali e aeree statunitensi dalle aree vicine all'Iran; il risarcimento dei danni di guerra e la cessazione delle minacce e degli insulti rivolti a Teheran.

Particolarmente delicato resta il dossier nucleare. L'Iran accusa Washington di voler utilizzare la questione per privarlo della propria capacità di deterrenza e presentare il conflitto come un successo statunitense. Teheran teme inoltre che un eventuale trasferimento all'estero del materiale nucleare arricchito possa aprire la strada a una nuova aggressione anziché garantire la fine della guerra. Un messaggio è rivolto anche ai mediatori: l'Iran non accetterà che il loro ruolo si riduca a trasmettere le richieste statunitensi e a esercitare pressioni sulla Repubblica Islamica. La mediazione, sostiene Teheran, deve rispettare principi di imparzialità e non trasformarsi in uno strumento per imporre la volontà di Washington.

Infine, sul fronte regionale, l'Iran avverte che qualsiasi utilizzo delle basi statunitensi nei Paesi del Golfo per lanciare attacchi contro interessi iraniani provocherà una risposta proporzionata alla natura dell'aggressione. Una linea dura che segnala come Teheran non sembri intenzionata a concedere aperture unilaterali. La partita diplomatica resta aperta, ma la Repubblica Islamica vuole negoziare da una posizione di forza, senza accettare che la pressione militare ed economica statunitense determini i termini di un eventuale accordo.


LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE "Il MONDO IN 10 NOTIZIE" - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI. 

SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA

CLICCA QUI

Il vuoto diplomatico dell’UE: la Russia tratta con i singoli Paesi europei

Mentre l’Unione Europea continua a presentarsi come protagonista della politica internazionale, la realtà diplomatica racconta una storia diversa. Il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno avuto un colloquio telefonico di un’ora e mezza con Vladimir Putin, senza il coinvolgimento di Kaja Kallas, l’Alta rappresentante dell’UE per la politica estera. Una conversazione inizialmente prevista per appena venti minuti, che i due leader scandinavi hanno definito franca e approfondita. Il dato politicamente più significativo è che a dialogare con il Cremlino non sia stata la rappresentante della diplomazia europea, bensì i leader di due Paesi che hanno scelto di muoversi in autonomia, senza parlare a nome dell’intera Unione.

L’episodio mette in luce le profonde contraddizioni della politica estera comunitaria. Da quattro anni, sottolinea il premier norvegese, l’UE non è riuscita a elaborare un messaggio comune né una strategia condivisa nei confronti della Russia. Una frammentazione che indebolisce la capacità negoziale europea proprio mentre si discute di come porre fine al conflitto in Ucraina. La stessa Kallas aveva ammesso in precedenza che Bruxelles non può svolgere pienamente il ruolo di mediatore tra Mosca e Kiev, dal momento che l’Occidente sostiene militarmente e politicamente l’Ucraina. Una constatazione che solleva interrogativi sulla sua capacità di rappresentare gli interessi diplomatici dell’Unione. Nel frattempo, la russofoba Kallas ha criticato le iniziative negoziali promosse dagli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, senza però riuscire a conquistare un ruolo centrale nei successivi incontri diplomatici.

E anche qualora Bruxelles dovesse ottenere un posto al tavolo delle trattative, secondo la ricostruzione proposta dal testo, la delegazione potrebbe essere guidata da figure vicine alla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, lasciando ancora una volta Kallas ai margini. Il problema, tuttavia, va oltre la singola figura politica. Le ambizioni di Bruxelles di assumere la guida del cosiddetto Occidente si scontrano con le divisioni interne, l’assenza di una linea condivisa e una strategia sempre più identificata con il confronto e la pressione su Mosca. Il risultato è un’Europa che proclama la propria centralità geopolitica, ma fatica a incidere sui processi diplomatici più importanti.

Mentre alcuni leader cercano canali diretti con il Cremlino, la diplomazia comunitaria rischia di restare spettatrice di decisioni che determineranno il futuro della sicurezza europea.


LA NOTIZIA CHE HAI LETTO FA PARTE DE "Il MONDO IN 10 NOTIZIE" - LA NEWSLETTER CHE OGNI GIORNO ALLE 7.00 DEL MATTINO ARRIVA NELLE EMAIL DEI NOSTRI ABBONATI. 

SCOPRI COME ABBONARTI A L'ANTIDIPLOMATICO E SOSTENERE LA NOSTRA LUNGA MARCIA

CLICCA QUI

Paura per Cobolli: scoppia a piangere e si ritira contro Berrettini. “Quelle lacrime non erano di dolore”. A rischio le Finals

29 October 2026 at 22:38

Il problema alla gamba sinistra, la paura, il ritiro e poi il pianto liberatorio pensando alle Atp Finals, consolato dall’amico e avversario Matteo Berrettini. Finisce in lacrime il primo derby di Flavio Cobolli contro Berrettini: nell’ottavo di finale dell'”Erste Bank Open”, Atp 500 in scena sul cemento indoor di Vienna, in Austria, Cobolli finisce ko per un problema alla gamba sinistra e si ritira al cambio campo sotto 2-5. Berrettini affronterà ai quarti l’australiano Alex De Minaur, testa di serie numero 5. Ma la preoccupazione è tutta per Cobolli, che a fine match è scoppiato a piangere, probabilmente pensando a quelle Finals tanto sognate in programma tra meno di un mese.

“Vienna, mi dispiace salutarti così. Amo questo torneo e avevo tantissima voglia di sfidare Matteo, con tutti voi sugli spalti. Ho sentito qualcosa nel match dell’altra sera, ma ho voluto provarci fino in fondo. Oggi però ho capito che continuare avrebbe significato forzare troppo e mi sono dovuto fermare”, ha scritto Cobolli in un post Instagram dopo l’infortunio. “Quelle lacrime non erano di dolore. Erano emozione, forse un po’ di stress e la delusione di dover lasciare il campo quando avrei voluto solo restarci. Domani farò tutti gli esami e vi aggiornerò appena possibile. Non preoccupatevi, conto di esserci a Parigi. Grazie per tutto l’affetto”.

“Mi dispiace davvero tanto per lui. Ci sono passato tante volte, forse troppe. È per questo che mi sono emozionato. So quanto possa essere difficile e so quanto desideri essere a Torino. E l’ultima cosa che vorresti è infortunarti poche settimane prima. Ma speriamo che non sia nulla di troppo serio“, ha detto Berrettini a caldo nell’intervista post match, parlando di Flavio Cobolli. “L’idea di oggi era semplicemente scendere in campo e celebrare il percorso che stiamo facendo entrambi. Siamo partiti da Roma, eravamo due ragazzini che giocavano a tennis nei fine settimana. Ricordo il giorno in cui scelse il tennis al posto del calcio. Mi ricordo i suoi occhi: sono gli stessi che ha ancora oggi, quelli di quel bambino che sognava di giocare sui palcoscenici più importanti. E penso che meriti di essere lì. Penso che meriti la carriera che sta costruendo. Gli auguro davvero il meglio e cercherò di aiutarlo in ogni modo possibile. Gli ho appena detto di vivere il momento, di non andare troppo avanti con la mente e con i pensieri. È quello che facevo io in passato, ma non mi aiutava affatto. Bisogna vivere un giorno alla volta. Sono sicuro che abbia a disposizione un ottimo team di medici che lo seguirà nel percorso di recupero” ha aggiunto Berrettini.

Per Cobolli, quello di Vienna, poteva essere il torneo per sugellare la qualificazione alle Atp Finals, che classifica alla mano sono un obiettivo più che alla sua portata, ma adesso saranno da valutare le sue condizioni fisiche dopo l’infortunio. “Le Nitto Atp Finals, ha aggiunto, rivestono un’importanza particolare per ogni tennista di vertice. Anche solo esserci, dopo una grande stagione, è quasi come vincere un trofeo. Non essere riuscito a concludere il girone nel 2021 è probabilmente ancora la cosa che mi fa più male in tutta la mia carriera – spiega Berrettni -. Ricordo l’energia di Torino, l’orgoglio di essermi qualificato e di aver sentito il calore della mia gente sugli spalti. Ma, per fortuna, dopo quell’esperienza ho sentito tanto affetto da parte delle persone di tutto il mondo. Quindi, forse è un brutto ricordo, ma in fondo è anche bello, se penso a tutto l’impegno che ho messo per arrivare fin lì. Adesso, naturalmente, sono felice che ci siano tanti giocatori italiani e che anche Sinner sia riuscito a vincerlo. Magari un giorno tornerò anch’io. Non lo so. Ma auguro a Flavio il meglio“, ha concluso Berrettini.

L'articolo Paura per Cobolli: scoppia a piangere e si ritira contro Berrettini. “Quelle lacrime non erano di dolore”. A rischio le Finals proviene da Il Fatto Quotidiano.

Soldi e politica, “Finanziamenti privati ormai diretti verso singoli candidati, serve più trasparenza su eletti e fondazioni”: l’appello di The Good Lobby e Transparency International

29 October 2026 at 21:20

“L’Italia ha avuto un passaggio dal finanziamento prevalentemente pubblico a un finanziamento in larga parte privato senza mettere in campo un apparato di regole che ci aiutino a vedere in piena trasparenza chi finanzia la politica. Le norme esistenti riguardano soprattutto i partiti, ma questi sono ormai residuali. Chi intercetta i fondi sono prevalentemente quelle che si chiamano terze parti, associazioni politiche, fondazioni politiche che spesso riescono ad aggirare le regole della rendicontazione che invece riguardano i partiti. Allo stesso modo, se i soldi oggi passano direttamente verso i candidati, serve avere una reale trasparenza sui finanziamenti dei singoli eletti”. A rivendicarlo è Federico Anghelè, direttore di The Good Lobby Italia, nel corso della presentazione pubblica dell’Osservatorio Moneytor, dedicato al monitoraggio del finanziamento alla politica italiana.

L’iniziativa, organizzata alla Fondazione Lelio e Lisli Basso a Roma, è stata l’occasione per la presentazione, da parte del gruppo di ricerca di Transparency International Italia, delle ultime elaborazioni preliminari dei nuovi dati relativi alle fonti di finanziamento della politica (l’aggiornamento definitivo avverrà a novembre, in base alle tempistiche di legge che consentono ai partiti di rendicontare le erogazioni anche nelle annualità successive).

“I nuovi dati ci dicono principalmente che la tendenza della diminuzione di finanziamenti ai partiti è riconfermata, come negli ultimi due anni. Tra il 2020 e il 2025, il sistema politico ha raccolto complessivamente circa 134,4 milioni di euro di contributi privati. Ma nell’ultimo anno, le entrate si fermano a 16,281 milioni di euro, segnando una flessione del
-20,1% rispetto al 2024. Si tratta del volume di raccolta più basso dal 2018 e lontano dal picco di quasi 33 milioni registrato nel 2022″, hanno sottolineato Aiste Galinyte e Roberto Giambelli per Transparency International Italia.

In base ai dati preliminari è stato registrato come nel 2025 tra i partiti che hanno beneficiato di più ci sia “il ritorno in vetta della Lega, con 4,325 milioni di euro, mentre nel podio seguono Forza Italia (3,048 milioni) e M5S (2,698 milioni). Fratelli d’Italia si ferma a 2,271 milioni, seguito dal PD con 1,914 milioni. Per quanto riguarda il trend triennale, nel periodo 2023-2025, sempre la Lega si conferma la forza politica con la maggiore capacità di attrazione fondi”, hanno spiegato. “Si confermano approcci opposti, con partiti (PD, FdI, M5S) che sopravvivono grazie al prelievo sugli stipendi degli eletti, e altri (Forza Italia, Lega) in grado di intercettare milioni di euro dal settore privato“.

Ma se i finanziamenti verso i partiti sono comunque in flessione, ha sottolineato Vincenzo Smaldore per Fondazione Openpolis, il motivo è dovuto al fatto che ormai i soldi si spostano direttamente verso i candidati: “Troviamo sempre pochi soldi nei bilanci dei partiti e quelli che troviamo sono per lo più le rimesse degli eletti, perché l’interesse privato non ha più utilità a passare per il partito, raggiunge direttamente il candidato. Sono gli eletti che hanno i cordoni della borsa, anche qui innanzitutto di soldi pubblici, così assumono una rilevanza fino a quel momento mai avuta in Italia le tesorerie dei gruppi parlamentari, oltre che le tesorerie dei Consigli regionali. Allo stesso tempo abbiamo un’esplosione del fenomeno di associazioni, fondazioni, comitati vari riconducibili ai singoli e questo complica tantissimo, perché un’associazione può avere dei finanziamenti privati, può fare delle feste, dei festival, dei convegni e quindi prendere degli sponsor, può fare un’impresa editoriale e quindi vendere la pubblicità“.

Così sono proprio le fondazioni le realtà dove si nascondono le zone grigie e dove i controlli, nei fatti, sono del tutto inefficaci, come precisa Transparency International: “Per la legge queste sono equiparate ai partiti per obblighi di trasparenza, quindi noi abbiamo monitorato quei soggetti collegati ai politici o ai partiti nazionali e che hanno dichiarato le donazioni ricevute dal Parlamento nell’anno 2025. Eppure siamo riusciti a rilevarne solo tre. Ovvio che potrebbero esserci anche altri soggetti che magari o non dichiarano, oppure riescono a aggirare gli obblighi di trasparenza”.

Lo stesso Anghelè precisa: “Mi ricordo un dato di qualche anno fa di Fondazione Openpolis in cui si spiegava come le fondazioni politiche fossero oltre 100. Se oggi in realtà sono solo tre, dove sono sparite tutte le altre? Vuol dire che fatta la legge, trovato l’inganno. Noi abbiamo bisogno di una piattaforma che tracci i fondi alla politica nel suo complesso e non solo a quello che è rimasto residuale, cioè il partito, ma per farlo abbiamo bisogno intanto che la legge Spazzacorrotti del 2019, che allargava le regole di trasparenza anche alle fondazioni, venga di fatto ridefinita. Serve una riconsiderazione di cos’è una fondazione, di cos’è un’associazione politica”.

E ancora, ha continuato il direttore di The Good Lobby: “Sicuramente questo tema del finanziamento alla politica è un tema molto poco ascoltato da questa maggioranza e da questo governo. Ci sono delle forze politiche che hanno deciso, come Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Avs di non accettare più fondi da parte di aziende o di privati. Sicuramente da una parte è un’attività di autoregolamentazione utile, ma noi crediamo che serva un’azione di sistema“.

Ma Anghelè lancia un appello anche affinché venga modificato il disegno di legge sulla regolamentazione delle attività di lobbying, arrivato al Senato dopo la prima approvazione alla Camera, che rischia di essere “un’occasione sprecata“. Il motivo? “Si tratta di un testo che ci trova molto critici perché garantirebbe enormi esenzioni. Secondo i nostri calcoli oltre il 50% degli incontri non verrebbero di fatto resi trasparenti. Si considera per lobbying soprattutto l’accesso ai luoghi istituzionali, ma sappiamo benissimo che oggi gli incontri tra i portatori di interessi e i decisori pubblici avvengono – e la cronaca appunto è molto fantasiosa da questo punto di vista – in luoghi diversi. Ma non solo. Tutte le grandi corporazioni come le associazioni datoriali, le associazioni sindacali, verrebbero escluse dagli obblighi di trasparenza. Siamo convinti che ci siano ancora i margini per poter intervenire, modificare il testo, renderlo più robusto ed effettivo. Altrimenti sarà un’operazione puramente cosmetica“.

L'articolo Soldi e politica, “Finanziamenti privati ormai diretti verso singoli candidati, serve più trasparenza su eletti e fondazioni”: l’appello di The Good Lobby e Transparency International proviene da Il Fatto Quotidiano.

Incidente ferroviario in Spagna, Tajani: Ho parlato con italiano ferito ricoverato

29 October 2026 at 20:57

(Agenzia Vista) Roma, 29 ottobre 2026
“Quindi condividiamo il dolore del popolo spagnolo e siamo a disposizione per aiutare in qualsiasi cosa serva di questo momento di grande dolore per un paese fratello, insomma, che è uno dei paesi più vicini all’Italia”. Lo ha detto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani in un punto stampa al Senato.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

L'articolo Incidente ferroviario in Spagna, Tajani: Ho parlato con italiano ferito ricoverato proviene da Affaritaliani.it.

Magi alla presentazione libro Emma Bonino “Europa è patria”: Sovranisti non affrontano le crisi

29 October 2026 at 20:57

(Agenzia Vista) Roma, 28 ottobre 2026
“I sovranismi, e quindi i regimi sovranisti, o i partiti sovranisti, o gli stati e i Governi sovranisti, non riescono nei fatti ad affrontare credibilmente, tantomeno a risolvere nessuna delle grandi questioni del nostro tempo”. Lo ha detto Riccardo Magi di Più Europa in un’intervista fuori Montecitorio.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

L'articolo Magi alla presentazione libro Emma Bonino “Europa è patria”: Sovranisti non affrontano le crisi proviene da Affaritaliani.it.

Crosetto scettico sulla fine delle guerre a breve: “Tempistiche sui nuovi aiuti a Kiev? Non lo so, quando sarà possibile”

29 October 2026 at 20:51

“A breve non c’è possibilità di missione di pace a Hormuz“. Lo ha detto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, intervistato dal direttore dell’Adnkronos, nel corso dell’evento “L’Italia dei Territori”, organizzata da Sud chiama Nord a Roma.

Il titolare della Difesa del governo Meloni, sulla guerra in Ucraina, ha aggiunto: “Non vedo la possibilità di una soluzione in Ucraina prima della prossima estate perché la Russia utilizzerà sicuramente l’inverno come arma di pressione. La tattica russa è cambiata, sta colpendo le infrastrutture civili ed energetiche. Colpire le infrastrutture energetiche in una nazione come l’Ucraina in inverno dove si arriva anche a -30,- 25 ha un effetto sulla popolazione. Per cui la Russia aspetterà. Non penso chiuderà a breve”.

Il ministro, durante il suo intervento, ha parlato degli aiuti all’Ucraina. ”L’Italia ha dato a Kiev degli strumenti che sono serviti a difendersi. Se domani l’Italia decide di rompere il fronte Nato-Europa e di non aiutare più l’Ucraina, significherebbe mettersi sotto la lente di ingrandimento negativa in Europa, non si fermerebbe la guerra. Noi non parliamo di aiuti significativi, io penso che gli aiuti che potrei dargli con un nuovo pacchetto sono di fermare 50/60/70 missili droni sulle migliaia che arrivano, però magari salvo 200 500, 1000 civili, bambini, non lo so”. “Il tema – ha aggiunto – è se io non ti do più aiuti, significa che ho cambiato il mio giudizio, significa che io ho deciso che ha ragione la Russia. Quindi accettiamo l’idea che uno Stato più forte possa conquistare un altro Stato. Io non l’ho accettato a Gaza, non l’accettiamo per l’Ucraina”. Ma poi sull’invio del nuovo pacchetto di aiuti, su cui le frizioni con la Lega sono evidenti, il ministro Crosetto non ha offerto ai cronisti una tempistica chiara: “Non lo so, quando sarà possibile”.

L'articolo Crosetto scettico sulla fine delle guerre a breve: “Tempistiche sui nuovi aiuti a Kiev? Non lo so, quando sarà possibile” proviene da Il Fatto Quotidiano.

L’accordo tra Carabinieri e Agenzia delle Entrate fa arrabbiare la Finanza. Interviene Giorgetti: rescisso in 24 ore

Un protocollo d’intesa tra i Carabinieri e l’Agenzia delle Entrate ha minato per qualche ora i rapporti istituzionali tra i Carabinieri e la Guardia di Finanza. Al punto che alla fine l’accordo è stato rescisso dall’Ente di riscossione stesso dopo meno di 24 ore. E secondo quanto risulta a Il Fatto anche in virtù di un intervento del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

A creare l’incidente istituzionale un accordo quinquennale sottoscritto il 28 ottobre, che aveva l’intento di “affinare le capacità operative” in ambito economico finanziario dei militari dell’Arma. E che avrebbe messo “a disposizione il proprio patrimonio di esperienze e i propri istituti di istruzione per consolidare le competenze del personale dell’agenzia in materia di tecniche info-investigative”. L’intesa però ha avuto come conseguenza una reazione di alcuni della Guardia di Finanza, che lamentavano una invasione di campo, portando al dietrofront. Le competenze su cui i carabinieri chiedevano di essere formati – analisi delle dinamiche di mercato, dell’esercizio d’impresa, del monitoraggio immobiliare e dei sistemi di controllo e verifica tributaria ed erariale – sono infatti quelle tipiche delle Fiamme Gialle, il corpo militare che dipende direttamente dal ministero dell’Economia e Finanze e che collabora direttamente con l’Agenzia. L’annuncio del protocollo aveva sin da subito dunque generato parecchi malumori, come dimostra una lettera inviata sempre nella giornata di ieri alla premier Giorgia Meloni e al ministro Giorgetti, firmata da Usif, Silf e Siaf, i principali sindacati della Gdf.

Per capire meglio le ragioni delle lamentele della finanza, basta leggere proprio la missiva. Qui le sigle sostengono vi fosse “il rischio che i sessantamila finanzieri si sentano messi da parte” e “fare finta di nulla o far passare questa scelta come una semplice collaborazione formale potrebbe significare non voler vedere che, probabilmente, ci siano iniziative che potrebbero mirare ad indebolire la forza e la centralità dell’Istituzione GdF”. I sindacati, infatti, ricordano anche che “siamo il Corpo di Polizia più antico d’Italia, con un’identità chiarissima che, pur facendo parte del comparto di Difesa e Sicurezza, vede il proprio lavoro – in tempo di pace – interamente dedicato alla tutela economico-finanziaria dello Stato e dell’Unione Europea, sotto la linea d’indirizzo del Ministero dell’Economia e delle Finanze”. E sostengono, con risalto, che “la Guardia di Finanza è e resta l’unico presidio di Polizia economico-finanziaria a competenza generale nel nostro Paese”. I malumori sono arrivati fin nelle stanze del ministro Giorgetti. E alla fine il protocollo è stato rescisso.

L'articolo L’accordo tra Carabinieri e Agenzia delle Entrate fa arrabbiare la Finanza. Interviene Giorgetti: rescisso in 24 ore proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il nuovo stadio di Inter e Milan si chiamerà “Generali Stadium”: i dettagli dell’accordo

29 October 2026 at 20:37

Il nuovo stadio di Milano si chiamerà “GENERALI STADIUM” e sarà pronto per la stagione 2031/32. Accordo commerciale siglato dunque tra i due club e una delle principali compagnie assicurative in Italia, riconosciuta anche in Europa. Il progetto è stato svelato al Castello Sforzesco di Milano, alla presenza dei vertici dei due club e dei due progettisti, Lord Norman Foster e David Manica. La struttura sarà ovale e non più rettangolare come l’attuale San Siro, l’elemento visivo più impattante è l’esterno con le sue linee ondulate (verso il basso sui lati lunghi del campo per poi alzarsi in corrispondenza delle due curve, con il punto più alto che supera i 60 metri) e 80 “diamanti” in membrana a caratterizzarne la struttura (all’interno ci sono i led per personalizzare lo stadio a seconda della squadra che gioca in casa).

Il tetto presenterà 27mila metri quadri di fotovoltaico, con i pannelli solari che lo renderanno indipendente e autonomo dal punto di vista energetico. “Sigillato” a livello acustico, il suono potrà uscire solo dall’alto, e restando all’interno del catino garantirà un fortissimo effetto tifo. La capienza sarà di 71500 posti, con le tribune inclinate di 37 gradi che offriranno un impatto visivo simile a quello dell’attuale San Siro o il famoso muro giallo di Dortmund.

L’accordo prevede che il nuovo stadio prenda il nome di Generali Stadium fin dal primo momento, in quella che i due club definiscono come una delle partnership più rilevanti a livello globale. In particolare, i ricavi si aggireranno intorno ai 650 milioni di euro a lungo termine – spiega La Gazzetta dello Sport – nell’arco di circa 20 anni. Generali (che sarà anche Official Insurance Partner di entrambi i club) durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – dovrà lasciare il nome e la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

L'articolo Il nuovo stadio di Inter e Milan si chiamerà “Generali Stadium”: i dettagli dell’accordo proviene da Il Fatto Quotidiano.

Svelato il progetto del nuovo stadio di Inter e Milan: capienza, forma, la particolarità del podio e quando sarà inaugurato – Le prime foto

29 October 2026 at 20:37

La forma è quella di un catino sopraelevato su un podio, con una doppia curvatura verso il basso in prossimità delle due tribune, che si alza nelle curve e raggiunge un’altezza massima di 60 metri. Nessun effetto wow a primo impatto, vista la sua struttura semplice. Ma nella sua semplicità, il Generali Stadium – nuovo stadio di Inter e Milan che sorgerà sempre nell’area di San Siro e che sarà composto da due anelli – trasporta comunque il pubblico in una dimensione diversa. Il primo impatto sarà senza dubbio differente nel giorno dell’inaugurazione, con l’atmosfera da stadio, una partita e tutta l’area intorno ricca di spazi ristoro e per lo shopping. E per i progettisti – in ottica futura – c’è anche la suggestione di ospitare grandi show, concerti, match di football americano e altri eventi sportivi.

La capienza? Confermate le indiscrezioni: sarà di 71.500 posti (di cui circa 11.500 corporate, più di 7mila in più dell’attuale) e sarà inaugurato nella stagione 2031/32 (la prima previsione è fine 2031), con l’obiettivo – scrivono Inter e Milan – “di avviare i lavori nel 2028“. Tutto ciò è stato rivelato oggi, nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco, dove è stato svelato il progetto e il rendering del nuovo stadio che ospiterà le partite di Milan e Inter e che avrà il difficile compito di sostituire San Siro, la “scala del calcio” che verrà abbattuta proprio dopo il completamento del nuovo impianto. Durante le partite sarà possibile accedere al podio che sostiene lo stadio soltanto con biglietto, mentre l’accesso sarà libero nei giorni senza eventi. Sul podio saranno presenti punti di ristoro e aree shopping. Sotto sarà costruito un parcheggio.

1 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

2 / 22

generali stadium (3)

3 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

4 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

5 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

6 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

7 / 22

Fonte: FC Inter e AC Milan

8 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

9 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

10 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

11 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

12 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

13 / 22

Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

14 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

15 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

16 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

17 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

18 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

19 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

20 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

21 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

22 / 22

Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

A coronare l’edificio è una copertura a doppia curvatura, “dalla silhouette inconfondibile”, scrivono Inter e Milan nella nota pubblicata dopo l’incontro al Castello Sforzesco. “Più di una dichiarazione architettonica, incornicia ed esalta le due iconiche curve, creando una potente identità visiva e integrando tecnologia fotovoltaica, ottimizzazione acustica e altre soluzioni di sostenibilità essenziali per uno stadio moderno”, si legge ancora nella nota. Sopra la copertura, appunto, impianti fotovoltaici che rendono l’impianto autosostenibile.

Le tribune avranno un’inclinazione del 37% (contro il 41% dello stadio attuale) per garantire un’atmosfera più immersiva e ridurre la percezione dei suoni all’esterno. La capienza sarà appunto di 71mila e 500 posti, circa 4mila in meno dell’attuale San Siro: una richiesta fatta dai due club – secondo quanto trapela – agli autori del progetto Foster + Partners e MANICA, guidati da Lord Norman Foster, tra i protagonisti più autorevoli dell’architettura contemporanea, e David Manica, riferimento internazionale nella progettazione di stadi all’avanguardia. Il nuovo impianto conterrà quindi – contando anche i circa 7mila corporate in più – circa 11mila spettatori in meno dell’attuale San Siro, parlando di biglietti “popolari”.

Il nome è stato svelato proprio nella parte centrale della presentazione e sarà ben visibile all’esterno, sulla facciata principale dell’impianto, ma durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

Il nuovo stadio prenderà dunque il posto di San Siro, destinato a essere abbattuto una volta completato il nuovo impianto. L’obiettivo di Inter e Milan è avviare i lavori nel 2028 e inaugurare la struttura nella stagione 2031/32. Per vedere il progetto trasformarsi in realtà serviranno ancora alcuni anni: per ora, il futuro della casa dei due club milanesi ha una forma, una capienza e un nome. Per le emozioni ci sarà tempo.

L'articolo Svelato il progetto del nuovo stadio di Inter e Milan: capienza, forma, la particolarità del podio e quando sarà inaugurato – Le prime foto proviene da Il Fatto Quotidiano.

Maria e la Shekina

29 October 2026 at 20:14

Maria non è devozionismo popolare come credono taluni che hanno della Rivelazione un concetto troppo razionale, per non dire razionalistico. LC

—————————————————

Quando l’angelo Gabriele spiegò a Maria come sarebbe rimasta incinta, usò un verbo molto preciso.

Quel verbo compare soltanto in pochissimi passi della Bibbia greca. E, nell’Antico Testamento, descrive ciò che la nube di Dio faceva sopra il Tabernacolo.

Ogni cattolico conosce l’Annunciazione. È il primo mistero gaudioso del Rosario. Preghiamo questa scena in ogni Ave Maria e in ogni Angelus. “L’angelo del Signore portò l’annuncio a Maria, ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.”

Quello che quasi nessuno ci ha raccontato è l’immagine che stava dietro le parole dell’angelo. E che rivela che cosa Maria divenne in quell’istante.

Prima, dobbiamo tornare nel deserto del Sinai.

Dopo l’uscita dall’Egitto, Dio ordina a Mosè di costruire il Tabernacolo, una grande tenda sacra dove Egli avrebbe abitato in mezzo al Suo popolo. Al suo interno, nel luogo più santo, si trovava l’Arca dell’Alleanza.

Per mesi il popolo lavora. Gli artigiani tessono i tendaggi, fondono l’oro, preparano ogni pezzo esattamente come Dio aveva mostrato.

E nell’ultimo capitolo del libro dell’Esodo, quando tutto è pronto, accade questo:

“Allora la nube coprì la tenda del convegno e la gloria del Signore riempì la Dimora. Mosè non poté entrare nella tenda del convegno, perché la nube sostava su di essa e la gloria del Signore riempiva la Dimora” (Es 40,34-35).

La nube sostava sopra la Tenda. La copriva con la sua ombra. E la presenza di Dio ne riempiva l’interno.

Più tardi, i maestri ebrei avrebbero chiamato questa presenza gloriosa Shekinah, “colei che abita”. Era la presenza visibile di Dio che dimorava in mezzo al popolo.

Nella traduzione greca dell’Antico Testamento, quella che leggevano gli ebrei al tempo di Gesù, il verbo usato per descrivere la nube che copre la Tenda è episkiázo. Coprire con l’ombra.

Secoli dopo, quando Salomone costruisce il Tempio di Gerusalemme e l’Arca viene portata all’interno, la scena si ripete.

“La nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore” (1Re 8,10-11).

La nube è il segno che Dio è presente.

Ora, la parte triste della storia.

Poco prima che i babilonesi distruggessero il Tempio, quasi seicento anni prima di Cristo, il profeta Ezechiele ha una visione terribile.

Vede la gloria del Signore uscire dal Tempio, fermarsi sulla soglia, e poi andarsene da Gerusalemme (Ez 10 e 11).

Il Tempio fu ricostruito dopo l’esilio. Ma gli ebrei sapevano una cosa dolorosa: la nube di gloria non tornò mai più a riempire il secondo Tempio. L’Arca dell’Alleanza era scomparsa. Il Santo dei Santi era vuoto.

Per secoli, Israele attese che la gloria di Dio tornasse ad abitare in mezzo al popolo.

Ora vai a Nazaret.

L’angelo Gabriele annuncia a Maria che concepirà e darà alla luce un figlio, il Figlio dell’Altissimo, che regnerà per sempre. Maria chiede: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”

E l’angelo risponde:

“Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio” (Lc 1,35).

Ti coprirà con la sua ombra.

Il verbo che usa san Luca è proprio episkiázo. Lo stesso verbo della nube sopra il Tabernacolo.

Qualsiasi ebreo che conoscesse le Scritture in greco avrebbe colto l’eco. La nube di gloria che copriva la Tenda. La presenza di Dio che riempiva il Tabernacolo. La gloria che se n’era andata dal Tempio.

Stava tornando.

Ma non in un edificio di pietra. Nel grembo di una giovane di Nazaret.

Maria diventa il nuovo Tabernacolo. La nuova Tenda dove Dio abita. Il luogo dove la gloria di Dio viene a dimorare in mezzo al popolo.

E san Giovanni lo completa nel prologo del suo Vangelo: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14). La parola greca per “venne ad abitare” significa letteralmente “piantò la sua tenda”.

Dio ha piantato la Sua tenda in mezzo a noi, nella carne ricevuta da Maria.

E lo stesso verbo ritorna nei Vangeli. Nella Trasfigurazione, quando Gesù risplende in cima al monte davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni, “una nube luminosa li coprì con la sua ombra” (Mt 17,5).

E dalla nube il Padre dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato.”

L’ombra che coprì Maria nell’Annunciazione è la stessa ombra luminosa che avvolge Gesù sul monte. La gloria di Dio è lì.

È per questo che la Chiesa chiama Maria “Casa d’oro”, “Arca dell’Alleanza”, “Tempio dello Spirito Santo” nelle litanie della Madonna. Non sono complimenti poetici. Sono titoli biblici.

Il Catechismo insegna che Maria, nella quale il Signore ha appena fatto la Sua dimora, è la figlia di Sion in persona, l’Arca dell’Alleanza, il luogo dove abita la gloria del Signore (CCC 2676).

E nota un’altra cosa.

Mosè non poteva entrare nella Tenda quando la nube sostava sopra di essa. I sacerdoti non riuscivano a restare nel Tempio quando la gloria lo riempiva. La presenza di Dio era così intensa che nessuno la sopportava.

Maria ricevette questa stessa presenza, non dall’esterno, ma dentro di sé. E rispose: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola.”

E c’è ancora un dettaglio nell’Annunciazione che lega Maria al Tabernacolo.

Quando il Tabernacolo fu pronto e la nube si posò su di esso, la presenza di Dio cominciò ad accompagnare il popolo in ogni tappa del viaggio.

La Scrittura dice che, quando la nube si alzava dalla Tenda, il popolo partiva. Quando la nube si fermava, il popolo si accampava (Es 40,36-37).

Dove andava la Tenda, andava Dio.

E che cosa fa Maria subito dopo l’Annunciazione? Si alza e va in fretta verso la regione montuosa. La nuova Tenda si mette in viaggio, portando dentro di sé la presenza di Dio.

E poi c’è la questione dei doni.

Il Tabernacolo fu costruito con i doni del popolo. L’Esodo racconta che ogni israelita portò ciò che aveva di più prezioso: oro, argento, bronzo, tessuti pregiati, pietre preziose.

Gli artigiani dovettero chiedere al popolo di smettere di portare, perché c’era già più del necessario.

Maria non aveva oro, né argento, né tessuti preziosi. Era una giovane povera di Nazaret.

Ciò che offrì per la costruzione del nuovo Tabernacolo fu se stessa. Il suo corpo. La sua vita. Il suo “sì”.

San Bernardo di Chiaravalle, in uno dei sermoni più famosi della storia della Chiesa, immaginò il mondo intero in attesa della risposta di Maria dopo che l’angelo ebbe parlato.

Adamo e tutta la sua discendenza, i patriarchi, i profeti, i morti, i prigionieri, tutti in attesa di una parola. “Rispondi presto, o Vergine.”

“Pronuncia la parola che la terra, gli inferi e perfino i cieli attendono.”

La Chiesa legge questo sermone nella Liturgia delle Ore il 20 dicembre, alla vigilia del Natale.

E Maria disse: “Avvenga.” E la nube discese.

Ora pensa a che cosa significa questo per te.

La gloria di Dio che abitò in Maria non si fermò a lei. È venuta per abitare in ciascuno di noi. San Paolo domanda: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi?” (1Cor 3,16).

Il giorno del tuo Battesimo, la nube si è posata su di te. Nella tua Cresima, lo Spirito Santo è sceso su di te. E ogni volta che fai la Comunione, lo stesso Gesù che abitò nel grembo di Maria viene ad abitare in te.

Per qualche minuto, dopo la Comunione, tu sei un tabernacolo.

Forse ti senti molto lontano da tutto questo. Forse senti che la gloria di Dio se n’è andata dalla tua vita, come se n’era andata dall’antico Tempio. Che il tuo cuore è vuoto come il Santo dei Santi del secondo Tempio.

L’Annunciazione mostra che Dio sa tornare. E che ama tornare nei luoghi più semplici.

Maria non era una regina, né una sacerdotessa. Era una giovane di un villaggio senza importanza. Ed è lì che la gloria scelse di abitare.

L’unica cosa che fece fu dire sì.

Fatti una domanda, adesso.

Quante volte hai recitato l’Angelus o il primo mistero gaudioso? Quante volte hai sentito “la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra”?

Qualcuno ti aveva mai mostrato che queste parole parlano della nube che copriva il Tabernacolo?

Se non te l’hanno mostrato, non è colpa tua.

Questo legame è sempre stato nella Bibbia. Dall’ultimo capitolo dell’Esodo al primo capitolo di san Luca.

Quello che mancava era il contesto.

E se una sola parola dell’angelo Gabriele nasconde tutto questo, immagina che cosa custodisce per te il resto delle Scritture.

È quello che succede alla maggior parte dei cattolici. Abbiamo una Bibbia in casa. Ascoltiamo le letture ogni domenica. Amiamo la Parola di Dio.

Ma leggiamo frammenti. Non la storia.

Non perché non ci importi. Non perché la nostra fede sia debole. Ma perché nessuno ci ha mai dato il contesto che fa combaciare tutto.

Area Cattolica

Facebook

—
Framalistes est finance grace aux dons : soutenez l’association Framasoft sur https://soutenir.framasoft.orgVous recevez cet email car vous suivez la liste “spaghetticon”. Vous ne voulez plus recevoir ces emails ? Rendez-vous sur le lien https://framalistes.org/sympa/sigrequest/spaghetticon ou contactez l’adresse sympa@framalistes.org avec comme sujet “unsubscribe spaghetticon”.

You receive this email since you subscribed to the list “spaghetticon”. To unsubscribe, please go to the link https://framalistes.org/sympa/sigrequest/spaghetticon or send an email to sympa@framalistes.org with the subject “unsubscribe spaghetticon”.

L'articolo Maria e la Shekina proviene da Blondet & Friends.

ILVA i Giudici distruggono l’acciaio italiano

29 October 2026 at 20:11

In nome di “ecologia e salute” i giudici della Cassazione respingono tutti i ricorsi e chiudono d’imperio l’ultimo altoforno dell’ILVA di Taranto, gettando il paese e l’industra italiana nella rovina della totale dipendenza da fornitori stranieri.

Lo stato non può intervenire a salvare l’acciaieria con nazionalizzazione o interventi strutturali di adeguamento per colpa della EU: sarebbe “aiuto di stato”.

Di 9.600 dipendenti ILVA è stata chiesta la cassa integrazione per 8.600 di loro.

L’Italia viene smantellata pezzo per pezzo grazie anche al nemico interno, il peggiore.

L'articolo ILVA i Giudici distruggono l’acciaio italiano proviene da Blondet & Friends.

❌