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Rapporto Oxfam, lo 0,1% più ricco inquina più di 3,5 miliardi di persone: “Incendiano il pianeta e noi paghiamo gli estintori”

27 October 2026 at 11:07

I super-ricchi non sembrano curarsi molto della crisi climatica in corso, a cui hanno contribuito in larga scala. Secondo l’ultimo rapporto Oxfam, lo 0,1% più ricco del pianeta, che corrisponde a circa 8 milioni di persone, emette più CO2 di quasi 3,5 miliardi di esseri umani appartenenti alla metà più povera dell’umanità. L’emblema della disuguaglianza sono i jet privati, che in soli due secondi di volo emettono più anidride carbonica di quanto una persona della metà più povera del mondo riesca a generare in un anno intero. Secondo Francesco Petrelli, portavoce di Oxfam Italia, “i super-ricchi prima incendiano il pianeta e poi ci presentano il conto per gli estintori”.

Il documento annuale pubblicato dalla confederazione internazionale Oxfam ha fotografato una situazione in cui un singolo miliardario contribuisce 400 volte in più, rispetto a una persona comune, alle ondate di calore che affliggono il pianeta. “La crisi climatica viene spesso descritta come una sfida che dovrebbe accomunare l’intera umanità, ma quello a cui assistiamo va esattamente nella direzione opposta”, ha spiegato Petrelli. Ma a subire le conseguenze degli eventi climatici sempre più estremi sono comunque i più poveri, che non hanno le capacità economiche per trovare le “vie d’uscita” dei ricchi, come le polizze assicurative in grado di coprire le potenziali perdite, bunker sotterranei ipertecnologici o squadre antincendio private.

Alla vigilia della Cop31 sul clima, in programma dal 9 novembre ad Antalya, in Turchia, Oxfam ha lanciato l’appello “chi inquina paga”. Entro il 2050, i danni economici attribuibili all’1% più ricco sfioreranno i 53.000 miliardi di dollari. Dal 1990 a oggi, il 20% del riscaldamento globale registrato è stato causato da questa piccola percentuale di popolazione. L’appello di Oxfam è quello di tassare i grandi patrimoni e i beni di lusso inquinanti, triplicare i fondi per l’adattamento del Sud globale entro il 2035 evitando prestiti che accrescono il debito, rafforzare il welfare contro i nuovi rischi climatici e fermare la speculazione sui disastri.

Se da un lato la crisi climatica grava sui comuni mortali, dall’altro c’è chi riesce a trarne un duplice profitto. Nel rapporto “Destroy & Rebuild Index” di Oxfam sono state analizzate 217 grandi aziende che hanno guadagnato prima alimentando la crisi con i combustibili fossili, poi incassando su prevenzione, risposta e ricostruzione. Il mercato globale della gestione dei disastri potrebbe crescere da 70 a 92 miliardi di dollari l’anno entro il 2029 e fondi come BlackRock e Vanguard detengono partecipazioni nel 92% di queste aziende, per oltre 1.000 miliardi di dollari. Le differenze di genere pesano anche sulla crisi climatica: nei paesi più fragili le donne sono maggiormente gravate anche da insicurezza alimentare, lavoro di cura non retribuito, abbandono scolastico e matrimoni precoci. Finché chi genera la crisi climatica ne trae profitto, conclude il rapporto, la sfida “che dovrebbe accomunare l’umanità” resterà una beffa per chi la paga in prima persona.

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Una scomoda eredità per i territori italiani *

27 October 2026 at 09:35

I territori italiani che prima dell’Unità hanno vissuto frequenti cambi di sovranità registrano oggi una produttività del lavoro più bassa. Il capitale civico può essere il legame tra le vicende del passato e gli attuali divari di sviluppo locale.

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Da Milano all’intera penisola: così è distribuito il disagio sociale in Italia – le mappe interattive

23 October 2026 at 15:36

Le mappe che trovate qui di seguito mostrano i principali indici di disagio sociale calcolati dall’Istat. I dati di riferimento sono quelli del 2023, gli ultimi resi disponibili dall’Istituto di Statistica. La prima mappa è dedicata a Milano – diventata epicentro della protesta giovanile nelle ultime settimane. E’ possibile navigare selezionando i quartieri, le aree ADU (aree di disagio urbano definite dall’Istat) o specificamente all’interno delle sezioni urbane.

Una cosa importante da tenere in considerazione è che all’interno del Comune, l’indice sintetico di disagio sociale (Idise) misura la variazione rispetto al valore dell’intero Comune fatto 100. L’Idise, a sua volta, è “un indice composito costruito come combinazione di nove indicatori elementari, rappresentativi delle componenti più rilevanti del fenomeno e misurabili con elevata disaggregazione territoriale”. Questo significa, banalmente, che alcuni indicatori – ad esempio la presenza di anziani soli in abitazioni in affitto, possono “pesare” come disagio anche in quartieri tendenzialmente ricchi. Dalla mappa di Milano, ad esempio, appare tanto evidente quanto sorprendente che zone come Duomo e Brera abbiano un indice di disagio maggiore rispetto alla media della città. Ma non necessariamente, scorrendo i singoli indici, questo significa che si tratti di zone più povere. Al contrario, alcuni indicatori usati nell’indice possono avere una doppia valenza. Il basso numero di lavoratori stabili – ad esempio – che nei quartieri più poveri pesa certamente come fattore di disagio, nei quartieri ricchi potrebbe avere una valenza esattamente contraria. A questo va aggiunto che alcune aree centrali della città hanno pochissimi residenti dichiarati. Di conseguenza il peso statistico delle eccezioni è molto più forte nella costruzione dell’indice. Questo tipo di avvertenza non è necessario nella seconda mappa, dedicata all’intero territorio nazionale e navigabile per comuni. In questo caso i pesi statistici sono riequilibrati sull’intero territorio.

Gli indicatori mostrati sono complessivamente 26: nove dedicati ai singoli indicatori di disagio (anziani soli, disoccupazione, istruzione, continuità lavorativa) e 15 che spiegano il contesto di riferimento (immigrazione, età, composizione delle famiglie) più un indice riassuntivo. In ogni mappa è possibile cercare tra le aree/comuni, zoomare e tornare alla visione di insieme.

La mappa del disagio a Milano

La mappa del disagio a livello nazionale

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Una misura del conto lasciato ai giovani

13 October 2026 at 08:45

L’Italia ha introdotto la valutazione di impatto generazionale delle leggi. Perché non resti un adempimento formale, deve rendere visibili costi, benefici e rischi che le politiche trasferiscono avanti nel tempo. Cosa insegna l’esperienza internazionale.

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Dove i comuni si svuotano, il welfare locale “invecchia”

9 October 2026 at 09:23

Nei comuni piemontesi più piccoli e in calo demografico la spesa sociale è più concentrata sugli anziani. Non si tratta tanto di scelte politiche. A pesare di più sono le rigidità dei contributi per l’assistenza e i limiti organizzativi degli enti.

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E se l’inverno demografico non fosse una tragedia?

1 September 2026 at 09:28

Un autorevole studio mette in discussione alcune certezze che riguardano la demografia. Ha suscitato polemiche, ma porta a riflettere sulle risorse e sulle capacità di reazione spesso imprevedibili dell’intelligenza umana.

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Sorpresa: la spesa sociale per gli anziani è in calo

28 August 2026 at 08:32

Negli ultimi anni c’è stata una ricalibratura del nostro welfare, malgrado il crescente peso elettorale degli anziani. Sono diminuite le spese in sanità, mentre sono cresciute quelle dirette ai giovani, per esempio per famiglia ed esclusione sociale.

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Indennità di accompagnamento tra nuovi ingressi e durata del beneficio*

31 July 2026 at 09:32

Le indennità di accompagnamento crescono per due motivi: aumentano i nuovi ingressi e se ne beneficia più a lungo. Il dato è cruciale per programmare le risorse economiche, sanitarie e assistenziali necessarie a sostenere le persone non autosufficienti.

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Al Sud le gare pubbliche corrono più che al Nord *

27 July 2026 at 09:19

Il Pnrr ha dimezzato i tempi di affidamento delle opere pubbliche al Sud, oggi più veloci rispetto al Centro-Nord. Ma le condizioni che hanno portato a questo risultato scadono il 31 agosto, mentre il Fondo sviluppo e coesione non è pronto a raccoglierle.

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