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Caprarica su Youssef Siher: “Meno male che la Scuola di Francoforte è morta, sennò sarebbe stata imputata di incitamento alla rivoluzione”. Su La7

27 October 2026 at 17:06

“Vorrei cogliere l’occasione per congratularmi con Marcuse, Horkheimer, Habermas e l’intera Scuola di Francoforte per essere morti prima di questa scadenza perché altrimenti, come Youssef Siher, sarebbero tutti imputati di incitamento alla rivoluzione“. Sono le parole pronunciate a L’aria che tira, su La7, dal giornalista Antonio Caprarica, che ricorre al sarcasmo per commentare il caso del 30enne fermato nell’inchiesta sui canali social del “Movimento 17 ottobre”.
L’intervento prende spunto da un cartello mostrato durante la trasmissione, nel quale vengono riepilogati i principali dubbi sull’inchiesta. A Siher non vengono contestati reati materialmente commessi durante gli scontri del 17 ottobre, le pagine social di cui è ritenuto ideatore e amministratore insieme alla moglie risultano create soltanto dopo la conclusione dei disordini del 18 ottobre, non emergono messaggi violenti scritti personalmente dal trentenne, mentre la contestazione della finalità di terrorismo si fonda anche sul “timore cagionato nella popolazione”.

Caprarica osserva: “Tra gli altri reati che vengono contestati a questo giovane c’è anche quello di incitamento alla rivoluzione, che peraltro figura in alcuni tra i principali testi della filosofia e della sociologia occidentale. Fino a prova contraria l’incitamento alla rivoluzione non rappresenta un reato, giacché, come è noto, un reato implica la commissione di un fatto atto a rovesciare le istituzioni in maniera violenta. Verrà fuori? Quando verrà fuori e se c’è questo, ne prenderemo atto”.

Lo storico corrispondente Rai poi si rivolge direttamente agli interlocutori di destra, ospiti in studio: Giovanni Sallusti, direttore di Radio Libertà, già Radio Padania, e collaboratore di Libero, e Michele Silenzi, collaboratore del Foglio, direttore editoriale e amministratore delegato della casa editrice Liberilibri.
“Questo chiude quello che è successo il 17 ottobre e dei milioni di giovani in piazza? – incalza Caprarica – Davvero i nostri ‘amici’, che in questa trasmissione rappresentano un’area culturale di destra, vogliono illudersi che si chiuda il capitolo e che il disagio sociale non esista? Padronissimi di farlo a loro rischio e pericolo. Ma convincetevi che non solo in Italia, ma anche in Francia, in Spagna e in Germania, nell’intero mondo occidentale c’è un sommovimento che nasce dalla rottura del patto sociale e generazionale. I giovani sentono il pericolo nel loro futuro”.

Sallusti scuote la testa, Silenzi protesta ad alta voce, sovrapponendosi al giornalista, che prosegue: “I giovani chiedono a noi vecchi di non scaricare interamente su di loro il costo di questo passaggio d’epoca. Vogliamo lavorare con loro o vogliamo mandarli tutti in galera come propone Nordio?“.

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Ponzani replica a La Russa: “Non ho alcuna intenzione di scusarmi. Gli storici non devono celebrare il potere”. E annuncia: “Ho sentito il mio avvocato”

27 October 2026 at 15:09

“La professoressa Ponzani non ha alcuna intenzione di scusarsi con il signor presidente del Senato“. La storica Michela Ponzani risponde così al presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha annunciato una querela nei suoi confronti dicendosi disposto a ritirarla soltanto in caso di scuse immediate. Ospite di Otto e mezzo, su La7, Ponzani, docente a contratto di Storia contemporanea presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata, rivendica la ricostruzione dei fatti del 12 aprile 1973 a Milano, quando un corteo neofascista vietato dalla Prefettura sfociò in violenti scontri durante i quali viene ucciso l’agente di polizia 22enne Antonio Marino. E avverte: “Se si vuol negare la storia, spiace dirlo per chi pensa di essere tornato ai tempi delle monarchie assolute, ma gli storici nelle democrazie non hanno il compito di celebrare il potere, devono casomai smontare le narrazioni di comodo. Questo è il nostro mestiere e io continuerò a farlo con tutti i mezzi a mia disposizione”.

La vicenda nasce dalle dichiarazioni della docente nella puntata del 22 ottobre della trasmissione condotta da Lilli Gruber. Commentando il nuovo decreto sicurezza del governo Meloni, approvato dopo i disordini di Milano del 17 e 18 ottobre, Ponzani ha osservato: “Io credo che se nel 1973, fosse stato approvato un decreto sicurezza come quello che viene discusso e approvato oggi, probabilmente noi oggi non avremmo un presidente del Senato“. La storica ha ricordato che quel giorno l’attuale seconda carica dello Stato si mise a capo di una manifestazione non autorizzata, organizzata dal Fuan, e che dall’interno del corteo partì il lancio di una bomba a mano che uccise un poliziotto di 22 anni. Parole che hanno provocato la reazione di La Russa, il quale ha dato mandato ai propri legali di procedere contro la docente per dichiarazioni giudicate “gravemente lesive” della sua onorabilità. Successivamente ha posto una condizione per rinunciare alle vie legali: “Sono pronto a rinunciare ad adire le vie legali qualora la signora Michela Ponzani chiedesse immediatamente scusa”.

La docente replica ribadendo: “La Russa era coinvolto perché era a capo di un corteo vietato dalla prefettura di Milano per motivi di ordine pubblico. Questa è cronaca riportata su varie fonti, noi storici lavoriamo con le fonti, non è che ci inventiamo le false notizie“. E aggiunge: “Se il presidente La Russa vuole querelare me, semplicemente per aver ricordato un fatto storico, deve querelare tutti gli autori di libri che parlano di questo fatto, deve querelare l’archivio centrale dello Stato che conserva ancora oggi la documentazione della questura di Milano e della prefettura di Milano, deve querelare i giornali dell’epoca che riportano fedeli le cronache di quel che accadde”.

La storica torna quindi sul cosiddetto Giovedì nero di Milano: Il 12 aprile 1973 La Russa era alla testa di un corteo neofascista vietato dalla Prefettura di Milano, durante il quale viene ucciso l’agente di polizia Antonio Marino, 22 anni, colpito da una bomba a mano. Per l’omicidio furono condannati i militanti neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli. Ignazio La Russa, all’epoca dirigente del Fronte della Gioventù, venne indagato, ma la sua posizione fu archiviata. Il fratello Romano viene processato e assolto. Su questo punto Ponzani sottolinea la distinzione tra la presenza alla manifestazione e la responsabilità per l’omicidio, precisando: “Io non ho detto che fu La Russa ad avere la responsabilità nell’omicidio, ho detto che era presente a quella manifestazione”. E ricorda che “i fascisti del Msi, del Fronte della Gioventù di cui La Russa era segretario, devastarono Milano con incidenti gravissimi“. La docente considera la minaccia di querela da parte di una delle più alte cariche istituzionali “una cosa gravissima” e “non una bella pagina per la democrazia”, per il rischio di mettere a tacere le voci critiche.

Poi arriva la domanda di Lilli Gruber: “La Russa ha detto ‘se la signora Ponzani si scusa immediatamente ritiro la querela’. Signora Ponzani, vuole scusarsi?”. La risposta della storica è accompagnata dall’annuncio di essersi già rivolta a un legale: “Io ho già sentito il mio avvocato Fabio Anselmo per tutelare quelle che sono le mie ragioni, quella che è la mia onorabilità, quella che è la mia professionalità”. Infine Ponzani replica anche al modo in cui La Russa si rivolge a lei, chiamandola “signora” anziché professoressa: “Vorrei ricordare al presidente del Senato della Repubblica italiana che i titoli accademici non si ereditano come i titoli nobiliari, costano tanta fatica, per le donne è ancora più faticoso raggiungere certe vette, quindi io pretendo che mi si riconosca almeno il titolo di professoressa universitaria“.

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Enrico Mentana verso Sky al posto di De Bellis? Il futuro del giornalista e chi potrebbe prendere il suo posto al Tg La7

26 October 2026 at 07:14

Enrico Mentana lascia La7, l’annuncio da Alessandria

E cosi l’annuncio è arrivato. I giorni scorsi in quel di Alessandria, patria del suo editore Urbano Cairo, è arrivato l’annuncio “Lascio il Tg di La7, voglio passare il Natale in famiglia“. Queste le parole di Enrico Mentana ricevendo il premio “Franco Marchiaro testimone dell’informazione” presso l’Aula Magna dell’università piemontese. La data del suo addio al Tg La7 è quella del 23 dicembre prossimo venturo. Ma cosa succederà dopo? Chi verrà dopo di lui alla direzione del TgLa7 e lui cosa farà dopo?

Enrico Mentana lascia La7, per lui un possibile incarico in Sky al posto di De Bellis

Qui su Affaritaliani abbiamo già fatto delle ipotesi sulle risposte alle due domande ormai tempo fa. Ora siamo in grado di darvi ipotesi aggiornate e più concrete e partiamo dal futuro di Mentana. Ad oggi appare davvero difficile un suo ritorno sotto le insegne di Rai e Mediaset, due aziende con cui Mentana ha già collaborato.

Appare invece, ad oggi, più realistica una sua destinazione a Sky. Il motivo è molto semplice, Giuseppe De Bellis, vice presidente esecutivo per i contenuti sport, news ed intrattenimento è stato chiamato a dirigere il Sole 24 ore. Fabio Tamburini resterà direttore editoriale del quotidiano di Confindustria. Giuseppe De Bellis lascerà il suo incarico a Sky il prossimo 5 dicembre, un paio di settimane prima dell’addio al Tg La7 di Enrico Mentana. Ecco quindi che le date si incastrano alla perfezione. Mentana dunque potrebbe prendere il posto di De Bellis a Sky.

La7, chi potrebbe condurre il Tg dopo Enrico Mentana

Per quel che riguarda la sua successione al Tg La7 il sogno di Cairo potrebbe essere Aldo Cazzullo, ma probabilmente i mille impegni del giornalista del Corriere della sera impedirebbero un incarico quotidiano come quello di direttore del Tg La7. Questo però non gli impedirebbe di fare il direttore editoriale e magari di condurre le mitiche Maratone di La7. Altro nome potrebbe essere quello di Massimo Giannini, mentre resterebbe in campo un ipotesi interna, magari Luca Telese, oppure un nome ecumenico come quello di Antonio Di Bella. Staremo a vedere nelle prossime settimane, magari potrebbe arrivare anche un “rilancio” di Cairo per convincerlo a restare.

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“Il 23 dicembre saluterò i miei telespettatori, sarà il mio ultimo giorno alla conduzione del Tg de La7”: l’addio di Enrico Mentana alla Rete e a Urbano Cairo

25 October 2026 at 07:56

Enrico Mentana lascerà la conduzione del Tg di La7 il 23 dicembre. A dirlo è stato lui stesso, senza clamore, dal palco di un premio giornalistico ad Alessandria: quel giorno, ha spiegato, salutrà i telespettatori per l’ultima volta. Il contratto con l’emittente, che dirige dal 2010, scade a fine anno e non sarà prorogato.

Eppure Urbano Cairo, presentando a Milano i palinsesti, aveva lasciato la porta aperta, ricordando la stima reciproca e l’amicizia che li lega da molto tempo e dicendosi sempre contento di averlo in squadra. Il giornalista, però, non ha cambiato idea. Resta da capire cosa farà dopo.

Il suo percorso è lungo: entrato in Rai nel 1980 nella redazione Esteri del Tg1, si fece notare con le telecronache, tra cui quella delle nozze di Carlo e Diana, e fu inviato, conduttore del Tg1 e poi vicedirettore del Tg2. Nel 1991 passò a Fininvest e fondò il Tg di Canale 5, che guidò dal 1992 al 2004, primo direttore a soli 37 anni, prima di approdare a La7, di cui è diventato il volto più riconoscibile.

Già a maggio, al Festival della Tv di Dogliani, aveva espresso disagio per la linea della Rete, sostenendo che si fosse voluto trasformare La7 in una sorta di nuova Rai3 senza che esistessero equivalenti di Rai1 e Rai2. Secondo lui, un elettore di centrodestra non può sentirsi a casa davanti a quei programmi: da una parte ospiti a proprio agio, dall’altra ospiti in difficoltà, con una contrapposizione più netta che altrove.

La sua uscita lascerà comunque un vuoto per La7, che perde un giornalista autorevole e popolare, noto anche per le “maratone” televisive dedicate alle elezioni e ai principali eventi politici italiani e internazionali.

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Travaglio a La7: “Governo Meloni manda i soldati in piazza? Destra tutta chiacchiere e distintivo, imbecille e propagandista”

24 October 2026 at 09:10

“Bisogna smetterla di dire che questa è la destra ‘legge e ordine’, perché questa è una destra ‘illegalità e disordine’. Non sanno cosa sia la sicurezza, perché per far sentire la gente sicura non bisogna inventare nuovi reati per punire cose che sono già punite o dai Dieci Comandamenti o dal Codice Rocco, quindi dalla notte dei tempi. Bisogna assicurarsi che le pene previste dai reati che ci sono già vengano poi eseguite”. È l’affondo del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, che a Otto e mezzo (La7) smonta punto per punto le politiche sulla sicurezza del governo Meloni, mentre cresce la preoccupazione per possibili nuovi scontri nelle città italiane in occasione delle manifestazioni previste per oggi.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un nuovo decreto sicurezza che dispone l’invio nel capoluogo lombardo di 500 militari aggiuntivi, fino al 31 dicembre 2026, nell’ambito dell‘operazione Strade Sicure. Si tratta di paracadutisti della Brigata Folgore, provenienti principalmente dal 186° Reggimento di Siena, impiegati nella vigilanza dei luoghi sensibili e nei pattugliamenti, anche dinamici, al fianco di polizia e carabinieri. Un dispiegamento che, secondo Travaglio, racconta soprattutto l’incapacità dell’esecutivo di affrontare le cause dell’insicurezza, sostituendo all’efficacia delle norme l’esibizione della forza.

Il direttore del Fatto osserva che “tutti si riempiono la bocca della famosa certezza della pena, ma pochi possono permettersi di dare poi l’attuazione, perché poi, se la pena è certa, è certa per tutti, anche per i colletti bianchi”. E puntualizza: “I magistrati applicano le leggi che fanno i politici e che hanno trasformato il codice penale e il codice di procedura penale in un colabrodo pieno di scappatoie, di sconti e di saldi di fine stagione che fanno sì che la legge da lontano fa paura e da vicino fa ridere, l’effetto spaventapasseri”. Un meccanismo che finisce per alimentare anche la sfiducia dei cittadini nella giustizia: “La gente quando vede che vengono arrestati e poi dopo un po’ sono fuori o non capisce oppure pensa che sia il magistrato che è buonista, in realtà sono le norme che sono fatte apposta per rendere la pena una barzelletta”.

Circa la decisione di rafforzare la presenza militare nelle strade di Milano, Travaglio sottolinea: “Mandano i soldati in piazza, offendendo tra l’altro polizia, carabinieri e forze dell’ordine che hanno quello di compito, mentre i soldati non si capisce bene cosa vadano a fare, soprattutto dopo che Mattarella ha svuotato i poteri di arresto della polizia giudiziaria che inizialmente questi scriteriati volevano dare ai militari”. Travaglio ribadisce che la moltiplicazione dei presidi non risolve il problema di una legislazione che giudica inefficace: “Il governo Meloni fa le gride manzoniane per dire ‘ho fatto qualcosa‘”. E cita un esempio concreto, quello delle disposizioni penali già esistenti per punire le violenze durante le manifestazioni: “L’articolo 419 del codice penale, che esiste dalla notte dei tempi, afferma: ‘Chiunque fuori dai casi preveduti commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni. La pena è aumentata con le aggravanti che arrivano a venti anni se il fatto è commesso nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico’”.

Travaglio contrappone questa disciplina alla nuova fattispecie di partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche, contestando la scelta di introdurre ulteriori reati anziché rendere effettive le sanzioni già previste dall’ordinamento: “Sentite adesso che reato ‘nuovo’ si sono inventati questi: partecipazione violenta a manifestazioni pubbliche. Che è la stessa cosa che abbiamo appena detto, solo che è punita fino a cinque anni. Il nuovo reato ha un massimo di pena di cinque anni, quello che già c’è fino a vent’anni, quindi conviene quello nuovo perché sono degli imbecilli oltre a essere dei propagandisti”. E chiosa: “A cosa serve questa roba qua? A niente. Zero. Se fai otto decreti sicurezza e la gente non si accorge per niente di cosa è cambiato, tant’è che vede che devi mandare i soldati in piazza, si sente più sicura o meno sicura? Si sente meno sicura ovviamente”.

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The money starts as bags of cash in a Moscow market and ends up clean in China, leaked files show

23 October 2026 at 13:19

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Russia's state-backed payment firm A7 took in at least 283 tons of cash rubles, worth more than $14 billion, between November 2024 and July 2025, and turned much of it into payments to China that hide where the money came from, the International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ) and Russian investigative outlet Proekt reported on 21 October, citing leaked internal records.

Cut off from Western banks over its war against Ukraine, Russia now moves money the way drug gangs launder theirs: cash goes in, and clean-looking wire transfers come out abroad. The overlap is literal.

Last year, UK investigators found that a network laundering British drug gangs' cash had bought a Kyrgyz bank that was handling payments for Promsvyazbank, Russia's state defense bank. That same bank co-owns A7, which "is also likely to facilitate cash-based money laundering," anti-money-laundering expert George Voloshin told ICIJ. On 1 October, the US Treasury named A7 a "significant transnational criminal organization." Most of the market cash pays Chinese suppliers, and China supplies about 90% of the high-priority Western-restricted items Russia imports for its weapons. Drone makers working for the Russian army are among A7's clients, Proekt found in April.

From market stalls to a defense bank vault

Much of the cash came from Moscow's giant Sadovod market, where broker teams known as "departments" collect bags of rubles from traders, the records show. Vans take the numbered bags to an A7 office, where about 50 cashiers count the money before it is trucked to Promsvyazbank. The bank vaults it and credits A7. At its peak, A7 handled at least 58 tons of cash a month.

Russia's central bank has flagged the problem itself. Money of unknown origin comes "primarily" from Moscow's wholesale and retail markets and from illegal crypto exchanges, a senior Central Bank official said in September, as quoted by ICIJ.

Sadovod market in Moscow, where broker teams later collected cash for the A7 payment firm, Russia, 19 September 2023
Sadovod market in Moscow, where broker teams later collected cash for the A7 payment firm, Russia, 19 September 2023. Photo: Nikita Andreev/Wikimedia Commons

Clean money for Chinese factories

A7 then orders shell companies outside Russia to pay its clients' suppliers, mostly Chinese exporters. The money moves through Kyrgyzstan, largely via the state-owned Trading Company of the Kyrgyz Republic, and the wire transfers carry no trace of cash or of Russia. The records list accounts at ICBC, Bank of China, Agricultural Bank of China, and China Construction Bank. One $287,000 transfer went through Standard Chartered's Hong Kong branch with "Sadovod" recorded as the client.

Chinese banks began refusing Russia-linked payments in December 2023 under the threat of US secondary sanctions. Stripping the funds of their origin makes them easier for Chinese banks to accept, illicit-finance expert Zachary Tvarozna told ICIJ. "The only company that sees everything is A7 itself," Voloshin said.

A7, Promsvyazbank, the Chinese banks, and Kyrgyzstan's economy ministry did not answer ICIJ's questions. A7 has publicly rejected the US accusations, saying it runs "a modern, multi-tiered compliance system."

germany holds up european union's latest russia sanctions package illustrative businesscensornet baltics poland block new
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US Treasury cracks down on Russia-China-Kyrgyzstan payment network, expands sanctions

Sanctioned, but still moving

A7 launched in late 2024, co-owned by Promsvyazbank and led by Moldovan oligarch Ilan Shor, a "sanctioned and convicted criminal fraudster," according to the US Treasury. Ukraine sanctioned its network in February, and the UK followed in May. A7 claimed to have moved more than 7.5 trillion rubles, about 13% of Russia's 2025 foreign trade transactions, and its network also helped Iran sell oil and buy weapons, the Treasury said.

Sanctions did hit A7's crypto side. Daily volume of its ruble token A7A5 fell 96% from its peak by June 2026, blockchain analytics firm Elliptic found. The cash channel is harder to touch: Western banks can see where A7's money lands, but not where it starts.

Scontro tra Sommi e Friedman su La7. “Attento a dare del filoputiniano, poi le querele si pagano”. “Mi minacci, signor avvocatino cafone?”

22 October 2026 at 19:11

Scintille in diretta a Omnibus, su La7, tra Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano e conduttore di Accordi & Disaccordi, e il giornalista economico Alan Friedman. Casus belli: le proteste giovanili di Milano e il ruolo delle presunte interferenze russe nell’alimentare le tensioni sociali in Europa.
Tutto comincia dall’analisi di Sommi sugli scontri di Milano. Il giornalista del Fatto respinge l’idea che dietro la rabbia dei ragazzi ci sia la regia di Mosca e richiama invece le disuguaglianze economiche, l’inflazione e la perdita del potere d’acquisto delle famiglie. Sommi insiste soprattutto su un punto: attribuire il disagio giovanile alle infiltrazioni russe significa distogliere lo sguardo dalle condizioni materiali in cui vivono milioni di persone.
“Mi viene da sorridere al pensiero che il disagio giovanile in Italia e in Europa sia colpa delle infiltrazioni di Putin – osserva – Non riesco a rimanere serio su questa cosa, perché in realtà parliamo di un problema strutturale”.
Poi richiama la condizione sociale di tanti manifestanti, spesso figli di immigrati di seconda generazione o delle fasce più povere della popolazione italiana: “Qui ci sono dei ragazzi che non ce la fanno più. A 11 anni vai in piazza a manifestare. Questo è un termometro di una sperequazione sociale esasperata. Se tu togli 300 euro di reddito di cittadinanza magari al papà, che temporaneamente era in difficoltà, e non hai il coraggio di tassare le multinazionali e i super ricchi, allora accadono queste cose”.

A intervenire successivamente è Antonio Di Bella, ex direttore del Tg3, che introduce una distinzione tra le origini delle proteste e il loro sfruttamento politico da parte del Cremlino: “È chiaro che il fuoco degli scontri non viene acceso dalla Russia o da qualche misterioso manovratore. Ma apertamente gli esponenti del governo Putin usano le tensioni europee come prova della crisi dell’Occidente“.
Di Bella cita anche Aleksandr Dugin, ideologo nazionalista russo e rbadisce che non c’è nessuna “manina misteriosa” ma una strumentalizzazione alla luce del sole: “È evidente che chi manifesta e gli scontri non sono creati da fuori, ma sono alimentati e sfruttati da fuori”.
Dal collegamento Friedman applaude e mostra il gesto dell’ok con la mano. E commenta: “Antonio Di Bella ha detto perfettamente. Poi che qualche filoputiniano difenda Putin non è una sorpresa, che sia un giornalista per un giornale di propaganda del Cremlino, che sia un politico di destra…”.
Sommi interviene: “Friedman, attenzione a dare dei filoputiniani perché si beccano le querele e poi le si pagano”.
Il giornalista americano ribatte immediatamente: “Mi stai minacciando?”..
“No – replica Sommi – Ti invito alla cautela a usare certi termini perché li hanno già usati a lungo anche sul Corriere della Sera e poi hanno pagato copiosamente per aver dato dei filoputiniani a chi si interroga sulle questioni invece di chi liscia da una parte. Te lo dico così, per rinfrescarti le idee”.

Il riferimento è alla vicenda giudiziaria di Alessandro Orsini, sociologo e professore associato alla Luiss Guido Carli di Roma. Il 5 giugno 2022 il Corriere della Sera pubblicò un articolo firmato da Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini, intitolato “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia” e dedicato a una presunta rete di opinionisti e influencer che rilanciavano la propaganda del Cremlino, con riferimenti alle attività del Copasir e dei servizi di intelligence. Tra i nomi compariva quello di Orsini, accompagnato dalla sua fotografia. Il professore ha promosso una causa civile contro Rcs, il direttore Luciano Fontana e le due giornaliste. Il Tribunale di Milano, in primo grado, ha condannato i convenuti a risarcirlo con 27.500 euro per danni e circa 5mila euro per spese processuali.

Friedman sbotta: “Questo è talmente da cafone che neanche ti rispondo. Io non sono qui per litigare e non credo di aver nominato nessun giornale. Attenzione, signor avvocatino“.
Sommi non arretra e gli fa notare la sequenza degli interventi: “Hai parlato di “giornalisti filoputiniani” subito dopo che ho detto che un conto è esultare perché l’Europa va male, visto che c’è una guerra, un conto è avere l’intromissione di Putin nei social»”.
Friedman rivendica di non aver indicato alcuna testata né alcuna persona specifica: “Ho fatto il nome di qualche giornale? Mi querela per non aver fatto nessun nome e aver parlato genericamente? Ma va’! Io volo alto e non scendo a questi livelli bassi, ok?”.
Sommi ride e ribadisce: “Hai appena detto dei giornalisti filoputiniani”.
“Ho parlato genericamente dei putiniani in Italia senza nominare nessuno, signorino“, rilancia Friedman.
Greco, visibilmente spazientito, cerca di chiudere il battibecco: “No, no, non ha nominato nessuno, benissimo”.
Ma Friedman continua a interrompere, ripetendo “Signorino!” e poi “Piccolo signore!“, mentre Sommi reagisce divertito e il conduttore è costretto ad arrendersi con una battuta: “Siamo alla frutta, come dicono in Calabria“.

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A7: Colisão entre três veículos faz três feridos ligeiros

22 October 2026 at 11:33
📷D Reservados

Um acidente rodoviário no sentido Guimarães-Famalicão da Autoestrada 7 (A7) provocou, na manhã desta quinta-feira, três feridos ligeiros. A colisão envolveu duas viaturas ligeiras e um veículo pesado de mercadorias.

Segundo os Bombeiros Voluntários Famalicenses, as três vítimas sofreram apenas ferimentos ligeiros e foram encaminhadas para a unidade hospitalar de Famalicão para prestação de cuidados médicos.

O pedido de socorro e alerta para a ocorrência deu entrada nas autoridades por volta das 09h10.


Por: Dino Frazão
22 de outubro de 2026
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