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Meloni (con accanto Salvini): “Continuiamo a sostenere l’Ucraina”

28 October 2026 at 20:25

“Penso che il segretario della Lega Salvini abbia tutto il diritto e il dovere di segnalare qual è il sentimento e l’umore che arriva dalla sua base. Chiaramente l’orientamento prevalente della sensibilità della maggioranza di governo è che siamo tutti d’accordo che bisogna costruire pace in Ucraina e l’orientamento prevalente è che per garantire quella pace il modo migliore è continuare a sostenere l’Ucraina”.

Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio, rispondendo ad una domanda sugli aiuti, anche militari, a Kiev. “Non prevedo che cambi la sintesi che abbiamo sempre trovato. Mi sento abbastanza serena del fatto che il governo possa andare avanti, fermo restando che ho grande rispetto e attenzione per ciò che un importante partito della coalizione pensa su questo”, ha concluso.

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Trump: “Presto un incontro tra Putin e Zelensky, molti progressi con Russia e Ucraina”. Sul tavolo il petrolio russo

28 October 2026 at 07:46

Donald Trump si mostra ottimista con i giornalisti, sui negoziati tra Kiev e Mosca. “Stiamo facendo molti progressi con Russia e Ucraina” e “molto presto verrà organizzato un incontro” fra Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky, ha dichiarato il presidente degli Stati Uniti. Sul tavolo dei colloqui tra Casa Bianca e Cremlino, c’è il possibile ritorno delle aziende americane sul mercato petrolifero russo. Secondo quanto rivelato ieri dal Financial Times, potrebbe essere riavviata una joint venture tra i colossi petroliferi americani e russi al largo delle coste di Sakhalin, una volta terminato il conflitto. Stando alla testata, le due potenze hanno discusso anche di un coinvolgimento delle grandi compagnie americane in un piano per riprendere le forniture di petrolio russo verso l’Europa, attraverso l’oleodotto Druzhba.

Intanto, proseguono gli attacchi. L’esercito ucraino avrebbe lanciato nella notte attacchi contro diverse strutture in Russia collegate al complesso militare-industriale di Mosca, secondo quanto riportato dai canali di informazione russi su Telegram. Esplosioni e incendi hanno imperversato nella città di Lipetsk nella tarda serata di ieri, stando al canale di monitoraggio ucraino Exilenova Plus: un incendio sarebbe scoppiato nell’area dell’impianto metallurgico di Novolipetsk dopo l’attivazione delle difese aeree.

Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, appena 24 ore fa, ha sottolineato l’apertura statunitense al dialogo con Mosca, sottolineando la chiusura dell’Europa: “”Gli Usa sostengono apertamente lo sviluppo e l’approfondimento di questo dialogo, in più settori possibile. L’Europa invece rifiuta categoricamente di impegnarsi in contati con Mosca”, ha dichiarato il capo della diplomazia ai direttori di media di Paesi africani. Anche se gli Stati Uniti sostengono l’Ucraina con i dati satellitari e fornendo armi agli europei, “sono aperti a un dialogo con la Russia”, ha aggiunto Lavrov.

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Russia ai Mondiali, Julio Velasco applaude: “Le nazionali non sono dello Stato ma del popolo. Lo dice uno che ha vissuto la dittatura in Argentina”

28 October 2026 at 06:14

Tra 9 mesi, negli Stati Uniti e in Canada, la Russia tornerà a giocare un Mondiale di pallavolo femminile. L’edizione iridata 2027 – in programma dal 20 agosto al 5 settembre – segna infatti il ritorno della Nazionale di Mosca. Dopo il ban totale dello sport deciso nel 2022 in seguito all’invasione dell’Ucraina, progressivamente il mondo dello sport sta aprendo al ritorno dei russi, nonostante le continue polemiche. Tra i fronti più aperti c’è appunto anche il volley, che ha scelto di accogliere la Russia proprio nell’anno che precede le Olimpiadi di Los Angeles 2028. La finale dei Mondiali di pallavolo femminile si giocherà proprio ad Anaheim, nello stesso stadio che ospiterà poi le partite dei Giochi.

La notizia del ritorno della Russia nel volley è passato un po’ sotto traccia in Italia. Così come le parole pronunciate da Julio Velasco alla Gazzetta dello Sport dopo i sorteggi dei gironi dei Mondiali. Il ct dell’Italvolley femminile si è detto chiaramente favorevole al ritorno della Russia, motivando la sua posizione con queste parole: “Ho sempre sostenuto che appoggio l’Ucraina senza se e senza ma perché è un Paese invaso. Detto questo, ho sempre pensato che le nazionali sportive non siano dello Stato ma del popolo“.

Velasco ha poi spiegato: “Lo dice uno che ha vissuto la dittatura in Argentina. Se mi avessero tolto il Mondiale di calcio del 1978 o quello di volley del 1982 l’avrei vissuto come un’ingiustizia e probabilmente non sarei mai arrivato in Italia“. Il tecnico argentino fa riferimento alla dittatura militare del regime di Videla, che ospitò e vinse i Mondiali di calcio nel 1978 e durò poi per altri cinque anni (Videla fu sostituito nel 1981) fino alla sconfitta nella guerra delle Falkland-Malvinas contro l’Inghilterra.

Velasco quindi apre al ritorno della Russia, che è stata inserita nel girone F insieme a Giappone, Argentina e Bulgaria. L’Italia, da testa di serie numero 1, è invece nel gruppo A, insieme a Belgio, Colombia e Porto Rico. Il ct ha ora una stagione intera davanti per scegliere la migliore formazione azzurra, dopo l’argento agli Europei e con il pensiero già rivolto anche alle Olimpiadi di Los Angeles: l’Italia di Velasco ci arriverà da campione in carica. Prima però deve difendere il titolo iridato conquistato nel 2025.

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Ucraina, l’annuncio di Trump: “Molto presto ci sarà un incontro Putin-Zelensky e si potranno fare grandi progressi”

28 October 2026 at 05:32

Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che un incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo ucraino Volodymyr Zelensky verrà organizzato “molto presto”. “Verrà organizzato un incontro molto presto e credo che si possano fare notevoli progressi“, ha affermato Trump ai giornalisti, riferendosi agli sforzi diplomatici volti a porre fine alla guerra tra Russia e Ucraina.

L’amministrazione Trump sta valutando una nuova concessione alla Russia: la revoca delle sanzioni al principale fondo di investimento governativo del Paese, a lungo considerato dai funzionari statunitensi uno degli strumenti più potenti di influenza internazionale del Cremlino. Lo scrive il ‘New York Times’. Secondo fonti a conoscenza dei negoziati, i funzionari russi hanno spinto per questa iniziativa nell’ambito di colloqui più ampi sul coinvolgimento del fondo nella spedizione di gasolio russo negli Stati Uniti. Un funzionario statunitense ha confermato che l’amministrazione sta valutando la richiesta del fondo di rimuovere le sanzioni attraverso procedure stabilite, come parte di uno sforzo per “migliorare le relazioni tra Stati Uniti e Russia e contribuire a porre fine alla guerra”.

Il funzionario, che ha parlato a condizione di anonimato a causa della delicatezza dei colloqui, ha elogiato il capo del fondo, Kirill Dmitriev, definendolo “un utile interlocutore” dei negoziatori statunitensi nelle discussioni per porre fine al conflitto. La valutazione di una maggiore riduzione delle sanzioni per la Russia, di cui non si era mai parlato in precedenza, dimostra come il Cremlino stia sfruttando una recente ondata di diplomazia sulla guerra in Ucraina per portare avanti un programma che sembra avere poco a che fare con la garanzia della pace.

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Ucraina, Finlandia e Norvegia chiamano Putin per fermare la guerra. Ira di Italia e Danimarca: “L’Ue scelga chi deve trattare per Kiev”

27 October 2026 at 15:57

Putin, telefonata dei leader di Finlandia e Norvegia in vista dei negoziati di Abu Dhabi

Una telefonata diretta a Vladimir Putin per discutere della guerra in Ucraina e preparare il terreno ai prossimi negoziati di Abu Dhabi. Ma anche un’iniziativa che riapre le divisioni europee su chi debba parlare con Mosca e con quale mandato. Martedì 27 ottobre, il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno contattato il presidente russo, in una conversazione organizzata dopo consultazioni con Kiev.

A rendere noto il colloquio è stato il governo norvegese, che ha spiegato come la telefonata sia stata promossa per trasmettere direttamente a Putin alcuni messaggi in vista dei prossimi incontri diplomatici. “Norvegia e Finlandia hanno sempre promosso la pace e la sicurezza nella nostra regione. I due Paesi condividono un interesse comune per la stabilità e la prevedibilità nella regione del Mar Baltico e nell’estremo Nord. Questo aspetto è stato sottolineato durante l’incontro”, si legge in una nota. E ancora: “La guerra comporta costi umani e materiali enormi. La sofferenza e la distruzione avranno un impatto su generazioni. Nell’appello abbiamo sottolineato l’importanza della de-escalation”.

Il confronto fa seguito alla visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Oslo il 20 ottobre e si inserisce negli sforzi per riaprire il percorso negoziale. Stubb e Støre hanno infatti sottolineato che la Finlandia e la Norvegia continueranno a sostenere l’Ucraina nel loro impegno di lunga data. Hanno inoltre ribadito la necessità di porre fine alla guerra e di riprendere i negoziati. “La discussione è stata franca e sostanziale”, ha dichiarato Stubb. “Siamo Paesi confinanti con la Russia. L’esito di questa guerra avrà un impatto diretto sulla nostra sicurezza e su quella europea in generale. Porre fine alla guerra richiede discussioni dirette”, ha aggiunto il presidente finlandese. Helsinki ha inoltre precisato che Stubb e Støre hanno agito in qualità di leader dei rispettivi Paesi, senza parlare a nome dell’Europa nel suo complesso.

La telefonata ha però provocato irritazione tra alcuni partner europei. La premier danese Mette Frederiksen ha criticato la mossa, giudicandola non concordata con gli altri Paesi. Anche da Palazzo Chigi, secondo quanto riferito da fonti governative, emerge la richiesta di una posizione più coordinata. Il messaggio italiano è che l’Ue deve individuare chi la rappresenti nei negoziati sull’Ucraina, evitando che le singole capitali procedano in ordine sparso.

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I Mondiali di sollevamento pesi del 2030 si faranno in Russia: l’Ucraina annuncia ricorso. Commissario Ue: “Lo sport non è una scappatoia per aggirare le sanzioni”

27 October 2026 at 14:15

I Mondiali di sollevamento pesi del 2030 si terranno a Mosca: lo ha annunciato la Federazione internazionale di sollevamento pesi (IWF) in un comunicato. È la prima disciplina olimpica a programmare i propri mondiali in Russia dopo l’inizio della guerra in Ucraina nel 2022. Nel 2025 i Mondiali di nuoto erano stati riassegnati a Singapore dopo l’iniziale assegnazione alla città russa di Kazan. Una decisione che arriva dopo che lo scorso giugno, tra l’altro, i sollevatori di pesi di Russia e Bielorussia sono tornati a competere nei campionati internazionali.

L’Ucraina ha annunciato che presenterà ricorso contro la decisione della IWF. “Finché la Russia continuerà la sua guerra contro l’Ucraina, è inaccettabile ospitare competizioni internazionali sul suo territorio” ha affermato Matviy Bidny, Ministro della Gioventù e dello Sport dell’Ucraina, secondo il quale questa è un’occasione che il Cremlino pensa di sfruttare per riabilitare la figura di Putin. “Questa decisione invia un segnale pericoloso, ovvero che un Paese può continuare una guerra e allo stesso tempo tornare a partecipare alle competizioni sportive internazionali” ha aggiunto Bidny, che ha annunciato riproporrà la questione durante gli incontri con partner internazionali, in particolare discutendone con i ministri dello sport del Consiglio d’Europa e dell’Unione europea.

E proprio il commissario Ue per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport Glenn Micallef si è scagliato contro la decisione della IWF: “Organizzare i mondiali di sollevamento pesi a Mosca riporta la comunità sportiva internazionale in Russia mentre la guerra contro l’Ucraina continua“. Micallef solleva degli interrogativi anche sul ruolo svolto dalla federazione russa nell’assicurarsi l’assegnazione dell’evento, oltre a chiedere al Cio (Comitato Olimpico Internazionale) in che modo pensa di garantire la sicurezza degli atleti chiamati a gareggia in Russia. E infine ammonisce: “Lo sport non è una scappatoia per aggirare le sanzioni“.

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Stop armi all’Ucraina? L’annuncio di Salvini subito sconfessato dagli alleati di governo. Tajani: “Pronto il nuovo pacchetto”. Crosetto: “Il nostro impegno non cambia”

26 October 2026 at 17:54

“Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato per portare questa nostra posizione”. A parlare, al Congresso che lo ha riconfermato segretario della Lega per altri quattro anni, è Matteo Salvini. La posizione l’ha esplicitata appena prima: “Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina“. Il leader del Carroccio, dunque, ha promesso ieri di portare in Consiglio di ministri lo stop all’invio di armamenti a Kiev. Ma a distanza di un giorno, gli alleati sgonfiano le sue velleità. Prima l’altro vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, poi il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

La linea dell’Italia “non può cambiare” dice oggi Crosetto al termine della riunione a Parigi coi suoi omologhi. “È un impegno che ci siamo presi al livello internazionale, europeo e Nato. Consideriamo quello che sta accadendo in Ucraina molto pericoloso per la sicurezza dell’Europa e quindi sappiamo che l’aiuto all’Ucraina non è un aiuto ad una terza nazione, ma un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza, e continueremo a farlo nel limite delle nostre possibilità”.

Stamattina il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri ha risposto direttamente a Salvini: “La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev”. E da destra, a fare opposizione al leader della Lega, è il suo ex sodale Roberto Vannacci: “Sarà il solito bluff che va in onda negli ultimi tre anni? Salvini si vannaccizza e dice basta ad armi e soldi all’Ucraina. Allora siamo pronti a una crisi di governo tra qualche settimana, visto che il pacchetto armi è già pronto. Noi di Futuro nazionale voteremo convintamente No”. Con Edoardo Ziello, capogruppo di FnV alla Camera, che provoca il ministro dei Trasporti: “Ponga la questione dell’interruzione di forniture di armi e finanziamenti a favore di Zelensky nel vertice di maggioranza altrimenti risulterebbe un chiacchierone. Aveva promesso che se eletto segretario avrebbe portato la linea Vannacci su Kiev al prossimo Consiglio dei ministri che a quanto si apprende si terrà tra domani o dopodomani e sarà preceduto da un vertice di maggioranza che si terrà nella giornata odierna. È il momento perfetto per dimostrare di passare dalle parole del congresso ai fatti del governo. Se non lo dovesse fare risulterebbe un chiacchierone che prende in giro gli italiani”.

Intanto proprio oggi il Consiglio Ue ha adottato oggi una serie di otto decisioni che consentono l’utilizzo di fondi a favore dell’Ucraina nell’ambito dello Strumento europeo per la pace (Epf). Tali decisioni permettono il rimborso parziale, tramite l’Epf, di aiuti militari già forniti dagli Stati membri, per un importo complessivo di 4,7 miliardi di euro. Prevedono inoltre un finanziamento supplementare per la missione di assistenza militare dell’Ue a sostegno dell’Ucraina (Eumam Ukraine), pari a 230 milioni di euro.

Queste decisioni – ricorda il Consiglio in una nota – rappresentano un passo importante verso l’attuazione dell’accordo politico raggiunto dagli Stati membri dell’Ue il 25 settembre 2026, volto a mobilitare 6,6 miliardi di euro a favore dell’Ucraina attraverso l’Epf. L’accordo includeva lo stanziamento di un miliardo di euro in nuovi aiuti militari all’Ucraina e un ulteriore rafforzamento della missione Eumam Ukraine nel 2027. Con le decisioni di oggi, il sostegno complessivo dell’UE all’Ucraina nell’ambito dell’Epf sale a 10,8 miliardi di euro, di cui 9,9 miliardi destinati al rimborso degli aiuti militari forniti dagli Stati membri e 950 milioni all’addestramento militare nell’ambito della missione Eumam.

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Ucraina, Zelensky: “A novembre negoziati con Usa e Russia”. Ma poi lancia un avvertimento sulle sanzioni a Mosca

26 October 2026 at 07:15

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha confermato che a novembre si terrà un incontro tra russi e ucraini, con la mediazione degli Stati Uniti, per rilanciare i negoziati di pace, in stallo dall’inizio dell’anno. “Siamo pronti a discutere. Per quanto riguarda la questione territoriale, questa deve essere affrontata a livello di leader – ha detto Zelensky sui social -. Le altre questioni sono di competenza dei gruppi tecnici. Di tutto ciò si potrà dunque discutere a novembre”, ha dichiarato il presidente ucraino in un’intervista alla televisione nazionale rilanciata su Telegram”.

Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky si dice “pronto” per i colloqui trilaterali tra gruppi tecnici che devono però portare a “risultati concreti”. Ma avverte anche: “Non vorrei che arrivassimo a un incontro tra i tre leader – Ucraina, Stati Uniti e Russia – avendo già revocato tutte le sanzioni contro la Federazione Russa“. In alcuni post su X e Telegram Zelensky ribadisce che le sanzioni sono “un punto importante”. “Sono state imposte a causa di un’aggressione, non come pretesto per una chiacchierata. Pertanto, se parliamo della fine della guerra, deve esserci un preciso iter per la revoca delle sanzioni”. “Senza sanzioni – aggiunge Zelensky – potremmo ritrovarci coinvolti in un dialogo trilaterale in cui l’esito resta incerto, mentre le misure restrittive sono già state eliminate”.

Un drone avrebbe colpito un grattacielo di uffici a Voronezh, nella Russia sud-occidentale, durante un attacco ucraino ancora in corso questa mattina. In città si registrano esplosioni e incendi. Lo riferisce l’agenzia di stampa indipendente russa Astra, citata dal Kyiv Independent. Un video diffuso da Astra sembra mostrare un drone che esplode contro il Chizhov Gallery, un edificio di 25 piani nel centro della città. Immagini dell’attacco sono state pubblicate anche dal canale di monitoraggio ucraino Exilenova+. Secondo Astra, che ha ricevuto foto e video da testimoni, ci sono incendi anche in zone residenziali, vicino a condomini colpiti dalle esplosioni. Il governatore della regione, Aleksandr Gusev, ha confermato che la contraerea russa è entrata in azione contro un attacco di droni su Voronezh e dintorni.

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Ucraina, Mosca apre: “Per arrivare alla pace bisogna parlare anche con l’Europa”

25 October 2026 at 16:18

L’incontro sarà una sorta di “prova generale“, quindi è inutile nutrire grandi speranze. Ma nei colloqui trilaterali con Ucraina e Stati Uniti che Mosca si è detta pronta a riprendere una novità ci potrebbe essere: nei prossimi negoziati l’Europa dovrà avere un ruolo, dal momento che finora gli Stati Uniti non sono riusciti a convincere Kiev ad accettare un accordo di pace. A dirlo è stato il consigliere per la politica estera di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, in un’intervista alla televisione russa Vesti.

Il 21 ottobre, il presidente russo ha avuto un colloquio con l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, a San Pietroburgo e ha aperto alla possibilità di colloqui trilaterali che potrebbero tenersi intorno al 10 novembre. In seguito all’incontro, Ushakov ha annunciato che un nuovo ciclo di negoziati potrebbe svolgersi ad Abu Dhabi a metà novembre. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato che la capitale degli Emirati Arabi Uniti è tra le possibili sedi. “Ora la prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra festa nazionale (giorno in cui la Russia celebra la Giornata dell’Unità Nazionale, ndr). Dopodiché, saremo pronti a riprendere i negoziati”, ha detto Ushakov.

“Dopo Anchorage sembrava che l’amministrazione americana potesse dettare qualcosa e costringere Kiev ad adeguarsi, ma finora questo non ha funzionato”, ha proseguito il consigliere di Putin, riferendosi al vertice tra Donald Trump e Putin tenuto in Alaska il 15 agosto 2025. “Questo perché non basta parlare soltanto con Kiev, bisogna parlare con tutta l’Europa, che sostiene pienamente l’Ucraina”, ha aggiunto il consigliere del Cremlino, secondo cui “forse la posizione dell’Europa in questo contesto è di fondamentale importanza“. Ushakov ha tuttavia ridimensionato le aspettative. “Anche durante il primo incontro potrebbe essere deciso ben poco, forse sarà soltanto esplorativo“, ha precisato, sottolineando che un accordo “richiede ancora lavoro”.

E’ la prima volta che Mosca riconosce esplicitamente la necessità di includere l’intera Europa nel tavolo delle trattative. Fino a questo momento, il Cremlino aveva cercato di isolare o scavalcare l’Unione Europea, ritenendola priva di autonomia e considerandola una semplice esecutrice della linea decisa a Washington.

I primi tre round di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti si sono svolti il ​​23-24 gennaio, il 4-5 febbraio e il 17-18 febbraio. Il round successivo era previsto dal 5 all’8 marzo nella capitale degli Emirati, ma è stato rinviato a causa dell’avvio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “I colloqui trilaterali con Russia e Ucraina? Ne avremo alcuni molto presto. Penso che entrambe le parti vogliano raggiungere un accordo”, ha detto il presidente Usa Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Port Huron, in Michigan. Steve Witkoff è andato a Mosca “soprattutto per discutere un paio di questioni. La guerra in Ucraina, sulla quale penso che succederà qualcosa. E inoltre siamo riusciti a riportare a casa una persona di grande valore che era stata detenuta a lungo durante l’amministrazione Biden. Siamo riusciti a farla tornare”, ha aggiunto, con riferimento a Stephen Hubbard. “Non ho dato nulla in cambio, perché Putin ha ritenuto che fosse una richiesta ragionevole”.

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Ucraina, Zaia sta con Salvini: “Stop alle armi? Certo, sono anche obiettore. Rischia di diventare il nostro Afghanistan”

25 October 2026 at 15:10

“Voglio ricordare che sono anche un obiettore di coscienza”. L’ex presidente del Veneto Luca Zaia, rispondendo alle domande de ilfattoquotidiano.it dopo il discorso del riconfermato segretario Matteo Salvini, si è detto d’accordo con la promessa di dire basta alle armi e ai soldi all’Ucraina. “Questa guerra si sta radicalizzando e rischia di diventare il nostro Afghanistan. Voglio ricordare che siamo in guerra dal 24 febbraio 2022 e sono già passati quasi più anni della Seconda guerra mondiale. Penso sia fondamentale che si arrivi a un armistizio e a un processo di pace. Questo lo può fare solo la diplomazia”.

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Elon Musk accusa: “Kiev ha usato Starlink per uccidere persone”. La replica: “Falso, in Russia non funziona”

25 October 2026 at 10:26

Il sistema satellitare Starlink/Starshield usato dall’Ucraina nella guerra di difesa contro la Russia è tornato a operare a pieno regime dopo giorni di malfunzionamenti, ma la polemica non si placa. Elon Musk ha pubblicato un post su X parlando per la prima volta delle interruzioni riscontrate dai dispositivi prodotti dalla sua azienda Space X e utilizzati dall’esercito ucraino. Nel post il miliardario ha accusato l’Ucraina di aver violato i termini di utilizzo del suo servizio internet Starlink: “L’uso di Starlink, un servizio commerciale civile, per attacchi di droni offensivi volti a uccidere persone non è mai stato consentito, né dovrebbe esserlo”.

Musk ha aggiunto che SpaceX, che gestisce la rete satellitare, ha chiuso il “loophole” (“scappatoia”), senza tuttavia fornire dettagli tecnici precisi. Ha inoltre voluto marcare una netta distinzione tra Starlink, descritto come un servizio civile, e Starshield, un sistema parallelo sviluppato da SpaceX ma controllato direttamente dal governo degli Stati Uniti che può essere impiegato per scopi militari: “Starshield, un sistema diverso, è controllato dal governo degli Stati Uniti. Ciò che decidono di fare dipende da loro”.

“Starlink – ha aggiunto il miliardario sudafricano – rimane fondamentale per la difesa dell’Ucraina, in quanto è l’unico sistema che non può essere oscurato o fatto saltare in aria, almeno per ora. Se Starlink venisse disattivato, la linea del fronte ucraino crollerebbe immediatamente. Questa NON è una minaccia – ha tenuto a specificare -, è semplicemente la constatazione di un fatto”.

Poco prima che Musk lanciasse dure accuse ai critici affermando di provare “totale disprezzo per i malvagi guerrafondai che fanno sfoggio di virtù”, in Ucraina la situazione ha iniziato a sbloccarsi. Volodymyr Zelensky ha confermato che i droni hanno ripreso a volare a velocità normali dopo oltre una settimana di tensioni e rallentamenti che avevano gravemente ostacolato le operazioni militari al fronte. Le interruzioni avevano infatti ridotto la velocità dei droni ucraini a medio raggio a meno di 40 miglia orarie (circa 65 km/h), facendone precipitare molti per perdita di segnale e lasciando le truppe e le infrastrutture civili più esposte ai contrattacchi russi.

Il ripristino delle piene funzionalità è avvenuto a seguito di forti pressioni politiche a Washington, dove un gruppo bipartisan di senatori ha minacciato di bloccare le nomine dell’amministrazione Trump se non fossero state ripristinate le capacità operative di Starshield in Ucraina. SpaceX ha poi inviato una lettera al Congresso confermando di aver riallineato il servizio commerciale Starlink alle priorità politiche del governo statunitense.

Le affermazioni di Musk sull’uso di Starlink per scopi offensivi sono state fermamente respinte da Kiev. “È molto strano che Elon Musk non sia a conoscenza delle restrizioni sul funzionamento di Starlink in Ucraina – ha scritto su Telegram Serhiy Beskrestnov, esperto militare di primo piano nel campo delle radiotecnologie, delle telecomunicazioni e della guerra elettronica e consulente di Zelensky -. A partire dall’inverno del 2026, tutti i terminali Starlink sul territorio dell’Ucraina (compresi i territori occupati) hanno un limite di velocità di movimento di 70-90 km/h. Sul territorio della Russia, Starlink non funziona. Di conseguenza – conclude Beskrestnov -, non POSSIAMO FISICAMENTE UTILIZZARE IL SERVIZIO COMMERCIALE STARLINK per attacchi di tipo ‘deep strike’ (a lungo raggio) e ‘middle strike’ (a medio raggio)”.

Anche Serhii Sternenko, ex consulente del ministero della Difesa ucraino, respinge le accuse di Musk, spiegando in un post su Telegram come la gestione dei dispositivi sia rigidamente regolata. Per fare chiarezza sul meccanismo, ha precisato che “nel febbraio di quest’anno sono state introdotte delle ‘liste bianche‘”, veri e propri registri di sicurezza gestiti dal governo nei quali potevano essere registrati i terminali fissi sia per scopi militari sia per necessità civili e umanitarie. Tuttavia, il blocco scatta quando i dispositivi si spostano rapidamente: “Affinché un qualsiasi terminale satellitare potesse funzionare in movimento, era necessario inserirlo in una lista speciale e collegarlo al sistema militare Starshield. Altrimenti, nessun terminale di comunicazione satellitare in Ucraina funzionava”. Quindi “utilizzare proprio lo Starlink civile per eseguire missioni con i droni era tecnicamente impossibile“. “Tutte le missioni dei droni che richiedevano una comunicazione satellitare potevano essere effettuate esclusivamente utilizzando Starshield – conclude Sternenko -. L’Ucraina non ha violato i termini d’uso“.

Nel frattempo i due eserciti continuano a scambiarsi colpi. Una persona è morta e altre dieci sono rimaste ferite in seguito all’attacco con droni contro Belgorod, in Russia, secondo quanto riferito dal centro operativo regionale.

“Quasi ogni giorno” gli “attacchi brutali” della Russia in Ucraina “provocano morti e feriti”, come quelli, avvenuti ieri sera, in cui sono rimaste uccise quattro persone nella regione di Dnipro, ha scritto su X Zelensky. “Altre 22 persone sono rimaste ferite, tra cui una bambina di 11 anni”, ha aggiunto il presidente ucraino.

Zelensky ha riferito inoltre che a Vinnytsia, a sud-ovest di Kiev, un drone russo ha colpito un edificio residenziale a più piani e sei persone sono rimaste ferite, mentre a Kharkiv “i russi hanno prima colpito un ipermercato di bricolage e articoli per la casa, per poi sferrare cinicamente un attacco doppio (double-tap) contro i soccorritori giunti sul posto”, con “alcuni operatori dei servizi di emergenza rimasti feriti”.

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Ucraina, Starlink torna a funzionare: “Stabile a velocità sopra i 400 km/h”

24 October 2026 at 10:48

L’Ucraina è tornata a usare a pieno regime il sistema Starlink nel conflitto con la Russia. Gli specialisti del ministero e delle Forze di Difesa hanno registrato che Starshield, la versione militare della rete satellitare utilizzata da Kiev per manovrare i droni in funzione offensiva e difensiva contro l’esercito di Mosca, è ora in grado di operare regolarmente anche a velocità superiori ai 161 km/h.

A metà ottobre, SpaceX ha applicato un blocco software per cui i terminali perdevano istantaneamente la connessione satellitare se l’hardware si muoveva a una velocità fisica superiore ai 160-161 km/h. Questo limite ha ostacolato l’esercito di Kiev poiché i droni intercettori ucraini, muovendosi a velocità elevate per inseguire i droni russi (che viaggiano a oltre 400 km/h), superavano i 161 km/h, si “disattivavano” a mezz’aria a causa della perdita di segnale e precipitavano nel vuoto.

Nelle ultime ore, ha fatto sapere il ministro della Difesa ucraino Yevhenii Khmara, il sistema rimane stabile anche a velocità superiori ai 400 km/h: “È un risultato fondamentale per il fronte: per il nostro personale militare, per le operazioni con i droni, per la logistica e le comunicazioni”. “Questo è un ulteriore esempio di come il dialogo diretto e la posizione risoluta assunta dal presidente dell’Ucraina ai massimi livelli producano risultati”, ha aggiunto il ministro della Difesa.

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La guerra mette “contro” gli operai: strozzati dalle sanzioni anti-Russia quelli di Eurallumina, a fare sempre più bombe quelli di Rwm

24 October 2026 at 09:24

A Portovesme il mare comincia dietro le ciminiere. Prima ci sono i serbatoi, le tubature, il bacino dei fanghi rossi. A sessanta metri sopra questo paesaggio di metallo, quattro operai giovedì hanno passato la notte sul forno di calcinazione numero 1 dell’Eurallumina. Un gigante spento dal 2009. Per ripararsi dal freddo sono scesi di qualche metro, cercando rifugio dietro le lamiere. Venerdì pomeriggio sono tornati a terra: il governo ha promesso di cercare i soldi, il tavolo al Mimit è aggiornato al 29 o 30 ottobre. Un’altra settimana di attesa, dopo diciassette anni.

“Soddisfatti è eccessivo”, dice Emanuele Madeddu, segretario della Cgil nel Sulcis. È stato ottenuto il minimo: un impegno formale del ministero, da trasformare in risorse. L’impianto è fermo, ma non può essere abbandonato. I soldi, prima ancora che per riaccenderlo, servono a impedire che faccia danni.

L’Eurallumina trasformava la bauxite in allumina, materia prima dell’alluminio. Aveva più di 400 dipendenti; ne restano 186, in cassa integrazione e al lavoro a rotazione per custodire la fabbrica. Con la ripartenza tornerebbero circa 1.500 buste paga, contando l’indotto, calcola Enrico Pulisci, uno dei quattro che ha dormito in alta quota. La proprietà è della russa Rusal. La produzione si fermò per la crisi e i costi energetici, molto prima dell’invasione dell’Ucraina. Poi a una vertenza già interminabile si è aggiunto il congelamento del patrimonio disposto dalle autorità italiane. La multinazionale, spiega Madeddu, ha versato risorse fino a settembre 2025; quelle già accantonate hanno permesso di andare avanti fino a febbraio. Secondo Pulisci, dal 2009 Rusal ha speso circa 400 milioni per uno stabilimento che non produce. Lo Stato, osserva Madeddu, ha congelato un bene senza creare le condizioni per conservarlo.

C’è una ragione molto materiale per cui non si possono chiudere i cancelli. Sotto lo stabilimento corre una falda contaminata: ogni ora, spiega Pulisci, “vengono estratti e trattati circa 50 metri cubi d’acqua, bisogna sorvegliare il bacino dei fanghi rossi e gestire 150 mila metri cubi di liquidi caustici”. Le pompe hanno bisogno di elettricità. Se le casse si svuotano al punto da non poter pagare neppure la corrente, la crisi del lavoro rischia di diventare un’emergenza ambientale. La produzione è ferma, ma l’acqua inquinata non smette di salire dalle pompe.

Il Sulcis ha imparato a vivere tra le rovine del proprio passato produttivo. Sono diventate parte del paesaggio. A Monteponi, sopra Iglesias, gli edifici restaurati dell’antica miniera convivono con scheletri industriali e muri corrosi. A Carbonia il fascismo aveva costruito una città attorno al carbone; a Portovesme è nata un’economia attorno all’alluminio. Oggi l’ex Alcoa, passata a SiderAlloys, non ha riacceso le celle elettrolitiche spente nel 2012. La Portovesme Srl di Glencore ha fermato le linee di zinco e piombo, pur mantenendo altre attività; la riconversione alle batterie resta incerta. Per tante famiglie la cassa integrazione non è una pausa: è diventata una forma di vita.

E si svuotano anche i paesi. Tra gennaio 2025 e gennaio 2026 il Sulcis Iglesiente ha perso 1.103 abitanti, quasi l’1% in dodici mesi: il doppio della media sarda. Un rapporto Fim-Cisl calcola per il Sud Sardegna un Pil per abitante di 20.900 euro, contro i 32 mila nazionali. Se ne vanno i giovani; restano pensionati, stabilimenti in attesa di investitori e lavoratori in attesa di una telefonata da Roma.

C’è però una fabbrica che qui non deve implorare il futuro. Tra Domusnovas e Iglesias, la Rwm del gruppo tedesco Rheinmetall produce ordigni ed esplosivi. E’ l’unica realtà industriale che cresce. A febbraio il ministero dell’Ambiente ha approvato la valutazione d’impatto dei reparti ampliati negli anni scorsi, dopo una lunga controversia sulle autorizzazioni. Il ricorso dei comitati resta aperto: udienza al Tar il 14 gennaio 2027; per avviare i nuovi impianti servono ulteriori permessi. Intanto il nuovo piano urbanistico di Iglesias destina ad attività produttive quasi 35 ettari a ridosso della fabbrica, come abbiamo raccontato sul Fatto.

Rwm dà lavoro. E non spetta ai suoi operai risolvere da soli la questione morale delle armi. “Non è il lavoratore che sgancia le bombe”, dice Pulisci. Ripete una metafora che tra gli operai dell’industria bellica si ascolta spesso: “Un coltello può servire a uccidere come a tagliare il pane, dipenda da chi lo usa. La colpa non è dell’artigiano che l’ha costruito”. Anche la Cgil subisce il ricatto tra guerra e lavoro. “Io sono un pacifista”, premette Madeddu, “ma devo difendere i salari”. Le destinazioni degli ordigni, gli embarghi, le autorizzazioni competono alla politica. Ma il contrasto resta e produce una realtà paradossale: la guerra in Ucraina contribuisce a strangolare un’industria civile di proprietà russa, mentre il riarmo europeo apre nuove prospettive alla fabbrica di bombe tedesca. Non è la guerra ad aver distrutto l’economia del Sulcis: quel lavoro era già cominciato da tempo. A Portovesme, intanto, quattro uomini sono scesi dal forno spento, in attesa di capire che cosa si potrà ancora produrre sotto l’ombra delle ciminiere.

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L’Ucraina cerca una via d’uscita dalla dipendenza da Starlink

24 October 2026 at 03:45

Giovedì, durante i colloqui a Kyjiv con l’omologo finlandese Alexander Stubb, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato una nuova fase di cooperazione bilaterale. I sette documenti firmati, per un valore complessivo dichiarato di 300 milioni di euro, riguardano difesa, logistica ferroviaria ed energia. Ma tra le intese ce n’è una che merita particolare attenzione: il progetto per sviluppare comunicazioni satellitari sotto il controllo di Kyjiv. Il ministero della Difesa ucraino ha firmato una lettera d’intenti con due aziende finlandesi, Iceye e Nokia, per esplorare la realizzazione di una capacità sovrana di comunicazioni satellitari. L’obiettivo è aumentare il controllo ucraino su un’infrastruttura diventata essenziale per le operazioni militari, la trasmissione dei dati e il coordinamento sul campo.

La distinzione è importante. Iceye è nota soprattutto per i suoi satelliti radar ad apertura sintetica (Synthetic Aperture Radar, Sar), capaci di acquisire immagini della superficie terrestre anche in presenza di nuvole e nell’oscurità. Le informazioni raccolte possono essere utilizzate per attività di intelligence, sorveglianza e ricognizione. Il nuovo progetto riguarda invece un’altra capacità: trasmettere comunicazioni attraverso una rete satellitare che possa essere controllata direttamente dall’Ucraina.

La cooperazione con Nokia punta a sviluppare un sistema comprendente satelliti in orbita terrestre bassa, infrastrutture terrestri e terminali per gli utenti. I primi satelliti sono attesi nel 2028, secondo le tempistiche annunciate per il programma. Si tratta, dunque, di un progetto di medio periodo, che richiederà ulteriori passaggi tecnici e industriali prima di tradursi in una capacità pienamente operativa. La sua rilevanza strategica è legata alla dipendenza di Kyjiv dalle infrastrutture satellitari commerciali, a partire da Starlink di Elon Musk. Le recenti restrizioni che hanno interessato l’accesso ucraino ai servizi Starshield, la componente di SpaceX destinata alle esigenze governative e militari, hanno riportato al centro una questione fondamentale: chi controlla le comunicazioni può incidere sulla capacità di uno Stato di condurre le proprie operazioni.

Starlink e Starshield non sono servizi intercambiabili, così come una rete ancora in fase di sviluppo non può sostituire immediatamente un’infrastruttura già utilizzata sul campo. Il punto, tuttavia, va oltre la prestazione tecnica dei singoli sistemi. In un conflitto prolungato, la disponibilità delle comunicazioni dipende anche dalle decisioni dell’azienda che gestisce la rete e dalle condizioni politiche che ne regolano l’impiego. Avere maggiori possibilità di controllo significa ridurre almeno in parte questa vulnerabilità.

La lettera d’intenti non equivale però alla realizzazione di una rete ucraina autonoma. Non annuncia un sistema già disponibile per le forze armate, né un sostituto immediato di Starlink. Segna piuttosto l’avvio di un percorso per diversificare le capacità del Paese e rafforzare il controllo su un’infrastruttura critica.

La dimensione satellitare si inserisce in un pacchetto di cooperazione più ampio. Gli accordi con Helsinki riguardano anche locomotive, attrezzature per il settore energetico e risorse destinate alla protezione delle infrastrutture energetiche dagli attacchi russi. Sono interventi che rispondono a necessità più immediate: mantenere in funzione i trasporti, garantire la continuità dei servizi essenziali e contenere gli effetti dei bombardamenti.

I 300 milioni di euro indicati da Kyjiv si riferiscono al valore complessivo annunciato per gli accordi, non a un investimento destinato interamente al progetto satellitare. La distinzione è necessaria per comprendere la portata effettiva dell’intesa.

La cooperazione con la Finlandia si muove così su due orizzonti temporali. Da una parte, sostenere la resilienza dell’Ucraina durante la guerra, proteggendo energia e logistica. Dall’altra, preparare una maggiore autonomia tecnologica per gli anni successivi. Per Kyjiv, la sfida non è soltanto continuare a comunicare durante il conflitto, ma ridurre la dipendenza da infrastrutture sulle quali non esercita un controllo pieno.

 

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“Melania Trump ha ottenuto la tregua a Olenshky”: l’annuncio della Casa Bianca dopo l’appello del Papa

23 October 2026 at 16:05

La città è stata occupata nel primo giorno dell’invasione russa, il 24 febbraio 2022. Da allora la situazione a Olenshky, città sulla prima linea del fronte di guerra e sulla sponda sinistra del Dnipro, nel Kherson, è precipitata. E oggi è una città dove sono rimasti solo duemila cittadini, quasi tutti anziani, rispetto ai 23mila dall’inizio del conflitto. Isolati, senza acqua ed elettricità, in emergenza sanitaria. Un fazzoletto di terra ridotto allo stremo. Ad ottenere un cessate il fuoco a partire dal 29 ottobre fra Russia e Ucraina localizzato nella città è stata la first lady Melania Trump, ha annunciato la Casa Bianca. “I due paesi si sono detti d’accordo a fermare temporaneamente le azioni militari a Olenshky per consentire agli aiuti umanitari di entrare e preparare l’evacuazione dei civili tramite passaggi stabiliti”, si legge in una nota. L’annuncio della mediazione della first lady americana arriva dopo che Papa Leone XVI ha avuto colloqui telefonici sia con Vladimir Putin, il 16 ottobre, che con Volodymyr Zelensky, tre giorni dopo il 19 ottobre, per chiedere la tregua umanitaria.

“La situazione a Oleshky è drammatica. Oleshky è una città situata sulla linea del fronte, sull’orlo del disastro. La popolazione che vi è rimasta è composta principalmente da anziani che necessitano urgentemente di assistenza medica, medicinali, cibo e acqua potabile”, ha detto la First Lady Melania Trump. “Gli abitanti di Oleshky dispongono di elettricità limitata, vivono circondati da strade minate e subiscono costanti attacchi militari. È apparso del tutto evidente che, senza il mio intervento, sarebbe stato impossibile far arrivare aiuti umanitari in città ed evacuare gli anziani”, ha aggiunto. Melania Trump ha lavorato direttamente con i vertici russi e ucraini per definire i termini di un cessate il fuoco circoscritto, coordinando le parti sugli obiettivi dell’accordo, sulle procedure tecniche, sulle tempistiche, sulle modalità operative e sulle condizioni pattuite. “Ho inoltre coinvolto un’organizzazione media americana imparziale, che accompagnerà le équipe russe e ucraine sul campo e documenterà l’intero processo per garantire che le volontà di ciascuna famiglia vengano rispettate fedelmente”, ha osservato Melania Trump.

Nel ricostruire l’intervento della first lady, la Casa Bianca spiega che Melania Trump “ha avviato le discussioni con entrambe le nazioni e parti allineate sugli obiettivi, procedure tecniche, tempistica, processi e termini”. E viene puntualizzato che la moglie di Donald Trump ha agito “nell’ambito del suo ruolo formale di Intermediario esclusivo”. La stessa first lady spiega come, secondo l’accordo da lei negoziato, avverrà l’intervento umanitario, con “leader civili di entrambi i Paesi che lavoreranno insieme per andare a trovare i residenti di Oleshky nelle loro case e determinare il livello di assistenza necessario. I residenti che vorranno andare vie riceveranno supporto coordinato e il trasferimento nella destinazione che vorranno. Prevedo che alcuni vorranno andare in Russia – aggiunge – alcuni in Ucraina“. Inoltre, ‘ho anche ottenuto che un media americano imparziale accompagni i team russi e ucraini sul terreno, svolgendo un ruolo significativo per assicurare che i desideri di ogni famiglia vengano rispettati’. Infine la Casa Bianca rivela che “le urgenti circostanze di Oleshky sono state presentate all’attenzione della first lady durante colloqui privati” a margine di un evento da lei presieduto in occasione sessione dell’Assemblea Generale dell’Onu. “Io e il mio rappresentante abbiamo fatto immediatamente leva sui canali di comunicazione stabiliti con Russia e Ucraina attraverso le sei precedenti riunificazioni di 34 bambini – conclude Melania Trump – entrambe le nazioni hanno immediatamente assegnato team per coordinare il complesso meccanismo coinvolto, compreso lo sminamento. Tutte le parti hanno lavorato senza sosta fino a questo momento”.

Papa Leone nei giorni scorsi aveva sollecitato una tregua nella città, martoriata dai combattimenti. In una telefonata con Zelensky, il Pontefice aveva richiamato “la grave situazione”, così come aveva già fatto giovedì scorso, all’indomani del suo intervento per un tumore al polmone, con Vladimir Putin al quale aveva chiesto una tregua umanitaria che consentisse di dare sollievo e una via di fuga sicura ai residenti rimasti intrappolati, esortando le parti in causa a trovare insieme una soluzione. Qualcosa sembrava in effetti muoversi: il commissario per i diritti umani del parlamento ucraino, Dmytro Lubinets, aveva riferito che Kiev e Mosca stavano raggiungendo un accordo sui dettagli finali per l’evacuazione dei civili verso il territorio sotto controllo ucraino da Oleshky e altre località occupate, per un totale di circa seimila persone.

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A novembre negoziati tra Russia e Ucraina ad Abu Dhabi. Gli Stati Uniti saranno mediatori

23 October 2026 at 11:56

A novembre Russia e Ucraina faranno un nuovo tentativo per arrivare a un accordo di pace. Dopo i colloqui indiretti favoriti dalla mediazione degli Stati Uniti ma poi naufragati, un nuovo round si terrà, come ipotizzato nei giorni scorsi, ad Abu Dhabi, negli Emirati Arabi Uniti. Ad annunciarlo è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, con la Russia che si è dichiarata pronta a riprendere i colloqui di pace, in stallo dall’inizio dell’anno, dopo un incontro avvenuto mercoledì tra il presidente russo Vladimir Putin e Steve Witkoff, inviato speciale di Donald Trump. Anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si era espresso a favore.

L’Europa, come dall’inizio del conflitto, viene esclusa dai tavoli dei negoziati, pur essendo rimasto, dopo il disimpegno di Trump, il principale sostenitore dell’Ucraina. In quasi 5 anni di guerra non ha ancora nominato un suo mediatore da proporre in sede di negoziati, tema sul quale governi e famiglie politiche si sono già scontrate. Adesso, secondo il Daily Telegraph, nella shortlist dei cinque papabili figurerebbe anche quello della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Insieme a lei, tra i candidati ci sono, si legge, il presidente finlandese Alexander Stubb, quello ceco Petr Pavel, la premier danese Mette Frederiksen e il premier norvegese Jonas Gahr Store.

Nomi che, però, rischiano di essere respinti in blocco da Mosca. Per due motivi. Il primo, il Cremlino non ha intenzione di accogliere al tavolo un ulteriore soggetto determinato a difendere i diritti e gli interessi dell’Ucraina, rafforzando così anche la posizione di Zelensky. Il secondo, quattro di questi nomi sono esponenti delle istituzioni di Paesi Ue che la Russia considera soggetti attivi nel conflitto, dato che forniscono aiuti militari ed economici all’esercito ucraino, e quindi incandidabili per il ruolo di mediatore. Diversa la posizione del premier norvegese che, comunque, rimane capo dell’esecutivo di un Paese Nato.

Un portavoce della Commissione Ue ha intanto fatto sapere, nel corso del consueto midday briefing, che l’Unione sta “lavorando costantemente affinché l’Ucraina si trovi, innanzitutto, in una posizione di forza e affinché si raggiunga una pace giusta e duratura. Attualmente ci aspettiamo che si terranno dei colloqui a livello multilaterale con alti funzionari. L’Ue sarà presente a questi colloqui che si terranno nel prossimo futuro. Il formato dovrebbe essere simile a quello dei precedenti colloqui, ad esempio quelli di Miami“.

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Guerra in Ucraina, Putin apre ai negoziati: “Accordo possibile”. Ma intanto i raid continuano

22 October 2026 at 20:57

Raggiungere un accordo sulla situazione in Ucraina è possibile. Almeno a sentire le ultime dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin: “Siamo concordi su questo”, ha detto il leader russo riferendosi alla fattibilità di un’intesa di lungo termine che chiuda l’invasione iniziata il 24 febbraio 2022. Al centro della disputa restano sempre le porzioni di territorio ucraino, attualmente occupate dalle forze di Mosca, che il capo del Cremlino ha definito “storicamente russe”, alzando la posta in gioco nei negoziati per risolvere il conflitto.

Putin ha definito “inappropriata” la dichiarazione del leader ucraino Vladimir Zelensky, secondo cui sarebbe disposto ad accettare la perdita di alcuni territori pur di raggiungere la pace, aggiungendo che i territori in questione sono storicamente russi: “Innanzitutto, la mia opinione su questa questione è che non si tratta di territorio russo, ma di territorio storicamente russo”, ha dichiarato Putin in un’intervista al conduttore Pavel Zarubin. “Le persone che vivono in questi territori hanno votato, in primo luogo, per l’indipendenza dello Stato e, in secondo luogo, per la riunificazione con la Federazione Russa”, ha affermato. “Pertanto, parlare di eventuali perdite territoriali mi sembra inappropriato”, ha concluso.

Un eventuale vertice tra Putin, Zelensky e Donald Trump potrebbe essere il formato con il quale finalizzare la possibile intesa? “La discussione è in corso”, ha rimarcato il vice ministro degli Esteri russo, Serghei Ryabkov, il giorno dopo il faccia a faccia tra Putin e l’inviato statunitense Steve Witkoff. “L’argomento è stato sollevato” mercoledì durante le tre ore di confronto tra i due a San Pietroburgo, ma “al momento non c’è ancora una chiara comprensione in merito”, poiché “non c’è un accordo completo, ma la discussione è in corso”. È ancora presto per parlare di una vera e propria apertura, anche se Trump – che ha intanto chiesto a Elon Musk di riattivare totalmente l’uso di Starlink in Ucraina – si è lasciato andare nelle ultime ore all’ottimismo affermando che “ci stiamo avvicinando alla risoluzione della guerra” e forse – ha aggiunto – “è il punto in cui siamo stati più vicini finora”.

L’unica novità ufficialmente resa nota dopo l’incontro di San Pietroburgo – oltre al rilascio dell’americano Stephen Hubbard dalle carceri russe – è stata la probabile ripresa il mese prossimo dei contatti trilaterali tra Mosca, Kiev e Washington, ma a livello di tecnici, non ancora certo di leader. Tuttavia, anche il consigliere di Putin per la cooperazione e gli investimenti stranieri, Kirill Dmitriev, che ha partecipato al colloquio, si è detto convinto che ci si stia muovendo “verso una pace a lungo termine che garantirà la sicurezza di Russia, Ucraina ed Europa”. Proprio l’Unione Europea, nelle scorse ore, ha rimarcato che in qualsiasi formato dovesse svolgersi dei nuovi colloqui ritiene di doversi sedere al tavolo.

Di tono opposto i commenti all’incontro di San Pietroburgo da parte di Zelensky, che il giorno prima aveva avuto un colloquio con Witkoff a Oslo insieme a rappresentanti di Paesi europei, compresa l’Italia. Il leader ucraino ha denunciato bombardamenti russi nella notte tra mercoledì e giovedì con l’impiego di 21 missili e oltre 200 droni e un bilancio di almeno due morti e 34 feriti. “Tre ondate di missili balistici sono state lanciate contro Kiev dai ‘compassionevoli’ russi“, ha rincarato Zelensky, ironizzando su quella definizione di ‘compassionevole’ usata da Witkoff per Putin quando l’ha ringraziato per il rilascio di Hubbard.

Zelensky ha affermato che nei raid è stato colpito “persino un monastero”. Il ministero della Difesa si Mosca ha invece rivendicato attacchi solo su obiettivi militari, tra cui uno stabilimento dell’industria aeronautica Antonov dove si assemblano droni e missili da crociera Flamingo, oltre che sul ponte ferroviario e stradale Sud. Mentre sull’altro fronte nel corso della notte 600 droni sono stati lanciati verso Mosca, con la maggior parte neutralizzata dalle forze di difesa aerea nelle zone periferiche, secondo il sindaco, Serghei Sobjanin. Nell’est dell’Ucraina, invece, a causa dei continui bombardamenti russi, è stata decisa l’evacuazione forzata delle famiglie con bambini da tutti gli insediamenti delle comunità di Kramatorsk e Slavyansk, le due cittadine che sono l’obiettivo più ambito delle truppe di Mosca per completare la conquista della regione di Donetsk.

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Zelensky recupera l’intelligence americana, non la certezza di poter decidere la pace

21 October 2026 at 06:35

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy, center, stands beside Norwegian Prime Minister Jonas Gahr St¿re, right, Finnish President Alexander Stubb, 2nd left, and U. S. envoy Steve Witkoff, in Oslo, Norway, Tuesday, Oct. 20, 2026. (Heiko Junge, Pool Photo via AP) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Gli Stati Uniti hanno ripreso a condividere con l’Ucraina informazioni di intelligence utili ad anticipare gli attacchi missilistici russi. Lo ha detto Volodymyr Zelensky dopo l’incontro con l’inviato americano Steve Witkoff a Oslo, in Norvegia. «Adesso funziona. È ottimo», ha detto il presidente ucraino, spiegando che gli avvisi preventivi possono salvare vite umane. Il ripristino delle informazioni arriva dopo giorni in cui Kyjiv sembrava aver perso una parte del sostegno di Washington, in una delle fasi più difficili dei rapporti tra i due Paesi dall’inizio dell’invasione russa.

L’incontro si è svolto dopo una settimana di forti tensioni. Il 9 ottobre, ricorda il Guardian, Donald Trump aveva annunciato un’intesa con Mosca sul diesel russo, mentre Kyjiv aveva subito una temporanea interruzione della condivisione di intelligence e restrizioni nell’utilizzo di Starshield, la versione militare di Starlink, il servizio satellitare di Elon Musk. Le limitazioni hanno compromesso la capacità ucraina di condurre alcuni attacchi con droni a medio raggio contro le posizioni russe. Trump ha negato che ci sia stata una decisione politica per danneggiare l’Ucraina e ha continuato a criticare Zelensky, sostenendo che Kyjiv avrebbe potuto raggiungere un accordo con Mosca già due anni fa.

A Oslo il presidente ucraino ha cercato di ricostruire un canale di dialogo. Witkoff ha incontrato Zelensky insieme, in collegamento video, a Jared Kushner, genero di Trump. Hanno partecipato anche il premier norvegese Jonas Gahr Støre, il presidente finlandese Alexander Stubb e rappresentanti europei e britannici della sicurezza. Il colloquio è stato definito «costruttivo» da un funzionario americano. Zelensky ha parlato anche con il segretario di Stato Marco Rubio e ha detto di aver discusso con lui le restrizioni a Starshield e le garanzie di sicurezza per l’Ucraina.

Certo, è difficile aspettarsi che l’incontro produca cambiamenti sostanziali. Il risultato più concreto potrebbe essere proprio il ripristino della condivisione di intelligence, il pieno funzionamento dei sistemi satellitari e la prosecuzione del programma Purl, attraverso cui i Paesi alleati acquistano armi americane per Kyjiv. Intanto Witkoff si prepara a incontrare Vladimir Putin in Russia. Secondo Washington, l’obiettivo è aprire la strada a negoziati diretti tra Stati Uniti, Russia e Ucraina, oltre che a colloqui multilaterali.

Resta però il nodo di chi debba sedersi al tavolo. Zelensky ha respinto l’ipotesi di un vertice tra Trump, Putin e il presidente cinese Xi Jinping che escluda Kyjiv, proposta attribuita al leader russo. «Non può esserci nulla sull’Ucraina senza l’Ucraina», ha detto Zelensky a Oslo. E ha aggiunto: «Se si parla dell’Ucraina e del nostro futuro, può essere accettabile soltanto se siamo al tavolo dei negoziati».

Per Kyjiv, il ripristino dell’intelligence è un segnale importante, ma non risolve le divergenze sul futuro della guerra. E per l’Europa resta il timore che Washington e Mosca cerchino un’intesa sulle condizioni della pace senza tenere adeguatamente conto delle richieste ucraine.

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