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Berlino, la candidata sindaca della Linke Eralp sotto scorta: “Ho paura dei simpatizzanti di Hamas”

Le preoccupazioni emerse da alcune note interne di un'intervista che il suo team aveva inviato allo Spiegel per errore e che il giornale ha pubblicato. Sarà sottoposta a protezione personale in occasione del congresso regionale del suo partito

Operaio di 24 anni investito sull’A14: caccia al pirata della strada. I filmati al vaglio della polizia

30 October 2026 at 17:54

Un operaio di 24 anni è stato investito alle 2.30 di questa notte sull’A14, mentre rimuoveva la segnaletica durante le operazioni di smantellamento del cantiere. Il conducente non ha soccorso l’operaio ed è scappato; gli agenti stanno analizzando i sistemi di videosorveglianza dell’autostrada per individuare il pirata della strada. L’incidente è accaduto a poche centinaia di metri dall’area di servizio Piceno Est in territorio ascolano, tra Grottammare e Pedaso (Fermo). L’operaio di Pedaso, ferito e dolorante a terra, è stato soccorso e trasferito d’urgenza ad Ancona per essere sottoposto a un intervento chirurgico.

Il giovane, che secondo le testimonianze sarebbe stato colpito dall’auto al fianco destro, ha riportato varie fratture al torace e alle gambe. Le versioni dei testimoni circa il colore e il modello della vettura non sono univoche e al vaglio dei poliziotti di Porto San Giorgio ci sono una decina di gigabyte di video da visionare. Secondo le prime informazioni, l’auto sarà presumibilmente identificata nelle prossime ore perché, conoscendo l’orario dell’incidente, è stato possibile restringere il campo delle ricerche.

Dopo l’urto, i colleghi dell’operaio lo hanno soccorso, allertando subito il 112. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco e il personale dell’ispettorato del lavoro. L’operaio è stato stabilizzato e poi trasferito dal 118 all’ospedale regionale di Torrette dove è stato operato e poi ricoverato in Clinica Ortopedica senza prognosi riservata.

Sulla vicenda è intervenuta la Cgil di Fermo che ha espresso vicinanza al lavoratore e posto con forza la questione sicurezza nei cantieri, parlando di un fatto di “gravità assoluta”. Il segretario Alessandro De Grazie ha ribadito la “necessità di garantire condizioni di sicurezza effettive a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, soprattutto a chi svolge attività particolarmente esposte al rischio, come gli interventi di manutenzione e sistemazione della segnaletica lungo le autostrade. È fondamentale fare piena luce sulla dinamica dell’incidente e accertate eventuali responsabilità, rispetto alla condotta del veicolo, e rispetto alle condizioni di sicurezza sul lavoro”.

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Gaza, la denuncia di Msf: “Non possiamo più produrre le maschere per i bambini ustionati a causa del blocco di Israele”

30 October 2026 at 17:51

I bambini di Gaza che hanno il volto ustionato rischiano di non poter più avere le protesi per curarsi a causa delle restrizioni di Israele. Si tratta di dispositivi essenziali, perché evitano malformazioni e disabilità permanenti. Lo denuncia Medici senza frontiere: il suo team impegnato nell’assistenza della popolazione palestinese non ha più il materiale per continuare la produzione delle maschere 3D. L’ultima è stata realizzata il 14 ottobre.

“A causa delle restrizioni e del blocco imposto dalle autorità israeliane su materiali essenziali, non siamo più in grado di continuare ad assistere i pazienti che hanno riportato gravi lesioni e ustioni al volto” racconta il dottor Feras Swairjo, responsabile delle attività di fisioterapia di Msf. “Abbiamo le competenze mediche e la capacità di aiutare questi pazienti, ma ci vengono negati i materiali di base necessari per svolgere il nostro lavoro. Ogni giorno assistiamo alle devastanti conseguenze delle ustioni gravi sui nostri pazienti a Gaza, molti dei quali sono bambini piccoli. Alcuni hanno riportato lesioni estese a causa degli attacchi aerei israeliani, mentre altri si sono ustionati cucinando in tende sovraffollate o su fuochi all’aperto”. Senza queste maschere specialistiche, i pazienti rischiano deformazioni permanenti del volto e disabilità che possono compromettere la capacità di muoversi, vedere o persino respirare normalmente. “Il blocco di queste forniture essenziali rischia di lasciare i bambini con disabilità per il resto della loro vita quando potrebbero essere evitate. Si tratta di un problema creato dall’uomo che potrebbe essere risolto oggi stesso. Le autorità israeliane devono consentire l’ingresso senza restrizioni dei materiali medici necessari per curare i pazienti ora”.

Nella clinica di Gaza City, Medici senza frontiere assiste un numero molto alto di pazienti con gravi ustioni al viso. A marzo, spiega l’organizzazione, l’85% dei pazienti in cura nella clinica erano bambini. “Per prevenire malformazioni permanenti e disabilità – scrive Msf in un comunicato – i pazienti hanno bisogno di maschere specifiche per la terapia a pressione. Dal 2020, Msf è l’unico fornitore di maschere fisioterapiche stampate in 3D a Gaza. Queste maschere esercitano una pressione costante sulle ustioni in via di guarigione, prevenendo cicatrici ipertrofiche e contratture che possono compromettere la respirazione, i movimenti e le funzioni facciali”.

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L’ex ministro Scajola è di nuovo indagato: “Interruzione di pubblico servizio, ha fermato la rimozione di alcuni veicoli”

30 October 2026 at 17:47

“Non rompiamo troppo i coglioni alla gente, strappate i verbali“. Secondo le testimonianze raccolte, il sindaco di Imperia ed ex ministro del governo Berlusconi, Claudio Scajola, si è rivolto così agli agenti della polizia locale che, due anni fa, nella città ligure, stavano multando alcuni veicoli, destinati alla rimozione forzata. Per questa ragione, come riporta La Stampa, il primo cittadino è stato raggiunto da un nuovo avviso di garanzia, poiché indagato per interruzione di pubblico servizio. Con lui è coinvolto anche l’ispettore della polizia locale Claudio Benvenuto.

I fatti risalgono al 6 novembre del 2023. Scajola era diretto a Oneglia quando, passando in via del Cantiere, “con toni molto accesi” ha invitato due membri della polizia locale a interrompere la rimozione di alcuni scooter, già caricati sul carro attrezzi. Il divieto di sosta era stato stabilito da un’ordinanza del comandante della stessa polizia locale. Secondo quanto scrive il quotidiano torinese, Scajola ha anche invitato il dipendente della carrozzeria a sospendere il proprio lavoro per tutta la serata. Benvenuto risulta indagato perché, contattato dai due vigili, avrebbe detto loro di seguire le direttive di Scajola.

Non è la prima volta che Scajola finisce nei guai per aver interagito con la polizia locale. Recentemente è stato assolto nel processo che lo vedeva imputato con l’accusa di favoreggiamento per aver ordinato a un comandante di interrompere un sopralluogo in un terreno a Caramagna. “C’è una pubblicità a indagarmi, ma non mi lascio intimorire” ha commentato all’Adnkronos il sindaco di Imperia. “Io sto sempre dalla parte del cittadino – prosegue – erano tre motorini, ho semplicemente detto che potevano lasciarli parcheggiati perché la manifestazione si sarebbe svolta il giorno dopo. L’ho fatto perché era nei miei poteri“.

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Balzano contro Dragoni: “Gli israeliani rivotano Netanyahu? Sono come i tedeschi se avessero riscelto Hitler nel ’45”

30 October 2026 at 16:51

Scontro furibondo a Battitori liberi, su Radio Cusano, tra Savino Balzano, conduttore della trasmissione insieme a Gianluca Fabi, e Fabio Dragoni, firma di Libero. A incendiare il confronto sono le elezioni in Israele, sulle quali Dragoni osserva: “Netanyahu ha perso la maggioranza, ma non nella maniera così trascendentale come tutto il mondo occidentale, salvo poche eccezioni, sperava o credeva. Noi continuiamo a non capire Israele, perché viviamo la vicenda Israele-Gaza con i nostri occhi. Le sirene le sentono in Israele, nei rifugi scendono gli israeliani. Gli israeliani ragionano con un’altra logica, sono uno Stato in guerra perenne e non si fanno le pippe mentali che ci facciamo noi accapigliandoci tra pro-Pal e pro-Israele”.
Dragoni cita un articolo di Federico Rampini sul Corriere della Sera e il risultato elettorale degli arabi israeliani: “Alla faccia di chi dice che in Israele c’è l’apartheid, abbiamo avuto una grande dimostrazione di democrazia. Vorrei capire quando ci saranno le elezioni in Libano e in tante altre parti”.

Balzano interviene immediatamente: “Le elezioni non sono l’elemento che consente necessariamente di distinguere il bene dal male. Partiamo da questo presupposto”.
Dragoni lo interrompe accusandolo di affrontare la questione come una tifoseria, ma lo scrittore respinge l’obiezione e porta il confronto sulla responsabilità politica degli elettori israeliani: “Con queste elezioni in Israele deve cadere l’ipocrisia di chi dice: ‘Non dovete parlare di Israele, ma del governo israeliano; non dovete parlare degli israeliani, ma di Netanyahu‘. No. Che sia bene o che sia male, in questo momento c’è un’unione delle responsabilità“.
E aggiunge: “Dopo aver visto tutto quello che è successo, e gli israeliani l’hanno visto perché ci sono i social, i video, la rete è piena di quello che è successo a Gaza e in Cisgiordania, se scelgono di rivotare Netanyahu significa che sono con Netanyahu, che sono d’accordo con lui, che sottoscrivono quello che decide. Dire che non bisogna coinvolgere il popolo israeliano era una boiata e si capiva già prima. Adesso non si può più dire. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che le responsabilità sono in solido”.

Poi arriva il paragone destinato a far esplodere definitivamente la discussione. Balzano richiama la Germania del 1945 e immagina cosa avrebbe significato un eventuale nuovo voto a favore di Adolf Hitler dopo gli orrori del nazismo: “Queste elezioni in Israele possono essere paragonate alla situazione nella quale i tedeschi avessero votato per Hitler nel ’45. Perché se lo voti negli anni Venti o nel ’33 puoi non sapere quello che farà, ma ora lo sai. Anche la Germania era in guerra, anche i tedeschi andavano nei rifugi, anche i tedeschi sopportavano i bombardamenti. Se nel ’45 avessero rivotato Hitler, avrebbero condiviso le responsabilità dei nazisti. Ed è quello che sta facendo il popolo israeliano, o perlomeno la maggioranza del popolo israeliano”.

Dragoni contesta il paragone e torna a insistere sulla condizione di pericolo vissuta dalla popolazione israeliana: “Sbagli, continui a perpetrare il tuo errore. Non ti immedesimi minimamente in ciò che vivono gli israeliani. Continui a non capire che quello è uno Stato in guerra e che non ragionano con le nostre categorie”.
Balzano ribalta l’accusa, chiamando in causa le sofferenze dei palestinesi e contestando con durezza la prospettiva adottata dal giornalista di Libero. “Sei tu che continui a non immedesimarti in ciò che patiscono le vittime di quello Stato terrorista. Sei tu che non ti immedesimi in ciò che patiscono le vittime di quello Stato neonazista che è Israele. Questo è l’errore, ed è tuo, non mio. C’è un genocidio e dinanzi a un genocidio c’è poco da dire“.
Dragoni insiste: “Gli israeliani capiscono meglio di te, perché le sirene suonano a loro, non a te. Capito?”.
“Con ‘ste sirene avete rotto il cazzo – replica lo scrittore – Hanno spianato Gaza, me ne sbatto i coglioni delle sirene di Tel Aviv, capito?”.

La firma di Libero contesta anche l’utilizzo della parola genocidio e chiama in causa Hamas, Hezbollah e l’Iran: “L’unico genocidio proclamato è quello di tante frange islamiche nei confronti di Israele, a partire da Hamas. Lo dico a voi, che provate una pulsione orgasmica per la parola ‘genocidio'”.
“Mi viene da ridere, ma ora il genocidio l’hanno fatto i palestinesi?”, ribatte Balzano.
“Ho detto proclamato”, precisa Dragoni.
“Ma mai realizzato”, replica il saggista.
“Allora Israele si deve sentire in colpa per non essersi fatto distruggere?”, rilancia Dragoni.
“No, Israele si deve sentire in colpa per aver perpetrato un genocidio a Gaza“, risponde Balzano.

La tensione raggiunge il culmine nell’ultimo scambio, quando Dragoni sostiene che gli unici a volere un genocidio siano “Hamas, Hezbollah e l’Iran”. Balzano torna ad attaccare duramente lo Stato israeliano e il suo esercito, ricorrendo a un ulteriore paragone con il nazismo: “Ma come fai a difendere Israele in questo contesto? Adesso la divisa delle SS di Hugo Boss se la sono messa loro addosso, e questo è il paradosso: l’Idf come le SS. Uguale”.
A chiudere il confronto, ormai incandescente, arriva la battuta sarcastica di Gianluca Fabi: “Caro Mossad, volevo solo dire che io mi dissocio “.

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Strage di Castel d’Azzano, tre comandanti dei carabinieri indagati per omicidio colposo plurimo

30 October 2026 at 16:44

Nell’esplosione morirono tre carabinieri. Ora la Procura di Verona ha deciso di indagare tre ufficiali dell’Arma per omicidio colposo plurimo. Il 14 ottobre del 2025, a Castel d’Azzano, nel Veronese, secondo l’accusa i fratelli Ramponi (Franco, Dino e Maria Luisa, rispettivamente 66, 64 e 60) si barricarono in casa, facendola saltare in aria. Il crollo del tetto provocò la morte dei tre militari.

Da quanto appreso da RaiNews – e poi confermato all’Ansa – la Procura di Verona ha aperto un fascicolo a carico del comandante della compagnia di Villafranca Vincenzo Spataro, del tenente colonnello Antonio Sframeli, allora comandante del reparto operativo, e a carico del colonnello Claudio Papagno, comandante provinciale dei carabinieri di Verona.

Lunedì 26 ottobre è iniziato il processo, intanto, a carico dei tre fratelli Ramponi, che devono rispondere di strage, detenzione di esplosivi e resistenza a pubblico ufficiale. La notte dell’esplosione persero la vita Marco Piffari, 56 anni, comandante della Squadra operativa di supporto del quarto Battaglione carabinieri Veneto, il coetaneo Valerio Daprà, operatore dell’Aliquota di Primo intervento, e il 36enne Davide Bernardello. Altri 25 componenti della task force intervenuti per il sopralluogo nel casolare, tra militari e vigili del fuoco, rimasero feriti. I carabinieri si erano recati nel casolare di proprietà dei Ramponi per eseguire una perquisizione e un’operazione di sfratto. L’ambiente era stato saturato di gas e riempito di bombole e bottiglie molotov.

La notizia della settimana è che la Corte d’Assise di Verona ha rigettato la richiesta di perizia psichiatrica avanzata dalle difese di Franco e Dino Ramponi. L’istanza era già stata rigettata anche dalla gup di Verona Beatrice Marini durante l’udienza preliminare. Nell’ordinanza il presidente Raffaele Ferraro ha precisato che “in questa fase preliminare, prima dell’accertamento dei fatti e dell’assunzione delle testimonianze e delle consulenze, non vi siano elementi sufficienti” per disporre una perizia psichiatrica, né accertare la capacità di intendere e di volere degli imputati al momento dei fatti né per accertare la loro capacità di partecipare coscientemente al processo. “Resta salvo – ha aggiunto il giudice – un’ulteriore valutazione sulla necessità di esperire una perizia psichiatrica nel corso del processo, dopo l’assunzione delle prove”.

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Papa Leone XIV ha votato per posta alle elezioni di medio termine negli Usa

30 October 2026 at 16:26

Donald Trump ha provato a eliminarlo, il cittadino statunitense Francis Prevost lo ha usato per esercitare il proprio diritto di elettorato attivo. Papa Leone XIV ha utilizzato il voto per corrispondenza per dire la propria alle elezioni di medio termine del 3 novembre che potrebbero decidere il futuro politico del tycoon. Il pontefice, che segue da vicino la politica nel suo paese d’origine, “ha esercitato il proprio diritto di voto come cittadino degli Stati Uniti, ogni volta che ne ha avuto la possibilità”, ha tenuto a chiarire la Sala Stampa della Santa Sede, e “in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica, il Papa ha inviato la propria scheda elettorale per posta a Chicago”. “Il Santo Padre ha inoltre confermato che, durante gli anni in cui ha risieduto in Perù, ha esercitato il proprio diritto di voto ogni volta che ne ha avuto la possibilità. Il Santo Padre esprime la propria convinzione riguardo al diritto e al dovere dei cittadini di partecipare ai processi democratici”, ha spiegato ancora il Vaticano.

Il Chicago Sun-Times, che il 29 ottobre ha riportato per primo la notizia, ha riferito che Prevost “è ancora un elettore registrato in Illinois” e “ha presentato la richiesta il 3 ottobre” e prima di salire al soglio pontificio ha esercitato più volte il proprio diritto di voto. “I registri – si legge – mostrano che Prevost ha votato alle primarie repubblicane del 2012, 2014 e 2016, così come alle elezioni generali del 2012, 2014, 2018 e 2024. Ha votato anche alle primarie democratiche del 2008 e del 2010. Non ha votato alle primarie dell’Illinois di marzo”.

“Votando, il nostro Santo Padre dà l’esempio che incoraggia ogni cittadino a esercitare la propria responsabilità civica”, ha commentato Chieko Noguchi, portavoce e direttrice esecutiva degli affari pubblici della Conferenza episcopale Usa. “Come cattolici e come americani – sottolinea la portavoce dei Vescovi – abbiamo la benedizione di poter partecipare alla vita politica e pubblica della nostra nazione”. In vista del voto, ricorda, la Conferenza dei Vescovi incoraggia i cattolici a esercitare il diritto di voto “in un modo che metta la nostra fede prima della politica”.

I rapporti tra Leone XIV e Trump sono tesi da tempo. Tra i due si è consumato un duro scontro iniziato nell’ottobre 2025, quando il Pontefice ha definito “disumana” la stretta sui migranti decisa della Casa Bianca. La tensione è poi esplosa nell’aprile 2026 con il conflitto israelo-americano in Iran. Il 5 aprile, il Papa ha denunciato l’illusione di onnipotenza della guerra, e il 7 aprile ha condannato la minaccia di Trump di distruggere la civiltà persiana bollandola come “veramente inaccettabile“. Il presidente ha replicato su Truth definendo il Papa “DEBOLE sul crimine e terribile in politica estera“, arrivando ad accusarlo di sostenere il programma nucleare dell’Iran. La Casa Bianca ha poi liquidato i moniti vaticani parlando di “commenti slegati dalla realtà”.

Il 13 aprile 2026, imbarcandosi per l’Algeria, Leone XIV ha risposto apertamente: “Non ho paura dell’amministrazione Trump“, aggiungendo “continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra“. Pochi giorni dopo, il 5 maggio da Castel Gandolfo, il Papa ha ribadito che la Chiesa è contro l’atomo da anni e ha chiesto che chi lo critica lo faccia “con verità”. La frattura, alimentata anche dal vice J.D. Vance – che il 10 aprile da convertito al cattolicesimo si era permesso il lusso di contraddire Papa sulla corretta interpretazione del pensiero di Sant’Agostino -, ha spaccato il voto cattolico americano, mentre il Segretario di Stato Marco Rubio ha tentato una mediazione a Roma il 7 maggio.

Ora il Pontefice ha annunciato urbi et orbi di aver votato. Risiedendo a Roma, lo ha fatto per posta, modalità che Trump ha cercato di eliminare senza però riuscirci. Nell’agosto 2025, il tycoon aveva espresso l’intenzione di azzerare l’uso delle schede postali e il 31 marzo 2026 aveva firmato l’ordine esecutivo 14399 che introduceva pesanti restrizioni a livello nazionale proprio in vista delle elezioni di metà mandato. Il 14 settembre 2026 la Corte Suprema, con una decisione approvata da 7 giudici contro 2, ha respinto la richiesta dell’amministrazione di sospendere il blocco delle nuove regole disposto da un tribunale federale. La Corte ha ritenuto improbabile che il governo potesse prevalere nel contestare l’ingiunzione e ha lasciato quindi le restrizioni inapplicabili alle elezioni del 2026.

Il voto di Leone XIV segna una discontinuità rispetto ai tre predecessori. Il 16 settembre 2005, alla vigilia delle elezioni politiche tedesche del 18 settembre, il portavoce vaticano Joaquín Navarro-Valls confermò che Benedetto XVI, pur conservando la cittadinanza tedesca, non avrebbe votato: “I papi non votano“. Aggiunse che neppure Giovanni Paolo II aveva mai partecipato alle elezioni polacche durante il pontificato, iniziato il 16 ottobre 1978 e conclusosi con la sua morte il 2 aprile 2005. Per Francesco, eletto il 13 marzo 2013 e rimasto cittadino argentino, non risultano invece prove di voti espressi dall’Italia nelle consultazioni del suo Paese.

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“Sto scoprendo luoghi di silenzio, ma pieni di significato. Stavolta la location è già decisa dall’Alto”: Mariana D’Amico entra nel convento di Sant’Anna

30 October 2026 at 15:55

Debutterà mercoledì 4 novembre un nuovo programma su Real Time, “Un vip in convento”. A incontrarsi in questo esperimento saranno i volti di due realtà televisive piuttosto consolidate, come “Casa a prima vista” e “La cucina delle monache”. Sarà, infatti, Mariana D’Amico, l’agente immobiliare milanese, che andrà nel monastero di Sant’Anna di Bastia Umbra, dove si trovano le celebri suore che danno vita al programma di cucina in onda su Food Network.

La proposta che è stata fatta all’agente immobiliare è stata quella di rinunciare per tre giorni alla sua routine quotidiana, per immergersi a pieno in quella che è la vita che vivono in monastero le suore del programma televisivo. Ad accogliere Mariana D’Amico in questo contesto inedito per lei saranno la badessa madre Noemi, suor Myriam, suor Debora e suor Eleonora.

Con loro D’Amico condividerà momenti di preghiera, lavoro, cura dell’orto e immancabili incursioni in cucina, affrontando un percorso fatto di ascolto e di riscoperta dell’essenziale. Le monache che l’affiancheranno durante la sua permanenza in monastero non si limiteranno ad aprire le porte del luogo in cui abitano, ma si lasceranno andare al racconto di ricordi, esperienze e dei passaggi più importanti che le hanno condotte ad abbracciare la vita religiosa.

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È morto a 49 anni Francesco Pompilio, addio all’attore de “Il Paradiso delle Signore” e “Buen Camino” con Zalone

30 October 2026 at 15:47

Francesco Pompilio, attore noto tra i suoi lavori per la partecipazione nella terza stagione di “Il Paradiso delle Signore” e anche per la più recente parte ricoperta in “Buen Camino” di Checco Zalone, è morto all’età di 49 anni. Ad annunciare la sua scomparsa è stata la sua agenzia, che in un messaggio pubblicato su Facebook lo ha così ricordato: “Dire che Francesco fosse un attore è riduttivo: Francesco era un’anima generosa che ha scelto di fare del palcoscenico e dello schermo lo specchio della propria umanità, regalando a tutti noi frammenti di verità attraverso ogni personaggio che ha interpretato”.

Pompilio è passato sia dal piccolo che dal grande schermo, recitando anche in alcuni spot pubblicitari. Ha lavorato per un progetto italianissimo e legato alla tv come “Il Paradiso delle Signore”, ma ha anche recitato in “Ripley”, una serie prodotta da Netflix, frutto di una collaborazione italo-americana.

Come si ricordava, però, nella carriera dell’attore scomparso a soli 49 anni non è mancato neanche il cinema, in film anche in questo caso molto diversi tra loro. Ha partecipato, infatti, sia a un film d’autore come “Finalmente l’alba” di Saverio Costanzo che a una commedia leggera come “Buen Camino” di Checco Zalone, dove interpretava Gianni, un pellegrino incontrato durante il cammino di Santiago.

“Francesco ci lascia una grande eredità: l’esempio di un artista autentico, che ha amato profondamente la vita, la famiglia e la creatività. Quando il sipario cala, non svanisce la bellezza di ciò che è stato messo in scena. I suoi progetti passati e futuri, le sue interpretazioni, la sua voce e il ricordo del suo sguardo rimarranno impressi in tutti noi, e di chiunque abbia incrociato il suo cammino” ha scritto sempre nel post pubblicato su Facebook la sua agenzia.

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“Paralisi nella Procura antimafia sulle stragi”, il M5s sull’allarme di Di Matteo: “Gravissimo, lui e Melillo subito in Commissione”

30 October 2026 at 15:40

Una “paralisi sostanziale“. Il “gruppo stragi” che non lavora come dovrebbe per via della “mancata circolazione delle informazioni”. Dopo la notizia pubblicata da il Fatto Quotidiano relativa all’allarme lanciato da Nino Di Matteo nei confronti della gestione, da parte di Giovanni Melillo, della Procura nazionale antimafia, il Movimento 5 stelle ha chiesto che entrambi i magistrati vengano auditi in commissione Antimafia. E perciò ha scritto alla presidente Chiara Colosimo.

A interpellare l’esponente di Fratelli d’Italia, chiedendo che “quanto prima si provveda alle audizioni del sostituto procuratore” Di Matteo e del “procuratore nazionale Melillo”, poiché “quanto appreso dalle pagine de il Fatto Quotidiano è gravissimo”, sono i componenti del M5s nella commissione Antimafia: Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. “La denuncia di Di Matteo – spiegano i parlamentari – ha una grandissima rilevanza istituzionale perché segnala una compromissione della piena funzionalità della Dna sul fronte del coordinamento delle indagini sulle stragi del 1992 e del 1993, con immediate ricadute anche sui lavori della commissione Antimafia”. Di Matteo, aggiungono, “denuncia con disagio e preoccupazione lo svuotamento delle funzioni e la paralisi sostanziale del ‘gruppo stragi’, a causa della mancata circolazione delle informazioni nel gruppo di lavoro. Se, come denuncia, il magistrato ha appreso dalla stampa e non dal suo ufficio di appartenenza le novità relative alla pista nera, a mafia-appalti e ad altri elementi del lavoro in corso in varie procure, siamo di fronte ad un fatto di allarmante gravità“.

La conclusione è che “sulla ricerca della verità sulle Stragi del ’92 e ’93 stanno succedendo troppe cose preoccupanti e oscure. La commissione Antimafia ha il dovere di arrestare la sua corsa verso l’oblio e riflettere su ciò che sta avvenendo sotto traccia, iniziando dalle audizioni di Di Matteo e Melillo”.

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“Mi sento meglio con me stesso e mi vedo meglio. Credo sia importante prendersi cura di sé, dentro e fuori”: Barry Koeghan sperimenta un nuovo trattamento estetico per il viso

30 October 2026 at 15:04

L’aspetto fisico ha condizionato parecchio la vita di Barry Keoghan negli ultimi anni, come lui stesso ha avuto modo di raccontare negli scorsi mesi. Per questo non deve stupire il fatto che l’attore presti particolare attenzione al proprio corpo. Negli scorsi giorni, infatti, Keoghan ha raccontato di sottoporsi a un trattamento estetico chiamato Xerf, eseguito su di lui da Nilam Holmes, esperta britannica di trattamenti per il viso.

Si tratta di un trattamento estetico basato sulla radiofrequenza, utilizzata per rassodare la pelle e stimolare la produzione di collagene. A mostrare che l’attore si sottopone a questo tipo di trattamento è stata proprio Nilam Holmes, condividendo un video su Instagram.

Keoghan racconta le ragioni che lo hanno portato a sperimentarlo: “Ne ho sentito parlare molto e Nilam è davvero entusiasta di questo trattamento. È bravissima in quello che fa, e lo dico sul serio. Ogni volta che vengo qui, trovo l’esperienza rilassante, quasi terapeutica. Mi sento meglio con me stesso e mi vedo meglio. Credo sia importante prendersi cura di sé, dentro e fuori“.

Il trattamento effettuato dall’attore presso Nilam Holmes avrebbe un costo di 3.500 dollari a seduta e quella che Holmes ha documentato sulla propria pagina Instagram era la seconda seduta a cui si sottoponeva l’attore. La collaborazione tra Holmes e Koeghan va avanti, però, da diversi anni.

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Adriano Celentano torna a parlare di politica: “Ehi politici, non vorrei svegliarvi, però c’è qualcosa che dobbiamo sistemare…”

30 October 2026 at 15:04

Adriano Celentano torna a rivolgersi alla politica. Lo fa con un breve messaggio pubblicato sul suo profilo Instagram, L’Inesistente, nel quale chiama in causa i politici e li invita a riflettere su una questione che riguarda direttamente gli elettori: la difficoltà di riconoscersi in chi dovrebbe rappresentarli. Il post si intitola L’incognita e contiene un appello che il Molleggiato, 88 anni, affida a poche righe.

“Ehi politici… non vorrei svegliarvi, però c’è qualcosa che dobbiamo sistemare… altrimenti c’è il rischio di non sapere più chi siete…e questo è grave perché poi la gente non sa per chi votare…ecco perché poi l’affluenza alle urne è sempre più flebile…”. Nessun riferimento esplicito al governo, a un partito o a un esponente politico in particolare. Celentano si rivolge indistintamente a chi fa politica, collegando la crescente distanza tra rappresentanti e cittadini alla disaffezione degli elettori e al calo della partecipazione al voto.

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“Se i risultati saranno buoni, non finirò in ospedale come qualche collega. È la verità, non ridete. Gli allenatori lo sanno ma non ne parlano”: così Chivu

30 October 2026 at 14:55

“Ci sarò ancora nel 2031/2032 sulla panchina dell’Inter?” È questa la domanda che ha scatenato il duro monito di Cristian Chivu, durante la conferenza stampa alla vigilia del derby di Milano. Il tecnico nerazzurro si è lasciato andare a uno sfogo, allo stesso tempo ironico ma molto serio, sulle pressioni a cui sono sottoposti gli allenatori, specialmente in Serie A ma non solo.

“Non dico niente. Mancano 4 anni, è dura farmi resistere subendo i pregiudizi e i giudizi che diventano sentenze“, ha risposto Chivu. Per poi aggiungere: “Se cambierà la cultura sportiva e i risultati rimangono buoni ci arriverò magari con meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”. Il riferimento, probabilmente, potrebbe essere a Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco ricoverato dopo essere collassato sul campo di allenamento: ha contratto un virus dopo un periodo di forte stress.

La replica di Chivu ha scatenato qualche risata in sala stampa. Anche il tecnico nerazzurro ha sorriso, ma poi ha voluto far capire che il suo discorso era più serio che mai: ” Non ridete, è la verità”, ha infatti aggiunto. “Gli allenatori lo sanno, ma non ne parlano. Lo faccio io”, ha concluso Chivu.

Il resto della conferenza stampa ha avuto ovviamente come argomento principale il derby: “Siamo pronti, sappiamo che è una partita importante per l’Inter e per il Milan. Per la città e per i tifosi. E’ sempre una motivazione in più giocare queste partite, non conta la classifica. Bisognerà essere la nostra miglior versione per portarla a casa”, le parole del tecnico dell’Inter. “Che approccio mi aspetto? Nasce tutto dall’equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa. Dipende anche dall’avversario, dovremo scegliere quando fare certe cose e quando no. Conosciamo la forza del Milan nel palleggio, ti può fare male tra le linee e in verticale. Noi dovremo essere pronti a mantenere la lucidità, a coprire la profondità quando ci sarà bisogna. Dovremo fare le pressioni giuste quando ci sarà la possibilità”, ha aggiunto il tecnico nerazzurro che vuole vincere la sfida per la classifica, ma anche perché sono sette derby che l’Inter non riesce a battere il Milan.

“Chi è favorito? Per me non esistono favoriti nel derby, c’è orgoglio e ambizione. Le energie le trovi nelle motivazioni. La pressione è per tutti, ma non dobbiamo pensare a cose che ti succhiano le energie. Dobbiamo pensare a fare le cose giuste per una partita del genere”, ha spiegato Chivu che dovrebbe puntare ancora su Thuram in avanti. “Sta bene, nessuno ha parlato di deficit di energia. Ha fatto vedere nelle ultime partite cosa sa fare. Ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, ha entusiasmo. Avrà energie anche domani, ne sono sicuro”, risponde Chivu che si aspetta una squadra concentrata. “Siamo solo alla decima giornata, la storia dello scorso campionato mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Il Milan vinse con noi, poi perse con la Lazio, quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Contano tutte le partite, la consistenza nel corso di tutta la stagione. E’ un derby, è ovvio, quindi subentra anche l’orgoglio e un pò di determinazione in più. Sai che se non vinci, escono delle cose che tu non vorresti gestire. Dobbiamo dimostrare maturità, dobbiamo sapere gestire la frustrazione e le energie“.

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“Se dovessi scegliere un maestro a Ballando sarebbe Pasquale La Rocca, è ipnotico. Ornella Muti è una diva divina. Barbara D’Urso? Una tigre televisiva”: parla Guillermo Mariotto

30 October 2026 at 14:53

“Mia nonna Leonor mi ha tirato su con l’idea di assistere chi non ha niente. Che poi, a ben guardare, è qualcosa di egoistico perché dare agli altri ti fa sentire bene. Mi lenisce il cuore”. A parlare così al Messaggero è Guillermo Mariotto, raccontando il suo impegno nel sociale e, in particolare, il progetto dell’Accademia italiana di Arte Culinaria, che gli sta particolarmente a cuore. Un’iniziativa nata durante la pandemia, quando cucinava per i senzatetto con Casa Africa: “Mi ero reso conto che in un periodo in cui noi tutti stavamo in casa nessuno pensava a chi una casa non ce l’aveva. Perché non far sì che questi ragazzi possano studiare gratis, imparare a cucinare con bravi chef o fare i camerieri? Di questo si occupa l’Accademia”.

Non può mancare un lungo passaggio su Ballando con le Stelle, di cui Mariotto è giurato dal 2005. A proposito del rapporto con Milly Carlucci racconta: “Tra noi c’è un affetto fraterno. Riesco a leggere il suo sguardo e a capire se qualcosa la preoccupa. Ci fidiamo l’uno dell’altro e sappiamo che la baracca va portata avanti. E che ogni tanto il mio essere un po’ esagerato e folle aiuta a non cadere nella noia. Con gli anni mi sono reso conto di aver bisogno della sua approvazione, lei per me è come la mamma e io un bambino che fa qualche marachella”.

Spazio poi al gossip, con il presunto triangolo tra Barbara D’Urso, Ornella Muti e Pasquale La Rocca. Mariotto non si sottrae alla domanda e dice la sua: “Barbara è un po’ gelosa, intimamente. A me dà l’idea che l’anno scorso tra lei e Pasquale qualcosa ci sia stato. Pasquale ha un modo tutto suo di coinvolgere l’altro, è un incantatore. Se mai dovessi ballare con qualcuno sceglierei lui, è ipnotico, il più bravo. E la Muti è una diva divina”.

Sull’ex conduttrice Mediaset, il giudizio è decisamente positivo: “È una tigre televisiva, fa la sua parte in modo divertente. E poi funziona, visto che Ballando sta facendo ottimi ascolti”. Mariotto considera inoltre azzeccata la scelta di Milly Carlucci di puntare su D’Urso e Alberto Matano come nuovi giurati. Infine, un passaggio su Selvaggia Lucarelli, oggi impegnata a Mediaset come opinionista del Grande Fratello Vip e attesa alla conduzione de L’Isola dei Famosi. Mariotto racconta che, nonostante “gli alti e bassi” del passato, tra loro si è consolidata “una vera amicizia”.

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Centrosinistra: programma entro novembre, primarie a febbraio. Incontro di 3 ore tra i leader. Nei prossimi giorni i contatti con le forze “extra Campo largo”

30 October 2026 at 14:51

Entro novembre il programma di coalizione, a febbraio le primarie per scegliere il candidato premier. Il campo progressista risponde alle domande rimaste sospese per settimane. La nota congiunta è firmata da tutti i leader del campo largo, definito però nella coalizione che negli ultimi anni si è già presentata insieme alle elezioni comunali e regionali cioè Pd, M5s, Verdi-Sinistra. “Dalla settimana prossima – si legge nella nota – inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre. Parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra. Infine abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio con l’obbiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista”. Un patto nato durante una telefonata a 4 tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Il confronto a 4 è durato circa tre ore. All’agenda dei leader si aggiunge anche una manifestazione unitaria sulla legge di Bilancio del governo da organizzare prima di Natale: sarà la prima occasione per presentare le proposte della coalizione. Una mobilitazione – viene spiegato – “per l’alternativa a 4 anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze. La manifestazione sarà condivisa con le forze di opposizione e sarà aperta alle forze sociali del paese e alla società civile“.

Nella riunione, da questo punto di vista, è stato sciolto anche un altro nodo. Quello del perimetro della coalizione. Al tavolo saranno rappresentate tutte quelle forze che vogliono “costruire l’alternativa alla destra” e che sono in Parlamento. Insomma, quelle che hanno un gruppo o una componente. “Non si è fatto il nome di Renzi o di altri” viene riferito all’AdnKronos. Anche perchè il lavoro potrebbe intanto essere affidato agli sherpa. Comunque, secondo la “cornice” individuata oggi, le forze che hanno una loro rappresentanza in Parlamento al momento sono proprio Casa Riformista di Matteo Renzi, la componente di Più Europa di Riccardo Magi e poi le due costituite negli scorsi giorni al Senato: la componente “Avanti Psi – Progetto Civico Italia” di Enzo Maraio e Alessandro Onorato e quella di Rifondazione di Maurizio Acerbo. Restano fuori Più Uno di Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli e Primavera di Vincenzo Spadafora. L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate è al lavoro per trovare una sintesi dell’area centrista sia in vista del tavolo del programma che delle primarie e soprattutto per la lista da presentare alle elezioni. Anche oggi sono proseguiti i contatti con “gli altri extra campo largo” per provare a organizzare un incontro, “magari prossima settimana”.

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Le prime parole pubbliche di Christa Pike dopo la fallita esecuzione: “Provo un dolore costante”

La donna sopravvissuta a un'iniezione letale in Tennessee il mese scorso: “Ferita dall'incompetenza che ha messo così tante persone in questa terribile situazione. Continuo a pensare alla famiglia della mia vittima e al terribile dolore e alla perdita che hanno subito”

Finanza in lutto per il nuovo aumento della Tobin tax sulle transazioni: “Surreale”. Ma col precedente raddoppio +94% di gettito

30 October 2026 at 14:32

Il nuovo raddoppio della Tobin tax deciso dal governo nella legge di bilancio scatena il pianto del mondo finanziario. L’aumento dell’imposta sulle transazioni finanziarie, che colpisce gli acquisti di azioni, porta l’aliquota sulle operazioni concluse sui mercati regolamentati dallo 0,2 allo 0,4% e quella sulle transazioni fuori mercato dallo 0,4 allo 0,6%. L’aggravio arriva dopo che con la manovra 2026 il governo aveva già raddoppiato le aliquote, portandole rispettivamente dallo 0,1 allo 0,2% e dallo 0,2 allo 0,4%. Viene inoltre aumentata l’imposta sulle operazioni ad alta frequenza, dallo 0,04 allo 0,06%. Ma il governo ha dalla sua il fatto che quell’intervento non ha affatto provocato la paventata fuga verso altri mercati: a fronte di 337 milioni di maggiori entrate annue stimate nella relazione tecnica, nei primi otto mesi di quest’anno dalla tassa sono arrivati 917 milioni, 445 milioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Segno che la base imponibile ha visto al più una flessione lievissima.

Gli operatori continuano comunque a lamentare che il nuovo aumento rischia di rendere ancora meno attrattiva Piazza Affari, in contrasto con l’obiettivo dichiarato dell’esecutivo di voler rilanciare il mercato dei capitali italiano attraverso la riforma del Testo unico della finanza. Venerdì Stefano Firpo, direttore generale di Assonime, durante l’evento “Più Borsa, più crescita: l’Italia delle 1000 quotate”, ha dichiarato che “mette l’Italia fuori da qualunque competizione, fuori proprio dal gioco. È veramente surreale“. Firpo ha chiamato in causa anche il trattamento fiscale delle azioni proprie, gli strumenti attraverso cui le società possono riacquistare i propri titoli e utilizzarli anche per piani di partecipazione di lavoratori e risparmiatori. Disposizioni che, secondo il direttore generale di Assonime, “non stanno né in cielo né in terra” e finiscono per rendere questo strumento fiscalmente svantaggiato rispetto a quanto avviene in qualsiasi altro Paese.

Le critiche erano già arrivate ieri, all’indomani dell’annuncio dell’aumento delle aliquote. Vincenzo Polidoro, presidente di AssoNEXT, l’associazione delle piccole e medie imprese italiane quotate, aveva chiesto “che nel confronto parlamentare si trovi un equilibrio che preservi l’attrattività del mercato per le pmi quotate e per chi sceglie di investire nell’economia reale”.

Contro il nuovo aumento si è schierata anche AMF Italia, l’associazione degli intermediari dei mercati finanziari che nota come il passaggio all0 0,4% porterebbe l’Italia in cima ai Paesi europei con la fiscalità più sfavorevole per chi investe in azioni e chiede almeno di alzare da 500 milioni a 1 miliardo la soglia di esenzione, allineandola alla definizione di pmi contenuta nel Tuf.

La Tobin tax, introdotta in Italia nel 2013, è un’imposta sulle transazioni finanziarie che prende il nome dall’economista James Tobin, che negli anni Settanta aveva teorizzato un prelievo sui movimenti di capitale. Nel nostro Paese colpisce principalmente gli acquisti di azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi emessi da società con sede legale in Italia, indipendentemente dal luogo in cui avviene la transazione. Non si applica alle azioni di società con capitalizzazione inferiore a 500 milioni di euro, agli Etf e ai titoli di società italiane con sede legale all’estero.

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“Ho sempre dolore, dappertutto. Non so perché sono sopravvissuta”: Christa Pike parla per la prima volta dall’esecuzione fallita

30 October 2026 at 14:18

“Da quella notte non c’è stato un solo momento in cui non abbia provato dolore. Mi fa male tutto il corpo. Mi fanno male le braccia. Mi fanno male le mani. Mi fa male la gola. Faccio ancora fatica a parlare. E il dolore non è solo fisico. C’è dolore nella mia mente e nella mia anima”. Parla tramite i suoi avvocati Christa Pike, e lo fa per la prima volta da quando il 30 settembre è sopravvissuta a una doppia iniezione letale in Tennessee. Ha affermato di provare un dolore costante da allora, ma si è detta grata per l’amore e il sostegno ricevuti. E ha aggiunto di essere entrata nella camera delle esecuzioni preparata a morire in pace e di essersi risvegliata sola e confusa in un letto d’ospedale.

Pike, 50 anni, ha affermato di non aver mai pensato a una vita dopo la data dell’esecuzione. “Sono profondamente ferita dall’incompetenza che ha messo così tante persone in questa terribile situazione. Continuo a pensare alla famiglia della mia vittima e al terribile dolore e alla perdita che hanno subito”, ha detto Pike. La donna è sopravvissuta a due dosi di pentobarbital mentre lo Stato tentava di giustiziarla per l’omicidio a coltellate della compagna di classe Colleen Slemmer, avvenuto nel 1995. Aveva 18 anni quando, insieme al suo fidanzato, torturò e uccise Slemmer, diventando una delle donne più giovani a essere condannate a morte. Ha dichiarato di essere grata al personale medico che le ha salvato la vita e alle persone che le hanno dimostrato gentilezza. “Non so perché sono sopravvissuta quella notte. Non so cosa succederà dopo. Alcuni giorni, trovare la speranza è più difficile di altri. Per ora, sto cercando di guarire, un giorno alla volta. E mi aggrappo all’amore e alla gentilezza di tante persone che mi hanno ricordato che non sono sola”, ha detto.

Gli avvocati di Pike hanno esortato il governatore del Tennessee, Bill Lee, a commutare la condanna della donna in ergastolo. Lee ha detto ai giornalisti questa settimana: “Sospetto che la sua condanna sarà la stessa di prima, a meno che i tribunali non decidano diversamente”. Lee ha chiesto un’indagine su quanto accaduto durante l’esecuzione fallita e ha rinviato l’altra iniezione letale prevista per quest’anno. La dichiarazione di Pike è stata dettata al suo team legale dall’infermeria del carcere in cui è detenuta. Pike è stata ricoverata in ospedale subito dopo l’esecuzione fallita e poi trasferita nuovamente in carcere presso il Centro di riabilitazione Debra K. Johnson.

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“A Rocco Siffredi ho detto: ‘Hai mostrato il cu*o al mondo e io nuoccio alla tua immagine?’. Fellini? Voleva una gigantessa con tre tette, una nana che fuma, una circense”: così Amanda Lear

30 October 2026 at 14:11

“Cos’è la vita? Un paradosso”. Basterebbe questo aneddoto per sintetizzare l’acume dissacrante di Amanda Lear, svelato in una lunga intervista rilasciata al settimanale D di Repubblica. La scena è grottesca e geniale al tempo stesso. Lei e Rocco Siffredi si accordano per un progetto lavorativo: devono cantare insieme “Parole parole” di Mina. Tutto sembra pronto, finché nel cuore della notte il telefono della cantante squilla. “Una notte mi chiama: ‘Sai Amanda, ci ho ripensato, potrebbe nuocere alla mia immagine'”. La reazione dell’attrice è fulminea, spietata e irresistibile: “Mi viene da ridere e glielo dico: ‘Hai mostrato il culo a tutto il mondo e adesso sono io a nuocere alla tua immagine?’. Robe da pazzi”. Un epilogo inevitabile: “Come è finita? Come sempre, ridendo fino a star male”.

È un manifesto di pura libertà quello che la Lear consegna a D di Repubblica, una rivendicazione di egoismo che sfocia nel disincanto. Come quando rivela il suo metodo infallibile per gestire la noia mondana: “Vuole sapere cosa faccio quando non mi va più di stare in un posto? Sparisco. Me ne vado. Scappo tutte le volte che sento che è il momento di fuggire perché c’è sempre un istante in cui evaporare. Sono a cena e mi annoio? Mi alzo, faccio finta di andare in bagno e cerco l’uscita. Gli altri al tavolo dicono ‘madonna che maleducata’ e io sono già lontana, libera, felice. Un atto di egoismo? No, un manifesto di altruismo: se mi annoio io non escludo che gli altri, vedendomi, pensino: ‘Oddio, ancora questa, non se ne può più'”.

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Le gemelle Giudicessa, protagiste del film “Come un gatto in tangenziale”, di nuovo di fronte a un giudice: accusate per il furto di una carta di credito

30 October 2026 at 14:04

Quando la finzione prende il sopravvento sulla realtà, le conseguenze possono farsi serie. È quello che stanno sperimentando sulla propria pelle Alessandra e Valentina Giudicessa, diventate note al grande pubblico per aver interpretato nel film diretto da Riccardo Milani, “Come un gatto in tangenziale”, il ruolo di due sorelle gemelle, Pamela e Sue Allen, che avevano l’abitudine di commettere piccoli furti.

La stessa fattispecie di reato per cui oggi sono finite davanti a un giudice, con l’accusa, contestata dal pubblico ministero Andrea Beccia, di furto aggravato in concorso e utilizzo indebito della carta di credito sottratta alla cliente di un supermercato il 21 ottobre 2017. Ora, a nove anni di distanza, spetterà proprio al giudice stabilire se dietro a quel fatto si nasconda la mano delle due sorelle.

Questo episodio criminoso non sarebbe l’unico da addebitare ad Alessandra e Valentina Giudicessa. Nel 2019 le due sorelle sono state condannate in primo grado a un anno di reclusione per aver tentato di sottrarre furtivamente a un negozio di abbigliamento diciotto capi, per un valore complessivo di 4.794 euro.

Ora il giudice, che pronuncerà la sua sentenza a fine novembre, dovrà decidere se anche per il fatto avvenuto il 21 ottobre 2017 le due donne sono responsabili. In questo caso, dopo aver sottratto indebitamente la carte di credito a una donna mentre stava facendo la spesa, le gemelle Giudicessa hanno utilizzato la carta per effettuare tre transazioni per un totale di 1.316,50 euro.

Ospite di Francesca Fagnani a “Belve Crime”, Alessandra Giudicessa aveva dichiarato a proposito di quello che era stato l’effetto immediato della loro partecipazione nel film diretto da Riccardo Milano, con protagonisti Paola Cortellesi e Antonio Albanese: “I soldi sono finiti subito. Ci siamo ritrovate come prima, anzi, pure peggio. Perché alla fine ci sono arrivate tutte le denunce della gente che, guardando il film, poi si è ricordata che eravamo andate a rubare davvero…”.

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