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“Un solo vocal coach per tutti, è la regola ad Amici 26. Se vuoi cambiare, la maglia la lasci”: così Amadeus a Nicolò. Ecco la risposta del cantante

Un confronto a tu per tu, senza giri di parole nella puntata odierna, domenica 25 ottobre, ad “Amici 26”. Amadeus mette le carte in tavola con Nicolò e lo fa partendo da un paragone che gli è caro: quello con lo sport. “Tu sei un atleta, quindi forse mi puoi capire”, esordisce il direttore artistico, spiegando che ognuno dei quattro ragazzi della sua squadra è sotto la sua responsabilità. “Vi voglio un bene dell’anima – assicura, – mi piacete tutti e quattro tantissimo”. I cantanti del direttore artistico sono: Kashmere, Nicolò, Saitta e Tìaso.

Ma c’è una regola, e la regola vale per tutti: quella di avere un unico vocal coach, Lorenzo. Una scelta che Amadeus rivendica come un vantaggio “come un preparatore atletico conosce ogni muscolo del suo atleta”, spiega, così il vocal coach “conosce anatomicamente le corde vocali dei ragazzi”, sa dove possono migliorare e si confronta costantemente con lui. “Tutti i vocal coach di Amici sono bravissimi”, precisa, ma la linea è questa.

Poi il passaggio più netto. Amadeus assicura che non vieterà mai a Nicolò di provare altri insegnanti, ma per coerenza con la decisione presa e nei confronti degli altri tre ragazzi, la conseguenza sarebbe inevitabile: “Se mi dici che vuoi stare con tutti i vocal coach, sono costretto a dirti: Nicolò, mi devi dare la maglia”.

Il ragazzo potrebbe così proseguire con altri coach, ma non con Lorenzo e nemmeno con lui, con la maglia che passerebbe a Samurai Jay o a Rudy Zerbi e un percorso completamente diverso da quello immaginato. Il tutto, sottolinea, “senza nessun rancore e risentimento”: viene prima il desiderio dell’allievo.

Se invece Nicolò sceglie di restare, l’augurio è di arrivare fino in fondo: “Ti auguro di rimanere otto mesi, anche se non ne abbiamo la certezza, facciamo gli scongiuri“. Amadeus lascia al ragazzo tutto il tempo per decidere: può rispondere subito oppure riflettere e parlarne a quattro occhi durante la settimana.

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“Mi scrivono vecchia, mamma, nonna. Se io sto bene così e lui sta bene così, chi se ne frega”: Veronica Peparini replica agli haters sull’amore con Andreas Muller

Ospite di Silvia Toffanin a “Verissimo“, oggi 25 ottobre, la coreografa Veronica Peparini ripercorre la sua vita tra danza, amori e maternità, mentre il compagno Andreas Muller è chiuso nella casa del Grande Fratello Vip. “Sono da sola a casa con tutti i figli, e non è semplice, devo dire la verità. Ho due bambine piccole, poi ci sono gli altri figli, e Andreas è una presenza importante: la sua mancanza si sente. Ma si tira avanti, si va dritti, con fatica, perché non è una passeggiata”, ha dichiarato Peparini.

Andreas Muller, come racconta dentro la Casa, vive questa esperienza con un po’ di senso di colpa perché sente molto la mancanza delle bambine e di casa. “È fatto così: anche se non le vedeva per un paio d’ore era in ansia, vuole avere la gestione di tutto. – ha spiegato la compagna – Immagino quindi che questa lontananza gli pesi parecchio. Ma non è una colpa, è un lavoro. Ed è giusto che si senta libero di fare un’esperienza anche da solo, una cosa solo sua”.

Toffanin le chiede se Andreas sembri un po’ distaccato dalla danza. Veronica non lo nega: “Lo dice sempre lui, ed è un peccato, perché quando balla è bravissimo. Quando lo vidi ai tempi lo pensai, e lo penso ancora oggi: è uno dei più talentuosi che abbia mai visto”.

Quel distacco, spiega, c’è sempre stato un po’, ma col tempo è cresciuto, fino a quando Andreas si è dedicato a un’altra passione: il suo negozio di Pokémon. “Un mondo di cui io non capisco assolutamente niente. Mi dispiace, perché in me la passione per la danza è rimasta fortissima: io vivo per quella. Siamo molto diversi in questo”, ha detto.

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Emanuele Filiberto di Savoia: “I monarchici italiani venivano a trovarmi per Natale e il mio compleanno. Da ragazzo fatto un po’ di casini con qualche incidente in moto e auto. Non ho una nuova fidanzata”

Ospite di Mara Venier, Emanuele Filiberto di Savoia ha presentato a “Domenica In“, oggi 25 ottobre, “La regina di maggio”, il libro dedicato alla nonna Maria José del Belgio. L’intervista ha attraversato la storia della famiglia, l’esilio, la televisione e la vita privata.

“Sono stato un bambino molto felice, perché vivevo in una famiglia unita. – ha ricordato – Ho avuto tanto amore dai miei genitori e dai miei nonni. Avevo anche la nonna materna, Iris, la madre di mia mamma, che era molto presente. I miei genitori viaggiavano molto per lavoro e io sono stato cresciuto in gran parte dalle mie nonne. Avevo tanti amici: l’unica cosa difficile erano le vacanze. Loro dicevano ‘torniamo a casa’, e io: ‘Ma dov’è la vostra casa?’, ‘Torniamo in Italia’. Io non potevo venire”.

E ancora: “Da bambino, i monarchici italiani venivano da tutta Italia in autobus per le ricorrenze, per Natale e per i miei compleanni. Ci portavano tantissimi regali: la sabbia della Sicilia, il salame, un giorno un sardo è arrivato persino con una pecora. Un giorno sono salito su un autobus e ho detto: ‘Io voglio tornare con voi in Italia’. Provate a spiegare a un bambino di sette anni che cos’è l’esilio. Ho capito la storia della mia famiglia attraverso quella parola: per me l’Italia significava esilio, Casa Savoia significava esilio”.

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“Da qualche mese sto avendo dei seri problemi fisici che non fanno che peggiorare. Non vi nego che sto pensando di annullare tutti gli impegni”: così Elettra Lamborghini

Elettra Lamborghini ha pubblicato un paio di storie su Instagram per aggiornare i fan sulle sue condizioni di salute: “So che molti di voi l hanno notato perché sono meno ‘spumeggiante’ rispetto a prima e vi ringrazio dei vostri messaggi”.

Il riferimento è sicuramente alla sua esperienza come giudice all’ultima edizione di “Tale e quale show”, il programma di punta del mercoledì sera di Rai Uno condotto da Carlo Conti. La cantante siede al fianco di Alessandro Siani e Cristiano Malgioglio con il qualche ci sono continuamente delle frizioni.

Il messaggio di Lamborghini continua “ma sì, purtroppo da ormai qualche mese sto avendo dei seri problemi fisici che non fanno che peggiorare…ed ovviamente stanno condizionando anche del mio umore e la mia mente… Sto cercando di affrontare tutto con un sorriso laddove possibile, anche se cerco di camuffarlo…”.

E ancora: “Non vi nego che sto pensando costantemente di annullare tutti gli impegni (come ho fatto da dicembre in poi) ma ho preso i miei impegni e cercherò di portarli a termine nella maniera migliore possibile… Non entro nei dettagli”.

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L’asino Marcello fa troppo “rumore” e divide il paese: i potenti ragli, l’esposto e la petizione. Il 7 novembre si decide il suo destino e intanto diventa una star tv

Nei giorni in cui l’Italia discute di tutto, c’è un protagonista che non parla ma si fa sentire benissimo. Si chiama Marcello, è un asino e il suo “difetto”, almeno per qualcuno, è quello di ragliare. Un verso che a Gargallo, piccolo comune collinare del Novarese, è diventato il centro di una disputa che ha superato di slancio i confini del paese. Lo riporta La Prealpina.

Marcello è un asinello di quasi quattro anni arrivato dalla Valsesia. La sua storia comincia a Scopello, dove viveva prima di essere adottato da una famiglia: Mattia, Chiara e lo zio Orlando. A Gargallo, un paese collinare vicino a Borgomanero, noto per l’agricoltura e per la produzione di miele, ha trovato un prato e una routine fatta di passeggiate e visite. Nel terreno, raccontano le cronache locali, può muoversi liberamente mentre bambini, famiglie e passanti si fermano a salutarlo, e il suo menu è fatto di carote, finocchi e mele.

IIl guaio, per alcuni, è la colonna sonora di Marcello. I ragli hanno spinto alcuni cittadini a presentare un esposto in Comune perché le autorità intervenissero per allontanare l’animale. Da una parte ci sono dunque i residenti che chiedono più tranquillità, dall’altra chi si è affezionato a Marcello al punto da considerarlo parte della comunità. Il confronto, come spesso accade, è presto uscito dai tavoli istituzionali per approdare sui social e in televisione.

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“Ho venduto chitarre e amplificatori per curare mia moglie. Poi è morta e mi sono rimasti migliaia di dollari di debiti. Ho perso l’azienda”: la storia di Brian Rooney

Imprenditore del web, padre di famiglia, musicista per passione. Il texano Brian Rooney ha visto la propria vita crollare quando alla moglie Tina è stata diagnosticata una grave malattia. Per pagarle le cure ha venduto la strumentazione musicale, cambiato casa e indebitato le carte di credito, trascurando l’azienda che nel frattempo perdeva terreno. Tina è morta nel 2013, a 49 anni, lasciandolo vedovo a 47. Dopo oltre un decennio di interessi, solleciti e telefonate, nel 2024 ha chiuso l’attività e dichiarato bancarotta. Oggi ricostruisce la sua vita e aiuta gli altri, raccontando la sua storia. Lo riporta Business Insider.

Si sedeva al tavolo con i fogli di calcolo davanti, cercando di far quadrare i conti. Con la moglie provava a mostrarsi forte, ma a volte Brian Rooney si ritirava in un angolo della stanza e piangeva. Il pensiero che non si poteva nemmeno pronunciare era uno: perdere la donna che amava perché non aveva abbastanza soldi per curarla.

Gran parte delle spese mediche è finita sulle carte di credito, e il debito è cresciuto rapidamente. In casa c’erano sei bocche da sfamare, e Rooney si affidava quasi solo alla plastica. Ha venduto chitarre e amplificatori, il materiale di una vita da musicista. La famiglia ha lasciato una bella casa in affitto in una zona residenziale del Texas per un appartamento molto più economico. Niente concerti, niente partite di basket, niente viaggi. Rinunce che, racconta, non gli hanno pesato: l’obiettivo era far guarire l’adorata moglie. Qualche aiuto è arrivato da amici e parenti, e i figli, ormai quasi adulti, avevano bisogno di poche attenzioni. Lavorare da casa gli permetteva inoltre di organizzare il tempo secondo le necessità.

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Proposta di matrimonio sul palco, Alfa “benedice” l’unione di due fan al Forum di Milano. Tra gli ospiti Gigi D’Alessio, Sangiovanni e Kekko dei Modà – IL VIDEO

Alfa ha concluso ieri 24 ottobre il suo tour nei palazzetti con un sold out all’Unipol Forum di Milano. Questa ultima tappa sancito un nuovo importante traguardo nel percorso live del cantautore genovese. Quello di ieri rappresenta infatti il quinto appuntamento di Alfa nel palazzetto.

Colpo di scena durante l’esecuzione dell’inedito “Eri solo da incontrare” che ha fatto da colonna sonora a una toccante proposta di matrimonio avvenuta sul palco, lasciando tutti senza parole. Il cantautore ha “benedetto” l’unione dei due fan.

Non sono mancati gli ospiti e gli amici sul palco. Alfa con Gigi D’Alessio ha intonato “Genova e Napoli”, “Come un pittore” è la canzone scelta per il duetto con Kekko dei Modà mentre il brano “Da Domani” è quello scelto per Sangiovanni. La canzone sarà contenuta nel prossimo disco di inediti di Sangiovanni dal titolo “Tutto bene grazie”, in uscita il 13 novembre.

Spenti i riflettori adesso si punta al nuovo percorso professionale del cantautore genovese. In una nostra intervista, in occasione del suo evento all’Arena di Verona lo scorso settembre, Alfa ha detto: “Io al Festival di Sanremo 2027? Bisogna chiederlo a un signore napoletano. Ma se ci sarà Olivia Rodrigo, un modo per infilarmi lo trovo”.

Non resta che aspettare ancora poche settimane, quando Stefano De Martino ufficializzerà la lista dei Big che parteciperanno alla kermesse canora.

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“Sono stata licenziata dopo 30 anni in una azienda. A 60 anni mi sono trasferita tra i ghiacci dell’Antartide per un nuovo lavoro”: la svolta di Amy Lee

Per trent’anni la sua vita professionale ha avuto un solo nome: la multinazione informatica HP. May Lee, oggi sessantenne, ci è arrivata da giovane e ci è rimasta fino a ricoprire il ruolo di responsabile marketing e comunicazione. Poi il licenziamento. E la scelta, invece di cercare un altro impiego nel settore, di guardare altrove. Altrove, per lei, significava il ghiaccio. Lee aveva già visitato l’Antartide due volte in vacanza, e ne era rimasta conquistata. Allora ignorava che fosse possibile lavorarci. Quando ha scoperto che lo era, non ha avuto dubbi: doveva candidarsi. Lo riporta Business Insider.

Il Programma antartico degli Stati Uniti è gestito dalla National Science Foundation, che affida il supporto operativo a diverse aziende, ciascuna con un ambito specifico.

A metà aprile Lee ha inviato tre candidature: coordinatrice alloggi, tecnico di assistenza al service desk e vice supervisore alle forniture. Lo ha fatto con il curriculum che aveva usato per anni con l’elenco dei suoi vari incarichi.

La risposta più rapida è stata anche la più amara. Nel giro di una o due settimane è arrivata una mail di rifiuto per il ruolo di coordinatrice: non possedeva, si leggeva, “i requisiti minimi”. Un esito che l’ha sorpresa. Solo allora si è messa a studiare come funzionano le selezioni in Antartide, scoprendo, un po’ tardi, quanto siano competitive. Dai blog ha appreso che chi non adatta il curriculum alla lettera all’annuncio viene scartato. Ed è convinta che sia andata così.

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“Beppe Grillo mi ha fatto un’imboscata, mi incaz**i molto. Sono cose che non si fanno. Dalla Santanché per la volgarità della sua frase non ho mai ricevuto delle scuse”: così Ilaria D’Amico

Ilaria D’Amico si è presa il tempo che le serviva. Dopo anni di corsa, la giornalista, volto storico di Sky Sport, racconta a Fanpage di aver rimesso in ordine gli spazi familiari e di godersi quello che ha costruito, “un privilegio” che oggi non dà per scontato. Un percorso che non era nei piani: da ragazza sognava di fare l’avvocato di diritto internazionale, poi la carriera ha preso il largo e la laurea alla Sapienza è rimasta in sospeso, con tanto di rimprovero materno ancora attuale. Nel mezzo, due interviste che hanno fatto storia: quella a Muammar Gheddafi, strappata dopo tre giorni di attesa, e quella a Beppe Grillo a “Exit”, finita in modo tutt’altro che liscio. Ecco cosa ha raccontato.

Il colpaccio con Gheddafi. Un’intervista che sembrava impossibile

“Fu il frutto di una semina partita da lontano”, spiega Ilaria D’Amico. Tutto nasce da una conoscenza: il figlio di un ex diplomatico libico, molto amico del figlio calciatore del Colonnello, che ne aveva favorito l’arrivo al Perugia. Lei gli buttò lì l’idea, “consapevole che non si sarebbe concretizzata”. Poi l’assalto al consolato di Bengasi: Gheddafi decise di rilasciare dichiarazioni, ma rifiutò i canali tradizionali. Scelse Sky. D’Amico avvisò subito Emilio Carelli, allora direttore di Sky Tg24, e partì. Fu “una trasferta estenuante”: tre giorni di attesa tra appuntamenti fissati e saltati, senza mai dormire. Finalmente la chiamata. Fu portata in un luogo scelto dai libici e ricevuta in una tenda. Avrebbe dovuto avere a disposizione “a malapena 15 minuti”. Alla fine furono 55.

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“Per cantare Aeroplano con gli 883 ho preso un milione di lire. Un giorno Cecchetto mi ha detto ‘non siamo le persone giuste per te, meglio chiudere il contratto'”: parla Caterina Rappoccio

Forse il suo nome non è notissimo, ma la sua voce se la ricordano in tantissimi. Caterina Rappoccio è la voce del brano “Aeroplano”, contenuto nell’album degli 883 “Nord Sud Ovest Est” del 1993. La cantante compare nel quarto episodio della serie tv cult “Nord Sud Ovest Est – La Leggendaria Storia Degli 883” grazie al volto dell’attrice Rosa Barbolini.

Dunque nella puntata, in esclusiva su Sky e in streaming solo su Now, Mentre Max Pezzali (Elia Nuzzolo) e Mauro Repetto (Matteo Oscar Giuggioli) si chiedono se adesso siano o no presentabili nel mondo della musica, un ciclone chiamato Caterina investe le loro vite con la forza di un “Aeroplano”.

“Claudio Cecchetto restò colpito dalla mia voce e dalla mia grinta. – ha raccontato Caterina a Il Corriere della Sera – Mi serviva una canzone da portare in finale a Castrocaro e lui mi propose Aeroplano. La cosa divertente è che la mia prima reazione fu ‘sì, è bella ma è moscia’. Per fortuna Cecchetto mi rispose che la potevamo farla più rock, più nel mio stile. Alla fine Castrocaro non l’ho vinto, ma ci ho guadagnato un contratto con Cecchetto”.

Gli 883? “Non li conoscevo. L’estate precedente, quella del 1992, avevo ascoltato ‘Hanno ucciso l’Uomo Ragno’ in continuazione, era diventato praticamente l’inno della mia estate ma non sapevo di chi fosse. Cecchetto voleva una voce femminile per Aeroplano e, secondo lui, la mia era perfetta. Ma non so perché ad un certo punto decise di far cantare insieme me e Max Pezzali”.

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“I ragazzi non vedono prospettive e si trovano schiacciati dalla precarietà permanente. Oggi la prima causa di morte tra i giovani tra i 14 e i 24 anni è il suicidio”: così Mario Capanna

Lo scrittore e attivista Mario Capanna, ospite ieri sera 24 ottobre de “L’Elefante”, il programma condotto da Peter Gomez su Rai 3 e disponibile su RaiPlay, è intervenuto in merito alle recenti proteste che stanno attraversando il Paese da Nord a Sud. “Confesso una mia inclinazione: tengo a difendere i giovani anche quando hanno torto, cercando però di capire e spiegare le ragioni che li spingono ad agire”, ha detto,

Commentando i disordini e le devastazioni avvenuti durante le manifestazioni giovanili a Milano e in altre città, Capanna ha invitato a guardare oltre la cronaca degli scontri: “I giovani violenti che hanno saccheggiato Milano rappresentano ciò che molti considerano indicibile, ma sono anche il prodotto di una società e di una democrazia che esercitano a loro volta forme di violenza”.

L’ex leader del Movimento studentesco ha quindi allargato la riflessione alle crescenti disuguaglianze economiche e sociali “Siamo arrivati a quella che i sociologi chiamano la società dell’1%, nella quale una ristretta élite concentra ricchezza e potere in misura mai vista prima. Non si è mai assistito a un accaparramento così oligopolistico delle risorse economiche e finanziarie”.

Capanna ha messo a confronto l’esperienza della sua generazione con quella dei giovani di oggi: “Noi avevamo la sensazione di poter conquistare il futuro e, almeno in parte, ci siamo riusciti. Oggi molti ragazzi vivono una condizione completamente diversa: non vedono prospettive, faticano a immaginare il proprio domani e si trovano schiacciati da un senso di precarietà permanente. Oggi la prima causa di morte tra i giovani tra i 14 e i 24 anni è il suicidio”.

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“All’inizio della mia carriera mi dicevano di trovare una causa con cui associarmi, ma non era sincero. È una cosa molto hollywoodiana per apparire bene nelle foto”: così Kim Kardashian

Kim Kardashian ha stregato i fotografi sul tappeto rosso della Festa del Cinema di Roma, dove ha presentato in anteprima mondiale la seconda stagione di “All’s Fair”, disponibile dal 4 novembre su Disney+. Accolta dall’entusiasmo dei fan, l’attrice e imprenditrice ha catalizzato l’attenzione alla Festa del Cinema di Roma 2026 sfoggiando un audace abito animalier, in perfetto stile Kardashian. A non passare inosservato anche un membro del suo staff che l’ha seguita per tutto il tappeto rosso con un faretto puntato addosso, trasformando ogni passo in una perfetta scena da set.

A presentare la serie anche Kris Jenner – tra i produttori esecutivi della serie – per tutti “Momager”: la mamma e manager di Kim e delle sue sorelle Kourtney, Kim, Khloé, Kylie e Kendall: “Amo lavorare con i miei figli, è la mia gioia. La parte migliore della mia giornata è stare con loro. Giriamo un programma (‘The Kardashians’ disponibile su Disney+, ndr) insieme ogni giorno, quindi è davvero divertente”, ha detto Kris Jenner sul tappeto rosso, dove ha raccontato di aver visitato il Colosseo questa mattina.

A portare l’alta moda e l’allure da star nella Capitale anche le co-protagoniste Naomi Watts (“qui a Roma ho mangiato un risotto al tartufo fantastico”), Sarah Paulson (“il superpotere di ‘All’s Fair’? Le avvocate protagoniste e Kim Kardashian”) e Niecy Nash-Betts.

Tra diritti civili, disuguaglianze di genere e responsabilità pubblica delle celebrità, le attrici hanno riflettuto sulle ingiustizie che ancora oggi colpiscono le donne. Interpellata sul ruolo pubblico delle celebrità nell’impegno civile, Kim Kardashian ha respinto l’idea che si tratti di un obbligo: “Non credo che nessuno abbia il dovere di fare qualcosa. Personalmente, però, penso sia importante usare la propria voce e aiutare dove si può”, ha detto.

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“Sei davvero maleducato, fuori luogo. Basta”: Guillermo Mariotto furibondo con Giovanni Pernice a “Ballando con le stelle”. Il ballerino: “Il tuo voto non ci interessa, dacci zero”

Nuove tensioni a “Ballando con le stelle“, ieri era 24 ottobre, tra Giovanni Pernice e Guillermo Mariotto. Dopo l’acceso scontro della scorsa puntata, in cui il maestro di ballo aveva accusato il giurato di esprimersi senza cognizione di causa e di non avere competenze in materia di danza, la disputa è tornata ad infiammarsi anche nel corso dell’ultima puntata. A prendere nuovamente posizione è stato Alberto Matano, che ha confermato il proprio sostegno nei confronti di Mariotto.

“Io non capisco questa polemica, io ho solo detto una cosa che rivendico, ossia non è giusto né gentile dire a una persona che sta qui da 21 anni che non capisce niente“, ha chiarito Matano, tornando sulle parole di Pernice della scorsa settimana. Il ballerino, tuttavia, non ha fatto un passo indietro e ha ribadito la sua posizione. La tensione poi è esplosa quando ha preso la parola Guillermo Mariotto.

Dopo aver rivolto i complimenti alla concorrente Noemi Bocchi e alla performance, il giurato ha avuto un nuovo botta e risposta con il maestro di ballo, inizialmente con toni ironici, poi però è degenerato. “Ma riesci a stare zitto? Io stavo per farvi 10 e invece tu“, ha replicato Mariotto. Immediata la replica di Pernice: “E non me lo dare, va bene così. Il tuo voto non ci interessa, dacci zero, è uguale per noi”.

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“Mia moglie era bellissima, ma dipendente da sostanze. Se n’è andata a 56 anni per l’epatite C, un anno prima che trovassero la cura. Nostra figlia è rimasta senza mamma”: parla Eugenio Finardi

Eugenio Finardi, concorrente di “Ballando con le stelle” in coppia con Rebecca Gabrielli, ha conquistato il pubblico non solo con la sua esibizione ma anche con un racconto personale molto intenso. Dopo la puntata di sabato 24 ottobre e lo scontro a distanza con Matano, il cantautore ha ripercorso il suo passato legato alle droghe, la storia d’amore complicata con la prima moglie Patrizia, l’esperienza della comunità e il legame con la figlia Elettra.

“Io ho reagito al commento di Matano – ha spiegato il cantautore risponde alle critiche del conduttore sul suo stile di danza – perché prima di tutto ho avuto l’impressione che lui volesse suscitare in me una reazione. Poi non credo sia stato affatto un disastro. Credo che Matano non tenga conto dell’età e che fino a ora non si fossero resi conto che dietro quell’uomo c’è un uomo di 74 anni. Io ho tre quarti di secolo”.

Poi il racconto personale: “A 13-14 anni sono arrivati i Rolling Stones, Jimi Hendrix, tutto quel tipo di immagine, e quindi io ho scelto di essere un hippie. Mi è capitato una sera, quasi per caso, di provare sostanze diverse da un amico che le aveva. C’era la paura, poi cosa fai, dici di no? Ti senti fuori. Provo, cosa vuoi che sia. Dall’altra parte c’era l’angoscia: ‘Oddio, cosa sto facendo?’. Per due anni non ho quasi fatto altro: non ho suonato, ho fatto l’amore”.

“Il periodo più brutto è stato prima della nascita di Elettra, all’inizio degli anni Ottanta. Io stavo con Patrizia, che poi è diventata mia moglie. – ha continuato – Era bellissima ma, purtroppo, era dipendente da sostanze. Ho vissuto con lei una storia d’amore complessa, intensa, estremamente sensuale, d’amore e di dipendenze. Tutti quelli che sono in preda alla dipendenza sognano di essere salvati, di essere tirati fuori, ma da qualcuno che li capisca. E chi li capisce? Uno che sta facendo la stessa cosa. Non andava neanche tanto male, finché non è arrivato il momento in cui non si poteva più andare avanti così. Il fatto di essere tossicodipendenti non era più una cosa rock e romantica, ma era una vergogna“.

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“Faccio terapia da quando avevo 7 anni. Mi stavo sulle pa**e pure io. Ero così gelosa che rischiavo di perdere l’uomo che amavo”: lo confessa Aurora Ramazzotti

Aurora Ramazzotti è una delle concorrenti di “Ballando con le Stelle”, dove è in gara da sabato 3 ottobre in coppia con il maestro Nikita Perotti. Nel corso dell’esperienza nel people show di Rai 1, la conduttrice e influencer ha raccontato il suo rapporto con la psicoterapia: un percorso iniziato da bambina, dopo la separazione dei genitori, e ripreso con la maternità. Ecco le sue parole.

“Chi viene a Ballando con le Stelle non viene solo per essere idolatrato. – ha dichiarato la neo ballerina durante una chiacchierata in sala alle prove – Viene anche per essere criticato, e se queste sono le critiche che mi devo accollare, ben venga: ho fatto così tanta terapia che sono pronta. Io ho iniziato a fare terapia che tu nemmeno eri nato, perché avevo sette anni“.

E ancora: “I miei genitori si sono separati quando ero piccolissima. La terapia ha dato uno strumento sia a loro sia a me per gestire meglio la situazione. È avvenuta in più fasi della mia vita, anche in un momento in cui, nella mia relazione, sentivo che se non avessi lavorato su me stessa e sulle mie sicurezze, che io proiettavo sulla persona che amavo, l’avrei perso. Mi stavo sulle palle pure io: ero arrivata a un punto in cui avevo una gelosia tale che mi consumava e non riuscivo a controllarla, era proprio fuori dal mio corpo”.

“Mi ha aperto gli occhi tantissimo su un sacco di cose della mia vita, – ha concluso – e ovviamente tutti questi insegnamenti me li porto avanti. Però non è finita lì: poco fa ho ricominciato a fare terapia. Incredibilmente, la maternità ha tirato fuori cose che non sapevo, problemi che non pensavo nemmeno di avere, che non esistevano nella mia testa. Mi sono accorta con la terapia che sono tornati a galla perché sono la risposta a un bisogno che ho in questo momento e che prima non avevo”.

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“Proprio dietro una parvenza di ‘normalità’ c’è un uomo che non accetta i cambiamenti e, piuttosto che essere lasciato, uccide la compagna. Certe belle maschere mi spaventano”: così Claudia Pandolfi

È stato presentato fuori concorso alla Festa del cinema di Roma “Un tranquillo funerale di famiglia”, dal 29 ottobre in sala. È l’adattamento firmato da Massimiliano Bruno della black comedy britannica di Dean Craig. Nel cast Stefania Sandrelli, Diego Abatantuono, Pietro Sermonti, Claudia Pandolfi, Stefano Fresi e Beatrice Arnera.

Al centro la famiglia Mancuso, in Ciociaria, nel giorno del funerale del patriarca: i figli Daria e Riccardo (Pandolfi e Sermonti) fanno i conti con rancori e segreti, e la cerimonia si trasforma in una catena di rivelazioni ed equivoci grotteschi. “Raccontiamo due fratelli coltelli e una famiglia incasinata, come lo sono le nostre”, spiega il regista.

“È il film più spinto che abbia mai fatto. Perché ha una comicità esplicita, a tratti volgare, politicamente scorretta. – ha detto Pandolfi a Io Donna – Ho adorato girarlo e non solo per amore dell’originale inglese ma per quel tipo di humor e di irriverenza. Si gioca con la morte e con Dio, cosa molto inusuale per noi italiani. E mi piace moltissimo passare dalla fiction rassicurante di prima serata a qualcosa di trasgressivo, spero di poter continuare a divertirmi così nel mio lavoro. Del resto, divertimento e impegno sono stati le mie linee guida, negli anni”.

Mamma di due figli maschi il 19enne Gabriele, avuto dal cantautore Roberto Angelini, e Tito nato dalla relazione con il produttore Marco De Angelis, che ha 10 anni. “Ho creduto nell’educazione sessuale e affettiva, li ho fatti crescere soprattutto con l’esempio. – ha detto – I miei figli hanno papà, zii e nonni che hanno molta cura del lato femminile della famiglia e delle vite degli altri in generale. È importante dare ai ragazzi strumenti per affrontare il “mondaccio”, come dico io, di oggi. Insegnargli a ragionare, anche a sbagliare, perché una società che ci vuole sempre performanti e vincenti può diventare paralizzante”.

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Claudio Baglioni a Roma dopo la polmonite interstiziale acuta: “Il mio non sarà un addio definitivo perché un certo modo di andare non si ferma mai. Dopo 44 anni siamo ancora qua”

Una macchina del tempo dentro Villa Borghese. Claudio Baglioni è tornato a Piazza di Siena esattamente 44 anni dopo il famoso raduno “Alé-Oó” del 24 ottobre 1982, e lo ha fatto spiazzando il pubblico: niente classico d’apertura, ma un brano mai ascoltato prima, “Che notte è questa!”, che dà il titolo all’intero progetto live. Il pezzo sarà disponibile in digitale dal 13 novembre. È una dichiarazione d’amore alla Capitale: nel testo, la notte romana è descritta come irripetibile, mai vista prima e destinata a non ripetersi.

Nell’impianto scenico firmato da Giuliano Peparini, i maxischermi hanno mandato le immagini d’epoca del concerto del 1982. A seguire l’esibizione strumentale del figlio Giovanni Baglioni con “Get up!” e “Roots”. L’ingresso dell’artista è stato annunciato dalle note di “Notte di note, note di notte”, suonate dalla super band di 18 elementi tra musicisti, fiati, quartetto d’archi e coristi, e accolto da un boato.

Sull’evento pesa un’emozione diversa dal solito. Il rinvio a giugno del tour per motivi di salute, una polmonite interstiziale acuta, ha lasciato il segno e sul palco si è percepito il sollievo di un artista che ha temuto di non poter decidere in autonomia come e quando chiudere la carriera. Davanti a 6.400 spettatori a sera, Baglioni ha detto: “Dopo 44 anni siamo ancora una volta qui”.

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I Pooh si prendono Bologna per i 60 anni di carriera e invitano gli amici Arisa, Michielin, Biondi, Masini e Carboni – IL VIDEO

Sessant’anni dopo, i Pooh sono tornati ieri 24 ottobre dove tutto è cominciato e lo fanno senza risparmiarsi. All’Unipol Arena di Bologna, per “Notte a sorpresa”, sono stati proposti 41 brani in scaletta. Una maratona per i 60 anni di carriera che il pubblico, in gran parte cantando a memoria, segue dall’inizio alla fine.

Si parte con “Banda nel vento”, “Quello che non sai” e “Vieni fuori”, tre pezzi che bastano a scaldare il palasport. Il primo vero momento di festa arriva con “Amici x sempre”, dedicata a Valerio Negrini, celebrato nella sua città con i video sui maxischermi.

Gli ospiti e amici che si sono susseguiti sul palco sono stati: Enrico Ruggeri entra su “L’altra donna”. Francesca Michielin porta “L’aquila e il falco” in un territorio più moderno. Chiara Canzian canta “Maria Marea” con papà Red, e il momento ha il sapore di una cosa di famiglia. I Violin Twins danno ai violini di “Pierre” un tocco di spettacolo.

Il cuore della serata è nella seconda parte. Arisa interpreta “Uomini soli” e dà una lettura personale a uno dei classici più amati. Mario Biondi mette la sua voce profonda su “Ci penserò domani”, Marco Masini trasforma “La donna del mio amico” in un duetto che ha abbracciato tutto il palazzetto. Luca Carboni, in casa, canta “Piccola Katy”, che per Bologna è anche un po’ una festa di quartiere.

Nel finale ci sono “Viva”, “Tanta voglia di lei”, “Io sono vivo” e un ultimo trittico con “Pensiero”, “Dimmi di sì” e “Chi fermerà la musica”, che chiude il cerchio.

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“Mia figlia è morta mentre ero lontana, mi hanno dovuta legare sull’aereo. Mi addormentavo con una bottiglia di vino. Non ho ricominciato a vivere, sono una sopravvissuta”: parla Claudia Galanti

Claudia Galanti ha raccontato la perdita della piccola Indila, l’arresto dell’ex marito, gli anni nell’alcol e la rinascita durante la chiacchierata con Silvia Toffanin a “Verissimo”, ieri 24 ottobre. “Se oggi c’è un messaggio che vorrei trasmettere, è questo: la tempesta si può attraversare, ma poi bisogna trovare la forza di uscirne. – ha detto Galanti – A casa avevo due bambini bellissimi che avevano bisogno della loro mamma. Sono andata a cercare quella forza e l’ho trovata”.

E ancora: “Ho conosciuto il dolore più grande che una madre possa provare: la perdita di una figlia, Indila, che aveva solo nove mesi. È un dolore che non si può descrivere e che forse non passerà mai. Ho imparato a conviverci e a rispettarlo, a viverlo ogni giorno, con alti e bassi. Non mi sento una che ha ricominciato a vivere, mi sento una sopravvissuta: una persona che ogni mattina si sveglia e si dice “ok, ce la facciamo anche oggi”.

Era la notte tra il 1 e il 2 dicembre 2014. Quello è stato forse il trauma più grande di tutta la vicenda e in analisi è stata la parte più dura da elaborare. “In quel periodo ero separata dal padre dei miei figli e avevamo stabilito che i bambini sarebbero stati una settimana con lui e una con me.- ha raccontato Galanti – Quella settimana toccava a lui, così li avevo mandati a Parigi e io ero partita per le Seychelles con due amiche. Al ritorno, in transito nell’aeroporto di Dubai, mi hanno telefonato dicendo che dovevo rientrare subito a Parigi. Io rispondevo di no, che i bambini li avrei ripresi a Milano. Hanno insistito finché mi hanno detto la verità: la mia bambina era morta”.

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“Quando è morto papà mi è crollato il mondo addosso a 9 anni. Depressa da bambina e nessuno se n’è accorto, piano piano la sto superando, conoscendomi”: così Levante

Levante si è raccontata nel salotto di “Verissimo” ieri 24 ottobre, per parlare della sua famiglia, del passato e del presente con il nuovo album “Dell’amore, il fallimento e altri passi di danza”. Inoltre è stata annunciata la terza data live a Milano, il 4 dicembre, dopo il tutto esaurito per i due appuntamenti del 17 e 22 novembre alla Santeria Toscana 31 di Milano.

La cantautrice ha detto: “È un bel momento, di grande rinascita. Sono serena, felice, in equilibrio, e questa è una cosa bellissima. Ci sono arrivata dopo un lungo percorso. Ormai sono quasi quarantenne e a quasi quarant’anni mi accorgo di avere una consapevolezza e un’esperienza che prima non avevo”.

“Da bambina ero una monella, con tanta creatività e tanta fantasia. – ha raccontato – Ero l’ultima di quattro figli e i miei fratelli erano molto più grandi di me. Ero molto amata, sempre al centro dell’attenzione, e avevo tanti maestri in casa. Con fratelli così grandi è stato facile crescere in fretta. Poi è arrivata la morte di mio padre, che è stata l’ennesimo scalino”.

E ancora: “Avevo nove anni e ormai sono passati trent’anni. Ricordo un uomo estremamente affettuoso con me, ma anche molto duro. Era cresciuto a sua volta con una certa durezza, e con lui non sapevi mai se dalla gioia si potesse passare alla tensione da un momento all’altro. Bastava che qualcosa non gli piacesse e subito scattava l’insegnamento. Una specie di educazione siberiana, ovviamente scherzo. Però è stato un uomo che mi ha amata tantissimo. Essendo la più piccola, mi ha dato tutto quello che non si era concesso con gli altri. Di foto con lui ne ho poche”.

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