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EE.UU. e Israel intensifican su despliegue militar en Oriente Medio

La reunión informativa tuvo lugar el jueves en la Casa Blanca y contó con la participación del comandante del Comando Central de EE. UU. (CENTCOM), general Brad Cooper; el secretario de Defensa, Pete Hegseth; el jefe del Estado Mayor Conjunto, general Dan Caine; y el almirante Brad Cooper.
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Medio Oriente nel caos, 4 petroliere in fiamme a Hormuz, missili Houthi contro l’Arabia. Trump con i vertici militari Usa alla Casa Bianca

Le forze armate iraniane hanno annunciato che quattro petroliere sono state colpite da mine navali e hanno preso fuoco nello Stretto di Hormuz, che gli Stati Uniti sostengono di aver in gran parte bonificato. Secondo i Guardiani della Rivoluzione, tre imbarcazioni avrebbero urtato le mine mentre tentavano di attraversare una rotta non autorizzata nella parte meridionale dello Stretto, dopo aver disattivato radar e sistemi di navigazione e ignorato gli avvertimenti iraniani. L’esercito di Teheran ha successivamente riferito di un quarto tanker danneggiato e incendiato nelle stesse circostanze. Non sono state precisate le bandiere delle navi né la provenienza dei carichi.

L’agenzia britannica per la sicurezza marittima UKMTO ha segnalato un’imbarcazione in fiamme al largo dell’Oman e una petroliera colpita da un proiettile, di cui non è stata identificata la natura. In quest’ultimo episodio non si registrano feriti. Non è ancora chiaro se le due navi siano tra le quattro che, secondo Teheran, avrebbero urtato mine navali nello Stretto di Hormuz.

L’Iran considera illegittimo il passaggio delle navi lungo il corridoio meridionale dello Stretto di Hormuz, vicino alle coste dell’Oman. “La rotta non autorizzata è minata e gli armatori e gli equipaggi che decidono di attraversarla lo fanno a proprio rischio e pericolo”, hanno avvertito i Guardiani della Rivoluzione, invitando a non dare credito alle “assurdità diffuse sui social media dal Centcom”, il comando militare americano per il Medio Oriente e l’Asia.

Gli incidenti riaccendono lo scontro tra Iran e Stati Uniti sulla sicurezza di una delle rotte marittime più importanti al mondo, attraverso la quale, prima della guerra, transitava circa un quinto degli idrocarburi mondiali. Washington sostiene di aver bonificato dalle mine iraniane i principali corridoi di navigazione e di aver contribuito, dall’estate, al transito di 1,5 miliardi di barili di petrolio. Teheran contesta però questa ricostruzione e avverte che le rotte non autorizzate restano minate.

“Dimostrate di aver bonificato lo Stretto di Hormuz con prove indipendenti, non con semplici dichiarazioni“, ha affermato il portavoce dei Guardiani della Rivoluzione, Hossein Mohebi. In un comunicato separato, i Pasdaran hanno inoltre annunciato di aver catturato un drone da ricognizione statunitense. Secondo quanto riferito, il velivolo, identificato come un MQM-170, sarebbe stato intercettato da un’unità di guerra elettronica durante un’operazione nella parte occidentale dello Stretto di Hormuz.

Un frammento di missile ha ferito un cittadino saudita. L’autorità di protezione civile saudita ha dichiarato che alcune schegge cadute, in seguito all’intercettazione di due missili, hanno ferito un cittadino saudita a Riad. L’intercettazione ha provocato anche danni a un’abitazione e a un veicolo, ha dichiarato il portavoce delle autorità all’agenzia di stampa statale.

Il portavoce degli Houthi, Yahya Saree, ha affermato di avere condotto sei operazioni militari contro l’Arabia Saudita. Secondo la dichiarazione di Saree, gli Houthi hanno preso di mira i seguenti obiettivi: la raffineria petrolifera di Ras Tanura con un missile balistico, l’impianto Aramco ad Abqaiq con un missile, l’Aeroporto internazionale Re Khalid di Riad con numerosi missili, l’aeroporto internazionale King Fahd di Dammam con un drone, la raffineria petrolifera di Rabigh con un missile balistico, il Quartier generale delle truppe saudite nella regione di Najran. L’Arabia Saudita non ha ancora confermato le affermazioni degli Houthi.

Il presidente americano Donald Trump non permetterà che il conflitto con l’Iran si trasformi in una “guerra senza fine”. Lo ha assicurato il vicepresidente degli Stati Uniti, JD Vance, durante un incontro con gli elettori organizzato da Fox News a Fort Worth, in Texas, difendendo la campagna militare dell’amministrazione americana in Medio Oriente.

Il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), l’ammiraglio Brad Cooper, ha informato il Presidente americano Donald Trump sulle opzioni militari da adottare nei confronti dell’Iran durante una rara visita alla Casa Bianca. Lo riporta il Wall Street Journal, citando fonti ufficiali americane e altre fonti con conoscenza diretta della questione. Secondo il quotidiano, all’incontro hanno partecipato anche il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e il Capo di Stato Maggiore Congiunto, il generale Dan Kyne. L’incontro ha fatto seguito a una riunione tenutasi ieri alla Casa Bianca, durante la quale gli ufficiali militari hanno incontrato il vicepresidente JD Vance, ha affermato una fonte.

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Lagarde, el ‘búho’ que pilotó durante dos décadas las finanzas mundiales sin estar predestinada a ello

La presidenta del BCE, Christine Lagarde, junto a sus predecesores Mario Draghi (centro) y Jean-Claude Trichet, corta una tarta durante la celebración del 25 aniversario del BCE, en 2023.

A Christine Lagarde (París, 70 años, de soltera Christine Madeleine Odette Lallouette) le gusta enviar mensajes con su atuendo. Elige cuidadosamente sus pañuelos (hay quien cree adivinar en ellos sus intenciones) y, en momentos especialmente delicados, comparece en la rueda de prensa del BCE con un broche característico: un búho. En un mundo, el de la política monetaria, habitualmente dividido entre halcones, banqueros con poca tolerancia por la inflación y gatillo fácil a la hora de subir tipos, y palomas, más sensibles al efecto del dinero caro sobre la economía, Lagarde se desmarcaba con esta otra ave.

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Las elecciones de mitad de mandato en Estados Unidos no son la panacea que los europeos esperan

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Cuando los estadounidenses voten en las elecciones de mitad de mandato del 3 de noviembre, los europeos esperarán con inquietud los resultados. Es comprensible que, después de casi dos años de abusos del Gobierno de Trump, estén ansiosos por un cambio de rumbo. Un buen resultado de los demócratas transmitirá una señal política importante, incluido el deseo de mejorar las relaciones con los aliados hoy menospreciados. Sin embargo, los europeos harían bien en moderar sus expectativas sobre los cambios que va a haber en la práctica, porque se tardará tiempo en reparar el daño causado.

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Hegseth Fires High-Level General Over Alleged Leaks

US Secretary of War Pete Hegseth has fired a top general who served as the director for strategy, plans, and policy on the Joint Staff, a move that comes as the Trump administration is preparing to restart the bombing campaign against Iran. Lt. Gen. Brett Sylvia previously served as the commander of the Army’s 101st […]
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La guerra contro l’Iran e il “terribile potere del denaro”

Netanyahu sta dicendo a Trump che ora deve portare a termine l’opera di distruzione dell’Iran

Segue nostro Telegram.

Il «Grande Progetto» volto a «mantenere [la civiltà occidentale] al vertice del mondo» (come ha affermato il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio) richiede che gli strumenti per garantire l’obbedienza siano di due tipi: La creazione di un fervore rivoluzionario distruttivo dal basso (oggi definito «cambio di regime»); e, in secondo luogo, l’uso di ciò che Theodore Herzl, in una famosa frase, definì «il terribile potere del denaro di esercitare una pressione irresistibile sulla politica internazionale», al fine di cooptare gli strati dominanti in una rete di potere che promuovesse il «progetto» del Grande Disegno.Questo è ciò che stiamo osservando nella guerra di Trump contro l’Iran.

L’attacco israelo-americano del giugno 2025 era principalmente un attacco di decapitazione volto a neutralizzare sia la leadership politica che quella militare dell’Iran, mentre elementi armati addestrati dal Mossad, il MEK e i separatisti baluchi tra gli altri sarebbero stati infiltrati in Iran per fomentare la rivoluzione dalla base. A quel tempo, il figlio dell’ex Scià – in modo poco plausibile – veniva presentato ai media occidentali come il futuro leader dell’Iran.

Non ha funzionato. E ora Netanyahu sta sostenendo che Israele disponga di «nuove prove» del fatto che l’Iran si stia orientando verso la produzione di un componente bellico nell’ambito del proprio programma nucleare. Sta dicendo a Trump che ora deve portare a termine l’opera di distruzione dell’Iran. E per motivare ulteriormente Trump, il principale quotidiano israeliano Ma’ariv riporta che Israele ha trasmesso direttamente alla Casa Bianca i sondaggi del Likud, secondo cui Netanyahu potrebbe vincere le elezioni israeliane del 27 ottobre. Secondo l’articolo, queste informazioni del Likud (che contraddicono la maggior parte degli altri sondaggi israeliani) hanno spinto Trump a esprimere il proprio pieno sostegno elettorale a Netanyahu.

Allo stesso tempo, i miliardari filosionisti stanno esercitando il «terribile potere del denaro» su Trump: «Non accetteremo nulla di meno della sconfitta dell’Iran. Se continuerà a cercare un accordo, le ritireremo il nostro sostegno finanziario».

Alti funzionari della sicurezza israeliani, sia in carica che in pensione, confutano tuttavia la necessità di un attacco imminente all’Iran e l’affermazione di Netanyahu relativa a nuove prove che l’Iran si stia muovendo verso l’arma nucleare –il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) Zamir ha dichiarato al Canale 13 israeliano: «Non vediamo la necessità di attaccare l’Iran prima delle elezioni»; Il principale stratega militare israeliano Udi Evental ha messo in guardia: «Una guerra per ostacolare le elezioni e la democrazia, non per ostacolare il programma nucleare dell’Iran. Netanyahu, che si sospetta sia immerso fino al collo in considerazioni politiche e personali estranee alla questione, non è idoneo a prendere una decisione del genere. Non glielo si deve permettere».

Che esistano o meno prove del genere non ha davvero importanza. Probabilmente non esistono. L’affermazione costituisce semplicemente il pretesto con cui si sta esortando gli Stati Uniti ad agire per ‘portare a termine l’opera’ contro l’Iran. Come sempre, Netanyahu ha dichiarato negli ultimi giorni: «L’Iran sta ancora una volta cercando di sviluppare le sue armi di morte… C’è un solo modo per eliminare questa minaccia una volta per tutte: rovesciare il regime in Iran, e questa è la mia direttiva all’IDF, al Mossad e alle agenzie di sicurezza».Un alto funzionario iraniano ha dichiarato a Drop Site che l’attuale valutazione dei servizi segreti interni di Teheran indica un’elevata probabilità che possano iniziare bombardamenti su larga scala – anche prima delle elezioni israeliane di martedì.

Il punto è che all’Iran non interessa chi vincerà le elezioni di medio termine, né chi conquisterà la presidenza degli Stati Uniti nel 2028. Per la leadership iraniana è tutto uguale. Comprendono bene il concetto del «Grande Disegno» (come potrebbero non farlo?).In Iran è ben chiaro che il Paese è impegnato in una lunga guerra contro l’intero blocco atlantista: Israele, i suoi servizi di intelligence, i suoi arsenali, i suoi satelliti, la sua industria militare e la sua macchina mediatica. Non importa se alla Casa Bianca ci sia un repubblicano o un democratico. Gli alti funzionari iraniani ritengono che entrambi i partiti siano stati comprati dal terribile potere sionista del denaro.

Comprendere il «Progetto» significa comprendere che la classe dei finanziatori sionisti non si accontenterà mai di un «accordo o compromesso». Essi sostengono con certezza che l’Iran alla fine verrebbe meno a qualsiasi acconsentimento ipotizzato alle richieste statunitensi. Gli israeliani e i loro alleati della classe dei finanziatori semplicemente non credono (e lo ripetono incessantemente) che l’Iran accetterebbe mai di sottomettersi a Israele, né di accettare il dominio politico e culturale degli Stati Uniti. Potrebbero avere ragione. Perché? Semplicemente perché l’Iran possiede una civiltà profonda, che affonda le sue radici in un complesso di credenze e pratiche specificamente persiano-iraniane risalenti al secondo millennio a.C.: il mazdeismo, una cosmologia del dramma divino, rappresentata dalla lotta continua tra Luce e Oscurità.

Il rinomato studioso, il professor Henri Corbin, ha sostenuto che «l’Iran era situato in una posizione centrale… non essendo solo una nazione o un impero, ma un universo spirituale». Egli concepiva quindi l’Iran come una forza mediatrice, sia geograficamente che metafisicamente.

Per millenni, gli iraniani hanno percepito il mondo come dotato di una chiara dimensione metafisica – e di una storia. È quindi improbabile che possano essere attratti da un atteggiamento materialistico e nichilista di stampo occidentale. Gli Stati civilizzatori, siano essi l’Iran o la Russia, che abbracciano valori contrari non soccomberebbero mai al «Grande Disegno». Di conseguenza, devono essere distrutti.

Cosa significa questa storia metafisica? Significa che l’Iran si sta preparando alla guerra, non a un «accordo». Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano e rappresentante personale della Guida Suprema, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha affermato che, «Se la domanda è se l’Iran abbia ancora la capacità di proseguire le operazioni con missili e droni [in caso di attacco], la risposta è “sì” … Gli Stati Uniti dispongono di risorse preziose nella regione. In caso di guerra, anche cavi, centri dati e strutture di intelligenza artificiale potrebbero rientrare nel raggio d’azione. Se il conflitto dovesse riprendere, avremo un piano più ampio». «Tutti devono comprendere che un’azione contro l’Iran comporta un costo».

Alti funzionari iraniani ritengono che la guerra sia imminente. L’Iran dispone di piani di ampia portata (in caso di attacco) che coinvolgono anche l’Arabia Saudita e la sua leadership, ha lasciato intendere un alto funzionario iraniano. Karl Miller (dal campo) afferma che, a questo proposito, un quarto della produzione petrolifera saudita è già stato distrutto e che i danni causati dagli attacchi di rappresaglia di AnsarAllah interessano l’intera catena produttiva saudita – «dalla testa di pozzo alla stazione di servizio» – e che l’Arabia Saudita sta colmando il deficit attingendo alle proprie riserve.

Il rapporto di Miller, citato da Larry Johnson, avverte che,«se i canali di esportazione dell’Arabia Saudita dovessero chiudersi, il suo petrolio non avrebbe altra destinazione se non le proprie raffinerie, le proprie centrali elettriche e i propri serbatoi di stoccaggio. Una volta che lo stoccaggio fosse pieno, si raggiungerebbe all’incirca il limite massimo di produzione che l’Arabia Saudita potrebbe mantenere. Se Ras Tanura e Yanbu venissero chiusi contemporaneamente, il Regno sarebbe costretto a chiudere la maggior parte dei propri giacimenti petroliferi. Questo è esattamente lo scenario che la campagna di Ansar Allah contro l’oleodotto, il Mar Rosso e i terminali del Golfo è volta a provocare». «Qualsiasi nuova campagna americana o israeliana contro l’Iran si abbatterà su un sistema energetico saudita che non dispone più di margini per assorbirla», osserva Larry Johnson.

Qualsiasi nuovo attacco all’Iran, per estensione, significherà la fine del Golfo così come lo conosciamo, la fine del petrodollaro e la fine del Golfo come principale fornitore di liquidità per Wall Street e il mondo della tecnologia.

Ciononostante, secondo quanto riferito, Trump avrebbe affermato che gli Stati Uniti non stanno attualmente negoziando con l’Iran e che qualcosa accadrà «molto presto».

Forse. (Ma con Trump tutto si riduce a speculazioni). Se però sta bluffando, non funzionerà, e la sua umiliazione sarà ancora più profonda.

Un uomo che conosce Trump meglio di molti altri (avendo scritto quattro libri su di lui), Michael Wolff, sostiene che se i Democratici vinceranno nelle elezioni di medio termine del 3 novembre –

«Cercheranno di far capire al mondo che è “un nuovo giorno”. Trump, dal canto suo, cercherà di far capire al mondo che è ancora lui a controllare la scena. Ci sarà una serie di eventi di questo tipo (come una presunta invasione di Cuba, ad esempio) di portata superiore a qualsiasi cosa possiamo immaginare. Non si mostrerà umile. Il concetto di umiltà non esiste nell’animo di Donald Trump. Pertanto, farà esattamente il contrario».

«Non ritirarsi, ma attaccare».

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Military Situation In Iran On October 29, 2026 (Map Update)

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  • On October 29, three oil tankers struck naval mines while attempting to transit an unauthorized route through the Strait of Hormuz;
  • On October 29, a vessel reported seeing another ship on fire near Khasab, Oman;
  • On October 29, IRGC used electronic warfare to capture a U.S. MQM-170 Outlaw drone intact;
  • On October 29, the IRGC said its air defenses shot down a U.S. MQ-1 drone off the coast of Sirik in Iran’s Hormozgan province.

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Iran Says Four Tankers Hit Mines in the Strait of Hormuz

The Iranian military on Thursday claimed that four tankers had struck mines in or near the Strait of Hormuz, as the UK’s Maritime Trade Operations (UKMTO) reported that at least one tanker was attacked in the area. Iran’s Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) Navy first said in a statement that three tankers traveling on an […]
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CENTCOM Chief Briefs Trump on Options for Bombing Iran

Adm. Brad Cooper, head of US Central Command, visited the White House on Thursday to brief President Trump on military options for attacking Iran, The Wall Street Journal has reported. The meeting marks a rare in-person briefing between Trump and the CENTCOM chief, who is known to be supportive of restarting the bombing campaign. Reporting from Axios […]
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Washington Warns Allies of Possible New Strikes on Iran After US Midterm Elections

The United States has privately warned Middle Eastern allies to prepare for renewed military operations against Iran following the 3 November congressional elections, according to diplomatic sources. Although President Donald Trump has not authorised further strikes, the warnings have heightened concerns about regional escalation, energy infrastructure and the consequences for European economies already facing rising fuel costs.

American officials have advised several governments in the Middle East to prepare for possible new military strikes against Iran after next week’s US midterm elections, raising the prospect of another escalation in a conflict that has already disrupted international energy markets.

According to an Associated Press investigation published on 29 October, two diplomats familiar with the warnings said US officials had urged regional allies to consider the possibility of Iranian retaliation against energy facilities and other critical infrastructure.

The diplomats emphasised that President Donald Trump had not made a final decision to resume military operations.

Nevertheless, Washington’s warnings suggest that preparations are being discussed for a potential campaign extending over several days.

Regional governments are concerned that retaliatory action by Iran or organisations aligned with Tehran could prolong the fighting beyond the duration initially envisaged by the United States.

The White House and American officials declined to comment on the reported communications.

Military Preparations and Political Timing

The warnings come as Trump approaches the final days of campaigning ahead of the 3 November elections.

The president has repeatedly suggested that further military action against Iran could follow the vote, although he has also claimed that the conflict may be approaching its conclusion.

During a campaign appearance in Texas, Trump said the war could end within weeks, while reiterating his insistence that Iran must not acquire nuclear weapons.

The timing of possible military action remains uncertain.

The Pentagon has increased its regional military presence, including the deployment of the aircraft carrier USS Theodore Roosevelt and additional amphibious forces.

Approximately 9,000 military personnel were associated with the deployment announced in September.

However, the movement of forces does not establish that an attack has been authorised or that particular targets have been selected.

American military preparations can also serve as deterrence, signalling and contingency planning.

The distinction is important because the political consequences of renewed strikes would depend on their scale, objectives and Iranian response.

Tehran Maintains That Diplomacy Remains Possible

Iran has indicated that it remains willing to pursue negotiations.

Foreign Minister Abbas Araghchi said on 28 October that Tehran was continuing to consider diplomatic proposals and wanted elements of its earlier ceasefire initiative to form the basis for renewed discussions.

That proposal had previously been rejected by Washington.

The continuing disagreement concerns both the conditions for ending military operations and wider questions about Iran’s nuclear programme.

The United Arab Emirates has urged the parties to seek political solutions and avoid returning to large-scale fighting.

Regional governments face a particularly difficult position because they may be exposed to retaliation even when they are not directly involved in American military operations.

Energy facilities, airports, ports and other infrastructure could become targets during an escalation.

Such attacks would also affect civilian populations and commercial activity beyond the immediate combatants.

The Conflict Has Already Spread

The war involving Iran, the United States and Israel began in late February and has subsequently affected other parts of the Middle East.

Iran-aligned Houthi forces have carried out attacks on Saudi oil infrastructure and airports, prompting retaliatory operations by a Saudi-led coalition against targets in Yemen.

These developments have complicated attempts to contain the conflict geographically.

The United States has not conducted a strike against Iran since early September, according to the reporting available on 29 October.

However, the absence of recent American attacks has not removed the risk of renewed operations.

Regional governments are therefore considering a range of possible developments, including limited strikes, a longer military campaign or retaliatory attacks preceding any American operation.

None of these scenarios should be treated as inevitable.

Europe Faces Another Energy Risk

For the European Union, a renewed confrontation would have implications extending well beyond diplomatic relations with Washington.

The Middle East remains a major source of global oil and liquefied natural gas supplies.

The Strait of Hormuz is particularly important to international energy shipping, connecting producers in the Persian Gulf with markets in Europe and Asia.

An increase in attacks on shipping, production facilities or export terminals could place further pressure on global energy prices.

The consequences would not necessarily be confined to countries purchasing oil or gas directly from the region.

European consumers compete in internationally connected markets, meaning supply disruptions can influence prices even where import arrangements have been diversified.

The EU has substantially reduced its dependence on Russian pipeline gas since 2022, but growing reliance on liquefied natural gas creates exposure to fluctuations in international supply and demand.

A further Middle Eastern escalation could therefore complicate Europe’s efforts to rebuild gas reserves and contain industrial energy costs before winter.

Higher fuel prices would also affect transport, food production and household expenditure.

The Strategic Dilemma for European Governments

European governments must balance several interests.

They support efforts to prevent nuclear proliferation, maintain relations with the United States and preserve stability in the Middle East.

At the same time, they have a direct economic interest in avoiding prolonged disruption to maritime trade and energy production.

A new American military campaign could revive debates concerning the legality, necessity and proportionality of military action, particularly if diplomatic alternatives remain available.

European governments may also face decisions about the protection of their nationals, regional diplomatic missions and commercial shipping.

The immediate significance of Washington’s warnings lies in the possibility of renewed hostilities, not in confirmation that such hostilities have been ordered.

With the American elections approaching, governments across the Middle East and Europe are preparing for developments that remain contingent on decisions in Washington and Tehran.

Whether the warnings lead to military action or renewed diplomacy will determine the next phase of a conflict whose economic effects are already being felt far beyond the region.

Photo: Mass Communication Specialist Seaman Kaylianna Genier / US Navy / Wikimedia Commons (Public Domain).
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Trump Briefed on Iran Strike Options as Post-Election War Looms

Illustrative image. (U.S. Central Command)

Adm. Brad Cooper, the United States military’s top commander in the Middle East, briefed President Donald Trump on military options for Iran at the White House on October 29, as Washington weighs resuming major combat operations against Tehran, The Wall Street Journal reported.

Defense Secretary Pete Hegseth and Joint Chiefs of Staff Chairman Gen. Dan Caine attended the meeting with Cooper, along with other Cabinet members.

The meeting also covered additional topics, according to U.S. officials and people with direct knowledge cited by the newspaper.

The Journal did not disclose the specific military options Cooper presented or report that Trump had made a decision to resume strikes.

The briefing comes amid preparations for a possible renewed U.S. military campaign. A recent report by The Jewish Chronicle said the U.S. was moving a Patriot air defense battery from Texas to the Middle East, while American forces had also been moved away from bases considered vulnerable to Iranian attacks and ammunition stocks replenished. Trump has not made a final decision on further strikes, the report said.

Diplomatic contacts continued on October 29 alongside the military preparations. Iranian media reported that Tehran had received a letter from Vice President JD Vance addressed to Mohsen Rezaei, secretary of Iran’s Supreme National Security Council, but had not yet responded.

Trump said Vance’s outreach concerned helping Iran obtain medical supplies, after media reports described the communication as an effort to revive peace negotiations.

The Wall Street Journal had reported that the letter was sent at Trump’s direction, although the president said he had not directed Vance to contact Tehran to restart talks.

Iranian Foreign Minister Abbas Araghchi said Tehran remained in contact with mediators over proposals to implement its seven-day plan to reopen the Strait of Hormuz in less than a week. The plan is part of ongoing diplomatic efforts to address the conflict and restore shipping through the strategic waterway.

Military tensions around the strait also featured in Thursday’s developments. Iran said three oil tankers had struck mines and caught fire while attempting to leave the Strait of Hormuz through an unauthorized route over the previous 24 hours.

The U.S. military separately rejected Iran’s assertion that its forces had captured an American MQM-170 Outlaw reconnaissance drone near the strait. U.S. Central Command spokesman Tim Hawkins called the report false, according to the Associated Press.

With U.S. forces preparing for renewed operations and Trump receiving military options for Iran, a return to war appears increasingly likely. Recent reports have pointed to the period immediately after the November 3 U.S. midterm elections as a possible window for renewed American strikes on the Islamic Republic, with Israel taking part.

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SouthFront: Analysis and Intelligence

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Ghalibaf Says No Progress in US Talks Unless Iran’s ‘Seven Conditions’ Are Met

Iranian Parliament Speaker Mohammad Bagher Ghalibaf said on Thursday that there would be no progress in negotiations with the US until the US accepts Iran’s “seven conditions,” comments that come amid reports that US Vice President JD Vance has sent a message to Mogsen Rezaei, the head of Iran’s Supreme National Security Council. “Iran’s conditions […]
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JD Vance letter may offer last chance to avert fresh conflict between US and Iran

US vice-president writes to top Iranian security official in sign Washington has not abandoned diplomacy

Hopes of averting a major new conflagration between Iran and the US soon after Tuesday’s midterm elections could rest on Iran’s response to a personal letter from the US vice-president, JD Vance, offering to restart diplomacy.

The letter, written after predominantly Qatari mediation, was sent to the secretary of Iran’s supreme national security council, Mohsen Rezaei on Sunday. It requires Tehran to agree to make commitments on its nuclear programme at the start of a process that would lead to the opening of the strait of Hormuz within seven days in return for US sanctions relief.

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© Photograph: Evan Vucci/Pool Reuters/AP

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