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“Se i risultati saranno buoni, non finirò in ospedale come qualche collega. È la verità, non ridete. Gli allenatori lo sanno ma non ne parlano”: così Chivu

“Ci sarò ancora nel 2031/2032 sulla panchina dell’Inter?” È questa la domanda che ha scatenato il duro monito di Cristian Chivu, durante la conferenza stampa alla vigilia del derby di Milano. Il tecnico nerazzurro si è lasciato andare a uno sfogo, allo stesso tempo ironico ma molto serio, sulle pressioni a cui sono sottoposti gli allenatori, specialmente in Serie A ma non solo.

“Non dico niente. Mancano 4 anni, è dura farmi resistere subendo i pregiudizi e i giudizi che diventano sentenze“, ha risposto Chivu. Per poi aggiungere: “Se cambierà la cultura sportiva e i risultati rimangono buoni ci arriverò magari con meno capelli bianchi e non finirò all’ospedale come qualche mio collega”. Il riferimento, probabilmente, potrebbe essere a Vincent Kompany, tecnico del Bayern Monaco ricoverato dopo essere collassato sul campo di allenamento: ha contratto un virus dopo un periodo di forte stress.

La replica di Chivu ha scatenato qualche risata in sala stampa. Anche il tecnico nerazzurro ha sorriso, ma poi ha voluto far capire che il suo discorso era più serio che mai: ” Non ridete, è la verità”, ha infatti aggiunto. “Gli allenatori lo sanno, ma non ne parlano. Lo faccio io”, ha concluso Chivu.

Il resto della conferenza stampa ha avuto ovviamente come argomento principale il derby: “Siamo pronti, sappiamo che è una partita importante per l’Inter e per il Milan. Per la città e per i tifosi. E’ sempre una motivazione in più giocare queste partite, non conta la classifica. Bisognerà essere la nostra miglior versione per portarla a casa”, le parole del tecnico dell’Inter. “Che approccio mi aspetto? Nasce tutto dall’equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa. Dipende anche dall’avversario, dovremo scegliere quando fare certe cose e quando no. Conosciamo la forza del Milan nel palleggio, ti può fare male tra le linee e in verticale. Noi dovremo essere pronti a mantenere la lucidità, a coprire la profondità quando ci sarà bisogna. Dovremo fare le pressioni giuste quando ci sarà la possibilità”, ha aggiunto il tecnico nerazzurro che vuole vincere la sfida per la classifica, ma anche perché sono sette derby che l’Inter non riesce a battere il Milan.

“Chi è favorito? Per me non esistono favoriti nel derby, c’è orgoglio e ambizione. Le energie le trovi nelle motivazioni. La pressione è per tutti, ma non dobbiamo pensare a cose che ti succhiano le energie. Dobbiamo pensare a fare le cose giuste per una partita del genere”, ha spiegato Chivu che dovrebbe puntare ancora su Thuram in avanti. “Sta bene, nessuno ha parlato di deficit di energia. Ha fatto vedere nelle ultime partite cosa sa fare. Ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, ha entusiasmo. Avrà energie anche domani, ne sono sicuro”, risponde Chivu che si aspetta una squadra concentrata. “Siamo solo alla decima giornata, la storia dello scorso campionato mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Il Milan vinse con noi, poi perse con la Lazio, quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Contano tutte le partite, la consistenza nel corso di tutta la stagione. E’ un derby, è ovvio, quindi subentra anche l’orgoglio e un pò di determinazione in più. Sai che se non vinci, escono delle cose che tu non vorresti gestire. Dobbiamo dimostrare maturità, dobbiamo sapere gestire la frustrazione e le energie“.

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Per Amorim può valere tutto, Chivu non lo ha mai vinto in panchina: Milan-Inter, i paradossi del derby

Per il Generali Stadium c’è tempo. E se presentarlo due giorni prima del derby è stata una chiara strategia comunicativa, a Inter e Milan, perlomeno le squadre, ora interessa davvero solo il campo. Quello di San Siro, che può dare dei verdetti ancora più profondi rispetto a quello che anche una partita così speciale può dare. Del valore intrinseco di Milan-Inter, in programma sabato 31 ottobre alle 20.45, si è detto sempre tutto. Del valore fattuale, però, si sta dicendo forse un po’ meno. E quindi, la prima analisi è questa: se l’Inter dovesse vincerlo, andrebbe a +10 sul Milan, che di perdere il treno per i primi posti proprio non ha intenzione. Anche perché Gerry Cardinale ha sì confermato apertamente la sua fiducia ad Amorim (nell’intervista alla Gazzetta dello Sport di oggi). Ma è anche vero che una sconfitta potrebbe comunque far cambiare umori e percezioni del presidente americano, come già era capitato nelle scorse settimane.

E quindi si parte da qui per analizzare la partita più importante della prossima giornata. Le due squadre arrivano abbastanza in salute ed è già un buon punto di partenza: nell’Inter pesa molto, certo, l’assenza di Lautaro, e sono fuori anche Jones e Stones; il Milan, invece, ha recuperato tre colonne fondamentali come Rabiot, Gila e Pavlovic, cosa che ha fatto tirare un bel sospiro di sollievo ad Amorim. Nel mezzo, c’è di tutto, a partire da una statistica: la formazione di Chivu, che sulla carta è nettamente favorita sugli avversari, non vince un derby da due anni. E se ne sono giocati sette. Il ruolino è questo: quattro partite in Serie A, due in Coppa Italia, uno in Supercoppa, cinque vittorie del Milan e due pareggi. Da non credere.

Eppure i nerazzurri sono più in salute sotto tutti i punti di vista. Il primo, quello del valore delle rose: 738 milioni a 503, fonte Transfermarkt. Quindi, il monte ingaggi: 146 a 103. È, questo, indicatore non necessariamente di una buona gestione economica, ma se sei guarda l’ultimo bilancio economico si vede come l’Inter abbia maturato degli utili per 22,7 milioni, contro i 24 milioni (di passivo!) dei rossoneri. E poi c’è il campo, con quella classifica che, appunto, non mente, e quella continuità di prestazioni che appartiene sì a Barella e compagni ma non agli avversari. È il ricorso storico che stride, ma è proprio la bellezza di partite come queste a far capire come in campo possa capitare davvero di tutto.

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Serie A, Mbangula sbanca San Siro: Noslin non si ferma, Kalulu-Cambiaso serata horror. I top e flop della nona giornata

Mbangula ne fa tre al Milan, la Lazio travolge il Sassuolo e il Frosinone continua a sorprendere. La Juventus sprofonda a Genova, mentre Nico Paz salva il Como. Ecco promossi e bocciati della nona giornata.

La Lazio scappa, il Milan si fa rimontare e la Juventus affonda: una giornata da non credere

Nove giornate, quarantatré gol. E questa Serie A non ci fa annoiare. La Lazio di Gattuso continua a correre, rifila sei reti al Sassuolo e guarda tutti dall’alto insieme all’Inter. Il Milan si fa rimontare dal Bologna dopo essere stato avanti 2-1, mentre la Juventus riesce nell’impresa di perdere 2-0 contro un Genoa che, fino a poche settimane fa, sembrava avere ben altri problemi.

Ma c’è anche chi sorride. Mbangula si porta a casa il pallone, Turati para due rigori nonostante la goleada subita, Nico Paz si prende il Como quando il Torino pensava di averla vinta e Calò continua a segnare, tanto che forse una telefonata del Ct Mancini comincerebbe a starci. E poi ci siamo noi, con i nostri Fantaconsigli. Qualcuno lo abbiamo azzeccato, qualcuno decisamente meno. Su Frattesi, per esempio, forse sarebbe stato meglio tacere. Ma il bello del calcio è anche questo: una settimana sei un fenomeno, quella dopo ti ritrovi nei Flop. E viceversa.

I top della nona giornata: Mbangula fa tris, Noslin trascina la Lazio e il Frosinone non si ferma

Mbangula: un, due, tre… stella. E il Milan guarda

Prima da titolare e Samuel Mbangula decide di presentarsi a San Siro con una tripletta. Segna dopo otto minuti, poi il Milan la ribalta con Cissé. Finita? Neanche per sogno. Nella ripresa il belga rimette avanti il Bologna e all’86’ firma il 4-2. Tre gol alla Scala del calcio, il pallone sotto il braccio e Palladino che se la ride. Per una prima da titolare, niente male come biglietto da visita. Per il Milan, invece, una presentazione che sarebbe stato meglio evitare.

Zaccagni: Fantaconsiglio azzeccato, anche con rigore sbagliato

Lo avevamo consigliato al Fantacalcio e Mattia Zaccagni ci ripaga con un gol e due assist nel 6-2 della Lazio al Sassuolo. Il capitano serve Isaksen, segna prima dell’intervallo e manda in porta anche Noslin. In mezzo si prende un’entrataccia da Thorstvedt che costa il rosso al norvegese. Tutto perfetto? Quasi. Turati gli para il rigore. Un gol, due assist e un rigore sbagliato. Il bonus lo portiamo a casa comunque. E per una volta possiamo anche permetterci di dire che il Fantaconsiglio era quello giusto.

Isaksen: Gustav, ma chi ti ferma più?

Gol, assist e rigore procurato. Gustav Isaksen contro il Sassuolo fa praticamente quello che vuole. Segna il 2-1, serve Zaccagni per il quarto gol e nella ripresa costringe Ćaleta-Car al fallo da rigore. Che inizio di stagione per il danese, sempre più determinante nella Lazio di Gattuso. Se continua così, dalle sue parti il problema non sarà trovare spazio. Sarà convincere gli avversari a lasciargliene un po’.

Noslin: doppietta e tutti a casa. Titolare della ditta

Tijjani Noslin chiude la festa della Lazio con una doppietta e si conferma uno dei protagonisti dell’avvio biancoceleste. Prima raccoglie l’invito di Zaccagni e trova il 5-2, poi si inventa un destro magnifico dalla distanza che finisce all’incrocio. Due gol diversi, stesso risultato: Turati battuto. Gattuso ha trovato un attacco che segna da ogni posizione. E Noslin, a quanto pare, ha deciso di essere il titolare della ditta.

Turati: sei gol subiti e due rigori parati. Tutto normale, no?

Prendere sei gol e finire tra i Top. Sembra uno scherzo, invece Stefano Turati ci riesce davvero. Contro la Lazio para due rigori, prima a Zaccagni e poi a Frattesi, diventando il primo portiere del Sassuolo a riuscirci in una partita di Serie A. Non può fare molto sui sei gol subiti, con una difesa che gli lascia ben poche possibilità. E pensare che nelle prime giornate avevamo criticato parecchio Muric. Aquilani, almeno una cosa sembra chiara: il problema del Sassuolo non è più chi mettere in porta.

Lulli: rinnovo col botto

Una settimana fa il primo gol con la Roma, Emanuele Lulli concede il bis. Contro il Cagliari pareggia di testa dopo il vantaggio di Nzola e poco dopo serve a Pisilli l’assist del 2-1. Gol e assist, classe 2007 e rinnovo fino al 2031 appena firmato. Gasperini gli sta dando spazio e il ragazzo risponde come meglio non potrebbe. Servivano giovani italiani capaci di giocare senza paura? Bene, eccolo. E sembra pure intenzionato a non fermarsi.

Mora: il più piccolo di tutti ci mette di testa

La Roma è sul 2-2 contro il Cagliari e all’85’ Rodrigo Mora decide che è arrivato il momento di chiuderla. Cross di Ghilardi, stacco perfetto e colpo di testa vincente. Proprio lui, che non fa certo della statura la propria arma migliore. Non contento, due minuti dopo partecipa anche al gol del 4-2 di Malen. Entra dalla panchina e cambia la partita. Il più piccolo di tutti decide di fare il gigante. Segnando di testa. Gasperini ringrazia. La Roma pure.

Gollini: il vice che diventa capo

Il Cagliari segna due volte all’Olimpico, ma Pierluigi Gollini è tra i principali protagonisti della vittoria della Roma. Interventi su Fadera, Deiola e Rodriguez, poi una parata fondamentale su Mendy poco prima del pareggio di Maldini. La difesa giallorossa concede parecchio, lui prova a metterci una pezza ogni volta. Due gol subiti e una partita da protagonista. Gasperini può ringraziare anche il suo portiere, che non sta facendo sentire la mancanza di Svilar. Il vice che diventa capo. Garanzia.

Nico Paz: “Eh amigo… i campioni sono così”

Per ottanta minuti Nico Paz sonnecchia. Il Torino è avanti 1-0 e il Como sembra avviarsi alla sconfitta. Poi l’argentino decide che è ora di smetterla di scherzare. All’81’ mette sulla testa di Ramón il pallone del pareggio, sei minuti dopo si inserisce sul cross di Yan Couto e firma il sorpasso. Gol e assist in sei minuti. Perché puoi anche giocare una partita “normale”, sbagliare qualche pallone e non convincere nessuno. Poi però se ti chiami Nico Paz, finisce così. “Eh amigo…”

Ramón: dalle stalle alle stelle

Fino all’80’ lo avremmo messo tranquillamente nei Flop. Jacobo Ramón perde un pallone sanguinoso sotto la pressione di Fitz-Jim e permette al Torino di costruire il vantaggio di Adams. Poi, però, decide di farsi perdonare. Sale nell’area avversaria, raccoglie il pallone di Nico Paz e di testa firma l’1-1. Terzo gol stagionale per un difensore, ma soprattutto una bella dimostrazione di carattere. Dal quasi Flop al Top, con un colpo di testa. E il Toro preso per le corna.

Miranda: dalla panchina con furore

Palladino manda in campo Juan Miranda al 59′ e il Bologna impiega pochissimo a cambiare marcia. Da una sua punizione nasce l’autogol di Bartesaghi che vale il 2-2. Passa appena un minuto e lo spagnolo confeziona anche l’assist per il sorpasso di Mbangula. Due gol propiziati praticamente appena entrato. Il Milan passa dal vantaggio alla sconfitta nel giro di un amen. Amorim guarda la panchina, Palladino la usa. E la differenza si vede eccome.

Cissé: l’uomo “Alfa”

Il Milan ne prende quattro dal Bologna, ma Alphadjo Alfa Cissé continua a essere la notizia migliore di questo inizio di stagione rossonero. Prima sfrutta il recupero di Hutchinson per pareggiare, poi si avventa sul tiro-cross di Tomori e firma la doppietta. Quarto gol in campionato, settimo in stagione. Personalità e una fame che il resto dell’attacco sembra aver smarrito. Amorim ha parecchi problemi da risolvere, ma su una cosa può sorridere: in mezzo a tanti milioni spesi, il ragazzino continua a segnare. E a salvare almeno la faccia.

Provedel: Chivu, ma siamo sicuri che Martinez giocherà ancora?

L’Inter vince 2-0 a Venezia grazie a due autogol, ma prima di portare a casa i tre punti deve ringraziare Ivan Provedel. Il portiere respinge su Adams e poi compie un intervento straordinario sulla conclusione ravvicinata di Lauberbach, deviata sulla traversa. Porta inviolata e tanta sicurezza nei momenti più difficili. Chivu lo ha preferito a Josep Martínez e la scelta sta dando risultati. La concorrenza in porta non manca, ma per il momento cambiare Provedel sembra davvero un’idea poco furba.

Okoye: sei sconfitte e poi il rigore parato. Finalmente, Maduka!

L’Udinese arriva da sei sconfitte consecutive e contro il Parma rischia di collezionare la settima. Al 69′ Bernabé va sul dischetto e ha tra i piedi il pallone della possibile vittoria. Ma Maduka Okoye gli dice di no. Rigore parato, porta inviolata e primo punto per i friulani dopo sei gare da dimenticare. Dopo qualche errore di troppo nelle prime giornate, il nigeriano torna finalmente a fare la differenza. Maduka, era ora! Perché un pareggio non risolve certo i problemi dell’Udinese, ma almeno stavolta il portiere ha evitato che diventassero ancora più grossi.

Højlund: Rasmus, bentornato! E noi lo avevamo detto

Tra gli attaccanti consigliati al Fantacalcio avevamo inserito anche Rasmus Højlund. Dopo 53 giorni senza gol, il danese decide di sbloccarsi contro il Monza. Al 10′ sfrutta il pallone di Di Lorenzo e porta avanti il Napoli, dando il via al 4-1 degli azzurri. Finalmente un gol per un attaccante che doveva essere uno dei protagonisti della stagione. Allegri ritrova la vittoria e noi possiamo rivendicare un Fantaconsiglio azzeccato.

Milinković-Savić: Vanja ci mette le mani

Il Napoli vince 4-1, ma prima di dilagare rischia più volte contro Varela. A impedire ai brianzoli di approfittarne ci pensa Vanja Milinković-Savić, decisivo con un paio di interventi sul portoghese e poi ancora su Foe Ondoa. Sul gol del Monza può fare poco, ma quando gli azzurri devono resistere è lui a tenerli in piedi. I quattro gol del Napoli si prendono la copertina, giustamente. Prima del poker, però, erano servite anche le mani di Milinković-Savić. E non è un dettaglio.

Østigård: da qui non si passa!

La Juventus arriva a Marassi cercando conferme dopo la vittoria contro il Lecce. Trova invece Leo Østigård, che insieme ai compagni di reparto trasforma l’attacco bianconero in una lunga collezione di figuracce. Kolo Muani fatica, Woltemade entra e non cambia nulla. Il Genoa vince 2-0 e De Rossi si gode una difesa finalmente solida. Il cliente non sembrava particolarmente ispirato, ma era comunque da tenere a bada. Missione compiuta. E porta chiusa a doppia mandata.

Alex Amorim: no, non l’allenatore del Milan

Di Amorim, in questa giornata, se ne parla parecchio. Uno allena il Milan e prende quattro gol dal Bologna. L’altro, Alex Amorim, gioca a centrocampo nel Genoa e contribuisce a mandare al tappeto la Juventus. Il brasiliano lavora tra le linee, recupera palloni e aiuta Frendrup a togliere spazio alla squadra di Spalletti. De Rossi può sorridere, i bianconeri decisamente meno. Stesso cognome, due serate opposte. In Liguria Amorim è un nome che mette di buonumore.

Baldanzi: l’arte di saper attendere il momento giusto

Tommaso Baldanzi mette in difficoltà la Juventus praticamente ogni volta che riceve il pallone. Al 12′ confeziona il cross che porta al gol di Ehizibue, poi al 28′ si avventa su un pallone vagante in area e firma il 2-0, con la deviazione di Bremer. Gol e assist, partita da protagonista e una bella soddisfazione per De Rossi. La Juventus cerca di reagire, ma Baldanzi ha già fatto il suo lavoro. E pensare che per anni abbiamo parlato soprattutto del suo talento. Stavolta ci sono anche i numeri a dargli ragione.

Ehizibue: il primo schiaffo alla Vecchia Signora

Il Genoa parte forte e dopo dodici minuti Kingsley Ehizibue decide di mettere subito in chiaro le intenzioni dei rossoblù. Baldanzi crossa, lui arriva e calcia, trovando anche la deviazione di Cambiaso che inganna Vicario. Uno a zero. Poi il Genoa continua a spingere e raddoppia. Ehizibue, intanto, corre sulla fascia e mette continuamente in difficoltà i bianconeri. De Rossi ritrova una squadra aggressiva e concreta. La Juventus, invece, continua a cercare qualcuno che ricordi ai suoi giocatori come si difende.

Calò: pronto, Mancini? GIACOMO CALÒ!

Ormai non sappiamo più cosa scrivere. Giacomo Calò segna ancora, stavolta su rigore contro il Lecce, e il Frosinone continua a volare. Quarto gol stagionale, qualità, personalità e un centrocampo che funziona soprattutto grazie a lui. Lo avevamo consigliato al Fantacalcio e pure questa volta il bonus è arrivato. E allora ci permettiamo di fare una cosa. Pronto, Mancini? GIACOMO CALÒ. Sì, proprio lui. Quello del Frosinone. Magari un’occhiata gliela diamo?

Birligea: se a Frosinone comincia a funzionare anche la panchina…

Il Frosinone sta già vincendo contro il Lecce quando entra Daniel Bîrligea. Evidentemente il romeno non ha nessuna intenzione di accontentarsi. Al 74′ sfrutta l’invito di Schmid e segna il 4-0, poi nel recupero arriva ancora prima di tutti su un pallone da calcio d’angolo e firma la doppietta. Due gol da subentrato e Frosinone che ne fa cinque. Alvini continua a trovare risorse da ogni parte della rosa. E a questo punto viene da chiedersi dove vogliono arrivare.

Varela e Raimondo: giochi di coppia

Uno perde 4-1, l’altro vince 5-1. Ma Varela e Raimondo continuano ad avere una cosa in comune: segnano sempre. Il portoghese del Monza trova il gol anche contro il Napoli, mentre l’attaccante del Frosinone mette la firma sul successo contro il Lecce e sale a nove reti in campionato. Raimondo lo avevamo consigliato anche al Fantacalcio. Varela, invece, continua a essere una delle poche certezze di Juric. Due attaccanti che in estate non erano esattamente in cima alle liste dei grandi bomber. E invece eccoli qui, puntuali come le bollette.

De Ketelaere: Charles de Gaulle, il generale della Dea

La Fiorentina prova a mettere in difficoltà l’Atalanta, ma Charles De Ketelaere prende il comando delle operazioni. Prima combina con Zalewski e firma il vantaggio nerazzurro, poi, quando i viola ribaltano il risultato, restituisce il favore al polacco per il definitivo 2-2. Gol, assist e la firma su entrambe le reti dell’Atalanta. Il generale torna a difendere il suo esercito.

João Mário: chi si rivede! Il portoghese accende il Franchi

Vanoli decide di rilanciare João Mário sulla sinistra e il portoghese risponde con una prestazione convincente e il gol del momentaneo 2-1 contro l’Atalanta. Conclusione dalla distanza, deviazione di Obric e Carnesecchi battuto. Non sarà un gol pulitissimo, ma al Franchi di questi tempi non è proprio il caso di fare gli schizzinosi. João Mário si riprende la scena in una Fiorentina che continua a cercare una via d’uscita dalla crisi. Il pareggio finale lascia l’amaro in bocca, ma almeno una buona notizia c’è. Una cosa: bastava tenere fuori Valdepeñas.

I flop della nona giornata: Juventus a pezzi, Milan in blackout e Sassuolo travolto

La Juventus: la vecchia Signora va in pensione

La Juventus a Marassi fa una figuraccia. Spalletti cambia uomini, prova a sistemare le cose, manda in campo Zhegrova e Woltemade, ma il risultato non cambia. Kalulu e Cambiaso pasticciano, Baldanzi fa quello che vuole e Kolo Muani sembra in vacanza. Quattordici punti in nove giornate, un attacco che non segna e una squadra che ha perso anche quel poco di carattere mostrato contro il Lecce. La Vecchia Signora ha una certa età, d’accordo. Ma qui sembra proprio arrivato il momento di accompagnarla alla pensione.

Thorstvedt: prima il gol, poi il rosso. Bene, ma non benissimo

Kristian Thorstvedt comincia alla grande contro la Lazio: dopo sette minuti trova il gol dell’1-1. Poi al 31′ rovina tutto. Entrata durissima su Zaccagni, tacchetti sulla tibia e rosso diretto. Il Sassuolo resta in dieci, la Lazio ne approfitta e alla fine ne segna sei. Prima protagonista, poi principale responsabile del disastro neroverde. Kristian, lasciare il segno sulla partita va bene. Ma sulla tibia dell’avversario anche no. E infatti la sua serata finisce parecchio prima del previsto.

Frattesi: il Fantaconsiglio non era male. Il rigore sì

Lo avevamo consigliato al Fantacalcio e Davide Frattesi ci ripaga con un rigore sbagliato. Contro il Sassuolo, la sua ex squadra alla quale non ha mai segnato, si presenta sul dischetto dopo l’errore di Zaccagni. L’occasione è perfetta per sfatare il tabù. Peccato che calci malissimo e Turati gli dica di no. La Lazio vince comunque 6-2, ma il bonus non arriva. Davide, noi ci avevamo creduto. Forse era meglio lasciar tirare qualcun altro. E così anche il nostro Fantaconsiglio finisce tra i Flop.

Ćaleta-Car e Odenthal: i saldi invernali sono già cominciati

Sei gol subiti, due rigori concessi e una difesa da mettersi le mani nei capelli. Duje Ćaleta-Car e Cas Odenthal sono tra i principali responsabili della disfatta del Sassuolo contro la Lazio. Il croato provoca il rigore su Isaksen, l’olandese si perde Zaccagni sul 4-2. In mezzo una collezione di marcature sbagliate e praterie a disposizione dei biancocelesti. Turati para persino due rigori, ma non basta. Aquilani, qui serve qualcuno che difenda. E possibilmente qualcuno che si ricordi anche di marcare.

Lipani: tutti in campo, Luca in vacanza

La Lazio passeggia a centrocampo e Luca Lipani non fa praticamente nulla per impedirlo. Taylor e Belahyane gestiscono il pallone con troppa facilità, Frattesi trova spazio e il Sassuolo perde continuamente le distanze. Dopo l’espulsione di Thorstvedt va anche peggio, ma i problemi erano cominciati molto prima. Poca interdizione, poca personalità e troppi palloni lasciati agli avversari. Luca, le vacanze sono finite da un pezzo. E con sei gol sul groppone, anche il centrocampo deve prendersi le sue responsabilità.

Berardi: Mimmo, stavolta avevamo ragione noi

Nei Fantaconsigli avevamo inserito Domenico Berardi tra i giocatori da evitare. E contro la Lazio il capitano del Sassuolo ci dà ragione. Pochi spunti, nessuna giocata decisiva, un’ammonizione e la sostituzione nella ripresa. Dopo la brutta prova contro il Como, un’altra partita da dimenticare. Fantaconsiglio azzeccato. Mimmo, però, adesso basta. Perché avere ragione fa piacere, ma vedere Berardi giocare così fa male al cuore.

Adopo: scusate la battuta: “A dopo”

Michel Adopo gioca una buona partita contro la Roma, lotta a centrocampo e aiuta il Cagliari a rimettersi in piedi per due volte. Poi, nel finale, perde lucidità e un pallone pericoloso. I giallorossi tornano a spingere e poco dopo arriva il 3-2 di Mora. Non è tutta colpa sua, sia chiaro, ma l’errore pesa. Ottanta minuti di buon calcio e un finale da dimenticare. Il Cagliari aveva riacciuffato la Roma sul 2-2, ma alla fine i punti li ha salutati. Scusate ancora la battuta: a dopo.

Sugawara: corsia preferenziale per la Roma

La Roma trova spazio sulle fasce e Yukinari Sugawara passa una serata a rincorrere gli avversari. Lulli e compagni lo mettono spesso in difficoltà, mentre il Cagliari concede troppo e non riesce a difendere nemmeno i due pareggi conquistati durante la partita. Il giapponese fatica nelle chiusure e non dà a Pisacane le garanzie che servirebbero. Quattro gol subiti, un’altra sconfitta e parecchio lavoro da fare. Il Cagliari aveva cominciato bene il campionato. Adesso, però, comincia a farsi dura.

Comuzzo: buonanotte gioiellino

Il Torino è avanti 1-0 e Pietro Comuzzo sembra avere la partita sotto controllo. Poi arriva il finale e succede di tutto. Ramón pareggia all’81’, sei minuti dopo Yan Couto mette il pallone in mezzo e Nico Paz anticipa Comuzzo di testa, firmando il sorpasso del Como. Nel recupero segna anche Baturina: 1-3 e tutti a casa. Pietro, contro uno come Nico Paz non puoi permetterti nemmeno mezzo secondo di distrazione. Il gioiellino argentino ringrazia, il Torino si dispera. Buonanotte davvero.

Bartesaghi: sbaglia tutto e anche la porta

La settimana scorsa lo avevamo messo tra i Top. Stavolta Davide Bartesaghi finisce dall’altra parte. Contro il Bologna soffre, sbaglia qualche pallone e al 60′ devia nella propria porta la punizione di Miranda, regalando agli emiliani il 2-2. Sessanta secondi dopo arriva anche il sorpasso di Mbangula. Dal Top al Flop nel giro di quattro giorni, con tanto di autogol. Davide, la settimana scorsa i complimenti erano meritati. Stavolta tocca incassare la bocciatura. E magari ricordarsi qual è la porta giusta.

Diawara: forse ci vuole tempo?

Amorim manda in campo Diawara al 58′ per dare una mano al Milan, che sta vincendo 2-1 contro il Bologna. Due minuti dopo arriva il pareggio, un altro minuto e i rossoneri sono sotto. Il giovane fatica a trovare posizione e distanze, non riesce a dare equilibrio e viene travolto insieme ai compagni dal ritorno degli emiliani. Non può certo essere lui l’unico colpevole. Forse gli serve ancora tempo per crescere. Comprensibile, ma il Milan aveva bisogno di qualcuno pronto ad aiutare la squadra. Non di un altro giocatore in difficoltà.

Gonçalo Ramos: nove giornate. Le scuse sono finite

Il Milan prende quattro gol dal Bologna, ma davanti Gonçalo Ramos continua a fare pochissimo. Il portoghese fatica a rendersi pericoloso e passa buona parte della partita lontano dalla porta. Nel frattempo il giovane Cissé segna una doppietta, la seconda della sua stagione. Nove giornate, pochi gol e troppe occasioni sprecate. Gonçalo, la fiducia non può essere infinita. Anche perché al momento il ragazzino sta facendo il lavoro del centravanti.

Il Milan: sessanta minuti di calcio, trenta di psicodramma

Il Milan reagisce al vantaggio del Bologna, ribalta tutto con la doppietta di Cissé e per un’ora sembra avere la partita in mano. Poi arriva l’autogol di Bartesaghi e i rossoneri vanno completamente in tilt. Dal 2-1 al 2-4 davanti a San Siro, con due reti incassate in appena un minuto e una difesa che sembra di burro. I cambi di Amorim non aiutano, mentre Palladino trova dalla panchina la mossa vincente. Il problema non è perdere contro il Bologna. È spegnere continuamente la luce. E il Milan continua a farlo troppo spesso.

Cambiaso: la testa in Spagna

Si continua a parlare di Barcellona per Andrea Cambiaso, ma intanto a Genova l’esterno della Juventus combina un bel pasticcio. Al 12′ prova a opporsi al tiro di Ehizibue, devia il pallone e inganna Vicario. Il Genoa passa in vantaggio e la serata bianconera comincia malissimo. Cambiaso fatica anche nel resto della partita, tanto che Spalletti lo sostituisce nella ripresa. Da un giocatore del suo livello ci si aspetta ben altro. Barcellona sarà pure una bella città, ma prima di pensare alla Spagna sarebbe il caso di sistemare qualcosa a Torino.

Kalulu: serata horror in vista di Halloween

A Marassi Pierre Kalulu anticipa Halloween con una partita da incubo. Vitinha e Baldanzi lo mettono in difficoltà, il Genoa trova spazio con troppa facilità e il francese non riesce a dare sicurezza alla difesa bianconera. Nel primo tempo avrebbe anche l’occasione per accorciare le distanze, ma da buona posizione calcia fuori. Errori dietro, gol sbagliato davanti. E pensare che dovrebbe essere uno degli uomini più affidabili di Spalletti. Per i tifosi della Juventus, quest’anno, Halloween è arrivato con qualche giorno d’anticipo.

Kolo Muani: cercato per due anni, sparito per novanta minuti

La Juventus lo ha inseguito a lungo, ma Randal Kolo Muani continua a non ripagare le aspettative. Contro il Genoa viene controllato senza troppi problemi da Østigård e compagni, gioca pochi palloni e quando ha l’occasione di rendersi pericoloso si fa anticipare da Bijlow. Spalletti prova ad affiancargli Woltemade, ma non cambia molto. Il centravanti tanto desiderato non segna e non riesce nemmeno a spaventare gli avversari. Due anni per portarlo a Torino. A Genova, invece, sono bastati novanta minuti per chiedersi dove fosse finito.

Busio: Bastava spingerla dentro

Il Venezia gioca una partita bellissima contro l’Inter e per lunghi tratti mette in difficoltà la capolista. Provedel salva i nerazzurri in più occasioni, ma nella ripresa arriva il pallone che può cambiare tutto. Gianluca Busio si ritrova praticamente davanti alla porta, con la possibilità di segnare. Calcia alto. Poco dopo l’Inter passa in vantaggio e alla fine vince 2-0 grazie a due autogol. Ma come si fa a sbagliare un’occasione così? Contro l’Inter non puoi permettertelo. E infatti Chivu se ne torna a Milano con tre punti che il Venezia avrebbe potuto mettergli seriamente in discussione.

Bernabé: “Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore”

Adrián Bernabé ha sul piede il pallone che potrebbe regalare al Parma tre punti fondamentali contro l’Udinese. Al 69′ va sul dischetto, prende la rincorsa e calcia. Okoye para, il risultato resta sullo 0-0. Un’altra occasione persa per il talento spagnolo, che non sta vivendo un inizio di stagione semplice. Quel rigore poteva cambiare la partita, invece regala al portiere friulano una serata da protagonista. De Gregori, probabilmente, lo perdonerebbe. I tifosi del Parma un po’ meno.

Ederson: la fascia pesa

Una settimana fa lo avevamo bocciato per il pallone regalato a Schmid nei primi secondi di Atalanta-Frosinone. Contro la Fiorentina Ederson non combina disastri, ma continua a giocare al di sotto delle sue possibilità. Il capitano nerazzurro fatica a dare ritmo e personalità al centrocampo, mentre De Ketelaere e Zalewski devono pensarci da soli a evitare la sconfitta. Sarri si aspetta molto di più da uno come lui. La fascia al braccio è una responsabilità, non un accessorio. E per il momento il brasiliano non sta trascinando la Dea come dovrebbe.

Pellegrino: il gol continua a essere un optional

Anche questa settimana Mateo Pellegrino finisce tra i Flop. Contro l’Atalanta prova qualche sponda, lotta con i difensori e cerca di partecipare alla manovra. Tutto bello, ma il centravanti dovrebbe anche segnare. La Fiorentina trova due gol con Njie e João Mário, mentre l’argentino resta ancora a secco. Due reti viola, nessuna del numero nove. Mateo, va bene lavorare per la squadra. Ma prima o poi bisognerebbe anche cominciare a fare il mestiere per cui sei stato comprato.

Siebert: un rigore e una giornata da cancellare

Il Lecce prende cinque gol dal Frosinone e Jamil Siebert contribuisce alla disfatta con l’intervento su Kvernadze che costa il rigore del 2-0. Il contatto è leggero, il georgiano cade e il VAR conferma la decisione dell’arbitro. Dal dischetto Calò non sbaglia. Il problema, però, non è soltanto quel rigore: la difesa salentina concede troppo per tutta la partita e gli attaccanti del Frosinone fanno quello che vogliono. Cinque gol subiti, un rigore provocato e ben poco da salvare. Per Siebert e per il Lecce, una giornata da cancellare in fretta.

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Il nuovo stadio di Inter e Milan si chiamerà “Generali Stadium”: i dettagli dell’accordo

Il nuovo stadio di Milano si chiamerà “GENERALI STADIUM” e sarà pronto per la stagione 2031/32. Accordo commerciale siglato dunque tra i due club e una delle principali compagnie assicurative in Italia, riconosciuta anche in Europa. Il progetto è stato svelato al Castello Sforzesco di Milano, alla presenza dei vertici dei due club e dei due progettisti, Lord Norman Foster e David Manica. La struttura sarà ovale e non più rettangolare come l’attuale San Siro, l’elemento visivo più impattante è l’esterno con le sue linee ondulate (verso il basso sui lati lunghi del campo per poi alzarsi in corrispondenza delle due curve, con il punto più alto che supera i 60 metri) e 80 “diamanti” in membrana a caratterizzarne la struttura (all’interno ci sono i led per personalizzare lo stadio a seconda della squadra che gioca in casa).

Il tetto presenterà 27mila metri quadri di fotovoltaico, con i pannelli solari che lo renderanno indipendente e autonomo dal punto di vista energetico. “Sigillato” a livello acustico, il suono potrà uscire solo dall’alto, e restando all’interno del catino garantirà un fortissimo effetto tifo. La capienza sarà di 71500 posti, con le tribune inclinate di 37 gradi che offriranno un impatto visivo simile a quello dell’attuale San Siro o il famoso muro giallo di Dortmund.

L’accordo prevede che il nuovo stadio prenda il nome di Generali Stadium fin dal primo momento, in quella che i due club definiscono come una delle partnership più rilevanti a livello globale. In particolare, i ricavi si aggireranno intorno ai 650 milioni di euro a lungo termine – spiega La Gazzetta dello Sport – nell’arco di circa 20 anni. Generali (che sarà anche Official Insurance Partner di entrambi i club) durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – dovrà lasciare il nome e la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

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Svelato il progetto del nuovo stadio di Inter e Milan: capienza, forma, la particolarità del podio e quando sarà inaugurato – Le prime foto

La forma è quella di un catino sopraelevato su un podio, con una doppia curvatura verso il basso in prossimità delle due tribune, che si alza nelle curve e raggiunge un’altezza massima di 60 metri. Nessun effetto wow a primo impatto, vista la sua struttura semplice. Ma nella sua semplicità, il Generali Stadium – nuovo stadio di Inter e Milan che sorgerà sempre nell’area di San Siro e che sarà composto da due anelli – trasporta comunque il pubblico in una dimensione diversa. Il primo impatto sarà senza dubbio differente nel giorno dell’inaugurazione, con l’atmosfera da stadio, una partita e tutta l’area intorno ricca di spazi ristoro e per lo shopping. E per i progettisti – in ottica futura – c’è anche la suggestione di ospitare grandi show, concerti, match di football americano e altri eventi sportivi.

La capienza? Confermate le indiscrezioni: sarà di 71.500 posti (di cui circa 11.500 corporate, più di 7mila in più dell’attuale) e sarà inaugurato nella stagione 2031/32 (la prima previsione è fine 2031), con l’obiettivo – scrivono Inter e Milan – “di avviare i lavori nel 2028“. Tutto ciò è stato rivelato oggi, nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco, dove è stato svelato il progetto e il rendering del nuovo stadio che ospiterà le partite di Milan e Inter e che avrà il difficile compito di sostituire San Siro, la “scala del calcio” che verrà abbattuta proprio dopo il completamento del nuovo impianto. Durante le partite sarà possibile accedere al podio che sostiene lo stadio soltanto con biglietto, mentre l’accesso sarà libero nei giorni senza eventi. Sul podio saranno presenti punti di ristoro e aree shopping. Sotto sarà costruito un parcheggio.

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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generali stadium (3)

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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Fonte: FC Inter e AC Milan

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

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Generali Stadium (screen da profilo X @Inter)

A coronare l’edificio è una copertura a doppia curvatura, “dalla silhouette inconfondibile”, scrivono Inter e Milan nella nota pubblicata dopo l’incontro al Castello Sforzesco. “Più di una dichiarazione architettonica, incornicia ed esalta le due iconiche curve, creando una potente identità visiva e integrando tecnologia fotovoltaica, ottimizzazione acustica e altre soluzioni di sostenibilità essenziali per uno stadio moderno”, si legge ancora nella nota. Sopra la copertura, appunto, impianti fotovoltaici che rendono l’impianto autosostenibile.

Le tribune avranno un’inclinazione del 37% (contro il 41% dello stadio attuale) per garantire un’atmosfera più immersiva e ridurre la percezione dei suoni all’esterno. La capienza sarà appunto di 71mila e 500 posti, circa 4mila in meno dell’attuale San Siro: una richiesta fatta dai due club – secondo quanto trapela – agli autori del progetto Foster + Partners e MANICA, guidati da Lord Norman Foster, tra i protagonisti più autorevoli dell’architettura contemporanea, e David Manica, riferimento internazionale nella progettazione di stadi all’avanguardia. Il nuovo impianto conterrà quindi – contando anche i circa 7mila corporate in più – circa 11mila spettatori in meno dell’attuale San Siro, parlando di biglietti “popolari”.

Il nome è stato svelato proprio nella parte centrale della presentazione e sarà ben visibile all’esterno, sulla facciata principale dell’impianto, ma durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

Il nuovo stadio prenderà dunque il posto di San Siro, destinato a essere abbattuto una volta completato il nuovo impianto. L’obiettivo di Inter e Milan è avviare i lavori nel 2028 e inaugurare la struttura nella stagione 2031/32. Per vedere il progetto trasformarsi in realtà serviranno ancora alcuni anni: per ora, il futuro della casa dei due club milanesi ha una forma, una capienza e un nome. Per le emozioni ci sarà tempo.

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“Luci a San Siro, non le spegnerete mai”: la protesta dei tifosi dell’Inter alla presentazione del nuovo stadio – Video

Una piccola protesta a pochi minuti dall’inizio dell’evento di presentazione del nuovo stadio di Milan e Inter, in programma oggi, alle 16:30, al Castello Sforzesco. Alcuni esponenti della curva dell’Inter si sono presentati all’ingresso del castello con uno striscione breve ma chiaro: “Luci a San Siro, non le spegnerete mai”. Poi un coro “Giù le mani dal nostro stadio”. La contestazione è durata qualche minuto, poi i tifosi hanno lasciato il Castello. Dopo qualche minuto l’inizio dell’evento in cui viene presentato il nuovo impianto che ospiterà le sfide casalinghe di Inter e Milan.

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Meloni Condemns 'Shameful’ Release of Alleged Organizer of Milan Riots

Italian Prime Minister Giorgia Meloni bluntly branded a Milan judge's decision to release Youssef Siher, the alleged organizer of the recent violent riots in the city as a "shameful" decision.

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“Intervento complesso, il percorso di ripresa sarà lungo e difficile”: la prima foto di Zambrotta dopo l’operazione

“Un secondo, immenso GRAZIE sincero, speciale“. Si apre così un post di Gianluca Zambrotta, ex terzino di Milan e Juventus tra le tante, che si è sottoposto al secondo intervento per correggere il varismo, una deformità ortopedica che causa un disallineamento degli arti, facendo sì che le ginocchia siano più distanziate e gli arti inferiori assumano una forma ad “arco” o a parentesi. Zambrotta si è poi congratulato con il medico che l’ha operato e con tutta l’équipe medica per il lavoro svolto “per il secondo complesso intervento a cui sono stato sottoposto di doppio livello di osteotomia valgizzante alla gamba destra su tibia e femore custom Made 3D più trapianto di cellule staminali autologhe”.

Un intervento che banale non è stato, come precisato da Zambrotta nel suo post social: “Il percorso di ripresa è lungo e complesso ma ritornerò più forte di prima! Ora c’è solo da lavorare e riprendersi il più rapidamente possibile! Andiamo avanti sempre positivi. Un GRAZIE particolare anche a chi mi ha sempre sostenuto e supportato in questi giorni”, ha concluso l’ex terzino di Milan e Juventus.

Si tratta di una malformazione che, soprattutto dopo il ritiro dal calcio, gli ha causato problemi enormi alle gambe. Un argomento di cui l’ex giocatore di Juve, Milan, Barcellona e Nazionale è tornato a parlare in pubblico, mostrandosi subito dopo l’ultima operazione al ginocchio destro. Aveva già svolto il primo a novembre 2025. Zambrotta si era sottoposto a un intervento di osteotomia, riallineando l’osso della gamba sinistra. Adesso il secondo intervento, a cui si è sottoposto pochi giorni fa, per raddrizzare ulteriormente l’angolatura delle gambe e rimettere “a nuovo” il ginocchio danneggiato, incidendo tibia e femore.

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Com gol hat-trick de Mbangula, Bologna vence Milan pelo Campeonato Italiano

O Bologna venceu o Milan por 4 a 2, nesta quarta-feira (28), pela nona rodada da Série A, o Campeonato Italiano. O duelo foi disputado no Estádio San Siro, em Milão, na Itália.

Samuel Mbangula brilhou, marcou hat-trick e garantiu a vitória do Bologna. O quarto gol foi contra, marcado por Davide Bartesaghi. Para o Milan, Alphadjo Cisse balançou as redes duas vezes.

Com o resultado, o Bologna alcançou a 11ª colocação, com 11 pontos. Já o Milan permaneceu com 18 pontos, na quinta posição.

A equipe de Bolonha entra em campo novamente no sábado (31), às 11h (de Brasília), contra o Monza, no Estádio Renato Dall’Ara, em Bolonha.

A bola volta a rolar para o Milan no mesmo dia, às 16h45, contra o líder Inter, no Estádio San Siro.

Como foi o jogo?

A partida começou agitada e o Bologna abriu o placar com apenas oito minutos. O atacante belga Samuel Mbangula recebeu bom passe de Nadir Zortea e acertou chute de perna direita.

Poucos minutos depois, o Milan reagiu e deixou tudo igual de novo. Alphadjo Cisse finalizou muito bem de pé direito. O goleiro não conseguiu defender o chute colocado.

Cisse apareceu novamente aos 27 minutos e abriu vantagem para a equipe de Milão. Após passe inteligente de Fikayo Tomori, o italiano balançou as redes com uma finalização certeira de perna esquerda.

Aos 15 minutos da segunda etapa, o Bologna teve sorte e conseguiu o empate novamente com gol contra. A bola desviou em Davide Bartesaghi e foi para dentro do gol. 2 a 2!

O Bologna saiu à frente mais uma vez apenas dois minutos depois. Após preparação perfeita de Juan Miranda, Mbangula balançou as redes com belo chute de perna direita.

O quarto e último gol foi marcado já na reta final do jogo, aos 41 minutos do segundo tempo. Mbangula aproveitou bom passe de Jens Odgaard, chutou bem de perna direita e garantiu o hat-trick.

Vale lembrar que o jovem jogador belga balançou as redes com a camisa do Bologna pela primeira vez justamente no duelo desta quarta-feira, contra o Milan, e já garantiu um hat-trick.

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Milan e Inter presentano il nuovo stadio: dalle tribune stile Dortmund ai led esterni, ecco come sarà. Cambierà anche nome

Poche ore e poi i tifosi di Milan e Inter scopriranno come sarà il nuovo impianto che prenderà la pesantissima eredità dell’attuale San Siro. Domani, giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 16:30, al Castello Sforzesco di Milano, verranno infatti presentati ufficialmente il progetto e i rendering del nuovo stadio di Inter e Milan. L’impianto sarà progettato dagli studi internazionali di architettura Foster + Partners e MANICA, incaricati dai due club milanesi.

L’avvio dei lavori è previsto per la metà del 2027, mentre il completamento della nuova struttura è atteso entro il 2031, in tempo per renderla disponibile in vista degli Europei del 2032. La demolizione dell’attuale stadio, invece, dovrebbe iniziare nel 2031 e richiedere circa due anni. Il progetto comprende anche la riqualificazione dell’intera area, con la realizzazione di nuovi spazi commerciali. L’investimento complessivo supererà i 2,3 miliardi di euro, di cui circa 708 milioni saranno destinati alla costruzione dello stadio vero e proprio, come riportato da Eurosport. La prima importantissima novità: cambierà nome. Ma quello definitivo non è ancora stato scelto. “Nuovo Stadio Milano” è infatti una denominazione provvisoria utilizzata dallo studio MANICA, in attesa che venga definito l’accordo con lo sponsor commerciale che darà il proprio nome alla struttura.

Per quanto riguarda le caratteristiche, il nuovo stadio dovrebbe avere una capienza di 71.500 spettatori, superiore ai 60.000 posti inizialmente previsti. Saranno presenti tra gli 8mila e i 13mila posti premium, distribuiti tra aree hospitality e spazi dedicati alle aziende. Proprio quello della capienza è un tema importante: facendo un calcolo rapido, ci saranno circa 10mila posti in meno. La capienza attuale è di poco più di 75mila e 500 spettatori, quella del nuovo sarà di 4mila in meno. A far la differenza saranno però i posti corporate: nel nuovo ce ne saranno tra 8 e 13mila, mentre adesso sono intorno a 4mila. Quindi in totale saranno circa 10mila i posti che “mancheranno” rispetto all’attuale San Siro.

E a proposito di posti corporate e biglietti esclusivi, la particolarità riguarda chi acquisterà alcuni dei biglietti Premium. Tra gli elementi previsti figura anche il cosiddetto Tunnel Club, una struttura in vetro che permetterà ai tifosi di assistere all’ingresso delle squadre in campo. Il progetto prevede inoltre l’accessibilità per le persone con disabilità in tutti i settori, numerosi punti di ristoro e servizi igienici, oltre a un’area parcheggi collocata sotto il campo. Qui l’altra particolarità: l’impianto sarà rialzato e sorgerà su un podio, che permetterà di costruire un’area parcheggi sotto il campo.

La struttura avrà una forma ovale, un’altezza di circa 52 metri e due anelli, anziché i tre dell’attuale San Siro. Le curve saranno inclinate di 37 gradi, con una pendenza simile a quella della Südtribüne, la celebre curva del Signal Iduna Park di Dortmund conosciuta come “Muro Giallo”. Una caratteristiche anche i calciatori dal campo riusciranno a percepire. Il campo da gioco e la copertura saranno fissi, senza sistemi retrattili, e il terreno non sarà coperto dal tetto.

Grande attenzione sarà riservata anche all’aspetto estetico e tecnologico. La facciata esterna sarà caratterizzata da un sistema di LED colorati che si illumineranno in base alla squadra che giocherà. Rossi e neri quando gioca il Milan, neri e azzurri quando gioca l’Inter. Un po’ – per rendere il concetto – come succede all’Allianz Arena da diversi anni, con l’esterno che si colora in base alla squadra presente tra Bayern, Munich 1860 e nazionale tedesca. Ascensori ed eventuali scale mobili consentiranno di raggiungere i diversi settori. È prevista inoltre una particolare cura dell’insonorizzazione acustica per evitare che le abitazioni circostanti ne risentano particolarmente, insieme a maxischermi e a una fascia luminosa a LED tra il primo e il secondo anello. Queste sono solo le prime anticipazioni: domani, anche da un punto di vista grafico, i tifosi potranno iniziare a immaginare la nuova casa di Inter e Milan.

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Meloni ataca a una jueza por dejar en libertad al presunto líder de las protestas en Italia y desmontar las acusaciones de terrorismo

En Italia se había creado un malvado perfecto como cerebro de las protestas y ahora, por el momento, ha quedado desmontado. La jueza que debía decidir si concedía o no la prisión cautelar para Youssef Siher, el periodista de 30 años de origen marroquí detenido el pasado sábado en Milán, acusado de ser la “mente” de los disturbios del 17 y 18 de octubre, ha tirado por tierra la dudosa acusación de la Fiscalía y lo ha puesto en libertad este miércoles. “Se ha limitado a promover una movilización colectiva”, ha concluido sobre el acusado.

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© Claudio Furlan/LaPresse (LAPRESSE)

Youssef Siher sale de la cárcel de San Vittore, en Milán, este miércoles, tras ser puesto en libertad.
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Salvini reelected as head of Lega, sets agenda for Italy’s 2027 elections

Matteo Salvini has secured another four-year term as the leader of Italy’s League party after winning the leadership election at an extraordinary party congress in Milan. Salvini defeated his challenger, Massimo Garavaglia, by a decisive 465 votes to 146.

During the congress, Salvini sharply criticized internal party dissent, targeting unnamed critics who had pressured local officials to boycott major party rallies, labeling their actions a “betrayal” of the League’s values, writes Il Giornale.

Last week, in the wake of the violent riots in Milan, Salvini had posted on X after an approved security decree: “More troops for Safe Streets, including 500 already in Milan, delayed arrests thanks to cameras, and greater powers for the Armed Forces and Law Enforcement,” he wrote, adding that the government will also seek to enact legislation for “the revocation of citizenship and residence permits for adults who commit crimes, and the impossibility of obtaining citizenship for minors who deal drugs, loot, or vandalize.”

DA STASERA È LEGGE! Più militari per Strade Sicure, di cui 500 già a Milano, arresto in differita grazie alle telecamere e più poteri alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine. E poi avanti, in prospettiva, con la revoca della cittadinanza e del permesso di soggiorno ai maggiorenni che commettono reati e con l’impossibilità di ottenere la cittadinanza per i minorenni che spacciano, saccheggiano o devastano. Chi sbaglia paga. Perché chi devasta una vetrina o aggredisce una commessa non è un rivoluzionario: È UN COGLIONE.

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) October 20, 2026

Looking ahead to upcoming elections, he declared that the party’s focus must remain firmly on “identity, autonomy, and federalism,” asserting that the League would not settle for simply being a minor partner in a center-right coalition.

In his pre-election address, Salvini had also staked out a hardline foreign policy stance, demanding an immediate halt to Italian financial and military aid to Ukraine. He announced that his re-election gives him a direct mandate to challenge the current government coalition on this issue, going as far as to question whether funds sent to Kyiv were being misdirected by corrupt officials close to President Zelensky.

Declaring a firm “No” to a European army, Salvini told those gathered, “We will defend our borders ourselves.”

Italian Prime Minister Giorgia Meloni offered her congratulations to Salvini on his reelection. “Let us continue to work together, with responsibility and determination, in the interest of Italy,” she posted to X.

Congratulazioni a @matteosalvinimi per la riconferma alla guida della Lega. A lui e a tutta la comunità del partito i miei auguri di buon lavoro. Continuiamo a lavorare insieme, con responsabilità e determinazione, nell’interesse dell’Italia.

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 25, 2026

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Milan decimato: si fermano per infortunio anche Gila, Rabiot e Moreira. Amorim in emergenza

Cattive notizie per il Milan che parte per la trasferta di Udine senza Mario Gila, Adrien Rabiot e Diego Moreira. Un’ecatombe che costringe il tecnico Ruben Amorim a stravolgere l’undici titolare che aveva in mente per la sfida contro l’Udinese. Per i rossoneri in teoria è una trasferta abbordabile, vista la crisi dei friuliani di Kosta Runjaić. Le assenze però potrebbero complicare i piani.

Il difensore spagnolo ha riportato un’infiammazione da sovraccarico alla caviglia sinistra, mentre Rabiot e Moreira sono alle prese con un affaticamento, rispettivamente, al polpaccio destro e al flessore sinistro. Oltre a loro tre, sono fermi per un infortunio anche Gabbia, Chukwueze e Saelemaekers. Inoltre, sono in dubbio pure Pavlovic e Loftus-Cheek.

Il serbo dovrebbe stringere i denti, per giocare in coppia con De Winter e lasciare Tomori a sinistra al posto di Gila. A completare la difesa sarà Bartesaghi. In mezzo scelte quasi obbligate: Musah e Modric con Jashari. In attacco il tridente resta potenzialmente il migliore a disposizione di Amorim: Pulisic e Cisse dietro a Ramos. Le alternative a gara in corso sono però limitate all’osso: Hutchinson e Camarda.

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Meloni Militarizes Milan in Anticipation of Protests

She deployed 500 paratroopers in the city center following last weekend’s riots and looting.

On Saturday, the city of Milan woke up under a heavy security presence as Italian security forces prepared for possible social unrest.

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The situation is being monitored constantly, but authorities remain calm because no major demonstrations have been detected so far. Surveillance efforts also extend to social media, where such events are often organized.

Authorities fear a repeat of events from the previous weekend, when a demonstration against the high cost of living degenerated into violent riots and looting carried out by young people, including minors.

The “October 17 Movement,” a group that emerged after those clashes, had initially called for another demonstration this Saturday in Duomo Square. In response, Milan has significantly increased security, particularly in its historic center.

I negozi del centro di Milano sono totalmente blindati per timore di una nuova guerriglia urbana. Le immagini in camminata tra le boutique di Via Montenapoleone. pic.twitter.com/xTIR7BUvPX

— Local Team (@localteamit) October 24, 2026

The text reads, “Commercial premises in downtown Milan are completely boarded up for fear of a new outbreak of urban unrest. A look at the scene among the boutiques on Via Montenapoleone.”

Some shops in the area have covered their storefronts with wooden panels to prevent them from being smashed, as happened a week ago.

The increased security presence is particularly visible, with officers receiving support from 500 paratroopers from the Folgore Brigade, whom the government of far-right Prime Minister Giorgia Meloni deployed to the city.

The soldiers are patrolling Duomo Square, where about 10 police vans are parked, and also moving through tunnels in the subway network and along commercial streets such as Corso Buenos Aires, among other areas of the city.

The military’s mission is to reinforce the “Safe Streets Operation,” which has deployed personnel in the country’s busiest and most tourist-heavy areas since 2008.

Preciso che ci ho fatto il servizio militare, quindi so bene di cosa parlo.
E dico che sono la summa del fanatismo e dell’obbedienza ottusa.
Per carità, i parà sono unità di élite.
Unità da combattimento, addestrate per scenari di pic.twitter.com/HAcPEP4Bao

— Participio Partenopeo🌋🇵🇸 (@ParticipioPart) October 24, 2026

The text reads, “I should point out that I completed my military service, so I know exactly what I’m talking about. And I maintain that they are the epitome of fanaticism and mindless obedience. For God’s sake! Paratroopers are elite units—combat units, trained for combat scenarios.”

On Saturday morning, Deputy Prime Minister and Infrastructure Minister Matteo Salvini toured downtown Milan to monitor the situation, as the day represents a test of the Italian government’s security strategy.

Last week, Meloni also approved a decree introducing deterrent legal measures, ranging from requiring parents to pay for damage caused by their children to the preventive detention of underage protesters.

So far, authorities have identified 273 demonstrators who took part in violent protests in Milan a week ago. Most are teenagers, and the youngest is 11. Forty have already been arrested.

On Friday, authorities monitored social media users in 18 cities in northern Italy and managed to identify about 100 demonstrators, half of whom are minors.

teleSUR/ JF

Source: EFE

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Voto Figc, in Serie A spunta l’ipotesi Galliani per sfidare Malagò. Lui replica: “Sto chiamando tutti i presidenti uno per uno, ne ho sentiti già tredici”

Giovanni Malagò candidato unico e di conseguenza ri-eletto alla presidenza della Figc non è più così scontato. Dopo il commissariamento della Federazione, con lo stesso Malagò commissario, le prossime date cerchiate sul calendario sono il 4 novembre – termine ultimo per le candidature – e il 14 dicembre, quando si ri-voterà per il presidente della Federazione italiana giuoco calcio. La rielezione di Malagò è ovviamente l’ipotesi più probabile, ma nelle stanze della Serie A – come riportato da La Gazzetta dello Sport – a sorpresa potrebbero sostenere un altro nome: Adriano Galliani, dirigente che non ha bisogno di presentazioni visti i risultati ottenuti con il Milan da direttore sportivo e con il Monza da amministratore delegato. Ed è stato anche nella “politica del pallone”, visto che è stato anche presidente della Lega di A dal 2002 al 2006, vice dal 2013 al 2017. E stesso ruolo nella Lega di B da gennaio 2021 a giugno 2022. Tutto perché i club hanno lamentato una scarsa condivisione delle scelte: dal commissario tecnico (volevano Antonio Conte e non Mancini) al capo delegazione, con Diana Bianchedi che fu scelta autonomamente da Malagò. Candidatura di Galliani di cui però Giovanni Malagò non sembra essere preoccupato, come spiegato nell’intervista a Repubblica.

“Non mi sento abbandonato dalla maggioranza“, ha spiegato Malagò. “Né mi abbatto se ci sono rumors su questo, che sono anche magari corrispondenti alla verità. Prendo atto che ci siano delle resistenze, da parte di soggetti che hanno storie importanti alle spalle, ma con il dialogo si può creare persino condivisione“. E a proposito di Galliani, Malagò ha deviato il discorso, facendo leva sul sostegno di diversi club di Serie A: “Candidato unico? Non lo so. Però l’auspicio è che la mia candidatura continui a compattare, come è stato a giugno, un mondo che per anni ha vissuto di divisioni, anche molto forti”. A giugno ha avuto il sostegno di 19 club su 20 di Serie A (tutti, tranne la Lazio di Lotito).

Ora le cose potrebbero cambiare perché man mano il sostegno dei club di massima serie è diminuito, soprattutto dopo la scelta del commissario tecnico, con le squadre di Serie A che avrebbero voluto appunto Antonio Conte e non Roberto Mancini: “Sarebbe bello ripartire da quel numero. Sto chiamando tutti i presidenti uno per uno, ne ho sentiti già tredici e tutti mi garantiscono il loro sostegno“, ha proseguito l’attuale commissario della Figc, che però per tutti continua a essere il “presidente”. Sciolto intanto il nodo tesseramento, che è ciò che ha portato al commissariamento della federazione: “Sarò dirigente accompagnatore dell’Aniene in Serie D di calcio a 5. Mi dimetterò se sarò eletto”.

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“Torna in Africa con la barca con cui sei arrivato”, “Scimmia”: insulti choc a Maignan. Il Milan: “Tutti vogliamo vincere, ma con rispetto”

Alcuni con una serie di immagini animate con delle scimmie, altri con insulti in inglese a stampo razzista. Mike Maignan è stato bersagliato dai tifosi del Milan dopo l’espulsione di giovedì sera, nella sfida contro il Bournemouth persa per 3-0 in Europa League, per uno schiaffo in faccia a palla ferma a un avversario. “Torna in Africa con la barca con cui sei arrivato“, “Animale nero”, si legge in alcuni commenti molto pesanti sotto i vari post social. Frasi che il Milan ha condannato, pubblicato una nota ufficiale a riguardo. “A seguito della partita di ieri contro il Bournemouth, Mike Maignan è stato bersaglio di gravi e inaccettabili insulti razzisti sui social media. Il Milan condanna con fermezza ogni forma di razzismo e discriminazione, comportamenti inaccettabili che non trovano spazio né dentro né fuori dal campo”. È quanto si legge in un comunicato della società rossonera.

“Il club esprime la propria piena solidarietà e il proprio sostegno a Mike e ribadisce il suo costante impegno nella promozione dei valori del rispetto, dell’inclusione e dell’uguaglianza. Questi sono i valori del Milan. Infine, dobbiamo restare uniti, come milanisti e come movimento calcistico italiano. L’unico modo per riportare il calcio italiano dove merita di stare è fare fronte comune e dare il meglio di noi stessi, sia individualmente che collettivamente. Vogliamo tutti vincere, ma dobbiamo farlo nel modo giusto, con dignità, rispetto reciproco e classe“, ha aggiunto il club rossonero. Tutto arriva dopo la brutta sconfitta per 3-0 dei rossoneri in Europa League sul campo del Bournemouth. Al minuto 28, su azione da calcio d’angolo, il portiere rossonero ha messo le mani in faccia ad Adams buttandolo giù. Immediato l’intervento dell’arbitro Vassilis Fotias che ha espulso il numero uno francese.

In porta è entrato Torriani, che ha preso il posto di Hutchinson. Maignan si è successivamente scusato sui social: “Il mio gesto non era intenzionale. Come tutti i portieri e come in ogni partita, volevo creare dello spazio nella mia zona in area. Sfortunatamente, questo ha portate a dare una cattiva immagine, in particolare ai più giovani. Il club, lo staff e i miei compagni sanno che tipo di persona e che tipo di capitano io sia. Conoscono le mie intenzioni e mollare non ne fa mai parte. Per il resto, siamo abituati alle interpretazioni date da alcune persone e da certi media”. Scuse che non hanno evitato i tantissimi insulti social ricevuti dal portiere francese, capitano del Milan, con la maggior parte appunto a stampo razzista.

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Milan, a city torn apart by luxury and inequality

Milan is the city where singer Dua Lipa is considering moving to but also where many of the local residents are being forced to leave. It is among the places that host the most millionaires in the world, who move into new skyscrapers designed by prominent architects. They are drawn by the flat tax offered in Italy since 2017, a single payment of €300,000 (it convinced Cristiano Ronaldo to leave Real Madrid for Juventus in 2018). It is the so‑called Milan Model — a city of luxury, culture, fashion and investment banks, ideal for living, except that soaring housing prices have made living impossible: buying a home costs 57% more than a decade ago, and renting is 70% more expensive than in 2018, according to online real estate data.

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© Stefano Porta/LaPresse (LAPRESSE)

A scene from Saturday’s clashes with police in Milan.
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Meloni Toughens Italy’s Riot Laws After Milan Violence

Italy’s response to a weekend of street violence has moved from emergency policing to tougher criminal law, with Prime Minister Giorgia Meloni seeking to reassert control after unrest in Milan and other northern cities

The government approved measures on Tuesday creating an offence of violent participation in demonstrations, extending preventive detention powers to teenagers aged 14–17 and making parents financially liable for damage caused by their children. The package also provides for 500 soldiers to support security operations in Milan through December.

The crackdown presents a defining challenge for a prime minister whose political identity rests heavily on law and order: demonstrating that stronger powers can prevent another eruption while addressing the conditions feeding public anger.

Milan’s damaged shopping streets have become the most visible symbol of that challenge. Weekend violence brought looting, fires and confrontations with police, exposing businesses and residents to disorder in Italy’s financial capital.

As EU Today reported in its earlier coverage of the unrest, police brought 271 people to headquarters following Sunday’s disturbances, including 220 minors. Thirty-two were formally arrested, a detail that matters when assessing the scale of alleged criminal involvement.

The prominence of teenagers has shaped the government’s response. According to the Associated Press, the decree makes prosecuting minors over 14 easier and includes plans to expand juvenile detention capacity and judicial resources. Parliament must convert the decree into law within 60 days.

For supporters, the argument is straightforward: shopkeepers should not have to absorb the cost of destruction, and officers need effective tools against groups exploiting demonstrations to commit offences.

Yet preventive detention raises a different question from punishment after conviction. Its credibility depends on clear evidence, consistent safeguards and meaningful scrutiny, particularly when those affected are children.

Making the distinction will help determine whether the package strengthens public confidence or deepens distrust among young people already alienated from political institutions.

The wider European debate offers a warning. In its earlier editorial, EU Global examined the tension between public-order legislation and the right to protest, arguing that governments risk restricting legitimate dissent when security powers expand too broadly. That commentary predates the Milan disturbances but addresses the central democratic question now confronting Italy.

Peaceful assembly and criminal violence require different responses. Protecting the former gives authorities greater legitimacy when confronting the latter; treating an entire demonstration as suspect risks weakening that distinction.

Meloni also faces a political vulnerability that additional arrests cannot automatically resolve. The Financial Times reported that the unrest involved teenagers mobilised through social media, many without political affiliations, against a background of economic stagnation and expensive living conditions.

Those circumstances complicate any attempt to explain the disorder through a single organisation, ideology or grievance. Online mobilisation can accelerate confrontation without producing leaders capable of negotiating an end to it.

For the government, this makes prevention as important as punishment. Better intelligence, timely deployment and coordination between national and municipal authorities will influence whether stronger legislation produces safer streets.

The same applies to the military presence. Soldiers can provide visible reassurance, but the political test will be whether residents and businesses experience sustained security once the immediate emergency passes.

Italy faces two connected tasks.

Establishing individual responsibility for destruction and restoring confidence that lawful political participation can deliver results will be the priorities if public respect for the law is to be maintained.

Meloni’s new measures offer a forceful immediate answer to the first. Their lasting success will depend on whether the government can make progress on the second, before another weekend of anger becomes another emergency requiring still tougher powers.

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The End of the European Summer

Europe is warming more than twice as fast as the global average—a terrifying statistic made all too apparent this summer as heat wave followed heat wave. European cities were never designed for these temperatures, and public health, infrastructure, and tourism are all under strain. Eric Klinenberg arrives in Milan just as “Europe’s third heat wave of the summer entered its fiercest stretch” and sweats his way across the continent to see how trees, shade, water, and other measures are being deployed to adapt urban centers. But with this crisis set to deepen can these experiments really keep pace?

Of all the problems that heat poses for Barcelona, losing some of the hundred and sixty thousand tourists who typically visit each day ranks low on the priority lists of most officials and residents. Some locals have staged protests, chanting “Tourists go home” while targeting visitors with water guns. But tourism employs more than a hundred and sixty thousand people in Barcelona and accounts for around thirteen per cent of its economic output, which explains why, despite concerns that the city gets too many visitors, more than seventy per cent of residents consider tourism beneficial. At midday, when I arrived on La Rambla, the city’s most heavily visited and photographed corridor, the street had little shade and surprisingly few people. At La Boqueria market, normally jam-packed at lunchtime, I found my way to a famously busy bar counter and took one of several open seats.

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