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Arci Milano rischia il default per le bollette del Carroponte. Battaglia legale contro il Comune di Sesto San Giovanni

Il rischio è il default di Arci Milano. A pesare sono 379.934,41 euro dovuti al Comune di Sesto San Giovanni per le bollette del Carroponte, lo spazio che ospita concerti ed eventi alle porte di Milano. Un debito che l’associazione vuole saldare chiedendo tempi sostenibili: “Non chiediamo privilegi: chiediamo che venga valutata una soluzione ragionevole, nell’interesse di tutti”, dice il presidente Maso Notarianni. Dall’altra parte sembra esserci un muro: “Le regole valgono per tutti”, ha dichiarato il sindaco leghista di Sesto, Roberto Di Stefano, dopo la recente pronuncia della Cassazione che ha respinto il ricorso dell’associazione, confermando la condanna a pagare la somma con tanto di interessi e spese.

La controversia nasce dai consumi elettrici della precedente gestione dell’arena Carroponte e da un accordo del 2018 sui criteri per quantificarli, poi contestati da Arci. Dopo la Corte di Cassazione, ora la questione è come ripianare i conti. L’associazione chiede il pagamento a rate, ma non riesce a ottenere la garanzia di una banca o di un’assicurazione. E senza la fideiussione, il Comune non concede il pagamento a rate. Per superare lo stallo, Arci spiega di aver proposto un piano decennale, con interessi e decadenza immediata se saltasse anche una sola rata. Secondo la ricostruzione dell’associazione, però, l’8 ottobre gli uffici del Comune hanno risposto che non ci sono margini per derogare alla garanzia.

È proprio questo che Arci contesta, come ha spiegato in un comunicato stampa: il regolamento consentirebbe una valutazione della Giunta, che invece non sarebbe stata coinvolta. Per questo l’annuncio di un ricorso al Tar Lombardia e una segnalazione alla Corte dei conti. “L’obiettivo è ottenere la riapertura dell’istruttoria comunale con una nuova valutazione della richiesta di dilazione da parte della Giunta Comunale di Sesto”, afferma l’avvocato di Arci, Pietro Massarotto. Spiega che procedere all’esecuzione sarebbe meno efficace: altri creditori privilegiati, tra cui Agenzia delle Entrate e lavoratori dipendenti di Arci, ridurrebbero drasticamente le possibilità del Comune di recuperare le somme.

Il sindaco Di Stefano ha invece rivendicato una linea di fermezza. Ancora il 18 ottobre, commentando la pronuncia della Cassazione, ha detto che “il Comune ha difeso le proprie ragioni e la Corte ha respinto le contestazioni di Arci”. Ancora: “Siamo stufi di chi pretende di dare lezioni di moralità, giustizia e correttezza, salvo poi trascinare per anni le controversie davanti ai tribunali quando si tratta di rispettare accordi e obblighi economici”. La linea è chiara: “Non fare sconti a nessuno quando sono in gioco le risorse pubbliche”. Perché “la legalità non può essere un megafono da usare soltanto quando fa comodo. Deve valere per tutti, senza doppie misure e senza privilegi”.

“Non chiediamo trattamenti di favore”, osserva Notarianni nel comunicato. “Trattamento che invece è stato riservato a debiti ben più grossi nei confronti dell’erario e che sono stati spalmati su moltissimi anni, come sicuramente ricorda il sindaco della Lega”, aggiunge con un riferimento implicito alla note vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che la vecchia Lega Nord deve restituire allo Stato, con rate che potrebbero raggiungere la fine del secolo. Notarianni domanda: “Perché un’amministrazione dovrebbe scegliere una strada che può far fallire chi vuole pagare, mettendo a rischio anche i soldi dei cittadini?”. Ma sul punto, denuncia anche il presidente nazionale Arci, Walter Massa, il confronto non sarebbe mai partito: “Da quasi 4 anni l’Arci di Milano tenta inutilmente di sedersi attorno a un tavolo con il Comune”. E accusa: “Per tutta risposta il Comune si nega, si è sempre negato e alla fine ci ha rimbalzato a una società di recupero crediti”. L’invito è a mettere da parte la campagna elettorale e recuperare il necessario pragmatismo.

Notarianni insiste: “Nessuno mette in dubbio l’esistenza di un debito verso il comune di Sesto San Giovanni. Noi vogliamo pagare”. La richiesta è di poterlo fare senza compromettere la continuità delle attività. A suo giudizio, le conseguenze supererebbero i confini dell’associazione: “Quando si mette in difficoltà un’associazione come Arci Milano, non si colpisce soltanto un’organizzazione: si indebolisce una rete di solidarietà, partecipazione e democrazia”. Sono in gioco circoli, iniziative culturali e sociali, spazi di incontro e sostegno per migliaia di persone. Per difenderli, Arci ha avviato una raccolta fondi rivolta a cittadini, associazioni e mondo della cultura. Tra le voci mobilitate c’è Fabio Fazio, intervenuto con un videomessaggio durante la conferenza stampa di Arci: “Ogni spazio che chiude è una possibilità in meno di ascolto e confronto. Credo che invece proprio il presente gridi e imponga il buon senso e la ragionevolezza, che speriamo prevalgano”.

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Guerra Ucraina-Russia, le notizie in diretta | Lavrov arrivato negli Usa per il G20 di Atlanta. Novaya Gazeta chiude in Russia: «Redazione uccisa dalle autorità». Dnipro, droni russi attaccano la stazione: 14 morti

Le notizie sul conflitto tra Ucraina e Russia di venerdì 30 ottobre, in diretta. «Colloqui trilaterali con Mosca e Usa potrebbero tenersi il 10 novembre». Wsj: Kiev ha sospeso gli attacchi alle raffinerie russe su pressione degli Usa

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Paura per Cobolli: scoppia a piangere e si ritira contro Berrettini. “Quelle lacrime non erano di dolore”. A rischio le Finals

Il problema alla gamba sinistra, la paura, il ritiro e poi il pianto liberatorio pensando alle Atp Finals, consolato dall’amico e avversario Matteo Berrettini. Finisce in lacrime il primo derby di Flavio Cobolli contro Berrettini: nell’ottavo di finale dell'”Erste Bank Open”, Atp 500 in scena sul cemento indoor di Vienna, in Austria, Cobolli finisce ko per un problema alla gamba sinistra e si ritira al cambio campo sotto 2-5. Berrettini affronterà ai quarti l’australiano Alex De Minaur, testa di serie numero 5. Ma la preoccupazione è tutta per Cobolli, che a fine match è scoppiato a piangere, probabilmente pensando a quelle Finals tanto sognate in programma tra meno di un mese.

“Vienna, mi dispiace salutarti così. Amo questo torneo e avevo tantissima voglia di sfidare Matteo, con tutti voi sugli spalti. Ho sentito qualcosa nel match dell’altra sera, ma ho voluto provarci fino in fondo. Oggi però ho capito che continuare avrebbe significato forzare troppo e mi sono dovuto fermare”, ha scritto Cobolli in un post Instagram dopo l’infortunio. “Quelle lacrime non erano di dolore. Erano emozione, forse un po’ di stress e la delusione di dover lasciare il campo quando avrei voluto solo restarci. Domani farò tutti gli esami e vi aggiornerò appena possibile. Non preoccupatevi, conto di esserci a Parigi. Grazie per tutto l’affetto”.

“Mi dispiace davvero tanto per lui. Ci sono passato tante volte, forse troppe. È per questo che mi sono emozionato. So quanto possa essere difficile e so quanto desideri essere a Torino. E l’ultima cosa che vorresti è infortunarti poche settimane prima. Ma speriamo che non sia nulla di troppo serio“, ha detto Berrettini a caldo nell’intervista post match, parlando di Flavio Cobolli. “L’idea di oggi era semplicemente scendere in campo e celebrare il percorso che stiamo facendo entrambi. Siamo partiti da Roma, eravamo due ragazzini che giocavano a tennis nei fine settimana. Ricordo il giorno in cui scelse il tennis al posto del calcio. Mi ricordo i suoi occhi: sono gli stessi che ha ancora oggi, quelli di quel bambino che sognava di giocare sui palcoscenici più importanti. E penso che meriti di essere lì. Penso che meriti la carriera che sta costruendo. Gli auguro davvero il meglio e cercherò di aiutarlo in ogni modo possibile. Gli ho appena detto di vivere il momento, di non andare troppo avanti con la mente e con i pensieri. È quello che facevo io in passato, ma non mi aiutava affatto. Bisogna vivere un giorno alla volta. Sono sicuro che abbia a disposizione un ottimo team di medici che lo seguirà nel percorso di recupero” ha aggiunto Berrettini.

Per Cobolli, quello di Vienna, poteva essere il torneo per sugellare la qualificazione alle Atp Finals, che classifica alla mano sono un obiettivo più che alla sua portata, ma adesso saranno da valutare le sue condizioni fisiche dopo l’infortunio. “Le Nitto Atp Finals, ha aggiunto, rivestono un’importanza particolare per ogni tennista di vertice. Anche solo esserci, dopo una grande stagione, è quasi come vincere un trofeo. Non essere riuscito a concludere il girone nel 2021 è probabilmente ancora la cosa che mi fa più male in tutta la mia carriera – spiega Berrettni -. Ricordo l’energia di Torino, l’orgoglio di essermi qualificato e di aver sentito il calore della mia gente sugli spalti. Ma, per fortuna, dopo quell’esperienza ho sentito tanto affetto da parte delle persone di tutto il mondo. Quindi, forse è un brutto ricordo, ma in fondo è anche bello, se penso a tutto l’impegno che ho messo per arrivare fin lì. Adesso, naturalmente, sono felice che ci siano tanti giocatori italiani e che anche Sinner sia riuscito a vincerlo. Magari un giorno tornerò anch’io. Non lo so. Ma auguro a Flavio il meglio“, ha concluso Berrettini.

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Fabio Vaccarono lascia Multiversity: il passo indietro dopo l’indagine sulle università telematiche

Fabio Vaccarono lascia Multiversity. Il presidente esecutivo del gruppo universitario ha comunicato al Consiglio di amministrazione la decisione di fare un passo indietro per “dedicare il tempo e l’attenzione necessari a chiarire la propria posizione” nell’ambito della recente indagine sulle università telematiche, in un filone che vede coinvolti dirigenti delle società editoriali e direttori di giornali e siti, tra cui Seif e ilfattoquotidiano.it.

Nel comunicare il suo passo indietro, Vaccarono ha ribadito la sua totale estraneità alle ipotesi contestate. Il Cda di Multiversity ha preso atto delle sue dimissioni e ha confermato l’assetto di governance: Francesco Durante resta amministratore delegato, mentre Luciano Violante resta presidente onorario.

Multiversity – ribadendo la linea degli scorsi mesi – sottolinea che proprio le attività di compliance introdotte durante il mandato di Vaccarono hanno consentito di individuare le presunte irregolarità, poi denunciate alle autorità competenti. “È stato un privilegio guidare la trasformazione e la crescita di Multiversity”, il commento di Vaccarono.

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Targhe personalizzate, le opposizioni all’attacco. Conte: “Il governo ha già scelto la sua: carovita, me ne frego”

“Il Paese chiede soluzioni” ai problemi reali e Meloni “parla di personalizzazione delle targhe di automobile“. Pioggia di critiche al governo dai partiti di opposizione dopo la novità rilanciata dalla presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di presentazione della Manovra. “Ci si potrà sbizzarrire”, commenta Giorgia Meloni affidandosi alla “creatività” degli italiani per provare a fare un po’ di cassa: 600 euro per le targhe personalizzate dall’auto e 360 euro per quella delle moto.

Dal campo progressista il giudizio è unanime. “Il governo arriva all’ultimo Cdm senza decreto bollette e propone agli italiani la targa personalizzata a pagamento”, commenta sui social Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 stelle punta il dito contro l’Esecutivo: “Non hanno capito dove siamo fra guerre e le loro disastrose firme sul Riarmo e sui patti di austerità europei: salari reali a -10% in cinque anni, tre anni di crollo industriale, boom di cassa integrazione, carburante sopra i 2 euro da mesi e mesi, record di pressione fiscale”. Per Conte “la manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee. Se sei fortunato, dopo lo slalom tra i vari requisiti, raccogli qualche briciola“. “Per le armi 4,5 miliardi in più nel 2027, per la sanità 2,5: la metà di quanto chiesto dallo stesso Ministro e dalle Regioni”, ricorda il leader M5s. “Permettono agli italiani di personalizzare la targa, la loro l’hanno già scelta: “Carovita, me ne frego“, conclude Conte pubblicando anche una foto creata con l’intelligenza artificiale.

“Sembra uno scherzo, ma è tutto vero”, rilancia Debora Serracchiani, deputata dem e componente della segreteria nazionale del Pd. “Ecco quanto sono lontane le priorità del Governo dai problemi reali degli italiani. Da una parte, il Paese reale: cittadini e cittadine, famiglie, imprese, che chiedono risposte all’inflazione, al caro energia, al caro carburanti, agli stipendi fermi. Dall’altra, una presidente del Consiglio che invece di dare risposte parla di personalizzazione delle targhe di automobile. Ogni giorno che passa diventa più evidente una cosa: la propaganda non può mascherare all’infinito la loro totale incapacità“, conclude Serracchiani.

Per Nicola Fratoianni “la manovra del governo Meloni è l’ennesima e imbarazzante manovra a sbafo, che lascia i debiti a chi verrà dopo”. L’esponente di Alleanza Verdi-Sinistra sottolinea che “in questo modo Meloni guadagna tempo indebitando il Paese e rinvia il momento in cui i nodi verranno al pettine. Insomma, se ne lavano le mani e fanno lo scaricabarile su chi verrà dopo di loro. In compenso però, gli italiani potranno tirare fuori 600 euro di tasca propria per ‘sbizzarrirsi’ con le targhe personalizzate. Almeno quei pochi che non devono usare quei soldi per mettere il pranzo in tavola, curarsi o pagare affitto e bollette…”, aggiunge. “Lo dico senza mezzi termini così magari questa volta lo capiscono a Palazzo Chigi: il vostro governo ha fallito. Non siete in grado di dare risposte al Paese. E questa manovra lo dimostra. Fatevi da parte e permetteteci di restituire speranza e futuro all’Italia”, conclude Fratoianni.

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“Signora lo dice a sua sorella”. Lite furiosa tra Matone e Bruti Liberati su La7, tra urla, risate e minacce di abbandonare lo studio

Scontro al fulmicotone a L’aria che tira (La7) tra Simonetta Matone, deputata di Forza Italia, ex leghista ed ex magistrata, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore capo di Milano ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Tra urla, battibecchi, accuse reciproche e involontari siparietti comici, la discussione degenera fino all’ultimatum della parlamentare al conduttore David Parenzo: “O gli togliete l’audio o vado via. Deve stare zitto!”.
Il motivo del contendere è la scarcerazione di Youssef Siher, decisa dalla gip di Milano Tiziana Landoni. Bruti Liberati, in collegamento, contesta duramente l’attacco di Giorgia Meloni: “Le parole del presidente del Consiglio, con questo insulto a un giudice, sono incommentabili”. E aggiunge che il riferimento al terrorismo contenuto nel provvedimento della Procura di Milano era talmente infondato che la gip lo ha liquidato in pochissime pagine.
Matone comincia a borbottare e a interromperlo. L’ex procuratore la richiama: “No, signora, stia attenta alle parole”.

Apriti cielo: la parola “signora” scatena la prima crisi diplomatica della trasmissione.
“Lei mi deve chiamare onorevole o dottoressa – protesta Matone – perché sono una sua collega. Non signora, perché se ero maschio lei non mi chiamava signore, ma dottore onorevole”.
Bruti Liberati, per nulla impressionato dal protocollo parlamentare, replica: “No, io chiamo tutti signore o signori”.
Ma Matone insiste: “Non credo proprio, la conosco. Signora lo dice a sua sorella e non a me“.

L’ex procuratore tenta allora di tornare al tema della discussione e illustra le motivazioni con cui la giudice Landoni ha escluso la sussistenza dei presupposti per la misura cautelare richiesta nei confronti di Siher: “Il giudice non ha convalidato il fermo perché l’istigazione a delinquere non c’è stata. La gip ha applicato scrupolosamente i principi della Cassazione e della Corte costituzionale. Non c’è stata istigazione a delinquere neanche nella diffusione di quella parte del manuale egiziano, perché la parte che incitava alla violenza non è stata riportata”.

Matone riprende la parola e muove a Bruti Liberati un’accusa singolare: “Il dottor signor Bruti Liberati, in primis, non si dissocia dagli accadimenti del 17 dicembre“.
A intervenire è Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: “Dissociarsi dal 17 dicembre è un po’ difficile”.
La deputata si corregge, ma Bruti Liberati sbotta: “Ma da cosa mi devo dissociare? Ma stiamo scherzando, onorevole? Ho fatto il procuratore capo di Milano per una vita!”.
“Lo ha fatto male, evidentemente!”, ribatte Matone.
“Ho mandato a giudizio terroristi dell’Isis – rilancia il magistrato – E sono stati condannati! Ma di cosa parliamo?”.

La deputata cambia bersaglio e gli rimprovera di avere definito “volgare” il capo di imputazione formulato dalla Procura di Milano, ricordandogli che l’ufficio giudiziario “non è esattamente il pizzicagnolo sotto casa”.
Bruti Liberati cerca di replicare: “No, no, signora! Ascolti!”. Ma è un’altra “signora” di troppo.
“Lei deve stare zitto! Io vado via! – esplode Matone – Perché la prepotenza di certa magistratura la sta dimostrando lui, che non sta zitto!”.
L’ex procuratore scoppia a ridere, Matone torna ancora una volta sulla mancata dissociazione dagli “accadimenti del 17 ottobre”.
“Mi dissocio anche dall’assassinio di Umberto I, se vuole“, ribatte ridendo Bruti Liberati.
Matone si rivolge direttamente a Parenzo e detta le condizioni per proseguire la trasmissione: “Ma lo vede? O gli togliete l’audio o vado via! Deve stare zitto!“.

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Sciopero 30 ottobre, dopo la precettazione dei trasporti Trenitalia e Trenord annunciano che la circolazione sarà regolare

Doveva essere un venerdì nero per i trasporti, ma la situazione sembra rientrata. Per quanto riguarda le mobilitazioni di domani 30 ottobre, è stata disposta la precettazione nel settore dei trasporti che ha portato al differimento dell’astensione dal lavoro nel settore. Trenitalia e Trenord confermano la regolare programmazione dell’attività ferroviaria dalle dalle ore 21 di giovedì 29, alle ore 21 di venerdì 30 ottobre, orari di inizio e fine dello sciopero indetto da Usb. I treni viaggeranno pertanto secondo il normale orario di servizio, senza le modifiche previste in caso di sciopero. Anche se il sindacato ha annunciato l’intenzione di disobbedire alla precettazione, per cui non possono essere escluse adesioni individuali.

Il gruppo Fs ha annunciato regolare circolazione ferroviaria il 29 e 30 ottobre. A seguito dell’ordinanza del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (n. 204 T del 27 ottobre 2026), il Gruppo Fs conferma quindi la regolare programmazione dei collegamenti ferroviari dalle ore 21 di giovedì 29 ottobre alle ore 21 di venerdì 30 ottobre. I treni viaggeranno pertanto secondo il normale orario di servizio, senza le modifiche previste in caso di sciopero. Comunque i viaggiatori sono invitati a consultare l’app Trenitalia, la sezione Infomobilità di trenitalia.com e i canali di informazione e assistenza nelle stazioni per eventuali aggiornamenti sulla circolazione.

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Un elicottero militare è precipitato in Bosnia, morti quattro italiani: due dell’Esercito e due operatori della Croce Rossa. 11 feriti

Un elicottero militare italiano è precipitato nel pomeriggio di oggi, per cause ancora in corso di accertamento, in Bosnia-Erzegovina. Si tratta di un CH-47 Chinook, impegnato nell’ambito dell’operazione Eufor Althea. Il bilancio è di quattro morti e undici feriti, tutti italiani. A confermarlo, in serata, è stato il ministro ministro della Difesa, Guido Crosetto. Le vittime sono due appartenenti all’Esercito Italiano e due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.

Le vittime sono tre uomini e una donna: “Abbiamo atteso che la drammatica notizia della morte dei loro cari fosse portata alle famiglie e volevamo evitare che altre centinaia di famiglie vivessero ore di angoscia in attesa di conoscere i nomi delle persone coinvolte”, ha detto Crosetto rendendo note le identità delle vittime. Sono: il sergente Simone Ruggia, il sergente Claudio Marchesi (entrambi del comando aviazione dell’Esercito), il tenente del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana Franco Adriano Zecchillo e la sergente della Croce Rossa Laura Procacci.

“Gli undici feriti stanno ricevendo le cure necessarie e, al momento, nessuno di loro versa in pericolo di vita. La Difesa ha immediatamente disposto l’invio di un’équipe medica italiana per garantire ai feriti il massimo supporto e la migliore assistenza possibile”, ha sottolineato il ministro esprimendo il cordoglio suo e di tutta la Difesa “alle famiglie dei nostri caduti”: “Non esistono parole capaci di colmare una perdita così grande”, ha aggiunto. L’incidente è avvenuto nella zona di Brčko, al confine con la Serbia, durante un’operazione di routine, ha fatto sapere Eufor.

I militari morti nell’incidente erano in servizio al Comando aviazione dell’Esercito (Aves) di Viterbo, al primo reggimento ‘Antares’. Secondo quanto si apprende, l’elicottero sarebbe partito ieri mattina da Viterbo e, dopo uno scalo all’aeroporto militare di Pratica di Mare, avrebbe raggiunto la Bosnia. “Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente, che sarebbe avvenuto in fase di decollo dall’aeroporto di Brcko”, ha dichiarato in diretta al Tg4 l’ambasciatrice d’Italia in Bosnia-Erzegovina, Sarah Castellani. “A bordo c’erano in totale 15 persone italiane“, ha spiegato. Le cause della tragedia, informa la Difesa, sono attualmente in corso di accertamento. Sono già state avviate le attività di indagine necessarie a ricostruire la dinamica dell’incidente e a chiarire le circostanze dell’accaduto.

“Ho appreso con profonda commozione la notizia del decesso dei militari occorso nel tragico incidente elicotteristico in teatro operativo bosniaco nell’ambito dell’operazione ‘Althea’. In questa triste circostanza, voglia rendersi interprete presso l’Esercito Italiano e il Corpo Militare della Croce Rossa dei miei sentimenti di cordoglio e di commossa solidarietà al dolore provocato da questo tragico evento, chiedendo loro di esprimere ai familiari delle vittime la mia vicinanza e solidarietà”, scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano. Anche dal governo e dai partiti di opposizione arrivano i messaggi di cordoglio. “La notizia del tragico incidente che ha coinvolto un elicottero italiano di Eufor in Bosnia-Erzegovina è motivo di profondo dolore“, scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Il mio pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro che, impegnati nella missione per la pace e la stabilità della regione, stanno vivendo ore di angoscia. A loro va la mia più sincera vicinanza e quella del governo italiano”. Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, esprime la sua vicinanza “alle nostre forze armate per la tragedia”: “Un pensiero ai familiari delle vittime. Una terribile disgrazia che scuote il cuore di tutti gli italiani”, scrive il vicepremier sottolineando che l’Ambasciatore d’Italia a Sarajevo “si sta già recando a Brčko, luogo dell’incidente” e che il Ministero degli Esteri “fornirà tutto il supporto necessario. Una preghiera per i nostri caduti e i nostri feriti nell’adempimento del dovere”, conclude.

A rendere noto l’incidente era stata la stessa Forza militare dell’Unione Europea in Bosnia-Erzegovina: ha parlato di un velivolo della missione precipitato nella zona di Brčko, al confine con la Serbia. In serata l’Eufor conferma in un comunicato che l’elicottero è precipitato durante un’esercitazione di routine. La missione europea aggiunge che non si sono registrati danni a infrastrutture, proprietà o veicoli civili e nessun civile è rimasto ferito nell’incidente. I servizi di emergenza della Bosnia-Erzegovina e il team di collegamento e osservazione dell’Eufor sono giunti sul posto, hanno recuperato il personale coinvolto e lo hanno immediatamente trasportato presso le strutture mediche di Brcko. L’Eufor, aggiunge la nota, sta conducendo un’indagine approfondita e completa per accertare le cause di questo tragico incidente, e pubblicherà le informazioni pertinenti non appena disponibili e verificate. La missione europea si dice inoltre “profondamente addolorata per questa tragica perdita di vite umane ed esprime le sue più sentite condoglianze agli amici e ai familiari di coloro che hanno perso la vita al servizio della pace”.

Eufor ha invitato i cittadini a non diffondere informazioni non verificate e disinformazione e a informarsi sull’incidente esclusivamente attraverso i canali ufficiali. La missione europea è presente in Bosnia-Erzegovina dal 2004, quando subentrò alla forza di peacekeeping della Nato dispiegata dopo la guerra del 1992-1995. Attualmente conta diverse centinaia di militari provenienti da 24 Paesi europei.

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