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More ballistic missile interceptors and F-16 repairs inside Ukraine: Kyiv’s two asks to Lockheed Martin

Ukrainian President Volodymyr Zelenskyy during a meeting with American defense company Lockheed Martin representatives on 28 July 2026, in Washington D.C. Source: President's Office

Ukraine is counting on buying part of Lockheed Martin’s growing output of ballistic missile interceptors, President Volodymyr Zelenskyy said. He met the US company’s team in Kyiv on 19 October and also raised servicing and repairing F-16 fighter jets inside Ukraine.

Russia keeps striking Ukraine’s power grid with ballistic missiles, and interceptor supplies fall short of that threat. Kyiv is working every route to more Patriot missiles, from US deliveries to allies’ stocks, and some have stalled. Greece, for one, has not confirmed it will hand any over, citing its own defense needs. A purchase from the missiles’ maker would add one more route.

Growing output, F-16 repairs in Ukraine

Lockheed Martin builds the PAC-3 MSE interceptors fired by Patriot air defense systems, as well as the F-16. Zelenskyy said both matter against Russian ballistic missiles and jet-powered Shahed drones. Neither area is easy right now, he added.

“We count on the opportunity to purchase some of them to protect more lives,” he wrote.

On 28 July, Zelenskyy met the company in Washington to discuss joint production. That came weeks after US President Donald Trump pledged Ukraine a license to manufacture Patriots.

A batch reportedly stuck in Washington

Meanwhile, US Defense Secretary Pete Hegseth has not signed off on a “significant” batch of Patriot missiles, Ukrainian officials told the Kyiv Independent. One official said allies had already paid for them. A US government official called the claims untrue, and the Pentagon did not respond. A NATO official said allied-funded deliveries, including air defense, continue. A second NATO official said some shipments could be delayed, but likely not for political reasons.

Zelenskyy told Bloomberg on 18 October that the US delivers only 12 Patriot interceptors a month. On 20 October, interceptors topped his list in a call with US Secretary of State Marco Rubio.

No purchase was announced, so new interceptors from this route remain a prospect. Meanwhile, partners’ early warnings of Russian ballistic launches have gone missing three times recently, Zelenskyy wrote. Those warnings give air defenses extra minutes to prepare.

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La guerra in Yemen sta coinvolgendo il più grande esercito del mondo arabo

 

Il conflitto tra Ansar Allah (il movimento Houthi), le forze governative yemenite e l'Arabia Saudita si sta intensificando, allargandosi ben oltre i confini dello Yemen. Mentre Turchia e Pakistan hanno già garantito il proprio sostegno per difendere il Regno, ora anche l'Egitto — che ha diretti motivi di attrito con gli Houthi — sta valutando un intervento. Il Cairo precisa che agirà soltanto su richiesta formale di Riad, ma ha già mosso i primi passi in questa direzione.

Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, alla guida dell'esercito più numeroso del mondo arabo, ha dichiarato che il Paese è pronto ad aiutare l'Arabia Saudita a difendersi dagli attacchi degli Houthi. Pur sottolineando che l'Egitto non mira ad assumere un ruolo attivo nei conflitti regionali, al-Sisi ha definito inconcepibile un atteggiamento passivo di fronte alle minacce alla sicurezza e alla stabilità saudite. Ha inoltre spiegato che un eventuale invio di forze richiederebbe l'avallo del parlamento, auspicando una convocazione straordinaria delle camere.

La sessione parlamentare si è tenuta domenica, seguita dalla riunione del Consiglio di Difesa Nazionale, che ha confermato la disponibilità del Cairo a fornire a Riad tutto il supporto necessario e possibile.

Gli esperti concordano sul fatto che l'impegno egiziano si limiterà con ogni probabilità alla protezione delle infrastrutture saudite. L'analista militare e di difesa Alexandru Hudisteanu ritiene verosimile, in caso di via libera, il dispiegamento di sistemi anti-drone e di difesa missilistica, sottolineando come la priorità immediata risieda nel consolidamento delle difese di Riad.

Di parere analogo è Thomas Bonnie James, esperto di studi sul Golfo Persico, che esclude l'invio di truppe al fronte: la lezione storica dell'intervento egiziano in Yemen negli anni '60 suggerisce di difendere il Regno senza farsi trascinare nel conflitto sul campo. Secondo il Telegraph, un simile passo segnerebbe comunque uno scostamento dalla tradizionale politica estera conservatrice dell'Egitto, storicamente orientata alla sola tutela della propria sicurezza nazionale.

A spingere Il Cairo sono anche ragioni economiche e strategiche dirette.

Le azioni degli Houthi nello stretto di Bab el-Mandeb minacciano il traffico verso il Canale di Suez, che secondo il ministero degli Esteri egiziano ha subito perdite per circa 11 miliardi di dollari dall'inizio degli attacchi nel 2023.

Inoltre, in Arabia Saudita risiedono e lavorano milioni di cittadini egiziani, la cui attività rappresenta la principale fonte di rimesse per il Paese. La cooperazione si intreccia poi con la stabilità finanziaria: a metà settembre, durante la visita di Mohammed bin Salman al Cairo, le parti hanno concordato nuovi investimenti sauditi per oltre 10 miliardi di dollari e il rinnovo di un deposito da 5,3 miliardi presso la Banca Centrale egiziana, in scadenza a inizio ottobre.

A ciò si aggiunge una valutazione d'immagine: Il Cairo non intende apparire defilato mentre altri attori regionali, come Turchia e Pakistan, hanno già stretto accordi di difesa con Riad a seguito del patto della Mecca siglato ad agosto.

Già a metà agosto l'Egitto è entrato a far parte di una coalizione navale a guida saudita nata per contrastare il blocco annunciato dagli Houthi contro i mercantili diretti verso il Regno. Un'analisi del quotidiano The National rileva tuttavia che un coinvolgimento più profondo potrebbe incrinare i rapporti tra Il Cairo e Teheran.

Da parte loro, le autorità di Sana'a hanno già inviato un chiaro avvertimento: Yahya al-Rai, presidente del parlamento controllato dagli Houthi, ha invitato l'Egitto a non farsi trascinare al fianco delle forze saudite e israeliane, sostenendo che una simile scelta rappresenterebbe una grave minaccia per la stessa sicurezza nazionale egiziana e sollecitando Il Cairo a mantenere una posizione indipendente.

 

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"Non era mai stato così prima": Araghchi sottolinea l'armonia tra Iran e Russia

 

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha elogiato il livello senza precedenti raggiunto dalle relazioni tra Teheran e Mosca, a seguito dell'incontro del 19 ottobre con l'omologo russo Sergey Lavrov, giunto nella capitale iraniana per una visita di lavoro.

Araghchi ha sottolineato la portata dello storico avvicinamento tra i due Paesi, affermando che mai prima d'ora Iran e Russia avevano collaborato in maniera così stretta. Illustrando i dettagli dei colloqui, il capo della diplomazia iraniana ha spiegato che l'agenda ha abbracciato un'ampia gamma di questioni internazionali e bilaterali, spaziando dall'Europa all'Asia occidentale — con un focus su Libano, Palestina, Ucraina e Yemen — fino all'ampliamento della cooperazione economica e nel settore nucleare.

Da parte sua, Sergey Lavrov ha confermato la prontezza di Mosca a contribuire a una soluzione della crisi regionale, da lui definita il risultato dell'aggressione non provocata di Stati Uniti e Israele ai danni dell'Iran. Il ministro russo ha espresso apprezzamento per la determinazione di Teheran a percorrere la via diplomatica per garantire una pace duratura e ha ribadito l'importanza di ripristinare la stabilità antecedente alla crisi nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz.

 

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L'Iran ha abbattuto il 59° drone USA MQ-9 nello Stretto di Hormuz

 

Le forze aerospaziali del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) hanno abbattuto un altro drone militare statunitense MQ-9 nello Stretto di Hormuz.

In una nota diffusa martedì, l'ufficio stampa dei Pasdaran ha riferito che il cinquantanovesimo velivolo non pilotato MQ-9 è stato intercettato e distrutto nelle prime ore del mattino. L'operazione è stata condotta dai moderni sistemi di difesa dell'IRGC, operanti all'interno della rete integrata di difesa aerea nazionale.

Nel corso dei 40 giorni di guerra d'aggressione israelo-statunitense contro l'Iran, iniziata il 28 febbraio 2026, decine di velivoli militari americani sono stati abbattuti o danneggiati, con la maggior parte delle perdite concentrata proprio sulla flotta di droni MQ-9.

Con un valore unitario stimato tra i 30 e i 50 milioni di dollari a seconda dell'allestimento, la distruzione di questi velivoli comporta un danno economico di svariati miliardi di dollari legato a un unico sistema d'arma. Gli analisti evidenziano come i missili, i droni e i sistemi di intercettazione sviluppati dall'industria bellica iraniana si siano rivelati determinanti nel garantire a Teheran un solido potenziale di deterrenza nei confronti degli Stati Uniti e di Israele.

 

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La morte di Samora Machel: quattro decenni di interrogativi e sospetti

Il Mozambico e il Sudafrica commemorano Samora Machel, storico leader della lotta anticoloniale e primo presidente del Mozambico indipendente, morto quarant'anni fa in un incidente aereo che ancora oggi solleva interrogativi. Machel guidò il Paese dopo la fine del dominio coloniale portoghese nel 1975, conquistata al termine di una lunga lotta armata condotta dal Frelimo. Fu una delle voci più autorevoli dell'emancipazione africana e un convinto oppositore dei regimi coloniali e razzisti che ancora dominavano l'Africa australe. Il 19 ottobre 1986, mentre rientrava da un incontro di leader regionali in Zambia, il suo aereo si schiantò sui monti Lebombo, nei pressi di Mbuzini, vicino ai confini tra Sudafrica, Mozambico ed Eswatini.

Nell'incidente morirono Machel e altre 34 persone. L'inchiesta guidata dal Sudafrica attribuì la tragedia agli errori dei piloti, escludendo un sabotaggio. Maputo respinse però queste conclusioni, sostenendo che l'incidente potesse essere stato organizzato dal governo sudafricano dell'apartheid per eliminare il presidente mozambicano. Anche esperti sovietici, provenienti dal Paese in cui era stato costruito l'aereo, contestarono i risultati dell'indagine. Anni dopo, la Commissione per la verità e la riconciliazione sudafricana non riuscì a stabilire conclusioni definitive, ma sollevò nuovi interrogativi e raccomandò ulteriori accertamenti.

Tra gli elementi controversi figurava la presenza di soldati sudafricani nella zona dello schianto il giorno precedente. A quarant'anni dalla morte di Machel, dunque, la commemorazione non riguarda soltanto una figura fondamentale della storia africana. Riporta alla luce anche una vicenda mai chiarita fino in fondo, segnata dalle ombre del regime dell'apartheid e da domande alle quali le indagini ufficiali non hanno dato una risposta conclusiva.

La memoria di Samora Machel resta legata alla conquista dell'indipendenza e alla lotta per la liberazione dell'Africa australe. Ma finché le circostanze della sua morte rimarranno avvolte nell'incertezza, la richiesta di verità continuerà a far parte della sua eredità politica.


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Cuba risponde al nuovo mandato d'arresto contro Raúl Castro negli USA

Un tribunale statunitense ha emesso un mandato di arresto nei confronti dell'ex presidente cubano Raúl Castro. In risposta, l'attuale presidente di Cuba, Miguel Díaz-Canel, e il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez hanno condannato la mossa, definendola una "manovra" da parte di fazioni che rappresentano la "putrefazione politica" dello Stato della Florida.

In un post sul suo account X, il leader cubano ha descritto questa "azione riprovevole contro il Generale d'Esercito" come parte di un "patetico circo di Miami, con risvolti elettorali", affermando che il provvedimento "non ha alcun fondamento legale o pratico, né mai lo avrà".

"Questa manovra, camuffata da termini legali e orchestrata da politici anti-cubani contro Raúl e Cuba, merita la nostra ferma condanna. Si inserisce in un'agenda aggressiva e nasce dalle difficoltà che costoro incontrano nel tentativo di giustificare il blocco e la punizione collettiva del nostro popolo", ha dichiarato Díaz-Canel.


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Lavrov a Teheran per incontrare Araghchi: "Scambio franco e dettagliato"

 

Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha avuto un colloquio con il suo omologo iraniano, Abbas Araghchi, il 19 ottobre nel corso della sua visita di lavoro a Teheran.

Si tratta del quarto incontro di persona tra i ministri degli Esteri dei due Paesi dall'inizio dell'anno, a cui si aggiungono 14 conversazioni telefoniche. Il Ministero degli Esteri russo ha riferito che il confronto ha visto uno scambio di opinioni franco e dettagliato su un'ampia agenda di cooperazione bilaterale e sulle principali questioni internazionali di interesse comune. Il ministero ha inoltre precisato che i ministri hanno analizzato i progressi nell'attuazione degli accordi raggiunti nei vertici tra il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, e il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Masoud Pezeshkian, tenutisi il 1° settembre 2026 a Bishkek e l'8 ottobre 2026 ad Avaza, definendo il calendario dei prossimi incontri.

Il Ministero degli Esteri russo ha sottolineato che è stata dedicata la dovuta attenzione agli aspetti attuali della cooperazione commerciale, economica e degli investimenti, oltre che alla realizzazione di importanti progetti congiunti nei settori dei trasporti, della logistica e dell'energia.

Inoltre, è stata discussa la situazione nella regione del Golfo Persico e le modalità per superare la gravissima crisi internazionale causata dall'aggressione illegale degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, che ha inferto un duro colpo alla stabilità e alla sicurezza non solo in Medio Oriente, ma a livello globale, come specificato dalla diplomazia russa.

Il ministero ha aggiunto che i diplomatici hanno concordato nuove misure per innalzare il livello di coordinamento in sede ONU e per ampliare la collaborazione all'interno di BRICS, Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai ed Unione Economica Eurasiatica.

Infine, Mosca ha ribadito che i colloqui di Teheran contribuiscono a rafforzare ulteriormente il partenariato strategico globale tra Russia e Iran, in linea con le aspirazioni dei popoli di entrambi i Paesi amici e nell'interesse della stabilità regionale.

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Cile: repressione a Santiago per l'anniversario della rivolta contro il neoliberismo


Chiudere le stazioni della metro, blindare il centro, sparare gas lacrimogeni sui ragazzi. È così che il governo di José Antonio Kast ha "celebrato" il settimo anniversario del cosiddetto 'Estallido Social' a Santiago. Mentre migliaia di persone scendevano in piazza per ricordare i trenta morti e i migliaia di feriti del 2019 nella rivolta contro il neoliberismo, la risposta è stata la solita: repressione. Ventinove arresti, scontri, il coprifuoco di fatto imposto da chi dovrebbe tutelare i cittadini. 

Ma cosa chiede il popolo cileno? Lo dice un sondaggio chiaro: il 68% dei cileni sa che le disuguaglianze di sette anni fa sono ancora tutte lì. Kast, al potere da appena sette mesi e già bocciato dal 64% del Paese, ha risposto tagliando la sanità, l'istruzione, le borse di studio. Ha tolto i computer ai bambini poveri e ha cancellato i programmi di sostegno per le donne. E poi ha il coraggio di parlare di "democrazia". 

???????? Carabineros reprimen a manifestantes en Santiago de Chile en el 7.° aniversario de las protestas de 2019. Se reportan enfrentamientos con efectivos policiales. #teleSUR #18oct https://t.co/Wl4YoC4AOg

— teleSUR TV (@teleSURtv) October 18, 2026


Sotto i governi neoliberisti del Sud America, oggi asserviti a Washington, i diritti umani sono diventati un optional. Una parola da pronunciare con enfasi solo quando fa comodo per attaccare i nemici geopolitici, ma da dimenticare completamente quando il proprio popolo scende in piazza per chiedere dignità. A Santiago, la democrazia si è ridotta a un guscio vuoto: si può anche votare, ma solo se a vincere sono i padroni delle banche o i servi di Washington. Chi protesta non è un cittadino con dei diritti, ma un criminale. Kast lo ha detto chiaramente, definendo l'Estallido una "rivolta criminale". 

Eppure, questo copione non è solo cileno. È lo stesso identico copione che vediamo recitare in Europa. Dai tagli ai servizi pubblici di Madrid o Parigi, alla criminalizzazione dei movimenti per la casa e dei sindacati a Roma o Berlino, il neoliberismo globale ha un'unica, spietata linea guida: proteggere i profitti e schiacciare chi si ribella. Che sia la destra ultracattolica di Kast in Cile o l'élite tecnocratica europea, il messaggio al popolo è sempre lo stesso: "Non c'è alternativa". 

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Colombia: ombre sull'acquisto dei caccia Gripen

L'Ufficio del Controllore Generale della Colombia ha segnalato il rischio di un possibile sovrapprezzo di 2,13 miliardi di pesos (circa 671.000 dollari) nell'acquisto di aerei da combattimento Gripen, come riportato da Caracol Radio.

Secondo l'ente, in un'operazione di bilancio effettuata il 20 gennaio dal Ministero della Difesa con l'azienda svedese Saab, è stato applicato un tasso di cambio di 4.936,96 pesos per euro, a fronte di un tasso ufficiale fissato dal Banco de la República, in quella stessa data, a 4.339,41. Tale differenza – pari a quasi 600 pesos per euro – rappresenta un tasso superiore del 14% rispetto a quello ufficiale.

La Contraloría (l'organo di controllo contabile) ha dichiarato che "sussiste il rischio di un danno al patrimonio pubblico dovuto all'utilizzo di un tasso di cambio per l'euro superiore a quello ufficialmente pubblicato dal Banco de la República", il che potrebbe potenzialmente comportare "perdite finanziarie per lo Stato".

L'operazione rientra in un contratto formalizzato dall'amministrazione di Gustavo Petro per l'acquisizione di una flotta di 17 velivoli Gripen E/F destinati alla Forza Aerospaziale.

Il rilievo sollevato dall'ente non costituisce una sanzione formale; funge piuttosto da avvertimento, volto a sollecitare una correzione dell'operazione e a prevenire un potenziale danno erariale.

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Macron in Medio Oriente alla ricerca di carburante mentre la Francia brucia

 

Lunedì il presidente francese Emmanuel Macron inizierà una visita di tre giorni nel Golfo Persico con l'obiettivo di garantire alla Francia nuovi approvvigionamenti energetici.

Sebbene avesse inizialmente valutato l'ipotesi di rimanere nel Paese per gestire la crisi interna, Macron ha poi confermato la propria partenza durante un discorso televisivo alla nazione trasmesso domenica sera. Nel suo intervento ha spiegato di aver già avviato diverse iniziative internazionali per garantire la disponibilità di carburante e gas, precisando che il viaggio nei Paesi del Golfo servirà proprio ad assicurare le forniture nazionali. La missione, che include incontri con quattro partner regionali chiave, mira inoltre a rafforzare le intese sul piano economico, difensivo e della sicurezza, mentre la Francia affronta un'ondata di proteste e saccheggi innescati dal carovita e dalle precarie condizioni delle strutture scolastiche.

Ad alimentare le polemiche si è aggiunto un episodio avvenuto alla vigilia delle manifestazioni di sabato: il presidente e la moglie sono stati ripresi ad un concerto della cantante canadase Céline Dion. La diffusione del filmato della coppia che assisteva allo spettacolo ha scatenato un'ondata di critiche e una pioggia di meme sui social media.

 

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Egitto pronto all'intervento militare in soccorso dell'Arabia Saudita

 

Domenica 18 ottobre il parlamento egiziano si è riunito in una sessione straordinaria per valutare l'autorizzazione a un eventuale sostegno militare all'Arabia Saudita di fronte all'avanzata dei ribelli Houthi in Yemen, secondo quanto riportato da Reuters.

I lavori, che riprenderanno nella giornata di lunedì, sono stati convocati su richiesta del presidente Abdel Fattah al-Sisi per discutere l'intervento delle forze armate a fianco del regno saudita. Come confermato da una nota della presidenza, il Cairo si è detto pronto a garantire "ogni forma di supporto necessaria e possibile" per tutelare la sicurezza, la stabilità e l'integrità territoriale dell'alleato.

La decisione è maturata al termine di una riunione del Consiglio di Difesa Nazionale presieduta da al-Sisi e alla quale hanno preso parte i vertici militari e di governo. Il leader egiziano ha precisato che le mosse del Paese saranno coordinate con le direttive di re Salman e del principe ereditario Mohammed bin Salman. La prospettiva di un impegno militare dell'Egitto si inserisce nel contesto di un'escalation degli attacchi degli Houthi contro il territorio saudita, che ha spinto Riad a sollecitare l'aiuto degli alleati regionali, del Pakistan e del presidente statunitense Donald Trump.

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Iran: sequestrato e studiato il più grande ordigno convenzionale usato dagli USA

 

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC) ha dichiarato il 18 ottobre di essere entrato in possesso di una bomba anti-bunker americana GBU-57 MOP, l'ordigno convenzionale ad alto potenziale più grande al mondo.

In una nota ufficiale, Mohammad Reza Naqdi, consigliere del comandante in capo dell'IRGC, ha affermato che attualmente solo due Paesi dispongono di questa bomba da 14 tonnellate: gli Stati Uniti e l'Iran. Secondo le ricostruzioni fornite dai vertici militari di Teheran, il Paese si sarebbe impossessato di una parte dell'ordigno — rimasto inesploso — durante la Guerra dei Dodici Giorni, combattuta tra il 13 e il 24 giugno 2025. Naqdi ha inoltre sottolineato che gli esperti della Repubblica islamica hanno già analizzato la tecnologia del dispositivo, avvertendo che i missili iraniani sono pronti e che qualsiasi passo falso del nemico verrà neutralizzato senza lasciargli alcuna via di scampo.

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Meta Is Gifting AI Glasses to Blind Veterans: 'I Got My Independence Back'

Two men sitting on a bench with one of them wearing Meta glasses | Photo: Meta

Two hundred years ago, the invention of Braille allowed blind people to read and write. By the 1930s, recorded sound made "talking books" possible. Developments in text-to-speech technology in the 1980s made reading more accessible and widespread. Then came personal computers, screen readers, smartphones, cameras, GPS, voice assistants, and myriad other technological advancements that gave blind people more independence.

Now a pair of sunglasses can read your mail, describe the person in front of you, tell you what is on a restaurant menu, and help you find your way home. Meta, the parent company of Facebook, is using artificial intelligence to turn glasses into a hands-free companion. For any person, this technology is impressive. For the approximately 700,000 Americans who are blind, it is potentially life-changing.

In June, Meta announced that every single blind veteran in the United States could receive its AI glasses free of charge. According to the Department of Veterans Affairs (V.A.), approximately 130,000 American veterans are legally blind, and over 1 million veterans have vision impairment that makes performing daily activities difficult. Don Overton, a blind veteran and former executive director of the Blinded Veterans Association, told Meta that he had "lost [his] independence" after losing his eyesight in a bunker explosion. "The moment I put on my Ray-Ban Meta glasses," he said, "I got my independence back."

The V.A. has a history of failing to fully support blind veterans. In 2022, the V.A.'s Office of Inspector General found that claims processors were instructed to contact visually impaired veterans by telephone, but 87 percent of claims showed no evidence of these calls ever happening. A 2022 investigation by the Senate's Special Committee on Aging found that "roughly 90 percent" of V.A. websites were not compliant with federal accessibility requirements. "We feel we've been abandoned by the agency that is tasked with providing our care and services for us," Overton told The Washington Post in 2022.

Meta's AI glasses have come under fire due to their privacy risks. The company was sued in March after Swedish publications Svenska Dagbladet and Göteborgs-Posten reportedly found that Meta's contractors in Kenya were accessing videos by users of their AI glasses. "We see everything, from living rooms to naked bodies," one worker noted.

Users should be aware of those risks. Still, for blind veterans, companies such as Meta have stepped up to fill a gap that the government has failed to address.

The post Meta Is Gifting AI Glasses to Blind Veterans: 'I Got My Independence Back' appeared first on Reason Magazine.

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EU and Turkey Plan Cyprus Talks as New Dispute Threatens Diplomatic Opening

The European Union and Turkey are preparing high-level talks before the end of October in an attempt to revive negotiations over Cyprus, following an initiative by United Nations Secretary-General António Guterres.

Cypriot President Nikos Christodoulides announced the planned meeting on 16 October during the European Council summit in Brussels, saying discussions would address both the resumption of negotiations over the island’s division and the possibility of improving relations between Ankara and the EU.

The initiative follows diplomatic contacts in New York involving Guterres, European institutional leaders and the Cypriot government. However, renewed differences over the conditions for negotiations have already cast doubt on whether the process can produce substantial progress.

On Sunday, 18 October, Christodoulides accused Turkish Cypriot leader Tufan Erhürman of imposing preconditions before formal negotiations could resume, particularly concerning arrangements for a rotating presidency in a reunited Cyprus.

The disagreement underlines the difficulties facing an initiative intended to reconnect the UN peace process with the EU’s broader relationship with Turkey.

Brussels seeks a negotiating role

Christodoulides said the planned meeting between the EU and Turkey would examine how to establish the necessary conditions for negotiations to restart within the previously agreed UN framework.

He indicated that any improvement in EU–Turkey relations would be linked to progress over Cyprus.

The president’s announcement in Brussels follows months of diplomatic consultations involving the Commission, European Council and UN.

European Commission President Ursula von der Leyen and European Council President António Costa have urged Turkish President Recep Tayyip Erdoğan to support the renewed peace initiative.

Turkey’s relationship with the EU encompasses trade, customs cooperation, migration and regional security. Ankara remains an EU candidate country, although accession negotiations have been effectively stalled for years.

Cyprus remains one of the principal obstacles to any substantial improvement in that relationship.

The island has been divided since Turkey’s military intervention in 1974. The internationally recognised Republic of Cyprus joined the EU in 2004, but EU law remains suspended in areas where its government does not exercise effective control.

The self-declared Turkish Republic of Northern Cyprus is recognised only by Turkey.

Disagreement over political equality

The UN has traditionally sought a settlement based on a bizonal, bicommunal federation with political equality between the Greek and Turkish Cypriot communities.

Negotiations collapsed at Crans-Montana in Switzerland in 2017 amid unresolved disputes over security guarantees, political representation, territory and the presence of Turkish troops.

Erhürman, who became Turkish Cypriot leader in 2025, has expressed support for renewed negotiations within a federal framework. However, he wants assurances about political equality and the structure of future talks.

The latest dispute concerns whether the principle of a rotating presidency between the two communities should be accepted before negotiations resume.

Christodoulides rejected that demand on 18 October, arguing that substantive questions should be negotiated together rather than settled in advance.

The Turkish Cypriot leadership regards rotating executive power as an essential element of political equality, while the Greek Cypriot side objects to making agreement on that arrangement a prerequisite for restarting discussions.

The disagreement has emerged despite recent efforts by the United Nations to improve relations between the communities.

In a statement issued on 13 October, the UN confirmed that Christodoulides and Erhürman had met in Nicosia and agreed to continue discussions, including participation in bicommunal initiatives.

The two leaders subsequently attended a joint event in Pyla, although their public differences persisted.

Turkey’s position remains decisive

A Cyprus settlement would require agreement not only between the island’s communities but also on Turkey’s military presence and the system of security guarantees established at independence.

Ankara has long maintained that Turkish Cypriots require effective political equality and credible security arrangements.

Greek Cypriot leaders argue that the continuation of foreign intervention rights and Turkish military deployments would be incompatible with a fully sovereign and reunited state.

The EU cannot resolve those differences independently of the UN process, but it can influence the economic and institutional framework within which a settlement might operate.

A comprehensive agreement would affect property ownership, trade, customs arrangements, border administration and the application of European law throughout the island.

The European Commission has sought a greater role in supporting the UN-led peace process, reflecting Brussels’ interest in progress towards a settlement.

Negotiations face immediate test

The UN Secretary-General’s personal envoy, María Ángela Holguín, has warned that the opportunity for renewed negotiations may be narrowing.

Disagreements over diplomatic representation, contacts with foreign missions and the status of Turkish Cypriot institutions have complicated relations between the two communities.

Christodoulides has also referred to a series of proposals intended to advance discussions, including the future of the fenced-off area of Varosha. Their full contents have not been publicly disclosed.

The proposed EU–Turkey meeting offers a separate diplomatic channel through which Brussels can assess Ankara’s willingness to support renewed negotiations.

No final date, detailed agenda or list of participants had been publicly confirmed by 18 October.

The immediate test will be whether the parties can agree on the basis for formal talks without attempting to settle disputed constitutional questions before negotiations begin.

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Trump allenta le sanzioni contro la Russia: «Una decisione positiva per il mondo»

Donald Trump rivendica la scelta di sospendere parte delle sanzioni e dei dazi contro la Russia previsti dalla legge promossa dal defunto senatore guerrafondaio repubblicano Lindsey Graham, noto per le sue posizioni duramente russofobe. Una decisione che segnala le contraddizioni della strategia sanzionatoria di Washington e i costi che questa politica rischia di imporre alla stessa economia statunitense. «È un'ottima decisione. Sarà vantaggiosa per il Paese e, a mio avviso, anche per il mondo, perché ci troviamo in uno scenario globale», ha dichiarato il presidente USA, difendendo la scelta in nome dell'interesse nazionale degli Stati Uniti.

L'ordine esecutivo adottato dalla Casa Bianca esenta dall'applicazione alcune delle misure previste dalla legge Graham, tra cui i dazi del 500% sui prodotti russi e quelli secondari fino al 100% contro i principali acquirenti internazionali di energia russa. Misure punitive che avrebbero potuto colpire non soltanto Mosca, ma anche i partner commerciali della Russia e gli equilibri dei mercati internazionali. Da Mosca è arrivata una reazione positiva. Kirill Dmitriev, direttore del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato speciale della presidenza russa, ha definito la sospensione «un momento decisivo e storico».

Secondo Dmitriev, l'applicazione della legge avrebbe potuto paralizzare la cooperazione economica tra Russia e Stati Uniti, provocando danni significativi soprattutto all'economia statunitense e ai mercati globali. Il rappresentante russo ha inoltre sottolineato che la cooperazione economica tra i due Paesi può favorire la stabilità internazionale, rafforzare la fiducia reciproca e creare le condizioni per una pace duratura. La decisione di Trump mette così in evidenza i limiti di una strategia che punta a utilizzare dazi e sanzioni come strumenti di pressione geopolitica, anche a costo di produrre conseguenze negative per gli stessi Stati Uniti.

Mentre una parte dell'establishment USA continua a promuovere una linea di confronto con Mosca, la Casa Bianca riconosce che la cooperazione economica può rispondere meglio agli interessi nazionali e contribuire alla stabilità globale. Resta da vedere se questa sospensione rappresenterà un passo concreto verso il superamento della logica della guerra economica o soltanto una pausa tattica nella contrapposizione tra Washington e Mosca.


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Gaza, orrore senza fine: 8.000 palestinesi ancora sepolti sotto le macerie

A Gaza City si sono svolti i funerali di 75 palestinesi, tra cui donne e bambini, i cui resti sono stati recuperati dalle macerie di abitazioni bombardate da Israele nei primi mesi della guerra. Le vittime appartenevano a circa 20 famiglie. Le operazioni di recupero proseguono tra enormi difficoltà, a causa della mancanza di mezzi pesanti e attrezzature adeguate.

Secondo la Protezione civile palestinese, oltre 8.000 palestinesi risultano ancora dispersi sotto le macerie e, con le risorse attualmente disponibili, il recupero dei corpi potrebbe richiedere circa otto anni.

Nonostante gli impegni previsti dall'accordo di cessate il fuoco in vigore dal 10 ottobre 2025, le autorità palestinesi accusano Israele di non aver consentito l'ingresso dei macchinari necessari.

Dall'ottobre 2023, l'offensiva israeliana ha provocato oltre 74.000 morti e 175.000 feriti, distruggendo circa il 90% delle infrastrutture civili della Striscia.

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Nasce in Cina una rete mediatica del Sud Globale

La Cina ha ospitato la fondazione del Centro di Comunicazione dei Media del Sud Globale, iniziativa che riunisce quattro testate: teleSUR, l’agenzia cubana Prensa Latina, il brasiliano Brasil de Fato e la ghanese Pan Africa TV. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione giornalistica e costruire narrazioni autonome, capaci di superare i paradigmi dominanti dei media occidentali.

La nuova piattaforma punta inoltre a consolidare i legami tra la Cina e i Paesi del Sud Globale, promuovendo lo scambio di contenuti e competenze tecnologiche. Tra le proposte emerse figurano una formazione permanente sull’intelligenza artificiale per i giornalisti e una maggiore cooperazione per ridurre la dipendenza dalle infrastrutture digitali controllate da attori esterni.

L’iniziativa mira così a rafforzare la sovranità comunicativa e l’indipendenza informativa dei Paesi del Sud Globale, offrendo maggiore spazio alle loro prospettive sui cambiamenti internazionali.


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“Una pagliacciata”: Lavrov sulla reazione dell'Europa e dell'Ucraina all'accordo sul diesel tra Russia e USA

Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha affermato che le critiche mosse dai paesi europei e dal regime di Kiev all’accordo sul diesel tra Russia e Stati Uniti sono «una farsa» e «autopromozione».

«L'accordo sul gasolio tra Mosca e Washington è una questione che riguarda Mosca e Washington. Mentre l'Unione Europea lo considera un tradimento nei confronti dell'Ucraina, lo stesso Zelensky afferma che la questione dell'esportazione del gasolio russo debba essere discussa con lui, perché solo lui può dare l'autorizzazione. Ma questo non ha nulla a che vedere con la sicurezza energetica, si tratta piuttosto di autopromozione e di una pagliacciata», ha dichiarato.

Lavrov ha spiegato i recenti attacchi di Zelensky contro Donald Trump come il risultato del timore del leader del regime ucraino che qualcuno possa dimenticarsi della sua esistenza. «Ieri ha chiesto loro altre decine di miliardi e non hanno ancora risposto», ha affermato il ministro. Ha proseguito affermando che la sicurezza energetica (utilizzata come pretesto da coloro che criticano l’accordo) è ciò che unisce tutti i paesi e costituisce la base della cooperazione della Russia con gli altri paesi nell’ambito dell’OPEC+.

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Gli USA lanciano un severo monito a Zelensky: «Deve stare molto attento»

Il Segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, ha rivolto un duro avvertimento al leader del regime di Kiev, Volodymyr Zelensky, dopo che quest'ultimo ha accusato Washington di aver imposto restrizioni al funzionamento del sistema Starlink, utilizzato dalle forze armate ucraine, e di aver interrotto la condivisione di dati di intelligence.

«Il presidente Trump e il segretario Rubio hanno affermato categoricamente che nessuno all'interno dell'amministrazione Trump ha fatto una cosa del genere, e ritengo che sia molto avventato da parte del presidente Zelenski formulare un'accusa di questo tipo (...) Il presidente Zelenski dovrebbe prestare molta attenzione quando rilascia dichiarazioni come questa, che non corrispondono al vero», ha avvertito in un'intervista alla NBC News.

Elon Musk, proprietario di SpaceX, l’azienda che sviluppa Starlink, sostiene che le restrizioni relative alla versione militare del segnale siano state introdotte su ordine delle autorità statunitensi. «I sistemi Starshield sono di proprietà del governo degli Stati Uniti e sono sotto il suo controllo. Qualsiasi limitazione di velocità o di utilizzo è stabilita dall’esercito statunitense e, in ultima istanza, dal presidente degli Stati Uniti», ha scritto su X.

Da parte sua, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha smentito le accuse di Zelensky secondo cui Washington avrebbe limitato l’accesso a Starlink. Ha inoltre sottolineato che, per quanto ne sapeva, «tutto rimane come prima», mettendo in dubbio che il funzionamento del servizio fosse mai stato interrotto. «Sono abbastanza sicuro che tutto rimanga immutato», ha affermato.

Allo stesso modo, il segretario di Stato statunitense, Marco Rubio, ha dichiarato di non conoscere la teoria di Zelensky riguardo alla causa delle limitazioni, ma che «non ha nulla a che vedere con la Casa Bianca».

 

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