“Tutti in piazza per l’edilizia scolastica”. Con questo slogan, sabato 24 ottobre, circa cinquecento genitori di Padova sono scesi in piazza per chiedere più investimenti per rendere le scuole sicure, accoglienti, a misura di bambino e soprattutto adeguate al cambiamento climatico. Tra licei e istituti occupati oltre le manifestazioni degli studenti in tutt’Italia, nella città di Sant’Antonio, hanno deciso di farsi sentire anche le mamme e i papà.
A promuovere il corteo sono stati in primis l’associazione Genitori per l’Arcella che hanno collaborato con il gruppo Genitori Scuole Guizza-Salboro, il Comitato Palestro 10 e Lode, Priorità alla Scuola, il comitato Genitori della scuola primaria “Martiri della Vittoria”, Padova Scuola Aperta, “Quale scuola per il futuro?”, la Polisportiva San Precario, oltre che le organizzazioni sindacali Flc e Fp-Cgil, Adl-Cobas, Usb e Cobas Scuola. Un corteo promosso ben prima che scoppiassero le tensioni sociali degli ultimi giorni soprattutto a Milano e Torino. E una campagna simile a quella lanciata da il Fatto quotidiano – “Il futuro non si arma, si insegna” (firma qui) – con una petizione per chiedere stipendi dei docenti adeguati all’Europa e una maggiore attenzione per la scuola. Chi vuole può raccontarci la sua storia a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it.
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Una manifestazione pacifica, ma sorvegliata persino da un elicottero della Polizia. “Ci sono scuole con muri che cadono a pezzi, pareti con infiltrazioni, bagni inagibili, finestre rotte, giardini che con la pioggia diventano pozze d’acqua, aule invivibili appena la temperatura sale, guasti permanenti. Il nostro appello – ha spiegato l’associazione Genitori per l’Arcella – è chiaro: vogliamo scuole più belle, accoglienti, funzionali, funzionanti, calde in inverno e fresche d’estate. Vogliamo che ci sia attenzione e cura affinché gli spazi scolastici siano degni di tutti coloro che li vivono e all’altezza dell’enorme compito che la scuola ha. La scuola deve diventare una priorità nell’agenda politica di questa città”.
In piazza anche l’amministrazione: “In questi anni abbiamo fatto molto, non c’è dubbio che si possa fare di più – ha sottolineato l’assessora comunale Margherita Colonnello a “Padova Oggi” -. Come Comune, andiamo a confermare il nostro impegno e a incrementarlo. Chiediamo comunque sempre al Governo e alla Regione di fare anche loro la propria parte”.
Mamme e papà che hanno sfilato fino a piazza delle Erbe chiedono un piano straordinario di interventi e uno ordinario di manutenzione superando l’approccio emergenziale. “È stata una manifestazione molto partecipata e vivace. Le famiglie e molti bambini sono scesi in piazza – spiega Caterina Benato di Genitori della Guizza a “Il Fatto Quotidiano.it”- chiedendo di prendersi cura di uno dei beni più preziosi che abbiamo, le scuole. Noi chiediamo un Piano di manutenzione degli interventi ordinari e straordinari, per scuole più datate e di recente costruzione, perché non deperiscano e diventino un problema di sicurezza per chi è dentro. Più soldi alla scuola vuole dire investire nel nostro futuro”. Anche il sindaco della città, Sergio Giordani, ha voluto dir la sua a “Padova Oggi”: “I genitori e le famiglie che aiutano, come hanno fatto oggi, a mettere un faro sul tema degli asili e delle scuole vanno ringraziati. Ci impegniamo a un piano straordinario a 360 gradi sul tema della scuola. Una scuola accogliente, inclusiva, per tutti è la chiave di volta per un futuro più sereno e bello per la comunità. Continueremo il dialogo”.
Um guarda da prisão de Pinheiro da Cruz, no concelho de Grândola, sofreu uma lesão craniana, por ter sido agredido com murros violentos por um recluso considerado perigoso (que está na secção de segurança do estabelecimento prisional, a cumprir uma medida disciplinar de reclusão), segundo noticia avançada pelo website do Correio da Manhã (CM), que acrescenta, o ataque violento ter ocorrido quando o preso estava a ser retirado do pátio de recreio, tendo o guarda sido submetido a um período indeterminado de internamento hospitalar.
Segundo o CM, a violência desencadeou-se na tarde de sexta-feira, quando o guarda agredido, por falta de efetivos, estava a vigiar sozinho o preso no período de recreio. Depois de receber ordens nesse sentido, o agressor mostrou-se renitente em regressar à cela. Colocou-se mesmo de cócoras, e a agressão ocorreu quando o guarda o tentou fazer levantar-se. Depois de agarrar a vítima por trás, com um golpe de ‘mata-leão’, desferiu-lhe uma sucessão de murros na cabeça. Só com o apoio de mais guardas foi possível manietar o agressor, e colocá-lo, de novo, na secção de segurança da cadeia.
O guarda, por seu turno, foi assistido por bombeiros ainda no estabelecimento prisional. Depois de passar por um hospital na zona, foi decidido que teria de ser transferido para o Hospital de São José, em Lisboa, devido à lesão craniana sofrida.
Contactado pelo CM, Frederico Morais, presidente do Sindicato Nacional da Guarda Prisional, confirmou a ocorrência. “A gravidade da situação é diferente. O nosso colega foi atacado numa secção de segurança. Os serviços prisionais geraram um caos tão grande a nível de segurança, colocando guardas a trabalharem sozinhos. Para haver todos os objetivos de atividades que os senhores diretores dos estabelecimentos prisionais querem, limitamos as condições de segurança no interior dos mesmos“, considerou o responsável sindical.
The Government of Kenya announced a second Ebola death, after the detection of at least nine infections in the country so far, including the index case, a Kenyan citizen who also died and who had traveled from the Democratic Republic of Congo (DRC), a country that declared an outbreak last May.
As detailed in a statement late Friday by the Kenyan Ministry of Health, the deceased patient was a 65-year-old woman who was the third confirmed case in Kenyan territory.
“She was a direct contact and close family member of the first (deceased) case and was in quarantine when she developed symptoms on October 13, 2026,” the Ministry explained.
After being admitted to a hospital infectious disease unit and receiving care from specialized medical teams, the woman succumbed to the disease on Friday afternoon.
The Ministry of Health mourns the death of a 65-year-old woman who was receiving care for Bundibugyo Ebola and extends heartfelt condolences to her family, friends and community. Seven patients continue to receive care. All nine cases remain within one cluster, with no evidence… pic.twitter.com/HSWQcC0mck
The Ministry assured that it would facilitate a “safe and dignified burial” for the patient, in accordance with public health protocols.
“This loss raises the number of deaths to two among the nine confirmed cases. The seven remaining patients continue to receive care in the two isolation facilities,” the Executive specified, reiterating that “all cases are part of the same group of known contacts and there is no evidence of community transmission.”
“Her death is a painful reminder that Ebola is a serious disease that can be fatal and that the condition of patients can change suddenly,” the Ministry concluded.
Kenya confirmed its first imported Ebola case on October 5, corresponding to a forty-year-old man who had lived the last seven years in the DRC.
Patient zero received treatment in several Congolese hospitals before traveling by road to Kampala (Uganda’s capital) and, subsequently, flying to Nairobi, where he landed on October 3 and died two days later.
La Scuola del Fatto di Cittadinanza “Domenico De Masi” si prepara a inaugurare il nuovo anno accademico 2026/2027, con tanti nuovi corsi, grandi temi da approfondire e docenti d’eccezione. Sabato 24 ottobre, dalle 12 alle 14, è in programma l’Open Day “Intelligenza collettiva IN CORSO”, in diretta streaming su www.scuoladelfatto.it e sul canale YouTube de Il Fatto Quotidiano.
Sarà l’occasione per conoscere i nuovi percorsi formativi e ascoltare direttamente i docenti e i responsabili scientifici che ci accompagneranno durante l’anno accademico. Tra i protagonisti dell’incontro: Pino Arlacchi, Nicola Armaroli, Marco D’Eramo, Vittorio Agnoletto, Gabriele Guzzi, Giulio Di Donato, Emiliano Bosio, Jeffrey Sachs e Massimo Di Felice e la Direttrice della scuola Miriam Mirolla.
Da Palermo a Milano passando per Napoli, Roma, Firenze, Bologna e Genova, decine di scuole sono occupate. Gli studenti protestano contro il carovita, la destra di governo, le scuole fatiscenti, il decreto Scuola e tanto altro. E a Roma c’è persino chi scende in piazza contro chi manifesta a difesa delle lezioni. Gli studenti si preparano al prossimo sciopero proclamato da Usb, l’Unione sindacale di base, per il 30 ottobre e allo sciopero internazionale del 20 novembre. Ad alimentare la rabbia anche le parole del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara: “Gran parte delle proteste che si svolgono in questi giorni nelle scuole non ha un fondamento razionale. Partiamo da dati veri e non inganniamo gli studenti”.
La mappa delle occupazioni ha bandierine su ogni regione. A Palermo i ragazzi del liceo “Meli“, del “Rutelli“, del “Catalano“, del “Cannizzaro” e del “Duca degli Abruzzi” hanno manifestato davanti alla scuola con un sit-in, mentre al “Regina Margherita” è stata organizzata un’assemblea permanente. Al “Cascino” è stato bloccato un ingresso con cassonetti rovesciati, petardi e lanci di uova. Così all’”Umberto I” e al “Vittorio Emanuele II“, dove da giorni non si fanno più lezioni ma assemblee e momenti di confronto, cercando di coinvolgere anche i docenti.
A Napoli sono occupate 25 scuole. All’Istituto Orientale è stato organizzato anche un collegamento con gli autotrasportatori parlando di caro affitti, di guerra in Palestina, riarmo e Cpr. Anche al “Mazzini” al Vomero, al “Vico”, al “Canova”, al “Fonseca” e all’istituto “Elena di Savoia” le lezioni sono sospese. Al “Mazzini” si sono registrate anche devastazioni, armadietti svuotati, libri stracciati e palloni scaraventati contro i soffitti. Una vicenda sulla quale stanno facendo luce gli investigatori, dal momento che i danni ammontano a trentamila euro. La protesta è arrivata anche fuori dal centro e in provincia: a Fuorigrotta sono occupato il professionale “Rossini”, lo scientifico “Labriola” e l’artistico “Boccioni”; a Torre del Greco il “De Bottis”e il “Nobel”; il “Flacco” a Portici; il “Pitagora” e il “Majorana” a Pozzuoli e il “Segre” a Marano.
Nel Lazio l’onda della mobilitazione è arrivata in decine di scuole oltre a quelle della Capitale. A Firenze è scattato l’allarme per la presenza in città, lunedì, del ministro Valditara. Allo stato attuale, nel capoluogo toscano sono occupati il “Gramsci”, il “Michelangelo”, il “Galileo”, l’”Alberti Dante”, il “Castelnuovo”, il “Peano”, il “Rodolico”, il “Pascoli”, il “Duca d’Aosta” e il “Macchiavelli”, dove la preside ha presentato denuncia. Occupazioni anche all’“Enriques” di Castel Fiorentino e al “Pacinotti” di Pisa. A Novoli, al “Sassetti”, il dirigente ha dovuto fare i conti con corridoi allagati, lavagne rotte e barricate. A Bologna il collettivo del “Minghetti” ha bloccato l’entrata. Proteste anche a Genova al professionale “Odero” di Borzoli, al liceo “Klee Barabino”, al “Filippo Buonaroti”, al “Gastaldi”, al “Majorana” e all’”Einaudi”.
No obvious legal authority supports a pre-emptive effort to block the certification of Alaska’s Senate election if the Republican incumbent narrowly loses.
Una trasmissione d’inchiesta invisa al potere. Una bomba cosiddetta “amica”. Un faccendiere specializzato in torbidi servizi alla politica. Partiti che invadono la tv pubblica. Sono gli ingredienti di quella che abbiamo chiamato “Operazione Report”, di cui conosciamo in parte lo svolgimento e in tutto l’esito: quello di allontanare il giornalista Sigfrido Ranucci dalla conduzione della più importante trasmissione di giornalismo investigativo della Rai, dopo nove anni di conduzione (salvo il successo dei ricorsi dell’interessato al Tribunale del lavoro di Roma). Nove anni in cui molte puntate di Report hanno scatenato gli attacchi della politica, in particolare dal centrodestra e dalla frangia renziana. Che si sono via via trasformati in una vera e propria campagna, amplificata dalla stampa di destra. Parte da qui “Operazione Report”, titolo di copertina del numero di ottobre di MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez. Il racconto prende il via dall’altro protagonista, il faccendiere Valter Lavitola, con il ritratto approfondito e documentato a firma di Marco Lillo. Sul personaggio i media tendono a far prevalere aspetti quasi folcloristici, ma la sua biografia racconta ben altro: relazioni coi potenti, processi e condanne, intrighi politici ai massimi livelli, che hanno cambiato la storia di questo Paese, dalla caduta del governo Prodi nel 2008 alle manovre contro politici sgraditi. Una parabola in cui affiorano contatti stretti con i servizi segreti, un leitmotiv della sua fulminante ascesa, come scrive il direttore Peter Gomez. Sulla “Operazione Report” Millennium parte dai fatti, vale a dire l’inchiesta giudiziaria sulla bomba esplosa davanti a casa di Ranucci, a Torvaianica, il 16 ottobre 2025: l’individuazione dell’arruffata manovalanza campana, l’improvvisa entrata in scena di Lavitola, la “amicizia fraterna” rivendicata a sorpresa dal conduttore, la sequenza di “affettuosi” moventi snocciolati dal faccendiere. Ma oltre le carte c’è di più: gli affari, africani e non solo, che portano a Marco Dell’Utri, figlio del senatore che è stato la mente organizzativa di Forza Italia e ha scontato una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L’Operazione Report ci fa riflettere sul rapporto tra informazione e potere, ma anche sui fili trasversali del potere. Che possono passare anche per un piatto di vongole. Sgusciate o meno.
Switzerland says patient is wife of Swiss diplomat and believed to have contracted virus while travelling in Uganda
Health officials across Africa are racing to determine how Nigeria’s first Ebola patient in more than a decade became infected, amid fears the outbreak could spread further after reaching a fourth African country.
The Swiss foreign ministry said on Friday the patient in Nigeria, the Ugandan-born wife of a Swiss diplomat based in Abuja, had not travelled to the Democratic Republic of Congo, where the outbreak was first detected in mid-May before spreading to Uganda, Kenya and now Nigeria. The woman was believed to have contracted Ebola while travelling with her husband in Uganda, the ministry added.
Crescere nello stesso paese e frequentare le stesse scuole non garantisce le stesse esperienze di inclusione sociale. Perché deve esserci anche la possibilità di costruire relazioni, non essere discriminati, partecipare e avere voce nella società.
Per ventidue anni ha svolto la funzione di docente supplente pur in presenza di posti a disposizione per il ruolo. È la storia di un insegnante savonese di religione cattolica che dovrà essere risarcito con centomila euro. A deciderlo è stato il Tribunale di Savona, che ha condannato il ministero per “abusiva reiterazione dei contratti di lavoro a tempo determinato”. Una sentenza che fa scuola. L’insegnante, infatti, dopo anni di precariato ha deciso di affidarsi ai legali dell’Anief per denunciare lo “stanziamento coatto nelle graduatorie dei supplenti”. Ed è anche per denunciare storie come questa che il Fatto quotidiano ha lanciato la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” (firma qui) con una petizione per chiedere stipendi dei docenti adeguati all’Europa e una maggiore attenzione per la scuola. Chi vuole può raccontarci la sua storia a redazioneweb@ilfattoquotidiano.it.
La giudice ha esaminato il caso e ha accertato che l’amministrazione avrebbe potuto e dovuto assumere da tempo il docente. Invece non lo ha fatto che di recente, creando un danno umano e patrimoniale all’insegnante, che ora deve essere equamente risarcito. Il Tribunale ha calcolato due distinte quote risarcitorie: gli scatti di anzianità che negli anni avrebbe dovuto ricevere, pari a 30.848,08 euro, oltre ai relativi maggiori ratei di tredicesima e agli interessi legali o alla rivalutazione monetaria. La giudice del lavoro ha quindi accordato al docente il vero e proprio risarcimento del danno, corrispondente a “un’indennità onnicomprensiva pari a 22 mensilità dell’ultima retribuzione ai fini del calcolo del trattamento di fine rapporto, oltre alla maggior somma tra rivalutazione monetaria ed interessi, dalla cessazione dell’ultimo contratto al saldo”.
Un caso che richiama l’attenzione sulla dignità dei docenti, per la quale Il Fatto Quotidiano.it si sta battendo con la campagna “Il futuro non si arma, si insegna” e la petizione per chiedere che gli stipendi dei professori siano adeguati alle medie europee: “Mentre l’Italia decide di investire miliardi in più nella spesa militare, è necessario definire chiaramente le priorità del Paese. La professione docente richiede preparazione universitaria, aggiornamento professionale continuo, responsabilità educative e formative, lavoro di progettazione, valutazione, relazione con studenti e famiglie: un impegno che non si esaurisce certo nelle ore trascorse in aula. Nonostante tali responsabilità, gli insegnanti italiani continuano a percepire retribuzioni molto più basse rispetto a quelle dei colleghi di numerosi Paesi europei”.
Una battaglia condivisa da tutte le organizzazioni sindacali, tra cui l’Anief, che ha sostenuto il docente di religione precario. “L’aver fatto recuperare una cifra così importante a favore di un precario con una sola sentenza ci riempie di orgoglio – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, perché 100 mila euro restituiti corrispondono in media a due liquidazioni, un terzo della pensione in più. Ora, significa anche che se tutti i precari della scuola ricorressero al giudice non ci sarebbero più abusi per gli alti costi. E avrebbero le loro carte per vincere, considerando i precedenti e il già alto numero di sentenze favorevoli sull’abuso dei contratti a termine, per chi ha svolto oltre 36 mesi di servizio”.
A passenger’s death in June became the impetus for the City Council to ban the practice, but the bill will likely face a court challenge before being implemented in 2028.
Edição recorde, com 316 candidaturas, destaca projetos inovadores que estão a transformar o futuro da agricultura, do setor agroalimentar e da floresta. Os vencedores serão conhecidos a 24 de novembro, numa cerimónia aberta ao público, em Lisboa. O Crédito Agrícola revela os nove projetos finalistas da 13.ª edição do Prémio Empreendedorismo e Inovação, uma iniciativa […]
The European Parliament has awarded the 2026 Sakharov Prize for Freedom of Thought to the International Criminal Court (ICC) and its officials, recognising the Hague-based tribunal’s work in investigating and prosecuting war crimes, crimes against humanity and genocide.
Announcing the decision in Strasbourg on Thursday, 22 October, European Parliament President Roberta Metsola said the award reflected the European Union’s commitment to multilateralism and international institutions.
Metsola praised the Court for its work in upholding international law and justice. The announcement was met with a standing ovation in the parliamentary chamber.
The decision comes amid an escalating confrontation between the European Union and the administration of US President Donald Trump over the ICC’s jurisdiction and independence.
The restrictions place the Court under the US Treasury’s sanctions regime, limiting financial transactions involving American individuals, businesses and institutions. Washington has issued several temporary and limited exemptions intended to allow specified operations to continue.
The measures followed earlier sanctions against senior ICC officials, including Court President Tomoko Akane, and form part of Washington’s campaign to prevent the tribunal from exercising jurisdiction over American personnel.
US Secretary of State Marco Rubio has argued that the ICC threatens American sovereignty by asserting authority over nationals of countries that have not accepted its founding treaty.
The Court rejected the latest restrictions, describing them as an attempt to obstruct the administration of international justice.
Established under the Rome Statute, the ICC operates independently of national governments and investigates serious international crimes where its jurisdictional requirements are satisfied.
Neither the United States nor Israel is a party to the Rome Statute.
Arrest warrants involving Russia and Israel
The dispute with Washington has intensified since the ICC issued arrest warrants in November 2024 for Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu and former Defence Minister Yoav Gallant over alleged war crimes and crimes against humanity connected with military operations in Gaza.
Israel rejects the Court’s jurisdiction and disputes the allegations. Washington has similarly opposed the proceedings against Israeli officials.
Further warrants followed in 2024 against senior Russian military commanders and officials in connection with attacks on Ukraine’s civilian infrastructure.
The proceedings demonstrate the geographical scope of the Court’s investigations, although its ability to secure arrests depends heavily on cooperation from individual states.
The ICC has no independent police force and relies on national authorities to execute its warrants.
European Parliament backs international justice
The ICC’s nomination for the Sakharov Prize was submitted by the Socialists and Democrats group in the European Parliament.
Its selection comes as European lawmakers examine how the EU should respond to American sanctions affecting the Court and organisations supporting its activities.
The October restrictions have raised practical questions about access to banking, technology services and other infrastructure required by the tribunal.
European governments must also consider how to support an institution established through an international treaty while maintaining relations with Washington.
The Sakharov Prize carries no legal authority to reverse American sanctions or compel governments to cooperate with ICC investigations. Nevertheless, the award represents an explicit institutional endorsement of the tribunal at a time when its operations face increasing external pressure.
Other nominees and award ceremony
The ICC was selected from three finalists announced earlier this month.
The other nominees were Tanzanian opposition leader Tundu Lissu and Iranian sisters Taraneh and Romina Rahimi, whose cases have attracted international attention over political persecution and judicial proceedings.
The Sakharov Prize, established by the European Parliament in 1988, is named after Soviet physicist, dissident and Nobel Peace Prize laureate Andrei Sakharov.
It recognises individuals and organisations defending human rights, freedom of expression and fundamental liberties. The award includes €50,000.
Previous recipients include Nelson Mandela, Malala Yousafzai and imprisoned journalists.
In 2025, the prize was awarded jointly to Belarusian journalist Andrzej Poczobut and Georgian journalist Mzia Amaglobeli.
The formal presentation of the 2026 prize is scheduled for 16 December at the European Parliament in Strasbourg.
The award places the ICC alongside previous Sakharov laureates while drawing further attention to the unresolved dispute between Washington and European governments over international criminal jurisdiction.
Gli studenti “resilienti” sono quelli che partendo da situazioni di svantaggio raggiungono buoni livelli di competenze. Contano le risorse personali, ma anche ambienti scolastici capaci di valorizzarle. Una politica di inclusione efficace lavora su entrambi.
Si preannuncia un venerdì nero quello del prossimo 30 ottobre 2026, con lo sciopero generale nazionale proclamato da USB, l’Unione Sindacale di Base, che coinvolge i lavoratori delle categorie pubbliche e private. Alla mobilitazione si affianca quella indetta da USI-CIT, con l’adesione di USI Educazione e USIS e modalità differenti per alcuni settori. La giornata di protesta porterà al centro del dibattito temi come il potere d’acquisto dei salari, l’aumento del costo della vita e le condizioni di lavoro, ma potrebbe avere conseguenze anche sull’organizzazione dei servizi pubblici e sugli spostamenti.
Tra i comparti interessati figurano scuola, sanità e trasporto ferroviario, mentre per gli altri servizi occorre distinguere le singole proclamazioni e verificare le disposizioni applicabili. Non è infatti detto che tutti i lavoratori di un settore aderiscano allo sciopero né che le attività vengano sospese integralmente.
Sciopero 30 ottobre 2026, le differenze tra USB e USI-CIT
La mobilitazione di USB è proclamata per l’intera giornata di venerdì 30 ottobre e riguarda, secondo le modalità previste per ciascun comparto, il personale delle categorie pubbliche e private. All’iniziativa si aggiunge quella di USI-CIT, alla quale aderiscono USI Educazione e USIS, anch’essa prevista per l’intera giornata lavorativa.
La distinzione tra le due iniziative è importante soprattutto per comprendere quali servizi potrebbero essere coinvolti. La proclamazione USI-CIT esclude il trasporto pubblico locale, quello ferroviario, aereo e marittimo. Lo sciopero USB, invece, interessa anche il comparto ferroviario, con una fascia oraria che comincia la sera precedente. Le due mobilitazioni devono quindi essere considerate separatamente, senza estendere automaticamente le esclusioni previste da una proclamazione all’altra. Per conoscere le conseguenze concrete occorrerà fare riferimento agli avvisi delle singole amministrazioni e aziende, oltre che alle comunicazioni delle autorità competenti.
Perché si sciopera: salari, inflazione e povertà
Al centro delle rivendicazioni di USB c’è la perdita di potere d’acquisto dei lavoratori. Nel comunicato diffuso in vista della mobilitazione, il sindacato denuncia un progressivo impoverimento delle famiglie, legato alla crescita dei prezzi e alla difficoltà delle retribuzioni di tenere il passo con il costo della vita.
Tra le spese che pesano maggiormente sui bilanci familiari figurano energia, carburanti, alimentari e affitti. Quando queste voci aumentano più rapidamente degli stipendi, diminuisce la quota di reddito disponibile per risparmiare, affrontare spese impreviste o sostenere altri consumi.
USB richiama i dati sulla povertà assoluta, indicando 5,4 milioni di persone in questa condizione e sottolineando la particolare esposizione delle famiglie con un operaio come persona di riferimento. Nel messaggio sindacale viene citata anche una perdita del 9,4% del potere d’acquisto delle retribuzioni reali dal 2021. Secondo il sindacato, questi numeri mostrano come avere un’occupazione non sia sempre sufficiente a garantire condizioni economiche adeguate. La questione riguarda non soltanto i lavoratori con redditi più bassi, ma anche chi dispone di un impiego stabile e deve destinare una quota crescente dello stipendio alle spese essenziali.
Per USB, la protesta del 30 ottobre serve a riportare al centro del confronto pubblico la distribuzione della ricchezza e il valore economico e sociale del lavoro. Il sindacato critica inoltre le priorità della spesa pubblica, chiedendo di destinare maggiori risorse al recupero dei salari e al miglioramento delle condizioni di vita.
Le richieste di USB: aumenti salariali e riduzione del costo della vita
Tra le principali rivendicazioni della mobilitazione figurano aumenti salariali, ripristino della scala mobile, blocco dei prezzi dei beni essenziali e riduzione dell’Iva sui consumi fondamentali. La scala mobile era un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni all’inflazione, progressivamente superato attraverso gli interventi degli anni Ottanta e dei primi anni Novanta. La richiesta di ripristinarla riapre il confronto sugli strumenti con cui proteggere i salari dalla perdita di potere d’acquisto.
Le altre proposte puntano a intervenire sia sulle entrate sia sulle spese delle famiglie. Da una parte, aumentare le retribuzioni dovrebbe rafforzare il reddito disponibile; dall’altra, contenere il prezzo dei beni essenziali e ridurre l’Iva potrebbe alleggerire il costo dei consumi quotidiani. L’eventuale applicazione di queste misure richiederebbe comunque valutazioni sugli effetti per i conti pubblici, le imprese e i prezzi. Si tratta di proposte avanzate dal sindacato nell’ambito di un confronto più ampio sulle politiche salariali e sulla distribuzione del reddito.
Sciopero treni 29 e 30 ottobre, gli orari e i collegamenti a rischio
Una delle principali conseguenze pratiche della mobilitazione riguarda il trasporto ferroviario. Nell’ambito dello sciopero USB, l’astensione del personale è programmata dalle 21:00 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 di venerdì 30 ottobre 2026.
La fascia comprende i collegamenti notturni e gran parte dei servizi del venerdì. In caso di adesione, potrebbero verificarsi cancellazioni, ritardi e variazioni alla circolazione, con conseguenze per pendolari e viaggiatori a media e lunga percorrenza.
Per il trasporto ferroviario regionale, nei giorni feriali sono previste fasce di garanzia generalmente comprese tra le 6:00 e le 9:00 e tra le 18:00 e le 21:00. La presenza di queste finestre, tuttavia, non significa che tutti i treni programmati debbano necessariamente circolare: i collegamenti effettivamente garantiti sono individuati dalle imprese ferroviarie secondo la normativa applicabile.
Per i servizi a lunga percorrenza valgono inoltre specifiche disposizioni sui collegamenti da assicurare. Prima di partire sarà quindi opportuno controllare gli aggiornamenti di Trenitalia, Italo e degli altri operatori interessati, verificando il numero del treno e l’eventuale presenza negli elenchi ufficiali dei servizi garantiti.
Autobus, metropolitane e voli: attenzione alle singole proclamazioni
Per il trasporto pubblico locale non è possibile indicare un unico orario valido su tutto il territorio nazionale. Le fasce di garanzia di autobus, tram e metropolitane dipendono dalle disposizioni applicabili alle singole aziende e dai rispettivi accordi territoriali.
Inoltre, l’esclusione del trasporto pubblico locale prevista dalla proclamazione USI-CIT non può essere automaticamente estesa allo sciopero USB. Per sapere se i mezzi urbani saranno interessati occorre quindi consultare le comunicazioni delle aziende locali e verificare eventuali aggiornamenti. Anche per il trasporto aereo è necessario distinguere tra le diverse iniziative sindacali. La presenza di una proclamazione relativa a una categoria aeroportuale non implica necessariamente una sospensione generalizzata dei voli. L’operatività dei collegamenti dipenderà dalle regole applicabili, dalle eventuali franchigie previste e dalle comunicazioni di ENAC e delle compagnie aeree.
Per le autostrade, la proclamazione USB indica l’inizio dell’astensione alle 22:00 del 29 ottobre. Anche in questo comparto devono essere rispettate le disposizioni previste per garantire le attività indispensabili.
Scuola e sanità, quali disagi aspettarsi
Il comparto dell’istruzione rientra tra quelli interessati dalla mobilitazione. L’eventuale adesione di insegnanti e personale amministrativo, tecnico e ausiliario potrebbe comportare cambiamenti nell’organizzazione delle lezioni, nell’accoglienza degli alunni e nello svolgimento delle attività scolastiche. Non è prevista automaticamente la chiusura di tutte le scuole italiane. Le conseguenze dipenderanno dal numero di adesioni e dalla possibilità di garantire i servizi necessari. Le famiglie dovranno quindi fare riferimento agli avvisi pubblicati dai singoli istituti.
Anche la sanità pubblica è coinvolta. La protesta potrebbe incidere sulle prestazioni programmate, sugli ambulatori e su alcune attività non urgenti. Restano comunque in vigore le disposizioni che tutelano i servizi essenziali, comprese le prestazioni di emergenza e urgenza. Per gli appuntamenti già fissati, il consiglio è verificare eventuali comunicazioni dell’azienda sanitaria o della struttura ospedaliera di riferimento prima di recarsi sul posto.
Uffici pubblici, Comuni e Vigili del Fuoco
Lo sciopero potrebbe interessare anche le amministrazioni pubbliche e gli enti locali, con possibili rallentamenti negli sportelli e nelle attività amministrative. Non è tuttavia possibile prevedere una chiusura generalizzata degli uffici: l’impatto dipenderà dalle adesioni e dalle disposizioni applicabili ai servizi essenziali.
Per i Vigili del Fuoco, le modalità indicate nelle diverse proclamazioni non coincidono necessariamente. Prima della pubblicazione delle indicazioni operative definitive è quindi importante verificare la scheda ufficiale relativa alla specifica iniziativa sindacale. Chi ha appuntamenti presso uffici pubblici o deve usufruire di servizi amministrativi dovrebbe consultare gli avvisi dell’ente interessato, così da conoscere eventuali variazioni di orario o modalità di accesso.
O candidato à Presidência Flávio Bolsonaro (PL) impôs uma condição para divulgar seus dados pessoais e financeiros: o presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) também deverá autorizar o acesso às informações de Marco Aurélio Santana Ribeiro, conhecido como Marcola, ex-assessor petista. A exigência foi apresentada nesta quarta-feira (21/10), e a campanha de Lula anunciou que aceitará a proposta.
O senador Camilo Santana (PT-CE), porta-voz do presidente, afirmou que Lula não apresenta resistência às exigências do adversário, desde que Flávio cumpra o compromisso de abrir seus próprios registros. A manifestação será protocolada no Tribunal Superior Eleitoral (TSE) nesta quinta-feira (22/10), às 11h. Camilo desafiou o candidato do PL a apresentar a autorização no mesmo horário.
Durante compromisso em Belo Horizonte, o presidente reagiu às condições impostas pelo adversário e utilizou uma comparação com o jogo de cartas. “Eu pedi para o Flávio abrir o sigilo. Hoje ele inventou um monte de mentira e trucou 6. Eu vou meter o 9 na cara dele amanhã”, declarou.
Segundo a Polícia Federal (PF), Marcola recebeu recursos da lobista Roberta Luchsinger, amiga de Fábio Luís Lula da Silva, o Lulinha, durante tentativas de negociação de contratos com o governo federal que não se concretizaram. Os envolvidos afirmam que os valores corresponderam a empréstimos pessoais.
Na petição encaminhada ao TSE, a defesa de Flávio afirmou que o candidato aceita disponibilizar informações dos últimos 20 anos, inclusive de familiares e empresas vinculadas a seu nome. Também declarou não se opor à divulgação de mensagens trocadas com o banqueiro Daniel Vorcaro.
Em troca, o senador exigiu acesso a registros de auxiliares que utilizaram aparelhos à disposição do presidente, empresas relacionadas aos filhos de Lula, dados do Instituto Lula e despesas do cartão corporativo. A lista também inclui entradas de Roberta Luchsinger nos palácios presidenciais e compromissos da primeira-dama, Janja.
Camilo Santana questionou a ausência da Alcazar Holding entre os dados oferecidos por Flávio. Segundo a PF, o parlamentar possuía acesso operacional relevante, na condição de usuário master, a uma conta bancária da empresa, da qual o advogado Willer Tomaz é sócio. A exclusão desse acesso foi solicitada em maio de 2025. Os envolvidos negam o compartilhamento de conta.
Lula apresentou a proposta inicial durante o debate da Band, no domingo (18/10), e a formalizou na Justiça Eleitoral na terça-feira (20/10). O presidente ofereceu acesso aos próprios dados e aos de familiares e empresas, desde que o adversário adotasse medida equivalente. O processo ficou sob relatoria do ministro André Mendonça.
O candidato do PL participou de um evento de campanha em Guarulhos, na Grande São Paulo, ao lado do governador Tarcísio de Freitas (Republicanos). Diante de apoiadores, imitou a voz do presidente, questionou a existência de seu telefone celular e fez acusações contra Lulinha, sem apresentar provas no trecho do discurso relatado.
Flávio e aliados também atacaram o Supremo Tribunal Federal (STF) e o ministro Alexandre de Moraes. Parlamentares do PL defenderam a possibilidade de impeachment de integrantes da Corte na próxima legislatura. O presidenciável acusou Lula de depender de Moraes para vencer a eleição e prometeu indicar ministros contrários às drogas e ao aborto.
O senador afirmou que ministros do Supremo desejam autorizar o aborto, em referência à ação apresentada pelo PSOL em 2017, que discute a descriminalização da interrupção voluntária da gravidez até a 12ª semana de gestação. A declaração expressa a interpretação política do candidato sobre um processo ainda sem conclusão.
Autoridade para as Condições do Trabalho (ACT) foi contactada para averiguar as circunstâncias em que o acidente ocorreu
Um homem de 59 anos ficou esta quarta-feira ferido com gravidade após ter sido atropelado por um camião, em situação de acidente de trabalho, em Melides, no concelho de Grândola, distrito de Setúbal, revelou fonte da GNR, citada pelo Correio da Manhã.
Por sua vez, a mesma fonte terá indicado à agência Lusa que o condutor do veículo “verificava uma manutenção aos travões do camião, que ficou destravado e passou-lhe por cima das pernas”. O acidente aconteceu junto à Estrada Municipal 1076, adiantou a mesma fonte de informação.
Transportado para o Hospital do Litoral Alentejano (HLA), em Santiago do Cacém, o homem foi posteriormente seguido num helicóptero do Instituto Nacional de Emergência Médica (INEM) para o Hospital de São José, em Lisboa, acrescentou.
Fonte do Comando Sub-Regional de Emergência e Proteção Civil do Alentejo Litoral indicou que o alerta para o acidente foi dado às 12:46 hrs.
Foram mobilizados para as operações de socorro operacionais dos Bombeiros de Grândola, do INEM e da GNR, apoiados por quatro veículos, incluindo a viatura médica de emergência e reanimação (VMER) do HLA, e o helicóptero.
A Autoridade para as Condições do Trabalho (ACT) foi contactada para averiguar as circunstâncias em que ocorreu o sinistro, segundo a GNR.
Shot by Sofia’s mother Eleanor this documentary shows something of the strain of shooting a period piece, but is a far cry from the tumultuous portrait of her husband in Hearts of Darkness
It is 20 years since the release of Sofia Coppola’s Marie Antoinette starring Kirsten Dunst; it is a supportively unjudging, unironised study of the queen’s early years before the 1789 revolution, lavishly and accurately costumed, shot on location at Versailles and based on the Antonia Fraser biography – but also subversively and amusingly using pop tracks from the 70s and 80s on the soundtrack. It got a storm of booing from French critics, reportedly annoyed at the way their history had been reduced to a music video and fashion shoot with no French actors involved. Or hardly any.
In fact, for all the lack of political grit, the film was interesting and accomplished, and deservedly has a fanbase – and it is to that constituency that this making-of documentary from the director’s mother Eleanor Coppola is really addressed. It is basically a sweet family home movie on digital video which shows something of the strain and the longueurs of shooting a demanding period picture, but tactfully not seeing anything really explosive or bad-tempered. It is very far from Eleanor Coppola’s sensational behind-the-scenes film Hearts of Darkness: A Filmmaker’s Apocalypse about the tumultuous creation of Apocalypse Now, directed by her husband Francis Ford Coppola.