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Milan e Inter presentano il nuovo stadio: dalle tribune stile Dortmund ai led esterni, ecco come sarà. Cambierà anche nome

Poche ore e poi i tifosi di Milan e Inter scopriranno come sarà il nuovo impianto che prenderà la pesantissima eredità dell’attuale San Siro. Domani, giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 16:30, al Castello Sforzesco di Milano, verranno infatti presentati ufficialmente il progetto e i rendering del nuovo stadio di Inter e Milan. L’impianto sarà progettato dagli studi internazionali di architettura Foster + Partners e MANICA, incaricati dai due club milanesi.

L’avvio dei lavori è previsto per la metà del 2027, mentre il completamento della nuova struttura è atteso entro il 2031, in tempo per renderla disponibile in vista degli Europei del 2032. La demolizione dell’attuale stadio, invece, dovrebbe iniziare nel 2031 e richiedere circa due anni. Il progetto comprende anche la riqualificazione dell’intera area, con la realizzazione di nuovi spazi commerciali. L’investimento complessivo supererà i 2,3 miliardi di euro, di cui circa 708 milioni saranno destinati alla costruzione dello stadio vero e proprio, come riportato da Eurosport. La prima importantissima novità: cambierà nome. Ma quello definitivo non è ancora stato scelto. “Nuovo Stadio Milano” è infatti una denominazione provvisoria utilizzata dallo studio MANICA, in attesa che venga definito l’accordo con lo sponsor commerciale che darà il proprio nome alla struttura.

Per quanto riguarda le caratteristiche, il nuovo stadio dovrebbe avere una capienza di 71.500 spettatori, superiore ai 60.000 posti inizialmente previsti. Saranno presenti tra gli 8mila e i 13mila posti premium, distribuiti tra aree hospitality e spazi dedicati alle aziende. Proprio quello della capienza è un tema importante: facendo un calcolo rapido, ci saranno circa 10mila posti in meno. La capienza attuale è di poco più di 75mila e 500 spettatori, quella del nuovo sarà di 4mila in meno. A far la differenza saranno però i posti corporate: nel nuovo ce ne saranno tra 8 e 13mila, mentre adesso sono intorno a 4mila. Quindi in totale saranno circa 10mila i posti che “mancheranno” rispetto all’attuale San Siro.

E a proposito di posti corporate e biglietti esclusivi, la particolarità riguarda chi acquisterà alcuni dei biglietti Premium. Tra gli elementi previsti figura anche il cosiddetto Tunnel Club, una struttura in vetro che permetterà ai tifosi di assistere all’ingresso delle squadre in campo. Il progetto prevede inoltre l’accessibilità per le persone con disabilità in tutti i settori, numerosi punti di ristoro e servizi igienici, oltre a un’area parcheggi collocata sotto il campo. Qui l’altra particolarità: l’impianto sarà rialzato e sorgerà su un podio, che permetterà di costruire un’area parcheggi sotto il campo.

La struttura avrà una forma ovale, un’altezza di circa 52 metri e due anelli, anziché i tre dell’attuale San Siro. Le curve saranno inclinate di 37 gradi, con una pendenza simile a quella della Südtribüne, la celebre curva del Signal Iduna Park di Dortmund conosciuta come “Muro Giallo”. Una caratteristiche anche i calciatori dal campo riusciranno a percepire. Il campo da gioco e la copertura saranno fissi, senza sistemi retrattili, e il terreno non sarà coperto dal tetto.

Grande attenzione sarà riservata anche all’aspetto estetico e tecnologico. La facciata esterna sarà caratterizzata da un sistema di LED colorati che si illumineranno in base alla squadra che giocherà. Rossi e neri quando gioca il Milan, neri e azzurri quando gioca l’Inter. Un po’ – per rendere il concetto – come succede all’Allianz Arena da diversi anni, con l’esterno che si colora in base alla squadra presente tra Bayern, Munich 1860 e nazionale tedesca. Ascensori ed eventuali scale mobili consentiranno di raggiungere i diversi settori. È prevista inoltre una particolare cura dell’insonorizzazione acustica per evitare che le abitazioni circostanti ne risentano particolarmente, insieme a maxischermi e a una fascia luminosa a LED tra il primo e il secondo anello. Queste sono solo le prime anticipazioni: domani, anche da un punto di vista grafico, i tifosi potranno iniziare a immaginare la nuova casa di Inter e Milan.

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Incidente tra treni in Spagna, i giocatori della Liga attaccano il ministro dei trasporti: “Metti da parte Twitter e lavora, sembri un 13enne”

Tutta la Spagna si è fermata per l’incidente ferroviario vicino a Toledo, dove sono morte almeno 64 persone e altre 80 sono rimaste ferite. A fermarsi anche il calcio, con la Federazione calcistica che ha deciso di rinviare tutte le 24 partite di Coppa del Re in programma oggi. C’è anche chi nel mondo del calcio alza la voce, come i calciatori della Liga, Marcos Llorente (Atletico Madrid), Dani Carvajal e Thibaut Courtois (Real Madrid ) e Alex Baena (Barcellona), che hanno reagito sui loro profili social (tra loro anche il nazionale spagnolo Joselu) all’incidente ferroviario nella provincia di Toledo che ha provocato oltre 60 vittime. Lo hanno fatto con un post inizialmente pubblicato dal centrocampista dell’Atletico Madrid e successivamente condiviso dagli altri giocatori. Nel post, puntano il dito direttamente contro Óscar Puente, ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, alludendo alla sua frequente attività sui social media e alla sua responsabilità nell’incidente in quanto capo del ministero.

Il testo integrale è il seguente: “Caro Óscar Puente, non è forse ora che tu metta da parte Twitter e ti concentri sul lavoro per cui ti paghiamo? Quando ci sono vite umane in gioco, il minimo che si possa pretendere da un ministro dei Trasporti è responsabilità, serietà, sicurezza e rispetto. Siamo stanchi di politici che sembrano più preoccupati di vincere le discussioni sui social network, come se fossero ragazzini di 13 anni, che di essere all’altezza delle responsabilità che hanno. Twitter non è il tuo lavoro. Il tuo lavoro è il trasporto pubblico, la sicurezza e rendere conto quando le cose vanno male. Finora in questo sei stato un fottuto disastro, ma come sempre darai la colpa a qualcun altro. Che il circo non si fermi”.

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“Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali”: lo sfogo di Stefano Sorrentino dopo l’ennesimo treno in ritardo

I ritardi dei treni sono ormai un incubo costante nella vita dei pendolari e viaggiatori italiani. Questa volta però a denunciare una situazione esasperante è stato un ex calciatore: Stefano Sorrentino. L’ex portiere si è scagliato direttamente contro il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: “Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali…”, ha scritto in una storia Instagram, con allegate tante faccine infuriate. E ancora: “I treni ciuf ciuf”.

La foto postata da Sorrentino mostra il tabellone della stazione che segnala il ritardo di oltre 40 minuti di un treno Italo diretto a Torino. “Vediamo se oggi è in orario”, aveva scritto in una precedente storia l’ex portiere, taggando sempre Salvini. Purtroppo la sua aspettativa è rimasta delusa. In tanti accusano il leader della Lega di essere troppo impegnato a occuparsi di altre tematiche, trascurando i problemi che invece sarebbero di sua competenza, in quanto ministro dei Trasporti. In primis, appunto, la situazione dei treni.

Portiere con oltre 360 presenze in Serie A, Sorrentino ha vestito tra le altre le maglie di Chievo Verona, Palermo e Torino. Dopo il ritiro nel 2020, è diventato opinionista in tv: prima a Pressing su Italia 1, oggi è tra gli ospiti fisse di Sabato al 90° e de La Domenica Sportiva Pomeriggio su Rai 2.

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Follia del padre di Yamal: ha sputato in faccia a una cameriera. Poi ha sfiorato la rissa con la polizia

Un richiamo per una giacca lasciata fuori posto si sarebbe trasformato in un acceso confronto all’aeroporto di Barcellona. Al centro dell’episodio ci sarebbe Mounir Nasraoui, padre del talento blaugrana Lamine Yamal, accusato di aver insultato una dipendente di una caffetteria e di averle sputato in faccia. La vicenda, avvenuta poco prima della partenza per Londra in occasione della cerimonia del Pallone d’Oro, avrebbe richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma.

L’episodio si sarebbe verificato all’interno dell’aeroporto Josep Tarradellas Barcelona-El Prat, dove Nasraoui si trovava in attesa di imbarcarsi sul volo diretto nella capitale britannica. Il viaggio era legato alla cerimonia del Pallone d’Oro, appuntamento al quale ha partecipato per accompagnare il figlio, classificatosi al terzo posto nella corsa al prestigioso riconoscimento ed eletto miglior giovane.

A ricostruire l’accaduto è stata Crónica Global, testata appartenente al gruppo editoriale El Español. Secondo quanto riportato, tutto sarebbe cominciato quando una lavoratrice del locale avrebbe chiesto a Nasraoui di spostare una giacca lasciata in un’area in cui non era consentito depositare indumenti. Una richiesta apparentemente ordinaria che avrebbe innescato una reazione particolarmente accesa.

La situazione sarebbe rapidamente degenerata. Stando alle testimonianze citate dai media spagnoli, Nasraoui avrebbe prima insultato la dipendente, arrivando poi a sputarle in volto. A quel punto, una persona presente nella caffetteria avrebbe tentato di intervenire per separare i coinvolti e riportare la situazione alla normalità. Il tentativo di mediazione, tuttavia, non sarebbe bastato a placare gli animi. Secondo la ricostruzione della stampa iberica, il padre del calciatore avrebbe cercato di scagliare una sedia contro l’uomo intervenuto. L’escalation avrebbe reso necessario l’arrivo degli agenti della Guardia Civil, chiamati a ristabilire l’ordine e a impedire che lo scontro avesse conseguenze ulteriori.

Nonostante l’accaduto, Nasraoui sarebbe riuscito a proseguire il proprio viaggio, raggiungendo regolarmente il volo per Londra, dove era atteso per accompagnare il figlio alla cerimonia del Pallone d’Oro. È importante precisare che la ricostruzione dei fatti si basa sulle testimonianze riportate dalla stampa spagnola. Al momento, non risultano conferme ufficiali delle accuse rivolte a Nasraoui e non sono stati chiariti eventuali provvedimenti adottati nei suoi confronti. La vicenda resta quindi legata alle versioni diffuse dai media iberici, in attesa di ulteriori chiarimenti ufficiali.

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La grottesca statistica: Mussolini segna a Turati 104 anni dopo la marcia su Roma

Il 27 ottobre 2026 Romano Benito Floriani Mussolini, giocatore della Lazio e promessa del calcio italiano, segna il suo primo gol in Serie A nella partita Sassuolo-Lazio finita 2-6. E fin qui non ci sarebbe nulla di speciale: non fosse che il 27 ottobre 1922 il suo bisnonno – che non ha bisogno di presentazioni visto il cognome del ragazzo – iniziava le mobilitazioni che avrebbero portato alla marcia su Roma. Uno dei più strenui oppositori dell’ascesa fascista, nonché uno dei più rilevanti politici socialisti degli anni ’20, si chiamava Filippo Turati. E come fa di cognome il portiere del Sassuolo che ieri sera, al 16′ minuto di gioco, ha subito gol dal pronipote del Duce? Esatto, proprio Turati. Stefano, per la precisione.

Una suggestione dolceamara, a tratti grottesca, che unisce Storia e sport. Il primo a far notare questa strana statistica è stato il giornalista sportivo Giuseppe Pastore: la sua storia Instagram, com’era prevedibile, è andata virale sui social e le battute si sono sprecate. Tanto più che, come hanno fatto notare alcuni utenti, il gol del giovane terzino stava per essere annullato per fuorigioco dal Var a causa di un braccio destro alzato oltre la linea dell’ultimo difensore.

Al di là del tono ironico di molti commenti apparsi sui social, con questo episodio si ripropone, a distanza di 104 anni, lo scontro tra Mussolini e Turati. Un’intreccio che riporta a una delle pagine più buie della storia d’Italia. Fortunatamente in questo caso si parla solo di un campo da calcio. Ma da un semplice gol si è alzato un tale polverone mediatico: lo sport, si sa, da sempre appassiona gli italiani molto più della politica.

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L’Arsenal si è fatto eliminare dal Fleetwood Town: una squadra di quarta serie batte i campioni d’Inghilterra

La partita è stata interrotta dopo due minuti per un drone che sorvolava il campo. Forse un sorta di presagio per l’Arsenal. La squadra di Mikel Arteta è stata clamorosamente eliminata dalla Carabao Cup, la Coppa di Lega inglese, per mano del Fleetwood Town. Una squadra di League Two, la quarta divisione inglese, ha eliminato i campioni d’Inghilterra in carica ai calci di rigore, dopo l’1-1 maturato nei 90 minuti. Un misto tra una favola e una figuraccia: il Fleetwood è 18esimo in campionato, tecnicamente con l’Arsenal primo in Premier League ci sono 84 posizioni di differenza.

A rendere tutto ancora più suggestivo, oltre alla curiosa interruzione del drone, anche il nome dello stadio da 5mila posti del Fleetwood: Highbury Stadium, che richiama ovviamente la storica casa dei Gunners per 93 anni, prima del trasferimento all’Emirates Stadium. E poi c’è li campo: il gol di Loupalo-Bi a dare corpo al sogno della squadra di provincia, il pareggio dopo 5 minuti di Gyokeres che sembra riportare l’Arsenal in carreggiata. E poi il match che scivola via, nonostante Arteta abbia schierato anche alcuni titolari.

L’espulsione del 16enne Downman lascia perfino i Gunners in 10 nei minuti finali. Si arriva così ai calci di rigore e i ragazzi del Fleetwood non tremano: cinque su cinque. Basta la parata di Jay Lynch sul tiro di Bruno Guimaraes a condannare l’Arsenal a una storica eliminazione. Il piccolo Fleetwood esulta per la notte più importante della sua storia: la storia del calcio inglese si arricchisce di una nuova favola.

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Henry sulle polemiche al Pallone d’Oro: “Kate era complice di quella battuta”. Ma la sua correzione era sbagliata

Sembrava una correzione inutile, per di più fatta in diretta davanti a tutti. E infatti il siparietto tra Thierry Henry e Kate Scott durante la cerimonia del Pallone d’Oro ha provocato parecchie critiche sui social. Ma secondo l’ex attaccante francese, dietro quella scena c’era in realtà una gag concordata tra due colleghi abituati da tempo a scherzare insieme davanti alle telecamere. La beffa, però, resta: la correzione di Henry sulla pronuncia di Sócrates era sbagliata.

Tutto è successo al momento di presentare il Premio Socrates, il riconoscimento istituito da France Football e dedicato al campione brasiliano morto nel 2011. Scott ha annunciato: “Consegneremo anche il Premio Socrates”, pronunciando il nome alla maniera inglese. Henry l’ha subito interrotta: “Cosa intendi con Socrates? (ripetendo la sua dizione, ndr) Qui non abbiamo filosofi, si dice ‘Soc-ra-tes‘”. La conduttrice ha assecondato il siparietto: “Scusate la mia pronuncia, tutti. Fidatevi di Thierry, lo pronuncerà correttamente“. E Henry ha chiuso: “Sì, ‘dottor Socrates’, non discuteremo qui”. Uno scambio che a molti è sembrato poco elegante, quasi una mortificazione gratuita della collega in diretta.

Henry ha però respinto questa lettura, spiegando che la scena era stata preparata insieme: “Kate era complice di quella battuta, e potete chiederlo a lei. L’ha fatto apposta a dire Socrates, e io ho dovuto dire Socrates. Capisco se la battuta non vi è piaciuta, ma smettete di dire che ho mancato di rispetto a Kate”, ha spiegato l’ex attaccante francese in un video. Poi ha chiarito: “Non lo farei mai. E potete chiederlo a lei, gente. Ha detto Socrates apposta, e io ho detto Socrates. Quindi per favore smettete di inventare storie“. Una ricostruzione credibile, anche perché Henry e Scott lavorano insieme da tempo negli studi della CBS, dove conducono un programma molto seguito sulla Champions League e hanno costruito proprio sulla loro confidenza buona parte della loro intesa televisiva.

Il problema per Henry è un altro. A smontare la sua correzione è stato Andrew Downie, autore di Doctor Socrates: Footballer, Philosopher, Legend, una delle biografie più approfondite sul campione brasiliano. Il giornalista scozzese ha scritto: “Thierry Henry è scortese e ha torto. Lei l’ha pronunciato correttamente. Lo so, ho scritto un intero libro su quell’uomo”. In effetti, il nome del calciatore Sócrates si pronuncia, in portoghese brasiliano, con la “e” finale che tende a diventare una “i”. Quindi Sócrates suona più o meno: Sò-cra-tchis. Alla fine, battuta concordata o meno, aveva ragione Kate Scott.

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“Ha segnato un solo gol ma ha fatto tre dischi”: Noa Lang, in arte Noano, pubblica il suo nuovo singolo Badbad

Noa Lang torna a essere Noano. L’attaccante del Napoli ha pubblicato un nuovo singolo, Badbad, realizzato in collaborazione con KM e rilanciato nelle ultime ore con una breve promo di 38 secondi su TikTok. È bastato meno di un minuto per riaccendere anche l’ironia dei tifosi: “Ha segnato un solo gol ma ha fatto tre dischi“, ha scritto qualcuno sui social.

Per Lang, però, la musica non è un passatempo nato adesso. L’olandese porta avanti ormai da anni una seconda carriera nel rap, cominciata nel 2023 con 7K Op Je Feestje, pubblicato con lo pseudonimo Noano. Il brano superò le 100mila riproduzioni su Spotify già nel giorno dell’uscita e ottenne poi il disco d’oro. Nel 2024 è arrivato Damage, realizzato con Ronnie Flex: numero uno nella Single Top 100 olandese per quattro settimane e oltre 28 milioni di ascolti su Spotify al marzo 2026. L’anno successivo è stato quello della definitiva consacrazione musicale. Prima Waka, insieme a Emms, capace di superare i 18 milioni di stream, poi Matcha Coco con Jonna Fraser, diventato disco d’oro dopo aver raggiunto quota dieci milioni di ascolti.

Nel maggio 2026 è toccato a Ewa Safi, pubblicato con Lil’ Kleine e diventato il secondo numero uno di Lang nella Single Top 100 olandese. Numeri che raccontano perché definirlo semplicemente un calciatore con la passione per il rap sarebbe ormai riduttivo. Adesso arriva Badbad. Il singolo era stato anticipato nei giorni scorsi e il video pubblicato su TikTok ha raccolto in una giornata circa 60mila “mi piace”, tra commenti sarcastici e messaggi dei tifosi turchi che ancora lo rimpiangono dopo la parentesi al Galatasaray.

Rientrato al Napoli, Lang sta trovando spazio anche in campo. Gli infortuni di Alisson Santos e David Neres gli hanno aperto nuove possibilità nella formazione di Max Allegri. Ma non è ancora entrato nel cuore dei tifosi partenopei e i numeri lo giustificano: appena un gol nella sua prima esperienza in azzurro, una sola rete in otto presenze anche in questa stagione. Al momento, in effetti, il rapper Noano è più produttivo dell’attaccante Noa Lang.

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Il sorpasso del tennis deve far riflettere i signori del pallone: da sempre litigiosi, inaffidabili e assetati di potere – Il commento

Fantozzi/Villaggio aveva capito tutto mezzo secolo fa, quando, nel primo film della serie (1975), raccontò la partita scapoli ammogliati giocata sotto un diluvio e poi descrisse quella di tennis all’alba, tra il mitico ragionier Ugo e il collega Filini: sono gli sport italiani per eccellenza, fortemente intrecciati con la cultura pop, dallo Scolapasta del torneo di Ugo Tognazzi alle serate di calcetto di milioni di over 20, fino al nostro cinema. Le ultime statistiche raccontano però un sorpasso epocale, emerso in uno studio relativo al 2024 e visionato in anteprima da Il Sole 24 ore: «Monitoraggio Coni-Fns-Dsa», ovvero il censimento delle associazioni affiliate e dei soggetti aderenti alle 48 Federazioni sportive, alle 15 Discipline associate e ai 14 Enti di promozione. Tradotto: la Federazione italiana tennis e padel ha raggiunto quota 1.162.477 tesserati (il 20,2% del totale), contro 1.123.054 di quella calcistica (19,5%). Uno scarto di circa 40 mila unità, ma che nel 2025 potrebbe essere aumentato: il tennis continua infatti a crescere.

Angelo Binaghi, dal 2001 presidente del tennis, ha festeggiato a ostriche e champagne: non solo per il primato inseguito da tempo, ma anche perché questa notizia arriva nei giorni in cui l’eterno nemico Giovanni Malagò, commissario del calcio, deve fare i conti con la rivolta di alcuni club di Serie A che, con un colpo di mano, dopo averlo sostenuto nelle elezioni del 22 giugno 2026 (vinte da Giovannino con il 68,58% dei consensi), vorrebbero rimuovere la sua candidatura per il voto–bis del 14 dicembre. I “rivoltosi” hanno deciso di puntare sull’ex senatore di Forza Italia Adriano Galliani, 82 anni, 38 dei quali trascorsi nel mondo del pallone, tra Milan, Monza e presidenza della Lega. Galliani, a completare il quadro, è fresco di tesseramento come dirigente accompagnatore per l’Enotria 1908, società in orbita Inter (uno degli ispiratori della manovra-Galliani è il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta).

Ma proprio il sorpasso del tennis dovrebbe far riflettere i signori del pallone, da sempre litigiosi, inaffidabili – basta vedere quello che sta succedendo nella questione-Malagò -, miopi, conservatori e assetati di potere. Quello personale, naturalmente. Premesso che nel sorpasso del tennis ha dato un discreto contributo il padel e che i successi della miglior generazione di sempre (Sinner, Cobolli, Musetti, Berrettini, Darderi, Arnaldi, Paolini, Errani, Schiavone, Pennetta, Vinci) hanno avuto un formidabile effetto-trascinante, resta il fatto che il sistema tennis si è evoluto, mentre quello calcistico è sprofondato. Se solo consideriamo la piramide, siamo stati esclusi da tre edizioni del mondiale di fila. Tra i primi trenta del Pallone d’Oro 2026, non c’è un giocatore italiano. L’unico rappresentante della serie A nella classifica del premio di France Football è l’interista argentino Lautaro Martinez: 22° posto. Non vinciamo la Champions dal 2010.

In una situazione del genere, sarebbe doveroso e intelligente avviare seri programmi di ristrutturazione partendo dal basso, affidare i settori vitali a persone competenti, tenere alla larga la politica e mettere da parte le battaglie personali. Invece, l’esatto contrario: la rappresentanza della serie A, il cui esito nella lotta Malagò–Galliani per effetto domino determinerà il voto delle altre leghe e delle associazioni di categoria, continua a offrire, nonostante la crisi, il panorama desolante dell’ultimo quarto di secolo.

Calcio e tennis sono sempre stati mondi vicini. Il calcetto, per dire, nacque grazie alle partitelle sulla terra rossa di Nicola Pietrangeli e di un gruppo di pionieri. I giocatori, d’estate, si sfidavano in tornei con la racchetta. Alcuni tennisti di oggi, vedi il caso di Cobolli, sono partiti dal calcio prima di approdare alla disciplina dove si sono affermati. Il romanista Adriano Panatta e il milanista Paolo Bertolucci seguono da sempre il football, con passione e competenza. Il calcio era però la forza dominante. Oggi, grazie anche alla seduzione del padel, diventato una fabbrica di denaro con la proliferazione degli impianti, il tennis ha celebrato un sorpasso che spezza un primato ultrasecolare.

Questi numeri sono un avvertimento per il calcio. Dovrebbero essere il punto di partenza per riformare il settore in profondità. L’aria che tira è però pessima. Di questo passo, non ci sarà da sorprendersi se altri sport dovessero riuscire in futuro a appassionare i giovani e a sottrarre risorse importanti. Del resto, anche in questo caso Fantozzi/Villaggio potrebbe rivelarsi profetico: “Sono stato azzurro di sci”. Ecco, appunto.

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Il pronipote del Duce segna il suo primo gol in Serie A: Romano Floriani Mussolini si sblocca con la Lazio

Ha 23 anni, è alla sua seconda stagione in Serie A e oggi ha segnato il suo primo gol con la maglia della Lazio, che è anche il suo primo nel massimo campionato italiano. Parliamo di Romano Floriani Mussolini, terzino della Lazio e pronipote del Duce. Il ragazzo – che per schivare le polemiche gioca con il suo nome di battesimo “Romano” sulla maglia – ha segnato la rete dell’1-3 per i biancocelesti sul campo del Sassuolo. Le prime due reti sono state segnate da Taylor prima e Isaksen dopo, con in mezzo il pareggio di Thorstvedt. La partita è poi finita 2-6, con la Lazio dilagante, che ha anche sbagliato due rigori con Zaccagni e Frattesi. Le altre tre reti sono state realizzate da Noslin (doppietta) e proprio Zaccagni prima di sbagliare il rigore.

Un gol importante perché ha permesso alla Lazio di ottenere il doppio vantaggio sul club neroverde, poi di prendere il largo e di continuare la cavalcata incredibile in questo inizio di stagione: fin qui solo vittorie e un pareggio, quello contro il Milan. Un inizio pazzesco per i biancocelesti, che continuano a tenere testa all’Inter: entrambe le squadre sono infatti prime in classifica. Lo fa anche grazie a Romano Floriani Mussolini, esterno destro di grande gamba che in questo inizio di stagione ha sempre giocato titolare.

Chi è Romano Floriani Mussolini, pronipote del Duce che ha segnato il primo gol in Serie A

Romano Floriani Mussolini è un calciatore italiano nato a Roma il 27 gennaio 2003. Difensore di fascia destra, è figlio di Alessandra Mussolini, ex parlamentare, e di Mauro Floriani. È pronipote di Benito Mussolini e nipote del pianista Romano Mussolini, dal quale ha ereditato il nome. È inoltre pronipote dell’attrice Sophia Loren. Cresciuto calcisticamente a Roma, ha iniziato il suo percorso nelle giovanili giallorosse per poi passare alla Lazio, dove ha completato gran parte della formazione. Per maturare esperienza tra i professionisti, nella stagione 2023-2024 è stato ceduto in prestito al Pescara, in Serie C. Successivamente ha giocato con la Juve Stabia, contribuendo al percorso della squadra in Serie B.

Nel luglio 2025 è passato alla Cremonese in prestito dalla Lazio, debuttando in Serie A. Nell’estate del 2026 è rientrato alla società biancoceleste, con cui è tornato a giocare nel massimo campionato italiano. Il suo cognome ha contribuito a renderlo una figura spesso al centro dell’attenzione mediatica, anche al di là dei risultati sportivi, ma il giocatore ha comunque mostrato discrete qualità tecniche e di grande corsa. Ha fin qui raccolto in totale 34 presenze in Serie A tra Cremonese e Lazio nonostante la giovane età.

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Rocchi si dimette dall’AIA per andare in tv a Dazn, poi ci ripensa. L’associazione però lo scarica: “Troppo tardi”

Mollo, anzi no, forse ci ripenso. Il lungo e travagliato addio di Gianluca Rocchi all’AIA, di cui per anni è stato uno degli esponenti più illustri, si chiude nel modo più incredibile. Avevamo rivelato sul Fatto il caso della partecipazione dell’ex designatore della Serie A a Dazn: annunciato come ospite fisso dalla pay-tv, la sua presenza aveva suscitato grandi malumori e resistente all’interno dell’associazione arbitrale, di cui lui è – o era? – ancora tesserato. Il regolamento interno parla chiaro, tutti i contratti commerciali e le dichiarazioni devono essere autorizzate. E Rocchi aveva ricevuto in realtà soltanto una deroga temporanea, domenica per domenica, dal reggente e nuovo presidente dei fischietti, Massini.

Questo perché le sue ospitate in tv sono viste con estrema diffidenza dai suoi colleghi. Lui non è un ex arbitro qualunque, è stato designatore, e non qualche anno fa ma fino a ieri: è ancora viva l’eco degli episodi controversi che hanno attraversato il suo mandato, e soprattutto dell’inchiesta che lo ha anche immeritatamente travolto, prima di uscirne senza alcun addebito. Mezza Italia del calcio lo detesta, l’altra metà lo rimpiange, soprattutto adesso che la linea di Orsato comincia a scricchiolare, visti i ripetuti episodi di mancate chiamate del Var.

È proprio questo il punto: in AIA più di qualcuno teme che Dazn si trasformi in un pulpito da cui l’ex designatore desideroso di rivalsa, cominci a picconare in diretta tv il nuovo corso, nei cui confronti ci sono ancora resistenze, in un movimento spaccato a metà come certificato anche dalle ultime elezioni. E a poco sono servite le rassicurazioni fornite dal diretto interessato, che ha promesso di non commentare gli episodi e non attaccare gli arbitri e nelle prime uscite si è mostrato prudente, fin troppo per i gusti della pay-tv: un opinionista che non è completamente libero di esprimere la propria opinione serve a poco. Di qui l’aut aut.

Avevamo anticipato che Rocchi probabilmente sarebbe stato costretto a lasciare l’AIA, per rimanere a Dazn, e così è stato: stamattina era ufficiale la notizia del suo addio all’associazione. Ma ecco il colpo di scena: le dimissioni presentate prima del weekend, in tempo per andare in onda domenica sera a “Fuoriclasse” (lo show dopo il posticipo, di cui è testimonial persino nella locandina), sono state ritirate dopo. Rocchi ha mandato un’ulteriore comunicazione all’AIA, in cui spiegava di volerci pensare ancora su.

Comprensibile che l’ex designatore sia tormentato da una scelta così sofferta e anche delicata per il suo futuro: da una parte c’è l’associazione a cui ha dedicato una vita e di cui si sente ancora parte, dall’altra l’opportunità di una carriera forse più redditizia in tv. Però nemmeno è pensabile rimanere in questo limbo. Così in AIA hanno deciso di tagliare la testa al toro: il presidente di sezione ha comunicato a Rocchi che le sue dimissioni, pur non essendo ancora state tecnicamente ratificate, erano comunque state già accettate. Quindi non ci sono margini per ripensamenti. Alla fine Rocchi si è dimesso, ma è l’AIA che l’ha accompagnato alla porta.

X: @lVendemiale

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La polizia interviene alla partita di un bambino: ha 3 anni e segna gol a raffica. “Cacciato perché troppo bravo”

La polizia è intervenuta durante una partita di calcio giovanile vicino a Orlando, in Florida, dopo una segnalazione legata al comportamento dei genitori di un bambino di 3 anni. Ma la vicenda ha fatto rapidamente il giro del web per un altro motivo: secondo la famiglia, il piccolo Nevada sarebbe stato preso di mira perché troppo bravo a giocare a calcio. La storia ha scatenato un acceso dibattito sui social, tra chi difende il bambino e chi ritiene che i genitori debbano rispettare le regole e i limiti imposti nelle competizioni giovanili.

Nevada, appena tre anni, è protagonista di diversi video diventati virali in cui segna numerosi gol e si distingue dagli altri bambini in campo, alcuni dei quali hanno uno o due anni più di lui. Anche Thomas Hayes, uno dei responsabili della lega giovanile in cui il piccolo giocava, ha riconosciuto le sue capacità. “Il bambino è bravissimo. È fantastico, davvero bravo“, ha detto Hayes agli agenti intervenuti sul posto, come si sente nel filmato registrato dalla telecamera indossata da uno dei poliziotti.

Il responsabile ha però spiegato che il problema non riguardava soltanto le prestazioni del piccolo. Secondo la sua versione, Nevada tendeva anche a spingere gli altri bambini durante il gioco. “È molto più avanti rispetto agli altri. Segna tanti gol, ma spinge anche gli altri ragazzi“, ha raccontato agli agenti. Hayes ha aggiunto di aver già invitato i bambini a evitare comportamenti scorretti in campo e ha riferito che, alcune settimane prima, si era verificato un altro episodio di tensione con i genitori di Nevada. In quell’occasione, il responsabile aveva sostituito alcuni giocatori, compreso il bambino, suscitando il malcontento della famiglia.

“A loro non piace”, ha spiegato alla polizia, sostenendo che i genitori avessero reagito alla sua richiesta di impedire al figlio di spingere gli avversari e avessero finito per litigare con altre famiglie presenti. La madre del piccolo, tuttavia, ha fornito una versione molto diversa dei fatti. Nel video registrato dalla telecamera dell’agente, la donna sostiene che la famiglia cerchi sempre di tenersi a distanza dagli altri genitori, posizionandosi sul lato opposto del campo proprio per evitare discussioni. “Lo stanno letteralmente cacciando da questo posto perché è bravo a calcio“, ha dichiarato agli agenti.

Anche il padre di Nevada, in un filmato registrato dalla famiglia, ha contestato l’intervento delle forze dell’ordine: “Hanno chiamato la polizia per un bambino di tre anni perché è troppo bravo”. La madre ha raccontato alla CBS News che, prima della partita, l’allenatore aveva detto al bambino che avrebbe potuto continuare a giocare a condizione di passare la palla ai compagni. La situazione, però, sarebbe degenerata a metà dell’incontro, quando sono arrivati gli agenti. La donna ha inoltre affermato di aver visto alcuni genitori riunirsi in cerchio e parlare del figlio durante la partita.

In un’intervista con la giornalista Lauren Lorosa, la madre ha espresso tutta la sua frustrazione: “Mio figlio è già vestito. Non posso spiegare al mio bambino di tre anni che oggi non può giocare perché è troppo bravo“. Dal canto suo, Hayes ha dichiarato di voler chiedere alla famiglia di lasciare la lega, dicendosi anche disponibile a restituire il denaro pagato per l’iscrizione. La vicenda ha provocato una forte reazione sui social, dove Nevada e la sua famiglia hanno ricevuto numerosi messaggi di sostegno. Tra questi anche quello di Rachel Accurso, conosciuta online come Ms. Rachel, popolare star di YouTube, che ha commentato un post sull’accaduto dicendo che le piacerebbe ospitare il bambino nel suo programma. Non sono mancate, però, le critiche. Un allenatore, commentando il caso, ha scritto che i genitori del piccolo “dovrebbero vergognarsi”.

Nel frattempo, la lega i9 Sports ha pubblicato un comunicato su Facebook per fare chiarezza sulla propria posizione. “Siamo a conoscenza delle preoccupazioni espresse in merito a un episodio avvenuto durante un match locale di i9 Sports e le prendiamo molto sul serio”, si legge nella nota. L’organizzazione ha poi ribadito che “il rispetto e il benessere di ogni bambino e di ogni famiglia sono di fondamentale importanza”, aggiungendo di essere al lavoro per ricostruire quanto accaduto.

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Figc, Galliani lancia ufficialmente la sfida a Malagò: il senatore di Forza Italia si è tesserato per l’Enotria 1908, storico club ora nell’orbita Inter

La corsa alla presidenza della Figc è ufficialmente cominciata. Adriano Galliani ha fatto la sua prima mossa pubblica: il senatore di Forza Italia si è tesserato come dirigente accompagnatore per l’Enotria 1908, una storica società dilettantistica di Milano, oggi nell’orbita dell’Inter. Ironia della sorte? Non solo. Intanto l’ex plenipotenziario del Milan di Silvio Berlusconi è partito proprio dalla tessera, da quel pezzo di carta che ha fatto traballare la poltrona di Giovanni Malagò, prima della farsa del presidente diventato commissario della Figc. Con quella mossa gattopardesca Malagò sembrava aver mantenuto la guida della Figc, poi è arrivato Galliani: ora le elezioni del prossimo 14 dicembre non saranno più una formalità, ma una vera battaglia all’ultimo voto.

Come già anticipato dal Fatto Quotidiano, il sostegno a Malagò si è sfaldato tra i club di Serie A: tra i presidenti ha così preso piede l’idea di candidare un altro nome e si è arrivati all’82enne Galliani. A tessere e disfare ogni trama c’è soprattutto Beppe Marotta, presidente dell’Inter e vero dominus tra i dirigenti pallonari, fresco anche di riconferma alla guida dell’Associazione dei direttori sportivi e segretari del calcio (Adise). Questa mattina alcune società di Serie A si sono riunite informalmente da remoto: al tavolo hanno partecipato 14 club. All’appello – secondo quanto riporta Adnkronos – mancavano solo Inter, Juve, Milan, Lazio, Roma e Napoli. Le big del campionato.

La riunione informale tra i club di Serie A avrebbe dato un esito interlocutorio. Ci sono evidentemente molti dubbi e spaccature tra i club di Serie A. C’è un fronte che vuole rinnovare la fiducia a Malagò, ma c’è anche chi rema per un cambio di rotta. Lo schieramento su cui può sicuramente contare Malagò è composto da Napoli, Roma, Lecce, Bologna e Monza; quello disposto a sostenere Galliani da Inter, Atalanta, Milan, Como e Genoa. Numeri alla mano, le società che possono spostare gli equilibri sono dieci, ma le vere indecise sarebbero solo cinque o sei. Al momento, né Malagò né Galliani possono avere la certezza di poter contare sugli 11 voti necessari per essere il candidato espresso dalla Lega Serie A.

La scadenza del termine per il deposito della candidatura è il 4 novembre. Chi dovesse rimanere indietro tra Malagò e Galliani potrebbe essere candidato da un’altra componente. In questo caso, il 14 dicembre si andrebbe alla conta definitiva tra i due candidati. Intanto, Galliani ha provveduto a compiere quel tesseramento formale che serve per candidarsi alla presidenza Figc, come ribadito in questa infuocata estate. Se Malagò si è tesserato come dirigente accompagnatore dell’Aniene in Serie D di calcio a 5, Galliani ha scelto a sua volta una vecchia conoscenza: l’Enotria 1908.

“Ci conosceva da tantissimi anni, da quando era al Milan, e ha pensato a noi. E’ già venuto in sede, ha firmato qui da noi e si è anche reso disponibile per venire a fare, quando avrà spazio e tempo, il ruolo per cui è stato tesserato”, ha detto a LaPresse Giovanni Stringhini, amministratore delegato e responsabile giovanile del club, che vanta una lunga esperienza soprattutto nel settore giovanile. Dopo anni di collaborazione con il Milan, l’Enotria 1908 è ora nell’orbita dell’Inter. Ma per Galliani, ex vicepresidente dei rossoneri e poi del Monza, sembra non essere un problema: “Il fatto che abbia pensato a una società di prestigio come la nostra per essere tesserato ci fa piacere. È stato ed è un dirigente di altissimo profilo del panorama del calcio italiano”, ha aggiunto Stringhini.

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“Stamattina ho deciso di rinunciare al ricorso. Non si sa mai, magari invece di 2 ne prendo 4”: così Allegri

“C’è poco da dire, tanto ormai è successa. Stamattina ho deciso di rinunciare al ricorso, non si sa mai, magari invece di 2 ne prendo 4″. A parlare è Massimiliano Allegri, allenatore del Napoli, alla vigilia della sfida contro il Monza in programma domani, mercoledì 28 ottobre, alle 20:45. Il riferimento è all’espulsione ricevuta nella partita di domenica contro il Napoli, pareggiata per 3-3. Allegri aveva contestato il cartellino rosso ricevuto, arrivato per le proteste dopo il gol 3 a 3 della Roma: Beukema era rimasto a terra, anche se le immagini hanno successivamente mostrato che il difensore del Napoli ha simulato. “Il quarto uomo ha richiamato l’arbitro, che mi ha cacciato fuori. Non avevo detto nulla, ormai è andata e dispiace”, aveva spiegato Allegri a Dazn nell’immediato post gara. “Ogni volta che mi muovo vengo buttato fuori, l’anno scorso mi hanno anche dato 80mila euro di multa“.

Allegri non sarà presente né domani, 28 ottobre, per la trasferta in casa del Monza e soprattutto domenica 1 novembre quando gli azzurri affronteranno la Juventus all’Allianz Stadium. “Il dispiacere più grosso non è la squalifica ma che non abbiamo portato a casa i tre punti dopo una buona partita, il resto sono tutte chiacchiere“, ha spiegato Allegri che ha poi voluto mettere un punto alla questione. “Gasperini? Non ho sentito quello che ha detto, poi le frasi riportate possono essere sbagliate. Voglio che questa cosa sia chiusa. Non si cambiano squalifiche e risultato. C’è un dato di fatto, siamo indietro in classifica. Dobbiamo migliorare in alcune fasi della partita dove pecchiamo“, ha concluso Allegri.

Allegri si è poi concentrato sull’analisi della partita: “I giocatori stanno migliorando la condizione, diversi sono stati fermi per due mesi, McTominay, Anguissa, Alisson fra dentro e fuori, Neres s’è fermato, ora anche Badiashile. Dobbiamo recuperare chi è fuori e migliorare la condizione di chi ha giocato meno“, ha aggiunto. E ancora: “De Bruyne è straordinariamente bravo a giocare a 50 metri, ma non può giocare tutte le partite, come le altre, poi i cambi diventano fondamentali“.

Parlando del prossimo avversario. “Il Monza ha fatto 15 gol, noi dobbiamo migliorare dei dati, nei primi tempi abbiamo subito solo due reti e nel secondo tempo otto. Quindi quelli sono dati su cui migliorare e capire che in certi momenti bisogna essere più bravi, ci sono i momenti in cui le cose ti vanno meno bene e devi alzare l’asticella“, ha detto Allegri. “Con la Roma abbiamo fatto una buona gara, bisogna fare meglio nella distribuzione del gioco, soprattutto in certi momenti“, ha aggiunto. Nelle ultime due gare Allegri ha cambiato tatticamente la squadra. “Se davanti alla difesa gioca Lobotka ha delle caratteristiche da sfruttare, è un ottimo giocatore, se ci gioca Gilmour è già diverso, con De Bruyne è più verticale, cambia il campo in un attimo, ma è questione di caratteristiche“, ha concluso Allegri.

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Sinner e Binaghi fanno bingo: tennis e padel superano per la prima volta il calcio. Più tesserati e più ricavi

Il calcio perde il primato di sport con il maggior numero di tesserati federali in Italia. Per la prima volta, la Federazione italiana tennis e padel supera la Figc, con oltre 1,16 milioni di iscritti contro 1,12 milioni. Un sorpasso che riguarda anche i ricavi e che, secondo l’analisi del Sole 24 Ore, nasce da una crescita costruita negli anni, ben prima dei successi di Jannik Sinner.

Fitp prima in Italia con 1.162.477 tesserati, davanti alla Figc: distacco di quasi 40mila iscritti

Il tennis supera il calcio e conquista un primato che fino a pochi anni fa sembrava difficilmente raggiungibile. A certificarlo è il rapporto “Monitoraggio Coni-Fsn-Dsa”, visionato dal Sole 24 Ore, che fotografa il sorpasso della Federazione italiana tennis e padel (Fitp) sulla Federazione italiana giuoco calcio (Figc) per numero di tesserati.

“Per la prima volta la Federazione italiana giuoco calcio non è più quella con il maggior numero di tesserati, ma è stata superata dalla Federazione italiana tennis e padel”, scrive il quotidiano economico.

I dati, riferiti al 2024, mostrano 1.162.477 tesserati per la Fitp, pari al 20,2% delle iscrizioni federali, contro 1.123.054 della Figc, che rappresentano il 19,5%. Alle spalle delle due federazioni restano la pallavolo con 359.797 iscritti, la pallacanestro con 320.769 e l’atletica leggera con 292.599. Un sorpasso maturato in un periodo di crescita generale dello sport italiano. Per il terzo anno consecutivo, infatti, il numero complessivo dei tesserati delle Federazioni sportive nazionali e delle Discipline sportive associate è aumentato, raggiungendo il record di 6.069.891, con un incremento del 7,7% rispetto al 2023.

Il distacco tra tennis e calcio è ancora contenuto, ma la crescita della federazione guidata da Angelo Binaghi è proseguita anche l’anno successivo. Come sottolinea il Sole 24 Ore, la distanza “tra le prime due Federazioni è limitato a circa 40mila unità ma nel 2025 la Fitp è ulteriormente salita a 1.254.153 tesserati”.

Non solo Sinner: il modello Binaghi e il sorpasso anche nei ricavi

L’ascesa del tennis italiano passa anche dai successi di Jannik Sinner, ma attribuire tutto al campione altoatesino significherebbe ignorare il lavoro svolto dalla federazione negli ultimi venticinque anni. Quando Angelo Binaghi ne assunse la guida, nel 2001, gli iscritti erano circa 130mila. Da allora il movimento è cresciuto fino a superare il milione e 250mila tesserati: “Sarebbe riduttivo attribuire tutti questi incrementi all”effetto Sinner’ – scrive Il Sole -. Ma le vittorie sono state il prodotto e non la causa del cambiamento. Il modello “ingegnerizzato” dalla federazione guidata dal 2001 da Angelo Binaghi (e che allora contava 130mila iscritti) nasce da una scelta precisa: trasformare i grandi eventi internazionali in generatori di ricavi da reinvestire sistematicamente nella base e nella formazione”.

In questi anni si è ampliata anche la struttura del movimento. I circoli affiliati hanno superato quota 4mila, le scuole di tennis e padel sono diventate oltre 2.500, mentre i tecnici hanno raggiunto le 14mila unità e gli ufficiali di gara sono arrivati a 10mila.

La crescita ha prodotto risultati anche sul piano economico. Nel 2025 la Fitp ha superato la Figc per valore della produzione, aggiungendo al primato dei tesserati quello delle entrate federali.

“Il valore della produzione della Federtennis ha superato i 240 milioni, mentre quello della Figc si è attestato a 214 milioni, complice l’assenza di una grande competizione internazionale”, sottolinea il Sole 24 Ore.

Buonfiglio: “I campioni e i grandi eventi avvicinano i giovani al tennis“

A commentare i numeri è intervenuto anche Luciano Buonfiglio, presidente del CONI, che attribuisce una parte della crescita alla popolarità dei protagonisti del tennis italiano e alla capacità dei grandi appuntamenti sportivi di avvicinare nuovi praticanti: “Sono anche i personaggi che stimolano l’attività sportiva, quando ragazzi e ragazze individuano qualcuno da emulare si ha questo effetto, anche l’organizzazione di grandi eventi come internazionali o le ATP a Torino incidono”.

Buonfiglio ha quindi rivolto un riconoscimento al lavoro della federazione e al suo presidente Angelo Binaghi, citando anche Sinner: “Complimenti al presidente Binaghi, ho visto la chiusura del bilancio e il numero dei tesserati che meritano tutta l’attenzione del comitato olimpico e un in bocca al lupo a Sinner”, ha aggiunto.

Il calcio conserva il suo seguito popolare, ma il primato dei tesserati federali appartiene ora a tennis e padel. E la Fitp, con oltre 240 milioni di valore della produzione, ha superato la Federcalcio anche nel confronto dei bilanci del 2025.

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“Stiamo provando a prendere un certo ‘Kanne’”: quando Harry Kane stava per finire al Livorno. Al suo posto poi fu preso Emeghara

Oggi si chiama Pallone d’Oro. Tredici anni fa, invece, per Aldo Spinelli era semplicemente “Kanne” o forse “Kenna”. Harry Kane ha conquistato il premio individuale più prestigioso del calcio mondiale, coronando una carriera trascorsa a segnare gol tra Tottenham, Bayern Monaco e nazionale inglese. Ma nel 2013 il suo futuro avrebbe potuto prendere una direzione completamente diversa: quella di Livorno.

“Stiamo provando a prendere un certo ‘Kanne’, o ‘Kenna’… una roba così. Ha vent’anni e gioca in Inghilterra”, disse all’epoca Spinelli ad alcuni giornalisti. Non era ancora il centravanti capace di arrivare sul tetto del mondo, ma un giovane attaccante di proprietà del Tottenham che cercava spazio attraverso una serie di prestiti. E il Livorno allenato all’epoca da Davide Nicola, oggi al Venezia, provò davvero a portarlo in Italia.

“Parlando con Franco Baldini venne fuori il suo nome, ma non nacque una vera e propria trattativa. Furono solo chiacchiere“, raccontò successivamente l’allora presidente amaranto. Qualcosa, però, si era mosso. “Avevamo intuito qualcosa anche all’epoca, aveva ottimi numeri…”, ha spiegato un anno fa Stefano Capozucca, a quei tempi direttore sportivo del Livorno. Kane era stato proposto da un agente dopo aver segnato un paio di gol con il Leicester in Championship. Spinelli diede il suo assenso e Capozucca provò a impostare l’operazione sulla base di un prestito con diritto di riscatto: circa mezzo milione di euro.

L’affare non decollò e il Livorno cambiò obiettivo, puntando su Innocent Emeghara. Il nigeriano aveva già segnato contro l’Inter con il Siena il 3 febbraio 2013, nel 3-1 di San Siro, e avrebbe colpito ancora i nerazzurri il 31 marzo 2014, firmando con la maglia amaranto uno dei gol del 2-2 contro la squadra allora allenata da Mazzarri. Ma di certo Emeghara non ha avuto la stessa carriera di Kane. Che nel frattempo, tredici anni dopo quel tentativo rimasto a metà, è arrivato a conquistare il Pallone d’Oro. E rende ancora più sorprendente rileggere oggi quelle parole di Spinelli: il miglior calciatore del 2026, per qualche settimana, a Livorno era soltanto “un certo Kanne”.

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“Non hanno imparato nulla da Crans-Montana”: bottiglie con candele scintillanti alla festa di Kane per il pallone d’oro

L’emozione quando è stato pronunciato il suo nome, il discorso con la voce rotta e le foto di rito con il trofeo in mano. Harry Kane ce l’ha fatta e a 33 anni ha vinto il suo primo pallone d’oro. Motivo per cui – dopo la lunga ed emozionante cerimonia al Palladium Theatre di Londra – l’attaccante del Bayern Monaco si è concesso una festa con amici e parenti in un locale esclusivo, al club Cirque le Soir. E presto i video girano sui social e in questo caso fanno anche discutere. Il motivo? Il ritorno delle bottiglie con le candele scintillanti che inevitabilmente riporta la mente al 2 gennaio 2026, quando in un incendio a Crans-Montana morirono 40 persone e altre 116 rimasero ferite.

Un video che ha fatto il giro d’Europa ed è arrivato anche in Italia, commentato dalla giornalista del Corriere della Sera, Lia Capizzi. “Il Pallone d’Oro a Harry Kane, per me meritatissimo.
Nei festeggiamenti c’è però una nota che stride, a maggior ragione in un video che farà il giro del mondo“, scrive la giornalista italiana. “In questo club londinese avranno di sicuro rispettato tutte le norme di sicurezza (materiali ignifughi &Co), non lo metto in dubbio. E ovviamente Kane non c’entra nulla. Ma il dolore per la tragedia di Crans–Montana è ancora enorme, soprattutto per noi italiani. Vedere che si continuano ad usare bottiglie con candele scintillanti, in locali minuscoli dal tetto basso, con tale nonchalance mette i brividi”, ha concluso Lia Capizzi.

E in effetti, guardando il video, la mente riporta a quel giorno. Locale basso in stile bunker, bottiglie scintillanti che scorrono per tutta la sala. Anche se i tetti e la pareti del locale in cui Harry Kane ha festeggiato non sono rivestiti di materiale infiammabile. Una polemica che ha preso piede anche in Germania, dove su X si leggono commenti critici nei confronti del calciatore: “Non hanno imparato niente?”, “Non voglio dire qual è stato l’ultimo video in cui ho visto uno spettacolo pirotecnico del genere”. Oppure: “Perché non impariamo nulla da quello che è successo? Nessuno ha bisogno di questi razzi”. Su Instagram, qualcuno commenta: “Pensavo che dopo il tragico incidente in Svizzera, cose del genere sarebbero state vietate! Guardando il video, non ho potuto fare a meno di pensare all’incidente, anche se sono molto felice per Harry“.

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“Nel canalino è più facile fare gli eroi e i nerd che sanno tutto, quando c’è da fare le domande si trema”: l’attacco di Adani

Volano gli stracci tra gli opinionisti televisivi di pallone. Una sfida fra trasmissioni tv e podcast sui social, ormai sempre più seguiti. L’affondo è firmato da Lele Adani, che nell’ultima puntata di Viva el Futbol ha dichiarato: “Quando siamo nel canalino è più facile fare gli eroi che sanno tutto o i nerd che sanno a memoria tutti gli incastri dei risultati del 1852. Quando c’è da fargli le domande si trema, più difficile, eh? È diverso fare il lavoro così. Ma lo dovete a chi paga e anche per rispetto a chi ascolta, dovete un contraddittorio più credibile, più coraggioso, che non vi fa la bua. Al massimo vi manda a fan***o”.

A cosa fa riferimento Adani? L’ex difensore, oggi opinionista alla Domenica Sportiva e commentatore tecnico della Rai, fa riferimento a quanto accaduto su Dazn nel post-partita di Napoli-Roma, quando a suo dire nessuno ha posto delle domande ficcanti a Max Allegri. Nel mirino c’è in particolare la trasmissione Vamos! e Giuseppe Pastore. Adani non lo cita mai, ma è chiaro il riferimento: Pastore è diventato famoso appunto nei podcast di Cronache di Spogliatoio per la sua conoscenza mnemonica dei risultati delle partite di Serie A del passato.

Da questa stagione, Pastore è entrato appunto anche nella squadra di Dazn e deve quindi anche porre le domande a tecnici e allenatori dopo le gare del sabato. Nell’occasione citata da Adani, Allegri era particolarmente teso per l’espulsione rimediata in Napoli-Roma e per il risultato finale: la sua squadra era stata in vantaggio prima 2 a 0 e poi 3 a 2, ma è stata ripresa dai giallorossi grazie alla doppietta di Balerdi. “Non sono lucido”, ha detto il tecnico. Oggi il Napoli è decimo in classifica con appena 11 punti, la metà rispetto alle capolista Inter e Lazio. Secondo Adani, lo studio di Dazn avrebbe dovuto chiedere conto ad Allegri di un rendimento così deficitario per una squadra che ha chiuso l’ultimo campionato al secondo posto.

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Pechino attacca Mbappé: il francese ride di un meme con “un dittatore cinese” e tre aziende lo scaricano

Tutto è partito da un meme sul leader cinese Mao Zedong, che Kylian Mbappé trovava molto divertente, ma adesso almeno tre aziende cinesi hanno interrotto le collaborazioni con il calciatore. La decisione da parte delle aziende di opporsi a “qualsiasi parola o comportamento che ferisca i sentimenti nazionali” è arrivata dopo la diffusione di un video sui social in cui Mbappé, intervistato prima della partecipazione al programma online francese The Bridge, cita un meme “in cui c’è un video di un tizio, un dittatore cinese“, ha affermato il calciatore. Nel filmato, che non è più presente sul canale YouTube del programma, si vede un’immagine manipolata del capitano della nazionale francese con il volto sovrapposto a quello che sembrerebbe essere Mao. Al momento non sono ancora circolate dichiarazioni di Mbappé o The Bridge sulla vicenda.

“Le parole e le azioni che feriscono i sentimenti del popolo cinese incontreranno naturalmente l’opposizione congiunta di tutti i settori della società cinese”, ha affermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Guo Jiakun. Le aziende che hanno annunciato la fine degli accordi con Mbappé sono tre al momento: il produttore di bevande energetiche Dongpeng, il gruppo lattiero-caseario Mengniu e l’azienda di formaggi Milkground. Anche la piattaforma social RedNote ha annunciato la rimozione dei materiali promozionali legati al giocatore. Sul social network cinese Weibo gli hashtag relativi alla fine delle collaborazioni e al boicottaggio di Mbappé sono diventati virali.

Nell’annuncio dell’interruzione “con effetto immediato” di ogni collaborazione con l’attaccante del Real Madrid, Dongpeng ha dichiarato che l’azienda “adotta una politica di tolleranza zero nei confronti di qualsiasi comportamento che offenda i sentimenti nazionali”. Durante i Mondiali di quest’anno, in Cina sono stati trasmessi degli spot pubblicitari che mostravano immagini generate dall’intelligenza artificiale in cui il 27enne capitano della Francia, molto popolare in Cina, beveva una bevanda sportiva Dongpeng.

Mao fondò la Cina comunista nel 1949 e ancora oggi viene celebrato come un’icona nazionale. In tutto il Paese, le battute sul il fondatore del Repubblica Popolare Cinese, morto nel 1976, sono considerate irrispettose e rimangono un tabù sociale.

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Preso a mazzate in testa dopo la partita Puteolana-Portici, arrestate otto persone per l’aggressione al tifoso 34enne. Tre sono minori

Sono otto in tutto le persone arrestate per l’aggressione al 34enne Mario Spedaliere avvenuta domenica, al termine della partita tra Puteolana e Portici, valida per il campionato di Eccellenza Campania. Cinque sono maggiorenni e tre minori. A tutti viene contestato il reato di rissa aggravata. Tra gli arrestati in flagranza differita c’è anche un 19enne ritenuto colui il quale, con una mazza di legno, ha sferrato un colpo alla testa che ha ferito gravemente il 34enne tifoso del Portici. Il giovane ha confessato: deve rispondere anche di lesioni gravissime.

All’individuazione del 19enne si è giunti grazie alle testimonianze rese dai tifosi del Portici e alle immagini dei sistemi di videosorveglianza. Il giovane ha anche indicato il luogo dove dopo il raid ha nascosto il bastone adoperato per colpire il 34enne che è stato trovato e sequestrato dai carabinieri. Tra gli arrestati c’è anche un tifoso del Portici, amico di Spedaliere. Le indagini coordinate dalla Procura di Napoli e dalla Procura dei minorenni di Napoli sono state condotte dal commissariato e dai carabinieri di Pozzuoli. Gli arresti in flagranza differita nei confronti dei tre minorenni coinvolti nella rissa sono i primi dopo il decreto sicurezza del 23 ottobre scorso, che prevede la flagranza differita sui minori.

La vittima è ricoverata in rianimazione all’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico. La prognosi è strettamente riservata. Gli scontri sono avvenuti all’esterno dello stadio Domenico Conte, dopo il match vinto per 2-0 dalla squadra ospite. Secondo quanto si apprende, il 34enne sarebbe stato aggredito nei pressi degli imbocchi della Tangenziale, mentre stava facendo rientro a casa. “I medici non ci hanno dato speranze, non si può rischiare la vita per una partita di pallone”, ha dichiarato la sorella di Spedaliere in un video diffuso sui social anche dalla squadra del Portici.

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