Ha meno di 5.000 abitanti Centuripe, ma la sua particolare conformazione geografica ha fatto sì che il suo nome sia diventato familiare a molti nelle ultime ore. Si tratta, infatti, di un piccolo borgo della Sicilia, in provincia di Enna, che è diventato famoso perché dall’alto la disposizione delle sue case ricorda la sagoma di una persona distesa sulla schiena con le braccia e le gambe aperte.
Le immagini, riprese dall’ANSA, sono diventati virali e hanno fatto scoprire a molti un piccolo comune che ha alle sue spalle una storia millenaria. Le sue origini risalgono addirittura alla preistoria e a indicarlo sono dei ritrovamenti di pitture rupestri in ocra rosso e di alcune incisioni.
La fondazione della città vera e propria risale però al VIII secolo a.C e durante l’età ellenistica, in cui finì per subire pesantemente il condizionamento della Grecia, la città divenne uno dei principali poli di produzione della terracotta dell’intera Sicilia, a tal punto che la ceramica centuripina, con le sue eleganti forme e i colori delicati, fu apprezzata in tutto il mondo antico e divenne un simbolo di raffinatezza e identità culturale.
Anche durante il periodo delle dominazione di Roma, Centuripe mantenne la sua centralità conoscendo il suo periodo d’oro in età imperiale, quando sorsero monumenti, templi, edifici termali e monumenti pubblici. La città, in seguito alla caduta dell’impero romano, conobbe un lungo periodo di abbandono, in parte mitigato dalla fondazione del Santuario della Madonna delle Grazie ad opera degli agostiniani, che divenne un importante centro di fede e devozione popolare.
La rinascita del borgo venne promossa nel XVI secolo dai Moncada, potenti feudatari siciliani, grazie alla ricostruzione di chiese, abitazioni e infrastrutture, che portarono Centuripe ad assumere l’aspetto che tuttora in parte mantiene. Oggi la città sta conoscendo una nuova rinascita, segnata da numerosi lavori di restauro, a cui si affianca la capacità da parte del piccolo centro abitato di attrarre mostre dal respiro internazionale, in grado di trasformare il paese in un autentico polo culturale dell’entroterra siciliano.
Mango, il noto marchio internazionale di moda nato a Barcellona, dà il via a un piano di espansione sul territorio italiano che porterà all’apertura di circa 100 posti di lavoro da inserire in 22 nuovi negozi anche nelle Regioni del Mezzogiorno, tra cui Sicilia e Sardegna, entro il 2027.
Il piano di sviluppo è motivato soprattutto da un incremento del 30% del fatturato su suolo nazionale, rafforzato anche dalla partnership con il gruppo Coin.
Quali sono i profili ricercati
Le ricerche di personale per la rete di punti vendita riguardano diverse figure operative e gestionali, con contratti di vario tipo, che non escludono opportunità di tirocinio per giovani ai primi passi nel settore retail:
direttore e assistente di filiale, per la gestione commerciale e organizzativa del punto vendita, il coordinamento del team e il raggiungimento degli obiettivi di vendita;
direttore di reparto, dedicati alla supervisione dei settori e all’organizzazione dell’area vendita;
visual merchandiser, responsabili dell’allestimento delle vetrine e dell’esposizione dei prodotti secondo le direttive aziendali;
addetti alle vendite per l’accoglienza, l’assistenza al cliente e la cura degli spazi espositivi;
addetto alla gestione del magazzino, il ricevimento delle merci e il riassortimento dei capi.
La mappa delle assunzioni
Le selezioni attualmente attive sono distribuite su gran parte della Penisola per le sedi già operative e per le nuove aperture in programma:
Città
Profili ricercati
Tipologia contrattuale
Milano
Assistant Store Manager, Stage Visual Merchandiser, Assistant Manager
Per consultare l’elenco completo delle offerte di lavoro e inviare la propria candidatura bisogna accedere alla piattaforma per le carriere del gruppo consultando la sezione Lavora con noi. Attraverso il portale si possono filtrare le offerte per sede, tipologia oraria e contrattuale, selezionare l’annuncio d’interesse e compilare il modulo digitale, allegando il proprio Curriculum Vitae aggiornato.
È sempre consentito inoltrare la propria candidatura spontanea nel database, in modo che i recruiter possano selezionare i profili adatti alle necessità dei punti vendita.
Altri annunci per addetti alle vendite nel settore retail
Le selezioni di Mango non sono le uniche cui poter accedere senza esperienza. Si segnalano i reclutamenti curati da Poste Italiane per portalettere e addetti agli sportelli, le offerte di lavoro promosse da Fincantieri per figure operative e impiegatizie.
Dodici scosse in due ore, la più forte di magnitudo 5.5. Palermo trema per una serie di terremoti localizzati nel mar Tirreno meridionale. Il più forte è stata avvertito alle 12.19 in Sicilia, dal capoluogo a Catania. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia la scossa ha fatto registrare una magnitudo di 5.5 con epicentro nel Tirreno meridionale a nod-ovest delle Eolie, non distante da Alicudi. La potenza del terremoto delle 12.19 ha spinto a diramare un’allerta maremoto di livello arancione, come da protocollo internazionale, ma è stata poi revocata dopo un’ora poiché non sono state rilevate variazioni nel livello del mare.
Al momento non sono pervenute segnalazioni di danni a cose o persone. In via precauzionale sono state evacuate le scuole a Messina, mentre a Palermo è stato ordinato l’abbandono di tutti gli edifici pubblici. A Trapani invece è stato sgomberato il palazzo di giustizia. Molti cittadini sono scesi in strada in diverse località della Sicilia. Nei comuni delle Eolie, in particolare ad Alicudi e Filicudi, gli isolani sono scesi in strada e gli studenti di ogni ordine e grado sono stati fatti uscire dalle classi e mandati a casa. Sono in corso le verifiche, anche attraverso i carabinieri, da parte della Protezione civile comunale di Lipari e dei tre Comuni di Salina. Soltanto da Filicudi viene segnalato il crollo di un costone roccioso alle spalle del centro abitato.
I precedenti sismi avevano avuto una magnitudo di 4.3, alle 11.51 a una profondità di 24 km, e di 3.3 alle 11.04. Nel mezzo si era registrato un terzo terremoto di 3.6. Tutti sono stati avvertiti nell’arcipelago delle Eolie, mentre già quello delle 11.51 aveva già fatto tremare la popolazione palermitana. La sequenza sismica è proseguita anche nei minuti successivi all’evento principale, con un’altra serie di sette scosse comprese tra magnitudo 3 e 4. Già giovedì, nella stessa area, si erano registrati sette terremoti con una magnitudo massima di 3.7. In totale, nell’ultima settimana, i sismi sono stati più di una trentina.
La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.
Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.
Sicilia e Calabria sospendono la protesta
La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.
Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:
Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.
Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.
Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:
contributi straordinari sul gasolio;
sospensione dei versamenti contributivi;
finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
maggiori tutele per i piccoli trasportatori.
In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:
Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.
L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.
Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.
Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto
Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.
Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.
Tra gli interventi già individuati figurano:
ristori per il caro gasolio;
sospensione dei canoni di leasing;
digitalizzazione della lettera di vettura.
In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.
A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.
Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.
Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.
Linea dura sui blocchi
Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.
Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.
Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.
Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.
Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.
Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.
Supermercati, carburante e prezzi: che succede
Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.
Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.
Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.
Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.
Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione
La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:
Crotone;
Reggio Calabria;
Napoli;
Catania.
Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.
Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:
Calabria;
Sicilia;
Campania;
Puglia.
A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.
A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.
I danni ad agricoltura e industria
Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:
si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.
Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.
Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.
Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.
Cosa succede ora
Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.
Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.
La metà delle case in vendita in Italia ha un prezzo richiesto non superiore a 200mila euro, ma le differenze tra città e regioni sono molto marcate. A Milano e Firenze gli immobili disponibili entro questa fascia di prezzo rappresentano rispettivamente soltanto il 9% e il 5% del mercato, mentre a Genova e Palermo superano il 60%. È quanto emerge da un’analisi di Casa.it sugli annunci immobiliari di ottobre 2026, che ha esaminato la distribuzione delle abitazioni in vendita nelle diverse fasce di prezzo e le dimensioni medie degli immobili.
Case in vendita sotto i 200mila euro, dove si trovano in Italia
A livello nazionale, il 22% delle case viene proposto a un prezzo fino a 100mila euro, mentre il 28% si colloca tra 100.001 e 200mila euro. Rispetto allo stesso periodo del 2025, la quota complessiva degli immobili entro i 200mila euro è diminuita di due punti percentuali, passando dal 52% al 50%.
La disponibilità di immobili entro i 200mila euro cambia sensibilmente a seconda dell’area geografica. Nel Sud Italia il 68% delle abitazioni in vendita rientra in questa fascia di prezzo, mentre nelle Isole la percentuale sale al 69%. Nel Nord-Est, invece, soltanto il 37% degli immobili viene proposto a un prezzo non superiore a 200mila euro. Nel Centro la quota raggiunge il 43%, mentre nel Nord-Ovest si attesta al 49%.
A livello regionale, il Molise presenta la percentuale più elevata, con l’84% degli immobili in vendita entro i 200mila euro, seguito da Calabria e Basilicata. Le percentuali più basse si registrano invece in Trentino-Alto Adige, Veneto e Toscana.
Case sotto i 200mila euro, la classifica delle città italiane
Tra le otto principali città italiane considerate nell’analisi, Firenze risulta quella con la minore disponibilità relativa di abitazioni entro i 200mila euro. Soltanto il 5% delle case in vendita nel capoluogo toscano rientra infatti in questa fascia. A Milano la percentuale sale al 9%, mentre a Bologna raggiunge il 15%. Situazione differente a Genova, dove il 66% degli immobili viene proposto entro i 200mila euro. Seguono Palermo con il 62% e Torino con il 57%.
A Milano, Firenze e Bologna, con una spesa fino a 200mila euro si trovano mediamente immobili di un solo locale. A Roma, Napoli e Torino il numero medio sale a due, mentre a Palermo raggiunge tre locali e a Genova quattro.
Città
Case fino a 200.000 euro
Numero medio di locali
Genova
66%
4
Palermo
62%
3
Torino
57%
2
Napoli
34%
2
Roma
18%
2
Bologna
15%
1
Milano
9%
1
Firenze
5%
1
Quanto costa comprare casa a Milano, Roma e Firenze
L’analisi di Casa.it permette di confrontare anche la distribuzione degli annunci nelle fasce di prezzo superiori. A Milano, il 24% degli immobili in vendita viene proposto tra 200.001 e 300mila euro, mentre il 20% si colloca tra 300.001 e 400mila euro. Il 21% delle abitazioni milanesi supera i 700mila euro e il 12% presenta un prezzo richiesto superiore a un milione di euro.
A Firenze la quota delle abitazioni oltre i 700mila euro raggiunge il 23%, mentre il 14% degli immobili supera il milione. A Roma, invece, il 26% delle case è disponibile tra 200.001 e 300mila euro, il 19% tra 300.001 e 400mila euro e il 14% oltre i 700mila euro.
Quanto è grande una casa da 200mila euro in Italia
Oltre al prezzo, l’analisi considera il numero medio dei locali disponibili nelle diverse fasce di spesa. A livello nazionale, le abitazioni in vendita fino a 200mila euro hanno mediamente quattro locali. La stessa dimensione media si registra nella fascia compresa tra 200.001 e 300mila euro.
Tra 300.001 e 500mila euro si passa mediamente a cinque locali, mentre tra 500.001 e 700mila euro la media sale a sei. Per gli immobili con un prezzo superiore a 700mila euro, il numero medio arriva a nove locali.
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