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Caparezza: “Il momento è veramente drammatico. Alcuni autotrasportatori dicono cose strazianti. E per me valgono molto di più in qualsiasi tipo di zuffa mediatica”

Da sempre attento al sociale anche Caparezza, tra i protagonisti all’ultimo Premio Tenco a Sanremo, ha voluto inserirsi nel dibattito delle proteste che stanno percorrendo l’intera Italia da Nord a Sud.

“Mi è capitato di raccontare situazioni simili in passato: quello che stiamo vedendo in realtà lo abbiamo già vissuto. – ha detto l’artista a La Repubblica – Tra le mie canzoni ce n’è una dedicata a mio padre, un operaio, che si chiama Eroe. Sono molto colpito da quello che sta succedendo dalle mie parti, cioè il blocco degli autotrasportatori. Però quando vedo queste cose non penso automaticamente a scriverci sopra una canzone. Adesso la rabbia supera la voglia di incanalarla”.

E ancora: ““Io mi sento di dire che bisogna assolutamente ascoltare le opinioni dei diretti interessati che stanno cercando disperatamente un megafono. È giusto che siano loro direttamente a esprimersi, il battibecco non deve diventare il focus. Perché altrimenti andiamo tutti fuori pista, il momento è veramente drammatico. Ho visto interviste in cui alcuni autotrasportatori dicevano delle cose strazianti. E per me valgono molto di più in qualsiasi tipo di zuffa mediatica”.

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“Vive gratis in casa mia da 38 anni. Non fa entrare gli ispettori”: Stevie Wonder trascina l’ex fidanzata Carmen Efferson in tribunale. Lei replica: “Mi sento molestata”

Quasi quarant’anni di affitto mai pagato, un’ispezione negata e una battaglia a colpi di avvocati. Stevie Wonder ha deciso di andare in tribunale per sfrattare Carmen Efferson, che da luglio 1988 occupa senza versare un euro una casa di sua proprietà a Studio City, quartiere di Los Angeles.

Il cantante, 76 anni, il cui vero nome è Stevland Morris, ha depositato giovedì una denuncia presso la Corte superiore della contea di Los Angeles. La donna, secondo il sito TMZ, sarebbe stata in passato la sua promessa sposa. I legali di Wonder non hanno commentato né chiarito la natura del loro rapporto. Efferson, contattata più volte dal Los Angeles Times, non ha risposto. Il musicista è sposato dal 2017 con Tomeeka Bracy.

Stando agli atti, nel 1988 i due avevano stretto un accordo verbale: Efferson avrebbe potuto vivere nell’immobile di Oak Glen Drive senza pagare alcun canone mensile. A rompere l’equilibrio sarebbe stata, la scorsa estate, la richiesta dei rappresentanti di Wonder di accedere alla casa “per aggiornare e mantenere la polizza assicurativa“.

Il 23 luglio un avvocato del cantante ha comunicato un’ispezione fissata per la settimana successiva. La risposta, via email il 25 luglio, è stata durissima: Efferson ha accusato il legale di un tono “razzista” e “a sangue freddo”, parlando di “privilegio maschile bianco”. “Mi sento molestata”, ha scritto, ribadendo di non dare alcun consenso all’ingresso nell’abitazione. Due giorni dopo è arrivata la replica dei legali di Wonder: l’avvocato in questione “non è né razzista, né a sangue freddo, né bianco, né uomo“.

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Tendine su o giù in aereo? L’ex hostess non ha dubbi: “Il passeggero migliore è quello che dorme”. Ecco il galateo che divide chi viaggia

Nelle cabine degli aerei si combatte da tempo una “guerra” silenziosa e il campo di battaglia è la tendina del finestrino. A chi spetta decidere? A chi occupa il posto accanto all’oblò, al personale di bordo o all’intera fila? Le opinioni, tra dibattiti virali e discussioni infinite sul galateo in volo, restano divise.

Ma a schierarsi con decisione è un’ex assistente di volo, Alona Vasylieva, che per quasi dieci anni ha lavorato per una compagnia internazionale e che di tendine ne ha controllate migliaia. Lo riporta Business Insider.

Prima di decollo e atterraggio, spiega, il suo compito era verificare che fossero alzate, proprio come si controlla che gli schienali siano in posizione verticale. Una regola che molte compagnie impongono e che, a suo giudizio, ha una logica precisa.

In caso di emergenza una visuale libera verso l’esterno è utile e permette ai soccorritori a terra di guardare dentro la cabina. Raggiunta la quota di crociera, però, le norme di sicurezza si fermano e subentra la sua regola personale: tendine abbassate.

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“Tre anni dopo Amici c’è stato un periodo in cui si è spento tutto. Avevo molti meno soldi e dovevo stare più attento. Gli amici si sono allontanati. Ero meno famoso, le canzoni facevano meno”: parla Biondo

Biondo (nome d’arte di Simone Baldasseroni) ha partecipato alla diciassettesima edizione di “Amici di Maria De Filippi”. Bello, carismatico e popolare, il cantante ha attraversato l’onda lunga del successo. Poi piano piano i riflettori si sono spenti, fino a quando la prova da attore in “Fabbricante di lacrime” nel 2024 lo ha messo al vertice della classifica globale dei film più visti su Netflix e quindi a un ritorno in pista. L’attore e cantante si è cimentato ora anche nella scrittura con il romanzo “Sette vite non bastano”, scritto con la fidanzata Anna Dvalishvili. Poi sarà la volta della seconda stagione di “The Traitors Italia”, lo show Prime Original italiano, dal 6 novembre.

“Con la mia ragazza va benissimo: ci sposiamo tra un anno, l’abbiamo deciso da poco – ha detto Biondo a Vanity Fair -. Abbiamo avuto una crisi che, però, è servita perché ci ha permesso di ripartire da zero e ridarci la spinta iniziale. Evidentemente serviva affrontare il buio per ritrovare insieme la luce”.

E ancora: “Il libro che ho scritto insieme alla mia fidanzata, che è una grande scrittrice è quasi autobiografico: anche io, quando stavo al liceo e facevo il cuoco, ho avuto uno slancio musicale grazie a una canzone, Quattro Mura, che è riuscita a spaccare. All’inizio ero molto preso in giro, un po’ bullizzato, finché la canzone è esplosa ed è diventata disco d’oro. Da lì le persone cominciavano a incrociarmi per i corridoi della scuola dicendomi: bravo, ti rispetto. Quindi sì, ho dovuto rischiare”.

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“Ho messo per anni le stesse mutande per tutte le partite dell’Inter. Bianche. Per il mio funerale vorrei registrare un messaggio audio per quelli che mi vogliono bene e rincuorarli”: così Giacomo Poretti

L’infanzia felice, la fabbrica a 13 anni, poi il lavorio ospedale fino all’incontro con il teatro. Giacomo Poretti è il protagonista della nuova puntata di “Stories”, in onda lunedì 26 ottobre alle 21 su Sky TG24, “Giacomo Poretti – Chiedimi se sono felice“.

La storia dell’attore inizia nella provincia milanese, nei cortili in cui è cresciuto con la madre, il padre e la sorella. “Era un cortile tipico della provincia milanese. I bagni non erano in casa, ce n’era uno in comune, al piano terra. Mi ricordo che d’inverno, quando nevicava, dovevi attraversare il cortile per andare in bagno la sera, avevi freddo, ti bagnavi i piedi. E allora dicevo a mia mamma: ‘Mamma, posso farla nella neve?’”.

E ancora: “D’estate si portava il tavolo fuori e, per quanto fosse sostanzialmente un monolocale, sembrava di essere in una villa. Era bellissimo il cortile”. Di sé bambino dice: “Ero ubbidiente, un po’ malinconico e riflessivo”. L’infanzia, spiega, è stata “bellissima, uno dei momenti più belli della mia vita”, ma c’è un episodio che ancora oggi racconta con il suo tipico umorismo: “I miei, nel tentativo di farmi del bene, mi hanno mandato in colonia. Siccome ero particolarmente linfatico, mi hanno mandato a marzo e aprile, due mesi di fila. Neanche la famiglia di Elon Musk può permettersi due mesi di mare tra marzo e aprile”.

Aveva appena quattro anni: “Capisci che stare lontani dalla mamma e dal papà a quattro anni… fai il comico per forza nella vita”. Dopo la terza media, comincia a lavorare. “Dopo i tredici anni bisognava andare a lavorare. Sono andato in fabbrica, facevo il saldatore, e poi sono andato a lavorare in ospedale: mi sono fermato lì undici anni”. Il teatro arriva attraverso l’oratorio e un sacerdote, don Giancarlo, “più innamorato di Pirandello che di San Pietro e Paolo”, che cerca di trasmettere al paese la passione per la recitazione.

“Usava il teatro dell’oratorio un paio di volte all’anno, prendeva tutta la popolazione del paese e gli faceva fare delle cose. Un anno aveva bisogno di tre bambini, tre personaggi, tre alieni: uno altissimo, uno grassissimo, uno bassissimo. E io, senza fare il provino, ho vinto quella parte”. Un primo incontro con la scena, mentre la strada verso la comicità passa anche attraverso l’esperienza da animatore nei villaggi turistici. Un lavoro che non amava particolarmente: “Mi vergognavo un po’ di fare l’animatore, è un po’ umiliante. Non vedevo l’ora che finisse quel tirocinio, però dava lo stipendio, miserevole, ma lo dava”.

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“Dove sono finiti i loro valori morali? Dove sono i loro principi morali?”: fidanzato muore prima delle nozze, negato alla compagna il rimborso per la location

No, nessun rimborso per la somma già versata per assicurarsi la location, nonostante il suo futuro marito nel frattempo era morto. Questo è quello che si sarebbe sentita rispondere Zoe Vandeloo, che insieme a Diego Hernandez, poi tragicamente scomparso prima delle nozze, aveva deciso di sposarsi nella location per matrimoni e grandi eventi Posey Meadows, nelle vicinanze di Austin, in Texas.

Le nozze per la coppia erano in programma per il prossimo 20 novembre, ma questo giorno di festa non si potrà celebrare, dal momento che alla fine dello scorso aprile Hernandez ha perso la vita all’improvviso. La donna è stata così costretta ad annullare l’evento, ma non si aspettava certamente di dover affrontare una battaglia legale per vedere riconosciuto il diritto a essere risarcita per la cifra versata per la location.

La coppia aveva, infatti, già dato circa 16.000 dollari per il luogo in cui avrebbe voluto sposarsi. Quando allora Vandeloo ha comunicato alla proprietà di Posey Meadows di voler ottenere indietro la somma già versata, la proprietaria Julie Campbell, stando a quanto visionato da KSAT, avrebbe proposto come opzioni l’utilizzo della location in un’altra data o per un altro evento oppure un parziale rimborso nel caso in cui fosse riuscita ad affittare la location per il giorno in cui era stata tenuta occupata per la coppia.

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“Viviamo in una società che ci schiaccia su modelli prestabiliti e la genitorialità è tra questi. Per le donne e per gli uomini. E non c’è spazio per la fragilità”: parla Elio Germano

Una coppia imperfetta, piena di contraddizioni, davanti al desiderio e alla paura di diventare genitori. È il cuore di “Noi un po’ meglio”, il nuovo film di Daniele Luchetti con Elio Germano e Maria Chiara Giannetta, presentato alla Festa del Cinema di Roma e in arrivo su Netflix il 29 ottobre. Il film segue Simone e Lucia, due persone profondamente diverse alle prese con il complesso percorso dell’adozione, che li porta a mettere in discussione se stessi, la propria idea di famiglia e le aspettative della società.

Per costruire il suo personaggio, Germano ha trascorso del tempo nelle caserme dei vigili del fuoco. “Da loro ho colto una grande attenzione verso gli altri e una forte empatia. Sono persone abituate ad affrontare situazioni imprevedibili e a rassicurare gli altri”, racconta l’attore.

Secondo Germano, il film mostra soprattutto lo sforzo di due persone che provano a uscire dalle proprie certezze per incontrarsi. “La relazione raccontata nel film è lo sforzo che ognuno fa per uscire dalla propria zona di comfort e andare incontro all’altro”, spiega.

L’attore si sofferma poi sui modelli familiari contemporanei. “Sembra che solo famiglie che rispondono a un certo modello possano crescere dei figli. Quando entrano in gioco i minori emergono tante paure e tanti pregiudizi. Ma spesso si finisce per valutare il modello a cui una famiglia assomiglia e non l’amore e l’affetto che può offrire. E invece credo che sia proprio quello ciò che conta”.

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“Quando mi è cresciuto il seno, ho finito di uscire di casa. Avevo papà e due fratelli maschi molto gelosi. Ho vissuto un amore tossico tanti anni fa, ne sono uscita a fatica”: così Barbara De Rossi

Barbara De Rossi è stata ospite di Nunzia De Girolamo nel programma “Ciao Maschio“, in onda su Rai 1 sabato 24 ottobre a partire dalle 17.05. Nel corso della puntata, De Rossi ha aperto il suo cuore raccontando un’esperienza personale dolorosa: quella di una relazione tossica vissuta in passato. L’attrice ha riflettuto sui meccanismi della manipolazione e sulla violenza psicologica nelle relazioni, sottolineando come il suo impegno attivo contro la violenza sulle donne non l’abbia protetta dall’essere coinvolta in prima persona in una situazione simile.

Inoltre ha rilasciato una testimonianza toccante e coraggiosa, confermando di aver vissuto in passato una relazione tossica. “Sì, ho vissuto un amore tossico tanti anni fa, ne sono uscita a fatica: è stata un’esperienza molto dura e difficile della mia vita”, ha dichiarato l’attrice in risposta alla domanda diretta di Nunzia De Girolamo.

Un impegno che va ben oltre la televisione. De Rossi ha sottolineato come la sua sensibilità verso questi temi affondi le radici in un passato lontano: “Mi occupo di maltrattamenti e di violenza contro le donne dall’89, da quando ancora non c’erano le trasmissioni”. Parole che testimoniano una battaglia personale e sociale portata avanti con determinazione, molto prima che il dibattito pubblico su abusi e relazioni tossiche trovasse spazio nei palinsesti televisivi nazionali.

L’attrice racconta il lavoro di un’associazione attiva nel comprendere le dinamiche della violenza, sottolineando come quella consapevolezza non sia bastata a proteggerla.

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“Non sono single, sono sola. Io ho avuto un lunghissimo matrimonio. Le cose purtroppo possono finire. È stato doloroso però era forse necessario”: così Elena Sofia Ricci

Elena Sofia Ricci è tornata su Rai 1 come protagonista della terza stagione della serie tv thriller “I casi di Teresa Battaglia: Figlia della cenere”, in onda in prima serata ogni lunedì. L’attrice è stata ospite nel salotto de “La volta buona” con Caterina Balivo ieri 23 ottobre.

La protagonista di “I casi di Teresa Battaglia” è tornata a raccontare della sua famiglia e del fatto che ha conosciuto il padre e i fratelli dopo 30 lunghi anni: “Li ho conosciuti tardi ed è stato molto molto bello”.

E ancora: “L’amore non è una torta che si divide a fette ma si eleva a potenza. Più siamo e tanto più amore ci può essere fra tutti. Averli ritrovati, in particolare Elisa che in Italia mentre gli altri sono in America, tra noi c’è una comunione di sogni”.

E ancora: “Mi dicono che parliamo e ci muoviamo nello stesso modo seppur non siamo cresciute insieme. Il sangue può anche non contare, però in questo caso si, ci siamo riconosciuti subito”.

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“Chiesi a Tomba perché dopo gli sci non facesse altro. Disse che aveva dedicato la vita allo sport e non voleva fare lo scemo in giro con cose che non gli competevano”: così Gioele Dix

Cosa resta quando i ricordi si fanno più labili? E come si fa a tenere stretti fatti e parole, quelli lontani come quelli di ieri? Se lo chiede Gioele Dix nel suo nuovo spettacolo, “Arrivato a questo punto”, in tournée nei teatri italiani. L’attore affronta con leggerezza un tema che leggero non è: la memoria e i suoi improvvisi vuoti.

Il suo personaggio prova a rimettere insieme chi è partendo dal suono: musiche, voci, persino rumori di fondo che appartengono alla sua storia personale. Il percorso è fatto di slanci e inciampi. Si va da una barzelletta rimasta a metà ai racconti del padre, scampato all’Olocausto. Nel mezzo, voci umane ed effetti sonori si intrecciano, con sinfonie delicate che convivono con ronzii fastidiosi.

Ne nasce un’indagine interiore intensa e ironica, in cui lo spettatore può riconoscersi e, forse, trarre anche un po’ di conforto. Lo spettacolo è inoltre un omaggio al teatro stesso, arte antica che sa far vedere senza ricorrere alle immagini, e senza abusarne.

“Vorrei essere meno inquieto. Ma soprattutto meno pigro: la mattina, per me, è come se dovessi scalare una montagna; il pomeriggio mi sento in piano; la sera scendo con gli sci sulla pista nera” così si presenta l”attore a Sette de Il Corriere della Sera.

Il ricordo va alla caricatura di Alberto Tomba per la Gialappa’s Band: “Curiosamente, pur essendo lui un personaggio all’apparenza molto spavaldo, è riservatissimo, e infatti dopo che smise di sciare non fece altro. Una volta gli chiesi il per- ché e lui rispose che aveva dedicato la vita allo sci e che non voleva fare lo scemo in giro con cose che non gli competevano”.

E ancora: “I Gialappi mi avevano contattato lo scorso anno per GialappaShow, ma poi non se ne è fatto nulla. Però ho preso parte al docufilm di Walter Veltroni che racconta la loro storia”.

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“Se fossi stato davvero un grande attore non ti ritroveresti qui a fare il Grande Fratello Vip”: rissa in diretta tra Alex Belli e Alessandro Roncaccia

Alta tensione nella casa del Grande Fratello Vip. Nel corso dell’ultima puntata del reality condotto da Ilary Blasi, gli inquilini Alex Belli e Alessandro Roncaccia sono stati protagonisti di un acceso confronto, sfiorando la rissa in un faccia a faccia fatto di reciproche accuse e provocazioni. A innescare lo scontro è stato Roncaccia, che ha messo apertamente in discussione le capacità professionali di Belli con parole taglienti: “Se fossi stato davvero un grande attore, se avessi vissuto di cinema, a 45 anni non ti ritroveresti qui a fare il Grande Fratello”.

Durante un acceso confronto, Belli ha attaccato la relazione sentimentale tra Roncaccia e Piera Meloni, affermando con fermezza: “Quando uscirà da qui, di Piera non gli importerà assolutamente nulla”. L’attore ha poi fatto riferimento alla precedente esperienza televisiva del concorrente ad Italia Shore, dichiarando: “Lo conosco bene, ho seguito i programmi che ha realizzato: è un vero stratega. In quell’altro programma, Roncaccia impiegava un’ora per dare un bacio, non undici puntate“.

La tensione è però esplosa quando Roncaccia ha coinvolto la sfera familiare di Belli con una provocazione diretta: “Parla bene chi è venuto qui a costruirsi una storia con la moglie a casa. Sei stato tu a farlo, non io”. A quelle parole, Belli si è alzato di scatto, avvicinandosi a Roncaccia in un confronto faccia a faccia: “Io sono ancora insieme a quella donna e ho un figlio. Porta rispetto, non ti permettere mai più di toccare certi argomenti”.

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“Emilio Fede metteva alla frusta tutti. A me di più, perché ero sempre in diretta. Mi tirò la macchina da scrivere in testa, ma io riuscii a scansarla e colpì la segretaria. Mi voleva bene”: così Paolo Brosio

Paolo Brosio ha conosciuto la popolarità nel mondo del giornalismo televisivo italiano negli anni Novanta. Entrato nell’orbita Mediaset, è diventato famoso come inviato del TG4 diretto da Emilio Fede, per cui seguì da vicino la stagione di Mani Pulite, con le lunghe dirette davanti al Palazzo di Giustizia di Milano. Dopo l’esperienza da cronista, Brosio ha allargato la sua presenza a programmi di intrattenimento e reality, diventando un personaggio televisivo a tutto tondo.

Il passaggio più discusso e raccontato della sua vita è però quello spirituale: la conversione al cattolicesimo dopo un periodo di forte crisi personale e il legame con Medjugorje, che lo ha portato a parlare pubblicamente della propria fede, a scrivere libri e a dedicarsi a testimonianze e pellegrinaggio.

Il giornalista ha spiegato a La Nuova Sardegna quando tutto è iniziato, era il 1991 l’anno della Guerra del Golfo: “Stava nascendo l’informazione privata. Fede mi fece un colloquio di notte. Fui preso e fui subito mandato inviato. A risentirne fu il matrimonio: mi ero sposato da poco, ma non c’ero mai e mia moglie mi fece trovare tutto fuori di casa”.

L’anno successivo scoppia Mani Pulite e iniziano i famosi collegamenti: “Fede mi aveva mandato in Austria perché avevano ritrovato la ‘mummia del Similaun’, ovvero l’uomo ghiacciato di 5300 anni fa. Mi aveva detto: “Vai, devi portare roba esclusiva: anche l’intervista della mummia”. Morale della favola, mentre sono in Austria, a Milano arrestano Mario Chiesa e inizia Tangentopoli. Mi chiama Fede: “Torna indietro, che tanto sarai lì dietro alle cameriere”.

“Non era possibile stare davanti al tribunale, allora mi mettevo nell’isola pedonale di corso Porta Vittoria. – ha spiegato – Si vedeva tutto il palazzo di giustizia, ma passava anche il tram. E io ero sempre lì, con il mio loden o il mio Barbour anche a 50 gradi. Hanno messo anche un cartello: Qui Paolo Brosio faceva le dirette“.

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“L’ho comprato con i miei soldi, che soddisfazione”: Guendalina Canessa e l’orologio di oro bianco, diamanti e zaffiri da 130mila euro. Poi lo chiude in cassetta di sicurezza

Guendalina Canessa ha pubblicato su Instagram le immagini del suo nuovo orologio di lusso, un gioiello in oro e diamanti che, a suo dire, inseguiva da tempo. Il punto su cui l’ex concorrente del Grande Fratello ha voluto insistere è uno solo: l’ha pagato di tasca propria.

“Comprato con i miei soldi, che soddisfazione”, ha scritto sotto lo scatto, aggiungendo che il pezzo è finito subito in banca. L’imprenditrice, infatti, lo tiene in una cassetta di sicurezza: una scelta prudente, viste le dimensioni del valore e il timore di tenerlo in casa, a Milano.

Il modello, stando a quanto emerge, è in oro bianco 18 carati, con cassa e anse tempestate di diamanti e una lunetta che alterna diamanti e zaffiri blu. Sul mercato del collezionismo un esemplare simile può valere tra gli 80mila e i 130mila euro. La forbice dipende da annata, stato di conservazione, presenza della scatola originale e della garanzia ufficiale.

Il tempismo, però, è di quelli che non passano inosservati.

Il post arriva mentre in piazza si protesta contro il caro vita, e i follower si sono subito divisi. Da una parte chi legge l’immagine come una vistosa ostentazione, dall’altra chi rivendica il diritto di spendere i propri soldi come meglio crede.

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Tiramisù richiamato dal Ministero della Salute: “Possibile presenza accidentale di una piccola sfera di acciaio all’interno della vaschetta”

Scatta l’allerta per un dolce al cucchiaio molto diffuso sulle tavole italiane. Il Ministero della Salute ha disposto il richiamo precauzionale di due lotti di tiramisù, a causa del rischio che nelle confezioni sia finito per errore un corpo estraneo.

A essere coinvolto è il prodotto della Gastronomia da Jack, venduto in vaschette da 200 grammi. I lotti oggetto del provvedimento sono due: il 23OTT26, che scade il 23 ottobre 2026, e il 26OTT26, con scadenza fissata al 26 ottobre 2026. Entrambi i dati sono stampati sulla confezione e permettono ai consumatori di verificare rapidamente se il dolce acquistato rientri tra quelli ritirati.

Il tiramisù viene preparato dalla Gastronomia da Jack di Zazzali Giovanni, nello stabilimento di località Gotra Case Palazzina, ad Albareto, nel Parmense.

Il motivo del richiamo è la possibile presenza accidentale di una piccola sfera di acciaio all’interno della vaschetta, un’eventualità che potrebbe rappresentare un pericolo per chi lo consuma.

L’invito ai consumatori è dunque quello di controllare le confezioni eventualmente già acquistate. Chi avesse in casa un tiramisù appartenente ai lotti indicati dovrebbe evitare di mangiarlo e attenersi alle indicazioni contenute nell’avviso ufficiale di richiamo pubblicato dal Ministero della Salute.

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“Basta con questi rumori”: elicotteri sull’Alpe di Siusi e scatta la protesta di San Valentino. Oltre 3mila firme contro i voli turistici

Pochi minuti di volo per chi vuole ammirare le Dolomiti dall’alto, giornate scandite dal rumore per chi vive ai piedi dell’Alpe di Siusi. A San Valentino, frazione di Castelrotto, i voli panoramici in elicottero sono diventati un caso: sono più di tremila le firme raccolte per chiederne lo stop. Il Comune, però, non ha il potere di vietarli in modo diretto. Lo riporta Il Corriere della Sera.

A spiegare la situazione è Christoph Senoner, consigliere della Lista Civica. Alla base del problema c’è un prato privato: un agricoltore lo mette a disposizione per decolli e atterraggi, sfruttando una possibilità prevista dalle norme dell’Enac. “In estate il rumore era continuo“, racconta Senoner, “e quando passava un elicottero non si capiva se fosse un volo privato o un intervento di soccorso“.

La strada della tutela ambientale

Il traffico aereo è competenza dello Stato, e questo restringe lo spazio di manovra dell’amministrazione comunale. Secondo la Lista Civica, però, non lo annulla. Per questo la mozione, in discussione martedì 27 ottobre in consiglio, punta su un’altra via: usare gli strumenti di protezione della natura e del paesaggio per escludere l’area come base di partenza e arrivo dei voli turistici o privati, senza toccare la disciplina del traffico aereo.

Il primo passo sarebbe una perizia ornitologica, da commissionare entro 30 giorni, per accertare la presenza di specie protette. Nella mozione si segnalano avvistamenti di ibis eremita e upupa, che potrebbero giustificare il vincolo. Se lo studio lo confermasse, scatterebbe il procedimento di tutela paesaggistica, che dovrà comunque essere approvato dalla giunta provinciale.

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“Mio marito pensava a uno scherzo”: crociera parte per le Bahamas, ma sbarca in Canada tra freddo, cappotti e sorpresa. Ecco cos’è successo

Cercavano sole, spiagge e brezza tropicale, hanno trovato il freddo canadese. Migliaia di passeggeri della Oasis of the Seas, nave di punta della Royal Caribbean, hanno visto stravolgersi l’itinerario a causa del maltempo: invece di Florida e Bahamas, la rotta è stata deviata verso Halifax, in Nova Scotia, in Canada.

La modifica è arrivata a ridosso della partenza dal New Jersey. Secondo quanto riferito, ai viaggiatori sono state concesse appena poche ore di preavviso. “Mio marito mi ha chiesto se fosse uno scherzo”, ha raccontato Marie Durning, residente nel New Jersey, all’emittente canadese CTV News. Tra cappello di lana e paraorecchie, ha ammesso di aver dimenticato solo la sciarpa.

Il piano originario prevedeva una crociera di sette giorni con mezza giornata a Port Canaveral e poi le Bahamas. «Poi il tempo è peggiorato e siamo finiti qui», ha spiegato Ron Green, della Virginia, parlando con la stessa testata mentre la nave era ormeggiata a Halifax.

La sosta canadese è durata una sola giornata. Per compensare il cambio di programma, la compagnia avrebbe riconosciuto a tutti i passeggeri un buono viaggio pari al 50% e il rimborso delle escursioni a terra non più fruibili. A bordo c’è stato così tempo per una passeggiata sul lungomare, un po’ di shopping e un giro in barca nel porto.

La partenza era fissata per le 18 di mercoledì. Seguiranno tre giorni di navigazione, con rientro nel New Jersey domenica.

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Luna di miele in Perù disastrosa: sposi milanesi viaggiano separati in volo e finiscono al gelo in hotel. Il Tirbunale condanna l’agenzia al risarcimento di 16mila euro

Doveva essere il viaggio più bello della vita, si è trasformato in una sequenza di disguidi, disagi e telefonate rimaste senza risposta. Ora, a quattro anni dalle nozze, una coppia di Milano ottiene giustizia: il Tribunale del capoluogo lombardo ha condannato l’agenzia di viaggi che aveva organizzato la luna di miele a restituire i circa 11mila euro del pacchetto e a versare ulteriori 16mila euro, tra danni e spese legali, per la cosiddetta “vacanza rovinata”. Lo riporta Il Corriere della Sera.

Nelle motivazioni, depositate nei giorni scorsi, il giudice insiste su un punto: il viaggio di nozze non è una vacanza come le altre. La gravità del pregiudizio, si legge in sostanza nella sentenza, nasce proprio dalla natura dell’occasione, carica di aspettative altissime e destinata a diventare un ricordo duraturo per gli sposi.

Un itinerario su misura, ma con problemi fin dal check-in

Il pacchetto, concordato nei dettagli con l’agenzia, prevedeva un tour tra Perù e Colombia dal 12 al 28 agosto 2022, con voli intercontinentali, soggiorni in diverse strutture e vari spostamenti interni per le escursioni. Le difficoltà sono cominciate prima ancora del decollo. Arrivati in aeroporto, i due sposi hanno scoperto che la compagnia Klm li aveva assegnati a voli diversi sulla tratta transoceanica: lei con volo diretto da Amsterdam a Lima, lui con scalo a Panama e arrivo nella capitale peruviana alcune ore dopo.

All’andata il problema è stato risolto grazie alla disponibilità del personale della compagnia, che è riuscito a farli sedere sullo stesso aereo, forse anche per la particolarità del viaggio. Al ritorno, invece, nessun miracolo: la partenza “da separati” è stata confermata.

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“Poteva succedere a chiunque”: Gabriela muore a 18 anni cadendo dalla giostra alla fiera di paese. E il video della tragedia fa il giro del web

Una ragazza di 18 anni è morta in Messico dopo essere precipitata da un’attrazione del luna park allestito per le feste tradizionali di Cabo San Lucas, una località balneare situata sulla punta meridionale della penisola messicana di Bassa California.

L’incidente è avvenuto all’inizio della settimana, mentre la giostra, una struttura a pendolo montata in via temporanea nell’area dell’evento, era in movimento.

A dare la notizia, mercoledì, è stato il municipio con un comunicato diffuso online. La giovane, secondo quanto riportato da almeno due testate locali, sarebbe stata sbalzata fuori dal braccio oscillante.

Le immagini, molto dure, che hanno iniziato a circolare sui social mostrano la vittima, indicata come Gabriela Rodríguez, cadere nel vuoto. In un video si vedrebbe anche il sistema di sicurezza, una barra rossa sulle spalle, sollevarsi prima della caduta. Un’altra ripresa mostra una persona che, dopo l’impatto della ragazza al suolo, viene investita.

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“Eravamo balzati tutti in aria tra paura, urla e sangue ”: turbolenza forte e inaspettata sul volo United per Los Angeles, feriti gli assistenti di volo

Paura a bordo del volo United Airlines 1157, un Boeing 777 partito da Honolulu e diretto a Los Angeles, che mercoledì 21 ottobre ha attraversato una turbolenza definita “severa” durante la fase di discesa verso la California. Quattro assistenti di volo hanno ricevuto assistenza medica e una di loro è stata trasportata in ospedale. Tra i 190 passeggeri, secondo la compagnia, nessun ferito.

L’aereo era decollato dall’aeroporto internazionale Daniel K. Inouye intorno alle 13 ora locale, secondo i dati di FlightAware, ed è atterrato a Los Angeles poco prima delle 21. L’episodio si è verificato a circa 27.000 piedi di quota, a una decina di miglia dal punto in cui il pilota ha poi comunicato la situazione alla torre.

Nella registrazione audio diffusa da ATC.com, il comandante racconta di aver incontrato una turbolenza forte, durata circa cinque secondi. Il pilota ha poi parlato di un fenomeno brevissimo, simile a quello che si verifica quando si attraversa la scia di un altro velivolo. Il controllore ha quindi chiesto conferma dei feriti: dal cockpit sono arrivate le indicazioni su due assistenti di volo, entrambe donne, di 62 e 58 anni. La torre ha confermato l’invio dei soccorsi al gate.

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“Ho perso un figlio, così ho cantato la sua canzone preferita. Me lo immagino che mi prende e mi porta con sé”: Pasqualino commuove tutti a “The Voice Senior”

Momento di commozione durante la puntata di ieri 23 ottobre di “The Voice Senior”, in onda su Rai Uno con alla conduzione Antonella Clerici. Sul palco è apparso Pasqualino Costantini che ha presentato il brano “L’acrobata” di Michele Zarrillo.

Un grande successo per il cantante perché tutti e quattro i coach Fiorella Mannoia, Nek, Clementino con Rocco Hunt e Arisa si sono girati con le loro poltrone perché catturati dall’interpretazione vocale di Pasqualino.

“Come mai hai deciso di venire qui a The Voice portando questo brano?”, ha chiesto Arisa prima di conoscere la scelta del cantante. “È molto importante per me questa canzone. Io ho perso un figlio”. Lo studio e tutti i presenti si sono commossi all’istante.

E ancora: “A mio figlio piaceva tantissimo questa canzone. E io immagino un acrobata che si lancia nel vuoto ogni volta che la canto e mio figlio mi prende per mano e mi porta con sé”.

Arisa ha poi domandato: “E come ti senti adesso che l’hai cantata? Come ti senti?”. La risposta di Pasqualino è stata: “Benissimo, adesso benissimo. Grazie a voi”. Arisa poi ha chiuso affermando: “Emozioni come il dolore più profondo vanno espresse, vanno urlate. A volte più che urlarle basta una canzone”.

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