❌

Reading view

Manovra, la bozza in 157 articoli: taglio dell’Irpef solo per un anno, stretta sulle pensioni. E spunta la “exit tax” per i ricchi che spostano la residenza all’estero

Il testo della legge di Bilancio per il 2027 ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato, è stato trasmesso a Palazzo Chigi e poi al Colle. A stretto giro, l’autorizzazione del Capo dello Stato: la prossima settimana, alle Camere, si apriranno ufficialmente i lavori. La bozza prevede 157 articoli, che dettagliano le misure illustrate a grandi linee mercoledì scorso dal governo in conferenza stampa, con Giorgia Meloni, i vicepresidenti del Consiglio, Matteo Salvini e Antonio Tajani, e il titolare del ministero dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Dopo una difficile genesi, prende vita il nuovo step per il taglio dell’Irpef al ceto medio: la seconda aliquota al 33% viene estesa oltre i 50mila euro, fino a 55mila euro, andando a coinvolgere una platea di circa 3,2 milioni di contribuenti. L’intervento, che comporta una riduzione del gettito di circa 1,43 miliardi, è però limitato solo al 2027. Per gli autonomi è confermata l’estensione della flat tax fino a 100mila euro: sopra gli 85mila euro, però, scatta l’applicazione dell’Iva. Si concretizza anche la dimensione del contributo chiesto al settore finanziario. Tra Dta, Ires, Irap, Tobin Tax, da banche e assicurazioni, secondo le stime della Relazione tecnica, arriveranno 5,8 miliardi di euro nel 2027. In particolare, l’addizionale Ires sale di 3 punti percentuali, viene modificato nuovamente il regime delle Dta (imposte differite attive) e la tassa sulle transazioni finanziarie viene raddoppiata dallo 0,4% allo 0,8%. Un contributo viene chiesto anche alle società energetiche, che si vedranno l’aliquota Irap aumentare di 5 punti percentuali per due anni.

Exit tax sui privati e targhe personalizzate da ben mille euro

Tra le novità non annunciate spunta l’estensione della exit tax, la tassa sui super ricchi che espatriano, già prevista per le imprese, anche ai privati. Verranno coinvolte le persone che trasferiscono la residenza fiscale all’estero e che possiedono investimenti finanziari per almeno 800mila euro: si tratta di una tassa sui guadagni maturati in Italia con azioni, partecipazioni e altri strumenti finanziari, anche se non sono ancora stati venduti. L’aliquota ordinaria è del 26%, secondo quanto indicato nella relazione tecnica, ma l’imposta non si applica all’intero valore degli investimenti: a essere tassata è soltanto la plusvalenza, cioè la differenza tra il valore raggiunto dai titoli e il loro costo di acquisto.

Inoltre la novità delle targhe personalizzate sarà più cara di quanto inizialmente ventilato: da marzo serviranno fino a mille euro per i privati e 10mila per le imprese; poi da giugno gli importi si dimezzeranno.

Pensioni, arriva la stretta. Prorogato il Fondo mutui prima casa

Arriva poi la stretta sulla rivalutazione delle pensioni: l’adeguamento all’inflazione sarà pieno solo per gli assegni fino a quattro volte il minimo (2.447,4 euro), per quelli più alti l’adeguamento sarà invece parziale. Il fondo per l’uscita dal mercato del lavoro avrà 850 milioni di euro all’anno per il triennio 2027-2029. Confermata inoltre l’Ape sociale nel 2027. Sul fronte previdenza spunta anche la riduzione graduale dei tempi di pagamento del Tfs, il trattamento di fine servizio per i dipendenti pubblici che vanno in pensione: dal 2028 l’attesa scende da 9 a 6 mesi mentre dal 2029 i tempi si riducono a 3. Per finanziare la card per gli anziani è istituito un fondo da 1,6 miliardi, mentre alla sanità sono confermate risorse per 2,4 miliardi l’anno.

Per i giovani è prorogato fino al 2029, con 400 milioni, il Fondo mutui prima casa. Sono poi confermati, come annunciato, la flat tax sull’aumento delle retribuzioni fino a 2.500 euro e l’aumento della deduzione per l’assunzione di under 36 e lavoratrici madri (al 140% e 180%). Si riducono poi le detrazioni sulle erogazioni ai partiti politici, che passano dal 26% al 19%. Sul fronte delle coperture arriva il doppio rincaro nel 2027 del costo delle sigarette, mentre nel capitolo spending review compare anche un contributo strutturale per Palazzo Chigi da 60 milioni l’anno. Confermato il rinvio di 6 di plastic e sugar tax, con un mancato gettito di 316 milioni. L’editoria incassa aiuti per l’acquisto della carta e misure per il prepensionamento di 85 giornalisti l’anno.

L'articolo Manovra, la bozza in 157 articoli: taglio dell’Irpef solo per un anno, stretta sulle pensioni. E spunta la “exit tax” per i ricchi che spostano la residenza all’estero proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“In piazza contro il governo Meloni e il riarmo”, il vox tra i manifestanti al corteo di Roma: “Il centrosinistra? Non ci rappresenta”

In piazza contro il governo Meloni, reclamando salari e pensioni più alte e misure concrete contro il carovita. In corteo per le strade di Roma per protestare contro la manovra e contro le politiche di riarmo portate avanti dall’esecutivo. Circa 100mila persone secondo gli organizzatori hanno sfilato per la Capitale. Un corteo tra la stazione Termini e il ministero dei Trasporti, poi ancora verso il Colosseo e i Fori imperiali – dove diversi manifestanti si sono accampati – aderendo allo sciopero proclamato dall’Usb e dai sindacati di base, tra cori e slogan scanditi contro la premier e il suo esecutivo. Così come verso il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, accusato per la propaganda sulla legge Fornero, così come per le precettazioni dei lavoratori in sciopero, contestato quando il corteo ha sfilato sotto la sede del suo dicastero. Eppure, nella piazza che contesta Meloni, non sembra esserci fiducia su chi dovrebbe rappresentare un’alternativa di governo: “Il campo largo? Non ci rappresenta“, spiegano in tanti manifestanti. “Quando governava il Pd gli studenti che contestavano venivano manganellati allo stesso modo di oggi”, accusano gli studenti dei collettivi. Ma è soprattutto sul tema degli armamenti che i progressisti non raccolgono consensi tra chi sfila e sciopera. Al massimo, c’è chi aspetta da Pd, M5s e Avs e il fronte progressista fatti concreti: “La posizione contraria sul 5% del Pil sulle spese militari? Lo vedremo alla prova dei fatti“, spiega una manifestante, mentre mette dei fiori su un cannone di cartapesta, così come si diceva negli slogan degli anni Sessanta.
Chi ci mette la faccia in piazza, mentre nelle stesse ore del corteo i leader del centrosinistra decidono di organizzare quell’incontro rinviato per mesi sul programma, sono intanto alcuni parlamentari: “Siamo venuti qui per ascoltare, anche per sentire le critiche“, si difende il dem Arturo Scotto. Che però contesta chi parla di ambiguità sul riarmo: “La nostra posizione è chiara, quella di Elly Schlein e del Pd, come quella dei partiti del fronte progressista”. C’è anche il M5s per le strade della Capitale, con il capogruppo Riccardo Ricciardi che sottolinea: “C’è chi dice che non si sente rappresentato dal nostro campo? Noi come M5s siamo sempre stati chiari contro il riarmo“. Posizione condivisa anche da Elisabetta Piccolotti, in piazza per Avs: “Siamo in piazza con tanti parlamentari. Che ci sia un vertice tra i nostri leader significa che vogliamo raccogliere le richieste di questo corteo. Ora facciamo in fretta il programma, deve essere coraggioso”. La fiducia però non c’è, almeno per ora, tra chi protesta: “Al momento una reale alternativa non la vediamo”.

L'articolo “In piazza contro il governo Meloni e il riarmo”, il vox tra i manifestanti al corteo di Roma: “Il centrosinistra? Non ci rappresenta” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Lavoriamo per 700 euro al mese ma il governo si indigna solo per qualche vetrina rotta”: le voci della piazza di Napoli

A Napoli più di 20mila persone tra studenti e lavoratori hanno partecipato allo sciopero generale indetto dal sindacato Usb contro carovita e spese militari. “In questo momento in tutta Europa – ci dice uno dei manifestanti – c’è una ripresa delle manifestazioni giovanili dappertutto in Francia, in Spagna e in Albania e pensiamo ci sia un vento nuovo di giovani che vogliono lottare per un futuro migliore che questo sistema non può più assicurare. Oggi scioperano i lavoratori ma scioperano anche gli studenti perché c’è la necessità di unire le forze ispirandosi a quello che fu il ’68, un periodo di grande trasformazione della società e di lotta contro un sistema marcio che adesso è più marcio di prima”.

I manifestanti partiti da Piazza Mancini intonando slogan contro il governo hanno tentato di accedere alla Stazione Centrale partenopea, ma l’enorme dispiegamento delle forze dell’ordine ha impedito loro l’accesso. “Oggi in piazza c’è un pezzo di Paese che non è rappresentato – spiega Giuliano Granato portavoce di Potere al Popolo – un pezzo di Paese di cui non si ascolta mai la voce ed è la voce di chi lavora a 700 euro al mese, abbiamo letto editoriali su qualche vetrina rotta ma mai nulla su chi non arriva più nemmeno alla terza settimana del mese e il governo di fronte a tutta questa gente ha risposto solo con la repressione, otto pacchetti sicurezza e nessun decreto sui salari, sul caro affitti e sul costo della vita in generale. Ma – conclude Granato – non è con il manganello che si governa un paese e soprattutto non è con il manganello che si danno risposte a migliaia di cittadini in piazza e alle ragioni profonde che stanno dietro a questa protesta e a questo malessere diffuso che oggi riguarda sia lavoratori che studenti”.

Nel corso del corteo un’immagine raffigurante la premier Giorgia Meloni e la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è stata data alle fiamme. Il corteo ha poi cambiato percorso per dirigersi verso il porto commerciale mandando di fatto in tilt il traffico cittadino per tutta la mattinata e bloccando i varchi autostradali. Qui un gruppo di studenti ha appiccato il fuoco ad un carro armato di cartapesta e a delle finte banconote da 100 euro proprio davanti alle forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa. “E’ un gesto simbolico – ci spiega una manifestante – per dire che i miliardi che i governi stanno bruciando in armi dovrebbero essere impiegati per i salari, per le scuole e per il welfare”.

L'articolo “Lavoriamo per 700 euro al mese ma il governo si indigna solo per qualche vetrina rotta”: le voci della piazza di Napoli proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Siher, il Tribunale chiede di valutare misure di protezione per la gip Landoni. L’Anm: “Attacchi sessisti e diffamatori”

Dallo scontro politico alle minacce personali, fino alla possibile adozione di misure di protezione. Si aggrava il clima attorno alla gip del Tribunale di Milano Tiziana Landoni, finita al centro delle polemiche dopo la decisione di non convalidare il fermo di Youssef Siher, l’attivista pro Palestina coinvolto nelle indagini sul Movimento 17 ottobre. Il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, ha scritto al prefetto e al questore per chiedere di verificare se la magistrata sia esposta a una situazione di pericolo tale da rendere necessaria l’adozione di misure di tutela.

La richiesta arriva dopo che un monitoraggio dei social network ha portato all’individuazione di diversi messaggi minatori indirizzati alla giudice. In almeno due casi, secondo quanto emerso, le minacce sarebbero esplicite. Parallelamente, l’Associazione nazionale magistrati di Milano denuncia una serie di attacchi personali, con insulti sessisti e contenuti diffamatori, rivolti non soltanto a Landoni ma anche ad altre magistrate coinvolte nel procedimento.

Minacce sui social alla gip Landoni, la lettera del presidente Roia

La situazione è stata presa in esame dai vertici del Tribunale milanese, che hanno avviato una ricognizione dei contenuti pubblicati online dopo la scarcerazione di Siher e le successive polemiche politiche. I carabinieri in servizio presso la dirigenza del Tribunale hanno effettuato controlli su chat e post, individuando una serie di frasi considerate minatorie. Alcuni dei messaggi sono stati allegati alla comunicazione inviata da Fabio Roia al prefetto di Milano, al questore, al procuratore Marcello Viola e alla procuratrice generale Francesca Nanni. L’obiettivo è accertare se esistano rischi concreti per la sicurezza personale della giudice e se sia quindi necessario predisporre strumenti di protezione. Al momento non risulta che siano già state disposte misure specifiche. La richiesta riguarda proprio la valutazione dell’eventuale pericolo alla luce dei contenuti emersi dal monitoraggio.

Anm Milano: “Attacchi di inaudita gravità e di evidente matrice sessista”

A denunciare il clima che si è creato attorno alla vicenda è anche la sezione distrettuale milanese dell’Associazione nazionale magistrati, che ha diffuso una nota di solidarietà alle colleghe coinvolte. “L’immagine di alcune magistrate, requirenti e giudicanti, impegnate in indagini ampiamente raccontate dagli organi di informazione, è stata non soltanto diffusa pubblicamente, ma accompagnata da commenti e attacchi di inaudita gravità, dai contenuti apertamente diffamatori e connotati da una evidente matrice sessista”, denuncia l’Anm. L’associazione sottolinea come l’esposizione pubblica delle magistrate stia assumendo caratteristiche particolarmente preoccupanti, andando ben oltre il confronto sulle decisioni giudiziarie.

“Si dice spesso che i magistrati parlino attraverso i loro provvedimenti e che la loro immagine personale non appartenga alla dimensione della comunicazione pubblica. Proprio per questo, quanto sta accadendo in queste ore desta particolare preoccupazione”, si legge nella nota.

Nel mirino anche la pm Francesca Crupi: la foto scambiata per quella della giudice

Gli attacchi non hanno riguardato soltanto Tiziana Landoni. Tra le magistrate prese di mira figura infatti anche Francesca Crupi, la pubblico ministero che aveva chiesto la convalida del fermo e la custodia cautelare in carcere per Siher. La sua immagine sarebbe stata diffusa online e scambiata per quella della gip Landoni, diventando a sua volta oggetto di insulti e commenti offensivi. Un episodio particolarmente significativo, anche alla luce del fatto che le due magistrate avevano assunto posizioni opposte nel procedimento: Crupi aveva sostenuto le richieste della Procura, mentre Landoni le aveva respinte, disponendo la liberazione dell’attivista.

L’Anm esprime alle colleghe “piena e incondizionata solidarietà”, condannando ogni forma di aggressione personale che superi i confini del diritto di critica. Secondo l’associazione, questi comportamenti finiscono per colpire “la dignità delle persone e, in particolare, delle donne che esercitano funzioni pubbliche”.

Caso Siher, lo scontro politico e la richiesta di tutela al Csm

Le minacce arrivano al termine di giorni di fortissima tensione istituzionale. La decisione di Landoni di non convalidare il fermo di Siher era stata definita “vergognosa” dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mentre il vicepremier Matteo Salvini aveva sollevato dubbi sull’imparzialità della magistrata, richiamando la sua adesione a un appello dei giuristi per Gaza.

Proprio in seguito alle dichiarazioni della premier, un gruppo di consiglieri togati e laici del Consiglio superiore della magistratura ha chiesto l’apertura di una pratica a tutela della giudice, ritenendo che gli attacchi politici rischino di delegittimare la funzione giurisdizionale. Ora, tuttavia, la questione assume anche una dimensione di sicurezza personale.

L'articolo Siher, il Tribunale chiede di valutare misure di protezione per la gip Landoni. L’Anm: “Attacchi sessisti e diffamatori” proviene da Affaritaliani.it.

  •  

Manifestaciones sin incidentes en toda Italia en una huelga general contra el coste de la vida y el rearme

Italia ha vivido este viernes una intensa jornada de protestas en una huelga general convocada por el sindicato USB, apoyada por empleados públicos, el personal de los puertos y colectivos estudiantiles, contra el coste de la vida, las políticas de rearme y el Gobierno de Giorgia Meloni. El lema de la movilización ha sido “Bajad las armas, subid el salario”.

Seguir leyendo

© Valentina Stefanelli (Valentina Stefanelli/LaPresse vi)

Manifestación en Roma contra el coste de la vida y las políticas de rearme, a su paso por el Coliseo, este viernes.
  •  

Italians Protest Against Meloni Over Cost of Living and Rearmament

A nationwide strike brought together workers, students, housing rights groups and farmers.

On Friday, thousands of people demonstrated in major Italian cities against far-right Prime Minister Giorgia Meloni, the high cost of living and military rearmament.

RELATED:

Southern Italy Faces Food Shortages as Drivers’ Strikes Continue

The protests took place as part of a general strike called by the Unione Sindacale di Base (USB) and were supported mainly by students, public-sector workers and housing rights organizations.

Rome was one of the main focal points of the demonstrations, with a protest encampment outside the Colosseum set to remain in place through Sunday.

The largely peaceful demonstrations spread across cities including Milan, Florence, Naples, Genoa, Turin and Bologna, as well as several locations in Sicily.

“Workers, working-class communities, homeless people and agricultural producers have mobilized against the economic crisis this government is imposing on us to finance rearmament and military spending that have nothing to do with the interests of the population,” USB Director Stefano De Angelis said, noting that more than 1.5 million people had taken part in protests held across the country.

👥 Roma, sciopero generale: circa 100mila manifestanti secondo le stime dell'USB.

Il corteo di studenti e lavoratori, partito da piazza dei Cinquecento, è tornato alla stazione dopo aver attraversato la città. Video di Maurizio Leggeri e Diariodigitale pic.twitter.com/PwJ3GMkRVK

— Italia 24H Live 🔴 – Notizie dall'Italia (@Italia24HLive) October 30, 2026

The text reads, “General Strike in Rome: approximately 100,000 protesters, according to USB estimates. The march of students and workers, which set off from Piazza dei Cinquecento, returned to the station after moving through the city.”

Protest Encampment Outside the Colosseum Through Sunday

In Rome, the main demonstration drew at least 20,000 participants and set off from Piazza del Cinquecento toward the area surrounding the Colosseum.

Once there, organizers announced their intention to occupy Via dei Fori Imperiali, the avenue connecting central Piazza Venezia with the monument, and set up tents through Sunday, when a national assembly is scheduled to take place.

The initiative, organized by the USB and the Lotta per la Casa collective, aims to turn the site into a space for mobilization and participation by the various groups that have joined the protests across Italy.

“This demonstration does not end here. We will continue mobilizing through Sunday, when we will hold a major national assembly in this square, beneath the Colosseum, attended by representatives of all the demonstrations taking place across the country today,” De Angelis said.

The union leader also denounced restrictions preventing demonstrators from approaching Montecitorio, the seat of the Chamber of Deputies, describing them as “anti-democratic.”

“In any country where demonstrations are held against the government, people can reach government and parliamentary buildings. In Italy, this is prohibited,” he said.

“We will stay here, outside the Colosseum, through Sunday to show that this city, too, must be a place for participation in protest mobilizations.”

Sciopero generale, studenti e lavoratori insieme nelle piazze: “Siamo centinaia di migliaia”. Da Milano a Napoli occupate le tangenziali https://t.co/wolYZWxUmR

— Elio Lannutti (@ElioLannutti) October 30, 2026

The text reads, “General strike, students and workers together in the streets: ‘There are hundreds of thousands of us.’ From Milan to Naples, ring roads occupied.“

Clashes and Roadblocks

The day’s main episode of tension occurred in Turin, in northern Italy, where clashes broke out between demonstrators and security forces in the central Piazza Castello.

Participants in the march threw eggs, bottles and red paint at riot police, who responded with charges and high-pressure water hoses.

After the clashes, participants returned to the occupied university campus and announced a new gathering for 6 p.m. local time to continue the protests. Objects were also thrown at police in Rome, near the Colosseum.

The strike also caused major traffic disruptions, particularly in Bologna, in northern Italy, where demonstrators blocked access roads to several educational institutions and marched along the ring road, forcing the temporary closure of the A14 highway.

In Genoa, in northern Italy, participants blocked access to the port, while other demonstrations disrupted daily activities in major Italian cities.

Friday’s strike marks the beginning of a series of mobilizations in Italy that will continue Nov. 20 with a general strike across all sectors called by the CGIL, the country’s largest trade union confederation, and a taxi-sector strike scheduled for Dec. 14.

The day was marked by a heavy security presence across the country following violent incidents reported Oct. 17 and 18 in Milan, Turin and Bologna. Those incidents prompted Meloni’s government to approve an extraordinary security decree and deploy 500 military personnel to support police forces.

teleSUR/ JF

Source: EFE

  •  

“Governo vaff**”: il grido del corteo di Reggio Calabria. “Meloni lo sai quanto costa andare da qui a Milano per curarsi?”

Più di mille persone e nessun incidente a Reggio Calabria per il corteo che ha attraversato il centro storico della città dello Stretto per protestare contro la guerra, il riarmo e le politiche economiche del governo Meloni. Anche sulle note di “Bella ciao”, la manifestazione, partita da piazza De Nava e promosso dall’Usb insieme a Orsa Porti, ha portato in piazza soprattutto tanti giovani, tra bandiere palestinesi, striscioni e slogan contro il carovita e i tagli ai servizi pubblici.

“È una cosa importante – afferma Peppe Marra dell’Usb Calabria – perché la storia ci insegna che quando i lavoratori e gli studenti hanno sposato le stesse cause, qualcosa nel nostro Paese è sempre migliorato”. Piu duro un altro sindacalista, Aurelio Monte, sempre dell’Usb: “State distruggendo l’Italia intera e pensate soltanto ad acquistare armi, e i nostri ospedali stanno crollando. I cittadini sono costretti a emigrare per andarsi a curare”.

Rivolgendosi alla presidente del Consiglio, Monte ha aggiunto: “Tu sai quanto costa fare un viaggio da Reggio Calabria a Milano, a Roma, per andarsi a curare? Non ne hai idea. Tu viaggi con l’aereo di Stato, con l’elicottero e con la macchina blu. Meloni, ormai ti abbiamo sgamato, non sei più credibile. Vai a casa. Basta con gli inganni, basta con le promesse mancate. Governo vaffanculo”.

Nel mirino del sindacalista dell’Usb finisce pure il ministro delle Infrastrutture e il progetto del Ponte sullo Stretto: “Salvini, quel ponte che vuoi fare, mettitelo dietro”. Ma anche il segretario di Forza Italia: “Stanno arrivando i droni. Questo è il nostro ministro degli Esteri, uno che dice di nascondersi quando vediamo i droni. Siamo arrivati a questo livello. Una politica così scarsa, così incompetente, non l’abbiamo mai vista in questa Italia. Sono arrivati a dimostrare che anche gli asini possono andare in Parlamento”.

Tra gli interventi ci sono stati quelli degli studenti, che contestano i tagli all’istruzione e la gestione delle risorse pubbliche. “Io devo prepararmi a combattere per una nazione che neanche mi ascolta?”. E ancora: “Coloro che sono al governo non vogliono un popolo di successo. Loro vogliono delle pedine che seguono il volere di chi paghiamo con i nostri soldi. Alcuni chiameranno queste proteste un weekend lungo, ma quelli lì se lavorano 3 giorni alla settimana è tanto”.

Secondo un altro studente: “È importante andare a scuola e studiare la storia del nostro Paese per evitare di fare gli stessi errori ed evitare di diventare come Salvini, come Vannacci e come Tajani”.
Non mancano, infine, gli slogan antifascisti e quelli contro la presidente del Consiglio: “Meloni, vaffanculo”. Dal microfono c’è il tempo di un ultimo messaggio: “Se spendono miliardi in propaganda è perché sanno che quando la gente si incazza c’è poco da fare. Non bastano tutti i lacrimogeni in faccia e tutte le manganellate in testa e tutti i decreti sicurezza del mondo a fermare la gente quando è incazzata e quando ha detto basta”.

L'articolo “Governo vaff**”: il grido del corteo di Reggio Calabria. “Meloni lo sai quanto costa andare da qui a Milano per curarsi?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Adriano Celentano torna a parlare di politica: “Ehi politici, non vorrei svegliarvi, però c’è qualcosa che dobbiamo sistemare…”

Adriano Celentano torna a rivolgersi alla politica. Lo fa con un breve messaggio pubblicato sul suo profilo Instagram, L’Inesistente, nel quale chiama in causa i politici e li invita a riflettere su una questione che riguarda direttamente gli elettori: la difficoltà di riconoscersi in chi dovrebbe rappresentarli. Il post si intitola L’incognita e contiene un appello che il Molleggiato, 88 anni, affida a poche righe.

“Ehi politici… non vorrei svegliarvi, però c’è qualcosa che dobbiamo sistemare… altrimenti c’è il rischio di non sapere più chi siete…e questo è grave perché poi la gente non sa per chi votare…ecco perché poi l’affluenza alle urne è sempre più flebile…”. Nessun riferimento esplicito al governo, a un partito o a un esponente politico in particolare. Celentano si rivolge indistintamente a chi fa politica, collegando la crescente distanza tra rappresentanti e cittadini alla disaffezione degli elettori e al calo della partecipazione al voto.

L'articolo Adriano Celentano torna a parlare di politica: “Ehi politici, non vorrei svegliarvi, però c’è qualcosa che dobbiamo sistemare…” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Da Del Vecchio messaggio pericoloso: se hai soldi, compri i giornalisti che ti criticano”. L’analisi di Scanzi a Piazzapulita

“Il senso dell’operazione di Leonardo Maria Del Vecchio era molto preoccupante: comprare quei giornali e quei giornalisti che non sono graditi e che ti fanno le pulci. Se hai soldi, li compri e così smettono di attaccarti o anche soltanto di fare informazione. È un messaggio pessimo“. Sono le parole del giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita (La7), dove ha presentato il suo nuovo saggio “Ora o mai più. 10 modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni e le destre di governo” (PaperFirst).

Le parole di Scanzi si riferiscono al tentativo di acquisizione del Fatto Quotidiano da parte di Leonardo Maria Del Vecchio, che ieri ha annunciato la rinuncia all’offerta pubblica di acquisto su Seif, la società editrice del giornale. Il giornalista interpreta l’operazione dell’erede di Luxottica come un segnale allarmante per la libertà dell’informazione: “Noi abbiamo le spalle larghe, qualcun altro no e si fa comprare. Quindi, al di là delle risate che suscita immediatamente Del Vecchio, perché è un personaggio abbastanza surreale, il messaggio sotteso era molto pericoloso. Però è stato respinto con perdite, metaforicamente parlando”.

Nel corso dell’intervista, Scanzi riserva parole altrettanto dure alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a proposito del caso Youssef Siher, arrestato e successivamente scarcerato. Alla domanda di Formigli su quale prova abbia dato Meloni in questa vicenda, Scanzi risponde senza esitazioni: “Ha fatto se stessa. Ha dato la prova di una donna che molto spesso non ha rispetto per le istituzioni, che è profondamente berlusconiana, che non rispetta la magistratura e che spesso la criminalizza. È giustizialista quando le fa comodo e garantista a giorni alterni. Aspetta il settecentesimo grado di giudizio quando si parla di Delmastro e Santanchè, mentre dopo un fermo ha già deciso che Youssef Siher è ‘l’ayatollah dei maranza’, citando uno dei tanti giornali vicini a Giorgia Meloni“.

Secondo Scanzi, la vicenda mette in evidenza anche le contraddizioni della posizione della premier sulla giustizia e sul referendum: “Ha dimostrato che votare per il referendum significava in realtà, come dicevamo noi che abbiamo votato No, difendere la libertà della magistratura. Perché se fosse dipeso soltanto dal separare le carriere, lei dovrebbe essere felice, visto che una giudice ha preso le distanze da una richiesta del pm”.

Formigli sposta quindi la discussione sulle prospettive dell’opposizione e chiede a Scanzi se il campo progressista abbia davvero la possibilità di battere la destra alle prossime elezioni. La risposta è affermativa, accompagnata da una stoccata alla maggioranza e da un avvertimento ai leader progressisti: “Sì, se vuole, lo può battere. Perché dall’altra parte non ci sono Churchill, Roosevelt e Adenauer, ci sono Donzelli, Bignami e Salvini. Quindi basterebbe poco. Bisogna capire soprattutto se lo vogliono Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli“.
Il giornalista critica le divisioni interne alla coalizione: “Mi sembra che stiano perdendo tempo nelle baruffe chiozzotte sul fare le primarie o meno. Devono fare squadra al più presto, perché il tempo è sempre meno. La possibilità c’è, perché è un governo disastroso che sta fallendo e quindi è battibile. Però dall’altra parte non mi sembra che al momento scorgiamo dei particolari fenomeni”.

Ancora più esplicito è il giudizio su Matteo Renzi. Formigli osserva che, con l’attuale legge elettorale, il centrosinistra potrebbe avere bisogno anche di una componente moderata capace di attirare gli elettori del centrodestra delusi dal governo Meloni. Scanzi chiarisce di non avere alcuna preclusione verso quell’elettorato: “Io non sono minimamente contrario ad attrarre anche i moderati. Non mi fido di Matteo Renzi, la mia critica è personale, al soggetto Renzi. Credo che se ti metti in casa Renzi fai scappare gli astenuti, i delusi, buona parte dei Cinque Stelle e di Avs. E poi ti metti in casa uno che, appena entra, la casa te la bombarda“.

Quando Formigli gli fa notare che l’ex presidente del Consiglio è attualmente tra i più aggressivi contro Meloni, Scanzi replica: “Sì, perché adesso va di moda menarlo, ma mi convince poco. Lo fa per egocentrismo. Poi vai a vedere il suo programma: dov’è che va d’accordo con Avs e il M5s?”. Il giornalista indica anche alcune figure che considera compatibili con un ampliamento della coalizione: “Sono d’accordo ad allargare il campo largo, per esempio pensando a Ruffini, a Onorato o a Magi. Ma se ti metti in casa Renzi, Calenda, le Picierno o certi soggetti del Pd riformista fai scappare l’elettorato, anzitutto quello astenuto, che è quello che devi riportare a casa. Secondo te, coloro che hanno smesso di votare tornano a votare se gli dici di votare Renzi? Secondo me no”.
Scanzi spiega che la strada da percorrere è quella di un “radicalismo civico”, capace di intercettare soprattutto i giovani e chi ha perso fiducia nei partiti. “Devi ascoltare questi ragazzi che scendono in piazza e li conquisti con progetti seri e radicali. Dubito che si mettano a votarti se gli dici: ‘Guarda, vota Renzi’. Sono persone che devono reinnamorarsi della politica”.

L'articolo “Da Del Vecchio messaggio pericoloso: se hai soldi, compri i giornalisti che ti criticano”. L’analisi di Scanzi a Piazzapulita proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Corteo a Napoli, bruciato un carro armato di cartone per protesta contro la spesa militare

Un carro armato di cartone – con dei soldi finti e il volto di Giorgia Meloni – è stato dato alle fiamme dai manifestanti del corteo di Napoli contro il carovita e la politica del riarmo. “È un gesto simbolico“, dicono i promotori schierati proprio davanti all’ingresso dell’autostrada in via Reggia di Portici. Di fronte a loro le forze dell’ordine in assetto anti sommossa per impedire l’accesso all’autostrada. Alle spalle degli agenti anche quattro camionette blindate di polizia e carabinieri. Un gruppo di manifestanti sta continuando a percorrere via Reggia di Portici, andando in direzione dell’uscita dell’autostrada.

L'articolo Corteo a Napoli, bruciato un carro armato di cartone per protesta contro la spesa militare proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Napoli, bruciate le immagini di Meloni e Bernini durante lo sciopero generale

Bruciate le immagini di Meloni e Bernini a Napoli durante lo sciopero generale. Gli studenti e le studentesse del CAU (collettivo autorganizzato universitario), durante il grande corteo regionale indetto dall’unione sindacale di base contro carovita, guerra e carobenzina hanno dato fuoco ad un’immagine rappresentante la premier Giorgia Meloni e la Ministra dell’università Annamaria Bernini mentre stringono le mani del famoso omino simbolo del gioco di società Monopoly.

Gli studenti hanno spiegato le ragioni del loro gesto: “I prezzi dei beni di prima necessità sono triplicati, la benzina è diventata un bene di lusso, i trasporti funzionano sempre peggio, lo stipendio – quando c’è – non basta più, e invece di ricevere risposte concrete dall’attuale governo vediamo solo tappeti rossi alla speculazione edilizia”.

La critica principale mossa dai giovani del CAU è proprio rivolta all’attuale piano di edilizia studentesca voluto dal governo Meloni nel PNRR: “Siamo stufi di continuare ad assistere a politiche di privatizzazione e di definanziamento del settore universitario, paghiamo affitti che raggiungono i 700€ per una camera singola nelle grandi città universitarie e l’unica risposta di questo governo è investire miliardi del PNRR per la costruzione di studentati di lusso privati in cui solo il 30% dei posti è a prezzi calmierati e che coprono meno del 5% del numero di fuorisede in Italia”.

Infine, concludono: “Noi vogliamo una vita degna, una vita bella, chiediamo che il totale degli investimenti PNRR siano destinati alla sola costruzione di studentati pubblici al 100%, un calmiere sui prezzi degli affitti delle nostre città e extra tassazione dei multiproprietari che nelle nostre città posseggono decine di case e le tengono sfitte”.

L'articolo Napoli, bruciate le immagini di Meloni e Bernini durante lo sciopero generale proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Me chiamo Giorgia. Irriverente biografia non autorizzata”, il nuovo libro di Carlo Cornaglia che fa un ritratto satirico della presidente del Consiglio – L’ESTRATTO IN ESCLUSIVA

È in uscita in libreria per Aliberti editore, il prossimo 30 ottobre, Me chiamo Giorgia. Irriverente biografia non autorizzata di Carlo Cornaglia, abile e fantasioso scrittore in rima, già cimentatosi con le imprese e le vane glorie dei politici del nostro Belpaese.

Da Silvio Berlusconi a Matteo Renzi, da Matteo Salvini a Giorgio Napolitano, è ora il turno della premier Giorgia Meloni, ritratta satiricamente come colei che «s’impone sul proscenio come una piccola donna combattiva che comanda su un contorno di maschi giuggioloni».

Sono parole del giornalista Filippo Ceccarelli, autore della prefazione a un testo che, attraverso il classico endecasillabo, ci porta per mano fin sulla scena pubblica, non disdegnando comunque le segrete stanze della politica.

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un estratto della prefazione di Filippo Ceccarelli e un estratto del Proemio:

Raccontata in versi, ma non solo, la vita del potere ha parecchio a che fare con la metrica. Un po’ come il respiro, la prosodia rispecchia infatti l’andatura del comando, la sua stessa genesi, il peso, il ritmo, l’accelerazione o l’affaticarsi della leadership, per non dire la monotonia di sottofondo che a lungo andare finisce per trasmettere la politica con i suoi frenetici protagonisti.

Carlo Cornaglia però continua a non stancarsi; con invidiabile verve, dall’inizio del secolo studia i soggetti della scena pubblica, s’addentra nella loro storia e nella psicologia, ne canta le imprese e le magagne con puntuale e beffarda intonazione, per cui con quest’ultimo volume si può dire che non c’è presidente della Seconda Repubblica rimasto indenne dai suoi strali in rima. Non tutti, c’è da dire, li ha misurati, ricreati e raccontati in poesia allo stesso modo. Da buon ingegnere piemontese, con pennarello multicolore di punta fine, a ciascuno ha concesso un tempo, una sequenza, un accento e un palpito diversificati o, se si vuole, su misura. Giambi spumeggianti di dileggio per Salvini, ottonari di eroicomica risonanza per il Cavaliere, baldanzose sequenze dedicate a Renzi e così via.

In un Paese che ride di tutto, però, o magari proprio per questo, è più difficile ridere di Giorgia Meloni. Forse perché, dagli e dagli, siamo stanchi di ridere. O forse perché, per la prima volta, il bersaglio è una donna e un istintivo ritegno trattiene gli addetti alla satira. Forse anche perché Giorgia (“Gioggia” secondo alcuni temerari) possiede un indubbio temperamento istrionico e trasmette un’empatica disinvoltura professionale che si basa su una spiccata dose di auto-ironia; un tratto caratteriale che pure alterna a momenti di accesa possessione comiziante e risentita aggressività, a volte superflua, a volte sguaiata e gratuita, ma quasi mai di pronto e limpido effetto comico.

Più che da rime satiriche, considerata la minuscola complessione fisica e l’accentuata mobilità, Meloni sembra un personaggio da fumetto o da cartone animato. Grosso modo, e naturalmente a prescindere da ciò in cui crede e dall’azione di governo, s’impone sul proscenio come una piccola donna combattiva che comanda su un contorno di maschi giuggioloni. Il fatto che abbia accanto una sorella, quasi un clone, raddoppia e disorienta lo sguardo beffardo; il quale in compenso trova il meglio allorché si concentra sulla cerchia di diversi ministri-cognati, goffi e innamorati, che mai avrebbero sperato di trovarsi al potere e che per tante comprensibili ragioni la adorano, ma le combinano anche un sacco di guai.

[…]

Proemio

Dopo aver raccontato Berlusconi,

Renzi grande campion dei fanfaroni

e quel verde buffone di Salvini

scrivo di Giorgia, erede dei missini,

utilizzando l’autobiografia

che ho letto nonostante un’allergia.

Il meloniano parto letterario

è il racconto di un mondo identitario

in cerca di riscatto e di vendetta,

i target che persegue da bimbetta.

Chi legge l’opera Io sono Giorgia

con un mondo nostalgico si forgia.

Io l’ho letto e riletto, ho meditato

e con Me chiamo Giorgia ho replicato

che di uno scherzo ha la finalità.

Di lei racconto gioie e avversità,

la famiglia, la scuola, la carriera,

il partito, l’amor per la bandiera

che al sommo del poter l’hanno portata.

Del Quirinale manca la scalata.

Narro il suo amore per Giorgio Almirante

l’inventor della fiamma sfavillante,

narro la militante Calimera

e il lavoretto da guardarobiera.

[…]

L'articolo “Me chiamo Giorgia. Irriverente biografia non autorizzata”, il nuovo libro di Carlo Cornaglia che fa un ritratto satirico della presidente del Consiglio – L’ESTRATTO IN ESCLUSIVA proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Cateno De Luca approda nel centrodestra. L’esordio a Roma con La Russa e ministri: “Chiamatemi Ulisse. Puntiamo al 3%”. E profetizza: “Voto il 9 e 10 maggio”

A Cateno De Luca non manca certo un’ambiziosa spavalderia. “Non scelgo mai la strada del minimo sforzo e massimo risultato, e che ci volete fare sono un’Ulisse da questo punto di vista sì! Un Ulisse, sì!”, scalda la sala, ricordando il lungo percorso, che lo ha portato fino alla kermesse nella Capitale. Per celebrare l’approdo nel centrodestra di Sud Chiama Nord, formazione politica siciliana presieduta dall’ex 5 Stelle Laura Castelli, si è svolta una kermesse di assoluto primo piano con una tre giorni all’Hotel Massimo D’Azeglio a Roma, con la partecipazione dei principali ministri del governo Meloni. Da Crosetto, a Piantedosi, Da Lollobrigida a Pichetto Fratin e di viceministri e sottosegretari e che si è chiusa col videomessaggio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Siamo alla vigilia delle elezioni. Probabilmente le dimissioni (del governo Meloni, ndr) ci saranno dopo il ‘Milleproroghe’ per una questione anche tecnica e si voterà domenica e lunedì 9 e 10 maggio. Un election day con elezioni politiche ed elezioni comunali” afferma sicuro il leader di Sud Chiama Nord. Ad aprire la tre giorni il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che molti indicano come uno degli sherpa che hanno lavorato all’approdo di De Luca nel centrodestra nazionale: “Mentre altri si dividono, si dividono, si frastagliano, noi ci allarghiamo senza fare ‘campi’ e questo allargamento con un movimento come Sud Chiama Nord per me è un motivo di orgoglio”.

Il partito guidato da De Luca, alle ultime elezioni regionali in Sicilia, prese il 25% e De Luca afferma “partiamo dal’1,5% ed è possibile arrivare e superare il 3%”. E la formazione siciliana riuscì nel 2022 ad eleggere un deputato, Francesco Gallo e una senatrice, Dafne Musolino, poi transitata in Italia Viva. Sud Chiama Nord è stata la prima formazione ad attivarsi, all’indomani dell’approvazione della nuova legge elettorale, ‘Melonellum’ o ‘Stabilicum’, formando una componente parlamentare all’interno del Gruppo Misto a Montecitorio attraverso il ‘prestito di un deputato da parte di Fratelli d’Italia e l’arrivo dal gruppo Misto dell’ex Fdi Manlio Messina, come vi avevamo già raccontato e che consentirà alla nuova formazione politica di raccogliere un numero inferiore di firme per la presentazione delle liste elettorali.

Il progetto ‘civico’ e di sindaci si contrappone a Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, che invece si posiziona nel centrosinistra, a cui Cateno De Luca riserva bordate: “civismo in provetta per un posto in Parlamento e noi diciamo No ed è stato il primo motivo per il quale non abbiamo accettato l’amore clandestino che ci ha proposto il centrosinistra”.

Ma Cateno De Luca ne ha anche per il leader di Futuro Nazionale. “Generale Vannacci non è assolutamente accettabile che tu diventi il generale delle stronz*****. Ogni cosa che dice, ogni ricetta che formuli è una stronz*****. E al partito dei caz******, c’è il partito del pragmatismo”.

In sala, nell’ultima giornata, ex leghisti come Mario Borghezio “non mi candido l’ho detto anche al generale” (Vannacci, ndr) e Paolo Grimoldi, oggi, alla guida di ‘Patto per il Nord’ a cui Cateno riserva parole al miele e citazioni di Gianfranco Miglio e una standing ovation per Umberto Bossi con l’annuncio “se lui vorrà” di una candidatura per il figlio Renzo. “La vostra è una scelta di campo e sono certa che gli italiani vi premieranno, Grazie e buon cammino” le parole di Giorgia Meloni. “Il ‘Campo largo’, grazie alla babele che rappresenta, politicamente, sicuramente, sarà un campo santo. Non ci sono discussioni su questo”.

L'articolo Cateno De Luca approda nel centrodestra. L’esordio a Roma con La Russa e ministri: “Chiamatemi Ulisse. Puntiamo al 3%”. E profetizza: “Voto il 9 e 10 maggio” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Stop al bollo auto, strutturale dal 2027: quali veicoli rientrano nell’esenzione dalla tassa

Lo stop al bollo auto sembra che non si fermerà al 2027. La misura introdotta nell’ultima sessione autunnale diventerà strutturale a partire dalla nuova legge di Bilancio. Lo ha confermato la premier Giorgia Meloni nel corso della conferenza stampa a margine dell’approvazione del testo.

L’iter parlamentare della Manovra sembra proseguire senza modifiche sostanziali del testo base in commissione alla Camera. Ecco quindi i requisiti tecnici che devono rispettare i veicoli che a partire dal prossimo anno rientrano nell’area di esenzione permanente.

Quali veicoli rientrano nel taglio del bollo auto

Il criterio guida scelto dal Governo si basa sulla potenza del veicolo. L’esenzione strutturale riguarderà:

  • automobili con potenza inferiore o uguale a 80 kW (circa 108 cavalli);
  • motocicli e ciclomotori.

La soglia dei 80 kW permette di coprire una platea molto larga di automobilisti: le stime indicano che il beneficio coinvolgerà il 70% del parco auto circolante in Italia, intercettando principalmente le utilitarie e le vetture da città usate dalle famiglie e dai lavoratori pendolari.

Si tratta di un cambio di passo notevole rispetto alle prime ipotesi, che ipotizzavano paletti legati al reddito Isee o a cilindrate minime. Con il fissaggio dell’asticella a 80 kW la platea dei beneficiari cresce in maniera esponenziale, arrivando a coinvolgere quasi 28 milioni di veicoli su un totale di circa 40 milioni di auto circolanti in Italia.

Le auto più vendute che non pagheranno il bollo

Considerando il limite di potenza fissato a 80 kW, la misura d’esenzione comprende quasi tutti i modelli più venduti nel segmento delle utilitarie e delle citycar in Italia. Nella tabella seguente sono riportati alcuni dei modelli più diffusi che rientrano nella soglia d’esenzione:

Modello di auto Motorizzazioni esenti Potenza
Fiat Panda e Lancia Ypsilon 1.0 Hybrid 70 CV (51 kW)
Citroën C3 e Peugeot 208 1.2 PureTech 75 CV (55 kW) e 100 CV (74 kW)
Dacia Sandero 1.0 SCe e 1.0 ECO-G (GPL) 65 CV (48 kW) e 100 CV (74 kW)
Toyota Yaris 1.0 Benzina (varianti base) 72 CV (53 kW)
Volkswagen Polo e Renault Clio 1.0 MPI / TSI e 1.0 TCe Fino a 100 CV (sotto gli 80 kW)
Fiat 500 e 500X 1.0 Mild-Hybrid e versioni d’ingresso 70 CV (51 kW) e d’ingresso sotto i 95 CV

Restano invece escluse dall’esenzione le vetture di fascia media e alta, i SUV di grande cilindrata e le motorizzazioni sportive che superano la soglia dei 108 cavalli di potenza.

Come viene finanziata la misura e le ipotesi di ampliamento

Trattandosi di una misura permanente, la copertura finanziaria nell’architettura della Manovra poggia su diverse voci di gettito. Tra i canali di finanziamento figura anche il gettito derivante dalle nuove risorse sull’auto, compresi i proventi legati alla personalizzazione delle targhe automobilistiche.

Nel corso del dibattito parlamentare resta aperto il confronto su un eventuale ampliamento della platea dei beneficiari. Tra le ipotesi allo studio del Parlamento c’è l’innalzamento del limite di potenza per le famiglie numerose con veicoli da 6 a 9 posti.

  •  

Il movimentismo spinge il campo largo a scelte sempre più estreme

Oggi cortei in tutte le grandi città, col rischio che eventuali disordini facciano il gioco del governo Meloni: il centrosinistra appare in balia degli eventi e delle frange più radicali

Mescolano tutto, carovita, scuola, Palestina, in un cocktail che cattura ogni pulsione senza costruire realmente una piattaforma politica seria.

Oggi tutte le grandi città saranno “occupate” da cortei autorizzati o non autorizzati per lo sciopero generale degli Usb, che ancora una volta hanno fregato sul tempo la Cgil, che farà il suo sciopero generale il 20 novembre. Questi Usb hanno già giocato sull’equivoco quando ci fu la grande manifestazione pro-Pal: molta gente credette che era il classico sciopero generale dei sindacati o almeno della Cgil, e andò in piazza.

Gli eredi dei Cobas fanno di nuovo da calamita per l’arcipelago pro-Pal, a cui si aggiungono gli studenti del Movimento 17 ottobre, diviso tra manifestanti pacifici e casinisti di ogni risma. Vedremo le dimensioni della protesta, ma è già chiara la sua connotazione radicale: non è un giudizio di valore – al netto delle pratiche violente – ma una constatazione. Il Pd infatti non ci sarà, se non con i dirigenti più movimentisti e “flotilleri”.

Non è neppure chiaramente identificabile come una giornata contro il governo Meloni – anzi, se ci scapperanno le botte la cosa farà gioco proprio alla premier – ma contro un Avversario Indistinto, il Liberismo, il Sionismo… Si prevede anche gente pronta a infrangere le regole e il diritto degli altri cittadini a una giornata normale, in questo magma segnato da spinte ribelliste, anarcoidi e nichiliste, come si è visto nelle giornate dei disordini soprattutto a Milano.

L’estremismo storico fa la sua parte e ci mette il cappello, Askatasuna a Torino, i centri sociali a Roma, i disoccupati a Napoli. Vedremo se la parte democratica degli studenti, che giustamente reclama una scuola molto diversa da quella attuale, riuscirà a governare la piazza. Ma al di là della cronaca, che comunque in questi casi è politica, è innegabile che ci sia un ritorno di un estremismo anche venato di “rossobrunismo” – le simpatie per Putin, il disprezzo per Zelensky, l’indifferenza ideologica, l’ostilità per l’Europa – il che lo differenzia enormemente dall’estremismo classico del Novecento e che, anche per questo, è persino più pericoloso, perché è in grado di catturare l’“umor nero” degli italiani senza minimamente darvi risposta.

Questo vento movimentista si accompagna e forse in una certa misura imprime una spinta radicale al campo largo, che sta un po’ dentro e un po’ fuori dal magma. Alimenta uno slittamento estremistico della coalizione guidata da Schlein, Conte, Fratoianni, a cui ora si è aggiunto – oggettivamente chiamato dalla segretaria del Pd – il rifondarolo Maurizio Acerbo, e benedetta da vari intellettuali, cineasti e commentatori, di norma gente benestante che si lamenta del carovita. Sempre oggi il campo largo si riunirà nel formato-osteria (Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli), cioè il gruppetto dei leader che il 16 giugno s’incontrò a pranzo all’Osteria Costanza, nel centro di Roma, per discutere il percorso di costruzione del programma del centrosinistra in vista delle elezioni e annunciare due appuntamenti politici, fissati per l’8 e il 15 luglio: il primo finì male, il secondo non si fece e finora il programma è una scatola vuota.

La famosa foto del quartetto avvolto in una luce livida non portò bene. Anche oggi i quattro dovrebbero decidere se e quando fare una manifestazione contro il carovita, incastrandola tra vari scioperi generali, con il fondato rischio di un flop a paragone di quelli. Difficile che si discuta di primarie, visto che non c’è accordo sui tempi: per Conte bisognerebbe sbrigarsi, mentre la leader del Pd immagina i gazebo a metà marzo, nella convinzione che le politiche saranno a maggio, dunque meglio non bruciarsi per la troppa fretta. È un labirinto che sarebbe piaciuto a Borges.

Dunque, da una parte c’è la persistenza di un movimento segnato da un’egemonia estremista con preoccupanti spinte violente; dall’altro si vede un ulteriore rafforzamento della spinta radicale nel campo largo. Potrebbe sembrare che la sintonia tra la piazza e la politica della sinistra sia una buona cosa, specie dal punto di vista elettorale. Ma probabilmente si tratta di un’illusione ottica: l’estremismo non vince mai.

Piuttosto, ciò che è davvero inquietante è la totale assenza di reazione da parte dei moderati del centrosinistra, indaffarati nelle proprie beghe sulle loro liste più che impegnati a costruire un autonomo programma di riforme possibili e utili per il Paese. Un’ignavia che fa male soprattutto a loro, sempre più marginali.

L'articolo Il movimentismo spinge il campo largo a scelte sempre più estreme proviene da Linkiesta.it.

  •  
❌