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Mentre Lmdv cercava di comprare Il Fatto la holding Delfin era sotto attacco: offerta da 30 miliardi del produttore di armi ceco Strnad

30 October 2026 at 09:35

Mentre muoveva all’attacco del Fatto Quotidiano, per poi rinunciare dopo il no dei soci fondatori, Leonardo Maria Del Vecchio – insieme agli altri eredi del fondatore di Luxottica – era a sua volta sotto attacco. Il finanziere e produttore di armi ceco Michal Strnad ha infatti presentato un’offerta d’acquisto da 30 miliardi per l’intero capitale della holding per la holding Delfin. Del Vecchio jr ha confermato giovedì sera l’anticipazione del Domani, facendo sapere che “il lavoro di una vita” del “padre deve restare un patrimonio dell’Italia”.

Strnad, 34 anni, lo scorso luglio ha acquistato il 14% di Pirelli attraverso Lumina Crown, una società ceca indipendente di investimento da lui fondata. Il valore offerto è calcolato sull’attuale Net asset value di Delfin scontato del 30%, come di norma avviene per una holding. Siamo quindi nell’ordine dei 30 miliardi per il 100% capitale, ma l’aspirante compratore si accontenterebbe anche del 62,5% pur di prendere il controllo della cassaforte cui fa capo EssilorLuxottica e le partecipazioni bancarie in Mps, Generali e Unicredit. Un’eventuale decisione per accettare la proposta dovrebbe essere presa all’unanimità dagli otto soci di Delfin ed eredi di Del Vecchio senior, che sono divisi su tutto. Al di là dei contrasti fra gli otto eredi, e di alcuni di loro con il presidente di Delfin e ad di EssilorLuxottica Francesco Milleri, l’offerta di Srnad è considerata per nulla allettante. Inoltre l’eventuale cambio di proprietà della holding, secondo fonti legali citate da Domani, potrebbe far scattare l’obbligo di opa sul gruppo di lenti e occhiali quotato alla Borsa a Parigi, che pur viaggiando ai minimi degli ultimi tre anni vale comunque oltre 80 miliardi di euro.

Per Leonardo Maria Del Vecchio il colosso degli occhiali “è l’unico vero campione italiano nel mondo” e “non può essere trattato come un asset qualsiasi”, mentre le partecipazioni della holding “sono presidi che devono restare stabili, al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani”. La questione, sostiene, “riguarda tutto il Paese“: “Attraverso Delfin, la mia famiglia detiene partecipazioni rilevanti nel sistema bancario e assicurativo italiano. Sono presidi che devono restare stabili, trasparenti e al servizio delle istituzioni e dei risparmiatori italiani. Davanti a un’operazione di questa portata, è doveroso che la provenienza e la struttura dei fondi siano chiare, verificabili e sottoposte al pieno vaglio delle autorità competenti”.

Come raccontato dal Fatto, la fortuna del produttore e commerciante d’armi è legata alla società Czechoslovak Group, Csg, da gennaio quotata alla Borsa di Amsterdam e secondo fornitore di munizioni europeo dopo la tedesca Rheinmetall: raggruppa 100 aziende (tra cui gli storici marchi italiani Fiocchi e Perazzi) con 30 fabbriche e 14mila dipendenti.

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Musk o Trump? Chi decide su Starlink all’Ucraina

By: A A
30 October 2026 at 09:10

Il 24 ottobre, l’Ucraina ha annunciato che i suoi sistemi Starlink e Starshield erano di nuovo pienamente operativi dopo oltre una settimana di restrizioni. Nello specifico, il Ministero della Difesa ucraino ha rilevato che la connessione è tornata stabilmente a velocità superiori a 400 km/h, a fronte dei 160 km/h a cui era precipitata giorni prima.
La limitazione, hanno spiegato diversi funzionari ucraini, aveva compromesso la capacità ucraina di intercettare i droni russi in fase di attacco, costringendo le forze armate di Kiev ad annullare alcune operazioni già pianificate.

Segue nostro Telegram.

Tuttavia, a brevissima distanza dal ripristino della piena operatività dei sistemi Starlink a disposizione di Kiev, Elon Musk, amministratore delegato di Space-X, ha accusato l’esercito ucraino di aver violato i termini di servizio.

In un post sul suo profilo X, il magnate di origini sudafricane ha affermato che: «l’uso di Starlink, un servizio commerciale civile, per attacchi con droni offensivi volti a uccidere persone non è mai stato consentito, né dovrebbe esserlo. Starshield è un sistema diverso ed è controllato dal governo degli Stati Uniti. Ciò che decidono di fare spetta a loro».

L’esercito ucraino «ha violato i termini di servizio di Starlink e lo ha utilizzato per attacchi con droni offensivi volti a uccidere persone. Quella falla è stata chiusa la settimana scorsa».

Starlink «rimane cruciale per la difesa dell’Ucraina, poiché è l’unico sistema che non può essere disturbato o distrutto, almeno per ora. Se Starlink venisse spento, il fronte ucraino collasserebbe immediatamente. Questa non è una minaccia, è semplicemente un dato di fatto.

Il sistema si è rivelato cruciale per «impedire alla Russia di sopraffare l’Ucraina nei primi giorni della guerra, poiché tutti gli altri mezzi di comunicazione erano stati distrutti o disturbati dalla Russia».

Space-X «ha fatto molto di più per difendere l’Ucraina di qualsiasi altra azienda privata sulla Terra. Detto questo, non provo che disprezzo assoluto per i guerrafondai che fanno la morale e spingono per un massacro senza fine, senza offrire alcuna soluzione realistica al conflitto. Che possano bruciare all’inferno. Fine della storia».

Starlink è un sistema internet satellitare gestito da Space-X, mentre Starshield è una versione che si avvale della tecnologia Starlink per scopi militari gestita dal governo degli Stati Uniti.

Questa integrazione rende quantomeno ambigua la posizione di Starlink, mettendo in seria discussione la natura privata della casa madre Space-X.

Quella del connubio pubblico-privato negli Stati Uniti è una storia vecchissima, ma che trova negli anni Cinquanta uno dei suoi momenti decisivi.

All’epoca, in piena Guerra Fredda, lo spauracchio sovietico, agitato con cieca ossessività specialmente in seguito allo shock generato dal lancio dello Sputnik (1957) e all’entrata in servizio del bombardiere strategico Tupolev-95, si rivelò determinante a costruire un robusto consenso politico attorno alla decisione dell’amministrazione Eisenhower di destinare una quota crescente di risorse al rafforzamento della marina e al potenziamento dei settori di ricerca e sviluppo.

L’onere di gestire le risorse e coordinare gli sforzi in questo senso ricadde sulla Defense Advanced Research Projects Agency (Darpa), un organismo facente capo al Pentagono fondato, al pari della National Aeronautics and Space Administration (Nasa), nel 1958 in conformità all’esigenza di colmare il divario tecnico-scientifico con l’Unione Sovietica.

Mentre il governo moltiplicava le misure di stimolo alle imprese (assegnazione di commesse pubbliche agli atenei, concessione di agevolazioni fiscali, ecc.), la Darpa elaborava una rete di ricerca e condivisione a maglie strettissime, in grado di interconnettere decine di università, start-up e laboratori di ricerca e portare gli Stati Uniti all’avanguardia nel campo cruciale della scienza. Il lancio dei programmi Gemini e Apollo, lo sviluppo dei missili balistici a medio e lungo raggio, la realizzazione dei sottomarini e delle portaerei a propulsione nucleare si devono al contributo determinante apportato dalla Darpa.

Nel 1982, il Congresso approvò il programma di sostegno alle start-up Small Business Innovation Research (Sbir), affidandone la gestione alla Small Business Administration, predisponendo parallelamente la trasformazione della Darpa nel fondamentale canale di collegamento tra imprese e dipartimenti universitari, in grado di assolvere ai compiti di mediazione tecnologica e imprenditoriale necessari alla commercializzazione delle innovazioni che venivano realizzate nei settori di punta (informatica, telecomunicazioni, biotecnologia, semiconduttori, ecc.) dalle società hi-tech a cui il complesso militar-industriale aveva subappaltato parte delle mansioni legate ai comparti di ricerca e sviluppo, nell’ambito della celeberrima Strategic Defense Initiative (Sdi).

Il progetto, concepito dall’amministrazione Reagan e annunciato urbi et orbi nel marzo 1983, puntava alla creazione di un sistema di difesa aerea multistratificato basato su intercettori spaziali in grado di colpire i missili balistici nemici prima che colpissero il suolo statunitense, “superando” così il principio della mutua distruzione assicurata su cui si era imperniata la Guerra Fredda fino a quel momento.

La Sdi, recita un documento del dipartimento di Stato, «si basava su tecnologie avveniristiche, inclusi sistemi laser spaziali non ancora realizzati», il cui sviluppo assorbì enormi risorse pubbliche in larga parte ridistribuite a beneficio delle aziende private sotto il coordinamento della Darpa.

Una volta convertite all’uso civile, le nuove tecnologie ad elevata intensità di capitale messe a punto contestualmente alla Sdi assunsero rapidamente un grado di pervasività – inteso come capacità di trovare applicazione in un numero sbalorditivo di campi sconvolgendone il funzionamento e i rendimenti – tale da scompaginare il vecchio sistema di produzione fordista ad elevata intensità di manodopera riducendo drasticamente la presenza umana sia nella manifattura che nel settore di servizi.

«Non si tralasciò occasione – osserva Giuseppe Guarino – che si prestasse per la stimolazione e la promozione della Information Technology per finalità militari. Ognuna delle sue fasi essenziali, con successiva trasformazione e utilizzazione dei prodotti a fini commerciali, è stata in pratica resa possibile dal sostegno del Dipartimento della Difesa, dalla Nasa e degli altri dipartimenti militari, compresa la Cia […]. Il merito dell’intervento pubblico non è di aver assorbito l’intera produzione della Information Technology, ma di aver contribuito in maniera determinante con i propri acquisti iniziali a far scendere i prezzi a livelli che avrebbero consentito la diffusione civile e commerciale delle innovazioni, nonché con quelli successivi che hanno favorito l’utilizzazione delle nuove tecnologie nell’organizzazione pubblica, anche civile, e la diffusione delle stesse» (1).

La progressiva affermazione del nuovo modello in tutti i comparti dell’economia ha accelerato il processo di “terziarizzazione” dell’economia statunitense, e palesato il ruolo cruciale giocato dallo Stato rispetto al finanziamento dello sviluppo tecnologico realizzato da aziende private.

Negli anni ’90, sotto la direzione del direttore George Tenet, la Cia iniziò a finanziare generosamente le piccole aziende intente a sviluppare tecnologie applicabili a fini di intelligence aggirando le lungaggini che caratterizzano la mastodontica macchina burocratica statunitense. A questo scopo, la Casa Bianca e il Congresso approvarono la creazione di In-Q-Tel, oscura società di venture capital senza scopo di lucro incaricata di finanziare la messa a punto di tecnologie d’avanguardia per conto – o quasi – della Cia. Come riporta il «Wall Street Journal»:  «i vertici In-Q-Tel considerano l’azienda come indipendente, nonostante i legami molto stretti con la Cia e il fatto che quasi tutte le decisioni di investimento sono gestite dall’agenzia di spionaggio […].La presenza di intricati legami è endemica nel venture capital, in cui la conoscenza intima del settore è essenziale per il successo. Le altre società, tuttavia, giocano con il proprio denaro, o quello di privati».

In-Q-Tel «utilizza denaro pubblico, soggetto a severe norme sul conflitto di interessi e, secondo fonti vicine, si tratta di almeno 120 milioni di dollari all’anno. A volte impegna questo capitale secondo modalità che, anche se non intenzionalmente, avvantaggiano gli stessi amministratori dell’azienda in virtù di altre cariche nel settore hi-tech».

Quasi sempre, le scelte di In-Q-Tel «attraggono altri finanziamenti. Ogni dollaro investito in una piccola impresa in genere è accompagnato da 15 dollari provenienti da altre fonti. Questo aumenta le probabilità di successo del piccolo business in questione e rende le sue stock option più preziose».

Nel 2000, In-Q-Tel ha investito somme piuttosto rilevanti in alcune imprese che producevano satelliti e che si occupavano di raccogliere, classificare e analizzare dati sensibili. In breve tempo, la società ha accumulato quote azionarie di maggioranza di decine compagnie hi-tech, così da dettarne gli indirizzi e allinearle alle esigenze di Washington. Opportunamente orientata dai fondi di In-Q-Tel, una compagnia specializzata nell’elaborazione di soluzioni chimiche adatte alla fabbricazione di tappeti sviluppò in breve tempo una specie di sonda in grado di rilevare la presenza di veleni ed altre sostanze chimiche letali in ambienti chiusi, poi sistematicamente impiegata nei teatri di guerra afghano e iracheno.

Parallelamente, In-Q-Tel investì in un’azienda operante nel settore delle antenne satellitari, ricavando sistemi di localizzazione portatili di cui le truppe e le forze speciali Usa si sono servite per segnalare la propria posizione ai centri di comando.

Più recentemente, i capitali di In-Q-Tel hanno finanziato aziende cruciali come Anduril e, soprattutto, Palantir, saldamente integrata nelle macchine militari statunitense, israeliana e ucraina oltre che nella pubblica amministrazione britannica e in molti altri comparti critici.

L’altissimo livello di “collaborazione pubblico-privato” raggiunto negli Stati Uniti grazie a entità come In-Q-Tel è emblematizzato dal cosiddetto “scandalo Datagate”, scoperchiato nel 2013 grazie alle rivelazioni dello “spifferatore” Edward Snowden. In qualità di tecnico impiegato per una società appaltatrice della National Security Agency, Snowden ha documentato con dovizia di particolari l’esistenza di una rete di sorveglianza capillare e massiccia sui miliardi di comunicazioni sia interne che esterne agli Stati Uniti gestita dalla Nsa stessa attraverso Prism. Vale a dire un sistema in grado di assicurare all’intelligence nazionale la possibilità di accedere in maniera diretta ai server di cui si servivano le aziende operanti nel settore dell’alta tecnologia per ottenere qualsiasi tipo di informazione (messaggi, fotografie, e-mail, ecc.).

Entrato in vigore nel 2007 e beneficiando nel corso degli anni della collaborazione di colossi del calibro di Microsoft, Yahoo, Google, Facebook, PalTalk, Skype, AoL, YouTube e Apple, Prism ha posto la Nsc e anche il Gchq britannico nelle condizioni di acquisire i metadati in transito attraverso i cavi in fibra ottica collegati ai server centrali di Yahoo e Google.

Space-X non ha beneficiato dei fondi di In-Q-Tel, ma del subappalto sistematico ad opera di agenzie statali come la Nasa o dello stesso Pentagono, che come contropartita gode di libero e completo accesso alla tecnologia  Starlink. Al punto da garantirlo a Paesi alleati come l’Ucraina.

La decisione di ridurre prima e ripristinare poi il servizio Starlink a Kiev non fa quindi capo a Elon Musk, ma sui vertici del potere pubblico statunitense a cui Space-X – così come le altre grandi aziende hi-tech statunitensi – rispondono più o meno indirettamente.

NOTE

1) Guarino, Giuseppe, I soldi della guerra. Gli Stati Uniti: spesa militare, innovazione, economia globale, Mondadori, Milano 2003, pp. 67-80.

Philippine Authorities Order Evacuation After Mayon Eruption

30 October 2026 at 09:07
Mayon volcano eruption in the Philippines produces a three-kilometer ash plume, prompting evacuations in Albay province.

A three-kilometer ash plume prompted evacuations within a six-kilometer radius as officials raised the volcano’s alert level to 3.


Philippine authorities ordered the evacuation of communities within six kilometers of Mayon volcano on Friday after a moderately explosive eruption sent an ash plume 3,000 meters above its crater, prompting warnings of further volcanic activity and possible lava flows.

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The eruption began at 11:53 a.m. local time (03:53 GMT) and lasted nearly six minutes, according to the Philippine Institute of Volcanology and Seismology (Phivolcs). It generated a dense ash cloud that rose rapidly to 3,000 meters above the summit.

Phivolcs raised Mayon’s alert level to 3 on a five-point scale, warning that the volcano had entered a new phase of magmatic eruption and faced an increased risk of a hazardous event. The agency said lava flows could descend the volcano’s slopes in the coming days or weeks.

Following the eruption, the Albay Provincial Disaster Risk Reduction and Management Council ordered local authorities to evacuate residents living within a six-kilometer radius of the crater on Friday afternoon.

The Philippines’ Mayon Volcano has erupted, sending ash plumes 3,000 metres above its summit.

Authorities have raised the alert to Level 3, signalling that the volcano has entered a new phase of eruption. pic.twitter.com/45eGH25Hf0

— Al Jazeera English (@AJEnglish) October 30, 2026

The directive, signed and shared by the provincial governor, also suspended classes at all educational levels in public and private schools across the affected area until further notice.

Police and military personnel will enforce security measures to prevent access to the danger zone, where all activities have been prohibited.

Authorities also warned residents to remain alert for possible mudflows and avalanches of volcanic material along rivers and streams flowing down the volcano. Phivolcs advised pilots to avoid flying over the summit.

The agency forecast ashfall in Daraga, Camalig and Guinobatan, as well as other communities in Albay province, in the southeastern part of Luzon island.

Mayon is one of the Philippines’ most active volcanoes. The country lies along the Pacific Ring of Fire, a region marked by intense seismic and volcanic activity.

Londra: Fiera del turismo sponsorizza ente israeliano per gli insediamenti illegali

 

Un importante evento turistico internazionale a Londra si appresta a pubblicizzare la Jerusalem Development Authority (JDA), ente coinvolto nella costruzione di insediamenti illegali e nell'espropriazione di cittadini palestinesi a Gerusalemme Est, come rivelato da Middle East Eye (MEE).

Il World Travel Market (WTM) di Londra ospiterà uno stand gestito dall'ufficio del turismo del governo israeliano. Secondo il sito ufficiale dell'evento, lo spazio sarà condiviso da diverse organizzazioni e aziende, tra cui "iTravelJerusalem", piattaforma per la promozione turistica gestita proprio dalla JDA.

La JDA, agenzia governativa e comunale, promuove progetti di sviluppo a Gerusalemme ed è fortemente impegnata nell'espansione degli insediamenti ebraici nei territori occupati. Già nel 2020 il movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni) ha denunciato come la JDA espropri terreni palestinesi a Gerusalemme Est per realizzare i cosiddetti parchi biblici, provocando lo sfollamento di centinaia di residenti in violazione delle Convenzioni di Ginevra e favorendo l'espansione di insediamenti come Gilo.

Un rapporto dell'Ufficio del rappresentante dell'Unione Europea per la Cisgiordania e la Striscia di Gaza ha inoltre evidenziato come la JDA avesse in programma lo sgombero del complesso di Umm Haroun a Sheikh Jarrah — abitato da circa 40 famiglie palestinesi — per edificare un nuovo insediamento di 320 unità. Sempre la JDA promuove la controversa costruzione di una funivia a Gerusalemme, fortemente avversata a livello locale, e un progetto di ristrutturazione presso la piscina di Mamilla, accusato di minacciare un secolare cimitero musulmano.

Nello stand israeliano al WTM sarà presente anche Africa Israel Hotels, società coinvolta in vari progetti di edilizia coloniale. La vicenda riaccende il dibattito nel Regno Unito, il cui governo ha recentemente riconosciuto come illegale l'occupazione dei territori palestinesi. Il ministro degli Esteri Ed Miliband ha annunciato l'intenzione di vietare la pubblicità di insediamenti illegali nel Paese, richiamando una controversa fiera immobiliare svoltasi a Londra all'inizio dell'anno. Al momento della pubblicazione dell'inchiesta di MEE, i responsabili del World Travel Market non avevano fornito commenti sulla vicenda.

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Arci Milano rischia il default per le bollette del Carroponte. Battaglia legale contro il Comune di Sesto San Giovanni

30 October 2026 at 07:06

Il rischio è il default di Arci Milano. A pesare sono 379.934,41 euro dovuti al Comune di Sesto San Giovanni per le bollette del Carroponte, lo spazio che ospita concerti ed eventi alle porte di Milano. Un debito che l’associazione vuole saldare chiedendo tempi sostenibili: “Non chiediamo privilegi: chiediamo che venga valutata una soluzione ragionevole, nell’interesse di tutti”, dice il presidente Maso Notarianni. Dall’altra parte sembra esserci un muro: “Le regole valgono per tutti”, ha dichiarato il sindaco leghista di Sesto, Roberto Di Stefano, dopo la recente pronuncia della Cassazione che ha respinto il ricorso dell’associazione, confermando la condanna a pagare la somma con tanto di interessi e spese.

La controversia nasce dai consumi elettrici della precedente gestione dell’arena Carroponte e da un accordo del 2018 sui criteri per quantificarli, poi contestati da Arci. Dopo la Corte di Cassazione, ora la questione è come ripianare i conti. L’associazione chiede il pagamento a rate, ma non riesce a ottenere la garanzia di una banca o di un’assicurazione. E senza la fideiussione, il Comune non concede il pagamento a rate. Per superare lo stallo, Arci spiega di aver proposto un piano decennale, con interessi e decadenza immediata se saltasse anche una sola rata. Secondo la ricostruzione dell’associazione, però, l’8 ottobre gli uffici del Comune hanno risposto che non ci sono margini per derogare alla garanzia.

È proprio questo che Arci contesta, come ha spiegato in un comunicato stampa: il regolamento consentirebbe una valutazione della Giunta, che invece non sarebbe stata coinvolta. Per questo l’annuncio di un ricorso al Tar Lombardia e una segnalazione alla Corte dei conti. “L’obiettivo è ottenere la riapertura dell’istruttoria comunale con una nuova valutazione della richiesta di dilazione da parte della Giunta Comunale di Sesto”, afferma l’avvocato di Arci, Pietro Massarotto. Spiega che procedere all’esecuzione sarebbe meno efficace: altri creditori privilegiati, tra cui Agenzia delle Entrate e lavoratori dipendenti di Arci, ridurrebbero drasticamente le possibilità del Comune di recuperare le somme.

Il sindaco Di Stefano ha invece rivendicato una linea di fermezza. Ancora il 18 ottobre, commentando la pronuncia della Cassazione, ha detto che “il Comune ha difeso le proprie ragioni e la Corte ha respinto le contestazioni di Arci”. Ancora: “Siamo stufi di chi pretende di dare lezioni di moralità, giustizia e correttezza, salvo poi trascinare per anni le controversie davanti ai tribunali quando si tratta di rispettare accordi e obblighi economici”. La linea è chiara: “Non fare sconti a nessuno quando sono in gioco le risorse pubbliche”. Perché “la legalità non può essere un megafono da usare soltanto quando fa comodo. Deve valere per tutti, senza doppie misure e senza privilegi”.

“Non chiediamo trattamenti di favore”, osserva Notarianni nel comunicato. “Trattamento che invece è stato riservato a debiti ben più grossi nei confronti dell’erario e che sono stati spalmati su moltissimi anni, come sicuramente ricorda il sindaco della Lega”, aggiunge con un riferimento implicito alla note vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che la vecchia Lega Nord deve restituire allo Stato, con rate che potrebbero raggiungere la fine del secolo. Notarianni domanda: “Perché un’amministrazione dovrebbe scegliere una strada che può far fallire chi vuole pagare, mettendo a rischio anche i soldi dei cittadini?”. Ma sul punto, denuncia anche il presidente nazionale Arci, Walter Massa, il confronto non sarebbe mai partito: “Da quasi 4 anni l’Arci di Milano tenta inutilmente di sedersi attorno a un tavolo con il Comune”. E accusa: “Per tutta risposta il Comune si nega, si è sempre negato e alla fine ci ha rimbalzato a una società di recupero crediti”. L’invito è a mettere da parte la campagna elettorale e recuperare il necessario pragmatismo.

Notarianni insiste: “Nessuno mette in dubbio l’esistenza di un debito verso il comune di Sesto San Giovanni. Noi vogliamo pagare”. La richiesta è di poterlo fare senza compromettere la continuità delle attività. A suo giudizio, le conseguenze supererebbero i confini dell’associazione: “Quando si mette in difficoltà un’associazione come Arci Milano, non si colpisce soltanto un’organizzazione: si indebolisce una rete di solidarietà, partecipazione e democrazia”. Sono in gioco circoli, iniziative culturali e sociali, spazi di incontro e sostegno per migliaia di persone. Per difenderli, Arci ha avviato una raccolta fondi rivolta a cittadini, associazioni e mondo della cultura. Tra le voci mobilitate c’è Fabio Fazio, intervenuto con un videomessaggio durante la conferenza stampa di Arci: “Ogni spazio che chiude è una possibilità in meno di ascolto e confronto. Credo che invece proprio il presente gridi e imponga il buon senso e la ragionevolezza, che speriamo prevalgano”.

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David Schulner, guionista: “¿Por qué hay tantas series de ‘cowboys’ machitos? Por Trump”

30 October 2026 at 04:30
David Schulner, creador de  la serie 'New Amsterdam', en el recinto del Hospital Vall d'Hebron de Barcelona.

El guionista David Schulner (Miami, 52 años) camina por los pasillos de Vall d’Hebron imaginándose tramas para un capítulo que nunca rodará. “New Amsterdam acabó en 2023, pero cada vez que piso un hospital me imagino que he vuelto al set porque rodábamos en dos hospitales de Nueva York. También pienso en todo lo que hicimos mal y podríamos haber hecho mejor”, explica en una sala del recinto sanitario público barcelonés. Lo hace pocas horas antes de ofrecer una charla sobre cómo usar la realidad en la ficción médica en el tercer Congreso Internacional de Comunicación en Salud.

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Schulner, fotografiado en el recinto del Hospital Vall d'Hebron de Barcelona. Ryan Eggold como el Dr. Max Goodwin en 'New Amsterdam'.

Política comecoños

30 October 2026 at 04:30

Hay que espectacularizar la realidad y todo tiene que ser entretenimiento banal y frívolo, incluso obsceno. Y en campaña electoral epatar es lo que importa: hacerse viral, llegar al votante indiferente y al rezagado. Entiendo que la comunicación manda pero ¿no creen ustedes, señoras y señores de la izquierda posmoguay, ecopija y deconstructora, no creen que se están pasando tres pueblos? Mientras las calles arden pidiendo techo, después de ocho años en los que a pesar de tocar algo de poder, aunque fuera de modo tangencial, no derogaron la reforma laboral de Rajoy ni su ley mordaza, ni hicieron nada que cambiara el problema de la vivienda, habiendo destruido la cohesión del feminismo español suplantándolo por una feria de identidades, mientras los trabajadores (rebautizados por ustedes como los de “abajo” o “de la mierda”, expresión que usa Gabriel Rufián para hablar de sí mismo cuando era pobre y currante) sienten sobre el cuello la bota de un sistema que explota cada minuto de su existencia, mientras todo esto pasa, ¿de verdad creen que lo mejor es hablarles a los españoles de comer coños y comer culos? Que no digo yo que el tema no tenga su relevancia pero, señora Montero, ¿acaso va a promulgar usted una ley para que los hombres aprendan el muy noble arte del cunnilingus?

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© RTVE/ACN

Gabriel Rufián e Irene Montero hablan con David Broncano en el programa 'La revuelta', de TVE.

Comuns suaviza su ley contra la compra especulativa para los pequeños propietarios, pero rechaza el plan del Govern

30 October 2026 at 04:15

La ley contra la compra especulativa no encuentra su espacio en el Parlament de Cataluña. El Govern y Comuns llegan este viernes al final del plazo para presentar enmiendas a la proposición de los comunes sin un acuerdo para dar forma a uno de sus pactos estrella, encallado en la Cámara tras el duro dictamen del Consell de Garanties Estatutàries (CGE). Los comunes acceden a suavizar las restricciones para la compra de vivienda, especialmente en el ámbito de los pequeños propietarios y herederos, pero rechazan los planteamientos del Govern. El Ejecutivo de Illa prefiere evitar toda limitación a la adquisición de inmuebles, incluso a los grandes tenedores, siempre que se destinen a vivienda habitual.

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© Sara Soteras / ACN (ACN)

El presidente de la Generalitat, Salvador Illa, durante el debat de política general, con la presidenta de Comuns en el Parlament, Jéssica Albiach, al fondo.

Escola de aldeia que esteve em risco de fechar lidera nas provas do 4.º ano

30 October 2026 at 02:24

Numa escola de aldeia, que esteve em risco de fechar por falta de crianças, estudaram os alunos que obtiveram um dos melhores resultados nas provas nacionais do 4.º ano a Português, Matemática e Inglês em 2025.

A Escola Básica de Covão do Coelho, em Alcanena, esteve em risco de não abrir portas em setembro de 2019. Na altura, havia a hipótese de ser precisa uma “autorização especial” para manter aberta a escola rural, caso houvesse menos de 20 inscritos.

Agora, os seus alunos estão entre os que obtiveram melhores resultados nas provas de Monitorização da Aprendizagem (ModA) do 4.º ano, realizadas em 2025, segundo uma análise da Lusa a mais de 3.600 escolas primárias.

Todas as crianças daquela escola atingiram o nível “Avançado” nas provas, que é o patamar mais elevado dos vários níveis de competência, que vão desde o “Inicial”, passando pelo “Básico” e “Proficiente” até chegar ao “Avançado”.

Os dados do ministério não discrimina o número de alunos de cada escola.

Os alunos de nível “Avançado” conseguem resolver tarefas mais complexas do que as exigidas para o nível que é esperado e, naquela escola da aldeia da Serra de Aire, todos o conseguiram fazer.

Mas esta não é a única escola pública no top do ‘ranking’ que ordena os estabelecimentos de ensino pelos melhores resultados nas provas ModA.

Nas provas de Português, por exemplo, há muitas escolas públicas entre as melhores e várias estão fora dos grandes centros urbanos, segundo uma análise feita pela Lusa aos dados disponibilizados pelo Ministério da Educação.

Várias encontram-se longe das grandes cidades, como a escola primária junto à fronteira espanhola, a Escola Básica de Aldeia de Santo António, no Sabugal, ou a Escola Básica de Póvoa de Rio de Moinhos, em Castelo Branco, ou a Escola Básica de Viso, em Montemor-o-Velho.

Olhando para os resultados a Matemática, a escola rural de Alcanena surge em 2.º lugar, ultrapassada apenas pelo Colégio Place4All, que também aparece com bons resultados nas três provas.

Entre as 20 melhores classificadas a Matemática, os colégios já aparecem mais vezes, sendo as escolas públicas maioritariamente situadas em aldeias ou localidades menos populosas, como Unhais da Serra, Rebordãos ou Aldeia de Santo António.

Os melhores resultados a Matemática apresentam uma geografia bastante dispersa, com casos no interior rural da Beira Interior, Trás-os- Montes ou no Alentejo, que conseguem rivalizar com os colégios habitualmente destacados nos ‘rankings’.

Nas ModA, que vieram substituir as provas de aferição, os colégios destacam-se a Inglês: A escola de Alcanena continua a ser a melhor classificada, mas as seguintes 20 da lista são todas privadas e muitas na zona de Lisboa.

Neste grupo, destacam-se os colégios com ensino bilingue ou que privilegiam um contacto precoce com o inglês, como a St. Julian’s School ou a Queen Elisabeth’s School.

Um estudo recente divulgado pelo Ministério da Educação salientava a forte ligação entre compreensão de texto e os bons resultados a outras disciplinas, como Matemática e História e Geografia e reforçava a associação entre contexto socioeconómico e resultados escolares.

Litoral domina melhores notas no 9.º ano e escolas públicas ficam para trás

30 October 2026 at 02:09

As notas nas provas finais de 9.º ano de Português e Matemática pioraram no ano passado, havendo muito mais negativas entre os estudantes das escolas públicas e melhores resultados nas escolas das grandes cidades do litoral.

Houve um ligeiro agravamento do desempenho dos alunos nas provas finais de 3.º ciclo, segundo uma análise da agência Lusa às mais de 180 mil provas realizadas em 2025 e em 2024: a média global desceu de 2,91 valores para 2,87 valores (numa escala de zero a cinco).

Num universo de 1.043 escolas, apenas 25,2% obtêm média positiva, segundo dados do Ministério da Educação, que mostram que no ano anterior 32,5% das escolas tinha “positiva”.

Os alunos das escolas públicas tiveram mais dificuldades: enquanto 83% das escolas públicas teve média negativa, 82% das privadas teve média positiva.

No ‘ranking’ da Lusa, os colégios voltam a ocupar os primeiros lugares da tabela, agora liderada pelo Colégio de Nossa Senhora do Alto, em Faro, com uma média de 4,26 valores.

Nas posições seguintes surgem o Colégio de Nossa Senhora da Conceição, em Guimarães, Externato das Escravas do Sagrado Coração de Jesus, no Porto, Colégio Moderno, em Lisboa, e Grande Colégio Universal, no Porto.

Os dados mostram uma forte concentração no litoral e nos principais centros urbanos do país: Dos 10 estabelecimentos com melhores médias, quatro localizam-se no distrito do Porto, dois em Lisboa e dois em Braga.

Os primeiros lugares da tabela pertencem a colégios privados localizados em áreas metropolitanas e concelhos mais povoados do litoral.

A Escola Artística do Conservatório de Música Calouste Gulbenkian, em Braga, é a primeira escola pública da lista e surge em 17.º lugar.

As escolas públicas com melhores resultados médios também se encontram nos grandes centros urbanos do litoral, capitais de distrito e cidades universitárias. Lisboa, Porto e Braga concentram sete dos 10 primeiros estabelecimentos públicos do ‘ranking’, aos quais se juntam Coimbra e Aveiro.

Fazendo um ‘zoom’, percebe-se que estão localizados em bairros habitados maioritariamente por pessoas com elevada escolaridade e onde os preços da habitação estão entre os mais elevados do país, como o Parque das Nações, Telheiras ou Alvalade, em Lisboa, ou a Foz, no Porto.

Neste ‘ranking’ destacam-se também as escolas artísticas, já que três dos primeiros cinco lugares são Conservatórios de Música: além do Conservatório em Braga, está também o Conservatório do Porto e o Conservatório Nacional, em Lisboa.

Já as 10 escolas públicas com piores resultados concentram-se sobretudo na Área Metropolitana de Lisboa e na Península de Setúbal, regiões conhecidas pela falta de professores.

Olhando para os bairros onde estão localizadas, percebe-se que são escolas que servem populações maioritariamente mais pobres, corroborando os estudos que indicam que os alunos de famílias mais desfavorecidas têm mais dificuldades em atingir o sucesso académico.

Muitas destas escolas estão abrangidas pelo Programa TEIP (Territórios Educativos de Intervenção Prioritária), destinado a estabelecimentos situados em zonas com muitas crianças e jovens em risco de vulnerabilidade social, que tem como objetivo melhorar a qualidade das aprendizagens e combater o abandono escolar.

No Monte da Caparica, os alunos do 9.º ano da Escola Básica do Miradouro de Alfazina tiveram a média mais baixa do país: 1,95 valores. A escola integra o programa TEIP e é frequentemente referido como um território com grandes desafios sociais.

Outros casos bastante conhecidos que voltam a surgir no fim da tabela são a Escola Básica Integrada de Rabo de Peixe, nos Açores, marcada pelos problemas de pobreza e exclusão social.

O impacto do estatuto socioeconómico nos resultados, em especial a Matemática, com os alunos de famílias mais pobres a terem notas muito mais baixas do que as crianças não beneficiárias já tinha sido apontado no relatório da Direção-Geral de Estatísticas de Educação e Ciência (DGEEC).

Apesar de terem piores notas nas provas finais, há muito mais casos de alunos que fazem o 3.º ciclo sem chumbar, segundo o indicador dos “percursos diretos de sucesso”, que mostra a percentagem de alunos sem retenções ao longo do 3.º ciclo e com positiva nas provas finais do 9.º ano.

Menino autista humilhado por influenciadora após fazer “L” recebe onda de solidariedade

30 October 2026 at 01:38

O menino Matheus, autista e vendedor de doces na orla de Fortaleza (CE), recebeu uma onda de apoio após sofrer constrangimento público por parte de uma influenciadora digital. A criança, que perdeu a mãe e vive com a avó, Inês de Maria do Nascimento, comercializa balas e bombons para complementar a renda familiar.

A influenciadora Valéria Diniz filmou o garoto enquanto ele oferecia doces no Mercado dos Peixes, na Beira-Mar de Fortaleza. Após questionar a preferência política da família, pediu que Matheus fizesse o gesto em “L”, associado ao presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT). O menino atendeu ao pedido, mas a mulher recusou a compra.

A gravação, divulgada na quarta-feira (28/10), mostrou amigas da influenciadora aos risos. Na publicação, Valéria escreveu: “Vai na mamãe e manda ela fazer o L”. A frase provocou indignação diante da condição de vulnerabilidade da criança, que perdeu a mãe e depende da venda de doces para ajudar a avó.

A repercussão mobilizou internautas, influenciadores, motociclistas e entregadores. Grupos organizaram doações, levaram presentes e prestaram solidariedade à família. Matheus também recebeu visitas na Beira-Mar, onde trabalha, e conquistou milhares de seguidores nas redes sociais.

Após a viralização do episódio, o perfil de Valéria, que reunia cerca de 70 mil seguidores, saiu do ar. Posteriormente, ela publicou um pedido de desculpas em outra conta e afirmou que não pretendia transmitir aquela imagem.

A história de Matheus ultrapassou as divergências partidárias e despertou manifestações de solidariedade. O caso evidenciou a importância da proteção de crianças em situação de vulnerabilidade e do respeito à dignidade humana, independentemente de preferências políticas.

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Caetano explica ausências de atletas de Flamengo e Palmeiras na convocação

29 October 2026 at 21:06

Rodrigo Caetano, coordenador de seleções da Confederação Brasileira de Futebol (CBF), explicou as ausências de jogadores de Flamengo e Palmeiras na convocação para a Seleção Brasileira, nesta quinta-feira (29).

O dirigente explicou que, devido à longa viagem ao continente asiático, para os jogos contra Japão e Singapura, a comissão decidiu não chamar atletas dos postulantes ao título da Série A.

“Devido ao calendário do futebol brasileiro, que está sendo ajustado ao longo deste ano, e no qual temos a garantia para 2027 de que a mesma Data Fifa de novembro, que é muito complexa para a Seleção Brasileira e para clubes brasileiros, por se tratar de um período de fase final do Campeonato Brasileiro, produto da CBF, a gente debateu muito para criar critérios que pudessem equilibrar a convocação da Seleção sem levar prejuízos aos clubes”, iniciou Rodrigo Caetano.

“Diante disso, gostaria de parabenizar a diretoria de competições, junto a toda a diretoria da CBF, por já em 2027 essa rodada, após a Data Fifa, não ter jogos do Campeonato Brasileiro, o que já alivia para todos”, acrescentou.

Na sequência, o dirigente destacou que o critério utilizado foi o de chamar apenas um jogador de cada clube brasileiro, com exceção de Palmeiras e Flamengo, para evitar interferência na disputa pelo título da Série A.

Tivemos como critério convocar até um atleta de cada clube do futebol brasileiro, com exceção dos dois postulantes ao título (Palmeiras e Flamengo), justamente porque nossa viagem é extremamente desgastante e difícil, com uma rodada no dia seguinte

Rodrigo Caetano, coordenador de seleções da Confederação Brasileira de Futebol (CBF)

“Deixando claro que todos os clubes que têm jogadores representados aqui na Seleção Brasileira foram contactados e todos estiveram de acordo. Obviamente que , os dois postulantes ao título, nós não fizemos o contato porque não teriam jogadores convocados”, encerrou o coordenador de seleções.

Luta pelo título do Brasileirão

A disputa pelo título do Brasileirão está acirrada. O Flamengo lidera o campeonato, com 70 pontos em 32 jogos disputados. Já o Palmeiras é o vice-líder com a mesma pontuação em 33 partidas.

Brasil na Data Fifa

O primeiro compromisso será contra o Japão, no dia 14 de novembro, às 7h15 (de Brasília). Três dias depois, em 17 de novembro, a Seleção Brasileira enfrentará Singapura, às 7h (de Brasília). As duas partidas serão disputadas no Estádio Nacional de Singapura.

Cabe destacar que a Seleção Japonesa já esteve diante do Brasil em duas oportunidades desde que Ancelotti assumiu o comando. Ano passado, o Brasil perdeu para os japoneses em Tóquio por 3 a 2; este ano, a equipe brasileira superou os asiáticos por 2 a 1 na segunda fase da Copa do Mundo.

No atual ciclo da Seleção Brasileira após a eliminação na Copa do Mundo, a Amarelinha entrou em campo três vezes. No período, conquistou um empate e uma vitória contra a Austrália, além de um triunfo por 4 a 0 sobre a Índia.

Veja a agenda da Seleção Brasileira

  • 14 de novembro: Japão x Brasil, no Estádio Nacional de Singapura
  • 17 de novembro: Singapura x Brasil, no Estádio Nacional de Singapura

Copa com 64 seleções traria desafios logísticos e financeiros; veja

La guerra contro l’Iran e il “terribile potere del denaro”

By: A A
29 October 2026 at 21:05

Netanyahu sta dicendo a Trump che ora deve portare a termine l’opera di distruzione dell’Iran

Segue nostro Telegram.

Il «Grande Progetto» volto a «mantenere [la civiltà occidentale] al vertice del mondo» (come ha affermato il Segretario di Stato statunitense Marco Rubio) richiede che gli strumenti per garantire l’obbedienza siano di due tipi: La creazione di un fervore rivoluzionario distruttivo dal basso (oggi definito «cambio di regime»); e, in secondo luogo, l’uso di ciò che Theodore Herzl, in una famosa frase, definì «il terribile potere del denaro di esercitare una pressione irresistibile sulla politica internazionale», al fine di cooptare gli strati dominanti in una rete di potere che promuovesse il «progetto» del Grande Disegno.Questo è ciò che stiamo osservando nella guerra di Trump contro l’Iran.

L’attacco israelo-americano del giugno 2025 era principalmente un attacco di decapitazione volto a neutralizzare sia la leadership politica che quella militare dell’Iran, mentre elementi armati addestrati dal Mossad, il MEK e i separatisti baluchi tra gli altri sarebbero stati infiltrati in Iran per fomentare la rivoluzione dalla base. A quel tempo, il figlio dell’ex Scià – in modo poco plausibile – veniva presentato ai media occidentali come il futuro leader dell’Iran.

Non ha funzionato. E ora Netanyahu sta sostenendo che Israele disponga di «nuove prove» del fatto che l’Iran si stia orientando verso la produzione di un componente bellico nell’ambito del proprio programma nucleare. Sta dicendo a Trump che ora deve portare a termine l’opera di distruzione dell’Iran. E per motivare ulteriormente Trump, il principale quotidiano israeliano Ma’ariv riporta che Israele ha trasmesso direttamente alla Casa Bianca i sondaggi del Likud, secondo cui Netanyahu potrebbe vincere le elezioni israeliane del 27 ottobre. Secondo l’articolo, queste informazioni del Likud (che contraddicono la maggior parte degli altri sondaggi israeliani) hanno spinto Trump a esprimere il proprio pieno sostegno elettorale a Netanyahu.

Allo stesso tempo, i miliardari filosionisti stanno esercitando il «terribile potere del denaro» su Trump: «Non accetteremo nulla di meno della sconfitta dell’Iran. Se continuerà a cercare un accordo, le ritireremo il nostro sostegno finanziario».

Alti funzionari della sicurezza israeliani, sia in carica che in pensione, confutano tuttavia la necessità di un attacco imminente all’Iran e l’affermazione di Netanyahu relativa a nuove prove che l’Iran si stia muovendo verso l’arma nucleare –il Capo di Stato Maggiore delle Forze di Difesa Israeliane (IDF) Zamir ha dichiarato al Canale 13 israeliano: «Non vediamo la necessità di attaccare l’Iran prima delle elezioni»; Il principale stratega militare israeliano Udi Evental ha messo in guardia: «Una guerra per ostacolare le elezioni e la democrazia, non per ostacolare il programma nucleare dell’Iran. Netanyahu, che si sospetta sia immerso fino al collo in considerazioni politiche e personali estranee alla questione, non è idoneo a prendere una decisione del genere. Non glielo si deve permettere».

Che esistano o meno prove del genere non ha davvero importanza. Probabilmente non esistono. L’affermazione costituisce semplicemente il pretesto con cui si sta esortando gli Stati Uniti ad agire per ‘portare a termine l’opera’ contro l’Iran. Come sempre, Netanyahu ha dichiarato negli ultimi giorni: «L’Iran sta ancora una volta cercando di sviluppare le sue armi di morte… C’è un solo modo per eliminare questa minaccia una volta per tutte: rovesciare il regime in Iran, e questa è la mia direttiva all’IDF, al Mossad e alle agenzie di sicurezza».Un alto funzionario iraniano ha dichiarato a Drop Site che l’attuale valutazione dei servizi segreti interni di Teheran indica un’elevata probabilità che possano iniziare bombardamenti su larga scala – anche prima delle elezioni israeliane di martedì.

Il punto è che all’Iran non interessa chi vincerà le elezioni di medio termine, né chi conquisterà la presidenza degli Stati Uniti nel 2028. Per la leadership iraniana è tutto uguale. Comprendono bene il concetto del «Grande Disegno» (come potrebbero non farlo?).In Iran è ben chiaro che il Paese è impegnato in una lunga guerra contro l’intero blocco atlantista: Israele, i suoi servizi di intelligence, i suoi arsenali, i suoi satelliti, la sua industria militare e la sua macchina mediatica. Non importa se alla Casa Bianca ci sia un repubblicano o un democratico. Gli alti funzionari iraniani ritengono che entrambi i partiti siano stati comprati dal terribile potere sionista del denaro.

Comprendere il «Progetto» significa comprendere che la classe dei finanziatori sionisti non si accontenterà mai di un «accordo o compromesso». Essi sostengono con certezza che l’Iran alla fine verrebbe meno a qualsiasi acconsentimento ipotizzato alle richieste statunitensi. Gli israeliani e i loro alleati della classe dei finanziatori semplicemente non credono (e lo ripetono incessantemente) che l’Iran accetterebbe mai di sottomettersi a Israele, né di accettare il dominio politico e culturale degli Stati Uniti. Potrebbero avere ragione. Perché? Semplicemente perché l’Iran possiede una civiltà profonda, che affonda le sue radici in un complesso di credenze e pratiche specificamente persiano-iraniane risalenti al secondo millennio a.C.: il mazdeismo, una cosmologia del dramma divino, rappresentata dalla lotta continua tra Luce e Oscurità.

Il rinomato studioso, il professor Henri Corbin, ha sostenuto che «l’Iran era situato in una posizione centrale… non essendo solo una nazione o un impero, ma un universo spirituale». Egli concepiva quindi l’Iran come una forza mediatrice, sia geograficamente che metafisicamente.

Per millenni, gli iraniani hanno percepito il mondo come dotato di una chiara dimensione metafisica – e di una storia. È quindi improbabile che possano essere attratti da un atteggiamento materialistico e nichilista di stampo occidentale. Gli Stati civilizzatori, siano essi l’Iran o la Russia, che abbracciano valori contrari non soccomberebbero mai al «Grande Disegno». Di conseguenza, devono essere distrutti.

Cosa significa questa storia metafisica? Significa che l’Iran si sta preparando alla guerra, non a un «accordo». Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale iraniano e rappresentante personale della Guida Suprema, l’Ayatollah Mojtaba Khamenei, ha affermato che, «Se la domanda è se l’Iran abbia ancora la capacità di proseguire le operazioni con missili e droni [in caso di attacco], la risposta è “sì” … Gli Stati Uniti dispongono di risorse preziose nella regione. In caso di guerra, anche cavi, centri dati e strutture di intelligenza artificiale potrebbero rientrare nel raggio d’azione. Se il conflitto dovesse riprendere, avremo un piano più ampio». «Tutti devono comprendere che un’azione contro l’Iran comporta un costo».

Alti funzionari iraniani ritengono che la guerra sia imminente. L’Iran dispone di piani di ampia portata (in caso di attacco) che coinvolgono anche l’Arabia Saudita e la sua leadership, ha lasciato intendere un alto funzionario iraniano. Karl Miller (dal campo) afferma che, a questo proposito, un quarto della produzione petrolifera saudita è già stato distrutto e che i danni causati dagli attacchi di rappresaglia di AnsarAllah interessano l’intera catena produttiva saudita – «dalla testa di pozzo alla stazione di servizio» – e che l’Arabia Saudita sta colmando il deficit attingendo alle proprie riserve.

Il rapporto di Miller, citato da Larry Johnson, avverte che,«se i canali di esportazione dell’Arabia Saudita dovessero chiudersi, il suo petrolio non avrebbe altra destinazione se non le proprie raffinerie, le proprie centrali elettriche e i propri serbatoi di stoccaggio. Una volta che lo stoccaggio fosse pieno, si raggiungerebbe all’incirca il limite massimo di produzione che l’Arabia Saudita potrebbe mantenere. Se Ras Tanura e Yanbu venissero chiusi contemporaneamente, il Regno sarebbe costretto a chiudere la maggior parte dei propri giacimenti petroliferi. Questo è esattamente lo scenario che la campagna di Ansar Allah contro l’oleodotto, il Mar Rosso e i terminali del Golfo è volta a provocare». «Qualsiasi nuova campagna americana o israeliana contro l’Iran si abbatterà su un sistema energetico saudita che non dispone più di margini per assorbirla», osserva Larry Johnson.

Qualsiasi nuovo attacco all’Iran, per estensione, significherà la fine del Golfo così come lo conosciamo, la fine del petrodollaro e la fine del Golfo come principale fornitore di liquidità per Wall Street e il mondo della tecnologia.

Ciononostante, secondo quanto riferito, Trump avrebbe affermato che gli Stati Uniti non stanno attualmente negoziando con l’Iran e che qualcosa accadrà «molto presto».

Forse. (Ma con Trump tutto si riduce a speculazioni). Se però sta bluffando, non funzionerà, e la sua umiliazione sarà ancora più profonda.

Un uomo che conosce Trump meglio di molti altri (avendo scritto quattro libri su di lui), Michael Wolff, sostiene che se i Democratici vinceranno nelle elezioni di medio termine del 3 novembre –

«Cercheranno di far capire al mondo che è “un nuovo giorno”. Trump, dal canto suo, cercherà di far capire al mondo che è ancora lui a controllare la scena. Ci sarà una serie di eventi di questo tipo (come una presunta invasione di Cuba, ad esempio) di portata superiore a qualsiasi cosa possiamo immaginare. Non si mostrerà umile. Il concetto di umiltà non esiste nell’animo di Donald Trump. Pertanto, farà esattamente il contrario».

«Non ritirarsi, ma attaccare».

Il nuovo stadio di Inter e Milan si chiamerà “Generali Stadium”: i dettagli dell’accordo

29 October 2026 at 20:37

Il nuovo stadio di Milano si chiamerà “GENERALI STADIUM” e sarà pronto per la stagione 2031/32. Accordo commerciale siglato dunque tra i due club e una delle principali compagnie assicurative in Italia, riconosciuta anche in Europa. Il progetto è stato svelato al Castello Sforzesco di Milano, alla presenza dei vertici dei due club e dei due progettisti, Lord Norman Foster e David Manica. La struttura sarà ovale e non più rettangolare come l’attuale San Siro, l’elemento visivo più impattante è l’esterno con le sue linee ondulate (verso il basso sui lati lunghi del campo per poi alzarsi in corrispondenza delle due curve, con il punto più alto che supera i 60 metri) e 80 “diamanti” in membrana a caratterizzarne la struttura (all’interno ci sono i led per personalizzare lo stadio a seconda della squadra che gioca in casa).

Il tetto presenterà 27mila metri quadri di fotovoltaico, con i pannelli solari che lo renderanno indipendente e autonomo dal punto di vista energetico. “Sigillato” a livello acustico, il suono potrà uscire solo dall’alto, e restando all’interno del catino garantirà un fortissimo effetto tifo. La capienza sarà di 71500 posti, con le tribune inclinate di 37 gradi che offriranno un impatto visivo simile a quello dell’attuale San Siro o il famoso muro giallo di Dortmund.

L’accordo prevede che il nuovo stadio prenda il nome di Generali Stadium fin dal primo momento, in quella che i due club definiscono come una delle partnership più rilevanti a livello globale. In particolare, i ricavi si aggireranno intorno ai 650 milioni di euro a lungo termine – spiega La Gazzetta dello Sport – nell’arco di circa 20 anni. Generali (che sarà anche Official Insurance Partner di entrambi i club) durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – dovrà lasciare il nome e la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

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Svelato il progetto del nuovo stadio di Inter e Milan: capienza, forma, la particolarità del podio e quando sarà inaugurato – Le prime foto

29 October 2026 at 20:37

La forma è quella di un catino sopraelevato su un podio, con una doppia curvatura verso il basso in prossimità delle due tribune, che si alza nelle curve e raggiunge un’altezza massima di 60 metri. Nessun effetto wow a primo impatto, vista la sua struttura semplice. Ma nella sua semplicità, il Generali Stadium – nuovo stadio di Inter e Milan che sorgerà sempre nell’area di San Siro e che sarà composto da due anelli – trasporta comunque il pubblico in una dimensione diversa. Il primo impatto sarà senza dubbio differente nel giorno dell’inaugurazione, con l’atmosfera da stadio, una partita e tutta l’area intorno ricca di spazi ristoro e per lo shopping. E per i progettisti – in ottica futura – c’è anche la suggestione di ospitare grandi show, concerti, match di football americano e altri eventi sportivi.

La capienza? Confermate le indiscrezioni: sarà di 71.500 posti (di cui circa 11.500 corporate, più di 7mila in più dell’attuale) e sarà inaugurato nella stagione 2031/32 (la prima previsione è fine 2031), con l’obiettivo – scrivono Inter e Milan – “di avviare i lavori nel 2028“. Tutto ciò è stato rivelato oggi, nella Sala Viscontea del Castello Sforzesco, dove è stato svelato il progetto e il rendering del nuovo stadio che ospiterà le partite di Milan e Inter e che avrà il difficile compito di sostituire San Siro, la “scala del calcio” che verrà abbattuta proprio dopo il completamento del nuovo impianto. Durante le partite sarà possibile accedere al podio che sostiene lo stadio soltanto con biglietto, mentre l’accesso sarà libero nei giorni senza eventi. Sul podio saranno presenti punti di ristoro e aree shopping. Sotto sarà costruito un parcheggio.

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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generali stadium (3)

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Fonte: FC Inter e AC Milan

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Credit photo: Ac Milan e Fc Inter

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A coronare l’edificio è una copertura a doppia curvatura, “dalla silhouette inconfondibile”, scrivono Inter e Milan nella nota pubblicata dopo l’incontro al Castello Sforzesco. “Più di una dichiarazione architettonica, incornicia ed esalta le due iconiche curve, creando una potente identità visiva e integrando tecnologia fotovoltaica, ottimizzazione acustica e altre soluzioni di sostenibilità essenziali per uno stadio moderno”, si legge ancora nella nota. Sopra la copertura, appunto, impianti fotovoltaici che rendono l’impianto autosostenibile.

Le tribune avranno un’inclinazione del 37% (contro il 41% dello stadio attuale) per garantire un’atmosfera più immersiva e ridurre la percezione dei suoni all’esterno. La capienza sarà appunto di 71mila e 500 posti, circa 4mila in meno dell’attuale San Siro: una richiesta fatta dai due club – secondo quanto trapela – agli autori del progetto Foster + Partners e MANICA, guidati da Lord Norman Foster, tra i protagonisti più autorevoli dell’architettura contemporanea, e David Manica, riferimento internazionale nella progettazione di stadi all’avanguardia. Il nuovo impianto conterrà quindi – contando anche i circa 7mila corporate in più – circa 11mila spettatori in meno dell’attuale San Siro, parlando di biglietti “popolari”.

Il nome è stato svelato proprio nella parte centrale della presentazione e sarà ben visibile all’esterno, sulla facciata principale dell’impianto, ma durante gli eventi internazionali – come già capita ad Atalanta e Juventus per esempio – la denominazione sarà “Milano Stadium“. Secondo il regolamento Uefa, infatti, i naming rights non sono ammessi in Champions League e nelle altre coppe, come già avviene ad esempio per l’Allianz Stadium di Torino (che torna Juventus Stadium) o per l’Emirates Stadium di Londra (chiamato Arsenal Stadium).

Il nuovo stadio prenderà dunque il posto di San Siro, destinato a essere abbattuto una volta completato il nuovo impianto. L’obiettivo di Inter e Milan è avviare i lavori nel 2028 e inaugurare la struttura nella stagione 2031/32. Per vedere il progetto trasformarsi in realtà serviranno ancora alcuni anni: per ora, il futuro della casa dei due club milanesi ha una forma, una capienza e un nome. Per le emozioni ci sarà tempo.

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Sheinbaum recuerda a Cuauhtémoc Cárdenas como un pilar de la democracia mexicana

29 October 2026 at 19:26
La mandataria resaltó que la ruptura de Cárdenas con el PRI en 1988 y la posterior fundación del PRD constituyeron la piedra angular para la transformación democrática del país y el fin del régimen autoritario.

Papamóveis serão tema de exposição no Vaticano até janeiro de 2027

29 October 2026 at 18:56

O Vaticano abriu ao público nesta quinta-feira (29) a exposição “Mercedes-Benz: Um Século de Papamóveis”, instalada em um pavilhão de vidro próximo à Pinacoteca Vaticana.

A mostra reúne oito automóveis históricos que retratam a evolução dos veículos oficiais utilizados pelos papas desde 1930, quando a Daimler-Benz presenteou o Papa Pio XI com um Mercedes-Benz Nürburg 460 Pullman Limousine.

A exibição marca uma parceria de quase 100 anos entre a montadora alemã e a Santa Sé, cobrindo a transição das limusines e landauletes — carroceria em que apenas a parte traseira do teto é retrátil — de luxo até a consolidação dos utilitários com cúpula transparente voltados à proximidade do público durante aparições oficiais.

A evolução dos modelos

Mercedes-Benz S 500 lang Landaulet (Baureihe 140)
Mercedes-Benz S 500 lang Landaulet (Baureihe 140) • Mercedes-Benz AG

A mostra reúne exemplares que acompanharam diferentes pontificados. Entre os destaques históricos está o 300 d Landaulet, entregue ao Papa João XXIII em 1960 com entre-eixos estendido e degraus retráteis automáticos nas portas traseiras.

Em 1965, o Papa Paulo VI passou a utilizar o 600 Pullman Landaulet, adaptado com portas alargadas, teto traseiro elevado e sistema de intercomunicação com o motorista.

O conceito moderno do Papamóvel estreou em 1980 com o Mercedes-Benz 230 G, criado para a visita do Papa João Paulo II à Alemanha. Desenvolvido sobre a plataforma da Classe G, o modelo introduziu o teto alto em acrílico transparente e pintura perolizada, priorizando a visibilidade e a segurança do pontífice.

A fórmula evoluiu posteriormente com o ML 430, utilizado na Jornada Mundial da Juventude de 2002 em Toronto, e com o ML 500, entregue em 2012 ao Papa Bento XVI com cúpula ampliada e novo projeto de iluminação interna.

Homenagem aos 140 anos do automóvel

Mercedes-Benz Nürburg 460 (W 08)
Mercedes-Benz Nürburg 460 (W 08) • Mercedes-Benz AG

Além da frota papal, a exposição conta com dois modelos que celebram os 140 anos de inovação da Mercedes-Benz: uma réplica do Benz Patent Motor Car de 1886, considerado o primeiro automóvel movido a motor de combustão interna do mundo, e uma unidade da nova geração do Classe S, modelo que realizou uma expedição por seis continentes no primeiro semestre do ano.

Os visitantes poderão conferir a frota de papamóveis na Praça dos Museus até o dia 31 de janeiro de 2027. O acervo exposto conta com os modelos:

  • Nürburg 460 (1930);
  • 300 d Landaulet (1960);
  • 600 Pullman Landaulet (1965);
  • 300 SEL Pullman (1967);
  • 230 G (1980);
  • S 500 Landaulet (1997);
  • ML 430 (2002);
  • ML 500 (2012).

Automobilismo foi criado há 132 anos; conheça a história

 

Kiluanji Kia Henda estreia sátira sobre Angola no festival de cinema de Roterdão

29 October 2026 at 18:50

O filme “Karl Marx, Luanda”, do artista angolano Kiluanji Kia Henda, vai ter estreia mundial no Festival Internacional de Cinema de Roterdão, em janeiro, nos Países Baixos, revelou hoje a organização.

Em “Karl Marx, Luanda”, Kiluanji Kia Henda imagina um país que “renova o seu compromisso com o comunismo” e conta “uma história de amor com viagens no tempo”, que combina “ficção científica africana com ‘western spaghetti’”, como descreveu o festival.

O filme tem coprodução entre Angola e Portugal (pela Wonder Maria Filmes) e representa um regresso de Kiluanji Kia Henda ao festival de Roterdão, onde apresentou em 2021 a performance “Red Light Square – history is a bitch project: Kinaxixi”, sobre o Largo de Kinaxixi, em Luanda, um projeto desenvolvido em residência no Porto.

Artista multidisciplinar nascido em 1979, Kiluanji Kia Henda aborda, através da arte, a memória coletiva, os espaços públicos e a sociedade. Tem refletido sobre o pós-colonialismo em várias exposições e criações, com trabalhos como “Redefining the power”, sobre os movimentos pela retirada de monumentos, que têm emergido na América, na Europa e também em África.

Em 2012 recebeu o Prémio Nacional de Arte e Cultura, em Angola, e, em 2017 o Frieze Artist Award, atribuído pela feira de arte londrina com o mesmo nome, dedicado a jovens emergentes.

Já marcou presença em iniciativas como a Bienal de São Paulo, e foi selecionado para exposições no Centre George Pompidou, em Paris, em 2020, na Tate Modern, em Londres, em 2018, e no Guggenheim de Bilbau, em 2015, o mesmo ano em que fez parte de uma mostra no Smithsonian, em Washington.

É ainda autor do Memorial de Homenagem às Pessoas Escravizadas, para ser instalado na zona da Ribeira das Naus, em Lisboa.

O filme “Karl Marx, Luanda” é um dos primeiros títulos a ser anunciado para a 56.ª edição do festival de cinema de Roterdão, marcada de 28 de janeiro a 07 de fevereiro de 2027.

Litoral do Piauí ganha primeiro bairro planejado e inaugura nova fase no desenvolvimento urbano regional

29 October 2026 at 16:00

Impulsionado pela transformação na dinâmica urbana, o Piauí entra oficialmente no mapa dos bairros planejados no Brasil com o lançamento da Cidade Conviver Parnaíba. Idealizado pela Conviver Urbanismo, o empreendimento marca a estreia do estado nesse modelo de desenvolvimento territorial. Para inaugurar essa nova etapa em Parnaíba, a empresa apresenta o Life Parnaíba, o primeiro produto do ecossistema.

Trata-se de um loteamento residencial de acesso controlado concebido para entregar uma experiência completa de moradia, unindo segurança, espaços de esporte, bem-estar, lazer e convivência para os futuros residentes.

O avanço piauiense acompanha um movimento consolidado no mercado imobiliário nacional. Segundo levantamento da Idealiza Cidades, pelo menos 52 bairros planejados privados foram lançados no país desde 2010. O ritmo de expansão ganhou força nos últimos anos: entre 2020 e 2025, foram apresentados 29 novos projetos — uma média de quase cinco lançamentos por ano. Esse dado sinaliza uma mudança expressiva na lógica de crescimento das cidades, substituindo a simples construção de imóveis por um planejamento de longo prazo focado no bairro como unidade central.

Essa reestruturação é ainda mais evidente no Nordeste. Dados do IBGE mostram que as áreas urbanizadas da região cresceram 16,52% entre 2019 e 2022, superando a taxa nacional de 12,27%. A expansão destaca o ritmo acelerado das cidades nordestinas e a urgência de ordenar os novos territórios que surgem com esse avanço.

A chegada da Cidade Conviver Parnaíba também simboliza a própria evolução da Conviver Urbanismo no Piauí, onde atua em Parnaíba desde 2012 e já assinou projetos como Parnaíba I, II e IV, Parnaíba Residence, Conviver Litoral e Costamare.

“A Cidade Conviver Parnaíba representa uma mudança de perspectiva. Não estamos falando apenas sobre onde as pessoas vão morar, mas sobre como aquele território poderá funcionar ao longo do tempo. Um bairro planejado parte de uma visão mais ampla, que considera mobilidade, convivência, serviços, natureza e qualidade de vida como partes da experiência urbana”, afirma Luiz Geddes, sócio-diretor e CEO da Conviver Urbanismo.

A história dos empreendimentos da empresa na região ilustra a transformação do território ao longo dos anos. Tendo como base as tabelas históricas de vendas, alguns loteamentos registraram variações expressivas de preços entre o lançamento e os valores atuais. O Parnaíba Residence teve um ganho de tabela de 631%, enquanto o Parnaíba II subiu 230%, o Parnaíba IV variou 183% e o Parnaíba I registrou 112%. No Litoral Residence, o índice alcançou 142%. Embora os percentuais reflitam tabelas de venda e não a rentabilidade direta de cada comprador, eles ajudam a compreender como a consolidação de infraestrutura e serviços impulsiona a percepção de valor dos imóveis.

“Existe uma mudança importante no comportamento das pessoas. O imóvel continua sendo fundamental, mas o entorno ganhou peso. Quanto tempo levo para chegar ao trabalho? Posso caminhar? Tenho comércio e serviços próximos? Há espaços para lazer e convivência? Essas perguntas ajudam a explicar por que o bairro passou a ser parte importante da decisão de moradia”, analisa Ângelo Vieira Jr., CMO da Conviver Urbanismo.

Desenhado em parceria com o escritório IDEIA1, especializado em City Design, o projeto da Cidade Conviver Parnaíba adota preceitos do Novo Urbanismo adaptados à realidade local. As diretrizes priorizam o uso misto do solo, fachadas ativas, valorização do pedestre, caminhabilidade, preservação de áreas verdes e facilidade de mobilidade, criando uma centralidade viva e conectada.

O projeto estende a presença histórica da empresa no eixo da BR-343 e presta uma homenagem à memória regional ao integrar a Praça Engenheiro Roberto Broder ao novo espaço urbano.

Com 46 anos de trajetória e atuação em 44 municípios do Piauí, Ceará e Maranhão, a Conviver Urbanismo soma mais de 120 empreendimentos lançados e 16 mil clientes atendidos.

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Piauí entra oficialmente no mapa dos bairros planejados no Brasil com o lançamento da Cidade Conviver Parnaíba
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