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Meloni verso le dimissioni a marzo, l’indiscrezione scuote la politica: ipotesi elezioni anticipate

25 October 2026 at 15:11

La premier Giorgia Meloni potrebbe presentare le sue dimissioni a marzo 2027, subito dopo il Consiglio europeo che si terrà a Roma.

L’idea sarebbe quella di andare poi alle urne in un election day, accorpando il voto anticipato per le elezioni politiche 2027 con quello per le amministrative.

L’ipotesi: Giorgia Meloni verso le dimissioni

Ormai da mesi si parla di ipotetiche elezioni anticipate, sempre smentite da parte di Meloni, ma l’ipotesi è divenuta più concreta dopo la pubblicazione di un articolo su Repubblica a firma di Lorenzo De Cicco.

La scadenza naturale della legislatura è fissata al 13 ottobre 2027 ma, come detto, il Governo più longevo della storia repubblicana potrebbe cessare le attività molto prima dell’autunno.

Come riporta il quotidiano, la prima data utile per il voto, che trapela sia da ambienti di FdI che di Forza Italia, sarebbe quella di domenica 16 maggio. Ma a seconda delle tempistiche della crisi, tutto potrebbe slittare ai primi di giugno.

Compromesso Governo-Colle, il retroscena

C’è poi un retroscena relativo al potenziale election day, che sarebbe il frutto di una trattativa con la Presidenza della Repubblica.

Se un governo cade, infatti, non è detto che il Capo dello Stato decida di sciogliere le camere per traghettare il Paese verso nuove elezioni. In nome di un’emergenza (“se ne trova sempre una all’occorrenza”, come sostiene il decano del giornalismo Paolo Mieli), Mattarella potrebbe infatti decidere di arrivare a fine legislatura con un governo tecnico, di scopo o di larghe intese.

Da qui il compromesso: il Colle permette elezioni anticipate e il Governo, in cambio, indice l’election day accorpando elezioni politiche e amministrative.

Meloni, viene scritto, avrebbe preferito spacchettare le due date, dal momento che le amministrative vedono spesso prevalere il centrosinistra nei grandi centri urbani. Meloni, in sintesi, teme che la chiamata alle urne per le elezioni locali possa far diminuire l’astensionismo, a danno del centrodestra.

Amministrative, Campo Largo e Futuro Nazionale

Ma perché, dunque, accelerare sul pedale delle elezioni? Per diversi motivi. Prima di tutto, per costringere gli alleati a trovare rapidamente un’intesa sui candidati da presentare alle amministrative. Una delle piazze più calde è certamente Milano, dove la Lega spinge per Silvia Sardone mentre Forza Italia, pare, punterebbe su altri nomi. Ma in ballo ci sono anche Roma, Torino, Napoli, Palermo, Bologna, Monza e molte altre grandi città.

Motivo numero due: sfruttare le divisioni interne al centrosinistra, a cui manca tutto. Oggi al Campo Largo mancano un candidato premier e un programma condiviso. È oggetto di discussione anche la data delle eventuali primarie, nonché le sue modalità (doppio turno o turno secco). I nomi principali in pista sono quelli di Elly Schlein e Giuseppe Conte, il quale avrebbe già sfiduciato l’alleata-sfidante in una riunione riservata: “Non lo dico per interesse personale. Lo dico perché con Elly Schlein non si vince”. L’indiscrezione arriva dal Corriere della sera.

Terzo motivo: Meloni le sta giocando tutte pur di non estendere la coalizione a Roberto Vannacci. E il fatto che il generale abbia smesso di correre nei sondaggi e stia al contrario iniziando a ridimensionare il suo consenso potrebbe spingere la premier ad approfittarne andando al voto al più presto.

Quarto motivo (forse il principale): ci sono attualmente 25 ricorsi contro lo Stabilicum, presentati presso 25 diversi tribunali. Meloni potrebbe puntare ad andare al voto anticipato prima di eventuali pronunzie definitive della Corte costituzionale.

Autotrasportatori, non solo sciopero: con l’Ets2 rischio aumento diesel. La scelta dell’Ue e dell’Italia

20 October 2026 at 07:20

Il prezzo del diesel potrebbe aumentare fino a 40 centesimi al litro con l’introduzione dell’Ets2, il nuovo sistema europeo che estenderà il mercato delle emissioni di CO2 anche ai carburanti utilizzati nel trasporto stradale. Il meccanismo dovrebbe entrare pienamente in funzione dal 1° gennaio 2028, ma il Governo italiano e diversi Paesi europei chiedono di rivederne le condizioni per limitare le conseguenze economiche su imprese e famiglie. L’allarme arriva soprattutto dal settore dell’autotrasporto, già alle prese con il caro gasolio. Secondo Conftrasporto-Confcommercio, l’applicazione dell’Ets2 potrebbe comportare ulteriori rincari compresi tra 30 e 40 centesimi al litro, con il rischio di portare il prezzo del diesel oltre i 2,50 euro. Al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre 2026, i leader dell’Unione hanno raggiunto un compromesso sulla necessità di valutare gli effetti del nuovo sistema, senza però approvare un ulteriore rinvio della sua entrata in vigore.

Cos’è l’Ets2 e come funziona la nuova normativa europea

L’Ets2, acronimo di Emission Trading System 2, è il nuovo sistema europeo di scambio delle quote di emissione, introdotto nell’ambito delle politiche dell’Unione per ridurre i gas serra. A differenza del sistema Ets già applicato a grandi industrie e altri settori, l’Ets2 coinvolgerà anche il trasporto stradale, gli edifici e alcune attività produttive.

Il meccanismo prevede che i fornitori di combustibili acquistino quote corrispondenti alle emissioni di CO2 generate dai carburanti immessi sul mercato. Il numero complessivo delle quote disponibili diminuirà progressivamente, con l’obiettivo di incentivare la riduzione dei consumi di combustibili fossili.

L’obbligo di acquistare le quote ricadrà sui distributori di combustibili e non direttamente sui singoli automobilisti. Ovviamente i maggiori costi sostenuti dalle aziende potrebbero essere trasferiti, almeno in parte, sui prezzi finali di benzina, gasolio e combustibili utilizzati per il riscaldamento. L’avvio del nuovo sistema era stato inizialmente previsto per il 2027, prima dello slittamento al 2028.

Diesel fino a 40 centesimi in più al litro: quanto costerebbe un pieno

Secondo le stime di Conftrasporto, l’introduzione dell’Ets2 potrebbe determinare un aumento del gasolio compreso tra 30 e 40 centesimi al litro. Si tratta di una previsione elaborata dall’associazione di categoria, non di un incremento già stabilito dalle istituzioni europee. L’effetto effettivo dipenderà dal prezzo delle quote di emissione e dalla parte dei costi che verrà trasferita ai consumatori. Per gli automobilisti, un rincaro di questa entità avrebbe conseguenze dirette sul costo dei rifornimenti. Un pieno da 50 litri costerebbe 20 euro in più rispetto al prezzo senza tale rincaro.

Gli effetti dell’Ets2 potrebbero estendersi oltre il prezzo del carburante pagato dagli automobilisti. In Italia, secondo le stime richiamate da Conftrasporto, circa il 90% delle merci viene movimentato su strada. Un aumento dei costi del trasporto potrebbe quindi influire sulle spese sostenute dalle aziende per la distribuzione dei prodotti. Le imprese alimentari, agricole e commerciali potrebbero trovarsi a sostenere costi logistici maggiori, con possibili ripercussioni sui prezzi finali di alcuni beni.

La posizione del Governo Meloni

Il tema dell’Ets2 è stato affrontato durante il Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, in un contesto segnato dall’aumento dei prezzi dell’energia e dalle difficoltà economiche delle imprese. L‘Italia ha sostenuto, insieme ad altri Paesi europei, la necessità di intervenire sul nuovo sistema per contenere il rischio di ulteriori rincari energetici.

Nelle conclusioni del vertice, i leader hanno chiesto alla Commissione europea di aggiornare la valutazione degli effetti dell’Ets2, con particolare attenzione al funzionamento del meccanismo e alle misure di salvaguardia contro aumenti eccessivi dei prezzi. Non è stato invece approvato un rinvio dell’Ets2 al 2030, soluzione sostenuta da diversi Paesi dell’Europa centrale e orientale.

Il Governo italiano punta anche a ottenere maggiori margini di intervento nazionale per sostenere i settori più esposti alla crisi energetica. Il confronto rimane aperto, mentre Bruxelles è chiamata a valutare ulteriori strumenti per contenere i costi dell’energia senza modificare gli obiettivi generali di riduzione delle emissioni.

Autotrasportatori contro l’Ets2

A contestare gli effetti economici della nuova normativa è Pasquale Russo, presidente di Conftrasporto-Confcommercio, secondo il quale il sistema rischia di aggravare una situazione già difficile per le imprese di trasporto. “L’Ets2 darebbe il colpo di grazia all’autotrasporto italiano”, ha dichiarato Russo, sottolineando che il prezzo del gasolio potrebbe superare i 2,50 euro al litro.

Secondo l’associazione, il carburante rappresenta ormai oltre il 40% dei costi complessivi delle imprese di autotrasporto, mentre il prezzo del gasolio sarebbe aumentato di oltre 50 centesimi al litro dall’inizio del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Conftrasporto segnala inoltre che un’impresa di autotrasporto su cinque rischierebbe il fallimento entro la fine dell’anno a causa delle attuali difficoltà economiche. Per affrontare l’emergenza, il settore chiede lo sblocco degli aiuti già annunciati e ulteriori risorse per coprire gli aumenti dei costi negli ultimi mesi del 2026.

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