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Serbia, l’UE chiede di isolare Mosca ma Belgrado tira dritto

 

La Serbia non intende sacrificare i rapporti con la Russia sull’altare dell’integrazione europea. Jovo Baki?, professore universitario e rappresentante del movimento Student List, ha dichiarato a RT Balkan che il nuovo governo non imporrà sanzioni a Mosca, nonostante le pressioni esercitate da Bruxelles. La formazione studentesca ha conquistato il 52,73% dei voti nelle elezioni parlamentari di domenica, sconfiggendo la coalizione dell’ex presidente Aleksandar Vucic. Il movimento è emerso da quasi due anni di proteste, innescate dal crollo della pensilina di una stazione ferroviaria a Novi Sad nel novembre 2024, costato la vita a 16 persone. Sul terreno della politica estera, tuttavia, la nuova maggioranza sembra voler mantenere una linea di continuità.

Baki? ha definito la Russia una grande potenza, un partner storico e, in numerose occasioni, un Paese protettore della Serbia. Imporre sanzioni a Mosca, ha spiegato, avrebbe soprattutto un significato simbolico negativo per Belgrado, senza produrre conseguenze decisive per l’economia russa. La questione mette in evidenza la contraddizione con cui l’Unione Europea continua a confrontarsi: la Serbia aspira all’adesione comunitaria, ma non accetta di allinearsi automaticamente alla politica di isolamento della Russia. Per Belgrado, la difesa dell’interesse nazionale viene prima delle richieste provenienti dall’estero. Un principio che riguarda anche l’energia. Mosca copre circa tre quarti del fabbisogno serbo di gas e garantisce forniture a condizioni economiche favorevoli.

Allo stesso tempo, le sanzioni statunitensi contro la compagnia petrolifera NIS, controllata a maggioranza russa, rischiano di mettere sotto pressione l’approvvigionamento di carburante. La nuova maggioranza dovrà inoltre affrontare il tema delle esportazioni di armi. Esponenti del movimento hanno annunciato l’intenzione di interrompere le forniture verso zone di conflitto, comprese quelle destinate a intermediari occidentali che potrebbero trasferire munizioni all’Ucraina. Il Cremlino ha espresso la speranza di mantenere relazioni reciprocamente vantaggiose con Belgrado, riconoscendo anche il contributo di Vucic allo sviluppo dei rapporti bilaterali. La sfida per il nuovo governo sarà ora tradurre le dichiarazioni in scelte concrete, resistendo alle pressioni esterne senza compromettere gli interessi economici e strategici del Paese.

Il messaggio politico, intanto, è chiaro: la prospettiva europea non implica necessariamente la rinuncia alla partnership con Mosca.


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Gaza, il genocidio continua: la denuncia degli esperti ONU

 

Una commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite denuncia che Israele continua a commettere atti di genocidio a Gaza nonostante il cosiddetto cessate il fuoco, mentre in Cisgiordania si aggravano i crimini di guerra e contro l’umanità. Il rapporto documenta uccisioni di civili, torture e violenze sessuali contro detenuti palestinesi, oltre all’espansione del controllo militare israeliano nella Striscia, passato dal 53% ad almeno il 60% del territorio.

Gli esperti ONU chiedono alla comunità internazionale di esercitare pressioni su Israele affinché ponga fine all’occupazione illegale dei territori palestinesi, restituisca le terre confiscate e smantelli gli insediamenti.

Intanto, l’inerzia delle potenze occidentali continua a sollevare pesanti interrogativi sulla reale volontà di fermare le violenze e garantire giustizia alle vittime.


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Harry Kane vince il pallone d’oro 2026: l’attaccante “noioso” e poco appariscente sempre in prima linea contro le discriminazioni

26 October 2026 at 22:54

Bomber e gentiluomo. Il Pallone d’Oro assegnato al centravanti inglese Harry Kane premia non solo uno degli uomini gol più prolifici dell’ultimo decennio, ma anche un campione che sfugge agli stereotipi del football moderno. Nella patria dei tabloid e di una certa informazione scandalistica, Kane non ha mai regalato titoli a effetto. Al contrario: se c’è una critica nei suoi confronti, è quella di essere un po’ noioso, poco appariscente. Non si ubriaca. Non si tatua. Non fa scappatelle. Non coltiva hobby particolari, tranne il golf, che, come scrisse una volta Oscar Wilde “è il sistema migliore per rovinare una passeggiata sui prati”.

Le ragioni del trionfo nel Pallone d’Oro di Kane, quinto giocatore del football inglese a riceverlo – l’ultimo, nel 2001, era stato Michael Owen – sono però di natura calcistica. La stagione 2025-2026 è stata la migliore di questo attaccante nato il 28 luglio 1993 a Walthamstow – area a Est di Londra -, entrato a sei anni nella scuola calcio dei Ridgeway Rovers e a otto trasferito all’accademia dell’Arsenal, dove fu presto rilasciato perché “un po’ paffuto”: Harry ha firmato 61 gol con la maglia del Bayern Monaco e 12 con la nazionale. Kane è ripartito in quella attuale a passo di carica: 10 reti in 12 gare, per un totale di 156 in 159 presenze con i bavaresi. L’uragano Harry è a quota 543 in carriera: 452 con i club (280 con il Tottenham, 16 nei prestiti con Leyton Orient, Millwall, Norwich e Leicester, 156 con il Bayern) e 91 con l’Inghilterra, di cui è il King di tutti i tempi. Ma Kane non è solo uno spietato killer dell’area: ha la visione di un trequartista e la capacità di mandare a segno i suoi compagni. Un attaccante moderno, versatile, abile con i piedi e bravissimo in acrobazia.

Cresciuto con il mito di David Beckham, Kane nel 2009 fu arruolato dal Tottenham. Dopo una serie di prestiti (Leyton Orient, Millwall, Norwich e Leicester), nel 2013 avvenne finalmente il decollo in prima squadra. La data storica del gol numero uno in Premier (il totale è di 213) è il 2 novembre 2014, avversario l’Aston Villa. Kane non consuma alcol, segue una dieta curata da uno chef privato, è il primo ad arrivare al centro tecnico e l’ultimo a uscire. “Desidero chiudere la carriera senza rimpianti. Non vorrei mai guardarmi indietro e pensare che avrei dovuto rispettare le regole per fare meglio”.

La gestione di Kane è un affare di famiglia. Il fratello Charlie è l’agente. Il padre Patrick si occupa della parte finanziaria. Il profilo basso e il senso della misura sono riconducibili alle origini e all’educazione ricevuta. I genitori di Kane sono nati a Galway, città della costa occidentale irlandese. Il fratello maggiore Charlie è stato a lungo il supereroe di Harry e affidare a lui la gestione degli affari è stato un fatto naturale. In un articolo per “Players’ Tribune”, Harry ha ricordato di andare spesso in un parco dietro casa per giocare a calcio con suo padre e il fratello. “Niente porte. Niente campo da gioco vero e proprio – il racconto -. Bastava un po’ d’erba, due alberi ed eravamo felici. Devo ringraziare mio fratello Charlie per avermi sfidato uno contro uno per migliaia di ore e di avermi permesso di essere qualche volta Teddy Sheringham, uno dei miei idoli. Mio padre mi aiutò dopo la bocciatura dell’Arsenal. Era piccolo, avevo solo otto anni e mi disse le parole giuste ‘Non preoccuparti, Harry. Lavoreremo di più e troveremo un’altra squadra, va bene? E così è stato”.

Una famiglia “open mind”, di mentalità aperta. Non c’è quindi da sorprendersi che abbia prodotto un campione attento alle questioni sociali. Kane è da sempre in prima linea nella battaglia contro le discriminazioni e uno dei portavoce nel calcio della comunità LGBTQ+. È un figlio dell’Inghilterra blairiana, di una nazione che, alla fine degli anni Novanta, si aprì al mondo, salvo poi fare marcia indietro con la Brexit. È stato uno dei sostenitori del Black Live Matter (traduzione: le vite nere contano), il gesto dell’inginocchiamento rispettato a lungo in Premier League per ricordare la morte di George Floyd, ucciso dalla polizia americana a Minneapolis il 25 maggio 2020.

“Non esageriamo, non sono un asceta – le parole di Kane al magazine del Times nel 2019 -. In estate qualche mojito me lo concedo. E se stiamo in vacanza, la sera qualche volta si fa tardi. Durante l’annata calcistica però non sgarro mai. Ho una routine che rispetto con scrupolo. Sarò noioso, ma lo sport non è solo divertimento”. Meglio, durante la stagione, una tazza di tè. Una volta, dopo una tripletta, Kane telefonò alla moglie per esprimere la sua felicità e Kate, conosciuta ai tempi della scuola e sposata nel 2018, rispose: “Well done, you can make a cup of tea when you get home”. Una tazza di tè quando torni a casa, dove ti aspettano la compagna della vita e quattro figli (Ivy, Vivienne, Louis e Henry): c’è tutta la sottile ironia britannica in questa frase.

Dal 2023, Kane vive a Monaco di Baviera. I tre anni con il Bayern hanno colmato una lacuna importante della carriera. Nelle stagioni inglesi, nessun titolo. Neppure lo straccio di un trofeo da sollevare, a parte quelli individuali. In Germania, due campionati, due supercoppe e una coppa nazionale: i sogni, legittimi, sono la Champions e l’europeo 2028 con l’Inghilterra. Kane si è inserito senza problemi nello stile di vita tedesco, partecipando anche all’Oktoberfest, vestito alla bavarese. “È diverso da Londra – le sue parole -, ma le persone a Monaco di Baviera sono state davvero accoglienti. C’è molto spazio per vivere all’aria aperta ed è fantastico per la mia famiglia. È stata una scelta positiva. Siamo davvero felici qui”. A casa, ora, c’è un nuovo trofeo da accarezzare con orgoglio: il Pallone d’Oro. Meritatissimo.

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Lula rieletto, frenata la strategia di Trump per l’America Latina

Luiz Inácio Lula da Silva torna a fare la storia. Il presidente brasiliano conquista un nuovo mandato con 64,2 milioni di voti, oltre 4,4 milioni in più rispetto al neoliberista Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro. Una rimonta clamorosa: dopo aver chiuso il primo turno in svantaggio di 2,2 milioni di voti, Lula ha ribaltato il risultato mobilitando elettori assenti, conquistando consensi tra i sostenitori dei candidati eliminati e sfruttando gli errori di un avversario che sembrava già sentirsi presidente. Flávio ha sottovalutato la partita, concentrandosi sulla distribuzione degli incarichi e sulle trattative con gli ambienti economici mentre Lula intensificava la campagna sul territorio. Le promesse di amnistia e di rivalsa contro la sinistra hanno inoltre allontanato una parte dell’elettorato moderato.

Gli endorsement dei candidati esclusi, come dimostra il risultato, non si traducono automaticamente nel trasferimento dei voti. Sconfitto alle urne, il senatore di estrema destra ha annunciato che chiederà l’annullamento del ballottaggio, contestando la decisione di prolungare di due ore le operazioni di voto. Una contestazione che, stando alle valutazioni riportate dalla stampa brasiliana, avrebbe poche possibilità di successo: dopo le 17 sarebbero stati registrati appena 35.521 voti aggiuntivi, un numero marginale rispetto al divario finale. La strategia richiama quella del padre, che nel 2022 contestò la vittoria di Lula e fu successivamente condannato per il tentativo di colpo di Stato del gennaio 2023. Ma la portata della vittoria va ben oltre gli equilibri interni brasiliani.

Per Donald Trump, che punta a rilanciare la Dottrina Monroe e a consolidare un blocco di governi allineati agli interessi statunitensi, il risultato rappresenta una battuta d’arresto strategica. Dopo gli spostamenti a destra registrati in diversi Paesi della regione, Washington vede sfumare la possibilità di incorporare nel proprio schieramento la maggiore economia latinoamericana. L’amministrazione Trump aveva già esercitato pressioni su Brasilia attraverso dazi, iniziative commerciali e misure diplomatiche. Flávio, dal canto suo, aveva manifestato la volontà di aderire allo “Scudo delle Americhe”, l’iniziativa statunitense presentata come strumento contro il narcotraffico, ma funzionale soprattutto al rafforzamento dell’influenza di Washington nella regione. La vittoria di Lula riafferma invece l’autonomia del Brasile e ostacola il progetto di ridurre l’America Latina a una retrovia geopolitica degli Stati Uniti. Un obiettivo tanto più importante per Washington in una fase in cui la crescente presenza economica della Cina nel continente rappresenta un ulteriore terreno di competizione.

Come ha sottolineato Lula nel suo discorso, il Brasile non accetta di essere il cortile di casa di nessuno. La sua rielezione, insieme alla presidenza messicana di Claudia Sheinbaum, conferma che la svolta conservatrice regionale non è irreversibile. E mostra anche il limite di una strategia statunitense fondata sulle interferenze e sulle affinità ideologiche: tentare di condizionare le scelte sovrane dei Paesi latinoamericani può finire per rafforzare proprio quelle forze che Washington vorrebbe marginalizzare.

Tajani in Questura a Milano incontra dirigente ferito il 17 ottobre: Grazie alle forze dell’ordine

26 October 2026 at 21:14

(Agenzia Vista) Milano, 26 ottobre 2026
“Noi siamo qua, innanzitutto per ringraziarvi per quello che avete fatto anche questo fine settimana, che grazie alla vostra attività di prevenzione abbiamo dato un messaggio anche all’estero, dico anche alla fine, sul di un paese che è in grado di controllare anche manifestazioni violente di ogni tipo”. Lo ha detto il Ministro degli Esteri Antonio Tajani in Questura a Milano.
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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La crisi del gasolio è una crisi deliberata per espropriare ricchezza ai cittadini

26 October 2026 at 21:27
Il rincaro del gasolio non è casuale: scopri come l'UE e la finanza usano l'inflazione indotta per liquidare il debito pubblico e svuotare i tuoi risparmi.

Pioggia di missili balistici su Kiev: l’allarme è scattato solo poco prima delle esplosioni

Il sindaco della capitale ucraina: “Un ordigno è caduto nelle vicinanze della fermata della metropolitana”. Ci sarebbero vittime. Non è chiaro se ancora una volta gli americani non abbiano trasmesso le informazioni raccolte dalla loro rete di sorveglianza satellitare

Elezioni in Brasile, Bolsonaro Jr: “Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il Paese”

26 October 2026 at 20:49

Flávio Bolsonaro denuncia di essere stato fermato dalla Polizia federale brasiliana, che gli avrebbe ordinato di consegnare i passaporti e gli avrebbe vietato di lasciare il Paese. Il senatore, sconfitto alle presidenziali da Luiz Inácio Lula da Silva, ha raccontato l’episodio sui social. Intanto Donald Trump mette in dubbio la regolarità delle elezioni, definendole apparentemente truccate, senza presentare prove.

Gli agenti all’uscita dall’abitazione di Jair Bolsonaro, che si trova agli arresti domiciliari

Flávio Bolsonaro sostiene di non poter più lasciare il Brasile. Il senatore, sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali, ha denunciato sui social di aver ricevuto dalla Polizia federale l’ordine di consegnare i propri passaporti e il divieto di espatrio. Secondo il suo racconto, gli agenti lo avrebbero fermato mentre usciva dall’abitazione del padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro, agli arresti domiciliari.

“Stamattina sono andato a trovare mio padre, che come sapete è agli arresti domiciliari. E mentre stavo uscendo, la Polizia Federale di Lula era alla sua porta, in mezzo alla strada. Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il Paese”, ha raccontato il senatore in un video pubblicato sui social.

La richiesta di consegnare i documenti arriva all’indomani della sconfitta elettorale contro Lula, riconfermato alla guida del Paese. Flávio Bolsonaro ha riferito di aver ricevuto l’intimazione dagli agenti, ma dal suo racconto non emerge che i passaporti fossero già stati materialmente ritirati.

Elezioni in Brasile, Trump: “Voto irregolare”

Nel frattempo, anche Donald Trump interviene sulle presidenziali brasiliane, contestando la regolarità del voto. Il presidente degli Stati Uniti ha sostenuto che le elezioni gli siano sembrate truccate, senza tuttavia fornire prove di irregolarità.

“Le elezioni hanno dato un’impressione pessima”, ha dichiarato Trump prima di partire per il Mississippi, dove era atteso per un comizio. Il presidente americano ha affermato di non aver sostenuto nessuno dei due candidati, ma di considerare il processo elettorale sospetto. Nonostante le critiche, Trump ha espresso apprezzamento per il presidente brasiliano. “Mi piace Lula, vado d’accordo”, ha dichiarato, tornando però a contestare il voto, da lui definito segnato da pratiche “estremamente corrotte”.

“A mio avviso è stato uno spettacolo terribile”, ha aggiunto il presidente americano.

Le dichiarazioni di Trump arrivano mentre Flávio Bolsonaro contesta la sconfitta e denuncia il provvedimento che, secondo quanto riferito dal senatore, gli impedirebbe di lasciare il Brasile.

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Manovra, si punta al via libera in Cdm: Bruxelles risponde ma restano da definire energia e 5 miliardi dalle banche

26 October 2026 at 20:46

Il governo punta ad approvare la manovra mercoledì in Consiglio dei ministri, dopo un nuovo vertice di maggioranza con Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti. Bruxelles ha risposto sulla flessibilità per l’energia, ma il confronto prosegue. Da definire anche il contributo da 5 miliardi del settore finanziario, mentre i partiti continuano a presentare le proprie richieste.

Dal confronto con Bruxelles ai 5 miliardi dal settore finanziario: le decisioni ancora da prendere

Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti provano a chiudere la manovra entro mercoledì 28 ottobre. È questo l’obiettivo fissato dalla maggioranza al termine del terzo vertice in una settimana, dopo una giornata segnata dalle ipotesi di un ulteriore rinvio. Alla riunione, svolta in videocollegamento, hanno partecipato anche i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi.

La maggioranza ha confermato la volontà di “concentrare le risorse disponibili sugli interventi considerati prioritari”. In cima alla lista ci sono famiglie, ceto medio, giovani, anziani, sanità e imprese, insieme alle misure fiscali. L’obiettivo dichiarato è “sostenere il potere d’acquisto, rafforzare la crescita e dare impulso all’economia”, mantenendo però “la necessaria attenzione alla tenuta dei conti pubblici”.

Il ministro dell’Economia deve quindi trovare le coperture per le richieste dei partiti, mentre prosegue il confronto con la Commissione europea sulla possibilità di utilizzare la clausola nazionale di salvaguardia per gli interventi legati all’energia.

Manovra, Bruxelles risponde sulla flessibilità: esclusi i sussidi ai combustibili fossili

Dall’Unione europea è arrivata una prima risposta alle richieste italiane. La Commissione si è detta intenzionata ad aiutare Roma a sfruttare i margini consentiti dalla clausola di salvaguardia, ma il governo dovrà ancora chiarire “gli interventi ammissibili” e i “relativi margini di flessibilità”.

Durante il vertice, gli alleati hanno fatto il punto sulle interlocuzioni con Bruxelles, “che proseguono in un modo proficuo”. I colloqui sulle singole misure sarebbero stati approfonditi, anche se spetterà all’Italia comunicare alla Commissione gli interventi precisi una volta adottati.

Bruxelles ha già posto un limite sui combustibili fossili: la flessibilità non potrà essere utilizzata per finanziare sussidi collegati al loro consumo. Restano quindi escluse agevolazioni sui carburanti e forme di sostegno energetico riconducibili all’utilizzo di queste fonti. Il governo dovrà individuare misure compatibili con le condizioni europee e con le regole del Patto di stabilità.

Pensioni, Irpef e affitti: le richieste di Lega, Forza Italia e Noi Moderati

Matteo Salvini continua a chiedere la possibilità di andare in pensione anticipata a 64 anni, l’innalzamento a 100mila euro della soglia di reddito per la flat tax delle partite Iva e un voucher sanitario destinato agli anziani. Tra le priorità della Lega figurano anche “affitti brevi e cedolare secca”.

Forza Italia insiste sull’estensione del taglio dell’Irpef ai redditi fino ad almeno 55mila euro e chiede “risposte” per i giovani, proponendo di alleggerirne il carico fiscale. Gli azzurri puntano anche a interventi sulle retribuzioni e sulla previdenza delle forze dell’ordine.

Noi Moderati concentra invece le proprie proposte su giovani e famiglie. Tra le misure indicate ci sono una cedolare secca al 5% sugli affitti a lungo termine e l’azzeramento delle imposte per tre anni per gli under 30 al primo impiego. Si tratta di richieste politiche che dovranno ancora essere valutate in base alle risorse disponibili.

Dal mondo delle imprese arrivano ulteriori sollecitazioni. Confindustria chiede “una politica industriale per il Paese”, mentre Federchimica punta su maggiori incentivi alla ricerca e su un credito d’imposta strutturale. Confedilizia propone la cedolare secca per i negozi, una riduzione della tassazione sulle locazioni a canone concordato e la conferma dei bonus edilizi. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha chiesto a Giorgetti ulteriori stanziamenti per l’edilizia scolastica.

Banche e assicurazioni, il governo cerca 5 miliardi: Tajani chiede un contributo senza nuove tasse sugli extraprofitti

Tra le coperture ancora da definire figura il contributo da 5 miliardi di euro richiesto al settore finanziario. Secondo Antonio Tajani, le risorse dovranno arrivare da “tutti”, comprese “banche, assicurazioni e anche altre realtà”. Il segretario di Forza Italia esclude però una “visione punitiva” nei confronti degli istituti di credito e parla di “una richiesta di collaborazione”. Tra i soggetti che potrebbero essere coinvolti ha indicato anche Cassa depositi e prestiti.

Tajani ritiene possibile escludere le banche di credito cooperativo (Bcc) e invita a valutare con attenzione anche la posizione delle Fondazioni bancarie. Una trattativa da condurre senza irrigidire le posizioni, perché, come ha osservato il vicepremier, “bisogna lavorare di fioretto”. L’entità del contributo è stata indicata, ma le modalità di prelievo e la distribuzione tra i diversi soggetti non sono ancora definite.

Meloni risponde a Manfredi: confronto sulla manovra sì, ma con tutti i sindaci

La presidente del Consiglio ha risposto anche all’appello dei sindaci di centrosinistra che chiedevano un incontro urgente con il governo.

In una lettera inviata al presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, Meloni ha confermato la “disponibilità” al dialogo, indicando però come sede istituzionale la Conferenza Stato-Città.

La premier si è detta pronta a partecipare “personalmente”, insieme al ministro Giorgetti, dal momento che il confronto riguarda anche la legge di bilancio. Ha precisato però che “se si tratta di un confronto istituzionale” devono essere coinvolti “tutti i sindaci”, non soltanto quelli appartenenti a un determinato schieramento politico.

Meloni ha quindi proposto di affrontare le richieste degli amministratori locali nella sede che già riunisce governo e autonomie, con la possibilità di partecipare direttamente alla discussione sulla manovra.

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Vinext nomina Alessandro Zanolli e Franco Brezza per sviluppare Food & Beverage, detergenza e distillati

26 October 2026 at 19:50

Zanolli al Food & Beverage, Brezza ai distillati: la scommessa sui mercati esteri

A seguito della diffusione dei principali indicatori economico-finanziari consolidati al 30 settembre 2026, approvati dal Consiglio di Amministrazione del 20 ottobre 2026, Vinext S.p.A. (“Vinext” o la “Società”), gruppo specializzato in biotecnologie e tecnologie per l’enologia, la brassicoltura e le soluzioni innovative per l’agroalimentare e l’industria, prosegue nell’attuazione della propria strategia di crescita, puntando sul rafforzamento delle competenze manageriali, sulla diversificazione delle linee di business e sullo sviluppo dei mercati internazionali. Il percorso si inserisce in una fase di progressivo recupero della redditività operativa: il terzo trimestre, sostenuto dalla ripresa della domanda legata alla stagione vendemmiale, ha generato quasi la metà dei ricavi del periodo e riportato in positivo l’EBITDA dei nove mesi. I risultati confermano il potenziale del modello di business del Gruppo e, al contempo, evidenziano l’importanza di ampliare progressivamente i settori di riferimento, così da ridurre la dipendenza dalla stagionalità del comparto vitivinicolo e costruire una base di ricavi più diversificata.

Due nuovi ingressi manageriali per accelerare lo sviluppo di nuovi mercati

In quest’ottica si inseriscono due nuovi ingressi manageriali destinati a contribuire allo sviluppo commerciale e industriale di Vinext.

Alessandro Zanolli assume la responsabilità delle attività Food & Beverage e Detergenza Industriale, portando in azienda un know-how specialistico e un’esperienza ventennale maturata presso una multinazionale leader del settore. Il suo ingresso punta a rafforzare il presidio commerciale in comparti nei quali le competenze tecnologiche del Gruppo possono trovare nuove applicazioni, ampliando le opportunità di sviluppo e di collaborazione con clienti industriali.

Franco Brezza, manager con una consolidata esperienza nei settori degli spumanti e dei distillati, maturata inizialmente nel Gruppo Martini e successivamente in Bacardi, contribuirà allo sviluppo del comparto dei distillati, un’area di business nella quale le tecnologie e i prodotti di Vinext possono offrire soluzioni di interesse per gli operatori. Il suo ingresso si inserisce inoltre nel percorso di espansione internazionale del Gruppo, con particolare attenzione a mercati quali Georgia e Francia, e al sostegno dello sviluppo della partecipata in Moldavia.

L’inserimento di nuove competenze specialistiche rappresenta un tassello della strategia di Vinext volta a rafforzare la propria presenza nei mercati di riferimento e a valorizzare il patrimonio tecnologico del Gruppo in settori complementari a quello enologico.

Diversificazione e innovazione al centro della strategia di crescita

Accanto al consolidamento del business enologico, Vinext intende sviluppare ulteriormente la propria presenza nei comparti alimentare, della detergenza industriale, della brassicoltura e dei distillati, facendo leva sulle competenze maturate, sulle tecnologie proprietarie e sulla capacità di adattare prodotti e processi alle esigenze di differenti applicazioni industriali.

La diversificazione costituisce una leva strategica per ampliare la base clienti, sviluppare nuove opportunità di cross-selling e favorire una progressiva destagionalizzazione delle attività. In questo percorso, l’attenzione alla sostenibilità e le soluzioni tecnologiche dedicate al recupero della CO₂ possono rappresentare elementi distintivi dell’offerta del Gruppo, contribuendo all’ottimizzazione delle risorse e allo sviluppo di processi produttivi più efficienti.

SIMEI: incontri internazionali e dimostrazioni delle tecnologie

La partecipazione a SIMEI 2026, salone internazionale dedicato alle tecnologie per il settore vitivinicolo e delle bevande in programma a Fiera Milano (Rho) dal 17 al 20 novembre 2026, rappresenta un’importante occasione per dare visibilità alle soluzioni del Gruppo, consolidare le relazioni commerciali e sviluppare nuove opportunità di business.

In vista della manifestazione, Vinext è già impegnata nell’organizzazione di incontri con aziende internazionali, potenziali importatori e distributori, con l’obiettivo di ampliare la rete commerciale e individuare nuove opportunità di collaborazione nei mercati esteri.

Presso lo stand del Gruppo saranno inoltre organizzate dimostrazioni tecniche e pratiche, pensate per consentire ai visitatori di conoscere direttamente le tecnologie, valutarne le applicazioni e comprenderne i vantaggi operativi. L’approccio dimostrativo intende favorire un confronto concreto con gli operatori e valorizzare le caratteristiche delle soluzioni sviluppate da Vinext, anche in relazione all’efficienza dei processi e alla sostenibilità.

Il rafforzamento della rete distributiva rappresenta un ulteriore elemento della strategia di espansione di Vinext. In questo contesto si inserisce l’accordo distributivo con Compagno, volto a sviluppare la presenza commerciale delle soluzioni del Gruppo attraverso una collaborazione dedicata.

Le dichiarazioni dell’amministratore delegato, Salvatore Vignola

Salvatore Vignola, Amministratore Delegato di Vinext, ha dichiarato: “I risultati dei primi nove mesi del 2026 confermano la capacità di Vinext di esprimere una redditività operativa positiva nei periodi di maggiore attività del mercato enologico. Il terzo trimestre ha generato quasi la metà dei ricavi dei nove mesi e un EBITDA di circa mezzo milione di euro, riportando in positivo il risultato operativo lordo progressivo. Si tratta di un segnale importante, che rafforza la nostra convinzione circa il potenziale delle tecnologie e delle competenze sviluppate dal Gruppo. La nostra ambizione è valorizzare questo patrimonio andando oltre il mercato enologico tradizionale. L’ingresso di Alessandro Zanolli e Franco Brezza ci permette di rafforzare competenze e relazioni in comparti quali Food & Beverage, detergenza industriale e distillati, aprendo nuove prospettive di sviluppo commerciale e internazionale. Vogliamo costruire un Gruppo progressivamente meno esposto alla stagionalità, capace di mettere a fattor comune le proprie tecnologie in settori differenti e di generare nuove opportunità attraverso l’innovazione, la sostenibilità e il recupero della CO₂. In questo percorso, il SIMEI sarà un momento importante di confronto con il mercato, di presentazione delle nostre soluzioni e di sviluppo di relazioni con potenziali partner e distributori internazionali. Continueremo a lavorare per rafforzare il posizionamento di Vinext, ampliare la base clienti e sostenere una crescita equilibrata, mantenendo al centro la disciplina finanziaria e la creazione di valore nel lungo periodo”.

Vinext prosegue nell’attuazione di un piano di sviluppo fondato sul rafforzamento del business enologico, sulla crescita delle attività complementari e sull’espansione internazionale. Il potenziamento delle competenze manageriali, le iniziative commerciali e la partecipazione alle principali manifestazioni di settore sono parte di un percorso volto a valorizzare le tecnologie del Gruppo e a cogliere nuove opportunità applicative.

La Società manterrà al contempo l’attenzione sulla gestione del capitale circolante e sull’equilibrio della struttura finanziaria, elementi essenziali per accompagnare lo sviluppo delle attività e sostenere la crescita nel medio-lungo periodo.

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Unipol fa quasi il pieno per Mps: raccolti 2,46 miliardi, adesioni al 98,42%

26 October 2026 at 19:36

Unipol ha raccolto 2,46 miliardi di euro nell’aumento di capitale finalizzato all’acquisto degli sportelli di Monte dei Paschi di Siena. Sottoscritto il 98,42% delle nuove azioni offerte, con le cooperative azioniste che hanno rispettato tutti gli impegni. Il restante 1,58% sarà offerto in Borsa.

Le cooperative coprono oltre metà dell’offerta, il restante 1,58% dei titoli andrà in Borsa

Unipol chiude la prima fase dell’aumento di capitale da circa 2,5 miliardi di euro con adesioni al 98,42%, raccogliendo complessivamente 2.460.280.120,80 euro. L’operazione, destinata a finanziare l’acquisto degli sportelli di Monte dei Paschi di Siena, ha registrato una sottoscrizione quasi integrale delle nuove azioni offerte.

La società ha annunciato che il periodo di offerta in opzione si è “concluso con successo”. Nel dettaglio, sono stati esercitati 706.014.237 diritti di opzione, che hanno consentito la sottoscrizione di 119.663.430 nuove azioni Unipol, pari al 98,42% del totale.

A contribuire in maniera significativa sono state le cooperative azioniste aderenti al patto di sindacato, che “hanno dato integrale esecuzione agli impegni di sottoscrizione”. Complessivamente hanno acquistato 61.126.720 nuove azioni, per un controvalore di circa 1,257 miliardi di euro, corrispondente al 50,27% dei titoli offerti.

Per completare l’aumento rimangono 11.321.451 diritti di opzione non esercitati, che consentono di sottoscrivere il restante 1,58% delle nuove azioni, per un controvalore complessivo di 39.452.378,40 euro.

Unipol offrirà i diritti residui in Borsa nelle sedute del 28 e 29 ottobre. L’offerta potrà concludersi già il 28 ottobre qualora tutti i diritti inoptati vengano venduti nella prima giornata.

La sottoscrizione dell’aumento di capitale è così vicina al completamento. L’esito dell’asta riguarderà la quota residua dell’offerta, mentre l’acquisizione degli sportelli Mps rimane un’operazione distinta, legata al più ampio riassetto bancario.

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