Per decenni, l’Europa ha costruito il proprio modello sociale attorno a una promessa fondamentale: ogni generazione avrebbe vissuto meglio di quella precedente. Oggi, però, persino la Commissione europea ammette che questa prospettiva rischia di svanire. Dan Jorgensen, commissario europeo all’Energia e alla Casa, ha riconosciuto che i giovani potrebbero non raggiungere più il tenore di vita dei propri genitori. Le cause sono proprio le emergenze che l’Unione non riesce a risolvere: abitazioni inaccessibili, caro energia e precarietà lavorativa. Negli ultimi dieci anni, i prezzi delle case nell’UE sono aumentati in media di oltre il 60%, mentre gli affitti sono cresciuti di più del 20%. Per milioni di giovani, acquistare un’abitazione è diventato un traguardo sempre più irraggiungibile.
In Italia e Spagna, l’uscita dalla casa dei genitori avviene mediamente a 30,2 anni. Non si tratta di una scelta generazionale, ma della conseguenza di un sistema economico che concentra la ricchezza e restringe le opportunità. La frattura è evidente anche nel mercato immobiliare. In Spagna, la quota di famiglie con capofamiglia under 35 proprietarie di un’abitazione è precipitata dal 65% del 2008 al 40% del 2022. Chi ha acquistato casa prima dell’impennata dei prezzi ha beneficiato della rivalutazione degli immobili; chi è arrivato dopo si ritrova escluso. Anche sul lavoro il divario si allarga: nei Paesi ricchi, l’occupazione cresce maggiormente tra i lavoratori più anziani, mentre i giovani faticano a conquistare una posizione stabile.
A rendere il quadro ancora più drammatico è la crisi energetica. Secondo Jorgensen, quasi 50 milioni di europei incontrano difficoltà nel pagare il riscaldamento durante un inverno normale. Per queste persone, il rischio è dover scegliere tra mangiare e riscaldarsi. Eppure, mentre riconosce la gravità della situazione, Bruxelles conferma la volontà di mantenere il divieto di importare energia russa anche dopo l’eventuale raggiungimento della pace, con l’entrata in vigore prevista nel 2027. La contraddizione è evidente: l’Unione denuncia l’emergenza sociale, ma difende scelte energetiche che hanno contribuito a rendere più oneroso l’approvvigionamento del continente. La rottura con gli idrocarburi russi a basso costo, insieme all’impossibilità di utilizzare direttamente il gasdotto Nord Stream dopo la sua distruzione nel 2022, ha aggravato le vulnerabilità energetiche europee. Il pessimismo dei cittadini riflette questa realtà. Quasi l’80% degli europei ritiene che la prossima generazione vivrà peggio dei propri genitori, mentre circa due terzi considera ormai tramontati gli anni migliori. E la frustrazione sta già scendendo in strada. Dalla Spagna al Belgio, dall’Italia al Portogallo, fino alla Francia, il costo della vita, i salari insufficienti e l'emergenza abitativa alimentano proteste sempre più dure. In Francia, le violenze del 17 ottobre hanno provocato circa 2.700 arresti, migliaia di esercizi commerciali colpiti e centinaia di agenti feriti.
Episodi che non possono essere liquidati soltanto come un problema di ordine pubblico: dietro la rabbia esplode una crisi sociale che le istituzioni faticano a contenere. La vera emergenza europea è il fallimento della promessa di progresso. Un continente che non garantisce ai giovani una casa accessibile, un lavoro dignitoso e la possibilità di riscaldarsi senza sacrificare altre necessità fondamentali sta erodendo le basi del proprio patto sociale. E mentre Bruxelles continua a parlare di competitività, transizione e sicurezza, una domanda si fa sempre più pressante: quale futuro può offrire un sistema nel quale ogni nuova generazione rischia di perdere ciò che quella precedente aveva conquistato?
Fuggito negli Stati Uniti dopo le iniziative giudiziarie nei suoi confronti, Flávio Bolsonaro rilancia lo scontro politico in Brasile con una mossa che ricorda da vicino l’operazione Juan Guaidó in Venezuela. In una lettera pubblica diffusa dal portale Metrópoles, il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro si è autoproclamato «vero presidente eletto», sostenendo di essere vittima di una frode elettorale e di una persecuzione politica. Le accuse contro il presidente Luiz Inácio Lula da Silva e le istituzioni brasiliane, tuttavia, non trovano riscontro nei dati citati a sostegno della presunta manipolazione del voto.
La proroga dell’orario elettorale contestata da Bolsonaro, infatti, aveva raccolto appena 34.330 voti, pari allo 0,03% del totale: una cifra insufficiente a ribaltare il risultato, con cui Lula si era imposto per oltre 4,3 milioni di preferenze. Ma l’obiettivo della campagna di Flávio sembra andare oltre la contestazione elettorale. Denunciando una presunta «dittatura» e presentandosi come vittima di una persecuzione orchestrata dalla magistratura, il dirigente dell’estrema destra cerca di delegittimare le istituzioni brasiliane e accreditarsi come guida dell’opposizione dall’estero. Non è un dettaglio che nella sua lettera abbia ringraziato Donald Trump e Javier Milei, due alleati politici che condividono la sua visione ideologica, neoliberista e sionista.
Da Washington, Bolsonaro punta a trasformare una vicenda giudiziaria e una sconfitta politica in una causa internazionale, invocando il sostegno di governi amici. Il copione richiama quello già visto in Venezuela, quando Juan Guaidó si autoproclamò presidente ad interim nel 2019 con il sostegno degli Stati Uniti e di diversi governi occidentali, nel tentativo di rovesciare il governo costituzionale di Nicolás Maduro.
La strategia appare chiara: costruire dall’estero una narrazione di frode e repressione, mobilitare gli alleati internazionali e preparare un nuovo fronte di destabilizzazione contro il governo Lula. L’operazione Guaidó 2.0 punta a trasformare la sconfitta politica in una presidenza immaginaria, con Washington come retrovia e la delegittimazione delle istituzioni brasiliane come principale arma di combattimento.
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Per decenni, l’Assemblea generale dell’ONU ha condannato a larga maggioranza il bloqueo statunitense contro Cuba, con il sostegno compatto dell’America Latina. Nel giro di due anni, però, gli equilibri sono cambiati: dai 187 voti favorevoli del 2024 si è passati a 130, con 25 astensioni e 17 voti contrari.
Argentina, Colombia, Costa Rica, Ecuador e Paraguay si sono schierati contro la risoluzione, mentre altri Paesi latinoamericani hanno scelto l’astensione o non hanno partecipato al voto. L’Avana denuncia le pressioni e i ricatti di Washington sui governi della regione per spezzare il tradizionale fronte contrario al bloqueo.
L’ambasciatore statunitense all’ONU, Mike Waltz, ha accolto con soddisfazione il risultato, confermando che l’offensiva diplomatica USA sta producendo effetti.
Il voto fotografa così una crescente pressione statunitense sull’America Latina, volta a isolare Cuba e a ridisegnare gli allineamenti politici regionali.
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I palestinesi-israeliani di Odeh (Lista unita) offrirebbero una rete di sicurezza alla coalizione anti-Netanyahu. «Non possono fingere che non esistiamo»
Il figlio del golpista Jair è passato per Argentina ed Ecuador prima di giungere a Miami. La lettera contro Lula: «Una frode». Poi ritratta e si definisce solo «leader»
Il Napoli torna a vincere e lo fa con un netto 4-1 sul campo del Monza. Hojlund apre le marcature, Politano, Rafa Marin e De Bruyne chiudono i conti nella ripresa. Gli azzurri salgono a 14 punti, agganciano la Juventus e approfittano anche della sconfitta del Milan.
Politano rompe l’equilibrio dopo il pareggio di Varela, Rafa Marin e De Bruyne completano il poker
Quattro gol al Monza, tre punti in classifica e due rivali che perdono terreno. Al Napoli serviva una serata così, soprattutto dopo la sconfitta contro il Venezia e il pareggio con la Roma. Gli azzurri tornano alla vittoria battendo 4-1 la squadra di Ivan Juric e approfittano dei passi falsi di Milan e Juventus, sconfitte rispettivamente da Bologna e Genoa. Una piccola scossa per la squadra di Massimiliano Allegri, ancora lontana dalla vetta ma finalmente capace di portare a casa un successo convincente.
Il Napoli parte forte e sblocca subito la partita grazie a un grande Rasmus Hojlund. Al 10′ Di Lorenzo trova il corridoio giusto per il danese, che attacca la profondità e batte Törnqvist con un sinistro preciso. L’attaccante è tra i migliori in campo, lavora per la squadra, crea problemi alla difesa brianzola e nella ripresa va anche vicino alla doppietta. Una prestazione che può dare fiducia al centravanti e a un Napoli che aveva bisogno di ritrovare concretezza davanti alla porta. La partita, però, non è tutta in discesa. Al quarto d’ora gli azzurri perdono Lobotka, costretto a uscire in barella dopo uno scontro con Mangas. Al suo posto entra Gilmour. Il Monza prende coraggio e comincia a rendersi pericoloso soprattutto con Varela, che al 28′ costringe Milinkovic-Savic all’intervento. Il pareggio arriva al 43′, quando il portoghese raccoglie un cross di Robinson dalla sinistra e di testa firma l’1-1, segnando il suo ottavo gol in campionato.
Nella ripresa il Napoli impiega appena tre minuti per tornare avanti. Politano recupera un pallone sulla destra, si accentra e lascia partire un sinistro che si infila sul palo lontano. È il 2-1 che cambia la partita e restituisce sicurezza agli uomini di Allegri, guidati in panchina dal vice Marco Landucci per la squalifica dell’allenatore. Poco dopo Hojlund sfiora il terzo gol, ma Törnqvist riesce a respingere la sua conclusione in angolo. Proprio dal corner successivo arriva il 3-1, con Rafa Marin che stacca di testa sul cross di Politano e batte il portiere del Monza. Il poker porta invece la firma di Kevin De Bruyne, entrato da pochi minuti. Noa Lang premia l’inserimento del belga, che si presenta davanti a Törnqvist e non sbaglia.
Il Monza, dopo aver tenuto testa al Napoli nel primo tempo, non riesce più a reagire e incassa la seconda sconfitta consecutiva, restando fermo a 7 punti. Per gli azzurri, invece, il successo vale il ritorno a quota 14, gli stessi della Juventus, battuta 2-0 dal Genoa. Anche il Milan cade a San Siro, sconfitto 4-2 dal Bologna, e rimane a 18 punti. Il Napoli recupera terreno sulle due rivali, ma resta a undici punti dalla coppia di testa formata da Inter e Lazio. Il 4-1 di Monza dà una boccata d’ossigeno, senza cancellare le difficoltà delle ultime settimane. Allegri può sorridere per i quattro gol e per la prova di Hojlund, ma dovrà valutare anche le condizioni di Lobotka, uscito per un problema alla caviglia.
Domenica i partenopei saranno attesi proprio dalla Juventus allo Stadium, con Allegri ancora squalificato. Le due squadre ci arrivano appaiate a 14 punti, ma dopo una giornata decisamente diversa: il Napoli con quattro gol segnati, i bianconeri con una sconfitta da riscattare.
La Juventus è in crisi totale. Il Genoa domina al Ferraris e vince 2-0 grazie ai gol di Ehizibue e Baldanzi. I bianconeri non entrano praticamente mai in partita, traditi dagli errori di Cambiaso e Kalulu, da un centrocampo che continua a non funzionare e da un attacco inesistente. Per Luciano Spalletti tornano tutti i fantasmi: la zona Champions si allontana e la luce in fondo al tunnel, per ora, non si vede.
Ehizibue e Baldanzi colpiscono nel primo tempo: Cambiaso e Kalulu regalano due gol al Genoa
La Juventus è in crisi nera. E, a giudicare da quello che si è visto al Ferraris, la luce in fondo al tunnel sembra ancora lontanissima. Il problema non è soltanto la sconfitta per 2-0 contro il Genoa, ma la prestazione di una squadra che non ha quasi mai dato l’impressione di poter mettere in difficoltà gli avversari. Daniele De Rossi ha dominato l’amico Luciano Spalletti, con i rossoblù più organizzati, aggressivi e soprattutto convinti di quello che stavano facendo. La Juve, invece, è sembrata una squadra senza capo né coda. Una formazione che fatica a difendere, non riesce a costruire gioco e davanti combina pochissimo. E quando tutti e tre i reparti non funzionano, diventa difficile pensare che basti cambiare qualche interprete per rimettere in piedi la stagione.
A Genova, poi, ci si sono messi anche i singoli. Cambiaso e Kalulu hanno disputato una partita da dimenticare, diventando protagonisti in negativo delle due reti rossoblù. Al 12′ Baldanzi arriva sul fondo e serve un pallone rasoterra per Ehizibue, che calcia di prima intenzione. Cambiaso prova a intervenire, ma la sua deviazione finisce per mettere fuori causa Vicario, regalando al Genoa il vantaggio. La Juventus non reagisce e il raddoppio arriva al 29′. Stavolta a sbagliare è Kalulu, che gestisce malissimo un pallone recuperato dopo un calcio d’angolo bianconero. Vitinha ne approfitta e si presenta in area, trovando prima la respinta della difesa e poi il pallone sul quale si avventa Baldanzi, bravo a battere Vicario.
Due errori gravi, ma soprattutto due episodi che fotografano una squadra incapace di gestire anche le situazioni più semplici. E il Genoa avrebbe potuto fare ancora più male, perché per tutto il primo tempo ha trovato spazi e possibilità di ripartire contro una Juventus spesso disordinata e troppo lenta a rientrare.
Juventus, il centrocampo non carbura e l’attacco non esiste: Spalletti prova a cambiare tutto
Se Cambiaso e Kalulu sono i peggiori in campo, il resto della Juventus non offre molti motivi per sorridere. Il centrocampo continua a non carburare. McKennie, Douglas Luiz e Sarr non riescono a dare ritmo alla manovra, recuperano troppo poco e faticano a trovare collegamenti con gli uomini offensivi. La conseguenza è un attacco praticamente inesistente. Kolo Muani e Alajbegovic restano isolati per lunghi tratti, ricevono pochi palloni utili e raramente riescono a mettere sotto pressione la retroguardia del Genoa. La squadra di Spalletti tiene il pallone in alcune fasi, ma fatica tremendamente a trasformare il possesso in pericoli concreti. Per capire quanto sia stata complicata la serata basta guardare le occasioni costruite. Nel recupero del primo tempo Kalulu spreca l’unica vera possibilità bianconera, confermando una prestazione già compromessa dagli errori in difesa.
Nella ripresa Spalletti prova a cambiare tutto, inserendo progressivamente Woltemade, Zhegrova, Boga, Cabal e Koopmeiners. Ma la Juventus non cambia passo. Al 65′ Bremer cerca di riaprire la partita con un colpo di testa che termina sopra la traversa. Undici minuti dopo Zhegrova prova la conclusione dalla distanza, trovando la risposta di Bijlow. Sono episodi isolati, troppo poco per una squadra che deve recuperare due gol e che dovrebbe avere ben altre ambizioni. In pieno recupero Koopmeiners colpisce la traversa e il portiere del Genoa si oppone anche a Lucumí, ma il risultato non cambia.
Genoa 2, Juventus 0. Una vittoria meritata per De Rossi, che ha preparato meglio la partita e ha visto i suoi giocatori eseguire il piano con una convinzione completamente assente dall’altra parte.
Juve, tutti i fantasmi di Spalletti: la zona Champions si allontana e la squadra non convince
A questo punto, però, bisogna andare oltre la cronaca. Perché la Juventus sta mostrando limiti che non possono più essere liquidati come semplici giornate storte. La vittoria contro il Lecce aveva dato l’illusione di una ripartenza, ma a Genova sono tornati gli stessi problemi che accompagnano i bianconeri da settimane. Spalletti continua a cercare risposte, cambia gli uomini, prova soluzioni differenti, ma il risultato è quasi sempre lo stesso. Il centrocampo non costruisce, l’attacco non c’è e la difesa concede occasioni troppo facilmente. Manca soprattutto una personalità collettiva, quella che dovrebbe permettere alla squadra di reagire quando la partita si mette male.
E qui tornano tutti i fantasmi del tecnico di Certaldo. Perché Spalletti ha le sue responsabilità, a cominciare dalla difficoltà di dare un’identità riconoscibile a questa Juventus. Ma sarebbe sbagliato pensare che basti mettere sotto accusa l’allenatore per risolvere tutto. Anche i giocatori devono rispondere di prestazioni come quella del Ferraris. Cambiaso e Kalulu sono stati disastrosi, ma quanti altri possono dire di aver giocato una partita all’altezza? Quanti hanno provato davvero a prendere in mano la squadra? Troppo pochi. E la sensazione è che il problema sia ormai più profondo del singolo errore o della scelta sbagliata di formazione.
La classifica rende tutto ancora più complicato. Dopo nove giornate, il Como quarto è distante sei punti e la corsa alla Champions League comincia già a diventare una rincorsa.
La Juventus ha bisogno di ritrovare gioco, gol e soprattutto convinzione. Spalletti deve riuscire a far funzionare una squadra che oggi sembra non avere nemmeno le basi per competere con continuità. Perché perdere a Genova può succedere. Farsi dominare senza quasi reagire, per una Juventus che punta alla Champions, è molto più difficile da giustificare.
(Agenzia Vista) Roma, 28 ottobre 2026
“Quest’anno aggiungiamo per tutti un ulteriore mese” di congedo parentale, “ma facciamo ancora di più: per il secondo figlio i mesi retribuiti all’80% aumentano di 2, cioè saranno complessivamente fino a 5, mentre dal terzo figlio sono addirittura 6”. Lo ha detto la Premier Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine della riunione del Cdm, illustrando le misure della Manovra.
Chigi
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 28 ottobre 2026
“Con le risorse della Nec energia finanziamo anche l’efficientamento energetico di università e ospedali. Sono misure operative immediatamente, poi il 2027 è l’anno dei bandi, quindi le risorse vengono erogate dal 2028”. Lo ha detto la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha approvato la manovra.
Chigi
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
(Agenzia Vista) Roma, 28 ottobre 2026
“Abbiamo deciso di utilizzare parte delle risorse della Nec energia per dotare tutte le scuole di climatizzatori e pompe di calore e rendere più vivibili le nostre aule. Se in passato” fossero state investite “risorse per questo e non per i banchi a rotelle sarebbe stato meglio”. Così la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa al termine del Cdm che ha approvato la manovra.
Chigi
Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev
I Paesi del Golfo avvisati di un attacco imminente, dopo il Midterm. Il presidente Usa sulla tenuta del Likud: «Il mio sostegno ha portato a un’insperata rimonta»
Per l’ex presidente del Consiglio la reazione di Meloni è il sintomo di un governo incapace di comprendere le proteste che attraversano il Paese: “Siccome non vuole ammettere il suo fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, ci deve essere qualcuno cattivo che organizza queste cose”.
D’Alema sottolinea anche la contraddizione tra l’attacco alla giudice e la riforma costituzionale della giustizia voluta dall’esecutivo: “Meloni ha promosso una riforma costituzionale, su cui c’è un referendum, sulla base del seguente assunto: bisogna separare le carriere, altrimenti i giudici fanno tutto quello che chiedono i pubblici ministeri. Perché i giudici, secondo Meloni, non sono indipendenti dai pubblici ministeri”.
Poi la stoccata: “Adesso che abbiamo una giudice che si dimostra non solo indipendente dal pubblico ministero, ma che gli dà torto, Meloni dovrebbe festeggiare come garantista“. L’ex ministro degli Esteri denuncia quindi la scelta del governo di affrontare le tensioni sociali esclusivamente come un problema di ordine pubblico, individuando di volta in volta presunti responsabili delle mobilitazioni per evitare di confrontarsi con le ragioni della protesta: “Tutto questo è il segno di una caduta della politica, della sua capacità di comprendere il Paese, di una trasformazione della politica in una logica di polizia. È molto preoccupante, per i giudici e per tutti i cittadini”.
“Premiare i politici è una scelta controcorrente, perché spesso la politica viene percepita come un male. Io, invece, credo che uno dei poteri più importanti sia quello di poter lasciare ai nostri figli la possibilità di esprimersi liberamente e di scegliere, attraverso una X sulla scheda elettorale, chi dovrà rappresentarli. Ricevere un riconoscimento in una sede prestigiosa come la LUISS, da parte di un’associazione importante come Italian Political Awards, rappresenta un segnale di speranza per il futuro. Per me è un grande onore, soprattutto perché il premio riguarda il mio impegno a favore delle attività produttive e della difesa del Made in Italy. Come dico sempre, i “Made in” hanno un senso nel mondo solo se la terza parola è Italia. Noi italiani, a volte, tendiamo a dimenticarlo. Abbiamo invece il dovere di tutelare le nostre produzioni e le nostre eccellenze, per trasmettere ai nostri figli l’orgoglio di appartenere a questa terra e di portare avanti una tradizione che i nostri nonni ci hanno consegnato e che spetta a noi preservare per le generazioni future”. Lo ha dichiarato il Senatore Gianluca Cantalamessa, componente della Commissione permanente Industria, commercio, turismo, agricoltura e produzione agroalimentare, premiato alla terza edizione degli Italian Political Awards (IPA), ideati e promossi dall’Associazione Italian Politics, in collaborazione con la Luiss School of Government.
TEL AVIV - Quando in ballo c’è la possibilità di mettere fine al regno di Benjamin Netanyahu, anche le alleanze politiche ritenute quasi impossibili diventano delle opzioni. Fino a martedì...
Alla Luiss, la terza edizione dell’IPA ha valorizzato il lavoro dei parlamentari che si sono distinti per i loro contributi e la capacità di elaborare proposte innovative
Si è svolta presso l’Università Luiss “Guido Carli”, a Roma, la cerimonia di premiazione della terza edizione degli Italian Political Awards(IPA), ideati e promossi dall’Associazione Italian Politics, in collaborazione con la Luiss School of Government.
L’iniziativa valorizza la qualità delle politiche pubbliche, premiando i parlamentari che si sono distinti per i loro contributi e la capacità di elaborare proposte innovative. L’obiettivo è promuovere attività di policy making orientate ad affrontare le principali sfide del Paese e a migliorare il tenore di vita dei cittadini.
Il Premio è stato conferitosulla base di un processo di valutazione che ha combinato indicatori oggettivi, tra cui le presenze in Aula, gli emendamenti e le proposte di legge presentate, con le indicazioni espresse dalla commissione istituita presso la Luiss School of Government, composta anche da rappresentanti del mondo accademico ed esperti. Il riconoscimento è stato riservato ai deputati e ai senatori in carica, oltre che agli ex membri del Parlamento.
Giuseppe De Lucia, Presidente di Italian Politics, ideatore del Premio, ha affermato: “Gli Italian Political Awards rappresentano ormai un appuntamento di rilievo per valorizzare chi interpreta la politica come servizio al Paese e assunzione di responsabilità verso la comunità. Il Premio riconosce il merito, la competenza e l’impegno dei decisori pubblici che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono a rispondere alle esigenze dei cittadini e a migliorare la qualità della loro vita. Le esperienze dei parlamentari premiati testimoniano il valore di un’attività istituzionale orientata al bene comune, che merita di essere riconosciuta e raccontata con serietà e trasparenza”.
Per Gaetano Quagliariello, Dean della School of Government della Luiss: “Per assegnare i premi utilizziamo parametri sia quantitativi sia qualitativi, perché sappiamo bene che non basta partecipare ai lavori parlamentari: è fondamentale che questa partecipazione sia anche di qualità. Su questi aspetti conduciamo approfondimenti attraverso il lavoro dei nostri ricercatori, prestando attenzione anche alla capacità del Parlamento di comunicare con l’esterno, oltre la dimensione interna. Per questo analizziamo come viene raccontata l’attività parlamentare attraverso i media tradizionali e i social media. Abbiamo inoltre coinvolto nella giuria alcuni dei più autorevoli civil servant, oggi in pensione, che possono esprimere una valutazione sulla base della loro esperienza diretta e della conoscenza dei meccanismi parlamentari dall’interno”.
Di seguito le categorie, i premiati e le motivazioni.
Politica estera – On. Ettore Rosato
o È stato premiato per l’impegno sui temi della sicurezza europea e delle relazioni transatlantiche. Nel corso dell’anno ha sostenuto la battaglia per la libertà dell’Ucraina, richiamato l’attenzione sulle minacce ibride e sostenuto il rilancio del partenariato strategico tra Unione europea e Canada.
Difesa – Sen. Maurizio Gasparri
o È stato premiato per il ruolo svolto nell’ammodernamento della Difesa e nel consolidamento dei rapporti con partner strategici. Nel corso dell’anno ha contribuito al rinnovo dell’intesa militare con l’Egitto e ha lavorato sui dossier relativi all’adeguamento della capacità di difesa nazionale.
Infrastrutture e trasporti – Sen. Silvia Fregolent
o È stata premiata per l’impegno a favore di infrastrutture più efficienti e procedure più semplici. Nel corso dell’anno ha sostenuto una gestione unitaria delle grandi reti di trasporto e una semplificazione nella realizzazione delle infrastrutture strategiche.
Ambiente ed energia – On. Dario Iaia
o È stato premiato per l’impegno sui temi della transizione industriale e ambientale. Nel corso dell’anno ha lavorato sulla decarbonizzazione dell’ex Ilva, sul risanamento del territorio tarantino e sulla tutela dell’occupazione, tenendo insieme sviluppo, ambiente e lavoro.
Lavoro(ex aequo) – Sen. Tino Magni e On. Chiara Gribaudo
o Magni è stato premiato per l’impegno costante a difesa della sicurezza e della dignità del lavoro. Alla guida della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, ha posto al centro della sua attività parlamentare la prevenzione degli infortuni, la tutela delle vittime e il miglioramento delle condizioni di lavoro.
o Gribaudo è stata premiata per aver posto la sicurezza e la dignità del lavoro al centro della sua attività parlamentare. Alla guida della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati, ha promosso iniziative rivolte al contrasto dello sfruttamento e alla tutela delle vittime degli infortuni e delle loro famiglie.
Innovazione digitale – On. Francesco Filini
o È stato premiato per l’attenzione dedicata all’innovazione digitale e alle nuove applicazioni dell’intelligenza artificiale. Oltre ad essere stato relatore su alcuni provvedimenti esaminati dalla Commissione Finanze, è alla guida dell’Ufficio studi di Fratelli d’Italia, ha seguito l’ideazione di un sistema di AI generativa a supporto dei parlamentari del partito.
Attività produttive – Sen. Gianluca Cantalamessa
o È stato premiato per l’impegno a favore della competitività e della tutela del tessuto produttivo italiano. Nel corso dell’anno ha contribuito al lavoro parlamentare sulle piccole e medie imprese e sull’innovazione, con attenzione alla tenuta delle filiere strategiche del Paese.
Premio alla carriera – Anna Finocchiaro
o È stata premiata per una vita spesa nelle istituzioni come la più nobile forma di servizio. Magistrata, poi parlamentare per oltre trent’anni, Anna Finocchiaro ha lasciato il segno in ogni stagione della Repubblica: ministra per le Pari Opportunità e per i Rapporti con il Parlamento, capogruppo del Partito Democratico al Senato, presidente della Commissione Affari Costituzionali. In un tempo in cui la responsabilità pubblica, per una donna, era una strada ancora da aprire, l’ha aperta con il diritto, la cultura costituzionale, la fermezza di chi crede che le regole siano la condizione della libertà. Per aver dimostrato che si può servire la Repubblica senza mai servirsene.
Sono state conferite anche delle Menzioni speciali:
Martina Semenzato
o È stata menzionata per la qualità di un policy making che trasforma l’indignazione in metodo. Presiedendo la Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio e su ogni forma di violenza di genere, Martina Semenzato ha affrontato la violenza contro le donne non come fatalità da commentare, ma come problema pubblico da istruire: con l’ascolto, con il dato, con la prevenzione. Ha portato la causa al centro dell’agenda nazionale, nella stagione che ha riconosciuto il femminicidio come reato autonomo, dandole ciò che più le mancava: un metodo. Perché in politica la cura è competenza.
Marco Furfaro
o È stato menzionato perché con la legge per garantire l’assistenza sanitaria alle persone senza dimora, Marco Furfaro ha promosso un’iniziativa che mette al centro la salute e la dignità della persona, ampliando le possibilità di accesso alle cure. Un impegno che ha trovato un importante riconoscimento nell’approvazione unanime della Camera, dimostrando come, sui diritti fondamentali, sia possibile costruire una convergenza tra sensibilità politiche diverse. Perché la salute è un diritto di tutti, senza eccezioni.
Guido Castelli
o È stato menzionato perché nel ruolo di Commissario straordinario per il sisma del Centro Italia, Guido Castelli ha promosso un’accelerazione degli interventi, rafforzando il coordinamento tra istituzioni e accompagnando il passaggio dalla gestione dell’emergenza a una visione più ampia di ricostruzione e sviluppo. A dieci anni dal terremoto, il lavoro svolto restituisce concretezza alla prospettiva di comunità che tornano a vivere, investire e guardare al futuro. Perché ricostruire non significa soltanto riparare ciò che è stato perduto, ma creare le condizioni perché un territorio possa ripartire.
Maria Domenica Castellone
o È stata premiata per la competenza che si fa responsabilità pubblica. Medico e ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche prima che parlamentare, Maria Domenica Castellone ha portato in Parlamento ciò che la politica spesso dimentica: che una decisione vale quanto le evidenze su cui poggia. Dalla sanità al fine vita, ha legiferato con il rigore del metodo scientifico — il dato prima dell’opinione, la verifica prima della promessa. Prima donna alla guida del gruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, oggi Vicepresidente di Palazzo Madama, ha fatto della competenza la forma più alta di rispetto per il cittadino.
La cerimonia ha ribadito il ruolo degli Italian Political Awards nel valorizzare l’attività parlamentare capace di generare risultati tangibili, migliorare l’efficacia delle politiche pubbliche e promuovere un’Italia più moderna e inclusiva.
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“Penso che il segretario della Lega Salvini abbia tutto il diritto e il dovere di segnalare qual è il sentimento e l’umore che arriva dalla sua base. Chiaramente l’orientamento prevalente della sensibilità della maggioranza di governo è che siamo tutti d’accordo che bisogna costruire pace in Ucraina e l’orientamento prevalente è che per garantire quella pace il modo migliore è continuare a sostenere l’Ucraina”.
Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio, rispondendo ad una domanda sugli aiuti, anche militari, a Kiev. “Non prevedo che cambi la sintesi che abbiamo sempre trovato. Mi sento abbastanza serena del fatto che il governo possa andare avanti, fermo restando che ho grande rispetto e attenzione per ciò che un importante partito della coalizione pensa su questo”, ha concluso.