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“Paralisi nella Procura antimafia sulle stragi”, il M5s sull’allarme di Di Matteo: “Gravissimo, lui e Melillo subito in Commissione”

30 October 2026 at 15:40

Una “paralisi sostanziale“. Il “gruppo stragi” che non lavora come dovrebbe per via della “mancata circolazione delle informazioni”. Dopo la notizia pubblicata da il Fatto Quotidiano relativa all’allarme lanciato da Nino Di Matteo nei confronti della gestione, da parte di Giovanni Melillo, della Procura nazionale antimafia, il Movimento 5 stelle ha chiesto che entrambi i magistrati vengano auditi in commissione Antimafia. E perciò ha scritto alla presidente Chiara Colosimo.

A interpellare l’esponente di Fratelli d’Italia, chiedendo che “quanto prima si provveda alle audizioni del sostituto procuratore” Di Matteo e del “procuratore nazionale Melillo”, poiché “quanto appreso dalle pagine de il Fatto Quotidiano è gravissimo”, sono i componenti del M5s nella commissione Antimafia: Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero de Raho, Michele Gubitosa, Luigi Nave e Roberto Scarpinato. “La denuncia di Di Matteo – spiegano i parlamentari – ha una grandissima rilevanza istituzionale perché segnala una compromissione della piena funzionalità della Dna sul fronte del coordinamento delle indagini sulle stragi del 1992 e del 1993, con immediate ricadute anche sui lavori della commissione Antimafia”. Di Matteo, aggiungono, “denuncia con disagio e preoccupazione lo svuotamento delle funzioni e la paralisi sostanziale del ‘gruppo stragi’, a causa della mancata circolazione delle informazioni nel gruppo di lavoro. Se, come denuncia, il magistrato ha appreso dalla stampa e non dal suo ufficio di appartenenza le novità relative alla pista nera, a mafia-appalti e ad altri elementi del lavoro in corso in varie procure, siamo di fronte ad un fatto di allarmante gravità“.

La conclusione è che “sulla ricerca della verità sulle Stragi del ’92 e ’93 stanno succedendo troppe cose preoccupanti e oscure. La commissione Antimafia ha il dovere di arrestare la sua corsa verso l’oblio e riflettere su ciò che sta avvenendo sotto traccia, iniziando dalle audizioni di Di Matteo e Melillo”.

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Centrosinistra: programma entro novembre, primarie a febbraio. Incontro di 3 ore tra i leader. Nei prossimi giorni i contatti con le forze “extra Campo largo”

30 October 2026 at 14:51

Entro novembre il programma di coalizione, a febbraio le primarie per scegliere il candidato premier. Il campo progressista risponde alle domande rimaste sospese per settimane. La nota congiunta è firmata da tutti i leader del campo largo, definito però nella coalizione che negli ultimi anni si è già presentata insieme alle elezioni comunali e regionali cioè Pd, M5s, Verdi-Sinistra. “Dalla settimana prossima – si legge nella nota – inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre. Parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra. Infine abbiamo concordato che le primarie si terranno entro il mese di febbraio con l’obbiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista”. Un patto nato durante una telefonata a 4 tra Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli.

Il confronto a 4 è durato circa tre ore. All’agenda dei leader si aggiunge anche una manifestazione unitaria sulla legge di Bilancio del governo da organizzare prima di Natale: sarà la prima occasione per presentare le proposte della coalizione. Una mobilitazione – viene spiegato – “per l’alternativa a 4 anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze. La manifestazione sarà condivisa con le forze di opposizione e sarà aperta alle forze sociali del paese e alla società civile“.

Nella riunione, da questo punto di vista, è stato sciolto anche un altro nodo. Quello del perimetro della coalizione. Al tavolo saranno rappresentate tutte quelle forze che vogliono “costruire l’alternativa alla destra” e che sono in Parlamento. Insomma, quelle che hanno un gruppo o una componente. “Non si è fatto il nome di Renzi o di altri” viene riferito all’AdnKronos. Anche perchè il lavoro potrebbe intanto essere affidato agli sherpa. Comunque, secondo la “cornice” individuata oggi, le forze che hanno una loro rappresentanza in Parlamento al momento sono proprio Casa Riformista di Matteo Renzi, la componente di Più Europa di Riccardo Magi e poi le due costituite negli scorsi giorni al Senato: la componente “Avanti Psi – Progetto Civico Italia” di Enzo Maraio e Alessandro Onorato e quella di Rifondazione di Maurizio Acerbo. Restano fuori Più Uno di Ernesto Ruffini e Franco Gabrielli e Primavera di Vincenzo Spadafora. L’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate è al lavoro per trovare una sintesi dell’area centrista sia in vista del tavolo del programma che delle primarie e soprattutto per la lista da presentare alle elezioni. Anche oggi sono proseguiti i contatti con “gli altri extra campo largo” per provare a organizzare un incontro, “magari prossima settimana”.

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“Da Del Vecchio messaggio pericoloso: se hai soldi, compri i giornalisti che ti criticano”. L’analisi di Scanzi a Piazzapulita

30 October 2026 at 14:01

“Il senso dell’operazione di Leonardo Maria Del Vecchio era molto preoccupante: comprare quei giornali e quei giornalisti che non sono graditi e che ti fanno le pulci. Se hai soldi, li compri e così smettono di attaccarti o anche soltanto di fare informazione. È un messaggio pessimo“. Sono le parole del giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita (La7), dove ha presentato il suo nuovo saggio “Ora o mai più. 10 modi per sconfiggere (forse) Giorgia Meloni e le destre di governo” (PaperFirst).

Le parole di Scanzi si riferiscono al tentativo di acquisizione del Fatto Quotidiano da parte di Leonardo Maria Del Vecchio, che ieri ha annunciato la rinuncia all’offerta pubblica di acquisto su Seif, la società editrice del giornale. Il giornalista interpreta l’operazione dell’erede di Luxottica come un segnale allarmante per la libertà dell’informazione: “Noi abbiamo le spalle larghe, qualcun altro no e si fa comprare. Quindi, al di là delle risate che suscita immediatamente Del Vecchio, perché è un personaggio abbastanza surreale, il messaggio sotteso era molto pericoloso. Però è stato respinto con perdite, metaforicamente parlando”.

Nel corso dell’intervista, Scanzi riserva parole altrettanto dure alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a proposito del caso Youssef Siher, arrestato e successivamente scarcerato. Alla domanda di Formigli su quale prova abbia dato Meloni in questa vicenda, Scanzi risponde senza esitazioni: “Ha fatto se stessa. Ha dato la prova di una donna che molto spesso non ha rispetto per le istituzioni, che è profondamente berlusconiana, che non rispetta la magistratura e che spesso la criminalizza. È giustizialista quando le fa comodo e garantista a giorni alterni. Aspetta il settecentesimo grado di giudizio quando si parla di Delmastro e Santanchè, mentre dopo un fermo ha già deciso che Youssef Siher è ‘l’ayatollah dei maranza’, citando uno dei tanti giornali vicini a Giorgia Meloni“.

Secondo Scanzi, la vicenda mette in evidenza anche le contraddizioni della posizione della premier sulla giustizia e sul referendum: “Ha dimostrato che votare per il referendum significava in realtà, come dicevamo noi che abbiamo votato No, difendere la libertà della magistratura. Perché se fosse dipeso soltanto dal separare le carriere, lei dovrebbe essere felice, visto che una giudice ha preso le distanze da una richiesta del pm”.

Formigli sposta quindi la discussione sulle prospettive dell’opposizione e chiede a Scanzi se il campo progressista abbia davvero la possibilità di battere la destra alle prossime elezioni. La risposta è affermativa, accompagnata da una stoccata alla maggioranza e da un avvertimento ai leader progressisti: “Sì, se vuole, lo può battere. Perché dall’altra parte non ci sono Churchill, Roosevelt e Adenauer, ci sono Donzelli, Bignami e Salvini. Quindi basterebbe poco. Bisogna capire soprattutto se lo vogliono Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli“.
Il giornalista critica le divisioni interne alla coalizione: “Mi sembra che stiano perdendo tempo nelle baruffe chiozzotte sul fare le primarie o meno. Devono fare squadra al più presto, perché il tempo è sempre meno. La possibilità c’è, perché è un governo disastroso che sta fallendo e quindi è battibile. Però dall’altra parte non mi sembra che al momento scorgiamo dei particolari fenomeni”.

Ancora più esplicito è il giudizio su Matteo Renzi. Formigli osserva che, con l’attuale legge elettorale, il centrosinistra potrebbe avere bisogno anche di una componente moderata capace di attirare gli elettori del centrodestra delusi dal governo Meloni. Scanzi chiarisce di non avere alcuna preclusione verso quell’elettorato: “Io non sono minimamente contrario ad attrarre anche i moderati. Non mi fido di Matteo Renzi, la mia critica è personale, al soggetto Renzi. Credo che se ti metti in casa Renzi fai scappare gli astenuti, i delusi, buona parte dei Cinque Stelle e di Avs. E poi ti metti in casa uno che, appena entra, la casa te la bombarda“.

Quando Formigli gli fa notare che l’ex presidente del Consiglio è attualmente tra i più aggressivi contro Meloni, Scanzi replica: “Sì, perché adesso va di moda menarlo, ma mi convince poco. Lo fa per egocentrismo. Poi vai a vedere il suo programma: dov’è che va d’accordo con Avs e il M5s?”. Il giornalista indica anche alcune figure che considera compatibili con un ampliamento della coalizione: “Sono d’accordo ad allargare il campo largo, per esempio pensando a Ruffini, a Onorato o a Magi. Ma se ti metti in casa Renzi, Calenda, le Picierno o certi soggetti del Pd riformista fai scappare l’elettorato, anzitutto quello astenuto, che è quello che devi riportare a casa. Secondo te, coloro che hanno smesso di votare tornano a votare se gli dici di votare Renzi? Secondo me no”.
Scanzi spiega che la strada da percorrere è quella di un “radicalismo civico”, capace di intercettare soprattutto i giovani e chi ha perso fiducia nei partiti. “Devi ascoltare questi ragazzi che scendono in piazza e li conquisti con progetti seri e radicali. Dubito che si mettano a votarti se gli dici: ‘Guarda, vota Renzi’. Sono persone che devono reinnamorarsi della politica”.

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Sanità, scoppia la polemica sui fondi in manovra. Regioni e medici contro il governo: “Risorse insufficienti”

30 October 2026 at 13:31

La Sanità è il primo terreno di scontro sulla manovra del governo Meloni. Regioni, medici e opposizioni denunciano che le risorse annunciate non bastano e che i voucher da 300 euro per gli anziani favoriranno il ricorso alle strutture private a scapito degli ospedali pubblici. I numeri: per il 2027 il Fondo sanitario nazionale raggiungerà 146,3 miliardi, con un incremento di 3,4 miliardi. Ma uno era già stato stanziato nella precedente legge di bilancio: le nuove risorse sono dunque 2,4 miliardi, contro i 6,8 chiesti dalle Regioni e i 5,5 indicati dallo stesso ministro della Salute Orazio Schillaci. A questi stanziamenti si aggiungono 1,6 miliardi per i voucher sanitari destinati appunto agli ultrasettantacinquenni con pensioni fino a 28mila euro, per aiutarli a pagare prestazioni non coperte dal servizio pubblico, che però non vanno confusi con finanziamenti diretti agli ospedali. La maggioranza, ovviamente, difende la manovra rivendicando “stanziamenti record”. L’ultimo è Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia: “Chi afferma che abbiamo preferito investire nelle armi anziché nella sanità mente sapendo di mentire”. E ricorda che il Fondo è passato da circa 125,4 miliardi nel 2022 a quasi 143 nel 2026, oltre 17 miliardi in più. Le cifre tornano, ma il record che raccontano è soltanto nominale: l’inflazione ha assorbito parte degli aumenti e l’incidenza del Fondo sul Pil è scesa dal 6,27% del 2022 al 6,14% del 2026. Secondo la Fondazione Gimbe, mantenendo costante la quota di ricchezza nazionale destinata alla sanità, nel quadriennio 2023-2026 il servizio pubblico avrebbe ricevuto complessivamente 18,8 miliardi in più.

Secondo Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, con la nuova finanziaria “addirittura torniamo indietro”. Il problema è anche come vengono presentati i finanziamenti. Il bonus da 300 euro, spiega, “non può essere cumulato all’interno del Fondo sanitario nazionale”. Si tratta infatti di “un sussidio a parte, le cui modalità di utilizzo mi lasciano molto perplesso”. Se servisse a pagare prestazioni già garantite dal servizio pubblico, aggiunge, “non va bene per nulla”. Il timore è che lo Stato finisca per sovvenzionare il ricorso al privato senza risolvere le cause delle liste d’attesa. Le perplessità arrivano anche dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il presidente Filippo Anelli riconosce che il finanziamento raggiunge una cifra “storica”, ma ricorda che “i professionisti chiedevano un intervento straordinario per sbloccare le assunzioni e soprattutto allineare gli stipendi alla media europea”. E avverte: “Nel 2027 arrivano 3,4 miliardi che copriranno sicuramente gli aumenti dei costi energetici, ma non consentiranno altri interventi, per esempio per la riduzione delle liste d’attesa”. Sul sostegno alle persone fragili, tuttavia, apre a un possibile utilizzo delle risorse per consentire ai cittadini meno abbienti di ottenere prestazioni quando le attese nel pubblico diventano eccessive.

Critiche alla manovra arrivano anche da Michele de Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, che chiama alla mobilitazione anche i governatori regionali di centrodestra. “Rompono l’universalità, aumentano l’iniquità. C’è la volontà di distruggere il sistema sanitario pubblico”, ha detto in un’intervista a Repubblica. E sui voucher da 300 euro avverte: “Di fatto segna la resa dell’universalità del servizio sanitario e prova a nasconderne il fallimento dietro al piccolo bonus”. Per de Pascale, il governo ha preferito interventi di consenso agli investimenti necessari per garantire le cure. Teme anche uno scontro tra Nord e Sud per spartirsi risorse insufficienti e fa un appello ai colleghi: “Non guardare all’appartenenza politica e dare battaglia in modo unitario per cambiare questo pezzo di manovra sanitaria”. All’attacco della manovra va tutta l’opposizione, dal M5s a Iv, da Avs al Partito democratico. L’ex ministra Beatrice Lorenzin denuncia: “Un bonus non assume un infermiere e non prende in carico un malato cronico”. La responsabile Salute del Pd, Marina Sereni, accusa invece il governo di destinare alla sanità pubblica meno della metà delle risorse richieste dal ministro Schillaci: “Con queste cifre, che sembrano peraltro in parte già vincolate, non si coprono i costi del rinnovo dei contratti, dell’aumento dell’energia, dei farmaci più moderni e innovativi”. La conclusione è un’accusa politica: “Il Governo Meloni dimentica e abbandona chi soffre, dà uno schiaffo ai professionisti sanitari e sociosanitari del SSN e fa i regali alla sanità privata”.

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Anche la maggior parte degli elettori di centrodestra è d’accordo con le proteste per il caro vita: il sondaggio di YouTrend

30 October 2026 at 12:40

Due su tre sono d’accordo con le ragioni della protesta contro il caro vita. E se nel campo del centrosinistra prevedibilmente si arriva quasi al cento per cento della condivisione, anche una abbondante maggioranza di elettori del centrodestra si esprimono d’accordo con le manifestazioni di oggi. E’ un aspetto sorprendente che emerge da un sondaggio di YouTrend per SkyTg24. L’istituto ha declinato i vari aspetti della questione cortei e proteste. Per quanto riguarda il sostegno alle manifestazioni da parte degli intervistati che si dicono di centrodestra va sottolineato che nel dettaglio il 28 per cento si definisce “molto d’accordo” con la mobilitazione per il caro vita e un ulteriore 33 per cento “abbastanza d’accordo“, per un totale di oltre il 60 per cento.

Questo non significa che il campione di intervistati non sia preoccupato che i cortei non sfocino in violenze, come dimostra il fatto che il 60 per cento teme che si possano verificare fatti come quelli di due weekend fa a Milano. Interessante però come si verifichi una spaccatura generazionale su come affrontare le violenze. I più giovani chiedono in gran maggioranza risposte a livello sociale, mentre gli over 50 parlano in grande di risposte “muscolari”, di ordine pubblico, come l’inasprimento delle pene.

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Partiti

Partiti

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Opinione sul governo

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giudizio governo

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ragioni protesta

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carovita schieramenti

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cosa fare contro violenze

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fermo minori

YouTrend ha come sempre elaborato anche le risposte sul consenso per il governo e per i partiti. Significativo l’aumento di giudizi negativi nei confronti dell’intero esecutivo, registrato nelle ultime tre settimane: il 64 per cento (+3 per cento dall’8 ottobre), in sostanza due intervistati su 3, contro il 34 per cento di giudizi positivi. Come si vede dal grafico dell’istituto di sondaggi si tratta di uno dei punti più alti negli ultimi 3 anni.

Tutto questo, tuttavia, come succede ormai da tempo, non produce un distacco visibile tra lo schieramento del centrodestra di governo e il centrosinistra, separati ancora da qualche punto percentuale (con l’alleanza progressista in lieve vantaggio). Anzi nelle ultime tre settimane Fratelli d’Italia guadagna un punto. Visto che Lega e Forza Italia hanno avuto pochissime variazioni il sospetto è che Fdi recuperi consensi da quelli persi nei mesi scorsi a beneficio di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Fn nelle ultime 3 settimane ha perso quasi un punto percentuale.

Il centrosinistra mantiene, secondo YouTrend, circa due punti di vantaggio nonostante il Pd segni una battuta d’arresto (lascia mezzo punto sul campo e finiscono sotto il 20 per cento). Nel campo largo chi guadagna di più rispetto all’ultima rilevazione è Alleanza Verdi-Sinistra, che si assesta stabilmente tra i 6 e il 7 per cento.

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Arci Milano rischia il default per le bollette del Carroponte. Battaglia legale contro il Comune di Sesto San Giovanni

30 October 2026 at 07:06

Il rischio è il default di Arci Milano. A pesare sono 379.934,41 euro dovuti al Comune di Sesto San Giovanni per le bollette del Carroponte, lo spazio che ospita concerti ed eventi alle porte di Milano. Un debito che l’associazione vuole saldare chiedendo tempi sostenibili: “Non chiediamo privilegi: chiediamo che venga valutata una soluzione ragionevole, nell’interesse di tutti”, dice il presidente Maso Notarianni. Dall’altra parte sembra esserci un muro: “Le regole valgono per tutti”, ha dichiarato il sindaco leghista di Sesto, Roberto Di Stefano, dopo la recente pronuncia della Cassazione che ha respinto il ricorso dell’associazione, confermando la condanna a pagare la somma con tanto di interessi e spese.

La controversia nasce dai consumi elettrici della precedente gestione dell’arena Carroponte e da un accordo del 2018 sui criteri per quantificarli, poi contestati da Arci. Dopo la Corte di Cassazione, ora la questione è come ripianare i conti. L’associazione chiede il pagamento a rate, ma non riesce a ottenere la garanzia di una banca o di un’assicurazione. E senza la fideiussione, il Comune non concede il pagamento a rate. Per superare lo stallo, Arci spiega di aver proposto un piano decennale, con interessi e decadenza immediata se saltasse anche una sola rata. Secondo la ricostruzione dell’associazione, però, l’8 ottobre gli uffici del Comune hanno risposto che non ci sono margini per derogare alla garanzia.

È proprio questo che Arci contesta, come ha spiegato in un comunicato stampa: il regolamento consentirebbe una valutazione della Giunta, che invece non sarebbe stata coinvolta. Per questo l’annuncio di un ricorso al Tar Lombardia e una segnalazione alla Corte dei conti. “L’obiettivo è ottenere la riapertura dell’istruttoria comunale con una nuova valutazione della richiesta di dilazione da parte della Giunta Comunale di Sesto”, afferma l’avvocato di Arci, Pietro Massarotto. Spiega che procedere all’esecuzione sarebbe meno efficace: altri creditori privilegiati, tra cui Agenzia delle Entrate e lavoratori dipendenti di Arci, ridurrebbero drasticamente le possibilità del Comune di recuperare le somme.

Il sindaco Di Stefano ha invece rivendicato una linea di fermezza. Ancora il 18 ottobre, commentando la pronuncia della Cassazione, ha detto che “il Comune ha difeso le proprie ragioni e la Corte ha respinto le contestazioni di Arci”. Ancora: “Siamo stufi di chi pretende di dare lezioni di moralità, giustizia e correttezza, salvo poi trascinare per anni le controversie davanti ai tribunali quando si tratta di rispettare accordi e obblighi economici”. La linea è chiara: “Non fare sconti a nessuno quando sono in gioco le risorse pubbliche”. Perché “la legalità non può essere un megafono da usare soltanto quando fa comodo. Deve valere per tutti, senza doppie misure e senza privilegi”.

“Non chiediamo trattamenti di favore”, osserva Notarianni nel comunicato. “Trattamento che invece è stato riservato a debiti ben più grossi nei confronti dell’erario e che sono stati spalmati su moltissimi anni, come sicuramente ricorda il sindaco della Lega”, aggiunge con un riferimento implicito alla note vicenda dei 49 milioni di euro di rimborsi elettorali che la vecchia Lega Nord deve restituire allo Stato, con rate che potrebbero raggiungere la fine del secolo. Notarianni domanda: “Perché un’amministrazione dovrebbe scegliere una strada che può far fallire chi vuole pagare, mettendo a rischio anche i soldi dei cittadini?”. Ma sul punto, denuncia anche il presidente nazionale Arci, Walter Massa, il confronto non sarebbe mai partito: “Da quasi 4 anni l’Arci di Milano tenta inutilmente di sedersi attorno a un tavolo con il Comune”. E accusa: “Per tutta risposta il Comune si nega, si è sempre negato e alla fine ci ha rimbalzato a una società di recupero crediti”. L’invito è a mettere da parte la campagna elettorale e recuperare il necessario pragmatismo.

Notarianni insiste: “Nessuno mette in dubbio l’esistenza di un debito verso il comune di Sesto San Giovanni. Noi vogliamo pagare”. La richiesta è di poterlo fare senza compromettere la continuità delle attività. A suo giudizio, le conseguenze supererebbero i confini dell’associazione: “Quando si mette in difficoltà un’associazione come Arci Milano, non si colpisce soltanto un’organizzazione: si indebolisce una rete di solidarietà, partecipazione e democrazia”. Sono in gioco circoli, iniziative culturali e sociali, spazi di incontro e sostegno per migliaia di persone. Per difenderli, Arci ha avviato una raccolta fondi rivolta a cittadini, associazioni e mondo della cultura. Tra le voci mobilitate c’è Fabio Fazio, intervenuto con un videomessaggio durante la conferenza stampa di Arci: “Ogni spazio che chiude è una possibilità in meno di ascolto e confronto. Credo che invece proprio il presente gridi e imponga il buon senso e la ragionevolezza, che speriamo prevalgano”.

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Targhe personalizzate, le opposizioni all’attacco. Conte: “Il governo ha già scelto la sua: carovita, me ne frego”

29 October 2026 at 17:39

“Il Paese chiede soluzioni” ai problemi reali e Meloni “parla di personalizzazione delle targhe di automobile“. Pioggia di critiche al governo dai partiti di opposizione dopo la novità rilanciata dalla presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di presentazione della Manovra. “Ci si potrà sbizzarrire”, commenta Giorgia Meloni affidandosi alla “creatività” degli italiani per provare a fare un po’ di cassa: 600 euro per le targhe personalizzate dall’auto e 360 euro per quella delle moto.

Dal campo progressista il giudizio è unanime. “Il governo arriva all’ultimo Cdm senza decreto bollette e propone agli italiani la targa personalizzata a pagamento”, commenta sui social Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 stelle punta il dito contro l’Esecutivo: “Non hanno capito dove siamo fra guerre e le loro disastrose firme sul Riarmo e sui patti di austerità europei: salari reali a -10% in cinque anni, tre anni di crollo industriale, boom di cassa integrazione, carburante sopra i 2 euro da mesi e mesi, record di pressione fiscale”. Per Conte “la manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee. Se sei fortunato, dopo lo slalom tra i vari requisiti, raccogli qualche briciola“. “Per le armi 4,5 miliardi in più nel 2027, per la sanità 2,5: la metà di quanto chiesto dallo stesso Ministro e dalle Regioni”, ricorda il leader M5s. “Permettono agli italiani di personalizzare la targa, la loro l’hanno già scelta: “Carovita, me ne frego“, conclude Conte pubblicando anche una foto creata con l’intelligenza artificiale.

“Sembra uno scherzo, ma è tutto vero”, rilancia Debora Serracchiani, deputata dem e componente della segreteria nazionale del Pd. “Ecco quanto sono lontane le priorità del Governo dai problemi reali degli italiani. Da una parte, il Paese reale: cittadini e cittadine, famiglie, imprese, che chiedono risposte all’inflazione, al caro energia, al caro carburanti, agli stipendi fermi. Dall’altra, una presidente del Consiglio che invece di dare risposte parla di personalizzazione delle targhe di automobile. Ogni giorno che passa diventa più evidente una cosa: la propaganda non può mascherare all’infinito la loro totale incapacità“, conclude Serracchiani.

Per Nicola Fratoianni “la manovra del governo Meloni è l’ennesima e imbarazzante manovra a sbafo, che lascia i debiti a chi verrà dopo”. L’esponente di Alleanza Verdi-Sinistra sottolinea che “in questo modo Meloni guadagna tempo indebitando il Paese e rinvia il momento in cui i nodi verranno al pettine. Insomma, se ne lavano le mani e fanno lo scaricabarile su chi verrà dopo di loro. In compenso però, gli italiani potranno tirare fuori 600 euro di tasca propria per ‘sbizzarrirsi’ con le targhe personalizzate. Almeno quei pochi che non devono usare quei soldi per mettere il pranzo in tavola, curarsi o pagare affitto e bollette…”, aggiunge. “Lo dico senza mezzi termini così magari questa volta lo capiscono a Palazzo Chigi: il vostro governo ha fallito. Non siete in grado di dare risposte al Paese. E questa manovra lo dimostra. Fatevi da parte e permetteteci di restituire speranza e futuro all’Italia”, conclude Fratoianni.

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“Signora lo dice a sua sorella”. Lite furiosa tra Matone e Bruti Liberati su La7, tra urla, risate e minacce di abbandonare lo studio

29 October 2026 at 17:33

Scontro al fulmicotone a L’aria che tira (La7) tra Simonetta Matone, deputata di Forza Italia, ex leghista ed ex magistrata, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore capo di Milano ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Tra urla, battibecchi, accuse reciproche e involontari siparietti comici, la discussione degenera fino all’ultimatum della parlamentare al conduttore David Parenzo: “O gli togliete l’audio o vado via. Deve stare zitto!”.
Il motivo del contendere è la scarcerazione di Youssef Siher, decisa dalla gip di Milano Tiziana Landoni. Bruti Liberati, in collegamento, contesta duramente l’attacco di Giorgia Meloni: “Le parole del presidente del Consiglio, con questo insulto a un giudice, sono incommentabili”. E aggiunge che il riferimento al terrorismo contenuto nel provvedimento della Procura di Milano era talmente infondato che la gip lo ha liquidato in pochissime pagine.
Matone comincia a borbottare e a interromperlo. L’ex procuratore la richiama: “No, signora, stia attenta alle parole”.

Apriti cielo: la parola “signora” scatena la prima crisi diplomatica della trasmissione.
“Lei mi deve chiamare onorevole o dottoressa – protesta Matone – perché sono una sua collega. Non signora, perché se ero maschio lei non mi chiamava signore, ma dottore onorevole”.
Bruti Liberati, per nulla impressionato dal protocollo parlamentare, replica: “No, io chiamo tutti signore o signori”.
Ma Matone insiste: “Non credo proprio, la conosco. Signora lo dice a sua sorella e non a me“.

L’ex procuratore tenta allora di tornare al tema della discussione e illustra le motivazioni con cui la giudice Landoni ha escluso la sussistenza dei presupposti per la misura cautelare richiesta nei confronti di Siher: “Il giudice non ha convalidato il fermo perché l’istigazione a delinquere non c’è stata. La gip ha applicato scrupolosamente i principi della Cassazione e della Corte costituzionale. Non c’è stata istigazione a delinquere neanche nella diffusione di quella parte del manuale egiziano, perché la parte che incitava alla violenza non è stata riportata”.

Matone riprende la parola e muove a Bruti Liberati un’accusa singolare: “Il dottor signor Bruti Liberati, in primis, non si dissocia dagli accadimenti del 17 dicembre“.
A intervenire è Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: “Dissociarsi dal 17 dicembre è un po’ difficile”.
La deputata si corregge, ma Bruti Liberati sbotta: “Ma da cosa mi devo dissociare? Ma stiamo scherzando, onorevole? Ho fatto il procuratore capo di Milano per una vita!”.
“Lo ha fatto male, evidentemente!”, ribatte Matone.
“Ho mandato a giudizio terroristi dell’Isis – rilancia il magistrato – E sono stati condannati! Ma di cosa parliamo?”.

La deputata cambia bersaglio e gli rimprovera di avere definito “volgare” il capo di imputazione formulato dalla Procura di Milano, ricordandogli che l’ufficio giudiziario “non è esattamente il pizzicagnolo sotto casa”.
Bruti Liberati cerca di replicare: “No, no, signora! Ascolti!”. Ma è un’altra “signora” di troppo.
“Lei deve stare zitto! Io vado via! – esplode Matone – Perché la prepotenza di certa magistratura la sta dimostrando lui, che non sta zitto!”.
L’ex procuratore scoppia a ridere, Matone torna ancora una volta sulla mancata dissociazione dagli “accadimenti del 17 ottobre”.
“Mi dissocio anche dall’assassinio di Umberto I, se vuole“, ribatte ridendo Bruti Liberati.
Matone si rivolge direttamente a Parenzo e detta le condizioni per proseguire la trasmissione: “Ma lo vede? O gli togliete l’audio o vado via! Deve stare zitto!“.

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Botta e risposta tra Vannacci e Balzano. “Non escludiamo di uscire da Ue e Nato”. “Posizione vaga”

29 October 2026 at 13:36

Confronto vivace a Battitori liberi, su Radio Cusano, tra il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, e Savino Balzano, conduttore della trasmissione insieme a Gianluca Fabi. A far scattare il battibecco è la posizione dell’ex generale sull’Unione europea e sull’euro: a Balzano che lo incalza sulle sue dichiarazioni contestandogli una posizione poco incisiva rispetto alle aspettative del suo elettorato, Vannacci replica con tono piccato, respingendo la ricostruzione del saggista (“Sbagliato, è una falsificazione”) e chiarendo che l’uscita dall’Ue e dalla moneta unica resta una possibilità, anche se non figura tra gli obiettivi programmatici del suo partito.

Il politico invita Balzano a leggere il programma di Futuro Nazionale: “Né nel programma né nelle nostre intenzioni c’è quella di mettere in piano un’uscita dall’Ue e dall’euro come punto programmatico del partito. Abbiamo sempre avuto un approccio critico nei confronti di questa Unione europea e di questa Unione monetaria, che vogliamo cambiare”. L’obiettivo, spiega, è “andare a ridiscutere i trattati principali dell’Unione europea”. E cita AfD in Germania, Rassemblement National in Francia, Vox in Spagna e altre forze politiche europee che, a suo giudizio, possono favorire una revisione degli accordi di Maastricht. Poi precisa: “Non escludiamo tuttavia, nel caso di impossibilità di cambiare questa Unione dall’interno, la possibilità anche di uscire“.

Una risposta che non convince Balzano: “Mi sembra una posizione un po’ vaga”.
Vannacci replica: “Non è vaga. È una questione di tempi, di fattibilità e di possibilità di intervenire”.
Ma il conduttore torna alla carica: “Io parlo da cittadino. Mi sembra una posizione vaga. Alla fine questa Unione europea non piace a nessuno, non piaceva neanche al Pd. Pure il Pd vuole cambiare l’Unione europea. Uno da lei si aspetterebbe una posizione più tranchant”.
Il leader di Futuro Nazionale rivendica allora la differenza tra il proprio progetto politico e quello dei democratici: “Il mio partito non si chiama Italexit, quindi già uno se ne dovrebbe essere accorto prima. Il Pd vuole cambiare questa Unione europea nel senso di una maggiore integrazione. Noi invece vogliamo l’Europa delle patrie, delle nazioni e dei popoli sovrani, che è una cosa ben diversa”.

Per Vannacci, tentare di modificare l’Unione dall’interno è una strada più praticabile rispetto all’uscita immediata attraverso l’articolo 50 dei trattati europei. “L’uscita dall’Unione europea è una cosa che gli sprovveduti tirano fuori così, tanto per prendere qualche voto. Chi ha seguito almeno il percorso della Brexit sa che è una cosa tutt’altro che facile e sa che molti in Inghilterra oggi se ne stanno pentendo. Vedasi la Scozia, che sta cercando un percorso alternativo. Quindi bisogna pensarci bene”.
Il discorso si estende anche all’Alleanza Atlantica. “Non escludiamo la possibile uscita anche dalla Nato – afferma Vannacci, che indica come priorità il rafforzamento del peso dell’Italia nelle organizzazioni internazionali – Vogliamo rafforzare la posizione nazionale all’interno di queste organizzazioni e non più subirle da succubi. Vogliamo diventarne attori che riescono a perorare l’interesse nazionale”. E contesta le direttive e i regolamenti che, a suo dire, la Commissione europea impone agli Stati membri.

Balzano, però, torna a punzecchiarlo e chiude con una battuta: “Faccia attenzione a non cascare nel ‘ma anche’ di Veltroni, però. Glielo do come consiglio da cittadino”.
Vannacci non lascia cadere la provocazione: “Veltroni fa un altro lavoro rispetto al mio. Io quello che dico lo mantengo e l’ho sempre fatto nella mia vita”. E ribadisce che la linea del partito è sempre la stessa: “Chiunque abbia letto il programma di Futuro Nazionale sa che questa è stata la posizione sin dall’inizio”.

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Meloni sta parlando ma Salvini e Giorgetti la disturbano: “Scusate”. Il video della sua reazione

29 October 2026 at 09:50

Giorgia Meloni sta presentando la legge di Bilancio, appena messa a punto in Consiglio dei ministri, quando durante la conferenza stampa Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti iniziano a parlottare tra loro. La presidente del Consiglio lancia prima un’occhiata in direzione dei due componenti del governo. Poi, vedendo che continuano a parlare tra loro, si ferma, tocca il braccio di Salvini e attira la loro attenzione con un “scusate”.

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D’Alema: “Siamo governati da truffatori”. E sbotta con Gruber: “Mi ha invitato a un comizio contro il campo largo?”

29 October 2026 at 07:34

Botta e risposta serratissimo tra Massimo D’Alema e Lilli Gruber a Otto e mezzo, su La7. L’ex premier, oggi presidente della fondazione Italianieuropei, è ospite della trasmissione per presentare il suo nuovo libro, “Eravamo comunisti”, edito da Feltrinelli. Ma la conduttrice lo incalza ripetutamente sulle difficoltà del campo progressista, sulle divisioni tra Pd e M5s, sull’assenza di un programma comune e sulle primarie. D’Alema replica, si spazientisce, rivendica le proprie opinioni, mentre a seguire la schermaglia, divertito, c’è anche il filosofo Massimo Cacciari, altrettanto critico nei confronti del centrosinistra.

La discussione parte dalla difficoltà delle opposizioni a intercettare il disagio delle nuove generazioni. “Perché questo centrosinistra non riesce a rappresentare questi giovani?”, domanda Gruber. “Il suo è un giudizio molto drastico”, obietta D’Alema. “Lo dicono gli stessi giovani”, ribatte la giornalista. A rincarare la dose interviene Cacciari, che critica il Pd e l’intero campo progressista per la loro incapacità di organizzarsi e di affrontare questioni decisive come la scuola e i “salari da fame” dei giovani precari. Il filosofo richiama l’esperienza del vecchio Partito comunista, sottolineando la distanza tra la sua capacità di presenza nella società e quella dell’attuale sinistra.

D’Alema prova a ridimensionare le critiche: “Non voglio fare la difesa d’ufficio del Pd, però si sono battuti per il salario minimo e per la difesa della sanità pubblica“. Ammette che la risposta delle opposizioni potrebbe essere insufficiente rispetto alla gravità della situazione del Paese, ma invita Gruber a rivolgere quelle contestazioni ai diretti interessati: “Lei dedicherà una bella serata a questi argomenti, chiamerà qui Schlein e Conte e chiederà conto a loro“.

La risposta della conduttrice è pungente: “Sì, quando decideranno di venire qui e di farsi fare qualche domanda, molto volentieri”. Poi torna alla carica: il campo largo, sostiene, non ha un programma condiviso, manca l’unità e le divisioni sono particolarmente evidenti sulla guerra.
D’Alema osserva che anche nella maggioranza di governo esistono divergenze sul tema, a suo giudizio ancora più gravi. Ma Gruber insiste sulle difficoltà dell’opposizione. E l’ex premier lascia trasparire una prima dose di insofferenza: “La prossima volta scriverò un libro sul campo largo, così approfondiremo qui la tematica”.

La battuta non ferma la giornalista: “Glielo devo chiedere perché le elezioni politiche saranno praticamente dopodomani”. “Lei non deve nulla. Lei fa giustamente quello che vuole, non quello che deve”, ribatte D’Alema. “La devo riportare al campo largo”, insiste Gruber. “Credevo che qui dovessimo parlare del mio nuovo libro“, osserva sarcasticamente l’ex presidente del Consiglio.

La conduttrice incalza: “Giorgia Meloni può dormire sonni tranquilli fin quando il centrosinistra non è unito”. L’ex premier sbotta: “Gentile amica, diciamo così, se avessi saputo di essere stato invitato a un comizio contro il campo largo mi sarei preparato. La questione è che lei ha una visione catastrofica dell’opposizione“. “Non lei, io”, interviene Cacciari, che ride di fronte allo scontro tra i due. “Sì, voi. Io sono più ottimista“, risponde D’Alema.

Gruber non demorde: “Lei ha detto che le primarie sono divisive. Quindi lei voterà alle primarie oppure no?”. D’Alema sbuffa, pronuncia un “Vabbè” e rimane per qualche secondo in silenzio, visibilmente seccato. “Non ho fatto una domanda scabrosa”, osserva la conduttrice. “No, no, no. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere”, taglia corto D’Alema.

Poi arriva la spiegazione politica della sua contrarietà alla scelta preventiva del candidato premier: “Alle elezioni politiche i cittadini con il voto scelgono una coalizione e indicano anche quale partito vogliono che sia prevalente. Quindi, in una democrazia parlamentare, il presidente del Consiglio è il frutto del voto popolare, non di una decisione che viene presa prima dai partiti”. “Ma c’è questa nuova legge elettorale“, gli fa notare Gruber.

A questo punto, D’Alema pronuncia l’attacco più duro della serata: “Io la ritengo una finzione incostituzionale. Adesso si pronuncerà la Corte costituzionale, perché il tentativo di trasformare in modo surrettizio le elezioni politiche nell’elezione diretta del presidente del Consiglio è una truffa. È una truffa! Noi siamo governati da truffatori“.

D’Alema insiste soprattutto sulle prerogative costituzionali del capo dello Stato: “Oltretutto in questa legge truffa hanno dovuto scrivere: ‘Fermo restando le prerogative del capo dello Stato’. L’articolo 92 dice che è il capo dello Stato a indicare i ministri. E quindi sostanzialmente crei un’illusione. Ma perché dobbiamo inseguirli sul terreno di una truffa? Questa è l’espressione di una cultura antidemocratica, perché la destra è destra”.

E rivolge un rilievo anche al centrosinistra: “Io sarei stato fermo, almeno fino alla pronuncia della Corte, e non mi sarei precipitato a scegliere il leader per una competizione elettorale in cui non si elegge il leader”. Gruber ne approfitta per tornare alla questione che attraversa tutta l’intervista: “Quindi Schlein e Conte si azzuffano inutilmente?”. È l’ennesimo pungolo che D’Alema mostra di non gradire. E arriva un’altra replica stizzita alla conduttrice: “Questa è la mia opinione. Gruber, se lei vuole polemizzare con Schlein e Conte, cosa che fa spesso, si trovi degli interlocutori adeguati“.

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“Fatico a prendere Meloni sul serio. Risponde alle proteste con botte e arresti”: così D’Alema su La7

28 October 2026 at 21:15

“Fatico a prendere sul serio Meloni. Il capo di un governo che ha le autostrade bloccate dai camionisti, i contadini in rivolta, i ragazzi per strada, anche con atti violenti, è in grado di rispondere soltanto in termini di sicurezza, botte, arresti preventivi, criminalizzazione”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal presidente della Fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema, che stigmatizza duramente la presidente del Consiglio per le sue dichiarazioni contro la gip di Milano Tiziana Landoni, “rea” di non aver convalidato il fermo di Youssef Siher e di averne disposto la liberazione.

Per l’ex presidente del Consiglio la reazione di Meloni è il sintomo di un governo incapace di comprendere le proteste che attraversano il Paese: “Siccome non vuole ammettere il suo fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, ci deve essere qualcuno cattivo che organizza queste cose”.

D’Alema sottolinea anche la contraddizione tra l’attacco alla giudice e la riforma costituzionale della giustizia voluta dall’esecutivo: “Meloni ha promosso una riforma costituzionale, su cui c’è un referendum, sulla base del seguente assunto: bisogna separare le carriere, altrimenti i giudici fanno tutto quello che chiedono i pubblici ministeri. Perché i giudici, secondo Meloni, non sono indipendenti dai pubblici ministeri”.

Poi la stoccata: “Adesso che abbiamo una giudice che si dimostra non solo indipendente dal pubblico ministero, ma che gli dà torto, Meloni dovrebbe festeggiare come garantista“. L’ex ministro degli Esteri denuncia quindi la scelta del governo di affrontare le tensioni sociali esclusivamente come un problema di ordine pubblico, individuando di volta in volta presunti responsabili delle mobilitazioni per evitare di confrontarsi con le ragioni della protesta: “Tutto questo è il segno di una caduta della politica, della sua capacità di comprendere il Paese, di una trasformazione della politica in una logica di polizia. È molto preoccupante, per i giudici e per tutti i cittadini”.

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Il Giornale contro la gip di Siher: “Firmò un appello per Gaza”. Ma c’era anche la firma della pm che ha chiesto il carcere

28 October 2026 at 19:52

“Esclusivo – La toga che ha liberato Siher ha firmato un appello per Gaza“. Non si è fatto attendere il dossieraggio nei confronti di Tiziana Landoni, la gip di Milano che ha rimesso in libertà il 30enne accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. Nel tentativo di mettere in dubbio l’imparzialità della giudice, però, tutto ciò che la stampa di destra ha trovato è la sua firma in calce a un “Appello di giuristi per Gaza”, pubblicato a settembre per invocare “la tutela dei diritti umani e la persecuzione dei crimini contro l’umanità” compiuti da Israele nell’enclave palestinese. Secondo Il Giornale, che pubblica la “notizia”, questa circostanza dovrebbe “far riflettere sulla decisione” adottata. Per quale motivo? L’articolo non lo dice, ein effetti risulta assai difficile trovare ragioni di inopportunità nel testo dell’appello, che si limita a ricordare l’impegno della comunità internazionale al perseguimento dei crimini di guerra e contro l’umanità, contenuto nel Preambolo dello Statuto della Corte penale internazionale. Soprattutto, però, il quotidiano omette – o forse non conosce – un elemento che smonta la tesi implicita nel pezzo: a firmare quell’appello, infatti, fu anche Francesca Crupi, la pm che ha disposto il fermo nei confronti di Siher e avrebbe voluto per lui la custodia cautelare in carcere. A dimostrazione che schierarsi contro il genocidio di Gaza non vuol dire necessariamente essere amici dei delinquenti.

Ecco il testo integrale dell’appello:

Di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza, il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione. Come giuristi, sentiamo il dovere di ricordare che lo Stato italiano, per Costituzione e per legge, e con l’adesione a trattati e convenzioni, ha scelto la tutela dei diritti fondamentali e la persecuzione dei crimini internazionali. Le ragioni di questa scelta sono tra l’altro compendiate nello Statuto della Corte penale internazionale, firmato a Roma nel 1998, sottoscritto da 125 Paesi, e ratificato con legge dello Stato nel 1999. Vogliamo ricordare queste ragioni, unitamente ai rappresentanti dell’avvocatura e dell’università che vorranno aderire, leggendo ogni giorno – nelle aule d’udienza e in quelle universitarie – il preambolo allo Statuto della Corte penale internazionale, per testimoniare che le coscienze di chi ogni giorno contribuisce all’amministrazione della giustizia non sono indifferenti alle ingiustizie perpetrate nei confronti dei più deboli, e per fare appello a tutte le istituzioni perché si pretenda il rispetto del diritto e dei diritti fondamentali dei civili.

Seguiva il testo che i firmatari si proponevano di leggere all’inizio di ogni udienza.

“Preliminarmente, il Tribunale intende oggi ricordare quanto enunciato nella Legge 12 luglio 1999, n. 232, di ratifica ed esecuzione dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale, e segnatamente nel suo Preambolo.

“Consapevoli che tutti i popoli sono uniti da stretti vincoli e che le loro culture formano un patrimonio da tutti condiviso, un delicato mosaico che rischia in ogni momento di essere distrutto;

Memori che nel corso di questo secolo, milioni di bambini, donne e uomini sono stati vittime di atrocità inimmaginabili che turbano profondamente la coscienza dell’umanità;

Riconoscendo che crimini di tale gravità minacciano la pace, la sicurezza ed il benessere del mondo;

Affermando che i delitti più gravi che riguardano l’insieme della comunità internazionale non possono rimanere impuniti e che la loro repressione deve essere efficacemente garantita mediante provvedimenti adottati in ambito nazionale ed attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale;

Determinati a porre termine all’impunità degli autori di tali crimini contribuendo in tal modo alla prevenzione di nuovi crimini;

Rammentando che è dovere di ciascuno Stato esercitare la propria giurisdizione penale nei confronti dei responsabili di crimini internazionali”,

procediamo con la trattazione dell’odierna udienza”.

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Nella Manovra via libera alle targhe dell’auto personalizzate (al costo di 600 euro). Meloni: “Ci si potrà sbizzarrire”

28 October 2026 at 18:26

La targa personalizzata. Ecco una delle novità inserite nella legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri. Il governo è così tanto a caccia di risorse che punta anche sulle targhe di auto e moto: poter scegliere lettere e numeri per la propria automobile costerà 600 euro. “Ci si potrà più o meno sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo. E qualcosa mi dice che la creatività degli italiani qui potrebbe farsi valere”, annuncia Meloni in conferenza stampa. Una possibilità che era già prevista dal Codice della strada, ma non c’erano ancora le norme attuative, e oggi rilanciata dalla premier. Contro questa e le altre “pseudo–misure, che non affrontano in alcun modo gli enormi problemi del Paese”, si scaglia l’opposizione: la presidente del Consiglio “sappia che gli italiani hanno già scelto la loro targa e dice ‘Meloni vattene‘”, ribatte Francesco Silvestri, deputato del Movimento 5 stelle.

Per le due targhe dell’auto (anteriore e posteriore) dovranno essere versati 500 euro al Poligrafico dello Stato e una maggiorazione del 20% – pari a 100 euro – al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prezzo inferiore per le moto: in questo caso, l’unica targa personalizzata avrà un costo totale di 360 euro. Chi sceglie la targa personalizzata non paga il contrassegno tradizionale che oggi (compreso nelle spese di immatricolazione e messa su strada) ha un costo di 41,78 euro.

Attualmente la sequenza è quella di due lettere, tre numeri e, infine, due lettere. Ma in futuro potrebbe cambiare lo schema. Ovviamente saranno escluse combinazioni di lettere e numeri offensive o ambigue e non si potranno avere targhe uguali. Così il governo si affida alla “creatività” degli italiani per provare a fare un po’ di cassa.

(Immagine generata con l’Ai)

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Il ministro Giorgetti prova a lasciare la conferenza stampa ma Meloni lo blocca: “Se vai via tu noi che facciamo?”

28 October 2026 at 17:14

Siparietto tra la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il ministro ad un certo punto si alza dicendo che se ne deve andare (dopo che anche Matteo Salvini aveva abbandonato Palazzo Chigi) e la premier lo blocca: “Se te ne vai pure tu che facciamo? Cinque minuti, resta cinque minuti”. Richiesta accolta dal ministro che ha ripreso posto per rispondere ad una domanda. Stesso copione di fronte ad un ultimo intervento della stampa, con la presidente del Consiglio che lo ferma: “Dai, Gianca”. E lui: “Eh, ma se fanno le domande sull’Ucraina…”.

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Il garantismo a corrente alternata di Tajani: “La scelta del gip di rilasciare Siher è grave. Mette a rischio la sicurezza del Paese”

28 October 2026 at 15:35

Per i tre agenti dei servizi segreti egiziani, condannati per il sequestro di Giulio Regeni, si trattava solo di “una sentenza di primo grado“. E bisognerà dunque “vedere quello che succederà in secondo e in terzo grado”. Ma se si tratta di Youssef Siher, il ricercatore fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, la decisione della gip di disporne la scarcerazione “estremamente grave”. Il garantismo del vicepremier Antonio Tajani, storico cavallo di battaglia di Forza Italia, vacilla di fronte all’ordinanza della giudice Tiziana Landoni, che ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere proposta dalla procura.

“Considero estremamente grave la decisione del gip di rilasciare Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana. Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità”, scrive su X il ministro degli Esteri. Che poi dà anche un consiglio alla magistratura: “Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità”, scrive il segretario di Forza Italia.

La tesi di Tajani, secondo cui Youssef Siher sarebbe “uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana”, però, non trova riscontro né nell’ordinanza della gip, né nei documenti redatti dalla procura. Dalle indagini è emerso da subito – si legge nel provvedimento della giudice Tiziana Landoni – che il 30enne risultava essere l’amministratore del gruppo Telegram e del profilo Instagram denominato Movimento 17 ottobre, “creati a seguito degli accadimenti del 17 e 18 ottobre 2026″. Inoltre, Sahir è finito in carcere per aver istigato alla rivolta violenta, ma nel suo canale, emerge dalle analisi, non condivide mai questo tipo di messaggi. E anche il 99% degli altri utenti scrive post di tutt’altro tenore.

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Siher libero, l’Anm difende la gip: “Da Meloni consueta intimidazione”. I vertici del Tribunale: “Frasi irricevibili, la vergogna riguarda altri”

28 October 2026 at 14:40

“Un insopportabile esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto”. L’Associazione nazionale magistrati interviene con una nota durissima sull’attacco della premier Giorgia Meloni alla gip di Milano Tiziana Landoni, che ha rimesso in libertà Youssef Siher, il 30enne amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”. In un video pubblicato sui social poco dopo la decisione, Meloni ha definito “vergognosa” la decisione della gip di non convalidare il fermo disposto per Siher e di non applicare misure cautelari a suo carico. Il sindacato delle toghe guidato da Giuseppe Tango esprime “piena solidarietà” alla giudice, oggetto, si legge, “di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio dei ministri”: “Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile”, denuncia l’Anm. “Autonomia e indipendenza della magistratura”, prosegue la nota, “sono due capisaldi della democrazia in cui i magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico. Questo comportamento arreca un danno alla credibilità delle istituzioni“, è la conclusione.

A difesa della giudice interviene anche il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, con un comunicato firmato insieme alla presidente della sezione Gip Ezia Maccora. “Le dichiarazioni di alcuni esponenti politici di rilievo, ricoprenti anche cariche istituzionali, rilasciate all’esito della decisione della giudice sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”, scrivono i due magistrati. “La responsabile libertà di giudizio non può risentire di aspettative politiche o di suggestioni estranee al procedimento. La decisione può essere criticata ed impugnata con i mezzi previsti dall’ordinamento, ma gli attacchi alla persona a cui compete di giudicare in un contesto sociale obiettivamente complesso devono essere respinti. La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione”, è la conclusione.

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Medici no-vax, la Camera approva il reintegro voluto da FdI. Ma Forza Italia si ribella: “Cambieremo la norma in Senato”

28 October 2026 at 14:26

La sanità spacca il centrodestra: la Camera dice sì al reintegro dei medici no-vax, ma Forza Italia si ribella e promette battaglia al Senato. Accade tutto i una manciata di ore. Nel giorno in cui Sergio Mattarella ha invitato a “contrastare chi avvelena con fake news distruttive l’opinione su vaccini”, l’Aula di Montecitorio ha approvato in prima lettura con 143 sì, 113 no e 3 astenuti la delega al governo in materia di professioni sanitarie. Il testo contiene anche una norma, introdotta durante l’esame in commissione su proposta di Fratelli d’Italia, che prevede la possibilità di reintegro per i medici no vax radiati dall’Albo durante il periodo del Covid, una previsione passata ieri con soli 13 voti di scarto, grazie ai voti di Futuro Nazionale. Che anche oggi nel voto finale ha detto sì alla delega.

Ora però i senatori azzurri a Palazzo Madama promettono battaglia. La disposizione “non ci convince e non può restare così com’è“, ha detto Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia -. Al Senato è nostra intenzione lavorare per modificarla”. “Il diritto di esprimere opinioni, anche critiche, sulle scelte sanitarie è sacrosanto e nessuno intende metterlo in discussione – ha proseguito la senatrice -. Altro discorso sono i doveri professionali e deontologici di chi indossa un camice”. “Quando il testo arriverà a Palazzo Madama – ha annunciato Craxi -, il nostro gruppo farà la sua parte per correggerlo“.

Dello stesso parere Licia Ronzulli: “Per la mia storia personale e per le battaglie che Forza Italia ha condotto fin dall’inizio della pandemia, non posso essere d’accordo”, ha commentato la senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, secondo la quale “se siamo usciti dal dramma del Covid è stato grazie alla scienza e ai vaccini“.

“La maggioranza perde i pezzi – attacca dichiara Ilenia Malavasi, deputata e capogruppo Partito Democratico in commissione Affari sociali -. Ieri alla Camera hanno votato per mantenere l’articolo 8 nel ddl professioni sanitarie, quello che chiede di riabilitare i medici no vax, e oggi fanno retromarcia annunciando al Senato che cambieranno il provvedimento”. “La scienza non si giudica a seconda di come tira il vento del giorno – le fa eco Marco Furfaro -. Lo spettacolo indegno che sta dando Forza Italia è intollerabile”. “Ieri – argomenta il deputato e responsabile nazionale Welfare del Pd – il capogruppo di Forza Italia in commissione Affari sociali e autorevoli membri del gruppo alla Camera ci spiegavano di aver votato secondo scienza e coscienza. Oggi la capogruppo al Senato dice esattamente il contrario. Si decidano”.

“Il governo non si limita a lisciare il pelo ai No Vax – ha commentato Davide Faraone, vicepresidente di Iv-Casa Riformista -: sposa in modo strutturale le tesi anti-vaccinali. E allo stesso tempo conferma che il vero ministro della Salute non è Schillaci, ridotto a pura figurina, bensì Gemmato (sottosegretario di FdI, ndr). Niente di sorprendente: quello guidato da Giorgia Meloni è il governo che ha votato contro le regole internazionali sui piani pandemici, ha nominato medici No Vax nel gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni e, anche per questo, ha visto ricomparire i morti per difterite”.

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Mattarella mette in guardia dai no vax, Borghi organizza una giornata sui danni da vaccino in Senato. Il Pd: “Affronto spudorato di una destra retrograda”

28 October 2026 at 13:28

Nel giorno in cui Sergio Mattarella in un discorso al Quirinale in occasione de “I Giorni della Ricerca“, iniziativa promossa dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro AIRC, mette in guardia dalla “opposizione pregiudiziale ai vaccini” fatta di “credenze irrazionali e fake news distruttive“, il senatore leghista Claudio Borghi promuove in Senato la “XXIII Giornata per ricordare le persone decedute o rese disabili dai vaccini“. Organizzata dall’associazione CONDAV ETS (Coordinamento Nazionale Danneggiati da Vaccino), l’evento si svolge nella Sala Capitolare e prevede prima la commemorazione delle persone scomparse e poi un convegno dal titolo “I Tanti volti della Verità” in cui, si legge nel comunicato, verrà affrontato “il tema del nesso causale tra vaccinazioni ed eventi avversi“.

Il Partito democratico va all’attacco: Si tratta di “un vero e proprio inno alla cultura no vax, con ospiti che sono già stati già auditi, su richiesta della destra, in commissione Covid, proprio per attaccare le scelte del governo Conte durante la pandemia”, ha commentato la senatrice Sandra Zampa. “Scelte che hanno permesso di salvare migliaia di vite – ha aggiunto la capogruppo del Pd nella commissione Affari sociali -. E’ inaccettabile che ancora oggi partiti di maggioranza organizzino convegni contro la scienza. Siamo di fronte a una destra retrograda, arretrata, che nonostante quella tragica stagione alimenta pericolosamente la cultura no vax ed è molto grave che il Senato ospiti convegni di questa natura”.

“Leggo che l’ineffabile Borghi organizza oggi al Senato un bel convegno no vax – fa eco su X il senatore del Pd, Filippo Sensi -. Il giorno dopo il vergognoso voto alla Camera sui medici anti vaccini. E nel giorno in cui il presidente Mattarella dice parole chiare e limpide sul tema. Un affronto spudorato. Sulla pelle della gente”.

“I vaccini sono uno strumento fondamentale per la salute pubblica, come ci insegna la storia della scienza – ha commentato la senatrice di Italia Viva-Casa Riformista Raffaella Paita, capogruppo al Senato -. La ricerca ha salvato e salverà vite, e strizzare l’occhio a posizioni antiscientifiche, come ha fatto il governo dicendo sì al reintegro dei medici no vax, è da irresponsabili. Non possiamo che sottoscrivere le parole di saggezza del presidente Mattarella”. “Stupisce che anche parlamentari di forze politiche che hanno condiviso l’operato del governo Draghi nel periodo del Covid, abbiano deciso di appoggiare questa scelta, che è uno schiaffo in faccia a tante vittime, e a tanti medici e operatori sanitari che hanno rischiato la loro vita durante quel periodo durissimo”, aggiunge Paita.

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La premier Meloni accusa la gip ma afferma il falso: “Siher ha organizzato le manifestazioni che hanno portato alle devastazioni”. Ma la sua pagina social è stata aperta solo dopo gli incidenti

28 October 2026 at 13:19

“Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram ‘Movimento 17 ottobre’, cioè la pagina che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo dirà pure senza mezzi termini, ma purtroppo per lei – mezzi o interi – quei termini finiscono per avere una falla grande come una casa. La pagina “Movimento 17 ottobre” è stata creata alle 19,59 del 18 ottobre, cioè quando gli incidenti del weekend a Milano si erano già verificati e sostanzialmente erano terminati. La premier, proseguendo il suo ragionamento, parla di “mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali”. Concetto che sarebbe corretto se avesse a che fare con un qualche ruolo di Siher nell’organizzazione delle manifestazioni che hanno portato ai danneggiamenti di quel weekend a Milano. Infine l’attacco alla magistratura, un trend di lunga data quando si parla del centrodestra: “Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura“.

Anche la Lega cerca di legare Siher alle manifestazioni violente di Milano. “Incredibile la liberazione di un soggetto – dichiara il segretario Matteo Salvini – per il quale la stessa Procura di Milano aveva contestato reati gravissimi, tra cui l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, evidenziando anche il rischio di fuga e di reiterazione del reato. Dopo le violenze e le devastazioni delle scorse settimane, una decisione vergognosa, incomprensibile, assurda. Se si verificheranno nuovi episodi di violenza e altri danni, a partire dai cortei di questo venerdì a Milano, pagherà di tasca sua il giudice che ha deciso di rimandare a casa questo galantuomo?”. Anche il ministro Roberto Calderoli insiste: “Dopo giorni di guerriglia urbana, milioni di euro di danni e città come Milano messe a ferro e fuoco dai violenti, il principale sospettato di aver fomentato la rivolta viene giustamente individuato e arrestato e le devastazioni si fermano, ma un giudice si affretta a liberarlo. Rinnovo i miei complimenti alle Forze dell’ordine che lo hanno individuato e fermato, ma vista la sua liberazione mi domando se possiamo parlare di ‘giustizia giusta’”.

L’en plein arriva con l’altro vicepremier, Antonio Tajani. Ancora una volta, incredibilmente, il leader di Forza Italia dismette i panni del garantista di cui spesso si fregia: “Considero estremamente grave la decisione del gip di Milano di rilasciare Youssef Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana”. Il ministro arriva a dire che rimettere in libertà Siher “significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità”.

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