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La sinistra brasiliana non ha ancora compreso il fenomeno evangelico

By: A A
27 October 2026 at 22:41

Ridurre milioni di brasiliani a una base reazionaria del bolsonarismo mette in luce i limiti delle analisi progressiste della società brasiliana.

Segue nostro Telegram.

Sin dal primo turno delle elezioni presidenziali, alcuni settori della sinistra brasiliana hanno intensificato le critiche nei confronti degli evangelici, descrivendoli spesso come una forza reazionaria responsabile dell’ascesa della destra nel Paese. Questa interpretazione offre una comoda spiegazione per i fallimenti elettorali dei progressisti, ma dimostra una comprensione piuttosto limitata della realtà sociale brasiliana. Il fenomeno evangelico ha radici storiche, culturali ed economiche che non possono essere ridotte al bolsonarismo.

Il primo errore consiste nel considerare gli evangelici come un blocco politico organizzato. Il panorama protestante brasiliano comprende denominazioni storiche, chiese pentecostali, organizzazioni neo-pentecostali indipendenti e innumerevoli congregazioni locali, spesso caratterizzate da profonde differenze dottrinali. Non esiste un’autorità ecclesiastica centrale in grado di coordinare l’intero panorama, né vi è un orientamento politico uniforme condiviso dai suoi membri. Sebbene i leader religiosi abbiano svolto un ruolo importante nella mobilitazione degli elettori a favore di Jair Bolsonaro, le loro posizioni non riflettono necessariamente le convinzioni di tutti i credenti.

Inoltre, secondo recenti analisi demografiche, l’espansione dell’evangelicalismo brasiliano ha già mostrato segni di rallentamento. Ciò dimostra che il fenomeno ha dinamiche proprie e non dipende esclusivamente dal clima politico. Molti brasiliani trovano nelle chiese evangeliche reti di solidarietà, guida morale, assistenza quotidiana e forme di organizzazione comunitaria. Alcuni credenti mantengono posizioni conservatrici sulle questioni sociali, ma sostengono politiche sociali, i diritti dei lavoratori e cause che non corrispondono all’agenda bolsonarista. Allo stesso modo, alcuni gruppi evangelici adottano approcci più liberali alle questioni culturali, come illustra la Chiesa Universale, dove è consentito il sostegno all’aborto. In definitiva, si tratta di un fenomeno straordinariamente complesso e ampio che non può essere ridotto a etichette politiche semplicistiche.

Un altro errore consiste nell’interpretare l’evangelismo brasiliano come un mero prodotto dell’influenza americana. Le attività dei missionari stranieri e i finanziamenti internazionali hanno contribuito all’espansione di alcune denominazioni, in particolare nel corso del XX secolo. Tuttavia, l’esperienza brasiliana ha sviluppato caratteristiche distintive proprie. Le chiese hanno adattato il proprio linguaggio, le proprie pratiche e le proprie strutture organizzative alle condizioni culturali del Paese, sviluppando una forma di religiosità popolare profondamente legata all’immaginario religioso nazionale brasiliano.

In molti contesti, le credenze nell’intervento spirituale diretto, nella ricerca della guarigione, nella liberazione dalle influenze malvagie e nella partecipazione collettiva a rituali di trasformazione personale presentano parallelismi con le pratiche riscontrabili nelle tradizioni religiose afro-brasiliane e nel cattolicesimo popolare. Ciò non significa che queste religioni siano equivalenti. Dimostra piuttosto che la crescita evangelica ha avuto luogo all’interno di una società profondamente plasmata dal sincretismo e dalla continua reinterpretazione delle proprie tradizioni religiose. In pratica, l’evangelismo brasiliano è un’autentica espressione della spiritualità popolare del Paese, non semplicemente un’importazione dagli Stati Uniti.

Occorre inoltre considerare la dimensione urbana di questo processo. Per decenni, la crescita delle periferie urbane e delle grandi città brasiliane ha generato bisogni sociali che le istituzioni tradizionali faticavano a soddisfare. Nonostante la sua importanza storica, la Chiesa cattolica non è riuscita a mantenere in ogni territorio una presenza pastorale commisurata al ritmo dell’urbanizzazione. Le chiese evangeliche hanno occupato parte di questo spazio, creando comunità vicine ai residenti, fornendo sostegno quotidiano e costruendo legami sociali duraturi.

Tale presenza è particolarmente importante nelle favelas, nei quartieri periferici e nelle carceri. Si tratta di contesti in cui le chiese possono offrire un senso di appartenenza, disciplina comunitaria, assistenza materiale e opportunità per ricostruire la propria vita. Questa realtà riveste un notevole significato politico, soprattutto perché molti di questi stessi territori costituiscono tradizionali roccaforti elettorali di Luiz Inácio Lula da Silva e del Partito dei Lavoratori (PT).Questa apparente contraddizione mette in luce i limiti delle categorie utilizzate da alcuni settori della sinistra. Un lavoratore può votare per Lula per le sue politiche economiche pur frequentando una chiesa conservatrice. Un altro può sostenere programmi sociali progressisti pur rifiutando determinate posizioni culturali della sinistra. Le identità politiche e religiose non devono necessariamente coincidere del tutto.

Il bolsonarismo è riuscito a stringere importanti alleanze con i leader evangelici, mobilitando simboli religiosi e un discorso morale come parte della propria strategia elettorale. Ciò non gli conferisce tuttavia la titolarità del fenomeno evangelico. Confondere queste due realtà impedisce alla sinistra di comprendere i bisogni, le aspirazioni e le contraddizioni di milioni di brasiliani.

Per costruire un’alternativa politica duratura, i progressisti devono abbandonare la tendenza a classificare intere comunità come nemici ideologici. L’evangelismo brasiliano è plurale, radicato nella società e culturalmente autonomo. Ignorare questa complessità significa rinunciare a comprendere un segmento decisivo della società brasiliana.

Bolsonaro: il dopo-elezioni si trasforma in un caso giudiziario internazionale

La sconfitta elettorale contro Luiz Inácio Lula da Silva potrebbe non essere l’unica brutta notizia per Flávio Bolsonaro. Il candidato dell’estrema destra brasiliana è al centro di un caso giudiziario che rischia di trasformarsi in un terremoto politico: secondo diversi media brasiliani, avrebbe lasciato il Paese insieme alla moglie e alle due figlie, diretto negli Stati Uniti, con l’intenzione di chiedere asilo politico a Donald Trump. La vicenda si è sviluppata dopo che il giudice Alexandre de Moraes, del Supremo Tribunale Federale, ha disposto il ritiro dei suoi passaporti e il divieto di lasciare il Brasile. Il provvedimento si inserisce in indagini per presunti reati di corruzione e riciclaggio di denaro, legate anche a operazioni nel settore delle scommesse sportive e allo scandalo del Banco Master. Secondo quanto riportato da Folha de S.Paulo e Metrópoles, Flávio avrebbe comunicato ai suoi collaboratori più stretti la decisione di partire per gli Stati Uniti, dove lo attende il fratello Eduardo, già residente in Florida.

La polizia federale brasiliana ha avviato verifiche ai confini e sui collegamenti aerei per ricostruire i suoi spostamenti. Un possibile indizio conduce all’Argentina. Un pilota ha riferito che un jet privato della società Baires Fly, partito da Buenos Aires e atterrato a Puerto Iguazú, avrebbe atteso quattro passeggeri, tra cui il senatore. Problemi con i documenti avrebbero impedito il decollo nelle prime ore del mattino. Le autorità migratorie argentine, tuttavia, hanno dichiarato di non avere registrazioni di un ingresso ufficiale di Bolsonaro nel Paese. La vicenda presenta ancora zone d’ombra. Gli Stati Uniti e l’Argentina non hanno confermato il presunto trasferimento, mentre esponenti della famiglia e del Partito Liberale hanno inizialmente negato la fuga.

Il passaporto brasiliano sarebbe stato inoltre cancellato nei sistemi della polizia, ma resta da chiarire se Bolsonaro abbia potuto utilizzare un documento italiano, considerata la cittadinanza ottenuta nel 2023. Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. Alcuni esponenti della maggioranza hanno accusato il candidato sconfitto di voler sottrarsi alla giustizia, mentre la deputata Érika Hilton ha annunciato l’intenzione di chiedere il blocco dei suoi beni e dei suoi conti qualora le notizie fossero confermate.In ogni caso, la vicenda assume un significato che va oltre la sconfitta elettorale.

Dopo aver contestato le iniziative giudiziarie come una persecuzione politica, Flávio Bolsonaro rischierebbe di alimentare i sospetti sulla propria condotta proprio nel momento in cui dovrebbe affrontare le accuse nelle sedi competenti. Per la destra neoliberista brasiliana, la partita non si chiuderebbe con il risultato delle urne: si sposterebbe sul terreno, ben più delicato, della responsabilità giudiziaria.


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Vídeo: Eduarda Campopiano questiona resultado eleitoral e prevê nova fase de disputa política

27 October 2026 at 20:28

A vereadora Eduarda Campopiano (PL) de Praia Grande, no litoral de São Paulo, à deputada estadual mais votada do estado em 2026, publicou um vídeo nas redes sociais após o resultado das eleições, no qual contestou o cenário político e econômico do país. Entre os episódios citados, ela mencionou o caso de uma criança baleada durante uma comemoração no Complexo da Penha, na madrugada seguinte ao pleito.

A parlamentar também fez afirmações sobre supostas oscilações nos mercados financeiros, com menções à alta do dólar, à queda da bolsa e à suspensão de operações por meio de um circuit breaker. Ela citou ainda o cancelamento de um leilão do Tesouro e estimou a dívida pública em mais de R$ 11 trilhões no início do novo mandato de Lula.

Campopiano afirmou que Flávio Bolsonaro pretende contestar judicialmente o resultado do segundo turno. Na avaliação da vereadora, pesquisas eleitorais, levantamentos internos e previsões do Polymarket não anteciparam o desfecho das urnas. Ela também questionou a prorrogação do horário de votação por uma instituição que, segundo seu relato, não era o Tribunal Superior Eleitoral (TSE).

Foto e Vídeo: Redes Sociais

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La guerra alla scuola, i miliardi alle armi: le priorità del governo Meloni

 

di Clara Statello per l'AntiDiplomatico

 

“Sta mano po’ esse’ ferro e po’ esse’ piuma”. Come nella battuta cult dell’iconico Mario Brega, nel celebre film Bianco Rosso Verdone, lo Stato con una mano agita il bastone contro studenti, famiglie, lavoratori e imprese, con l’altra allenta i cordoni del borsello e sgancia miliardi di euro alle industrie di armi.

In difesa delle vetrine di via Montenapoleone e del diritto delle ‘Sciure di prendere il tè macrobiotico nei migliori bar delle nostre città, senza proteste o movimenti che possano turbare la sensibilità dei turisti stranieri, la Polizia ha iniziato una vera e propria caccia ai bambini.  Nel mirino della repressione, infatti, non sono finiti semplicemente studenti, ma adolescenti, anche di età inferiore ai 14 anni. Italiani e non.

A Padova, sabato, la polizia ha portato in Questura quattro ragazzini di età compresa tra i 14 e i 17 anni che si recavano ad una manifestazione. Per loro, è stato disposto il fermo preventivo e attivato l’Anticrimine. Il reato: portavano con sé due maschere di V per Vendetta e Art the Clown, due passamontagna e dei miniciccioli.

I miniciccioli sono dei petardi a carica ridotta la cui vendita è perfettamente legale, sostanzialmente innocui. Il reato di questi adolescenti sarebbe dunque quello di andare in giro mascherati con l’intenzione di sparare petardi per la festa dei Morti/Halloween?  

Lunedì a Roma la polizia ha fatto irruzione nel Liceo Giordano Bruno per impedirne l’occupazione, a seguito della chiamata della dirigente scolastica. In base a quanto si apprende dal comunicato de La Rete degli Studenti Medi, si è trattato di una vera e propria retata. Gli studenti sono stati bloccati dentro l’edificio, mentre uscivano dall’ingresso principale o dal retro.

I ragazzi sono stati prima chiusi in un’aula per l’identificazione, poi caricati nelle auto della polizia. Sette di loro sono finiti al commissariato. Gli altri sono stati rilasciati solo perché nel frattempo compagni e familiari hanno bloccato la strada, fa sapere l’Osservatorio contro la Repressione, riportando le testimonianze dei presenti.

Gli studenti medi sono entrati in mobilitazione per il diritto allo studio, un diritto garantito dalla costituzione, la cui garanzia è effettiva solo se sostenuta con adeguate risorse economiche. Che non ci sono. Per questo i giovani chiedono più soldi alla scuola pubblica, per l’edilizia scolastica e la messa in sicurezza dei luoghi in cui si svolgono le lezioni.

Protestano contro il Decreto Scuola, per l’inclusione e per l’abolizione dei percorsi Scuola Lavoro.

Molti istituti, sia a Roma che in altre città di Italia, sono già stati occupati. Gli studenti vorrebbero essere ascoltati. Il ministro Valditara, per tutta risposta, ha detto che non si confronterà con loro, ma con la Consulta.

“La collaborazione non passa dalle piazze ma dalle istituzioni”.

Lo stesso governo che sguinzaglia la polizia contro adolescenti e giovani, riserva tutt’altro trattamento alle fabbriche di armi. Proprio mentre Piantedosi mandava le forze dell’ordine a identificare gli autotrasportatori in mobilitazione e rimuovere i blocchi nelle autostrade del Sud Italia, il ministero della Difesa firmava contratti miliardari per la produzione dei nuovi carri armati italiani con Leonardo e Rheinmetall.  Ne hanno dato notizia Milano Finanza, RID e Reuters il 21 e 22 ottobre.

La joint venture Leonardo Rheinmetall Military Vehicles si è aggiudicata all’inizio del mese una doppietta da 3,7 miliardi di euro, con opzioni per ulteriori 850 milioni, nell’ambito del piano di ammodernamento dei mezzi corazzati dell’Esercito italiano. Le due commesse riguardano l’acquisto di:

- 48 carri armati MBT, basati sul tedesco KF51 Panther di Rheimetall, che sostituirà l’Ariete in dotazione alle nostre forze armate.

-  30 veicoli corazzati da combattimento Lynx KF-41 di Rheimetall adattati ai requisiti dell’esercito italiano. Sono blindati cingolati con torretta Leonardo e cannone da 30 mm. Portano il totale del primo lotto a 51veicoli.

Grazie a queste commesse, il titolo del gruppo guidato da Lorenzo Mariani ha guadagnato in borsa il 2,8% e circa 766 milioni di capitalizzazione. In un anno, Leonardo S.P.A ha visto una crescita senza precedenti: il titolo, quotato a Piazza Affari con ticker LDO.MI, ha registrato un rialzo di oltre il 130%, trascinato dalle politiche di riarmo e dalle prospettive di lungo periodo sulle politiche di difesa.

Non è che un inizio. In base a quanto si apprende da Milano Finanza, l’alleanza italo-tedesca è “nata proprio per sviluppare e produrre una nuova generazione di mezzi pesanti destinati all’Esercito italiano, con l’ambizione di allargare poi l’offerta ad altri Paesi e aggiudicarsi commesse internazionali”.

L’obiettivo dell’Esercito è l’acquisto di 1.050 veicoli corazzati di nuova generazione per l’Army Armoured Combat System (A2CS)  e 270 per l’Mbt. Il valore complessivo dell’investimento è di circa 23 miliardi di euro spalmati in dieci anni.

Il governo si aspetta che questi investimenti nel complesso militare industriale abbiano un effetto a cascata sul mercato del lavoro e sull’indotto, dato che gli accordi tra Rheimetall e Leonardo prevedono che il 60% delle attività siano svolte nei siti italiani.

Il governo, insomma, ha scelto la guerra alla scuola, ai giovani, alle normali attività economiche. Forse per questo che, mentre firmava un contratto miliardario per carri armati tedeschi, stanziava appena 172 milioni di euro per autotrasportatori, pescatori e agricoltori.  Davanti alla difficoltà di spiegare le diverse priorità politiche ed economiche, allo stato non resta che rispondere con la repressione. 

Venezuelano fere passageira com gilete durante tentativa de roubo em ônibus de Goiânia

27 October 2026 at 18:38

Um homem de nacionalidade venezuelana foi preso em flagrante nesta semana, após ferir uma passageira no pescoço com uma lâmina de gilete durante uma tentativa de roubo dentro de um ônibus do transporte coletivo de Goiânia. A vítima percebeu que ele havia aberto o zíper de sua mochila para retirar pertences e tentou impedir a ação. Nesse momento, o suspeito usou o objeto cortante contra a mulher.

A passageira sofreu um corte superficial e recebeu os primeiros atendimentos do Corpo de Bombeiros. Em seguida, foi encaminhada a uma unidade de saúde, sem risco de morte. Segundo a Polícia Militar (PM), a mulher havia embarcado no Terminal Novo Mundo com destino ao Terminal Praça da Bíblia. Após sair do coletivo, o suspeito tentou escapar, mas foi contido por passageiros e seguranças até a chegada dos policiais do Batalhão de Terminal.

Câmeras de segurança registraram a ocorrência e o momento em que o homem foi impedido de fugir após desembarcar do ônibus. Ele acabou autuado em flagrante por roubo qualificado, enquanto a Polícia Civil de Goiás (PCGO) assumiu a investigação do caso.

A ocorrência também chama atenção para as apreensões de armas brancas nas imediações do transporte coletivo. Dados do Batalhão de Terminal apontam que 1.609 objetos perfurantes foram retirados de circulação entre janeiro e outubro de 2026. Segundo a PM, a maior parte das apreensões ocorreu nas proximidades dos terminais, e não necessariamente dentro das unidades, com pessoas em situação de rua entre os principais portadores.

Em 2025, o batalhão apreendeu 2.182 armas brancas, entre facas e outros instrumentos cortantes, o equivalente a uma média de seis objetos por dia. O total representou alta de 73% em relação a 2024, quando foram contabilizadas 1.261 apreensões. De acordo com a PM, o crescimento dos números está relacionado ao reforço das medidas preventivas nesses locais.

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Milano, uccide il padre malato di demenza senile: arrestata. “Lo tenevo imbavagliato al letto per evitare problemi con i vicini”

27 October 2026 at 18:32

Ha ucciso il padre perché “non ne potevo più, i vicini si lamentavano delle sue urla“. Davanti al gip che la sentirà domani, Giovanna Jacob probabilmente ripeterà la sua drammatica confessione di domenica pomeriggio: “Forse ho ucciso mio padre, lo contenevo a letto perché non ne potevo più e i vicini si lamentavano delle sue urla“. 56 anni, è stata arrestata a Milano dai carabinieri con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela per la morte del padre Carlo, 87 anni, ex ingegnere elettronico e critico cinematografico affetto da una grave forma di demenza senile. Il teatro di quella che si configura come l’ennesima tragedia di padre e figlia in preda da tempo alla solitudine è stato un appartamento, alla periferia del capoluogo lombardo dove entrambi vivevano.

Il pm Guido Schininà ha già chiesto per Giovanna Jacob la convalida dell’arresto e che rimanga in carcere. La donna comparirà davanti al giudice Sonia Mancini nella giornata di domani e presumibilmente ripeterà che non era sua intenzione uccidere l’anziano padre ma che, ormai da qualche settimana, era costretta a legarlo al letto. Era sfiancata dalle cure che da sola doveva prestare quotidianamente al genitore ormai da oltre un anno. Poi erano arrivate le lamentele dei vicini per le urla e lei, non sapendo più che fare, da alcune settimane aveva cominciato a tappargli anche la bocca con dell’ovatta. Il padre Carlo si dibatteva infatti da tempo in preda alla demenza senile e urlava e lei aveva iniziato a contenerlo con ogni mezzo.

A chiamare i carabinieri del Nucleo radiomobile e della Compagnia Monforte domenica scorsa è stata proprio Giovanna Jacob, appassionata di cinema come il padre e autrice anche lei di articoli su alcune riviste: “Fate presto, venite, forse ho ucciso mio padre“. Ma quando sono arrivate le forze dell’ordine, per l’uomo non c’era più niente da fare. La donna ha ammesso davanti al suo letto di averlo imbavagliato e legato al letto “per evitare problemi con i condomini“. Domani ribadirà la sua verità e il giudice in base anche agli accertamenti tecnici e medico legali stabilirà la volontarietà del gesto o se invece sia sia trattato di una tragedia involontaria, maturata nella solitudine di un padre e di una figlia lasciati a se stessi. Senza che nessuno abbia mai segnalato problemi provenienti da quel trilocale.

L'articolo Milano, uccide il padre malato di demenza senile: arrestata. “Lo tenevo imbavagliato al letto per evitare problemi con i vicini” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Ronaldinho Gaúcho gera corrida por ingressos para estreia em clube italiano

27 October 2026 at 18:31

Ronaldinho Gaúcho ainda nem estreou pelo Ravenna, mas já provoca mudanças na rotina e nos negócios do clube italiano. A expectativa pelo retorno do brasileiro aos gramados, marcado para 15 de novembro, contra o Forlì, mobiliza torcedores e desperta o interesse de pessoas de diferentes regiões da Itália.

Aos 46 anos, o ex-camisa 10 se prepara para disputar sua primeira partida oficial desde 2015, quando atuou pelo Fluminense. Enquanto a data não chega, o Ravenna aproveita a repercussão em torno do jogador para ampliar a procura por ingressos, estimular a venda de uniformes e promover produtos personalizados.

Ravenna tem procura por ingressos antes da estreia

A expectativa para o clássico contra o Forlì já se reflete na demanda por entradas. De acordo com a imprensa italiana, o clube recebeu solicitações de ingressos e credenciamentos de diferentes partes do país, antes mesmo do início das vendas ao público.

O cenário é de oferta limitada. Aproximadamente 2.800 sócios do Ravenna têm prioridade na aquisição dos bilhetes, enquanto a previsão é de que somente 1.500 entradas sejam disponibilizadas para a venda geral.

A capacidade atual do estádio Bruno Benelli é de 4.943 espectadores. O local passa por reformas, o que limita o número de torcedores que poderão acompanhar presencialmente a partida que marcará o retorno de Ronaldinho ao futebol oficial.

Campanha em Milão impulsiona venda de camisas

A estratégia comercial do Ravenna começou antes da confirmação da estreia. Em julho, o clube espalhou outdoors de grandes dimensões com a imagem de Ronaldinho por diferentes pontos de Milão, incluindo as regiões de San Babila e Brera.

A campanha, divulgada pelo jornal Gazzetta dello Sport, tinha como objetivo promover a camisa do brasileiro. Os anúncios traziam códigos QR que levavam diretamente à página de compra do uniforme, conectando a publicidade de rua às vendas pela internet.

Segundo o veículo italiano, a chegada do ex-jogador já havia provocado um crescimento expressivo na procura pelas camisas. A iniciativa também ajudou a levar o nome do Ravenna para além de sua região de origem, aproveitando a popularidade internacional do brasileiro.

Clube lança cards especiais e produtos exclusivos

Em outubro, o Ravenna anunciou uma parceria com a Panini para comercializar cards especiais de Ronaldinho vestindo a camisa da equipe. Cada pacote custa 10 euros, aproximadamente R$ 60, e oferece a possibilidade de conquistar diferentes prêmios.

Entre as recompensas estão bonés, camisas autografadas e até um encontro com o ex-jogador, acompanhado de ingresso para a partida. A iniciativa combina a tradição da marca de colecionáveis com o interesse despertado pela chegada do brasileiro.

O clube também ampliou sua presença comercial com a abertura de uma loja oficial no Mercato Coperto, no centro histórico de Ravenna, em 17 de outubro. O espaço vende uniformes, produtos licenciados e uma coleção dedicada ao ex-meia.

Ronaldinho também é acionista do Ravenna

Anunciado pelo clube em junho, Ronaldinho não chega apenas como atração esportiva. O brasileiro também se tornou acionista do Ravenna e participa do projeto de expansão internacional da marca, que busca aproveitar sua imagem para alcançar novos públicos.

A volta aos gramados está prevista para 15 de novembro, diante do Forlì, pela terceira divisão do futebol italiano. Caso entre em campo, Ronaldinho disputará sua primeira partida oficial em mais de uma década, desde sua última passagem como jogador profissional pelo Fluminense.

Ex-Lazio acusado de ter 42 anos aos 17 desabafa sobre boatos

 

"Não existe nenhuma guerra santa: só a paz é santa"

27 October 2026 at 17:33
Em mensagem ao fórum "Paz desarmada e desarmante" em Assis, o líder da Igreja Católica alertou para a "cultura do poder" e a legitimação religiosa dos conflitos armados.

© GIUSEPPE LAMI/EPA

As mensagens foram proferidas e enviadas por vídeo para um fórum com os representantes das principais religiões do mundo, uma vez que Leão XIV foi desaconselhado a viajar até Assis

Caprarica su Youssef Siher: “Meno male che la Scuola di Francoforte è morta, sennò sarebbe stata imputata di incitamento alla rivoluzione”. Su La7

27 October 2026 at 17:06

“Vorrei cogliere l’occasione per congratularmi con Marcuse, Horkheimer, Habermas e l’intera Scuola di Francoforte per essere morti prima di questa scadenza perché altrimenti, come Youssef Siher, sarebbero tutti imputati di incitamento alla rivoluzione“. Sono le parole pronunciate a L’aria che tira, su La7, dal giornalista Antonio Caprarica, che ricorre al sarcasmo per commentare il caso del 30enne fermato nell’inchiesta sui canali social del “Movimento 17 ottobre”.
L’intervento prende spunto da un cartello mostrato durante la trasmissione, nel quale vengono riepilogati i principali dubbi sull’inchiesta. A Siher non vengono contestati reati materialmente commessi durante gli scontri del 17 ottobre, le pagine social di cui è ritenuto ideatore e amministratore insieme alla moglie risultano create soltanto dopo la conclusione dei disordini del 18 ottobre, non emergono messaggi violenti scritti personalmente dal trentenne, mentre la contestazione della finalità di terrorismo si fonda anche sul “timore cagionato nella popolazione”.

Caprarica osserva: “Tra gli altri reati che vengono contestati a questo giovane c’è anche quello di incitamento alla rivoluzione, che peraltro figura in alcuni tra i principali testi della filosofia e della sociologia occidentale. Fino a prova contraria l’incitamento alla rivoluzione non rappresenta un reato, giacché, come è noto, un reato implica la commissione di un fatto atto a rovesciare le istituzioni in maniera violenta. Verrà fuori? Quando verrà fuori e se c’è questo, ne prenderemo atto”.

Lo storico corrispondente Rai poi si rivolge direttamente agli interlocutori di destra, ospiti in studio: Giovanni Sallusti, direttore di Radio Libertà, già Radio Padania, e collaboratore di Libero, e Michele Silenzi, collaboratore del Foglio, direttore editoriale e amministratore delegato della casa editrice Liberilibri.
“Questo chiude quello che è successo il 17 ottobre e dei milioni di giovani in piazza? – incalza Caprarica – Davvero i nostri ‘amici’, che in questa trasmissione rappresentano un’area culturale di destra, vogliono illudersi che si chiuda il capitolo e che il disagio sociale non esista? Padronissimi di farlo a loro rischio e pericolo. Ma convincetevi che non solo in Italia, ma anche in Francia, in Spagna e in Germania, nell’intero mondo occidentale c’è un sommovimento che nasce dalla rottura del patto sociale e generazionale. I giovani sentono il pericolo nel loro futuro”.

Sallusti scuote la testa, Silenzi protesta ad alta voce, sovrapponendosi al giornalista, che prosegue: “I giovani chiedono a noi vecchi di non scaricare interamente su di loro il costo di questo passaggio d’epoca. Vogliamo lavorare con loro o vogliamo mandarli tutti in galera come propone Nordio?“.

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Usinas apostam em biometano e captura de carbono para descarbonizar setor

27 October 2026 at 16:56

O setor sucroenergético aposta em novas tecnologias para reduzir emissões, aproveitar resíduos e ampliar as receitas das usinas.

Entre as estratégias adotadas destacam-se a substituição de combustíveis fósseis por biometano, a produção de biofertilizantes e a captura e o armazenamento de dióxido de carbono (CO₂).

Alguns destes projetos foram apresentados pelas empresas Cocal, do setor sucroenergético, e FS, produtora de etanol de milho, durante a 26ª Conferência Internacional Datagro sobre Açúcar e Etanol.

As iniciativas mostram como a descarbonização começa a integrar as estratégias industriais e logísticas do setor. Na Cocal, por exemplo, o foco está no aproveitamento de resíduos da cana-de-açúcar para produzir biogás e biometano, utilizados nas operações da própria companhia e no transporte de cargas.

Já a FS desenvolve, em Lucas do Rio Verde (MT), um projeto de captura e armazenamento de carbono que poderá reduzir a intensidade de emissões do etanol de milho a níveis negativos.

A Cocal estruturou uma plataforma de economia circular que integra diferentes etapas da produção sucroenergética. “Além de açúcar, etanol e bioeletricidade, aproveitamos subprodutos industriais, como vinhaça e torta de filtro, para produzir biogás e biometano”, diz Abel Uchoa, diretor-presidente da Cocal.

A estratégia também inclui o recebimento de resíduos orgânicos de outras atividades, como esterco bovino e de aves, para ampliar o abastecimento das plantas de biodigestão e permitir a operação ao longo do ano.

O processo gera novas oportunidades de aproveitamento dos materiais, incluindo a produção de biofertilizantes.

Com isso, a empresa busca reduzir o desperdício, diversificar as fontes de receita e diminuir a dependência de combustíveis fósseis nas operações agrícolas e industriais.

A utilização do biometano, inclusive, vem avançando na logística do setor.

Na operação BioRota, desenvolvida pela Copersucar com transportadoras parceiras, caminhões abastecidos com o combustível renovável transportam açúcar de usinas do interior paulista até o Porto de Santos.

Entre abril de 2024 e março de 2026, a iniciativa realizou mais de 13 mil viagens, percorreu cerca de 11 milhões de quilômetros e transportou aproximadamente 600 mil toneladas de açúcar.

Segundo a Copersucar, a substituição do diesel por biometano evitou a emissão de mais de 8 mil toneladas de CO₂ no período.

A Cocal também está substituindo o diesel utilizado no transporte de vinhaça por biometano. Uma parceria prevê a operação de 44 caminhões movidos ao combustível renovável nas unidades de Narandiba e Paraguaçu Paulista, no oeste paulista.

A experiência da companhia indica que o biometano pode deixar de ser apenas uma alternativa experimental e assumir um papel crescente na logística do agronegócio.

Armazenamento geológico de carbono

Na produção de etanol de milho, a FS aposta em outra tecnologia para reduzir as emissões: a captura e o armazenamento de carbono, conhecidos pela sigla CCS (sigla em inglês para carbon capture and storage)

O projeto desenvolvido na unidade de Lucas do Rio Verde prevê capturar o CO₂ gerado durante a fermentação do etanol, comprimir o gás e injetá-lo em uma formação geológica subterrânea adequada para armazenamento permanente.

A empresa identificou um reservatório com características consideradas apropriadas para receber o carbono, incluindo porosidade, permeabilidade e camadas de rocha capazes de impedir o retorno do gás à atmosfera.

Segundo Daniel Lopes, vice-presidente executivo de sustentabilidade da FS, a estrutura geológica tem capacidade estimada para armazenar 12 milhões de toneladas de CO₂ ao longo de 30 anos. A unidade industrial emite aproximadamente 423 mil toneladas de carbono por ano, de acordo com os dados apresentados.

A FS estima que o projeto possa viabilizar a produção de cerca de 650 milhões de litros anuais de etanol com intensidade de carbono negativa, dependendo da metodologia de contabilização utilizada.

O empreendimento recebeu classificação de projeto-piloto da ANP (Agência Nacional do Petróleo, Gás Natural e Biocombustíveis), no contexto do desenvolvimento das regras brasileiras para captura e armazenamento geológico de carbono.

A iniciativa também envolve estudos geológicos, licenciamento ambiental e certificação para a geração de créditos no mercado voluntário de carbono.

A empresa informou que o investimento total no projeto chegou a US$ 90 milhões. O avanço da iniciativa depende da consolidação das condições regulatórias e operacionais necessárias à injeção do CO₂.

Etanol de baixo carbono se destaca

Além da redução das emissões, a captura de carbono pode abrir acesso a mercados que valorizam combustíveis com menor intensidade de carbono. Entre as possibilidades estão programas de descarbonização de combustíveis, mercados regulados e voluntários de carbono e aplicações ligadas à aviação e ao transporte marítimo.

A remuneração adicional, entretanto, depende das regras de cada mercado, da certificação do produto e da metodologia utilizada para calcular as emissões evitadas ou removidas.

No caso do etanol, a captura de CO₂ pode complementar uma vantagem já associada à origem renovável do combustível.

A fermentação produz dióxido de carbono de origem biogênica, que pode ser capturado antes de ser liberado na atmosfera. A viabilidade da operação depende dos custos de captura, compressão, injeção e monitoramento, além da capacidade de armazenamento e do valor atribuído ao carbono removido.

Para a indústria, o desafio é transformar o benefício ambiental em retorno financeiro.

As duas estratégias refletem uma mudança na forma de avaliar a sustentabilidade das usinas. A redução de emissões passa a ser associada à eficiência operacional, à diversificação de receitas e à criação de novos produtos e serviços.

A expansão dessas soluções dependerá da evolução tecnológica, da infraestrutura, da regulamentação e dos incentivos econômicos. No caso do biometano, será necessário ampliar a oferta e consolidar o uso em frotas e operações industriais. Para a captura e o armazenamento de carbono, a prioridade é demonstrar segurança operacional, estabelecer regras claras e comprovar a viabilidade financeira em escala comercial.

Papa Leão XIV vai se encontrar com sobreviventes de abuso na América Latina

27 October 2026 at 16:34

O papa Leão XIV vai se encontrar com sobreviventes de abuso sexual por integrantes do clero católico durante sua viagem pela América do Sul, que vai ocorrer entre 6 e 17 de novembro, informou o Vaticano nesta terça-feira (27).

Leão, que está se recuperando de uma cirurgia de câncer de pulmão, vai visitar o Uruguai, a Argentina e o Peru em uma das viagens internacionais mais intensas realizadas por um papa em décadas, após ser considerado apto para a viagem por seu médico. 

“Estão previstos vários encontros com pessoas que foram vítimas de abusos por integrantes do clero e da Igreja”, afirmou o Vaticano em um comunicado.

“Esses encontros refletem o desejo do papa de expressar sua proximidade com aqueles que sofreram e ainda sofrem por causa dessa violência”, afirmou.

O papa, de 71 anos, realizou encontros com sobreviventes de abusos cometidos por membros do clero em diversas de suas viagens ao exterior, incluindo uma visita à França no mês passado.

Nesse encontro, o papa se reuniu por duas horas com sete vítimas francesas e reafirmou seu compromisso de acabar com o abuso de crianças por padres católicos, informou o Vaticano posteriormente.

Leão XIV, que nasceu nos EUA, serviu como missionário e bispo no Peru durante décadas antes de se tornar papa.

Papa Leão retira parte do pulmão e tem câncer confirmado, diz Vaticano

 

Protesto estudantil sem uma única bandeira francesa?

27 October 2026 at 15:56
Nas redes sociais, um vídeo de uma manifestação está a ser associado aos recentes protestos em França. Mas o vídeo em causa é mais antigo.

Eisenkot, o candidato que “não dá facadas nas costas”

27 October 2026 at 15:13
Pára a agenda para estar com famílias de vítimas e promete o inquérito ao 7 de Outubro no primeiro dia de governo. Não é grande orador nem tem experiência política, mas lidera as sondagens em Israel.

© JOÃO PORFÍRIO/OBSERVADOR

Manifestantes colocam bandeira da Palestina na Torre Eiffel?

27 October 2026 at 15:09
Fotografias nas redes sociais alegam que manifestantes hastearam bandeiras da Palestina e da Jordânia na Torre Eiffel. Não há provas de que o episódio tenha acontecido. Imagens foram geradas por IA.

Ucraina, perché UE e NATO puntano ancora sulla guerra contro la Russia

 

di Fabrizio Poggi per l'AntiDiplomatico

 

Dalle 4 del mattino del 27 ottobre, le forze russe hanno dato avvio a un “regime del silenzio”, interrompendo il fuoco sulla direttrice di Kherson, per consentire operazioni umanitarie nell'area di Alëški, come il transito di convogli con prodotti alimentari e medicinali e l'evacuazione di coloro che desiderano lasciare la città.

Ma, intanto, i droni ucraini continuano a colpire ?r?l, Belgorod, Voronež, provocando altre vittime civili; l'obiettivo di Zelenskij, osserva il corrispondente di guerra Aleksandr Kots, è quello di alzare la posta in vista dei colloqui trilaterali di metà novembre a Abu Dhabi. Guardate il calendario, dice Kots: in vista ci sono le trattative negli Emirati e questa settimana Zelenskij incontrerà a Bruxelles americani, europei e Mark Rutte. Dato che sul campo è in ritirata e, quindi, non ha nulla da offrire, l'unica risorsa è quella di mostrarsi “forte” colpendo le retrovie; quasi a dire "Riusciamo ancora a raggiungere Orël e Voronež, fare pressione su di noi è inutile”, puntando così ad alzare la posta: cessate il fuoco sull'energia, accordi sul mar Nero, compromessi sul grano.

Il cambiamento di tattica, nota il colonnello Anatolij Matvijchuk su Moskovskij Komsomolets, indica che Kiev è completamente passato al terrore e all'intimidazione della popolazione civile e concentra tutte le forze su città specifiche, invece di distribuirle su vari fronti. L'obiettivo non è militare: è quello di terrorizzare le persone, sconvolgere la vita normale e creare un senso di vulnerabilità personale. Questa non è più guerra nel senso tradizionale del termine: è terrore contro la popolazione civile. D'altra parte, questo è quello che Bruxelles chiede ai nazigolpisti. L'Europa non accetterà di por fine alla guerra, perché in tal caso i politici europei sarebbero ritenuti responsabili della morte di oltre un milione di persone, dice Michael von der Schulenburg, ex diplomatico ONU e membro del Parlamento europeo: «Non abbiamo possibilità di negoziare. Se gli americani se ne andassero, non avremmo praticamente più alcun contatto con la Russia... e se iniziassimo i negoziati ora, dopo quasi quattro anni di guerra, la prima cosa che dovremmo ammettere è che la questione verte sulla sicurezza, non sul territorio. Ciò significa che dovremmo ammettere che la vera causa della guerra è stata l'espansione della NATO... Non possiamo più parlare di una guerra non provocata. Dobbiamo ammettere che la guerra è iniziata a causa del nostro comportamento, perché all'epoca non abbiamo dialogato con la Russia e .non abbiamo preso sul serio le preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza». E se l'Ucraina, dice Schulenburg, con i negoziati, diventerà neutrale, le persone si chiederanno perché l'Europa non ha posto fine a una guerra durata cinque anni e si è rifiutata di discutere la questione prima.

Quell'Europa che è tornata a riunirsi a Parigi col summit delle cinque potenze militari europee nella Nato – “E5”: Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia, Polonia – un incontro esaltato dai guerrafondai del Corriere della Sera, perché Trump «sembra preferire la Russia di Putin ai tradizionali partner occidentali» e allora «i Cinque cercano di pesare di più nella Nato»; ma, soprattutto, magnificato da via Solferino, perché in risposta alla Lega che (a parole) dice no agli aiuti a Kiev, «Crosetto ha ribadito la posizione dell’Italia: “La linea sull’Ucraina non può cambiare... L’aiuto all’Ucraina non va a una terza nazione, ma innanzitutto al nostro futuro, alla nostra sicurezza”». Eja eja alalà.

Questo perché, a giudizio del giornalista tedesco Ralf Niemeyer, presidente del Consiglio tedesco per la Costituzione e la Sovranità, gli europei, dopo aver scelto la tattica del sabotaggio di qualsiasi contatto tra Moskva e Washington, sponsorizzando gli attacchi ucraini in profondità sul territorio russo, ora si indignano per non essere coinvolti nei negoziati. Alla domanda di “Berlin 247” su cosa vogliano gli europei, dato che ogni volta che iniziano i negoziati, arrivano sempre più droni di fabbricazione europea, Niemeyer replica che si tratta della tattica europea per prolungare il conflitto e trascinarvi nuovamente gli americani. Guardando all'indignazione suscitata dall'incontro tra Putin e Witkoff, a Bruxelles si sono davvero offesi per non essere stati invitati: «Quindi cosa vogliono? Bombardare qualcosa o ordinare a Kiev di continuare a bombardare, e allo stesso tempo voler negoziare. Le due superpotenze hanno più o meno raggiunto un accordo e il resto verrà deciso a porte chiuse». In sostanza, risposte concrete arriveranno al vertice APEC, dove Putin e Trump dovrebbero incontrarsi; mentre «gli europei sono seduti al “tavolo dei bambini” e, francamente, non sono nemmeno realmente presenti».

Questo non impedisce a Kaja-Fredegonda-Kallas, in margine al summit “E5”, di spargere lacrime per l'Ucraina che, dice, si trova ad affrontare un inverno rigido e ha bisogno di aiuto, che consisterà in un nuovo round di sanzioni alla Russia. E se le lacrime di Fredegonda non erano così appariscenti, quelle versate in diretta da Vladimir Zelenskij, durante l'intervista, in diretta televisiva, al giornalista britannico Stephen Barlett, erano da autentica comparsata melodrammatica. Barlett si è rivolto al nazigolpista-capo con tono comprensivo, chiedendogli come stesse affrontando i problemi che lo affliggono: «È dura per me. Sarò sincero: non riesco a dormire. È un dolore terribile, insopportabile, che non augurerei a nessuno», ha singhiozzato il giullare euro-atlantista, scoppiando in lacrime proprio davanti alla telecamera, lo sguardo inesprimibilmente triste, che racchiudeva tutte le sofferenze di questo mondo, commenta sarcastico Aleksandr Sokurenko su Ukraina.ru. A beneficio dei telespettatori, Barlett ha sussurrato «Vedo le lacrime nei suoi occhi», cercando di enfatizzare la drammaticità del momento. Al che, secondo copione, «Sì», ha risposto triste Zelenskij, con un luccichio negli occhi. Da notare che l'intervista di Stephen Bartlett ha segnato l'apice del tour propagandistico di Zelenskij che, negli ultimi tredici giorni, ha rilasciato tredici interviste ai media occidentali: ABC News, Fox News, Financial Times, NBC News, Bloomberg, Corriere della Sera, rappresentanti di media online; e sempre gli è stato chiesto della sua condizione, dipingendolo come un eroe esausto, ferito dalla mancanza di comprensione di Trump. Che prostrazione!

Perché, in sostanza, dietro alle lacrime da avanspettacolo, c'è la realtà di una junta nazigolpista che, sponsorizzata da UE e NATO, continua a colpire il territorio russo, agendo a ragion veduta. Persino un nazista come Igor Mosijchk, veterano delle stragi  in Donbass ed ex deputato della Rada, ammette che con gli attacchi alla Russia, Kiev tenta di ostacolare le prospettive di cooperazione economica USA-Russia. Per dire, Togliatti ospita il più grande impianto mondiale di produzione di ammoniaca e proprio durante l'incontro con Wittkoff, Putin ha annunciato che la Russia potrebbe fornire un'enorme quantità di fertilizzanti al mercato statunitense e, di fatto, al mondo intero, con ciò contribuendo alla sicurezza alimentare globale. Secondo Mosijchuk, colpire Togliatti costituisce un danno per le prospettive di accordo commerciale russo-americano, ma compromette anche gli interessi ucraini a lungo termine, poiché l'impianto di Togliatti è collegato tramite gasdotto all'impianto portuale di Odessa. Non appena si inizia a parlare di pace e di negoziati, dice l'ex deputato, Zelenskij comincia a colpire obiettivi che inevitabilmente provocheranno una reazione negativa, intensificheranno la guerra e mineranno i colloqui di pace.

Ma questo rientra nei piani UE-NATO. Le richieste di Moskva di porre fine all'espansione NATO verso est continueranno a essere respinte dall'Alleanza atlantica durante i negoziati, scrive The Telegraph: Moskva «ha incluso i paesi europei tra i partecipanti ai negoziati, allo scopo di ottenere concessioni sull'espansione della NATO, che Vladimir Putin definisce “causa principale' della guerra”». In effetti, il Cremlino aveva suggerito che Putin avrebbe potuto scendere a compromessi su altre questioni, se fossero state accolte le sue richieste principali di un'Ucraina neutrale e dell'abbandono dell'espansione a est della NATO. Ma, secondo The Telegraph, «Fonti autorevoli affermano che l'Europa continua a respingere con fermezza le richieste della Russia... La nostra posizione rimane la stessa del gennaio 2022, ha dichiarato un funzionario europeo».

Così che, afferma il politologo Roman Travin, commentando le dichiarazioni di Zelenskij secondo cui Kiev non accetterà uno status di neutralità e un esercito limitato come parte di una possibile risoluzione del conflitto, per l'Occidente, l'Ucraina non ha ancora perso il suo valore di strumento anti-russo. Da un lato, dice Travin, se confrontiamo la sua posizione con quella di qualche anno fa, Kiev pare disposta a fare alcune concessioni, ma, dall'altro, non è ancora pronta ad accogliere termini accettabili per Moskva. D'altra parte, le cose che la Russia era disposta ad accettare agli accordi di Minsk non sono più attuali. Nemmeno quelle accettate a Istanbul nel 2022 lo sono più: «Con le cose che sono attuali oggi, Kiev non è d'accordo. Ciononostante, vediamo queste “linee rosse” spostarsi verso ovest, territorialmente parlando».

Tra l'altro, il Rappresentante permanente russo all'OSCE Dmitrij Poljanskij ha detto che obiettivo primario dell'operazione speciale non è l'occupazione di territori, bensì il rovesciamento del regime neonazista ucraino, che rappresenta una minaccia per la popolazione russa. La questione territoriale, ha detto Poljanskij, è diventata «rilevante solo in seguito, quando le popolazioni di queste quattro regioni hanno deciso, con referendum, di entrare a far parte della Russia». Dunque, se l'Occidente, in primo luogo gli sponsor europei del regime di Kiev, vuol preservare intatto quel regime, preservare tutto ciò che ha fatto alla popolazione di lingua russa, preservare la glorificazione dei nazisti, penso che su questo non ci sarà alcun accordo.

E nonostante tutti gli aspetti che appaiono piuttosto terribili dal punto di vista della diplomazia classica, dice ancora Travin, Zelenskij riesce a mantenere il sostegno degli europei e persino l'amministrazione americana, piuttosto dura nei suoi confronti, non lo è ancora quanto potrebbe essere. Perché? Perché ci sono punti di vista diversi all'interno degli stessi Stati Uniti e Trump teme il dissenso interno al Partito Repubblicano e altrove. Nonostante tutti i problemi con Starlink, internet e l'informazione, Zelenskij resiste. Questo significa che sfrutta al massimo ogni opportunità: «non si tratta tanto di diplomazia ucraina, quanto del fatto che l'Ucraina deve mantenere il suo ruolo di strumento anti-russo» e, comunque, quando sorgono difficoltà nei rapporti tra Kiev e Washington,  Zelenskij si rivolge immediatamente agli europei, che lo sostengono.

In fondo, le parole di Travin a proposito dei timori di Trump, si accordano alle osservazioni dell'ex analista e agente del Centro antiterrorismo della CIA John Kiriakou: colui che, specifica PolitNavigator, nel 2007 denunciò il programma di tortura della CIA e divenne il sesto informatore perseguitato dall'amministrazione Obama. Dunque, afferma Kiriakou, nonostante i tentativi di Trump di migliorare le relazioni con la Russia, l'intelligence americana continuerà ad assistere l'Ucraina. Alla domanda su come sia possibile che gli USA acquistino prodotti petroliferi dalla Russia, mentre la CIA continua a insegnare agli ucraini come distruggere le infrastrutture russe e uccidere i russi, l'ex agente risponde che le sanzioni sono una «cattiva idea, a prescindere dall'obiettivo. Potremmo chiedere ai cubani cosa ne pensino delle sanzioni. Ci direbbero tutto quello che vogliamo sapere. Potremmo chiedere agli iraniani cosa ne pensino delle sanzioni. Non funzionano». Oggi però, incalza l'intervistatore, l'ex giudice della Corte Suprema del New Jersey Andrew Napolitano, c'è un presidente che almeno fa un passo nella giusta direzione e non dovrebbero esserci sanzioni contro l'energia russa. A quanto pare, però, insiste Kiriakou, la CIA non ha ricevuto il messaggio e, finché non le verrà ordinato di smettere, continuerà ad aiutare Kiev ad attaccare le infrastrutture russe, in particolare quelle energetiche. Naplitano ha allora chiesto a un altro ex analista della CIA, Larry Johnson, se Trump controlli la CIA e la risposta è che «Trump potrebbe controllare la CIA, se fosse intelligente. Trump dà un ordine: “Non voglio che trasmettiate informazioni di intelligence all'Ucraina” e la CIA risponde: “Sì, signore”». Trump, purtroppo, non ha detto che non possiamo trasmetterle agli inglesi, che a loro volta possono inoltrarle. Trump, dice Johnson, dovrebbe «dire: "John Ratcliffe, voglio che entro 24 ore l'Ucraina non riceva alcuna informazione di intelligence americana, da nessuna fonte e voglio che questo venga fatto entro 24 ore". Dopo 24 ore, Trump lo convoca e gli dice: "Non hai fatto quello che ti ho detto. Sei licenziato"... un presidente intelligente avrebbe potuto controllare la situazione, ma noi non abbiamo un presidente intelligente. E non è solo Trump a essere un idiota. Obama, Bush, Clinton, George H.W. Bush».

Beh: idioti, ma molto pericolosi; come lo sono del resto i banchieri e gli azzeccagarbugli che siedono ai vertici delle cancellerie belliciste europee.

 

Rafa Yunta, el hombre que hizo saltar todo por los aires entre Madrid y Barça tras un 11-1 en el Bernabéu

26 October 2026 at 22:06
Una eliminatoria de Copa en 1943 abrió una herida entre Madrid y Barça que la concordia impuesta no cerró: el caso de un toledano de Ocaña convirtió un fichaje frustrado en otro motivo de ruptura entre los dos clubes Leer

Una eliminatoria de Copa en 1943 abrió una herida entre Madrid y Barça que la concordia impuesta no cerró: el caso de un toledano de Ocaña convirtió un fichaje frustrado en otro motivo de ruptura entre los dos clubes

“Pulito, Profumato, Pelato = Partner Perfetto”: Mastro Lindo compie 60 anni e sbarca sulle app di dating

27 October 2026 at 12:58

“Pulito, Profumato, Pelato = Partner Perfetto”. Il nuovo profilo Instagram @mastrolindo_italy si apre esattamente così, tra un selfie ammiccante e le tipiche frasi a effetto di chi sta cercando l’anima gemella online. Per celebrare i sessant’anni di presenza sul mercato italiano, Procter & Gamble ha deciso di mandare in pensione la rassicurante veste tradizionale ideata negli Stati Uniti nel 1958 (e arrivata sugli schermi italiani nel 1966) per trasformare il “genio del pulito” in un utente seriale di piattaforme di incontri. Il celebre colosso calvo con l’orecchino d’oro archivia definitivamente l’epoca del Carosello in bianco e nero e approda direttamente sulle app di dating, dove fa “match“, chatta e si propone agli utenti alternando sfacciate tecniche di seduzione digitale a più pragmatici consigli su come smacchiare i pavimenti.

Ad esempio, in una delle immagini è sdraiato su un fianco, con una mano appoggiata al ginocchio, con il consueto look, pantaloni e maglietta bianchi. Sopra di lui campeggia l’annuncio: “Cerco una persona acqua e sapone”. Accanto c’è un codice QR e l’invito “Scrivimi in DM”, cioè nei messaggi privati. L’espressione acqua e sapone, con un candidato del genere, ha discrete probabilità di essere presa alla lettera. “Cerco una relazione brillante” e “Sono tornato per lasciare il segno senza lasciare macchie” sono altri testi previsti per le affissioni.

Il progetto comprende una presenza sulle app di incontri, dove, secondo quanto annunciato dall’azienda, Mastro Lindo propone abbinamenti e conversazioni che alternano battute, consigli di pulizia e richiami ai prodotti. Il programma prosegue con i video su Instagram, i contenuti realizzati dai creatori digitali coinvolti, le affissioni e le iniziative nei luoghi degli appuntamenti a Milano e Roma. I codici QR collegano i manifesti al profilo: anche un annuncio incontrato per strada può finire in un messaggio privato. Mastro Lindo può permettersi di essere molto specifico. Essere pulito e profumato rientra nelle sue competenze professionali; la calvizie diventa il terzo requisito del pacchetto.

L’operazione, partita il 19 ottobre, gioca con il linguaggio e le dinamiche delle relazioni usa e getta contemporanee per riposizionare lo storico marchio come il “Perfect partner” per la casa. Oltre all’interazione diretta tramite messaggi privati sulle app di incontri, la strategia ha invaso fisicamente le strade di Milano e Roma Le affissioni sono state posizionate strategicamente in quelli che vengono considerati i luoghi di ritrovo più frequentati per i primi appuntamenti, accompagnate da QR code da scansionare. A completare l’ecosistema digitale c’è una rete di content creator incaricata di declinare il format attraverso contenuti nativi sui social network.

Il paradosso italiano: campioni di pulizia, ma stressati

Dietro l’ironia dell’operazione di marketing si nasconde un’analisi precisa delle abitudini domestiche. Secondo i dati raccolti da P&G tra il 2023 e il 2025, gli italiani si confermano un’eccellenza mondiale nella cura della casa: il 90% esegue regolarmente pulizie approfondite, il 51% si limita a una passata quotidiana unita a una sessione intensiva nel fine settimana e il 13% pulisce a fondo ogni giorno. Questi numeri generano però un paradosso: l’ossessione per l’ordine domestico rappresenta la prima causa di stress a livello nazionale, alimentata dalla percezione che il risultato duri sempre troppo poco.

L'articolo “Pulito, Profumato, Pelato = Partner Perfetto”: Mastro Lindo compie 60 anni e sbarca sulle app di dating proviene da Il Fatto Quotidiano.

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