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Eni Award 2026, premiate al Quirinale le eccellenze della ricerca su energia e ambiente

Eni Award 2026: premiate le migliori ricerche su transizione energetica, ambiente e nuove tecnologie alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Eni Award 2026, premiate al Quirinale le eccellenze della ricerca su energia e ambiente
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Eni Award 2026, premiate al Quirinale le eccellenze della ricerca su energia e ambiente
Eni Award 2026, premiate al Quirinale le eccellenze della ricerca su energia e ambiente

Si è svolta al Palazzo del Quirinale, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la cerimonia di premiazione degli Eni Award 2026, giunti alla loro diciottesima edizione. All’evento hanno partecipato anche la Presidente del Consiglio di Amministrazione di Eni, Giuseppina di Foggia, e l’Amministratore Delegato Claudio Descalzi.

Il premio, riconosciuto a livello internazionale nel mondo della ricerca, è dedicato ai temi dell’energia e dell’ambiente e punta a valorizzare studi e innovazioni capaci di contribuire alla sostenibilità, all’accesso all’energia e alla transizione verso modelli più efficienti e a minore impatto ambientale.

Dalla nascita di Eni Award, nel 2008, la Commissione Scientifica incaricata di valutare le candidature ha coinvolto ricercatori appartenenti ad alcuni dei principali istituti scientifici internazionali, tra cui anche sei Premi Nobel. Il premio Transizione Energetica, dedicato alle migliori innovazioni per la decarbonizzazione del sistema energetico, è stato assegnato alla Professoressa Véronique Gouverneur della University of Oxford.

La sua ricerca ha aperto nuove prospettive nella chimica del fluoro, attraverso processi più sicuri e sostenibili per la produzione di composti utilizzati nelle batterie, nei farmaci e nei prodotti per l’agricoltura. Le tecnologie sviluppate consentono di evitare la produzione di acido fluoridrico, riducendo consumi energetici e impatto ambientale. Gouverneur ha inoltre dimostrato la possibilità di recuperare il fluoro dai rifiuti industriali, secondo un approccio di economia circolare.

Il premio Frontiere dell’Energia, destinato alle ricerche capaci di contribuire a ridefinire il paradigma energetico del futuro, è stato assegnato alla Professoressa Laura Gagliardi della University of Chicago. La sua attività di ricerca ha sviluppato modelli matematici avanzati basati sulla meccanica quantistica, capaci di prevedere le proprietà dei materiali prima ancora della loro realizzazione in laboratorio, accelerando così i processi di sperimentazione.

Il lavoro si concentra sulla progettazione di materiali innovativi per l’energia e l’ambiente, comprese strutture reticolari definite come vere e proprie “spugne molecolari”, in grado di catturare anidride carbonica dall’aria e raccogliere acqua dall’umidità atmosferica. Gli studi contribuiscono inoltre al miglioramento dell’efficienza dei processi catalitici, aprendo nuove possibilità per lo sviluppo di tecnologie energetiche più sostenibili.

Il premio Soluzioni Ambientali Avanzate è stato assegnato a John F. Hartwig della University of California, Berkeley. La ricerca premiata riguarda lo sviluppo di un processo catalitico scalabile e sostenibile per il riciclo della plastica, capace di scomporre polietilene e polipropilene nei loro componenti fondamentali, che possono essere riutilizzati per produrre nuovi materiali senza perdita di qualità.

Una soluzione che punta a favorire il riciclo circolare della plastica, riducendo rifiuti, consumo di materie prime fossili ed emissioni. Il premio Giovane Ricercatore dell’Anno, rivolto a studiosi che hanno conseguito il dottorato di ricerca in università italiane, è stato assegnato a Leonardo Magherini e Filippo Trevisi.

Leonardo Magherini, del Politecnico di Torino, ha studiato nella propria tesi di dottorato i meccanismi di trasporto di diverse tipologie di particelle presenti nell’acqua, che possono rappresentare una criticità ambientale ma anche diventare strumenti per le attività di bonifica. Filippo Trevisi, del Politecnico di Milano, ha invece approfondito una nuova tecnologia eolica basata sui ventoplani, velivoli collegati a terra tramite un cavo e capaci di volare ad alta quota lungo traiettorie circolari. Una soluzione pensata anche per contesti nei quali non è possibile installare turbine eoliche tradizionali.

La sezione Giovani Talenti dall’Africa, istituita nel 2017, ha premiato Nosakhare Jeremiah Aigbedion della Pan African University Institute for Basic Sciences, Technology and Innovation, in Kenya, e Gosego Keotshepile Mapula Sedikelo della University of South Africa. La ricerca di Aigbedion punta allo sviluppo di nuove leghe metalliche più resistenti e durevoli per migliorare l’accumulo di energia negli impianti solari a concentrazione, così da permettere la produzione di elettricità anche dopo il tramonto.

Il lavoro di Sedikelo sviluppa invece un metodo basato sugli ultrasuoni per recuperare metalli preziosi come litio, nichel e cobalto dalle batterie esauste, favorendone il riutilizzo nella produzione di nuovi accumulatori. Per la sezione Eni for Innovation, dedicata ai progetti più innovativi sviluppati da ricercatori ed esperti tecnici del Gruppo, sono stati premiati tre gruppi di lavoro.

Mario Baldassarre, Mauro Burattini, Rosa Carbone, Davide Chianetta e Davide Deriu di Eni hanno sviluppato un processo innovativo per la valorizzazione degli scarti alimentari, con l’obiettivo di massimizzare la resa in prodotti energetici. Fabio Assandri, Francesco Bonacini, Angelo Ferrando, Ilic Formigoni, Marzia La Barbera, Mirco Nodari e Nicola Vecchini di Versalis sono stati premiati per una tecnologia avanzata di pirolisi destinata al riciclo di rifiuti plastici misti a composizione altamente variabile.

A Francesco Cannarile, Aurora Cerabolini, Roberto Grandi, Lorenzo Lancia, Debora Parisi e Gianmaria Tarantino di Eni è andato invece il riconoscimento per una metodologia dedicata alla specializzazione efficiente dei Large Language Model (LLM) per applicazioni nei domini aziendali. Anche nel 2026 Eni, attraverso Joule, la propria Scuola per l’Impresa, ha assegnato la menzione speciale Eni Joule for Entrepreneurship, rivolta a team, spin off universitari e startup impegnati nello sviluppo e nel trasferimento di tecnologie sostenibili.

Tre le realtà premiate: Alkelux, Hypermeteo e Algae Scope. Alkelux produce un nanopolimero ecosostenibile utilizzato come additivo nel packaging alimentare, valorizzando gli scarti delle lavorazioni agricole.

Hypermeteo raccoglie, elabora e distribuisce dati e indici meteo-climatici certificati ad alta risoluzione, combinando dati osservativi globali, intelligenza artificiale e algoritmi proprietari. Algae Scope sviluppa invece alternative sostenibili ai PFAS, trasformando le alghe marine in una polvere naturale e atossica capace di conferire ai tessuti e ai materiali proprietà idrorepellenti e ignifughe. Sono intanto già aperti i bandi per l’edizione 2027 di Eni Award. Il termine per la presentazione delle candidature è fissato al 20 novembre 2026.

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Spagna, 3 italiane disperse nello scontro tra treni. Il sistema di sicurezza in tilt, poi l’ordine “inspiegabile” della centrale di controllo: “Riprenda la marcia normale”

“Le autorità spagnole hanno indicato una terza cittadina italiana dispersa a causa dell’incidente fra due treni ad alta velocità nella regione di Toledo”, ha fatto sapere nella serata di ieri la Farnesina. La situazione dei connazionali coinvolti è quindi la seguente: 5 passeggeri sono stati recuperati in condizioni stabili dai 2 treni coinvolti nell’incidente. Un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo; altre 3 sono considerate ‘disperse'”, recita ancora il bollettino del ministero degli Esteri, che fa il punto sulla nuova tragedia dell’alta velocità che ha lasciato la Spagna sotto shock, riaprendo una ferita profonda: quella del disastro di Adamuz, avvenuto lungo la stessa tratta Madrid-Siviglia solo nove mesi fa. Il bilancio ancora non definitivo è pesantissimo, con almeno 68 vittime e oltre 60 feriti, mentre le squadre d’emergenza scavano ancora tra i rottami alla ricerca dei corpi. Tra le centinaia di persone a bordo – ben 397 sul solo treno della compagnia Renfe partito alle 8:53 – si contano anche i nove connazionali, tra cui le tre donne disperse (una delle quali di origini pistoiesi).

Il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha sostenuto che la causa più probabile della tragedia sia un errore umano, attribuibile a funzionari del Centro di Controllo dell’Adif, la società pubblica responsabile della gestione delle infrastrutture ferroviarie. L’incidente è avvenuto a meno di un mese dalle elezioni in cui il leader dello Partito socialista punta a essere riconfermato per un quarto mandato. I partiti hanno interrotto gli appuntamenti di campagna elettorale ad eccezione di Vox che ha puntato il dito contro il premier e i casi di corruzione che hanno visto coinvolti esponenti del suo partito. Il Partito popolare ha chiesto un’indagine governativa e la revisione della rete ferroviaria.

Alle 8:53 un treno della compagnia ferroviaria spagnola Renfe, con a bordo 397 passeggeri, partito dalla stazione di Madrid Atocha e diretto a Siviglia, ha tamponato il treno Iryo 6097, (marchio commerciale di Intermodalidad de Levante S.A., partecipato da Trenitalia), con a bordo 147 passeggeri, che era fermo lungo lo stesso binario nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo. L’impatto ha fatto deragliare gli ultimi vagoni dell’Iryo e i primi del Renfe che sono precipitati in un terrapieno. “I primi minuti sono stati di shock. Abbiamo visto persone intrappolate tra le lamiere”, “abbiamo cercato di estrarre i feriti e i morti” dai vagoni, ha raccontato un passeggero, Fernando Seco, a Tve, visibilmente sconvolto. Una scena “dantesca”, ha detto l’arcivescovo di Toledo accorso sul luogo dell’incidente per dare conforto alle persone coinvolte.

Il Paese “è in lutto”, ha detto Sanchez che ha promesso poi di fare luce sull’accaduto. “Andremo fino in fondo: se ci sono state negligenze, si saprà e, se ci sono stati malfunzionamenti nel sistema di sicurezza, si interverrà con la massima fermezza”, ha aggiunto dopo essersi recato sul luogo della tragedia. Il premier ha definito inaccettabile che un Paese come la Spagna abbia sofferto due incidenti lungo l’alta velocità nello stesso anno. Quello di Adamuz, avvenuto nella sera del 18 gennaio, in cui persero la vita 46 persone, secondo la Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari spagnola è avvenuto per la rottura di un binario. Ora si sta indagando sulle cause che hanno portato a questo nuovo disastro.

Il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, da tempo nel mirino dell’opposizione, ha affermato che l’incidente è stato causato da quello che ha definito un ordine “inspiegabile” proveniente dal Centro di Controllo dell’Adif a seguito di un guasto al sistema di sicurezza. Puente ha spiegato che alle 8:30 il sistema di controllo Lzb è caduto per un problema informatico in un tratto ferroviario di 63 km, causando l’arresto di tutti i treni che stavano circolando in quell’area. Senza sistema Lzb ha preso il controllo della situazione il Centro dell’Adif che alle “8:36 ha deciso di far riprendere la marcia con normalità al treno della Renfe”, che si è poi scontrato con il treno Iryo fermo.

“Riprenda la marcia normale“, sembra essere stato l’ordine impartito dal centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid, al macchinista del treno. Tre registrazioni audio, pubblicate da El Pais e dall’emittente pubblica Tve, documentano le comunicazioni tra i conducenti e il centro di controllo nei minuti precedenti alla tragedia.

“La decisione di far ripartire la circolazione dei treni non essendo stato ripristinato il sistema Lzb spetta al Centro di Controllo, e il Centro attraverso gli operatori ha preso la decisione di far ripartire i treni in circostanze che per noi sono inspiegabili” e inoltre non come si sarebbe dovuto ipoteticamente fare, “ovvero con un velocità bassa, a 40km/h che permetta al macchinista di poter fermare il treno” in caso di problematiche lungo il binario, ha detto Puente.

Tra le 8:36 e le 8:53, che è il momento approssimativo dell’impatto, il treno Renfe ha percorso 25 km con una velocità “che potrebbe arrivare fino a 100km/h“, impiegando tra i 15 e i 17 minuti prima di tamponare il treno Iryo. In questo lasso di tempo nessuno è intervenuto per bloccarlo. La Guardia Civil ha interrogato l’operatore del centro di controllo in servizio mentre alcuni media spagnoli hanno puntato il dito contro il sistema Lzb che doveva essere sostituito.

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È stata ritrovata una delle italiane disperse dopo l’incidente ferroviario in Spagna

Emergency services work at the scene of a collision between two trains in Urda, Spain, on Wednesday, Oct. 28, 2026. (AP Photo/Manu Fernandez) Associate Press/ LaPresse Only Italy and Spain

Almeno sessantotto morti e circa cento feriti. È il bilancio dello scontro tra due treni ad alta velocità avvenuto ieri nei pressi di Urda, nella provincia spagnola di Toledo, sulla linea Madrid-Siviglia. Nell’incidente sono deragliate diverse carrozze, alcune delle quali sono finite in una scarpata.

Tra le persone coinvolte ci sono anche cittadini italiani: una delle tre donne inizialmente considerate disperse ha contattato il consolato italiano a Madrid, comunicando di stare bene. Restano però due italiane disperse. Altri sei italiani erano già stati rintracciati: cinque in condizioni stabili e uno ricoverato in un ospedale di Toledo.

Mentre proseguono le operazioni di soccorso e identificazione delle vittime, l’attenzione si concentra sulle possibili cause dell’incidente. Tre registrazioni audio, diffuse dai media spagnoli El País e Tve, documenterebbero una serie di errori nelle comunicazioni tra i macchinisti e il centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid. La ricostruzione fa emergere il possibile ruolo di un guasto al sistema di sicurezza e di una gestione errata delle autorizzazioni alla circolazione. Le cause restano comunque da accertare.

Secondo le registrazioni, alle 8.36 il treno ad alta velocità Ave, gestito dalla compagnia pubblica Renfe, si trovava circa venticinque chilometri dietro un convoglio Iryo, fermo sullo stesso binario in direzione sud. Un problema al sistema automatico di controllo Lzb aveva provocato l’arresto dei treni. Il centro di controllo avrebbe però autorizzato l’Ave a ripartire a velocità normale, anziché procedere «a vista», con un limite massimo di quaranta chilometri orari previsto dai protocolli di sicurezza.

Alle 8.41 la macchinista dell’Iryo aveva segnalato problemi di connessione con il sistema automatico. Sette minuti dopo aveva comunicato nuovamente di non riuscire a ripartire: «Il treno non mi permette di avviare il sistema Lzb. Per questo sono ancora ferma davanti al segnale d’ingresso a Urda». La risposta del controllore sarebbe stata: «Va bene, appena può. E se ha problemi, ci chiami». Nel frattempo, l’Ave aveva ripreso la marcia, raggiungendo i duecento chilometri orari. Dalle comunicazioni diffuse non risulta che sia stato impartito al suo macchinista un ordine di frenata nonostante la presenza dell’altro convoglio sulla linea.

Se questa ricostruzione venisse confermata, gli errori nella gestione del traffico ferroviario avrebbero avuto un ruolo decisivo nella tragedia. Le autorità spagnole hanno avviato le verifiche, mentre la Farnesina segue la situazione dei connazionali coinvolti. Una delle tre donne disperse è originaria di Pistoia, ma vive stabilmente in Spagna. Gli altri italiani messi in salvo provengono dalle province di Sassari, Bergamo, Roma e Cosenza.

Intanto, la tragedia ha provocato anche una reazione politica. Mercoledì sera, a Madrid, centinaia di persone hanno manifestato davanti al ministero dei Trasporti chiedendo le dimissioni del ministro Óscar Puente. La protesta, convocata da organizzazioni dell’estrema destra, è degenerata dopo il lancio di bengala e l’intervento della polizia, che ha disperso alcuni gruppi di manifestanti. Il governo è ora chiamato a chiarire le responsabilità dell’incidente, mentre il Paese attende risposte sulle cause di una delle più gravi tragedie ferroviarie degli ultimi anni.

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Prêmio TV Brasil Petrobras Para Elas revela meio-campistas finalistas

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As finalistas às três vagas do meio-campo na Seleção da Temporada 2026 do futebol feminino brasileiro do Prêmio TV Brasil Petrobras Para Elas foram anunciadas nesta terça-feira (27). Estão na disputa Duda Sampaio (Corinthians), Raquel Domingues (Bahia), Robinha, Aline Milene (ambas do São Paulo) e Djeni (Flamengo).

Elas foram selecionadas por meio de votação envolvendo representantes dos times da elite do futebol feminino brasileiro. As vencedoras serão conhecidas no próximo dia 15 de novembro, em cerimônia no Museu do Futebol, em São Paulo.

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Titular absoluta da seleção brasileira, Duda Sampaio é uma das lideranças do multicampeão Corinthians. A volante de 25 anos, que tem o passe e a bola parada como principais virtudes, por vezes atuou como a única meio-campista de ofício no esquema da técnica Emily Lima. Na Libertadores, em que as Brabas estão nas semifinais, ela tem sido o principal nome do time alvinegro, com quatro gols.

No Bahia, Raquel chamou atenção pela presença ofensiva. A jogadora de 26 anos terminou o Brasileirão como artilheira das Mulheres de Aço, com oito gols, apenas três a menos que a atacante Marília, do Cruzeiro, goleadora da competição. Ao lado da goleira Yanne, a meia é referência na grande temporada que vive o Tricolor baiano, semifinalista do Brasileirão e ainda vivo na Copa do Brasil.

Robinha e Aline Milene são nomes que se completam no São Paulo campeão brasileiro. A primeira, de 31 anos, perdeu o início da temporada em recuperação de uma lesão no calcanhar, mas logo retomou a titularidade. Apesar de ter uma função principalmente defensiva, a volante também se aventura à frente. Foi dela um dos gols da vitória por 3 a 1 sobre o Flamengo, no jogo de ida das semifinais.

Já Aline, um ano mais velha, controla o ritmo de jogo das Soberanas. A meio-campista, que pode atuar pelo centro ou no lado direito, teve papel crucial na reta final do Brasileirão. Foram delas as assistências para os gols da atacante Isa, que decretou a vitória por 2 a 1 na primeira partida da decisão, e da lateral Bia Menezes no empate por 1 a 1 no jogo da volta, que sacramentou o título nacional.

Por fim, Djeni foi a principal jogadora do Flamengo na caminhada rumo às semifinais do Brasileirão e da Copa do Brasil - a equipe segue na disputa. Além de ajudar Ju Ferreira na marcação, é a meio-campista de 31 anos quem inicia as jogadas de ataque. A capitã rubro-negra participou diretamente de nove gols (marcou quatro e deu cinco assistências) na temporada, mesmo como volante.

A Seleção da Temporada no Prêmio TV Brasil Petrobras Para Elas também contempla as posições de goleira, lateral-direita, zagueiras e atacantes. As demais categorias são: Craque da Torcida, Jogadora Revelação, Melhor Treinador(a), Melhor Jogadora, Artilheira, Gol Mais Bonito, Melhor Departamento de Futebol Feminino e Futebol Feminino Contra o Feminicídio. Esta última destaca o clube que melhor promoveu ações de combate à violência contra a mulher.

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Sciopero treni 30 ottobre, orari e fasce garantite

Lo sciopero ferroviario del 30 ottobre inizierà alle 21 di giovedì 29 ottobre e terminerà alle 20.59 di venerdì 30. L’agitazione proclamata da USB coinvolge il personale del Gruppo FS Italiane, oltre a Italo e Trenord. Per i treni regionali Trenitalia sono previste le consuete fasce di garanzia dei giorni feriali: dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Frecce e Intercity seguono invece l’elenco specifico dei servizi minimi garantiti.

Sciopero treni: quali sono le fasce garantite Trenitalia

Per il trasporto regionale, Trenitalia assicura i servizi essenziali nelle fasce:

  • 6.00-9.00;
  • 18.00-21.00.

Leggi anche: Sciopero treni del 30 ottobre, orari e collegamenti a rischio

Il 30 ottobre è un venerdì, quindi si applicano le fasce previste per le giornate feriali. Non significa però che qualsiasi treno programmato in quelle tre ore circoli necessariamente. I servizi minimi vengono identificati per numero di treno e orario di partenza, attraverso gli elenchi regionali pubblicati da Trenitalia. La seconda fascia coincide quasi interamente con la fine dello sciopero, fissata alle 20.59.

Sciopero treni: frecce e Intercity, quali partono

Per la lunga percorrenza non vale semplicemente la regola delle fasce 6-9 e 18-21. Trenitalia pubblica un apposito elenco di treni nazionali garantiti in caso di sciopero, che comprende determinate Frecce e Intercity. Un Frecciarossa previsto alle 11, per esempio, può viaggiare se compare nell’elenco dei servizi minimi, mentre un altro treno nella stessa fascia oraria può essere cancellato. Il numero della corsa resta quindi il dato da controllare prima della partenza.

Sciopero treni: cosa succede a quelli partiti prima delle 21

Trenitalia stabilisce che i treni già in viaggio all’inizio dello sciopero possono raggiungere la destinazione se questa è prevista entro un’ora dall’avvio dell’agitazione. Superato quel limite, il convoglio può terminare il viaggio in una stazione precedente rispetto alla destinazione finale.

Leggi anche: Rimborso sciopero treni, quando spetta e come richiederlo

Chi viaggia dovrebbe quindi verificare la propria corsa sull’app Trenitalia o sui canali di infomobilità nelle ore precedenti alla partenza.

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Eni, ceduta la controllata nigeriana AENR ad Apex Global Energy

Eni, completata la cessione delle attività onshore e in acque poco profonde: il Gruppo resterà presente in Nigeria nel deep offshore e in Nigeria LNG

Eni ha finalizzato la cessione della propria controllata Agip Energy and Natural Resources (Nigeria) Limited (AENR) ad Apex Global Energy Limited (APEX), società interamente posseduta da Sterling Oil Exploration and Energy Production Company Ltd. (Sterling), tra i principali operatori attivi nell’onshore nigeriano. AENR, interamente controllata da Eni, opera in Nigeria nell’esplorazione e produzione di idrocarburi onshore e in acque poco profonde, attraverso una partecipazione del 5% nella Renaissance JV.

La joint venture vede Renaissance con una quota del 30% e il ruolo di operatore, TotalEnergies con il 10% e Nigerian National Petroleum Company Limited (NNPC) con il 55%. La transazione ha ottenuto l’approvazione di tutte le autorità competenti e si inserisce nella strategia di Eni di ottimizzazione delle attività upstream, attraverso il ribilanciamento del portafoglio e la dismissione degli asset considerati non strategici.

La cessione di AENR non comporta però l’uscita di Eni dalla Nigeria. Il Gruppo continuerà infatti a essere presente nel Paese con attività di esplorazione e sviluppo di asset deep offshore. Eni manterrà inoltre la propria partecipazione in Nigeria LNG, proseguendo così le attività nel Paese nei segmenti ritenuti strategici.

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Ascanio Celestini: “Youssef Siher ‘capo del branco’ e ‘mente della rivolta’? Il diritto per gli amici si interpreta e per i nemici si applica”

L’attore e drammaturgo Ascanio Celestini commenta con un video su Instagram il fermo di Youssef Siher, presunto creatore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre” nata dopo le proteste della scorsa settimana a Milano. “Probabilmente gli investigatori scopriranno che Youssef è il capo dei terroristi, ma che ha pure rapito Emanuela Orlandi e ucciso Pier Paolo Pasolini“, ironizza Celestini. “Ma per adesso è un giovane laureato esperto di politica internazionale che parla almeno 4 lingue”. Poi l’affondo sui due pesi e due misure applicati dal governo nei confronti di “amici” e “nemici”, alla faccia del garantismo.

“Meno di un mese fa il ministro degli Esteri dopo la lettura della sentenza di condanna per il sequestro, la tortura e l’uccisione di Giulio Regeni aveva detto che era solo una sentenza di primo grado “…e poi vedremo quello che succederà”. Per i tre poliziotti egiziani condannati nel processo per l’uccisione di Giulio Regeni aspettiamo di vedere quello che succederà, mentre lo studente Youssef è “capo del branco” e “mente della rivolta” nella “devastazione dei maranza”, anzi… è l’“ayatollah dei maranza”. Come diceva Giovanni Giolitti, 5 volte presidente del consiglio, “Il diritto per gli amici va interpretato, per i nemici va applicato””.

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Carburanti, Eni proroga il tetto ai prezzi fino a fine 2026: diesel a 2,25 euro e benzina a 1,99

Durante la call con gli azionisti, il Chief Transition & Financial Officer di Eni Francesco Gattei ha annunciato che la società manterrà fino a fine anno il tetto al prezzo dei carburanti, prolungandolo quindi di due mesi. La benzina costerà 1,99 euro al litro, il diesel 2,25 euro al litro.

Eni può permettersi un’iniziativa del genere anche alla luce degli ottimi risultati del terzo trimestre, in cui l’azienda ha registrato una crescita del 125% degli utili. Dall’inizio dell’anno i guadagni di Eni sono aumentati del 70%, soprattutto a causa della guerra in Iran e del conseguente aumento del prezzo del petrolio.

Prolungato il tetto del prezzo del carburante di Eni

Eni aveva annunciato il tetto al prezzo del carburante dopo che il Governo aveva deciso di non rinnovare, a partire dall’inizio di ottobre, gli sconti sulle accise. Eni è una cosiddetta azienda partecipata, controllata dal Ministero dell’Economia. Il rinnovo del tetto bloccherà i prezzi massimi dei carburanti:

  • a 1,990 euro al litro per la benzina contro un prezzo medio di 2,025 euro al litro;
  • a 2,25 euro al litro per il gasolio contro un prezzo medio di 2,261 euro al litro.

Gli sconti ammontano quindi in media a 2,5 centesimi sulla benzina e a 1,1 centesimi sul diesel. La nuova data di scadenza del tetto al prezzo del carburante di Eni è il 31 dicembre 2026. Non è chiaro se anche le altre società che avevano seguito Eni in questa iniziativa prolungheranno i propri sconti.

Le dichiarazioni di Gattei

Ad annunciare il prolungamento dello sconto è stato il Cfo di Eni, Francesco Gattei, durante la call con gli azionisti che ha illustrato i risultati trimestrali della società. Gattei ha dichiarato:

Per noi fare impresa significa gestire una strategia volta a perseguire un valore sostenibile e a lungo termine. Crediamo che le aziende abbiano una responsabilità sociale, non possiamo vivere in una sorta di bolla al di fuori del mondo reale. Quindi vogliamo e dobbiamo essere realistici e pensare che sostenere i clienti sia una priorità per un’azienda che si occupa di un bisogno fondamentale com’è l’energia. Per questo abbiamo deciso di introdurre un tetto massimo alle nostre vendite di benzina e diesel.

L’impatto del tetto a diesel e benzina sui bilanci di Eni

Nella call non è stato illustrato con esattezza quanto questa iniziativa impatterà sui bilanci di Eni per i prossimi mesi, ma Gattei ha comunque proposto una stima:

In termini di stime, riteniamo che, nelle attuali condizioni di mercato e ipotizzando il livello osservato finora, l’impatto in un trimestre si attesterà nell’ordine di alcune centinaia di milioni.

Eni, però, non dovrebbe risentire troppo di questa spesa.

Eni può permettersi il tetto a diesel e benzina

Venerdì 23 ottobre Eni ha presentato i risultati operativi del terzo trimestre del 2026:

  • l’utile netto rettificato è stato di 2,8 miliardi di euro, il 125% in più rispetto al terzo trimestre del 2025;
  • nei primi 9 mesi dell’anno l’utile netto rettificato è stato di 6,44 miliardi di euro, il 70% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’azienda ha spiegato questi risultati con “condizioni di mercato favorevoli” vale a dire con l’aumento del prezzo del petrolio dovuto alla guerra in Iran. La dirigenza ha annunciato anche un dividendo straordinario per gli azionisti e il titolo è cresciuto in Borsa di oltre il 5%.

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Maxi-utili di Eni nei primi 9 mesi dell’anno, Avs: “Italiani più poveri e petrolieri più ricchi: Meloni complice”

L’aumento del prezzo del petrolio e la crisi energetica che sta colpendo tutti i settori, o quasi, rende gli “italiani più poveri e i petrolieri più ricchi”, ha affermato Angelo Bonelli, leader di Avs alla luce dei risultati operativi e finanziari del terzo trimestre di Eni, ulteriormente migliorati. “Ha chiuso i primi nove mesi del 2026 con un utile netto di 7,6 miliardi di euro, contro i 2,5 dell’anno scorso: +202%. Solo nel terzo trimestre l’utile è di 3,2 miliardi, +299%”, ha detto il portavoce di Europa Verde, che dall’altro lato della bilancia ha posto le famiglie italiane che da quando è iniziato il blocco dello Stretto di Hormuz pagano le conseguenze delle scelte politiche in bollette e carburanti, a prezzi insostenibili. “Mentre l’Italia si impoverisce, il governo Meloni consente l’arricchimento delle società energetiche ai danni dei cittadini”, è stato l’attacco del deputato.

“Intanto le grandi società energetiche registrano profitti enormi: Eni segna un aumento del 70% dell’utile netto (adjusted, cioè solo quelle legate alla normale attività operativa, ndr) e l’Avvocatura dell’Unione europea ha chiarito che tassare gli extraprofitti energetici è compatibile con il diritto europeo. Perché Meloni non interviene? Per ridurre le accise il governo usa i soldi dei contribuenti anziché chiedere un contributo straordinario a chi accumula profitti miliardari”. Bonelli, che giovedì era insieme al suo co-leader Nicola Fratoianni al fianco di agricoltori e autotrasportatori in protesta, ha ricordato che il governo potrebbe intervenire con una tassa straordinaria sui profitti delle società energetiche, ma non sembra andare in questa direzione.

“Il governo Meloni è responsabile della crisi sociale perché ha scelto di stare dalla parte dei petrolieri invece che da quella degli italiani: ha usato i soldi pubblici per tamponare l’emergenza, invece di far pagare chi si è arricchito, e continua a tenere il Paese legato a gas e petrolio, che sono la causa del caro energia. Ogni euro che resta nei bilanci delle compagnie fossili è un euro tolto alle famiglie e alla transizione energetica, l’unica strada per liberare l’Italia dal ricatto dei prezzi delle fonti fossili”.

Mentre agricoltori e autotrasportatori, fortemente gravati dall’aumento del prezzo del carburante, si impoveriscono e i consumatori pagano prezzi sempre più alti, il Governo “ripropone lo stesso copione: invece di dare risposte, parla di intimidazioni e infiltrazioni e minaccia la precettazione”, continua Bonelli. Per i 70 milioni stanziati in sostegno ai pescatori e agli agricoltori, sono state utilizzate le risorse pubbliche, mentre con gli stessi “soldi degli italiani” le compagnie accumulano miliardi.

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Ventisette ferrovie nazionali non fanno una rete europea

Treni rotaie

L’alta velocità non è soltanto una questione di infrastrutture. Per Ana Vasconcelos, eurodeputata portoghese del gruppo Renew Europe, rappresenta uno dei tasselli fondamentali per completare il mercato unico europeo e rafforzare l’integrazione tra gli Stati membri. Mentre il Parlamento è impegnato nell’esame del dossier “Connecting Europe through High-Speed Rail”, Vasconcelos indica una priorità chiara: trasformare le reti ferroviarie nazionali in un autentico sistema europeo. Secondo l’eurodeputata, la sfida principale non consiste soltanto nel costruire nuove linee, ma nel superare la frammentazione normativa e tecnica che ancora caratterizza il settore. Sistemi di segnalamento diversi, standard non armonizzati e procedure di autorizzazione differenti impediscono ancora oggi ai treni di circolare senza ostacoli da uno Stato membro all’altro. È un problema che richiama anche le conclusioni del Rapporto Letta, secondo cui l’alta velocità europea continua, di fatto, a fermarsi alle frontiere nazionali.

Per questo, la relazione in discussione punta a favorire una rete realmente europea, con regole armonizzate, standard tecnici comuni e un mercato più aperto alla concorrenza. Vasconcelos ritiene infatti che l’ingresso di nuovi operatori possa contribuire sia a migliorare la qualità del servizio sia a ridurre il costo dei biglietti per i passeggeri. Accanto all’apertura del mercato, considera prioritaria l’accelerazione dei collegamenti transfrontalieri ancora mancanti, spesso rallentati da procedure autorizzative lunghe e da difficoltà di coordinamento tra gli Stati membri.

Il nodo resta anche finanziario. Secondo le stime della Commissione europea, per completare la rete ferroviaria ad alta velocità entro il 2040 saranno necessari investimenti compresi tra 345 e 546 miliardi di euro, ben superiori alle risorse oggi disponibili. Per Vasconcelos, l’Unione dovrà concentrare gli investimenti soprattutto sui collegamenti transfrontalieri più strategici e utilizzare i fondi europei per attrarre anche capitali nazionali e privati, evitando di disperdere le risorse in interventi poco coordinati.

Rendere il treno una valida alternativa all’aereo richiede però anche un cambiamento nell’esperienza dei viaggiatori. «Le persone scelgono soprattutto in base al prezzo e ai tempi di percorrenza», sottolinea Vasconcelos. La risposta passa quindi attraverso linee più veloci, l’eliminazione dei principali colli di bottiglia della rete e condizioni di concorrenza più equilibrate con il trasporto aereo. Un ruolo importante sarà svolto anche dall’integrazione tra aeroporti e rete ferroviaria, così da rendere più semplici gli spostamenti porta a porta.

Tra gli ostacoli più evidenti per chi viaggia in Europa resta la difficoltà di acquistare un unico biglietto per tratte operate da compagnie diverse. Oggi organizzare un viaggio internazionale può essere complesso e, in caso di coincidenze perse, i diritti dei passeggeri non sempre sono garantiti lungo l’intero percorso. La proposta legislativa europea sulla bigliettazione ferroviaria, attualmente all’esame del Parlamento, punta proprio a introdurre sistemi di prenotazione multioperatore e a rafforzare la tutela dei viaggiatori durante tutto il tragitto.

Per l’eurodeputata portoghese, inoltre, l’alta velocità non deve limitarsi a collegare le grandi capitali europee. «Va considerata uno strumento di coesione», afferma. Significa investire anche nelle regioni periferiche e nei collegamenti mancanti dell’Europa centrale, orientale e atlantica, assicurando che la rete ad alta velocità sia pienamente integrata con il sistema ferroviario regionale. Una rete più capillare, sostiene, potrebbe contribuire a ridurre la pressione abitativa sulle grandi città, favorire lo sviluppo economico dei centri di medie dimensioni e contrastare lo spopolamento delle aree periferiche.

Per Vasconcelos, la posta in gioco va oltre la politica dei trasporti. «Un treno che deve fermarsi a una frontiera rappresenta un problema politico tanto quanto tecnico». L’obiettivo per il 2040 è la realizzazione di un vero Spazio ferroviario europeo unico, nel quale passeggeri e operatori possano muoversi senza barriere, acquistare un unico biglietto valido lungo l’intero percorso e contare su standard comuni in tutta l’Unione. Solo così, conclude, il treno potrà diventare un’alternativa realmente competitiva al trasporto aereo sulle medie distanze e uno dei simboli più concreti dell’integrazione europea.

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