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Crisi climatica, 3 milioni di vittime in otto anni solo per il caldo estremo. L’allarme di Lancet: “Si dichiari l’emergenza sanitaria”

Molti danni alla salute legati al climate change si stanno aggravando più rapidamente rispetto a 10 anni fa perché le azioni per il clima non sono riuscite a tenere il passo. Basti pensare che, dopo l’entrata in vigore dell’Accordo di Parigi del 2015, la media annuale dei decessi legati al caldo è aumentata di quasi il 36% a livello globale. Tra il 2016 e il 2023 si stima che il caldo estremo abbia causato quasi 3 milioni di decessi, 710 mila nel solo 2023, di cui oltre il 70% attribuibile ai cambiamenti climatici causati dall’uomo. Per questa ragione “il cambiamento climatico deve essere formalmente dichiarato un’emergenza sanitaria globale” e la salute deve influenzare sia le politiche climatiche sia le priorità di finanziamento per la prevenzione del climate change. È questo l’appello lanciato dagli esperti alla luce del decimo rapporto ‘The Lancet Countdown on Health and Climate Change’, frutto del lavoro di 146 ricercatori provenienti da oltre 100 istituzioni di più di 30 Paesi, coordinato dall’University College London e realizzato in collaborazione con l’Organizzazione mondiale della sanità. Il report monitora 54 indicatori relativi agli impatti del cambiamento climatico e agli effetti delle azioni per il clima sulla salute, inclusi quattro nuovi indicatori che riguardano la disponibilità di acqua nel territorio, la valutazione dell’impronta di gas serra del settore sanitario, i finanziamenti per la ricerca sanitaria legata al clima e l’impegno legislativo sui temi della salute e del cambiamento climatico.

I piani di adattamento e il trattato contro i combustibili fossili

Il lavoro è stato pubblicato in vista della 31esima Conferenza Onu Cop31, che inizierà il 9 novembre in Turchia ma anche a poche ore dalla presa di posizione della Commissione Ue. Il nuovo quadro sulla resilienza climatica adottato da Bruxelles, infatti, prevede che siano i singoli Paesi a elaborare i piani strategici per adattarsi all’aumento delle temperature globali . E, per la cronaca, sempre in vista della Cop, per la quarta volta nella storia il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione in cui chiede che sia adottato un trattato di non-proliferazione dei combustibili fossili appoggiato, tra gli altri, proprio dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Gli sforzi insufficienti analizzati nel rapporto

Dal rapporto emerge quanto gli investimenti in energie pulite, la preparazione dei sistemi sanitari e la regolamentazione a tutela della salute, che pure hanno apportato benefici alle comunità locali, non sono comunque riusciti a compensare i danni in rapida crescita causati dai cambiamenti climatici indotti dai combustibili fossili. Nel 2025 una siccità estrema ha colpito quasi il 52% delle terre emerse del pianeta per almeno un mese (il secondo livello più alto mai registrato), mentre una nuova analisi basata su immagini satellitari suggerisce che, dal 2003, l’80% delle terre emerse ha subito variazioni significative nei modelli di aumento delle condizioni di accumulo di acqua sotterranea, sia secca che umida, con implicazioni per la sicurezza alimentare e i servizi igienico-sanitari. A livello globale, gli investimenti nelle energie pulite hanno raggiunto la cifra record di 2,1 trilioni di dollari nel 2025, quasi il doppio di quanto investito nei combustibili fossili, e un’aria più pulita ha evitato circa 323mila decessi l’anno in almeno 77 Paesi in cui l’inquinamento atmosferico derivante dai combustibili fossili è diminuito dal 2016. Eppure, nonostante questa nota positiva, i combustibili fossili forniscono ancora oltre l’80% dell’energia mondiale e le 100 maggiori compagnie petrolifere e del gas sono in procinto di superare del 150% i livelli di produzione compatibili con un aumento della temperatura di 1,5°C entro il 2040, rispetto al 138% dell’anno scorso. “Adesso abbiamo la prova che l’azione climatica incentrata sulla salute funziona: aria più pulita, sistemi sanitari e di allerta più resilienti proteggono la salute e salvano vite umane in tutto il mondo” spiega Anthony Costello, co-presidente del Lancet Countdown, ma “il ritmo e la portata della riduzione delle emissioni rimangono completamente sproporzionati rispetto al ritmo e alla portata del danno”.

Uno sguardo all’Italia

L’Italia è uno dei Paesi più colpiti in Unione Europea. il caldo estremo grava sempre più sulla salute e sui mezzi di sussistenza, con un’esposizione alle ondate di calore nettamente superiore tra i bambini piccoli e gli anziani, un aumento delle perdite economiche dovute ai decessi legati al calore e perdite sostanziali nella capacità lavorativa, in particolare nel settore dell’edilizia. Ma anche in altri ambiti, come ad esempio l’agricoltura (Leggi l’approfondimento). Secondo il report, senza il cambiamento climatico, non si sarebbe mai verificato l’82,7% dei giorni soggetti a ondate di calore a cui la popolazione in Italia è stata mediamente esposta tra il 2021 e il 2025. La perdita potenziale di reddito dovuta alla ridotta capacità lavorativa causata dal calore è stata di 4,6 miliardi di dollari nel 2025. I lavoratori del settore dell’edilizia sono stati i più gravemente colpiti, subendo il 44% delle perdite.

Marina Romanello (direttore esecutivo Lancet Countdown): “È emergenza sanitaria”

“A 10 anni dall’Accordo di Parigi, i nostri risultati sono inequivocabili: i danni alla salute causati dai cambiamenti climatici stanno crescendo più rapidamente della risposta globale e, in molti casi, stanno addirittura accelerando” afferma Marina Romanello, direttore esecutivo del Lancet Countdown, secondo cui “i progressi sono stati troppo lenti, troppo modesti e non raggiungono coloro che ne hanno più bisogno. Per questo chiediamo che i cambiamenti climatici vengano formalmente riconosciuti come un’emergenza sanitaria globale, con la salute posta al centro di ogni decisione in materia di clima”. I numeri illustrati nel report, continua, “indicano chiaramente un’emergenza” e “i rischi diventano ancora più gravi se si considera come i diversi pericoli interagiscono e si sommano”. Romanello pone l’accento sul fatto che non si tratta di “un peggioramento graduale, ma di un cambiamento improvviso che deve essere riconosciuto come l’emergenza sanitaria globale che è”. La giusta direzione è già nota, il problema è la velocità.

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Acqua minerale richiamata dal ministero della Salute, il batterio che preoccupa: controllate lotto e scadenza

Chi ha in casa bottiglie di acqua San Zaccaria da un litro farebbe bene a controllare l’etichetta. Il ministero della Salute ha pubblicato un avviso di richiamo per un lotto dell’acqua minerale prodotta da Fonti Terme di Brennero, per via di una possibile contaminazione da Pseudomonas aeruginosa, un batterio che rappresenta un rischio di tipo microbiologico.

Per riconoscere il prodotto interessato bisogna guardare tre elementi: il lotto L26239221100, la data di scadenza del 27 agosto 2028 e il formato, indicato come “100 cl – 1/1 L”.

L’azienda invita a non bere l’acqua appartenente al lotto richiamato e a riportarla al punto vendita. Secondo l’avviso, il negoziante sostituirà le bottiglie o rimborserà la spesa, e potrà rispondere a eventuali domande dei clienti.

Perché il batterio Pseudomonas aeruginosa preoccupa

Pseudomonas aeruginosa è un batterio Gram-negativo che si comporta da patogeno opportunista: in chi è in buona salute di solito non crea problemi, ma può provocare infezioni molto serie, a volte fatali, in chi ha le difese immunitarie indebolite o le barriere naturali dell’organismo, come pelle e mucose, lesionate.

A renderlo pericoloso sono la gravità dei quadri clinici che può determinare e la capacità di resistere a diversi farmaci. Può infatti localizzarsi in quasi tutti gli organi e tessuti, con effetti che variano a seconda di dove entra nel corpo. Tra le conseguenze possibili ci sono infezioni polmonari e respiratorie, sepsi o batteriemia, infezioni della pelle e delle ferite, delle vie urinarie, degli occhi e delle orecchie.

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La rivoluzione da 50 milioni della Sanità laziale inciampa nella burocrazia

Medici di famiglia in allarme: regole diverse tra Asl, personale insufficiente e Case della Comunità in cerca di certezze

La sanità territoriale del Lazio doveva cambiare marcia. Per ora, secondo i medici di famiglia, rischia di restare ferma al semaforo. A meno di un mese dall’entrata in vigore dell’accordo regionale da 50 milioni, la Fimmg denuncia ostacoli organizzativi e chiede alla Regione guidata da Francesco Rocca un intervento urgente. Il problema non è firmare un’intesa, ma trasformarla in servizi per i cittadini di Roma e del Lazio.

Medici in rete, ma ogni Asl segue la propria strada

Il progetto ruota intorno alle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), reti di medici chiamate ad assicurare assistenza dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 20, per bacini fino a 30mila assistiti. Un sistema destinato a integrarsi con le Case della Comunità, rafforzando le cure di prossimità.

Sulla carta il modello è definito. Sul territorio, sostiene il sindacato, le Asl adottano criteri differenti, tanto per le Aft quanto per gli ambulatori del ruolo unico di assistenza primaria. Il rischio è una sanità a geometria variabile: stesso accordo, servizi diversi a seconda del luogo di residenza.

Infermieri, sicurezza e posti ancora bloccati

La Fimmg segnala criticità nelle postazioni ambulatoriali, in particolare durante le ore notturne. Sono previsti almeno due medici, un infermiere e adeguate misure di sicurezza. Requisiti che, secondo il sindacato, non sempre vengono rispettati. Senza le garanzie necessarie, alcune attività ad accesso diretto non possono partire.

C’è poi il nodo della carenza di medici. La possibilità di aumentare fino al 20% il massimale degli assistiti, prevista dall’accordo, non sarebbe ancora operativa. Una misura che potrebbe dare respiro alle zone dove trovare un medico di base è già un’impresa. Mancano inoltre alcuni moduli per richiedere le indennità del personale di studio e infermieristico.

La richiesta alla Regione: meno annunci, più scadenze

Nell’elenco delle questioni aperte figurano i tavoli tecnici da convocare, gli accordi attuativi da completare e i rapporti con le università per il tutoraggio dei futuri medici. La Fimmg sollecita quindi una riunione urgente del Comitato regionale per la medicina generale, con scadenze precise e regole identiche in tutte le Asl.

L’intesa da 50 milioni resta in piedi. Ma tra una delibera approvata e un ambulatorio funzionante corre una distanza che nessun comunicato può accorciare. E il conto dei ritardi rischia di arrivare ai pazienti.

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Richiamo uova biologiche per salmonella, ritirati vari lotti: quali sono e cosa fare

Il Ministero della Salute e diverse catene distributive hanno diffuso una serie di avvisi di richiamo precauzionale relativi a uova biologiche commercializzate con i marchi Olivero Claudio e Fornasero.

I provvedimenti si sono resi necessari per un potenziale rischio microbiologico legato alla presenza del batterio Salmonella typhimurium nei lotti interessati.

Le avvertenze per i consumatori

Per tutte le partite indicate nelle allerte ufficiali, la raccomandazione è di non consumare assolutamente il prodotto.

Uova biologiche ritirate

I consumatori eventualmente in possesso delle uova coinvolte, sia in confezione originale sia acquistate sfuse, possono restituirle presso il punto vendita d’acquisto per ottenere la sostituzione o il rimborso.

Richiamo uova biologiche Olivero Claudio

Il richiamo riguarda diciassette lotti di uova biologiche prodotte nello stabilimento di Monasterolo di Savigliano (CN). Di seguito i dati per identificare la merce coinvolta:

  • Denominazione di vendita: Uova biologiche;
  • Marchio del prodotto: Olivero Claudio;
  • Commercializzato da: Olivero Organic Soc.Agr.Coop.;
  • Lotti di produzione: dal 1A280926 al 1A141026 (nello specifico: 1A280926, 1A290926, 1A300926, 1A011026, 1A021026, 1A031026, 1A041026, 1A051026, 1A061026, 1A071026, 1A081026, 1A091026, 1A101026, 1A111026, 1A121026, 1A131026, 1A141026);
  • Date di scadenza: comprese tra il 26 ottobre 2026 e l’11 novembre 2026;
  • Formato: sfuso o confezionato;
  • Produttore: Olivero Claudio;
  • Sede dello stabilimento: Monasterolo di Savigliano (CN);
  • Marchio di identificazione dello stabilimento: 128CN019.

La causa del ritiro è l’identificazione di Salmonella typhimurium all’interno delle partite indicate.

Richiamo uova biologiche Fornasero

Un ulteriore avviso di richiamo, diffuso per la medesima motivazione microbiologica, interessa alcuni lotti a marchio Fornasero. I dettagli relativi al prodotto:

  • Denominazione di vendita: Uova biologiche;
  • Marchio del prodotto: Fornasero;
  • Commercializzato da: Olivero Organic Soc.Agr.Coop.;
  • Lotti di produzione: 1A300926, 1A041026, 1A111026;
  • Date di scadenza: comprese tra il 28 ottobre 2026 e l’8 novembre 2026;
  • Formato: sfuso o in confezioni da 4 uova;
  • Produttore: Olivero Claudio;
  • Sede dello stabilimento: Monasterolo di Savigliano (CN);
  • Marchio di identificazione dello stabilimento: 128CN019.

I rischi legati al batterio Salmonella typhimurium

La salmonellosi è un’infezione dell’apparato digerente causata da batteri Gram-negativi del genere Salmonella. Il contagio avviene prevalentemente per via alimentare tramite l’ingestione di cibi contaminati, in particolare uova e derivati o carni avicole non sottoposti a un’adeguata cottura.

L’infezione si manifesta di norma dopo un periodo di incubazione compreso tra le 6 e le 72 ore con sintomi quali diarrea, crampi addominali, nausea, vomito e febbre.

Sebbene nella maggior parte degli individui adulti e sani l’affezione tenda a risolversi favorevolmente nell’arco di pochi giorni, il rischio di complicazioni e disidratazione è significativamente più elevato tra i bambini piccoli, gli anziani, le donne in gravidanza e i soggetti immunocompromessi.

Il rischio legato al batterio Salmonella typhimurium viene eliminato solo raggiungendo temperature superiori a 70 °C al cuore dell’alimento durante la cottura.

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Lazio, fino al 30 ottobre visite e screening gratuiti in Consiglio regionale alla Pisana

Cinque giornate dedicate alla salute, con visite specialistiche e screening gratuiti per favorire la diagnosi precoce e diffondere la cultura della prevenzione. Dal 26 al 30 ottobre, la sede del Consiglio regionale del Lazio, alla Pisana, ospita una nuova edizione di “Un Consiglio in Salute – La prevenzione comincia da noi”, il programma avviato circa due anni fa dall’assemblea regionale.

L’iniziativa, presentata lunedì nella Sala Bartoloni, mette a disposizione dei partecipanti un’ampia offerta di controlli, con l’obiettivo di promuovere la prevenzione e intercettare tempestivamente eventuali patologie.

Il programma comprende visite cardiologiche con elettrocardiogramma, controlli diabetologici, dermatologici, nefrologici e urologici, oltre a screening fisiatrici e fisioterapici. Spazio anche alla prevenzione delle patologie polmonari e agli esami vascolari attraverso l’ecocolordoppler carotideo-vertebrale.

Tra le attività previste figurano inoltre la misurazione della pressione arteriosa, della glicemia e della saturazione, la donazione del sangue, la campagna di vaccinazione antinfluenzale 2026-2027 e la distribuzione dei kit per lo screening del tumore del colon-retto.

Aurigemma: “La prevenzione è un pilastro del Servizio sanitario nazionale”

A sottolineare il valore dell’iniziativa è stato Antonello Aurigemma, presidente del Consiglio regionale del Lazio, che ha richiamato la necessità di rafforzare le politiche di prevenzione in un Paese caratterizzato da un’elevata longevità e da bisogni sanitari in evoluzione.

“Riteniamo che la prevenzione e lo screening siano pilastri del Servizio sanitario nazionale”, ha dichiarato Aurigemma. “Siamo il secondo Paese più longevo al mondo e abbiamo esigenze precise sotto il punto di vista della sanità. Vogliamo curare le persone preventivamente e non farle andare in ospedale”.

Il presidente del Consiglio regionale ha inoltre evidenziato l’ampliamento dell’offerta di controlli, reso possibile anche grazie alla disponibilità di diverse aziende ospedaliere.

L’obiettivo è intervenire prima che le patologie si manifestino o, quando questo non è possibile, individuarle nelle fasi iniziali, favorendo percorsi di cura tempestivi e contribuendo a ridurre il ricorso agli ospedali.

Medici e istituzioni: “La prevenzione deve arrivare in tutta Italia”

L’iniziativa coinvolge una rete di strutture sanitarie, professionisti e associazioni. A renderla possibile sono l’Asl Roma 3 e l’Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini, insieme a realtà come Federfarma Roma, Fimmg Roma, Ordine di Malta Italia, Cittadinanzattiva Lazio e Fondazione italiana del rene.

Per Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Roma e provincia, la prevenzione deve diventare un elemento centrale delle politiche sanitarie su scala nazionale.

“La prevenzione dobbiamo portarla in tutta Italia”, ha sottolineato Magi. “Se vogliamo mantenere un Servizio sanitario efficiente serve un’ottima prevenzione, evitando che la gente si ammali o scoprendo subito le malattie”.

Il coinvolgimento di diverse branche specialistiche, ha aggiunto, consente di ampliare le opportunità di screening e di favorire una maggiore attenzione ai controlli periodici.

Sanità e cronicità, il ruolo della prevenzione

Il tema della prevenzione si intreccia anche con le sfide legate all’invecchiamento della popolazione e alla crescita delle patologie croniche. Aspetti sui quali si è soffermato Luciano Nobili, consigliere regionale del Lazio, richiamando la necessità di ripensare l’organizzazione del sistema sanitario.

“Il Sistema sanitario va profondamente ripensato”, ha affermato Nobili, evidenziando l’importanza di affrontare le cronicità e di investire sull’invecchiamento attivo. “Il Servizio sanitario nazionale sta cambiando pelle: vanno garantiti gli interventi e le politiche di prevenzione sono uno strumento per migliorare oggi e anche domani”, ha aggiunto.

Le cinque giornate alla Pisana si inseriscono così in un percorso che punta a rafforzare la collaborazione tra istituzioni, strutture sanitarie, professionisti e volontariato. L’obiettivo è rendere i controlli più accessibili e consolidare la prevenzione come parte integrante della tutela della salute, promuovendo la diagnosi precoce e una maggiore consapevolezza sull’importanza di prendersi cura del proprio benessere.

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Boom di tumori tra i giovani sotto i 50 anni, aumentano i casi al colon, al pancreas e allo stomaco, il monito di Berrino: “Non consumate più cibi ultraprocessati”

I risultati non lasciano dubbi. I tumori stanno aumentando ormai anche tra le fasce di età più giovani, sotto i 50 anni. I dati provengono da un’analisi condotta dal World Cancer Research Fund International (WCRF), una rete di organizzazioni che si occupa di prevenzione dei tumori attraverso alimentazione e stile di vita, su una serie di ricerche svolte nell’arco di 20 anni, fino al 2023, e che riguardano 3 Paesi: Stati Uniti, Inghilterra e Paesi Bassi.

Sono sette i tipi di cancro in ascesa. Tra le donne ci sono i tumori della mammella, del colon-retto, dell’utero, del rene, del fegato, del pancreas e dello stomaco. Tra gli uomini l’incremento riguarda soprattutto colon-retto, rene, pancreas e stomaco. In Inghilterra si osserva anche una crescita del tumore della prostata.

Sono dati da prendere sul serio da parte della comunità scientifica perché una tendenza di questo tipo, relativa a contesti sanitari differenti, rende meno probabile che si tratti di un caso isolato o di un errore statistico. E la situazione per certi aspetti riguarda anche l’Italia.

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Sanità, 12enne cresciuta senza polmone destro torna a respirare grazie a una protesi al Niguarda

Sanità, raro intervento al Niguarda di Milano: protesi nel torace per riallineare gli organi e liberare il bronco

Era cresciuta senza il polmone destro, asportato completamente nelle prime ore di vita a causa di una grave malformazione congenita, riuscendo per anni a mantenere un equilibrio e a condurre una vita vicina alla normalità. Intorno ai 12 anni, però, respirare era diventato sempre più difficile e anche salire pochi gradini senza fermarsi rappresentava ormai uno sforzo importante. Oggi, grazie a un intervento altamente complesso eseguito all’ospedale Niguarda di Milano, che ha richiesto l’inserimento di protesi e il lavoro congiunto di diversi specialisti, la ragazza ha ritrovato il respiro e una buona qualità di vita.

“E a un mese dall’operazione – racconta Francesco Macchini, direttore della Chirurgia pediatrica del Niguarda che ha seguito il suo caso – è riuscita persino ad andare al concerto della sua band americana preferita”. La storia della giovane paziente comincia proprio al Niguarda, dove nasce 12 anni fa. Le difficoltà respiratorie manifestate subito dopo il parto portano gli specialisti ad approfondire il quadro clinico, fino alla diagnosi di una grave malformazione congenita che interessava tutto il polmone destro.

Il progressivo peggioramento delle sue condizioni rende necessaria la completa asportazione del polmone, una scelta impegnativa ma indispensabile per salvaguardarne la sopravvivenza. Negli anni successivi la bambina cresce conducendo una vita compatibile con la propria condizione, fino alla comparsa di nuovi problemi respiratori. Nell’ultimo periodo comincia ad affaticarsi facilmente, presenta frequenti infezioni e incontra difficoltà anche nello svolgimento delle attività quotidiane più semplici.

Gli accertamenti permettono di individuare una rara complicanza, conosciuta come sindrome post-pneumonectomia. Dopo la rimozione di un polmone, soprattutto quello destro, gli organi presenti nel torace possono infatti spostarsi progressivamente verso lo spazio rimasto vuoto.

Nel caso della ragazza, il polmone sinistro aveva occupato parte di quello spazio, mentre cuore, trachea e bronco si erano dislocati. Questo aveva determinato una progressiva compressione e deformazione dell’unica via aerea attraverso cui l’aria raggiungeva il polmone rimasto, riducendo sempre più la capacità respiratoria e compromettendo la possibilità di svolgere una vita normale.

Per affrontare il caso, gli specialisti del Niguarda hanno seguito un percorso multidisciplinare, coinvolgendo diversi professionisti e radiologi per studiare la situazione e individuare la strategia più adatta. Un approccio reso possibile anche dall’esperienza del Kites Center dell’ospedale, dedicato allo studio delle patologie congenite dell’apparato digerente e delle vie aeree nei bambini.

Le esperienze descritte nella letteratura scientifica internazionale sono pochissime: secondo gli specialisti che hanno seguito la giovane paziente, si contano circa 50 casi in tutto il mondo. L’obiettivo dell’intervento era quello di riportare il più possibile in asse gli organi del torace, liberando il bronco e ripristinando condizioni più favorevoli alla respirazione.

Per raggiungere il risultato, nello spazio toracico rimasto libero dopo l’asportazione del polmone destro sono state inserite delle protesi adattate alle specifiche esigenze della paziente. In particolare è stata utilizzata una protesi mammaria, dal momento che non esistono dispositivi progettati appositamente per questa rara complicanza. Fondamentale, sottolineano gli specialisti, è stato il contributo del chirurgo plastico, insieme a quello dei chirurghi toracici, degli anestesisti e degli altri professionisti coinvolti nell’assistenza.

L’intervento è riuscito e la ragazza è stata dimessa dopo pochi giorni. I risultati sono comparsi rapidamente: già a un mese dall’operazione era tornata a salire le scale di casa e aveva potuto partecipare al concerto della sua band preferita. Anche i successivi controlli hanno confermato un decorso regolare e stabile.

“La soddisfazione più grande – conclude Macchini – è stata riuscire a dimetterla dopo pochi giorni e vedere che, a un mese dall’intervento, aveva ripreso a fare le scale ed era andata al concerto. I controlli stanno dando risultati positivi e vedere la felicità della ragazza e dei suoi genitori è la soddisfazione più grande per noi”.

L’esperienza maturata al Niguarda può rappresentare inoltre una risorsa per la comunità scientifica internazionale. La condivisione del percorso seguito potrebbe infatti aiutare altri specialisti chiamati ad affrontare casi analoghi, offrendo nuove prospettive terapeutiche per pazienti colpiti da una patologia rara e invalidante.

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Basta annusare il cioccolato fondente per allenarsi meglio? Uno studio registra 18 ripetizioni in più senza maggiore fatica percepita. Ma il nutrizionista avverte: “Non significa che aumenti la forza”

E se per allenarsi meglio non servisse mangiare qualcosa, ma semplicemente annusarlo? Un recente studio dell’Università della Malesia ha osservato che l’aroma del cioccolato, soprattutto quello fondente al 90% di cacao, può aumentare il numero di ripetizioni durante un esercizio di forza, senza che chi si allena percepisca uno sforzo maggiore.

Un risultato curioso, che chiama in causa il rapporto tra olfatto, cervello, appetito e risposta fisica: il nostro organismo, infatti, comincia a reagire a un alimento ancora prima che questo arrivi nello stomaco. Ma siamo davvero di fronte a una nuova, semplicissima forma di “doping” naturale o stiamo dando troppo peso a un risultato preliminare ottenuto su un campione molto piccolo? Ne parliamo con il professor Rolando Bolognino, biologo nutrizionista ed esperto di alimentazione sportiva.

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La febbre da Ozempic si diffonde: tutti a caccia della puntura dimagrante, il mercato nero sentitamente ringrazia

A Roma la nuova frontiera della prova costume non passa più necessariamente dalla palestra o dalla dieta mediterranea. Adesso c’è una scorciatoia, almeno nelle aspettative di molti: una puntura

Si chiama Ozempic, contiene semaglutide ed è un medicinale destinato al trattamento del diabete di tipo 2. Ma la sua capacità di favorire la perdita di peso lo ha trasformato in un oggetto del desiderio per chi sogna di dimagrire senza troppi sacrifici. Dai quartieri più eleganti della Capitale alle conversazioni sui social, il nome del farmaco circola sempre più spesso. Il problema è che tra necessità terapeutiche, richieste inappropriate e acquisti clandestini il confine rischia di diventare pericolosamente sottile.

Medici assediati e farmacie sotto pressione

Il fenomeno investe anche Roma, dove l’interesse per i medicinali a base di semaglutide alimenta richieste che non sempre rispondono a effettive esigenze cliniche.

Ozempic non è un prodotto cosmetico, né una soluzione universale contro i chili di troppo. Per il trattamento dell’obesità esistono medicinali specificamente autorizzati, come Wegovy, che contiene lo stesso principio attivo ma presenta indicazioni e modalità di impiego proprie.

La crescente popolarità di questi farmaci rischia inoltre di creare pressioni sul sistema sanitario e di compromettere la disponibilità delle terapie per chi ne ha realmente bisogno. Mentre la medicina dispone di strumenti importanti per affrontare patologie complesse, una parte del pubblico sembra considerarli l’equivalente farmacologico di un filtro dimagrante.

Il mercato nero delle iniezioni e i pericoli per la salute

Dove cresce la domanda, inevitabilmente si affacciano gli affari. E il mercato clandestino dei medicinali dimagranti trova terreno fertile soprattutto online, tra annunci, canali non autorizzati e offerte che promettono risultati miracolosi. Il rischio riguarda prodotti contraffatti, conservati in maniera inadeguata o venduti senza alcuna garanzia sulla composizione. Una roulette sanitaria nella quale, oltre al portafoglio, può rimetterci seriamente la salute. Nausea, vomito e disturbi gastrointestinali figurano tra gli effetti indesiderati conosciuti della semaglutide. Esistono inoltre complicazioni più serie che richiedono un’attenta valutazione medica.

Il fenomeno racconta qualcosa anche della Capitale e delle sue contraddizioni. Una città nella quale convivono eccellenze sanitarie e nuove ossessioni estetiche, mentre la ricerca della forma perfetta rischia di trasformare una terapia in una moda. Perché perdere peso può essere un obiettivo di salute. Ma trasformare un farmaco in un accessorio di bellezza è tutta un’altra storia. E quando entra in scena il mercato nero, il conto rischia di diventare molto più salato dei chili che si vorrebbero eliminare.

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Vaccino a mRna contro il melanoma: a distanza di due anni il rischio di recidiva ridotto del 42%

Nuovi e incoraggianti risultati provengono da una particolare branca della ricerca contro il cancro, quella che si occupa di sviluppare un vaccino contro la malattia. Alla sessione plenaria al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo) sono stati mostrati i risultati dello studio finale di fase 3 INTerpath-001 su un vaccino a mRna contro il melanoma e “personalizzabile” per i vari pazienti: a distanza di due anni, è stato capace di ridurre del 42% il rischio di recidiva. Questa nuova terapia adiuvante, ovvero successiva alla chirurgia, si basa su una tecnica all’avanguardia: sequenziando il Dna del tumore rimosso, è possibile creare un vaccino ad hoc per il singolo paziente, ovvero fatto a misura delle mutazioni proprie del melanoma.

“INTerpath-001 è il primo e unico studio di fase 3 che ha dimostrato che, grazie alla combinazione del vaccino a mRna con l’immunoterapia, è possibile ottenere risultati superiori alla terapia standard” spiega il responsabile Oncologia Medica Melanomi dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano Michele Del Vecchio: il polo medico di eccellenza è anche il centro, sui 157 totali che hanno contribuito allo studio, che ha coinvolto il maggior numero di pazienti al mondo nello studio (82) . La vaccinazione richiede nove somministrazioni in un anno. Con questa cura non solo vengono stimolate le cellule immunitarie ma si crea una memoria immunologica capace di riconoscere e colpire eventuali cellule tumorali residue nel tempo: il presidente della Fondazione Melonoma Paolo Ascierto parla addirittura di “riprogrammare il sistema immunitario per distruggere il cancro”.

Il vaccino non è ancora disponibile: in attesa dell’approvazione degli enti regolatori (Fda, Ema e Aifa) si valuterà la possibilità di attivare particolari programmi di accesso per i pazienti. Ciò che è certo è che farà da apripista per altri vaccini a mRna che, sfruttando il medesimo principio di funzionamento, cercheranno di curare altri tumori come quello al pancreas, al polmone o genito-urinari . Il problema risiede semmai nella parte economica: il vaccino personalizzato richiede costi molto elevati, dunque la sfida sarà quella di ridurre il prezzo per garantire accesso al maggior numero di pazienti.

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Tiramisù richiamato dal Ministero della Salute: “Possibile presenza accidentale di una piccola sfera di acciaio all’interno della vaschetta”

Scatta l’allerta per un dolce al cucchiaio molto diffuso sulle tavole italiane. Il Ministero della Salute ha disposto il richiamo precauzionale di due lotti di tiramisù, a causa del rischio che nelle confezioni sia finito per errore un corpo estraneo.

A essere coinvolto è il prodotto della Gastronomia da Jack, venduto in vaschette da 200 grammi. I lotti oggetto del provvedimento sono due: il 23OTT26, che scade il 23 ottobre 2026, e il 26OTT26, con scadenza fissata al 26 ottobre 2026. Entrambi i dati sono stampati sulla confezione e permettono ai consumatori di verificare rapidamente se il dolce acquistato rientri tra quelli ritirati.

Il tiramisù viene preparato dalla Gastronomia da Jack di Zazzali Giovanni, nello stabilimento di località Gotra Case Palazzina, ad Albareto, nel Parmense.

Il motivo del richiamo è la possibile presenza accidentale di una piccola sfera di acciaio all’interno della vaschetta, un’eventualità che potrebbe rappresentare un pericolo per chi lo consuma.

L’invito ai consumatori è dunque quello di controllare le confezioni eventualmente già acquistate. Chi avesse in casa un tiramisù appartenente ai lotti indicati dovrebbe evitare di mangiarlo e attenersi alle indicazioni contenute nell’avviso ufficiale di richiamo pubblicato dal Ministero della Salute.

L'articolo Tiramisù richiamato dal Ministero della Salute: “Possibile presenza accidentale di una piccola sfera di acciaio all’interno della vaschetta” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Maxi richiamo alimentare, diversi prodotti ritirati per rischio microbiologico: i lotti

Il Ministero della Salute ha reso noto un maxi richiamo per vitello tonnato, tacchino e lonza per Listeria e di pesce per rischio microbiologico.

I rischi legati al consumo riguardano la presenza di due batteri oltre i limiti tabellari. Nelle note di richiamo si invita a evitare il consumo e di riportare i vari prodotti acquistati al punto vendita.

Maxi richiamo per Listeria all’Eurospin

Un nuovo maxi richiamo alimentare per prodotti da gastronomia sotto diversi marchi.

Prodotti Portami Via

Il marchio del prodotto è Portami Via e provengono dallo stabilimento in via Gioberti 36, a Spresiano.

Si tratta di tacchino arrosto al limone in vaschette da 170 grammi (data di scadenza dal 18 ottobre al 3 novembre), con numeri di lotto:

L265/26, 266/26, 268/26, 271/26, 272/26, 273/26, 274/26, 275/26, 278/26, 280/26 e 281/26

Anche vitello tonnato, in vaschette da 180 grammi (data di scadenza dal 17 ottobre al 2 novembre), con numeri di lotto:

L264/26, 265/26,266/26, 267/26, 268/26, 271/26, 272/26, 273/26, 274/26, 275/26, 278/26, 279/26 e 280/26

Prodotti A.M.M. 53 Pasticceria-Gastronomia

Sempre del reparto gastronomia, provenienti dallo stesso stabilimento, il ministero della Salute ha richiamato altri prodotti.

Si tratta di tacchino al forno, in confezioni da 2 kg (data di scadenza dal 17 ottobre al 7 novembre), con numeri di lotto:

L260/26, 264/26, 266/26, 267/26, 272/26, 274/26, 280/26 e 281/26

Anche arrosto di tacchino ai funghi, in confezioni da 2 kg (data di scadenza dal 17 ottobre al 7 novembre), con numeri di lotto:

L260/26, 261/26, 264/26, 266/26, 267/26, 271/26, 272/26, 274/26, 278/26 e 282/26

E ancora vitello tonnato, in confezioni da 1,5 kg (data di scadenza dal 16 ottobre al 1 novembre), con numeri di lotto:

L259/26, 264/26, 267/26, 271/26 e 275/26

Infine vitello tonnato, in vaschetta da 300 grammi (data di scadenza dal 16 ottobre al 1 novembre), con numeri di lotto:

L259/26, 264/26, 267/26, 271/26 e 275/26

I prodotti per Eurospin provengono dallo stesso stabilimento, quello che si trova in via Gioberti 36, a Spresiano in provincia di Treviso (marchio di identificazione IT M2V1X UE).

Richiamo pesce spada per rischio microbiologico

Un nuovo richiamo alimentare per un prodotto da congelatore. Il produttore è Promarine Srl e il nome di vendita è Filetto di pesce spada decongelato.

Il lotto ritirato fa riferimento a una data di affissione specifica: il 21 ottobre 2026. Il lotto è stato richiamato per rischio legato alla presenza di una “non conformità microbiologica” non specificata.

Tra le azioni da fare, nelle avvertenze:

ai clienti che avessero acquistato il prodotto in questo ngozio dal 12 ottobre 2026 al 17 ottobre 2026 (vendita servita al banco pescheria o preincarto) si raccomanda di non consumarlo ed eliminarlo.

Dettagli per riconoscere il prodotto

È utile conoscere altri dettagli per identificare al meglio il prodotto sotto richiamo e non rischiare la consumazione accidentale.

Le informazioni del richiamo pubblicate dal Ministero della Salute ci danno altri dettagli.

Per il filetto di pesce spada, con lotto di produzione 2026160285:

  • la denominazione di vendita è Filetto di pesce spada decongelato;
  • il nome o ragione sociale dell’Osa a nome del quale il prodotto è commercializzato è Promare Srl;
  • la data di scadenza o il termine minimo di conservazione è il 21/10/2026;
  • il marchio di identificazione dello stabilimento è IT N3487 UE;
  • la sede dello stabilimento è via della Pesca 18 – 00054, Fiumicino (RM);
  • il peso/volume dell’unità è variabile.

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