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Stop armi all’Ucraina? L’annuncio di Salvini subito sconfessato dagli alleati di governo. Tajani: “Pronto il nuovo pacchetto”. Crosetto: “Il nostro impegno non cambia”

“Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato per portare questa nostra posizione”. A parlare, al Congresso che lo ha riconfermato segretario della Lega per altri quattro anni, è Matteo Salvini. La posizione l’ha esplicitata appena prima: “Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina“. Il leader del Carroccio, dunque, ha promesso ieri di portare in Consiglio di ministri lo stop all’invio di armamenti a Kiev. Ma a distanza di un giorno, gli alleati sgonfiano le sue velleità. Prima l’altro vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, poi il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

La linea dell’Italia “non può cambiare” dice oggi Crosetto al termine della riunione a Parigi coi suoi omologhi. “È un impegno che ci siamo presi al livello internazionale, europeo e Nato. Consideriamo quello che sta accadendo in Ucraina molto pericoloso per la sicurezza dell’Europa e quindi sappiamo che l’aiuto all’Ucraina non è un aiuto ad una terza nazione, ma un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza, e continueremo a farlo nel limite delle nostre possibilità”.

Stamattina il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri ha risposto direttamente a Salvini: “La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev”. E da destra, a fare opposizione al leader della Lega, è il suo ex sodale Roberto Vannacci: “Sarà il solito bluff che va in onda negli ultimi tre anni? Salvini si vannaccizza e dice basta ad armi e soldi all’Ucraina. Allora siamo pronti a una crisi di governo tra qualche settimana, visto che il pacchetto armi è già pronto. Noi di Futuro nazionale voteremo convintamente No”. Con Edoardo Ziello, capogruppo di FnV alla Camera, che provoca il ministro dei Trasporti: “Ponga la questione dell’interruzione di forniture di armi e finanziamenti a favore di Zelensky nel vertice di maggioranza altrimenti risulterebbe un chiacchierone. Aveva promesso che se eletto segretario avrebbe portato la linea Vannacci su Kiev al prossimo Consiglio dei ministri che a quanto si apprende si terrà tra domani o dopodomani e sarà preceduto da un vertice di maggioranza che si terrà nella giornata odierna. È il momento perfetto per dimostrare di passare dalle parole del congresso ai fatti del governo. Se non lo dovesse fare risulterebbe un chiacchierone che prende in giro gli italiani”.

Intanto proprio oggi il Consiglio Ue ha adottato oggi una serie di otto decisioni che consentono l’utilizzo di fondi a favore dell’Ucraina nell’ambito dello Strumento europeo per la pace (Epf). Tali decisioni permettono il rimborso parziale, tramite l’Epf, di aiuti militari già forniti dagli Stati membri, per un importo complessivo di 4,7 miliardi di euro. Prevedono inoltre un finanziamento supplementare per la missione di assistenza militare dell’Ue a sostegno dell’Ucraina (Eumam Ukraine), pari a 230 milioni di euro.

Queste decisioni – ricorda il Consiglio in una nota – rappresentano un passo importante verso l’attuazione dell’accordo politico raggiunto dagli Stati membri dell’Ue il 25 settembre 2026, volto a mobilitare 6,6 miliardi di euro a favore dell’Ucraina attraverso l’Epf. L’accordo includeva lo stanziamento di un miliardo di euro in nuovi aiuti militari all’Ucraina e un ulteriore rafforzamento della missione Eumam Ukraine nel 2027. Con le decisioni di oggi, il sostegno complessivo dell’UE all’Ucraina nell’ambito dell’Epf sale a 10,8 miliardi di euro, di cui 9,9 miliardi destinati al rimborso degli aiuti militari forniti dagli Stati membri e 950 milioni all’addestramento militare nell’ambito della missione Eumam.

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Salvini reelected as head of Lega, sets agenda for Italy’s 2027 elections

Matteo Salvini has secured another four-year term as the leader of Italy’s League party after winning the leadership election at an extraordinary party congress in Milan. Salvini defeated his challenger, Massimo Garavaglia, by a decisive 465 votes to 146.

During the congress, Salvini sharply criticized internal party dissent, targeting unnamed critics who had pressured local officials to boycott major party rallies, labeling their actions a “betrayal” of the League’s values, writes Il Giornale.

Last week, in the wake of the violent riots in Milan, Salvini had posted on X after an approved security decree: “More troops for Safe Streets, including 500 already in Milan, delayed arrests thanks to cameras, and greater powers for the Armed Forces and Law Enforcement,” he wrote, adding that the government will also seek to enact legislation for “the revocation of citizenship and residence permits for adults who commit crimes, and the impossibility of obtaining citizenship for minors who deal drugs, loot, or vandalize.”

DA STASERA È LEGGE! Più militari per Strade Sicure, di cui 500 già a Milano, arresto in differita grazie alle telecamere e più poteri alle Forze Armate e alle Forze dell’Ordine. E poi avanti, in prospettiva, con la revoca della cittadinanza e del permesso di soggiorno ai maggiorenni che commettono reati e con l’impossibilità di ottenere la cittadinanza per i minorenni che spacciano, saccheggiano o devastano. Chi sbaglia paga. Perché chi devasta una vetrina o aggredisce una commessa non è un rivoluzionario: È UN COGLIONE.

— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) October 20, 2026

Looking ahead to upcoming elections, he declared that the party’s focus must remain firmly on “identity, autonomy, and federalism,” asserting that the League would not settle for simply being a minor partner in a center-right coalition.

In his pre-election address, Salvini had also staked out a hardline foreign policy stance, demanding an immediate halt to Italian financial and military aid to Ukraine. He announced that his re-election gives him a direct mandate to challenge the current government coalition on this issue, going as far as to question whether funds sent to Kyiv were being misdirected by corrupt officials close to President Zelensky.

Declaring a firm “No” to a European army, Salvini told those gathered, “We will defend our borders ourselves.”

Italian Prime Minister Giorgia Meloni offered her congratulations to Salvini on his reelection. “Let us continue to work together, with responsibility and determination, in the interest of Italy,” she posted to X.

Congratulazioni a @matteosalvinimi per la riconferma alla guida della Lega. A lui e a tutta la comunità del partito i miei auguri di buon lavoro. Continuiamo a lavorare insieme, con responsabilità e determinazione, nell’interesse dell’Italia.

— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) October 25, 2026

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La “sentenza” di Salvini prima del voto: “Bolsonaro può diventare presidente, era a Pontida. Vucic è un amico”

“Oggi si vota in Brasile e in Serbia. Quello che può diventare il presidente del Brasile era a Pontida l’anno scorso con la maglietta di Alberto da Giussano, e quello che può essere riconfermato in Serbia è un amico“. Matteo Salvini, durante il discorso al Congresso della Lega che lo ha visto vincere, ha parlato delle elezioni in Brasile e in Serbia, e in particolare del candidato di destra, Flavio Bolsonaro, e del presidente uscente, Aleksandar Vučić.

Sui social, con ironia, si fa riferimento alla ormai proverbiale capacità del leader della Lega di indovinare al contrario il risultato di partite, gare sportive ed elezioni.

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Lega, Salvini rieletto con il 76%, chi sostiene Matteo e chi chiedeva un cambiamento

Matteo Salvini resta alla guida della Lega. Il congresso straordinario che si è concluso ieri a Milano lo ha riconfermato segretario con 465 voti contro pari al 76,1% e i 146 di Massimo Garavaglia pari al 23,9% sui 611 voti validi. Per Salvini è il quarto mandato, fino al 2030. Inaspettatamente, il riconfermato segretario Salvini ha raccolto intorno a sé la maggioranza della Lega, mentre Garavaglia raccoglie quasi una preferenza su quattro fra i delegati.

Come si sono divisi i delegati della Lega tra le diverse posizioni e correnti?

I sostenitori di Salvini fra Governo, Parlamento ed Europa

La maggioranza comprende ministri, parlamentari e amministratori. Sul piano politico e programmatico, Sardone, Ceccardi e Cisint hanno presentato una proposta congressuale su immigrazione e sicurezza.

La linea salviniana mette al centro sicurezza, restrizioni sull’immigrazione e opposizione alle politiche europee del Green Deal, di cui il segretario chiede il superamento integrale. Sul piano internazionale, Salvini annuncia di voler portare in Consiglio dei ministri la richiesta di interrompere l’invio di denaro e armi all’Ucraina. Ribadisce inoltre il no a ius scholae e ius soli. È una proposta che punta a rendere riconoscibile la Lega rispetto agli alleati di governo, mantenendo la collocazione europea nei Patrioti.

Garavaglia e i dirigenti che chiedono un cambiamento

Attorno a Massimo Garavaglia, Presidente della commissione finanze, si sono raccolti esponenti con incarichi nazionali e territoriali.

Garavaglia propone una Lega liberale in economia, attenta alle politiche sociali e meno identificata con la destra radicale. Indica nella linea di Giorgetti il proprio riferimento economico e chiede maggiore ascolto delle rivendicazioni dei giovani sui diritti. Sul piano organizzativo propone un partito federale articolato in Lega Nord, Lega Centro e Lega Sud. Alla selezione di personalità esterne contrappone la valorizzazione degli amministratori cresciuti nel movimento, accompagnata da maggiori deleghe e responsabilità. La sicurezza rimane una priorità condivisa con Salvini; cambiano la collocazione politica e il metodo di gestione del partito.

La richiesta di maggiore collegialità e centralità del Nord si sovrappone alla candidatura Garavaglia senza coincidere interamente con essa. Romeo e Attilio Fontana lo sostengono; Fedriga e Fugatti chiedono più attenzione ai territori senza sottoscrivere una candidatura. È una differenza decisiva per capire quanto il dissenso possa agire unitariamente.

Per Romeo e Attilio Fontana, il recupero dell’identità autonomista deve accompagnarsi a una guida che coinvolga stabilmente i governatori, riducendo la concentrazione delle decisioni attorno al segretario. La critica riguarda anche lo spostamento a destra, considerato un ostacolo al recupero dell’elettorato tradizionale. Fugatti ha insistito sulla necessità di riconquistare i cittadini del Nord passati a Fratelli d’Italia. Queste richieste convergono nella mozione settentrionale, pur senza un vero e proprio sostegno a Garavaglia nonostante il punto comune sia far pesare maggiormente amministratori e territori nelle scelte nazionali.

Chi cerca una mediazione e cosa cambia dopo il congresso

La mozione settentrionale promossa da Molinari offre un terreno comune a sostenitori e critici del segretario. La sua trasversalità suggerisce che chiedere più Nord non significa automaticamente schierarsi contro Salvini. Zaia e Giorgetti, senza sottoscrivere candidature, conservano uno spazio distinto dalla contrapposizione fra i due concorrenti.

Il terreno programmatico della mediazione è la mozione promossa da Molinari. Chiede attuazione dell’autonomia differenziata e del federalismo fiscale, ritorno alle Province elettive e un Senato delle Regioni. Sul versante economico propone Zone economiche speciali nelle aree di confine e nei distretti produttivi settentrionali; per gli amministratori locali, l’eliminazione dei limiti di mandato. Sono richieste condivise anche da sostenitori di Salvini, che permettono di discutere il ruolo del Nord senza mettere necessariamente in discussione il segretario. Il documento costituisce una piattaforma trasversale, non il programma di una corrente autonoma.

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Salvini, il day after della riconferma parte male: Matone lascia la Lega e va in Forza Italia

Simonetta Matone lascia la Lega e approda in Forza Italia. La deputata romana, ex magistrato di Cassazione, non si è presentata al congresso federale di Milano che ieri ha riconfermato Matteo Salvini alla guida del partito e decide di entrare nel partito azzurro dopo settimane di malessere per la gestione del ministro delle Infrastrutture.

Il passaggio arriva in un momento delicato per il Carroccio. Al congresso Salvini è stato rieletto segretario per la quarta volta con 465 voti, circa il 76%, contro i 146 dello sfidante Massimo Garavaglia, e resterà in carica fino al 2030. Nella stessa assise il partito ha cambiato nome in “Lega Italia Federale”, archiviando la stagione della “Lega Salvini premier”, e ha rilanciato una linea dura sullo stop agli aiuti a Kiev. Salvini è stato messo in discussione per aver rincorso Vannacci a destra.

Nata a Roma nel 1953, Matone ha alle spalle una lunga carriera in magistratura: per diciassette anni pubblico ministero al Tribunale per i minorenni, poi sostituto procuratore generale presso la Corte d’Appello di Roma e presidente di sezione della Cassazione. È stata inoltre capo di gabinetto al ministero per le Pari Opportunità guidato da Mara Carfagna. Il suo ingresso in politica risale alle comunali di Roma del 2021, quando diventò capogruppo della Lega in Campidoglio.

Eletta alla Camera nel 2022, siede in Commissione Giustizia ed è stata tra i volti più presenti del partito nei talk show, oltre che tra le sostenitrici del sì al referendum sulla riforma della magistratura. Matone è uno dei volti liberali del partito. Per la Lega si tratta di un’uscita che pesa sul fronte romano. Per Forza Italia, di un rafforzamento sui temi della giustizia.

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Congresso, Salvini e i giornalisti “al piano di sotto”. Ira dell’Ordine: “Come in Urss”, la Fnsi: “Restituisca la tessera”

Non ha fatto in tempo a essere rieletto segretario della Lega per la quarta volta che Matteo Salvini ha già mandato su tutte le furie i giornalisti italiani. Dal palco del congresso di Milano il vicepremier ha rivendicato la scelta di tenere la stampa lontana dai delegati e ha definito “servi” alcuni cronisti. “Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”, ha detto Salvini. E ha aggiunto: “Non si aiuta la Lega con i libri, le interviste e il gossip su Facebook”.

Nel suo intervento il leader leghista ha poi sostenuto che la stampa “non ci ha mai aiutato” e che da quarant’anni cerca di stroncare il partito. Ha inoltre respinto le indiscrezioni su liste elettorali già pronte per le prossime politiche, attribuendole ai giornalisti. Alla fine è arrivata la conferma alla guida del partito, con 465 voti contro i 146 dello sfidante Garavaglia, fino al 2030.

Le repliche

Il primo a rispondere è stato il presidente dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Bartoli: “Per il vicepremier Salvini i giornalisti si dividono in servi e amici. Come in Russia, in Cina e in tutti i regimi totalitari. Probabilmente la sua idea di congresso si avvicina a quella della vecchia Unione Sovietica, con i cronisti che si limitano a tessere le lodi del Grande Timoniere. Finchè siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti”.

Più dura ancora la Fnsi. La segretaria generale Alessandra Costante ha detto che Salvini “dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera”. E ancora: “A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liber. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi”. 

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“La sfida a Salvini? I veneti hanno tirato indietro il braccino”. Il videoracconto del congresso della Lega

“Questi veneti qui quando c’era da tirare fuori i coglioni si sono ritirati, mentre noi lombardi siamo andati avanti”. Lo storico militante leghista Elio Fagioli riassume così il congresso della Lega che si è concluso oggi a Milano. Matteo Salvini è stato riconfermato segretario con 465 voti a favore mentre il suo sfidante Massimo Garavaglia si è fermato a 146. “Sono soddisfatto, un ottimo risultato sostanzialmente da solo perché non ho un’organizzazione dietro se non le mie figlie fantastiche” ha detto lo sfidante che ha dato la mano e abbracciato Salvini al termine della votazione. Dall’altro lato il vicepremier rilancia: “Possiamo vincere le prossime elezioni, come minimo come secondo partito della coalizione”.

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Salvini attacca i giornalisti: “Alcuni servi stanno scrivendo cazz***”. L’Ordine: “Vuole un Congresso come quelli dell’Urss”

“Ho chiesto io agli organizzatori di lasciare i giornalisti al piano di sotto” e non nella sala con i delegati “per non inquinare delegati e militanti che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. Anche oggi alcuni giornalisti servi stanno scrivendo cazzate”. Parola del vicepremier Matteo Salvini, che en passant ha diretto Radio Padania ed è un giornalista professionista iscritto all’Ordine. Dal palco del congresso della Lega al MiCo di Milano, prima di essere rieletto segretario con 456 preferenze, il leader del Carroccio ha rivendicato l’allontanamento della stampa che “non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso”. Le persone presenti al congresso, sostiene il vicepremier, sono lì per aiutare la Lega, che invece non viene favorita da “interviste, libri, polemica o post su Facebook”. “Sperano che la Lega muoia da 40 anni e per i prossimi 40 anni rimarranno con un palmo di naso”.

Dura la replica di Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che accusa il leader del Carroccio di dividere i giornalisti in “servi e amici, come accade in Russia, in Cina e nei regimi totalitari”, e paragona l’idea di congresso che ha Salvini ai convegni dell’URSS in cui “i cronisti si limitano a tessere le lodi”. “Finché siamo in democrazia il dovere della stampa è anche quello di cercare e offrire ai cittadini notizie che non piacciono a potenti di turno. Se ne faccia una ragione il vice presidente del Consiglio e ritiri gli insulti” ammonisce Bartoli.

Si unisce alla condanna anche l’Associazione Stampa parlamentare che ricorda come “i giornalisti svolgano un essenziale servizio pubblico, peraltro sempre più nel mondo e in Italia messo in discussione”. E continua esprimendo “sconcerto” perché “Salvini si è rivolto ai colleghi con espressioni gravemente ingiuriose. L’Associazione Stampa Parlamentare continuerà a tutelare il lavoro e i diritti dei colleghi, consapevole che il giornalismo rappresenta l’esercizio di un fondamentale diritto costituzionale”.

Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti, commenta: “Anche questa volta Salvini dimostra di non avere familiarità con i concetti di libertà, indipendenza e di informazione libera. A lui l’informazione piace evidentemente asservita, mentre i giornalisti italiani sono liberi, non servi come dice lui, e vogliono continuare ad essere liberi. Visto che Salvini detesta a tal punto i giornalisti e la stessa libertà di stampa, ci chiediamo per quale motivo continui a voler mantenere l’iscrizione ad un ordine di servi. Ci aspettiamo un atto di coerenza da parte sua con la restituzione della tessera di un ordine popolato da servi” conclude Costante.

I comitati di redazione di Corriere e Repubblica hanno espresso “vicinanza e solidarietà ai colleghi per gli attacchi”: “Vogliamo ricordare al ‘collega’ Salvini che – si legge in una nota il Cdr del Corriere della Sera – è dovere dei giornalisti cercare di offrire ai propri lettori notizie anche non gradite ai potenti di turno. Se ne faccia una ragione e ritiri gli insulti”. “Matteo Salvini, che tuttora risulta iscritto all’Ordine dei Giornalisti, mostra per l’ennesima volta di non avere alcuna dimestichezza con i concetti di libertà e indipendenza della stampa”, aggiunge il cdr di Repubblica. “Forse confuso dall’aver avuto come unica esperienza lavorativa quella di giornalista di partito”.

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Ucraina, Zaia sta con Salvini: “Stop alle armi? Certo, sono anche obiettore. Rischia di diventare il nostro Afghanistan”

“Voglio ricordare che sono anche un obiettore di coscienza”. L’ex presidente del Veneto Luca Zaia, rispondendo alle domande de ilfattoquotidiano.it dopo il discorso del riconfermato segretario Matteo Salvini, si è detto d’accordo con la promessa di dire basta alle armi e ai soldi all’Ucraina. “Questa guerra si sta radicalizzando e rischia di diventare il nostro Afghanistan. Voglio ricordare che siamo in guerra dal 24 febbraio 2022 e sono già passati quasi più anni della Seconda guerra mondiale. Penso sia fondamentale che si arrivi a un armistizio e a un processo di pace. Questo lo può fare solo la diplomazia”.

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Salvini riconfermato leader della Lega con 465 voti: “In Cdm dirò basta a soldi e armi all’Ucraina”. E lancia nuovo simbolo senza il suo nome

“Alla pace devi arrivarci. In questi 5 anni abbiamo assistito il popolo ucraino in ogni modo possibile, ma io penso che questo congresso mi darà, se mi risceglierete come segretario federale, il mandato di andare in Cdm e di portare la posizione chiara della Lega, non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina”. Nel secondo giorno del Congresso della Lega a Milano, in cui si sceglie il leader, Matteo Salvini dal palco del MiCo di Milano promette che, in caso di riconferma, proporrà a palazzo Chigi di tagliare i finanziamenti a Kiev. Poi chiede ai delegati della platea chi è d’accordo per alzata di mano. Quasi tutti la alzano, e lui continua: “Ok, mozione approvata all’unanimità”. E qualche ora dopo il suo futuro come segretario della Lega viene confermato per la quarta volta, con 465 voti a favore. Resterà in carica quattro anni, fino al 2030. Lo sfidante Massimo Garavaglia si ferma a 146 voti e lo definisce “un risultato buono, circa sul 25%, molto positivo anche considerando che io non ho un’organizzazione, quindi ho fatto tutto da solo e alla luce del sole”.

Salvini è arrivato accolto dagli applausi delle prime file, mentre in fondo alla sala non mancano le contestazioni. E ha lanciato il nuovo simbolo della Lega, senza il suo nome. “Proporrò al Consiglio federale un’idea che era già nella storia della Lega. Mi sono recuperato un simbolo di Bossi del ’94. Se siamo qui, è grazie a Bossi e a Maroni che hanno cominciato quando non c’era nulla. Bossi nel ’94 presentò un simbolo” con le parole Lega Italia federale. Quello nuovo sarà “Lega Italia federale senza Salvini“. Il simbolo contiene l’Alberto da Giussano tra le parole Lega in alto e Italia federale in basso, su sfondo bianco. “L’Alberto da Giussano per me è orgoglio e identità. Via Salvini premier dal simbolo, qualcuno mi ha detto di non farlo. Magari Salvini rivince il congresso, dipende da voi, non sbircio, però se Salvini vince il congresso, magari ha una corrente e l’ha data vinta a chi fa polemica da un anno con la segreteria politica. Non mi interessa. Nazionale e non nazionalista. Il simbolo deve essere chiaro. Tenere insieme la Lega nazionale con il mio istinto e la mia pelle, perché sono convinto che il federalismo sia il passato, il presente e il futuro”, ha aggiunto.

Nel corso dell’intervento, il leader ha assicurato che “con la Lega al governo Ius Soli e Ius Scholae non saranno mai approvati” e ha fatto mea culpa per essere entrato nel governo Draghi, difendendo la scelta di fare parte del gruppo dei patrioti in Europa. “Spero che nessuno proponga mai alla Lega di entrare nei popolari per mal governare con quei socialisti in Europa, già mi pento amaramente dell’errore fatto e mi assumo tutta la responsabilità entrando nel governo Draghi col Partito Democratico. Mai più! Mai più! Mai più!”. Poi ha risposto a chi critica la scelta della Lega in Europa di confluire nel gruppo dei patrioti, dove siedono anche Rassemblement National, Fidesz e Vox: “Adesso qualcuno storce il naso perché siamo patrioti ma noi lo siamo perché questa Ue va cambiata da cima a fondo, è solo un enorme fardello. Siamo Davide contro Golia, i piccoli contro i grandi”.

Tornando al dibattito interno al partito, si è poi speso in un accenno all’intervento di ieri di Massimiliano Romeo, che aveva detto ‘evitiamo di fare la fine del partito di Renzi’, in riferimento al calo di voti per la Lega. “Ieri l’unica roba che mi ha disturbato in un contesto sacro come questo è stato evocare il nome di un tizio da cui ci separa il mondo, Renzi, noi con lui non abbiamo niente a che fare – ha detto il vicepremier -. Noi non abbiamo la spocchia e l’arroganza di Renzi e, aggiungo con amarezza, neanche la sua dichiarazione dei redditi”, ha aggiunto, dicendosi sicuro che “Luca Zaia sicuramente darà una mano nei prossimi mesi nel percorso vincente e virtuoso”. Poi, spazio all’ottimismo: “Possiamo vincere le elezioni come minimo come secondo partito della coalizione. Lo dico con rispetto degli amici di Forza Italia: la sera delle politiche, Meloni sarà presidente del Consiglio e la Lega sarà secondo partito della coalizione, per il momento”. E alle promesse: “Siamo leali da quattro anni, siamo una coalizione di amici e di diversi. Abbiamo fatto dei chilometri in alcuni casi verso gli altri. E penso a come viene trattata la Lega dove siamo in maggioranza, non tollererò più che la Lega sia trattata come un alleato di serie B in una regione dove governa al centrodestra. I numeri sono i numeri, chiediamo rispetto”.

Salvini non ha mancato di spiegare di essere stato lui ad avere deciso di collocare i giornalisti al piano inferiore per evitare di “inquinare” il Congresso. “Se altri anni di sacrificio meritano di essere fatti lo chiedo a voi oggi qua, non sui giornali, non in piazza, non facendo sorridere quei giornalisti servi che scrivono cazzate, perché la stampa non ci ha mai aiutato e non inizierà ad aiutarci adesso. Sono qua e sono al piano di sotto, e da giornalista iscritto all’ordine ho chiesto io agli organizzatori per non inquinare militanti e delegati che non meritano di essere circondati da certa gente che non è qua per raccontare la Lega. È da 40 anni che cercano di stroncarci e chiunque gli dia spazio non aiuta la Lega, non si aiuta la Lega con le interviste, con i libri, con la polemica o con il post su Facebook. Qua si aiuta la Lega“.

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Italy’s Young Protesters Return to the Streets

Fed up with the political establishment and rising cost of living, demonstrators hoped to make their message heard after violence overshadowed protests last weekend.

© Yara Nardi/Reuters

Young people protested the rising cost of living in Milan on Saturday, a week after similar demonstrations in cities across northern Italy ended in violent clashes and looting.
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Crozza-Salvini e i ritardi dei treni come “fermo preventivo” per bloccare i maranza

Nel nuovo appuntamento di Fratelli di Crozza, in onda il venerdì in prima serata sul Nove e in streaming su Discovery+, Maurizio Crozza veste i panni di Matteo Salvini, che spiega i ritardi dei treni come un “fermo preventivo” per bloccare i maranza prima che arrivino a Milano, indicandoli come il vero piano contro la violenza.

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Salvini in piazza Duomo: “I leoni da social che chiamano al saccheggio dovranno rendere conto, ma anche le piattaforme rispondano”

Sabato mattina, il vicepremier Matteo Salvini fa visita ai parà in piazza Duomo. “Chiunque deve sapere, non solo a Milano ma in tutte le altre città, che innanzitutto chi rompe paga e poi nessuno rimane impunito – avverte Salvini – nelle ultime ore centinaia di questi leoni da social sono stati visitati a casa e dovranno rendere conto della loro stupidità”. E sulla possibilità di chiusura delle pagine social che hanno rilanciato le proteste, il vicepremier ricorda di essere a favore della libertà di pensiero, ma “se chiami al saccheggio, alla devastazione, ne rispondi tu, ne risponde la tua pagina, però dovrebbero risponderne anche le piattaforme social”.

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Ampliare le carceri minorili, dopo Nordio rilancia Salvini: “Toglierei anche tutti i bonus ai genitori dei delinquenti, anche la casa popolare”

Il congresso del Carroccio si avvicina e Matteo Salvini decide di alzare la posta. E lo fa rilanciando sulle dichiarazioni di Carlo Nordio. Il leader della Lega è tornato sulle parole di giovedì del ministro della Giustizia, che a meno di una settimana dagli scontri di Milano, in cui centinaia di giovanissimi hanno manifestato con violenza la loro rabbia, aveva annunciato l’intenzione “di ampliare gli istituti penitenziari destinati ai più giovani”. Frasi, quelle del Guardasigilli, che sono state condannate da più fronti, a partire dalle opposizioni, passando per associazioni come Libera. Ma non da Salvini, che anzi le ha persino cavalcate. La proposta del ministro dei Trasporti e vicepremier è che vengano puniti i genitori dei minorenni “delinquenti”, togliendo loro tutti i tipi di bonus. Persino la casa popolare, se ce l’hanno.

“Ho visto che Nordio” dopo i disordini che si sono verificati in diverse città italiane “ha detto che vuol costruire più carceri minorili. Io andrei anche oltre e guarderei ai genitori di questi tredicenni, quattordicenni, quindicenni che si macchiano di delitti pesanti del genere e che prendono bonus pubblici, prendono la casa popolare, prendono il bonus affitto, il bonus luce, il bonus gas, il bonus scuola, il bonus libri, la dote sport, la carta ‘Dedicata a te’. Ecco come Lega su questo stiamo lavorando: togliere, eliminare, tagliare tutti i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno dei minorenni delinquenti in casa che commettono reati gravi. Questo è qualcosa su cui stiamo lavorando”, ha dichiarato Salvini, parlando a TeleLombardia.

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Lo storico leghista a capo dei trasporti della Lombardia contro Salvini: “I costi su e i fondi già stanziati non arrivano”

A bussare alle porte del governo non ci sono solo gli autotrasportatori, prontamente liquidati da ministri vari tra accuse di criminalità e mancata rappresentatività. In questi giorni, battono cassa anche le aziende del trasporto pubblico regionale e locale, sia a capitale pubblico che privato. “Il settore è a forte rischio e le risorse non arrivano”, è stato il grido di allarme di Andrea Gibelli, a capo del Gruppo Ferrovie Nord Milano e presidente di Asstra, l’associazione che raccoglie 145 aziende e rappresenta il 70% del settore. Un attacco diretto ai ministri competenti, a iniziare da quello dei Trasporti, Matteo Salvini:” Chiediamo al governo di intervenire subito”.

A sorprendere, o forse no, è che l’intemerata sia stata sferrata da un leghista fatto e finito: Gibelli, infatti, è stato deputato del Carroccio e ha mantenuto buoni rapporti con la dirigenza lombarda, incluso il presidente della Regione Attilio Fontana che l’ha indicato, dopo una prima nomina ai tempi di Roberto Maroni, alla guida del gruppo che ha in pancia, tra le altre cose, il 50 per cento di Trenord e la Milano-Serravalle. Un leghista di lungo corso del “giro padano”, nella settimana del congresso, punta il mirino su Salvini e il modus operandi del governo sul tema più caldo del momento: “Le nostre aziende continuano a garantire i servizi con grande sensibilità verso i cittadini, facendosi carico di costi sempre più pesanti e anticipando di tasca propria risorse che spettano loro. Ma la situazione non è più sostenibile”, accusa Gibelli, che è stato anche vicepresidente della Regione Lombardia ai tempi di Roberto Formigoni.

Da febbraio ad agosto 2026, ricorda Asstra, il gasolio ha registrato un aumento del 52% che, considerando il credito d’imposta, scende ma resta comunque oltre il 20%. Il cahiers de doléances è lungo: Asstra lamenta anche il balzo dei prezzi delle altre forme di energia utilizzate dal trasporto pubblico locale: il metano è schizzato del 48% e l’elettricità del 40%, con un “concreto rischio” di “difficoltà negli approvvigionamenti”.

Problematiche aggravate da due aspetti riconducibili direttamente alle politiche del ministero di Salvini: “Abbiamo un Fondo nazionale che ha perso 800 milioni rispetto all’inflazione e 1,25 miliardi di euro già stanziati che non ci vengono liquidati”, continua Gibelli riferendosi al oneri di malattia, rinnovo contrattuale e saldo del Fondo. “Se non si inverte la rotta, i cittadini andranno incontro a seri disagi”, è l’avvertimento del presidente di Asstra paventando il blocco del trasporto pubblico locale “in un momento in cui rappresenta un sollievo concreto per le famiglie italiane”, alla luce del caro-carburanti.

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Meloni Prepares New Security Measures After Milan Riots Leave Hundreds Detained

Italian Prime Minister Giorgia Meloni has convened an emergency government meeting following two days of violent unrest in Milan and other northern cities, where demonstrators clashed with police, looted shops and damaged public property during protests over living costs and deteriorating public services.

Police brought 271 people to police headquarters following Sunday’s disturbances in Milan, including 220 minors. Of those detained, 32 were formally arrested and another 28 were reported to the judicial authorities, according to figures released on Monday, 19th October.

The violence has prompted the Italian government to consider further restrictions on those involved in violent demonstrations, potentially introducing additional powers directed at organised disorder and juvenile offenders.

Milan city centre hit by looting

The disturbances began during demonstrations on Saturday, 17th October, organised amid growing dissatisfaction over household expenses, public services and wider political grievances.

Although the protests initially included peaceful participants, groups of masked individuals subsequently confronted riot police in central Milan. Officers used tear gas and water cannon as demonstrators erected burning barricades and threw objects at security personnel.

The unrest continued on Sunday, when shops were attacked close to Piazza del Duomo, one of Milan’s principal commercial and tourist areas.

Among the premises targeted were branches of Decathlon, Arc’teryx and Vodafone. Television footage showed damaged shopfronts, overturned street furniture and burning rubbish containers.

According to police figures reported on Monday, 174 of those taken to police headquarters were subjected to preventive detention measures introduced under recent Italian security legislation.

Fourteen members of the security services were reported injured during Sunday’s disturbances, including ten police officers and four members of the municipal police.

The judicial authorities are examining the conduct of individuals suspected of taking part in attacks on businesses and confrontations with officers. Prosecutors have sought custodial measures against several adults accused of offences including devastation, looting and aggravated resistance.

The large proportion of minors among those detained has become a central issue in the political response.

Violence spreads across northern Italy

Milan was not the only city affected by disorder. Saturday’s demonstrations also produced confrontations in Turin, Bologna, Brescia and Bergamo.

Italian police reported arrests across the affected cities, while the scale and organisation of the disturbances have raised questions about whether different groups were acting independently or using demonstrations as opportunities for coordinated violence.

There is not yet sufficient publicly established evidence to attribute the disorder to a single organisation or political movement.

The clashes coincided with major protests in neighbouring France, where similar concerns over living costs and public administration have contributed to increasingly confrontational demonstrations.

Although the grievances overlap, the Italian and French movements have different political backgrounds and organisational structures.

Government considers emergency legislation

Following a meeting at Palazzo Chigi on Monday, Meloni’s government indicated that it was considering a legislative response, potentially through an emergency decree.

According to details of the government discussions, proposals under examination include additional measures against violent offences, changes to preventive policing and possible restrictions addressing road blockages.

Some measures could be drawn from security legislation already under consideration in the Italian Senate. Ministers have also discussed the need for more effective intervention against juvenile offenders.

The meeting included Deputy Prime Ministers Matteo Salvini and Antonio Tajani, Interior Minister Matteo Piantedosi, Defence Minister Guido Crosetto and senior officials from the police, Carabinieri and intelligence services.

The government has stressed that peaceful demonstrations must remain protected while arguing that violence and organised destruction require a stronger response.

No final legislative text had been adopted at the conclusion of Monday’s meeting. A decree could be considered by the Council of Ministers as early as Tuesday, although the precise content remains subject to further examination.

Dispute over responsibility for policing

The unrest has also produced a dispute between Milan’s municipal authorities and the national government.

Mayor Giuseppe Sala questioned the adequacy of the policing arrangements, arguing that the number of officers initially deployed was insufficient to control the disturbances.

Interior Minister Matteo Piantedosi rejected that criticism, while senior government figures accused local political leaders of failing to condemn the violence unequivocally.

The disagreement reflects a wider question over how responsibility for anticipating and containing serious public disorder should be divided between local administrations and national security authorities.

Italy’s opposition has also challenged the government’s handling of the disturbances. Former Prime Minister Matteo Renzi criticised Meloni and Piantedosi over their failure to prevent the violence, calling for a change in leadership at the Interior Ministry.

The political argument is likely to intensify if the government proceeds with emergency legislation. Supporters of stronger police powers argue that the existing framework is insufficient to deal with rapidly organised disturbances, while opponents will scrutinise the proportionality of new restrictions and their effect on peaceful protest.

The immediate test for the government will be whether additional legal powers can improve public-order operations without replacing effective policing, intelligence gathering and judicial enforcement.

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