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“Fatico a prendere Meloni sul serio. Risponde alle proteste con botte e arresti”: così D’Alema su La7

“Fatico a prendere sul serio Meloni. Il capo di un governo che ha le autostrade bloccate dai camionisti, i contadini in rivolta, i ragazzi per strada, anche con atti violenti, è in grado di rispondere soltanto in termini di sicurezza, botte, arresti preventivi, criminalizzazione”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal presidente della Fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema, che stigmatizza duramente la presidente del Consiglio per le sue dichiarazioni contro la gip di Milano Tiziana Landoni, “rea” di non aver convalidato il fermo di Youssef Siher e di averne disposto la liberazione.

Per l’ex presidente del Consiglio la reazione di Meloni è il sintomo di un governo incapace di comprendere le proteste che attraversano il Paese: “Siccome non vuole ammettere il suo fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, ci deve essere qualcuno cattivo che organizza queste cose”.

D’Alema sottolinea anche la contraddizione tra l’attacco alla giudice e la riforma costituzionale della giustizia voluta dall’esecutivo: “Meloni ha promosso una riforma costituzionale, su cui c’è un referendum, sulla base del seguente assunto: bisogna separare le carriere, altrimenti i giudici fanno tutto quello che chiedono i pubblici ministeri. Perché i giudici, secondo Meloni, non sono indipendenti dai pubblici ministeri”.

Poi la stoccata: “Adesso che abbiamo una giudice che si dimostra non solo indipendente dal pubblico ministero, ma che gli dà torto, Meloni dovrebbe festeggiare come garantista“. L’ex ministro degli Esteri denuncia quindi la scelta del governo di affrontare le tensioni sociali esclusivamente come un problema di ordine pubblico, individuando di volta in volta presunti responsabili delle mobilitazioni per evitare di confrontarsi con le ragioni della protesta: “Tutto questo è il segno di una caduta della politica, della sua capacità di comprendere il Paese, di una trasformazione della politica in una logica di polizia. È molto preoccupante, per i giudici e per tutti i cittadini”.

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Meloni (con accanto Salvini): “Continuiamo a sostenere l’Ucraina”

“Penso che il segretario della Lega Salvini abbia tutto il diritto e il dovere di segnalare qual è il sentimento e l’umore che arriva dalla sua base. Chiaramente l’orientamento prevalente della sensibilità della maggioranza di governo è che siamo tutti d’accordo che bisogna costruire pace in Ucraina e l’orientamento prevalente è che per garantire quella pace il modo migliore è continuare a sostenere l’Ucraina”.

Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri che ha approvato la legge di bilancio, rispondendo ad una domanda sugli aiuti, anche militari, a Kiev. “Non prevedo che cambi la sintesi che abbiamo sempre trovato. Mi sento abbastanza serena del fatto che il governo possa andare avanti, fermo restando che ho grande rispetto e attenzione per ciò che un importante partito della coalizione pensa su questo”, ha concluso.

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Il confronto tra Meloni e il giornalista su Siher: “Non c’entra con il weekend degli incidenti”. E la premier: “Mi scuso, ho sbagliato un verbo, sono contenta che lei lo difenda”

“Ho visto le risposte che sono arrivate”. In conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri che ha varato la Legge di Bilancio, al presidente del Consiglio Giorgia Meloni, vengono poste domande dai cronisti sul video con il quale ha definito “vergognosa” la decisione del Gip del Tribunale di Milano che ha disposto la scarcerazione di Youssef Siher per la mancanza di gravi indizi.

“Non vedo quello che ho detto come un attacco, ma come una difesa del lavoro che conosco di tutti i servitori dello Stato che hanno lavorato con enorme dedizione per evitare che si ripetesse quello che avevamo visto il 17 ottobre e non si è ripetuto e mi dispiace che quel lavoro venga vanificato”. Ed ancora: “Non pare che sia scomposto dirlo, mi pare che scomposto sia altro, tipo dire ‘chi non salta la Meloni è’ (il riferimento ai giudici che esultarono dopo la vittoria dei No al referendum costituzionale sulla riforma della Giustizia, ndr), non sono i miei toni e non sono i miei metodi ma ho il dovere di difendere che ho visto fare da tanta gente perché vogliamo difendere la gente perbene dalla devastazione che abbiamo visto”.

Poi alla domanda relativa alla pagina social aperta da Siher, nata dopo gli scontri, la premier ingaggia un confronto con il cronista che l’ha posta (Giuseppe Colombo di Repubblica) e replica così: “Sono molto contenta che lei ci tenga a difendere questa persona. Effettivamente nel video io ho sbagliato il tempo di un verbo perché il tempo del verbo che avrei dovuto usare, mi perdoni, era delle manifestazioni che avevano portato alle devastazioni, invece ho sbagliato effettivamente il verbo e ho detto che hanno portato alle devastazioni. Ciò non toglie che Youssef Siher, come lei sa, era indagato, c’è scritto nell’ordinanza del giudice, esattamente per quello che io ho detto. Quindi ho sbagliato il tempo di un verbo, mi scuso, sono contenta che lei ci tenga a difenderlo”.

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Meloni, la manovra elettorale ascolta anche i giovani: “Li abbiamo visti in piazza, ma non diamo risposte a chi sfascia le vetrine ma a chi vuole dimostrare il suo talento”

“Un pacchetto di misure”. Salario, affitti a canone concordato, climatizzatori e pompe di calore per tutte le scuole ed efficentamento energetico per le università. “Proviamo a dare risposte concrete – afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa, durante l’illustrazione della Legge di Bilancio – misure che penso possa parlare a chi effettivamente si lamenta di problemi che sono reali nella nostra nazione e cerchiamo di dare un segnale di attenzione: non è vero che le Istituzioni non ci sono per questi ragazzi”.

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Forza Italia, Tajani perde pezzi: il deputato brianzolo Sala lascia e va verso Fratelli d’Italia

“Non mi sento più a casa né nella famiglia politica in cui sono cresciuto”. Così il deputato Fabrizio Sala ha deciso: lascia Forza Italia e approda al gruppo Misto della Camera, con lo sguardo già rivolto a Fratelli d’Italia. Uno strappo maturato dopo mesi di malumori, che il deputato brianzolo ha affidato anche a uno sfogo con i colleghi. Sala non rinnega la sua storia politica, che è stata nel segno di Silvio Berlusconi prima da sindaco e vicepresidente della provincia di Monza e poi vicepresidente della Regione Lombardia. Ma quella Forza Italia, si è sfogato con i suoi colleghi di partito, “non esiste più”.

Un disagio che, secondo Sala, sarebbe condiviso anche da altri esponenti azzurri per la mancanza di spazi interni al partito: parlando con i colleghi il deputato azzurro ha detto che avrebbe sperato di “poter essere utile alla Brianza, alla mia terra e alla mia gente” ma oggi “non vedo più le condizioni per continuare a farlo come prima, nel partito dove sono sempre stato”. Il futuro? Sala si iscriverà al gruppo Misto con una “nuova agibilità politica” sostenendo il governo di Giorgia Meloni sperando in una riconferma nel 2027.

La destinazione naturale sarebbe proprio Fratelli d’Italia. Ma il trasloco deve attendere: tra Meloni e Tajani vige infatti ancora un patto politico che impedisce agli alleati di sottrarsi reciprocamente i parlamentari. Il passaggio nel Misto diventa così una tappa intermedia, in attesa che maturino le condizioni per un eventuale ingresso nel partito della premier. Per Tajani, intanto, arriva un addio dopo aver portato nel gruppo la leghista Simonetta Matone.

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Nella Manovra via libera alle targhe dell’auto personalizzate (al costo di 600 euro). Meloni: “Ci si potrà sbizzarrire”

La targa personalizzata. Ecco una delle novità inserite nella legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri. Il governo è così tanto a caccia di risorse che punta anche sulle targhe di auto e moto: poter scegliere lettere e numeri per la propria automobile costerà 600 euro. “Ci si potrà più o meno sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo. E qualcosa mi dice che la creatività degli italiani qui potrebbe farsi valere”, annuncia Meloni in conferenza stampa. Una possibilità che era già prevista dal Codice della strada, ma non c’erano ancora le norme attuative, e oggi rilanciata dalla premier. Contro questa e le altre “pseudo–misure, che non affrontano in alcun modo gli enormi problemi del Paese”, si scaglia l’opposizione: la presidente del Consiglio “sappia che gli italiani hanno già scelto la loro targa e dice ‘Meloni vattene‘”, ribatte Francesco Silvestri, deputato del Movimento 5 stelle.

Per le due targhe dell’auto (anteriore e posteriore) dovranno essere versati 500 euro al Poligrafico dello Stato e una maggiorazione del 20% – pari a 100 euro – al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prezzo inferiore per le moto: in questo caso, l’unica targa personalizzata avrà un costo totale di 360 euro. Chi sceglie la targa personalizzata non paga il contrassegno tradizionale che oggi (compreso nelle spese di immatricolazione e messa su strada) ha un costo di 41,78 euro.

Attualmente la sequenza è quella di due lettere, tre numeri e, infine, due lettere. Ma in futuro potrebbe cambiare lo schema. Ovviamente saranno escluse combinazioni di lettere e numeri offensive o ambigue e non si potranno avere targhe uguali. Così il governo si affida alla “creatività” degli italiani per provare a fare un po’ di cassa.

(Immagine generata con l’Ai)

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L’Italia firma con altri 8 Paesi il proprio sostegno alla Cpi dopo le sanzioni di Washington. Ma in Parlamento la maggioranza evita il voto contro Trump

Il governo italiano ha aderito a una dichiarazione congiunta siglata da otto Paesi (tra cui Francia, Germania, Regno Unito, Canada e Giappone) per ribadire il proprio sostegno alla Corte Penale Internazionale e contestare le misure restrittive decise da Washington a ottobre, quando l’amministrazione Trump ha annunciato sanzioni alla Cpi nelle stesse ore dell’assegnazione del Premio Nobel per la Pace 2026 a Navanethem Navi Pillay, giurista sudafricana già giudice della medesima Corte e Alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ma Giorgia Meloni in prima persona ha evitato di condannare fermamente la scelta. Tanto è vero che adesso che si tratta di votare in Parlamento, il centrodestra si muove tra l’ambiguità e il rinvio.

Martedì l’aula della Camera doveva votare una proposta di legge del centrosinistra, sottoscritta dal campo larghissimo (Pd-M5S-Avs-Italia viva e più Europa) ma non se n’è fatto nulla. Il testo si riferiva sia alle sanzioni dello scorso ottobre, sia al fatto che il 6 febbraio 2025 il presidente degli Stati Uniti emanava l’ordine esecutivo n. 14203, sulla base del quale sono state emesse sanzioni, tra gli altri, contro il procuratore capo, i due viceprocuratori e altri otto magistrati della Corte. In particolare, Washington accusava la Corte di aver “intrapreso azioni illegittime e prive di basi prendendo di mira l’America e il suo stretto alleato Israele”, riferendosi al mandato di cattura spiccato nei confronti di Benjamin Netanyahu e dell’ex Ministro della difesa, Yoav Gallant, per i crimini commessi ai danni della popolazione di Gaza, e volutamente ignorando che la Corte, contestualmente, spiccava analoghi mandati nei confronti di tre figure apicali di Hamas.

La proposta di legge del centrosinistra impegna il governo a criticare duramente questa iniziativa. In particolare “a esercitare una forte pressione in tutti i consessi europei e internazionali, oltre che nei rapporti bilaterali, affinché gli Stati Uniti rimuovano tutte le sanzioni contro la Corte penale internazionale emesse dall’Amministrazione Trump, sia quelle con l’ordine esecutivo n. 14203, sia quelle annunciate il 9 ottobre 2026”. E anche “ad adoperarsi affinché la Commissione europea proceda senza indugio all’adozione degli atti necessari a rendere applicabile alle sanzioni statunitensi contro la Corte penale internazionale lo ‘Statuto di blocco’ dell’Unione europea”.

Su questi punti il centrosinistra aveva cercato una convergenza con il centrodestra. Nulla di fatto. Non solo. Martedì, a urne aperte in Israele, la maggioranza ha fatto rimandare il voto dicendo di “non essere pronta” (ma il testo era stato presentato ad agosto) e di non voler creare “ricadute” sullo scenario internazionale. Esisteva una proposta di legge alternativa del centrodestra, ma la Lega non era intenzionata a votare neanche la generica condanna di Netanyahu. Ma l’opposizione insiste: la prossima settimana in Aula si vota l’urgenza; da vedere – a elezioni passate in Israele – cosa farà il centrodestra.

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Il 30 ottobre si sciopera per ragioni che gli ottusi governanti non capiranno mai

Lo sciopero generale del 30 ottobre nasce da un evento che ha pochi precedenti nel mondo del lavoro: lo sciopero internazionale di più di 100 porti del Mediterraneo e dell’Atlantico contro l’uso militare delle infrastrutture, il riarmo, la guerra. I portuali, una delle categorie più antiche del mondo del lavoro, ancora una volta hanno lanciato un appello di mobilitazione che si sta diffondendo ovunque. Tante volte abbiamo sentito dire che ci vorrebbe una lotta dei lavoratori oltre le frontiere degli Stati: il 30 ottobre quei confini saranno superati dallo sciopero che unisce i portuali di mezzo mondo.

In Italia lo sciopero è diventato generale grazie alla decisione della USB e di altri sindacati di base; e ora sta diventando un appuntamento di tutti.

Il 30 ottobre avremo in Italia una grande giornata di lotta, contro il carovita e le politiche di guerra, che unirà le piazze giovanili di queste settimane con tutto il mondo del lavoro che non piega la testa.
Ricordate il rimprovero qualunquista per le manifestazioni sulla Palestina: ma perché non vi mobilitate sui problemi degli italiani? Ora si scende in piazza per obiettivi materiali, concreti, immediati. Vedremo se quella polemica si rivelerà, come io credo, strumentale e semplicemente un sostegno al governo Meloni.

Si sciopera per i salari, i servizi pubblici, le scuole, la sanità; e contro l’economia e la politica di guerra, che provocano il carovita e ingigantiscono le ingiustizie sociali. Ma oltre a tutto questo, si sciopera per un motivo che gli ottusi governanti reazionari e chi sta con loro non riusciranno mai a capire. Voglio raccontare questo motivo partendo dalla mia esperienza personale.

Vivo a Brescia, dove ho fatto il sindacalista negli anni settanta e ottanta tra durissime lotte di fabbrica. Spesso mi capita di incontrare gli operai di allora, oggi pensionati. Ebbene, quando mi salutano ricordandosi di me, presto tutti arrivano a dire la stessa cosa: quanti scioperi, quante lotte! Non portavamo mai a casa una busta paga intera, mi dicono, ma sai una cosa, ne valeva la pena. Perché i padroni ci rispettavano e il rispetto vale di più di qualsiasi perdita di salario.

Oggi i giovani al lavoro non sono rispettati. I salari sono miseri, si muore per omicidi sul lavoro che sono una vergogna per la civiltà, i ricchi insultano i poveri, si offendono i disoccupati spiegando che è colpa loro se non trovano un posto. Non c’è più rispetto per il lavoro, perché chi comanda non ha alcun timore dei lavoratori, mentre al contrario sono i lavoratori che hanno paura di chi comanda.

Questo è ciò che denunciano coloro che erano operai nel passato, ma oggi le loro riflessioni amare hanno finalmente una prima risposta positiva. I giovani e sempre più lavoratrici e lavoratori stanno alzando di nuovo la testa. È un’onda di sollevazione sociale che percorre tutta l’Europa e che ora è finalmente arrivata anche in Italia. Il governo reagisce con rabbia e repressione, non solo con i decreti sicurezza, ma con provvedimenti antisciopero. Ultima l’ingiunzione di non scioperare nei trasporti perché il 30 ottobre sarebbe troppo vicino al giorno dei morti.

Una classe dirigente ottusa, incapace di qualsiasi mediazione sociale, reagisce alla contestazione solo con la violenza istituzionale, quella che colpisce i manifestanti con lo Stato di Polizia e quella contro i lavoratori con divieti e precettazioni. Ed è bene ricordare che le pratiche antisciopero dei governi italiani, e in particolare del Governo Meloni, sono state condannate a livello europeo come lesive della libertà.

In tutti i luoghi di lavoro dilagano prepotenza e autoritarismo. Essi colpiscono in particolare le lavoratrici e i lavoratori precari, i migranti, le donne, i giovani. Ma un po’ tutto il mondo del lavoro subisce un regime che minaccia le libertà garantite dalla Costituzione. Tutto il mondo del lavoro, in diverse gradazioni, è sotto ricatto e viene colpito nella libertà di dire di dire ciò che pensa, di protestare contro le ingiustizie che subisce. Siamo arrivati persino allo spionaggio aziendale su ciò che scrivono i dipendenti sui social, che può essere usato come causa di licenziamento per “infedeltà all’impresa”.

Un sistema di oppressione copre tutto il mondo del lavoro e lo sciopero è duro e difficile non solo per la perdita salariale, ma per le minacce di rappresaglia che subiscono i lavoratori. Proprio per questo oggi lo sciopero generale dà voce a chi ancora non riesce a farsi sentire. Si parte da un inizio comune, ci si dà coraggio assieme, affinché poi in ogni luogo di lavoro si ribaltino i rapporti di forza e le lavoratrici e in lavoratori siano di nuovo in grado di porre le loro condizioni a chi comanda.

Oggi lo sciopero generale ha tanti giusti obiettivi, ma prima di tutto serve a riconquistare il rispetto.

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Il ministro Giorgetti prova a lasciare la conferenza stampa ma Meloni lo blocca: “Se vai via tu noi che facciamo?”

Siparietto tra la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il ministro ad un certo punto si alza dicendo che se ne deve andare (dopo che anche Matteo Salvini aveva abbandonato Palazzo Chigi) e la premier lo blocca: “Se te ne vai pure tu che facciamo? Cinque minuti, resta cinque minuti”. Richiesta accolta dal ministro che ha ripreso posto per rispondere ad una domanda. Stesso copione di fronte ad un ultimo intervento della stampa, con la presidente del Consiglio che lo ferma: “Dai, Gianca”. E lui: “Eh, ma se fanno le domande sull’Ucraina…”.

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Islamo-Leftism Represents Greatest Threat to West, Warns Deputy Italian PM Salvini

In the wake of riots throughout Europe in recent weeks, Italian Deputy Prime Minsiter Matteo Salvini has warned that the emerging phenomenon of Islamo-leftism represents the greatest threat to the West.

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Meloni ataca a una jueza por dejar en libertad al presunto líder de las protestas en Italia y desmontar las acusaciones de terrorismo

En Italia se había creado un malvado perfecto como cerebro de las protestas y ahora, por el momento, ha quedado desmontado. La jueza que debía decidir si concedía o no la prisión cautelar para Youssef Siher, el periodista de 30 años de origen marroquí detenido el pasado sábado en Milán, acusado de ser la “mente” de los disturbios del 17 y 18 de octubre, ha tirado por tierra la dudosa acusación de la Fiscalía y lo ha puesto en libertad este miércoles. “Se ha limitado a promover una movilización colectiva”, ha concluido sobre el acusado.

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© Claudio Furlan/LaPresse (LAPRESSE)

Youssef Siher sale de la cárcel de San Vittore, en Milán, este miércoles, tras ser puesto en libertad.
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Siher libero, l’Anm difende la gip: “Da Meloni consueta intimidazione”. I vertici del Tribunale: “Frasi irricevibili, la vergogna riguarda altri”

“Un insopportabile esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto”. L’Associazione nazionale magistrati interviene con una nota durissima sull’attacco della premier Giorgia Meloni alla gip di Milano Tiziana Landoni, che ha rimesso in libertà Youssef Siher, il 30enne amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”. In un video pubblicato sui social poco dopo la decisione, Meloni ha definito “vergognosa” la decisione della gip di non convalidare il fermo disposto per Siher e di non applicare misure cautelari a suo carico. Il sindacato delle toghe guidato da Giuseppe Tango esprime “piena solidarietà” alla giudice, oggetto, si legge, “di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio dei ministri”: “Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile”, denuncia l’Anm. “Autonomia e indipendenza della magistratura”, prosegue la nota, “sono due capisaldi della democrazia in cui i magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico. Questo comportamento arreca un danno alla credibilità delle istituzioni“, è la conclusione.

A difesa della giudice interviene anche il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, con un comunicato firmato insieme alla presidente della sezione Gip Ezia Maccora. “Le dichiarazioni di alcuni esponenti politici di rilievo, ricoprenti anche cariche istituzionali, rilasciate all’esito della decisione della giudice sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”, scrivono i due magistrati. “La responsabile libertà di giudizio non può risentire di aspettative politiche o di suggestioni estranee al procedimento. La decisione può essere criticata ed impugnata con i mezzi previsti dall’ordinamento, ma gli attacchi alla persona a cui compete di giudicare in un contesto sociale obiettivamente complesso devono essere respinti. La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione”, è la conclusione.

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La truffa con la falsa voce di Vannacci: “Versa 250 euro, ne guadagnerai 10 mila. Garantiscono Meloni e Mattarella”

Una truffa con la falsa e suadente voce di Roberto Vannacci, clonata con l’intelligenza artificiale, come amo per pescare a strascico nell’oceano sterminato di Youtube. Migliaia di vittime ignare possono abboccare all’esca, mentre guardano un video sulla piattaforma di Google e spunta la frode travestita da pubblicità. “Tutto è trasparente, me ne faccio personalmente garante”, esordisce il falso Vannacci. “Il link è sotto il video, seguendolo, puoi iniziare a guadagnare già oggi. Basta un versamento minimo di 250 euro”. Cliccando, si approda all’indirizzo della truffa: proxiacoadvir.pro.

Il precedente contro Fideuram con la voce clonata di Messina

Anche Paolo Molesini, ex presidente di banca Fideuram, è caduto nella trappola della voce clonata dall’IA. È costata 39 milioni di euro, ma senza gli investigatori il bottino poteva arrivare a 95 milioni. Il timbro replicato era di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa. In quel caso i criminali hanno mirato ad una vittima di altissimo profilo. Stavolta, nel setaccio dei delinquenti possono restare impigliati migliaia di persone comuni. Ilfattoquotidiano.it può documentare la clip con la voce di Vannacci, ma i vip emulati possono essere molti di più, negli annunci pubblicitari su Youtube. Cambia forma anche la pagina linkata all’inserzione fraudolenta. Oggi, 28 ottobre, ecco la “bufala” nel titolo d’apertura: “Le società Fininvest, Microsoft e alcuni miliardari italiani stanno lanciando una piattaforma che garantisce un reddito mensile fino a 30.000 euro”.

La frode con finte pagine giornalistiche, l’endorsement dei Berlusconi, Vacchi e Ferrero

Ieri, 27 ottobre, campeggiava un falso sito di Rai News, con un quadretto bizzarro in cima: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, Piersilvio e Marina Berlusconi, l’influencer Gianluca Vacchi, l’imprenditore Giovanni Ferrero. Insieme sotto un titolo cubitale: “Oggi, 27 ottobre 2026, è l’ultimo giorno di iscrizione al progetto di guadagno automatizzato QuantumAI sostenuto dal governo. A ogni investitore è garantito un reddito di 10.000 euro al mese dopo l’attivazione”. Una falsa notizia camuffata neppure a regola d’arte.

Ecco la proposta per l’utente, annunciata in una clip incastonata dentro un finto articolo giornalistico, tra endorsement del presidente del capo dello Stato, garanzie di palazzo Chigi e il timbro dei miliardari sul nuovo sistema di guadagno: “Versa 250 euro – esorta la voce neutra e professionale – e l’algoritmo automatizzato di Intelligenza artificiale compra da solo gli asset ai prezzi migliori, e li vende non appena il prezzo sale un po’. Non è necessario capire il trading, il programma fa tutto al posto vostro. Poi scelgo l’importo da prelevare, indico la banca e premo ‘prelevo denaro’. E rimarrete scioccati”. C’è da crederci. “All’inizio pensavo fosse un’altra truffa – prosegue la clip – ma non era il mio primo prelievo sul conto bancario”. Grazie all’app Quantum AI, suggerisce la voce, “nella prima settimana ho guadagnato 2 mila 500 euro. Potete ottenere lo stesso risultato, ma prima bisogna registrarsi. Inserite anche voi il vostro nome completo, l’email e il numero di telefono”. Poco dopo chiamerà l’azienda, avvisa la voce, basta confermare l’identità e il gioco è fatto.

“Il consiglio della premier: registra i tuoi dati, ti contatterà un consulente personale”

Tra il video e lo spazio per la registrazione, la pagina ospita un falsa dichiarazione, virgolettata, attribuita a Giorgia Meloni: “La piattaforma rappresenta un passo significativo verso il benessere finanziario di ogni cittadino italiano. Oggi più di 500.000 dipendenti pubblici, pensionati, titolari di imprese, lavoratori e casalinghe in tutta Italia stanno già prelevando fondi da QuantumAI direttamente sui propri conti presso Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM e Poste Italiane”. All’esortazione della premier segue il “Pannello di monitoraggio” con le “statistiche in tempo reale: negli ultimi minuti, 2076 utenti si sono registrati e 726 hanno effettuato il primo deposito di almeno 250 euro”. A titolo di esempio, nomi inventati come Francesca Colombo, Valentina Bruno, Marco Rossi, Chiara Marino, tutti dalla città di Ivrea, con la somma esatta del prelievo o del deposito.

Scendendo ancora, arriva un altro video. Il logo di Rai News è in alto a destra, un uomo con gli occhiali scimmiotta un collegamento televisivo: “Ho provato io stesso, senza dubbi ogni italiano può iniziare, in un mese ho raggiunto un reddito superiore a 10 mila euro. E’ stata lanciata con la partecipazione dei principali esponenti politici del paese, Giorgia Meloni e Sergio Mattarella”. Recita il sottopancia con grafica da all news: “Ultim’ora, 98% operazioni riuscite”. Un’occasione talmente ghiotta che “il numero di posti disponibili è limitato”, bluffa il testo in pagina sotto il video, per “evitare il sovraccarico del sistema: al momento restano 8 posti”. Infine, il riepilogo delle istruzioni: compilare il “sottostante” modulo di registrazione con i dati di contatto, attendere la chiamata del “consulente personale”, investire almeno 250 euro, configurare la piattaforma col supporto del predetto consulente, passare all’incasso. “I pagamenti arriveranno sul vostro conto bancario ogni giorno alle 10:00”, la rassicurazione conclusiva.

Il gesto di Meloni contro la clonazione

Contro la clonazione della voce ad opera dell’Intelligenza artificiale, giova ricordare anche il gesto della premier Giorgia Meloni, ad inizio ottobre: per difendersi dai deepfake ha registrato il marchio, con tanto di copyright. L’effetto? “Una modesta, modestissima quasi nulla utilità”, ha commento sulla Stampa il 9 ottobre Guido Scorza, esperto di privacy digitale. Neppure il copyright mette al riparo dalla clonazione della voce.

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Siher libero, l’Italia è ancora uno Stato di diritto. La contestazione giovanile non si affronta con il manganello in mano | il commento

L’Italia è ancora uno Stato di diritto. E questa è una buona notizia. La cattiva notizia è invece la mostrificazione a cui è stato sottoposto Youssef Siher attraverso una campagna di stampa massiccia e larghissima, dove tv di Stato, giornali e mille altre gazzette social hanno compiuto un’operazione di discredito, impiccando questo trentenne bresciano all’albero della colpa assoluta. Descritto fin dal primo minuto come la “mente” dei disordini, il regista degli spaccavetrine, il capo dei vandali, l’agente del “terrore”, il capocellula islamista infiltrato tra i violenti di strada, capace di generare un’attività di sobillazione cruenta, un pianificatore degli atti predatori visti a Milano e previsti chissà in quante altre città.

Non sappiamo di lui molto, non conosciamo le sue idee né siamo in grado di escludere eventuali responsabilità che la magistratura dovesse in futuro attribuirgli (provando con accuratezza però i rilievi). Ciò che però pareva incredibile era di addebitargli un tale cumulo di colpe da farlo apparire lontano da quel che è. La gogna mediatica lo ha così compresso nella sua identità familiare, figlio di marocchini residenti in Italia, e dunque esibito come un giovane “maranza” ma già cattivo maestro, il sapientino dei ragazzi della seconda generazione, gli immigrati che fomentano le coscienze, trasformando gli adolescenti, ingenui e giovanissimi, in vettori di un nuovo protagonismo del terrore.

Era parso chiaro a chiunque avesse voluto approfondire la storia e il curriculum di questo ragazzo, poliglotta, laureato in scienze politiche e in scienze della comunicazione, studente eccellente, stagista tra noi al Fatto Quotidiano qualche anno fa e poi all’Ispi, che il rilievo delle accuse appariva platealmente difettoso di prove, di fatti, di eventi, di luoghi. Il fermo è parso più come una costruzione della cornice securitaria che come un atto di necessaria repressione. La procura di Milano adesso ha davanti questa decisione del gip che sovverte la sua impostazione e la pialla radicalmente. È questa, come detto, la prima, unica ma decisiva buona notizia. Speriamo che il governo capisca che il conflitto sociale, il disagio, la contestazione giovanile non si affronta con il manganello in mano.

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La premier Meloni accusa la gip ma afferma il falso: “Siher ha organizzato le manifestazioni che hanno portato alle devastazioni”. Ma la sua pagina social è stata aperta solo dopo gli incidenti

“Lo dirò senza mezzi termini: considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram ‘Movimento 17 ottobre’, cioè la pagina che incitava l’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo dirà pure senza mezzi termini, ma purtroppo per lei – mezzi o interi – quei termini finiscono per avere una falla grande come una casa. La pagina “Movimento 17 ottobre” è stata creata alle 19,59 del 18 ottobre, cioè quando gli incidenti del weekend a Milano si erano già verificati e sostanzialmente erano terminati. La premier, proseguendo il suo ragionamento, parla di “mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali”. Concetto che sarebbe corretto se avesse a che fare con un qualche ruolo di Siher nell’organizzazione delle manifestazioni che hanno portato ai danneggiamenti di quel weekend a Milano. Infine l’attacco alla magistratura, un trend di lunga data quando si parla del centrodestra: “Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura“.

Anche la Lega cerca di legare Siher alle manifestazioni violente di Milano. “Incredibile la liberazione di un soggetto – dichiara il segretario Matteo Salvini – per il quale la stessa Procura di Milano aveva contestato reati gravissimi, tra cui l’istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo, evidenziando anche il rischio di fuga e di reiterazione del reato. Dopo le violenze e le devastazioni delle scorse settimane, una decisione vergognosa, incomprensibile, assurda. Se si verificheranno nuovi episodi di violenza e altri danni, a partire dai cortei di questo venerdì a Milano, pagherà di tasca sua il giudice che ha deciso di rimandare a casa questo galantuomo?”. Anche il ministro Roberto Calderoli insiste: “Dopo giorni di guerriglia urbana, milioni di euro di danni e città come Milano messe a ferro e fuoco dai violenti, il principale sospettato di aver fomentato la rivolta viene giustamente individuato e arrestato e le devastazioni si fermano, ma un giudice si affretta a liberarlo. Rinnovo i miei complimenti alle Forze dell’ordine che lo hanno individuato e fermato, ma vista la sua liberazione mi domando se possiamo parlare di ‘giustizia giusta’”.

L’en plein arriva con l’altro vicepremier, Antonio Tajani. Ancora una volta, incredibilmente, il leader di Forza Italia dismette i panni del garantista di cui spesso si fregia: “Considero estremamente grave la decisione del gip di Milano di rilasciare Youssef Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana”. Il ministro arriva a dire che rimettere in libertà Siher “significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità. Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità”.

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Lobito Corridor, così il Piano Mattei rafforza la filiera dei minerali critici

Collegare, bypassando la Cina, le terre rare dall’Africa alle fabbriche di magneti in Ue e Usa. Con la nomina di Webuild come preferred bidder per il Lotto 1B del Lobito Railway Corridor in Zambia, progetto promosso dal Piano Mattei, l’Italia di fatto si trova a guidare una delle infrastrutture più strategiche del continente africano. Infatti la decisione da parte di Africa Finance Corporation di affidare l’opera al player italiano apre uno squarcio significativo all’interno dell’economia complessiva dell’interlocuzione italo-africana, mettendo la ciliegina sulla torta al Piano Mattei: ovvero cooperazione, interazione, progettazione che si traduce in un asse assolutamente strategico per i minerali critici. Non solo è oggettivamente prioritario per l’Ue ma anche in chiave G7. A questo punto la joint venture per uno dei progetti infrastrutturali più ambiziosi oggi in Africa è pienamente operativa.

Il progetto

Si tratta, entrando nello specifico, di 517 km di nuova ferrovia tra Copperbelt e Atlantico, composta da 22 ponti e viadotti, 8 stazioni e 3 depositi di manutenzione progettati per sostenere grandi volumi di traffico merci. All’interno del consorzio a guida Webuild ci sono anche altri soggetti, come la turca İçtaş (30%) e la portoghese Mota-Engil (30%). La selezione del preferred bidder è subordinata alla conclusione delle negoziazioni tecniche, commerciali e legali, il cui avvio è previsto per novembre 2026. Il Lotto 1B appartiene alla cosiddetta tratta zambiana del progetto Zambia Lobito Railway, che in tutto sarà lungo 831 km e offrirà una nuova linea tra Zambia e Angola. Attraverso la nuova tratta si raccorderà a Luacano alla ferrovia di Benguela, parte del Lobito Corridor esistente, già operativo e destinatario di investimenti significativi.

La chiave geopolitica dell’opera

Il Piano Mattei fortemente voluto dal governo Meloni non vive di solo perimetro africano e la dimostrazione di questo assunto si ritrova proprio nell’opera in questione: un asse assolutamente strategico per i minerali critici. Quindi per l’Ue e paesi del G7 rappresenta una grande occasione. La Repubblica democratica del Congo e Zambia, infatti, detengono un notevole potenziale alla voce minerali critici: come il rame, essenziale per l’elettrificazione e le reti elettriche; come il cobalto, imprescindibile per produrre le batterie per veicoli elettrici; come il neodimio e il praseodimio, essenziali per magneti permanenti utilizzati nei veicoli elettrici e nelle turbine eoliche.

Non va sottaciuto che il predominio della Cina nelle catene di approvvigionamento delle terre rare è oggettivo e rappresenta un elemento geopolitico che impatta sulle economie e sulle strategie dei singoli Paesi. Infatti Pechino controlla circa il 60% dell’estrazione delle terre rare, il 90% della loro lavorazione e il 92% della produzione di magneti a base di terre rare. Significa che difesa e automotive di vari paesi sono soggetti a tali dati.

La posizione dell’Occidente

Sul punto si segnalano due iniziative ad hoc: il Critical Raw Materials Act dell’Ue e l’Inflation Reduction Act degli Stati Uniti. Entrambe mirano alla diversificazione della catena di approvvigionamento delle terre rare per affrontare il prossimo decennio con una visione maggiormente lungimirante rispetto al passato. Per cui la cornice del Piano Mattei vede proprio nella direttrice legata all’infrastrutturazione una leva fondamentale per sottolineare il nesso tra Africa e occidente.

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Behind Italy’s Protests: Rising Prices and Sinking Hopes

Inspired in part by French demonstrations, protests in Italy by students in the north and truckers in the south could affect national elections next year.

© Piero Cruciatti/Agence France-Presse — Getty Images

Demonstrators clashed with police in Milan this month.
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Sondaggi politici, Meloni sfonda il 29% ma non basta: Campo Largo avanti nelle coalizioni

Gli ultimi sondaggi politici mostrano la forza di Fratelli d’Italia, primo partito con il 29,3% delle preferenze. L’effetto logoramento, per Meloni, non c’è stato. Seguono PD (20,6%) e M5S (12,4%).

Ma per la premier ciò non basta a dormire sonni tranquilli: per quanto riguarda le coalizioni, infatti, il centrosinistra è dato vincente al 44,9% (abbastanza per godere del premio di maggioranza) mentre il centrodestra insegue da quota 44,1%.

Ultimi sondaggi elettorali di ottobre 2026

Qui di seguito c’è l’ultimo sondaggio Swg per il Tg La7 del direttore Enrico Mentana. La data di diffusione è il 26 ottobre.

  • Fratelli d’Italia – 29,3%;
  • Partito Democratico – 20,6%;
  • Movimento 5 Stelle – 12,4%;
  • Forza Italia – 7,4%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,3%;
  • Futuro Nazionale –  5,6%;
  • Lega – 5,4%;
  • Azione – 3,1%
  • Italia Viva – 2,3%;
  • +Europa – 1,4%;
  • Noi Moderati – 1%;
  • Avanti PSI – 1%;
  • Sud chiama Nord – 1%;
  • altri partiti di centrosinistra insieme – 0,9%;
  • altre liste – 2,3%.

Non si esprime il 30% degli intervistati.

Nella coalizione di centrosinistra vengono inseriti i seguenti partiti: PD, M5S, AVS, IV, +E, AP e altri di CSX.

Nella coalizione di centrodestra vengono inseriti i seguenti partiti: FdI, FI, Lega, NM, SCN. Il sondaggio Swg per La7 inserisce fra le “altre liste” anche il Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin, il quale ha espresso un’apertura al centrodestra pur non aderendo ufficialmente.

Rimangono attualmente fuori da alleanze FN e Azione con Spazio Pubblico.

Nota metodologica

Metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; per la consistenza numerica si indica un campione di 1.200 intervistati con 4.381 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI.

Sondaggio sull’operato del Governo

Sempre Swg ha sondato il parere degli italiani sull’operato del Governo Meloni: per gli 800 intervistati l’esecutivo è giudicato, nelle sue iniziative, “molto efficace” oppure “abbastanza efficace” nel 41% dei casi. Il resto degli intervistati lo trovano “poco efficace” o “per nulla efficace”.

Quando si vota in Italia per Governo e Parlamento

La data delle prossime elezioni politiche è al centro di un giallo. Un retroscena riportato da Repubblica fissa la data del voto in una finestra temporale che va da domenica 16 maggio 2027 ai primi di giugno.

Molto prima, quindi, della naturale scadenza della legislatura che è fissata al 13 ottobre 2027.

Secondo il quotidiano, sarebbe proprio la premier Giorgia Meloni a spingere per il voto anticipato. E la finestra temporale ipotizzata sarebbe frutto di un compromesso raggiunto con la Presidenza della Repubblica. Mattarella, in sintesi, avrebbe dato l’ok a Meloni solo a patto di unificare le elezioni politiche alle elezioni amministrative, in un unico grande election day. Meloni soffrirebbe l’idea dell’accorpamento, data la forza del centrosinistra nei grandi capoluoghi, ma sarebbe comunque interessata ad andare al voto al più presto.

Sono almeno quattro i motivi. Meloni vorrebbe il voto anticipato per:

  • aggirare il pericolo rappresentato dai 25 ricorsi pendenti contro lo Stabilicum;
  • approfittare delle divisioni nel Campo Largo su candidato leader e programma condiviso;
  • approfittare della perdita di consenso di Futuro Nazionale così da poter aprire ai moderati tenendo invece Vannacci fuori dal centrodestra unito;
  • dare la sveglia ai suoi, ancora indecisi sulle candidature alle amministrative in diverse grandi città.

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