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“Fatico a prendere Meloni sul serio. Risponde alle proteste con botte e arresti”: così D’Alema su La7

“Fatico a prendere sul serio Meloni. Il capo di un governo che ha le autostrade bloccate dai camionisti, i contadini in rivolta, i ragazzi per strada, anche con atti violenti, è in grado di rispondere soltanto in termini di sicurezza, botte, arresti preventivi, criminalizzazione”. Sono le parole pronunciate a Otto e mezzo (La7) dal presidente della Fondazione Italianieuropei Massimo D’Alema, che stigmatizza duramente la presidente del Consiglio per le sue dichiarazioni contro la gip di Milano Tiziana Landoni, “rea” di non aver convalidato il fermo di Youssef Siher e di averne disposto la liberazione.

Per l’ex presidente del Consiglio la reazione di Meloni è il sintomo di un governo incapace di comprendere le proteste che attraversano il Paese: “Siccome non vuole ammettere il suo fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, ci deve essere qualcuno cattivo che organizza queste cose”.

D’Alema sottolinea anche la contraddizione tra l’attacco alla giudice e la riforma costituzionale della giustizia voluta dall’esecutivo: “Meloni ha promosso una riforma costituzionale, su cui c’è un referendum, sulla base del seguente assunto: bisogna separare le carriere, altrimenti i giudici fanno tutto quello che chiedono i pubblici ministeri. Perché i giudici, secondo Meloni, non sono indipendenti dai pubblici ministeri”.

Poi la stoccata: “Adesso che abbiamo una giudice che si dimostra non solo indipendente dal pubblico ministero, ma che gli dà torto, Meloni dovrebbe festeggiare come garantista“. L’ex ministro degli Esteri denuncia quindi la scelta del governo di affrontare le tensioni sociali esclusivamente come un problema di ordine pubblico, individuando di volta in volta presunti responsabili delle mobilitazioni per evitare di confrontarsi con le ragioni della protesta: “Tutto questo è il segno di una caduta della politica, della sua capacità di comprendere il Paese, di una trasformazione della politica in una logica di polizia. È molto preoccupante, per i giudici e per tutti i cittadini”.

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Il Giornale contro la gip di Siher: “Firmò un appello per Gaza”. Ma c’era anche la firma della pm che ha chiesto il carcere

“Esclusivo – La toga che ha liberato Siher ha firmato un appello per Gaza“. Non si è fatto attendere il dossieraggio nei confronti di Tiziana Landoni, la gip di Milano che ha rimesso in libertà il 30enne accusato di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo. Nel tentativo di mettere in dubbio l’imparzialità della giudice, però, tutto ciò che la stampa di destra ha trovato è la sua firma in calce a un “Appello di giuristi per Gaza”, pubblicato a settembre per invocare “la tutela dei diritti umani e la persecuzione dei crimini contro l’umanità” compiuti da Israele nell’enclave palestinese. Secondo Il Giornale, che pubblica la “notizia”, questa circostanza dovrebbe “far riflettere sulla decisione” adottata. Per quale motivo? L’articolo non lo dice, ein effetti risulta assai difficile trovare ragioni di inopportunità nel testo dell’appello, che si limita a ricordare l’impegno della comunità internazionale al perseguimento dei crimini di guerra e contro l’umanità, contenuto nel Preambolo dello Statuto della Corte penale internazionale. Soprattutto, però, il quotidiano omette – o forse non conosce – un elemento che smonta la tesi implicita nel pezzo: a firmare quell’appello, infatti, fu anche Francesca Crupi, la pm che ha disposto il fermo nei confronti di Siher e avrebbe voluto per lui la custodia cautelare in carcere. A dimostrazione che schierarsi contro il genocidio di Gaza non vuol dire necessariamente essere amici dei delinquenti.

Ecco il testo integrale dell’appello:

Di fronte alle notizie sulla violazione sistematica e protratta del diritto alla vita e degli altri diritti fondamentali della popolazione civile di Gaza, il silenzio ha smesso da tempo di essere un’opzione. Come giuristi, sentiamo il dovere di ricordare che lo Stato italiano, per Costituzione e per legge, e con l’adesione a trattati e convenzioni, ha scelto la tutela dei diritti fondamentali e la persecuzione dei crimini internazionali. Le ragioni di questa scelta sono tra l’altro compendiate nello Statuto della Corte penale internazionale, firmato a Roma nel 1998, sottoscritto da 125 Paesi, e ratificato con legge dello Stato nel 1999. Vogliamo ricordare queste ragioni, unitamente ai rappresentanti dell’avvocatura e dell’università che vorranno aderire, leggendo ogni giorno – nelle aule d’udienza e in quelle universitarie – il preambolo allo Statuto della Corte penale internazionale, per testimoniare che le coscienze di chi ogni giorno contribuisce all’amministrazione della giustizia non sono indifferenti alle ingiustizie perpetrate nei confronti dei più deboli, e per fare appello a tutte le istituzioni perché si pretenda il rispetto del diritto e dei diritti fondamentali dei civili.

Seguiva il testo che i firmatari si proponevano di leggere all’inizio di ogni udienza.

“Preliminarmente, il Tribunale intende oggi ricordare quanto enunciato nella Legge 12 luglio 1999, n. 232, di ratifica ed esecuzione dello statuto istitutivo della Corte penale internazionale, e segnatamente nel suo Preambolo.

“Consapevoli che tutti i popoli sono uniti da stretti vincoli e che le loro culture formano un patrimonio da tutti condiviso, un delicato mosaico che rischia in ogni momento di essere distrutto;

Memori che nel corso di questo secolo, milioni di bambini, donne e uomini sono stati vittime di atrocità inimmaginabili che turbano profondamente la coscienza dell’umanità;

Riconoscendo che crimini di tale gravità minacciano la pace, la sicurezza ed il benessere del mondo;

Affermando che i delitti più gravi che riguardano l’insieme della comunità internazionale non possono rimanere impuniti e che la loro repressione deve essere efficacemente garantita mediante provvedimenti adottati in ambito nazionale ed attraverso il rafforzamento della cooperazione internazionale;

Determinati a porre termine all’impunità degli autori di tali crimini contribuendo in tal modo alla prevenzione di nuovi crimini;

Rammentando che è dovere di ciascuno Stato esercitare la propria giurisdizione penale nei confronti dei responsabili di crimini internazionali”,

procediamo con la trattazione dell’odierna udienza”.

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Regno Unito, tre sottomarini nucleari su quattro in missione. I media: “Inusuale”. Ma c’è un perché

I giornali britannici si interrogano sull’insolita mossa, a pochi giorni dall’appello del governo ai cittadini per scorte di cibo, contanti e radio FM. Ma l’ex comandante della Royal Navy John Foreman dichiara a Repubblica: “Niente allarmi. Così mostriamo i denti alla Russia"

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La Cgil cancella Camusso dalla foto di Landini con Lula: “Errore tecnico”. L’ex segretaria: “Ma quale incidente…”

Una foto pubblicata dalla Cgil per festeggiare la rielezione del presidente Luiz Inácio Lula in Brasile diventa un caso. Nello scatto postato sui social, infatti, si vede il segretario generale Maurizio Landini stringere la mano al leader sudamericano, senza nessuno attorno. Ma la foto originale, scattata quando i due si incontrarono nel 202o in occasione della visita di Lula al Papa e allo stesso sindacato, c’era anche Susanna Camusso.

“La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva alle elezioni presidenziali del Brasile è una straordinaria notizia per il popolo brasiliano e per tutte le lavoratrici e i lavoratori che nel mondo continuano a battersi per la democrazia, la giustizia sociale, la pace e l’uguaglianza”, il testo che accompagna lo scatto incriminato nel quale Landini e Lula si stringono la mano, sorridenti, ma sullo sfondo non c’è nessun altro.

Peccato che nella foto originale, compariva proprio la ex segretaria Camusso, di cui Landini ha preso la successione. Letteralmente sbianchettata per l’occasione. Ad accorgersene è stato Il Foglio e, dopo le polemiche, è intervenuta anche l’attuale senatrice Pd: “Non è stato certo un incidente. Quando si cancella una persona da una foto lo si fa in maniera deliberata e ben ponderata. Per questo ritengo sia meglio seppellire sotto un ‘no comment’ questa pessima vicenda”, ha detto Camusso al Corriere.it.

La Cgil, da par suo, si dice “stupefatta” per la polemica e sostiene di essere in “buona fede” poiché “la foto originale, senza alcuna modifica, è stata pubblicata sul sito istituzionale della Cgil nazionale, dove è tuttora, ben prima della messa online sui social”. E fornisce la propria spiegazione, definendo “becera strumentalizzazione” le ricostruzioni giornalistiche: “Come si può notare – sottolinea la Cgil – la cancellazione non riguarda solo Susanna Camusso, ma anche un’altra persona, ed è riconducibile ad un errore tecnico per seguire le strette dinamiche social. Errore tecnico che è sfuggito al controllo finale prima della pubblicazione”.

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Nella Manovra via libera alle targhe dell’auto personalizzate (al costo di 600 euro). Meloni: “Ci si potrà sbizzarrire”

La targa personalizzata. Ecco una delle novità inserite nella legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri. Il governo è così tanto a caccia di risorse che punta anche sulle targhe di auto e moto: poter scegliere lettere e numeri per la propria automobile costerà 600 euro. “Ci si potrà più o meno sbizzarrire come si ritiene, ovviamente sostenendo un costo. E qualcosa mi dice che la creatività degli italiani qui potrebbe farsi valere”, annuncia Meloni in conferenza stampa. Una possibilità che era già prevista dal Codice della strada, ma non c’erano ancora le norme attuative, e oggi rilanciata dalla premier. Contro questa e le altre “pseudo–misure, che non affrontano in alcun modo gli enormi problemi del Paese”, si scaglia l’opposizione: la presidente del Consiglio “sappia che gli italiani hanno già scelto la loro targa e dice ‘Meloni vattene‘”, ribatte Francesco Silvestri, deputato del Movimento 5 stelle.

Per le due targhe dell’auto (anteriore e posteriore) dovranno essere versati 500 euro al Poligrafico dello Stato e una maggiorazione del 20% – pari a 100 euro – al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prezzo inferiore per le moto: in questo caso, l’unica targa personalizzata avrà un costo totale di 360 euro. Chi sceglie la targa personalizzata non paga il contrassegno tradizionale che oggi (compreso nelle spese di immatricolazione e messa su strada) ha un costo di 41,78 euro.

Attualmente la sequenza è quella di due lettere, tre numeri e, infine, due lettere. Ma in futuro potrebbe cambiare lo schema. Ovviamente saranno escluse combinazioni di lettere e numeri offensive o ambigue e non si potranno avere targhe uguali. Così il governo si affida alla “creatività” degli italiani per provare a fare un po’ di cassa.

(Immagine generata con l’Ai)

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Elonville, la città che Musk vuole comprare per i suoi data center dell’intelligenza artificiale

Elon Musk vuole acquistare una città in Mississippi: si chiama Southaven, ospita una centrale elettrica fondamentale per alimentare i data center della sua intelligenza artificiale, e da alcuni media americani è stata già ribattezzata “Elonville“. Il piano del miliardario prevede l’acquisto di 418 case a un prezzo di mercato di 180.000 dollari; come parte della compravendita è previsto anche un accordo con i proprietari in cui rinunciano a partecipare a una causa legale contro l’azienda. Diciotto proprietari avrebbero già accettato.

La proposta indecente di Musk agli abitanti di questo piccolo centro è: vendetemi le vostre case e trasferitevi altrove. E non è neanche una di quelle offerte che non si possono rifiutare. Pare, infatti, che il miliardario non voglia andare oltre il prezzo di mercato, 180.000 dollari. Secondo quanto riferito dal sindaco della città, le case serviranno ad accogliere il personale di xAI, la società di intelligenza artificiale di Musk confluita in SpaceX a febbraio che sta vivendo una fase di espansione rapidissima nell’area.

Negli ultimi due anni, infatti, l’azienda ha realizzato tre data center tra Southaven e la vicina Memphis, in Tennessee. Ed è lì che Musk trascorre almeno tre notti a settimana, dormendo in un caravan, nemmeno di super lusso, per supervisionare direttamente il progetto. D’altra parte Musk ha investito circa mezzo miliardo di dollari per sostenere l’elezione di candidati repubblicani negli ultimi due cicli elettorali e il suo fervore per i data center è condiviso da Donald Trump e dalla sua amministrazione.

Non si può invece dire che i residenti di Southaven siano entusiasti. Per quanto alcuni abitanti siano propensi ad accettare l’offerta dell’uomo più ricco del mondo e lasciare la città, altri intendono dare battaglia. A giugno tre residenti della zona, esasperati dal frastuono causato dai lavori di espansione dell’impianto di xAI, hanno intentato una causa, lamentando “rumori costanti, vibrazioni e altri disagi” a causa delle turbine a gas necessarie per l’alimentazione.

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Caso Fakir, il poliziotto che ha detto “se schiatta ci divertiamo” si scusa con la famiglia della vittima: “Frutto di stanchezza ed emozione”

Ha detto: “Se schiatta ci divertiamo” e “Cazzo me ne frega a me”. Ma ora vuole scusarsi “con la famiglia di Abderrahim Fakir“, il 42enne marocchino che ha perso la vita durante un fermo della polizia il 19 luglio. Uno dei due agenti coinvolti nell’indagine ha parlato per bocca del proprio avvocato, dopo che martedì sono state rese note le sue dichiarazioni, registrate dalle bodycam: “Voglio scusarmi con i familiari di Fakir e con il mio corpo di appartenenza per le frasi inaccettabili che ho pronunciato”, ha detto tramite il suo legale, Gabriele Bordoni.

Nel frattempo, l‘indagine sulla morte di Fakir prosegue. Ed è proprio nel corso dell’inchiesta che sono emerse le trascrizione delle frasi registrate dalle telecamere corporee in dotazione agli agenti, poi messe agli atti. “Espressioni frutto della concitazione, della stanchezza e della grande emozione”, le ha definite Bordoni, “ma ciò non toglie che non si addicano a un servitore dello Stato”, ha affermato il legale. La relazione dei consulenti della Procura, intanto, ha affermato l’esistenza di tre concause determinanti la morte dell’uomo: lo schiacciamento provocato dalla posizione prona, l’assunzione di cocaina e i problemi cardiaci.

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Come si diventa un campione NBA con una statura normale: i folli allenamenti uno-contro-uno di Payton Pritchard, che recluta sfidanti dalle serie minori

“Non posso svegliarmi ed essere Wemby”. Payton Pritchard è cosciente di essere fisicamente “inaccettabile” per l’NBA: è “solo” 1,85 metri, poco per quella lega di giganti. Eppure è uno dei giocatori più importanti dei Boston Celtics, con cui è diventato campione nel 2025, stagione in cui ha anche vinto il premio Sesto Uomo dell’Anno. È frutto del duro lavoro che porta avanti fin dai tempi del liceo. E in una lunga intervista a ESPN ha raccontato la sua routine d’allenamento estiva.

Pritchard da anni recluta giocatori militanti in leghe minori (“sono più affamati” dei professionisti), li invita (a spese sue) nella sua struttura a Cape Cod (Massachusetts), e con loro passa le ore a giocare uno-contro-uno. Lui gioca sempre in attacco e deve riuscire a fare canestro in tutti i modi ai propri avversari, che se riescono a tenerlo sotto il 60% di realizzazione vincono la cena pagata. La sessioni sono durissime: due ore almeno tre volte a settimane, in cui la guardia dei Celtics gioca almeno 150 possessi ininterrottamente – mentre ai difensori è concesso di alternarsi e rifiatare – da tutte le posizioni del campo (angolo, mezzo angolo, post basso, gomito, linea dei tre punti, fondocampo).

“È l’approccio Kyrie Irving” dice Dave Lewis, assistente allenatore dei Celtics, che ai tempi di Cleveland ha avuto modo di vedere la stella NBA allenarsi anche durante la notte in lunghissimi esercizi di uno-contro-uno. “Sono ovviamente diversi, ma nel loro approccio all’uno-contro-uno come forma di sviluppo delle abilità, sono i due giocatori che ho visto farlo di più” spiega Lewis.

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Il ministro Giorgetti prova a lasciare la conferenza stampa ma Meloni lo blocca: “Se vai via tu noi che facciamo?”

Siparietto tra la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il ministro ad un certo punto si alza dicendo che se ne deve andare (dopo che anche Matteo Salvini aveva abbandonato Palazzo Chigi) e la premier lo blocca: “Se te ne vai pure tu che facciamo? Cinque minuti, resta cinque minuti”. Richiesta accolta dal ministro che ha ripreso posto per rispondere ad una domanda. Stesso copione di fronte ad un ultimo intervento della stampa, con la presidente del Consiglio che lo ferma: “Dai, Gianca”. E lui: “Eh, ma se fanno le domande sull’Ucraina…”.

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Musetti show a Vienna: battuto Tiafoe in due set, ora c’è Fery. L’inedito derby Cobolli-Berrettini

Lorenzo Musetti debutta con una grande vittoria all’Erste Bank Open, l’ATP 500 sul duro indoor a Vienna, alla Wiener Stadthalle. Il carrarino, numero 26 del mondo e fresco vincitore a Lione, ha sconfitto in due set lo statunitense Frances Tiafoe, oggi numero 9 ATP e quarta testa di serie del tabellone. Il punteggio finale recita 7-6 (6), 7-5. Decisivo è stato soprattutto il tie-break del primo set, quando Musetti ha anche annullato un set point all’avversario.

Nel prossimo turno Musetti affronterà il britannico Arthur Fery, numero 35 Atp e semifinalista a Wimbledon, che ha approfittato del ritiro del connazionale Jacob Fearnley sul 5-1 nel primo set. Domani, giovedì 29 ottobre, toccherà invece ad altri tre azzurri. Ci sarà innanzitutto l’inedito derby romano tra Flavio Cobolli e Matteo Berrettini: due grandi amici che si conoscono fin da bambini e che solo un anno fa hanno regalato – vincendo tutti i punti nella Final 8 – la Coppa Davis all’Italia. Si ritrovano per la prima volta avversari nel circuito Atp negli ottavi di finale del torneo di Vienna. Cobolli, testa di serie numero quattro del seeding, va a caccia di punti pesanti per il sogno Finals, ma attenzione alla voglia di rivalsa di Berrettini, fuori dalle convocazioni per la prossima fase finale di Davis. Scenderà in campo anche Luciano Darderi, uscito vincente da un altro derby, quello contro Matteo Arnaldi. Non avrà però vita facile contro Tommy Paul.

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“Stavo per mollare la recitazione, ma mia moglie mi ha bloccato. Poi è arrivato il ‘mio’ John Fitzgerald Kennedy Jr. che mi ha stravolto la vita”: parla Paul Anthony Kelly, “l’uomo più sexy”

È diventato una delle stelle più chiacchierate della televisione e, nello stesso anno, padre per la prima volta. Paul Anthony Kelly, il volto di John F. Kennedy Jr. nella serie tv “Love Story“, vive un 2026 che definisce una corsa a “giri di motore che non sapevo nemmeno di avere”. Ad accogliere la figlia, all’inizio dell’anno, insieme alla moglie Syd Widziszewski-Kelly, è stato un attore che fino a pochi mesi prima era sul punto di rinunciare.

L’attore a People (che lo ha incoronato “uomo più sexy” accanto al collega Noah Wyle) ha ammesso che, senza la moglie, avrebbe lasciato la recitazione prima di ottenere il ruolo che lo ha lanciato. Dopo dieci anni di audizioni senza risultati di rilievo, circa due settimane prima della convocazione per il provino della serie “Love Story” i due erano seduti sul divano della loro nuova casa a Portland, in Oregon, dove si erano trasferiti dopo l’evacuazione causata dagli incendi che nel gennaio 2025 avevano colpito il loro quartiere di Los Angeles.

“Stavamo pensando al futuro, a mettere su famiglia, a quali sarebbero stati i passi successivi- ha ricordato l’attore – Le dissi: ‘Non credo che succederà. È passato tanto tempo. Non so se questa strada fa per me'”. La risposta della moglie è stata semplicemente: “Siamo qui, quindi continua a provarci”.

A complicare il percorso c’era anche un ostacolo burocratico. Kelly, originario dell’Ontario, in Canada, non aveva ancora la green card: “C’erano molti ostacoli da superare anche solo per ottenere qualcosa“. La chiamata per il provino è arrivata nel giorno del secondo anniversario di matrimonio della coppia. Due giorni dopo è arrivata la green card e poi la notizia di aver ottenuto la parte di John F. Kennedy Jr.

“Da quel momento la mia vita è cambiata- ha detto -. Ancora oggi sono sbalordito che sia successo davvero e che stia vivendo il mio sogno”.

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“Persi la memoria e mi ritrovai cerebralmente bambino. Ero al pronto soccorso e ricordavo che papà facesse l’infermiere, ma era morto quando avevo 16 anni”: così Bragagna

Se oggi si chiede a qualsiasi appassionato sportivo chi sia Franco Bragagna, c’è chi lo identificherà come la voce dei successi di Jacobs e Tamberi, chi come la voce più importante della Rai sportiva, chi come la voce delle ultime edizioni delle Olimpiadi (esclusa Milano–Cortina). Se però 35 anni fa lo si fosse chiesto a lui, probabilmente non avrebbe saputo rispondere. Il motivo? Il 5 gennaio 1991 Franco Bragagna, allora poco più che trentenne e giornalista della Rai, rimase vittima di un incidente nella sede di Bolzano, dove cadde dalle scale. Dopo il ricovero in ospedale, si ritrovò con una grave perdita di memoria: non ricordava diversi anni della propria vita, compreso il fatto di essere sposato e di avere un figlio. Anche la morte del padre, avvenuta quando lui aveva 16 anni, era uscita dai suoi ricordi. A distanza di anni, Bragagna ha raccontato le conseguenze di quell’esperienza, descrivendo una condizione nella quale si sentiva tornato bambino, pur avendo già costruito una vita professionale e familiare. Lo ha fatto nel corso del podcast Jeantoneria, di Antonio Giorgino.

“Provvisoriamente la memoria non c’è più, non c’è più. Io mi ritrovo cerebralmente bambino, avevo poco più di 30 anni, 32. Per uno come me sarebbe potuta essere devastante: ricordi molto, molto sfumati, inizialmente terribili perché sono all’ospedale in pronto soccorso e mi ricordo che mio padre faceva l’infermiere all’ospedale di Bolzano. Non mi ero ricordato che era morto quando io avevo 16 anni e lui 42, una cosa che mi segna ancora. Avevo la percezione che io da grande avrei voluto fare il giornalista, cioè uno che raccontasse il mondo, e mi si dice che io faccio il giornalista“, ha esordito Bragagna.

Tra gli episodi che meglio descrivono la perdita di memoria c’è l’incontro in ospedale con Gabriella, sua moglie, che non riconobbe come tale. Bragagna ricordava alcuni aspetti della propria personalità, ma non il rapporto che lo legava alla donna. “Arriva questa persona a conoscermi, lei non sa che io l’ho dimenticata e ho completamente dimenticato… Le dicono: ‘È un po’ confuso‘, e io so che sta arrivando una persona che teoricamente almeno mi è cara e faccio questo ragionamento: non porta il tacco, ma comunque sentivo il tacco che arrivava nel silenzio, rapidissimamente mi sono domandato: ‘Chi arriva adesso? Se non mi piace… Io non sono mai stato con una che non mi piacesse, ma se fosse stato per i soldi?’, Arriva e parte il sollievo perché la guardo e dico: ‘Sei bella‘”, ha proseguito, precisando che ha riconosciuto fosse la moglie.

Un altro episodio significativo avvenne durante la notte, quando ricevette la visita di Ezio Zermiani, collega della Rai. Bragagna sapeva chi fosse, ma non ricordava di avere con lui un rapporto professionale. “Quella notte un episodio scatenante che mi dice: ‘Forse sono arrivato’. Tre di notte, arriva Ezio Zermiani. Sapevo chi era Ezio Zermiani. Viene al mio capezzale, gli do ovviamente, dal mio punto di vista del ‘lei’: ‘Mi prendi per il culo?’, lui a me. ‘No, mi scusi Zermiani‘, ‘Ah, te mi dai anche del lei?’, proseguì. Io non lo conoscevo, non immagino di conoscerlo“.

Per recuperare i ricordi, Bragagna seguì un percorso con una psicologa dell’ospedale di Bolzano, che gli consigliò di non sforzarsi di ricostruire artificialmente gli episodi dimenticati. La memoria riemerse gradualmente, senza però tornare del tutto. “Quando ho cominciato a capire cosa avevo fatto, chi ero, chi non ero, quale fosse il mio mestiere e tutto il resto, con una psicologa dell’ospedale di Bolzano abbiamo fatto un tragitto e lei mi ha raccomandato – altrimenti l’avrei fatto – non si sforzi di provare a ricordare assolutamente una situazione quell’altra, quell’altra, perché in questo caso rischia di rimanere una cefalea cronica che rischia di portarsela avanti per tutta la vita. Io ho eseguito, non sono mai stato lì. E allora piano piano non è tornato tutto, però riaffiorano ricordi, momenti, persone che poi ovviamente ho conosciuto. Si aggiunge materia, cioè…”. Dopo l’incidente, Bragagna proseguì la sua carriera giornalistica, diventando una delle voci più note dello sport italiano, soprattutto per le telecronache di atletica leggera. Ora lavora per Sky Sport, dopo aver terminato il suo rapporto con la Rai a fine 2025.

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Il garantismo a corrente alternata di Tajani: “La scelta del gip di rilasciare Siher è grave. Mette a rischio la sicurezza del Paese”

Per i tre agenti dei servizi segreti egiziani, condannati per il sequestro di Giulio Regeni, si trattava solo di “una sentenza di primo grado“. E bisognerà dunque “vedere quello che succederà in secondo e in terzo grado”. Ma se si tratta di Youssef Siher, il ricercatore fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, la decisione della gip di disporne la scarcerazione “estremamente grave”. Il garantismo del vicepremier Antonio Tajani, storico cavallo di battaglia di Forza Italia, vacilla di fronte all’ordinanza della giudice Tiziana Landoni, che ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere proposta dalla procura.

“Considero estremamente grave la decisione del gip di rilasciare Siher, considerato uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana. Rimetterlo in libertà significa mettere in pericolo la sicurezza del Paese. Una scelta che offende e demotiva il lavoro delle forze dell’ordine impegnate nella lotta al terrorismo e alla criminalità”, scrive su X il ministro degli Esteri. Che poi dà anche un consiglio alla magistratura: “Alcune decisioni vanno prese con maggiore cautela e senso di responsabilità”, scrive il segretario di Forza Italia.

La tesi di Tajani, secondo cui Youssef Siher sarebbe “uno dei principali fautori delle violenze compiute a Milano la scorsa settimana”, però, non trova riscontro né nell’ordinanza della gip, né nei documenti redatti dalla procura. Dalle indagini è emerso da subito – si legge nel provvedimento della giudice Tiziana Landoni – che il 30enne risultava essere l’amministratore del gruppo Telegram e del profilo Instagram denominato Movimento 17 ottobre, “creati a seguito degli accadimenti del 17 e 18 ottobre 2026″. Inoltre, Sahir è finito in carcere per aver istigato alla rivolta violenta, ma nel suo canale, emerge dalle analisi, non condivide mai questo tipo di messaggi. E anche il 99% degli altri utenti scrive post di tutt’altro tenore.

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L’aereo EasyJet atterra a Berlino, ma in stiva non c’è neanche una valigia: “Tutti i bagagli lasciati a Napoli per carenza di carburante”. La scoperta choc dei passeggeri all’arrivo

Il volo è arrivato a destinazione senza intoppi, ma quando i passeggeri si sono radunati davanti ai nastri di riconsegna, ad attenderli c’è stata un’amara sorpresa: l’aereo era completamente vuoto. Nessun bagaglio da stiva era stato caricato a bordo del volo Easyjet EJU5054 decollato giovedì della scorsa settimana dall’aeroporto di Napoli Capodichino e diretto a Berlino. La motivazione fornita dalla compagnia aerea britannica, riportata dal quotidiano tedesco Bild, ha dell’incredibile: un limite di peso imposto da una carenza di carburante.

La macchina è atterrata all’aeroporto di Berlino-Brandeburgo (BER) alle 23:19, rispettando sostanzialmente il ruolino di marcia. I problemi sono iniziati al terminal arrivi. Benjamin Hammerschmidt, un passeggero di Eichwalde intervistato dal quotidiano locale Märkische Oderzeitung (MOZ), ha raccontato che sul tabellone del nastro trasportatore è apparsa quasi subito la scritta “completed” (operazione conclusa), sebbene nessuna valigia fosse stata scaricata. Solo dopo un quarto d’ora di smarrimento collettivo, i viaggiatori hanno appreso la doccia fredda: le stive dell’aereo erano vuote.

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“Ho bevuto birra e shot al bar dell’aeroporto, poi volevo solo dormire”: il passeggero del messaggio sul dirottamento si racconta alla polizia

Un sms scritto forse per scherzo, o forse da qualcuno che aveva alzato il gomito: è finita così, con un aereo costretto a tornare indietro e un uomo in manette, la serata di sabato 24 ottobre per i 156 tra passeggeri ed equipaggio del volo United 1681, diretto a Newark.

Il Boeing 737 era decollato da Las Vegas poco prima delle 23. Pochi minuti dopo, durante la salita, un’assistente di volo ha visto il telefono di un passeggero seduto al 10C: sullo schermo, un messaggio destinato a un altro viaggiatore, in fondo alla cabina, al 37D. Il testo, riportato dal rapporto d’arresto citato dall’emittente locale KVVU, era una frase minacciosa sul dirottare il velivolo e far precipitare la fila dell’amico e nessun altro.

Il personale di bordo ha applicato la procedura: la segnalazione è risalita alla capocabina e, solo dopo i 10.000 piedi, al comandante. Il pilota ha deciso di invertire la rotta e l’aereo è atterrato a Las Vegas intorno alle 23.05, come ha confermato la Federal Aviation Administration. Due passeggeri sono stati accompagnati fuori da un agente.

Uno dei due era Dante Raymond Milne, 25 anni, saldatore subacqueo del New Jersey. Davanti agli investigatori ha ricostruito la sua giornata: era in città per un corso di apprendistato di tre giorni e, prima di imbarcarsi, aveva consumato birra e shot in un locale dello scalo. A bordo, ha detto, contava di addormentarsi, e si sarebbe risvegliato quando il velivolo stava già facendo ritorno.

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Siher libero, l’Anm difende la gip: “Da Meloni consueta intimidazione”. I vertici del Tribunale: “Frasi irricevibili, la vergogna riguarda altri”

“Un insopportabile esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto”. L’Associazione nazionale magistrati interviene con una nota durissima sull’attacco della premier Giorgia Meloni alla gip di Milano Tiziana Landoni, che ha rimesso in libertà Youssef Siher, il 30enne amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre”. In un video pubblicato sui social poco dopo la decisione, Meloni ha definito “vergognosa” la decisione della gip di non convalidare il fermo disposto per Siher e di non applicare misure cautelari a suo carico. Il sindacato delle toghe guidato da Giuseppe Tango esprime “piena solidarietà” alla giudice, oggetto, si legge, “di un attacco scomposto da parte della presidente del Consiglio dei ministri”: “Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti. La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile”, denuncia l’Anm. “Autonomia e indipendenza della magistratura”, prosegue la nota, “sono due capisaldi della democrazia in cui i magistrati non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico. Questo comportamento arreca un danno alla credibilità delle istituzioni“, è la conclusione.

A difesa della giudice interviene anche il presidente del Tribunale di Milano, Fabio Roia, con un comunicato firmato insieme alla presidente della sezione Gip Ezia Maccora. “Le dichiarazioni di alcuni esponenti politici di rilievo, ricoprenti anche cariche istituzionali, rilasciate all’esito della decisione della giudice sono irricevibili ed evidenziano una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto”, scrivono i due magistrati. “La responsabile libertà di giudizio non può risentire di aspettative politiche o di suggestioni estranee al procedimento. La decisione può essere criticata ed impugnata con i mezzi previsti dall’ordinamento, ma gli attacchi alla persona a cui compete di giudicare in un contesto sociale obiettivamente complesso devono essere respinti. La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione”, è la conclusione.

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Incidente tra treni in Spagna, i giocatori della Liga attaccano il ministro dei trasporti: “Metti da parte Twitter e lavora, sembri un 13enne”

Tutta la Spagna si è fermata per l’incidente ferroviario vicino a Toledo, dove sono morte almeno 64 persone e altre 80 sono rimaste ferite. A fermarsi anche il calcio, con la Federazione calcistica che ha deciso di rinviare tutte le 24 partite di Coppa del Re in programma oggi. C’è anche chi nel mondo del calcio alza la voce, come i calciatori della Liga, Marcos Llorente (Atletico Madrid), Dani Carvajal e Thibaut Courtois (Real Madrid ) e Alex Baena (Barcellona), che hanno reagito sui loro profili social (tra loro anche il nazionale spagnolo Joselu) all’incidente ferroviario nella provincia di Toledo che ha provocato oltre 60 vittime. Lo hanno fatto con un post inizialmente pubblicato dal centrocampista dell’Atletico Madrid e successivamente condiviso dagli altri giocatori. Nel post, puntano il dito direttamente contro Óscar Puente, ministro dei Trasporti e della Mobilità Sostenibile, alludendo alla sua frequente attività sui social media e alla sua responsabilità nell’incidente in quanto capo del ministero.

Il testo integrale è il seguente: “Caro Óscar Puente, non è forse ora che tu metta da parte Twitter e ti concentri sul lavoro per cui ti paghiamo? Quando ci sono vite umane in gioco, il minimo che si possa pretendere da un ministro dei Trasporti è responsabilità, serietà, sicurezza e rispetto. Siamo stanchi di politici che sembrano più preoccupati di vincere le discussioni sui social network, come se fossero ragazzini di 13 anni, che di essere all’altezza delle responsabilità che hanno. Twitter non è il tuo lavoro. Il tuo lavoro è il trasporto pubblico, la sicurezza e rendere conto quando le cose vanno male. Finora in questo sei stato un fottuto disastro, ma come sempre darai la colpa a qualcun altro. Che il circo non si fermi”.

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Medici no-vax, la Camera approva il reintegro voluto da FdI. Ma Forza Italia si ribella: “Cambieremo la norma in Senato”

La sanità spacca il centrodestra: la Camera dice sì al reintegro dei medici no-vax, ma Forza Italia si ribella e promette battaglia al Senato. Accade tutto i una manciata di ore. Nel giorno in cui Sergio Mattarella ha invitato a “contrastare chi avvelena con fake news distruttive l’opinione su vaccini”, l’Aula di Montecitorio ha approvato in prima lettura con 143 sì, 113 no e 3 astenuti la delega al governo in materia di professioni sanitarie. Il testo contiene anche una norma, introdotta durante l’esame in commissione su proposta di Fratelli d’Italia, che prevede la possibilità di reintegro per i medici no vax radiati dall’Albo durante il periodo del Covid, una previsione passata ieri con soli 13 voti di scarto, grazie ai voti di Futuro Nazionale. Che anche oggi nel voto finale ha detto sì alla delega.

Ora però i senatori azzurri a Palazzo Madama promettono battaglia. La disposizione “non ci convince e non può restare così com’è“, ha detto Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia -. Al Senato è nostra intenzione lavorare per modificarla”. “Il diritto di esprimere opinioni, anche critiche, sulle scelte sanitarie è sacrosanto e nessuno intende metterlo in discussione – ha proseguito la senatrice -. Altro discorso sono i doveri professionali e deontologici di chi indossa un camice”. “Quando il testo arriverà a Palazzo Madama – ha annunciato Craxi -, il nostro gruppo farà la sua parte per correggerlo“.

Dello stesso parere Licia Ronzulli: “Per la mia storia personale e per le battaglie che Forza Italia ha condotto fin dall’inizio della pandemia, non posso essere d’accordo”, ha commentato la senatrice di Forza Italia e vicepresidente del Senato, secondo la quale “se siamo usciti dal dramma del Covid è stato grazie alla scienza e ai vaccini“.

“La maggioranza perde i pezzi – attacca dichiara Ilenia Malavasi, deputata e capogruppo Partito Democratico in commissione Affari sociali -. Ieri alla Camera hanno votato per mantenere l’articolo 8 nel ddl professioni sanitarie, quello che chiede di riabilitare i medici no vax, e oggi fanno retromarcia annunciando al Senato che cambieranno il provvedimento”. “La scienza non si giudica a seconda di come tira il vento del giorno – le fa eco Marco Furfaro -. Lo spettacolo indegno che sta dando Forza Italia è intollerabile”. “Ieri – argomenta il deputato e responsabile nazionale Welfare del Pd – il capogruppo di Forza Italia in commissione Affari sociali e autorevoli membri del gruppo alla Camera ci spiegavano di aver votato secondo scienza e coscienza. Oggi la capogruppo al Senato dice esattamente il contrario. Si decidano”.

“Il governo non si limita a lisciare il pelo ai No Vax – ha commentato Davide Faraone, vicepresidente di Iv-Casa Riformista -: sposa in modo strutturale le tesi anti-vaccinali. E allo stesso tempo conferma che il vero ministro della Salute non è Schillaci, ridotto a pura figurina, bensì Gemmato (sottosegretario di FdI, ndr). Niente di sorprendente: quello guidato da Giorgia Meloni è il governo che ha votato contro le regole internazionali sui piani pandemici, ha nominato medici No Vax nel gruppo consultivo nazionale sulle vaccinazioni e, anche per questo, ha visto ricomparire i morti per difterite”.

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“Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali”: lo sfogo di Stefano Sorrentino dopo l’ennesimo treno in ritardo

I ritardi dei treni sono ormai un incubo costante nella vita dei pendolari e viaggiatori italiani. Questa volta però a denunciare una situazione esasperante è stato un ex calciatore: Stefano Sorrentino. L’ex portiere si è scagliato direttamente contro il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini: “Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali…”, ha scritto in una storia Instagram, con allegate tante faccine infuriate. E ancora: “I treni ciuf ciuf”.

La foto postata da Sorrentino mostra il tabellone della stazione che segnala il ritardo di oltre 40 minuti di un treno Italo diretto a Torino. “Vediamo se oggi è in orario”, aveva scritto in una precedente storia l’ex portiere, taggando sempre Salvini. Purtroppo la sua aspettativa è rimasta delusa. In tanti accusano il leader della Lega di essere troppo impegnato a occuparsi di altre tematiche, trascurando i problemi che invece sarebbero di sua competenza, in quanto ministro dei Trasporti. In primis, appunto, la situazione dei treni.

Portiere con oltre 360 presenze in Serie A, Sorrentino ha vestito tra le altre le maglie di Chievo Verona, Palermo e Torino. Dopo il ritiro nel 2020, è diventato opinionista in tv: prima a Pressing su Italia 1, oggi è tra gli ospiti fisse di Sabato al 90° e de La Domenica Sportiva Pomeriggio su Rai 2.

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Ha 16 anni e ha inventato un prototipo che spegne le fiamme con il suono: studentessa messicana vince una fiera internazionale di scienza

È la scoperta di una sedicenne messicana ad aver vinto l’International Science and Invention Fair, che si è tenuto quest’anno in Indonesia. A essere premiato tra i 110 progetti in concorso provenienti da 25 diversi paesi è stato quello presentato dalla studentessa Ángela Karime Hernández Venegas, che frequenta il liceo CETis 78 di Altamira, nello stato messicano di Tamaulipas.

Il progetto che ha ottenuto il primo premio, oltre che il riconoscimento dell’IYSA Semi Grand Award, presenta un prototipo in grado di spegnere un incendio tramite il suono. Si tratta del “Vortex Tech”, che utilizza onde sonore a bassa frequenza per disturbare l’ambiente di combustione di una fiamma senza l’impiego di acqua, schiuma o polveri chimiche.

Al momento, però, Vortex Tech è solamente un prototipo sperimentale realizzato da studenti: il premio assegnatogli al concorso non attesta la conformità agli standard professionali di protezione antincendio. Vortex Tech non ha ancora ottenuto la certificazione commerciale come estintore.

La sua efficacia dipende dalle dimensioni della fiamma, dal tipo di combustibile, dalla distanza dal dispositivo, dall’intensità acustica e dal flusso d’aria circostante, tutti aspetti riguardo ai quali i dati al momento forniti per “Vortex Tech” non attestano le sue prestazioni in ogni eventualità.

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