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Paura per Cobolli: scoppia a piangere e si ritira contro Berrettini. “Quelle lacrime non erano di dolore”. A rischio le Finals

Il problema alla gamba sinistra, la paura, il ritiro e poi il pianto liberatorio pensando alle Atp Finals, consolato dall’amico e avversario Matteo Berrettini. Finisce in lacrime il primo derby di Flavio Cobolli contro Berrettini: nell’ottavo di finale dell'”Erste Bank Open”, Atp 500 in scena sul cemento indoor di Vienna, in Austria, Cobolli finisce ko per un problema alla gamba sinistra e si ritira al cambio campo sotto 2-5. Berrettini affronterà ai quarti l’australiano Alex De Minaur, testa di serie numero 5. Ma la preoccupazione è tutta per Cobolli, che a fine match è scoppiato a piangere, probabilmente pensando a quelle Finals tanto sognate in programma tra meno di un mese.

“Vienna, mi dispiace salutarti così. Amo questo torneo e avevo tantissima voglia di sfidare Matteo, con tutti voi sugli spalti. Ho sentito qualcosa nel match dell’altra sera, ma ho voluto provarci fino in fondo. Oggi però ho capito che continuare avrebbe significato forzare troppo e mi sono dovuto fermare”, ha scritto Cobolli in un post Instagram dopo l’infortunio. “Quelle lacrime non erano di dolore. Erano emozione, forse un po’ di stress e la delusione di dover lasciare il campo quando avrei voluto solo restarci. Domani farò tutti gli esami e vi aggiornerò appena possibile. Non preoccupatevi, conto di esserci a Parigi. Grazie per tutto l’affetto”.

“Mi dispiace davvero tanto per lui. Ci sono passato tante volte, forse troppe. È per questo che mi sono emozionato. So quanto possa essere difficile e so quanto desideri essere a Torino. E l’ultima cosa che vorresti è infortunarti poche settimane prima. Ma speriamo che non sia nulla di troppo serio“, ha detto Berrettini a caldo nell’intervista post match, parlando di Flavio Cobolli. “L’idea di oggi era semplicemente scendere in campo e celebrare il percorso che stiamo facendo entrambi. Siamo partiti da Roma, eravamo due ragazzini che giocavano a tennis nei fine settimana. Ricordo il giorno in cui scelse il tennis al posto del calcio. Mi ricordo i suoi occhi: sono gli stessi che ha ancora oggi, quelli di quel bambino che sognava di giocare sui palcoscenici più importanti. E penso che meriti di essere lì. Penso che meriti la carriera che sta costruendo. Gli auguro davvero il meglio e cercherò di aiutarlo in ogni modo possibile. Gli ho appena detto di vivere il momento, di non andare troppo avanti con la mente e con i pensieri. È quello che facevo io in passato, ma non mi aiutava affatto. Bisogna vivere un giorno alla volta. Sono sicuro che abbia a disposizione un ottimo team di medici che lo seguirà nel percorso di recupero” ha aggiunto Berrettini.

Per Cobolli, quello di Vienna, poteva essere il torneo per sugellare la qualificazione alle Atp Finals, che classifica alla mano sono un obiettivo più che alla sua portata, ma adesso saranno da valutare le sue condizioni fisiche dopo l’infortunio. “Le Nitto Atp Finals, ha aggiunto, rivestono un’importanza particolare per ogni tennista di vertice. Anche solo esserci, dopo una grande stagione, è quasi come vincere un trofeo. Non essere riuscito a concludere il girone nel 2021 è probabilmente ancora la cosa che mi fa più male in tutta la mia carriera – spiega Berrettni -. Ricordo l’energia di Torino, l’orgoglio di essermi qualificato e di aver sentito il calore della mia gente sugli spalti. Ma, per fortuna, dopo quell’esperienza ho sentito tanto affetto da parte delle persone di tutto il mondo. Quindi, forse è un brutto ricordo, ma in fondo è anche bello, se penso a tutto l’impegno che ho messo per arrivare fin lì. Adesso, naturalmente, sono felice che ci siano tanti giocatori italiani e che anche Sinner sia riuscito a vincerlo. Magari un giorno tornerò anch’io. Non lo so. Ma auguro a Flavio il meglio“, ha concluso Berrettini.

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Fabio Vaccarono lascia Multiversity: il passo indietro dopo l’indagine sulle università telematiche

Fabio Vaccarono lascia Multiversity. Il presidente esecutivo del gruppo universitario ha comunicato al Consiglio di amministrazione la decisione di fare un passo indietro per “dedicare il tempo e l’attenzione necessari a chiarire la propria posizione” nell’ambito della recente indagine sulle università telematiche, in un filone che vede coinvolti dirigenti delle società editoriali e direttori di giornali e siti, tra cui Seif e ilfattoquotidiano.it.

Nel comunicare il suo passo indietro, Vaccarono ha ribadito la sua totale estraneità alle ipotesi contestate. Il Cda di Multiversity ha preso atto delle sue dimissioni e ha confermato l’assetto di governance: Francesco Durante resta amministratore delegato, mentre Luciano Violante resta presidente onorario.

Multiversity – ribadendo la linea degli scorsi mesi – sottolinea che proprio le attività di compliance introdotte durante il mandato di Vaccarono hanno consentito di individuare le presunte irregolarità, poi denunciate alle autorità competenti. “È stato un privilegio guidare la trasformazione e la crescita di Multiversity”, il commento di Vaccarono.

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Targhe personalizzate, le opposizioni all’attacco. Conte: “Il governo ha già scelto la sua: carovita, me ne frego”

“Il Paese chiede soluzioni” ai problemi reali e Meloni “parla di personalizzazione delle targhe di automobile“. Pioggia di critiche al governo dai partiti di opposizione dopo la novità rilanciata dalla presidente del Consiglio durante la conferenza stampa di presentazione della Manovra. “Ci si potrà sbizzarrire”, commenta Giorgia Meloni affidandosi alla “creatività” degli italiani per provare a fare un po’ di cassa: 600 euro per le targhe personalizzate dall’auto e 360 euro per quella delle moto.

Dal campo progressista il giudizio è unanime. “Il governo arriva all’ultimo Cdm senza decreto bollette e propone agli italiani la targa personalizzata a pagamento”, commenta sui social Giuseppe Conte. Il leader del Movimento 5 stelle punta il dito contro l’Esecutivo: “Non hanno capito dove siamo fra guerre e le loro disastrose firme sul Riarmo e sui patti di austerità europei: salari reali a -10% in cinque anni, tre anni di crollo industriale, boom di cassa integrazione, carburante sopra i 2 euro da mesi e mesi, record di pressione fiscale”. Per Conte “la manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee. Se sei fortunato, dopo lo slalom tra i vari requisiti, raccogli qualche briciola“. “Per le armi 4,5 miliardi in più nel 2027, per la sanità 2,5: la metà di quanto chiesto dallo stesso Ministro e dalle Regioni”, ricorda il leader M5s. “Permettono agli italiani di personalizzare la targa, la loro l’hanno già scelta: “Carovita, me ne frego“, conclude Conte pubblicando anche una foto creata con l’intelligenza artificiale.

“Sembra uno scherzo, ma è tutto vero”, rilancia Debora Serracchiani, deputata dem e componente della segreteria nazionale del Pd. “Ecco quanto sono lontane le priorità del Governo dai problemi reali degli italiani. Da una parte, il Paese reale: cittadini e cittadine, famiglie, imprese, che chiedono risposte all’inflazione, al caro energia, al caro carburanti, agli stipendi fermi. Dall’altra, una presidente del Consiglio che invece di dare risposte parla di personalizzazione delle targhe di automobile. Ogni giorno che passa diventa più evidente una cosa: la propaganda non può mascherare all’infinito la loro totale incapacità“, conclude Serracchiani.

Per Nicola Fratoianni “la manovra del governo Meloni è l’ennesima e imbarazzante manovra a sbafo, che lascia i debiti a chi verrà dopo”. L’esponente di Alleanza Verdi-Sinistra sottolinea che “in questo modo Meloni guadagna tempo indebitando il Paese e rinvia il momento in cui i nodi verranno al pettine. Insomma, se ne lavano le mani e fanno lo scaricabarile su chi verrà dopo di loro. In compenso però, gli italiani potranno tirare fuori 600 euro di tasca propria per ‘sbizzarrirsi’ con le targhe personalizzate. Almeno quei pochi che non devono usare quei soldi per mettere il pranzo in tavola, curarsi o pagare affitto e bollette…”, aggiunge. “Lo dico senza mezzi termini così magari questa volta lo capiscono a Palazzo Chigi: il vostro governo ha fallito. Non siete in grado di dare risposte al Paese. E questa manovra lo dimostra. Fatevi da parte e permetteteci di restituire speranza e futuro all’Italia”, conclude Fratoianni.

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“Signora lo dice a sua sorella”. Lite furiosa tra Matone e Bruti Liberati su La7, tra urla, risate e minacce di abbandonare lo studio

Scontro al fulmicotone a L’aria che tira (La7) tra Simonetta Matone, deputata di Forza Italia, ex leghista ed ex magistrata, ed Edmondo Bruti Liberati, già procuratore capo di Milano ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Tra urla, battibecchi, accuse reciproche e involontari siparietti comici, la discussione degenera fino all’ultimatum della parlamentare al conduttore David Parenzo: “O gli togliete l’audio o vado via. Deve stare zitto!”.
Il motivo del contendere è la scarcerazione di Youssef Siher, decisa dalla gip di Milano Tiziana Landoni. Bruti Liberati, in collegamento, contesta duramente l’attacco di Giorgia Meloni: “Le parole del presidente del Consiglio, con questo insulto a un giudice, sono incommentabili”. E aggiunge che il riferimento al terrorismo contenuto nel provvedimento della Procura di Milano era talmente infondato che la gip lo ha liquidato in pochissime pagine.
Matone comincia a borbottare e a interromperlo. L’ex procuratore la richiama: “No, signora, stia attenta alle parole”.

Apriti cielo: la parola “signora” scatena la prima crisi diplomatica della trasmissione.
“Lei mi deve chiamare onorevole o dottoressa – protesta Matone – perché sono una sua collega. Non signora, perché se ero maschio lei non mi chiamava signore, ma dottore onorevole”.
Bruti Liberati, per nulla impressionato dal protocollo parlamentare, replica: “No, io chiamo tutti signore o signori”.
Ma Matone insiste: “Non credo proprio, la conosco. Signora lo dice a sua sorella e non a me“.

L’ex procuratore tenta allora di tornare al tema della discussione e illustra le motivazioni con cui la giudice Landoni ha escluso la sussistenza dei presupposti per la misura cautelare richiesta nei confronti di Siher: “Il giudice non ha convalidato il fermo perché l’istigazione a delinquere non c’è stata. La gip ha applicato scrupolosamente i principi della Cassazione e della Corte costituzionale. Non c’è stata istigazione a delinquere neanche nella diffusione di quella parte del manuale egiziano, perché la parte che incitava alla violenza non è stata riportata”.

Matone riprende la parola e muove a Bruti Liberati un’accusa singolare: “Il dottor signor Bruti Liberati, in primis, non si dissocia dagli accadimenti del 17 dicembre“.
A intervenire è Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione Comunista: “Dissociarsi dal 17 dicembre è un po’ difficile”.
La deputata si corregge, ma Bruti Liberati sbotta: “Ma da cosa mi devo dissociare? Ma stiamo scherzando, onorevole? Ho fatto il procuratore capo di Milano per una vita!”.
“Lo ha fatto male, evidentemente!”, ribatte Matone.
“Ho mandato a giudizio terroristi dell’Isis – rilancia il magistrato – E sono stati condannati! Ma di cosa parliamo?”.

La deputata cambia bersaglio e gli rimprovera di avere definito “volgare” il capo di imputazione formulato dalla Procura di Milano, ricordandogli che l’ufficio giudiziario “non è esattamente il pizzicagnolo sotto casa”.
Bruti Liberati cerca di replicare: “No, no, signora! Ascolti!”. Ma è un’altra “signora” di troppo.
“Lei deve stare zitto! Io vado via! – esplode Matone – Perché la prepotenza di certa magistratura la sta dimostrando lui, che non sta zitto!”.
L’ex procuratore scoppia a ridere, Matone torna ancora una volta sulla mancata dissociazione dagli “accadimenti del 17 ottobre”.
“Mi dissocio anche dall’assassinio di Umberto I, se vuole“, ribatte ridendo Bruti Liberati.
Matone si rivolge direttamente a Parenzo e detta le condizioni per proseguire la trasmissione: “Ma lo vede? O gli togliete l’audio o vado via! Deve stare zitto!“.

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Sciopero 30 ottobre, dopo la precettazione dei trasporti Trenitalia e Trenord annunciano che la circolazione sarà regolare

Doveva essere un venerdì nero per i trasporti, ma la situazione sembra rientrata. Per quanto riguarda le mobilitazioni di domani 30 ottobre, è stata disposta la precettazione nel settore dei trasporti che ha portato al differimento dell’astensione dal lavoro nel settore. Trenitalia e Trenord confermano la regolare programmazione dell’attività ferroviaria dalle dalle ore 21 di giovedì 29, alle ore 21 di venerdì 30 ottobre, orari di inizio e fine dello sciopero indetto da Usb. I treni viaggeranno pertanto secondo il normale orario di servizio, senza le modifiche previste in caso di sciopero. Anche se il sindacato ha annunciato l’intenzione di disobbedire alla precettazione, per cui non possono essere escluse adesioni individuali.

Il gruppo Fs ha annunciato regolare circolazione ferroviaria il 29 e 30 ottobre. A seguito dell’ordinanza del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti (n. 204 T del 27 ottobre 2026), il Gruppo Fs conferma quindi la regolare programmazione dei collegamenti ferroviari dalle ore 21 di giovedì 29 ottobre alle ore 21 di venerdì 30 ottobre. I treni viaggeranno pertanto secondo il normale orario di servizio, senza le modifiche previste in caso di sciopero. Comunque i viaggiatori sono invitati a consultare l’app Trenitalia, la sezione Infomobilità di trenitalia.com e i canali di informazione e assistenza nelle stazioni per eventuali aggiornamenti sulla circolazione.

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Un elicottero militare è precipitato in Bosnia, morti quattro italiani: due dell’Esercito e due operatori della Croce Rossa. 11 feriti

Un elicottero militare italiano è precipitato nel pomeriggio di oggi, per cause ancora in corso di accertamento, in Bosnia-Erzegovina. Si tratta di un CH-47 Chinook, impegnato nell’ambito dell’operazione Eufor Althea. Il bilancio è di quattro morti e undici feriti, tutti italiani. A confermarlo, in serata, è stato il ministro ministro della Difesa, Guido Crosetto. Le vittime sono due appartenenti all’Esercito Italiano e due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.

Le vittime sono tre uomini e una donna: “Abbiamo atteso che la drammatica notizia della morte dei loro cari fosse portata alle famiglie e volevamo evitare che altre centinaia di famiglie vivessero ore di angoscia in attesa di conoscere i nomi delle persone coinvolte”, ha detto Crosetto rendendo note le identità delle vittime. Sono: il sergente Simone Ruggia, il sergente Claudio Marchesi (entrambi del comando aviazione dell’Esercito), il tenente del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana Franco Adriano Zecchillo e la sergente della Croce Rossa Laura Procacci.

“Gli undici feriti stanno ricevendo le cure necessarie e, al momento, nessuno di loro versa in pericolo di vita. La Difesa ha immediatamente disposto l’invio di un’équipe medica italiana per garantire ai feriti il massimo supporto e la migliore assistenza possibile”, ha sottolineato il ministro esprimendo il cordoglio suo e di tutta la Difesa “alle famiglie dei nostri caduti”: “Non esistono parole capaci di colmare una perdita così grande”, ha aggiunto. L’incidente è avvenuto nella zona di Brčko, al confine con la Serbia, durante un’operazione di routine, ha fatto sapere Eufor.

I militari morti nell’incidente erano in servizio al Comando aviazione dell’Esercito (Aves) di Viterbo, al primo reggimento ‘Antares’. Secondo quanto si apprende, l’elicottero sarebbe partito ieri mattina da Viterbo e, dopo uno scalo all’aeroporto militare di Pratica di Mare, avrebbe raggiunto la Bosnia. “Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente, che sarebbe avvenuto in fase di decollo dall’aeroporto di Brcko”, ha dichiarato in diretta al Tg4 l’ambasciatrice d’Italia in Bosnia-Erzegovina, Sarah Castellani. “A bordo c’erano in totale 15 persone italiane“, ha spiegato. Le cause della tragedia, informa la Difesa, sono attualmente in corso di accertamento. Sono già state avviate le attività di indagine necessarie a ricostruire la dinamica dell’incidente e a chiarire le circostanze dell’accaduto.

“Ho appreso con profonda commozione la notizia del decesso dei militari occorso nel tragico incidente elicotteristico in teatro operativo bosniaco nell’ambito dell’operazione ‘Althea’. In questa triste circostanza, voglia rendersi interprete presso l’Esercito Italiano e il Corpo Militare della Croce Rossa dei miei sentimenti di cordoglio e di commossa solidarietà al dolore provocato da questo tragico evento, chiedendo loro di esprimere ai familiari delle vittime la mia vicinanza e solidarietà”, scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano. Anche dal governo e dai partiti di opposizione arrivano i messaggi di cordoglio. “La notizia del tragico incidente che ha coinvolto un elicottero italiano di Eufor in Bosnia-Erzegovina è motivo di profondo dolore“, scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Il mio pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro che, impegnati nella missione per la pace e la stabilità della regione, stanno vivendo ore di angoscia. A loro va la mia più sincera vicinanza e quella del governo italiano”. Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, esprime la sua vicinanza “alle nostre forze armate per la tragedia”: “Un pensiero ai familiari delle vittime. Una terribile disgrazia che scuote il cuore di tutti gli italiani”, scrive il vicepremier sottolineando che l’Ambasciatore d’Italia a Sarajevo “si sta già recando a Brčko, luogo dell’incidente” e che il Ministero degli Esteri “fornirà tutto il supporto necessario. Una preghiera per i nostri caduti e i nostri feriti nell’adempimento del dovere”, conclude.

A rendere noto l’incidente era stata la stessa Forza militare dell’Unione Europea in Bosnia-Erzegovina: ha parlato di un velivolo della missione precipitato nella zona di Brčko, al confine con la Serbia. In serata l’Eufor conferma in un comunicato che l’elicottero è precipitato durante un’esercitazione di routine. La missione europea aggiunge che non si sono registrati danni a infrastrutture, proprietà o veicoli civili e nessun civile è rimasto ferito nell’incidente. I servizi di emergenza della Bosnia-Erzegovina e il team di collegamento e osservazione dell’Eufor sono giunti sul posto, hanno recuperato il personale coinvolto e lo hanno immediatamente trasportato presso le strutture mediche di Brcko. L’Eufor, aggiunge la nota, sta conducendo un’indagine approfondita e completa per accertare le cause di questo tragico incidente, e pubblicherà le informazioni pertinenti non appena disponibili e verificate. La missione europea si dice inoltre “profondamente addolorata per questa tragica perdita di vite umane ed esprime le sue più sentite condoglianze agli amici e ai familiari di coloro che hanno perso la vita al servizio della pace”.

Eufor ha invitato i cittadini a non diffondere informazioni non verificate e disinformazione e a informarsi sull’incidente esclusivamente attraverso i canali ufficiali. La missione europea è presente in Bosnia-Erzegovina dal 2004, quando subentrò alla forza di peacekeeping della Nato dispiegata dopo la guerra del 1992-1995. Attualmente conta diverse centinaia di militari provenienti da 24 Paesi europei.

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“Luci a San Siro, non le spegnerete mai”: la protesta dei tifosi dell’Inter alla presentazione del nuovo stadio – Video

Una piccola protesta a pochi minuti dall’inizio dell’evento di presentazione del nuovo stadio di Milan e Inter, in programma oggi, alle 16:30, al Castello Sforzesco. Alcuni esponenti della curva dell’Inter si sono presentati all’ingresso del castello con uno striscione breve ma chiaro: “Luci a San Siro, non le spegnerete mai”. Poi un coro “Giù le mani dal nostro stadio”. La contestazione è durata qualche minuto, poi i tifosi hanno lasciato il Castello. Dopo qualche minuto l’inizio dell’evento in cui viene presentato il nuovo impianto che ospiterà le sfide casalinghe di Inter e Milan.

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Maggioranza spaccata sulle pensioni: Osnato (FdI) smentisce Salvini su “superamento della Fornero” e uso dei fondi per le uscite anticipate

Maggioranza spaccata sul nuovo fondo da 850 milioni per i pensionamenti anticipati previsto in manovra. “C’è una richiesta molto forte che viene da ambienti della Lega, anche rispetto al lavoro fatto dal sottosegretario Durigon” sul “tema di uscita anticipata per alcuni lavoratori. Siccome non c’è una contrarietà di fondo, il governo ha deciso di accantonare una cifra e capire come arrivare a questo superamento”, ha detto il deputato di Fratelli d’Italia Marco Osnato, presidente della commissione Finanze alla Camera, ospite di Start su Sky Tg24, rispondendo a una domanda sul presunto “superamento della legge Fornero” evocato di nuovo mercoledì sera da Matteo Salvini.

“Penso che quando ci sarà un momento di maggiore serenità economica in Italia, una riforma delle pensioni andrà fatta. Intanto si può valutare, accantonando una cifra che non si butta via: se verrà utilizzata come strumento per aiutare lavoratori usuranti bene, altrimenti sarà sempre destinata a misure sociali. Non credo che sia né il superamento della Fornero né un disastro come qualcuno ha detto”, ha sottolineato.

“A ventiquattr’ore di distanza dalla televendita di Giorgia Meloni, non solo non c’è uno straccio di testo della legge di Bilancio ma in maggioranza si apre addirittura una crepa nientemeno che sulle pensioni”, nota la deputata del M5S Valentina Barzotti. “Al ministro Salvini, che ieri, in un video in cui con tanto di fiatone annunciava il varo di Quota 64, risponde oggi il responsabile economico di FdI Osnato, il quale non solo ammette candidamente che il Governo non ha cancellato la legge Fornero ma avanza l’ipotesi che i fondi accantonati per la flessibilità in uscita possano essere usati per altre non meglio precisate ‘misure sociali’. Insomma, sulla Manovra l’esecutivo più longevo della Repubblica deraglia alla prima curva”.

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Anche il personale di Italo è pronto allo sciopero. I lavoratori si fermeranno il 9 novembre: “Rinnovo contrattuale e aumenti salariali”

Prosegue l’ondata di proteste che sta attraversando da settimane il nostro Paese. Dopo lo sciopero generale del 30 ottobre, è stato indetta una nuova mobilitazione nazionale per lunedì 9 novembre. A scioperare sarà il personale ferroviario di Italo, dalle 9 alle 17. Lo annunciano Filt Cgil, Fit Cisl, Ugl ferrovieri, Fast Confsal e Orsa ferrovie. Le sigle contestano la mancanza di risposta per il rinnovo contrattuale “dopo mesi di trattative in cui si sono susseguiti incontri, proposte e tentativi di mediazione”.

I sindacati chiedono aumenti salariali e un rinnovo contrattuale adeguato, e ritengono inaccettabile e contraddittorio il fatto che “Italo chieda continuamente maggiore flessibilità e produttività e poi non dia risposte sulla redistribuzione dei risultati raggiunti e sul miglioramento delle condizioni economiche e normative dei lavoratori”. Nessuna risposta, sostengono le organizzazioni sindacali, neanche da ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e dal suo capo, Matteo Salvini, per la confluenza verso il contratto di riferimento del settore.

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Gianna Nannini scatenata a 72 anni si lancia con il triathlon a Ibiza. L’allenatore Alex Schwazer: “Più che motivarla, devo frenarla”

Nuoto, bici e corsa: per la sua ultima sfida Gianna Nannini ha scelto una disciplina che non perdona. Il 25 ottobre la cantante, 72 anni e nessuna intenzione di tirare il fiato, ha preso il via al triathlon di Ibiza, che prevedeva 750 metri a nuoto, 17,5 chilometri in bicicletta e 5 di corsa. A prepararla c’era un allenatore d’eccezione: Alex Schwazer, il marciatore altoatesino che a Pechino 2008 conquistò l’oro nella 50 chilometri.

L’avventura non si è chiusa come l’artista sperava. Un errore commesso durante la frazione ciclistica ha infatti fatto invalidare il suo tempo finale. Ma questa non è una sfida isolata, la stessa Nannini aveva già raccontato quanto lo sport sia “il suo carburante” per reggere i concerti. Intanto l’attenzione è già puntata su “GiannaGold”, il progetto con cui celebra i cinquant’anni di carriera.

Il sodalizio con Schwazer è nato a Merano, e proprio dal palco di piazza Duomo a Trento la cantante ha ricostruito come tutto sia cominciato: “Gli ho chiesto se mi avrebbe potuta allenare per la prossima gara di triathlon. E lui mi ha detto sì. Da lì è nato tutto. Una grande professionalità, rara nel mondo dello sport”.

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Manovra, opposizioni all’attacco: “Sei miliardi di misure una tantum per l’anno del voto. Sgretola la progressività del fisco a danno di dipendenti e pensionati”

La manovra da 26 miliardi di euro approvata dal governo Meloni finisce nel mirino delle opposizioni e della Cgil. Partito democratico e Alleanza Verdi e Sinistra contestano soprattutto il trattamento differenziato tra chi paga l’Irpef progressiva, ormai quasi solo lavoratori dipendenti e pensionati, e chi può accedere a regimi agevolati con imposta sostitutiva. Una disparità che l’estensione della flat tax per gli autonomi non può che accentuare. “Oltre 6 miliardi di misure una tantum o temporanee, destinate a esaurire i propri effetti in un solo anno. Come fa Giorgia Meloni a sostenere che questa non sia una manovra pre-elettorale?”, attacca nel merito Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera. Per la segretaria del Pd Elly Schlein “il Paese aspettava risposte ma Meloni ha fatto una manovra di mance e spot elettorali. L’unica buona notizia è che sarà l’ultima per questo governo”. Per il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte “la manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee”.

Il ddl di Bilancio, per Guerra, “penalizza lavoratori dipendenti e pensionati del ceto medio: chi resta in Irpef può ottenere un taglio fiscale da zero a 500 euro, mentre un professionista che passa alla flat tax può beneficiare di uno sconto da 7.237 a 9.890 euro, oltre a non pagare più le addizionali Irpef, che possono superare i 2.000 euro. Nel frattempo, il fiscal drag continua a erodere i redditi di chi resta in Irpef e, secondo i dati ufficiali, porterà nelle casse dello Stato 35 miliardi nel triennio di riferimento della manovra”. Ai giovani “viene riconosciuto uno sconto fiscale per un solo anno sugli aumenti salariali, lasciati alla discrezionalità del datore di lavoro. Agli over 75 si destinano 300 euro, mentre 1,6 miliardi vengono indirizzati alla sanità privata: risorse che avrebbero potuto contribuire a ridurre le liste d’attesa nel servizio sanitario pubblico e a rafforzare l’assistenza domiciliare e territoriale. Per i nuovi nati si prevedono 100 euro l’anno, mentre si introduce un vantaggio fiscale per le famiglie più abbienti che possono destinare risorse a un fondo vincolato per i figli senza pagare imposte sui rendimenti”.

M5s: “Lotteria di micromisure per microplatee”

“Il governo arriva all’ultimo Cdm senza decreto bollette e propone agli italiani la targa personalizzata a pagamento“, rincara il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte. “Non hanno capito dove siamo fra guerre e le loro disastrose firme sul Riarmo e sui patti di austerità europei: salari reali a -10% in cinque anni, tre anni di crollo industriale, boom di cassa integrazione, carburante sopra i 2 euro da mesi e mesi, record di pressione fiscale. La manovretta elettorale è una lotteria di micromisure per microplatee. Se sei fortunato, dopo lo slalom tra i vari requisiti, raccogli qualche briciola. Il biglietto vincente va ad armi e difesa: 14 miliardi di extra-spese. Quello perdente ai lavoratori dipendenti, tartassati tra rincari, tasse e stipendi da fame”.

Avs: “Sgretola la progressività”

Tino Magni, senatore di Alleanza Verdi e Sinistra, si concentra sul fisco: “La manovra Meloni sgretola la progressività“. La destra, afferma, “rovescia il principio costituzionale, articolo 53, che chi ha di più paga proporzionalmente di più”. Magni denuncia un sistema nel quale “una ristretta minoranza sceglie il proprio regime fiscale con imposte ad aliquota fissa, mentre lavoratori, lavoratrici dipendenti e pensionati pagano alla fonte senza possibilità di scegliere”. Secondo il senatore, l’85% del gettito Irpef è a loro carico. “Proseguire su questa strada aumenta le diseguaglianze lasciando ai lavoratori dipendenti e ai pensionati tutto il peso dell’Irpef e l’aumento della pressione fiscale”. “Da anni diciamo che è necessaria una riforma fiscale, perché il fisco attuale è iniquo e penalizzante – prosegue Magni -. Come Avs abbiamo presentato la ‘Restituzione fiscale’, una riforma del fisco basata su due proposte: una rimodulazione strutturale in senso progressivo dell’Irpef e l’introduzione di una tassa patrimoniale solo per le ricchezze superiori ai 5 milioni di euro. La nostra proposta cancella le aliquote Irpef e le sostituisce con un’unica funzione continua molto progressiva, come già avviene oggi in Germania e Danimarca. Per il 98% dei contribuenti, 41,5 milioni di persone, significa un considerevole taglio delle tasse”.

Cgil: “Non restituito il fiscal drag”

Il segretario generale della Cgil Maurizio Landini, dal canto suo, parla di “manovra totalmente inadeguata ai bisogni delle persone e ingiusta, che continua a indicare spese per le armi, tagli a sanità, casa e affitti e che continua a far pagare tasse ai lavoratori dipendenti e ai pensionati non restituendo 4,5 miliardi di fiscal drag ma introducendo nuove flat tax e aumentando la diversità. In un Paese normale a parità di reddito devi pagare parità di tasse, combattere l’evasione fiscale e introdurre la progressività vera anche sulle rendite finanziarie e sui profitti: è questo quello di cui abbiamo bisogno. Per questo, sono ancora più forti le ragioni dello sciopero generale del 20 novembre e le lotte dei giovani e degli studenti che chiedono futuro”.

“Il sostegno dell’Esecutivo al ceto medio? Pochi spiccioli e una disparità di trattamento che non potrebbe essere più clamorosa. Al 92% di lavoratori e pensionati questa manovra non dà alcuna risposta”, aggiunge il segretario confederale della Cgil Christian Ferrari. Che nota come per il 92% dei dipendenti e pensionati, quelli sotto la soglia dei 50.000 euro di reddito lordo annuo, la manovra non preveda alcun sostegno sostanziale. E si tratta di una “enorme platea di persone che vive di reddito fisso, drammaticamente eroso dall’inflazione e dal fiscal drag (tra il 2022 e il 2025 chi vive di salario o di pensione ha già pagato oltre 30 miliardi di euro di Irpef non dovuta)”.

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Lavoro: per la prima volta da febbraio 2022, in Italia i contratti a termine crescono più degli indeterminati

Il numero di occupati in Italia a settembre 2026, pari a 24 milioni 328mila, è stabile rispetto al mese precedente. Ma i dati di occupati e disoccupati, pubblicati mensilmente dall’Istat, evidenziano che il calo dei dipendenti a tempo indeterminato (16 milioni 490mila) è compensato dalla crescita dei dipendenti con contratto a termine (2 milioni 567mila). La crescita dell’occupazione rispetto a settembre 2025 (+198mila occupati in un anno) interessa i dipendenti permanenti (+71mila), quelli a termine (+89mila) e gli autonomi (+38mila). Mentre nel confronto mensile i tassi di occupazione, disoccupazione e inattività rimangono invariati (rispettivamente 63,0%, 6,3% e 32,7%).

Secondo questi dati, pertanto, per la prima volta da febbraio 2022, “la crescita annuale dei dipendenti a termine supera quella dei dipendenti permanenti”. Lo sottolinea in un post su X Francesco Seghezzi, presidente di ADAPT, l’Associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro e sulle relazioni industriali.

“Rispetto a settembre 2025, gli occupati a termine sono aumentati di 89mila unità (+3,6%), quelli permanenti di 71mila (+0,4%). L’ultima volta che era accaduto, nel 2022, eravamo ancora nella fase di recupero occupazionale successiva alla pandemia. Oggi il quadro è diverso. Da aprile il numero complessivo degli occupati ha sostanzialmente smesso di crescere, mentre la disoccupazione è tornata ad aumentare. E nel solo mese di settembre si registrano 108mila dipendenti permanenti in meno e 101mila a termine in più”, sottolinea Seghezzi.

Viene comunque sottolineato che, al momento, sarebbe prematura parlare di inversione strutturale, anche perché i dati sul singolo mese possono risentire di diverse variabili e oscillazioni statistiche. Il presidente di ADAPT, comunque, pone un quesito: “Le imprese, di fronte a prospettive economiche meno favorevoli, stanno tornando a privilegiare rapporti di lavoro temporanei, riducendo la propensione ad assumere stabilmente?”. La risposta a questa e ad altre domande potrà arrivare nei prossimi mesi. “Intanto il segnale c’è. E suggerisce che, oltre a contare quanti posti di lavoro si creano, dobbiamo tornare a guardare con attenzione anche a quali rapporti di lavoro stanno crescendo”, conclude Seghezzi.

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“Il Fatto Quotidiano non è in vendita”: l’appello di Fiorello che aderisce alla nostra campagna e fa la foto in diretta mostrando la prima pagina di oggi

Colpo di scena durante l’appuntamento odierno con “La Pennicanza” di Fiorello con Fabrizio Biggio. Lo showman ha letto in diretta un messaggio legato alla nuova campagna de “Il Fatto Quotidiano non è in vendita”. Iniziativa che nasce dopo le cronache degli ultimi giorni sull’Opa lanciata da Leonardo Maria Del Vecchio, poi ritirata dopo il no sia dei soci fondatori, sia del Cda.

“Ho ricevuto un messaggio da Federico Pontiggia – ha detto Fiorello durante la diretta – Allora, Federico mi dice se vuoi aiutarci, ti chiediamo di farti una foto con Il Fattoo (la campagna avviata con i nostri lettori, ndr) con questa indicazione che ti inoltro di seguito oppure semplicemente me le mandi qui, grazie'”.

La risposta di Fiorello è stata immediata: “Io però io ti voglio bene tantissimo ti voglio bene Pontiggia, ti voglio bene però io mi devo mettere a fare la foto poi postarla e mandartela. No, non voglio quindi lo faccio in diretta qua qui c’è la foto in diretta lo facciamo? Tieni, Biggio mettiti qui con il giornale tipo rapito e io leggo le cose”.

Poi la lettura del testo integrale: “Il Fatto Quotidiano non è in vendita, i nostri unici padroni siete voi lettori e lettrici a dispetto di chiunque voglia intimidirci o comprarci! – ha detto in diretta il conduttore – Noi dobbiamo rendere conto a voi che ci comprate in edicola! Facciamo sentire la nostra voce, andate a comprare la vostra copia e scattatevi una foto con il giornale in vista taggando Il Fatto Quotidiano e scrivendo “Il Fatto non è in vendita!”.

Ed è così che Fiorello, inforcando scherzosamente occhiali e naso finto (forse per imitare Leonardo Maria Del Vecchio), assieme a Biggio ha posato per la campagna del giornale.

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“È stata molto ridicola questa scena. Mi sono sembrate delle scuse molto finte”: Sabrina Brizzola replica a Bruno Vespa

La querelle tra Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari, e Bruno Vespa, che l’aveva invitata come ospite di “Porta a porta”, pare per ora non ancora destinata a concludersi. Dopo l’intervento aggressivo del giornalista nei confronti della sua ospite, che a suo avviso non era sufficientemente documentata sul tema per cui era stata invitata in studio, lo stesso Vespa era tornato sull’accaduto, in apertura della puntata di martedì 27 ottobre.

“A una settimana dal confronto in studio con Sabrina Brizzola, coordinatrice dell’Unione degli universitari, farei qualche osservazione a mente fredda, commentando le reazioni che ho trovato talvolta fuori misura. Mi dispiace aver usato un tono forte, ma lo spiego con la delusione che una giovane con un importante ruolo di rappresentanza non si documenti su alcuni punti chiave” aveva spiegato Vespa per cercare di chiarire il suo punto di vista sull’accaduto.

A queste parole pronunciate dal conduttore di “Porta a porta”, Sabrina Brizzola, nella puntata di mercoledì 28 ottobre di “È sempre cartabianca”, ha avuto modo di replicare. Ospite di Bianca Berlinguer, la coordinatrice nazionale dell’Unione degli universitari ha così spiegato la sua opinione in merito alle presunte scuse del giornalista: “Mi sono sembrate delle scuse molto finte. Chiedere scusa e poi rispondere con dei dati, senza un contadditorio in diretta, è totalmente inopportuno, dato che a noi non è stata data l’opportunità di esplicitarli questi dati, data l’interruzione repentina. È stata molto ridicola questa scena“.

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Cina, rafforzata la stretta sul Partito: il generale delle purghe di Xi promosso al Politburo

Dopo quattro giorni di riunioni blindate, il Quinto Plenum conferma 33 espulsioni dal Pcc e promuove Zhang Shengmin, l’architetto della campagna anti-corruzione nell’esercito. Una nomina eccezionale, mentre Xi Jinping rafforza la disciplina in vista del Congresso del 2027

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Un raro scheletro di Nanotyrannus è stato venduto all’asta da Sotheby’s a New York per 47.3 milioni di dollari

È stato venduto a 47,3 milioni di dollari un raro scheletro di Nanotyrannus, messo all’asta da Sotheby’s a New York. Lo scheletro, che si chiama Jodi, in onore della signora che lo ha scoperto nel suo ranch in Montana, è stato venduto a una cifra nettamente più alta rispetto a quella che era la base d’asta iniziale, fissata tra i 6 e i 9 milioni di dollari.

Il valore, però, di questo reperto è indiscutibile: si tratta di uno dei tre soli scheletri relativamente completi di questa specie di dinosauro, aspetto che rende comprensibile il fatto che il prezzo per cui sia stato venduto lo collochi al secondo posto tra i fossili di dinosauro più costosi mai aggiudicati tramite un’asta.

I resti del del dinosauro sono stati rinvenuti nel 2019 nella formazione geologica di Hell Creek, che rappresenta una delle aree più ricche di fossili del Nord America, nella quale nel corso degli anni sono stati effettuati numerosi altri ritrovamenti. Lo scheletro di Jodi, lungo circa sei metri e alto quasi tre, è costituito da 191 elementi ossei e viene considerato completo al 70%, con alcune parti mancanti che sono state sostituite con pezzi stampati in 3D o scolpiti.

Il fossile, dopo la scoperta nel 2019, era entrato a far parte di una collezione privata nel 2021. Nel 2023, esposto in una fiera d’arte a Londra, era stato erroneamente indicato come Tyrannosaurus rex, mentre le successive ricerche che sono state condotte hanno appurato che appartenesse a un genere diverso.

Al momento, il fossile più costoso venduto a un’asta resta Gus, uno scheletro di Tyrannosaurus rex, aggiudicato lo scorso luglio da Sotheby’s per 50,1 milioni di dollari, stabilendo un record assoluto per questo mercato. Il terzo gradino del podio di questa classifica è per ora occupato dallo Stegosaurus Apex, che all’asta aveva raggiunto la cifra di 44,6 milioni, rimanendo ora dietro alla cifra per cui è stato aggiudicato Jodi.

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