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Obra de Vanessa Barragão vai a rifa para apoiar trabalho da UNICEF em Gaza

30 October 2026 at 09:24

A artista criou um coração têxtil à mão, no seu atelier em Albufeira, com técnicas artesanais e materiais reciclados.

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“L’addio di Enrico Mentana a La7? Mi dispiace ma posso capire. Non ho ancora scelto chi lo sostituirà”: così Urbano Cairo

30 October 2026 at 09:50

Il 23 dicembre Enrico Mentana condurrà per l’ultima volta il Tg La7. Lo ha annunciato lui stesso dal palco del Premio giornalistico Franco Marchiaro di Alessandria, confermando una decisione sulla quale si rincorrevano indiscrezioni da mesi: “Il 23 dicembre saluterò i miei telespettatori, sarà il mio ultimo giorno alla conduzione del Tg de La7”. Dopo sedici anni alla guida del telegiornale, il giornalista si prepara dunque a chiudere un capitolo importante della sua carriera. Ma cosa ne pensa Urbano Cairo? E, soprattutto, chi prenderà il posto di Mentana?

A rispondere è stato proprio l’editore di La7 e del Corriere della Sera, ospite di Giorgio Lauro e Nancy Brilli a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1: “Ha detto questa cosa, ci conosciamo da una vita. È con me da tredici anni ed era a La7 già prima. In tutto questo tempo gli ho sempre lasciato una libertà assoluta. È una persona particolare, ma ci siamo sempre trovati bene e siamo anche amici. Posso capire che, dopo tanti anni, si senta il desiderio di chiudere un’esperienza”.

Nessun tentativo dichiarato di convincerlo a restare, dunque, almeno per il momento. “In questa vicenda rispetto molto i suoi desiderata. Lo stimo, è una persona di altissimo livello, quindi lascio decidere a lui”, ha spiegato Cairo. Che, interrogato sul piano personale, ha aggiunto: “Mi dispiacerebbe molto. Siamo amici, è bello condividere una colazione o una cena. Ma arriva anche il momento in cui le esperienze possono concludersi”.

E il futuro di Mentana? Tra le indiscrezioni circolate nelle ultime settimane c’è quella di un possibile approdo a Sky, ma Cairo preferisce non sbilanciarsi: “Non lo so e non voglio entrare in questo tema. Vediamo, abbiamo ancora due mesi davanti”. Una risposta che non aggiunge conferme alla voce di mercato, ma che non chiude nemmeno definitivamente la porta a un eventuale ripensamento. Resta poi la questione più delicata per La7: chi raccoglierà l’eredità di Mentana alla direzione del telegiornale? Per il momento, almeno stando alle parole dell’editore, non c’è un nome già individuato. “Ho letto tanti nomi, adesso vediamo, decideremo nelle prossime settimane. Nel momento in cui con Mentana le cose si interrompono decidiamo. E, comunque, saremo pronti”.

E quando gli viene chiesto se abbia già un possibile sostituto in mente, Cairo risponde senza troppi giri di parole: “Se lo avessi trovato lo avrei anche annunciato, dal momento in cui Mentana dice che il 23 dicembre è il suo ultimo giorno allora anche io posso annunciare il prossimo direttore, ma non l’ho ancora trovato”. Insomma, la data dell’addio è fissata, ma il dopo Mentana resta ancora da scrivere.

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El gobernador de São Paulo emerge como figura de la derecha brasileña tras la fuga de Flávio Bolsonaro

30 October 2026 at 09:30

La fuga hacia Estados Unidos del ultraderechista brasileño Flávio Bolsonaro ha dejado a la extrema derecha brasileña perpleja y descabezada. En la búsqueda a toda prisa de un nuevo líder opositor al gobierno de Luiz Inácio Lula da Silva sobresale un nombre: el del recién reelecto gobernador del estado de São Paulo, Tarcísio de Freitas, de 51 años. Era el favorito de la élite económica y de la derecha menos radical para ser el aspirante a la presidencia en estas elecciones, pero el expresidente Jair Bolsonaro, preso por golpismo, truncó esas expectativas hace casi un año, cuando, desde la cárcel, decidió que su sucesor sería su primogénito.

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© Diego Vara (REUTERS)

Tarcisio de Freitas habla en un evento de campaña, junto a Flávio Bolsonaro, en Porto Alegre, el 14 de octubre.

Piccole imprese, come e perché cambia il risarcimento per chi viene licenziato: la sentenza

30 October 2026 at 09:09

È stato eliminato un limite che penalizzava i lavoratori assunti prima del Jobs Act e licenziati illegittimamente dalle piccole imprese. Con la sentenza 174/2026, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima la parte dell’art. 8 legge 604/1966 che legava la possibilità di aumentare l’indennità risarcitoria al numero complessivo di dipendenti dell’azienda.

La decisione consente anche ai lavoratori delle piccole imprese di ottenere, ricorrendone i presupposti, un’indennità fino a 10 mensilità per chi ha più di dieci anni di anzianità e fino a 14 per chi supera i vent’anni. Attenzione però, l’aumento non è automatico: spetta al giudice determinare l’importo in base alle circostanze del caso concreto.

Chi riguarda la sentenza della Corte costituzionale

La pronuncia interessa i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, data di entrata in vigore del d.lgs. 23/2015, che disciplina il cosiddetto contratto a tutele crescenti. Per questi rapporti, nelle imprese che non raggiungono le soglie dimensionali previste per l’applicazione della tutela ordinaria dell’art. 18 Statuto dei lavoratori, continua a valere l’art. 8 legge 604/1966.

La disposizione riguarda i licenziamenti privi di giusta causa o giustificato motivo. In questi casi, il datore può scegliere, in alternativa alla riassunzione del dipendente entro tre giorni, di versargli un’indennità risarcitoria.

Prima della sentenza 174/2026, l’importo poteva essere compreso tra 2,5 e 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto. La possibilità di elevare il massimo a 10 o 14 mensilità era riservata ai dipendenti delle aziende con più di 15 lavoratori complessivi, purché ricorressero anche i requisiti di anzianità.

La Corte ha eliminato proprio questa condizione dimensionale: la maggiorazione non dipende più dal fatto che l’impresa occupi complessivamente più di quindici dipendenti.

La pronuncia non cancella, tuttavia, ogni distinzione tra piccole e grandi imprese, né modifica tutte le tutele contro i licenziamenti illegittimi. In particolare, non attribuisce al lavoratore un diritto generalizzato a essere reintegrato al lavoro.

Perché il limite di sei mensilità è stato dichiarato incostituzionale

Il caso concreto riguardava una lavoratrice assunta nel 2003 come assistente in uno studio dentistico, con contratto a tempo indeterminato part-time. Nel luglio 2024, dopo oltre vent’anni di servizio, era stata licenziata per giusta causa, sulla base di presunte irregolarità nelle procedure di sterilizzazione degli strumenti di lavoro.

Il Tribunale di Livorno, che ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, aveva rilevato gravi vizi nel licenziamento, tra cui la mancata preventiva contestazione degli addebiti e l’insufficienza delle prove a carico della dipendente. Poiché lo studio occupava meno di quindici lavoratori, l’indennità non avrebbe però potuto superare sei mensilità.

Secondo il giudice, un risarcimento così limitato non era però adeguato né a compensare il danno subìto dalla donna né a dissuadere il datore dal commettere violazioni analoghe. La Consulta ha condiviso questo ragionamento, richiamando i principi costituzionali di uguaglianza e ragionevolezza, la tutela del lavoro e della dignità del lavoratore e l’esigenza di garantire un ristoro effettivo in caso di licenziamento illegittimo.

In particolare, una forbice compresa tra 2,5 e 6 mensilità rischiava di equiparare situazioni diversissime, impedendo al giudice di adeguare sufficientemente l’indennizzo alla gravità dell’illecito e alle conseguenze concrete del licenziamento.

Il collegamento con la sentenza 118/2025 sul Jobs Act

La decisione si inserisce nel solco giurisprudenziale della sentenza 118/2025 della Corte costituzionale, che aveva già eliminato l’analogo tetto di sei mensilità previsto dall’art. 9 comma 1 d.lgs. n. 23/2015 per i lavoratori assunti dal 7 marzo 2015 nelle piccole imprese.

Dopo quella pronuncia per i licenziamenti illegittimi soggetti al Jobs Act, l’indennità nelle imprese sotto soglia può variare da 3 a 18 mensilità nei casi previsti dall’art. 3 comma 1, del decreto. Si era così creata una differenza difficilmente giustificabile: un lavoratore assunto dopo il 2015 poteva ottenere una tutela economica superiore a quella riconosciuta a un collega con maggiore anzianità, anche per licenziamenti di gravità analoga.

La Corte ha osservato che una diversa data di assunzione può giustificare discipline differenti soltanto quando la distinzione è ragionevole. Tuttavia, dopo l’eliminazione del tetto per i nuovi assunti la precedente giustificazione — legata all’obiettivo di favorire l’ingresso nel mercato del lavoro con maggiore flessibilità in uscita — aveva perso gran parte della propria forza. Anche perché i lavoratori più anziani possono incontrare maggiori difficoltà nel trovare una nuova occupazione.

Perché il risarcimento può arrivare a 10 o 14 mensilità

Per eliminare la disparità, la Corte non ha sostituito direttamente il limite di sei mensilità con quello di dodici, come richiesto dal Tribunale di Livorno. Ha scelto un intervento più mirato, cancellando dall’art. 8 legge 604/1966 le parole che subordinavano la maggiorazione al numero di dipendenti occupati dal datore.

Restano quindi applicabili le maggiorazioni già previste dalla legge:

  • fino a 10 mensilità per chi ha un’anzianità di servizio superiore a dieci anni;
  • fino a 14 mensilità per chi supera i vent’anni di anzianità.

Poiché la disciplina riguarda gli assunti prima del 7 marzo 2015, nel 2026 tutti hanno ormai maturato più di dieci anni di servizio. Chi supera i vent’anni può accedere alla fascia più elevata.

Attenzione: il superamento del tetto delle sei mensilità non comporta il riconoscimento automatico dell’importo massimo e non introduce un regime unico per tutti i licenziamenti illegittimi. Di volta in volta, il giudice dovrà determinare l’indennità risarcitoria considerando anzianità di servizio, dimensioni dell’impresa, tipo di violazione contestata, comportamento e condizioni delle parti. Nella valutazione rilevano anche gli ulteriori fattori indicati dalla legge 183/2010, tra cui le condizioni del lavoratore e la situazione del mercato del lavoro locale.

Che cosa cambia

La sentenza n. 174/2026 della Corte costituzionale elimina una specifica disparità di trattamento, rafforza la tutela economica dei lavoratori e la funzione dissuasiva del risarcimento.

Ora anche per i lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015 nelle imprese sotto soglia, l’indennità per licenziamento illegittimo potrà superare sei mensilità, potendo arrivare fino a 14. L’importo effettivo resta affidato alla valutazione del giudice che deve considerare tutte le circostanze concrete. Le dimensioni ridotte dell’impresa non possono però impedire di valorizzare la maggiore anzianità di servizio.

La pronuncia interessa imprese di diversi settori, dagli studi professionali e ambulatori ai negozi, dalle attività artigiane alle piccole aziende di servizi. Non conta il settore economico ma il regime giuridico applicabile. Il caso tipico riguarda un rapporto a tempo indeterminato instaurato prima del 7 marzo 2015, anche part-time, con un datore che non raggiunge le soglie dimensionali previste per l’applicazione dell’art. 18 Statuto dei lavoratori, in caso di licenziamento privo di giusta causa o giustificato motivo. Per gli assunti dal 7 marzo 2015 nelle piccole imprese si applica invece il d.lgs. n. 23/2015, come modificato dalla sentenza n. 118/2025.

La disciplina non si estende automaticamente ai contratti a termine, all’apprendistato o ai rapporti autonomi: di volta in volta, occorre verificare la natura del rapporto e le regole applicabili alla cessazione. Restano inoltre ferme le ipotesi in cui spetta la tutela reintegratoria piena, come nei licenziamenti discriminatori, verbali o nulli per altra causa, indipendentemente dalle dimensioni aziendali.

“Mi disse: ‘Mamma, non raccomandarmi mai più’. Una direttrice lo accusò di rubare il posto agli altri, per lui fu un’umiliazione”: Barbara Bouchet svela il retroscena sugli esordi di Alessandro Borghese

30 October 2026 at 09:07

“Adesso sono la mamma di, invece Alessandro ha sofferto molto il fatto di essere figlio di”. Con questa ammissione Barbara Bouchet, ospite nel salotto televisivo di Caterina Balivo a La volta buona, ha ripercorso gli esordi professionali del figlio Alessandro Borghese, svelando un retroscena inedito che ha segnato i primi passi del celebre chef. Un aneddoto che ruota attorno al peso di un cognome ingombrante e a un tentativo di raccomandazione finito nel peggiore dei modi.

L’episodio risale agli anni Novanta, nel periodo immediatamente successivo al naufragio della nave da crociera Achille Lauro (avvenuto il 30 novembre del 1994), tragedia marittima alla quale il giovane Borghese, che all’epoca lavorava a bordo, riuscì a sopravvivere. Nonostante il dramma, il futuro volto della televisione era determinato a proseguire la sua carriera in mare. “Lui dopo il naufragio voleva tornare sulla nave crociera e io da brava mamma ho pensato di dover fare qualcosa“, ha spiegato l’attrice nel corso dell’intervista, confessando apertamente il tentativo di favorire il figlio sfruttando le proprie conoscenze: “Devo ammettere che tanti anni fa l’ho raccomandato a una compagnia di navi da crociera”.

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London is Letting its Bridges Fall Down to ‘Save the Climate’

30 October 2026 at 09:00

London's bridges are falling down, and some are now closed indefinitely. Yet councils can find money for endless climate-saving schemes despite supposedly having none for bridges. This is no accident, says Ben Pile.

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Lula tenta evitar que caso Bolsonaro vire crise diplomática com Trump

30 October 2026 at 08:52

O presidente Lula (PT) decidiu não se envolver no enredo político da fuga de Flávio Bolsonaro (PL), senador e candidato derrotado ao Planalto, para os Estados Unidos.

A avaliação no Planalto é de que uma intervenção do petista seria despropositada, porque Flávio está a desgastar-se com a história e, por isso, não haveria sentido em arriscar uma crise diplomática com o presidente americano, Donald Trump, por causa do adversário político.

A determinação foi mantida mesmo depois de os jornais americanos The Wall Street Journal e The New York Times afirmarem que Trump ajudou Flávio a fugir para os EUA.

O jato particular em que Flávio viajou foi providenciado, segundo as duas publicações, por Jason Miller, funcionário de comunicação da Casa Branca —informação também sustentada por um aliado de Flávio à Folha.

Miller estreitou laços com a família Bolsonaro quando esteve no comando da Gettr, rede social conservadora. Em setembro de 2021, chegou a ser interrogado pela Polícia Federal no aeroporto de Brasília, em investigação sobre atos golpistas conduzida pelo ministro Alexandre de Moraes, do STF, após participar de conferência organizada por Eduardo Bolsonaro, na qual também se encontrou com Jair Bolsonaro, então presidente da República.

Flávio partiu rumo aos Estados Unidos após ser intimado pela Polícia Federal na segunda-feira (26) a entregar seus passaportes —ele é alvo de inquérito que apura seu envolvimento em esquema de lavagem de dinheiro com bets. O senador passou pela Argentina e Equador antes de chegar ao território norte-americano.

Auxiliares de Lula têm repetido que eventuais providências relacionadas à fuga de Flávio cabem ao poder judicial, não à Presidência da República. O chefe do governo tem demonstrado, em conversas internas, que prefere dedicar o seu tempo a outros assuntos –ele acaba de ser reeleito e precisa apurar a sua nova gestão. Também tenta evitar que as negociações sobre o tarifaço fiquem ainda mais difíceis.

Um integrante do alto escalão diz que a fuga foi tão absurda que não deveria ser elemento com potencial de desencadear qualquer crise para Lula.

O governo brasileiro pretende preservar a relação comercial com os Estados Unidos e manter as negociações em curso, mesmo com as notícias que ligam o governo americano à fuga de Flávio. A avaliação interna é de que não convém colocar o episódio no centro da relação entre os dois governos.

Como mostrou a Folha, aliados do petista avaliam que Flávio Bolsonaro tenta atrair Lula para uma armadilha para sabotar a relação entre o petista e Trump, descrita como boa por ambos. Por esse raciocínio, o candidato derrotado busca provocar o presidente brasileiro para que ele tome uma atitude ou dê uma declaração que estresse sua relação com o presidente americano.

Na quarta-feira (28), o senador do PL divulgou uma carta em que se proclamava “verdadeiro presidente do Brasil”. Depois, atualizou o documento e referiu-se a si mesmo como “líder do Brasil”. Ele afirma, sem apresentar prova nenhuma, que a eleição brasileira foi fraudada. Na segunda (26), Flávio havia dito que desistiria de anular a eleição na Justiça e declarou que não fugiria do país.

Trump até o momento não reconheceu explicitamente a vitória de Lula e disse que a eleição brasileira foi uma vergonha. Apesar disso, ele afirma que conversará com o brasileiro. De acordo com Trump, o próprio Lula pediu que ele não tomasse lado na disputa.

A orientação dada aos auxiliares de Lula é não alimentar uma polêmica em torno da fuga de Flávio e manter uma postura pragmática. Integrantes do governo avaliam que Lula saiu fortalecido da reeleição e não precisa cobrar de Trump o reconhecimento da vitória, ainda não expressado pelo presidente americano.

Na avaliação de um auxiliar do Planalto, cobrar publicamente o reconhecimento poderia transmitir uma imagem de fragilidade que o Brasil não precisa assumir. Um diplomata do Itamaraty afirma que, neste momento, as providências relacionadas à saída de Flávio do país cabem ao Judiciário, e não ao presidente da República.

O governo também considera relevante o fato de partidos de diferentes espectros políticos, inclusive o PL, terem reconhecido a vitória de Lula. Outro reconhecimento considerado importante pelo governo foi o do presidente do TSE (Tribunal Superior Eleitoral), Kassio Nunes Marques, indicado ao STF por Jair Bolsonaro.

O grupo político do chefe do governo brasileiro diz acreditar que a ida do adversário para o exterior tende a dispersar seu eleitorado. No domingo (25), Flávio Bolsonaro teve 59,8 milhões de votos para presidente da República e perdeu para Lula por 3,6 pontos percentuais.

Diversos aliados de Lula relataram à Folha a avaliação de que a fuga de Flávio Bolsonaro é benéfica para o presidente reeleito. Em seu aniversário de 81 anos, o petista citou o episódio como um dos mais vergonhosos da história do Brasil.

A análise é de que o senador abandonou um património eleitoral imenso e desorganizou a oposição, que agora precisará construir uma nova opção de poder –ou seja, um nome forte e incontestável no seu campo político para disputar a próxima eleição presidencial contra o grupo de Lula.

‘Rats run away’: Facing criminal probe, Flávio Bolsonaro flees Brazil to U.S. after loss to Lula

By: A A
30 October 2026 at 08:39

By Brett WILKINS

“This reveals the DNA of Bolsonarism,” said one critic. “Bolsonarism is made of cowardice.”

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Just one day after vowing he would remain in Brazil to disprove allegations of money laundering, corruption, and other crimes, far-right Brazilian Sen. Flávio Bolsonaro followed in his disgraced father’s footsteps by fleeing to the United States after losing a presidential election.

Bolsonaro, his wife Fernanda Bolsonaro, and their two daughters, ages 14 and 12, left Brazil for an unknown location in the United States, according to initial reporting by Isadora Teixeira at the Brasília-based news site Metrópoles, which was subsequently confirmed by other Brazilian and international media.

The Argentinian site Infobae reported that Bolsonaro and his family may have crossed into Argentina—which is run by his ally, far-right President Javier Milei—and then traveled to the US in a private jet. It is not known where the family went in the US.

Bolsonaro’s brother, Eduardo Bolsonaro, lives in Texas while facing criminal punishment in Brazil after trying to use the Trump administration to pressure Brazilian authorities over the prosecution of his father, former President Jair Bolsonaro, who last year was convicted of conspiring to violently remain in power following leftist President Luiz Inácio Lula da Silva’s 2022 election win.

Flávio Bolsonaro, a 45-year-old senator representing Rio de Janeiro, was defeated by Lula in Sunday’s second-round election, but refused to accept the results and groundlessly demanded an annulment. The following day, Supreme Court Justice Alexandre de Moraes ordered the seizure of Bolsonaro’s passport. He was supposed to have turned in the document Tuesday, but he didn’t.

US President Donald Trump also cast doubt on the election’s outcome, saying the contest appeared to be “rigged.”

Jair Bolsonaro also fled to the United States while refusing to acknowledge his own 2022 defeat, which occurred during the administration of former President Joe Biden.

Like Trump, Bolsonaro incited a violent insurrection in his nation’s capital following his loss.

Unlike Trump, Bolsonaro was held accountable for his crimes, and, in addition to a 27-year prison sentence—now being served under house arrest—is banned from running for any political office for the rest of the decade.

Now, with Trump back in the White House and Secretary of State Marco Rubio in charge at Foggy Bottom, Bolsonaro and his relatives are set to be issued US visas, a senior State Department official told The Associated Press.

The younger Bolsonaro’s flight—which may have been aided by his obtaining an Italian passport in 2023—contradicts his pledge on Monday, when he said, “I have never thought about leaving the country” and “I will hand over my passports and defend myself against this travesty.”

He was referring to de Morães’ order to surrender his passport amid accusations of corruption, money laundering, tax evasion, and foreign currency violations.

Bolsonaro is also the subject of an inquiry pertaining to the millions of dollars he raised from a disgraced banker implicated in a massive corrupt plot to finance a biopic of Jair Bolsonaro.

The senator has not been charged and denies any wrongdoing.

Bolsonaro’s flight stands in stark contrast to Lula, who spent 580 days in prison after being convicted in corruption cases stemming from the sprawling Operation Car Wash investigation.

In 2021, Brazil’s Supreme Federal Court annulled Lula’s convictions on procedural grounds, ruling that the court in Curitiba lacked jurisdiction over the cases and separately finding that former judge Sergio Moro had acted with bias in one of them. The decisions restored Lula’s political rights and eligibility to run for office, paving the way for his 2022 presidential victory over Bolsonaro.

Lula responded to the senator’s departure by saying, “Unfortunately, the Bolsonaro family is like that.”

“Brazil is his second homeland,” the president continued, accusing Bolsonaro of “bootlicking in the United States.”

Secretary-General of the Brazilian Presidency Guilherme Castro Boulos ripped Bolsonaro, saying: “Leaders face things head-on! Rats run away!”

“It is a shameful thing, which should make Brazilian society as a whole reflect, especially those who supported and voted for Flávio Bolsonaro,” Boulos asserted. “He slapped his supporters in the face and left them on the side of the road.”

“Almost 60 million Brazilians trusted him as political leadership to run the country, and 24 hours later, he flees,” he continued. “And it’s no use coming up with this talk of persecution, of dictatorship. He ran away because he must.”

“This reveals the DNA of Bolsonarism,” Boulos added. “Bolsonarism is made of cowardice.”

Erika Hilton, a member of the Chamber of Deputies—the lower house of Brazil’s Legislature—representing São Paulo for the Socialism and Liberty Party, weighed in on social media, calling Bolsonaro “a traitor to the homeland.”

In the United States, Congressman Joaquin Castro (D-Texas) said on X that “losing an election is not grounds for asylum.”

“Yet the Trump administration is giving Flávio Bolsonaro safe haven in the United States,” he continued. “The Trump administration owes Congress answers on its role helping Bolsonaro flee Brazil in contravention of Brazilian law.”

Mark Weisbrot, co-director of the Center for Economic Policy and Research (CEPR), told Common Dreams:

Trump is now the most corrupt president in US history, raking in billions from his presidency. It’s no surprise when the most powerful corrupt authoritarian government in the hemisphere uses international law designed to protect the persecuted to shield another corrupt authoritarian government from criminal prosecution. Perhaps this is what is meant by the Trump-led ‘Shield of the Americas.’

Francesca Emanuele, senior international policy associate at CEPR, noted that “the United States has long served as a destination for numerous right-wing Latin American political figures who fled their home countries while facing corruption allegations, criminal investigations, or accusations of grave human rights violations, including crimes against humanity.”

“The list is extensive,” she added, “ranging from former presidents such as Panama’s Ricardo Martinelli and Bolivia’s Gonzalo Sánchez de Lozada to dictators such as Nicaragua’s Anastasio Somoza.”

Emanuele also contrasted the actions of the Bolsonaros and Lula, arguing that the latter’s decision to remain in Brazil “reflected a commitment to the Brazilian people and a determination to defend his rights through the country’s own institutions, even when those institutions failed to uphold them.”

“Rather than leaving Brazil,” she told Common Dreams, “Lula stayed, fought to clear his name, and continued his political struggle alongside the people he sought to represent.”

Original article:  www.commondreams.org

El duro discurso de Pablo Motos en ‘El hormiguero’ contra el Gobierno por el accidente de Urda: “Nos han engañado”

30 October 2026 at 08:39

Después de un día de descanso ante los acontecimientos, Pablo Motos volvió a El hormiguero este jueves con munición contra el Gobierno por el choque de trenes en Urda (Toledo), que dejó este miércoles al menos 69 fallecidos: “Cuando uno se sube a un tren, está confiando en el sistema. Está confiando en que es seguro. Y nos han engañado. No puede haber un error humano si antes no hay un fallo técnico. Ha habido un error humano después de que los sistemas de seguridad antiguos hayan fallado y los nuevos no estén instalados”, planteó en su monólogo inicial antes de recibir a la cantante Melody como invitada.

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Pablo Motos, en 'El hormiguero' este jueves.

30 de outubro, nasce Maradona, o deus da Argentina

30 October 2026 at 00:01
É considerado um dos mais talentosos jogadores de futebol de sempre, o eterno deus da Argentina, que deixou descendência em Messi. Maradona nasceu a 30 de outubro de 1960 e hoje é dia de lhe ser prestada a vénia da memória. Hoje, assinala-se também o Dia Nacional de Prevenção do Cancro da Mama. Diego Armando […]

Flávio Bolsonaro dificilmente controlará direita dos EUA, diz especialista

30 October 2026 at 07:28

A decisão de Flávio Bolsonaro (PL) de iniciar uma liderança política fora do Brasil gerou análises sobre os limites e os riscos dessa estratégia.

Para Leandro Gabiati, cientista político e diretor da Dominium, ao WW, a iniciativa é calculada, mas enfrenta obstáculos estruturais significativos.

Poder exige presença física, diz especialista

O principal obstáculo apontado por Gabiati é a dificuldade de exercer influência política à distância. Para ele, o poder se constrói a partir de vínculos de confiança, e esses vínculos dependem de contato presencial.

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“O poder se exerce a partir de vínculos de confiança, e a confiança só se constrói estando fisicamente e presencialmente para apertar uma mão e fechar um acordo”, declarou.

“Neste momento, eu duvido que o Flávio tenha essa capacidade”, completou.

Gabiati avalia que a movimentação não foi uma decisão isolada de Flávio, mas sim uma escolha negociada dentro do núcleo familiar.

“Isso aqui não foi só uma escolha do Flávio, foi uma escolha negociada com Jair e com Eduardo, talvez até com Carlos”, afirmou.

Segundo ele, esse grupo toma decisões em conjunto, ainda que nem sempre de forma plenamente racional.

O especialista também traçou um paralelo com a líder venezuelana María Corina Machado, que exerceu liderança política de fora de seu país.

No entanto, Gabiati fez questão de ressaltar que o Brasil está muito longe de ser uma Venezuela, apesar dos atritos institucionais existentes.

“A partir desse movimento dos Bolsonaro, o Brasil ganha sua Corina Machado versão brasileira”, disse.

PL sem liderança pode perder poder institucional

Outro ponto destacado por Gabiati diz respeito ao Partido Liberal.

Com 121 deputados, o partido detém a maior bancada da Câmara, superando até mesmo o PFL no auge de sua força, no governo Fernando Henrique Cardoso, quando contava com 105 deputados.

No entanto, o cientista político alerta que esse poder eleitoral pode se perder sem uma liderança capaz de coordená-lo. “O grande problema aqui é que o PL tem a maior bancada da Câmara, mas hoje não tem líder”, afirmou.

Segundo ele, sem capacidade de coordenação, todo esse poder eleitoral corre o risco de não se converter em poder institucional na Câmara e no Senado.

Os textos gerados por inteligência artificial na CNN Brasil são feitos com base nos cortes de vídeos dos jornais de sua programação. Todas as informações são apuradas e checadas por jornalistas. O texto final também passa pela revisão da equipe de jornalismo da CNN. Clique aqui para saber mais.

Corinthians x Mirassol: horário e onde assistir ao jogo do Brasileirão

30 October 2026 at 07:22

Corinthians e Mirassol se enfrentam nesta sexta-feira (30), às 20h (de Brasília), na Neo Química Arena, em São Paulo (SP). O duelo é válido pela 33ª rodada do Campeonato Brasileiro Série A.

A partida terá transmissão do Premiere e SporTv. Além do tempo real do CNN Esportes.

O Corinthians chega ao confronto em situação delicada, já que foi derrotado pelo Vasco por 3 a 2 de virada, em São Januário. O Timão chegou a estar à frente no placar, mas sofreu dois gols de Andrés Gómez na reta final.

O resultado foi prejudicial para a equipe, que precisa chegar a 44 pontos ou mais para alcançar uma pontuação que não terminou em rebaixamento neste período.

Já o Mirassol empatou por 1 a 1 com o São Paulo anteriormente e busca pontuar fira para também se distanciar do Z-4. O duelo coloca frente a frente dois times que querem fugir da Série B.

Onde assistir a Corinthians x Mirassol

Ficha técnica de Corinthians x Mirassol

  • Data: 30/10/2026
  • Horário: 20h (de Brasília)
  • Local: Neo Química Arena, em São Paulo (SP)
  • Fase: 33ª rodada

Corinthians registra 2ª maior dívida entre principais clubes do Brasil

 

Os textos gerados por Inteligência Artificial na CNN Brasil são feitos com base em informações apuradas e checadas por jornalistas. Clique aqui para saber mais

Aliados do PL veem incerteza em próximos passos com fuga de Flávio

30 October 2026 at 07:00

A fuga do senador Flávio Bolsonaro (PL-RJ) para os Estados Unidos abriu uma frente de incertezas entre aliados. No PL, parlamentares tentam entender os próximos passos da família Bolsonaro, enquanto parte da sigla já dá sinais de tentar buscar maior moderação.

Em meio às dúvidas sobre o futuro político de Flávio a partir de solo americano, o partido também procura se reorganizar e fazer contas para outras disputas de peso: as presidências do Senado e da Câmara dos Deputados.

Aliados de Flávio no Brasil ainda buscam respostas para as várias interrogações sobre a estratégia da direita e sobre quem vai efetivamente conduzir as articulações do grupo daqui para frente.

Há um consenso de que a fuga do senador dificulta as interações e negociações com a própria bancada do PL. Para parte dos aliados, trata-se de um capital político de quase 60 milhões de votos que corre o risco de ficar subutilizado ou até esfacelado.

Embora apoiem a tese de perseguição política, correligionários de Flávio ainda esperam um sinal mais claro de como se posicionar, especialmente depois da visita do presidente nacional do PL, Valdemar Costa Neto, ao ex-presidente e pai de Flávio, Jair Bolsonaro (PL), em prisão domiciliar, nesta quinta-feira (29).

Uma reunião do PL na próxima semana deve servir para esclarecer melhor o cenário aos que permanecem no Brasil. Enquanto isso, Valdemar já deixou claro que considera necessário “tocar o partido para frente”.

“É lógico que ninguém concorda com isso. Nós queremos tocar o país para frente. Queremos tocar o partido para frente. Esse é o nosso objetivo e vamos tocar. Ninguém aprovou a carta”, afirmou Valdemar.

Nos bastidores, uma ala do PL defende um caminho de moderação, distante do teor golpista da carta de Flávio. A preocupação ocorre especialmente em um momento em que o partido precisa preservar a unidade, diante de suas bancadas recordes, e evitar que as incertezas sobre a família Bolsonaro contaminem outras articulações políticas.

Entre elas estão as negociações para as presidências da Câmara e do Senado. Partidos do centrão já discutem a definição dos comandos e a distribuição de espaços nas duas Casas para os próximos dois anos.

Uma das incógnitas é o quanto a crise vai afetar as ambições do senador Rogério Marinho (PL-RN), coordenador da campanha de Flávio, de assumir a Presidência do Senado. Ele segue demonstrando apoio ao senador ao sustentar a tese de perseguição política, mas está entre os aliados que desaprovam qualquer dúvida sobre a integridade da eleição.

O caminho até o comando do Senado, porém, já tem outros obstáculos. Marinho enfrenta a concorrência interna na direita da senadora Tereza Cristina (PP-MS), também interessada na cadeira hoje ocupada por Davi Alcolumbre (União-AP). O atual presidente da Casa, por sua vez, já se movimenta para permanecer no cargo, visando o apoio do centrão e de governistas.

Nesse cenário, ainda não está claro se o PL conseguirá unificar a direita em torno de Marinho e construir uma frente capaz de ameaçar a reeleição de Alcolumbre.

Enquanto tenta preservar espaço no jogo político em Brasília, o grupo de Flávio também precisa administrar a repercussão dos episódios envolvendo a carta de teor golpista.

Nesta quinta-feira, um aliado do senador nos Estados Unidos chegou a atribuir à inteligência artificial a inclusão do termo “presidente eleito” e o uso do antigo brasão do Brasil em uma das versões da carta divulgadas por Flávio. A explicação foi logo questionada nas redes sociais.

No cenário internacional, o presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, voltou a criticar as eleições brasileiras. Apesar das declarações, Trump tem adotado cautela em suas manifestações e não deve reconhecer Flávio como presidente legítimo.

Mujeres que lideran la transformación de la industria

30 October 2026 at 04:55
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La digitalización, la automatización, la inteligencia artificial y el compromiso con la sostenibilidad están redefiniendo los procesos productivos y abriendo nuevas oportunidades para construir un modelo de industria más competitivo, innovador e inclusivo. En este nuevo escenario, la incorporación de más talento femenino no constituye una mera cuestión de igualdad: se trata de un factor esencial para impulsar el crecimiento y la transformación del sector.

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Scuole e università, le ragioni di chi sta occupando. Dal carovita ai tagli all’istruzione: “La guerra non la paghiamo”

30 October 2026 at 07:07

Non soltanto lavoratori e sindacati. Nelle piazze di venerdì 30 ottobre, per lo sciopero generale proclamato dall’Unione sindacale di base, ci sarà anche una parte del movimento studentesco che da settimane occupa scuole e università in tutta Italia. Diritto allo studio, caro affitti, edifici fatiscenti e riarmo: sono queste alcune delle ragioni che hanno portato gli studenti a mobilitarsi e che domani proveranno a portare in piazza insieme ai lavoratori.

A Milano, alla Bicocca, gli studenti di Cambiare Rotta hanno occupato l’università con uno slogan che lega le rivendicazioni studentesche alla mobilitazione generale: “La guerra non la paghiamo”. “Ormai da settimane, gli studenti, i giovani e i lavoratori di tutta Europa stanno alzando la testa contro il crescente carovita e lo smantellamento dei servizi pubblici a favore della guerra e del riarmo”, scrivono. Nel mirino c’è un governo accusato di non intervenire sul costo della vita, sugli affitti e sulle bollette, mentre destina risorse al riarmo. “Il carrello della spesa delle nostre famiglie costa il 50% in più rispetto a cinque anni fa”, denunciano. La protesta parte anche da condizioni quotidiane sempre più difficili: “È il futuro di chi non trova lavoro, di chi è costretto a pagare 600 euro per una stanza, di chi paga per studiare ma vede la propria università crollare sotto i colpi del definanziamento, di chi non può nemmeno permettersi di accedere all’istruzione”. Sempre a Milano, alla Statale, l’occupazione è stata accompagnata da un elenco di problemi che racconta le difficoltà di chi frequenta l’ateneo. “1559 studenti idonei non beneficiari a un posto letto in residenze pubbliche abbandonati alla speculazione del mercato degli affitti o agli studentati di lusso; corsi di studio con un numero di docenti irrisorio che fanno partire le lezioni in ritardo di un mese; edifici chiusi da anni che non si sa quando riapriranno; aule sovraffollate o che ci crollano in testa”. È “un percorso a ostacoli dove studiare diventa sempre più difficile e, soprattutto, costoso”. Domani saranno in piazza contro “guerra e carovita”, con un messaggio esplicito: “Sappiamo di avere un nemico comune nel Governo Meloni e nei guerrafondai europei che vogliono trascinarci in guerra e scaricare su studenti e lavoratori il prezzo di queste scelte: non glielo permetteremo, siamo pronti a bloccare tutto di nuovo”.

A Roma, alla Sapienza, Cambiare Rotta ha occupato la facoltà di Lettere e Filosofia. “La nostra generazione è in rivolta, è stanca di subire, ha alzato la testa e vuole strappare un futuro a chi non ci garantisce neanche un presente dignitoso”, scrivono gli studenti, che chiedono più risorse per l’università, borse di studio e residenze pubbliche. Anche qui il definanziamento viene messo in relazione alle spese militari: “Ogni euro che nel bilancio si sposta sulla guerra però è un euro tolto al nostro futuro”. La richiesta non riguarda soltanto più fondi, ma anche un diverso modello di istruzione, sottratto alla logica del profitto e del riarmo. Le occupazioni riguardano anche altri grandi centri universitari. A Torino è occupato il campus Einaudi: tra le richieste c’è che i posti letto realizzati con i fondi del Pnrr escano dalla gestione privata per entrare nel sistema pubblico. “Più soldi all’università, non alla guerra” è uno degli slogan della protesta. A Napoli, invece, gli studenti dell’Orientale occupano da oltre una settimana Palazzo Giusso; mobilitazione anche a Porta di Massa, sede della Federico II. Le rivendicazioni riguardano “il carovita, lo smantellamento dell’università pubblica e l’emergenza abitativa studentesca”. La mobilitazione attraversa anche le scuole superiori. A Roma sono occupati, tra gli altri, il Mamiani, il Tasso, il liceo artistico di via Ripetta, l’Argan, il Piaget, il Plinio Seniore e il Morgagni. Al Plinio, il collettivo 20 novembre contesta una scuola sempre più simile a un’azienda, con “ruoli dirigenziali ormai assimilati a manager autocratici e accentratori”, e denuncia il rischio di una “scuola caserma, in cui la militarizzazione è sempre più intrinseca al percorso di studio”. Gli studenti rivendicano il diritto a organizzarsi e annunciano che la protesta non si fermerà con la fine delle lezioni: “Occupare, manifestare, scioperare, sono le parole d’ordine per la ripartenza della nuova gioventù”. Al liceo Francesco d’Assisi la protesta passa invece dalle condizioni materiali dell’edificio: “I bagni in cui non funzionano gli scarichi o non si chiudono le porte sono la maggior parte. I corridoi sono sporchi, la palestra ha un’infiltrazione d’acqua e le macerie rimaste da ormai un anno, che occupano il nostro cortile, non sono mai state smaltite”. Gli studenti contestano anche le politiche scolastiche del Governo.

A Firenze sono occupati diversi istituti, tra cui il Gramsci, l’Alberti-Dante, il Castelnuovo, il Da Vinci, il Galileo-Michelangiolo e il Machiavelli-Capponi. Le denunce riguardano aule che si allagano quando piove, infestazioni di insetti e ratti, muffa, carenze di personale e problemi di sicurezza. Ma le contestazioni investono anche le politiche del governo, dal tetto agli studenti stranieri al disegno di legge sull’educazione sessuo-affettiva, fino ai percorsi scuola-lavoro. “Abbiamo deciso di bloccare le nostre scuole in segno di protesta di fronte a un governo che prioritizza la guerra a discapito dell’istruzione”, scrivono gli studenti. Le occupazioni e le proteste coinvolgono anche altre città. A Torino sono mobilitati il Boselli, il Volta, il Beccari, il Giolitti e il Gobetti; a Bologna sono occupati il Minghetti e il Laura Bassi, mentre al Copernico, al Sabin e al Galvani gli studenti hanno bloccato gli ingressi. A Genova le mobilitazioni interessano diversi istituti, dal Gastaldi-Abba al Nautico San Giorgio, mentre a Palermo le scuole occupate sono più di dieci, tra cui il Galilei, il Pio La Torre, l’Umberto I, il Meli e l’Einstein. Anche a Milano, accanto ad alcune occupazioni, si sono moltiplicate assemblee, presidi e altre iniziative di protesta, che hanno coinvolto istituti come il Tenca, il Virgilio, l’Einstein, il Carducci, l’Agnesi, il Bottoni e il Boccioni. Per gli studenti delle superiori e delle università, lo sciopero generale è l’occasione per mettere in comune le rivendicazioni di chi studia e di chi lavora. “Vogliamo essere parte di una mobilitazione capace di unire le lotte di studenti e lavoratori, di chi nelle scuole e nelle università si organizza contro il definanziamento e di chi nei luoghi di lavoro si oppone allo sfruttamento e alla perdita dei propri diritti”, scrivono.

L'articolo Scuole e università, le ragioni di chi sta occupando. Dal carovita ai tagli all’istruzione: “La guerra non la paghiamo” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Espelho secreto revela os “Olhos do Teatro”

30 October 2026 at 06:02
Ângela Rocha abre as janelas 'Olhos do Teatro' e 'Homenagem ao Público', revelando um espelho no salão nobre e um praxinoscópio que devolve os aplausos aos espectadores.

Bolsonaro jr, il giallo del viaggio da 150.000 dollari pagato “da un conto degli Stati Uniti”. La “manina” sospetta del consigliere di Trump

30 October 2026 at 05:39

Il jet privato con cui Flávio Bolsonaro ha lasciato il Brasile per raggiungere gli Stati Uniti è stato prenotato e pagato da un intermediario del settore aeronautico attraverso un conto bancario americano. Lo ha riferito all’Afp Luis Grande, proprietario della compagnia argentina Baires Fly, che ha effettuato il volo. Il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, sconfitto domenica alle elezioni presidenziali da Lula, ha raggiunto la Florida dopo essere fuggito in Argentina, mentre in Brasile è indagato per presunto riciclaggio di denaro. “Mi ha contattato un intermediario che conosco da dieci anni e che vive negli Stati Uniti”, ha spiegato Grande, precisando di aver ricevuto un pagamento di 150.000 dollari da un conto americano.

Il New York Times e il Wall Street Journal hanno riferito che il volo sarebbe stato organizzato da un consigliere del presidente Donald Trump. La Casa Bianca non ha commentato. Bolsonaro, che non ha riconosciuto la sconfitta elettorale, è partito nella notte tra martedì e mercoledì dall’aeroporto argentino di Puerto Iguazú, dopo aver attraversato via terra il confine brasiliano insieme alla moglie e alle due figlie.

Secondo quanto riportato dal New York Times, Trump avrebbe agevolato la fuga di Flávio Bolsonaro dal Brasile agli Stati Uniti. Il giornale, citando funzionari statunitensi a conoscenza del piano, scrive che Trump ha ordinato che Bolsonaro fosse accolto in Florida con un permesso di soggiorno temporaneo, che probabilmente sarebbe stato esteso alla residenza permanente. Un funzionario della Casa Bianca avrebbe anche organizzato il jet privato che ha trasportato Bolsonaro e la sua famiglia a Miami, secondo quanto riportato dal Times.

L'articolo Bolsonaro jr, il giallo del viaggio da 150.000 dollari pagato “da un conto degli Stati Uniti”. La “manina” sospetta del consigliere di Trump proviene da Affaritaliani.it.

Could 2026 be the year that democracy fought back? | David Van Reybrouck

30 October 2026 at 05:00

Elections are never enough by themselves, but the stunning results from Serbia, Brazil and Hungary have given us hope in dark times

It is undoubtedly too early to declare victory, but the recent electoral defeats of Viktor Orbán, Aleksandar Vučić and Flávio Bolsonaro make me wonder: is 2026 turning out to be the year democracy slowly, but surely, fought back?

Even in Israel, prime minister Benjamin Netanyahu’s reigning bloc lost its parliamentary majority and saw the spectacular rise of Arab parties. Though the opposition may not be able to form a government yet, it does have the larger parliamentary bloc.

David Van Reybrouck is a Belgian author and philosopher laureate for the Low Countries. He is the author of Against Elections: The Case for Democracy, and the initiator of Democracy27

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© Photograph: Andre Coelho/EPA

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